L’OPINIONE / Santo Gioffrè: Quando la Festa Patronale ritorna a essere il trionfo dell’isolamento e dell’abbandono

di SANTO GIOFFRÈ – Quando, in Calabria, la Festa Patronale torna a essere il trionfo dell’isolamento e dell’abbandono. La falsa socializzazione della festa di un giorno è l’emblema totale della perdita. Una volta, i riti delle feste padronali attorno ad un simulacro sacro che ricordava il genus loci e l’appartenenza, livellava, per quel solo giorno, le classi sociali. Tutti, in quelle festività, pensavano di avere gli stessi diritti di eguaglianza difronte al contesto che caratterizzava quel santo protettore: ricchi e poveri, feudatari e contadini, ladri e probi.

Quel giorno solo, però. Il giorno dopo, dopo i fuochi e le scenografie che ripetevano le tradizioni, ognuno ritornava al proprio posto, nella miseria e povertà assoluta o tra l’opulenza che le enormi proprietà parassitarie garantivano. Ognuno al proprio posto, tra malattie che erano mortali perchè, tra i miserabili, nessuno si poteva curare o prodigiose guarigioni avendo il luminare medico alla portata di ogni portafoglio. Con il Santo padronale che stava a guardare. Poi, vennero le lotte operaie e studentesche. Le conquiste sociali. Le garanzie costituzionali per ogni Italiano e le feste padronali si ridussero nell’occasione del solo piacere di ritrovarsi intorno al focolare che rimaneva sacro.

Occasione per discutere delle novità che ogni emigrato portava dai campi di lotte e di paesani stanziali che parlavano dell’ansia di sviluppo della Calabria. Insomma, un contesto dinamico di scambio di idee, propositi, progetti, promesse mentre il Santo padronale veniva portato in processione. Ora, siamo tornati al primordi. La festa padronale, artificiosa e rococò in una Terra come la Calabria che sta subendo una feroce sostituzione etnica tra i suoi abitanti e i cinghiali, è solo Panem et circenses. Si allestiscono megaspettacoli per saziare, per solo due giorni, pance vuote di tutto, e tutto termina insieme alla palla asciutta dell’ultimo fuoco d’artificio.

Non una riflessione, non un canto lamentoso, mentre tutto attorno si secca e muore: la sanità, i servizi, le infrastrutture, le scuole, i saperi, il pauroso spopolamento. Liberi da ogni pensiero e sapere perché, come diceva Ferdinando II, il Popolo ignorante è un Popolo felice. (sg)

L’OPINIONE / Pino Aprile: No alle furbate delle regioni pigliatutto che regionalizzano gli utili e nazionalizzano le perdite

di PINO APRILE – Con la complicità del ministro per le Infrastrutture, il leghista Matteo Salvini, i presidenti leghisti della Lombardia e del Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, vogliono scaricare sulle spalle di tutti gli italiani deficit miliardari di scelte “autonome regionali”, quali le costosissime e inutili, perché deserte, autostrade Brebemi e Pedemontane veneta e lombarda.

Infrastrutture che sono costate cifre da record mondiale a chilometro (eppure, sulla Pedemontana veneta, le gallerie si sgretolavano mentre erano ancora in costruzione) con i pedaggi più alti d’Italia. Un disastro.

Ma invece di alzare le tasse locali per ripagare i danni di scellerate scelte regionali (in spregio di ogni logica e contro le indicazioni di chi, conti alla mano, ne mostrava l’assurdità), Lombardia e Veneto dovrebbero vedere le antieconomiche “autostrade regionali” diventare “nazionali”, grazie a una trovata del ministro Salvini che, nel progetto di riforma delle concessioni autostradali, vorrebbe trovare il modo per far pagare a tutti gli italiani le cavolate di Lombardia e Veneto.

Qualche difficoltà può venire al ministro, dal fatto che le due Regioni pigliatutto, in piena coerenza con il loro modo di intendere “la solidarietà nazionale”, vorrebbero tenersi la proprietà delle autostrade e farne pagare allo “Stato centralista” soltanto i deficit.

Quando si tratta di pagare i debiti del Nord, “Prima il Nord” e “l’orgoglio padano” non valgono più, ma si cede l’onere a quelli che vengono “dopo il Nord”, gli altri italiani (come si vede, non è vero che non vogliano condividere niente).

Il metodo si era già visto con l’Expo, con la Lombardia che era inondata da miliardi “nazionali”, per la fiera, mentre l’ente locale organizzatore varava la norma che escludeva, dall’elenco dei fornitori, tutti quelli più lontani di 300 chilometri (come dire: il costo è a carico vostro, i vantaggi solo nostri).

Dovette intervenire Bruxelles per far cassare la decisione, in nome della libertà di concorrenza. E si è visto con le Olimpiadi invernali 2026, orgogliosamente “a costo zero e facciamo da soli” e poi rivelatesi a peso d’oro per tutti gli italiani (già 3.600 milioni sono stati regalati a Milano-Cortina 2026, da governi compiacenti), anche se quasi niente delle cose da fare è stato fatto e l’Italia rischia una delle peggiori brutte figure planetarie di sempre, tanto da essersi presa già una accusa di incapacità dal Comitato Olimpico Internazionale.

