Elezioni: la corsa ai sondaggi, ma abbiamo anticipato tutti il 15 giugno

Nella corsa alle previsioni elettorali per le regionali di ottobre siamo arrivati primi noi. Calabria.Live ha diffuso il 15 giugno, vale a dire quasi due mesi fa, i risultati di uno studio sui flussi elettorali che ha anticipato con straordinaria precisione gli esiti di due sondaggi pubblicati nei giorni scorsi da altrettante accreditate agenzie specializzate, la SWG e la EMG. 

Raffronto primi sondaggi

Nella tabella che pubblichiamo, il raffronto tra gli esiti del nostro studio (si badi bene, non era un sondaggio, ma un’analisi dei flussi elettorali sulla base di alcuni elementi, come l’andamento storico delle elezioni in Calabria, il numero delle liste, etc) è impressionante. 

Calabria.Live assegnava allo schieramento di centrodestra un vantaggio tra i 14 e i 20 punti percentuali (punto di caduta 17 punti) rispetto al centrosinistra PD-Cinquestelle, previsione confermata sia dal sondaggio SWG (il vantaggio di Occhiuto sulla Bruni è valutato in 17 punti) sia da EMG (vantaggio valutato tra i 17 e i 25 punti).

Anche la valutazione della performance del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, terzo incomodo, era stata da noi anticipata, suscitando qualche perplessità sugli addetti ai lavori, ma nuovamente confermata (e addirittura ampliata) da SWG ed EMG. 

Per Calabria. Live, De Magistris veleggiava tra il 12 e il 14%, mentre per i due istituti di ricerca raggiunge rispettivamente il 15% (SWG) e una forbice tra il 16 e il 20% per EMG.

Possiamo dire, con grande orgoglio e xsoddisfazione, che i dati da noi forniti a metà giugno, sia pure sulla base di analisi dei flussi e non su ricerche demoscopiche, hanno indicato una netta tendenza dell’elettorato calabrese.

Abbiamo chiesto agli stessi professionisti che ci hanno fornito il loro studio a giugno, di consegnarci un aggiornamento che, essendoci molti più elementi certi, risulterà più preciso. Pubblicheremo gli esiti di questo nuovo studio sul quotidiano di domani (lunedì 16 agosto, il nostro giornale esce regolarmente), fornendo elementi di valutazione alle varie forze politiche. È inutile ribadire, anche in questa sede, che si tratta di studi e non di sondaggi e che quindi la situazione resta molto fluida e potrebbe da qui ad ottobre subire molti mutamenti, anche significativi. (rrm)

Mario Oliverio contesta a Enrico Letta le primarie “negate” in Calabria

L’ex presidente della Regione Mario Oliverio non ha aspettato a replicare alle dichiarazioni del segretario dem Enrico Letta che durante la conferenza stampa di avvio della campagna elettorale ha detto che le primarie non sono state fatte perché si «è stabilito che fosse più giusto e utile un percorso di ascolto dei gruppi dirigenti».

«Ascoltando Enrico Letta – ha detto Oliverio – nel corso della conferenza stampa di questa mattina a Lamezia Terme sorge spontanea la domanda se il segretario nazionale del Pd fosse correttamente informato sulla situazione calabrese ed in particolare sul percorso seguito per la scelta dei candidati (numerosi) sottoposti a casting per la proposta a Presidente della Regione. Conoscendo la correttezza di Letta devo desumere che non sia così.
Alla domanda sul perché in Calabria, a differenza di Roma, Torino, Bologna, non sia stato consentito lo svolgimento delle primarie per la scelta del candidato Presidente, Letta ha infatti risposto che “le primarie potessero essere uno strumento anche qui in Calabria” ma “qui i gruppi dirigenti locali hanno deciso che fosse più giusto e utile un percorso di ascolto…”
Caro Enrico devi sapere che in Calabria non sono state consentite le primarie e non vi è stato nessun percorso di ascolto.
Ciò nonostante le nostre reiterate richieste, purtroppo, incomprensibilmente rimaste inascoltate. La verità che qui, a differenza di Roma, Bologna, Torino ed il resto del Paese, è stata cancellata ogni forma di partecipazione democratica e le candidature sono state calate di imperio sulla testa della comunità dei democratici calabresi e delle forze del centrosinistra. Un metodo che non solo contraddice la volontà politica da te anche oggi riproposta sul valore delle primarie ma costituisce un grave elemento di rottura con il popolo del centrosinistra e con le istanze di partecipazione e di autogoverno a cui hanno diritto anche i calabresi.
Un metodo che ha generato una profonda sofferenza nel nostro campo e che costituisce un fattore di oggettiva divaricazione, divisione, allontanamento e lacerazione.
Un contesto grave con precise e ben individuate responsabilità politiche a cui, come ben si può comprendere, non è sufficiente il semplice richiamo “al pericolo delle destre” come dimostrato anche nelle ultime elezioni regionali calabresi.
Proprio questa linea, figlia dell’assenza di un progetto politico sostenuto da una larga partecipazione e da una vera coalizione, costituisce anzi il viatico per riconsegnare la Regione al centrodestra di Salvini-Occhiuto-Spirlì. Sarebbe stato auspicabile che la presenza in Calabria di Letta venisse utilizzata per ascoltare tutti a partire dai Sindaci e dagli amministratori locali, dai circoli e dalle diverse espressioni partecipate di cui è ricco il territorio calabrese, al fine di operare le necessarie correzioni e per riconnettere il Pd con il suo popolo e la società calabrese». (rp)

Letta in Calabria: la Bruni unica che garantisce la vittoria e la svolta

Incontro con la stampa e avvio della campagna elettorale per il centro-sinistra in Calabria: con la ricercatrice e scienziata Amalia Bruni, candidata a governatore, ci sono Enrico Letta, segretario dem, venuto appositamente in Calabria, e il commissario regionale Stefano Graziano. Coordina e modera la giornalista di Repubblica Giovanna Vitale. Solita location ormai diventata “storica” per il centrosinistra, ovvero l’Hotel Marechiaro di Gizzeria Lido.

Nessun incontro con la base o il pubblico, una conferenza stampa riservata appunto solo ai giornalisti. Apre Graziano per introdurre la moderatrice, poi la parola passa alla Bruni, che ci tiene subito a specificare di essere candidata di una coalizione di centrosinistra «che ho fortissimamente voluto: perché le difficoltà di questa terra sono tante e dobbiamo metterci tutti nello stesso lato. La mia scelta è però anche nel metodo, la scelta di avere accettato nella mia coalizione i partiti Pd, M5S che sono al momento al governo ci consentirà un legame forte con il centro e questo può aiutare la Calabria a uscire dall’attuale situazione, perché le cose si cambiano da dentro le istituzioni. Bisogna avere metodo, pazienza coraggio e determinazione, guardare alto e lungo, puntare sulla qualità degli interventi e avere persone capaci. C’è da fare un lavoro immenso, però il mio senso di impegno è sempre sociale, per questa collettività che ho sempre curato come medico. Mi sono occupata di 13.500 pazienti affetti, io oggi voglio prendermi cura di 1,9 milioni che soffrono perché hanno una qualità bassissima di vita. Voglio essere una scommessa per il futuro, per i giovani, per il futuro. il mio impegno è servizio, perché la politica è servizio, quindi se lo faccio come candidato civico insieme a persone che hanno scelto di essere in un partito non mi sconvolge anzi mi rafforza perché il senso di stare tutti insieme dalla stessa parte».

