Il disastro ambientale e sanitario del Sin di Crotone Tra tumori e mortalità

di PABLO PETRASSO – Seduta per decenni su una polveriera sanitaria, Crotone oggi paga le conseguenze di un disastro ambientale che non ha eguali in Italia. La Relazione approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti è un tuffo in una situazione drammatica: rischi ignorati per anni diventano dati anomali sui casi di tumore. Non solo numeri ma storie, vite spezzate, famiglie a cui i veleni dell’ex Pertusola hanno strappato i propri cari.

Il rapporto dell’Iss e gli eccessi di mortalità per i tumori

La Commissione ha acquisito il 29 luglio scorso un rapporto aggiornato dell’Istituto superiore di Sanità: il documento, basato sul Progetto Sentieri sviluppato nel periodo 2016-2025, «evidenzia – per la Commissione – un quadro sanitario che richiede particolare rigore e costante attenzione». Il contenuto è allarmante: segnala «un eccesso di mortalità per tumore del fegato e dei dotti biliari in entrambi i generi» e «un eccesso di mortalità e ospedalizzazioni per linfomi non-Hodgkin».

Si riscontrano inoltre «eccessi di tumore mammario femminile, neoplasie polmonari e renali» e «un eccesso di ricoveri per nefrite e patologie del sistema circolatorio».

Particolarmente preoccupante, poi, è «l’eccesso di tumori in età pediatrica, adolescenziale e giovanile», con ricoveri per «infezioni acute delle vie respiratorie» e «malattie infettive e parassitarie» già nel primo anno di vita. Viene segnalato anche «un eccesso di decessi per mesotelioma della pleura attribuibile a esposizione ad amianto» e un «rischio significativo legato a cadmio e piombo», confermato da biomonitoraggi ematici e urinari. Pur non individuando specifiche responsabilità penali, l’Iss evidenzia «una correlazione coerente tra i contaminanti rilevati nelle matrici ambientali e gli eccessi di mortalità e ospedalizzazione» e richiama la necessità che le Autorità competenti utilizzino i dati per «guidare gli interventi di prevenzione e sorveglianza epidemiologica».

Sono necessari, in sostanza, «programmi di monitoraggio permanente della salute» e «azioni di prevenzione primaria e giustizia ambientale», anche attraverso il progetto europeo SalGA-KRO. Un piano, avviato nel 2024 e in corso fino al 2027, che mira a «descrivere il profilo di salute della comunità di Crotone considerando ambiente, stili di vita, contesto sociale, economico e culturale», fornendo raccomandazioni per la riduzione del carico di tumori e altre patologie croniche.

Crotone-Cassano-Cerchiara: contaminazione ambientale e impatto sanitario

Le aree industriali e portuali del Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara rappresentano da anni un nodo critico per la salute pubblica calabrese. E la Relazione, analizzando i dati raccolti attraverso studi Istisan 16/19 (2016) e il Sesto Rapporto Sentieri (2023), evidenzia come la contaminazione delle matrici ambientali si traduca in rischi concreti per la popolazione residente. Il quadro che emerge è complesso: metalli pesanti, sostanze chimiche persistenti e residui industriali continuano ad avvelenare il territorio e incidere sulla salute dei cittadini.

Epidemiologia e sorveglianza sanitaria

Già nel 2016, lo Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria (Istisan 16/19) evidenziava la difficoltà di valutare l’impatto sanitario dei siti industriali complessi. La natura eterogenea dei fattori di rischio, la combinazione di esposizioni multiple e le variabili socioeconomiche rendono complicata l’individuazione di correlazioni precise tra contaminanti e patologie.

Tuttavia, lo studio sottolineava che le aree con contaminazione industriale costituiscono un problema di sanità pubblica significativo, coinvolgendo numerose persone esposte a diversi rischi occupazionali e ambientali. In tale contesto, l’approccio Sentieri (altro studio su cui si basano i risultati della Commissione) si conferma uno strumento di riferimento per la sorveglianza epidemiologica, integrato con altri studi di rischio ambientale.

Caratterizzazione ambientale: metalli e sostanze pericolose

Le attività di caratterizzazione dell’ex Pertusola e dell’area portuale hanno rilevato concentrazioni di metalli pesanti superiori di migliaia di volte ai limiti normativi. Cadmio, piombo, mercurio e arsenico mostrano caratteristiche di persistenza, tossicità e bioaccumulo, mentre il cromo raggiunge livelli estremamente elevati nei sedimenti superficiali e profondi. L’Ispra e l’Istituto Superiore di Sanità hanno evidenziato la pericolosità di questi contaminanti per gli ecosistemi acquatici e la salute umana, inserendoli tra le sostanze prioritarie della Direttiva europea 2013/39/UE da ridurre o eliminare. Nonostante la contaminazione, studi sui prodotti ittici hanno rilevato livelli di metalli compatibili con i limiti di sicurezza, ma ciò non riduce la necessità di monitoraggi costanti e di bonifiche strutturali.