E adesso i miliardi dei deficit delle autostrade regionali a perdere. Non si riesce nemmeno a capire precisamente quanti, o si vergognano di dirlo, considerati i generosi contratti con cui si scaricano sui cittadini i mancati guadagni promessi ai privati.

E non volendo alzare le tasse ai loro elettori, né ammettere di aver fatto delle cappellate, ecco la scappatoia: ci pensa il ministro dello stesso partito a far pagare a tutti gli italiani le sciocchezze degli amministratori padani. E i voti della Lega sono salvi.

Mentre si sprecano quantità inaudite di miliardi per opere superflue, tocca ricordare che quelle risorse sono sottratte a italiani che non hanno ancora visto un treno nella propria città, dal 1861; che hanno dovuto abbandonare il proprio paese, perché l’unica strada per arrivarci è franata e non ci sono soldi per ripararla; e via trascurando.

Non potendosi aspettare niente di buono dai parlamentari complici di questo disegno (e men che meno da quelli del Sud), invitiamo quanti ritengono inaccettabile una tale furbata, a firmare il nostro appello. Forse aiutiamo qualcuno a vergognarsi e a fermare l’ennesima rapina a danno di tutti e a beneficio di pochi. (pa)

Link per firmare la petizione su Change.org

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Biennale dello Stretto una grande occasione

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – La Biennale dello Stretto è una grande occasione, un punto di vista nuovo, fresco, diverso su tutte quelle che possono essere le politiche di sviluppo di un territorio. È molto interessante il tema di questa edizione, legato all’acqua, di come ripensare l’organizzazione delle nostre città, alla luce dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, il come ragionare della realizzazione di infrastrutture strategiche, che però non devono essere semplicemente dei ‘lego’ messi lì a cavallo di due territori, ma devono essere condivisi e pensati per portare un effettivo un effettivo sviluppo.

Dentro lo sviluppo di un territorio, naturalmente, c’è un racconto diverso, un punto di vista che coniuga anche aspetti culturali, che offrono un valido supporto al lavoro che stiamo portando avanti per la candidatura di Reggio Calabria come Capitale della Cultura 2027, con lo Stretto protagonista da sempre come crocevia di popoli, culture, etnie che possono e devono convivere insieme.

È naturalmente un punto di partenza, anche alla luce dei tanti conflitti che oggi registriamo nel Mondo, nessuno si salva da solo, abbiamo quindi il dovere di dialogare, cooperare. La Biennale dello Stretto ne è la dimostrazione, anche rispetto ai nostri rapporti con la città di Messina, con la quale abbiamo avviato un dialogo ed un percorso di condivisione per attività, eventi ed iniziative. Queste due Città, che sono sorelle, soltanto dal dialogo e dalla condivisione possono trarre beneficio. (gf)+

[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

L’OPINIONE / Giuseppe Nucera e Matteo Olivieri: La Calabria ha da guadagnare con l’autonomia

di GIUSEPPE NUCERA E MATTEO OLIVIERIIl clima culturale sviluppatosi intorno al tema dell’autonomia differenziata sta diventando ogni giorno sempre più ostile, e questo scoraggia molte persone dal prendere posizione pubblica a favore. Eppure, una rapida analisi dei “conti pubblici territoriali” dimostra che la Calabria avrebbe tutto da guadagnare dal passaggio all’autonomia differenziata.

Gli ultimi dati dell’Agenzia della Coesione (peraltro incompleti e fermi al 2021) ci informano infatti che la spesa pubblica territoriale viene dirottata quasi interamente nelle regioni a statuto speciale.

Come per magia, le province autonome di Trento e Bolzano ricevono rispettivamente 25 e 23 mila euro per abitante, mentre la Calabria poco meno di 14 mila (Fonte: Agenzia per la Coesione Territoriale).

Un cittadino calabrese vale di meno di uno di Bolzano? La Calabria, che ha quasi 4 volte la popolazione del Trentino A.A., riceve però il 40% in meno di risorse destinate a servizi pubblici, i quali – già oggi – non sono uniformi sul territorio nazionale, con buona pace di quanti si dicono contrari all’autonomia differenziata. Anche cambiando gli indicatori di riferimento, il risultato è sempre lo stesso: la Calabria, che ha una popolazione residente pari al 3% circa del totale nazionale, riceve risorse pubbliche pari a circa il 2,5% delle entrate tributarie erariali, dunque al di sotto della media pro-capite. Al contrario il Trentino A.A., che di popolazione residente ne ha circa l’1,8% del totale nazionale, ottiene la stessa percentuale di risorse della Calabria.

