Depurazione, Ferrara (M5S): La Calabria contribuisce alla procedura di infrazione dell’Ue

L’eurodeputata del Movimento 5 StelleLaura Ferrara, è intervenuta sulla nuova condanna comminata all’Italia per l’inadeguata gestione delle acque reflue, e a cui la Calabria «contribuisce con un gran numero di aglomerati».

Come spiegato dall’eurodeputata, infatti, la Calabria è fra le regioni italiane per cui era in corso «una procedura di infrazione dell’Unione europea per le condizioni di moltissimi impianti depurativi», «così come, da diverso tempo, denunciavo – ha spiegato – il ritardo degli interventi di adeguamento del settore depurativo a valere sul POR Calabria 2014/2020 e relativi alle procedure d’infrazione 2004/2034, 2017/2181 e, appunto questa in oggetto, la 2014/2059».

«Meno noto ed evidentemente insufficiente, purtroppo – ha spiegato – è stato l’impegno della Regione Calabria e dei Comuni lautamente finanziati per addivenire in tempi certi ad una risoluzione delle diverse criticità relative ai nostri impianti depurativi».

«Sono diversi – ha proseguito – i centri urbani che contribuiscono alle infrazioni contestate, fra questi figurano Catanzaro, Rende (a cui afferisce anche il trattamento delle acque di Cosenza) e Corigliano. Trattandosi della prima condanna per inadempimento su questo specifico dossier la sentenza non prevede né multe né altre sanzioni».

«L’Italia, però – ha spiegato – nel 2018 (sulla procedura d’infrazione aperta nel 2004 e per la quale la Calabria torna ancora distinguersi in negativo) è già stata condannata a pagare e sta ancora pagando per lo stesso tipo di violazioni – ma su un diverso gruppo di centri urbani e aree – 25 milioni di multa. A cui si aggiunge una penalità 30 milioni che continuerà a scattare ogni sei mesi fino a quando le autorità nazionali non riusciranno a dimostrare di aver risolto il problema ed aver ristabilito una situazione di conformità con quanto previsto dalle disposizioni europee».

«Nella precedente legislatura – ha detto ancora – la Giunta di centrodestra aveva annunciato importanti investimenti in questo settore, in particolare dovevano avviarsi 19 progetti, per un totale di 49,4 milioni di euro, riguardanti i comuni che rientrano proprio nella procedura d’infrazione 2014/2059».

Al nuovo presidente della Regione, Roberto Occhiuto, espressione di continuità con chi ha governato la Calabria negli ultimi 2 anni – ha detto l’europarlamentare – chiedo a questo punto un decisivo e netto cambio di rotta. Innanzitutto nella trasparenza di tutte le operazioni e quindi nel costante e puntuale aggiornamento della “Banca dati depurazione Calabria” aggiornata all’aprile 2020 e in cui nulla è indicato in merito ad una ennesima procedura, la 2017/2181 che coinvolge decine di agglomerati calabresi».

«Quello della depurazione è un problema profondo – ha concluso – trascurato dagli amministratori, soliti affrontarlo solo nella stagione in cui le criticità sono più evidenti: l’estate. I fondi ci sono sempre stati, ma, fin dal 2000, evidentemente spesi male al netto delle attuali criticità. Conoscere il cronoprogramma delle opere e gli impegni di spesa permetterà un migliore monitoraggio dell’operato delle autorità locali affinché si arrivi al più presto ad una reale soluzione». (rrm)

Ieraci (Cambiamo!): Occorre dare risposte concrete ai problemi che attanagliano la Calabria

Roberto Ieraci, responsabile Area Ionica di Cambiamo, ha ribadito la necessità di «dare risposte concrete ai tanti problemi che attanagliano la regione ridando così fiducia ai tanti giovani che hanno deciso di rimanervi, attuando quella crescita sociale, culturale ed economica che porti al riscatto della Calabria e della Locride».

«Perché bisogna attendere passivamente la stagione balneare – ha detto – per trovarsi di fronte ai consueti problemi che danneggiano   una terra che ha tanto da offrire e da dimostrare? La depurazione, da anni, costituisce la spina nel fianco della nostra regione che, a causa del mare sporco, ha visto fuggire comitive di turisti che venivano in Calabria per ammirare e godere delle bellezze del nostro mare e delle nostre coste».

«Un problema atavico sottovalutato – ha spiegato Ieraci – nell’erronea convinzione che sarebbe stato sufficiente qualche intervento tampone per risolverlo. La responsabilità della depurazione grava su tutti i livelli politici e amministrativi, dalla Regione ai Comuni. Senza una pianificazione seria e mirata non potrà mai esserci un rilancio turistico del territorio, programmando, magari, attività di monitoraggio che portino ad un miglioramento dell’intero sistema. Fondamentale attuare una gestione razionale delle risorse idriche poiché il trattamento delle acque reflue è importantissimo per proteggere il nostro ambiente».

