La sindaca di Isola Capo Rizzuto Vittimberga scrive a Piantedosi: Tragedia di Cutro impone riflessione

La sindaca di Isola Capo Rizzuto, Maria Grazia Vittimberga, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sottolineando come «dopo l’immane tragedia accaduta sulle nostre coste, s’impone una riflessione profonda su quella che dev’essere la risposta del nostro territorio al ripetersi di siffatti drammi legati al fenomeno dell’immigrazione».

«Questo nostro lembo di terra è ormai la porta a sud dell’Europa che fa da approdo a questi popoli sfortunati – si legge nella lettera –. Va da sé che la nostra posizione geografica ci fa vivere da decenni una perenne condizione d’incertezza dettata da una cronica carenza di risorse economiche e strutturali».

«Una mancanza di “visione prospettica” da parte soprattutto dell’Europa – viene evidenziato – oggi non è più accettabile né procrastinabile. Non possiamo limitarci alla pur lodevole accoglienza messa in campo da amministrazioni locali e da associazioni di volontariato. Serve un nuovo Umanesimo che rimetta al centro del sentire comune le persone e le loro necessità fondamentali. Siamo stanchi di assistere inermi a queste scene strazianti che coinvolgono addirittura dei neonati. Per evitare ciò è necessario affrontare l’immigrazione non come un problema ma come una risorsa per il futuro di questa Nazione». 

«A questo Governo – scrive la sindaca – chiediamo azioni concrete e continue nel tempo in sostegno delle realtà, come la nostra, che vivono continuamente l’emergenza dei flussi migratori e sono purtroppo destinate a fare da scenario ad altre tragedie come quella del 26 febbraio.   Serve innanzitutto un Centro studi territoriale che analizzi e coordini i flussi migratori per evitare il ripetersi di simili sciagure. E’ necessario, ancora, dotare il territorio di Isola di Capo Rizzuto di un avamposto della Questura e di un centro di coordinamento interforze dedicato, una sorta di Coc che si attivi in occasione di sbarchi ed eventuali altre emergenze legate ai fenomeni migratori».

«Serve un’adeguata illuminazione sulla Strada Statale 106 che costeggia il Cara – continua la lettera – pericolosamente percorsa da pedoni, ospiti del Centro di accoglienza, che gli automobilisti rischiano quotidianamente di travolgere, come è accaduto proprio poche ore prima del naufragio. A tutela della sicurezza di ospiti ed automobilisti, è necessario attrezzare il Cara con un percorso di collegamento con il centro urbano».

«E poi bisogna pensare e non voltare le spalle a quanti sono tanto disperati da lasciare tutto e prendere il mare – continua ancora la lettera indirizzata al ministro – su imbarcazioni fatiscenti, alla ricerca di un futuro per sé e per i propri figli. Bisogna pensare alla formazione ed alla collocazione di quanti fuggono da guerra e morte e realizzare centri culturali e luoghi di preghiera in cui aiutare questi nostri fratelli a costruire il proprio domani. È fondamentale l’integrazione con la popolazione di quanti restano sul nostro territorio: dobbiamo essere custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle».

Un’attenzione particolare va riservata, poi, ai minori non accompagnati, ai quali vanno garantite forme di sostegno e corridoi umanitari per il ricongiungimento con i familiari.

«La tragedia che in queste ore – ha concluso – è sotto gli occhi di tutti noi impone riflessioni ed azioni concrete. Per uscire dalla crisi e dall’emergenza occorre elevare il livello della discussione: le questioni dei confini territoriali, signor Ministro, non possono prevalere sull’umanità. Così non è mai stato per noi, gente del Sud abituata a condividere il poco che ha, e non dovrà più esserlo anche per l’intero Paese e l’Europa tutta». (rkr)

 

Una lettera aperta dalla Calabria a Elly Schlein da «un compagno operaio iscritto al PD»

di WLADIMIRO PARISECara Elly, da stamattina ascolto ricostruzioni da parte di compagni e compagne sulla vicenda della composizione della tua lista in provincia di Cosenza che mi lasciano amareggiato ed affranto.

Dopo l’attenzione mediatica sullo studio di Eugenio Marino che mi ha dato la possibilità di raccontare la mia esperienza e soprattutto la mia passione politica, ho scelto di sostenerti convinto come sono che solo un cambiamento radicale nei contenuti, nelle politiche e soprattutto nei metodi, come dici tu, possa risollevare le sorti del nostro amato partito.

Ho appreso che, dopo essere stato proposto da tantissimi iscritti ed iscritte della nostra provincia ed in particolare di iscritti ed iscritte nei circoli che ti hanno visto prevalere anche nella prima fase del congresso, sono stati posti veti insormontabili sulla mia persona sulla base di motivazioni inesistenti e strumentali riguardo a scelte politiche di 5 anni fa e che comunque rivendico avendo contribuito, per la prima volta nella storia del nuovo comune, all’affermazione del PD alle elezioni di Casali del Manco. 

La sostanza vera, cara Elly, è che anche nella nostra parte sono prevalse logiche correntizie romanocentriche e miseri rancori personali di persone che si avvicinano al PD ad elezioni alternate e che hanno blindato tutta la lista in maniera privatistica e senza un confronto con chi ti sostiene sinceramente e senza aspettarsi nulla in cambio. 

