Alta velocità e Ferrovie, la ministra Carfagna: La Sa-RC sarà completata entro il 2030

La Salerno-Reggio Calabria sarà completata entro il 2030. È quanto ha reso noto la ministra per il Sud, Mara Carfagna, nel corso del suo intervento nel programma Zapping di Rai Radio Uno, spiegando che ciò sarà possibile grazie agli «investimenti sia nel Pnrr sia nel Fondo
complementare».

La ministra, poi, ha spiegato che «abbiamo stanziato oltre 30 miliardi di euro per rendere il sud più vicino con il resto d’Italia e d’Europa», e che ci sono «700 milioni per il potenziamento e l’ammodernamento delle principali stazioni del mezzogiorno e dei collegamenti trasversali, tra la costa tirrenica e la costa adriatica» e la «massa di investimenti sulle ferrovie regionali».

«Abbiamo stanziato – ha spiegato – 6,3 miliardi non solo per le strade ma anche per le ferrovie e le reti idriche» e che «lo abbiamo fatto con
l’anticipazione del Fondo nazionale di sviluppo e coesione. Buona parte questi soldi serviranno per modernizzare alcune strade del nostro paese, opere che i territori aspettavano da tempo».

Carfagna, poi, ha spiegato il motivo per cui si utilizzeranno altri fondi per le strade e non quelli previsti dal Pnrr, in quanto l’Europa considera il trasporto su gomma inquinante.

«Cosa sarebbe l’Italia se la Calabria, la Campania e la Sicilia avessero lo stesso Pil, gli stessi tassi di crescita della Lombardia e del Veneto? Sarebbe un paese imbattibile sui mercati internazionali e il vantaggio sarebbe di tutti – ha proseguito –. Forse la conflittualità tra Nord e Sud, che tutti dobbiamo impegnarci a spegnere, è molto enfatizzata a livello mediatico».

«Sempre di più – ha aggiunto –  vedo rafforzarsi la consapevolezza che un sud in grado di correre e competere con il resto del paese è un vantaggio per tutto paese. Vedo questa consapevolezza rafforzarsi sempre di più».

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, la ministra ha garantito che «entro primavera saremo in grado di coprire le posizioni mancanti nelle Pubbliche amministrazioni del Sud e che «dove dovessero presentarsi, ancora, delle carenze dei bisogni, delle necessità, siamo pronti a intervenire con qualunque strumento, perché non un euro vada sprecato».

«È la mia preoccupazione, infatti – ha spiegato – prima di consegnare il Pnrr a Bruxelles, con il ministro Renato Brunetta abbiamo pubblicato il primo bando per 2.800 tecnici, da inserire nelle amministrazioni del Mezzogiorno, per rafforzare la loro capacità di progettazione e attuazione degli
investimenti. Il bando ci ha consentito di selezionare quasi 800 profili».

Inoltre, oggi in Gazzetta Ufficiale dovrebbe essere pubblicato il decreto che «ripartisce il fondo – ha concluso la ministra – per la progettazione territoriale: 160 milioni per ingaggiare professionisti esteri e dotarsi di un parco progetti. Questi fondi serviranno per sostenere quasi 5.000 comuni». (rrm)

Infrastrutture, Uil Calabria: La politica faccia squadra per evitare disimpegno dello Stato verso la Calabria

Il segretario generale di Uil CalabriaSanto Biondo, si è appellato ai rappresentanti locali dei partiti di ogni colore politico, affinché facciano squadra per evitare il disimpegno dello Stato nei confronti della Calabria per quanto riguarda le infrastrutture.

«Sulla realizzazione delle grandi opere, infatti – ha spiegato Biondo – il Governo “dimentica” totalmente la Calabria, nonostante l’Europa abbia chiesto a Roma l’esatto opposto. Il governo Draghi, infatti, dopo aver messo in piedi nella nostra regione il gioco delle tre carte sulla Alta velocità ferroviaria, si disinteressa totalmente della Strada statale 106. Sulla Statale Ionica, l’unico intervento previsto da Roma, è solo un cambio di rango, solo un cambio di rango! Questo è quanto viene previsto dal Governo per la Strada statale 106».

«L’inserimento della Strada statale 106 nella rete di rango Comprehensive della Rete transnazionale dei trasporti (Ten-t), infatti – ha aggiunto – proietta questa tratta viaria nella rete allargata delle infrastrutture da realizzare con un orizzonte temporale fissato al 2050. E qui ci sta un piccolo paradosso. Ci si vanta di essere riusciti a far considerare la Statale 106 in rango Comprehensive della rete Ten-t – cosa necessaria per essere presa in considerazione per gli investimenti del Pnrr – ma poi scorrendo le pagine del Pnrr e di altri programmi di finanziamento, della Strada statale 106 non vi è traccia».

