Asp Kr: Aggressione ai danni del personale del PS riaccende riflettori su sicurezza

L’Asp di Crotone ha evidenziato come «l’inaccettabile aggressione ai danni del personale in servizio al pronto soccorso del San Govanni Di Dio, riaccende i riflettori sulla spinosa questione della sicurezza del personale sanitario».

Il Commissario straordinario, Antonio Brambilla, e il direttore di Presidio medico, Lucio Cosentino, stigmatizzano quanto accaduto ieri sera, dopo le 22, nel pronto soccorso del nosocomio pitagorico: Una donna, infatti, ha aggredito il personale sanitario in servizio, due infermiere e due dottoresse, provocando fratture, contusioni e traumi psicologici, perché pretendeva che un suo familiare venisse visitato immediatamente, nonostante al triage non gli avessero assegnato un codice prioritario.

La donna ha scatenato la sua furia contro infermieri e medici, con l’assurda pretesa di “scavalcare” altri pazienti e addirittura un bambino, nella delicata fase del triage. Il bilancio della zuffa, per la quale sono state allertate le forze dell’ordine, che hanno poi condotto la signora in questura, mentre il paziente si dileguava dal pronto soccorso, è rilevante: calci e pungi ed una ferita al labbro per un’infermiera, un dito rotto per la sua collega; distorsione ed ingessatura del polso per il primo medico, contusioni e un forte shock per la seconda dottoressa.

«Situazioni intollerabili – hanno commentato dalla direzione dell’Asp – che mortificano chi lavora duramente e con abnegazione per il benessere e la salute dei cittadini, spesso in condizioni difficili ed in numero ridotto. La spirale di violenza, verbale e fisica, che compromette frequentemente la sicurezza ed il lavoro del personale sanitario è una vera e propria emergenza che riguarda tutto il Paese, per la quale sono necessarie azioni concrete».

«L’Azienda, da parte sua– conclude la nota – adotterà tutte le procedure opportune per evitare che simili episodi si ripetano  e per garantire la sicurezza sul lavoro Nel frattempo giunga al personale coinvolto la nostra vicinanza e la nostra massima solidarietà».  

«Esprimo piena e totale solidarietà alle dottoresse e alle infermiere che sono state oggetto di una brutale aggressione nel Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino», ha detto il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce.

«Non è purtroppo il primo caso di violenza su operatori sanitari all’interno del luogo di lavoro – ha aggiunto –. Simili comportamenti vanno condannati e stigmatizzati da tutta la comunità locale. Non è accettabile che chi si adopera per garantire risposte ai bisogni di salute in un qualsiasi contesto si trovi ad essere vittima di violenza».

Il Consiglio dell’Ordine e tutti i medici ed infermieri del Crotonese «sono costernati, scossi ed amareggiati per l’ennesimo mortificante e del tutto gratuito ed immotivato (stante la versione sui fatti disponibile) atto di inaudita violenza perpetrato nella serata del 18 Agosto presso il Pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio” di Crotone, a tal punto da aver cagionato importanti lesioni nei confronti di due colleghe e di due infermiere», ha detto il presidente dell’dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Crotone, Enrico Ciliberto.

«Siamo fortemente preoccupati – ha ribadito – per questa escalation di violenza contro i medici e contro ogni operatore sanitario, che non risparmia ormai nessuna categoria, nonostante gli inasprimenti delle pene e delle sanzioni previste dalla Legge 14 Agosto 2020 – n.113, fortemente voluta ad hoc dalla FNOMCeO e dagli Ordini Provinciali, per contrastare, appunto, gli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari».

«Il moltiplicarsi di aggressioni ai medici – ha continuato – oltre che per un malcostume generalizzato che, con gli oltre 3.000 episodi all’anno (stante i soli casi denunciati), connota un fenomeno in lungo ed in largo tutto Italiano, evidentemente è anche frutto dell’individuazione nel medico e negli operatori sanitari dei capri espiatori di malcontenti dovuti a contesti difficili ed a condizioni spesso non in linea con le aspettative, non fosse per altro che per le note carenze di personale».

«Secondo l’84,3% degli italiani le aggressioni ai medici sono un’emergenza – ha proseguito – su cui occorre re-intervenire con provvedimenti urgenti ed ancor più efficaci, posto che detti episodi ricadono, poi ed inevitabilmente, sulla capacità dell’offerta sanitaria a partire dalla copertura dei turni, in quanto il personale infortunato per l’esito delle lesioni riportate, è costretto a rispettare, suo malgrado, il periodo di guarigione necessario, oltre che a doversi poi cimentare con le difficili ed inevitabili conseguenze psicologiche e morali, tali da determinare spesso provvedimenti Aziendali riparatori ad hoc. Ciò diventa ancor più grave laddove accada in periodo estivo per il ridimensionamento del personale, già di per sé oltremodo carente, soprattutto in settori come quello dell’emergenza urgenza».

«Ed è anche per questo – ha detto – che alle colleghe ed infermiere, malcapitate in tale situazione, va il più sentito plauso dell’Ordine scrivente, così come della comunità tutta, per l’abnegazione, il coraggio, la compostezza e l’altissimo valore professionale dimostrati, nell’aver proseguito nella loro attività fino a fine turno, pur di non lasciare sguarnito il Pronto Soccorso in un momento piuttosto critico, seppur ora costrette a dover osservare il periodo di infortunio».