Impatto sanitario: mortalità e ospedalizzazioni

Il Rapporto Sentieri (2023), così come evidenziato dall’Istituto superiore di Sanità conferma un quadro sanitario allarmante: eccessi di mortalità e ospedalizzazione per tumori maligni, linfomi non-Hodgkin, neoplasie epatiche, polmonari e renali, oltre a patologie cardiovascolari e renali. Particolarmente preoccupante è l’incidenza di tumori pediatrici e giovanili, con ricoveri registrati già nei primi anni di vita.

Nei maschi si riscontra un rischio superiore per mesotelioma pleurico, legato all’esposizione storica ad amianto. L’eccesso di patologie renali e epatiche si lega alla presenza di cadmio, piombo e mercurio nelle acque di falda e nei suoli, confermando la correlazione tra contaminanti e impatto sanitario.

Disparità socioeconomiche e giustizia ambientale

Lo studio evidenzia che la vulnerabilità sanitaria è amplificata da condizioni socioeconomiche svantaggiate. Il 61,1% della popolazione residente vive in aree ad alto livello di deprivazione, spesso nelle vicinanze di impianti industriali o portuali. L’Iss e il progetto Sentieri sottolineano come le popolazioni più fragili siano esposte a rischi maggiori, richiedendo interventi mirati di giustizia ambientale e sorveglianza sanitaria permanente.

Monitoraggio materno-infantile: il progetto Cisas/Neho

Un approccio prospettico è stato adottato dal Cbr-Irib nell’ambito del progetto Cisas/Neho, che ha seguito 188 madri e neonati tra il 2018 e il 2020, con analisi di biomonitoraggio su sangue materno e cordonale. I risultati mostrano la presenza di tracce di metalli e composti organici persistenti, ma nessuna concentrazione supera soglie di rischio per la salute. Lo studio, pur non riscontrando criticità immediate, raccomanda follow-up a lungo termine per monitorare gli effetti di esposizioni croniche, fornendo dati fondamentali per la prevenzione futura.

Necessità di bonifica e sorveglianza permanente

La Commissione parlamentare sottolinea l’improcrastinabilità delle attività di bonifica, in osservanza del principio di precauzione. Gli studi evidenziano che la contaminazione ambientale storica ha già determinato danni misurabili alla salute, mentre le esposizioni attuali necessitano di monitoraggio costante. Le autorità competenti sono chiamate a integrare interventi di bonifica, sorveglianza epidemiologica, prevenzione primaria e giustizia ambientale, garantendo trasparenza e partecipazione delle comunità locali.

[Courtesy LaCNews24]

L’INTERVENTO / Franco Locatelli: La Calabria fondamentale nella cura oncoematologica

di FRANCO LOCATELLI – Per me è un assoluto piacere e un privilegio poter partecipare, seppur a distanza a questo evento.

Ritengo, infatti, quanto organizzato questa mattina il miglior modo per ricordare un esemplare Servitore dello Stato, quale il Magistrato Lilia Gaeta è indubbiamente stata e, al contempo, un’opportunità importante per ricordarci quanto cruciale è investire in ricerca oncologica, soprattutto per quel che riguarda le patologie che colpiscono l’età pediatrica.

Nel nostro Paese, ogni anno, vengono a essere formulate circa duemila nuove diagnosi di neoplasia nella fascia di età compresa tra gli 0 e i 18 anni e alcuni tumori impattano selettivamente nei bambini più piccoli (fino ai 5 anni di età), mentre altri vengono diagnosticati principalmente, se non esclusivamente, nell’età adolescenziale.

L’oncologia pediatrica rappresenta uno dei modelli prototipali che documentano gli straordinari progressi raggiunti nella cura delle neoplasie. Infatti, oggi possiamo stimare che circa l’80% dei pazienti con una diagnosi di tumore formulata in età pediatrica ottiene una guarigione definitiva grazie ai trattamenti di prima linea o alle terapie di recupero.

Ai classici pilastri del trattamento anti-tumorale fondati sull’uso della chemioterapia, della radioterapia e della chirurgia, negli ultimi anni si è affiancata la formidabile arma dell’immunoterapia, il cui esempio più noto e certamente più tecnologicamente avanzato è rappresentato dall’uso delle cellule CAR-T.

Queste cellule CAR-T sono cellule proprie del sistema immunitario del paziente (i T-linfociti fisiologicamente deputati a proteggerci rispetto allo sviluppo di infezioni soprattutto di natura virale) geneticamente modificate per essere reindirizzate su un bersaglio tumorale.

È evidente come esse esemplifichino il concetto di medicina personalizzata, oltre che di precisione.

