Morti sul lavoro, un tavolo di concertazione permanente tra parti datoriali e istituzioni

Attivare, con un tavolo permanente con parti datoriali, la Regione, l’Inail, l’Asp, Ispettorato del lavoro e l’Inps, misure di prevenzione e verifica finalizzare a contenere. È una delle soluzioni individuate  al termine dell’incontro con il prefetto di Catanzaro, Enrico Ricci, sollecitato da Area Vasta Cgil Catanzaro-Crotone-Vibo, Cisl Magna Graecia e Uil Catanzaro-Vibo.

L’incontro con il prefetto, sollecitato nei giorni scorsi dai segretari di, Enzo Scalese, Salvatore Mancuso e Santo Biondo, rispettivamente segretario generale di Cgil Area Vasta, Cisl Magna Graecia e della Uil Catanzaro Vibo  è stato preceduto da un partecipato sit in che si è tenuto davanti alla Prefettura di Catanzaro. Presenti, tra gli altri, il segretario regionale della Cgil, Angelo Sposato, il consigliere regionale Raffaele Mammoliti, il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, la vice sindaca Giusy Iemma e il presidente del consiglio comunale del Capoluogo, Gianmichele Bosco.

I sindacati hanno consegnato al prefetto di Catanzaro, un documento nel quale hanno avanzato una serie di richieste al governo e alla Regione Calabria, alla luce delle recenti tragedie che hanno funestato anche il territorio calabrese. Il prefetto Ricci ha dimostrato grande sensibilità e attenzione alle richieste di Cgil, Cisl e Uil, che hanno sollecitato una maggiore prevenzione, un potenziamento dei controlli, un inasprimento delle sanzioni nei confronti delle imprese che non rispettato i protocolli di sicurezza, più assunzioni all’Ispettorato del lavoro e nella medicina territoriale, l’istituzione di una Procura nazionale.

A livello regionale i sindacati hanno chiesto l’attivazione di un tavolo aperto alle forze economiche e sociali, all’Inail e a tutte le istituzioni competenti, e l’istituzione di una commissione alla Regione Calabria «perché – è stato detto nel corso del sit-in – ormai gli osservatori non servono più».

«Il prefetto si è dimostrato disponibile a convocare questo tavolo con le parti datoriali, la Regione, l’Inail, l’Asp e l’Inps per fare una verifica della situazione. Abbiamo chiesto anche una verifica sui soggetti beneficiari dei fondi pubblichi perché è chiaro che chi non applica i protocolli sulla sicurezza, i dispositivi di protezione, non attua misure di prevenzione e si rende responsabile di questi infortuni non può accedere a nessun fondo pubblico o agevolazione pubblica o d’interesse pubblico», ha dichiarato al termine dell’incontro il segretario generale Cgil Calabria, Angelo Sposato.

Nei giorni scorsi il consigliere regionale Raffaele Mammoliti ha depositato una interrogazione in merito all’emergenza morti sul lavoro al presidente della giunta Occhiuto.

«In materia la Regione ha competenze ben precise. Le Asp hanno compiti di vigilanza in tema di salute e sicurezza sul lavoro – spiega Mammoliti –. Ho chiesto al presidente di verificare quante sono le risorse dedicate e in caso provvedere al loro incremento, quanto personale nelle Asp è utilizzato allo scopo, e quali iniziative vuole assumere se insufficiente. I morti purtroppo sono una sconfitta per tutta la società civile. In Calabria abbiamo poi un’incidenza molto maggiore rispetto alle altre regioni. Si aggira intorno al 125 in più. Sono cifre esponenziali sulle quali non ci può voltare dall’altra parte».

«La strage silenziosa continua. In Italia negli ultimi vent’anni hanno perso la vita 26mila lavoratori. Vanno applicate norme e regole che esistono – ha dichiarato il segretario generale dell’Area vasta, Enzo Scalese –. Oggi siamo qui a Catanzaro ma manifestazioni analoghe si svolgono e si terranno in tutt’Italia per affermare con forza che il triste fenomeno va contrastato con i tre mezzi cardine della formazione, della prevenzione e dei controlli. Non basta più la solidarietà post incidente».

