L’OPINIONE / Ettore Piero Valente: contro la gogna mediatica, qualche riflessione

di ETTORE PIERO VALENTE – La notizia dei 500 medici Cubani, chiamati dal Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per colmare la carenza degli operatori sanitari nella propria regione, ha innescato un’accesa protesta degli Ordini del settore, dai sindacati ai medici calabresi sparsi per il mondo.

La decisone del Presidente Occhiuto va considerata come una sorta di extrema ratio, verso una situazione atavica ma non certo più sostenibile, e pur condannando l’inutile gogna mediatica, sono necessarie alcune riflessioni. Prima di attuare una scelta di tale portata, mi sarei sincerato che tale intervento fosse legittimo, avrei chiesto consiglio ai Presidenti degli Ordini dei Medici Calabresi e mi sarei confrontato con le sigle Sindacali, prima ancora di effettuare l’accordo e non dopo.

Ormai, sono anni che la Sanità Italiana da terza eccellenza nel mondo è arrivata ad essere la tredicesima e non auto complimentiamoci per aver gestito una pandemia in un modo eccellente, il tutto è stato fatto grazie all’abnegazione dell’intero personale sanitario. Il quale, già prima della pandemia, lavorava in un ambiente minato da diverse problematiche sia lavorative sia strutturali, dando vita a quello che è il fenomeno della Great Resignation, il significativo aumento delle dimissioni dei medici dalle strutture pubbliche. Tale fenomeno è dovuto ad una serie di fattori: carichi eccessivi di lavoro, la smisurata mole di burocrazia, la scarsa considerazione del ruolo sociale (vedi aggressione ai sanitari sempre più frequenti), una retribuzione non adeguata alle responsabilità (contratto nazionale in attesa di essere rinnovato), la mancanza di una progressiva carriera meritocratica. Troppe ore in più svolte, spesso in violazione delle norme senza essere totalmente o parzialmente retribuite; non poter usufruire delle ferie spettanti in maniera totale o parziale; poco tempo a disposizione per la vita familiare; lavorare in ambienti ostili e subire mobbing. Tutte problematiche reali che hanno portato al burn out e allo svuotamento degli Ospedali.

Inoltre, non è da meno il fenomeno del turnover medico, bloccato dal numero chiuso di medicina e delle specializzazione e del blocco del contratto nazionale, aggravato dell’immigrazione dei nostri giovani che vanno altrove a cercare futuro. Alcune indagini effettuate da sigle sindacali hanno fatto emergere che solo il 28,4% dei medici ospedalieri vuole rimanere in nosocomio, il resto vuole spostarsi sul privato, andare in pensione anticipata o migrare all’estero (questo è più radicato nei giovani che snobbano anche il posto privato) e negli ultimi tre anni il SSN ha perso 21 mila specialisti per dimissioni volontarie, pensionamenti, invalidità e decessi.

Solo nel 2021, in Calabria la media dei medici dipendenti che ha deciso di licenziarsi è stata del 3,8% rispetto alla media nazionale del 2,9%. Quindi non è una novità che esista una carenza di medici su tutto il territorio nazionale, bisogna essere miopi per non vederlo. Per quanto riguarda i concorsi andati deserti, è necessario rimarcare che la promozione di tali bandi non è stata pubblicizzata a dovere e la maggior parte erano a tempo determinato. Inoltre, alcuni concorsi non sono stati mai espletati e degli altri addirittura alcuni colleghi non sono stati mai convocati. Io personalmente ancora sono in attesa di essere convocato da oltre tre anni per 2 concorsi Primariali a Rossano/Corigliano e Melito Porto Salvo. Per non parlare di concorsi truccati (nel passato) che hanno fatto desistere i più tornare nella propria regione. Sono sicuro che esistano altri metodi per colmare il gap medico ma bisogna riformare tutto il sistema Ospedaliero e quello territoriale, non basteranno i medici Cubani o di qualsiasi altro Paese, bisogna investire anche nelle infrastrutture e macchinari.

Nulla da togliere ai colleghi Cubani dal punto di vista professionale, ma chi e come valuterà i curriculum, i percorsi formativi e la conoscenza della lingua Italiana? E’ già complicata la burocrazia e l’utilizzo di  strumentazione medica per i medici italiani, figuriamoci per uno che viene da un altro setting formativo. Allora non sarebbe meglio effettuare una deregulation del sistema come fu suggerito qualche anno fa da un noto sindacato che aveva proposto di far rientrare dal quarto anno gli studenti italiani che non avevano avuto la possibilità di studiare in patria, in modo tale da permettere loro di terminare gli studi in Italia e inserirli prontamente nel Sistema Sanitario e nel contempo diventare contribuenti delle casse dello Stato. Ma i vari politici, di tutti i colori, fecero orecchie da mercante.

