La sottosegretaria Dalila Nesci: 111 milioni per Zes

Sono 111,7 milioni di euro la somma assegnata alla Calabria per gli investimenti infrastrutturali i volti ad assicurare i collegamenti delle Zone Economiche Speciali con la rete nazionale dei trasporti. È quanto ha reso noto la sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci,spiegando che si tratta della cifra più alta dopo la Campania, «che testimonia la grande attenzione riservata al nostro territorio».

«Con queste risorse – ha aggiunto – sarà possibile realizzare efficaci collegamenti tra le aree portuali e industriali e la rete infrastrutturale ferroviaria e stradale, così da consentire ai distretti produttivi di ridurre tempi e costi nella logistica. Si potranno inoltre rafforzare la digitalizzazione, l’urbanizzazione green e l’efficientamento energetico delle aree appartenenti alle ZES. Infine, con i fondi messi a disposizione del territorio si potrà incrementare la sicurezza dell’infrastruttura connessa all’accesso ai porti».

«Nello specifico – ha illustrato – le risorse saranno destinate al Porto di Gioia Tauro, con l’adeguamento degli impianti ferroviari di Sibari, S. Pietro a Maida, Nocera Terinese e Rosarno per 57,7 milioni di euro, il raccordo stradale sud alla rete TEN-T per 11 milioni €, lo  svincolo dell’autostrada A2 per 6 milioni, il completamento della banchina di ponente lato nord per 16,5 milioni e l’urbanizzazione dell’area industriale per altro 10 milioni di euro. Altre risorse andranno al Porto di Reggio Calabria, con l’adeguamento e il risanamento della banchina Margottini per 6,5 milioni di euro, e al Porto di Villa San Giovanni, con l’adeguamento e il risanamento strutturale della banchina per 4 milioni di euro».

«Questo ulteriore investimento da 111 milioni per le infrastrutture legate alle Zes – ha concluso Nesci – consentirà alle nostre imprese di crescere guardando anche all’estero e sarà un volano per la sviluppo di tutta la Calabria». (rrm)

«PNRR, LA CALABRIA NON PUÒ ASPETTARE»
OCCHIUTO VUOLE L’ATTENZIONE DI DRAGHI

dalla REDAZIONE ROMANA – La Calabria non intende né può aspettare per riprogrammare il proprio futuro: è questo il succo della decisa lettera che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha inviato al Premier Mario Draghi. Nella lettera viene espressa la chiara richiesta di modifica per la Calabria della programmazione della quota di finanziamento nazionale del PNRR per la parte che spetta alla regione. In tal modo – secondo Occhiuto – si potranno avviare «opere e interventi che, indipendentemente dai vincoli originari di spesa, possano essere dedicati a progetti oggi in grado di produrre lavoro, occupazione, benessere sociale».

Nella lettera, inviata per conoscenza anche al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Roberto Garofoli, il presidente Occhiuto espresso le perplessità della Regione in merito alla nuova linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, in quanto nella proposta presentata, manca il progetto integrale che, da Battipaglia, arriva a Reggio.

«Apprendo – scrive il Governatore – che nella presentazione dei lotti che interessano il territorio della mia Regione di cui non è emersa alcuna caratteristica tecnica dell’opera ma sono solo emersi i riferimenti legati al tipo di finanziamento. In particolare è stato precisato che il finanziamento di 9,4 miliardi di euro graverà su generiche fonti finanziarie: è emerso anche che per i relativi tempi di attuazione l’orizzonte temporale si attesta al 2030, ovviamente successivo al 2026; mentre entro il 2026 sarà possibile disporre di soli 33 km tra Battipaglia e Romagnano finanziati con 1.8 miliardi di euro del PNRR. Infatti la tratta Battipaglia Praja è articolata in 3 sublotti con un sublotto a), tra Battipaglia e Romagnano di 35 km, il sublotto b) tra Romagnano Buonabitacolo di 46 km e il sub lotto c che parte da Buonabitacolo di 47 km per arrivare a Praja, sulla costa calabrese».

