L’OPINIONE / Carmelo Romeo: Le opere pubbliche sono un patrimonio collettivo

CARMELO ROMEO – Dopo la firma del contratto e la consegna del cantiere per il Lotto Zero del Museo del Mare, la città è pronta ad accogliere un’opera che non solo modificherà significativamente lo skyline urbano, ma cambierà anche il volto dell’intera città. Si tratta di un progetto che ha in sé la capacità di trasformare il tessuto socio-culturale e turistico della zona, diventando un punto di riferimento per l’intera comunità e per i turisti. Un’innovazione architettonica di grande rilevanza che, tuttavia, deve essere contestualizzata e compresa nel giusto quadro storico.

Occorre precisare innanzitutto che non c’è stato alcun tentativo da parte dell’Amministrazione comunale di cancellare la memoria di chi ha contribuito alla nascita di quest’opera. Le polemiche di qualche gruppo politico, nemmeno ci sfiorano. Ma è essenziale rimettere la storia del Museo del Mare nella giusta cornice.

Quando l’Amministrazione Falcomatà ha preso le redini della città, non c’era la possibilità di sfruttare i fondi europei che, con il passare degli anni, grazie ad un ottimo lavoro di programmazione, si sono resi disponibili. Di conseguenza, la scelta iniziale dell’Amministrazione è stata quella di destinare le risorse del Decreto Reggio ai servizi essenziali per la cittadinanza, per non compromettere le necessità quotidiane della comunità. Riconosciamo il lavoro delle precedenti amministrazioni di centrodestra che, pur non avendo avviato il progetto, hanno avuto l’idea di un’opera che oggi l’Amministrazione Falcomatà ha potuto valorizzare. In ciò consiste il valore di una buona amministrazione: saper riconoscere ciò che di positivo è stato proposto in passato, valorizzarlo, affrontando le sfide del presente e costruendo il futuro.

È proprio questa visione lungimirante che ha permesso di affrontare le difficoltà finanziarie iniziali, e grazie all’impegno di questa Amministrazione, il progetto è stato progressivamente messo in condizione di essere realizzato. Il sindaco Giuseppe Falcomatà ha portato avanti con determinazione il progetto, proponendo l’inclusione del Museo del Mare tra i 14 attrattori culturali nazionali a sostegno del Piano Strategico Nazionale, con l’obiettivo di valorizzare e restaurare edifici di rilevanza storica e architettonica. La proposta ha avuto esito positivo, e così, grazie agli investimenti previsti dal Piano, l’opera è stata inserita in un programma che destinava 1,46 miliardi di euro per la valorizzazione del patrimonio culturale e architettonico del Paese. Il finanziamento iniziale di 53 milioni di euro per il Museo del Mare è stato incrementato, arrivando a 61 milioni, un valore che ha rispecchiato l’aumento dei prezzi.

Tuttavia, anche questo importo non è stato sufficiente a garantire la realizzazione dell’opera, portando così l’Amministrazione a recuperare altri fondi, raddoppiando sostanzialmente il finanziamento individuato. L’ulteriore risorsa di 60 milioni di euro, ottenuti dal programma Pn Metro Plus, già Pon Metro, è stata decisiva per evitare che il progetto gravasse sul bilancio comunale, portando così il totale dei finanziamenti destinati al Museo del Mare a ben 121 milioni di euro. Un senza precedenti nella storia della nostra città. Se si fosse rimasti ancorati al Decreto Reggio, come inizialmente previsto, l’opera non avrebbe mai visto la luce.

I lavori del Museo del Mare sono avviati, ma non sarà un unico ciclo politico a vederne la conclusione prevista, presumibilmente, a giugno 2028. Ritengo importante non focalizzarsi sul colore politico di chi ha pensato o sta realizzando l’opera, ma sull’interesse supremo della città e dei suoi cittadini. Da questo punto di vista la politica dovrebbe dimostrare una maggiore maturità, senza dividersi su temi di interesse pubblico che invece dovrebbero unire l’intera classe dirigente cittadina.

Le polemiche di qualche gruppo politico risultano quindi testoggettivamente fuori luogo. Le opere pubbliche sono un patrimonio collettivo che trascende le dinamiche politiche del momento, sono della città e dei cittadini, non dei sindaci o degli amministratori. (cr)

[Carmelo Romeo è assessore con delega alla Programmazione]

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: 400 anni di autonomia amministrativa di Carlopoli occasione di riflessione

di FILIPPO MANCUSO – La celebrazione dei 400 anni di autonomia amministrativa di Carlopoli è l’occasione per una riflessione sul passato, sul presente e sul futuro della comunità. Da quando, il 6 febbraio 1625, il conte Carlo Cicala concesse ai coloni insediati in questa contrada la licenza di fondare il Casale di Carlopoli, questa comunità ha tracciato il proprio cammino, affrontando con orgoglio le innumerevoli difficoltà che la storia gli ha messo di fronte.