Esistono altre progettualità che si potrebbero esporre, ecco perché come Italia del Meridione, continuando sulla strada della collaborazione e delle battaglie portate avanti dal Movimento proprio in merito alla Sanità, siamo a disposizione del Presidente della Regione per un confronto sulla questione e per l’eventuale istituzione di un tavolo tecnico che discuta delle modalità e scelte da operare per il riordino della rete ospedaliera e quindi uscire dal commissariamento. 

Prof Ettore Piero Valente 

Specialista in Ortopedia e Traumatologia

Presidente CEO Europeo della W.A.M.S.

Responsabile Sanità L’Italia del Meridione

De Bartolo (Idm): Bene metodo Occhiuto su depurazione e tolleranza zero

Emilio De Bartolo, segretario regionale di Italia del Meridione, ha dichiarato che, come Italia del Meridione, «condividiamo il metodo Occhiuto sulla depurazione, basato da una parte sulla sinergia istituzionale con i Sindaci dei Comuni interessati, finalizzata all’efficientamento dei depuratori esistenti e quindi sullo smaltimento dei fanghi prodotti e dall’altra sulla tolleranza zero nei confronti di chi aggira le regole».

«E anche l’ultima ordinanza riferita, per esempio – ha aggiunto – ai controlli disposti sulle attività degli autospurghi e in generale sulle zone non collettate, non può che essere condivisa e apprezzata. Non è più tempo di mostrare inerzia verso il problema della pulizia del nostro mare, non solo perché è un problema profondamente avvertito dalla publica opinione, ma perché la risoluzione definitiva e strutturale di questa questione può davvero rappresentare uno straordinario volano per lo sviluppo turistico della nostra Regione e quindi, in definitiva, per innescare quello sviluppo economico endogeno a cui la Calabria deve tendere, disponendo, peraltro, di straordinarie potenzialità in termini di risorse naturalistiche e ambientali».

«Bene ha fatto, dunque – ha proseguito – il Presidente Occhiuto ad avviare una serie di sopralluoghi sui depuratori e nelle località di mare per verificare direttamente e personalmente lo stato di funzionamento dei depuratori e conseguentemente il livello di pulizia del mare».

«Come Italia del Meridione – ha concluso – non possiamo che apprezzare questo nuovo metodo, innovativo e decisionista insieme, nell’approccio alla risoluzione dei problemi, alcuni atavici, come appunto quello della pulizia del nostro mare, augurandoci che si continui con la stessa determinazione in questa direzione». (rcz)

Italia del Meridione: Non siano dimenticati Borghi e aree interne, strategici nel rilancio del Paese

I borghi e le aree interne sono strategici per il rilancio del paese. Per questo, non devono essere dimenticati. È l’appello fatto da Italia del Meridione, che ha ricordato come «i piccoli Comuni pagano anni di isolamento e scarsi investimenti in infrastrutture reali e digitali che contribuiscono a uno spopolamento oggi apparentemente inarrestabile».

«Sul fronte digitale, in particolare – viene spiegato in una nota – in oltre 2.100 dei 7 mila centri italiani che ricadono nelle cosiddette “aree bianche” – di cui la maggior parte è costituita da piccoli Comuni – è oggi attivo il servizio di connessione, mentre in 3.200 Comuni sono in corso i lavori, all’interno di un percorso di realizzazione della BUL (banda ultra larga) che riguarda le aree più marginali rispetto agli interessi del mercato e che sarà completato entro il 2023. Al contempo, i centri che non contano più di 5 mila abitanti rappresentano il 72% delle municipalità italiane, insistono in aree di assoluto pregio ambientale, storico e artistico e costituiscono sempre più spesso degli ideali laboratori di economia circolare, democrazia energetica e innovazione sociale».

«Esperienze d’innovazione che, dalla Calabria al Piemonte – continua la nota – uniscono le possibilità offerte dalle nuove tecnologie a un turismo più sostenibile, a progetti di rigenerazione urbana, a una silvicoltura di precisione e a modelli di educazione inclusiva. Pertanto, L’Italia del Meridione, lancia un appello al Governo Draghi, per chiedere di non lasciare che i borghi e le aree interne siano fanalino di coda nella sfida per la ripartenza del Paese, garantendo un’equilibrata distribuzione nonché una giusta attenzione nell’uso trasversale delle risorse del Pnrr per la transizione ecologica e digitale».

«Con il nostro appello, vogliamo puntare i riflettori della politica sul ruolo strategico dei piccoli Comuni nel rilancio del sistema Paese, guardando anche e soprattutto alle realtà della nostra provincia. Realtà che mai come oggi si legano alla tenuta della comunità, a una migliore qualità della vita e a produzioni d’eccellenza del Made in Italy. È urgente creare le condizioni per riabitare questi territori spostando attività e lavoratori dello smart working in una grande proposta di rigenerazione urbana e sociale fondata sulla green economy», ha dichiarato Gabriele Iazzolino, referente direzione provinciale di Cosenza.

