L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Per questione Baker Hughes indispensabile tavolo istituzionale

di GIACOMO SACCOMANNOLa Calabria non può permettersi di perdere un investimento di oltre 60 milioni di euro con oltre 100-200 posti di lavoro. E’ follia pura! Si comprendono le ragioni delle parti, ma deve prevalere il buonsenso e gli interessi del territorio e delle comunità. Abbiamo una desertificazione di giovani che si trasferiscono fuori regione per mancanza di occupazione e, quindi, questo è l’interesse principale per i nostri amministratori.

Si comprende la posizione del sindaco Stasi che difende il suo territorio per la mancanza di un piano regolatore del porto che potrebbe chiudere ad altre importanti iniziative, ma questo va discusso in un tavolo di confronto con una condivisione della possibile soluzione. Certo, che appare quasi impossibile che i porti calabresi siano senza i piani regolatori! Ma, una tale situazione non può impedire un investimento così importante e rilevante.

Conoscendo la lungimiranza del nostro Presidente Roberto Occhiuto, che ha sempre a cuore la sua terra, si fa appello allo stesso affinchè voglia convocare un tavolo istituzionale con la partecipazione di tutte delle parti o, comunque, attivarsi affinchè questa avvenga anche a livello ministeriale. Nel contempo, si spera che la società che ha avuto tanta pazienza accolga la richiesta di un incontro risolutore e possa così definire il proprio intervento che, in effetti, è stato fortemente ritardato. Qui oggi non si deve parlare di possibili responsabilità, ma di condividere una soluzione che possa soddisfare tutte le parti e che consenta la creazione di un momento di crescita e di necessaria occupazione. (gs)

L’OPINIONE / Giuseppe Campana: Porto di corigliano non può rimanere un inutilizzato portale sul Mediterraneo

di GIUSEPPE CAMPANAIl porto di Corigliano Rossano non può continuare a rimanere uno splendido, ma inutilizzato, portale sul Mediterraneo. Le potenzialità dello scalo marittimo sono infinite e siamo convinti che in quegli spazi possano coesistere, come accade in tutti i porti medio-grandi, la pesca, il commercio, il turismo e l’industria. Per questo motivo invitiamo l’Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno e Ionio, con a capo un eccessivamente polemico presidente Andrea Agostinelli – e troppo gioataurocentrico – a redigere velocemente il Piano regolatore portuale, atteso ormai da decenni, ed a realizzare la banchina croceristica, compresa nel Pot.

Se oggi il porto di Corigliano Rossano sta perdendo opportunità, come quelle turistiche derivanti dall’attracco delle navi da crociera, le responsabilità sono tutte di Agostinelli. Un presidente che si affaccia da queste parti solo per pretendere e mai per dare, nel rispetto dei sacrosanti diritti vantati dal territorio e di un’area, il nord-est calabrese, potenzialmente ricchissima. E se Baker Hughes ha deciso di non fruire della concessione Zes concessa dall’Autorità portuale, le colpe sono tutte di Agostinelli, perché il sindaco di Corigliano Rossano da anni sta chiedendo, semplicemente, il rispetto delle regole e degli impegni assunti anche attraverso documenti ufficiali. Dall’ammiraglio non accettiamo nessuna lezione e lo invitiamo ad essere più cauto nelle dichiarazioni proprio a causa del fatto che se oggi l’infrastruttura è inerme, le responsabilità sono tutte sue.

Al contempo ci auguriamo che anche grazie alla mediazione del Ministero dello Sviluppo economico l’azienda possa tornare sui suoi passi e proseguire con l’investimento proposto. Consapevoli della serietà della multinazionale, siamo convinti che, nel rispetto delle regole, la città di Corigliano Rossano non possa perdere questa importante opportunità di sviluppo. Perché il lavoro porta benessere in una regione che offre scarsissime occasioni. Europa Verde-Verdi Calabria è favorevole all’insediamento industriale e per questo auspica una ripresa del dialogo tra l’Amministrazione comunale, la Regione Calabria e Baker Hughes-Nuova Pignone

Il nord-est calabrese non può continuare ad essere considerato dagli ultimi piani della cittadella regionale, come ultima ruota del carro. Qualora non si riuscissero a riallacciare i rapporti, anche con le mediazioni ministeriali, Europa Verde-Verdi Calabria chiederà alle rappresentanze istituzionali tutte il trasferimento di giurisdizione verso la più naturale Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio di Taranto, distante appena 50 miglia nautiche e non 400 – un’infinità, in tutti i sensi – da quella di Gioia Tauro. (gc)