«Per completare la Statale 106, per l’Anas – ha spiegato – servirebbero oltre 3 miliardi di euro mentre sono disponibili solo 894 milioni. Spiccioli per una regione che vuole resistere alla crisi, pandemica ed economica, e ripartire. Ma non solo. Sulla linea ferrata ionica, scorrendo i diversi provvedimenti assunti dal Governo che sono stati trasferiti nelle linee di investimento europee, non c’è nulla, se non la replicazione di un finanziamento già avviato dalla Regione Calabria per l’ammodernamento della tratta. Niente raddoppio, niente elettrificazione ma solo un laconico richiamo alla possibile sperimentazione di convogli spinti ad idrogeno per sostituire quelli attualmente in esercizio».

«Quello che emerge – ha proseguito ancora – è un quadro desolante, mortificante per tutto il territorio regionale che, come se non bastasse, rischia di assistere inerme al mancato sviluppo del porto di Gioia Tauro e della sua Zes e, purtroppo anche, di tutta la sua portualità che, per sfruttare al meglio le proprie potenzialità logistiche nel cuore del Mediterraneo, necessita di interventi mirati e di grande impatto economico».

«Quello che ci attende, quindi – ha detto ancora – sarà l’ennesimo sforzo per cercare di digerire l’allontanamento di quella convergenza attesa da tempo con il resto del Paese. Una cosa inaccettabile. Un fallimento per l’intera classe politica e dirigenziale espressa da questa regione, una sconfitta irreparabile per una deputazione parlamentare distratta, assente e lontana dai reali problemi di questo territorio».

«Ad oggi, purtroppo – ha concluso – siamo ancora nel campo delle buone intenzioni. Alla politica, infine, vogliamo ricordare che lo sviluppo economica, da sostenere attraverso investimenti infrastrutturali importanti, non può essere considerato meno importante delle questioni legate al mondo della sanità». (rcz)

La sottosegretaria Dalila Nesci: Alla Calabria 1,4 miliardi per le infrastrutture

Sono 1,4 milioni di euro la somma stanziata dal Governo per le infrastrutture calabresi. Lo ha reso noto la Sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, che ha evidenziato come «il Governo continua a dedicare un’attenzione straordinaria alla Calabria».

La cifra stanziata, infatti, «consentirà di favorire lo sviluppo del territorio promuovendo la transizione verde, la mobilità sostenibile e l’inclusione sociale» ha spiegato Nesci, aggiungendo che «le risorse del Mims daranno una spinta decisiva alla rivoluzione verde, alla mobilità compatibile con l’ambiente e alla coesione territoriale della nostra regione. Alla Calabria sono infatti destinati 312 milioni per il rinnovo di autobus, treni e il potenziamento della mobilità ciclistica nonché per energie rinnovabili, efficientamento degli edifici pubblici e tutela delle risorse idriche».

«794 milioni di euro andranno alle infrastrutture ferroviarie – ha illustrato la sottosegretaria – agli interventi portuali e all’upgrading tecnologico. Infine, altri 312 milioni vengono stanziati a favore della rigenerazione urbana, le Zes e la strategia per le aree interne del nostro territorio. Quasi 1 miliardo e mezzo di risorse che finanzieranno, a titolo di esempio, la riqualificazione delle stazioni ferroviarie, il rinnovo dei treni Intercity e il potenziamento della linea Rosarno – San Ferdinando, ma anche tra Cosenza  e Catanzaro, Soveria Mannelli e Catanzaro sia Lido che Germaneto, l’elettrificazione della linea ferroviaria Jonica tra Sibari, Catanzaro Lido e Reggio Calabria, l’introduzione di treni ad alimentazione elettrica e a idrogeno, l’efficientamento delle cittadelle giudiziarie e gli interventi per le aree interne della regione».

«Sono solo alcuni degli interventi previsti dal corposo piano di investimenti – ha concluso – per favorire la sostenibilità ambientale e la coesione sociale del nostro territorio. Continuiamo a lavorare con il massimo impegno per il rilancio della Calabria». (rrm)

PNRR: SE IL NORD PREPARA IL SUO FUTURO
IL SUD E LA CALABRIA STANNO A GUARDARE

di  PINO APRILE – Ma parli sempre di Pnrr, il Piano nazionale per la ripresa (nel senso che prima prendevano i soldi del Sud e li giravano al Nord: 870 miliardi in 17 anni, fonte Eurispes; mentre ora se li “riprendono”) e la resilienza? E mentre la casa brucia (ci stanno portando via il futuro), di cosa dovremmo parlare: del colore della tappezzeria? E forse poteva venirmi in mente un esempio meno pericoloso. Chi ama gli aforismi di Oscar Wilde (e poi dicono che i terroni sono ignoranti…) sa che le sue ultime parole, dedicate alla tappezzeria dell’alberghetto parigino in cui finì i suoi giorni, furono: «O se ne va quella carta da parati, o me ne vado io» e rese l’anima a Dio o a qualche altro (per la cronaca, dopo la sua morte, cambiarono la carta da parati).

