FALCOMATÀ CONVINCE I REGGINI E VINCE
REGGIO NON SI “LEGA” E DICE NO A SALVINI

di SANTO STRATI – La Fata Morgana ha giocato un brutto scherzo a Salvini & Co. il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà ottiene dai reggini il “secondo tempo” richiesto e vince con circa 19 punti di distacco dallo sfidante Nino Minicuci (58,36% contro il 41,64%). L’esito di questa sfida appariva il giorno dopo il primo turno molto incerto e fino a ieri mattina nessuno voleva a tentare un pronostico, anche se l’orientamento in città verso l’«usato sicuro» di Falcomatà sembrava ormai determinato. Degli errori clamorosi compiuto dalla destra ci sarà materia per confronti e scontri che si prevedono molto accesi, a cominciare dall’infausta imposizione di Matteo Salvini ai reggini di un sicuramente ottimo burocrate ma pessimo politico. L’avv. Antonino Minicuci ha inanellato una serie clamorosa di errori che nemmeno il più sprovveduto candidato a elezioni potrebbe compiere tutte in una volta. Secondo Klaus Davi, – quasi consigliere Reggio, in attesa di conferma dalla commissione elettorale – che di comunicazione se ne intende, «Falcomatà ha fatto una campagna elettorale senza errori e Minicuci ha pagato le divisioni del centrodestra. Sicuramente – ha dichiarato a Calabria.Live – la guerra che gli ha fatto una componente del centrodestra per 15 lunghi giorni non ha aiutato. È prevalsa la narrazione del Pd: incredibilmente, in una situazione di svantaggio il centrosinistra e il Pd sono riusciti comunque a prevalere facendo passare il messaggio dell’avversario in negativo: sono riusciti a invertire il trend, nonostante la spazzatura sotto casa, la mancanza dell’acqua e via discorrendo. È senza dubbio un’operazione notevole del centrosinistra che fino a un mese e mezzo fa sarebbe stata davvero impensabile».

Ma non è di Minicuci e della Lega – che Reggio aveva già tenuto alla larga col miserevole 4% al primo turno – che si deve parlare oggi, ma del formidabile risultato che il “perdente sicuro” (come lo definivano gli avversari politici ancora qualche giorno fa) è riuscito a ottenere. La campagna impostata sul non consegnare Reggio alla Lega per chiudere ogni spazio a Minicuci è risultata azzeccata. Mentre il candidato di Salvini attaccava mostrando documenti, lettere, citando i numeri dei “disastri” dell’Amministrazione Falcomatà, finendo con irritare anche il più paziente degli ascoltatori, il sindaco uscente ha colpito il vero punto debole dell’avversario: l’ombra, pesante e inopportuna, di Salvini che aveva già data per conquistata questa sponda dello Stretto. Avevamo, in tempi non sospetti, avvisato delle mire salviniane sul Mezzogiorno, ultima chance per risalire una china ormai segnata, ma allo stesso tempo ci eravamo premurati di segnalare al leader leghista e alla sua pittoresca compagnia di ex-anti-meridionalisti fintamente pentiti che l’aria dello Stretto non faceva per loro. Non ci hanno ascoltato.

Come pure, in più occasioni, avevamo indicato le difficoltà crescenti per la coalizione di centrodestra di trovare un punto di coesione: vale per la destra, come per la sinistra e il livello di litigiosità è direttamente proporzionale all’assoluta garanzia di una sconfitta sicura. Basta guardare quanto è successo alla “Stalingrado del Sud”, la rossa Crotone, che dopo anni di predominio della sinistra si è ritrovata persino senza il simbolo del Partito Democratico nelle schede. Tutto per una stupida bega tra le anime divisive della sinistra calabrese che ha fatto avanzare il progetto di Carlo Tansi (già candidato governatore, nemmeno riuscito a entrare in Consiglio regionale a causa di una legge elettorale da riformare al più presto) e di un gruppo di liste civiche “indipendenti” che hanno portato al successo Vincenzo Voce, un ingegnere “estraneo” fino ad oggi alla politica. La sua vittoria è la sconfitta di un certo modo di intendere e pensare la politica come ormai non esiste più.