«Basti pensare al fatto che l’Italia – ha proseguito – è stata spesso sanzionata dall’Europa proprio a causa delle carenze infrastrutturali relative al segmento fognario-depurativo, in quanto non conformi ai dettami previsti dalla direttiva europea in materia.  A gravare, la mancanza di un serio piano progettuale nel nostro Paese e nella nostra Regione con una mappatura dei siti di depurazione, evidenziato dai dati che vedono molti cittadini, 1 su 4, ancora non serviti da un sistema di depurazione efficiente. Situazione accentuata, talvolta, dall’abusivismo edilizio, in cui si ricorre, nel terzo millennio, alle famose fosse biologiche. I depuratori in estate, con l’affluenza maggiore di cittadini vacanzieri, non riescono a depurare adeguatamente il maggior afflusso di acque, sversando i liquami, il più delle volte, sulla spiaggia. Ciò provoca enormi danni e disagi».  

«Perché allora – si è chiesto Ieraci – non realizzare delle condotte sottomarine che portino le acque reflue dei depuratori a 3/400 metri dalla costa, consentendo così ai batteri, eventualmente, presenti a seguito della lavorazione, di dissolversi prima di arrivare alla riva? Nei giorni scorsi molti turisti sconcertati dalla situazione di disagio, hanno filmato e fotografato chiazze di colore marrone che si estendevano non lontano dalla riva per chilometri, fenomeno che molti vorrebbero fare passare come una normale fioritura di non si sa bene che cosa, quando, invece, si tratta di eutrofizzazione delle acque marine, imputabile all’ uomo. Nei Fondi previsti dal Pnrr deve attuarsi un’attenta politica ambientale considerando che esistono diversi siti di depurazione non funzionanti».

«Doveroso adottare una politica condivisa – ha concluso –che porti ad un miglioramento della qualità del settore turistico della Locride, un territorio che non ha nulla da invidiare alle altre realtà italiane ed europee ma, che stenta ad esprimere, le proprie potenzialità. L’istituzione della Città metropolitana, che avrebbe dovuto portare una ventata di ossigeno all’ intero territorio reggino, in realtà ha contribuito ad incrementare la diffidenza dei cittadini verso la classe politica». (rrc)

 

GOLETTA VERDE, IL NOSTRO MARE MALATO
INQUINAMENTO E DEPURAZIONE MANCATA

Il mare della Calabria è inguaribilmente inquinato. È quanto emerge dal monitoraggio di Goletta Verde di Legambiente, che ha rilevato che, dei 24 punti monitorati delle coste calabresi – di cui 12 in prossimità di foci di corsi d’acqua, 9 sono risultati oltre i limiti di legge, e 8 fortemente inquinato, e 1 inquinato.

Goletta Verde, infatti, nei giorni scorsi è stata a Crotone, dove sono stati presentati i dati del monitoraggio, il cui obiettivo è quello di «individuare le criticità dovute ad una cattiva depurazione dei reflui in specifici punti, come foci, canali e corsi d’acqua che sono il principale veicolo con cui l’inquinamento generato da insufficiente depurazione arriva in mare».

Un quadro desolante per la nostra regione, che fa del mare e i suoi 800 kilometri di costa uno dei punti più suggestivi e importanti a livello turistico, oltre che «una fonte economica troppo importante per la nostra terra», come sottolineato da Innocenza Giannuzzi, presidente di Confartigianato Imprese Turismo Catanzaro, che ha spiegato come l’inquinamento marino «rappresenta, ormai, un problema atavico della costa tirrenica: ogni estate riaffiora e nessuno, fino ad oggi, è riuscito a risolverlo, o forse non si è mai impegnato realmente per evitare che il nostro mare “cambiasse colore».

Per la Giannuzzi, infatti, il problema non dovrebbe essere affrontato solamente durante la stagione estiva, ma tutto l’anno «se veramente si vuole risolvere il problema».

Ma non è solo il mare il problema: degli 8 punti giudicati fortemente inquinati, 6 riguardano foci e 2 sono stati campionati in prossimità degli sbocchi a mare.

Le analisi, eseguite da laboratori individuati sul territorio calabrese rivelano che, negli anni, i punti critici, soprattutto nelle foci dei fiumi, continuano a rappresentare una criticità del sistema di depurazione regionale. La presenza di batteri di origine fecale (enterococchi intestinali ed escherichia coli) è un marker specifico di inquinamento dovuto da scarsa o assente depurazione.

