INUTILE IL CHECK ANTIMAFIA SULLE LISTE
SCOPPIA LA POLEMICA MORRA-DE CAPRIO

DALLA REDAZIONE ROMANA – Poteva esimersi il sen. Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, dal non seminare provocazioni in vista delle prossime elezioni regionali? Certamente no. Ed ecco che parte l’atteso “siluro” di insinuazioni e sospetti sulle prossime consultazioni del 3 e 4 ottobre.
L’ex-grillino (o no?), in buona sostanza contesta il lavoro della Commissione che presiede, sminuendo il valore dell’attività svolta: «troppa enfasi con eccesso di ottimismo» sulla norma (proposta alla Camera dal candidato presidente Roberto Occhiuto, nonché capogruppo azzurro) che ha ammesso il controllo preventivo sulle candidature. Secondo Morra «Il giudizio sui candidati non può essere solo quello della Commissione, ma di tutti quanti noi. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità».

«Questa innovazione – ha sottolineato Morra – per cui noi possiamo garantire la presentabilità dei candidati è stata enfatizzata da chi ha proposto questa modifica normativa con un eccesso di ottimismo». Ma è una norma, secondo Morra, “schizofrenica” perché, di fatto, non vieta ad eventuali impresentabili di essere candidati in altre liste, diverse da quelle sottoposte preventivamente al vaglio della Commissione Antimafia.

Per la verità, considerando che sono solo 439 i nominativi sottoposti al controllo preventivo, c’è da trarre una semplice conclusione: al nuovo codice di autoregolamentazione è mancata l’adesione corale di tutti i partiti. In Calabria, per esempio hanno ritenuto di non dover sottoporre al check antimafia le liste preliminari dei propri candidati né il Pd né De Magistris, né i CinqueStelle (ma ci sono ancora nella regione?). Questo significa che, da un lato, Morra, una volta tanto ha ragione, ma la sua delegittimazione del lavoro della Commissione di cui è ancora Presidente (ma come fa ad esserlo non essendo più in quota M5S?) ha intenti chiaramente provocatori e poco nobili fini di polemica a buon mercato con gli avversari politici.

Tant’è che gli risponde per le rime il presidente della Commissione regionale Anti’Ndrangheta Antonio De Caprio (capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale) alimentando il fuoco della polemica quasi alla vigilia della presentazione delle liste. «Siamo stati i primi – ha dichiarato – a chiedere trasparenza e liste pulite. Non siamo abituati a strumentalizzare il tema della legalità. Per noi tutti, la legalità è un modus operandi quotidiano, un modo di essere che contraddistingue coloro i quali vedono la politica come missione, non per meri fini personali» per contestare le affermazioni di Morra sull’enfasi attribuita alla modifica normativa sul controllo preventivo. (Prima il controllo veniva fatto dopo le elezioni sugli eletti).

«Fin dall’inizio – ha detto il presidente della commissione Anti ‘Ndrangheta – abbiamo chiesto un controllo preventivo delle liste del Centrodestra. Ci siamo premuniti di inviare i nominativi a Roma e chiesto che l’assise antimafia facesse il suo lavoro senza strumentalizzazioni. Nonostante ciò, registriamo dichiarazioni tese a sminuire chi veramente vuole recidere i tentacoli di una consorteria criminale che sta minando la dignità dei calabresi onesti. La questione morale la conosciamo bene e ne siamo consci. Ognuno di noi si è assunto le proprie responsabilità ed è proprio per questo che abbiamo chiesto l’intervento dell’organo politico più importante del Paese. Spiace, però, constatare – chiosa il capogruppo azzurro in assemblea legislativa – come la commissione stessa venga sminuita dal suo stesso presidente da una iniziativa, voluta fortemente dal centrodestra, che, evidentemente, ha spiazzato gli avversari della sinistra che non hanno ritenuto utilizzare questo strumento, per noi fondamentale, al fine di continuare un percorso fatto di azioni, volte all’allontanamento di chi opera nell’illegalità».

Morra, ancora una volta, si erge a paladino assoluto della legalità e cerca, evidentemente, un po’ di visibilità in uno scenario regionale alquanto buio per i pentastellati. Non è chiara la posizione dei singoli ex Movimento5Stelle, tra chi è contro Draghi (L’Alternativa c’è) e chi è decisamente filogovernativo. La verità è che, nonostante il convinto ottimismo dell’ex premier Giuseppe Conte sui numeri della regione – ­che evidentemente ha convinto in primo luogo Letta e i suoi inviati in Calabria dell’assoluta necessità di utilizzare il serbatoio grillino di voti (oggi vuoto) –, in Calabria il sogno dell’anticasta si è infranto in modo miserevole, lasciando deluso e quasi “orfano” quel 43,39 per cento di elettori che ci avevano creduto nel 2018.

Per questa ragione, in mezzo al vuoto assoluto, le dichiarazioni di Morra cercano di fare rumore, lasciando indifferenti i più. «La Commissione ­– ha chiarito Morra – definisce un candidato impresentabile, solo e soltanto, in virtù di criteri giuridicamente ineccepibili, incontrovertibili, insindacabili, e sono criteri che rinviano alla cosiddetta Legge Severino e al codice di autoregolamentazione». Criteri – ricordiamolo – che la Commissione stessa si è data inizialmente con la presidenza Bindi e poi con quella attuale di Nicola Morra.

E qui prevale il discorso dell’etica. Se non ci sono evidenze penali (condanne passate in giudicato) ma solo avvisi di garanzia prevale una questione “morale”. Lo stesso discorso che ha portato avanti il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: «Il problema delle liste – ha detto – non si risolve con la patente antimafia. La commissione antimafia si limita a chiedere alla procura se i candidati hanno condanne, ma questo non risolve il problema. Non si candidano in prima persona i boss, ma giovani di bella apparenza e belle speranze sui quali non si può dire nulla. È chiaro, però, che diventano a tutti gli effetti dei prestanome. Non si risolve il problema con la patente antimafia ma con la serietà della politica».

È un discorso che riguarda tutti – nessuno escluso –: serve un impegno aggiuntivo di serietà nel chi forma le liste e soprattutto in chi chiede di entrarvi: gli esiti del check preventivo sono modesti e irrilevanti ai fini dell’etica nella politica di chi si candida e sceglie i compagni di viaggio. Mancano pochi giorni (venerdì entro mezzogiorno si depositano le liste) e sabato c’è la pubblicazione delle stesse. Vedremo quanti “moralmente impresentabili” figureranno nelle liste dei futuri consiglieri regionali della Calabria. (rp)

 

 

 

SERVE UN PATTO SCRITTO CON ELETTORI:
DAI CANDIDATI PROGRAMMI E SCADENZE

di FRANCESCO RAO – Le elezioni, da intendere come esercizio democratico del potere, assegnato dalla Costituzione agli elettori, dovrebbe rappresentare l’avvio di una rinnovata fase di rinascita, tanto per il territorio quanto per il tessuto sociale.