«La parità di condizioni tra grandi città e aree interne è essenziale – ha aggiunto il delegato al Dipartimento Transizione ecologica – per uno sviluppo sostenibile del Paese dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Portare la fibra ottica in zone dove la qualità delle connessioni è perlopiù molto bassa, consente all’Italia di colmare quel divario digitale che si avverte particolarmente nelle zone rurali e meno popolose e competere su un level playing field. Con la fibra ottica giochiamo la partita della parità, connettendo tutti al futuro».

«IdM ritiene, quindi, prioritario – viene evidenziato nella nota – destinare i fondi dei prossimi mesi ai piccoli Comuni, per promuovere la diffusione di comunità energetiche, ridurre il rischio idrogeologico, attrezzare nuovi prodotti turistici legati al cluster del ‘turismo attivo, lento e sostenibile’, favorire lo sviluppo di filiere locali, realizzare l’infrastruttura leggera della rete unica in tempi certi anche nelle aree bianche, incentivare lo smart working e defiscalizzare servizi e attività economiche di qualità che qui potrebbero investire in lavoratori residenti e in centri innovativi di coworking».

«Per accelerare un cambio di passo, in particolare – spiega la nota – sarebbe importante istituire una linea di finanziamento “Smart Working Borghi”, con agevolazioni fiscali per l’insediamento di centri di ricerca e impresa digitale di prossimità nei piccoli comuni, incentivando la nuova residenzialità legata all’uso di spazi abitativi abbandonati e recuperati. Prioritario, inoltre, dare immediata attuazione a dispositivi normativi come la legge Salva Borghi o le green community inserite nel Collegato ambientale, per mettere i piccoli centri nelle condizioni di competere ed esprimere il loro potenziale».

«La pandemia ha posto all’attenzione di tutti la necessità di ripensare la fruizione dei territori e il Pnrr rappresenta un’occasione unica perché borghi e aree interne, soprattutto in provincia di Cosenza, – ha commentato Iazzolino – tornino ad avere la centralità che meritano, per riequilibrare storici divari e dare nuovo slancio alla lotta alla crisi climatica”. I piccoli Comuni, dunque, necessitano di risorse certe e politiche forti per promuovere la rivoluzione energetica e l’economia circolare, sviluppare il turismo lento e  di prossimità, favorire una mobilità e una vivibilità sostenibili, colmare il digital divide, semplificare le procedure per la messa in posa della banda ultra larga e implementare l’agenda digitale».

«Queste le direttrici – ha concluso il referente provinciale di IdM – fondamentali lungo cui muoversi per innescare processi innovativi e sostanziali. IdM ha da sempre sostenuto, e continuerà a farlo, che i piccoli Comuni sono l’asse portante del nostro Paese, per questo oggi giocano un ruolo di primaria importanza in quella ‘rinascita e ripartenza’ che viene richiesta. Essi possono essere davvero il motore propulsore della transizione ecologica e digitale». (rcs)

De Bartolo (Idm): Si dia continuità lavorativa ai tirocinanti di inserimento sociale

Emilio De Bartolo, segretario regionale di Italia del Meridione, ha chiesto alle istituzioni di dare continuità lavorativa ai tirocinanti di inserimento sociale, che a novembre termineranno il loro lavoro negli Enti pubblici.

«Giova ricordare infatti che, per esempio – ha spiegato – in tantissimi Comuni della Calabria, queste persone svolgono compiti essenziali per il buon funzionamento degli enti e non di rado sostituiscono persino i Dirigenti nello svolgimento del loro lavoro. Con la carenza di personale esistente negli enti locali e viste le note difficoltà ad assumere nuovo personale, privare i suddetti Enti dell’apporto di questi tirocinanti ormai storici significherebbe, di fatto, abbassare il livello dei servizi erogati ai cittadini».

«Siamo a conoscenza – ha proseguito – che esiste un tavolo di confronto e una interlocuzione avanzata e costruttiva fra le parti sociali e il Presidente della Regione e fra quest’ultimo e le articolazioni ministeriali, per individuare soluzioni concrete e percorribili finalizzate all’obiettivo della continuità lavorativa e quindi della loro contrattualizzazione».

«Diamo atto, come IdM, dell’impegno del Presidente Occhiuto rispetto a questa vertenza – ha detto ancora – come è peraltro dimostrato dal fatto che le retribuzioni mensili dei lavoratori sono passate da 500 a 700 euro, pagate ogni bimestre. Adesso però è arrivato il momento di andare oltre e di compiere il passo più importante, dal momento che a novembre c’è il rischio concreto che circa quattromila famiglie calabresi siano private di una essenziale fonte di reddito e sostentamento».