L’attuale meccanismo di finanza pubblica prevede un “doppio binario”: uno per le regioni a statuto ordinario, alle quali viene assegnata annualmente una quota di compartecipazione ai tributi erariali (attualmente intorno al 67%, da ripartire ulteriormente sulla base della media dei consumi triennali rilevati dall’Istat) ed uno per le regioni a statuto speciale. Enormi differenze sussistono tuttavia anche tra le stesse regioni a statuto speciale, visto che – per esempio – in Valle d’Aosta rimane il 100% del gettito Iva prodotto sul territorio, mentre il 90% rimane nelle province autonome di Trento e Bolzano, il 70% in Sardegna, e appena il 36,4% in Sicilia).

Visto che i diritti di cittadinanza garantiti dalla Costituzione devono essere validi su tutto il territorio nazionale, non si capisce perché alcuni territori debbano avere risorse “speciali” destinate a servizi pubblici che invece mancano in altri territori.

Sarebbe sufficiente riequilibrare la spesa pubblica al livello della popolazione per restituire alla Calabria almeno un 20% di risorse che – pur prodotte qui – finiscono altrove e forse, col tempo veder sparire quel debito sanitario da cui la Calabria non riesce ad uscire.

Anche sul lato della spesa esistono numerose iniquità, poiché le regioni a statuto speciale non sono chiamate a contribuire ai programmi di riduzione della spesa pubblica nazionale (salvo una piccola quota forfetaria), a differenza delle regioni a statuto ordinario, dove i tagli alla spesa pubblica sembrano non finire mai. Questa iniqua ripartizione della finanza pubblica, che crea vincitori e vinti, va avanti da almeno un quarto di secolo, e si è ulteriormente accentuata dopo la pandemia, sebbene finora nessuno vi abbia posto mano.

E, benché non esistano studi ufficiali esaustivi sull’argomento, viene spontaneo chiedersi se l’aumento dei divari socioeconomici a livello territoriale tra Nord e Sud sia da attribuire all’attuale assurdo meccanismo di ripartizione della finanza pubblica a livello territoriale, anziché alla solita, stancante tesi del Mezzogiorno vagabondo e inefficiente. Ad uno studio più attento si scoprirebbe che l’attuale meccanismo di ripartizione della spesa pubblica è completamente aleatorio: il calcolo dei “residui fiscali” (ossia la differenza tra entrate e spesa primaria) non è oggettivo ma dipende dalla metodologia adottata, che peraltro differisce nelle rilevazioni di Banca d‘Italia o della Ragioneria Generale dello Stato oppure Istat ecc. Inoltre, il “residuo fiscale” è oggetto di contrattazione politica in seno alla Conferenza Stato-Regioni, e ciò toglie non solo ogni credibilità a tale parametro decisionale, che non è indipendente, ma solleva legittime perplessità sul peso politico della rappresentanza calabrese nei tavoli nazionali.

Il passaggio all’autonomia differenziata cancellerebbe di colpo queste storture, e consentirebbe alla Calabria di usufruire sul proprio territorio di risorse finanziarie che oggi finiscono fuori regione per finanziare la spesa altrui.

A ben vedere, l’autonomia differenziata non contrappone il Nord al Sud, ma aggiunge trasparenza al meccanismo di ripartizione della spesa pubblica (tramite cui garantire i diritti costituzionali), e riequilibra la distribuzione di risorse tra regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale attraverso il superamento della c.d. “spesa storica” e la contemporanea definizione di Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep), che lo Stato si impegna a finanziare interamente.

Per questo motivo, la definizione di livelli essenziali di spesa comporterebbe molto probabilmente un aumento (!) delle risorse finanziarie a favore del Meridione, e non invece una sua diminuzione, come invece in molti vanno sostenendo. Un esempio aiuterà a capirci: il numero di asili nido sono stati inclusi nei Lep nella misura del 33% di posti da garantire per i bambini sotto i tre anni entro il 2027. Ebbene, dalle rilevazioni condotte (nota 2) nell’anno educativo 2022/2023, risulta che «i posti disponibili nei nidi, nelle sezioni primavera e nei servizi integrativi pubblici e privati hanno raggiunto sul territorio nazionale una copertura pari a 30 posti ogni 100 bambini residenti fra 0 e 2 anni (14,3 posti per 100 bambini sono in servizi a titolarità pubblica)».

Tutte le regioni del Centro-Nord hanno raggiunto o superato il livello minimo di copertura di 33 posti, con la sola eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano, mentre nel Mezzogiorno solo la Sardegna si colloca al di sopra di tale parametro con 35,2 posti. Pertanto, la Calabria si trova “costretta” a raggiungere tale obiettivo minimo entro un tempo prestabilito inderogabilmente, e dunque a poter chiedere ulteriori risorse per raggiungere tale obiettivo. Ciò comporta degli indubbi vantaggi inattesi per la nostra regione, poiché da quest’obbligo consegue pure un maggior potere di controllo del bilancio delle PP.AA. da parte dello Stato e dei cittadini, evitando così che le risorse vengano spese in ambiti clientelari o comunque non prioritari.