In tale ambito, lo scenario ideale avrebbe bisogno di essere animato da soggetti pronti ad assumere il ruolo e la funzione non solo per rappresentare quel territorio, ma per esercitarli nel tempo sia con la diligenza del buon padre di famiglia, sia attraverso una diffusa azione riconducibile a quanto svolto dai facilitatori di sistema, impegnati a individuare un metodo per risolvere le varie problematiche richiamate nel percorso descritto nell’attuazione dei programmi presentati agli elettori, che dovrebbero sostituire le vecchie cattedrali nel deserto con progetti snelli, credibili, realizzabili e immediatamente utili al territorio e alle persone ivi residenti.

Nell’aprire questa riflessione, ho già utilizzato troppe volte il condizionale e i miei gentili lettori avrebbero ragione nel pensare che io sia pessimista. È opportuno, prima di proseguire, tranquillizzare quanti hanno avuto tale impressione leggendo queste prime righe. Farò ciò ricorrendo a una semplice affermazione: ho molta fiducia nelle disposizioni contenute nella nostra Costituzione, ma ho molta paura per gli atteggiamenti assunti da quanti la ignorano. Questa affermazione non vuole essere l’occasione per sottolineare le profonde differenze tra le due sponde del fiume, semanticamente riconducibili ai ruoli esercitati nei civici consessi, eletti democraticamente, nelle quali la fazione che amministra e la fazione che controlla somigliano sempre più a quei combattenti che la storia ci ha consegnato come attori impegnati ad animare il Colosseo ai tempi dei Romani.

La Calabria, il prossimo 3 e 4 ottobre, chiamerà nuovamente alle urne gli elettori per procedere all’elezione del Presidente della Giunta regionale e dei rispettivi Consiglieri. Purtroppo, l’improvviso vuoto lasciato dall’on. Jole Santelli rappresenterà per moltissimo tempo, oltre al dolore per la perdita di una persona speciale, l’imprevista interruzione di un metodo praticato da colei che, oltre a credere nella bellezza dei sogni, era riuscita a rendere il suo sogno un desiderio comune, abbracciato lentamente da una stragrande percentuale di calabresi, vicini o distanti da una specifica appartenenza politica.

Il prossimo turno elettorale, per numerose motivazioni, oserei definirlo come l’ultima occasione per la Calabria e soprattutto per i Calabresi. Non è mia intenzione entrare nel merito delle varie statistiche, con le quali vengono confezionati sondaggi sempre più reconditi e propensi a scrivere con anticipo la vittoria di uno tra gli schieramenti che ancora non hanno nemmeno formalizzato le liste con i rispettivi programmi. Sappiamo benissimo che la corsa per presiedere la Giunta regionale è partita da tempi non sospetti. In parte abbiamo assistito alle azioni compiute dai vari partiti politici, guidati da leader animati dalla volontà d’imprimere il loro nome e cognome sulle scelte future. A volte, all’interno di tale cornice è stato impossibile apprendere e comprendere i contenuti degli accordi politici, forse pianificati ricorrendo a logiche trasversali che i calabresi, poco avvezzi ai sistemi praticati nei palazzi del potere, finiranno per legittimare.

Il voto, inteso come massima partecipazione democratica e criterio di scelta per l’indicazione dei rappresentanti del Popolo nelle varie Assemblee elettive, con il trascorrere del tempo ha perso la funzione costituzionalmente prevista e tutelata, in quanto è stato trasformato in una sorta di consenso referendario a favore di uno tra i tanti partiti politici presenti nell’emiciclo costituzionale, sempre più deserto da quel dialogo costruttivo in quanto la priorità di una buona parte degli eletti è la propaganda da praticare in lungo e largo per l’Italia, relegando margini di tempo per l’esercizio dei soliti copioni, messi in scena in una delle due Camere per verificare di volta in volta la tenuta del Governo mediante la discussione e la votazione delle mozioni di sfiducia o nella discussione degli emendamenti spesso utilizzati per creare ostruzionismo anziché per arricchire le singole proposte di Legge.

In questo scenario, i programmi elettorali rappresentano l’identica funzione svolta dai sistemi di produzione oligopolistica in un mercato privo di forze e pronto ad accettare l’offerta che lo affrancherà da maggiori sofferenze.

L’inversione di tendenza con il conseguente mutamento socioeconomico è possibile. In alcune regioni d’Italia è già avvenuto, e ha anche consolidato straordinari risultati. In altre regioni, purtroppo, non si è registrata questa spinta dal basso per un semplicissimo motivo: la regola imperativa, di volta in volta, non è stata coincidente con il desiderio di generare la crescita e lo sviluppo, attivando percorsi virtuosi ma l’intento è stato sempre identico: rincorrere la vittoria della specifica competizione elettorale per poi ritrovarsi a dover spegnere incendi divampati tra i componenti della stessa coalizione vincente, costruita per l’occasione e in molti casi non omogenea.

Tutto ciò, inevitabilmente si tradurrà per l’ennesima volta nel mancato rispetto degli impegni assunti con gli elettori e l’unica risposta consisterà nell’individuare ogni giorno un nemico da combattere per sviare l’attenzione generata dai fallimenti amministrativi e politici.

Le persone non dimenticano gli impegni che i politici affermano di volta in volta nelle piazze o durante i confronti televisivi. Quanti hanno creduto in quelle parole, spesso utilizzate abusando della debolezza umana, oggi scelgono di non andare a votare. La loro astensione, vero tema indiscusso, dovrebbe far riflettere il mondo della politica, ma a quanto pare non fa paura a nessuno. Volendo essere cinici, tale dinamica potrebbe trasformarsi in un fortissimo alleato per uno degli schieramenti impegnati in qualsiasi competizione elettorale. Vada come vada, ci sarà sempre una maggioranza di elettori che si esprimerà a favore di qualcuno e gli astenuti, non esercitando il loro diritto di voto, contribuiranno a loro insaputa a rendere ancora più facile la vittoria di chi ha promesso tanto, con la cosciente certezza di non poter mantenere nemmeno il minimo dell’impegno assunto.

Il 3 e 4 ottobre potrà essere il nostro nuovo punto di partenza per costruire il futuro. È proprio questo il nocciolo della questione che sta sfuggendo di mano agli elettori calabresi. A oggi, abbiamo sentito parlare ad libitum di candidati alla carica di Presidente della Giunta mentre, poco o forse nulla, è stato detto in merito al capitolo più importante della sfida messa in atto: il programma da svolgere e come intercettare i fondi da utilizzare.