«È giunto il momento – ha rilanciato – che la società, le rappresentanze di categoria tutte, le Istituzioni, gli amministratori e la politica su questo tema trovino le giuste ed efficaci sinergie facendosi direttamente e definitivamente carico del problema, al fine da poter difendere al meglio “i propri medici” e tutti gli altri esercenti le professioni sanitarie, impegnati al servizio della collettività, tra le tante difficoltà, oramai a tutti note, nella tutela della salute dei cittadini, ma oramai sempre più di frequente ed ingiustificatamente esposti a serio pregiudizio della propria incolumità fisica, morale e professionale».

«L’Ordine dei Medici di Crotone, nel ribadire severamente la condanna dell’episodio e la solidarietà al personale coinvolto – ha concluso – proseguirà nella sua azione di sensibilizzazione e prevenzione sul tema, a partire dalle azioni di rafforzamento del rapporto medico-paziente, volto al reciproco rispetto dei ruoli, ma soprattutto degli obblighi normativi della professione, che non consentono di poter soddisfare personali non esigibili pretese che ricadrebbero a discapito di altri, come nella fattispecie (mancato rispetto del codice di priorità assegnato). È per tali motivazioni che il tema ci vede da oltre un decennio fortemente impegnati a tal punto da aver più volte potuto contare in loco sulla presenza delle rappresentanze Nazionali a partire dal Presidente Nazionale Anelli (anche in tali problematiche fortemente impegnato), così come in passato da chi lo ha preceduto, nonché del Comitato Centrale della FNOMCeO e delle più alte cariche istituzionali».

L’Associazione Italiana Donne Medico Regione Calabria ha sottolineato come «questo atto di violenza, perpetrato da una persona che pretendeva un trattamento immediato per un familiare nonostante il codice di triage non lo richiedesse, rappresenta l’ennesima grave offesa al lavoro svolto con dedizione e professionalità dal personale sanitario».

Per l’Associazione, infatti, «è inaccettabile che chi opera per il bene e la salute della collettività debba essere esposto a simili rischi. Chiediamo con forza che vengano adottate misure concrete e urgenti per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, e per contrastare la spirale di violenza, sia verbale che fisica, che troppo spesso compromette la serenità e l’efficacia del servizio sanitario».

Per questo chiede che sia avviata «una riflessione profonda sul rispetto dovuto ai professionisti della salute, spesso costretti a lavorare in condizioni di emergenza e sotto pressione, e invita le autorità competenti a potenziare i presidi di sicurezza e a promuovere campagne di sensibilizzazione che ristabiliscano il giusto riconoscimento del loro ruolo fondamentale».

Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute, ha evidenziato come «è un autentico stillicidio il susseguirsi degli atti di violenza sugli operatori sanitari».

«Una cronaca continua di aggressioni brutali che non tende a rallentare. Come dimostra quanto accaduto al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone dove due dottoresse e due infermiere hanno subito la furia brutale di una accompagnatrice di un paziente in attesa. Insulti, calci e pugni con una delle dottoresse che ha riportato la frattura di un polso», ha aggiunto Giuliano, sottolineando come «i triage italiani sono ormai una trincea dove i professionisti rischiano la propria incolumità quotidianamente. La sicurezza dei lavoratori, in un momento estremamente delicato per la sanità italiana, deve essere una priorità assoluta. Porre fine a questo autentico far west deve essere un dovere morale che tutte le parti coinvolte, nessuno escluso, devono assumere. È palese come fino ad ora non si sia riusciti a porre un freno alle aggressioni».

«Ci conforta sapere che sull’argomento si è espresso anche il Ministro della Salute Schillaci – ha aggiunto – promettendo un ulteriore sforzo  da parte delle istituzioni per frenare questa escalation».

Come UGL Salute chiediamo che i presidi di pubblica sicurezza tornino ad essere attivi, 24 ore su 24, in tutti gli ospedali e che alle telecamere di sicurezza poste all’interno elle strutture si aggiungano bodycam portate dagli operatori in servizio nei luoghi più a rischio, come i pronto soccorso. Riteniamo inderogabile l’attivazione di pulsanti di sicurezza collegati alle centrali di sicurezza delle forze dell’ordine da utilizzare in caso di pericolo per attivare un pronto intervento».

«Riteniamo essenziale – ha concluso – lanciare una massiccia campagna di informazione sulle maggiori reti radiotelevisive sui quotidiani nazionali sul ruolo sociale, al servizio della cittadinanza, dei professionisti della sanità. Alle dottoresse e infermiere aggredite a Crotone inviamo la nostra solidarietà confermando il massimo impegno per ripristinare la massima sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli operatori sanitari non possono essere martiri sacrificali dell’indifferenza». (rkr)

 

 

CROTONE – Mercoledì si proietta il documentario “Askòs”

Mercoledì 21 agosto, a Crotone, nei Giardini d Hera del Museo Archeologico di Capo Colonna, sarà proiettato il documentario “Askòs – Il canto della sirena” di Antonio Martino.

L’evento apre la settima edizione della rassegna Cinalci Estate-Autunno a cura del Circolo Cinalci di Crotone, in stretta partnership con l’Associazione artistico-culturale Compagnia dello Ionio, grazie al contributo della Calabria Film Commission e del Comune di Crotone.

La proiezione del documentario, dalle ore 22.15, sarà impreziosita da una live session dell’album Malutempu del polistrumentista Antonio Olivo, prodotto per Skené Cultura dal compositore nonché produttore discografico Franco Eco.

Le particolari sonorità live del progetto musicale sperimentale, intriso di storia, cultura mediterranea e identità calabrese, susciteranno emozioni narrando storie attraverso suggestioni melodiche.