E la destra, sia a Crotone sia a Reggio, non è stata meno della sinistra: litigiosa, divisiva, priva di una strategia unitaria. Diciamo, la verità, Falcomatà ha vinto (meritatamente) contro un avversario  che dal primo giorno che è arrivato a Reggio, annunciato da Salvini, viaggiava con la sconfitta in tasca. Vorremmo sbagliare, ma abbiamo la netta sensazione che avremo un altro copione alla Callipo: non riusciamo a vedere l’avv. Minicuci, con tutti gli incarichi che ha (qualificati e ben retribuiti) ricoverare a Reggio per fare il capo dell’opposizione. Si insedierà in Consiglio (come fece Pippo Callipo) e dopo qualche seduta di maniera saluterà presentando le dimissioni. Intendiamoci, Callipo ha mollato perché ha capito che il suo progetto politico non aveva funzionato (pur avendo portato in Consiglio apprezzabili e seri professionisti che si sono messi subito al servizio della Calabria, come Marcello Anastasi, per esempio), ma le motivazioni di Minicuci saranno meno nobili perché pesano molto la sconfitta e il “rifiuto” della città.

Falcomatà ha vinto il suo referendum, ma la sua seconda chance si presenta abbastanza in salita: i reggini chiedono adesso un cambio di rotta e l’Amministrazione bis non potrà ripetere gli errori del passato né mettere insieme una Giunta esclusivamente vincolata ai risultati elettorali dei singoli consiglieri. Servono competenze e professionalità, capacità e voglia di impegnarsi. Gli assessori non devono essere per forza trovati tra i consiglieri eletti dai reggini, ma andrebbero scelti preferibilmente tecnici con dichiarate e provate capacità e non necessariamente della stessa area politica. Sarebbe bello poter immaginare un impegno trasversale, con un intelligente apporto dell’opposizione, per un comune impegno a favore della Città. Un superamento degli schemi (grossa coalizione?) per un comune obiettivo, con una trasversalità che travalica il vecchio modo di fare politica ma pensa solamente agli interessi dei cittadini. È un sogno, ma non si può mai dire. Il “vecchio” sindaco “ragazzino” è cresciuto in tutti i sensi e mostra innato talento politico, potrebbe, a questo punto, costruirsi il suo futuro politico (Regione, Parlamento) mostrando negli anni che verranno la giusta determinazione e circondandosi di gente capace e competente, con la voglia di cambiare davvero volto a questa città.
È quello che, nel segreto dell’urna, molti cittadini tra ieri e oggi avranno pensato, nella candida convinzione che se c’è la volontà di cambiare le cose si fanno. Purché, lo ribadiamo a costo di apparire pessimisti, non si tenga a mente la classica soluzione politica suggerita dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: cambiare tutto perché nulla cambi. Ovvero, come diceva testualmente il principe di Salina, «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Dio non voglia. E tanti auguri al sindaco Falcomatà. (s)

[La fotografia di copertina è di Attilio Morabito, courtesy Luigi Palamara]

Ballottaggio a Reggio Calabria

FUTURO SINDACO, PIACE VINCERE FACILE?
ILLUSTRA SUBITO QUALE SARÀ LA GIUNTA

di SANTO STRATI – Primi giorni del dopo-voto e già c’è un gran turbinio per il ballottaggio, nonostante lo scandaloso ritardo nel chiudere gli scrutini. Tre sezioni inspiegabilmente “bloccate” senza risultati e il fulmine a ciel sereno di Klaus Davi che per una manciata di voti (a suo dire annullati senza ragione) perderebbe il seggio. In questo scenario si avvia un’esperienza nuova per Reggio, da quando c’è l’elezione diretta del sindaco, e trova entrambi i candidati, Giuseppe Falcomatà, sindaco uscente, e Nino Minicuci sfidante, a fronteggiare un ballottaggio i cui esiti non sembrano per niente scontati.

