L’OPINIONE / Guido Mignolli: Esperienze tragiche di rendicontazioni, tra incubi e tentazioni

di GUIDO MIGNOLLI – Dunque, cari signori, ci risiamo! Non vi è mai successo, in certi momenti, di essere assillati da un sogno ricorrente? Qualcosa tipo “il giorno della marmotta”..

Ti svegli sperando che sia stato solo un incubo notturno… E invece no! Ecco qua! È accaduto di nuovo! Realmente!

Chi, operando con i progetti di sviluppo, non si è trovato periodicamente a dover subire decisioni in apparenza sostenute dal ferreo patto fra numeri e norme, in realtà frutto di convinzioni e convenzioni, povero scudo a protezione dei deboli che si fanno forti? Chi non ha passato le notti insonni a meditare sul drammatico momento appena trascorso, con quelle parole che risuonano come un triste mantra: riconoscibilità della spesa, rendicontazione dei fondi, inammissibilità di quei costi…

Incubi notturni o tragiche realtà, chi non ne sarebbe travolto dovendo subire le esperienze – ripetute, ahimè – tra il paradosso e l’irrazionale, di qualificati controllori “esterni”, sguinzagliati alla caccia del terribile mucchio selvaggio?

Chi non resterebbe traumatizzato di fronte a sceriffi armati, sempre pronti a estrarre l’enorme pistola dalla fondina, immersi nelle tue fatture, con l’aria di coloro che finalmente hanno scovato la banda che risucchia i fondi comunitari dello sviluppo rurale? E tu, schiacciato nell’angolino, sei catapultato in un vortice di pensieri. E ti viene in mente di tutto. E ti senti colpevole. E poi, mentre osservi lo sceriffo che inumidisce il dito che sfoglia le carte, ti rimproveri per non aver avuto l’idea prima, ripercorrendo le atmosfere affascinanti e terribili dell’immensa biblioteca conosciuta da Guglielmo da Baskerville. E subito dopo ti penti, ma vedi il mucchio di carte con le spese che “hanno problemi” che cresce ininterrottamente. E cerchi di allontanare le tentazioni malevoli, per metterti nelle migliori condizioni e affrontare il tuo destino. Che in quel momento ha il viso glaciale di un revisore piantato davanti a te… Nulla di peggio può succedere che dover sbattere contro muri posti inopinatamente sul tuo cammino. Con i muri, per definizione, non vi è dialogo; sono solo una combinazione di laterizio e cemento, lontani dalla capacità critica che vada, solo di poco, oltre la mera forma.

Tranquilli, non intendo proporvi faticose e inutili interpretazioni tecniche in materia di rendicontazione di risorse pubbliche che il PSR Calabria destina ai GAL e alle imprese agricole, o far riemergere la solita contrapposizione fra coloro che “fanno”, con la fatica di operare in realtà delicate, e gli altri che giudicano dall’alto dei propri inespugnabili fortini, ma soltanto discettare molto brevemente sul significato dell’essere professionisti al giorno d’oggi. Sono sicuro che converrete non si tratta più solo di competenze tecniche. Quelle sono scontate, a volte esageratamente bisogna ammettere, mentre sono altre quelle che pur necessarie non rappresentano bagaglio di tutti. Già vedo gli sguardi vagamente sarcastici degli interessati, come a dire “che cosa c’entra il buon senso, la consapevolezza, la capacità critica, la ‘misura’ del comportamento, nel processo di decisione in materia economico-finanziaria?” Ho l’ardire di ritenere che siano fondamentali. C’è tutta una letteratura sul tema, istruttiva e divertente, che vi invito a ritrovare, dalla cinematografia di George Roy Hill e Alan Parker al contributo poetico di John Grisham, all’approccio epistemologico di Donald Alan Schön. Essere professionisti oggi è difficile e la categoria si assottiglia sempre più. Come quella più alta della nota classificazione di Sciascia, mentre le altre crescono a dismisura. “E che si fa a questo punto?”, vi domanderete. Non lo so. Forse per alcuni di noi è il momento dell’uscita di sicurezza, del nostalgico fermo immagine di Butch Cassidy, un attimo prima della fine, che rapidamente si deteriora sino a scomparire. (gm)

Guido Mignolli, Direttore GAL Terre Locridee

 

L’OPINIONE / Amalia Bruni: «Sul Pnrr Sanità in Calabria siamo fermi

di AMALIA BRUNI – In Calabria l’attuazione dell’Asse 6 – Missione Salute del Pnrr registra risultati drammaticamente negativi, con uno stato di avanzamento dei progetti che definire risibile è persino generoso».