Una dichiarazione d’intenti su cui c’è poco da opporre: le intenzioni sono buone, anzi ottime, semmai la perplessità riguarda la cosiddetta compattezza della coalizione che non mostra segni di grande solidità. È Graziano a spiegare, in apertura, che la Bruni è «l’unica opportunità di cambiamento per la Calabria, un cambiamento strutturale e culturale e non semplicisticamente di nomenclatura. Il Pd della Calabria apre oggi insieme al segretario Enrico Letta una campagna elettorale incentrata sui temi e sulle questioni che interessano la vita quotidiana del calabresi. Faremo presto, insieme al segretario nazionale che tornerà, una grande assemblea con i circoli e i militanti per coinvolgere tutti i territori e rilanciare il partito oltre le regionali. Siamo in cammino, per battere le destre e il duo Spirlì-Occhiuto chiediamo a tutti di sostenere la coalizione di centrosinistra con Amalia Bruni presidente».

Enrico Letta è diplomatico e possibilista: «Siamo disponibili a discutere con tutti» (incluso Oliverio che, però,attacca sulle primarie negate) ma non cita alcuno dei candidati della stessa area e rinvia genericamente a dopo il voto il lungamente atteso congresso del partito in Calabria (da tre anni commissariato). «Oggi – dice il segretario dem – il centro della scena è Amalia, un candidato di altissimi profilo che ci aiuterà a fare della vicenda calabrese una questione nazionale». Solo la Bruni – secondo Letta – può portare la vittoria e contribuire alla svolta: «Si può lavorare per questa svolta in tanti modi: essere direttamente candidati o aiutarci a costruire il campo. Il Pd non è un partito che rottama i vecchi (stoccatina per Renzi?), è fatto di generazioni diverse che si tengono per mano. Il percorso non si interromperà, il rinnovamento continua».

Chiarito che «conosco bene la regione, l’ho frequentata nelle mie precedenti incarnazioni», Letta specifica il suoi obiettivo: «l’impegno che io metto è a far sì che la regione esca dalla straordinarietà, che si superi il commissariamento della sanità anche con una nostra proposta per gestire la situazione che tenga conto delle differenti responsabilità regionali e nazionali. Ci deve essere corresponsabilità tra Stato e Calabria. È l’impegno che prendo insieme ad Amalia, difficile trovare una persona migliore per affrontare questo tema». Per Letta la vicenda calabrese non è «una vicenda marginale, come una campagna elettorale qualunque. Ho accettato la richiesta dei democratici di Siena e Arezzo e sarò anch’io candidato in una sfida tutt’altro che scontata: sarò impegnato moltissimo in tutti e 35 i Comuni di quel collegio, ma mi vedrete spesso in Calabria perché considero questa regione importante. Vogliamo dare un senso nazionale a questa candidatura. Aiuteremo questa regione anche nel dopo elezioni, vogliamo dare un messaggio a tutto il Mezzogiorno».

Sul tema delle primarie, Letta scivola in una gaffe che offre il destro a Mario Oliverio per un attacco frontale: «Le primarie sono andate tutte molto bene a Roma, Bologna e Torino. Ho considerato che potessero essere uno strumento anche qui ma si è stabilito che, come in altre parti, fosse più giusto e utile un percorso di ascolto dei gruppi dirigenti, che ha portato un’ottima soluzione. Sono contento del metodo e guardo avanti». Il problema è il percorso di ascolto  che, come sanno tutti i dem calabresi, non c’è stato proprio. Qualcuno dovrebbe farlo presente al segretario dem che glissa sull’argomento chiudendo su argomentazioni “di sistema”: «Trovo che ci sia una generale disattenzione dell’opinione pubblica nazionale rispetto a questa importantissima sfida calabrese. Aver scelto Amalia vuol dire profondere un impegno fortissimo per rendere la vicenda calabrese una questione nazionale. Mi colpisce vedere che la vicenda calabrese sia finita nelle pagine interne dei media nazionali. Per noi sarà una questione di riscatto nazionale. Da questa fase di ricostruzione noi ne usciremo con il rilancio del Mezzogiorno e della Calabria».

La chiusura è scontata: «Siamo disponibili discutere con chiunque, se vogliono evitare la continuità dell’amministrazione Spirlì. Non si può dare continuità al salvinismo in Calabria, è il momento di una svolta». (rp)

ALLARME COVID, AL VOTO IL 26 SETTEMBRE
NON SI PUÒ RISCHIARE RINVIO A PRIMAVERA

di SANTO STRATI – L’arco temporale fissato a suo tempo tra il 15 settembre e il 15 ottobre per l’election-day che dovrebbe riguardare anche il voto regionale calabrese si sta drasticamente assottigliando con l’avanzare del pericolo di nuove varianti e l’incremento costante di contagi. Al Ministero dell’Interno stanno, difatti, vagliando l’ipotesi di anticipare al 26 settembre rispetto alla data ottimale prevista per il 10 ottobre: sono due settimane che possono risultare significative in caso di una nuova ondata post-vacanziera di covid-19. Anzi, una prima ipotesi ventilava la data del 19 settembre, ma giacché a Roma i rientri dalla vacanze tradizionalmente si concludono non prima del 10 settembre, è sembrato un azzardo convocare i comizi elettorali a così poca distanza dal “ritorno al quotidiano”. Se così sarà, dovrà prenderne atto il presidente facente funzioni Nino Spirlì che entro il 25 agosto dovrà indire i comizi elettorali e fissare la data del 26 settembre. È fin troppo evidente che la Calabria non è in grado di sopportare alcun altro rinvio, tipo se ne riparla in primavera: la Regione dev’essere governata nella pienezza delle funzioni (da destra o da sinistra, lo decideranno gli elettori) e non si pensi di prolungare una situazione ormai al collasso.