«Come Movimento – ha concluso – chiediamo che tutti questi tirocinanti vengano finalmente, e una volta per tutte, contrattualizzati, dando loro in questo modo serenità e diritti, attraverso, magari, una loro razionale e funzionale distribuzione in alcuni enti sub regionali. Considerando, peraltro, che questo bacino dei TIS si andrà inevitabilmente e naturalmente ad alleggerire, dal momento che almeno il venti per cento dei circa quattromila tirocinanti è prossimo alla pensione. Facciamo, dunque, appello ai parlamentari calabresi e soprattutto al Presidente della Regione Roberto Occhiuto affinché si possa definire nel modo più soddisfacente possibile una vertenza che riguarda migliaia di famiglie e il buon funzionamento degli enti nei quali prestano la loro opera». (rrm) 

CASTROVILLARI (CS) – Inaugurata la sede territoriale di Italia del Meridione

Nei giorni scorsi, a Castrovillari, è stata inaugurata la sede territoriale di Italia del Meridione, alla presenza dei vertici del movimento, con in testa Orlandino Greco, il segretario regionale Emilio De Bartolo, la neo segretaria provinciale Annalisa Alfano, Domenico De Paola segretario IdM Crotone e diversi rappresentanti della provincia. 

Alla manifestazione hanno portato il loro saluto anche, la senatrice azzurra, Fulvia Michela Caligiuri, il vice presidente della Provincia di Cosenza, Giancarlo Lamensa, i consiglieri provinciali, Carlo Lo Prete e Giovanni Tenuta, amministratori e dirigenti politici locali, a cui si sono aggiunti i saluti e i complimenti del presidente del Parco del Pollino On. Domenico Pappaterra. Tutto ciò a dimostrazione che la politica del fare trova momenti di condivisone e attraverso un’unione d’intenti si costruiscono relazioni e ponti. Entusiasmo e partecipazione ad un’iniziativa che vede i territori protagonisti indiscussi della valorizzazione della politica. Quella politica che, partendo dal basso, ambisce a creare unità di intenti e ambizione a fare sempre meglio per la collettività.  

«In un momento in cui si chiudono le sedi e si restringe sempre di più la partecipazione alla vita politica – ha affermato il segretario regionale Emilio De Bartolo – IdM va, invece, in controtendenza e si apre ai territori».

La nuova sede IdM della città del Pollino, ambisce a diventare un punto di riferimento per tutte le parti politiche e sociali che vorranno costruire, tutti insieme, il futuro di Castrovillari e dell’intero territorio. 

«È questa la base imprescindibile per una buona politica: ascolto, dialogo, confronto e azione – ha dichiarato la neo segretaria provinciale, Annalisa Alfano, che con il taglio del nastro della sede ha ufficializzato la sua nomina –. Grazie ai tanti rappresentanti politici e i rappresentanti delle parti sociali attive del territorio. Dimostrazione del fatto che, quando si ha davvero a cuore il destino di una comunità – ha continuato Alfano – si va oltre ogni appartenenza, con un confronto aperto su quelli che sono i reali bisogni e si progetta insieme».

Progetti, idee e prospettive per Castrovillari. Un trinomio imprescindibile, verso il quale punta la compagine IdM Castrovillari, a cui hanno aderito in tanti, accomunate da tanto entusiasmo, competenza e voglia di scrivere una pagina nuova e importante per Castrovillari e per l’intera area del Pollino. Una scelta non causale quella della sede nel centro storico, che abbraccia il cuore pulsante della città e ambisce a diventare punto di riferimento di tutto il Movimento e di chi vorrà affacciarsi alla politica partecipata di cui si sente la mancanza e che è l’unica risposta all’assenza di di una programmazione e progettazione a medio e lungo raggio. 

«Il movimento – ha asserito la commissaria cittadina, Giovanna D’Ingianna – ha messo radice nella nostra comunità, puntando sulla politica dell’ascolto, una politica del fare che possa essere più comunitaria, tenendo bene a mente la democrazia partecipata».

«Per cambiare le cose – ha detto D’Ingianna – dobbiamo essere uniti, lavorate in team e accogliere le istanze di chiunque voglia condividere, con noi, questo cammino. Vogliamo che i cittadini si sentano partecipi per migliorare la propria comunità. Bisogna che si sentano coinvolti per affrontare, insieme, il cambiamento». 

Coinciso e diretto l’intervento di Orlandino Greco, che esaltando il lavoro di squadra e l’impegno che sin dall’inizio ha contraddistinto il gruppo di IdM Castrovillari, nato dalla fusione unanime del movimento cittadino ‘Progetto Civico Democratico’, ha ribadito il percorso politico di un movimento che oggi è diventato una realtà politica di spessore e che ha saputo, negli anni, contraddistinguersi per i contenuti, i valori e le battaglie di cui è portavoce. 

«Un momento di grande rilevanza che riporta la politica nei luoghi che gli sono propri, le piazze, la gente», ha affermato Greco. E da qui ripartire per condurre quelle sfide necessarie a riportare i territori al centro del governo regionale nazionale e quelle battaglie per ristabilire i principi costituzionali. «Come – ha aggiunto l’ex consigliere regionale – ritornare alle Province storiche, abolendo quella deplorevole Legge Delrio che ha depotenziato un ente di estrema importanza, soprattutto per aree vaste come quella del Pollino».