Celebriamo il valore dell’autonomia amministrativa, sapendo che i Comuni sono il cuore pulsante della democrazia. Il primo e più diretto contatto tra le istituzioni e i cittadini, il luogo della partecipazione, della condivisione, della crescita collettiva. È nei Comuni, infatti, che si custodisce l’identità di un popolo. Carlopoli ci dimostra come l’autonomia amministrativa sia un valore da difendere e da rafforzare, soprattutto nelle realtà dove la partecipazione e la democrazia hanno continuamente bisogno di essere condivise e potenziate.

Amministrare un Comune significa prendersi cura delle persone, erogare servizi, promuovere lo sviluppo economico e sociale. Siamo in un’area che, come molte altre della Calabria e del Sud, è chiamata ad affrontare sfide complesse, dallo spopolamento alla carenza di infrastrutture, dalla necessità di nuove opportunità economiche alla tutela delle tradizioni e dei beni ambientali. Eppure, questi luoghi sono scrigni di storia, cultura e identità, ricchi di borghi affascinanti, paesaggi straordinari e prodotti enogastronomici unici, che meritano di essere valorizzati con politiche mirate e investimenti.

Dobbiamo sostenere le attività produttive e l’agricoltura locale, promuovendo le eccellenze enogastronomiche e artigianali, che sono una risorsa identitaria ed economica. Il turismo, legato alla storia, alla natura e ai sapori autentici, può diventare un volano di crescita per Carlopoli e per tutta la regione, rendendo questi territori sempre più attrattivi per chi vuole scoprirne la bellezza e l’autenticità.

La Regione, da tre anni a questa parte, sta puntando sullo sviluppo sostenibile, badando anche a far prevalere sui pregiudizi un racconto della Calabria più corrispondente alla realtà. È fondamentale migliorare la viabilità, potenziare i collegamenti e portare la banda larga in ogni angolo della Calabria, perché senza connessioni, fisiche e digitali, non può esserci sviluppo.

Per quanto mi riguarda, metto a disposizione delle vostre istanze di crescita le prerogative del Consiglio regionale, consapevole che per fare risultato occorre una sinergia interistituzionale, che veda lo Stato, la Regione, le Province e i Comune e il mondo associazionistico  remare nella stessa direzione per valorizzare le aree interne, che rappresentano una risorsa inestimabile e non una periferia da trascurare. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]

L’OPINIONE / Galileo Violini: Dall’Alpi all’Etna, soccorso azzurro alla Calabria

di GALILEO VIOLINIIl Sud e la Calabria non cessano di stupire. Nell’immaginario italiano, e del Nord in particolare, sono a volte, spesso?, portati ad esempio di una società amichettista e tribale. Eredità dei tre secoli di dominio spagnolo? 

Cinquanta anni fa la Calabria ricevette una ventata di modernità, prodotto della creazione della prima università calabrese, qualcosa che non era venuto in mente agli Asburgo di Spagna, che pure, negli stessi due secoli del loro dominio, ne avevano create una ventina in America Latina. 

Quella Università rappresentò un modello nuovo per l’Italia, per il suo carattere residenziale. E continua a rappresentare un fiore all’occhiello per la regione. Non può quindi non dolere che negli ultimi giorni la stampa regionale e nazionale ne abbiano parlato non per il prestigio nazionale e internazionale di cui godono molti suoi dipartimenti, ma per una polemicuccia in cui quegli stereotipi si sono intrecciati con la proiezione a livello locale dell’esprit de revanche culturale che caratterizza il governo nazionale.

Il detonatore è stata la proposta 4.69 di emendamento al Decreto Milleproroghe, presentata da due senatori, non calabresi per la verità. Infatti la prima firmataria è una senatrice siciliana, e il secondo un senatore lombardo. L’emendamento è uno deigli oltre milletrecento presentati, ma ha avuto l’onore di essere tra quelli che un relatore, egli sì calabrese, ha indicato nella seduta del 28 gennaio della Commissione preposta come presentati dal suo partito, che è anche il partito del presidente della Regione Calabria e della ministra dell’ Università e della Ricerca.

La scelta della decina di emendamenti per quella lista deve essergli stata gravosa. Si consideri che la senatrice prima firmataria, più che in un partito di centro destra, sembrerebbe essere l’ultima giapponese del PC(B)US, un’autentica  stakanovista. Pur oberata di impegnativi incarichi, segreteria della presidenza del senato, partecipazione in cinque commissioni, si è impegnata nell’analisi delle manchevolezze del Decreto e ha prodotto 171 emendamenti. L’ammirazione che suscita in qualunque cittadino una tale dedizione non impedisce di ricordare che la quantità raramente giova alla qualità e, nel caso specifico, ha posto in evidenza la sua poca dimestichezza con il sistema universitario italiano.

