Saccomanno (Lega): Approvata proposta da 40 milioni per i danni da incendi in Calabria

Il commissario regionale della LegaGiacomo Saccomanno, ha reso noto che è stata approvata la proposta da 40 miliardi ai cittadini e attività che hanno subito danni a seguito degli incendi estivi che hanno colpito le regioni della Calabria, Molise, Sardegna e Sicilia.

Ciò è stato possibile grazie all’emendamento presentato dai senatori Stefano Candiani, già sottosegretario al Ministero dell’Interno, e Luca Briziarelli, capogruppo in Commissione Ambiente e già relatore del decreto incendi.

«Ora – ha spiegato Saccomanno – la parola passa al Parlamento che dovrà tenere ben presente tale deliberato e, quindi, riconoscere un primo contributo per alleviare chi è stato colpito da mano ignobile. A tal fine, la Lega si augura che gli investigatori possano scoprire gli anonimi piromani che dovranno pagare per le loro condotte sia dal lato penale che civile per i danni immensi causati».

«La Lega Calabria, comunque – ha concluso – vigilerà affinché tali risorse possano raggiungere al più presto i territori e le comunità gravemente colpite e, comunque, per iniziare, se possibile, l’attività di rimboschimento». (rrm)

LA 106 JONICA NON SARÀ NELLA RETE TEN-T
È L’ENNESIMA SCONFITTA PER LA CALABRIA

La fascia Jonica e la Statale 106 “hanno perso” la partita per essere inserita nella Rete Ten-T Core. È il triste epilogo di una lunghissima e dura battaglia che ha visto in prima linea l’Odv Basta Vittime sulla Strada Statale 106 che ha chiesto, più volte, l’inserimento della Statale 106 Jonica nella Rete Ten-T e l’intervento del Governo che, purtroppo, non è arrivato.

Una battaglia, che non è stata solo dell’Odv: sulla vicenda, era intervenuto anche l’eurodeputato di Fratelli d’ItaliaVincenzo Sofo che aveva chiesto l’inserimento integrale della SS 106 tramite un’interrogazione e a cui il commissario europeo ai Trasporti, Adina Valean, aveva confermato la disponibilità a valutare la proposta, qualora il Governo italiano l’avesse sottoposta entro i termini utili. Proposta che non è mai arrivata e, intanto, la Commissione Europea ha chiuso il processo della revisione, che ha visto inseriti, invece, il Porto di Civitavecchia e la dorsale Adriatica tra Ancona e Foggia, sia stradale che ferroviaria, nella Rete Ten-T Core e Extended Core.

Una vera e propria «colossale sconfitta» ha scritto Basta Vittime «per merito di un Governo che non è stato praticamente mai incalzato dai parlamentari ed europarlamentari calabresi. La Statale 106 resterà, ancora per anni, fino alla prossima revisione della Rete TEN-T, inclusa nella rete Comprehensive (secondaria), tra Taranto e Catanzaro Lido. Resterà praticamente esclusa da Catanzaro Lido fino a Reggio Calabria. Inoltre, anche la parte inclusa nella rete Comprehensive potrà ottenere finanziamenti marginali per la realizzazione di interventi di manutenzione mentre sarà impossibile ottenere risorse per la realizzazione di nuove tratte ammodernate».

«Così – si legge in una nota – mentre la Regione Abruzzo oggi esulta e parla di risultato storico, guardando peraltro con ottimismo al futuro grazie anche ai «5 miliardi di euro per trasformare davvero la linea ferroviaria adriatica» che il Governo ha messo nella manovra di bilancio attraverso i fondi del Recovery Fund la Calabria jonica resta sempre più indietro rispetto all’Italia in termini di collegamenti infrastrutturali strategici per la sicurezza e lo sviluppo economico».

«Il Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” – prosegue la nota – evidenzia l’ennesima occasione persa per la Statale 106 in Calabria e sottolinea le responsabilità politiche dei parlamentari calabresi a Roma e di quelli presenti a Bruxelles. Noi non rinunceremo ad informare i cittadini calabresi al fine di diffondere la verità e di far nascere una nuova consapevolezza: ogni intervento per la Statale 106 è possibile a patto che la classe dirigente politica calabrese al Governo inizi a fare il proprio lavoro con impegno invece di fare tutt’altro…».

Sulla questione è intervenuto l’europarlamentare Sofo, secondo cui «il Governo ha lasciato scadere i termini per la presentazione della proposta o che questa non sia stata presentata in modo adeguato e dunque sia stata rigettata».