Un anticipo, anche in questo caso, di quindici giorni, che non sono da sottovalutare a fronte di una campagna elettorale che ogni giorno riserva nuovi colpi di scena. In due settimane si fanno e si disfano accordi che sembravano inossidabili, si cementano nuove intese, si rompono rapporti. E quest’ultimo sembra sarà lo sport più voga quest’estate, visto che la composizione delle liste, in tutti gli schieramenti, ad esclusione di quello civico di Luigi De Magistris, sta compromettendo amicizie di lunga data e favorendo vicinanze insospettabili. Non avviene in casa De Magistris perché, per la maggior parte si tratta di neofiti del voto (ad esclusione dell’ex pd Giudiceandrea) che hanno poco da litigarsi: l’entusiasmo della partecipazione è una sufficiente prebenda per l’impegno di mettersi in lista. Al contrario, a destra e sinistra con i rispettivi centri c’è aria di bufera tra gli uscenti che “pretendono” di essere riconfermati (se convinceranno gli elettori, naturalmente), quelli rimasti fuori nella passata tornata elettorale del 26 gennaio 2020, e il cosiddetto nuovo che avanza, ovvero la truppa dei nuovi arruolati che, inspiegabilmente, è convinta di avere migliaia di voti dalla loro parte.

La visita-lampo di Enrico Letta che, di fatto, inaugura la campagna elettorale del centrosinistra calabrese (quale?) non riteniamo porterà segnali di pace né tantomeno sarà d’aiuto alla neo-candidata Amalia Bruni che raccoglie, in maniera quasi paritaria, sorrisi e malumori in una sinistra che continua a non riconoscersi nell’attuale commissariamento di Stefano Graziano, ultimamente supportato dal neocommissario di Cosenza Francesco Boccia. Un’accoppiata che continua a suscitare maldipancia in lungo e in largo e non lascia intravvedere grandi spazi di manovra per una coralità d’intenti «contro le destre». Quest’ultimo leit-motiv avrebbe senso se, per pura combinazione, il segretario dem riuscisse in una doppia missione impossibile: prima di tutto sbarazzarsi della intoccabile coppia Boccia-Graziano (con le ovvie conseguenze a via del Nazareno, in direzione) e quindi trovare l’intesa con De Magistris per presentare una coalizione apparentemente unitaria, alla quale Mario Oliverio non potrebbe fare più l’annunciata guerra. Oliverio ha provato in tutti i modi di avere un abbocco con il segretario dem, ma ogni tentativo è risultato vano, tanto che l’ex presidente ha lanciato provocatoriamente le sue liste e la sua candidatura che equivale a un drenaggio sicuro di voti a sinistra. Con il pretesto del libro di Drosi, Mario Oliverio ha lanciato una campagna elettorale sui generis, dove appare come il padre della patria, ovvero il padre nobile di una sinistra abbandonata, trascurata e vilipesa da Roma, e quindi l’unico in grado di convogliare gli smarriti compagni verso una meta comune. Nell’ipotetico quanto pressoché improbabile (ma non impossibile) accordo Letta-De Magistris, la posizione di Oliverio, indubbiamente, non potrà restare ingessata, in cambio di qualche generosa disponibilità. Allo stato attuale, Oliverio ha la forza di mandare in Consiglio regionale almeno due suoi rappresentanti che, in caso di corsa solitaria, andrebbero a costituire elementi di spicco della minoranza, ma il problema è che Oliverio dovrebbe “accontentare” più dei due papabili consiglieri che le sue liste potrebbero ottenere e le scelte obbligate (con relative esclusioni) alimenteranno nuovi dissapori e nuove lacerazioni a sinistra. Dall’altra parte, De Magistris potrebbe accettare di “sacrificarsi” in nome di una “legittima battaglia unitaria contro le destre”, ma dovrebbe uscirne da quasi vincitore: un incarico istituzionale di peso (ci sono circa 600 nomine di organismi pubblici da rinnovare), ma soprattutto un’opzione di peso in regione: difficilmente accetterà il sindaco di Napoli di mettersi da parte a favore della Bruni, chiederà, forte della valenza dei consensi che apparentemente porta in dote, una figura “nuova” che superi la logica del “nominato/a” ma risponda a un consenso espresso dal territorio (primarie?). E qui ritorna in primo piano Anna Falcone, la battagliera avvocata cosentina che sta conducendo un’indovinata campagna elettorale a favore di De Magistris con la sua Primavera della Calabria. Potrebbe essere la figura nuova su cui puntare o, in subordine, una vicepresidente espressione del territorio. In tale situazione – molto fantascientifica, sia chiaro – Germaneto si tingerebbe di rosa, in caso dell’insperata vittoria della sinistra: la Calabria sarebbe la prima Regione italiana guidata interamente al femminile.

Intanto, si preparano i probabili futuri “reggenti” dei dem calabresi: il deputato Nicola Carè (eletto nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania, Antartide) con toccata e fuga dai dem a Italia Viva e ritorno e Luca Lotti (dem, fintamente ex sodale di Matteo Renzi). Qualunque soluzione, allo stato attuale, potrebbe offrire qualche seria opportunità di rifondare il partito in Calabria. È particolarmente rilevante che Carè voglia tornare in Calabria a occuparsi del territorio e “ricostruire” il partito. È il momento del ritorno alla “terra dei padri” e il deputato calabro-australiano, originario di Guardavalle (CZ), potrebbe rappresentare un’interessante novità per rivitalizzare una sinistra avvilita, stanca e demotivata. Apprezzato a Roma, avrebbe qualche possibilità di successo nel lavoro di coesione e ricucitura dei tanti strappi della sinistra.

Se Atene piange, Sparta non ride. Così, il sale grosso sparso a piene mani da Giorgia Meloni, dopo la delusione del CdA Rai, nei confronti della “vittoriosa” coalizione di centro-destra in Calabria, rimettendo in discussione la scelta di Roberto Occhiuto a candidato Governatore, non fa salire la pressione alla Lega che, in Calabria, nonostante gli sforzi e le transumanze in vista, vede decrescere ogni giorno i consensi. Wanda Ferro, clamorosamente battuta da Oliverio nel 2015, pensa sempre alla rivincita e si tiene pronta a qualsiasi evenienza, o almeno lo lascia intendere, perché a destra tutti sanno che, in realtà, le minacce della Meloni hanno un solo obiettivo: ridimensionare ulteriormente il peso della Lega in Calabria e conquistare ampi spazi di territorio fino a insidiare agli azzurri il ruolo di partito più votato. Per la verità, c’è anche un altro fine nella speciosa dichiarazione di “guerra” alla coalizione, ovvero un avviso di sfratto “mascherato” al vicepresidente Spirlì che ha ricevuto il mandato direttamente da Salvini (e sono due!). Spirlì non piace a gran parte della coalizione ed è malsopportato dai fans di Occhiuto, i quali hanno dovuto, al pari del candidato presidente, accettare l’imposizione del bis di Spirlì alla vicepresidenza. Spirlì, naturalmente, ha declinato qualsiasi invito a candidarsi e sondare di persona il consenso a suo favore (chi glielo fa fare?  Il rischio di flop è molto ampio…) e conta di tornare “regnare” in quel di Germaneto per grazia e volontà di Salvini.