Alcune curiosità sono dovute e le condivido con i nostri lettori, senza nascondere una forte preoccupazione. Chi realizzerà le mappature per strutturale il fabbisogno dei vari interventi senza realizzare opere destinate a essere superflue e superate? Chi scriverà i progetti per l’ottenimento dei fondi previsti dal Pnrr? Ci sarà il coraggio per attivare alcune cabine di regia, coinvolgendo il Governo centrale, affinché possano essere superate definitivamente quelle problematiche afferenti al settore della sanità, della disoccupazione giovanile, del dissesto idrogeologico, del superamento della pagina relativa al commissariamento di moltissimi Enti, strategici per lo sviluppo regionale? Oltre a questi temi c’è tanto altra da fare per una Calabria che, in molti settori, segna il passo, ma a quanto pare le priorità sono ben altre e non è dato sapere quale cronoprogramma verrà praticato per poter ripartire.

Infine, non perché io pensi che i Giovani rappresentino il fanalino di coda della nostra società, ma riponendo in essi una straordinaria fiducia, vorrei sperare che, grazie a loro, la presente riflessione possa essere anche motivo di confronto in famiglia, tra amici, tra compagni di classe, nel mondo delle associazioni per richiamare l’attenzione dei Calabresi. Ognuno di noi, anche se non direttamente impegnato in politica, grazie al desiderio di partecipare per alimentare, in modo concreto, il dibattito con l’intento di non ripiegare sulle repliche da sempre messe in atto da quella parte del mondo politico, propenso a scegliere di percorrere una strada senza poi esercitare il mandato con quella diligenza messa in atto dal buon padre di famiglia.

Per tale motivo, sapendo di essere un sognatore e cosciente del contenuto provocatorio di questa riflessione, vorrei chiedere a tutti i candidati, impegnati per le prossime elezioni regionali del 3 e 4 ottobre, sia alla carica di Presidente, sia alla carica di Consigliere regionale, di rendersi disponibili a sottoscrivere pubblicamente un contratto con gli elettori nel quale siano contenute, oltre alle priorità da raggiungere e consolidare per il breve, medio e lungo periodo contenute nei rispettivi programmi il chiaro impegno nel presentare ai calabresi un bilancio delle attività, compiute e incompiute, con cadenza annuale. In caso di eventuali scostamenti dal programma presentato agli elettori, maggioranza e minoranza, non dovranno esitare a formalizzare le dimissioni immediate.

Noi calabresi, sin da subito, potremo iniziare svolgere un ruolo straordinario e inedito evitando di alimentare polemiche, alzando polveroni per poi ritrovarci a litigare e dividerci. Teniamo in considerazione che, proprio la divisione sociale, ha già cristallizzato ai minimi termini il nostro agire quotidiano. Occorre riprendere in mano il controllo guardando al bene comune. Il confronto, vorrei sperare possa divenire il più nobile dei gesti tra gli intenti mossi all’interno di ogni Comunità evitando la sopraffazione mediante un diffuso desiderio teso a elevare il livello del confronto. Questa potrebbe essere la strada da percorrere affinché vi sia una diffusa puntualità nel riconoscimento dei nostri diritti con il conseguente rigetto di quell’idea che ne ha distorto il senso reale, facendo apparire agli occhi la concessione di un favore. Un esempio per tutti: nel 2021 non si può morire attendendo l’arrivo di una autoambulanza perché i tagli hanno dilaniato la sanità.

I social potranno essere uno strumento particolarmente utile alla nostra causa. Come ogni azione guidata dalle persone, sino a ora hanno assunto in alcune circostanze, la peggiore delle polarità immaginabili, caratterizzando di volta in volta l’opportunità offertaci dalla rete nel peggiore dei modi e rendendo tali spazi virtuali come luoghi nei quali sia possibile consumare faide virtuali destinate ad alimentare la diffidenza, lo scoramento e il mancato impegno politico.

Tutto ciò, nel tempo, ha consolidato nell’immaginario collettivo l’idea che la politica sia soltanto marciume. Vorrei che iniziassimo a immaginare la politica intesa come servizio alla Comunità, e non come esercizio del potere. Il mutamento dei sistemi sociali può essere avviato anche in questa fase, impregnata dal relativismo e distante da quei modelli che potrebbero generare opportunità di autentica importanza. Direi che i tempi sono maturi per rendere attuabile qualcosa che per altre generazioni era inimmaginabile.

Dobbiamo imparare a volare alto, altrimenti il primo mascalzone che si accorgerà del cambiamento da noi intrapreso, temendo di perdere il potere, ricorrendo alla scorrettezza dello sgambetto interromperà improvvisamente la nostra corsa facendoci nuovamente cadere nella rassegnazione. (fr)

[Francesco Rao è dirigente Nazionale e Presidente del Dipartimento Calabria Associazione Nazionale Sociologi]

 

 

Mario Oliverio: un ultimo appello per trovare l’unità della sinistra per le regionali

L’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio lancia un ultimo appello alle forze democratiche e riformiste della Calabria per ritrovare la necessaria unità a sinistra e affrontare con spirito vincente le prossime elezioni regionali.

«Anche se mancano pochi giorni alla presentazione delle liste – afferma Oliverio in un post su fb – sento di dover insistere rivolgendo un appello perché si compia ogni sforzo per trovare l’unità di tutta la Sinistra e delle forze progressiste intorno ad una candidatura sulla quale possa convergere l’intero arco delle forze del centrosinistra.
Persino i sondaggi effettuati da più Istituti specializzati evidenziano un centrodestra largamente sotto al 50%, favorito solo da un centrosinistra frammentato. Lo sanno bene in primo luogo i dirigenti del Partito Democratico nazionale e locale, a partire da Francesco Boccia e Stefano Graziano che hanno la responsabilità della situazione calabrese. Tutti, in primo luogo loro, abbiamo il dovere politico di evitare alla Calabria ed ai calabresi una proroga del rovinoso governo di centrodestra.
Il PD non può nascondersi dietro a difficoltà che invece andrebbero affrontate attraverso una iniziativa politica adeguata, avendo la capacità di liberarsi dai meschini calcoli dei singoli per un posto in Consiglio Regionale, per mettere al centro l’interesse generale di una regione che ha diritto a costruire il suo futuro. Come ho già avuto modo di dire nei giorni scorsi sono pronto a fare un passo indietro.
Ci sono ancora i margini per ricercare una candidatura unitaria in cui il popolo del centrosinistra calabrese possa rispecchiarsi e ritrovare l’entusiasmo necessario per competere e vincere. La mia non è una iniziativa strumentale né è da considerarsi fuori tempo massimo. Ripeto non mi rassegno all’idea, purtroppo prevalente in queste ore, di un risultato precostituito attraverso una sconfitta del centrosinistra. La Sinistra in Calabria ha una storia nobile, ricca di lotte, di valori, di personalità con storie e funzioni diverse che potrebbero rappresentare la sintesi su cui realizzare l’unità. Potrei citarne alcune che sono simbolo di una Calabria sana, che hanno saputo incarnare i veri valori della sinistra, capaci di rappresentare un fronte largo, un progetto di crescita per la Calabria». (rp)