[Giovanni Campana è coordinatore regionale di Europa Verde-Verdi/Avs] 

L’OPINIONE / Flavio Stasi: Dopo 30 anni di ritardi, senza pianificazione si continuerà a perdere investimenti

di FLAVIO STASI – Abbiamo ascoltato con attenzione l’invito pubblico dell’Autorità Portuale all’Amministrazione rispetto alla questione dell’insediamento Baker Hughes e mentre ci apprestavamo a rispondere, sono sopraggiunte le indiscrezioni secondo le quali l’azienda avrebbe rinunciato all’investimento.

Qualora fosse vero, quanto stavamo per scrivere acquisisce ancora maggior valore. In primis non si faccia confusione tra quella che è una importante discussione politica e ciò che attiene invece agli iter amministrativi che non attengono alla discrezione degli amministratori.

Da questo punto di vista, come ho sottolineato altre volte, il tema della non conformità urbanistica in assenza di pianificazione portuale non è di carattere politico ma strettamente amministrativo e non può essere eluso da alcun ufficio: si tratta di norme che possono essere commentate, ma si devono rispettare.

Politicamente, invece, è ora ancor più stringente ragionare sul perché, a trent’anni dall’approvazione della Legge 84/94, il nostro porto sia ancora sprovvisto di pianificazione urbanistica ed è improcrastinabile condividere al più presto un Piano Regolatore Portuale: senza di questo, il territorio non potrà che perdere investimenti.

Inoltre, è necessario che si sappia che l’Autorità di Sistema ha emesso un provvedimento di Autorizzazione Unica ai sensi della Zes che risulta valida a tutti gli effetti.

Anche in questo caso l’Amministrazione non poteva non rilevare, e lo ha fatto più volte prima di essere costretta a proporre ricorso al Capo dello Stato, che per tale autorizzazione non è mai stata convocata una apposita conferenza dei servizi.

Si noti che proprio per evitare un atteggiamento ostruzionistico nei confronti dell’investimento, il Comune non ha richiesto alcuna sospensiva: il ricorso, dunque, seppur sembra abbia avuto degli incredibili effetti psicologici, non ha implicato alcuna perdita di tempo. Ecco perché l’Autorizzazione è valida.

In questo contesto, l’Amministrazione avrebbe potuto intervenire esclusivamente se fosse stata convocata una nuova conferenza dei servizi per una nuova Autorizzazione. Sinceramente da mesi, cioè da quando è iniziato questo dibattito, ci chiediamo perché questo non sia stato ancora fatto. Mancanza di volontà? Sotto il profilo amministrativo questa è la situazione: cristallina.

Sul fronte politico invece, questo si discrezionale, sembra evidente che non ci sia stata alcuna disponibilità nel discutere le proposte del territorio che sono state espresse chiaramente prima, durante e dopo la campagna elettorale: siamo favorevoli all’investimento ma senza che venga occupato un terzo del Porto.

Da questo punto di vista la risposta sembra chiara quanto insoddisfacente: o “così” o nulla.

Nonostante fosse stata chiesta ormai da un anno, non è stato fatto nemmeno lo sforzo di fare una proposta di pianificazione portuale che, pur comprendendo Baker Hughes, tutelasse lo sviluppo complessivo del Porto e le prerogative più volte sottolineate dall’Amministrazione, dalla crocieristica alla marineria passando per il diporto.

Continuiamo a trovare piuttosto surreale che questa sia una terra in cui un investimento sia possibile solo ed esclusivamente se trasforma il Porto in una zona industriale (l’ennesima della città), senza potersi spostare, nemmeno parzialmente, di poche decine di metri ed ancor più surreale è che si continui ad immaginare questo territorio come un angolo di mondo diseredato su cui calare progetti immutabili, sistematicamente raccontati come la panacea di tutti i mali. Quel tempo è passato.

Siamo stati e continuiamo ad essere favorevoli ad ogni tipo di investimento, da 10 mila euro a 60 milioni, compreso quello di Baker Hughes, che sia integrato nello sviluppo complessivo del territorio e delle sue infrastrutture oltre che, ovviamente, nel rispetto delle procedure.