La sede è solo il primo passo, un punto di arrivo e non di partenza, questo il messaggio condiviso da tutti. Il prossimo appuntamento è con “Gli Stati Generali della città”, che punteranno ad un programma condiviso per disegnare il presente e il futuro di Castrovillari. (rcs)

L’OPINIONE / Francesca Cufone: Si devono riqualificare le periferie

di FRANCESCA CUFONE – È evidente che cammin estrazione comunale non si è posta la domanda: “cosa realmente manca alla città affinché sia realmente tale?” Ma, trattandosi di Rende, riformulerei la domanda: “affinché rimanga tale?”, vale a dire città inclusiva, smart e soprattutto green.

Il nostro territorio rendese è attraversato dai torrenti Emoli e Surdo, entrambi adiacenti alle abitazioni e che dividono le diverse contrade. Sono stati curati i rispettivi argini soltanto nell’area più urbanizzata, mentre se ci spostiamo da est verso ovest è evidente il totale abbandono. In passato, in contrada Maio era presente una passerella di legno dove in pochi minuti si poteva raggiungere Arcavacata. Purtroppo, di quel ponticello sono rimaste soltanto gli assi su cui si reggeva. Guardando dalla collina di Piano Monello, l’Unical è così vicina ma al tempo stesso lontana se la si volesse raggiungere a piedi.

Sarebbe un peccato non proseguire il lavoro del Torrente Emoli per le campagne e zona industriale di contrada Cutura. È altresì doveroso monitorare la vegetazione in quanto alcune aree sono state disboscate e invase da rifiuti di ogni genere. La creazione di un percorso pedonale e ciclabile consentirebbe a tanti di poter godere delle meraviglie presenti: dal patrimonio naturalistico alla presenza di una ricca fauna, dagli animali selvatici a quelli di allevamento.

Mentre in Contrada Cutura, il versante a Sud è collegato con quello a Nord, che costeggia la strada statale, non gode di un ponte pedonale nell’area più prossima alla zona universitaria che permetterebbe di raggiungerla in poco tempo a piedi. Spostandoci più ad Est, a Quattromiglia, il ponte pedonale in legno continua ad essere transennato dopo una brevissima riapertura durante l’estate 2018. Al contrario, il torrente Surdo è attraversato da diversi ponti carrabili, di cui quello che collega la rotatoria di Ortomatera con Rende è da mesi transennato e percorribili solo a senso unico, creando disagi non indifferenti ai residenti e passanti.

Sempre lungo il torrente Surdo, in corrispondenza di Viale dei Giardini, è stata progettata una passerella pedonale, in passato era previsto un ponte carrabile da giunzione tra il Viale citato e Via Mattia Preti. Mezzo milione di euro circa per costruire un ponte che dalle fondazioni si evince una certa sopraelevazione. Sarebbe stato preferibile renderlo carrabile e l’ubicazione più ad ovest avrebbe consentito una maggiore inclusività per lo stesso Viale dei Giardini. Se si guarda bene il curvone, che lega le due strade che circuiscono Viale dei Giardini, si intravede dove sarebbe stato ubicato lo sbocco/svincolo.

Il punto esatto dove, in passato, l’amministrazione comunale volle il ponte carrabile ma il progetto per la sua realizzazione non fu approvato dalla Regione Calabria, a causa del rischio esondazione mutato nel corso degli anni. Sarebbe stato opportuno tenere conto di tale ubicazione e verificare la fattibilità del ponte dove da sempre, anche gli stessi residenti avrebbero preferito sorgesse. Inoltre, il ponte carrabile sarebbe stato realizzato con materiale legnoso e non in cemento, il che avrebbe consentito una spesa più bassa e non snaturato il contesto su cui sarebbe sorto.

Attualmente fervono i lavori della prima opera progettata dall’amministrazione Manna, che certo non risolve il problema, perché funzionerà soltanto come passaggio pedonale; Siamo certi che con un piccolo sforzo e con una maggiore visione si poteva renderlo carreggiabile. Inoltre, come ha affermato in passato il primo cittadino, l’opera è stata finanziata attraverso la misura “Interventi per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate” della Presidenza del Consiglio dei Ministri per 2 milioni di euro. Cifra non modica e sarebbe stato utile destinare la spesa per riqualificare un’area più ampia che tenesse conto di entrambi i torrenti: Emoli e Surdo.

Non marcando così differenze, già presenti, tra le contrade, tali renderle alcune di serie A e altre di serie B, o ancor peggio a rischio retrocessione. Come già sta accadendo! (fc)

 

Emilio De Bartolo è il nuovo segretario regionale di Italia del Meridione

Emilio De Bartolo è il nuovo segretario regionale di Italia del Meridione. La nomina di De Bartolo, che lascia il ruolo di segretario provinciale (a breve la nuova nomina), segue questa direzione, lui che della politica ha fatto una missione. Servizio e dedizione le parole d’ordine, che ha trasferito in IdM.