Così abbiamo raggiunto dei primati davvero tristi nella nostra lista per la provincia di Cosenza come l’aver escluso tutti i rappresentanti dei circoli in cui hai vinto nella prima fase (sono 14 tra cui quello a cui sono iscritto e di cui non esiste traccia nella lista) e aver blindato una capolista che ad oggi assume in sé la carica di Presidente della Federazione PD Cosenza, membra dell’Assemblea provinciale, membra della Direzione regionale, già candidata alla Segreteria provinciale senza alcun risultato utile per incapacità a comporre proprio le liste, già candidata al consiglio regionale con risultati ancora più deludenti, già aspirante candidata alla Camera dei Deputati lo scorso 25 Settembre e da lunedì anche componente dell’Assemblea nazionale.

Cara Elly per fortuna non hai un’unica sostenitrice/candidata a Cosenza ma ci sono tantissime donne, giovani ed anche lavoratori umili come me che ti sostengono. Certo, non abbiamo rapporti amicali con chi ti sta vicino, ti consiglia e redige le liste ma stiamo in mezzo alla gente e cerchiamo ogni giorno di dare un contributo al nostro partito. E soprattutto non poniamo veti per rancori e personalismi, per non dire arrivismo e miopia politica, a nessuno e nessuna sapendo che è il momento di aprire questo partito a tutti e tutte e non di tornare a correntismi beceri e che invece vanno asfaltati del tutto.

Cara Elly continua ad essere la donna sorridente e con le idee chiare e nette quale sei e se posso darti un consiglio allontanati da chi vuole vivere della tua luce riflessa continuando con pratiche correntizie e prive di consenso popolare. Cambiamolo davvero questo partito, facciamolo diventare patrimonio dei territori e non di chi svolge nel partito il ruolo di commissario “non pro tempore sed aeternitate”. (wp)

LETTERA APERTA / Paolo Brunetti: Grazie Angela per quello che stai facendo per Reggio

di PAOLO BRUNETTI – Gentile Angela Robusti,
è davvero apprezzabile l’impegno che lei sta mettendo per addolcire la quotidianità, in certe occasioni amara, di una realtà costretta a pagare, come tanti altri bellissimi luoghi del nostro Mezzogiorno e dell’Italia intera, distrazioni, mancato senso civico e – ahimé – un passato caratterizzato dall’assenza di proficue politiche di sviluppo e crescita.

Nel suo peregrinare lungo lo Stivale, si sarà certamente accorta del calore e della cordialità di una comunità, quella reggina, che ogni giorno si sveglia e combatte per resistere alle storture dei tempi e per il bene della collettività. Sono tantissimi, infatti, gli esempi di cittadini che, con dedizione e amore per i propri luoghi del cuore, esattamente come ha fatto anche lei, si spendono spassionatamente e gratuitamente per migliorare l’esistente. Il nostro territorio è infatti costellato di decine dei associazioni e gruppi di cittadini che si muovono in questa direzione, realizzando, direi quasi a cadenza settimanale, iniziative di cittadinanza attiva, anche con il supporto del Comune, che puntano al ripristino del decoro e della pulizia di alcune aree della nostra bella città.

Come amministrazione, siamo costantemente al fianco di quanti rappresentano la parte sana della città, una porzione sicuramente maggioritaria rispetto a chi si ostina a coltivare l’orrido e il brutto, disseminando il brutto dentro la nostra bella Reggio. D’altronde è stata la stessa Amministrazione comunale a sposare questo concetto già più di due decenni fa, durante la sindacatura di Italo Falcomatà, con la creazione del programma “Adotta il Verde”, che proponeva appunto l’idea che un’associazione, un’impresa o un gruppo di persone, potesse prendersi cura in maniera costante e continuata di uno spazio della nostra città. Idea poi riproposta negli anni scorsi all’inizio della sindacatura di Giuseppe Falcomatà, e tutt’oggi vigente, con decine di spazi verdi, al centro come in periferia, affidati alle cure dirette della cittadinanza.

L’ultima iniziativa che l’ha vista protagonista, insieme ad un migliaio di ragazzi e ragazze delle scuole cittadine, è stata senza dubbio importante e meritoria. Non è un caso che il nostro consigliere delegato allo Sport, Giovanni Latella, da sempre vicino alle istanze di partecipazione che provengono appunto dalla comunità sportiva, abbia sentito l’esigenza di complimentarsi pubblicamente con lei, nella stessa giornata del suo “clean up”, ringraziandola per la manifestazione da lei promossa. Io stesso, il giorno dopo, mi sono presentato al cospetto degli studenti dell’Istituto “Raffaele Piria”, durante la loro “settimana dello studente” avendo modo di ringraziarli per l’impegno e la dedizione con i quali hanno risposto al suo appello per la pulizia della spiaggia e di alcuni spazi del Rione Marconi. Sono proprio i loro occhi, le loro mani, che hanno lavorato un giorno intero per rendere più bella e accogliente la nostra Reggio, ma soprattutto le loro menti brillanti, a farmi credere con fermezza e determinazione che un futuro diverso e migliore è certamente possibile.