A Sud (e solo a Sud) con sgomento e appelli a vuoto alle istituzioni nazionali, si parla della difficoltà degli enti meridionali di partorire, a tambur battente, progetti di grandi opere capaci di assorbire le risorse europee del Recovery Fund, perché mancano le strutture, gli uffici tecnici, le competenze per amministrare tutti quei miliardi (troppi Comuni del Mezzogiorno non possono permettersele, hanno organici ridotti, con età media più alta, più contratti precari e compensi più bassi); da Nord, ogni tanto si parla pure di questa difficoltà dei nostri Comuni, ma per preparare l’atto di accusa: i soldi per voi c’erano, ma non siete capaci di usarli (colpa vostra) e, con l’accusa, si giustifica la conseguenza: per non perderli, il governo è costretto a spostare quei soldi su progetti che sono al Nord; o preferireste che li rimandassimo indietro?

Peccato che i governi italiani, di qualsiasi colore e da sempre (alcuni tanto di più, altri poco di meno) abbiano sempre investito al Nord quasi tutte le risorse pubbliche (ovvero i soldi di tutti gli italiani) e al Sud ancora aspettano il treno per Matera e in tutte le regioni meridionali messe insieme circolano meno treni che nella sola Lombardia. Le Ferrovie sono di Stato e Trenitalia è una finta società privata che ha come socio unico il popolo italiano, ma opera solo a beneficio di una parte, agli ordini di governi succubi del Pun, il Partito unico del Nord.

Una parte rilevantissima dei soldi del Recovery Fund dovrà essere spesa dai Comuni. E quelli del Sud, nonostante le loro difficoltà, hanno dato prova di iniziativa e coesione che, se fosse stata altrove, la vedremmo lodata su ogni foglio nazionale un giorno sì e l’altro pure: si sono associati, in più di cinquecento, indifferenti agli schieramenti politici delle giunte, per difendere insieme il loro diritto alla “ripresa e resilienza”, come da titolo del Pnrr. E, accortisi delle orecchie da mercante dei governi, prima il Conte2, poi Draghi, hanno raccolto in un corposo e dettagliato “Libro Bianco” progetti, suggerimenti, Comune per Comune, o per aree che interessano il territorio di più Comuni. Una base preziosissima per un governo davvero intenzionato a investire nel Mezzogiorno, per ridurre il divario (dallo Stato stesso costruito) fra Nord e Sud. Invece, come fosse carta straccia.

Scusate se sono costretto a ripetermi, avendolo scritto tante volte: “Sud è mettere qualcuno in condizione di non poter fare e non poter essere, e poi rimproverarlo per non fare e non essere”.

Non c’entra la difficoltà di progettare e spendere dei meridionali se l’ente che deve fare le ferrovie le fa solo per alcuni e altri no. Se le regioni del Nord hanno 65 chilometri di strada ferrata ogni mille chilometri quadrati di superficie, come l’Austria, il Regno Unito, la Danimarca, eccetera e quelle del Sud sono solo 45, a livello di Romania, Serbia (ma sopra il Kenia, consoliamoci). Se disonesti e razzisti al governo non avessero imposto di progettare grandi opere solo a Nord, a spese di tutti (e quello che si dice per le ferrovie vale in ogni altro campo, dagli asili ai porti), oggi il Sud non avrebbe il problema di “dove poggiare i miliardi per fare cosa”. Orrenda, ma azzeccatissima la previsione di Ercole Incalza, già massimo dirigente di ministeri tecnici (Lavori pubblici, Trasporti): quando l’Italia avrà speso i soldi del Recovery Fund (sempre che da Bruxelles non arrivi uno stop per lo schifo che si sta combinando), fra dieci anni, il Nord si troverà tante altre infrastrutture che lo porranno a livello delle più attrezzate regioni europee (e già adesso…): con la Torino-Lione, il terzo valico Genova-Milano-Rotterdam, il tunnel del Brennero, il “corridoio“ Baltico-Adriatico via Tarvisio e l’asse Torino-Milano-Venezia ad alta velocità. Insomma, la parte del Paese che già ha tanto, avrà tantissimo, a spese di quella che ha già pochissimo e fra dieci anni vedrà accresciuta, non accorciata, la distanza con il resto del Paese e d’Europa (e magari, anche il Kenia, avendo la fortuna di non dipendere da Trenitalia, avrà superato il Mezzogiorno per qualità e quantità di rete ferroviaria).

Sono indegni i trucchi con cui vengono sottratti i soldi destinati al Sud, da quelli per gli asili ai trasporti, all’economia verde, al punto che gli investimenti per l’idrogenizzazione (il passaggio della produzione di energia al gas meno inquinante), nel Pnrr varato dal governo Conte 2, erano in buona parte nel Mezzogiorno e giustamente: la sub-regione a minor emissione di anidride carbonica è in Puglia, la Capitanata (grosso modo il Foggiano), tanto che è oggi a “CO2 negativa”, nel senso che ne elimina più di quanta ne produce. Nel Pnrr di Draghi, quegli investimenti previsti dal Pnrr Conte2 sono scomparsi e sono stati spostati al Nord, tanto che nemmeno un euro sarà speso al di sotto della Val Padana.