L’evidente miglioramento della capacità di monitoraggio della spesa pubblica avverrebbe poi salvaguardando gli equilibri di bilancio statale e regionale, come recita la legge 86/2024. Infatti, le stime fatta dalla Banca d’Italia, secondo cui per il finanziamento dei Lep occorrerebbero 100 miliardi di Euro, non comporterebbero l’assunzione di nuovo debito pubblico (col conseguente paventato rischio di collasso dei conti pubblici) ma semplicemente una nuova modalità di ripartizione di risorse finanziarie già esistenti.

Appaiono dunque infondate le critiche mosse alla legge sulla autonomia differenziata, accusata di voler spaccare l’unità nazionale, di creare un “far-west”, oppure uno “Stato arlecchino” o la “secessione dei ricchi”. A dirla tutta, la legge 86/2024 (“c.d. legge Calderoli”) prevede ampi e adeguati meccaanismi di garanzia contro la rottura dell’unità nazionale: si va dal doppio voto a maggioranza assoluta del Parlamento sulla bozza preliminare di intesa Stato-Regioni e poi sul documento finale, alla possibilità di rivedere ogni tre anni i Lep per adeguarli al mutato contesto socioeconomico, al ritiro unilaterale dell’intesa da parte del Governo qualora ci fossero fondati motivi per ritenere a rischio l’unità nazionale.

Sono dunque auspicabili tante occasioni di dibattito pubblico per spiegare ai calabresi i vantaggi reali della autonomia differenziata, al di là di letture ideologiche, semplicistiche o denigratorie del tema, che purtroppo confondono le menti e inquinano il leale confronto tra posizioni differenti. (gp e mo)

[Giuseppe Nucera è fondatore del movimento La Calabria che vogliamo, Matteo Olivieri è economista]

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: «Questa forma di accoglienza non va bene né per i migranti né per i villesi»

di GIUSY CAMINITI – Quest’amministrazione comunale non ha dato alcun assenso perché sia l’hotel de la Ville ad ospitare i migranti, non ne è stata informata né in fase di bando nè in fase di contrattazione privata tra la cooperativa e il commissario giudiziale della struttura, non è stata richiesta alcuna autorizzazione per l’immobile: chi ha creato il “caso Hotel de la Ville” ha inteso strumentalizzare una drammatica situazione di accoglienza umanitaria contro l’amministrazione comunale, che nulla ha a che vedere con le scelte sin qui assunte.

Ieri pomeriggio (16 settembre ndr) su nostra richiesta siamo stati ricevuti dal Prefetto dottoressa Vaccaro, la quale nel rimarcare la necessità di dover garantire i posti letto in caso di un’emergenza che al momento non c’è e non è prevista, ci ha rassicurati sulla totale infondatezza delle notizie circolate in questi giorni circa l’arrivo di centinaia di migranti in Città. I numeri (se dovessero essere!) si attesterebbero su poche unità. Il Prefetto ha compreso l’importanza che ha l’hotel de la Ville per la nostra città e ci ha assicurato che questo possibile utilizzo dell’immobile non ostacolerà in alcun modo le intenzioni di valorizzazione dell’amministrazione comunale.
Quest’amministrazione ha sempre sostenuto un modello diverso di accoglienza, fatto di piccoli numeri di migranti destinatari di progetti personalizzati, che mirino all’indipendenza e che garantiscano integrazione lavorativa e sociale ed autonomia economica. Ci siamo confrontati su questo con il prefetto, cui abbiamo chiesto e da cui abbiamo avuto massima disponibilità ad essere ricevuti assieme alle forze politiche e sociali, alle Associazioni di volontariato che da sempre hanno contraddistinto con il loro operato la nostra Città come Città dell’accoglienza, anche e nonostante abbia subito gli effetti traumatizzanti della gestione dei migranti all’hotel Plaza dal 28 ottobre 2016 al 31 dicembre 2017. Quelle scene sono ben rimaste impresse nella memoria di tutti e confermano come non sia quello il modello di accoglienza e integrazione che quest’amministrazione e questa comunità vogliono per i migranti e per i cittadini.
Serve chiarire i termini della questione: una cooperativa in funzione di un bando della Prefettura di Reggio Calabria ha concluso un contratto privato di locazione con il commissario liquidatore della società proprietaria dell’Hotel de la Ville, giusto provvedimento autorizzativo del giudice delegato. Non è il Comune a dover approvare la struttura per “uso esclusivo di accoglienza migranti”: l’ente vigilerà in toto e su ogni singolo aspetto di competenza comunale.
La situazione è ben diversa da quella determinatasi nel 2016 – spesso invocata in questi giorni – perché allora la gestione del centro al Plaza per i primi mesi è stata tutta del Comune, che se ne è preso carico con la firma di una convenzione, una delibera di giunta e un’ordinanza sindacale: da ciò la richiesta danni da parte della proprietà del Plaza di oltre due milioni di euro anche al comune di Villa San Giovanni. Ciascuno si assuma la responsabilità politica e amministrativa di ciò che ha deciso e degli effetti che ha prodotto: nel 2016 devastanti per i migranti, nefasti per una storica struttura alberghiera che ha chiuso i battenti, più che negativi dal punto di vista sociale, economico e turistico per la nostra Città.
Noi dal canto nostro continueremo a dire che questa forma di accoglienza non va bene né per i migranti né per i villesi e cercheremo di governare il fenomeno migratorio con un’adeguata politica cittadina.
Del resto la nostra idea per l’Hotel de la Ville è stata la stessa che i cittadini chiedono oggi a mezzo social: destinarlo all’istituto alberghiero sia per le attività didattiche sia per la ristorazione e il servizio ricettivo. Il 25 settembre 2023 abbiamo chiesto direttamente al ministro Giuseppe Valditara un finanziamento a tal fine. Non avendo avuto esito positivo, abbiamo interpellato il sindaco metropolitano, Giuseppe Falcomatà che nei prossimi giorni effettuerà con noi e con i tecnici (ovviamente alla presenza del commissario liquidatore) un sopralluogo per verificare la possibilità da noi prospettata e che ha già accolto il favore della politica metropolitana.
Avremmo preferito dirlo più avanti per evitare speculazioni, ma la tensione di questi giorni ci ha indotto a darne notizia. Renderemo conto alla città passo passo di quanto si deciderà e dei tempi di possibile realizzazione.
Ai villesi chiediamo di non cadere nel tranello di chi oggi ha il solo obiettivo di mettere gli uni contro gli altri e di dividere una comunità che a piccoli passi si sta ricostituendo; di non cedere alle strumentalizzazioni di parte che, peraltro, rendono vittime solo i più deboli. Nelle sedi opportune continueremo a rappresentare le istanze della nostra Città. (gc)
[Giusy Caminiti è sindaca di Villa San Giovanni]