Tuttavia, la bellezza del suo gesto e di questa umanità viva hanno rischiato di sfiorire e precipitare nel buio, leggendo le cronache nazionali che hanno provato a raccontarlo, travisando, ne sono certo, il suo pensiero; il pensiero di una “nuova” reggina, proprio come noi e quanto noi innamorata di questa bellissima città. Ne sono talmente convinto che non ho mai avuto alcuna remora nel confrontarmi con lei ed offrirle il nostro supporto in molteplici occasioni, come avvenuto ad esempio lo scorso dicembre per la partita della solidarietà organizzata al PalaCalafiore, o qualche mese fa per l’iniziativa di pulizia delle spiagge, o in questo ultimo caso nel mettere a disposizione della causa che ha promosso, i servizi ed i materiali degli operatori di “Teknoservice”, l’azienda che, per conto del Comune, svolge l’attività di raccolta rifiuti.

Come potrà immaginare, non è semplice amministrare una comunità così vasta, variegata, impelagata in un intreccio di contraddizioni e appesantita da un fardello stracolmo di preconcetti, sovrastrutture e cliché che fanno di tutta un’erba un fascio, sempre e comunque sporco, brutto e cattivo. Abbiamo lottato – e continuiamo a farlo – inseguendo il sogno di una Reggio “bella e gentile” che, dalle “onde del greco mar” vuole salpare oltre ogni orizzonte possibile con la sua storia, la sua cultura, i suoi paesaggi, l’unicità dei suoi monti e di una natura gentile come in pochi altri posti sul pianeta.

In questi anni, con fatica e ostinazione, siamo stati in grado di riconquistare una credibilità ed un’autorevolezza che sembravano perdute, riguadagnando il giusto credito ed il meritato rispetto all’interno di quei palazzi romani che apparivano troppo lontani, diffidenti o distratti. Perché Reggio va raccontata e “parlata”, va curata come una bimba in fasce, va difesa contro stereotipi e pregiudizi, contro un triste passato fatto di morti ammazzati, di malandrini e brutti ceffi che sguazzano nel caos, nella confusione, nel dubbio, nell’incertezza. Bisogna essere chiari e altrettanto netti nel raccontare, bene, certe situazioni. È vero: esistono quartieri complicati – pochi, ma ci sono – come nelle città del resto del mondo, ma qui nessun luogo è “off-limits”. La ‘ndrangheta, il malaffare, la criminalità in ogni sua sfaccettatura, ci fanno schifo, non certamente paura. Sono peggio dell’immondizia che certi incivili si ostinano ad abbandonare negli anfratti dei nostri rioni e che noi, giornalmente, continuiamo a raccogliere.

La mole di rifiuti che lei ha raccolto insieme agli studenti, dunque, potrebbe tornarci indietro se il canovaccio della storia – e lo dico a chi narra, guarda e legge da lontano – resta alla libera interpretazione di chi non c’è, non vive e non lotta insieme a noi per difendere le speranze e l’incredibile bellezza della nostra città. I fatti, è un’altra mia convinzione, vanno approfonditi, analizzati, studiati e circostanziati prima d’essere raccontati. E nessuno come lei ne è cosciente, consapevole del lodevole ed encomiabile impegno che la vede presente e protagonista sulla scena pubblica, esempio per tanti giovani e giovanissimi che guardano a lei, e al suo compagno, come modelli da imitare nella vita e nello sport.

Le ribadisco ancora una volta il mio grazie per quanto lei ha fatto e sta facendo. Con queste mie parole, le confermo lo stesso identico sostegno che ci vede impegnati, dalla stessa parte della barricata, per il bene della nostra Reggio, difendendo ed onorando sempre la sua comunità e le istituzioni che la rappresentano. (pb)

[Paolo Brunetti è sindaco f.f. del Comune di Reggio]

LETTERA APERTA / Filomena Greco: Intervenire con urgenza su dissesto idrogeologico

di FILOMENA GRECO – Dissesti e pre-dissesti finanziari, bisogna adeguare la normativa di gestione alle decisioni della Corte Costituzionale che ha affrontato il problema delle disuguaglianze tra territori ed il ruolo della finanza pubblica in un quadro di autonomia differenziale. Le crisi finanziarie degli enti non sempre sono imputabili a cattiva amministrazione, ma sono in alcuni casi sono conseguenza diretta delle difficoltà economiche e sociali del territorio.

Ma anche nel caso in cui esse siano imputabili a passate amministrazioni non è giusto che a pagarne le conseguenze siano le amministrazioni virtuose che succedono e soprattutto che ne paghino per anni i danni le comunità, per impossibilità sia di ottenere i servizi essenziali che di programmare da parte dell’Ente la rinascita dei territori. Per tutte queste ragioni è diventato improcrastinabile un intervento forte del Governo, per sanare i dissesti in atto e per scongiurare il rischio di nuovi default e del formarsi di dissesti infiniti.

Mentre il dibattito nazionale sembra dover necessariamente avvitarsi adesso attorno all’autonomia differenziata vi sono aree del Paese che, nella cornice della reale disuguaglianza e disunione economica tra Nord e Sud, rischiano ormai di implodere definitivamente sia dal punto di vista della tenuta finanziaria della sua rete istituzionale locale, sia della sopravvivenza degli stessi livelli minimi ed essenziali di prestazioni e servizi.