Ma, a chiacchiere, il governo e la ministra al (contro il?) Mezzogiorno, Mara Carfagna, dicono che al Sud sarà speso il 40 per cento dell’intera somma del Pnrr, 82 miliardi (capirai che favore, di fronte al 70 per cento che avrebbe dovuto essere). Un sito specializzato, Will-media, ha fatto un conticino da terza media: il Pnrr vale 222,1 miliardi; il 40 per centro di 222,1 è 89, non 82. Mancano 7 miliardi, ovvero: quanto costerebbe il Ponte sullo Stretto di Messina. Quindi, il 40 chiacchierato è, di fatto, 36.

Ora, di ufficiale non c’è nulla (ci mancherebbe: il male ama il buio!), ma già cominciano a circolare le previsioni pessimistiche, secondo cui sino al 95 per cento dei soldi del Pnrr finirebbe al Nord, altro che 70 al Sud, no, 40, no, 36, no…

Esagerano? Qualcuno ricorderà che il professor Gianfranco Viesti, docente di Economia applicata all’università di Bari ripercorse le pagine del Pnrr e dei progetti ministeriali, trovando per il Sud, dichiarati, solo 22 miliardi, non 82. Quindi, il 10 per cento, non il 40 (in realtà 36). Ma per l’interconnessione economica Nord-Sud, il 41 per cento di quanto si spende a Sud va al Nord per l’acquisto di materiali e competenze, quindi quel 10 per cento diventa, effettivo, appena 6 (70, 40, 36… bla, bla, bla).

Dobbiamo preoccuparci? Sì, e tanto. Ma sembra che la cosa non ci riguardi, a giudicare dal “non allarme” dei maggiori dirigenti meridionali, dai presidenti di Regione ai parlamentari agli stessi imprenditori. Qualcosa sembra smuoversi, lodevoli tentativi si registrano, il numero di esperti e politici sempre più impegnati nel grido di allarme, cresce. Ma si rischia sia troppo poco, troppo tardi. Quei soldi, il Recovery Fund, con cui l’Europa mira a far rinascere il Sud, potrebbero essere il prezzo del biglietto del definitivo funerale, se non obbligheremo il governo, la comunità nazionale a rispettare le ragioni e gli scopi di questa grande impresa europea.

Se no, per tornare a Oscar Wilde…: prossimo alla fine, senza più mezzi, ordinò una bottiglia del più costoso champagne per accomiatarsi dal mondo: “Presumo che mi toccherà morire al di sopra delle mie possibilità”.
Wilde (irlandese) aveva qualcosa di meridionale. (pap)

Il presidente Occhiuto ha incontrato il ministro Giovannini: In arrivo ulteriori risorse

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha incontrato il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, per approfondire tema delle infrastrutture per la Regione Calabria che verranno finanziate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, con il Fondo di sviluppo e coesione, e con altre risorse disponibili.

Tra l’altro, il Governatore, che ha definito l’incontro «estremamente positivo» ha reso noto che «saranno previste, inoltre, importanti ulteriori risorse per la nostra Regione, che arriveranno tramite un anticipo del Fondo di sviluppo e coesione», e che «nei prossimi mesi ci saranno interlocuzioni tecniche tra la Regione e il Ministero per velocizzare la spesa e la realizzazione di questi interventi».

«Abbiamo parlato dell’Alta Velocità – ha spiegato il Governatore – e della necessità di inserire anche il lotto di Gioia Tauro tra i primi da realizzare: tutto questo per collegare in modo adeguato il porto e la zona franca alla rete ferroviaria».

«Tra le altre questioni strategiche per l’infrastrutturazione della Calabria, – ha dichiarato Occhiuto – abbiamo analizzato i temi della strada statale 106 Jonica, della strada statale 713 Trasversale delle Serre, e degli interventi di efficientamento necessari per la rete autostradale».
«Ci saranno, inoltre – ha aggiunto – rilevanti novità infrastrutturali per la zona economica speciale di Gioia Tauro e per potenziare la rete delle ferrovie regionali. Tanti progetti in cantiere, tante importanti novità per il nostro territorio. Andiamo avanti per costruire il futuro della Calabria».
Occhiuto ha poi riferito che «ho intenzione di incontrarmi con Mario Draghi nei prossimi giorni per ragionare, tra le altre cose, sullo sviluppo della Zona economica speciale, che è un’infrastruttura fiscale importante ma che vede essere oggetto di un grande piano di attrazione degli investimenti».
«Anche i sindacati – ha rimarcato il presidente della Regione – me l’hanno chiesto: hanno avuto una buona idea, quella cioè di chiedere al governo nazionale di fare investire le società di Stato e le società che lavorano con le società di Stato nella Zes di Gioia Tauro. Ci sono tanti progetti in cantiere, tra le varie emergenze ci occupiamo delle emergenze e del futuro».
Per quanto riguarda il nodo Ponte sullo Stretto, il presidente Occhiuto ha riferito che ne ha discusso con il ministro, e ha ribadito che «si deve fare», ma che adesso tutto l’impegno è focalizzato  sul «mettere a terra le risorse per le infrastrutture del Pnrr, dell’Fsc, del bilancio».
Per Occhiuto, il Ponte «è un modo per passare alla storia della politica della regione, però da qui a gennaio c’è da impegnare queste risorse importanti che abbiamo per le infrastrutture».
Novità, infine, per la vertenza dei tirocinanti calabresi: «Ieri ho tenuto una riunione con i tecnici della Funzione pubblica e con la dirigente regionale della Scuola perché mancavano i dati del ministero dell’Istruzione, oggi questi dati sono arrivati e quindi ci sarà il Dpcm che consentirà a questi lavoratori di avere un contratto per 18 mesi, replicabili poi direttamente dai ministeri». (rcz)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Il bene pubblico deve sempre prevalere sul male in Calabria