«Nonostante gli sforzi del Presidente e di alcuni componenti della Commissione speciale – continua Occhiuto – prima richiamata nell’insistere sulla necessità di disporre di un quadro complessivo di un’opera tra le più significative del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza a livello europeo per il suo intrinseco significato di coesione economica e territoriale, di accessibilità alle aree interne, di equità infrastrutturale, di impatto sui fondamentali indicatori di sviluppo, al momento non è stato presentato il progetto di fattibilità tecnica economica oltre Romagnano fino a Praja e nulla è stato presentato sulle tratte tutte in territorio calabrese che da Praja vanno a Tarsia, nulla sul rifacimento della Galleria Santomarco».

«L’unico riferimento – ha spiegato – è stato al finanziamento a valere per complessivi 9,4 miliardi di euro su non meglio specificate fonti di finanziamento. I lotti tra Tarsia e Cosenza, Cosenza e Lamezia Terme, Lamezia Terme e Gioia Tauro sono ad oggi solo un’idea di tracciato per i quali manca anche una idea di finanziamento. La ragionevole certezza dell’assenza di progetti in grado di generare lavoro, occupazione, stabilità sociale in momenti gravi come questi che stiamo vivendo, si scontra così nei fatti con le migliori intenzioni di investimento in aree meno sviluppate del Paese, producendo una distorsione che considero significativa delle iniziali ragioni che hanno portato al concepimento stesso del PNRR».

«È utile ricordare – ha aggiunto – che senza il progetto dell’Alta Velocità ferroviaria nel Sud del Paese difficilmente la Unione Europea avrebbe acconsentito alla strutturazione di un Piano del valore, solo per l’Italia, di ben 209 miliardi di euro e devo tristemente sottolineare che la differenza essenziale tra un piano esclusivamente finanziario ed uno realmente significativo per lo sviluppo di ampie aree del Paese, passa proprio attraverso l’attuazione di una serie di interventi da sempre noti e rimasti da sempre intuizioni progettuali».

«La Calabria non può aspettare – ha ribadito il presidente – che Rete Ferroviaria Italiana produca progetti di fattibilità tecnica delle tratte in territorio calabrese non conoscendo, perché non è pubblico, neanche la stima dei cronoprogrammi dei lavori tra Praja e Tarsia e nel proseguimento della tratta fino a Reggio».

«La Calabria – ha proseguito – non può aspettare che da quei cronoprogrammi oggi non conosciuti discendano finanziamenti bloccati per circa 9.4 miliardi che migliorano solo il rating delle stazioni appaltanti, congelati come sono nel relativo contratto di programma».

«La Calabria – ha detto ancora – non può aspettare che nel suo stesso territorio siano genericamente assegnati e bloccati fondi per opere per le quali la prima fattura lavori da pagare sarà probabilmente nel 2031 ed avere oggi nel 2021 progetti definitivi in grado di creare lavoro bloccati per l’assenza di fondi». (rrm)

In copertina, il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini e il presidente Occhiuto

La sottosegretaria Dalila Nesci: Alla Calabria 1,4 miliardi per le infrastrutture

Sono 1,4 milioni di euro la somma stanziata dal Governo per le infrastrutture calabresi. Lo ha reso noto la Sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, che ha evidenziato come «il Governo continua a dedicare un’attenzione straordinaria alla Calabria».

La cifra stanziata, infatti, «consentirà di favorire lo sviluppo del territorio promuovendo la transizione verde, la mobilità sostenibile e l’inclusione sociale» ha spiegato Nesci, aggiungendo che «le risorse del Mims daranno una spinta decisiva alla rivoluzione verde, alla mobilità compatibile con l’ambiente e alla coesione territoriale della nostra regione. Alla Calabria sono infatti destinati 312 milioni per il rinnovo di autobus, treni e il potenziamento della mobilità ciclistica nonché per energie rinnovabili, efficientamento degli edifici pubblici e tutela delle risorse idriche».