Uno dei temi ricorrenti degli emendamenti Ternullo-Paroli sono le correzioni temporali, una proroga  qui, un divieto di proroga là, (p.e., nell’emendamento 1.10, sulle facoltà assunzionali delle università). In alcuni casi, come per l’Anvur (emendamento 1.69), i due senatori hanno offerto un argomento a sostegno di una proposta di proroga. Può non apparire convincente, ma non è peregrino e non insulta la logica. Diverso è il caso dell’emendamento 4.69 di cui le male lingue, rappesentanza del Movimento Cinque Stelle nell’Assembla Regionale della Calabria o la quinta colonna del Fatto quotidiano, hanno insinuato che sia stato disegnato (male, come vedremo), su misura per il rettore dell’Università della Calabria, grazie ad un apparentemente innocuo incrocio di condizioni.

Il fondamento teorico, subliminale perché non espresso sarebbe un preteso cordone ombelicale tra educazione superiore e programmi regionali. Alxuni commenti della proposta hanno interpretato quanto non espresso dai proponenti nel senso che la proroga risponderebbe all’esigenza di seguire l’esecuzione dei Pnrr.

In realtà, senza giustificazione alcuna, l’emendamento propone tout court di prorogare fino al 31 dicembre 2027 i rettori delle regioni che, tra il 2022 e il 2024, sono state oggetto di un Piano di rientro sanitario, la cui università abbia una Facoltà di Medicina e chirurgia.  Norma di ampia applicazione verrebbe da pensare. Perchè insinuare che sia su misura? 

La sfida di trovare un nesso tra la durata del mandato dei rettori e i problemi annosi della sanità non era di poco conto. Le università formano medici, e a giudicare da un recente Data Room, presentato in una delle principali catene nazionali TV non di regime, il problema della Sanità italiana non è formarli, piuttosto trattenerli nel nostro paese. Che c’azzecca quindi verrebbe da chiedere quando i problemi relativi al Piano di rientro sono amministrativi e di gestione. Forse più importante sarebbe stato porre come condizione per mantenere in carica un rettore, che la sua università formi amministratori o economisti (sarebbe stato ancor di più pennellato sull’Unical, peccato non ci abbiano pensato i due senatori!) o giuristi di diritto pubblico e amministrativo.

L’impegno posto nel cercare un nesso, ancorché implausibile, spiega forse la prima sorprendente prova della scarsa conoscenza che i due senatori hanno del sistema universitario italiano. I rettori delle università entrano in carica il 1° novembre successivo alla loro elezione, salvo diverse disposizioni statutarie dell’ateneo e scadono il 31 ottobre sei anni dopo. Esotica quindi una proroga al 31 dicembre 2027, che comporterebbe dover allora fare qualcosa per rimettere ordine. Un tale vulnus alla situazione generale richiederebbe spiegazioni, ma certo prima occorre sapere che è un vulnus, anche se una spiegazione sospettiamo comprenderla.

Quanto all’intervallo temporale, verrebbe da osservare che nei tre anni in questione i rettori prorogandi erano in carica. Se non hanno potuto far nulla allora, né per altro era loro compito,  perchè immaginare che lo possano fare da qui al 2027?

Ma restiamo in tema. La legge che proibisce una seconda elezione di un rettore, anche se non consecutiva, è tassativa, non ambigua come potrebbe essere il caso del divieto di terzo mandato dei presidenti di regione. 

Per quale motivo una circostanza congiunturale che non attiene alle loro funzioni quale quella invocata dovrebbe essere presa in considerazione? Certo, il problema della sanità in alcune regioni è noto. Però, non solo le molte università in esse esistenti non sono state finora in grado di incidere su questo aspetto, ma non è certo un problema legato alla formazione dei medici, che è il solo di competenza delle università. Quand’anche fosse diversamente, non per questo l’autonomia regionale lo porrebbe nelle competenze delle regioni, richiedendosi  piuttosto politiche nazionali che regionali, e anche la controversa legge sulle autonomie pone limiti per quanto riguarda eventuali, ancorché possibili, differenze regionali nelle politiche di educazione superiore. Considerazioni ovvie, ma per motivi imperscrutabili, o forse no, i due senatori il nesso e la cura del problema li hanno comunque trovati nella proroga di due anni e due mesi della durata della carica dei rettori di università statali che abbiano una Facoltà di Medicina e Chirurgia (sic!) e si trovino in regioni con Piano di Rientro sanitario. 