In “Askòs” Antonio Martino narra la mirabolante vicenda dell’Askòs, reperto funerario magnogreco risalente al IV-V secolo a.C. raffigurante una sirena. Rinvenuto nel 1983 a Strongoli da tombaroli durante uno scavo clandestino, dopo essere stato venduto illegalmente a un ricettatore di Bari in cambio di 10 milioni e una mucca, è stato acquistato dal Getty Museum di Malibù (Los Angeles) per 600mila dollari. Attualmente l’Askòs, simbolo del pitagorismo, è custodita all’interno del Museo Archeologico di Crotone.

COGLIERE L’OPPORTUNITÀ DI RIDISEGNARE
LA CALABRIA CHE L’ITALIA NON SI ASPETTA

di MIMMO CRITELLI – Gli ultimi avvenimenti, nazionali e regionali (Autonomia Differenziata, Bonifica Sin, etc.) che hanno riguardato il posizionamento degli schieramenti politici Calabresi (Cdx e Csx), spingono ad una riflessione di merito per coglierne i punti di forza piuttosto che quelli di debolezza.

A questo si somma anche il documento-riflessione promosso dal Comitato Magna Graecia, del quale mi pregio di far parte anche in termini di ispirazione teorica, relativamente l’immobilismo amministrativo della fascia jonica: pienamente condivisibile.

Non appaia pretenziosa la simmetria fra l’autonomia delle Regioni e la conseguente perifericità dell’Arco Jonico, dal momento che in esso si sommano tutta una serie di criticità speculari alla stessa differenza fra nord e sud del Paese.

Parafrasando Roberto Occhiuto: il Tirreno e i Capoluoghi “borbonici” (Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza) rappresentano una Ferrari, a differenza dello Jonio accostabile alla Panda tanto cara al “mio” Governatore.

Non è una semplificazione, ma semplicemente una presa d’atto. Ho apprezzato e difeso il comportamento tenuto dal “mio” Presidente in ordine alle zone d’ombra e alla frettolosità con le quali la maggioranza Parlamentare di Cdx ha approvato il disegno di legge che regola l’autonomia delle Regioni.

Una maratona notturna, come i “compari” di Pisa, alla quale si sono sottratti molti parlamentari PopolarLiberali, per come mi piace appellare quelli di Forza Italia, in special modo quelli calabresi.

Ebbene, trascorse alcune settimane da quel contraddittorio politico e istituzionale con la Lega e la costituzione di qualche “Osservatorio” sugli effetti e le implicazioni dell’applicabilità della legge, si è mancato di mettere in evidenza che, ancora una volta, il ministro Calderoli si è dimostrato un “prestigiatore” dei meccanismi parlamentari e legislativi.

Sono stati colti con le mani nella marmellata, Calderoli e Zaia, dalla loro stessa frettolosità propagandista, un pò come quegli ambulanti avventizi del mordi e fuggi.

La richiesta di autonomia del Veneto, per le molte ed importanti materie non soggette ai Lep, e senza la prescrizione di un’area perequativa che azzeri il criterio della spesa storica, ha di fatto svelato l’azione unilaterale della Lega che ha finito per spiazzare anche Fratelli d’Italia che oggi è un partito che raccoglie uniformemente il suo consenso nazionale.

La successiva iniziativa europea di collocazione della Lega nel partito dei “Patrioti” di Orban, per circoscrivere la leadership di Giorgia Meloni al campo nazionalista piuttosto che europeista, è stato l’altro tassello di una strategia lucida che prova a marginalizzare il ruolo dei Popolari-Liberali-Riformisti italiani.

Ormai non sono più da annoverare come movimenti carsici quello che sta avvenendo nel rapporto fra Lega e FdI, dalla costituzione del Governo, sbilanciato a favore della Lega rispetto a FI, passando per Autonomia, Premierato, Giustizia ed Europa.

Su questi capisaldi programmatici, FI riesce a difendere le sue radici liberali e riformiste solo grazie al Ppe. Ma ritornando alla Calabria, e alla controversa legge sull’autonomia differenziata, ho motivo di pensare che Occhiuto sia rimasto più condizionato dal suo ruolo nazionale, nel porsi sulla stessa linea degli altri Governatori del Sud, insieme a Bardi, a sostegno di un Referendum che surclasserà, in termini di firme e di esito elettorale, persino quello sul nucleare o sulla riduzione dei Parlamentari.

Questa legge farlocca, da “compari” di Pisa, può solo essere disinnescata dall’esito Referendario. In caso contrario, anche se dopo due anni per le materie LEP e da subito per tutto il resto, non c’è bisogno di aspettare il parere di illustri economisti per stabilirne gli effetti distorsivi e separatisti.

Quali speranze ha un Paese dal debito pubblico sproporzionato che, nel frattempo, ha persino accentuato il divario economico e sociale fra macro aree (anche al loro interno), di vedere crescere omogeneamente e in competetizione paritaria l’intero sistema Paese? A mio giudizio, nessuno.

E spero, ardentemente, di essere smentito anche dal più semplice studente di economia senza dover scomodare luminari. Cambiando lo scenario territoriale, la Calabria non si sottrae alle dinamiche nazionali.

Se per decenni, non qualche anno, lo sviluppo e le strategie progettuali hanno orientato risorse e infrastrutture sull’asse Tirrenico o Ten-T (trasversale europea), non è forse ciò che è avvenuto fra Nord e Sud del Paese?