I numeri non consentono di marcare uno scostamento talmente ampio per indicare il perdente più probabile. La differenza di tre punti circa a favore di Falcomatà non lo danno vincitore, anzi il sindaco uscente dovrebbe domandarsi che fine hanno fatto i 23.714 voti (escludendo le tre sezioni fantasma) che ha perso rispetto al 2014 e come fare per recuperarne almeno una parte. Il suo avversario di allora (Lucio Dattola) raccolse 26.070 voti; al contrario, Minicuci ne ha presi quasi 5.500 in più: saranno tutti della Lega che nel 2014 non era in competizione? Ne dubitiamo. Certo un bel po’ di voti a Falcomatà li ha sottratti Saverio Pazzano (5.894 come voti a sindaco, ma solamente 4.414 come liste). Il voto disgiunto ha giocato un tiro birichino ai due candidati forti: quasi 3mila i voti di lista a Falcomatà in più rispetto al voto a sindaco) e oltre 5mila i voti di lista che mancano a Minicuci. Il quale, a sua volta, sarà tormentato dall’esigenza di sdoganare il suo essere “uomo di Salvini” magari aprendo la sua Giunta a uomini e donne della società civile, non legati a partiti, e convincere i reggini – a questo punto a dargli fiducia. Questa sfida, sia chiaro, si gioca tutta sull’annuncio della squadra di governo. La squadra che convincerà di più i reggini segnerà l’affermazione dell’aspirante sindaco.

È interessante quanto scrive lo storico reggino Pasquale Amato «Il ballottaggio è una nuova campagna elettorale, totalmente diversa da quella del primo turno: i due contendenti saranno quasi soli e dovranno andare alla ricerca di nuovi consensi o recuperare i consensi non ricevuti nel primo turno. Dovranno convincere dicendo cosa vogliono fare e con chi. Diminuirà la percentuale degli elettori, perché sarà assente, tenue o meno intensa la pressione di centinaia di candidati consiglieri. Gli unici che affiancheranno con il massimo impegno i due candidati saranno i loro Comitati elettorali, i Consiglieri già eletti delle rispettive coalizioni e gli otto aspiranti Consiglieri che da una parte o dall’altra sarebbero eletti col premio di maggioranza; Saranno irrilevanti gli inviti degli altri candidati Sindaci. Nonostante le pressioni private e l’incalzante assedio dei media sul “dare indicazioni”, sinora hanno fatto la scelta più intelligente e saggia. Hanno rifiutato di offendere i loro elettori trattandoli come proprietari di “semplici oggetti”, di cui possono fare ciò che vogliono soltanto perché li hanno votati. Ed hanno mostrato un profondo rispetto verso i loro elettori, considerandoli giustamente come soggetti liberi e pensanti. E lasciandoli liberi di decidere».

Un’analisi condivisibile in pieno, anche se ci permettiamo di suggerire provocatoriamente una facile strada ai due sfidanti per conquistare consenso: preparino (se non l’hanno già fatto) e presentino subito agli elettori quella che sarà la loro Giunta, in caso di elezione. La gente vuol sapere chi sono gli amministratori che governeranno la città affiancando il sindaco in una sfida più complicata del solito. Pesa la minaccia della pandemia con eventuali ritorni di contagio, pesa il debito della città, sono troppi i problemi irrisolti da affrontare con determinazione e risolutezza, a cominciare dai rifiuti.