I punti fortemente inquinati riguardano 6 foci e 2 punti in prossimità a mare; si tratta della spiaggia presso il torrente Passovecchio e la foce del fiume Esaro a Crotone, la spiaggia fronte lo sbocco del canale a destra del Castello a Isola di Capo Rizzuto – località Le Castella (KR), la foce del torrente Annunziata presso il lido comunale di Reggio Calabria, quella del torrente presso il campo sportivo a Bagnara Calabra (RC), la foce del fiume Mesima a San Ferdinando (RC), quella del torrente Ruffa a Ricadi (VV) e la foce del torrente Murria a Briatico (VV). La foce del Petrace a Gioia Tauro (RC) è risultata inquinata.

«Purtroppo ancora una volta constatiamo i problemi legati a mala depurazione e non lo dice solo Legambiente, ma anche la Commissione Europea. Allo stato attuale l’89% degli agglomerati presenti in Calabria ricadono in procedura di infrazione per la depurazione: si tratta di 188 agglomerati non conformi con impianti che servono oltre 3,1 milioni di abitanti equivalenti. – ha dichiarato Anna Parretta, Presidente di Legambiente Calabria –. La nostra regione deve affrontare il problema, enorme, della depurazione. Per superare lo stato di infrazione sono stati messi in campo sostegni economici per gli investimenti infrastrutturali e strutture commissariali per supportare le amministrazioni locali, ma la situazione non migliora».

«Sappiamo – ha concluso Parretta – che la depurazione dei reflui non è l’unico problema della Calabria Mare Monstrum 2021 ha evidenziato che le forze dell’ordine e le Capitanerie di Porto hanno accertato 458 reati legati al ciclo dei rifiuti e in genere a fenomeni di inquinamento marino che costituiscono il 6,6% del totale nazionale: oltre a depuratori inesistenti o mal funzionanti anche scarichi fognari abusivi e sversamenti illegali di liquami e rifiuti con 635 persone denunciate e arrestate e 275 sequestri. Ci auguriamo che le amministrazioni si impegnino a lavorare per l’efficientamento dei sistemi depurativi, per la lotta all’illegalità e per mettere in campo azioni risolutive per la drammatica situazione degli scarichi abusivi».

I dati nel dettaglio dei campionamenti effettuati

In provincia di Cosenza, tutti i 6 punti campionati risultano entro i limiti di legge: la spiaggia di fronte al Canale del pescatore a Villapiana Lido, quella presso la Foce del fiume Crati a Laghi di Sibari a Cassano Jonio, la spiaggia di fronte al torrente Coriglianeto a Marina di Schiavonea a Corigliano Calabro, la foce del torrente Colognati a Marina di Rossano, la spiaggia presso la foce del fiume Bagni vicino via Cristoforo Colombo al confine tra le località Pantana – Santa Rosalia – Macchia e Marina di Guardia Piemontese al confine tra i comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese, e la spiaggia presso la foce del fiume Noce a Tortora Marina.

A Crotone, tutti e tre i punti sono risultati fortemente inquinati. La spiaggia presso la foce del torrente Passovecchio e la foce del fiume Esaro a Crotone, la spiaggia presso il canale a destra del Castello a Le Castella, Isola di Capo Rizzuto.

I punti campionati nella provincia di Reggio Calabria, che sono risultati entro i limiti, sono: la spiaggia presso la Fiumara Torbido a Marina di Gioiosa Ionica, la spiaggia presso la foce del fiume Pantano Grande in località Sabbie Bianche a Brancaleone Marina, la quella libera ad Annà di Melito a Melito di Porto Salvo.

Tre i punti risultati fortemente inquinati: la foce del torrente Annunziata sul Lido Comunale di Reggio Calabria, quella del Torrente presso il campo sportivo a Bagnara Calabra e la foce del fiume Mesima a San Ferdinando.

Unico punto risultato inquinato nella provincia di Reggio Calabria è la foce del Petrace a Gioia Tauro.

A Vibo Valentia, i punti risultati fortemente inquinati sono due: la foce del torrente Ruffa in località Turiano a Ricadi e quella del torrente Murria a Briatico presso la spiaggia Torretta. La foce del Torrente Britto a Marina di Nicotera, la spiaggia presso la foce del fosso Sant’Anna a Bivona e la foce del fiume Angitola a Pizzo sono risultati nei limiti di legge.

In provincia di Catanzaro, i tre punti campionati, la foce del torrente Spilinga al confine tra Lamezia Terme e Gizzeria, quella del fiume Savuto a Nocera Terinese e la spiaggia presso il fosso Beltrame al confine tra Montepaone Lido e Soverato sono risultati entro i limiti di legge.