Ci auguriamo che quanto sembra sia stato annunciato da Baker Hughes possa essere rivisto, trovando le soluzioni utili a garantire l’investimento utilizzando il Porto senza inficiarne lo sviluppo. Allo stesso tempo è ormai improcrastinabile che l’Autorità di Sistema recuperi il colpevole ritardo trentennale nei confronti del nostro territorio, avviando il percorso di condivisione necessario alla realizzazione del Piano Regolatore del Porto, vero strumento di sviluppo e di occupazione. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

L’OPINIONE / Angelo Sposato: Mancato investimento metafora del decadimento del regionalismo del Sud

di ANGELO SPOSATO – Il mancato investimento di Baker Hughes a Corigliano Rossano rischia di diventare la metafora del decadimento del regionalismo del Sud. Fare scappare da un territorio un’azienda internazionale, solida, che vuole investire risorse e produrre occupazione vera e di qualità è un’offesa a tutti quelli che ogni giorno fuggono dalla Calabria in cerca di lavoro.

A niente serve aggrapparsi alla burocrazia, ai cavilli, se non si hanno a cuore i destini e lo sviluppo del territorio e della collettività. Quando ci sono problemi ci si impegna e si cerca di risolverli nelle sedi opportune e nella legalità. La visione ideologica e personalistica della gestione delle risorse pubbliche, delle infrastrutture materiali e immateriali non può danneggiare un intero territorio e la Calabria.

Per queste ragioni continueremo a sostenere tutti gli investimenti di qualità e compatibili con l’ambiente e la salute dei cittadini. Questo di Baker Hughes è uno di quelli ed è un vero peccato perderlo. Confidiamo nell’intero consiglio comunale di Corigliano Rossano affinché si compiano le azioni e gli atti necessari per non disperdere l’investimento.

È apprezzabile l’apertura del sindaco di Vibo nel dare la disponibilità ad ospitare l’investimento nel porto del suo territorio. La Calabria  merita una classe dirigente che spezzi il racconto comune di un regionalismo del Sud inadeguato e assistito, che rischia di alimentare fermenti di divisione e di opacità. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale Cgil Calabria]

L’OPINIONE / Giovan Battista Perciaccante: Un’altra pagina del lungo capitolo delle occasioni perdute per il territorio

di GIOVAN BATTISTA PERCIACCANTE – I reiterati comportamenti ostruzionistici che hanno provocato l’annuncio di Baker Hughes di abbandonare il progetto di investimento nel porto di Corigliano Rossano, aggiungono una nuova pesante pagina al lungo capitolo delle occasioni perdute per il territorio della sibaritide, della provincia di Cosenza e della Calabria.

L’antico vezzo del no a prescindere che sottende una atavica paura verso tutto ciò che è nuovo sta segnando in negativo anche questa stagione che pure sembrava aprirsi con aspettative positive, privando tanti giovani di una prospettiva di lavoro gratificante con la certezza di importanti ricadute sul territorio. Il tutto senza tenere conto del crescente fenomeno di spopolamento che sta interessando le nostre comunità.

In assenza di prospettive concrete, il territorio non risulta più attrattivo per le nuove generazioni, le migliori energie e le migliori risorse sono costrette a trovare fortuna fuori dalla regione, quando non addirittura fuori dal Paese. L’insensibilità e la leggerezza con le quali si è scelto di prendere tempo per decidere di non decidere ha provocato la prevedibile reazione di un’azienda abituata a confrontarsi con il mercato dove il fattore tempo è decisivo e rappresenta uno dei principali fattori di competitività

Non ho idea se possa esistere ancora una possibilità per far cambiare idea a Baker Hughes, se esiste, credo che tutte le persone in possesso di buon senso e senso di responsabilità dovrebbero fare quanto in loro potere per far modificare questa decisione e contribuire a cambiare in positivo il corso ed il futuro di questo territorio

L’OPINIONE / Aldo Ferrara: Calabria ha perso una importante opportunità per il suo sviluppo

di ALDO FERRARALa decisione di Baker Huges di rinunciare all’investimento nell’area portuale di Corigliano-Rossano è fonte di profondo rammarico. Da anni, Unindustria lavora al fianco delle Istituzioni locali, regionali e nazionali perché si costruiscano le migliori condizioni di contesto possibili affinché la Calabria sia terra capace di attrarre investimenti provenienti soprattutto da oltre i confini regionali: la rinuncia di Baker Hughes mina alla base questo lungo lavoro.