«È una questione di ordine pubblico – ha aggiunto – finanche. Tra l’opinione pubblica deve passare il messaggio che il lavoratore deve essere sicuro di rientrare a casa al termine del suo turno. Le imprese devono fare di tutto e devono essere i qualche modo premiate le più ligie ai doveri normativi attraverso una sorta di patente a punti che abbiamo, tra l’altro, sollecitato».

«Quando arrivano le morti sul lavoro, in ciascuna famiglia colpita si verificano tragedie – afferma Salvatore Mancuso, segretario generale di Cisl Magna Graecia -. Il dato nazionale è più che allarmante, più di tre morti al giorno. La Calabria che è sempre alle ultime posizioni nelle classifiche che riguardano le cose positive, primeggia viceversa in quelle negative, e questa delle morti bianche è una di loro. Nell’ultima settimana due incidenti mortali a Lamezia Terme».

«Vogliamo andare otre la solidarietà – ha sottolineato –. Al prefetto chiediamo di aprire un tavolo con tutte le associazioni che sono interessate, per esempio l’Anmil, gli enti come Inail, le imprese, i lavoratori, per fare quanto è necessario. Aumentare i controlli, la formazione e la formazione. Spesso sono le aziende più piccole ad avere atteggiamenti di trascuratezza sulle norme, anche gli stessi lavoratori sottovalutano talvolta i rischi. Dobbiamo aiutare imprese e lavoratori perché il fenomeno si riduca. Urge un lavoro di squadra, c’è tanto da lavorare verso l’obiettivo zero morti sul lavoro».

«La Calabria non è ultima sul piano della rivendicazione dei diritti – aggiunge Santo Biondo segretario generale regionale e di Uil Calabria–. Il sindacato oggi a Catanzaro pone la questione al centro dell’agenda politica. Basta discutere, occorre agire. Al governo nazionale chiediamo più sanzioni, più ispezioni, una procura nazionale dedicata perché spesso le vittime non sono tutelate dalla giustizia, assunzioni negli ispettorati. Ma anche il governo regionale deve fare il suo. Al Consiglio chiediamo di istituire una Commissione regionale sulla sicurezza e sull’emersione del lavoro nero che indichi al governo regionale e al Consiglio come legiferare in materia. È intollerabile che le risorse europee vadano a finire anche alle imprese che non applicano la normativa vigente non applicando i contratti stipulati con le organizzazioni sindacali più rappresentative».

«La politica affronti seriamente la questione – ha ribadito – tanti omicidi, tante morti, tante invalidità permanenti. La Calabria faccia da apripista. Gli osservatori non servono. Le risorse ci sono. Il lavoro è materia concorrente, e le Regioni devono fare la loro parte non favorendo le aziende che ammalorano il mercato del lavoro e premino le aziende virtuose. Il tempo delle chiacchiere è finito. Sul piano regionale il presidente Occhiuto e il Consiglio dimostrino di avere a cuore questi problemi». (rcz)

Morti sul lavoro, Mammoliti (PD) chiede alla Regione interventi immediati

Il consigliere del Pd, Raffaele Mammoliti, ha depositato una interrogazione alla Regione chiedendo interventi immediati per le morti sul lavoro.

«I ripetuti episodi di incidenti mortali sul lavoro – ha spiegato – registrati durante gli scorsi giorni nel nostro Paese  e in Calabria interpellano la coscienza di ciascuno, per come affermato dal Presidente Sergio Mattarella, e impongono a tutti gli attori competenti di intervenire con maggiore incisività e forza».

«Garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro – ha ribadito – non può essere considerato un costo, ma un autentico investimento e un dovere per tutelare la vita dei lavoratori e applicare concretamente la nostra Costituzione. Solo attraverso l’affermazione della cultura della prevenzione, la formazione e il rispetto dei contratti di lavoro si potranno evitare infortuni mortali e  malattie professionali che negli ultimi tempi stanno costantemente aumentando».