Inoltre, è stato rilevato come i volontari e le volontarie di Legambiente non hanno rinvenuto né cartelli di divieto di balneazione né cartelli informativi sulla qualità delle acque, obbligatori già da qualche anno, in nessuno dei 24 punti monitorati. 12 dei 24 punti non sono campionati dalle autorità competenti, essendo di fatto delle acque abbandonate e di conseguenza non balneabili, e altri 3 punti, secondo il portale acque (un’applicazione realizzata dal Ministero della Salute che offre informazioni aggiornate sullo stato di balneazione di tutte le coste italiane), sono temporaneamente inibiti alla balneazione per inquinamento.

Una disinformazione verso i cittadini e i turisti che non è più giustificabile, anche in virtù del fatto che la foce dell’Esaro a Crotone, la foce del torrente Annunziata presso il lido comunale di Reggio Calabria, la foce del Mesima a Gioia Tauro e la foce del torrente Ruffa a Ricadi sono state giudicate costantemente oltre i limiti di legge dal 2010 ad oggi. Questi fiumi sono malati cronici di inquinamento, che minano la qualità ambientale delle acque in cui sfociano e, soprattutto, la salute dei bagnanti.

«Goletta Verde solca i mari italiani da 35 anni, denunciando ancora una volta la mala depurazione. Dobbiamo attuare una gestione razionale delle risorse idriche – ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – perché il trattamento delle acque reflue è un passaggio fondamentale per assicurare la salute e la protezione dell’ambiente. Due delle quattro procedure di infrazione  europee per il mancato adeguamento alla direttiva europea sui reflui si sono già tramutate in condanne che ora stiamo pagando con multe salatissime che ammontano a 60 milioni di euro all’anno: una cifra che potremmo spendere molto più utilmente aprendo cantieri e creando nuovi posti di lavoro per il ciclo integrato delle acque».

«Continuiamo – ha proseguito – a non essere in grado di migliorare l’efficientamento dei sistemi depurativi e il nostro Paese registra un ritardo cronico dal momento che ben 1 cittadino su 4 non è servito da un sistema di depurazione efficiente. Dobbiamo lavorare per correre ai ripari, attraverso una pianificazione e una programmazione di investimenti importanti per efficientare i depuratori già esistenti, costruirne di nuovi e contrastare con ogni mezzo l’illegalità. È una delle grandi opere pubbliche necessarie per il Paese e non più rinviabile da realizzare anche con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

Goletta Verde a Crotone, serve la bonifica e riqualificazione del Sito di Interesse Nazionale Crotone – Cassano – Cerchiara

Un altro punto su cui si è incentrata Goletta Verde, è stato chiedere la bonifica e la riqualificazione del sito di interesse nazionale Crotone-Cassano-Cerchiara che, nonostante nel 2002 sia stato incluso nell’elenco dei siti di bonifica di interessa nazionale, da 20 anni aspetta di essere bonificata. Un gravissimo ritardo che rappresenta «un pericolo per l’ambiente, per l’economia sana della regione ma anche, e soprattutto, per la salute della popolazione. I progetti di messa in sicurezza approvati finora, a distanza di 20 anni, riguardano solo il 25% dei suoli e il 13% della falda».

«In questi 20 anni si sono tenute 54 Conferenze di Servizi, 25 istruttorie e altrettante decisorie e 4 decisorie in regime semplificato. Lo stato di attuazione degli interventi di caratterizzazione e bonifica per le aree comprese nel S.I.N. è ancora in una situazione di stasi inaccettabile – ha spiegato la presidente Parretta –. Le aree su cui sono stati presentati i risultati della caratterizzazione sono solo il 50% del totale, i progetti di messa in sicurezza approvati riguardano il 25% dei suoli e addirittura solo il 13% della falda, mentre la bonifica è conclusa solamente per il 13% dei terreni e l’11% delle acque sotterranee. Non possiamo più aspettare, lo dobbiamo al popolo inquinato che da vent’anni aspetta di poter vivere in territori bonificati».

«Lo studio Sentieri – ha spiegato ancora – accerta che vi è un nesso tra i territori contaminati e il tasso di mortalità, con un eccesso di malattie respiratorie nella popolazione femminile, e ospedalizzazione, con eccessi di malattie degli apparati digerente, di malattie dell’apparato circolatorio negli uomini e tumore maligno del colon retto nelle donne. Questi dati sono reali, e queste persone sono reali. Le istituzioni devono dare delle risposte chiare, e devono farlo ora».