Bruni ha voluto approfondire con dati ufficiali e atti tecnici lo stato di attuazione del Pnrr in ambito sanitario, denunciando quella che ha definito «una distanza sempre più marcata tra la narrazione ottimistica del presidente Occhiuto e la realtà certificata dai numeri.

Nell’ultimo Consiglio regionale dedicato esclusivamente alla sanità, il presidente Occhiuto ha sostenuto che la Calabria sia in linea con le altre regioni. Ma la verità è un’altra: la nostra regione è penultima in Italia per avanzamento degli investimenti sanitari del Pnrr, davanti solo al Molise. E non si può invocare l’ennesimo disastro ereditato: il Pnrr è stato interamente costruito, pianificato e gestito dall’attuale governance».

I numeri, aggiornati al febbraio 2025 e forniti dalla stessa Regione Calabria, confermano il ritardo: Case di Comunità, su 84,6 milioni stanziati, spesa al 5,11%; Ospedali di Comunità, su 37,6 milioni, spesa al 2,42%; Grandi Infrastrutture e Ospedali sicuri, 0,87% su oltre 24 milioni; Digitalizzazione DEA di I e II livello, 1,72% su 54,5 milioni; Grandi apparecchiature sanitarie, spesa al 15,5% su 44,7 milioni.

Si tratta di un vero bollettino di guerra, e il dato più sconfortante è che delle 61 Case di Comunità previste, ad oggi non ne è stata realizzata neanche una, così come nessuno degli Ospedali di Comunità. Le poche Cot attivate sono stanze vuote con attrezzature informatiche, prive di reale programmazione e servizi.

Secondo me, anche la scelta di affidare a Invitalia la programmazione e la gestione degli interventi non ha prodotto alcuna accelerazione, anzi, «siamo ancora in una fase di stallo, segnata da carenze amministrative e scarsa efficacia della governance.

Il rischio concreto è che, se i fondi non verranno effettivamente spesi e rendicontati nei tempi stabiliti dal cronoprogramma europeo, si blocchino anche le progettazioni in corso, o si decida ancora una volta di drenare risorse dal Fondo di Coesione, già saccheggiato in passato, come nel caso del Ponte sullo Stretto.

Vorrei porre, poi, porre l’attenzione sulla recente nomina di Occhiuto a commissario per la realizzazione dei tre nuovi ospedali (Sibaritide, Vibo Valentia, Piana di Gioia Tauro) con poteri di protezione civile.

Abbiamo analizzato con attenzione l’ordinanza: i riferimenti legislativi ai fondi ci sono, ma non vengono specificati gli importi. È indispensabile che il presidente faccia chiarezza anche su questo punto.

Annuncio, infine, l’avvio di un percorso di monitoraggio tematico su tutte le criticità della sanità calabrese: Abbiamo scelto di partire con il Pnrr, ma nelle prossime settimane proseguiremo con focus su liste d’attesa, emergenza-urgenza, investimenti Inail, reti ospedaliere e territoriali. Ai calabresi dobbiamo la verità, non la propaganda. Vogliamo contribuire con serietà e spirito costruttivo, ma non possiamo tacere di fronte a un disastro di queste proporzioni. (ab)

[Amalia Bruni è consigliera regionale del PD]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Temo che AV non sarà mai realizzata

di FRANZ CARUSO – Il Ministro Salvini sta prendendo in giro la Calabria ed i calabresi. Sono convinto infatti che si sta scippando alla nostra terra l’AV, che non sarà mai realizzata. Ci tarpano, così,  le ali per ogni velleità di crescita e sviluppo. Il silenzio, poi, del Governatore Occhiuto su questi temi, sui quali  delega ad altri  scelte così rilevanti per la nostra regione, è molto preoccupante.