La situazione complessiva delle finanze degli enti locali calabresi, fotografia di un problema strutturale di povertà diffusa più che organizzativo-gestionale o addirittura ragionieristico come spesso passa sui media e nell’opinione pubblica dovrebbe far saltare letteralmente dalla sedia i vertici dello Stato e del Governo per tutti gli effetti a catena che potrebbero derivare dal fallimento finale di ogni garanzia dell’Istituzione pubblica e del connesso patto sociale con le cittadinanze.

Non ci sono allo stato casi analoghi al dramma che stanno vivendo i comuni calabresi rispetto alle patologie croniche finanziarie e contabili. Così come è stato chiaramente definito da analisti ed esperti del settore, l’architettura delle autonomie locali della Calabria giace in uno stato di perenne agonia.

Prima in assoluto in base i dati contenuti nel “V Rapporto Ca’ Foscari sui Comuni”, in Italia per comuni (200 su 404) in stato di pre-dissesto e dissesto (con 203 procedure) e tentativi di riequilibrio (89 procedure in 77 comuni di cui 12 per la seconda volta), molti andati a male; con tre dei cinque capoluoghi di provincia in dissesto e pre-dissesto (altro record negativo nazionale); con il 28,9% dei dissesti che dal 2017 al 2021 hanno interessato tutti i comuni italiani e con 21 enti sciolti e commissariati per infiltrazioni criminali al 2020 rispetto al 95% di quelli che riguardano le altre quattro regioni del Sud, la Calabria delle autonomie rappresenta oggi l’icona plastica della questione meridionale nella più grave ed inaccettabile delle sue declinazioni dalla formale proclamazione dell’Unità d’Italia ad oggi.

In uno scenario così drammatico e complicato, senza possibilità di riscattare il nostro futuro o di avviare ed accompagnare investimenti per rilanciare lo sviluppo dei nostri territori con l’incancrenitasi tendenza diffusa all’evasione dei tributi (Calabria prima per evasione Imu al 42,3% rispetto alla media del 30% nazionale), con gli effetti negativi prodotti dal blocco prima e dal rallentamento poi delle nuove assunzioni (con connesso aumento dell’età media dei dipendenti) specialmente negli enti che non riescono a dimostrare una prospettica sostenibilità di bilancio, come amministratori locali di enti in un vero e proprio circolo vizioso, ereditato e non più gestibile con gli strumenti e le norme vigenti, non possiamo fare altro che attendere di esser stritolati in dissesti e pre-dissesti infiniti a catena, con elevatissimo rischio contagio e depressione economica territoriale.

Detta situazione è stata ulteriormente aggravata negli ultimi anni dalla pandemia che ha colpito l’itero pianeta prima e dalla guerra in Ucraina poi, dalla conseguente chiusura di molte delle poche attività presenti sul territorio. Tutto ciò ha comportato un ulteriore e drammatico impoverimento del tessuto economico e sociale facendo ulteriormente diminuire il gettito fiscale nelle casse comunali.

Senza un intervento straordinario dello Stato invocato dalla stessa Corte Costituzionale nel 2020 con aiuti finanziari destinati a risolvere il problema e non con artifici contabili che fino ad oggi lo hanno soltanto rinviato ed ingigantito, con gli strumenti e gli istituti giuridici vecchi, poco armonizzati con la stessa riforma della contabilità e documentatamente inefficaci, senza risorse umane e soprattutto altamente professionalizzate rispetto a queste crisi finanziarie derivanti da decenni di gestioni e mancato sviluppo, tutti i sindaci di questa terra sempre più spopolata, povera e abbandonata dai suoi stessi figli non hanno più alcuna concreta possibilità di gestire quella stessa ordinaria amministrazione che residua come il più basso ed ultimo livello di fiducia nello Stato e nei poteri pubblici. (fg)

[Filomena Greco è sindaco di Cariati]

Lettera aperta al presidente Occhiuto: Chiarisca le sue intenzioni su Azienda Dulbecco

Di VALERIO DONATO – On. Presidente

Nei giorni scorsi ha ripetutamente affermato, al fine di salvaguardare la decisione di istituire un nuovo corso di studi in Medicina a Cosenza, che avrebbe preservato e supportato, nelle Sue qualità di Commissario ad acta, l’Università di Catanzaro e che non ci sarebbero state esitazioni nell’avvio dell’integrazione delle Aziende Ospedaliere di Catanzaro [Azienda Pugliese-Ciaccio ed Azienda Mater Domini].

In realtà, come da tempo denunziato, le attività e gli atti da Lei posti in essere sembrano piuttosto protesi a “rallentare” e “allontanare nel tempo” la istituzione della Azienda Ospedaliera integrata di Catanzaro. A tal fine sono impiegate “conclusioni” giuridiche assolutamente infondate, con le quali si tenta di non far partire un’Azienda Ospedaliera con circa 850 posti letto, con un danno gravissimo al sistema sanitario regionale, all’economia della Città di Catanzaro, oltre che in modo contrastante con la volontà espressa dal Consiglio regionale, mediante la Legge regionale che istituisce la Azienda “Dulbecco”. 

Ed infatti, la “costruzione” esposta nel Dca 162/2022, per l’avvio della Azienda Dulbecco, è fondata su due presupposti: 1: Il Provvedimento di costituzione dell’Azienda Mater Domini del 1995 [Decreto del Presidente della Regione Calabria, 8 febbraio 1995, n. 170], sarebbe nullo. Tale decreto sarebbe stato adottato in virtù di una norma [art. 4, comma 4, d. lgs. 502/1992], dichiarata incostituzionale [Corte costituzionale, 28 luglio 1993, n. 355]. Sì che sarebbe necessario che l’attuale Governo della Repubblica adottasse un provvedimento per “sanare” questa illegittimità, mediante una “conversione”.