L’avviso di sfratto ha naturalmente un concreto aspirante: l’attuale assessore al Lavoro e al Turismo Fausto Orsomarso. Sarebbe lui la merce di scambio per il ritiro delle minacce della candidatura disfattista di Wanda Ferro. Orsomarso è più che convinto delle ottime chances di successo di tale opzione e sta ipotecando la poltrona di vice all’ottavo piano di Germaneto. Al facente funzioni – al quale toccherà indire le elezioni che sanciranno la fine del suo interregno – probabilmente andrebbe un assessorato minore, sempre in base ai voti raccolti dalla Lega in Calabria e sempre che non ci siano sorprese sulla pressoché sicura vittoria di Occhiuto. Si accettano comunque scommesse. (s)

AVVISO AI MESTIERANTI DELLA POLITICA
OCCHIO AI PANDEMIALS, I NUOVI ELETTORI

di MAURO ALVISI – In Italia è nata una nuova “classe ultra economica” di nomadi intellettuali e creativi che crede e investe in una vita più libera e liberale. Dopo la reclusione coatta, frutto di una idea bolscevica, antieconomica e socialmente esplosiva della lotta al virus. Il Paese si sta riappropriando di una narrazione liberale, di una voglia di Nomadland da oscar elettorale. C’è voglia di on the road, di autostop del consenso, di salire a bordo di nuovi raggruppamenti. Soprattutto c’è voglia di partire con un partito che faccia ripartire.

Under 35 e over 55, Millenials in carriera e Boomers adultescenti, la minoranza e la maggioranza demografica italiana formano la nuova classe trasversale dei pandemials, i nuovi esploratori del consenso, futuri Indiana Jones delle urne. Altro che maggioranza silenziosa. Questa idea di voto liberale e liberante ha un potenziale devastante e non ancora intercettato. Sondaggi classici (come quelli condotti di recente da Antonio Noto) e monitoraggi scientifici del dialogo digitale (quelli che conduco da anni) arrivano alle stesse conclusioni. Fallite, con milioni di vittime, le narrazioni dell’idea fascista e comunista, è la nuova narrazione liberale a bussare prepotentemente alle urne. Una domanda politica non più latente che reclama una pronta offerta, distante dal giocare a fascisti e comunisti, coesa e chiara nei termini d’ingaggio. La pensa così un italiano su due. La voterebbe un italiano su tre. È un’Italia di nuovo alla “Viva l’Inghilterra” di Baglioni, non più figli dei fiori ma degli usciti fuori dal Covid19, che identifica stranamente la Perfida Albione come la più liberale delle nazioni, insieme ai Paesi Bassi e a quelli Scandinavi.

Questi tanti italiani ora si destano, come nell’inno di Mameli, vedono in Mario Draghi una forma tecnica efficace, quindi largamente incompiuta, dell’idea liberale. Donne e uomini europeisti (di recente lo sono diventati tutti) che non si sentono rappresentati dai vecchi schieramenti. Si collocano al centro con decisa inclinazione al centro destra, restando inclusivi anche di una minoranza liberale della sinistra, dove collocano Italia Viva e Calenda. Hanno di nuovo una visione neo rinascimentale e No Linkedin del loro Paese. Più cose sai più puoi fare, dare, vendere, comunicare e vivere. Despecializzati ma capaci di vera sintesi creativa, allenati dalla pandemia a riconoscere l’innata capacità adattiva italiana. Il mito della scalata sociale non li riguarda più. La pandemia li ha fortificati, nel loro stato di tardo adolescenza e di adultescenza, sono una fraternità di sconosciuti che fondano una sorta di nuovo nomadismo razionale del saper fare ed essere.

Plurilaureati o piccoli imprenditori, consulenti o barman, cuochi o scrittori, imprenditori o giornalisti, fotografi o insegnanti, commesse dei centri commerciali o grafici digitali e i tanti professionisti non riconosciuti. Gente che deposita i propri averi nel cloud e non in cassaforte, che quando si parla di politica cercano di nuovo la solidità di un partito. Sempre meno movimentisti e anti casta, con una paritetica distribuzione tra Nord, Centro e Sud del paese.

Figure politiche di alto rango come quella di Vincenzo Zoccano (già vice ministro a Famiglia e Disabilità nel governo Conte1), attivista da sempre per i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, il quale ha affermato:«Sull’importanza di rappresentare senso e consenso liberale di un universo di 7,5 milioni di persone con disabilità in Italia andrebbe riposta grande e maggiore attenzione. Una tematica trasversale, un indicatore di eccellenza civica e innovazione sociale, che tocca temi quali l’accessibilità ai servizi, al territorio e alle strutture, che assume un peso strategico in ambito turistico, economico e culturale, che traccia una linea di demarcazione tra Paesi avanzati e terzo mondo».

Occorre stanare allora questo nuovo nomadismo liberale, delineando l’identikit di molte potenziali personalità, nazionali e locali, capaci d’incarnarlo. Intanto sta per nascere una Fondazione che abbraccia Mediterraneo e Atlantico con un suo Centro Studi, attivo dal prossimo settembre, che lancerà in autunno un’Alta Scuola di Politica e Strategia di Governance del Territorio. Territorialità nel fare rete funzionale tra imprese e cittadini, comunicazione e informazione della rinnovata passione e strategia liberale sono i loro due pilastri. Rimettere le proposte e non le figure politiche al centro del vissuto democratico italiano, Euro Mediterraneo e Atlantico, con un programma articolato di riforme e un’agenda politica non a scadenza semestrale, a sostegno e sostenibilità di ogni emergenza ed eccellenza italiana Italia  da riposizionare come nuovo motore dell’Europa e nel mondo. Un impegno a tutto campo che non consegni l’idea liberale, cosi ambita e attesa, nelle mani di una tecnocrazia pseudo liberale, dove il voto non sia più l’ossessione quanto non lo sia mai più il suo continuo, quasi eterno rinvio. (ma)

[Mauro Alvisi è libero docente ed esperto di scenari socio-politici]

Regionali: Boccia chiama Oliverio che conferma di presentare sue liste

di SANTO STRATI – Chi si fosse illuso che la scesa in campo dell’apprezzata ricercatrice scientifica Amalia Bruni avrebbe risolto tutti i problemi del centrosinistra per le prossime elezioni regionali mostra di conoscere poco i dem calabresi e per gran parte di loro l’evidente impossibilità di essere “normali”. Ovvero di pretendere dalla dirigenza romana il dovuto rispetto della base e del territorio e non accettare supinamente ogni nuova “trovata” (pur se rispettabilissima) del nome da spendere per fare scena. Là dove non c’è nemmeno il palcoscenico e gli attori sono ancora in cerca di scrittura. Siamo, ormai, alla farsa e se ci mettiamo un bel coro potremmo persino suggerire il modello di tragedia greca che era una caratteristica dei nostri territorio svariati secoli prima di Cristo. Il passo è breve e, così continuando, non è improbabile qualche ulteriore colpo di scena a sinistra (a destra si stanno a attrezzando a devastare un disegno pressoché vittorioso), tanto che c’è solo da attendersi di tutto e di più. Gli uscenti vogliono essere riconfermati, quelli che non sono entrati lo scorso gennaio reclamano uno strapuntino e i nuovi aspiranti pretendono spazio e riconoscimenti: vale per la sinistra, ma il quadro si attaglia perfettamente al centro-destra, dove s’intuiscono future liti furibonde.