Non è forse che sullo “storico” calabrese oggi sentiamo parlare più di Ponte sullo Stretto che di “Autostrada dei tre mari”? In tal caso mi lascio prendere dalla mia personale suggestione di congiunzione fra le due sponde mediane del Tirreno e dello Jonio per poi procedere verso l’Adriatico nell’ambito della Macro Regione Mediterranea. E chissà che quest’ultima non sia più di una suggestione ma, forse, la soluzione al problema dell’autonomia, dove il Sud e i suoi circa 20Ml di abitanti potrebbero rappresentare una opportunità per l’Italia e per l’Europa.

Non nascondo di aver temerariamente accostato Autonomia, Bonifica dell’area Sin e Provincia della Magna Graecia, appena ho appreso che Occhiuto ha impugnato il provvedimento del Governo, e del “suo” ministro Pichetto Fratin, di smaltire i rifiuti in discarica privata adibita a ricevere quelli speciali e altamente inquinanti che giacciono in mare, da 50 anni, e sulla “consortile” da almeno 20 anni. L’occasione di un Presidente temerario, oltretutto “mio” Presidente, mi ispira una conclusione.

Se lo Jonio sta alla Calabria, come la Calabria sta all’Italia, si colga l’opportunità di ridisegnare la nuova Calabria, un’altra Calabria che «l’Italia non si aspetta».

Non la Calabria delle 3 macro Province di emanazione Sabauda, ma l’inedita Calabria che non torna indietro, ma guarda avanti e recupera il protagonismo delle periferie, spesso per auto-afflizione ed irrilevanza.

Crotone e Corigliano-Rossano nuovo asse dello sviluppo poliedrico poggiato su Bonifica e rilancio produttivo del Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara insieme all’ex sito Enel. La Zes unica come strumento programmatico ed economico per rilanciare la piattaforma logistica e intermodale del Mediterraneo orientale.

Senza campanilismi, ma in una visione ampia, solidale e di coesione.

Il sistema politico locale è inidoneo ad intravedere il futuro che si sta prospettando, salvo stracciarsi le vesti dopo prendendosela con gli altri e mai con il proprio pressappochismo.

Persino Cgil e Cisl si sono lasciati riaccorpare nell’area Centro, lasciando la sola Uil di Fabio Tomaino, alla quale mi sono iscritto, a resistere sull’autonomia organizzativa provinciale.

Si procede a grandi passi per un ritorno alle tre macro Province attesa l’irrilevanza delle piccole Crotone e Vibo.

Non voglio credere che il riformista Occhiuto, il liberalpopolare Occhiuto, il Presidente della scommessa di Governo nella Regione più depressa che sta affrontando con sicurezza e autorevolezza, possa assecondare un ritorno allo status quo ante 1993, senza aver tastato il polso ai cittadini, anche solo come parere consultivo come nella fusione di Cosenza Rende e Castrolibero e, mi auguro, anche di Montalto (inspiegabilmente esclusa dal virtuoso processo).

Nell’unica occasione di interlocuzione, de visu, che ebbi con Roberto Occhiuto nel luglio 2021 a Gizzeria, e della quale conservo piacevole ricordo e lo ringrazio, ne condivisi, insieme al compianto Peppino Cosentino, gli spunti e la visione progettuale.

Dal canto mio, gli espressi il convincimento che la Calabria avesse bisogno di un intervento meditato e partecipato, una conferenza interistituzionale regionale di riorganizzazione amministrativa, istituzionale e territoriale. I tempi sono maturi per lanciare anche questa sfida al sistema anchilosato dei partiti.

Il “mio” Presidente è in grado di andare oltre gli schemi, come ha dimostrato in questi tre anni di Governo, senza particolarismi ma con una visione generale e oggettiva?

La sfida del Governo si vince quando si recuperano gli ultimi e gli si offre una prospettiva migliore. Questo vale per la Calabria in Italia, come per lo Jonio in Calabria. (mc)

I POLITICI LOCALI FRENANO E MANCANO DI
VISIONE PER RILANCIARE L’ARCO JONICO

Proprio in questi giorni ricorre il quinto anniversario della nascita del Comitato Magna Graecia. Sorto, quest’ultimo, all’indomani della fusione delle estinte città di Corigliano e Rossano, per fornire una nuova prospettiva che restituisse orgoglio e dignità agli ambiti della Sibaritide e del Crotonese. Contesti, i richiamati, schiacciati dalle deviate dinamiche d’assoggettamento ai rispettivi centralismi storici.

Certamente, quelli trascorsi, sono stati anni difficili: una pandemia inaspettata, ha colpito il Mondo intero. I rapporti umani, per quasi due delle ultime cinque annualità si sono ridotti a dirette interattive, causa i continui lockdown che si sono susseguiti.

Tuttavia, occorre tirare le somme e ripercorrere quello che questi cinque anni trascorsi hanno rappresentato.

Nel bene e nel male, l’idea Magna Graecia, ha permeato diversi strati della società civile. La rettifica dei confini provinciali jonici, includendo il Crotonese e la Sibaritide in un’unica Provincia con un doppio Capoluogo (Crotone a Sud, Corigliano Rossano a Nord), per aprirsi ad un contesto d’area metropolitana interregionale calabro-appulo-lucana, ha convinto più di ogni auspicabile aspettativa.

Spiace, purtroppo, constatare quanto ancora la Politica locale sia volutamente e colpevolmente distante da un’idea straordinariamente innovativa.