2. L’Azienda Dulbecco, scaturente dalla fusione per incorporazione dell’Azienda Pugliese-Ciaccio nella Azienda Mater Domini – come previsto dalla Legge Regionale 33/2021 – costituirebbe unaazienda nuova”, per la quale sarebbe necessaria una procedura particolarmente complessa e lunga, secondo la disciplina allo stato vigente.

Tutto ciò non è vero! 1. L’interpretazione esposta nel DCA 162/2022 trascura, infatti, di considerare che la norma dell’art. 4, comma 4, del d. lgs. 502/1992, dichiarata incostituzionale nel luglio del 1993, è stata “sostituita” dall’art. 5, del d. lgs. 517/1993, adottato ed entrato in vigore nel dicembre 1993. La nuova disposizione derivante dal suddetto D.Lgs. 517/93 prevedeva espressamente che Le regioni possono altresì costituire in azienda i presìdi ospedalieri in cui insiste la prevalenza del percorso formativo del triennio clinico delle facoltà di medicina e chirurgia, i presìdi ospedalieri che operano in strutture di pertinenza dell’università. In virtù di tale norma, la Regione Calabria ha adottato la Legge Regionale 26/1994, nella quale si prevedeva che il Presidio Ospedaliero Mater Domini è costituito in Azienda Ospedaliera con decreto del Presidente della Regione. In applicazione della Legge Regionale 26/1994, l’allora Presidente della Regione ha costituito l’Azienda Mater Domini, con atto 8 febbraio 1995, n. 170. Dunque nessun vizio di nullità. Nessun atto governativo è dunque necessario per sanare e/o convertire alcunché.

Le opinioni diverse, pur rintracciabili in dottrina [E. Caterini, E. Jorio, Quelle Aziende ospedaliere universitarie italiane “fantasma”, in https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=110020, 31 dicembre 2022, secondo i quali il DRGR 170/1995, con cui è stata costituita l’Azienda Mater Domini, sarebbe nullo in quanto lo stesso rintracciava il suo presupposto giuridico in una norma dichiarata incostituzionale 18 mesi prima dalla consulta depositata il 28 luglio 1993] hanno probabilmente trascurato la disposizione [art. 5, d. lgs. 517/1993, intervenuta dopo la sentenza della Corte costituzionale], per la quale, giova ribadire, le Regioni potevano costituire in Azienda i Presidi in cui insisteva il la prevalenza del percorso formativo del triennio clinico delle Facoltà di medicina.

2. La Legge Regionale che istituisce l’Azienda Ospedaliera Dulbecco [Legge regionale, 16 dicembre 2021, n. 33] prevede che questa sorga per effetto della fusione per incorporazione dell’Azienda Pugliese Ciaccio nell’Azienda Mater Domini, secondo un percorso ed un meccanismo persino suggerito dalla Corte Costituzionale. Dalla fusione per incorporazione non può nascere una «nuova» azienda. Giuridicamente, con l’atto di fusione una società – che “conserva” la propria individualità e autonomia e prosegue la propria esistenza senza soluzioni di continuità – ne assorbe una o più, le quali si estinguono. Né d’altronde l’Azienda si potrebbe considerare «nuova» perché connotata solo da una diversa denominazione [nella specie Azienda “Dulbecco” in luogo di Azienda “Mater Domini”]. La modificazione della denominazione non produce l’estinzione della società incorporante [vale a dire della “Mater Domini”], quanto una mera modificazione dell’atto costitutivo [così per tutti, Corte d’Appello Lecce-Taranto, 29.05.2014]. In ogni caso, qualora l’effetto del cambio di denominazione fosse ritenuto controverso, il legislatore regionale potrebbe modificare comunque la legge 33/2021 per “mantenere” all’attuale azienda ospedaliero-universitaria, la denominazione “Mater Domini” e/o legittimare la modifica della denominazione in un tempo immediatamente successivo e ogni problema sarebbe risolto.

Né ben inteso la procedura potrebbe essere gravata da preventivi pareri da parte della Corte dei conti, come affermato da una prospettiva dottrinale [E. Caterini, E. Jorio, Le fusioni nella sanità, in Astrid, 18, 2022, p.4 e s.], poiché, come attestato dalla Corte dei Conti, Sezioni Riunite, N. 19/SSRRCO/QMIG/2022] è da escludere l’operazione di fusione per incorporazione, sia per gli enti soci dell’incorporante che per quelli dell’incorporata, dal campo di applicazione della rinnovata funzione assegnata alla Corte dei Conti dall’art. 5, commi 3 e 4, , TUSP, in quanto tale vicenda non risulta equiparabile né alla costituzione di una società nell’acquisto di una nuova partecipazione in società già esistente.