IN QUESTA “SCAMPAGNATA ELETTORALE”
SONO ASSENTI POLITICHE PER IL LAVORO

di SANTO BIONDO – Nel menù di questa “Scampagnata Elettorale”, che accompagnerà la Calabria al rinnovo del Consiglio regionale del prossimo mese di ottobre, manca – fra le altre – una portata essenziale: le politiche per il lavoro.

Chi ha deciso di scendere in campo, a qualsiasi orientamento politico appartenga, non sta prestando attenzione alle richieste che arrivano dal basso. Dal centrodestra al centrosinistra si è deciso di sfuggire al confronto più volte chiesto, in maniera unitaria, dal Sindacato Confederale calabrese, tutto ciò favorito dalla parcellizzazione della coalizione di centrosinistra che ha scelto di marciare divisa e, così facendo, partire sconfitta prima ancora di arrivare alle urne.

Tutto si sta svolgendo a scartamento ridotto, i toni sono bassi, si pensa più che altro a trovare la congiunzione giusta per assicurarsi un posto all’interno dell’aula “Fortugno”. Ciò che rimane, ancora una volta, estromesso dal dibattito è il futuro della nostra Terra, le sue prospettive economiche, sociali ed occupazionali che, purtroppo, tanto sono state segnate dall’emergenza pandemica ancora in atto.

Si sente parlare solo di schieramento e di candidature. Adesso anche l’antimafia è diventato brand, come se non si conoscesse la storia politica e personale di ciascun candidato. Poco o niente si sa dei programmi amministrativi di chi si candida a governare la Calabria, di come, solo per fare alcuni esempi, si intende affrontare l’emergenza sanitaria, quella sociale legata al mondo dell’istruzione, quella idrica, quella ambientale o difendere il territorio dagli incendi o dal dissesto idrogeologico.

Noi, avevamo provato ad accendere i toni del dibattito pubblico, cercando di stimolare il confronto con la politica regionale e la società impegnata calabrese. Lo avevamo fatto proponendo lo scorso Primo maggio una Piattaforma Unitaria il cui senso, però, non è stato colto da una politica calabrese troppo distratta da beghe interne e clientele da curare per il proprio tornaconto elettorale.
Questa campagna elettorale dal clima di scampagnata elettorale, fuori tema e fuori contesto non contribuirà purtroppo, ad elevare il livello dell’azione amministrativa e politica locale sulle tante, troppo, tematiche emergenziali ancora irrisolte in Calabria, così come rischia di isolare la regione dal dibattito nazionale e far scemare oltremodo l’attenzione del Governo nazionale rispetto alle reali necessità del territorio.

Fra le tante problematiche ancora irrisolte, insieme a quelle evidenziate prima, vi è quella del lavoro. Nella nostra regione, purtroppo, la pandemia ha contribuito ad appesantire la condizione economica e sociale della Calabria. In questo contesto, quindi, per la nostra regione diventa determinante avere un mercato del lavoro competitivo, moderno e rispettoso delle regole, dove il precariato venga azzerato e si proceda repentinamente all’avvio di una nuova stagione concorsuale utile a rinnovare la pubblica amministrazione calabrese, fortemente debilita da anni di blocco del turnover e da assenza di concorsi pubblici e meritocratici.

La partita in questo campo si gioca su due livelli: uno nazionale e un altro locale. A Roma, purtroppo, il Governo procede a rilento nel confronto con le parti sociali, per definire l’attesa riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro: gli unici strumenti che, se intersecati produttivamente ad una coerente politica industriale, possono dare vita ad una visione organica del mondo del lavoro e, allo stesso tempo, favorire una moderna ed efficace transizione ambientale, energetica e digitale.

Solo questo, insieme al corretto utilizzo delle tante risorse che arriveranno da Bruxelles, può dare vita ad una svolta storica di tutto il sistema produttivo italiano.

Ma se a Roma si procede a rilento, a Catanzaro tutto è fermo. Anche il livello regionale, infatti, ha la sua valenza in questo campo e, purtroppo, in questi anni la Calabria – la sua classe politica – ha fallito nel tentativo di rinnovare il settore del lavoro pubblico, azzerando i concorsi e favorendo il precariato solo per tornaconto elettorale.

Nel settore privato, poi, la politica di governo regionale non è riuscita a favorire l’incastro virtuoso fra le politiche attive e il fabbisogno di competenze professionali provenienti dal mondo produttivo calabrese, sacrificando così le potenzialità di crescita di tante esperienze produttive private di livello che vorrebbero crescere e non riescono a farlo anche per l’incapacità della classe dirigente regionale di approntare delle politiche del lavoro e dello sviluppo produttivo capaci di intercettare i bisogni delle imprese e dei lavoratori. Politiche regionali utili anche ad attrarre investimenti privati da parte dei grandi gruppi industriali nazionali.

Più volte, purtroppo inascoltati, abbiamo chiesto l’avvio di tavoli di discussione interdipartimentali per mettere insieme tutte le parti sociali, il mondo delle imprese e la governance regionale con il solo obiettivo di dare concretezza ad una politica industriale regionale che sia capace di incastrarsi con quella nazionale, in grado di utilizzare le risorse del fondo sociale europeo – che sino ad oggi è stato parcellizzato senza creare nulla di strutturato – dare concretezza al progetto della Zona economica speciale (che potrebbe essere un vero volano di crescita economica ed occupazionale) e offrire a questa terra una prospettiva concreta di sviluppo.

Siamo convinti, infine, che solo un confronto serrato con il Partenariato Economico e Sociale possa essere utile ad invertire la rotta, a ricercare e selezionare le idee giuste per la ripartenza e la resilienza di una terra che, sino ad oggi, ha sprecato la dote dei finanziamenti europei e rischia di non affrontare con il giusto piglio la programmazione del Pnrr, di vedere sfumare le opere previste dal Patto per la Calabria e di non saper programmare e spendere i circa 5 miliardi di euro a sua disposizione.