Pur senza entrare nel merito burocratico-amministrativo della questione e senza farci trascinare nella bagarre politica ad essa connessa  duole rilevare come, in un colpo solo, la Calabria abbia perso una triplice, importante opportunità per il suo sviluppo industriale, sociale ed economico. C’erano le ricadute positive dirette, quelle legate alle centinaia di posti di lavoro che l’investimento avrebbe prodotto e che avrebbero visto giovani calabresi trovare il proprio futuro nella propria terra.

A queste si sarebbero aggiunte le ricadute positive indirette: la presenza di una multinazionale così importante avrebbe stimolato la nascita di un ecosistema di imprese necessarie alle forniture di prodotti e servizi connessi, con una potenziale creazione di altre centinaia di posti di lavoro. E c’era l’effetto positivo sull’immagine della nostra regione all’esterno: da tempo sosteniamo che senza investimenti privati per progetti sostenibili, lo sviluppo di medio-lungo periodo è una chimera.

Ora che una grande impresa che aveva creduto in questa terra e in questa possibilità è stata costretta a rinunciare, dobbiamo evitare il rischio che tanti altri che già guardavano alla Calabria come a un’opportunità di investimento favorevole, rivalutino negativamente l’ipotesi. (af)

[Aldo Ferrara è presidente di Unindustria Calabria]

L’OPINIONE / Enzo Musolino: Integrazioni progettuali confermano inadeguatezza progetto del Ponte

di ENZO MUSOLINO – Le integrazioni progettuali e le precisazioni fornite dalla Società Stretto di Messina S.p.a., sulla base delle prescrizioni del Ministero dell’Ambiente, confermano l’inadeguatezza del Progetto “politico” denominato “Ponte sullo Stretto” e i limiti intrinseci ad una procedura raffazzonata, eredità dei precedenti tentativi dell’era berlusconiana.