Non entro nel merito di un eventuale amicchetismo (interessato) da parte della regione Calabria insinuato da alcune polemiche di questi giorni. In realtà il pressapochismo dei proponenti le svuota di contenuto.  Se anche l’emendamento fosse approvato, non sarebbe applicabile. L’inesperienza in educazione superiore dei due senatori (sorprendente soprattutto in un politico di lungo corso come il senatore Paroli), ha fatto trascurare loro il fatto che da quattordici anni le Facoltà sono state soppresse e sono state rimpiazzate da Dipartimenti, con la possibilità di Scuole, che in sede interpretativa potrebbero essere assimilate a Facoltà (è il caso di Catania) e con poche eccezioni, ma non nelle regioni in questione.

Quindi nella sua formulazione letterale l’emendamento è inapplicabile. Tuttavia non è da escludere che una benevola interpretazione possa estenderne l’applicazione a Dipartimenti. Potrebbe essere il caso dell’Università Magna Graecia, la cui soppressa Facoltà di Medicina ha dato origine a uno dei suoi tre dipartimenti, Medicina Sperimentale e Clinica. Ma il suo rettore non è in scadenza. Molta, troppa, buona volontà sarebbe necessaria invece per applicarlo all’Università della Calabria. Il primo problema è formale, essa ha solamente un corso di laurea, a numero chiuso (e non particolarmente elevato), il che rende arduo un suo upgrade di equivalenza alle Facoltà ante2010. Un secondo è sostanziale, come può un piccolo corso avere rilevanza per il Piano di rientro sanitario calabrese? Speranza tanto assurda da rendere la proposta arrogante.

Last but not least. Pare che ci sia solo un’altra Università cui l’emendamento sarebbe applicabile. In essa l’elezione è stata convocata. All’Unical lo sarà, ma solo se la legge non cambia. Coraggio senatori, se davvero il vostro partito ci tiene tanto a prorogare il rettore, modificate l’emendamento. Dite che la nuova legge penalizza glii attuali rettori rispetto ai prossimi, che potrebbero forse godere di un periodo di otto anni e proponete per tutti i rettori in carica una proroga di due anni e per piacere, non cercate un escamotage per escludere quelli scomodi come Montanari. L’Unical, non coinvolta istituzionalmente, vi sarà grata, per il danno d’immagine evitato. La minoranza all’Assemblea regionale e la logica no, ma si sa Il popolo vi ha votato. Se ne faranno una ragione. E poi Paris vaut bien une messe.

Che ne pensa signora ministra? Ella è professoressa universitaria di Diritto Pubblico. Le pare normale? o lascerà rinverdire lo scandalo di quando un poliitico disse: Abbiamo una Banca?  Qualcuno potrà attribuirle almeno il pensiero: Abbiamo una Università. (gv)

[Galileo Violini è stato prof. di Fisica presso l’UniCal]

 

L’OPINIONE / Francesco Cannizzaro: A Bruxelles raccontata una Calabria nuova

di FRANCESCO CANNIZZAROAbbiamo raccontato la Calabria, una Calabria nuova, appetibile, diversa da quei luoghi comuni che per anni hanno condizionato il pensiero di tantissimi investitori nazionali e d’oltralpe.

A Bruxelles, nella capitale d’Europa, nel cuore pulsante dell’Unione Europea, al cospetto di ambasciatori, commissari ed europarlamentari di altri Paesi, abbiamo illustrate tutte le peculiarità, le bellezze, le potenzialità ed i punti di forza della nostra terra. E le idee per il futuro. Un futuro che, fatti alla mano, grazie a tutte le misure che stiamo adottando con la filiera istituzionale targata Forza Italia che lega Bruxelles, Roma e la Calabria, ci sta proiettando ad essere punto di riferimento per tutto il Mediterraneo.

L’evento ha avuto un’enorme valenza storica, ma anche e soprattutto pragmatica, perché per la prima volta la Calabria è sbarcata formalmente ad un tavolo ufficiale europeo, ponendosi con forza all’attenzione del contesto internazionale con dati e proposte alla mano. Abbiamo illustrato il nostro progetto di Calabria e della volontà di rendere la Città metropolitana di Reggio una piccola Montecarlo d’Italia, capitale di un Mediterraneo che diventerà sempre più baricentrico nelle politiche nazionali ed europee, grazie al Piano Mattei che il governo Meloni (con in testa il Ministro degli Esteri Antonio Tajani) sta portando avanti con determinazione.