«794 milioni di euro andranno alle infrastrutture ferroviarie – ha illustrato la sottosegretaria – agli interventi portuali e all’upgrading tecnologico. Infine, altri 312 milioni vengono stanziati a favore della rigenerazione urbana, le Zes e la strategia per le aree interne del nostro territorio. Quasi 1 miliardo e mezzo di risorse che finanzieranno, a titolo di esempio, la riqualificazione delle stazioni ferroviarie, il rinnovo dei treni Intercity e il potenziamento della linea Rosarno – San Ferdinando, ma anche tra Cosenza  e Catanzaro, Soveria Mannelli e Catanzaro sia Lido che Germaneto, l’elettrificazione della linea ferroviaria Jonica tra Sibari, Catanzaro Lido e Reggio Calabria, l’introduzione di treni ad alimentazione elettrica e a idrogeno, l’efficientamento delle cittadelle giudiziarie e gli interventi per le aree interne della regione».

«Sono solo alcuni degli interventi previsti dal corposo piano di investimenti – ha concluso – per favorire la sostenibilità ambientale e la coesione sociale del nostro territorio. Continuiamo a lavorare con il massimo impegno per il rilancio della Calabria». (rrm)

PONTE, COSA C’È ANCORA DA STUDIARE?
E SI RIPETE LA REGOLA DEL “NON IMPEGNO”

di ROBERTO DI MARIA – Il ministro Enrico Giovannini non ci fa mai mancare dichiarazioni su cui riflettere, rese nelle sedi istituzionali o sui giornali. Nell’ultima, pochi giorni fa, è tornato a parlare di Ponte sullo Stretto, con affermazioni a dir poco allarmanti.

È l’ennesimo riferimento allo studio di fattibilità, ancora da assegnare, anche se alla primavera, termine annunciato per la sua consegna, mancano soltanto tre mesi. Calendario alla mano, i misteriosi incaricati (i cui nomi saranno resi noti a breve) avranno 3 mesi per studiare la fattibilità dell’opera, già accertata nel secolo scorso non prima di un decennio di studi, sondaggi, indagini e discussioni varie.

Ma quello che colpisce di più nelle ultime dichiarazioni di Giovannini è il riferimento all’opzione zero. Il che significa non fare nulla, lasciando ai cari vecchi, inquinanti traghetti il compito di trasportare treni, auto, tir e persone da una sponda all’altra dello Stretto. Cosa che il ministro non ha avuto il coraggio di dire chiaramente, usando il numero introdotto dagli arabi per indicare il nulla.

Un numero che ci ricorda tanto il voto assegnato agli allievi incapaci persino di scarabocchiare qualcosa sul foglio di carta alla consegna del compito di italiano o matematica: un’abitudine poco pedagogica, fortunatamente desueta per rispetto dell’ego degli scolari meno brillanti. Ma, senza alcun rispetto per l’amor proprio dei meridionali, l’espressione del ministro appare come una bacchettata sulle dita o, se volete, un “dietro la lavagna”, con tanto di orecchie da somaro.

Tutto ciò mentre gli allievi più meritevoli, nei panni di un Sala o di un Zaia, con la mano alzata e la risposta pronta, pregustano il 10 e lode che, inesorabilmente, sarà loro elargito, sotto forma di finanziamenti e nuove opere pubbliche. Di quelle il nord ha sempre bisogno.

Ma, disprezzo verso il meridione a parte, l’espressione usata da Giovannini lascia interdetti per altri e ben fondati motivi, di natura istituzionale. Il ministro, infatti, non può ipotizzare una soluzione anzi, una non-soluzione infrastrutturale, ignorando le indicazioni del suo stesso dicastero: quelle che provengono dalla cosiddetta “Commissione De Micheli”, appositamente nominata dalla ministra per stabilire cosa fare, o non fare, sullo stretto. Ancorchè carente e tecnicamente più che discutibile, la relazione conclusiva quella Commissione escluse del tutto l’opzione zero, ribadendo la necessità di realizzare l’infrastruttura di attraversamento ed indicandone persino la tipologia: il Ponte sospeso.

Ma quel che è ancora più grave, è aver ignorato gli atti di indirizzo delle due Camere di pochi mesi fa, sostenuti dall’Intergruppo costituitosi per il Ponte tra le varie forze politiche, che indicavano al Governo la necessità di trovare le risorse necessarie per costruire l’opera di attraversamento. Atti perentori e vincolanti, che non possono essere in alcun modo contraddetti da un Ministro della Repubblica.