Non c’è nulla di davvero risolutivo nelle ultime produzioni della Società committente, si apprezza, infatti, un continuo rimando ad altri elaborati e a precedenti pubblicazioni che consentono – retoricamente – di non affrontare le singole tematiche nel merito ma di rinviarle ad altro, al già detto, al già precisato.
È un tentativo mal riuscito per aggirare l’evidenza delle carenze tecniche e l’assenza di elaborati indispensabili per valutare tangibilmente l’impatto ambientale, sociale, politico, di un’opera “faraonica” che si caratterizza ormai per una certezza che è patrimonio di tutti gli attori coinvolti in buona fede: è un’opera inutile per il territorio.
Tutto ciò è necessario evidenziarlo anche in un contesto di valutazioni ambientali: come si fa, infatti, a pronunciarsi per la fattibilità e la sostenibilità di un “Ponte” che non unisce, che non serve le Comunità, che non è richiesto dalla Popolazione, che esprime interessi esogeni alle due Sponde dello Stretto? Come si fa a mantenere un profilo squisitamente tecnico anche a fronte delle lacune di un progetto “definitivo” appena abbozzato e di un futuribile progetto esecutivo cui è demandata la risoluzione di tutte le criticità?
Bisogna dire la verità: i fautori di questo obbrobrio sono indifferenti alla sicura devastazione di una Città, Villa San Giovanni e di un Quartiere, Torre Faro.
In queste condizioni “l’Ambiente” più importante da tutelare è quello riferito alle donne e agli uomini che “vivono” e che fanno vivere le proprie Comunità, e così la questione tecnica diviene immediatamente questione sociale, di sopravvivenza: il “Ponte” è estraneo allo Stretto, la cui unicità storico/spirituale/culturale è tutta fondata sull’attraversamento dinamico, sulla conurbazione millenaria, sulla commistione quotidiana di vite, di storie, di commerci, di professioni, di studi, e non sul tentativo di un “salto nel vuoto” – ad un’unica campata – che ha l’obiettivo dichiarato di bypassare Reggio, Villa, Messina e di appagare “appetiti” non meglio precisati di soggetti che nulla hanno a che fare con l’esigenza di unire la Sicilia e la Calabria.
Le ragioni “politiche” ed economiche di questo progetto stanno tutte nel Nord Italia, nell’ambito dell’offerta politica e della propaganda elettorale di una precisa forza politica:  la Lega Nord di Matteo Salvini, del Ministro delle Infrastrutture che, in questo caso, esprime un “conflitto di interessi” preciso: tra la funzione pubblica svolta come membro del Governo e l’interesse di parte proprio del “capo partito”.
E ad essere sotto attacco non è solo il “Territorio” delle due Sponde – vittima dell’ancoraggio (o, meglio, dell’arrembaggio) dei Pontisti, del “cantiere eterno” che occuperà  le due Città, degli espropri che allontaneranno la gente dalle proprie case, delle interferenze enormi tra i lavori mastodontici e il “vivere civile” che produrrà lo spopolamento di Villa e di Torre Faro –; ad essere sotto attacco è anche lo Stretto in sé, il suo destino di collegamento e transito, di “Via” prediletta per commerci e trasporti veloci, efficienti.
Negli ultimi mesi, infatti, il Circolo Pd di Villa San Giovanni, ha avuto importanti interlocuzioni con lo stesso Ministero dei Trasporti e con la Società MSC, e le valutazioni sui dati acquisiti sono, per noi, precise e inquietanti: il “franco navigabile” previsto nel progetto “Ponte sullo Stretto” non è sufficiente: molte navi porta container attualmente in navigazione e molte navi turistiche non potranno passarci sotto.
Il problema, va precisato, non riguarda solo il fenomeno del “gigantismo navale” proprio delle navi in costruzione in tutto il Mondo che superano gli ottanta metri di altezza, ma riguarda le navi attuali, il commercio e il turismo in essere: le navi non passeranno con un franco navigabile programmato di 65 metri. A questa altezza va aggiunto un ulteriore margine per compensare l’oscillazione verticale del Ponte e l’eventuale moto ondoso.
Non conta nulla – è una presa in giro! – dire che il franco navigabile diventa di 72 metri quando non ci passa su nessuno, quando è scarico, quando è chiuso.
Noi non abbiamo a che fare con un Ponte in astratto, con il “fantasma del Ponte”, ma con un’opera che sta andando in appalto e che viene costruita per ospitare il transito, a pieno carico, di automobili, di Tir, di veicoli pesanti di ogni sorta e, soprattutto, di Treni!
La vittima designata di questo vero e proprio “Muro” che stanno costruendo sullo Stretto è il Porto di Gioia Tauro, a vantaggio di chi?
Quanto detto basterebbe a cassare definitivamente ogni follia inerente questa procedura farlocca e pericolosissima. A tutto ciò, ovviamente, si aggiungono tutte le criticità specificatamente ambientali documentate dal “Mase” che le “integrazioni” della Società committente non hanno per nulla affrontato: rimandano tutto a dopo, al domani, al progetto esecutivo, agli interventi dell’appaltatore “in itinere”, alla risoluzione estemporanea dei problemi emergenti, ad un “praticismo” tragi-comico che sembra dar corpo al vizio più odioso di un certo spirito italico che immaginavamo ormai superato definitivamente, consegnato alle barzellette:
quel   “faso tuto mi” che – lungi dall’essere espressione di coraggiosa intraprendenza – negli intenti di Salvini e della Lega Nord sta diventando l’emblema del fallimento conclamato di un’operazione improvvisata, priva di studi seri e di valutazioni ponderate, indifferente alle esigenze dei territori, allergica al dibattito pubblico, che sta per “regalare” a Villa San Giovanni un provvedimento di “sfratto”, un ordine preciso: abbandonate le vostre case o rassegnatevi a respirare polveri sottili e inquinanti, dimenticate ogni speranza di sviluppo vero e sostenibile.
Ed infatti, anche ogni valutazione seria sull’impatto sanitario, di igiene pubblica, sulla salute dei cittadini, è assente dai progetti e dagli elaborati fin qui prodotti; anche questo aspetto è rinviato a dopo l’apertura dei cantieri:
si studieranno gli effetti nefasti di un cantiere così grande – impiantato all’interno di aree così densamente popolate – solo a cose fatte, a danni prodotti, a malattie respiratorie emerse… magari dopo le prime morti.
Un ultimo aspetto va segnalato: abbiamo evidenziato – nelle osservazioni iniziali prodotte nel contesto della procedura Via/Vas – come i cittadini siano stati presi in giro anche da un punto di vista economico e risarcitorio, nel contesto di una procedura ablativa – quella espropriativa – che sta lasciando in braghe di tela tanti villesi e messinesi che hanno visto svalutare il proprio patrimonio immobiliare da un giorno all’altro; patrimonio che non possono cedere, oggetto – già dal 2023 – di precisi e reiterati vincoli preordinati all’esproprio.
Abbiamo chiesto conto alla Società committente; abbiamo chiesto conto degli indennizzi previsti dalla normativa per questi “vincoli” apposti sulle abitazioni dei villesi e dei messinesi, abbiamo chiesto conto dei soldi versati, dei risarcimenti prodotti.
Bene, nelle risposte alle osservazioni, la Società committente, come di prassi, non fornisce dati e si limita a dire che gli espropri saranno indennizzati – sempre domani, sempre dopo – secondo le disposizioni di legge.
Nulla ci dicono del diritto pieno dei proprietari – già ora, già prima della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera – di ottenere gli indennizzi normativamente previsti per il deprezzamento subito, per un vincolo operativo da tempo che blocca le compravendite, che trasforma la casa familiare, la residenza, la culla degli affetti, il progetto di una vita, in un ammasso di mattoni inutile destinato ad essere demolito, magari per far posto ad un assurdo e astratto “giardino verde”, come una “macchia colorata” posta nelle vecchie e polverose carte di un “finto” Progetto, buona per “compensare” – sotto i piloni del Ponte – la distruzione di una Comunità.
Il PD villese, in uno con queste considerazioni e denunce, ha riproposto al Mase tutte le analisi tecniche già documentate contro questa “follia” voluta dal si ideologico, augurandosi che il Ministero dell’Ambiente sappia fermare questo treno in corsa senza guida, né conducente valido, che sta per schiantarsi sul futuro della Calabria, della Sicilia, cui – per Decreto del Potere – deve bastare il “Ponte”, solo l’incubo del “Ponte”. (em)
[Enzo Musolino è segretario cittadino del PD Villa San Giovanni]