Ed è proprio qui che si incastra perfettamente il nostro disegno di Reggio del futuro, che può tramutarsi in ponte naturale con Africa e Medio Oriente. Con la realizzazione del Ponte sullo Stretto, dell’alta velocità ferroviaria, del Campus universitario, della nuova aerostazione e del nuovo porto, a cui si aggiungono i collegamenti veloci tra mare e montagna, come la Gallico-Gambarie, Reggio diventerà una città turistico-universitaria di livello internazionale.

Non è un sognO, è una realtà realizzabile e per la quale abbiamo già ampiamente gettato le basi con i risultati portati a termine in questi ultimi anni. Mancano ancora dei tasselli (per i quali siamo già al lavoro), come l’infrastrutturazione del Porto di Saline Joniche e della zona industriale di Campo Calabro, snodo nevralgico per la cantierizzazione del Ponte.

Questo spingerà diverse multinazionali ad investire nell’Area dello Stretto, attratte anche dalle zes e dell’ampliamento fisiologico di Porto e retroporto di Gioia Tauro, hub principale del Mediterraneo. Una grande capacità portuale senza precedenti, che in quella zona strategica del mondo farà gola a moltissimi. 

Per quanto riguarda il traffico aereo, la prova del nove sono i dati incredibili che il traffico aereo ha registrato nell’ultimo anno in tutti e 3 gli aeroporti. Non a caso, con noi al Parlamento Europeo era presente Eddie Wilson, CEO di Ryanair, ponendosi da tempo ormai come spontaneo e propositivo “ambasciatore di Calabria”, il quale ha annunciato ulteriori investimenti della sua compagnia per la rete aeroportuale calabrese.

Con questa presenza a Bruxelles non abbiamo fatto altro che inserire un altro tassello al grande puzzle iniziato in tempi non sospetti con Roberto Occhiuto, Giusi Princi e tutta la grande squadra politico-istituzionale di Forza Italia. Insieme per una Calabria straordinaria. (fc)

[Francesco Cannizzaro è deputato di Forza Italia e Segretario regionale del partito]

 

ALLARME A REGGIO: LA TERRA DEI FUOCHI
TANTE DENUNCE, MA NESSUN INTERVENTO

di PASQUALE ANDIDEROLa Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha decretato che lo Stato italiano ha violato il diritto alla vita degli abitanti della “Terra dei fuochi” per non essersi occupato del problema in modo tempestivo ed efficace.

La Corte ha definito il rischio alla vita per gli abitanti della Terra dei fuochi come «sufficientemente serio, reale e accertabile» e qualificabile come «imminente», e ha decretato che lo Stato italiano «fosse a conoscenza del problema da molti anni». Nonostante questo, lo Stato non ha affrontato «una situazione così grave con la diligenza e la tempestività necessarie», anche nell’ambito della prevenzione e della comunicazione dei rischi alla popolazione. 

La terra dei fuochi è anche Reggio Calabria, Mosorrofa, Sala di Mosorrofa, Mortara, Arghillà, Rione Marconi e non solo da anni denunciano l’esistenza di enormi discariche che periodicamente prendono fuoco. Nel corso della presentazione del libro Portami al Mare di Domenico Latino a Mosorrofa, in una sala gremita di persone presenti più che per la presentazione del libro per l’argomento che si trattava “Discariche, roghi e incidenza di Tumori”, ancora una volta è venuta fuori la fatidica domanda se c’è relazione tra essi.

Presente tra i relatori il dr. Giovanni Tripepi, dirigente di Ricerca CNR, che ha avviato lo studio epidemiologico promosso dalla garante regionale della salute prof.ssa Anna Maria Stanganelli, appunto su rifiuti, roghi e danni alla salute.

Il dr. Tripepi ha dichiarato che lo studio non ha ancora potuto, per motivi di privacy, indagare nello specifico l’incidenza nei vari quartieri mentre si sa, da consultazioni più ampie, che la città di RC nella sua totalità è nella media nazionale. Lo stesso è stato però chiarissimo nell’asserire che «non dobbiamo chiederci se c’è correlazione tra discariche roghi e salute perché è accertato che tutti i roghi sono dannosi alla salute e che la combustione dei rifiuti e altamente pericolosa per cui la vera domanda è quando si manifesterà il danno su chi è stato esposto agli inquinanti liberati».

Il ricercatore Tripepi stimava, nel corso dei 15 anni, il tempo di latenza dall’esposizione per la manifestazione dei danni alla salute. Nelle nostre discariche insistono materiali di ogni tipo, finanche l’amianto. I continui roghi liberano nell’aria diossina, fibre di amianto, e tante altre sostanze tossiche che noi, malcapitati, ingeriamo con la respirazione. 