Il cui sottosegretario Giancarlo Cancelleri si dice un giorno si e l’altro pure non soltanto favorevole all’opera, ma anche convinto assertore della sua indispensabilità. Ciò che pone, a buon diritto, Giovannini in una posizione più estrema di uno dei maggiori rappresentanti del grillismo.

Che strana, la politica italiana, capace di proporci lo spettacolo di un ministro per le Infrastrutture che le nega alla parte meno sviluppata del Paese. Impegnando qualcosa come 50 milioni di euro per finanziare uno studio, l’ennesimo, che potrebbe persino sancire l’inutilità dell’opera, dopo decenni di lamenti e stracciarsi le vesti per le “spese pazze” della Stretto di Messina s.p.a. La quale, a conti fatti, spese poco più di 330 milioni di euro in oltre 30 anni di attività.

Ci chiediamo, a questo punto, se non sia il caso che intervenga il premier Draghi affinché, con la sua autorevolezza, chiarisca una volta per tutte le intenzioni del Governo nei riguardi di un’opera fondamentale per il futuro del Paese. Una richiesta finora avanzata solo da singoli parlamentari, come la deputata Matilde Siracusano (Forza Italia) sempre attenta al tema del Ponte e subito intervenuta dopo le ultime esternazioni dell’uomo dell’”opzione zero”; ma sempre più voce nel deserto.

In questo caso, infatti, l’opzione zero è stata applicata dal Presidente della Regione siciliana che, se all’ultimo dell’anno ha ricordato la questione Ponte, ha pensato bene di non replicare pochi giorni dopo, di fronte alle dichiarazioni di Giovannini. Speriamo che la stessa opzione non venga applicata dal più risoluto collega di oltrestretto.

L’opzione è da tempo prediletta, invece, dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, che non ha sentito il bisogno di spiccicare una sola parola sulla questione Ponte, in questa come in altre precedenti occasioni.

Opzione zero privilegiata anche da un’altra donna, la leader dell’opposizione Giorgia Meloni, che nelle parole di Giovannini ci aspettavamo cogliesse, finalmente, una ghiotta occasione per obiettare con intelligenza all’operato del governo. Forse la segretaria di Fratelli d’Italia pensa, in tal modo, di guadagnare voti al Nord, riserva di caccia della Lega? Temiamo che stia facendo male i conti proprio con il suo tradizionale elettorato, situato in buona parte nel Meridione.

In fondo, come abbiamo visto, l’opzione zero non è prediletta soltanto da Giovannini. La condividono in molti, forse a livelli ancora più alti. Di fronte all’angosciante condizione del Sud ed a quei 25.000 giovani che lasciano, soltanto in Sicilia, la loro terra per andare ad arricchire il già ricco Nord, ci sarebbe piaciuto sentire qualche parola di allarme provenire dal colle più alto. Purtroppo, ci è toccato constatare che anche nell’ultimo discorso di fine anno, l’attuale inquilino del Quirinale ha scelto “l’opzione zero”… (rdm)

Saccomanno (Lega): Ministro chiarisca lo stato degli interventi sulla Salerno-Reggio Calabria, ss 106 e alta velocità

Il commissario regionale della LegaGiacomo Saccomanno, ha chiesto al ministro alle Infrastrutture, Enrico Giovannini,  di fare chiarezza sullo stato degli interventi sulla Salerno-Reggio Calabria, sulla strada della morte, la strada statale 106 e l’alta velocità.

Il ministro, infatti, in una intervista a Il Messaggero, «ha dichiarato che l’Alta velocità, come altri investimenti che ricadono in una particolare area (Mezzogiorno), interesserà anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, per circa 10 miliardi – ha spiegato il commissario –. Siccome, già al tempo del Governo Renzi era stata inaugurata questa, ci chiediamo a quale tratte il Ministro si riferisce e se è stata anche inclusa la parte riguardante Cosenza-Grimaldi-Altilia, ove vi sono lavori in corso da molti anni e gli incidenti, anche mortali, sono all’ordine del giorno».

«Un chiarimento – ha proseguito – chiesto direttamente al ministro per evitare che si continui sugli annunci e non si concretizzi, come dovrebbe, l’azione politica, specialmente nei confronti del sud. Allo stesso, la Lega ha anche chiesto a che punto sono le tratte che riguardano la SS. 106 Ionica,denominata la “strada della morte”, per la sua pericolosità e le tantissime persone che sono rimaste per terra prive di vita, ed, ancora, le ragioni dello spostamento della linea ferrata con aumento di circa 50 km. e, quindi, aumento dei tempi di percorrenza».