È dunque evidente che le interpretazioni esposte nel Dca 162/2022 siano protese a ritardare quanto più possibile la istituzione della Azienda Ospedaliera Dulbecco, per criticità che [pur inesistenti] avrebbero potuto essere affrontate tempestivamente nell’anno trascorso dalla approvazione della Legge Regionale 33/2021; nel mentre è stato repentinamente [ed in modo non conforme alla legge] sottoscritto il Protocollo d’Intesa tra la Regione e l’Unical per l’attivazione del corso di Medicina a Cosenza.

On. Presidente sembra indispensabile, dunque, un chiarimento. Se, come da Lei dichiarato, Ella ha davvero la volontà politica di a) preservare il sistema sanitario “regionale”, implementarlo e svilupparlo al fine di dare alla sanità calabrese strutture adeguate; b) supportare le strutture sanitarie di Catanzaro e di c) mantenere fede alla volontà espressa dal Consiglio regionale con l’integrazione delle Aziende Pugliese-Ciaccio e Mater Domini, non dovrebbe esitare a rettificare il DCA 162/2022 e avviare con decisione la istituzione della Azienda Dulbecco. Altrimenti la Sua esposizione non potrebbe che essere interpretata alla stregua di mero esercizio retorico, utilizzato al fine di convincere tutti i calabresi che così si perseguirebbe il bene di tutta la collettività regionale, mentre in verità si consegue soltanto la cura del proprio territorio di elezione. (vd)

Lettera aperta di sei medici del PS del Gom di Reggio a Occhiuto: Ancora nulla per nostra stabilizzazione

Riceviamo e pubblichiamo

Egr. Presidente,

siamo sei medici, assunti a tempo determinato al Pronto soccorso del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, dai primi mesi dell’emergenza Covid, e continuiamo ad esserlo tutt’oggi.

Siamo arrivati al Gom quando era ormai pandemia dichiarata ed il terrore regnava sovrano per un nemico sconosciuto, che si manifestava con una “banale” febbre e seminava morte e distruzione di intere famiglie. 

Siamo arrivati mentre stava aumentando la già cronica fuga dai Pronto soccorso italiani.

Quella inedita situazione ci ha messo a dura prova tutti: Quando al Pronto soccorso era un andirivieni continuo di ambulanze, spesso ferme nel piazzale in attesa che si trovasse un posto dove poter adagiare gli ammalati; Quando anche i muri avevano il Covid e, pur con il terrore di poterci infettare, lavoravamo tutti i giorni, senza mai fermarci, stremati da turni di 12 ore; Quando il peso, la fatica e la responsabilità che sentivamo erano enormi, ma l’impegno, la dedizione e, soprattutto, la forza di volontà e la professionalità, che sono le principale risorse di chi lavora nell’emergenza-urgenza, ci hanno sostenuti. 

In questo avamposto di frontiera abbiamo combattuto contro un nemico subdolo e molti di noi sono stati gravemente contagiati, anche più volte, ma nessuno è scappato. Tutti siamo rimasti al nostro posto, riuscendo insieme a fronteggiare l’emergenza sanitaria nel nostro Pronto soccorso, quello della più popolosa città calabrese, affollato dai tanti pazienti in attesa, uno accanto all’altro, senza privacy, senza appropriate distanze di sicurezza. 

Abbiamo lavorato anche oltre il limite delle nostre forze, consapevoli che il nostro bagaglio di conoscenze mediche non ci avrebbe messi al sicuro dal Covid. 

Ma ce l’abbiamo fatta!

Sentivamo sulle spalle una responsabilità immensa, che ci ha permesso di continuare a lavorare, di affrontare e di risolvere i problemi sanitari prima di tutto, rimandando le lamentele e le legittime rivendicazioni.  Perché il Pronto soccorso è il primo luogo di assistenza e di cura per i cittadini, porta di accesso all’Ospedale, dove il paziente va per essere salvato. 

Abbiamo continuato a lavorare e stiamo lavorando con turni logoranti e che in questi tre anni ci hanno permesso di avere solo 15 giorni di ferie. 

Gli applausi dai balconi hanno incoraggiato la nostra passione ed abnegazione. Però, risuonano come una beffa, se oggi ci ritroviamo a rivendicare diritti individuali, ma che sono cruciali per le soluzioni dei problemi del nostro Pronto soccorso.

Gratificati prima dall’avere compiuto un lavoro coraggioso, che ha ottenuto risultati impensabili, non vorremmo essere ora dimenticati dalla politica, pur a fronte di una normativa che ci garantisce, ma che non viene applicata.

Oggi, più che mai, chiediamo a gran voce alle istituzioni, a Lei, di trasformare questa tragedia in un pilastro della rivoluzione sanitaria che, da Presidente della Regione Calabria, ha in programma: non più tagli, ma risorse professionali e strumentali. Ne abbiamo bisogno noi e i nostri pazienti! 

Però un dubbio ci arrovella. Abbiamo la sensazione che non si sia realmente compreso quanto abbiamo fatto, quanto abbiamo sacrificato e come funzionino i Pronto soccorso, specie se in carenza di personale: la pianta organica del Gom prevede 31 medici, invece ci sono 16 a tempo indeterminato e 6 precari, Noi!

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di essere rispettati per il lavoro che svolgiamo e che amiamo, ma che non può continuare a farci stare male per l’ansia della precarietà e per l’incertezza del domani.  