L’OPINIONE / Franca Sposato: L’Alta Velocità in Calabria rischia di essere sempre più un miraggio

di FRANCA SPOSATO – L’alta velocità in Calabria, opera strategica che rappresenta per la nostra regione e l’intero Sud una necessità, per colmare il divario infrastrutturale esistente rispetto alle regioni del Nord, per rilanciare l’economia, per migliorare la mobilità e con essa la qualità di vita dei calabresi, rischia di diventare sempre più un miraggio.

Nel crono programma che si è dato Ferrovie dello Stato la mega opera, con un costo complessivo stimato in circa 30 miliardi di euro,  nei lotti che riguardano il nostro territorio, non partirà prima del 2030. Per il momento, il governo nazionale ed il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che tanto si prodiga ad annunciare miliardi di euro di investimenti per il sud, ha ritenuto prioritario realizzare l’integrazione tra le regioni Campania, Basilicata e Puglia che verrà attivata nel 2027, concentrando l’attenzione sul quadrilatero Napoli – Battipaglia – Taranto e Bari, dove viene destinata la maggior parte delle risorse.

Si annuncia in pompa magna un investimento che coinvolge le regioni Campania, Basilicata, Calabria, salvo omettere di dire  che, in realtà, il territorio calabrese sarà interessato solo per pochi chilometri fino a Praia. Dopo Praia, con inizio -ribadiamo- solo nel 2030, non è dato sapere che fine farà il progetto dell’Alta Velocità, se ci sarà una prosecuzione e attraverso quale tracciato o se, invece, tutto, come è plausibile a questo punto pensare, si fermerà ai piedi della Calabria. E, allora, ancora una volta, la nostra regione sarà condannata a rimanere a guardare alla finestra. E noi calabresi, ancora una volta, saremo stati illusi e disillusi da un governo e da un Ministro che annuncia con toni trionfalistici lo sblocco definitivo di una infrastruttura strategica e nevralgica per il sud, con il via libera della Commissione del Mase, per poi omettere di dire che sud significa solo Campania e Basilicata, perché la Calabria di fatto rimane esclusa.

Tra studi di fattibilità, progettazione, discussioni sul tracciato migliore, di tempo sulla realizzazione dell’Alta Velocità ne è trascorso fin troppo. E allora in questa prospettiva, anche aspettare per un solo lotto, il 2030 rappresenta inevitabilmente un tempo infinito, inaccettabile per una regione che da troppi anni sta pagando un caro prezzo in termini di mancanza di una rete di trasporti moderna ed efficiente.

È necessario allora che il Presidente Roberto Occhiuto dimostri davvero di tutelare la regione che governa, non consentendo che continui a rimanere isolata e che sia destinataria di un’Alta Velocità che si paventa farlocca e che a conti fatti, risorse alla mano, sembra non si voglia concretamente realizzare. La Calabria ha bisogno di risposte concrete e di progetti realizzabili. Non possiamo più permetterci di rimanere tagliati fuori da quelli che sono i principali corridoi di mobilità, accettando in un silenzio assordante che l’alta velocità si fermi a Praia.