Inutile continuare a scambiarsi invettive e contumelie che non incantano più nessuno: “l’uomo della Lega”, “il simbolo del fallimento” e via discorrendo. Gli elettori hanno mostrato una grande maturità recandosi alle urne in misura superiore ad ogni aspettativa. È il segnale – lo ribadiamo ancora una volta – della voglia di partecipazione alla politica: il popolo vuole essere protagonista e non osservatore. e men che meno “suddito”, È sbagliato impostare questa veloce nuova campagna elettorale di appena dieci giorni facendo rilevare le manchevolezze o i difetti dell’uno e dell’altro. Così non si va da nessuna parte, ovvero si incentiva solo la diserzione al secondo turno.

Sia ben chiaro, non è pensabile di ritrovare la stessa percentuale di affluenza di domenica e lunedì scorsi, probabilmente torneranno a votare la metà di chi ha già votato con l’aggiunta di qualche pentito del non-voto che cercherà di “redimersi” andando alle urne. Ma per votare chi? È questo l’errore che non devono compiere i due sfidanti, non solo di Reggio, ma anche di Crotone e delle altre quattro città calabresi (Castrovillari, Cirò, San Giovanni in Fiore e Taurianova) dove, in assenza di vincitori, il ballottaggio s’è reso necessario. Occorre parlare alla gente indicando la squadra, non bastano programmi generici e fumosi, di cui facilmente dimenticarsi il giorno dopo l’ingresso a Palazzo San Giorgio. No, c’è un modo di vincere facile questa sfida: parlare di uomini e donne cui sarà affidato il governo della città. Un modo onesto, semplice e di facile realizzazione. Senza proclami né comizi in cerca di folla che il covid vieta: un messaggio semplice con cui spiegare come e perché si sceglie Tizio piuttosto che Caio, Tizia anziché Sempronia, anche forzando le regole del patto politico e tentando apparentamenti che sulla carta potrebbero apparire difficili. Dieci giorni per decidere il proprio futuro, che comunque sia resta sempre nelle mani di chi andrà a votare. (s)

Lega umiliata da Forza Italia in Calabria. Fallisce il disegno “coloniale” di Salvini

Altro che assalto. La Lega esce con le ossa rotte dalle elezioni in Calabria, addirittura umiliata da Forza Italia che, sotto la regia sorniona dell’ape regina Jole Santelli, si conferma primo partito nella Regione, con percentuali nelle grandi città doppie o addirittura triple a quelle irrisorie del Carroccio. A testimonianza della quasi irrilevanza della Lega nella nostra regione. Se a ciò si aggiunge lo scarso appeal del candidato “leghista” al Comune di Reggio, Nino Minicuci, andato al ballottaggio, ma con 7 punti percentuali al di sotto delle proprie liste, si avrà il quadro devastante di un partito che non è mai decollato in Calabria e che probabilmente mai decollerà con le attuali percentuali.

La Lega infatti va sotto il 5% a Reggio Calabria (dove, alle regionali del 26 gennaio, aveva raggiunto l’ 8,19), mentre la lista Forza Italia costruita dal vulcanico deputato Ciccio Cannizzaro supera l’11% a cui bisogna aggiungere il 2,5% raccolto dalla lista civica Ogni Giorno Reggio, costruita dal consigliere regionale azzurro Domenico Giannetta.

A Crotone è addirittura un disastro, con la Lega ridotta al 3,59% (solo pochi mesi fa, alle regionali, era il primo partito della città col 14,27%), mentre Forza Italia è il primo partito della città con il 12,42% a cui bisogna aggiungere la lista civica Consenso, messa in piedi da un consigliere provinciale azzurro.

Materiale a bizzeffe per le riflessioni del commissario leghista in Calabria, il bergamasco Cristian Invernizzi, che sicuramente sarà rimasto deluso, se non devastato, dalla Waterloo del Carroccio in terra calabra.