Continueremo a batterci con le nostre idee e proposte per provare ad invertire la rotta alla Calabria, l’opportunità che si presenta non può essere sprecata da egoismi e personalismi di parte. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale regionale Calabria della Uil]

IL “CORAGGIO” DI OCCUPARSI DI CALABRIA
LAB POLITICO CON IL MODELLO NORD-EST

di SANTO STRATI – Se nella primavera del 2019, mentre infuriava l’assurda campagna sull’autonomia differenziata da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ai danni delle regioni meridionali, qualcuno avesse detto che sarebbe stato un veneziano a portare acqua al mulino della Calabria, l’avrebbero certamente mandato alla neurodeliri.

E invece è successo, succede. E non è – questa è la sensazione – una trovata elettoralistica: il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, leader e fondatore di Coraggio Italia, s’è innamorato della Calabria e l’ha eletto luogo ideale per il laboratorio politico del suo movimento: una sorta di prova generale sul territorio, senza proclami e parole al vento, ma con la sola arma del buonsenso. “Se cresce la Calabria cresce l’Italia” – il suo slogan – detto da un veneto dimostra che, in questo Paese, c’è anche qualcuno che ancora ragiona. C’è un territorio utilizzato all’1 per cento, 800 km di costa bellissima, un capitale umano unico e straordinario, un bacino di consumo strepitoso: non ci vuole una laurea in economia ad Harvard per capire che tutto il Mezzogiorno – se si creano le corrette condizioni di welfare, con lavoro, sicurezza, benessere – è il naturale mercato commerciale di cui le industrie del Nord hanno incredibilmente bisogno, dopo quasi due anni di pandemia.

Lavoro, lavoro e lavoro, che però significa stipendi decorosi, qualità della vita, mobilità e una sanità degna del Paese. E soprattutto la possibilità di sognare un futuro per i giovani, un patrimonio che la Calabria ha stupidamente dilapidato e sta regalando alle regioni ricche, ai Paesi industrializzati, al mondo: a tutti coloro che ne intuiscono competenza e capacità e valorizzano in chiave di merito le risorse migliori, che si sono formate a spese dei calabresi.

Il sindaco Brugnaro è rimasto piacevolmente sorpreso da questa terra. Era venuto convinto di dover fare campagna elettorale a Roberto Occhiuto (che non ne ha apparentemente bisogno) e ha, invece, intuito il potenziale del territorio per sperimentare il laboratorio politico di Coraggio Italia (che non è un’esortazione, ma una convinta affermazione) sulla scia dei tentativi esperiti, forse troppo timidamente, dal sen. Gaetano Quagliarello e da altri. La dicotomia destra-sinistra è realisticamente superata dalla storia: ci sono posizioni riformiste e spinte antieuropeistiche, idee laburiste e grigi conservatorismi, ma tutti insieme – in Calabria oggi, in Italia domani – esprimono la grande voglia di rinnovamento che percorre il Paese. Soprattutto alla luce della straordinaria opportunità del post-covid, Con i miliardi della UE e del Piano di ripresa e resilienza. Serve – è evidente – un approccio diverso della politica nei confronti dei cittadini, dove il territorio sia il vero protagonista di una stagione di riforme e di pacifica rivoluzione industriale e sociale.

Il sindaco Brugnaro ha ipotizzato per la Calabria una crescita che si ispira a quello del Nord Est: da industriale, pragmatico e con idee di sviluppo meritevoli disella massima attenzione, Brugnaro si rivela un personaggio carismatico che sprizza simpatia e raccoglie un inaspettato consenso. Semplicemente perché non fa altro che dire le cose che la gente ripete da anni: la crescita non va fatta a spese dell’uno o dell’altro: l’Italia, il Paese, deve muoversi unito, sfruttando ogni possibile sinergia, ogni occasione di sviluppo. E quale opportunità migliore della Calabria per costruire un percorso di crescita felice che permetta a chi è nato in questa terra di poterci restare, mettere su famiglia, disegnare il proprio futuro? E a chi è dovuto andar via di poter immaginare un ritorno, con occasioni di lavoro e qualità della vita per consegnare ai propri bambini un domani seriamente migliore?

Ecco, la Calabria è questa per il veneziano Brugnaro che si prepara alla “rivoluzione gentile” senza minimamente pensare (ma ne era comunque già al di fuori) al federalismo becero della Lega Nord o alle stupide argomentazioni di chi pretendeva maggiore autonomia amministrativa, sulla scorta di quella miserabile idea della spesa storica che ha condannato tutto il Mezzogiorno e le regioni più povere a vedere allargare il divario tra Nord e Sud.

Con Roberto Occhiuto, candidato presidente della coalizione di centro destra, che veleggia senza ostacoli verso la Cittadella di Germaneto, Brugnaro ha trovato un partner ideale cui offrire idee e competenze per veder germogliare un nuovo modo di intendere la politica. Ci sono imprenditori illuminati in Calabria, abbandonati a loro stessi, ci sono opportunità disattese, opzioni di crescita mai neanche tentate, perché – diciamoci la verità – la politica regionale ha svolto un ruolo servile mai nei confronti del territorio, ma solo agli interessi di parte. Occhiuto, da questo punto di vista, potrebbe rappresentare una grande novità, sia perché sinceramente spinto da uno smisurato amore per la sua terra, sia perché da politico navigato conosce bene i marosi da cui dovrà tenersi lontano.

È questa la vera sfida, contro una sinistra rinunciataria e volutamente perdente, che Occhiuto dovrà affrontare: fare scelte che non gli garantiranno simpatie e vita facile, ma è, diversamente, un’occasione irripetibile per gettare le basi per una nuova Calabria. E, nel caso di Brugnaro e i suoi crescenti sostenitori, di puntare a una nuova Italia, moderna, libera da corruzione, malaffare e soprattuto burocrazia, che, a sua volta, facilita e alimenta la malasanità e la malagiustizia, nonostante non manchino tantissime figure che sono pregevoli modelli di legalità.