«In meno di una settimana – ha ricordato – in Calabria si sono registrate due morti sul lavoro e i dati Inail riportano una media di 80 decessi al mese nel nostro Paese. In questo quadro l’indice di incidenza  della Calabria, elaborato dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente di Vega Engineering, unitamente ad altre regioni ( Umbria, Abruzzo e Basilicata) nei primi sette mesi del 2023, è addirittura del 125% superiore alla media nazionale».

«Il quadro diventa ancora più drammatico – ha proseguito – se  prendiamo in considerazione anche i dati provenienti dai cantieri  risultati irregolari soprattutto in Calabria, in seguito alla Maxoperazione “vigilanza 110 in sicurezza”, effettuata lo scorso 29 Marzo su tutto il territorio nazionale, da Ispettorato del Lavoro  in collaborazione con Arma dei Carabinieri, ASL, Inps, Inail».

«Ugualmente preoccupanti risultano, poi – ha detto ancora – le irregolarità riscontrate dopo i controlli effettuati dall’Ispettorato del Lavoro all’interno delle strutture turistiche in Calabria e relative ai rapporti di lavoro, al lavoro nero e all’orario di lavoro. Questi ultimi dati sono stati denunciati pubblicamente anche in seguito alla presa di posizione pubblica della Filcams Cgil regionale che  protesterà il prossimo mercoledì sotto la Cittadella».

«A fronte di un quadro così complesso e in via di peggiorament – ha evidenziato –, sono convinto che occorra agire con la necessaria determinazione e urgenza per assumere provvedimenti adeguati e coerenti per contrastare gli infortuni sul lavoro  e  evitare morti che non sono più accettabili per un Paese che voglia davvero dirsi moderno».

«Con questa  consapevolezza e impegno  – ha concluso –parteciperò, anche in rappresentanza del gruppo del Pd, al presidio unitario indetto  da Cgil Cisl, Uil lunedì a Catanzaro davanti la Prefettura per dire “Basta Morti sul Lavoro». (rrc)

Biondo (Uil): La Calabria primeggia per gli incidenti sul lavoro

Il segretario regionale di Uil Calabria, Santo Biondo, ha evidenziato un dato grave emerso dai dati forniti dall’Inal sugli incidenti sul lavoro, dove la Calabria, purtroppo, primeggia.

Dati che, per il sindacalista, «ci dicono che sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, non bisogna mollare, ma intensificare invece la nostra azione, affinché la politica assuma scelte chiare e precise. La nostra Campagna #ZeroMortiSulLavoro, ha avuto e continua ad avere questo obiettivo».

«Sulla sicurezza – ha evidenziato – occorre che il Paese si doti di una strategia nazionale. L’Italia è l’unico Stato in Europa a non averne una che metta insieme tutte le azioni, nazionali e territoriali, utili a contrastare la piaga degli incidenti sul lavoro. Scendendo dal piano nazionale a quello locale, sul tema della sicurezza, la Calabria deve fare tanta, tantissima, strada. Intanto, chiediamo alle parti datoriali di lavorare insieme affinché nella nostra regione si diffonda la contrattazione di secondo livello, di territorio, di settore, di filiera».

«La Calabria, in questo ambito – ha spiegato – deve recuperare un pesante ritardo che le lavoratrici ed i lavoratori pagano in termini di: retribuzioni più basse, meno welfare, meno sicurezza sui luoghi di lavoro. Una contrattazione di secondo livello il cui ricorso potrebbe essere incentivato, in accordo con la Regione, attraverso le risorse del Fse plus, della programmazione 14/20 e 21/27».

Per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro, poi, il segretario generale si è rivolto alla Regione Calabria, sottolineando che «l’Osservatorio per quanto importante è insufficiente. Intanto occorre mettere mano alla Commissione regionale sul lavoro sommerso, un retaggio dei precedenti governi regionali che così come è strutturata serve a poco».