«Siamo di certo – ha detto in serata la presidente Santelli che è anche coordinatrice regionale del partito di Berlusconi – la prima lista della Calabria. Forza Italiasulla base dei dati attuali, dovrebbe essere il primo partito a Reggio Calabria e Crotone, gli unici due capoluoghi di provincia chiamati alle urne in queste elezioni Amministrative. È un risultato straordinario che conferma la bontà del nostro progetto politico e l’ottimo stato di salute di un partito che vuole raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. In entrambi i casi l’apporto di Forza Italia è stato fondamentale e ha permesso ai rispettivi candidati del centrodestra, Antonino Minicuci a Reggio e Antonio Manica a Crotone, di arrivare al ballottaggio. Sono certa che sia a Reggio che a Crotone il centrodestra riuscirà a vincere e a chiudere stagioni politiche del passato che si sono rivelate fallimentari. I risultati che FI ha ottenuto in quest’ultima tornata elettorale dimostrano la forza di un partito vitale e ancora determinante per le sorti dell’intero centrodestra. Avanti così, la Calabria è sempre più azzurra». (dr)

REGGIO: FALCOMATÀ È AVANTI DI TRE PUNTI
CROLLO LEGA, CALABRIA NON AMA SALVINI

di SANTO STRATI – La Calabria non ama Salvini, questo è evidente. Basta osservare il crollo verticale registrato dalla Lega a Reggio (sotto il 5%) e Crotone (sotto il 4%), dove, invece, in controtendenza sul resto d’Italia, Forza Italia si laurea primo partito. A tarda notte ancora si sta completando lo spoglio, ma non c’è da attendersi alcuna sorpresa: come largamente previsto si va al ballottaggio e il 4 e 5 ottobre i reggini e i crotonesi, insieme con i cittadini di Taurianova, Castrovillari, San Giovanni in Fiore e Cirò  dovranno scegliere chi sarà il loro prossimo sindaco. Giuseppe Falcomatà supera di pochi punti il suo antagonista Nino Minicuci ed entrambi in queste due settimane dovranno lavorare sul territorio per raccattare voti. Il ballottaggio è un’altra elezione: i candidati eletti nelle liste (a esclusione dei primi otto esclusi in cerca del premio di maggioranza) non cercano né portano voti all’aspirante sindaco. A chi è rimasto fuori, indipendentemente dalla forza elettorale che potrebbe essere irrilevante, non gli può fregare di meno e allora rimangono solo due uomini in lotta, a cercare di far votare chi non si è recato alle urne al primo turno. Un lavoro certosino e immane, ma fa parte delle regole del gioco. Che diventa ancora più difficoltoso, visto il breve distacco che separa i due contendenti. C’è chi parla di apparentamenti, ma nessuno può disporre a piacimento dei voti ricevuti: salvo opportunità politiche che possono aprire nuove prospettive. E la politica, si sa, è l’arte del compromesso: mai dire mai di quello che può capitare in nome di

La valutazione politica, a caldo, ci dice che i due schieramenti tradizionali – destra/sinistra – non hanno brillato in originalità e la campagna – una cattivissima campagna elettorale locale – non ha risparmiato insulti, insinuazioni, sgarberie, al posto di presentare programmi e progetti. Sì, sono stati illustrati, per grandi linee, idee relative a programmi e progetti, ma con scarsa convinzione ritenendo inutile “perdere tempo” spiegare nel dettaglio come si intenderà amministrare la città in caso di elezioni. C’è poi chi, come Angela Marcianò, ha addirittura prodotto un programma di 100 pagine realizzato ascoltando il territorio e recependo i consigli e le competenze di chi ci capisce qualcosa. Ma, come si è visto, il malloppone di 100 pagine non è servito: la candidata “civica” Marcianò, con la macchia della Fiamma Tricolore che alla fine l’ha un po’ bruciacchiata (poche centinaia di voti, valeva la pena imbarcarli nel suo progetto?), ha combattuto strenuamente contro il suo principale nemico, il tempo. Se avesse avuto almeno due/tre mesi di tempo in più avrebbe conquistato molti significativi consensi. Ha sbagliato a indugiare nell’annunciare la discesa in campo, nel presentare la candidatura, e s’è trovata con troppo poco tempo a disposizione. Ciò non toglie che il suo è un risultato di tutto rispetto, anche se una sua sola lista porterà un consigliere a Palazzo San Giorgio. Poco male, la presenza è già di per sé importante.