«Si spera che, finalmente – ha concluso – ai tanti annunci seguano le opere e non debba la Calabria attendere altre decine di anni per avere delle strade sicure e normali». (rcz)

La sottosegretaria Nesci: 163 milioni ai Comuni per la rigenerazione urbana

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha reso noto che, con un decreto firmato dal Ministero dell’Interno, di concerto con Mef e Mims, alla Calabria saranno destinati 163 milioni di euro per 85 progetti, finalizzati al recupero e riqualificazione degli spazi urbani.

«Con queste risorse – ha spiegato – i sindaci potranno realizzare interventi volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, soprattutto nelle aree periferiche, nonché alla tutela del decoro urbano e alla valorizzazione del tessuto sociale ed ambientale. Continuiamo a investire nel nostro territorio per renderlo sempre più attrattivo e per migliorare la qualità della vita dei cittadini». (rrm)

ALLA CALABRIA SERVONO FERROVIE VELOCI
BASTA NEGARE IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ

dalla REDAZIONE ROMANA – Tante, troppe dichiarazioni e promesse sono state fatte ai calabresi e alla Calabria sull’alta velocità e, nonostante ciò, non è ancora chiaro quali siano davvero i piani e, soprattutto, cosa davvero sarà realizzato a livello ferroviario in Calabria con i fondi del Pnrr.

Una vera incognita, i cui nodi dovrebbero essere sciolti attraverso un incontro urgente con i vertici, come ha suggerito il consigliere regionale del PD, Domenico Bevacqua, al presidente della Regione, Roberto Occhiuto e all’assessore alle Infrastrutture, Mauro Dolce, proprio per capire cosa si intende realizzare con quei preziosi fondi che scadranno nel 2026.

Una richiesta più che legittima, considerando la necessità urgente di una regione come la nostra di infrastrutture – soprattutto su rotaie – per poter uscire dall’isolamento a cui è “condannato” e essere al passo con i tempi. Una impresa non facile, dato che l’alta velocità in Calabria sembra essere un “miraggio” più che una realtà concreta. Come già rilevato dall’ing. Roberto Di Maria in un suo editoriale sul nostro quotidiano, «Un articolo de L’Espresso del 10 novembre scorso a firma di Gloria Riva ne è un esempio, dato che pone più di un interrogativo sulla ferrovia Salerno-Reggio Calabria in fase di progettazione da parte di RFI, nell’ambito della attuazione del Pnrr. Si scopre che “costerà miliardi” (come se altrove interventi simili costassero spiccioli), e che, inoltre, “non sappiamo quando (e se) sarà completata”. E, ovviamente, si arriva a mettere in dubbio” l’utilità stessa del progetto”».

Secondo Di Maria, infatti, «basta, infatti, dare un’occhiata al tracciato previsto per rimanere quanto meno perplessi» e ciò che ha dichiarato l’ad Fiorani in audizione alla Commissione Trasporti, «confermano questa impressione»: la nuova linea Salerno-Reggio Calabria sarà lunga 30 km in più di quella attuale e, «dopo aver lasciato Battipaglia, anziché dirigersi verso la costa cilentana, si dirige verso il Vallo di Diano, percorrendolo interamente. Ai primi rilievi del Pollino, immediatamente a sud di Buonabitacolo, essa segue un percorso in discesa, per lunghi tratti in galleria, che la conduce sulla costa, a Praia a Mare, pochi chilometri a sud del confine tra Basilicata e Calabria».

Decisioni che sono state assunte per «allontanarsi dalla linea storica perché i lavori interferirebbero con l’esercizio ferroviario» e per «scegliere un tracciato maggiormente accessibile ai territori, con particolare riferimento alla costa ionica calabrese».