«Questa Commissione va ripensata, va riformata e dobbiamo farlo insieme: Regione, parti datoriali e parti sindacali – ha rilanciato –. E, dato che lavoro nero e irregolare e insicurezza sul lavoro camminano, purtroppo, di pari passo, in Calabria occorre costituire un’unica Commissione regionale: quella per il contrasto al lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro».

«In Calabria quasi 136 mila sono i lavoratori irregolari, con un tasso di incidenza del 22% – ha concluso –. Quasi tre miliardi prodotti dal sommerso. La nostra regione è maglia nera in Italia per il lavoro nero e irregolare, nessun altra realtà del Paese presenta una performance così negativa.  Un Organismo regionale tecnico/politico, presieduto da una figura calabrese di rilievo, un esperto in materia, con funzioni consultive e propositive nei confronti della Giunta e del Consiglio regionale, sarebbe auspicabile». (rcz)

FRA DISOCCUPAZIONE E MORTI SUL LAVORO
LA CALABRIA È TRA LE PEGGIORI IN EUROPA

di SIMONA CARACCIOLO – La Festa del Lavoro è trascorsa appena da qualche giorno e tuonano i dati che vedono la Calabria tra le peggiori in Europa per disoccupazione, 4 giovani su 10 senza lavoro (statistiche Eurostat). Regione undicesima per morti sul lavoro con una incidenza del 5,7%. 

L’ultima rilevazione dell’Istat sui dati dell’occupazione in Italia è relativa a febbraio 2022, e fa registrare, rispetto al mese precedente, la crescita del numero di occupati che si associa alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi. L’aumento dell’occupazione (+0,4%, pari a +81mila) coinvolge uomini, donne, dipendenti a termine, autonomi e under50; calano invece i dipendenti permanenti. Il tasso di occupazione sale quindi al 59,6% (+0,3 punti). La percentuale sale, scende, oscilla di poco, continuando a scoraggiare i calabresi in cerca di occupazione.

Esistono gli strumenti giusti per attuare quella che è ‘l’occupabilità’, ovvero la possibilità di creare, per chi entra o chi è fuoriuscito dal mercato del lavoro, una competenza specifica che possa essere spesa lì dove realmente serve. Attraverso lo studio dei dati prelevati dall’Osservatorio ED si riesce a fotografare in tempo reale quella che è la condizione dell’occupazione in Calabria.  Pertanto, diventa fondamentale e particolarmente efficace mettere a regime strumenti come l’osservatorio, unitamente alle altre fonti di elaborazione statistica sui dati del sistema del mercato del lavoro, come l’Osservatorio sul lavoro sommerso, sul lavoro femminile, sul lavoro minorile, perché attraverso la lettura dei dati si potranno indirizzare le politiche del lavoro sul territorio calabrese. Misure tese a disciplinare le relazioni di interdipendenza tra domanda e offerta di lavoro nonché interventi volti a incentivare e agevolare tale incontro mediante azioni di sostegno a favore dei soggetti in cerca di prima o di nuova occupazione o mediante la previsione di modelli contrattuali che, tramite opportune regolamentazioni, sono destinati alla promozione dell’impiego di specifiche categorie di soggetti e dell’occupazione in generale.
L’azione della pubblica amministrazione assume un ruolo preminente nella programmazione e nella gestione di adeguate politiche economiche finalizzate ad accrescere le attività e gli investimenti produttivi territoriali oltre a prevenire e arginare il grave fenomeno della disoccupazione. 

Infatti, come la Vicepresidente Giusi Princi ha fortemente voluto “la rivoluzione regionale del comparto lavoro passa inevitabilmente da quella che è la riforma dei Centri per l’Impiego, per cui sono stati investiti quasi 40 milioni di euro, con l’obiettivo di creare i presupposti necessari per attuare politiche attive a misura di cittadino”. Bisogna creare un modello fattivo e funzionale dei servizi pubblici per l’impiego che sono gli avamposti delle Istituzioni sul territorio e, come tali, devono rispondere in maniera incisiva.