«Una responsabilità – ha scritto Sofo – che ci chiarirà presto il commissario Valean al quale ho subito presentato un’ulteriore interrogazione per avere le motivazioni ufficiali di questa esclusione».

«D’altronde – ha proseguito – i ministri Enrico Giovannini e Mara Carfagna non hanno ancora dato risposta al sollecito fatto dal deputato Wanda Ferro all’indomani della risposta della Commissione europea, affinché Roma intervenisse tempestivamente presentando la richiesta di inclusione della SS106».

«Si tratta di un pesante schiaffo alla Calabria da parte del Governo – ha evidenziato – che lascia questa importante arteria stradale monca, privandola di un’importantissima opportunità, anche economica, per la messa in sicurezza e il potenziamento finalizzato a farne infrastruttura di connessione tra la dorsale ionica calabrese e il resto dItalia e d’Europa».
«Ancora una volta – ha concluso – si decide di condannare questo territorio, facendogli perdere sempre più terreno rispetto al resto della Nazione, come dimostra il fatto che altre aree d’Italia siano state invece inserite nella revisione del Ten-T. Peccato che senza uno sviluppo armonico, coordinato e integrale di tutti i territori meridionali non ci sarà mai uno sviluppo del Sud. E senza di esso, non ci sarà mai un ruolo da protagonista per l’Italia nel Mondo». (rrm)

IL GOVERNO ABBATTE IL CARICO FISCALE
MA I CALABRESI PAGANO LE TASSE PIÙ ALTE

di GIACINTO NANCI Da ben 12 anni noi calabresi, in applicazione dell’art.2 comma 86 legge n. 191 del 2009 che quantifica la sopratassa a causa del piano di rientro sanitario calabrese, paghiamo più tasse di tutti gli altri italiani.

Un lavoratore calabrese con un imponibile di 20.000 euro ha pagato ogni anno ben 406 euro in più di Irpef di un lavoratore lombardo o veneto, e un imprenditore calabrese con un imponibile di 1 milione di euro ha pagato ogni anno 10.700 euro in più di un imprenditore piemontese o emiliano.

A questo aumento di Irpef e Irap si aggiunge sia l’aumento delle accise che l’aumento del numero dei ticket per le prestazioni sanitarie. E, come se ciò non bastasse, noi calabresi stiamo pagando un mutuo di 428 milioni di euro che il Governo ci ha fatto nel 2011 per risanare il nostro presunto deficit sanitario e per il quale, ogni anno, fino al 2040 stiamo restituendo 30,7 milioni all’anno per un totale di ben 922 milioni di euro con un interesse del 5,89% che è molto vicino al tasso usuraio che è del 6,3%. Infatti dei trenta milioni che ogni anno restituiamo al Ministero dell’Economia ben 21,5 sono di interessi e solo 10 di capitale, se il tasso fosse quello dell’1%, che normalmente si usa per questi tipi di prestito pagheremmo solo 16 milioni all’anno.

Per cui tra aumento di tasse, di accise e prestito noi calabresi, da almeno 10 anni, ogni anno versiamo al Governo circa 150 milioni. Ma perché tutto questo? Perché la Calabria con un decreto del dicembre 2009 è stata posta in piano di rientro sanitario perché ha speso in sanità più di quanto ha ricevuto e questo salasso economico nei nostri confronti è fatto per risanare quel presunto deficit. Lo definisco “Presunto deficit” perché quello della Calabria non è un vero deficit sanitario, ma è la conseguenza di una errata ripartizione di fondi sanitari alle regioni. Infatti fin dal 1998 da quando è entrata in vigore la nuova modalità di riparto dei fondi sanitari alle regioni basato sul calcolo della popolazione pesata che è un criterio solo demografico cioè più soldi dove ci so no più anziani (Nord) e meno soldi dove ci sono più giovani (Sud), la Calabria, insieme a molte regioni del sud, ha ricevuto pro capite meno fondi per la sua sanità e spesso è stata proprio la regione che ne ha ricevuto di meno in assoluto.