Non è in gioco un’elezione regionale, sia ben chiaro: ci stiamo giocando tutti il futuro. Tra le spinte populiste di Luigi De Magistris – che rinuncia a candidarsi anche come consigliere e mette a rischio un posto sicuro a Palazzo Campanella – un centrodestra “scottato” da un’esperienza di governo “provvisorio” non proprio entusiasmante, e un centrosinistra che non è uno ma probabilmente trino, i calabresi devono individuare a chi affidare l’ipotesi di sviluppo che potrebbe cambiare questa terra. Sarà un errore astenersi (si vada comunque al seggio) e sarà un errore farsi incantare da eventuali incantatori di serpenti. Le liste (da presentare entro il 3 settembre) ci diranno qual è l’idea di governo, quale idea di crescita hanno in mente gli aspiranti governatori. Attenzione al deja vu: se manca a il coraggio di cambiare, non ci sarà nemmeno quello di osare. E la Calabria ha bisogno di condottieri motivati, non mercenari in cerca di fortuna. (s)

L’INTERVISTA VIDEO A LUIGI BRUGNARO Sindaco di Venezia e presidente e fondatore di Coraggio Italia

Il sindaco di Venezia Brugnaro: se riparte la Calabria riparte il Paese

Dimenticata l’autonomia differenziata, chi s’aspettava dal sindaco di Venezia un’affermazione che, al di là dell’ovvio slogan elettorale, lascia intravvedere con occhio diverso il trasporto Nord-Sud. Luigi Brugnaro, attuale primo cittadino di Venezia, a Rocca di Neto, nel Crotonese, ospite del sindaco Alfonso Dattolo, ha detto testualmente: «Se cresce la Calabria, cresce l’Italia». Una bella dichiarazione d’intenti, appena velata da fini elettoralistici, ma bisogna pur riconoscere un atteggiamento diverso e, per certi versi, “rivoluzionario” rispetto ai propositi di autonomia che prima del Covid erano al primo posto negli interessi di Emilia, Veneto e Lombardia.

In piazza discretamente affollata, viste le restrizioni da pandemia, Luigi Brugnaro ha partecipato a un dibattito, moderato dal giornalista Salvatore Audia, direttore di Esperia TV, sul palco allestito con i colori del fucsia e del tricolore, sono interventi anche il senatore Gaetano Quagliariello, vicepresidente di Coraggio Italia, gli onorevoli Cosimo Sibilia e Maurizio D’Ettore, il coordinatore regionale di “Cambiamo!” Francesco Bevilacqua e Pino Bicchielli, socio fondatore di Coraggio Italia. 

«Abbiamo voluto – ha detto Brugnaro – tornare nelle piazze, in mezzo alla gente, nel rispetto delle regole per il Covid, per dimostrare la massima apertura e voglia di ascolto del nostro movimento. Questa mattina ho incontrato degli operatori economici, ci sono delle eccellenze in questa terra, delle possibilità enormi che vanno raccontate. Dobbiamo impegnarci tutti per lasciare ai nostri bambini e ai nostri giovani la speranza di rimanere. Sono loro l’obiettivo della nostra azione politica.

Il 3 e 4 ottobre alle elezioni regionali saremo a fianco del candidato presidente Roberto Occhiuto – ha proseguito il presidente di Coraggio Italia – mi ha colpito la sua tenacia e la sua capacità di dare una dimensione nazionale alle “questioni” della Calabria. 

Dalla ripartenza di questa Regione dipende il rilancio dell’intero sistema Paese. Il progetto politico di “Coraggio Italia” parte proprio dalla valorizzazione di ogni singolo territorio». (rp)

La nota politica di Santo Strati: A chi vince serve un’opposizione forte

di SANTO STRATI –Anche se in politica i ribaltamenti e i colpi di scena sono abitualmente ordinaria amministrazione, difficilmente c’è da aspettarsi questa settimana una “rivoluzione” a sinistra che metta in crisi la coesa coalizione di destra per la Presidenza della Regione Calabria. Ma una considerazione su vincitori e vinti andrebbe comunque fatta.

Dando per scontato la pressoché certa vittoria del centro-destra per la conquista della Cittadella di Germaneto, a maggior ragione i probabili (se non supercerti) sconfitti dovranno riflettere sui guasti della politica regionale di quello che era un tempo il partito caposaldo della sinistra del Mezzogiorno.

Si può perdere, ma onorevolmente, non rinunciando a priori alla battaglia o, peggio, al confronto con l’avversario. E questo comporta, nel caso di una sinistra vocata a una sonora débacle, peggiore di quella registrata con Callipo, l’esigenza di un serio ripensamento (non usiamo volutamente il termine rifondazione perché sa di presa in giro) sul ruolo del Partito Democratico e dei suoi satelliti a sinistra nel contesto regionale.

Sia ben chiaro che a chi vince, nella Regione Calabria, servirà il confronto con una opposizione seria, forte, e rappresentativa delle forze riformiste. 

Il candidato del centro-destra Roberto Occhiuto ha un adeguato pedigree politico e, in atto, riveste un ruolo – capogruppo forzista alla Camera – che gli accredita competenza e capacità di gestione della cosa politica. 

Le scelte, quasi da elenco del telefono, operate invece fin qui dai Dem riflettono invece la chiara volontà di una rinuncia alla politica, come se in Calabria non ci fossero i presupposti per una dialettica di confronto da cui ricavare gli elementi più idonei a favorire crescita e sviluppo. Con tutto il rispetto per Amalia Bruni, la scelta di una “dilettante” della politica è un’offesa all’intelligenza di chi alla sinistra ha dedicato anima e corpo. È un tenere a zero considerazione una classe politica che, pur non brillando negli ultini anni, nel bene o nel male ha governato questa Regione.

Dall’altra parte, s’è molto parlato di inefficienza e, contemporaneamente, di iper-efficienza dell’attuale governo “provvisorio” la cui permanenza prolungata, dopo la fine della compianta presidente Jole, è stata stata favorita dalla pandemia. Pochi provvedimenti importanti, molte iniziative – discutibili – dal chiaro sapore elettoralistico e con evidenti fini di captatio benevolentiae, che non hanno contribuito, né aiutano la Calabria, ad affrontare il momento post-pandemia (augurandoci nessuna nuova crisi in arrivo). Non è questa la sede per muovere obiezioni su un’iperattività a dir poco sospetta e poco legittimata dalla precarietà del governo (“solo provvedimenti urgenti e indifferibili” dice la legge), ma non si può non far rilevare che nessuno – né da destra né da sinistra – si è speso per anticipare a giugno le elezioni, quando la crisi pandemica era in fase calante e i cittadini avrebbero potuto recarsi alle urne. Tre mesi, si dirà, non fanno la differenza, e, invece, sono di una rilevanza enorme, vista la situazione di estrema confusione che si è creata soprattutto a sinistra. L’anticipo del voto a giugno avrebbe costretto la sinistra a pensare diversamente, ma non avrebbe modificato la strttura della coalizione di centro-destra che è apparsa da subito blindata sull’unità delle varie componenti.