È importante colmare il divario tra le regioni del Sud Italia ed il resto della penisola ma anche permettere al territorio di poter parlare di etica del lavoro, offrendo al soggetto la possibilità di esprimere la propria personalità in quello che fa lavorando.

Come sosteneva Karl Marx, il duro lavoro e la diligenza hanno un beneficio morale e un’abilità, una virtù o un valore intrinseci per rafforzare il carattere e le capacità individuali.

L’etica del lavoro, quale filone dell’utilitarismo nasce, alla fine del Settecento, in ambito etico e grazie ad esso viene elaborata la centralità del concetto di utilità (è buono ciò che è utile). Il buono è l’utile. Agisce bene ed è felice, quindi, colui che massimizza la propria utilità.

La pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi del mercato del lavoro hanno cambiato ogni scenario futuro e i paradigmi del passato sono diventati desueti e inefficaci. Oggi, occorre intraprendere un percorso di umanizzazione dei processi organizzativi e aziendali che mettano al primo posto l’integrità umana. Sempre più aziende sembrano oggi aver compreso che dal loro crescente potere derivano implicazioni etiche e responsabilità sociali. Talvolta il rapporto tra etica e lavoro deve andare al di là del perimetro legislativo, mettendo in atto scelte aziendali che seguano la propria sensibilità etica qualora non ci fosse una norma che tuteli i lavoratori e le lavoratrici. 

Il lavoro etico deve tener conto di molteplici fattori, le esigenze di business dell’azienda e le esigenze personali e sociali del lavoratore. La linea guida è il benessere comune, il fine ultimo quello di valorizzare l’esistenza umana. Ciò vuol dire rispettare il principio della vita, “lavorare per vivere” e “non vivere per lavorare”. L’uomo in quanto persona, non è un mezzo ma un fine e, in quanto tale, precede il mezzo. 

I principi etici e morali di cui le aziende devono dotarsi sono la flessibilità, la sostenibilità ambientale, il digital transformation, e non ultima l’umanità. Se non si costruisce una politica di “ascolto” ma una linea di puro raggiungimento del business, si rischia di soffocare la parte “umana” del collaboratore e delle collaboratrici. In questo sistema di etica aziendale, è fondamentale la guida del leader, sia per l’azienda che per i dipendenti.

La chiave sta nel capire quanto il benessere del lavoratore possa aumentarne il rendimento. L’agire etico perseguito dall’azienda vuole essere, quindi, un incentivo razionale per cercare di capire non solo cosa sia giusto fare, ma anche il “perché” sia necessario farlo. L’obiettivo primario è quello di far sì che sia introdotta anche una valutazione etica, sia nel decidere i propri comportamenti sia nel valutare quelli degli altri, unendo in questo modo la sfera morale a quella manageriale, le responsabilità individuali a quelle dell’Azienda e la sfera professionale a quella organizzativa. 

Questo significa avviare una rivoluzione che sia profonda non solo per la possibilità occupazionale regionale ma anche per un importante cambiamento culturale delle aziende calabresi. (sc)

[Simona Caracciolo è esperta di Politiche Attive del Lavoro]

Fenealuil Calabria: Servono formazione e collaborazione istituzionale per fermare le morti sul lavoro

Maria Elena Senese, segretario generale di Fenealuil Calabria, ha ribadito la necessità e il bisogno di formazione e collaborazione per fermare la strage sui luoghi di lavoro.

La segretaria, infatti, si è rivolta agli imprenditori chiedendo di  «utilizzare lo strumento delle visite tecniche di cantiere da parte dei nostri Enti bilaterali, in quanto trattasi di sopralluoghi preventivi mirati a verificare il rispetto delle misure di sicurezza con lo scopo di individuare e segnalare eventuali irregolarità e fornire alle imprese ed ai responsabili della sicurezza in cantiere le opportune indicazioni volte ad eliminare o ridurre i rischi rilevati». 