A Mosorrofa, zona che conosco meglio, e da più di un ventennio che si va avanti con accumulo di rifiuti e combustione degli stessi e spesso d’estate arriva fin dentro casa quell’odore insopportabile di bruciato, di plastiche combuste, che ci costringe a chiudere porte e finestre che allontanano l’odore ma non sicuramente il rischio di aver respirato sostanze nocive. Negli ultimi 5 anni più volte abbiamo richiesto la bonifica e la messa sotto sorveglianza dei siti in questione, nulla si è mosso.

A niente sono serviti i sopralluoghi degli amministratori comunali, dei carabinieri forestali, delle comunicazioni fatte a prefetti e procure, delle attenzioni dei media. I cittadini hanno paura e ora, dopo la relazione del dr. Tripepi ma ancor di più dopo la sentenza della Corte Europea, si chiedono perché chi può e deve intervenire non lo fa? Si chiedono se possono denunciare chi di competenza deve occuparsi di questo problema e facendo orecchie da mercante lo accantona?

Di fronte alle tante morti per tumore che si stanno verificando le autorità preposte, si possono imputare di omicidio colposo? Non sappiamo se dal punto di vista legale questa imputazione può reggere ma sicuramente dal punto di vista morale è omicidio. Quanto decretato dalla Corte Europea per l’Italia può essere applicato ai nostri amministratori che sapendo da tanto tempo di un rischio reale, serio e imminente continuano a posporre all’infinito un vero intervento per proteggere la vita dei cittadini? (pa)

L’OPINIONE / Daniela Fumarola: Dati occupazione positivi ma bisogna fare di più sulla crescita

di DANIELA FUMAROLAIl dato della crescita zero del Pil nel quarto trimestre era purtroppo previsto ed in linea con la stagnazione europea, ma noi crediamo che vada anche messo in rilievo il dato della crescita dell’occupazione stabile nel 2024 soprattutto delle donne.

Certo tutto questo non basta, bisogna continuare con azioni di inclusione nel mercato del lavoro soprattutto dei giovani, e consentire alle donne di restare stabilmente nel sistema produttivo perché ancora una donna su cinque al primo figlio lascia il posto di lavoro.

La strada è ancora lunga. Abbiamo bisogno di più investimenti pubblici e privati, e qui in Calabria c’è una grandissima occasione che è quella delle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza che devono essere utilizzate in maniera appropriata e messe in sinergia con le altre risorse nazionali ed europee per la coesione territoriale e sociale.

Al Sud come in tutto il Paese dobbiamo generare nuova e buona occupazione di qualità, ben formata e contrattualizzata. Un lavoro stabile, ben remunerato e protagonista, sia nel pubblico che privato. Dobbiamo abbassare le tasse sui redditi medi da pensione e lavoro, dare impulso a politiche sociali e per la famiglia che rilancino i servizi, il potere d’acquisto, la sanità, il sostegno alla non autosufficienza, la formazione delle competenze. Bisogna costruire insieme nuove relazioni sociali e industriali basate sulla partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, come prevede la Costituzione e come ambisce a fare la nostra legge di iniziativa popolare, all’esame in questi giorni della Camera. Una più forte democrazia economica è la chiave per salari più alti e maggiore produttività, più sicurezza nei luoghi di lavoro, contrasto alla finanza speculativa e alle delocalizzazioni.  

Serve un Patto della responsabilità per mettere insieme le tessere del mosaico di una politica di sviluppo solida, equa, condivisa da tutte le forze sociali riformiste. Noi siamo per stare ai tavoli di confronto, senza pregiudiziali, cercare attraverso il dialogo e la contrattazione di realizzare piu’ partecipazione, per portare a casa riforme e risultati possibili in questa fase storica complessa ma densa di opportunità. (df)

[Daniela Fumarola è segretaria aggiunta di Cisl]

L’OPINIONE / Antonio Marziale: Calabria primeggia nell’accoglienza dei bambini

di ANTONIO MARZIALE – La Calabria è già un campo profughi, nel senso di terra d’accoglienza per i bambini che sbarcano e, benché sprovvista di strutture, si dimostra più che all’altezza della situazione, nonostante una legge, quella per i minori stranieri non accompagnati (MSNA), cosiddetta “legge Zampa”, dall’onorevole prodiana Sandra Zampa, approssimativa e inidonea.

La Calabria è la regione che più ha individuato e formato tutori per MSNA più di mille unità, già nel mio primo mandato da Garante, e sta continuando a lavorare con una Consulta dedicata che coinvolge le Università e tante associazioni. Ma i tutori non hanno emolumenti, e addirittura non fruiscono del permesso in orario di lavoro. Eppure, Prodi avrebbe dovuto e potuto fare molto di più per strutturare le politiche d’accoglienza. Era al vertice dell’Ue.