Occorrono decisioni, tanto rapide quanto importanti: Abbiamo gioito quando abbiamo visto nella legge di bilancio 2022 la previsione di stabilizzazione per il personale assunto con l’emergenza Covid; Abbiamo esultato quando il Gom ha pubblicato l’avviso per la ricognizione del personale sanitario con contratto a tempo determinato per la verifica dei requisiti della stabilizzazione; Abbiamo pensato che fosse cosa fatta quando abbiamo letto l’accordo tra OO.SS. e Regione. 

Ma ad oggi, nonostante l’autorevole impegno profuso dai vertici aziendali del Gom per la nostra stabilizzazione, ancora Nulla!

Oggi, più che mai, aspettiamo che, come regalo di Natale, non ci arrivi la promessa indennità di rischio Covid, bensì la stabilizzazione, quale riconoscenza per il lavoro fatto e che continuiamo a fare, anche per non incrementare la carenza cronica di personale sanitario nei Pronto soccorso italiani.

Oggi, più che mai, La vogliamo ringraziare per l’impegno e per i risultati raggiunti, Signor Presidente, ed insieme ai pazienti del Gom Le vorremmo dire Grazie per la Sua prossima firma sulla nostra stabilizzazione, che segnerà un pietra miliare nella sanità calabrese. (rrc)

Lettera aperta al presidente Mancuso: Mettere in sicurezza strada da Lamezia a ingresso autostrada di Pizzo

di ROCCO ANELLO – Ill.mo sig. Presidente Filippo Mancuso, mi permetto mettere alla sua attenzione e, di tutti gli organismi interessati, il grave e pericoloso problema che investe tutti coloro che percorrono la strada in oggetto nel tratto che va dalla zona industriale di Lamezia T  fino all’ingresso autostradale di Pizzo Calabro.

Le corsie molto strette ed anche la velocità di alcuni scorretti automobilisti, mettono a repentaglio vite umane. Segnalo che in quel tratto di strada insistono molte aziende agricole e molti insediamenti turistici.

Mai come ora, vista la presenza alle infrastrutture dell’on. Matteo Salvini, si potrà impostare con estrema fiducia. (ra)

[Rocco Anello è già consigliere provinciale]

L’Associazione Petizione Popolare di Cimino scrive a Mattarella: Le consegniamo le tessere elettorali

«Oggi consegniamo a Lei le nostre tessere elettorali. Schede di donne ed uomini, di intere famiglie che decidono di rassegnare le proprie dimissioni da cittadini». È quanto si legge nella lettera inviata dal direttivo dell’Associazione Petizione Popolare di Cimino al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Una lettera di denuncia di una situazione sanitaria che vede i cittadini di Cimino, Comune della Valle dell’Esaro, allo stremo: «avevamo, qualche tempo fa – si legge nella lettera – un ospedale di riferimento che era quello di San Marco Argentano. Era importante per il nostro territorio perché permetteva ai cittadini di curarsi ed era in linea con quanto disposto dall’articolo 32 della nostra amata Carta Costituzionale. Ma è stato chiuso».

«All’inizio della Pandemia, infatti – viene spiegato nella nota – abbiamo raccolto tremila firme affinché il nostro Ospedale fosse riaperto, ma soprattutto che fosse garantita la riapertura del locale Pronto Soccorso, punto di riferimento per 50.000 cittadini di 15 comuni diversi. In Calabria le strade non sono buone ed anche distanze relativamente brevi sembrano incolmabili, ambulanze non ce ne sono, figurarsi se ne esistono con il medico a bordo. Nell’ospedale di San Marco è rimasto poco. Pochi servizi ambulatoriali, per una popolazione la cui età media è in inesorabile crescita».

«Chiediamo la attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza e che il cittadino possa riavvicinarsi alla sanità pubblica con la necessaria serenità – viene chiesto –. Serenità di avere un servizio degno di tale nome, serenità di non dover temere un banale infarto come accade in questi posti dove i soccorsi non arrivano e nel 2022 si muore per strada».

«Nel rassegnare le nostre tessere elettorali – conclude la lettera – la invitiamo a farci visita, ci troverà qui…a combattere per quel che resta del nostro Ospedale, quel che resta della nostra speranza, quel che resta del nostro futuro». (rrm)

Lettera aperta dei genitori degli alunni del Convitto Nazionale di Cosenza: Rettore salvaguardi Progetto Convitto

Riceviamo e Pubblichiamo

Il Convitto Nazionale di Cosenza era inattivo da qualche anno, perché da un lato il Comune di Cosenza non riusciva a garantire il sostegno economico e, dall’altro, la Provincia di Cosenza non consegnava i locali destinati alla nuova sede. Con la reggenza Iaconianni si è riusciti a fare ripartire e anzi potenziare un Istituto scolastico che in altre realtà anche territorialmente prossime (es. Catanzaro) costituisce il fiore all’occhiello dell’istruzione pubblica.

Ovviamente, la situazione finanziaria del Comune di Cosenza ha reso necessario un concorso delle famiglie in alcune spese legate esclusivamente ai servizi non scolastici, quali la mensa e il servizio navetta, oppure per l’Inglese Cambridge (con certificazione finale), i cui importi peraltro sono in linea con (se non inferiori a) quelli mediamente richiesti in istituzioni analoghe.