«Pertanto tale attività – ha aggiunto – svolta dai nostri Enti di formazione e sicurezza, può solo contribuire a migliorare l’ambiente di lavoro attraverso una consulenza continuativa e gratuita per la sicurezza e l’igiene sul lavoro, per tutta la durata del cantiere. Tant’è che le osservazioni, rilevate dai tecnici dell’Ente Edile, vengono fornite all’impresa per poter sistemare eventuali incongruenze con l’obiettivo di poter continuare a lavorare in totale sicurezza evitando pericolosi infortuni sul lavoro».

«Alla politica – ha proseguito – chiediamo di non fermarsi nell’opera di potenziamento degli ispettorati del lavoro, che ancora oggi sono costretti a fare i conti con una pianta organica notevolmente sottodimensionata rispetto alle necessità del settore, e di sostenere la nostra proposta di prevedere un ispettore dedicato al settore edile per ogni provincia della Calabria che sia di sostegno e stimolo alla necessaria azione di controllo che deve essere portata a compimento diuturnamente».

«Ed infine – conclude l’appello – chiediamo alla Regione, stante la disponibilità di somme considerevoli destinate alla formazione, di avviare bandi per la formazione professionale e per i servizi al lavoro». 

«Dunque – ha spiegato – gli strumenti per una corretta formazione professionale ci sono, basterebbe che chi gestisce la cosa pubblica decidesse di sostenere finanziariamente queste esperienze professionali e, così facendo, compartecipare ai costi della formazione e creare un nuovo bacino di operai altamente professionalizzati per riscrivere il presente ed il futuro di un settore, quello edile, che da sempre è stato motore dell’economia». 

«Non può esserci – ha concluso – una vera ripresa senza una decisa inversione di rotta degli incidenti sul lavoro. La collaborazione fra tutti gli attori coinvolti è essenziale se si vuole porre fine a questa tragedia quotidiana». (rcz)

Cgil, Cisl e Uil Calabria: La Regione istituisca un tavolo sulla sicurezza sul lavoro

La Regione istituisca, all’interno del Dipartimento Lavoro, un tavolo sulla sicurezza sul lavoro. È quanto hanno chiesto i segretari  regionali di Fillea Cgil, Simone Celebre, Filca Cisl Mauro Venulejo, Feneal Uil, Maria Elena Senese, nel corso della conferenza stampa, svoltasi a Lamezia Terme, sul tema delle morti e della sicurezza sul lavoro.

I segretari regionali, inoltre, hanno aperto i lavori presentando la costituzione dell’Associazione Slc Calabria e la designazione degli Rlst (Rappresentanti Lavoratori Sicurezza Territoriale) nelle persone di Maria Antonietta Moricca, Cataldo Vitale e Spasimina Papasidero, che avranno il compito di rappresentare i lavoratori nei confronti delle imprese in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in tutta la regione (art. 48 D. l.vo n. 81del 2008 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro).

«Non si tratta di un atto burocratico – è stato sottolineato da Celebre (Presidente Associazione), Senese (vicepresidente) e Venulejo (Consiglio di amministrazione) –, ma di richiamare l’attenzione di tutti su un tema di civiltà. Avvieremo una campagna ad hoc per chiedere zero morti sul lavoro. C’è bisogno di provvedimenti seri e vogliamo da parte nostra dare un segnale importante: da domani saremo a disposizione di tutte le imprese per affiancarle sui temi della sicurezza e della prevenzione».

I sindacati dell’edilizia vogliono manifestare rabbia e indignazione di fronte alle morti e agli incidenti sul lavoro, ma anche essere propositivi.