«Assumere la guida del Movimento a livello regionale – ha detto De Bartolo – rappresenta per me un grande onore, di cui ringrazio, innanzitutto, Orlandino Greco e il sen. Nicodemo Filippelli, che insieme a tutta la comunità di IdM, hanno contribuito a costruire quello che oggi è un Movimento radicato in tutta la regione e non solo nella provincia di Cosenza, rispettato per il consenso che rappresenta e per le idee che è capace di esprimere».

«Insieme all’onore di rappresentare IdM a livello regionale – ha proseguito – c’è, dunque, da parte mia, anche la responsabilità di proseguire nell’ottimo lavoro svolto dal sen. Filippelli, sapendo che le sfide che ci attendono hanno bisogno di un soggetto politico di riferimento del Mezzogiorno, dei territori e delle loro istanze, che sappia chiamare a raccolta le energie migliori della società calabrese e che quindi sia anche capace di supplire agli affanni e alle contorsioni dei partiti nazionali, che spesso non sono compresi dall’opinione pubblica».

Passaggio di testimone che segna un nuovo percorso da protagonista di IdM, in quel cambiamento già in atto. Un contenitore pieno di idee e progetti pronto a colmare i vuoti lasciati da una certa politica tradizionale e che sia in grado di relazionarsi innanzitutto con i bisogni della persone, interpretando e praticando quotidianamente la politica come servizio, con impegno, professionalità e competenza. I tempi sono ormai maturi e occorre, oggi più che mai, riconsiderare e riformulare la funzione della politica nel rapporto con le Istituzioni e nella sua capacità di relazione immediata e diretta con i territori e le comunità che le vivono, in nome sempre di quell’autonomia territoriale di cui L’Italia del Meridione è portavoce. (rrm)

De Lorenzo (Idm): Serve svolta delle politiche nazionali e regionali per l’aeroporto di Reggio

Rita De Lorenzo, vicesegretaria regionale di Italia del Meridione, ha ribadito la necessità di una svolta «profonda delle politiche nazionali e Regionali nei confronti dell’aeroporto reggino che è anche l’aeroporto dello Stretto».

«In tal senso – ha spiegato – non è più accettabile che non vi sia un piano strategico per lo sviluppo e il suo potenziamento, che rischia di diventare sempre più subalterno nel sistema aeroportuale calabrese cosa che lo sta già fortemente penalizzando con la gestione affidata alla Sacal, che certamente fino ad ora dimostra di non essere interessata al destino dell’aeroporto reggino».

«Un aeroporto – ha spiegato – è la porta di accesso al territorio e contribuisce alla sua crescita ed al suo sviluppo economico. L’aeroporto, Tito Minniti di Reggio Calabria, per la sua posizione strategica svolge un ruolo importante per il sistema di mobilità di tutta l’area metropolitana dello Stretto ed il suo sviluppo potrebbe assumere un ruolo fondamentale nel favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali che portano all’incremento del  livello occupazionale, sia per le attività direttamente interessate alla mobilita, legate allo sviluppo dell’aeroporto stesso, sia per tutte le attività produttive che potrebbero nascere nell’area dello Stretto».

«Purtroppo, ancora oggi – ha detto ancora – la funzionalità del Tito Minniti è estremamente ridotta; infatti, non vi è stato alcun progresso nel numero di voli, anzi nell’ultimo periodo si sono ridotti a soli 3 voli al giorno (2 per Roma ed 1 per Milano). Una tale situazione lede il diritto di mobilità dei cittadini (della Città Metropolitana di Reggio Calabria) che si vedono costretti a raggiungere, con grandi difficoltà l’aeroporto di Lamezia. Si ricorda che l’area metropolitana dello stretto ha un bacino di utenza di oltre 1.000.000 di persone; quindi l’operatività dell’aeroporto ha un forte impatto sul territorio».

«Come rappresentante politica di Italia del Meridione – ha concluso – ritengo non più prorogabile tale annosa questione e come reggina confido che il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, punti sul rilancio e sullo sviluppo dell’aeroporto di Reggio Calabria». (rrc)

NORD E SUD, DIVARIO ANCHE NEGLI ATENEI
E CONTINUA LA MIGRAZIONE DEI CERVELLI

di FRANCESCA CUFONE –Il divario tra Nord e Sud, negli ultimi anni, si è sempre più allargato e il gap è molto marcato per la spesa relativa a formazione e ricerca e sviluppo e cultura. Grave il ritardo, anche, nei servizi per l’infanzia. 

E a ricordarcelo sono sempre i dati Svimez: la spesa in istruzione in Italia si riduce con una flessione del 15% a livello nazionale, di cui il 19% nel Mezzogiorno e il 13% nel Centro-Nord. Le differenze Nord/Sud riguardano soprattutto l’offerta di scuole per l’infanzia e la formazione universitaria. Nel Mezzogiorno solo poco più di 3 diplomati e 4 laureati su 10 sono occupati da uno a tre anni dopo aver conseguito il titolo. Prosegue l’abbandono scolastico sempre crescente e l’emergenza sanitaria non ha affatto giovato la situazione pregressa. In questo sarebbe utile mantenere la didattica a distanza nelle università al fine di garantire egual diritto allo studio.