I trattamenti basati sull’impiego delle cellule CAR-T hanno già significativamente rivoluzionato lo scenario terapeutico nella cura dei linfomi e del mieloma multiplo, patologie che si sviluppano nei pazienti adulti, e della leucemia linfoblastica acuta a cellule B del bambino, adolescente e giovane adulto. Ora la grande sfida è traslare i risultati ottenuti grazie alle cellule CAR-T anche nei tumori solidi e i risultati che stiamo ottenendo all’Ospedale Bambino Gesù nella cura del neuroblastoma largamente incoraggiano in questa prospettiva. Grazie a questi nuovi strumenti terapeutici, possiamo guardare con fiducia all’obiettivo di migliorare ulteriormente le già eccellenti prospettive di cura che esistono per i pazienti pediatrici, mirando ad ottenere, inoltre, risultati di grande rilevanza anche per quel che pertiene la prevenzione degli effetti collaterali acuti o tardivi legati all’erogazione dei trattamenti anti tumorali convenzionali.

Non vi è miglior modo per onorare quanto a suo tempo affermato da Giovenale: “Maxima debetur puero reverentia”, ai bambini va dedicato il massimo delle attenzioni, anche ben tenendo a mente che le future generazioni rappresentano la nostra proiezione nel futuro.

A tutti questi straordinari avanzamenti biotecnologici va sempre affiancata l’attenzione per rendere le opportunità terapeutiche disponibili in egual misura in tutte le aree territoriali del nostro Paese, creando reti collaborative e di interazione sinergica tra i vari centri esistenti in Italia che si occupano di patologia tumorale pediatrica. Mi sia consentito ricordare nel merito che proprio in Calabria, regione a cui sono empaticamente legato, operano con grande efficacia i centri oncoematologici pediatrici di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria.

A loro va la mia gratitudine come uomo di sanità pubblica per quanto ogni giorno viene messo a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie.

L’auspicio con cui concludo questa breve riflessione è che i risultati ottenuti in Calabria, possano continuare a determinare un miglioramento costante della probabilità di cura; sarà il modo migliore anche per ricordare un gigante della sanità come il Prof. Giuseppe Profiti, cui mi legava rapporto di lunga amicizia e che un destino crudele ha tolto all’affetto di tutti noi mentre aveva appena iniziato un’opera straordinariamente importante per dare ulteriore impulso alla sanità regionale calabrese. Il ricordo del Prof. Profiti e del Magistrato Gaeta serva a tutti noi per continuare a profondere le migliore energie per la cura dei malati di cancro e in particolare per i bambini.

[Franco Locatelli è presidente del Consiglio Superiore di Sanità]

L’Istituto Superiore di Sanità: La Calabria è l’unica regione a rischio basso

Fa tirare un sospiro di sollievo, ma non deve far abbassare la guardia, il fatto che l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute, abbiano indicato la Calabria come l’unica regione a rischio basso, come emerso dal monitoraggio settimanale.

«I dati confermano una gestione virtuosa della campagna vaccinale – ha dichiarato il delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid, Fortunato Varone – ma anche l’attenzione che i calabresi stanno dimostrando. Anche se tutto ciò non significa che bisogna abbassare la guardia, anzi, occorre continuare a rispettare le regole indicate a livello ministeriale e, soprattutto, vaccinarsi, il solo strumento che abbiamo per tornare alla normalità».

E, infatti, la campagna vaccinale prosegue a pieno ritmo. In questi giorni la Protezione Civile Calabria, in collaborazione con le Aziende Sanitarie Provinciali e le Aziende Ospedaliere, ha lanciato gli Open Vax Days, fortemente voluti dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per agevolare il richiamo del vaccino anti Covid ma anche per chi deve ancora ricevere la prima vaccinazione.

Sino a domenica 14 novembre, quindi, sarà possibile presentarsi nei punti vaccinali distribuiti sul territorio regionale, senza bisogno di prenotazione.

Si ricorda che, al momento, i soggetti che possono ricevere la terza dose di vaccino anti Covid-19 sono gli over 60, il personale sanitario e le persone particolarmente fragili che risultano avere le seguenti patologie: malattie respiratorie, cardiocircolatorie, neurologiche, epatiche, cerebrovascolari, diabete, emoglobinopatie, fibrosi cistica, sindrome di down, grave obesità e disabili con legge 104/1992 art.3 comma 3.

I dettagli possono essere consultati su rcovid19.it (https://www.rcovid19.it/aggiornamento-delle-indicazioni-sulla-somministrazione-di-dosi-addizionali-e-booster-nellambito-della-campagna-vaccinale-anti-covid-19/)

Potranno presentarsi anche coloro che non hanno avuto ancora la prima dose di vaccino o che hanno fatto il vaccino J&J 6 mesi fa. Inoltre, in alcuni punti vaccinali sarà possibile ricevere nella stessa giornata e in contemporanea il vaccino antinfluenzale, come autorizzato dal Ministero della Sanità. (rcz)