«Di fronte a promesse disattese, a ipocrisie e rituali dei momenti delle tragedie sul lavoro – è stato affermato – non vogliamo che il tema sia dimenticato un momento dopo. I diritti fondamentali, tra cui quello alla salute, devono essere garantiti a tutti. Dai tanti protocolli sottoscritti devono derivare più controlli e più tutele. Chiediamo l’applicazione della patente a punti per le imprese e il rispetto della congruità del costo della mano d’opera rispetto al lavoro da eseguire, come previsto dal codice degli appalti».

I sindacalisti hanno evidenziato come «il sistema degli enti bilaterali possa garantire a lavoratori e imprese il rispetto delle regole sulla sicurezza e una formazione adeguata sul tema per lavoratori e datori». Alla politica, Celebre, Senese e Venulejo chiedono più attenzione. E se ci sono tante morti, vuol dire che manca qualcosa nell’azione degli organi preposti alla vigilanza e ai controlli.

«Con l’Associazione – hanno affermato – diamo anche un input alla Regione Calabria per l’istituzione, all’interno del Dipartimento lavoro, di un tavolo sulla sicurezza».

«Questi temi – hanno proseguito – devono diventare una priorità non solo per le OO.SS., ma per tutti i cittadini, perché cresca la consapevolezza che il lavoro deve essere dignitoso e che chiunque esce di casa per recarvisi deve avere la certezza di tornare a casa. Perciò è necessario un salto di qualità culturale: meno convegni e passerelle, più azioni concrete. Noi vogliamo dare un contributo alle imprese, per migliorare le condizioni di lavoro in tutte le aziende. In Calabria sono elevatissimi i numeri del lavoro nero, che riguarda oltre il 50% dei cantieri. Parte dell’imprenditoria locale approfitta della crisi: ma diciamo no al dumping contrattuale e a ogni forma di sfruttamento».

«Non si può scegliere – hanno detto ancora – quale contratto applicare solo in base al risparmio nel costo lavoro. Mettiamo a disposizione i nostri entri bilaterali, finanziati da lavoratori e imprese, per una formazione vera e utile. Facciamo la nostra parte, ma non basta. Sono necessari risorse, impegno delle istituzioni, intensificazione delle ispezioni e trasparenza, aumento del numero degli ispettori del lavoro e della qualità del servizio ispettivo per verifiche e controlli. C’è sensibilità da parte dell’Ance e di molte aziende. Il periodo di mobilitazione che si apre oggi deve servire ad estendere questa attenzione».

Subito dopo, i Segretari generali regionali di Cgil, Angelo Sposato, Cisl, Tonino Russo, Uil, Santo Biondo hanno annunciato una serie di iniziative che, in Calabria come in tutto il Paese, avranno come tema lo stop alle stragi sui luoghi di lavoro: assemblee e iniziative di mobilitazione, nonché contatti istituzionali e con i settori vivi della società calabrese: giovedì 20 maggio, ad esempio, incontreranno il presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Mons. Vincenzo Bertolone.

Sposato, Russo e Biondo hanno rivolto il loro ringraziamento alle Federazioni dell’edilizia, «che in Calabria sono all’avanguardia nella consapevolezza di lavoratori e imprenditori, con una bilateralità che funziona ed è un modello da estendere.

«Vogliamo mobiliare le coscienze di tutti – hanno sottolineato i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil – perché 3 morti al giorno nel nostro Paese e 31 in Calabria in un anno chiedono rispetto. Si tratta di una battaglia di civiltà che stiamo conducendo unitariamente. Tutte le istituzioni e le imprese sono chiamate a fare la loro parte, in una regione in cui, nella catena perversa di appalti e subappalti, i lavoratori sono l’anello debole. Questa è una giornata importante perché il settore edilizia di Cgil, Cisl e Uil in Calabria si dà in maniera organica una struttura per tutelare la sicurezza nei luoghi di lavoro. È fondamentale che questo stile operativo degli enti bilaterali, quindi con un impegno paritario di lavoratori e datori di lavoro, si allarghi a tutti i settori produttivi, a partire dall’artigianato che ne è completamente sprovvisto».