Così, Mario Oliverio, contattato da Francesco Boccia, artefice con il sodale commissario regionale Stefano Graziano delle scelte calabresi sulla testa dei calabresi, ha affidato a Facebook le sue considerazioni sulla telefonata ricevuta. «Dopo esser stato immotivatamente e reiteratamente escluso dalla discussione interna – scrive l’ex presidente della Regione –, nei giorni scorsi ho ricevuto una telefonata di Francesco Boccia, responsabile nazionale degli enti locali del Pd.

«Primo contatto con un dirigente nazionale, da oltre un anno e mezzo, dopo le ben note vicende che mi hanno riguardato. Lo ringrazio pur se è chiaro si tratta di un approccio tardivo, visto il quadro che si è già determinato. È evidente, come ho già avuto modo di dire a Boccia, la totale assenza di un progetto partecipato, inclusivo e condiviso e la mancanza di un impianto di fondo anche attorno a quest’ultima candidatura della neurologa Bruni.
Il tentativo di rastrellare adesioni a cose già fatte del tipo “prendere o lasciare” non è la risposta adeguata alla necessaria partecipazione ed al clima positivo che sarebbe necessario.
Resta ancora da verificare quale sia il pensiero del segretario nazionale Enrico Letta su un’azione confusa e improvvisata che ha caratterizzato questi lunghi mesi.
A lui ho rivolto una lettera e ripetuti appelli e ho chiesto di relazionarmi in merito ad una situazione che vede la mia terra ed il Pd in una profonda crisi d’identità che purtroppo non potrà non avere nuovi effetti negativi sul piano elettorale.
«Registro – ha scritto Oliverio – il risultato della conferenza stampa tenutasi ieri tra la candidata Bruni ed il promotore di “Tesoro Calabria” Tansi il quale continua con feroci accuse nei confronti di tutta la classe dirigente del PD e finanche ieri ha messo in scena i suoi soliti slogan contro quello che definisce il “Put” (partito unico della torta).
Come si possa farneticare di coalizione larga ed alleanze in queste condizioni, sfugge all’umana comprensione ed anche su questo sarebbe interessante sentire il parere del segretario.
Solo una drammatica perdita di contatto con i territori e distacco dalla realtà impedisce di cogliere il malessere diffuso che si è determinato nel popolo del centrosinistra e delle forze democratiche. Ciò malgrado si continua imperterriti in una gestione commissariale del PD burocratica, con la sospensione della vita democratica e la negazione di ogni forma di
partecipazione. La mia decisione di stare in campo per la prossima competizione elettorale risponde alla necessità di contrastare la deriva negativa a cui stiamo assistendo. Il nostro obiettivo è quello di competere per sconfiggere la destra che tanti guasti sta consumando sulla pelle dei calabresi. Ciò dovrebbe essere il vero interesse di tutto l’arco delle forze democratiche, progressiste, di sinistra.
«Rimango convinto che la soluzione praticabile, entro tempi stretti, per una reale ricomposizione ed unità del campo del centrosinistra, resti quella di indire democratiche primarie aprendo un confronto vero su idee, programmi e persone così come è stato fatto a Roma, Bologna e Torino. Cos’ha la Calabria di diverso da queste realtà? Anche la Calabria è parte dell’Italia ed in questa regione non si capisce perché viene impedito quello che giustamente è consentito altrove. Resto disponibile ad un sereno, costruttivo confronto con il segretario nazionale del partito perché sono convinto che debba vincere la politica e non la sua attuale negativa rappresentazione».
Fin qui Oliverio, ma le acque si stanno intorbidendo in maniera irreversibile su tutti i fronti. L’abbraccio di Tansi alla Bruni potrebbe trasformarsi nel “bacio della pantera” e regalare a De Magistris consensi; le chiassate dei Fratelli di Giorgia che ritornano a parlare di Wanda Ferro sono benzina buttata sul fuoco su una coalizione che faceva della sua unità il vero punto di forza. I cosiddetti civici, peraltro, sembrano impegnati con il sindaco di Napoli a fare una sorta di tarantella un po’ avanti e un po’ indietro, a seconda delle giornate, senza veri significativi progressi. In questo contesto va registrato il ritiro della candidatura di Ernesto Magorno (della serie, una provocazione e niente più la sua scesa in campo), mentre sul Movimento Cinque Stelle sta calando la desolazione più acuta. E nonostante questo, i pentastellati riescono ancora a convincere (?) di contare qualcosa, anche se sul territorio a malapena rappresentano risibili gruppi degli ultimi idealisti filogrillini o filocontiani che in Calabria nessuno si fila più.
Eppure, a Roma il Pd (grazie al segretario Letta) continua a stare col cappello in mano davanti alle abili mosse dell’ex premier Conte che, volere o volare, ha messo in piedi non un Movimento rinnovato, ma il cosiddetto PdC (Partito di Conte), con buona pace dell’ex (?) comico (che non riesce più nemmeno a prendersi sul serio da solo) e dei suoi ultimi seguaci. In conclusione, si preparano fuochi d’artificio, ma non c’è nulla da festeggiare se non la sconfitta della politica e, soprattutto, la conferma che la Calabria non conta nulla e a nessuno interessa più di tanto della Calabria. (s)

Euforia (ma anche perplessità) alla prima uscita della candidata Amalia Bruni

di SANTO STRATI – Accolta con entusiasmo e quasi euforia la prima uscita pubblica da candidata della scienziata Amalia Bruni, designata a correre da Presidente alla prossime regionali: all’incontro di ieri pomeriggio a Gizzeria Lido ci sono state solo dichiarazioni di affetto e vicinanza, quasi una “liberazione” dall’incubo Crotone (alle ultime amministrative il PD non presentò nemmeno la lista) e l’impagabile desiderio di vedere terminare la lotteria dei nomi di queste ultime settimane.