Nel corso di quest’intervallo temporale, infatti, oltre ad incontri con diversi Amministratori locali, tanto nel Crotonese quanto nella Sibaritide, è stato realizzato un progetto editoriale che ha racchiuso tutti i capisaldi dell’idea. Il libro, presentato sia nelle Comunità rivierasche sia in quelle pedemontane afferenti al contesto jonico, ha ricevuto apprezzamenti e consensi da parte di tutti i Sindaci a cui l’idea è stata proposta. Taluni, tuttavia, hanno preferito mantenere una posizione più ibrida. È il caso del sindaco di Crotone che si è espresso con un “Ni”; è il caso del Sindaco di Corigliano-Rossano che, interpellato sulla questione, riferiva: «Vediamo se ci sono i presupposti per poter immaginare un percorso di natura amministrativa».

In area interna (Campana, Longobucco, Acri) i rispettivi primi cittadini si sono dichiarati aperti verso l’idea, rimarcandolo pubblicamente. Così come nei contesti terminali della identificata nuova Provincia (Cutro, Rocca Imperiale, Isola di C.R.), dove gli Amministratori hanno manifestato interesse ad intraprendere ragionamenti che abbraccino ambiti omogenei. Anche la Comunità di Cariati, per voce del Sindaco, ha rimarcato partecipazione ad un’idea che vedrebbe la Città inquadrata al centro dell’identificata nuova Provincia.

Attestati di stima e voglia di intraprendere un percorso inclusivo e di rilancio territoriale sono stati espressi dal sindaco di Rocca di Neto e già Assessore Regionale, Alfonso Dattolo. Anche gli ex primi cittadini di Terravecchia e Paludi hanno espresso pubblicamente la necessità di guardare ad un ambiente rinnovato che includa la Sibaritide ed il Crotonese.

Così come, il sindaco di Cassano-Sibari, pur vivendo il dissidio della sua Comunità contesa tra il contesto del Pollino e quello rivierasco, non ha espresso chiusure all’idea.

Senza dimenticare le manifestazioni di interesse che sono state avviate da parte di Consiglieri regionali e Parlamentari, sia nell’attuale Governo, sia nei precedenti.

A giorni, poi, il progetto sarà illustrato anche in Lucania, nella vicina Nova Siri, e verificheremo l’appeal dell’idea anche fuori dai confini regionali.

Tuttavia, resta da constatare che nessuna Amministrazione, ad oggi, si è espressa con dedicate delibere di Consiglio sul tema ampiamente illustrato. Con ogni probabilità, gli atteggiamenti attendisti dei due Sindaci degli identificati Capoluoghi, non hanno trasmesso fiducia agli altri Amministratori. Eppure, ci chiediamo cos’altro debba succedere a Crotone affinché la relativa classe dirigente realizzi di essere ormai fanalino di cosa su tutto. Non bastava, forse, dipendere dal punto di vista sanitario da Catanzaro, così come aver subito l’accorpamento della Camera di Commercio.

Solo pochi giorni fa, infatti, pezzi della locale MC venivano trasferiti sulla ex Provincia madre di Catanzaro. Ormai, il destino delle piccole Province è segnato da oggettivi limiti demografici e territoriali. Pertanto, essere fagocitati dal rispettivo sistema centralista è il minimo sindacale. Non realizzare quanto appena riferito è sinonimo di vivere in un mondo fantastico e ben lontano dalla cruda realtà dei fatti. Parimenti, su Corigliano-Rossano dove ci culliamo sugli allori della terza Città della Calabria. Disconoscendo, purtroppo, non sappiamo se per conclamata cecità o se per malafede, un tessuto economico (specie in area bizantina) ridotto a brandelli. Quanto detto, mentre le aree dei Capoluoghi storici incassano oltre 20ml a testa dei fondi di Agenda Urbana, lasciando al palo le aree urbane joniche.

Segnaliamo, infine, ancora qualche sentimento d’attacamento a progettualità superate dalla storia e dai fatti. Forse tali atteggiamenti sono motivati da stucchevole campanilismo e da poca inclinazione al cambiamento e alla novità. Registriamo, infatti, ragionamenti che ancora oggi parlano di “inviolabile” autonomia del Crotonese, nonostante quell’ambito, per le motivazioni su richiamate, perda pezzi ogni giorno. Così come, a circa 20 anni dall’aborto dell’idea Sibaritide e poi Sibaritide-Pollino, qualcuno lungo l’Arco Jonico vorrebbe parlare della Provincia di Corigliano-Rossano.

Ignorando, probabilmente, che non basterà il semplice cambio di nome per coprire il limite demografico che renderebbe vana un’azione volta in tal senso. Non è un mistero, infatti, che a seguito della Legge 56/12 (Riforma Delrio) gli Enti di secondo livello sono stati inquadrati per contesti demografici e territoriali. Oggi, un’ambito per poter aspirare ad una legittima autonomia dovrebbe essere classificato come contesto di almeno 350mila abitanti e 2500km di superficie. La Sibaritide, la Sibaritide-Pollino, tantomeno il Crotonese non dispongono, autonomamente, di tali requisiti.

È chiara, pertanto, la necessità di fare sintesi tra aree ad interesse comune. E non è certamente guardando alle aree vallive che Corigliano-Rossano troverebbe affinità. Piuttosto l’amalgama del Crotonese e della Sibaritide potrebbe rappresentare il riassunto perfetto per immaginare una Provincia forte della sua territorialità e di una demografia importante (oltre 400mila ab). Numeri che consentirebbero una oggettiva perequazione con i contesti dei Capoluoghi storici. Le piccole Province, d’altronde, hanno dimostrato ampiamente i propri limiti. Non hanno prodotto quel ragionevole tasso d’interesse per le popolazioni che vi sono rientrate. Piuttosto, una perdita continua e costante di servizi che nel tempo hanno trasformato questi piccoli contesti in lande sempre più desolate e periferiche.