di EMILIO ERRIGO – Il bene deve prevalere sempre, ovunque e comunque, sul male in Calabria. Non ce lo possiamo più permettere di essere distratti, cedendo al male e alla mala gestio della cosa pubblica, neanche di un millimetro di spazio.
Ora le cose da fare e da fare in fretta e bene, sono pure tante, molte delle quali peraltro sono sconosciute o orami dimenticate dalla stragrande maggioranza degli assessori e Consiglieri Regionali. Importante non abbassare l’attenzione e riscrivere con tanta buona volontà partecipativa sociale, le cose prioritarie meritevoli di essere ricordate per non essere dimenticate.
Limitando il focus su le incompiute, partirei dalla necessaria e urgente, messa in sicurezza, riqualificazione infrastrutturale, urbanistica, architettonica e ambientale dell’Aerostazione dell’Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti” e aree retro aeroportuali.
Subito dopo è utile compulsare, il Presidente della Regione e il competente assessore Regionale, al fine di pervenire al completamento delle quasi ultimate infrastrutture e opere di integrazione viaria, del Mercato Ortofrutticolo di Mortara-San Leo, costruito realizzato dalla Città Metropolitana e Comune di Reggio Calabria.
Si rende urgente procedere alla bonifica e messa in sicurezza della oramai pericolante e abbandonata,Fabbrica Arenella e riqualificare le infrastrutture esistenti e abbandonate del Consorzio del Bergamotto di San Gregorio.
A seguire il sarebbe utile procedere al completamento della congiunzione dell’asse stradale dallo svincolo Superstrada alla Zona Industriale di Mortara-San Leo-San Gregorio. Tale intervento si rende non più rinviabile per consentire di decongestionare la troppo trafficata e pericolosa Via Carrera. Le opere marittime da completare e rendere agibili, sono l’Approdo-Imbarcadero mezzi navali veloci, asserviti alla Stazione Ferroviaria e Aeroporto dello Stretto. Porto e Grandi Officine Manutenzioni delle Ferrovie di Saline Ioniche parrebbe che siano opere oggetto di notevole interesse pubblico.
Se le risorse pubbliche europee del Pnrr lo dovessero consentire, dopo tanti anni di attesa potremmo vedere finalmente ultimate le opere del Palazzo di Giustizia a Reggio Calabria.
Solo così il bene pubblico prevarrà sulla mala amministrazione delle aree periferiche e contermini alla Città Metropolitana di Reggio Calabria. (ee)

Infrastrutture e occupazione, Fast Confsal Calabria: Accelerare su progetti tenendo presenti priorità e necessità reali

Vincenzo Rogolino, segretario generale della Fast Confsal Calabria, ha ribadito la necessità di «accelerare sui progetti tenendo ben presente le priorità e le necessità reali di crescita dell’intera regione».

«E, in questa ottica – ha aggiunto – non deve essere trascurata, altresì, l’intesa siglata tra le Regioni per la distribuzione di circa 900 milioni sui 4,9 mld previsti per il programma denominato Gol (Garanzia di  Occupabilità dei Lavoratori) un insieme di voci che rappresentano , se adeguatamente trattati, un’opportunità irripetibile. Non è più tempo di scelte campanilistiche, non è più tempo per le scelte sbagliate, non c’è più tempo da perdere per far rinascere la nostra Calabria».

«Pochi giorni addietro – ha ricordato – in una lettera aperta al neo presidente Roberto Occhiuto e ai consiglieri neo eletti, scrivemmo che sarebbe stato necessario cambiare rotta e impostare una nuova strategia politica tesa a munire la nostra regione di infrastrutture serie».

«In buona sostanza – ha proseguito – abbattere ogni tendenza campanilistica tra le varie province e soprattutto di evitare le  beghe di partito che tanti danni hanno arrecato in passato al nostro territorio, sarebbe auspicabile. Evidenziammo che le risorse previste nel Pnrr richiedono una organizzazione seria con tecnici di livello ed economisti in grado di individuare le priorità.  Citammo anche il ruolo importante di Rfi che, attraverso cospicue risorse finanziare, ha previsto l’apertura di una serie di cantieri lungo le nostre direttrici ferroviarie».