La scienziata gode di ottima fama in Calabria, è una storia di eccellenza senza dubbio, ma sconta una sorta di “impreparazione” politica che rischia di esplodere a fronte delle “abitudini” politiche della sinistra, divisiva e rancorosa più che mai in questa tornata elettorale. Di sicuro qualche preoccupazione a Luigi De Magistris l’annuncio della sua candidatura l’ha data, visto che il sindaco di Napoli, in corsa con una sua lista civica alla Presidenza della Regione, ha fatto lanciare un singolare appello alla Bruni dalla coalizione che lo sostiene:  «di non candidarsi a presidente e sostenere invece la nostra coalizione civica e popolare che da mesi è impegnata per costruire un’alternativa politica che metta insieme rottura del sistema e capacità di governo. Proprio per la stima professionale che riponiamo nella dr.ssa Bruni, per la sua attività di ricerca scientifica, riteniamo che lei non possa prestarsi ad un’operazione di maquillage politico ad opera di partiti che sia a livello nazionale e soprattutto per il PD a livello regionale hanno contribuito allo smantellamento della sanità pubblica. La nostra è l’unica coalizione in grado di garantire diritti e servizi, al posto di privilegi e concessioni, perché composta da persone oneste, libere, autonome, competenti e coraggiose. Se il nostro appello dovesse cadere nel vuoto vuol dire che prevarranno i burattinai di questa operazione che hanno l’intento politicamente maldestro di contribuire a rafforzare la candidatura del candidato di centro destra Roberto Occhiuto. Il sistema che si unisce contro de Magistris. La nostra chiarezza e forza è quella di rivolgerci al popolo calabrese che saprà distinguere, come in un referendum, il voto al sistema di potere trasversale e clientelare, che blocca la Calabria e mira a perpetuarsi, anche con l’inganno di facce presentabili, e il voto per la liberazione della Calabria».

Come considerare queste dichiarazioni? Sono il segnale della consapevolezza che separati non si va da nessuna parte o è una sorta di apertura nei confronti della sinistra che ha deciso comunque di non votare in alcun modo l’ex magistrato e attuale primo cittadino di Napoli? Perché, sia chiaro, l’opzione di un ritiro di De Magistris – qualora vi siano le condizioni – rimane sempre in piedi, anche se il diretto interessato tira dritto e smentisce qualsiasi ipotesi di cedimento. Ma se si arrivasse a un compromesso, quale potrebbe essere lo scenario che andrebbe a delinearsi? Sicuramente ci dovrebbe essere una rinuncia della Bruni e servirebbe un terzo soggetto che riuscisse a mettere insieme i vari umori della sinistra calabrese e che fosse espressione del territorio, frutto di un confronto con la base, di un dibattito “tra compagni” (come si usava una volta) e non, come nel caso della scienziata di Girifalco, di una “scelta” calata dall’alto.

Difatti, si continua a insistere nell’errore, immaginando che un nome di grande suggestione e di grande richiamo possa – improvvisamente – appianare dissapori e maldipancia. Gli umori captati da Calabria.Live ancora ieri sul territorio non sono dei migliori, pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per il ruolo di scienziata, «simbolo di coraggio e speranza» (parole di Boccia) «che ora deve diventare patrimonio collettivo».

La prof.ssa Amalia Bruni riesce a raccogliere consensi quando parla, il suo sorriso mostra sicurezza e nasconde bene una grinta che non le manca, ma in politica non sono sufficienti queste qualità. Bisogna ricordarsi le famose parole del vecchio socialista Rino Formica che definiva la politica «sangue e merda»: mai come in questo caso appaiono profeticamente inquietanti, soprattutto per la seconda parte, visto che il patatrac dem è sotto gli occhi di tutti ed è maldigerito da storici simpatizzanti e iscritti, che non riescono a nascondere delusione e soprattutto amarezza. Né le competenze in materia sanitaria della Bruni fanno sperare in un serio capovolgimento della situazione calabrese: il commissariamento pesa e continua a far danni e questo, indipendentemente da chi andrà a Germaneto, è un dato di fatto su cui bisogna studiare interventi drastici e definitivi. Che da Roma continuano a negare, considerando la Calabria un fastidioso contrattempo alla politica nazionale…

La candidata Amalia – ha detto ancora Francesco Boccia – «è la guida di questo processo politico» che farà «chiedere alle tante associazioni e ai tanti movimenti civici di essere intorno a noi. Noi vogliamo parlare solo di contenuti, di sanità che deve cambiare sotto la guida della Bruni, di scuola che dev’essere a tempo pieno e per tutti, di asili nido, transizione ecologica e digitale, di una Calabria moderna, di infrastrutture. E siamo qui perché la campagna elettorale vogliamo vincerla, e perché tutto questo dev’essere patrimonio collettivo e non può essere certo spartito dalla destra che i calabresi conoscono». E la candidata Amalia ha annuito, ma dovrà fare attenzione ai volponi della politica che faranno di tutto per “guidarla” e ispirarla”: operazione, per la verità estremamente difficile se non impossibile, conoscendo il carattere della scienziata. Ma sia lecita qualche perplessità sulle garanzie di autonomia e indipendenza promesse per far accettare la candidatura.

Il commissario regionale dem Stefano Graziano ha detto che «Amalia Bruni è la migliore opportunità che la Calabria potesse darsi, ora sta a noi definire insieme a lei un progetto politico che si ponga come obiettivo il futuro dei calabresi, fuori da ogni retorica» Secondo Graziano, «La capacità di pensiero prospettico di Bruni e la sua profonda conoscenza delle questioni sociali, politiche e culturali della Calabria sono la vera ed unica novità di questa campagna elettorale, tutto il resto è un marchiano tentativo di scippare i calabresi delle loro speranze, ad uso e consumo di obiettivi del tutto personalistici. Il Partito Democratico calabrese metterà a disposizione della candidatura di Bruni le sue migliori risorse ed energie, in linea con i criteri del nostro codice etico e con le esigenze di ascolto poste dai territori. Gli anni a venire saranno uno spartiacque storico per il riequilibrio sociale ed economico dell’Italia e del Meridione, abbiamo la responsabilità di garantire ai calabresi il diritto di poter scegliere adeguate competenze politiche e tecniche nella gestione della cosa pubblica».

Ecco, le competenze politiche: mortificate da tre anni di assurdo commissariamento del partito democratico in Calabria, avvilite dalla mancanza di dialogo e confronto. Oliverio ha pronte già un paio di liste, con l’obiettivo di ottenere due-tre consiglieri regionali in suo nome: la sfida a sinistra consiste proprio nell’incapacità di cercare (e tentare) una coesione impossibile, se non cambiano le teste e non si sostituiscono gli artefici del fallimento politico fin qui raccolto. Perseverare è diabolico, lo sanno tutti, tranne che al Nazareno. (s)

La scienziata Amalia Bruni scioglie la riserva: correrà per il centro-sinistra alla Regione

di SANTO STRATI – Ha sciolto la riserva la scienziata Amalia Bruni, direttrice del Laboratorio di Neurogenetica di Lamezia Terme, alla quale Letta, Conte e Speranza, accogliendo il “suggerimento” di Boccia e Graziano (Pd) e Misiti (M5S), hanno proposto di correre per la Presidenza della Regione. Forse è finita la lotteria dei candidati possibili e impossibili e la sinistra cerca ancora di raccogliere i cocci e ricostruire una qualche unità che permetta di competere adeguatamente con Occhiuto e la coalizione di centro-destra.