«Non smetteremo mai – ha detto il presidente di Legambiente, Ciafani – di gridare a gran voce che le bonifiche devono essere portate avanti, e che abbiamo bisogno di una transizione ecologica per i molti  territori dimenticati per decenni. Lo dobbiamo ai 6 milioni di cittadini e cittadine che vivono in territori da bonificare nel nostro Paese».

«Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza – ha spiegato – dimentica molte situazioni che non possono essere lasciate a sè stesse, dobbiamo finalmente affrontare il problema dei territori da bonificare per tutelare la salute delle persone che continuano da anni a convivere con una situazione di inquinamento preoccupante. Anche a Crotone bisogna passare dalle parole ai fatti. Deve essere chiaro che non ci può essere transizione ecologica se non chiudiamo le ferite ancora sanguinanti sul territorio. Bisogna mettere in campo un’azione seria ed efficace che riparta dai territori, che gli dia protagonismo, utilizzando le risorse europee e nazionali per permettere al Sud di recuperare quel gap che ha nei confronti del Centro-Nord, a partire da un inadeguato sistema dei controlli da parte delle Agenzie Regionali causato delle carenti risorse messe a disposizione dalle Regioni».

«Vanno rafforzati i controlli su tutto il territorio – ha concluso Ciafani – con azioni di prevenzione e repressione: dobbiamo utilizzare gli strumenti della legge sui delitti ambientali, la legge 68 del 2015, che prevede anche il reato di omessa bonifica, da utilizzare sempre meglio, anche per accelerare i processi di risanamento ambientale». (rrm)

Dalla Regione 165 milioni di euro di interventi per depurazione

Sono 165 milioni di euro la somma stanziata dalla Regione per effettuare 125 interventi, in 12o Comuni calabresi, per la depurazione. Lo ha reso noto l’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, spiegando che «Abbiamo preparato 125 interventi su 120 Comuni e finanziato le progettazioni con 65 milioni di euro già approvati, come anticipo sul Fondo di coesione e sviluppo, ai quali si aggiungeranno quasi 200 interventi, ridimensionati su 100 milioni di euro. Tutto questo si chiama programmazione».

Presenti l’assessore regionale al Turismo, Fausto Orsomarso, l’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, il direttore generale e il direttore scientifico dell’Arpacal, Domenico Pappaterra e Michelangelo Iannone.

Nel corso della conferenza è stato presentato il Focus depurazione, a cura dell’assessorato all’Ambiente.

«Si tratta – ha aggiunto De Caprio – di progettazioni fatte dai territori, non imposte dall’autorità. Sono quasi tutti interventi di circa 500mila euro che saranno realizzati in un anno. Siamo intervenuti anche su aree che erano sprovviste di depurazione, come Cutro, Carolei, San Vincenzo La Costa. Abbiamo affrontato i problemi senza fare propaganda».

«In Calabria – ha spiegato l’assessore – abbiamo tre procedure di infrazione che stiamo affrontando in maniera attenta e consapevole con tutti i sindaci e con il dipartimento Ambiente della Regione, che lavora in maniera seria».

«La programmazione – ha proseguito ancora l’assessore – sarà da oggi online, affinché i cittadini possano aiutare i loro amministratori a programmare. Per aiutare gli enti locali abbiamo fatto convenzione con le Università, cioè l’eccellenza culturale. Abbiamo sbloccato tutti i progetti e li abbiamo riprogrammati, ridistribuendo le risorse tra i Comuni. Abbiamo le linee guida dell’Arpacal che spiegano come deve essere gestito un depuratore. Invito tutti a sollecitare il ministro Speranza affinché raddoppi le risorse di questa agenzia: l’Arpa Calabria è la nostra struttura tecnica che interviene su 800 chilometri di costa, con un bilancio uguale a quello della regione Umbria. Grazie anche ai magistrati, che stanno intervenendo a sostegno della depurazione: la Regione è al loro fianco».

«Abbiamo fiducia nella magistratura e nell’Arpacal: chi ha sbagliato pagherà. Una cosa è certa: l’impegno di Arpacal e l’eccellenza dei suoi tecnici e funzionari. Ognuno – ha concluso De Caprio – si assuma le proprie responsabilità».

«Sono contentissima perché – ha sottolineato Savaglio, in merito al recente invito della Regione agli atenei calabresi volto a finanziare assegni di ricerca per risolvere le criticità del sistema – abbiamo avuto l’opportunità, insieme all’assessore De Caprio, di spendere 500mila euro per la depurazione, individuando le situazioni più critiche, e di coinvolgere gli esperti che lavorano nelle università. La Calabria ha bisogno di questi giovani tecnici specializzati. Questa Giunta è impegnata ad affrontare questa situazione antica».