Uguale sorte dovrebbe capitare a Klaus Davi che, probabilmente, arriverà a prendere un seggio in Comune, che poi era il suo obiettivo primario. Sergio Klaus Mariotti (questo il vero nome completo) si è innamorato della Calabria: ha fatto un’ammirevole campagna lo scorso anno per San Luca che non vedeva le urne da tempo immemorabile, poi si è lasciato conquistare da Reggio. Un innamoramento non proprio ricambiato al massimo, ma quest’altro “straniero” ha saputo conquistare consenso stando in mezzo alla gente, scegliendo di andare ad abitare ad Archi, nel quartiere storico della ndrangheta cittadina, dialogando con tutti, lanciando idee e provocazioni, non tutte da buttare. Il futuro sindaco dovrebbe tenerlo in considerazione per un assessorato alla reputazione. A Reggio servirebbe molto visto che la città pur avendo risorse straordinarie (a partire dai magnifici Bronzi che quella parte di mondo che sa che sono al Museo di Reggio ci invidia) per finire al Bergamotto di Reggio Calabria che difende la sua unicità mondiale e tiene in alto i numeri delle esportazione dell’intera regione. Senza contare lo splendido lungomare che vanta innumerevoli tentativi di imitazione (come recitava uno slogan della settimana enigmistica) e le altre magnifiche tipicità che rendono l’enogastronomia un fiore all’occhiello che non appassisce mai. Però – sostiene Klaus Davi – il brand Reggio è sottoutilizzato, anzi non è utilizzato per niente e potrebbe macinare milioni di euro tra cultura e turismo, tra eccellenze dell’Università Mediterranea e un territorio metropolitano che nasconde tesori preziosi e mai adeguatamente valorizzati.

Torniamo alla Lega: i numeri a volte sono impietosi e ci danno la fotografia di un partito inesistente: ha un bel dire Salvini il “nostro” candidato ha spuntato il ballottaggio a Reggio: gli è rimasto solo quest’argomento che non convince neanche i suoi fedelissimi. La parabola discendente è cominciata con le scellerate dimissioni dal Governo ed è continuata con clamorose gaffes e scelte discutibili, mirate più a sottolineare il suo inesistente potere che ad avviare il processo di rinnovamento del Paese. Che ha bisogno di una destra come ha bisogno di una sinistra, per una dialettica e un confronto che abbia a cuore le sorti del Paese. Invece la meteora grillina, basata sul nulla o tutt’al più sul “vaffa” ha abituato gli italiani a non pretendere più niente dalla politica. Dilettanti allo sbaraglio al Governo e nei posti chiave, ministri inadeguati quando non incompetenti, una lotta tiepida sul mantenimento di un potere che non c’è. E rissa continua. Non è spiegabile come il Partito democratico continui a farsi dettare l’agenda da Luigi Di Maio e suoi sodali (ormai in perenne lotta tra di loro) senza mostrare gli attributi che, secondo la migliore tradizione, un tempo tirava fuori.  Non ci sono i politici di una volta – commentano gli ultrasessantenni rimpiangendo grandi personalità che hanno edificato il Paese – e non si sa se fa più danni l’incompetenza o il malaffare, che messi insieme creano, comunque, una formula micidiale.