La pandemia ha anticipato l’era della digitalizzazione e dovremmo evitare affermazioni del tipo “ritorniamo alla normalità”, bensì creiamo una “nuova normalità”. In questo può venirci in soccorso la Ricerca scientifica in quanto una delle sfide più urgenti che si presenta alla società odierna riguarda la necessità di verificare e rivedere in profondità i processi formativi che vengono offerti alle nuove generazioni. In un mondo che non può fondarsi soltanto sui mercati e sulla tecnica, il patrimonio culturale e di risorse umane fornito dall’università gioca un ruolo decisivo.

Si tratta, dunque, di riattivare una riflessione alta intorno al senso al futuro dell’università, riproponendo le domande di fondo circa il suo ruolo nella società e la sua vocazione all’apertura l’incontro superamento delle barriere. È diventata, ormai, prassi diffusa quella di articolare i compiti dell’università secondo la formula della triplice missione, con un’espressione che agli obiettivi tradizionali della formazione della ricerca affianca quello della diffusione della conoscenza nell’interazione con il territorio.

Purtroppo abbiamo un primato negativo: siamo il Paese in Europa che investe meno nell’università, dunque nella Ricerca e la continua migrazione dal Sud verso il Nord, ma anche i meccanismi di riparto del Ffo (fondo finanziamento ordinario), aumentano il divario tra le regioni italiane. A ciò si aggiunge un’altra beffa: il Recovery Plan prevede investimenti in ricerca dal 2021 a 2026 × 12.000.000.000, oltre il 3,6 miliardi per la formazione universitaria, di cui almeno il 40% doveva essere destinato al mezzogiorno. A distanza di un anno la quota si è ridotta al 29%, precisando che il 40% su 545 milioni vale 218 milioni, cioè meno del 30% riservato ai giovani. Questi ultimi emigrano soprattutto perché cercano sbocchi occupazionali.

Scappano ancora anche troppi ricercatori e quelli che vorrebbero rientrare spesso hanno difficoltà a trovare occasioni di lavoro interessanti.

Gli sgravi fiscali previsti per coloro che rientrano in Italia sta avendo effetto. La creazione di grandi infrastrutture di ricerca sicuramente ne attrarrebbe altri. I giovani ricercatori dall’estero vorrebbero entrare in Italia e molti ritornare proprio al sud. Ma chiedono procedure più snelle e programmazione regolare di bandi e progetti. In altre parole, vogliono sapere quale opportunità potranno cogliere anche in futuro, non si accontentano chiaramente di progetti saltuari, in quanto la legge 240/2010 Gelmini fissa anche un limite ai contratti ‘precari’, vale a dire un singolo ricercatore non può accumulare più di 12 anni tra contratti da assegnista e ricercatori a tempo determinato  (RTDa, RTDb), superata questa soglia senza riuscir ottenere un ingresso in ruolo.

Sono temi difficili da un punto di vista tecnico che devono essere discussi all’interno delle università, ma non riguardano soltanto gli specialisti: tutti i cittadini e quindi gli atenei devono svolgere un ruolo di ‘traduzione’ di queste questioni a beneficio di tutti e far capire che in un Paese democratico si devono affrontare anche queste emergenze. A maggior ragione laddove sono state più penalizzate. L’autonomia differenziata ha accentuato il divario in termini di diritti, marcando una sostanziale differenza nelle opportunità di crescita e sviluppo dell’individuo e conseguente divario a livello nazionale ed europeo.

In un dibattito sul regionalismo differenziato il rettore dell’Università di Catania, Francesco Priolo, ha ribadito «come le politiche universitarie degli ultimi dieci anni abbiano penalizzato le università del Mezzogiorno con un vero e proprio trasferimento di risorse dal Sud al Nord che ricadute non soltanto per i nostri atenei, ma soprattutto per i nostri territori. Il trasferimento strutturale dei nostri giovani al Nord trasformerà il tessuto e la formazione socio-culturale del Meridione nel giro di un decennio».

E sulle ‘migrazioni’ dal Sud al Nord, il prof. Viesti ha precisato che «il fenomeno migratorio degli studenti del Sud al Nord è quantificabile in 3 miliardi annui tra tasse universitarie, vitto e alloggio che arricchiscono ulteriormente quei territori, e al tempo stesso provoca un ulteriore depauperamento del Sud in termini di sviluppo, crescita e ricchezza e anche un aumento di quella biforcazione socio-economica tra le diverse regioni».

Ecco perché come Italia del Meridione sosteniamo l’alzata di scudi da parte dei rettori delle università meridionali, che si trovano nuovamente a dover ‘correggere’ gli errori, per ben tre volte in dieci giorni, dello stesso Ministero nel presentare i bandi del Pnrr sulla Ricerca. Anch’essi riferiti al NextGenerationEU che ha l’obiettivo di ridurre i divari tra le due parti del Paese. Misure e criteri che continuano, invece, ad essere disattesi e su cui la politica e i suoi rappresentanti meridionali devono vigilare, pretendendo la regolarità e la certezza della distribuzione dei fondi così come la Comunità Europa ha dettato.