La Bruni, una personalità scientifica di indiscusso valore, è comunque priva di esperienza amministrativa e soprattutto politica: ha sciolto la sua riserva accogliendo i segnali che sono arrivati dal Partito Democratico, dal Movimento 5 Stelle, da Articolo Uno, Io resto in Calabria, Verdi e Socialisti, Calabria civica, A testa alta, Demos e Repubblicani europei, ovvero partiti tradizionali e movimenti civici. A questi si è aggiunto Carlo Tansi che ha dato la propria disponibilità a sostenere la scienziata. Cosa verrà fuori da questa ritrovata (e presunta) unità a sinistra lo vedremo solo nelle prossime settimane se la “sindrome di Germaneto” non farà un’altra “vittima” con l’eventuale ulteriore(pur se improbabile) rinuncia anche della scienziata di Nicastro.

Già, perché non si sa chi ha dato rassicurazioni alla Bruni sulle sue irremobili richieste di garanzia di autonomia e indipendenza. Francesco Boccia?  Che sta cominciando a far danni anche alla federazione cosentina del partito dove è arrivato da commissario (si ricordi che si vota per il Comune tra pochi mesi)? Stefano Graziano? Che è riuscito nell’impossibile impresa di farsi detestare da amici e nemici all’interno del partito? Massimo Misiti? Che nel Movimento 5 Stelle in Calabria rappresenta probabilmente solo se stesso? O Addirittura Enrico Letta che continua a promettere la visita in Calabria quasi fosse il nuovo messia, ma ha ben in mente l’immagine di Nicola Zingaretti in camice bianco nello stabilimento di Pippo Callipo tra i tonni in scatola che spargeva il verbo divino (della sinistra) per raccogliere poi lo sfracelo totale? Su Giuseppe Conte e Roberto Speranza non si può tacere il maldipancia persistente che si coglie tra i pochi superstiti di un Movimento in via di evaporazione e i compagni di Articolo Uno che non nascondono più una forte insofferenza nei confronti del ministro della Salute.

La motivazione della Bruni è nobile: «Ho deciso di partecipare – avrebbe dichiarato – per innescare un riscatto, cambiando l’assioma secondo cui tanto è inutile provarci. Non vi chiedo di essere solo coalizione ma di sentirci squadra. Da sola non potrei andare da nessuna parte. Sarà un cammino difficile che permetterà alle generazioni che verranno di stare meglio. Forse noi vedremo pochi risultati, ma se serve a innescare un cambiamento va bene perché i cambiamenti sono culturali e sulla cultura ci vuole tempo».

Se la destra e il centro non si sentono minimamente minacciati dalla Bruni, chi ha da temere l’opzione della candidatura “civica” della scienziata è solo De Magistris che si vedrà sottrarre consensi civici (non populisti), visto che la candidatura della scienziata non è di partito, ma riflette una “risposta civica” all’avanzare del centro-destra che comincia già a fregarsi le mani, arcisicuro della vittoria. La Bruni fa parte di Comunità Competente – che è un’associazione autonoma di medici e operatori sanitari guidata con grande responsabilità e ammirevole impegno da Rubens Curia, ma l’organismo è indipendente non si schiera né farà  – com’è corretto che avvenga – campagna elettorale, pur manifestando sostegno morale e genuina stima nei confronti della direttrice del Laboratorio di Neurogenetica. Ma la società civile è pronta a supportare questa splendida figura di scienziata che, però, politicamente vale (senza offesa) meno di zero?

De Magistris si rode e lancia strali al suo ex sodale Tansi: «accusava la nostra coalizione di voler andare con il PD e quindi si allontanò raccontando una serie di bugie. Oggi l’affidabile Tansi annuncia che va con il PD. Dopo aver urlato nelle piazze contro il partito della torta, al quale evidentemente ora si vuole unire. Chi è coerente e credibile non tradisce e prova a scrivere la storia, chi è bugiardo tradisce e inganna. Meglio perderlo che trovarlo uno come lui». È il sintomo che il sindaco di Napoli ha cominciato a fare i conti sullo scenario impossibile che si sta per parare davanti.

Secondo Francesco Aiello (già candidato indipendente e sostenuto dai Cinque stelle alle regionali del 2020), «Amalia Bruni sarà una scelta vincente nella misura in cui il centrosinistra recupererà unità e partecipazione dal basso, a partire dal Partito Democratico e dal M5S. Serve anche allargare il fronte della colazione che sostiene la candidata Bruni acquisendo il consenso di pezzi della sinistra e dei progressisti della Calabria che in questi ultimi mesi hanno precocemente fatto altre scelte. Il frazionismo a sinistra aiuta la coalizione del centrodestra».

E Mario Oliverio, zitto zitto, tiene già pronta una lista “di disturbo” tanto per far capire come la pensa. Che, poi, è quello che, al di là degli entusiasmi di maniera nei confronti di una nobilissima e splendida figura di scienziata che ha lavorato al fianco di Rita Levi-Montalcini, pensano in molti a sinistra: si cerca il nome di grido convinti che sia questa la soluzione allo sfascio evidente di una sinistra a pezzi. Il territorio rimane escluso, la base terreno fertile per “imporre” – come sempre – scelte dall’alto, slegate da dibattiti o confronti dialettici. E in questo gioco al massacro, dopo consultazione frenetica dei propri contatti sul telefonino di alcuni “maggiorenti” (0 feudatari), si rischia di coinvolgere, mortificando persone per bene che potrebbero dare tanto alla politica (anche se ne sono lontani) ma che dalla politica devono aspettarsi solo grandi, avvilenti, delusioni. (s)

Regionali: offerta a sinistra la candidatura alla scienziata Amalia Bruni

di SANTO STRATI – Il nome di Amalia Bruni, la scienziata che a Lamezia dirige brillantemente il Laboratorio di Neurogenetica, doveva restare riservato, almeno fino allo scioglimento della riserva da parte della stessa, invece “qualcuno” ieri mattina si è “fatto scappare” l’indiscrezione che, in parte, ha piacevolmente sorpreso il popolo calabrese della sinistra. Un grande popolo, in Calabria, smarrito, sempre più nel pallone (per colpa di pochi «padroni del feudo»), incapace di ritrovare unità e voglia di riscossa.

Alla scienziata, che non ha bisogno di presentazioni, è stata offerta una candidatura che dovrebbe essere inclusiva, ovvero avere la capacità di coagulare il consenso sparso della sinistra e raccogliere le varie anime della sinistra. La scienziata si è riservata di decidere, ma chi la conosce sa bene che non è “ingabbiabile” e quindi la sua eventuale accettazione passa dalla conferma di garanzie di assoluta autonomia. Senza di esse, difficile che la Bruni – che qualche settimana fa ha raccolto l’unanime consenso del Consiglio regionale nella mozione a favore dell’Istituto di Neurogenetica che dirige a Lamezia – possa dire di sì.