A tal riguardo si guardi Crotone, ma anche Vibo e tante altre in Italia. Tale andazzo, purtroppo, continuerà anche adesso che ci avviciniamo alla Riforma governativa che riporterà il suffragio universale alle Province. La Calabria, dunque, ha bisogno di una revisione amministrativa che possa generare un rinnovato rapporto d’equità tra i vari ambiti regionali. La creazione di una realtà policentrica lungo l’Arco Jonico, con due Capoluoghi, consentirebbe alle città di Corigliano-Rossano e Crotone di sedere ai tavoli politici che contano; di gestire, autonomamente, le proprie scelte e non già di subire i diktat delle scrivanie catanzaresi e cosentine.

Siamo certi che, prima o poi, la dirompente idea-progettuale proposta dal Comitato sarà oggetto d’agenda delle Amministrazioni locali. A tal riguardo, invitiamo a non commettere l’errore di scambiare la nostra sicurezza con arroganza intrisa a saccenza. Piuttosto, è frutto di consapevolezza per aver studiato, descritto e illustrato, un progetto rivoluzionario che avrebbe risvolti positivi non solo per lo Jonio, ma per la Calabria e il Mezzogiorno tutto. (Comitato Magna Graecia)

CROTONE – Successo per il libro “Mondo Nuovo”

È stato un Mondo Nuovo, quello che Massimo Osanna ha mostrato al Museo e Giardini di Pitagora di Crotone, con la presentazione del suo libro che è un Viaggio alle origini della Magna Grecia, edito da Rizzoli.

L’evento, organizzato dal Consorio Jobel, ha visto l’introduzione di Carlo Rescigno, docente di Archeologia Classica presso l’Università della Campania, Luigi Vanvitelli e l’intervento di Filippo Demma, direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari.

Il museo pitagorico ha visto, dunque, una grande partecipazione qualificata di pubblico nonostante l’ora e il caldo estivo e un’attenzione quasi mistica agli interventi dell’autore, data dalla mole di stima ricavata dal merito di essere uno dei più grandi conoscitori della Magna Grecia in Italia, nonché la massima autorità museale in quanto Direttore generale Musei presso il Ministero della Cultura e professore di Archeologia all’Università Federico II di Napoli.

Il saggio, dal titolo Mondo Nuovo. Viaggio alle origini della Magna Graecia, attraverso l’analisi archeologica, tra dati e immagini, ricostruisce le storie non raccontate dalla storia. Si tratta di un attento lavoro di ricerca sulla memoria dei reperti e dei siti archeologici, capaci di narrare le storie di popoli che nei territori della Magna Grecia si sono incontrati, affrontati e amalgamati.

Attraverso un viaggio in parchi archeologici e musei più o meno noti del nostro Meridione (da Sibari a Taranto, da Metaponto a Paestum, passando per Crotone, Venosa, Caulonia), Osanna ha ridefinito l’idea stessa della “colonizzazione” per come la immaginiamo comunemente, spostando l’accento sui fenomeni di ibridazione che in Magna Grecia sono stati frequenti e articolati.

«La minore conoscenza della cultura materiale delle popolazioni locali rispetto a quella greca ha portato spesso a sopravvalutare il ruolo rivestito dai Greci nella dinamica del contatto tra popoli differenti», ha detto Osanna.

Un libro utile anche a chi ha passione per l’attualità, poiché per conoscere il contemporaneo bisogna attingere agli insegnamenti del passato. Osanna riproduce esempi di come la ricerca archeologica possa offrire nuove chiavi di lettura per interpretare una storia meglio formulata. Sottolinea che le culture sono miste, come miste le identità sempre frutto di scambi e commistioni per dar vita ai cambiamenti, alle evoluzioni, alle dinamiche presenti in ogni società che necessita di forme di mescolanza e di convivenza di genti diverse.

 

CROTONE – Domani si chiude il Calabria Movie Film Festival

È con il talk “Cinema è Donna” sul mondo dell’audiovisivo, in programma alle 18.30 a Baiacabana c/o Lido Tricoli, che si chiude la quinta edizione del Calabria Movie Film Festival a Crotone.

L’incontro, tutto al femminile, vedrà la partecipazione di Miriam Previati, in veste di rappresentante di Mujeres nel Cinema e moderatrice; l’attrice e presentatrice di questa edizione Liliana Fiorelli, che introdurrà il progetto School of Love, Luisa Gigliotti, direttrice artistica del festival, autrice, production assistant e location manager; Maria Francesca Gagliardi, responsabile Scouting Lux Vide e infine Francesca Zimatore, fondatrice della Cooperativa Kairos, associazione antiviolenza del territorio calabrese, che interverrà per esplorare insieme le sfide e le opportunità per le donne nel settore cinematografico e audiovisivo.

L’ultima giornata di festival si apre già alle 16 con il panel dal titolo “Riflessi di Calabria” in cui Fondazione Calabria Film Commission incontra i festival calabresi. Interverrà il project manager Giancarlo Calabrese.