«A tal proposito – ha proseguito ancora – sostenemmo che quest’ultimo impegno economico previsto da Rete Ferroviaria Italiana  dovesse essere  sostenuto e agevolato da tutte le forze politiche, sociali e imprenditoriali calabresi. Sostenemmo che, anche alla luce di esperienze dirette, uno dei partener affidabili su cui puntare dovessero essere le società del Gruppo FS come RFI e Italferr, ma anche l’Anas. Infatti qualche anno fa, quando si trattò di realizzare l’elettrificazione della tratta Melito PS-Reggio Calabria che poi rappresentò il volano per la realizzazione della “Metropolitana di superficie Melito-Reggio-Rosarno, nelle vesti di  presidente della 2 commissione istituzionale “Assetto del territorio” della provincia di Reggio Calabria registrai con grande soddisfazione che i lavori furono ultimati ben tre mesi prima dalla scadenza prevista».

«Un risultato importante per il territorio – ha spiegato – ma anche per la classe politica che si spese notevolmente a sostegno di quella metodica. Un ruolo importante l’ebbe, appunto, l’allora Ente Provincia di Reggio Calabria che seppe creare le sinergie tra le varie componenti interessate alla realizzazione dell’infrastruttura. Ed è da questo assunto e da questo modello che occorre ripartire; avere un partner affidabile con il quale ragionare potrebbe apportare grandi benefici ai calabresi. La Regione deve saper coordinare, supportare e decidere il da farsi».

«Il dibattito aperto sul tracciato dell’AV non ci preoccupa più di tanto – ha detto ancora –. È bene tenerlo vivo, ragionare sui costi/benefici, sulla sostenibilità per le popolazioni e per l’ambiente. La scelta è un onere che ricade  interamente sulla classe politica ma sulla base di precisi parametri».

«L’importante – ha concluso – è che non nasca un conflitto campanilistico e di interesse territoriale, che non gioverebbe  ad alcuno, ma servirebbe solo a rimandare indietro le risorse non investite». (rrm)

IL PNRR E LE SEI MISSION PER LA CALABRIA
LE INFRASTRUTTURE, IL PRIMO OBIETTIVO

di NINO LIOTTA – Le infrastrutture, tradizionale volano di crescita in virtù degli investimenti che sono in grado di generare, sono destinate a ricoprire un ruolo centrale nella strategia di ripresa delineata in risposta alla pandemia. Non è quindi casuale che rappresentino una delle sei “missioni” individuate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). I 25,4 miliardi messi a disposizione dall’Europa, informa il sito Italia Domani, puntano a creare entro cinque anni strade, ferrovie, porti e aeroporti più moderni e sostenibili in tutto il paese.
Per la Calabria, lo sforzo si dovrebbe tradurre in sostanza nell’avvio dei primi lotti della linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, i cui cantieri dovrebbero concludersi nel 2030 con un costo complessivo stimato in 9,4 miliardi. A regime l’opera dovrebbe consentire tempi di viaggio inferiori di 80 minuti rispetto agli attuali, oltre a migliorare sensibilmente l’integrazione con i collegamenti ferroviari e stradali regionali e con il porto di Gioia Tauro. Un programma dal forte impatto, che potrà contare anche sulle ulteriori risorse nazionali del fondo complementare (previsto per le infrastrutture da completare dopo il 2026, data limite del PNRR) e su quelle europee dei vari fondi strutturali e di coesione territoriale.

Personalmente, nutro la forte speranza che sia finalmente la volta buona per vedere progetti sulla carta trasformarsi in realtà, secondo un disegno complessivo dalle risorse certe e dai tempi ragionevolmente definiti. Ne ha un bisogno vitale la nostra Calabria, che come le altre regioni del Mezzogiorno e persino del Centro Italia, accusa divari territoriali ormai storici. Lo ha ribadito un recente studio della Banca d’Italia, mettendo in luce come i minori investimenti pubblici per un punto e mezzo di PIL negli ultimi 10 anni abbiano finito per penalizzare le aree del paese più arretrate, con un impatto inevitabile anche sulla vitalità delle attività economiche, che devono fare affidamento su reti di trasporto efficienti. Chiudere i divide territoriali rappresenta, oggi più che mai, una priorità assoluta. È una consapevolezza presente anche nel decreto-legge licenziato nei giorni scorsi, che rende disponibile un fondo di perequazione da 4,6 miliardi per correggere gli squilibri. Una decisione che va accolta positivamente, non vi è dubbio, anche se occorrerà comprendere se ed in quale misura la mole di investimenti destinati al Sud nei prossimi anni riuscirà a fare recuperare il gap accumulato in decenni nei confronti delle aree più avanzate del paese.
Ad ogni modo, è essenziale che la Calabria si prepari a fare la propria parte. È importante fare sentire la propria voce ai tavoli istituzionali, mettendo in campo al tempo stesso la determinazione necessaria ad affrontare alcune criticità nei trasporti che a mio avviso non si possono ulteriormente trascinare.