L’OPINIONE / Rossano Sasso: Il turismo in Calabria sta vivendo una fase di grande crescita

di ROSSANO SASSO – Il turismo in Calabria sta vivendo una fase di grande crescita, frutto di una strategia vincente che punta a valorizzare le straordinarie risorse del territorio e migliorare le infrastrutture, in particolare quelle aeroportuali. Questo risultato è merito di una visione lungimirante promossa dal presidente della Giunta Regionale, Roberto Occhiuto, e rafforzata dagli investimenti strategici del Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, che ha riconosciuto l’importanza di potenziare il sistema aeroportuale calabrese per promuovere lo sviluppo economico e turistico della regione.

Grazie al lavoro congiunto del governo regionale e del Ministero delle Infrastrutture, gli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone sono stati potenziati, rendendo la Calabria più facilmente raggiungibile dai viaggiatori nazionali e internazionali. In particolare, la collaborazione con compagnie aeree come Ryanair ha permesso di ampliare il numero di tratte disponibili, creando nuovi collegamenti con le principali città italiane ed europee. Questo ha contribuito a un notevole incremento del flusso turistico, con sempre più persone attratte dalle bellezze naturali e culturali della nostra regione.

Non a caso, Ryanair ha recentemente lanciato una campagna promozionale dedicata alla Calabria, invitando i viaggiatori a scoprire le incantevoli spiagge di Tropea e Capo Vaticano, i borghi suggestivi e la gastronomia locale. La regione, grazie agli investimenti nelle infrastrutture e alla promozione internazionale, si sta affermando come una destinazione turistica ideale per chi cerca relax, bellezza e autenticità, lontano dalle folle.

Il Presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto,  ha dimostrato che investire nel turismo e nelle infrastrutture è una strada maestra per la crescita della Calabria. Il potenziamento degli aeroporti, reso possibile anche grazie all’impegno del Ministro Matteo Salvini, ha avuto un impatto diretto sull’incremento dei flussi turistici e sullo sviluppo economico regionale, portando benefici a tutta la comunità calabrese.

Con il rafforzamento dei collegamenti aerei e l’incremento delle presenze turistiche, la Calabria è pronta a vivere una nuova stagione di crescita e prosperità, in cui il turismo rappresenta uno dei settori chiave per il rilancio economico della regione. Grazie alla collaborazione tra il Presidente Occhiuto e il Ministero delle Infrastrutture, il futuro della nostra Calabria appare più luminoso che mai. (rs)

[Rossano Sasso è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Francesco Napoli: La crisi del settore automotive tra sfide e opportunità

di FRANCESCO NAPOLI – Tra la transizione verso la mobilità elettrica, la carenza di semiconduttori, e l’aumento dei costi delle materie prime, l’industria si trova a dover ripensare i propri modelli di business. Mantenere la produzione di motori endotermici può essere una strategia per affrontare la crisi della componentistica nel breve termine, offrendo tempo al settore per adattarsi alla transizione verso la mobilità sostenibile; potrebbe aiutare a mantenere i posti di lavoro nei settori automotive e della componentistica che sono ancora fortemente legati alla produzione di motore a combustione interna.