Un approccio che all’ing. Di Maria non convince: «la Fiorani ha dimenticato che Rfi sta lavorando ad un altro progetto Av sulla Battipaglia-Potenza-Metaponto-Taranto. Un itinerario facilmente raggiungibile dalla valle del Crati e da tutta la costa ionica, senza bisogno di scavare lunghissime gallerie, come quella tra Praia e Tarsia. A condizione, ovviamente, che, insieme alla Tarsia-Cosenza si raddoppi la linea costiera da Tarsia a Metaponto. Ma di questo intervento, nei piani RFI, paradossalmente non c’è traccia».

«Eppure – ha rilevato l’ing. Di Maria – si tratta di un itinerario comunque indispensabile, se si pensa che in Puglia perverrà il corridoio Ten-T Baltico-Adriatico, di cui è già stato chiesto alla UE il prolungamento da Ancona verso sud: una infrastruttura fondamentale per il trasporto merci verso il centro Europa. La sua accessibilità attraverso la linea ionica riqualificata e raddoppiata, insieme al collegamento con la tirrenica tramite la nuova galleria Santomarco, consentirebbe il potenziamento del porto di Gioia Tauro in chiave gateway, ovvero come punto di attracco per le navi portacontainer provenienti dal Far East. In futuro potrebbe peraltro usufruirne anche il porto di Corigliano-Rossano, attualmente pressoché abbandonato; senza contare il traffico che vi potrebbe pervenire dai porti siciliani, a condizione, ovviamente, che si realizzi il Ponte sullo Stretto».

Insomma, un pasticcio su un altro pasticcio: per Bevilacqua, infatti «non è accettabile che Rfi faccia e disfi a proprio piacimento programmi e progetti, senza dover chiedere conto a nessuno», ed è per questo che ritiene indispensabile questo incontro, «magari aperto a tutti i consiglieri regionali».

Ma non è solo l’alta velocità a essere messa sul tavolo: «l’incontro – ha spiegato Bevacqua – dovrà anche essere l’occasione per fare luce sul rispetto del cronoprogramma per l’elettrificazione delle Lamezia Terme-Catanzaro Lido e Catanzaro Lido-Sibari, oggetto di Accordo Quadro firmato tra RFI e Regione Calabria e che indica nel 2022-2023 lo scenario per l’operatività delle due citate linee».

Per il consigliere regionale, infatti, è sacrosanto occuparsi della sanità, ma non c’è solo quella tra le priorità della Calabria su cui intervenire. C’è anche la mobilità e, per Bevacqua, «negare il diritto alla mobilità significherebbe continuare a relegare la Calabria a fanalino di coda della crescita economica e sociale del Paese».

La necessità dell’alta velocità in Calabria è stata ribadita, ancora una volta, dal ministro alle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che ha sottolineato in un’intervista a Marco Esposito (Il Mattino-Il Messaggero) come «fare la Salerno-Reggio Calabria è stata una scelta di questo Governo» e ha spiegato il mancato inserimento di tutta la linea nel Pnrr: «saremmo stati dei folli, perché è impossibile ultimarla nei tempi previsti: per questo, sono inseriti solo i lotti realizzabili e resi fruibili entro il 2026, ma ci sono quasi 10 miliardi sul bilancio dello Stato per proseguire l’opera oltre tale data». (rrm)

 

Legge di Bilancio, la sottosegretaria Nesci: grande attenzione al Sud, misure per equità e rilancio

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha reso noto che «in queste ore siamo impegnati per approvare la legge di bilancio, il pilastro su cui si fonda l’azione di rilancio che come Governo stiamo portando avanti. Abbiamo voluto dedicare grande attenzione al Mezzogiorno e al superamento degli squilibri sociali tra le aree del Paese, con una manovra all’insegna dell’equità e della crescita diffusa».

«Con la manovra – ha aggiunto – abbiamo anzitutto rifinanziato il Fondo Sviluppo e Coesione per 23,5 miliardi di euro, una dotazione che ci consentirà di finanziare numerosi interventi, come ad esempio i Contratti Istituzionali di Sviluppo su cui stiamo lavorando.  Abbiamo poi incrementato i fondi per le aree interne di ulteriori 50 milioni di euro, con l’obiettivo di rafforzare la strategia di rilancio dei territori più marginali, di contrasto allo spopolamento e di ampliamento dei servizi essenziali. Abbiamo voluto prorogare al 2022 il credito di imposta alle imprese che effettuano l’acquisizione dei beni strumentali in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise, fino a un massimo di 100 milioni di euro, in modo da agevolare gli investimenti produttivi al Sud».