Mi riferisco, in particolare, alla gravissima situazione in cui versa l’aeroporto di Reggio Calabria: basta visitarne il sito internet per misurarne la perifericità, con un piano da appena tre voli che si ridurrà ulteriormente con la cessazione delle attività di Alitalia.
Il rischio concreto, purtroppo già sotto i nostri occhi, è la completa desertificazione dell’aeroporto: un epilogo francamente inaccettabile! Da reggino, impegnato politicamente, intendo non soltanto farmi portavoce di un territorio umiliato, ma combattere una battaglia per dare a Reggio uno scalo degno di tale nome. Servono investimenti cospicui e definiti da piani di sviluppo, assenti da decenni ancorché promessi e financo calendarizzati, per renderlo più moderno, attrattivo, collegato, integrato nelle rotte internazionali. Non si tratta di creare un dualismo con Lamezia, che non avrebbe ragione di esistere, quanto di ragionare in termini di marketing territoriale e delle politiche necessarie per aumentare il tasso di attrattività, a cominciare dalle compagnie aeree che dovrebbero insediarsi al Minniti, come è già successo per numerosi altri scali italiani, anche del Sud.

Vi è forse traccia di tutto questo nel piano industriale della SACAL, la società che gestisce gli scali calabresi? Sarebbe interessante saperlo, ma si tratta di una vera e propria missione impossibile, perché il piano non è pubblico! Una scelta incomprensibile, che suona come uno schiaffo per tutti i calabresi che amano la trasparenza e vorrebbero conoscere i contenuti di quel piano per poterli discutere liberamente. In attesa di un ripensamento quanto mai dovuto ed opportuno da parte di SACAL, è bene mettere in chiaro che qualsiasi eventuale disegno politico di ridimensionamento del Minniti, giustificato da una supposta limitazione operativa, sarebbe da respingere con la massima fermezza.

Altro discorso merita la Statale 106, asse di collegamento in perenne ammodernamento che penalizza pesantemente in particolar modo la provincia reggina, a causa di una complessiva inadeguatezza dell’arteria stradale rispetto agli standard di sicurezza ed ai flussi di traffico. Proprio queste criticità sono al centro degli interventi affidati al commissario straordinario Simonini, che implementerà un piano da oltre 3 miliardi di risorse complessive. Vedremo quando, finalmente, la Jonica smetterà di essere un problema.
Infine, e con adeguati e precisi parametri di valutazione, forte attenzione dovrà essere posta al ponte sullo Stretto. Lo si potrebbe definire un grande classico italiano degli ultimi 50 anni, assimilabile ad un fiume carsico che emerge in superficie, prima di tornare nuovamente a scorrere sottoterra, a seconda dei governi e delle stagioni politiche. Tornato in auge nell’ambito delle valutazioni che si accompagnano ai progetti di alta velocità dei treni in Calabria e Sicilia, per il ponte pare tutt’altro che imminente il tempo delle decisioni. Sarebbe invece opportuno cogliere l’opportunità della campagna elettorale in corso per riprendere il dibattito su un tema di tale complessità, favorendo un confronto nel merito tra sostenitori e critici che non si riduca ad uno scontro pregiudiziale, all’insegna del “ponte sì-ponte no”. Su una premessa così solida, si potrebbe persino immaginare in futuro una consultazione dei cittadini, per conoscerne il pensiero e sondarne gli umori. (nl)

[Nino Liotta è animatore del progetto politico “Elemento Meridione”]

Melicchio (M5S): Più di 65 milioni per sicurezza di ponti e viadotti in Calabria

Il deputato del Movimento 5 StelleAlessandro Melicchio, ha reso noto che «grazie alle nostre misure previste nel Decreto Agosto, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sono ora disponibili 65.337.754 euro per la messa in sicurezza dei ponti e dei viadotti in Calabria e per la realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti che presentano problemi strutturali di sicurezza, sulla rete viaria di competenza delle nostre 4 province e della città metropolitana di Reggio Calabria. I primi 20 milioni verranno assegnati già in questo anno».

«Le risorse – ha spiegato – che si articolano nel periodo 2021-2022-2023, sono parte di un finanziamento per la messa in sicurezza della rete di Province e Città Metropolitane. Nello specifico, per la nostra regione, arriveranno per la provincia di Cosenza 5,3 milioni nel 2021 e nel 2023 e 6,9 milioni di euro nel 2022. Alla provincia di Catanzaro verranno assegnati 4,1 milioni nel 2021 e nel 2023 e 5,3 nel 2022. Per la città metropolitana di Reggio Calabria 4,3 milioni nel 2021 e nel 2023 e 5,6 milioni di euro nel 2022. La provincia di Crotone riceverà il finanziamento di 2,7 milioni nel 2021 e nel 2023 e 3,5 nel 2022 mentre per la provincia di Vibo Valentia la quota assegnata risulta essere 3,4 milioni nel 2021 e nel 2023 e 4,3 nel 2022».