«Evitiamo l’autolesionismo e celebriamo il 94% di coste pulite in Calabria. Non si può – ha detto Orsomarso – prendere la foto di una singola area e dire che il mare calabrese è tutto così. Non nego il fenomeno della fioritura algale, ma la spiegazione scientifica esiste. È necessario andare più in profondità: non siamo perfetti, ma la verità deve emergere».

«Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Non mi iscrivo – ha affermato Pappaterra – tra quelli che nella nostra terra sono abituati a fare solo allarmismo. Dal mar Jonio non c’è stata nessuna segnalazione di inefficienza o mare sporco. Le criticità, che sono ataviche, riguardano alcuni tratti del mar Tirreno, l’alto Tirreno in particolare, dove c’è una pressione antropica impressionante. Sulla striscia da Nicotera a Lamezia due procuratori hanno istituito una task force in cui l’Arpacal è protagonista, allo scopo di fronteggiare la situazione e fornire tutto il supporto necessario per le attività di controllo. In Calabria ci sono anche scarichi abusivi e cattivi funzionamenti degli impianti di depurazione, spesso sottodimensionati. L’assessore De Caprio oggi ha parlato delle risorse messe in campo per modificare questo sistema».

«Noi – ha spiegato Iannone – analizziamo tutti i fenomeni che vengono denunciati, facendo prelievi che servono a valutare se la colorazione sia dovuta alla fioritura algale. Non ci limitiamo a questo: per essere sicuri che il fenomeno sia limitato a questo, facciamo analisi puntuali di altri altri possibili inquinanti». (rcz)

Russo (Cisl Calabria): Mare, i candidati si impegnino su investimenti e controllo depurazione

Tonino Russo, segretario generale della Cisl Calabria, in merito alla balneabilità delle acque, ha fatto un appello ai candidati alla Regione, affinché assumano per la prossima legislatura un impegno politico chiaro su due fronti: quello degli investimenti e quello dei controlli».

«Investimenti sulla depurazione – ha aggiunto – per un piano strategico condiviso che coinvolga in ogni territorio i Comuni. Controlli serrati sullo stato della depurazione lungo le coste, individuando le responsabilità esistenti dove gli impianti non funzionano e dove si scarica in mare quel che non si dovrebbe».

«Si può fare – ha proseguito –. Il degrado non è un destino inevitabile. È necessario che i candidati si impegnino a sedere ad uno stesso tavolo insieme a persone di competenza riconosciuta e ad ascoltarle, per poter predisporre e varare un piano di interventi che inverta la tendenza al degrado e migliori la qualità delle acque, creando al tempo stesso opportunità di lavoro. Un piano che in Calabria deve riguardare il mare, ma anche, aggiungiamo, la valorizzazione e l’incremento del patrimonio boschivo, un vero “polmone” per la nostra regione».

«L’Italia – ha detto ancora – è sottoposta a numerose procedure europee di infrazione in materia ambientale (acqua, aria, energia, rifiuti: secondo dati Openpolis del febbraio scorso sono 25 a partire dal 2003), con messa in mora per mancata attuazione di direttive e condanne a sanzioni pecuniarie. In Calabria, circa un terzo dei Comuni è interessato dalle procedure di infrazione (peraltro la banca dati depurazione della Regione non è aggiornata). Il risultato è che i cittadini sono doppiamente penalizzati: pagano sia per servizi che non ricevono (inefficienti o insufficienti), sia per le multe dell’Ue».

«Le risorse per gli interventi in materia ambientale esistono e con il Next Generation Eu saranno incrementate: devono essere utilizzate in maniera strategica e con lo sguardo rivolto in avanti. Il tema della tutela dell’ambiente – ha concluso il segretario generale della Cisl calabrese – è fondamentale per il territorio, per la salute delle persone e per il turismo. Le scelte diranno da che parte starà la classe politica che governerà la Regione Calabria: se da quella delle politiche dell’Unione Europea sulla Green economy e degli obiettivi di sviluppo sostenibile del Programma ONU Agenda 2030, oppure se girerà lo sguardo altrove, nascondendo la testa sotto la sabbia e proponendo letture improbabili di fenomeni di degrado che sono sotto gli occhi di tutti». (rcz)

Depurazione e scarichi nella costa, Adiconsum Calabria: La politica trovi soluzione al problema

Michele Gigliotti, presidente di Adiconsum Calabria, in merito alla problematica dello stato della depurazione e degli scarichi nella costa, ha chiesto «ai diversi livelli di governo del territorio un sussulto di responsabilità nell’affrontare e avviare a soluzione un problema che si trascina da troppo tempo e che richiederà un’azione decisa, coordinata e progettuale in cui ogni Comune, insieme alla Regione, dovrà fare la sua parte».