«Con la manovra abbiamo anche destinato 30 milioni alla nascita dell’Advisor per il trasferimento tecnologico nel Mezzogiorno, che – ha proseguito Nesci – si occuperà di aggregare università e istituti di ricerca, start up e medie e grandi aziende per sperimentare un nuovo modello avanzato di innovazione, secondo un approccio volto a valorizzare la conoscenza scientifica. Infine, abbiamo introdotto i Livelli Essenziali delle Prestazioni per asili nido e il trasporto scolastico degli studenti con disabilità, attuando finalmente il dettato costituzionale».

«Dopo il superamento del criterio della spesa storica – ha detto ancora – portato avanti dal viceministro Laura Castelli, abbiamo potuto incrementare le dotazioni per i servizi sociali soprattutto al meridione. Ora sarà possibile garantire un posto al Nido almeno al 33% dei bambini e il trasporto per gli studenti disabili, al di là dalla città di residenza o nascita: tutti i Comuni avranno le risorse per garantire diritti e servizi fondamentali, da Nord a Sud».

«Dall’aumento delle risorse per lo sviluppo e la coesione – ha concluso – con l’obiettivo di abbattere gli squilibri territoriali e favorire le aree interne, dal credito di imposta per gli investimenti produttivi al fondo per l’innovazione tecnologica, passando per la svolta storica dei LEP, anche la manovra conferma che l’attenzione del Governo verso il Mezzogiorno é altissima. Finalmente – conclude Nesci – il Sud è al centro delle politiche economiche di rilancio del Paese». (rrm)

IL GOVERNO SOSTIENE IL PIANO DI RIENTRO
SANITÀ CALABRIA, IMPEGNO DEL MINISTRO

dalla REDAZIONE ROMANA – È un’altra medaglia per il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto: il governo sosterrà la piena operatività del  piano di rientro della Sanità calabrese. Un grande passo in avanti per tentare di uscire dall’impasse critica sui debiti sanitari di cui ancora non si conosce la vera entità, ma l’impegno assicurato dal capo del Dicastero dell’Economia Daniele Franco fa ben sperare per una vera e propria “rivoluzione” nella sanità calabrese. Il presidente Occhiuto, con la scelta di Bortoletti, e la nuova regia che sta imponendo a tutta l’area salute della regione, lasciano immaginare grandi risultati anche in un periodo che non sembra più indefinito. I calabresi hanno diritto ad avere le stesse opportunità di qualunque italiano, la possibilità di curarsi nella propria terra, hanno l’esigenza di puntare oltre i livelli minimi di assistenza. È questa la vera sfida, unitamente al lavoro (che va inventato, creando le giuste occasioni di investimento e conseguente impiego di giovani, laureati e non) e alla capacità di utilizzare a pieno le risorse del Pnrr. Intanto si comincia dalla Sanità.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze Franco, nel corso del Question Time alla Camera dei Deputati sulla piena operatività della nomina del colonnello Maurizio Bortoletti a sub-commissario per l’attuazione del piano di rientro del servizio sanitario della Regione Calabria, ha ribadito «la determinazione del Governo a sostenere la regione Calabria nell’attuazione del piano di rientro sanitario». Il ministro, rispondendo all’interrogazione della deputata di Fratelli d’ItaliaWanda Ferro, che ha scritto «quali siano le ragioni insormontabili burocratiche, forse gli interessi per i quali si tarda ancora l’effettività di una nomina così importante, su cui i calabresi ripongono tante speranze di portare alla normalità il settore della sanità», ha ricordato che proprio per sostenere l’attuazione del piano di rientro sanitario della regione, «il Governo ha individuato il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro nella persona del presidente della regione Calabria».

«Con l’articolo 16-septies, del decreto-legge n. 146 del 2021 – ha detto il ministro – in ottemperanza alla sentenza della Corte Costituzionale n. 168 del 2021 sono state varate importanti iniziative a sostegno della regione Calabria. In particolare si rafforzano le attività dei 9 enti del Servizio sanitario regionale, prevedendo per ciascuno di essi, per 36 mesi, l’assunzione di 5 funzionari, ciascuno per gli uffici preposti al processo di controllo, liquidazione e pagamento delle fatture, il supporto di 5 ispettori della Guardia di finanza agli uffici deputati al contenzioso».