Ci dicono che è stato finanziato il percorso tirrenico, ma non è così in quanto non esiste alcun progetto e non è possibile finanziare un’idea o un’intenzione.
L’allarme sul destino dell’Alta Velocità  in Calabria è scattato quando abbiamo cominciato a registrare una serie di contraddizioni dopo la presentazione nel 2022 dello studio e del progetto  dell’AV in Calabria nella cittadella regionale, alla presenza del nostro governatore Roberto Occhiuto, dall’allora amministratore delegato di Rfi.
In quella circostanza ci è stato presentato il  progetto che partiva da Salerno- Battipaglia, Romagnano – Praia – Tarsia come l’unico che si poteva realizzare superando tutte le difficoltà di tracciato e andando oltre l’idea originaria di affiancare una linea diversa di  AV al percorso ferroviario già presente sulla costa tirrenica.
Ci veniva spiegato all’epoca che sulla tirrenica insistevano problemi geomorfologici strutturali che impedivano la realizzazione dell’ opera su quel tracciato. Politicamente, come sindaco della città capoluogo ritenevo e ritengo che il tracciato sulla dorsale interna sia il migliore per riconnettere la Calabria al resto del Paese, ma soprattutto per ricongiungere una parte importantissima della nostra provincia e della nostra vasta regione, l’alto e medio jonio ed il Pollino, che è sempre stata isolata per mancanza di collegamenti e di infrastrutture trasportistiche al resto del nostro territorio.
Abbiamo sposato e appreso con grande entusiasmo di questo progetto per l’alta velocità. Aspettavamo, quindi, che ci fosse il dibattito pubblico su quest’opera. Peraltro non si individuava il tracciato dorsale per una scelta astratta, ma, per come detto, rispetto ad uno studio di fattibilità costato 35 milioni di euro allo Stato.
La convocazione al dibattito pubblico, però, non c’è mai stata, mentre ho appreso dalla stampa che il dibattito pubblico si sarebbe tenuto a Praia dove, preoccupato, mi sono recato. In quella occasione, gli stessi interlocutori  che ci avevano presentato il progetto in Cittadella,  hanno sostenuto che non si poteva più realizzare il tracciato dorsale proponendo la linea di affiancamento sulla tirrenica. In ciò utilizzando argomenti  contrari a quanto sostenuto in precedenza e, quindi, mostrando una palese contraddizione di fondo che, ovviamente ho fortemente contestato. Sempre in quella occasione ho anche sollevato quello che i tecnici del nostro comitato avevano evidenziato nel documento per la realizzazione dell’AV, ossia che era necessario costruire una linea elettrica particolarmente potente che, pertanto, necessitava di  un investimento importante per una struttura capace di produrre  energia tale da supportate l’AV.
Struttura quest’ultima, non prevista per il tracciato tirrenico ma esistente per il percorso dorsale. Da queste contraddizioni è sorto il sospetto che nel, silenzio delle nostre istituzioni superiori, si potesse operare uno scippo alla Calabria, che oggi si sta concretizzando.
Ribadisco che l’Alta Velocità ferroviaria è indispensabile per modernizzare e rendere competitiva la Calabria che, grazie alla  posizione geografica che ricopre nel Mediterraneo, può aspirare legittimamente ad essere protagonista nei rapporti euro-mediterranei, sfruttando i nuovi assetti economici che si stanno delineando verso l’Africa ed il Medio-Oriente. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Gianfranco Trotta e Simone Celebre: Nuovi ospedali, vera sfida è conciliare qualità, velocità e sicurezza

di GIANFRANCO TROTTA E SIMONE CELEBREIl programma del commissario Occhiuto relativo alla costruzione dei nuovi ospedali in Calabria, sancito dall’ordinanza del capo del Dipartimento della Protezione civile, rappresenta una grande opportunità storica, ma anche una sfida complessa.

Da un lato, è urgente colmare la carenza di strutture sanitarie adeguate nella nostra Regione; dall’altro, è cruciale garantire che questi progetti vengano realizzati nel pieno rispetto delle normative in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, dei diritti dei lavoratori e, soprattutto, nel pieno rispetto dei contratti nazionali e nel contrasto di ogni possibile infiltrazione mafiosa.

Come Cgil Calabria e Fillea Cgil Calabria siamo pronti a fare la nostra parte, dando vita a un’organizzazione del lavoro nel pieno rispetto di ciò che stabiliscono le norme dei contratti nazionali e delle norme della sicurezza sul lavoro per velocizzare la realizzazione di queste infrastrutture ospedaliere che la Calabria aspetta da decenni. Come Cgil Calabria e Fillea Cgil Calabria riteniamo che la vera sfida sia quella di conciliare, nel miglior modo possibile, velocità, qualità, sicurezza e rispetto della legalità.