Le sfide principali: Transizione Ecologica: La spinta verso veicoli elettrici richiede investimenti massicci in R&D, ma non tutti i player del settore sono pronti. Supply Chain Disruptions: La carenza di semiconduttori ha rallentato la produzione globale, con impatti significativi sulle linee produttive. – Crescita dei Costi:L’incremento dei prezzi delle materie prime sta comprimendo i margini di profitto, costringendo le aziende a rivedere i listini prezzi e le strategie di mercato.

Le opportunità: Innovazione: Le crisi possono stimolare l’innovazione. Investire in nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale e i sistemi di guida autonoma, potrebbe diventare la chiave per uscire da questa situazione più forti. Riposizionamento Strategico: Le aziende hanno l’opportunità di ripensare la loro presenza nei mercati globali, magari diversificando l’offerta e esplorando nuovi segmenti di mercato. Collaborazioni e Partnership: In momenti di crisi, alleanze strategiche possono fornire la forza necessaria per affrontare le sfide comuni e condividere risorse per superare le difficoltà.

Il Futuro: La crisi del settore automotive è un segnale di quanto velocemente l’industria debba adattarsi a un mondo in rapida evoluzione. Solo le aziende che sapranno essere agili, innovative e resilienti riusciranno a prosperare. (fn)

[Francesco Napoli è presidente di Confapi Calabria]

L’OPINIONE / Fabio Colella: La Regione può e deve fare di più sull’impiantistica sportiva

di FABIO COLELLAI dati pubblicati il 30 settembre 2024 dal Sole 24 ore sull’Indice di sportività elaborato da Pts, società di consulenza strategica e direzionale e giunto alla 18ª edizione, consegnano uno spaccato del territorio fortemente diviso tra Nord e Sud.

Vi sono importanti differenze che emergono tra Settentrione e Mezzogiorno e a colpire, ancor di più, è l’esistenza di una disparità legata anche al notevole divario infrastrutturale: dei 77 mila impianti nel nostro Paese, il 52% è concentrato al Nord, a fronte del 26% al Sud. La percentuale di impianti non terminati o non usati, invece, è il 20% al Sud contro l’8% al Nord. 

Tra gli indici di questa classifica, ci sono anche le scuole, per le quali si registra il dato per cui sei scuole su dieci hanno una palestra e una su dieci una palestra accessibile.

Le città calabresi si collocano nelle posizioni più basse della classifica nazionale, mostrando la penuria di impiantistica e di politiche sportive: Catanzaro si posiziona all’80° posto su 117 con 243,5 punti, seguita da Reggio Calabria al 95° posto con 189,4 punti. E ancora più in fondo alla classifica, vi sono Cosenza (98° posto, 180,6 punti), Crotone (99° posto, 171,7 punti) e, infine, Vibo Valentia, che chiude terz’ultima, al 105° posto con soli 118,8 punti.

Alla luce di questi dati, occorre adottare una visione di insieme basata su una costante ed efficace collaborazione tra la Regione e le città coinvolgendo le innumerevoli società sportive radicate sul territorio che lavorano incessantemente e con pochi mezzi a disposizione.

I temi su cui necessariamente confrontarsi nei prossimi mesi sono l’inclusività, l’istruzione, la salute tenendo ferma la realizzazione dell’obiettivo per la nostra Regione che è quello di invertire il trend di un Sud che spende meno nel settore dell’impiantistica e facendo sì che i lavori iniziati possano vedere presto una fine.

La sfida sarà anche quella di indirizzare gli investimenti in modo corretto valorizzando gli sport che sono più praticati e che possono dare alla popolazione e al turismo sportivo ricadute positive in termini di incremento delle competizioni, in considerazione della vocazione naturale, ecosostenibile ed accessibile che ha la Calabria. (fc)

[Fabio Colella è presidente dell’Osservatorio Regionale per lo Sport]