È necessario, allora, che venga convocato un tavolo tecnico con Ferrovie dello Stato e Trenitalia, che si spieghi ai calabresi perché un ingente somma di risorse Pnrr destinate alla Calabria sono state dirottate ad altre regioni, e che si faccia quanto più possibile per difendere un opera necessaria a ridare dignità e prospettiva di futuro ad un territorio vessato da un tempo ormai non più accettabile. (fs)

[Franca Sposato è delegata alle Infrastrutture per la Segreteria regionale del PD della Calabria]

L’OPINIONE / Federico Ferraro: Crotone tra i primi istituti penitenziari per sovraffollamento

di FEDERICO FERRARONel momento in cui vi parlo, come sapete,  il carcere sta vivendo una situazione drammatica. È violentemente tornata  alla ribalta con numeri  maggiori rispetto al solito, la “piaga  sociale” dei suicidi di persone detenute.  Purtroppo quest’anno,  all’elenco  bisogna aggiungere  un detenuto di  31 anni, originario del Marocco, che  si è impiccato in una cella della Casa Circondariale di Cremona. È il 62esimo detenuto dall’inizio dell’anno. A queste morti, vanno aggiunti i sette appartenenti alla Polizia penitenziaria che si sono tolti la vita nel 2024. 

La recente relazione del Garante regionale dei detenuti,  ha  fornito , gli aggiornamenti sui  12 istituti penitenziari  calabresi e sulle loro criticità, e  vede purtroppo Crotone tra i primi quattro istituti penitenziari, per indice di sovraffollamento carcerario con una percentuale del 130,30%. Nella black list figurano al primo posto Locri, seguito da Castrovillari e Cosenza. 

È questo un  dato estremamente preoccupante, specie nei  mesi  trascorsi di calura estiva, con temperature che hanno  superato costantemente i 30°. In numerosi Istituti detentivi non vi è il rispetto della capienza regolamentare, che prevede ad esempio a Crotone,  la possibilità di poter “ospitare” solo 99 detenuti, ed invece attualmente ne ospita ben 134.

Mai come quest’anno la problematica dei suicidi di persone detenute ha toccato livelli di alta criticità, tanto da necessitare  più di un intervento da parte del Presidente della Repubblica, sia in occasione del 18 marzo scorso, incontrando i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria che da ultimo nel mese di luglio.

Tra le criticità generali, nel nostro Paese, vi sono anche le solite carenze di organico di Polizia Penitenziaria: a Crotone, per esempio, a fronte di una dotazione effettiva di 85 unità, vi  sono attualmente soltanto 73 componenti dell’organico amministrativo ed uno scoperto di ben 12 unità!

Rinnovo, congiuntamente al Garante Regionale ed a tutti colleghi territoriali della Conferenza nazionale un forte appello a che le Istituzioni legislative e la politica nazionale agiscano senza indugio. Tra le problematiche non possiamo dimenticare, inoltre, la mancanza di operatori, che gravitano lavorativamente nel  mondo carcere, i quali faticano a farsi carico delle necessità dei detenuti per carenza di organico e formazione a volte inadeguata.

Per quanto riguarda le attività portate avanti nell’ultimo periodo, ricordiamo nel maggio 2023 la mostra inaugurata insieme ai sindaci di Crotone e di Cutro, all’Assessore alla Cultura e alla Presidente della III Commissione Consiliare;   lo scorso 13 settembre, a Roma, la  consegna al Presidente della Repubblica, al Santo Padre ed al Capo del D.AP. delle teche e delle tele contenenti i quadri,  in omaggio alle vittime della tragedia,  avvenuta nelle acque di Steccato di Cutro. 

Ho potuto sollecitare in quella sede una maggiore attenzione verso le progettualità volte a valorizzare e recuperare le capacità dei detenuti  e  di ex detenuti per un vero riscatto sociale!

Non sono mancati nel corso dell’anno momenti di aperto dibattito con  gli operatori del diritto, dai magistrati all’avvocatura,  agli ordini di categoria, come lo scorso dicembre, il seminario giuridico di  formazione forense e contabile, promosso  nel  Palazzo di Giustizia, dall’Ufficio del Garante congiuntamente al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Crotone, alla Camera Penale di Crotone e alla Commissione Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Crotone, con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Crotone.

Da ultimo, il 18 luglio scorso, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione a livello nazionale lanciate dalla Conferenza nazionale dei Garanti territoriali dei detenuti, ho fortemente voluto   a Crotone una manifestazione di sensibilizzazione  per lanciare un appello sul fenomeno dei suicidi in carcere promossa oltre che da me, anche dalla Commissione Pari Opportunità, dalla III Commissione Consiliare, alla presenza del  Sindaco  e dell’Assessore alla Cultura. Importante è stato il meritorio contributo dei giovanissimi componenti del coro polifonico Anna Frank. 