Il sindacato ha e vuole avere anche in questa circostanza un ruolo fondamentale nel bilanciare le giuste esigenze dei cittadini con l’imprescindibile e doverosa tutela dei lavoratori. Per noi la realizzazione di infrastrutture indispensabili come gli ospedali non può e non deve avvenire in modo frettoloso o senza attenzione alle condizioni di lavoro. A nostro avviso, invece, deve essere prioritario il legame tra qualità, controllo sociale e prevenzione delle infiltrazioni mafiose.

Dove c’è un controllo capillare da parte delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali, c’è meno spazio per le infiltrazioni mafiose. La trasparenza e il controllo rigoroso dei cantieri sono strumenti fondamentali per combattere la criminalità organizzata, che spesso sfrutta la frammentazione dei subappalti e l’opacità dei processi per infiltrarsi. La Cgil Calabria e la Fillea Cgil Calabria, in merito alla costruzione dei nuovi ospedali, per questi motivi e a garanzia della regolarità degli appalti, della sicurezza sul lavoro e dal pericolo di infiltrazioni mafiose, ritengono necessario la sottoscrizione di un protocollo di legalità attraverso il dipartimento di prevenzione antimafia, con le Prefetture, le stazioni appaltanti, le parti sociali e datoriali.

Questo protocollo dovrebbe riguardare sia il monitoraggio dei flussi di manodopera previsti dalla legge e sia l’attivazione di un osservatorio sulla gestione ed esecuzione dei lavori. La Cgil e la Fillea Cgil, a tutti i livelli, sono sempre state e lo sono tuttora, interlocutrici fondamentali per garantire che i progetti infrastrutturali vengano realizzati rispettando i diritti dei lavoratori, assicurando che le opere pubbliche siano completate in tempi rapidi, senza rinunciare alla qualità e, soprattutto, alla sicurezza.

I lavoratori non si sono mai tirati indietro di fronte alle sfide. Ed è proprio questa responsabilità che guida il nostro impegno quotidiano. La nostra missione è dare alla nostra terra una Sanità più giusta e più vicina ai bisogni delle persone. (gt e sc)

[Gianfranco Trotta e Simone Celebre sono rispettivamente segretario generale Cgil Calabria e segretario generale Fillea Cgil Calabria]

L’OPINIONE / Ernesto Alecci: In Calabria sanità non fa rima con normalità

di ERNESTO ALECCI – Sono d’accordo con il Presidente e Commissario ad Acta Roberto Occhiuto quando dice che la Calabria oggi ha bisogno di uno slancio d’orgoglio, di una nuova narrazione, quando dice che la Calabria, per quanto riguarda la sanità, deve avere l’ambizione di diventare una regione “normale”, come le altre regioni d’Italia. Ma, ad oggi, purtroppo non posso essere d’accordo con lui quando dice che quella intrapresa è la strada giusta.

Ho sempre voluto confrontarmi con la maggioranza di questa Regione in maniera costruttiva e mai strumentale o intellettualmente disonesta. Ma non posso ritenere affatto normale che nel cuore della nostra regione, a Chiaravalle Centrale si continui a svolgere l’attività sanitaria in una struttura non adeguata sismicamente, mettendo a rischio ogni giorno la vita di personale e pazienti, mentre a pochi metri da anni si attende l’ultimazione della nuova Casa della Salute che in nota ufficiale il dipartimento della salute della Calabria fissava per febbraio 2025 e di cui si scorgono a malapena le fondazioni.

Non è normale che in un’area interna come quella di Serra San Bruno da anni si parli dei lavori del nuovo Pronto Soccorso (come è stato risposto ufficialmente anche ad una mia interrogazione), lavori mai partiti, con il reparto di emergenza-urgenza che ad oggi si regge sul lavoro di un solo anestesista che deve essere sempre reperibile per non mettere a rischio l’apertura stessa del reparto. Come non è accettabile che a Catanzaro, in quella Azienda Dulbecco che dovrebbe essere uno degli hub ospedalieri di riferimento del Meridione, è presente una Pet che funziona un giorno sì e dieci no, con i pazienti che arrivano in ospedale e sono costretti a tornare a casa, mentre a Cosenza si acquista una Tac di ultimissima generazione con Intelligenza Artificiale, quasi a voler sottolineare come ci siano calabresi di serie A e serie B.