Oggi ci si chiede cosa riserva il voto dei calabresi del prossimno 3 ottobre, soprattutto per capire se gli equilibri a destra resisteranno (Lega e Fratelli d’Italia si contendono la primazia e, sotto sotto, contano di rosicchiare voti agli azzurri) e se la sinistra – uscita presumibilmente con  le ossa rotte – deciderà finalmente se si può in qualche modo immaginare il futuro. Di certo, nonostante gli auspici e l’ottimismo di Conte, i 5 Stelle sono quelli che usciranno molto male da questa consultazione: non hanno capitalizzato il voto del 2018 (evidentemente la rabbia degli elettori è svanita a fronte del nulla dei neodilettanti del Parlamento) e vanno verso un’inevitabile dissoluzione (o frantumazione, che è ancora peggio) del Movimento che non voleva farsi partito e che, invece, è rimasto incastrato nelle maglie del potere.

La lezione che verrà da queste elezioni – sempre che il numero degli astenuti non diventi imbarazzante – è che i calabresi si sono stufati di essere guidati da Roma e vogliono autodeterminare il proprio futuro. Della Calabria interessa poco o niente, eppure con i miliardi del PNRR ci sarebbe l’opportunità – per chi onestamente crede nel ruolo politico e odia i predoni – di trasformare radicalmente questa terra mai sfruttata (in termini positivi) adeguatamente per rispondere alle esigenze di giovani, donne e calabresi che vorrebbero un lavoro stabile con una paga decorosa. Al divario vergognoso che ancora impera e cresce a dismisura, si può rispondere solo con impegno e serietà. È quello che gli elettori – senza crederci molto – chiedono a chi cerca un posto in lista. (s)

LA RICETTA DELLA CGIL PER LA CALABRIA
SPOSATO: SERVONO UNITÀ E BUON GOVERNO

di ANGELO SPOSATO – Nelle settimane piú difficili per la Calabria, divorata da incendi ed emergenze sanitarie, si è avvertito un senso di abbandono istituzionale da parte del governo centrale ed una totale assenza ed inaffidabilità della Giunta regionale. Una giunta regionale che per oltre una settimana ha sottovalutato la portata degli incendi nella totale indifferenza mentre la Calabria bruciava dal Pollino allo Stretto, impegnata a fare campagna elettorale tra lidi balneari, sagre e promozioni dei prodotti locali.

Solo grazie ai numerosi appelli fatti in quelle giornate, dopo una settimana, il facente funzioni Spirlì e la Giunta si sono resi conti della gravità della situazione ed hanno chiesto lo stato di emergenza. Nonostante ciò, con diversi morti, migliaia di ettari di territorio bruciati, aziende agricole in ginocchio, famiglie evacuate, animali morti, anziché istituire un tavolo di crisi emergenziale, il pensiero della giunta regionale era come aprire in anticipo la stagione di caccia. Una scelta incredibile, che sommata alla gestione delle diverse emergenze calabresi, sanitarie, economiche, sociali, ha evidenziato una inettitudine ed una inaffidabilità del facente funzioni Spirli e della sua giunta ad occuparsi della cosa pubblica e dei cittadini calabresi che da mesi si sono sentiti soli, abbandonati, rassegnati.
Angelo Sposato
Angelo Sposato, segretario generale Cgil Calabria
Di fronte a tali fatti, nell’imminenza del voto regionale di ottobre, ci saremmo aspettati nel campo del centrosinistra, dai candidati alla Presidenza, dai partiti nazionali, un gesto di responsabilità per evitare di consegnare nuovamente la Calabria nelle stesse mani, ed offrire in progetto alternativo a quella che rischia di essere una tra le peggiori giunte del regionalismo calabrese ma che rischia di trovarsi nello stesso posto grazie alle tante divisioni e frammentazioni del centrosinistra.
In queste settimane, in queste ore, tanti cittadini comuni ci chiedono il perché di tante divisioni, perché il centrosinistra ha rinunciato sin dall’inizio ad essere unito e competere per vincere e per governare la Calabria, in un momento che può essere irripetibile per il Paese. Sono evidenti tutti i limiti di chi ha gestito in questi anni le diverse fasi politiche calabresi non conoscendo la Calabria, ed oggi, anche la presenza nella coalizione del centrosinistra di personalità e sensibilità diverse, dimostra come sarebbe stato possibile e si siano persi anni per ricomporre un mondo frammentato che aveva bisogno di evitare personalismi e rendite di posizione, di rappresentanza, di rinnovamento, ascolto, dialogo, umiltà.
Riteniamo doveroso fare un appello ai candidati del centrosinistra perchè in queste ore si ritrovino le ragioni per l’unità, è un loro dovere offrire al popolo calabrese un’alternativa valida e concreta, non solo per partecipare ed occupare un posto in Consiglio regionale, ma per tentare di governare una regione che ha bisogno si prospettive, di riforme, lavoro, buona sanità, cura del territorio. In queste ore serve grande umiltà ma serve anche una iniziativa seria, per tentare di dare una speranza ai Calabresi. Per queste ragioni chiediamo ad Enrico Letta, Giuseppe Conte, Roberto Speranza, Amalia Bruni, Luigi De Magistris, Mario Oliverio, di assumere direttamente ogni iniziativa utile per le convergenze necessarie e superare le divisioni che rischiano di danneggiare ulteriormente la Calabria ed i cittadini calabresi. (as)
[Angelo Sposato è segretario regionale della Cgil Calabria]

OLIVERIO IN CAMPO FAVORISCE OCCHIUTO
CALABRIA, SINISTRA SUICIDIO ANNUNCIATO

di SANTO STRATI – A confrontare i dati del nostro studio sulle proiezioni elettorali del prossimo 3 ottobre, aggiornato dopo l’annuncio della conferma della candidatura dell’ex governatore Mario Oliverio, emerge chiaramente che la discesa in campo come “terzo incomodo” dell’ex Presidente produce in modo singolare consensi aggiuntivi alla parte avversa, ovvero al candidato presidente Roberto Occhiuto che capeggia la coalizione di centro-destra.

Comparazione tabelle proiezioni Elezioni regionali

La spiegazione non è così semplice, ma è facile intuire che la lotta fratricida che è esplosa in modo, forse, irreversibile all’interno della sinistra calabrese oltre a lacerazioni e malcontenti produce un forte dissenso che si tradurrà in elevato astensionismo.

Chi si astiene – volutamente – in questa occasione, appartiene quasi totalmente del popolo della sinistra (dem e dintorni): avvilito, amareggiato e deluso. «Piuttosto che contribuire alla disgregazione totale del partito – dicono in tanti – preferiamo disertare le urne. Ma quasi certamente al Nazareno non capiranno il senso del nostro gesto».