La boutade dell’ex premier denota un pensiero scaricabarile e disinformato che merita una risposta anche in tema di lavoro. Vede, professor Prodi, molte famiglie, con tanti bambini, stentano ad arrivare a fine mese e dunque tanti minorenni coinvolti sono relegati entro i parametri della povertà educativa, grazie soprattutto alle ricadute della memorabile – si fa per dire – gestione del passaggio dalla lira italiana all’Euro e lei dovrebbe ricordare qualcosa in proposito. (am)

[Antonio Marziale è Garante regionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza]

L’OPINIONE / Beniamino Azzarà: Pmi cuore pulsante dell’economia italiana e calabrese

di BENIAMINO AZZARÀNel contesto dell’era digitale, le aziende sono chiamate ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti tecnologici e alle dinamiche di mercato in continua evoluzione. Investire in ricerca e sviluppo è essenziale per sviluppare prodotti e servizi innovativi che rispondano alle esigenze sempre più complesse dei clienti. 

Un esempio significativo di come la digitalizzazione possa essere un fattore di crescita per le imprese è il progetto europeo Secure, lanciato da ultimo per sostenere le Pmi europee, che mira a migliorare la cybersicurezza delle stesse attraverso un finanziamento di 16,5 milioni di euro. Questa tipologia di investimenti risulta essenziale per garantire che le Pmi siano protette dalle crescenti minacce informatiche e possano competere su un mercato globale sempre più interconnesso.

I numeri parlano chiaro: gli attacchi informatici sono diventati la seconda minaccia globale, subito dopo la crisi climatica. Questo fenomeno non sorprende: man mano che le società diventano sempre più digitalizzate, le vulnerabilità aumentano, attirando attacchi sempre più sofisticati. I recenti episodi che hanno coinvolto banche, porti e aziende in Italia dimostrano come nessun settore possa dirsi al sicuro.

Le Pmi sono il cuore pulsante dell’economia italiana e calabrese, e per rimanere competitive è fondamentale che vengano messe nelle condizioni di adottare tecnologie digitali avanzate, come l’intelligenza artificiale, per ottimizzare la gestione aziendale e incrementare l’efficienza operativa.

Tuttavia, nonostante l’importanza di questi investimenti, le istituzioni e la politica debbano fare di più per supportare le Pmi, mentre le imprese devono mettere in conto che formazione e nuove competenze saranno le parole d’ordine per non soccombere.

Siamo ancora lontani dal colmare il gap tecnologico che esiste tra le PMI italiane e quelle di altre aree dell’Unione Europea.

È necessario un impegno concreto per favorire l’accesso delle PMI alle risorse necessarie per l’adozione di tecnologie come l’intelligenza artificiale e il cloud, strumenti che, se correttamente implementati, possono trasformarsi in vantaggi competitivi significativi. La promozione di una cultura aziendale agile e la formazione continua dei dipendenti sono elementi chiave per affrontare le sfide della digitalizzazione. 

La sicurezza informatica va rafforzata con sistemi in grado di resistere alle minacce, soprattutto in un contesto in cui gli attacchi informatici sono sempre più frequenti e sofisticati. Progetti come Secure, che offrono supporto tecnico e finanziario alle Pmi, sono fondamentali per rafforzare la sicurezza delle imprese, dei clienti e la loro stessa permanenza sul mercato.

È fondamentale che le istituzioni europee e nazionali continuino a investire in queste iniziative, per garantire che le Pmi possano proteggere i dati sensibili e restare competitive in un mercato globale sempre più complesso. Così come appare necessario che le stessi istituzioni locali si diano una mossa per accompagnare il processo e non accumulare altro ritardo. (ba)

[Beniamino Azzarà è Ceo di Sied It]

 

L’OPINIONE / Gianfranco Trotta: Ponte opera non strategica che assorbe risorse

di GIANFRANCO TROTTA – Quanto si sta palesando in Calabria con il mancato completamento della linea dell’Alta Velocità, la carenza di fondi e la mancanza di una strategia idonea ad individuarli, sommato alle gravi lacune ed eterne incompiute della nostra regione (come l’elettrificazione della linea Jonica, il completamento dello 106 e  l’A2 con lavori in corso senza soluzione di continuità), certificano come il Ponte sullo Stretto non solo non sia una priorità ma, anzi, assorba risorse fondamentali che andrebbero invece innestate in una geografia infrastrutturale e di viabilità gravemente compromessa che non solo limita la vita dei calabresi stessi, ma pregiudica anche la capacità di attrarre investimenti. In poche parole, il futuro della nostra terra in termini di crescita e di allentamento di spopolamento e desertificazione dovrà molto al modo in cui lavoreremo sulle infrastrutture.

È ora di ribadirlo in maniera chiara e di mettere al bando operazioni non strategiche per la Calabria, che sanno chiaramente di marketing politico e che possono affossare definitivamente i nostri territori assorbendone risorse.