Ampio spazio anche al concorso. Alle 21, appuntamento alla Villa Comunale per la proiezione dei cortometraggi in concorso (Buffer Zone di Savvas Stavrou, ambientato in una zona di confine militarizzata, segue la storia di due soldati di fazioni opposte che, in una notte tranquilla, scoprono di avere più cose in comune di quanto pensassero; A mosca cieca di Mino Capuano, che utilizza la metafora del gioco per esplorare temi di fiducia e tradimento. Nella storia emergeranno segreti e verità nascoste che mettono alla prova le relazioni di un gruppo di amici. Grazie Lina di Yari Gugliucci è un omaggio a Lina Wertmüller che racconta la storia di un giovane regista che cerca di realizzare il suo primo film. Attraverso ostacoli e incontri decisivi, il protagonista troverà la sua voce creativa. E infine Patres di Saverio Tavano, una riflessione sui rapporti padre-figlio. Dopo la morte del padre, un giovane uomo deve confrontarsi con le aspettative e il peso dell’eredità paterna, tra ricordi e scoperte.

Tra gli eventi speciali, un focus sul documentario “Antipop” di Jacopo Farina, che esplora la vita e la carriera di Cosmo, uno dei protagonisti più innovativi della scena musicale italiana. L’evento è in collaborazione con Mubi. Il regista salirà sul palco per un saluto al pubblico. E infine la cerimonia di premiazione. (rkr)

La Facoltà di Medicina a Crotone è realtà: Si parte con 84 posti

La Facoltà di Medicina a Crotone è realtà. Il ministero dell’Università e Ricerca, infatti, ha dato il via libera al corso che partirà nella città pitagorica a partire da questo anno accademico. Si tratta di un traguardo storico per la Calabria, resa possibile dalla sinergia tra l’Università della Calabria e l’Università Magna Graecia di Catanzaro e voluto fortemente dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

È, anche, un passo significativo per il sistema universitario calabrese che mira così a potenziare l’offerta formativa e agevolare l’accesso agli studi medici per gli studenti del territorio. L’ultimo step sarà la verifica dell’adeguatezza delle strutture messe a disposizione dal Comune di Crotone, mediante una visita del Ministero che si terrà entro fine settembre. Il nuovo corso di Medicina sarà il terzo attivato in Calabria, dopo quelli già esistenti presso le sedi di Catanzaro e Cosenza.

Questa decisione rappresenta una risposta concreta alle esigenze di Crotone, un’area che sconta storicamente carenze nel servizio sanitario e nella disponibilità di figure mediche, ma anche una grande innovazione dal punto di vista della formazione accademica, finora assente sul territorio.

«Questa collaborazione interateneo, già sperimentata con successo proprio con questo corso finora nella nostra sede di Rende e che ora trasferiamo a Crotone, è un passo importante per elevare la qualità dell’istruzione superiore e rispondere alle esigenze delle comunità locali – ha dichiarato il Rettore dell’Università della Calabria, Nicola Leone –. Abbiamo scongiurato che, invece di un’università pubblica, aprisse una privata, costosa ed accessibile solo a poche famiglie. Le università statali, al contrario, offrono a tutti i giovani la possibilità di formarsi, con le molteplici garanzie sancite dal diritto allo studio: dall’esenzione dalle tasse, ad alloggio, mensa e borse di studio per i meno abbienti».

«La condivisione del percorso formativo tra atenei – ha aggiunto Leone – rappresenta un modello innovativo di collaborazione, volto a ottimizzare le risorse del sistema universitario calabrese. Il corso attivato, in particolare, è altamente innovativo, forma alla professione coniugando una solida formazione medica con forti competenze nelle nuove tecnologie e nell’intelligenza artificiale».

La struttura del corso

Il corso di laurea in Medicina e chirurgia TD (Tecnologie Digitali) garantirà una formazione all’avanguardia e di alta qualità, con 84 posti messi a bando. Alla fine del percorso, oltre alla laurea in Medicina, gli studenti, aggiungendo pochi insegnamenti extra, potranno conseguire anche la laurea triennale in Ingegneria Informatica, curriculum bioinformatico. Per i primi tre anni le lezioni si terranno interamente nella sede di Crotone, principalmente con docenti Unical che forniranno allo studente la preparazione medica di base, unita alle competenze ingegneristiche e bioinformatiche. La sede didattica, messa a disposizione dal Comune di Crotone, sarà allestita dall’Unical che, oltre alle aule didattiche, provvederà a realizzare i laboratori di istologia, anatomia, informatica e inglese. I laboratori di microbiologia e genetica, di patologia generale e clinica e anatomia patologica si svolgeranno presso le strutture dell’Ospedale di Crotone. Nel secondo triennio i corsi saranno dedicati alla formazione clinica e si terranno prevalentemente presso l’Umg e l’Azienda ospedaliero universitaria Dulbecco di Catanzaro. (rcs)

Successo per il Festival Crotone

Grande successo, a Crotone, per il Festival Crotone, organizzato da Arci Gli Spalatori di Nuvole Aps e finanziato dalla Regione Calabria, con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nell’ambito dell’Avviso per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza locale di Odv, e Aps.

L’evento, realizzato in collaborazione con Asd Parco delle Rose, Arci Crotone Aps, Arci Il Barrio Aps, Associazione di Promozione Sociale A. Maslow, Nonostante tutto resistiamo Odv, Associazione Culturale Nikol Ferrari “La vita in un dono” Odv, Controtempo Teatro e con il patrocinio del Csv Calabria Centro, e svoltosi al Parco Scaramuzzino, ha celebrato il cinema, la cultura, l’arte e la musica. La serata di chiusura ha visto, oltre alla proiezione di una selezione di cortometraggi di alta qualità, l’esibizione della talentuosa musicista Janet Noguera, che ha incantato il pubblico con la sua musica sperimentale, spaziando tra blues, jazz e ambient.