Gli esempi potrebbero essere decine e decine, partendo dai tantissimi episodi che accadono ogni giorno nei nostri nosocomi e che certificano la mancanza reale di una “guida” della macchina amministrativa. Ma c’è una cosa che non può essere assolutamente definita normale,e dimostra pienamente come la Sanità in Calabria sia oggi mortificata, perché riguarda i nostri figli, i nostri bambini. Mi riferisco alle liste d’attesa infinite riguardo i servizi di Neuropsichiatria Infantile.

Ho toccato con mano attraverso una serie di incontri e sopralluoghi la disperazione delle famiglie di fronte alla prospettiva è di aspettare anche 3 o 4 anni prima della presa in carico dei loro figli, essendo così costrette a rivolgersi a specialisti privati o a recarsi in strutture fuori regione, con spese enormi che spesso non possono permettersi. Quando, in realtà, le diagnosi e le prese in carico precoci, in questi casi molto gravi, sono le uniche a poter dare buoni risultati.

Il Presidente di una Regione dovrebbe agire da buon padre di famiglia, ma un padre che abbandona al proprio destino i propri figli è un padre che ha fallito. (ea)

[Ernesto Alecci è consigliere regionale]

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: Ogni bambino lasciato indietro è un’occasione persa per la Calabria»

di FILIPPO MANCUSO – Concludiamo un momento di grande valore per la nostra regione, un’occasione che va ben oltre il semplice appuntamento istituzionale. Desidero, innanzitutto, ringraziare il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Calabria, Antonio Marziale, per la relazione che ha presentato e, soprattutto, per il lavoro concreto e appassionato che svolge ogni giorno, con rigore e serietà.

Quella che ci viene consegnata oggi è una fotografia fedele e, per certi aspetti, dura della condizione dei nostri bambini e ragazzi.

Non è un quadro teorico: è la vita vera. È fatta di difficoltà educative, di disagio sociale, di bullismo, di dispersione scolastica, di famiglie in difficoltà e purtroppo anche di solitudine e marginalità.

Temi che, in questi giorni, sono emersi in maniera ancora più evidente anche a causa di fatti di cronaca che ci hanno profondamente colpito.

E allora, questo è il momento in cui dobbiamo guardarci in faccia e dirci con franchezza che non possiamo permetterci indifferenza o ritardi.

Ogni bambino lasciato indietro è un’occasione persa per la Calabria. Ogni adolescente ignorato o non ascoltato è un rischio per il futuro della nostra comunità.

La relazione del Garante non ci offre soltanto una diagnosi, ma anche una direzione.

Ci indica la strada da seguire: quella della prevenzione, della protezione, dell’ascolto, dell’educazione, dell’inclusione.

Ma ci dice anche che nessuno, da solo, può bastare. Serve una rete forte, fatta di istituzioni, scuola, giustizia minorile, servizi sociali, terzo settore, famiglie. Serve un’alleanza vera.

Come Presidente del Consiglio regionale, voglio ribadire un impegno chiaro e concreto: il Consiglio sarà sempre al fianco di chi lavora per garantire i diritti dei minori.

Sosterremo ogni proposta seria, ogni progetto utile, ogni voce che vorrà portare avanti questa battaglia di civiltà. Perché non c’è futuro per la Calabria se non investiamo sui più giovani.

Non possiamo costruire speranza, se non mettiamo i bambini e gli adolescenti al centro di ogni scelta politica, sociale, educativa. Perciò mi auguro che le parole ascoltate non restino confinate dentro questa sala, ma diventino stimolo, azione e responsabilità condivisa. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]

L’OPINIONE / Franz Caruso: È necessario potenziare servizi delle infrastrutture ferroviarie

di FRANZ CARUSO – È necessario potenziare i servizi delle infrastrutture ferroviarie. Dopo un decennio poco o nulla è cambiato in Calabria, soprattutto nessuna miglioria è stata apportata con particolare riferimento alla provincia di Cosenza, nell’area urbana Cosenza-Rende ed a supporto dell’Unical.