Il confronto con Rfi dei giorni scorsi è stato, caso mai ce ne fosse stato bisogno, ancora più chiarificatore. Ecco perché nei prossimi mesi saremo impegnati, oltre che sui referendum sul lavoro e sulla cittadinanza e sulla sanità, anche sulla questione Ponte sullo Stretto, sulla viabilità, sui trasporti, sulla mobilità.

L’opera ha ancora molti lati oscuri. Tra questi il fatto che dovrebbe sorgere su una faglia ancora attiva, in una zona ad altissimo rischio sismico in cui si registrano ancora terremoti.

Ecco perché invito le forze politiche e di governo ad una riflessione ampia, che contempli esclusivamente il futuro della nostra terra, in termini di occupazione e sviluppo. (gt)

[Gianfranco Trotta è segretario generale Cgil Calabria]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Comunicazione a Meloni e ministri un’azione voluta, non dovuta

di GIACOMO SACCOMANNOSono decenni che la magistratura blocca le riforme che il Parlamento cerca di portare avanti. Un’azione che, negli ultimi giorni, è divenuta quasi insopportabile: uscire dall’aula nel momento in cui il Ministro della Giustizia o suo delegato interviene non è, sicuramente, edificante! Contestare in modo estremo la realizzazione di un programma voluto dal Popolo e, poi, protestare sventolando la Costituzione, è un’azione pesante e non apprezzabile. Specialmente, se si analizza la riforma che non pregiudica la posizione del PM, ma cerca solo di specializzare i ruoli e staccarli per evitare possibili condizionamenti.

D’altro canto, la riforma della giustizia è stata chiesta anche dall’Europa, visto che in Italia non funziona il sistema giudiziario e, quindi, vi è una incontestabile esistenza di palesi criticità. Una sola riflessione: nei procedimenti penali quasi il 50% di questi finiscono con assoluzioni e prescrizioni, specialmente quelli che riguardano la politica ed i cittadini comuni. Ma, nel frattempo, si è distrutta la persona, la carriera, la professionalità, l’impresa e, maggiormente, la famiglia. È Giustizia questa? Sicuramente No.

Nel civile, poi, i tempi sono decennali per avere una sentenza e spesso questa è inverosimile! Senza alcuna adeguata motivazione e con condanna alle spese rilevante per impedire una possibile impugnativa. La Giustizia vera deve dare risposte adeguate e non surrogati per impedire che questa venga utilizzata dal cittadino. Di questo i magistrati non ne parlano assolutamente! Per non dire poi della produttività! In sostanza, risulta più che evidente che si sta cercando solo di mantenere i privilegi esistenti di chi non risponde a nessuno e non paga per gli errori commessi, figli, spesso, di presunzione ed arroganza, che, però, creano una palese sfiducia nel sistema e nei giudici. Lo scontro odierno, poi, è la prova più evidente e manifesta che si vogliono boicottare le riforme e che nulla si vuole cambiare per migliorare un servizio dovuto ai cittadini. Inverosimile, ancora, l’avviso o la comunicazione di garanzia inviati alla premier Meloni e ai ministri, il giorno dopo della presentazione di un esposto da parte dell’avv. Li Gotti.

Mi chiedo e chiedo ai magistrati se tale celerità e tempestività sono sempre utilizzati nelle denunce presentate dal semplice cittadino e se, invece, spesso rimangono, anche per anni, nei cassetti delle Procure? A me pare che qui si ritrovi una arbitrarietà che la Costituzione vorrebbe evitare: l’azione penale è obbligatoria, ma, oggi, è, invece, solo discrezionale! In oltre 40 anni di attività professionale non ho mai visto una celerità del genere che fa molto pensare, ad un cittadino comune, che si tratti di una palese e pesante risposta al tentativo di portare avanti le riforme non volute da una parte della magistratura. All’estero parlano di strisciante “colpo di Stato!”.

L’Italia ha tante necessità, specialmente nel corretto funzionamento del sistema giustizia, e non può, oggi, sconvolgere i principi della nostra Costituzione: ognuno faccia il proprio dovere e non travalichi i limiti esistenti. Che i Magistrati facciano i Magistrati e garantiscano un sistema corretto e funzionante, così come il Governo ed il Parlamento devono fare le leggi e governare una Nazione, che non merita queste incomprensibili contrapposizioni. È giusto e non procrastinabile più che si facciano le riforme e che queste vengano rispettate da tutti. Così come è intollerabile che tutti paghino gli errori commessi ed i magistrati ne siano esenti! Anche su questo è necessaria una riflessione per ripristinare un momento di civiltà democratica e giuridica.  (gs)