La manifestazione ha accolto artisti, scrittori, esperti e operatori del settore, unendo diverse realtà territoriali in un dialogo di crescita e innovazione. Il Festival Crotone ha dimostrato ancora una volta la forza della cultura e dell’arte, nel coltivare legami sociali e promuovere un futuro condiviso. L’organizzazione ringrazia tutti i partecipanti, gli artisti e i collaboratori che hanno reso possibile questa edizione e dà appuntamento a tutti per l’edizione 2025.

Sono stati proiettati i cortometraggi Slow Light”; “Altrimenti arriva lei”; “Facing It”; “Camille”; “Migrants”; “Radical Honesty”; “Neighbor’s Window”, mentre il concerto di Janet Noguera ha stupito tutti con il suo approccio innovativo e la sua abilità di fondere diversi stili musicali, regalando un’esperienza sonora unica e indimenticabile.
Il Festival, che si è svolto dal 27 luglio all’1 agosto 2024, ha proposto un ricco programma di eventi, compresi convegni, spettacoli teatrali, presentazioni di libri e seminari dedicati a tematiche sociali e culturali. Tra gli eventi più significativi, il convegno “Abroghiamo l’Autonomia Differenziata” e lo spettacolo teatrale “Gaetano” di Andrea Giuda di Controtempo Teatro, finalista al Premio Nazionale “Mario Rostagno” 2019. E, ancora, la presentazione del libro Egmat non deve morie di Angela De Lorenzo e la proiezione del film Terraferma di Emanuele Crialese. Il 29 luglio si è svolto un incontro sulla Partecipazione e Terzo Settore, conclusosi con la promessa di un Patto di Comunità, mentre il seminario Agricoltura Sociale e Gas svoltosi il 30 luglio è stato arricchito dalla degustazione di prodotti tipici delle Aziende agricole locali. È stato proiettato, anche, il cortometraggio “Nikol, ricomincia da me”, prodotto dall’Associazione Nikol Ferrari – “La vita in un dono” Odv. (rkr)

CROTONE – Venerdì un open day sulle scoperte nel Santuario di Hera Lacinia

Venerdì 2 agosto terminerà la campagna di indagini archeologiche nel sito del Santuario di Hera Lacinia a Capocolonna. Per l’occasione, dalle 17.30 alle 19.30, sarà possibile visitare il cantiere dove gli archeologi della Scuola Superiore Meridionale, guidati dal prof. Carlo Rescigno, e il direttore dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari, dott. Filippo Demma, illustreranno le scoperte.

L’ingresso, consentito con il biglietto del Museo, sarà gratuito.

A seguire, al Punto Ristoro del Parco, sarà possibile prendere un aperitivo accompagnato da prodotti tipici crotonesi, nell’attesa del concerto serale, organizzato da Consorzio Jobel presso il Giardino di Hera, dove la serata potrà concludersi con le note Jazz di Veronica Parilla & Carlo Maria Manna Quartet(rkr)

L’OPINIONE / Gianni Papasso: Con metropolitana leggera tra Sibari e Crotone si supererebbe isolamento

di GIANNI PAPASSO – È tornata agli onori della cronaca in questi giorni la proposta di istituire un treno shuttle, o una metropolitana leggera che dir si voglia, tra Sibari e Isola di Capo Rizzuto per rilanciare l’aeroporto di Crotone.

Il mio appoggio a questa proposta non può che essere totale e favorevole per diversi motivi. Il primo, senza avere velleità di primogeniture, è dovuto proprio al fatto che, per primo, lanciai la proposta da Cotronei quando, nell’agosto del 2022, eravamo in campagna elettorale per le Politiche. In quell’occasione parlammo chiaramente di velocizzare i collegamenti tra il Crotonese e l’aeroporto pitagorico e la Sibaritide attraverso l’istituzione di una metropolitana leggera. Ora come allora, vista l’assenza di un aeroporto nel nord Calabria, bisogna assolutamente fare in modo che il progetto vada in porto e lo si può fare creando tra la stazione di Sibari e l’aeroporto di Crotone una sorta di metropolitana leggera.

Un sistema – sostenibile – che colleghi più volte al giorno le due città storiche della Magna Grecia. Allora usai come esempio quello che avviene col Malpensa express tra la stazione di Milano Centrale e l’aeroporto di Malpensa o il Leonardo Express che collega Roma all’aeroporto di Fiumicino. Un esempio calzante che ancora oggi fa al caso nostro.

In questi anni abbiamo registrato che i vettori aerei, recependo anche i fondi messi a disposizione dallo Stato e dalla Regione, sono meno restii a investire sullo scalo crotonese e per questo che ora bisogna lavorare proprio per assicurare una utenza importate adatta a supportare uno scalo che è fondamentale per tutta la fascia jonica. E qui che le istituzioni, ora più che mai, devono fare la loro parte e noi ci siamo.

Il secondo motivo, più importante del primo, è che sarebbe solo con la realizzazione di una proposta del genere si supererebbe davvero quell’isolamento a cui sono stati costretti la Sibaritide e l’Alto Ionio negli anni.

Ma ora bisogna fare di più e pensare oltre: bisogna lavorare, contestualmente, al collegamento, sempre con un treno shuttle, di Sibari alla stazione ferroviaria di Taranto. Dalla città pugliese partono treni AV, in particolare, per Milano, Roma, Torino, e tante altre città importanti.

Queste due realizzazioni segnerebbero l’inizio per davvero di una rivoluzione culturale e strutturale (e questo è il terzo e fondamentale motivo per cui proposte come queste vanno supportate) tanto attesa nella Calabria orientale dall’Alto Ionio al Crotonese passando per la Sibaritide. (gp)

[Gianni Papasso è sindaco di Cassano allo Ionio]