L’altro elemento di grande rilevanza dal nostro esclusivo studio (basato non sulle intenzioni di voto, bensì su un modello matematico che analizza i flussi storici di voto) è che se si fa la somma dei voti attribuibili ai candidati del centrosinistra (in un’ipotetica, quanto irraggiungibile unità) si ottiene da un minimo di 49 a un massimo di 53% di consensi, roba da far venire l’orticaria a tutto il centro destra. Il quale, invece, veleggia tranquillo verso una vittoria “a tavolino” dove si tratterà di capire chi sarà il “miglior perdente” con diritto di seggio in Consiglio regionale, qualora i candidati presidenti non risultino anche notabili come consiglieri regionali. Già, perché non è detto che i tre candidati a sinistra si mettano anche in lista, ma se non lo facessero sarebbero dei folli, vista la situazione: quanto meno possono portare voti aggiuntivi alla lista figurando anche come capilista. Ma è da vedere.

Intanto, con una destra che è tiepidamente litigiosa solo sull’assegnazione dei seggi (gli uscenti spingono per restare, gli esclusi della precedente consultazione scalpitano, e poi ci sono le cosiddette new entry, sicure – a loro dire – di un risultato indiscutibile e foriero di un posto a Palazzo Campanella), a sinistra continuano i grandi silenzi e i grandi proclami di “sicura vittoria”. Questi ultimi non sono altro che uno sgradito fritto misto di supponenza, arroganza e incoscienza, che giustamente non solo non infiamma i cuori (?) ma meno che meno suscita la minima attenzione dell’elettorato di sinistra, già sufficientemente incazzato.

Possibile che l’unica in Calabria che ha capito davvero tutto è la “sardina” Jasmine Cristallo? La quale ha affidato a Facebook la sua amarezza: «La vittoria della destra è responsabilità storica di chi nel campo avverso non ha saputo e voluto trovare motivi di unità e quindi, divisi, si va alla disfatta sicura. Eppure, c’erano tutte le possibilità per fare una battaglia vincente.

Ci sono in giro troppe autoassoluzioni, troppe autoreferenzialità che fanno a pugni con l’incombente, annunciata e ostinatamente voluta sconfitta e si continua a suonare sul ponte del Titanic politico incuranti dell’evidente destino di questa terra, consegnata per due volte di fila in meno di due anni.
Nessuno dei protagonisti di questa sicura disfatta si illuda che tutto sarà dimenticato o rimosso perché presenteremo il conto a chi si sarà reso colpevole della consegna della nostra Regione. Presenteremo il conto chi ha pensato a se stesso, alla propria sopravvivenza politica, alla propria affermazione personalissima e non al bene dei calabresi».
Ha ragione da vendere la Cristallo e basta sfogliare i commenti al suo post e altri commenti in rete per comprendere la lacerazione che si è verificata all’interno degli elettori di sinistra. La logica dell’alternanza (in Regione) ha lasciato il posto all’insensatezza totale, che, molto probabilmente, nasconde un’avara realtà: della Calabria, al Nazareno, e nelle stanze del potere non può fregare di meno. L’indifferenza è il sentimento più diffuso, con la colpevole assenza di iniziative da parte dei parlamentari calabresi, almeno di quelli del dem e dei Cinque stelle. Questi ultimi, che nel 2018 avevano sbaragliato ogni pur ottimistica previsione, con consensi alle stelle (era evidentemente un voto di rabbia e di dissenso contro il passato), quasi certamente dovranno accontentarsi di un modesto risultato a una cifra, insufficiente, peraltro, a garantire un seggio in Consiglio.
Se Oliverio si è sentito (ed è vero) trascurato e messo da parte dalla Direzione perché non ha radunato i suoi e i parlamentari a lui vicino e ha restituito gli incarichi? Sarebbe stato un gesto comunque clamoroso, pur se privo di conseguenze efficaci, ma decisamente preferibile a una sfida suicida contro il Nazareno. A dicembre 2019 quando Nicola Zingaretti presentò il “vittorioso sicuro” Pippo Callipo, l’allora presidente Oliverio, pur in dissenso, fece un passo indietro. Apprezzabilissimo ma inutile, visto come poi sono andate le cose elettoralmente parlando. Oggi, invece, Oliverio, con inutile e sprecata fierezza non si tira indietro ma lancia la scommessa, pur sapendo di essere un perdente di successo e con lui tutti coloro che lo stanno seguendo.
E allora? Mancano appena due settimane alla presentazione delle liste, ci vuole un gesto di coraggio (parola probabilmente di difficile comprensione al Nazareno) e azzerare tutto, imponendo – sottolineiamo – imponendo (senza la “malefica” mediazione di Francesco Boccia e Stefano Graziano) un impegno comune e unitario contro la destra (quella sì, al momento sicuramente vittoriosa). E come? Un nuovo candidato, superpartes accolto da tutte le anime della sinistra senza se e senza ma (tanto per non suggerire nomi, Anna Falcone, Enzo Ciconte, etc) e un passo indietro da parte di Luigi De Magistris, di Amalia Bruni, di Oliverio.
Uniti – recita un vecchio slogan – si vince. Ma serve chi sappia usare il collante giusto. Le soluzioni, volendo, si trovano. Ma occorre, appunto, la volontà e la capacità di decidere, cosa che l’attuale segretario dem Enrico Letta evidentemente non possiede. (s)

Regionali: Oliverio scioglie la riserva e annuncia la candidatura

L’ex presidente della Regione Mario Oliverio ha sciolto la riserva e ha annunciato che si candida con proprie liste alle prossime regionali come governatore. A questo punto a sinistra ci sono tre candidati in gioco, allo stato attuale, ciascuno per proprio conto: Amelia Bruni per il centro-sinistra, Luigi De Magistris per la lista civica e Mario Oliverio con la lista Oliverio Presidente.

«Anche in Calabria e in politica  ha dichiarato l’ex presidente – non tutto ha un prezzo. La nostra è, innanzitutto, una battaglia di dignità e di libertà al servizio degli interessi puliti del popolo calabrese.  Per quanto ci riguarda su di noi e sulle nostre scelte di stare in campo in maniera autonoma, nella prossima competizione elettorale regionale decideranno esclusivamente gli elettori. A loro e a nessun altro affidiamo il nostro destino politico e la scelta di porci come forza radicalmente alternativa a tutti gli schieramenti in campo».

Su questa base i partecipanti alla riunione, che si è tenuta a Reggio Calabria, hanno chiesto a Mario Oliverio di formalizzare la propria disponibilità a candidarsi alla presidenza della Regione nella prossima competizione regionale. A tale richiesta Mario Oliverio ha sciolto positivamente la riserva annunciando che nelle prossime ore terrà una conferenza stampa. /rp)