Gli incidenti sul lavoro – hanno detto ancora – «sono dovuti in larghissima parte alla mancanza di controlli nelle aziende piccole e medie. Necessitano perciò più verifiche e prevenzione. Chiediamo, inoltre, alla Regione Calabria maggiore attenzione e coordinamento per gli enti bilaterali e l’operatività di una commissione ad hoc sulla sicurezza nel lavoro che riguardi anche le malattie professionali».

Nei loro interventi, Sposato, Russo e Biondo hanno poi sottolineato che si va verso una fase di consistenti investimenti nell’edilizia e che le infiltrazioni della criminalità nelle imprese possono ostacolare l’azione del sindacato volta al rispetto delle regole.

«Solo un’azione corale può fare da argine a questo rischio concreto. Occorre formazione per lavoratori, datori di lavoro e consulenti delle aziende. La sicurezza deve diventare disciplina scolastica nell’ambito di una strategia nazionale di cambiamento culturale. Con un’attività d’impresa fortemente polverizzata, più consapevolezza su questi temi significa anche per le aziende una riqualificazione significativa: ci sono tanti bandi messi in campo anche dall’Inail, bandi cui molte imprese non accedono perché non capiscono che questo può portare anche ad un miglioramento delle performance aziendali».

«Sono necessarie, perciò – hanno ribadito –, prevenzione e formazione per un cambio di mentalità, per creare i presupposti affinché le aziende lavorino in sicurezza. E tutto questo è tanto più urgente in vista dell’utilizzo delle risorse del Pnrr». (rcz)

Morti sul lavoro, Cgil, Cisl e Uil Calabria: Subito un Patto per la salute e la sicurezza

È «necessario e urgente, a livello nazionale, un Patto per la salute e la sicurezza da sottoscrivere insieme al Governo, alle istituzioni locali, alle Associazioni datoriali, coinvolgendo tutti i soggetti preposti alla ricerca, alle verifiche e ai controlli: un Patto che riconosca la salute e la sicurezza sul lavoro come una emergenza nazionale». È quanto hanno dichiarato i segretari generali di Cisl Calabria, Cgil Calabria e Uil Calabria, Tonino Russo, Angelo Sposato e Santo Biondo, che parteciperanno alla conferenza stampa della Slc Calabria in programma per lunedì 17 maggio, alle 9.30, al Grand Hotel di Lamezia Terme con l’obiettivo di favorire la sicurezza e la salute dei lavoratori del settore edile, con le Federazioni regionali Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.

«Ci sono troppi incidenti e troppi morti nei luoghi di lavoro – hanno aggiunto –. Il lavoro – proseguono – deve servire a riconoscere la dignità delle persone, non a togliere loro la vita. È assurdo che, in una regione come la Calabria, alla precarietà di gran parte dell’occupazione debba aggiungersi anche il rischio per la propria pelle e per il futuro di tante famiglie. Bisogna finalmente dire basta alla sequela di vite spezzate o compromesse cui continuiamo ad assistere».

«È necessaria una strategia unitaria che agisca anche sul piano della formazione di lavoratori e datori di lavoro e interessi le scuole, per operare un vero e profondo cambiamento culturale perché, nelle priorità di ciascuno, ci sia al primo posto la vita delle persone che lavorano» hanno concluso i segretari regionali, annunciando che «presenteremo una serie di iniziative di mobilitazione che proporremo anche qui in Calabria all’insegna di un impegno comune: Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro».

Alla conferenza stampa, interverranno i Segretari regionali di Fillea Cgil, Simone Celebre, Filca Cisl, Mauro Venulejo, Feneal Uil, Maria Elena Senese e anche i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) Maria Antonietta Moricca, Cataldo Vitale e Spasimina Papasidero, recentemente eletti dalle Segreterie regionali Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, cui spetta il compito di rappresentare i lavoratori nei confronti delle imprese in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in tutta la regione (art. 48 D. l.vo n. 81del 2008 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). (rcz)