La Calabria ha ricevuto fino a qualche centinaio di euro in meno rispetto alla regione più finanziata e, se si moltiplicano le centinaia di euro ricevute in meno pro capite per i circa due milioni di residenti in Calabria, si comprende bene ci vengono sottratti ogni anno parecchie centinaia di milioni di euro. Ma la cosa grave è che questi fondi insufficienti vengono dati proprio alla regione Calabria, dove ci sono molti più malati cronici e quindi quei pochi soldi non potevano bastare per curare i molti più malati cronici e per forza di cose si è dovuto sforare.

Che c’è la necessità di modificare il criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni lo ha certificato perfino il ministro della salute Fazio che, già nel lontano primo aprile 2011, ha solennemente dichiarato che «entro due anni ripartiremo i fondi sanitari in base al criterio della prevalenza delle malattie e non più rispetto all’età che penalizza regioni con un basso indice di vecchiaia»… (leggi Calabria). Ovviamente la modifica del riparto non è stata mai fatta. Che in Calabria ci sono molti più malati cronici del resto d’Italia lo hanno certificato perfino i Ministeri dell’Economia e della Salute approvando il DCA n. 103 del lontano 30/09/2015 del commissario al piano di rientro Scura nel quale con tanto di tabelle si quantificavano in 287.000 i malati cronici in più nei circa due milioni di calabresi rispetto ad altri due milioni di altri italiani.

Il DCA n. 103 ha anche quantificato un altro fattore di maggiore spessa sanitaria calabrese calcolando in 50.000 i malati cronici calabresi con comorbilità rispetto al resto d’Italia. È stato questo, quindi, il vero motivo per cui si è creato il “presunto deficit”, sono arrivati pochi fondi proprio dove ci sono molti più malati cronici. Ed è anche questo il motivo per cui dopo ben 12 anni delle restrizioni e dei tagli del piano di rientro il deficit sanitario è raddoppiato ed è perfino triplicata la spesa per le cure dei calabresi fuori regione.

Anzi, è stato proprio il piano di rientro a fare ulteriore danno alla sanità calabrese, perché con i suoi tagli e restrizioni ha impedito ai malati calabresi di curarsi e non ci vuole grande scienza per capire che un malato cronico che non si cura, poi per essere curato costa molto di più e si complica a tal punto che poi per curarsi deve recarsi nei costosissimi centri di eccellenza fuori regione aggravando il “presunto deficit”.

Ed è ciò che, anche a causa del piano di rientro, si è puntualmente verificato. Purtroppo in questi dodici anni, anche a causa del piano di rientro, si è verificato anche il fatto che per la prima volta nella storia della Calabria l’aspettativa di vita invece di continuare ad aumentare è diminuita e a parità di patologia, specialmente oncologica, in Calabria si muore prima. È per questo che il neogovernatore Occhiuto sbaglia a farsi nominare commissario, Lui è il quinto, e proprio per quanto appena detto fallirà come gli altri quattro.

Perché le cose cambino per i malati calabresi il neogovernatore deve andare di persona alla Conferenza Stato-Regioni, che è l’organo che ripartisce i fondi sanitari alle regioni, e votare contro ogni riparto dei fondi sanitari alle regioni che non tiene conto della numerosità delle malattie in ogni regione perché essendo i voti della Conferenza Stato-Regioni alla unanimità, anche il suo solo voto contrario bloccherebbe tutto e la costringerebbe a modificare il criterio di riparto che finalmente smetterebbe di penalizzare la Calabria.

Il neogovernatore Occhiuto deve pretendere che dove ci sono molti più malati cronici come la Calabria arrivino i fondi proporzionati perché è il solo modo per dimostrare che il piano di rientro è non solo sbagliato, ma anche dannoso per i malati calabresi.

Riparto dei fondi sanitari proporzionati alla numerosità delle malattie altrimenti il piano di rientro non avrà mai fine e oltre a danneggiare, come sta già facendo, la salute dei calabresi affosserà l’intera economia calabrese con aumento di tasse accise, ticket sanitari e prestiti onerosi. (gn)

(L’autore, Giacinto Nanci, è un medico di Catanzaro)

Cgil, Cisl e Uil Calabria in mobilitazione per chiedere la modifica della legge di bilancio

Cambiare la bozza della legge di bilancio. È l’obiettivo delle mobilitazioni di Cgil, CislUil Calabria, che hanno definito la legge «inadeguata a contrastare le diseguaglianze sociali, economiche, intergenerazionali e territoriali, che l’emergenza sanitaria ha acuito».