Nei due anni scolastici appena trascorsi, il progetto del Convitto ha registrato la convinta adesione della stragrande maggioranza di genitori e alunni, contando nell’a.s. circa 450 iscritti totali e raggiungendo risultati eccellenti sotto ogni possibile profilo. Il Convitto si è rivelato una scuola dinamica, moderna e pienamente in linea con le esigenze formative attuali.

Chi oggi, peraltro senza alcun titolo, invoca in corso d’opera una “discontinuità” rispetto a un progetto positivamente avviato, parlando impropriamente di una retta esosa (che invece non è altro che la copertura indispensabile delle spese caratterizzanti il progetto in atto) e volendo far credere che il Convitto sia stato avviato verso forme paraprivatistiche, dovrebbe sapere  che ad oggi è impossibile fornire gratuitamente i servizi che caratterizzano il progetto stesso.

Sicché, invocare una retta gratuita, che dovrebbe essere sovvenzionata non si sa da chi (di certo, per quanto sopra detto, non dal Comune di Cosenza!), significa in realtà mirare ad abolire i servizi che hanno determinato il successo del progetto, e anzi proprio la rinascita del Convitto, riducendo quest’ultimo a una scuola come tante se non persino peggiore delle altre.

Non solo! Il venire meno dell’offerta formativa del Convitto finirebbe per costringere le famiglie a ricusare la loro adesione a un progetto ormai non più in vita, con un vero e proprio esodo di massa in cui solo i genitori benestanti potrebbero permettersi il lusso di sostenere i costi (essi si, notevoli) di eventuali iscrizioni presso istituzioni private in grado di offrire servizi almeno in parte paragonabili a quelli finora garantiti dal Convitto.

Alla luce di tutto ciò, nel ribadire la nostra piena adesione al Progetto Convitto, siamo fiduciosi e convinti del fatto che il nuovo Rettore, lungi dal prestare fede a voci e insinuazioni esterne e quanto meno poco avvedute, potrà e saprà – nella sua piena autonomia e responsabilità, e col sostegno di tutte le istituzioni (comprese quelle a lui sovraordinate) – salvaguardare e anzi perpetuare e migliorare quanto di buono e di ottimo è stato realizzato finora, spendendo il proprio qualificato contributo per una continuità nel meglio e non per una “discontinuità” che, in questo momento, avrebbe come inevitabile esito la liquidazione del Progetto Convitto e – vi è fondatamente da temere – della stessa istituzione scolastica. (rcs)

Lettera aperta al sindaco Fiorita dalla Ra.Gi. e Associazione “PerLe Demenze”

Riceviamo e pubblichiamo

Le auguriamo buon lavoro signor Sindaco, ma le auguriamo principalmente di riuscire a scrivere grandi narrazioni e di poter stare dentro agli universi così tanto frammentati di questa città in cui vivono tanti “acrobati della sopravvivenza” e dove, per loro, l’indifferenza è stata a volte, più feroce dell’intolleranza.

Sarebbe forse ingannevole pensare che linee di frattura sociale così profonde, possano rimarginarsi in fretta e che l’economia così come il territorio e la nostra comunità tutta, riescano a tornare velocemente alla normale dignità. Ma i cittadini si aspettano molto da lei e dalla squadra che sceglierà di schierare per poter imprimere quella forte impronta sociale che abbia l’obiettivo di colmare le disuguaglianze, di rilanciare il lavoro di qualità, di garantire i diritti sociali e quelli di cittadinanza che sono inscindibili, perché insieme garantiscono giustizia sociale e libertà individuale.

I catanzaresi vogliono essere accompagnati nella grande transizione che ci aspetta. Come RaGi, abbiamo molto apprezzato la sua risposta alla lettera da noi inviata ai candidati a sindaco quando chiedevamo alla nuova giunta comunale un “Punto e a Capo”.

Adesso, su quel nuovo rigo bianco vorremmo poter iniziare a raccontare un’altra storia. Una storia che può andare finalmente avanti senza affanni e senza timori, riaprendo così la partita e seguendo la strada della coerenza, della giustizia e principalmente del rispetto. Vede, nel momento in cui abbiamo deciso di proteggere le persone con demenza, noi abbiamo rispettato la sola legge che conosciamo come esseri umani. L’uomo non ha né potere, né privilegi, ha solamente responsabilità.

Nascere uomo su questa terra è un incarico sacro e la mancanza di profondo rispetto per gli esseri viventi, specialmente per quelli più fragili, conduce in fretta alla mancanza di rispetto per tutti gli uomini. Non crediamo esistano ricette preconfezionate, né crediamo che il pensiero di un solo uomo possa essere la bussola per il cambiamento di un sistema. Noi crediamo nelle invasioni di campo e di pensiero, nella cooperazione, nella costruzione di reti di dialogo, nel rispetto dei ruoli, nella chiarezza delle decisioni che si assumono, nella liberazione della stessa libertà da chi di questa libertà ne ha fatto un mercimonio.

Le auguriamo che lei possa portare avanti il suo progetto per il bene di tutti affinché il futuro di questa città non sia la continuazione ma un nuovo inizio.

L’aspettiamo nel nostro Centro Diurno per un caffè insieme all’assessore alle Politiche sociali da lei designato dr. Venturino Lazzaro. Questo non è ancora il tempo del raccolto. Questo è il tempo della buona semina. Buon cammino, signor Sindaco. (Associazione Ra.Gi e Associazione “PerLe Demenze” Famiglie Unite Calabria