«Si irrobustisce, inoltre – ha proseguito – l’operatività della gestione sanitaria accentrata presso la regione, autorizzando, sempre per 36 mesi, l’assunzione di 1 dirigente, di 4 funzionari, dando la possibilità alla regione di assumere 5 esperti o consulenti e 2 altri dirigenti esterni. Agenas mette a disposizione della regione 40 unità di personale da collocarsi presso il Dipartimento tutela della salute della regione e presso gli enti del Servizio sanitario regionale, sulla base delle indicazioni del commissario ad acta».

«Inoltre, sono previsti il blocco dei pignoramenti fino alla fine del 2025 nei confronti degli enti del Servizio sanitario regionale – ha detto ancora – e la verifica dei debiti verso i fornitori. Sull’anno 2022 si prevede la sospensione della trattenuta per il saldo negativo di mobilità sanitaria – circa 280 milioni -, che consentirà maggiori entrate di pari importo. È previsto per il Sistema sanitario regionale un contributo di solidarietà di 60 milioni, per ciascuno degli anni 2024 e 2025, in aggiunta al contributo annuale del medesimo importo, già previsto per gli anni 2021-2023».

«Si tratta – ha spiegato ancora – di entrate aggiuntive rispetto all’ordinario finanziamento del Servizio sanitario regionale. Il Governo ha, inoltre, nominato il colonnello dei carabinieri, dottor Maurizio Bortoletti, come subcommissario unico di supporto al commissario ad acta. Il relativo atto di nomina è stato tempestivamente notificato dal Mef all’interessato e alla regione Calabria. In merito, contatti con l’Arma dei carabinieri indicano che le procedure connesse con la definizione della posizione del subcommissario sono state prontamente avviate dall’Arma».

«Per quanto di competenza, il Ministero dell’Economia e delle finanze conferma il suo impegno a continuare a sostenere il rafforzamento della sanità calabrese» ha concluso il ministro Franco. (rrm)

Oriolo, Savelli, Badolato e Fiumefreddo tra i Comuni beneficiari del finanziamento per riqualificare i borghi

Oriolo, Badolato, Savelli e Fiumfreddo Bruzio sono i quattro Comuni calabresi ammessi, insieme ad altri 33 borghi del Sud, ammessi al finanziamento di 30 milioni per gli interventi di riqualificazione dei centri storici e di valorizzazione turistico-culturale firmato dai ministri Dario FranceschiniMassimo Garavaglia.

In particolare, per quanto riguarda gli interventi di valorizzazione turistico-culturale presentati da Comuni fino a 5.000 abitanti, per i quali sono disponibili 20 milioni di euro, sono stati ammessi a finanziamento i progetti presentati dai seguenti 23 borghi: Pollica (SA); Zungoli (AV); Candela (FG); Tiggiano (LE); Pietrapetrosa (PT); Deliceto (FG); Calvello (PT); Oriolo (CS); Guardia Perticara (PT); Morigerati (SA); Sasso di Castalda (PT); Pisciotta (SA); Summonte (AV); Valsinni (MT); Ferla (SR); Cetara (SA); Castiglione di Sicilia (CT); Roseto Valfortore (FG); Castel San Lorenzo (SA); Badolato (CZ); Savignano Irpino (AV); Savelli (KR); Sutera (CL).

Invece, per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione dei centri storici presentati dai comuni fino a 10.000 abitanti, per i quali sono disponibili 10 milioni di euro, sono stati ammessi a finanziamento i progetti presentati dai seguenti 14 borghi: Vizzini (CT); Corigliano d’Otranto (LE); Casal Velino (SA); Corsano (LE); Moiano (BN); Gagliano del Capo (LE); Chiaramonte Gulfi (RG); Brolo (ME); Cammarata (AG); Sambuca di Sicilia (AG); Montalbano Jonico (MT); Fiumefreddo Bruzio (CS); Troina (EN); Roccaspide (SA). (rrm)