La responsabilità di ciò che avverrà da oggi in poi è maggiore rispetto al passato, proprio perché è un’occasione unica che il sud non può farsi strappare. Non si tratta di un problema che investe soltanto l’università ma la città, il territorio, è espressione della crescita delle regioni che rappresenta, perché riguarda temi importanti come l’istruzione, la ricerca, le infrastrutture, l’ambiente e che puntano sulla valorizzazione delle proprie risorse umane. Investire su queste, sulla ricerca e sulla cultura, significa scrivere un destino diverso per le future generazioni e per quel ‘Meridione fuori questione’. (fcu)

 

Italia del Meridione di Castrovillari lancia gli Stati Generali della città

Italia del Meridione Castrovillari lancia gli Stati Generali della Città, con l’obiettivo di «scrivere una pagina nuova della vita della nostra comunità».

«Con gli Stati Generali della città – si legge – vogliamo delineare un percorso che coinvolga tutti, nessuno escluso. Infatti siamo convinti che solo se “Castrovillari migliora Castrovillari”, cioè se tutti noi cittadine/i condividiamo questo iniziale progetto di percorso credibile e realizzabile, allora il sogno di una città aperta, viva, contemporanea, dinamica, diventerà possibile».

«Castrovillari, una volta – si legge in una nota – era una città importante, funzionale per chi ci viveva, capace di valorizzare e integrare tutti i suoi aspetti, il centro e le periferie, i suoi quartieri, le sue attività, l’istruzione e gli eventi attrattivi, una città amabile . Un luogo dove tutto accadeva, che si proiettava a stabilire rapporti e condividere progetti con l’intero Pollino, rappresentandone, a volte,  il cuore pulsante e riusciva così ad imporsi come realtà regionale. Oggi non è più così, Castrovillari vive senza un progetto in grado di gestire il presente ma soprattutto anticipare il futuro».

«Dobbiamo riprendere – è stato evidenziato – a disegnare il nostro futuro, tutti insieme, per la nostra città, la nostra comunità. Come forza politica e in virtù di un patto federativo siglato con L’Italia del Meridione e che ci vede protagonisti nel panorama regionale e non solo, abbiamo definito azioni da mettere in campo creando forme inedite di collaborazioni, tralasciando conformazioni di autoreferenzialità, campanilismi, paternalismi e quanto appartiene a un modello egoistico di vivere, in netto contrasto con un modello di comunità aperta, che vorremmo definire, chissà un giorno con propria peculiarità: “civitas Pollineana”. Non basta preoccuparsi e pensare che tutto si riduca ad un mero intervento di altri o istituzionale. Gli altri siamo noi!».

«Bisogna assegnare gradualmente al nostro ‘io’ – si legge ancora – la capacità di ‘occuparsi’ attivamente e fattivamente delle risoluzioni ai problemi, di concerto agli altri, alle parti attive del territorio e alle istituzioni. Castrovillari deve chiarire a se stessa che tipo di città vuole essere: i criteri fondamentali si stabiliscono coinvolgendo le istituzioni, ma anche attraverso una grande consultazione pubblica. Si chiama ‘democrazia partecipata’, ed è questa la strada che abbiamo intrapreso e desideriamo condividere».

«Questo indica – si legge ancora – credere nella “responsabilità individuale”, saper rispettare gli altri, valorizzare il merito e l’impegno di tutte/i. Significa rispettare la dignità umana, preservare l’ambiente, in cui vivono le nostre famiglie e crescono i nostri figli, a cui siamo tenuti a rendere conto del nostro agire e operare. Non è una protesta. È un’assunzione di responsabilità. Dobbiamo renderci tutte/i responsabili e protagonisti del destino della nostra Castrovillari, a cui dobbiamo consegnare e disegnare il proprio destino, lavorando per essa e per l’interesse solo ed esclusivamente collettivo».

«Questo – continua ancora la nota – è il percorso politico che vogliamo condividere con tutti coloro che, vorranno ascoltare e accoglierlo, per poi istituire una segreteria organizzativa per indire gli: Stati Generali della città. Nei prossimi giorni, raccolte le istanze e le sollecitazioni, presenterò in conferenza stampa il progetto e i vari appuntamenti che seguiranno, con la chiara visione di segnare il cammino della nostra città ma, altresì, impegnarci nel ridare valore e spessore ad una Politica, sana, dell’ascolto, delle soluzioni, di una governance intelligente e costruttiva, della partecipazione, del bene e del senso comune». 

«L’invito è, quindi – conclude la nota – rivolto alla politica tutta, ai/alle singoli/e cittadini/e, alle associazioni, ai movimenti, ai partiti, ai sindacati, alle organizzazioni di categorie produttive e alle istituzioni». (rcs)