Dopo Villapiana( cantiere SS106), Crotone(Ospedale civile) e ieri a Gioia Tauro( Porto), i sindacati hanno organizzato tre assemblee a Reggio, Cosenza e a Vibo Valentia, dove si è discusso di lavoro, fisco e pensioni.

Angelo Sposato, segretario generale di Cgil Calabria, nel corso dell’assemblea a Vibo, ha sottolineato come «il Governo su fisco, pensioni, lavoro e giovani, Pnrr non da risposte adeguate al Paese ed alle fasce sociali deboli. Non si intravede una visione di sviluppo e crescita, il tema del Sud è marginale. La Calabria ha bisogno di interventi ed azioni concrete. È partito un confronto importante con la giunta regionale, auspichiamo che dopo i primi giorni non si ritorni a vecchi schemi corporativi del passato», mentre Tonino Russo, segretario generale della Cisl Calabria, da Cosenza ha rimarcato la necessità di cambiare la legge di bilancio «per lo sviluppo del territorio».

«È fondamentale – ha ribadito Russo – puntare sulla progressività e soprattutto sull’equità soffermandosi sul lavoro e sulla sua precarietà», e che è «necessario tagliere le tasse e formulare una riforma fiscale per alleggerire le tasche dei lavoratori e dei pensionati».

«Noi in Calabria  – ha concluso – abbiamo una realtà scollegata con il resto del paese per questo vogliamo che la spesa del Pnrr venga affrontata in un clima di confronto al fine di creare, in una terra come la Calabria, occasione di crescita, di sviluppo oltre che di lavoro e di dignità del lavoro». (rrm)

LA CALABRIA RIPARTA CON LA STATALE 106
GOVERNO LA INSERISCA NELLA RETE TEN-T

dalla REDAZIONE ROMANA – La rinascita della Calabria passa anche dalla messa in sicurezza della Strada Statale 106, conosciuta tristemente anche come strada della morte. Ed è per questo che si rende fondamentale il suo inserimento all’interno della Rete Tent-T, in modo da rendere sicura una strada che ha portato via, da inizio anno, troppe persone, oltre che essere un punto di svolta non solo per la nostra regione, ma anche un segnale di attenzione da parte del Governo.

Come già denunciato dall’Odv Basta Vittime sulla Strada Statale 106, dal Governo non era stato stanziato nemmeno un centesimo per la strada della morte ma, adesso, potrebbe esserci il “riscatto”: potrebbe chiedere, formalmente, alla Commissione Europea, di includere la statale 106 nella Rete Ten-T. Un importante passo, poi,  da parte di Palazzo Chigi, è stato quello di dare disponibilità per incontrare, nei prossimi giorni, il presidente della Regione, Mario Occhiuto che, tra le priorità da sottoporre al Governo, c’è quella di trasformare in quattro corsie la Statale 106.

Per arrivare a questo obiettivo, l’Odv Basta Vittime sulla Strada Statale 106, ha chiesto all’eurodeputata del Movimento 5 StelleLaura Ferrara, di impegnarsi affinché il Governo Draghi avanzi formalmente, al più presto, la richiesta alla Commissione Europea.

L’Odv, infatti, aveva già spiegato che solo la richiesta formale del Governo avrebbe potuto permettere l’inserimento della SS 106 nella Rete Tent-T e ciò ha trovato conferma nell’interrogazione presentata dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Vincenzo Sofo, al Commissario Europeo ai Trasporti Adina Valean, che ha evidenziato come «la  Commissione europea è disponibile a considerare tale proposta nel caso in cui verrà presentata dal Governo italiano».

«Il Direttivo – si legge in una nota – condivide la riflessione del segretario calabrese del partito di Giorgia Meloni, la deputata Wanda Ferro, che ha definito “gravissimo che da Roma non sia stata ancora avanzata questa richiesta alla UE” e apprezziamo per il suo costante e sempre coerente impegno sulla Statale 106 convinti che si attiverà – come l’On. Ferro stessa dichiara – “immediatamente con i colleghi di Fratelli d’Italia per chiedere al ministro Mara Carfagna di adempiere entro i termini indicati dal commissario Valean a questo dovere nei confronti del popolo calabrese e meridionale».