Intanto va messo bene in evidenza che sarebbe una candidatura civica, di sinistra, non scelta tra la “società civile” bensì emersa da un confronto sul territorio alla ricerca di un/una comandante in grado di far navigare la regione in un mare in tempesta. Ma, soprattutto, va considerato che questa candidatura – in caso dovesse trovare accoglienza da parte della scienziata – preoccupa soprattutto De Magistris, perché rappresenta quella forma di civismo non populista che è l’esatto contrario di quello che l’attuale sindaco di Napoli va proponendo nella sua pur positiva campagna elettorale.

Una candidatura civica finalizzata a superare dissapori e divisività e soprattutto a evitare liste di “disturbo” che, a sinistra, equivarrebbero a ulteriore impoverimento di voti, ma non di consenso. Il vero problema di questa campagna elettorale che sarà difficile e, per molti versi aspra visti anche i chiari di luna anche nella compagine di centro-destra (la sfida tra Lega e i Fratelli di Giorgia sarà per conquista del secondo posto che corrisponde paro paro a livelli intermedi di potere), riguarda i numeri. Ideologicamente sarà importante misurare il consenso, ma alla fine i numeri faranno la differenza. Quindi, avremo una strategia apparentemente comune per la conquista di numeri aggiuntivi, ma sul piano della comunicazione avrà una diversa cifra: il centro-destra dovrà mantenere e allungare il distacco attuale (che, in buona sostanza, garantisce la vittoria pressoché certa), ma la sinistra giocherà la carta dell’orgoglio riformista che non vorrebbe riconsegnare alla destra il governo della Regione.

E qui si scateneranno le grandi manovre per il recupero dei voti mancati: il partito degli astensionisti – depurati da quelli che per varie ragioni, prima di tutto economiche, vivono fuori e non tornano a votare – tiene la maggioranza assoluta. Basta recuperare il 10-12% dei delusi, degli elettori sfiduciati e amareggiati, per rimettere in gioco l’intera posta elettorale. Già, perché non sono gli elettori di centro e di destra che si astengono (anche se non mancano diversi maldipancia nei confronti del vicepresidente Spirlì “rinominato” e imposto di nuovo da Salvini), ma è il popolo dei progressisti, della sinistra storica e di chi coltiva un sogno riformista, che rinuncia alle urne. È in questo straordinario serbatoio di consensi che il candidato o la candidata che dovesse venir fuori da un confronto serio con il territorio dovrebbe lavorare a fondo per riaccendere l’entusiasmo del popolo della sinistra e far riscoprire la voglia di partecipazione (che in realtà non si è mai sopita).

Secondo alcune indiscrezioni il nome di Amalia Bruni –  che, ripetiamo, non ha ancora accettato e probabilmente dirà di no ove mancassero le condizioni di autonomia e indipendenza che, giustamente lei esige – è venuto fuori, ancora una volta, da tre protagonisti della politica nazionale: Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza, che fino ad oggi non hanno mostrato la giusta attenzione che i calabresi meriterebbero. Ma qualcuno avrà mai voglia di spiegare, una volta per tutte, a Letta, Conte e Speranza che i calabresi vogliono pensare e decidere con la propria testa? Temiamo che dovremo registrare di nuovo un “non pervenuto”. (s)

Verdi e ArticoloUno: «Regionali, un nome non crea la coalizione»

Un documento a più mani sulle elezioni regionali calabresi da parte di alcuni rappresentanti della sinistra, invita iscritti e simpatizzanti a valutare alcune esigenze fondamentali per la scelta del candidato presidente della Regione. Lo firmano Pino Greco, dirigente di ArticoloUno con il coordinatore dell’area centrale Ivan Marra, il commissario regionale dei Verdi Giuseppe Campana con Orlando Amodeo e il biologo marino Silvio Greco.

«Alla luce di quello che sta accadendo nel CentroSinistra in Calabria – si legge nel documento –, ci auguriamo che si sia finalmente compreso che un nome non crea la coalizione, che un candidato  che non investe non condivide e non ascolta non può rappresentare una collettività politica.

Il susseguirsi delle azioni che seguiamo in questi anni è sempre lo stesso: un CentroSinistra alla ricerca di una soluzione che ha perso totalmente il senso della politica, che cavalca le mode del momento sicuro e certo che un nome civico possa essere la soluzione, senza tener conto degli elementi essenziali che la compongono.

La gestione commissariale della maggiore forza politica del CentroSinistra, ha dimostrato ampiamente la sua “capacità” fallimentare di gestione, governando un cerchio ristretto di elitè politica, pronta ad ingoiare ogni azione pur di mantenere il suo “Status”, creando disagi e gravi problemi al resto della coalizione.

Questo poteva passare forse in  un’epoca diversa ma sicuramente non in questa, ove le risposte da dare al popolo calabrese sono innumerevoli e dove ormai si è stanchi di vedere sempre lo stesso  cortometraggio che non ha portato nulla se non la creazione di macerie su macerie.

Il punto di arrivo non è e non deve essere un “nome” per una corsa elettorale, ma deve essere la costruzione di una collettività politica che abbia le capacità, la volontà e la forza di mettere da parte “IO” per il bene di un terra.

Il Candidato a Presidente deve essere frutto e sintesi di un confronto vero qui in Calabria, alla luce del sole.

Il Candidato a Presidente deve essere il garante di tutta la coalizione e del progetto politico e istituzionale.

Il Candidato a Presidente deve essere “il primo tra i pari”.

L’ostinazione, la miopia di Roma ha determinato, l’avanzata in Calabria di soggetti politici populisti che si alimentano dell’illusione del cambiamento e solcano il terreno del malcontento popolare che la politica dell’ “Io” ha creato.

Ora è giunto, il momento del confronto e dell’analisi è l’ora di ripristinare la “libertà democratica” in Calabria, di determinarsi e di decidere chi debba guidare la l’operazione di ricostruzione e di riscatto di questa terra.

Basta con qualsiasi ricetta romana, basta ai personalismi, ripartiamo dal “Noi” per vincere la prima battaglia ovvero quella del confronto e non delle imposizioni, ritornare ai valori che hanno sempre identificato la nostra parte, il resto verrà da se è insito nel “Noi”.

Non si affanni nessuno alla ricerca del nome, non si affanni Roma e né tantomeno l’ establishment calabrese  è ora di cambiare la rotta, nessun condottiero che la storia ricorda è capace di vincere senza gli uomini.

Non c’è bisogno del “grande timoniere”, ma di un’intera “sala macchine”». (rp)