«L’iniziativa delle Procure di Vibo Valentia e di Lamezia – ha spiegato – di procedere all’accertamento del reale stato della depurazione e degli scarichi sul tratto di costa Pizzo-S. Eufemia, va incontro alle preoccupazioni che quotidianamente i cittadini manifestano di fronte allo spettacolo di un mare nel quale fa paura bagnarsi».

«Ci si augura – ha detto ancora – che l’azione dei magistrati, delle forze dell’ordine e degli enti impegnati nei controlli a tutto campo, finalizzati a comprendere le cause di una situazione che penalizza turisti e residenti, possa presto giungere a conclusioni che permettano di intervenire per tutelare ambiente e persone e per salvaguardare un’importante risorsa come il mare, preziosa sia dal punto di vista naturalistico che da quello economico. Cittadini e imprese pagano per un servizio inefficiente e, impossibilitati a godere delle bellezze delle nostre coste, vedono anche fortemente danneggiato il settore turistico». (rcz)

 

Saccomanno (Lega): La Calabria può fare di più sulla depurazione

Per Giacomo Saccomanno, commissario regionale della Lega, «la Calabria può fare molto di più sulla depurazione. Anzi, si può ben dire che sino ad oggi ha fatto pochissimo! Si salva per una conformazione naturale e per una percentuale abitativa molto bassa che hanno consentito finora di ottenere buoni risultati».

«Ma, di fatto – ha aggiunto – la mano umana ha solo peggiorato le condizioni naturali esistenti. Assenza di piano regionale sulla depurazione, mancanza di coordinamento tra le varie zone, carenza assoluta di una visione d’insieme del problema, e, ancora, commissari del tutto inutili che pensano solo alle progettazioni spesso errate e che, finora non hanno portato a nulla. Sono decenni che si parla del problema del fiume Mesima e della necessita di bonificare lo stesso per evitare che possa portare a mare quell’inquinamento che è sotto gli occhi di tutti. Un danno ambientale rilevante che, però, fa discutere solo ad ogni inizio della stagione estiva e poi viene abbandonato per riprendere il dibattito l’anno successivo. È a conoscenza di tutti che nel fiume vengono scaricati i liquami di quasi tutti i comuni del vibonese e che anche frantoi e altre realtà industriali approfittano per evitare una dovuta depurazione».

«Anni di battaglie, anche quale sindaco della città di Rosarno – ha proseguito Saccomanno – che non hanno portato a nulla per la miopia di una Regione che non ha mai avuto una visione ampia. Ma, la cosa più grave, è l’avvenuto spostamento delle risorse appostate dall’allora assessore regionale Ing. Basile per la realizzazione della bonifica e di un porto canale, che successivamente, senza alcuna motivazione, sono scomparse. La realizzazione di un porto canale sul Mesima è un’opera di grandissimo valore ambientale ed occupazionale. Un progetto che avrebbe e consente un salto di qualità per l’intera zona sia sotto l’aspetto della portualità che della crescita economica e sociale. Centinaia di posti di lavoro garantiti a tantissimi giovani e la possibilità di uno sviluppo rilevantissimo, con la creazione di cantieri per il rimessaggio, alberghi, case vacanze, impianti sportivi, ecc.».

«Una progettualità che sarà portata avanti dalla Lega – ha concluso – sia per eliminare l’inquinamento del Mesima e sia per restituire a tutta la Calabria quella purezza che la mano umana, per interessi solamente personali, ha parzialmente fatto perdere negli anni». (rcz)

Laura Ferrara (M5S): La depurazione delle acque deve essere una priorità per la Regione Calabria

L’eurodeputata del Movimento 5 StelleLaura Ferrara, ha ribadito che la «depurazione delle acque deve essere una priorità per la Regione Calabria, perché a queste risorse andranno ad aggiungersi quelle previste nel PNRR per interventi delle reti fognarie così da rendere più efficace la depurazione delle acque reflue migliorando, quindi, lo stato di salute delle acque marino costiere ed interne».

La Ferrara, infatti, ha commentato in una nota l’annuncio, da parte dell’assessore regionale all’ambiente Sergio De Caprio, di nuovi finanziamenti da destinare al comparto depurativo. Per la precisione, si tratta di 76 milioni di euro: «leggo con favore che la Regione Calabria avrebbe già pronti tali risorse così da aiutare i Comuni, 34 quelli coinvolti, ad uscire dalle procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia. Sono numerosi, oltre la metà, gli agglomerati calabresi interessati dalle tre procedure d’infrazione che coinvolgono il nostro Paese. Per una di queste, occorre ricordarlo, vi è già la condanna a sanzioni pecuniarie per la violazione della direttiva 91/271/Cee».