«Il Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” – continua la nota – affinché anche questa volta non si perda l’occasione di includere tutta la Statale 106 nella Rete TEN-T Core ritiene necessario e fondamentale che vi sia un’ampia e trasversale volontà politica in seno al Governo capace di far maturare una semplice e banale richiesta che peraltro è perfettamente coerente con quanto stabilito ed evidenziato nel Piano Regionale dei Trasporti della Calabria adottato con D.G.R. n. 503 del 06/12/2016, ed approvato (dopo oltre 20 anni), con D.C.R. n.27 luglio del 2017. Anche per questo ci auguriamo che tutte le forze politiche che sostengono il Governo Draghi, dalla Lega al Pd, passando per Forza Italia, siano determinate nell’impegno che è necessario per ottenere questo risultato».

«Il Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” – conclude la nota – è convinto che questo importante risultato – che diventerebbe storico per la Calabria – può essere raggiunto. Allo stesso modo, siamo convinti che ciò può accadere solo se vi sarà un lavoro sinergico tra le forze politiche di maggioranza e di minoranza al Governo e in Europa poiché le problematiche legate alla Statale 106 in Calabria possono essere superate solo se uniti. A tal proposito auspichiamo che anche le forze sociali ed il mondo dei comitati e dell’associazionismo possano spronare le forze politiche affinché facciano il loro dovere! Infine, intendiamo ringraziare l’impegno fin qui espresso da Fratelli d’Italia e siamo convinti che il M5S certamente ora farà la sua parte». (rrm)

La sottosegretaria Nesci: Accertare responsabilità Sacal, Governo vigila su vicenda

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha riferito che quanto «emerso in relazione all’aumento delle quote del socio privato di Sacal si pone in contrasto con la destinazione pubblica dell’azienda di gestione degli scali aeroportuali che è stata definita a livello politico e istituzionale».

«Le stesse modalità di questa scalata – ha aggiunto – denotano la negligenza dell’attività di controllo e indirizzo infrastrutturale. È necessario accertare fino in fondo le responsabilità di questo sovvertimento degli assetti societari che si ripercuote sul sistema dei trasporti regionali».

«Il Governo vigila attentamente su questa vicenda – ha concluso – che non deve in alcun modo danneggiare i cittadini calabresi. È intollerabile assecondare la logica del profitto calpestando gli interessi della collettività: su questo principio ci dev’essere la massima intransigenza». (rrm)

Alta Velocità, il ministro Giovannini: In Calabria sarà introdotta procedura “super accelerata”

Per le dieci opere più complesse, tra cui la linea Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria e la diga foranea di Genova, «è stata introdotta una procedura super veloce». È quanto ha reso noto il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, in una intervista a La Stampa sui lavori per «cambiare l’Italia».

In merito all’attribuzione dei fondi del Pnrr ai soggetti attuatori, il ministro ha spiegato che Rfi è «un soggetto eccellente» che «dovrà curare circa 30 miliardi di investimenti» e che sono pronti i bandi per sostituire i bus inquinanti con quelli elettrici.

E, proprio sul passaggio ai veicoli elettrici, il ministro Giovanni ha spiegato che «una parte di essi può essere acquistata con i fondi regionali o comunali», precisa il ministro, che per questo sta incontrando i presidenti di Regione, perché «devono sfruttare l’utilizzo del Fondo sviluppo e coesione, che l’ultima legge di bilancio aumenta da 15 a 23 miliardi». (rrm)

Maltempo, Sapia (Fai Cisl): Servono interventi straordinari per accompagnare regioni nella gestione progetti di riqualificazione

Michele Sapia, segretario generale di Fai Cisl Calabria, ha evidenziato come «gli ennesimi danni provocati dal maltempo nel Sud Italia, ci fanno di nuovo pagare un caro prezzo in termini di vite umane e dissesto idrogeologico» e che «servono interventi straordinari con cui accompagnare le regioni verso una gestione virtuosa dei progetti di riqualificazione del territorio».

«È di incontestabile evidenza, infatti – ha proseguito Sapia – che in Calabria i temi della transizione ecologica e ambientale sono alcuni dei più urgenti da affrontare nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo, che non metta in contrapposizione lavoro, ambiente e salute pubblica».

«È necessario acquisire consapevolezza – ha proseguito – dell’essenzialità del lavoro forestale, dei consorzi di bonifica e dei parchi nonché della corretta gestione del patrimonio boschivo regionale che può generare effetti positivi straordinari sull’ambiente e l’occupazione. Non si può continuare a cementificare, togliere terreno e aree verdi all’ambiente, modificare i corsi d’acqua dei torrenti senza un minimo di progettualità e pianificazione territoriale».