«Si tratta – ha concluso il parlamentare pentastellato – di investimenti fondamentali e destinati a numerose attività come la progettazione, la verifica della sicurezza, il dissesto idrogeologico o la vulnerabilità sismica. Con questo decreto poniamo l’ultimo tassello a un processo di verifica e controllo di tutte le nostre infrastrutture, indispensabile per una mobilità sicura e efficiente». (rp)

La sfida di Uiltrasporti e Uil Calabria: Colmare le fragilità infrastrutturali della Calabria

«Occorre colmare le molte fragilità che emergono dal punto di vista infrastrutturale, e il Piano nazionale di resilienza e ripartenza ha lobiettivo di colmarle o ridurre fortemente.Serve un nuovo modello di sviluppo del Paese in cui sia affermata la centralità della qualità del lavoro». È quanto ha dichiarato Claudio Tarlazzi, segretario generale della Uiltrasporti, nel corso dell’incontro, a Cittanova, sul tema Post covid. Programmare e formare il futuro occupazionale nei trasporti.

Sull’argomento si sono confrontati dirigenti sindacali, amministratori locali e rappresentanti istituzionali come: Claudio Tarlazzi, segretario Generale Nazionale Uiltrasporti; Santo Biondo, segretario Generale Uil Calabria; Giuseppe Rizzo, segretario generale della Uiltrasporti Calabria; Fausto Orsomarso, assessore al Lavoro della Regione Calabria; Giuseppe Falcomatà, sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria; Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità di sistema Portuale di Gioia Tauro; Aristide Vercillo, amministratore Unico di Ferrovie della Calabria e Francesco De Bonis, compound director della Automar Spa.

Per il Segretario generale della Uiltrasporti «bisogna offrire alle lavoratrici ed ai lavoratori che hanno perso il lavoro, e a tutti coloro che il lavoro devono mantenerlo, una formazione allaltezza dei fabbisogni necessari per ridurre il gap di competenze rispetto allevoluzione tecnologica in corso che sta trasformando la nostra economia ed il mondo del lavoro. Nessuno deve essere escluso da questo processo ma deve avere gli strumenti per poterlo affrontare. Il lavoro si difende attraverso una formazione continua per tutta la vita lavorativa della persona». 

«Nel contempo – ha concluso – occorre una attenta formazione per la prevenzione e sicurezza sul lavoro perché lo stillicidio di morti nei luoghi di lavoro continua e questo non è più tollerabile».

«Liberare la Calabria dalla trappola di trasporti inefficienti è una delle nostre priorità. Siamo convinti che per ottenere risultati sia necessario ricercare e trovare la massima collaborazione interistituzionale» ha dichiarato il segretario Biondo, aggiungendo che« l’Europa deve rendere permanente il Piano nazionale di resistenza e resilienza per sostenere le necessità dell’Italia di ripartire e superare i tanti gap che ne affliggono la crescita. Ma, soprattutto, adesso la nostra sfida, la sfida della politica deve essere quella di dare una consistenza autonoma e complementare a questi fondi, senza correre il rischio di sovrapporli a quelli già esistenti».

«La Calabria – ha proseguito il segretario generale della Uil Calabria – è una grande città che ha la fortuna di essere distribuita su un grande territorio, e per questo è necessario procedere ad un piano regionale dei trasporti che sappia interconnettere tutto il territorio regionale, lungo la tratta ferrata e su quella autostradale, e sappia dare alla Calabria la possibilità di aprirsi al resto del Paese e dell’Europa, magari realizzando la prima grande metropolitana leggera regionale».

Per Santo Biondo, poi, «bisogna investire una larga fetta delle risorse europee non spese per costruire nuove politiche di formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, qualificando le professionalità verso le nuove frontiere professionali. È necessario, quindi, attivare il tavolo del partenariato economico e sociale per rendere trasparente e coerente la spesa dei fondi europei della programmazione 2021/2027 e su ciò che resta da programmare del Por Calabria in scadenza». 

«Il 26 luglio da Siderno – ha concluso Biondo – insieme a Pierpaolo Bombardieri ed ai segretari generali di Cigl e Cisl, rilanceremo le nostre proposte, quelle che hanno contribuito a formare la nostra piattaforma programmatica, per il rilancio della Calabria e lo faremo unitariamente perché siamo convinti che sia necessario agire sinergicamente,  che sia fondamentale #ripartireinsieme».

Il “padrone di casa” Giuseppe Rizzo, segretario generale della Uiltrasporti Calabria, ha chiosato: «Questa nostra assise, vuole coinvolgere ognuno di voi e di noi con le nostre esperienze, per aprire il giusto contraddittorio, affinché le generazioni del futuro sappiano cogliere e sfruttare il risultato del nostro lavoro lasciatogli in eredità».

«Sono pienamente convinto che, oggi più che mai – ha concluso – siamo chiamati a guardare il prossimo futuro aprendo un confronto serrato, in questo contesto di politica economica, ambientale e di organizzazione amministrativa. Andranno valutati e assistiti i progetti imprenditoriali per creare le basi del rilancio occupazionale evidenziando che la programmazione e la formazione sono elementi imprescindibili per le infrastrutture e il trasporto». (rrc)