«Sarebbe opportuno – ha aggiunto – conoscere al più presto la programmazione che riguarda questo specifico finanziamento. Non è chiaro, infatti, se i finanziamenti annunciati ieri rientrano nel Por Calabria 14-20 o sono nuove risorse che si aggiungono ai circa 66 milioni di euro a valere sul Fesr e di cui chiedevo conto alla Commissione in un interrogazione, circa un mese fa.Risorse utili a finanziare, come mi scriveva testualmente la Commissione europea “19 progetti, per un totale di 49,4 milioni di euro, riguardanti i comuni che rientrano della procedura d’infrazione 2014/2059; 4 progetti per i comuni di oltre 15 000 abitanti, per un valore di 16,6 milioni di euro, riguardanti i comuni che rientrano nell’ambito della procedura d’infrazione 2004/2034″».

«Il primo, vero, cambio di passo – ha proseguito – si evidenzierebbe quindi con una maggiore trasparenza circa l’uso dei fondi destinati ai vari progetti. Da tempo denuncio l’assoluta mancanza di informazioni chiare e puntuali sulla spesa delle ingenti risorse che negli anni sono state destinate al comparto depurativo. Tale carenza è riscontabile nella lentezza con cui si procede all’aggiornamento della “Banca dati depurazione Calabria” aggiornata all’aprile 2020 e in cui nulla è indicato in merito alla procedura 2017/2081 che coinvolge decine di agglomerati calabresi».

«La Regione Calabria ed i Comuni sono, dunque – ha concluso – chiamati alla responsabilità, al monitoraggio e al perseguimento costante degli obiettivi. Non dovranno ripetersi gli errori del passato, i gravi ritardi che si sono accumulati hanno compromesso, in maniera strutturale, la salute delle persone e quella delle acque dei nostri territori». (rrm)

Sainato (FI): Depurazione, in arrivo finanziamenti per miglioramento della rete dell’area metropolitana

Il consigliere regionale di Forza ItaliaRaffaele Sainato, ha reso noto che sono in arrivo finanziamenti per il miglioramento della rete di depurazione sul territorio metropolitano, a seguito dell’incontro di alcuni sindaci dei Comuni dell’area Metropolitana di Reggio Calabria con l’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio.

«Nelle scorse settimane, a più riprese – ha spiegato – ho favorito diverse interlocuzioni tra i comuni e il dipartimento regionale, proprio per contribuire a superare, in tempi rapidi, le criticità che ancora si riscontrano in tema di reflui e depurazione. I finanziamenti che arrivano in queste ore, per i quali ringrazio l’impegno senza sosta dell’assessore De Caprio e del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, sono il frutto di un lavoro sinergico e di condizione, condotto da tutti i protagonisti istituzionali e tecnici in campo».

«Si tratta – ha concluso – di un percorso, all’insegna della reciprocità, che ha consentito di superare ataviche carenze, in termini di dialogo tra i soggetti competenti. Nelle prossime settimane ulteriori e ingenti risorse saranno messe in campo, per rendere la Calabria sempre più bella, pulita e accogliente». (rrc)

 

Previsti interventi per 76 milioni di euro per la depurazione

Sono 76 milioni di euro la somma stanziata dalla Regione Calabria per la depurazione, e che vede coinvolti i primi 34 sindaci nella fase di finanziamento e progettazione.

In Cittadella regionale, infatti, si è fatto il punto dell’arte dei progetti già ammessi, in previsione degli investimenti futuri, pari a 76 milioni di euro, che riguarderanno tutto il comparto della transizione ecologica. Ulteriori step sono previsti, nelle prossime settimane, con tutte le amministrazioni locali. Presenti all’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, il direttore generale del dipartimento Ambiente, Gianfranco Comito, e i primi 34 sindaci coinvolti.

De Caprio ha sottolineato come «sia necessario che i Comuni facciano presto per uscire dalle procedure di infrazione ed evitare così i commissariamenti. I 76 milioni di euro previsti per la depurazione sono un finanziamento importante. Abbiamo progetti esecutivi da mettere in campo nei prossimi 3-4 mesi e altri, relativi al Pnrr, che vanno dai 286 milioni di euro chiesti per il fotovoltaico agli 80 milioni per le illuminazioni pubbliche, fino ai 260 milioni per la separazione delle acque bianche da quelle nere».

«La Regione – ha affermato l’assessore Gallo – sta reperendo nuove risorse, ma è fondamentale che i comuni facciano presto: noi siamo pronti a sostenere i loro sforzi. In ballo ci sono opere di grande impatto sociale per i cittadini e per tutto il comprensorio, opere che non vanno vanificate». (rcz)