Così, il pareggio alla regionali (3-3) accontenta tutti e autorizza tutti a conquistarsi il classico quarto d’ora di notorietà (secondo l’azzeccata intuizione di Andy Wharol), peccato che, poi, facendo un po’ di conti si scopre che: i Cinque Stelle si sentono vincitori perché ha vinto il Sì, cui hanno costretto persino Zingaretti e alleati che pur sdegnati hanno chinato il capo; Zingaretti si sente vincitore e ritiene il governo rafforzato (ignorando che il Pd ha vinto solo dove non era appoggiato dai Cinque Stelle); Salvini – cui bisogna riconoscere le pericolose insidie che ha teso ai partiti di governo alle regionali – accampa vittorie che non sono sue: Zaia, in Veneto, vive di luce propria, Toti, in Liguria, è espressione di Forza Italia e Acquaroli è uomo della Meloni. Dove ha vinto Salvini? Ci ha provato in Calabria, ma gli è andata peggio. A Reggio, alle regionali del 26 gennaio, la Lega aveva superato l’8% dei consensi: oggi è sotto il 5%; a Crotone, sempre alla regionali, era il primo partito della città col 12,42%: supera oggi di poco i 3,5 punti di percentuale. Con questi numeri la paventata conquista del Meridione e soprattutot dello trova un ostacolo serio. Non sappiamo se l’uomo del Ponte (Minicuci) riuscirà a far tornare il sorriso a Salvini, di sicuro quello di Falcomatà, ieri sera, davanti ai giornalisti era a 32 denti. (s)

 

LA PRESIDENTE JOLE SOGNA IL “CAPPOTTO”
PER ESSERE “APE REGINA” DELLA CALABRIA

Ma si vota per i Comuni o per la Regione ? La battuta racchiude l’essenza della partita politica che
si gioca tra pochi giorni (20 e 21 settembre) in Calabria, dove sei Comuni superiori ai 15.000
abitanti eleggeranno il nuovo Sindaco (in prima battuta oppure rinviando di 15 giorni al
ballottaggio). Apparentemente una contraddizione (che c’entra la Regione, visto che si è votato
appena sei mesi fa per le regionali?), nella realtà un dato obiettivo. Si tratta, in altri termini, del
primo ed impegnativo test elettorale per Jole Santelli, presidente della Regione e leader del
centrodestra calabrese, che in questi mesi è stata sottoposta ad un enorme stress non solo per il
duro contrasto alla pandemia, ma anche per le fibrillazioni sempre presenti nella politica
calabrese.
Jole sogna un risultato “tennistico” che confermi e rafforzi la sua leadership. Risultato “tennistico”
ha un solo significato: 6-0. Vincere cioè a Reggio Calabria, Crotone, Castrovillari, San Giovanni in
Fiore, Cirò Marina e Taurianova, tutti Comuni guidati dalla sinistra. Non sarà facile, ma non è
impossibile. Se Jole riuscirà a portare a casa questo clamoroso risultato (ma le basterebbe anche
un 5-1), il suo potere si accrescerebbe a dismisura e nessuno si sognerebbe di metterlo in
discussione.
Se, al contrario, il risultato ringalluzzirà un centrosinistra in evidenti difficoltà e che si aggrappa alle
chances dell’uscente Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, tutti si affretteranno a chiedere il
conto alla “presidentessa”. L’elenco di quelli che attendono al varco la Santelli è lungo: si va da
Fratelli d’Italia che reclama maggiori spazi gestionali a quella parte di Lega che vorrebbe mandare
a casa il pittoresco vicepresidente Nino Spirlì a vantaggio del sindaco di Catanzaro Sergio Abramo;
da coloro che mal hanno sopportato la nomina di due assessori esterni come Capitano Ultimo e
l’astrofisica Sandra Savaglio a quelli che hanno storto il muso per l’eccessivo ricorso a personalità
non calabresi per molti ruoli chiave (si pensi a Giovanni Minoli alla Film Commission).
Si vota per i Comuni, ma si vota, in fondo, per le Regionali. Lunedì sera sapremo se la Calabria è
saldamente nelle mani dell’Ape Regina Jole Santelli o se i sempre fragili equilibri della politica
regionale diverranno ancora più fragili. Non resta che attendere lo spoglio che inizierà alle 15 di
lunedì. (dr)