Condivido l’esigenza di potenziare l’infrastruttura trasportistica calabrese in ragione delle sempre crescenti esigenze di mobilità dei cittadini. Ritengo assolutamente necessario che la frecciarossa da e per Sibari transiti anche per Castiglione Cosentino così intercettando l’area urbana Cosenza-Rende e la utenza da e per l’Università della Calabria. Un leggerissimo ritocco degli orari di partenza e di arrivo ed una manovra semplice e veloce a Castiglione, consentirebbero di realizzare, peraltro senza costi aggiuntivi, l’importante connessione con la rete nazionale in AV.

Almeno questo dovrebbe essere garantito, atteso i ritardi e gli incartamenti che si stanno registrando, con grave nocumento allo sviluppo ed alla crescita della Calabria, sulla linea ferroviaria AV Salerno-Reggio Calabria su cui stiamo portando avanti una battaglia di dignità e di responsabilità contro lo stravolgimento del progetto originario ed il suo definanziamento quasi totale.

Sul tema, così come per le migliorie necessarie ad ottimizzare il servizio ferroviario, sono inaccettabili le disattenzioni regionali atteso che, pur essendo committenti del servizio di TPL, la Regione Calabria non interviene in alcun modo per evitare le molte incongruenze ed inefficienze delle coincidenze a Paola fra le frecce ed i treni regionali.

Nondimeno risulta intollerabile che si registri, ormai da decenni, un rallentamento fra Castiglione e Cosenza che allunga inopinatamente i tempi di percorrenza ed anche su questa problematica nessuno interviene per risolverla. Per quanto mi riguarda, comunque, oltre a formalizzare a Ferrovie dello Stato ed alla Regione Calabria proposte di incremento del servizio ferroviario, interesserò anche il vettore NTV a valutare l’istituzione di una nuova coppia di Italo da Cosenza per Milano e ritorno. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Rubens Curia: Come siamo bravi a non spendere i finanziamenti nazionali ed europei

di RUBENS CURIA – Nei giorni scorsi abbiamo letto una bella notizia che riguardava la Calabria: «Il Governo Nazionale aveva aumentato da quattro a sei le Aree Interne da finanziare con il Programma della Strategia Nazionale Aree Interne (Snai) con finanziamenti nazionali ed europei!

Questi finanziamenti servivano, e servono, a garantire l’accesso ai diritti essenziali ai cittadini che abitano nelle Aree Interne e a contrastare il declino demografico di questi Territori. Ricordo che oltre il 75% del territorio calabrese è da considerare Area Interna, pertanto gli investimenti che interessano l’istruzione, la mobilità ed i servizi sociosanitari sono estremamente importanti per contrastare questo fenomeno.

Il Governo, ultimamente, ha deciso di fare entrare nel Programma Snai con opportuni finanziamenti, il Versante Tirrenico dell’Aspromonte con 16 Comuni e l’Alto Ionio Cosentino con 18 Comuni che si aggiungono all’Area Grecanica con 11 Comuni, al Versante Ionico delle Serre con 16 Comuni, al Reventino-Savuto con 14 Comuni ed alla Sila-Presila con 19 Comuni.

Nel libro “Per una sanità partecipata” avevo dedicato un capitolo alla Snai in cui constatavo, purtroppo, i gravi ritardi nell’utilizzare questi importanti finanziamenti, solo per l’Area Grecanica 14 milioni di euro con il Programma 2014/2020,  chiedevo alla Regione perché si battesse con il Governo Nazionale per aumentare il raggio d’azione territoriale del Programma ed, inoltre, di rendere strutturale questa politica.

Veniamo alla cattiva notizia: ossia che in Calabria è, ormai, una regola, sopratutto nella sanità, dove non si spendono i finanziamenti nell’Edilizia Sanitaria o i fondi assegnati dalla delibera Cipe del luglio 2019 per acquistare Apparecchiature Medicali e… coerentemente non si utilizzano i finanziamenti del Programma Snai 2014/2020!

In molte Regioni, vedi Molise, stanno ben utilizzando queste preziose risorse economiche potenziando, tra l’altro, la sanità territoriale; in Calabria, ad una visione della pagina istituzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, leggiamo: Progetti conclusi 0, Progetti in corso d’opera 13%, Progetti non avviati 87%!