«La forestazione e il comparto della bonifica – ha aggiunto – cogliendo le opportunità offerte dal Pnrr e non solo, dovranno essere i veri propulsori per mettere in sicurezza il territorio regionale, distribuire benessere e generare lavoro nelle aree interne e svantaggiate».

«In Calabria, dove troppe sono le periferie socio-ambientali – ha concluso il Segretario generale della Fai Cisl regionale – servono responsabilità, partecipazione, progettualità e ulteriore forza lavoro nella gestione del territorio, lotta al dissesto idrogeologico e prevenzione per preservare l’ambiente e garantire sicurezza alle comunità. Basta piangere morti, contare i danni e le devastazioni a stagioni alterne a causa dell’incuria umana, del maltempo e degli incendi». (rcz)

Molinaro (Lega): I debiti della sanità calabrese gravino anche sullo Stato

Il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, ha evidenziato come la Regione, per la sanità calabrese, dovrebbe chiedere «allo Stato di assumersi anche la responsabilità dei fallimenti, compresi i debiti generati, almeno in parte».

Questo, in quanto «la sentenza della Corte Costituzionale n. 168/2021 – ha spiegato Molinaro – ha parzialmente accolto il ricorso della Regione Calabria contro il decreto legge 150/2020, convertito con la legge 181/2020, il cosiddetto Decreto CalabriaBis, sulla sanità. Una delle norme dichiarate incostituzionali è quella con la quale il Governo obbligava la Regione Calabria a provvedere “al prevalente fabbisogno della struttura commissariale”.Al contrario, la sentenza stabilisce che“al prevalente fabbisogno della struttura commissariale provveda direttamente lo Stato”, (…) “e sarebbe opportuno che l’onere sia a carico della stessa autorità centrale».

«Al di là di molteplici considerazioni – ha proseguito – che derivano dalla sentenza che investe altre parti del dl, ce né una che a mio avviso, merita un particolare rilievo. Il Giudice delle Leggi per giungere alle sue conclusioni, sottolinea la responsabilità dello Stato nell’attuazione del commissariamento, evidenziando inoltre, l’anomalia di un prolungamento ultradecennale che comprime i poteri della Regione, senza avere prodotto i risultati attesi».

Per il consigliere regionale, dunque, è «doveroso condurre questa battaglia affinché l’inefficienza ed il debito ancora incalcolato del sistema sanitario calabrese sia addebitato in parte allo Stato, per la responsabilità che deve assumersi in conseguenza del fallimento del commissariamento. Anche applicando il meritorio emendamento di Roberto Occhiuto alla legge di bilancio dello Stato, che oggi è legge (n. 178/2020), con il quale si consente la rateazione lunga del debito».

«Non si tratta – ha concluso – di far sottrarre la Calabria al suo dovere di pagare i debiti ma di chiamare, doverosamente e necessariamente, a corresponsabilità lo Stato. È evidente che questa è una battaglia politica e non giudiziaria, ma la sentenza 168/2021, credo che possa fornire elementi a supporto di una condivisione del debito della sanità calabrese, tra Stato e Regione». (rcz)

La sottosegretaria Nesci: Statale 106 è una priorità nelle azioni di Governo

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha ribadito l’attenzione «straordinaria» che il Governo Draghi sta dedicando alla Calabria, in particolare alla Strada Statale 106, «una priorità per la nostra azione di Governo: sono stati infatti già stanziati 885 milioni di euro e nei prossimi mesi si arriverà a un investimento complessivo di due miliardi».

«In questo contesto – ha spiegato – si inserisce l’idea di un Contratto Istituzionale di Sviluppo per la Calabria. Di concerto con il ministro Mara Carfagna, che ringrazio per il suo impegno, intendiamo attuare interventi specifici di carattere culturale, infrastrutturale, turistico e di riqualificazione urbana e ambientale. Un ulteriore strumento di crescita, un’ulteriore occasione che la Calabria deve cogliere al volo per ridurre le differenze con altre regioni – conclude – nella direzione di una sempre maggiore equità territoriale».

«Come sottolineato dalla ministra Carfagna – ha detto la Nesci – gli alti investimenti destinati alla Regione possono cambiarne il volto creando opportunità di valorizzazione, sviluppo e lavoro. Sul piano del potenziamento dei trasporti, uno dei principali problemi della Calabria e del Sud in generale, si sta investendo molto sia per le infrastrutture marittime, sia per il trasporto su gomma e binari». (rrm)