Infine nei  mesi  estivi, sempre con le medesime commissioni consiliari, è proseguita  la campagna di sensibilizzazione pubblica, insieme al mondo dello sport, attraverso il video se bevo non guido, già voluta dalla Polizia di Stato, per la tutela della vita umana, e il contrasto  delle morti del sabato sera. Auspico che tali iniziative  vengano adeguatamente veicolate  e  raggiungano   l’utenza giovanile cittadina  nei momenti  organizzati dall’Amministrazione per i giovani e nei momenti dello  sport  anche con l’ FC Crotone!!

Infine, in riferimento alle problematiche locali devo evidenziare che  si  è registrato  anche  a Crotone un tentativo di suicidio,  avvenuto nei mesi scorsi e che ha visto il  mio pronto intervento, come Autorità comunale di vigilanza  e la richiesta di informazioni, finché la situazione non  è successivamente tornata alla normalità. 

Per quanto concerne l’aggiornamento periodico dei dati: alla data del 12 settembre erano presenti 134 detenuti, di cui 31 in attesa di primo giudizio, 14 appellanti, 5 ricorrenti, 69 definitivi. Del totale, 21 sono di nazionalità estera.

Per quanto attiene alle attività trattamentali in essere nella  locale casa circondariale: vi è stata la conclusione di corsi scolastici, quali il percorso di alfabetizzazione, il percorso alberghiero ed agrario, solo per citarne alcuni. Ci sono stati  progetti con partecipazione di  detenuti ad un concorso artistico dove hanno vinto il primo premio.

Per quanto attiene l’attività lavorativa, sono presenti con avvicendamento periodico n. 32 detenuti lavoratori alle dipendenze della Amministrazione Penitenziaria. Per quanto riguarda le attività sportive sono garantite: la palestra, il campo sportivo, il progetto calcio con incontri di allenamento settimanali. Le attività di culto sono proseguite con celebrazioni periodiche. Vi sono corsi professionali finanziati da Casse e Ammende e dalla Regione Calabria.

Ho sottoposto di recente alcune progettualità sociali all’Istituto  penitenziario e sono in attesa di riscontro, sto seguendo il completamento dell’iter burocratico da parte dell’ente  municipale per la ripresa della convenzione per i lavori  pubblica utilità ex art. 20 ter Ordinamento penitenziario

Infine,  è doveroso esprimere un pensiero di cordoglio  per la prematura  scomparsa del Presidente del collegio del Garante nazionale dei diritti dei detenuti,  il Prof. Maurizio D’Ettore avvenuta ad agosto a Locri.  (ff)

[Federico Ferraro è Garante comunale dei Detenuti Crotone]

L’OPINIONE / Calduio Aloisio: Senza una visione comune sul futuro di Reggio non si potrà uscire da crisi

di CLAUDIO ALOISIO – Francamente le polemiche, al contrario di quanto pensano in tanti, non mi hanno mai appassionato. Chi mi conosce sa bene quanto per me siano importanti la collaborazione, il concetto di rete, la condivisione, che considero le architravi su cui poggiare la visione di un territorio e le strategie da mettere in atto per supportarla.

Quindi mi perdonerete se sulla “Notte Bianca” che nessuno ha visto non spenderò altre parole neanche a fronte delle dichiarazioni di Paolo Brunetti e Giovanni Latella. Ognuno è responsabile di ciò che afferma e se ritiene di percorrere una strada il cui ciglio si affaccia pericolosamente nel dirupo del ridicolo chi sono io per giudicarlo?
Detto questo, quello che invece ritengo assai pericoloso per il nostro territorio è la mancanza dei concetti a cui facevo riferimento. Senza una reale collaborazione tra tutte le parti che compongono la nostra comunità, senza una visione comune sul futuro di Reggio e della sua Area Metropolitana, difficilmente potremo uscire dalle secche di una crisi che non viene certamente risolta da qualche giorno di lustrini e cotillon, utili se parte di una precisa strategia di sviluppo che al momento, come la Notte Bianca, nessuno ha avuto il piacere di vedere. Inutili e autoreferenziali se organizzati “una tantum”.
Quindi, se evitiamo teatrini che lasciano il tempo che trovano e ci rimbocchiamo le maniche per lavorare insieme così da raggiungere obiettivi concreti che abbiano come unico scopo la crescita della nostra città, bene. Altrimenti noi, come Confesercenti Reggio Calabria, continueremo a operare come stiamo già facendo, supportati dalle tante aziende reggine, associazioni, semplici cittadini e amministrazioni illuminate, che credono in uno sviluppo sostenibile che parte dal basso per arrivare a risultati che generano ricadute positive sul territorio. Gli altri risponderanno alla loro coscienza e all’opinione pubblica di ciò che decideranno di fare e, sopratutto, di come decideranno di farlo. (ca)
[Claudio Aloisio è presidente di Confesercenti RC]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Occhiuto aderisca al Referendum contro autonomia

di FRANZ CARUSO – Ancora una volta il direttore della Svimez, Luca Bianchi,  interviene con fermezza sull’Autonomia Differenziata definendola, per come proposta, “ una truffa”. Una definizione che mi trova perfettamente d’accordo in quanto, per dirla in poche parole, non si prevede neanche un euro per attuarla e colmare il divario tra Nord e Sud. Un’operazione, quest’ultima, per la quale servirebbero, sempre secondo fondi Svimez, circa 80 miliardi di euro.