Ai Calabresi che vorrebbero restare in Calabria ed a quelli che sono stati costretti ad emigrare, lascio il commento. (rc)

[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Il porto di Gioia Tauro non è un ring sul quale inscenare regolamenti di conti per vicende personali

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Ultimamente il porto di Gioia Tauro sembra più un ring che un’infrastruttura vitale per il futuro della Calabria. È assurdo che si utilizzi uno dei principali snodi commerciali e trasportistici di tutta Europa come terreno di scontro per beghe di piccolo cabotaggio, che nulla hanno a che vedere con l’interesse generale e con lo sviluppo del nostro territorio.

I risultati di questi anni ci parlano di un’infrastruttura in crescita, grazie all’ottimo lavoro promosso dal Presidente dell’Autorità Portuale Andrea Agostinelli. Un percorso di innovazione ed efficientamento che deve proseguire, rappresentando un valore aggiunto determinante per lo sviluppo della nostra area metropolitana, della Calabria e dell’intero Mezzogiorno.

È in questi termini che va assunta la questione, ben lontano da posizioni personalistiche che non dovrebbero trovare spazio nel dibattito pubblico e che rischiano di fare del male ai tanti, e metto per primi i lavoratori portuali, che operano ogni giorno per far funzionare al meglio l’infrastruttura.

La dialettica di parte non ci appassiona, è grave che si tenti di utilizzare le istituzioni come strumento per ciò che appare come una sorta di regolamento di conti, rispetto ad una vicenda del tutto personale, fuori da qualsiasi interesse pubblico. Ciò che dovrebbe preoccupare invece delle istituzioni responsabili, è ad esempio la difficoltà ad operare, da parte di un Ente di programmazione strategico come la Città Metropolitana, per via del mancato trasferimento delle funzioni da parte della Regione Calabria.
O ancora l’assenza sostanzialmente strutturale dell’Ente regionale dalle dinamiche di sviluppo del porto e soprattutto del retroporto, che versa da lungo tempo in una condizione di abbandono, o la penuria di risorse provenienti dai trasferimenti statali e regionali nei confronti della Città Metropolitana, che determinano l’impossibilità di programmare strumenti di trasporto intermodale connessi all’area portuale, con un sistema di trasporto pubblico destinato alla mobilità degli stessi lavoratori portuali, in grado di favorire quel tanto anelato meccanismo di indotto che potrebbe generare un effetto moltiplicatore sul territorio, in termini commerciali ed occupazionali.
In queste settimane ho avuto modo di ascoltare le rimostranze di tanti operatori portuali, e credo sia giunto il momento di ritornare a parlare di una programmazione efficace per lo sviluppo del nostro porto, così come di un percorso di sviluppo che coinvolga pienamente la comunità della Piana di Gioia Tauro e dei suoi Comuni. A partire dal tema dei trasporti e della mobilità interna, ad esempio con la rivitalizzazione del sistema delle vecchie linee taurensi. Su questi temi attendiamo di poterci confrontare con chi ha davvero a cuore le sorti di questo territorio. (gf)
[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: La Fondazione Alvaro non è morta

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Riguardo la vicenda della Fondazione Corrado Alvaro, sono convinto che vada messo in campo un approccio costruttivo che punti a raccogliere l’eredità positiva di quell’esperienza, che in tempi passati aveva acquisito un ruolo di grande valore culturale per il nostro territorio.

La Fondazione Alvaro non è morta, anzi. Il nostro auspicio è che l’autorevole guida del Commissario Luciano Gerardis possa rappresentare un punto di svolta per l’attività della Fondazione verso un proficuo percorso di crescita culturale.

La Prefettura di Reggio Calabria ha agito pienamente nell’alveo delle proprie prerogative istituzionali. È da respingere con forza qualsiasi retropensiero rispetto all’operato delle istituzioni territoriali, che non possono in alcun modo essere tirate per la giacchetta in nome di alcuna velleità personale.

La dietrologia è una scienza che non ci ha mai appassionato. Il Prefetto Clara Vaccaro è persona seria e ha sempre dimostrato di avere a cuore le sorti del nostro territorio. Il suo operato non ha alcun bisogno di difese d’ufficio, ma è bene ribadire che il provvedimento assunto non ha carattere punitivo, ma che al contrario deve rappresentare un’occasione di rilancio delle attività della Fondazione.

Da parte nostra, come Città Metropolitana, intendiamo esprimere la nostra piena disponibilità ad affiancare questo percorso. (gf)

[Giuseppe Falcomatà è sindaco della Metrocity RC]