Il governatore del Veneto ha già avanzato richiesta di maggior autonomia nelle nove materie “non lepizzabili” tra cui, rapporti internazionali e con l’Ue della Regione,  commercio con l’estero, Professioni; Protezione civile; Previdenza complementare e integrativa; Coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario che, se confermata, penalizzerà certamente il Mezzogiorno ma contestualmente  avvierà alla disfatta l’intero Paese che vedrà ridotta complessivamente la sua competitività. Aprire, infatti, ad egoismi territoriali significa inevitabilmente venire meno alle politiche di integrazione territoriali e produttive che rispondono ad un modello di sviluppo europeo nonché globale.

Tutto ciò, ovviamente a voler tacere del pericolo oggettivo di veder nascere 20 piccole repubblichette ed al venir meno dei dettami  di solidarietà politica, economica e sociale decantati nella nostra Carta Costituzionale. Per cui, ribadendo che tale tema non può rappresentare terreno di scontro politico/ideologico, tanto meno di contrapposizione territoriale, ritengo che il Governatore Roberto Occhiuto deve ora reagire concretamente, passando dalle parole ai fatti.

Nel mentre altre regioni, tra cui Emilia Romagna e Toscana, hanno chiesto il Referendum per l’abrogazione delle scellerata legge leghista, il presidente Occhiuto deve necessariamente fare chiarezza sulla sua posizione politica. Non basta più esprimere dissenso in qualche manifestazione pubblica, seppur apprezzabile. Oggi è il tempo dei fatti. Aderisca Roberto Occhiuto al Referendum, sarò il primo a rendergliene merito. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

Loiero replica a Scopelliti: «Dopo le mie dimissioni bloccate per anni opere indispensabili per sanità»

di AGAZIO LOIEROCerco di chiudere questa polemica fuori dal tempo per non annoiare i calabresi già afflitti da una sanità diventa per molti di loro ormai inaccessibile. Qualcuno mi ha pure telefonato rimproverandomi di non tenere conto di questa realtà drammatica. Chiedo quindi scusa a tutti i corregionali, specie a quelli che non si possono più curare. Qualche parola quindi sul colonnino de Il Quotidiano dedicatomi stamattina da Scopelliti, dopo un paio di giorni di affannose ricerche e di consultazioni, immagino, di gruppo.

L’ex presidente, come usava fare in passato, non ha risposto al mio rilievo, che  ruotava intorno alla nomina del commissario alla sanità. Ruolo che io ho respinto in una difficile riunione del Consiglio dei ministri e lui già nel luglio del 2010, a pochi mesi dalla sua elezione, ha di buon grado accettato. Di fatto ha accettato il potere che emanava quella nomina, infischiandosene del fardello fiscale e del decadimento della cura che dal provvedimento derivavano e che, ancora, pesantemente gravano sulla pelle dei calabresi. Un ruolo di commissario che lui ha tenuto stretto per ben quattro anni nelle sue mani, fino a quando non fu costretto a dimettersi, interrompendo la legislatura.

Questo è il punto a cui dovrebbe rispondere perché questo è storicamente accaduto.

Scopelliti, invece, svia il discorso fatto a Montepaone e afferma che io avrei chiuso 18 ospedali. Non capisco di cosa parli. All’epoca si avviò una politica non di chiusura ma di conversione e di adeguamento di alcuni piccoli ospedali, che erano diventati spesso luoghi di morte. Gli ospedali con 20 posti letto, come testualmente disse all’epoca il ministro Sacconi «sono un pericolo pubblico» perché privi delle competenze tecniche adeguate per affrontare la malattia. Ma c’è sul tema un secondo elemento che Scopelliti, sbadatamente, dimentica.

In quella fase di costante trattativa con il Governo siamo riusciti, insieme all’assessore alla sanità e all’intera giunta che presiedevo, ad ottenere dal presidente Prodi, molto attento ai bisogni della Calabria, un massiccio finanziamento per la costruzione di quattro nuovi ospedali che abbiamo distribuito strategicamente sulla regione.

Un compenso prezioso ottenuto “solo” dalla nostra regione, a dimostrazione di quanto fosse operativa quella Giunta. Ma c’è di più. A seguito di un lavoro forsennato, ero riuscito a consegnare al mio successore, che era appunto Scopelliti, i progetti dei quattro ospedali pronti per andare in gara. Dopo circa 16 anni non è stata posta per nessuno dei quattro la prima pietra. Non voglio apparire irriguardoso nei confronti di nessuno, ma se c’è un elemento che mi rattrista della mia uscita di scena è il blocco per così tanti anni di opere indispensabili per la vita dei calabresi