PARTE DALLA CALABRIA L’AIUTO A CONTE
CINQUESTELLE IN CRISI , CI PENSA LA NESCI

di SANTO STRATI – Arriva dal Sud, anzi dalla Calabria il sostegno più forte a Giuseppe Conte, impegnato a mettere ordine nella confusione che ormai regna sovrana tra i cinquestelle: se riuscirà a coagulare intorno a sé una buona parte dell’ex nomenclatura pentastellata, molto del merito andrà riconosciuto alla neo sottosegretaria per il Sud e la Coesione territoriale Dalila Nesci. La deputata di Tropea gli ha messo a disposizione il suo “pensatoio” Parole guerriere ribattezzato 2050+. È, come si dice in gergo, un think thank molto attivo nato lo scorso anno a febbraio, poco prima che scoppiasse la pandemia, con l’obiettivo di stimolare «un cambio di passo nella democrazia interna in Movimento 5 Stelle». A febbraio 2020 il Governo giallo-rosso viveva in buona salute, nonostante i mal di pancia sempre più evidenti in seno al Movimento e all’interno degli alleati dem. La pandemia ha, naturalmente, provocato un congelamento delle situazioni critiche e i conflitti si sono sempre più interiorizzati, lasciando trapelare un po’ di malumore da una parte e dall’altra, con relativa fuga di pentastellati sempre più insoddisfatti e i dem sempre più divisivi.

A fine anno la crisi, com’è noto, è arrivata al culmine e la nascita del governo Draghi «di salute pubblica» non ha fatto altro che accentuare la spaccatura fin troppo evidente tra i rigoristi “talebani” della prima ora e i “possibilisti” che piuttosto di andare a casa, anzitempo, hanno digerito senza bisogno di alka seltzer un boccone molto pesante. Le due anime (ma in realtà sono molte di più) del Movimento hanno mostrato il loro lato peggiore e la necessità di chiarimento si è fatta sempre più stringente. L’espulsione dei dissidenti non ha aiutato a compattare i “reduci”, nuovi sostenitori del “governo tuttinsieme”, anzi ha contribuito a esasperare gli animi.

Giuseppe Conte è sembrato, a quel punto, il provvidenziale messia pronto a intervenire e appianare divergenze e maldipancia (del resto era l’ultima chance per non tornare a insegnare all’Università di Siena). M il suo compito che già appariva complesso, sta subendo in questi giorni le complicazioni che Beppe Grillo si sta occupando di non fargli mancare, anche con la storia della scadenza dei parlamentari con due legislature. In questo contesto, il sostegno di 2050+, che come “pensatoio” si è fatto apprezzare anche fuori dal Movimento per le posizioni tutto sommato avanzate rispetto all’ortodossia grillina, per Conte è una boccata d’aria fresca. Non risolve tutti i problemi, ma decisamente aiuta ad alimentare la fronda antiGrillo che, a parole, continua a chinare il capo di fronte al fondatore e lider-maximo (?).

È, perciò, interessante osservare la straordinaria performance della deputata calabrese in questi ultimi tredici mesi: la sua disponibilità a candidarsi, a fine 2019, a governatore della Calabria per i grillini non aveva trovato alcun appoggio presso la classe dirigente (?) del Movimento. Anzi, nonostante l’azzardo che era disposta a correre (quando poteva starsene comoda e tranquilla negli scranni di Montecitorio), s’è trovata in grossa difficoltà con una guerra interna che, da lì a poco, avrebbe provocato il disastro delle elezioni regionali in Calabria. I grillini si sono ritrovati con un esterno (il prof Francesco Aiello vicino al movimento, ma non iscritto) che non è riuscito nemmeno a raggiungere il quorum (grazie alla guerra intestina del fuoco amico calabrese) e hanno iniziato una parabola discendente che non si è ancora arrestata.

La Nesci ha incassato il colpo, ma non ha fatto schiamazzi né pubbliche esternazioni: s’è messa a lavorare senza sosta e s’è inventata, con il fratello Diego Antonio, Parole Guerriere per portare un contributo alla soluzione della crisi irreversibile del Movimento. Un think thank destinato a raccogliere idee all’insegna di un motto di per sé molto indicativo: pensiero-parola-azione. Ovvero un modo inedito di fronteggiare grandi temi politici, economici e sociali, obbligando a indicare una “scelta”: istruzione o educazione? trasgressione o disobbedienza? denaro o ricchezza? legge o diritto? Nonostante la pandemia, il pensatoio ha continuato a macinare dibattiti e contributi, con l’adesione di una  quarantina di parlamentari. Aveva iniziato con un incontro “evoluzionario” su Cosa resta di Giordano Bruno 420 anni dopo il 16 febbraio 2020 e organizzato qualche settimana dopo una sorta di stati generali per capire quali margini ci fossero per i pentastellati avviati verso la catastrofe.

Diego Antonio NesciDiego Antonio Nesci (una laurea in Giurisprudenza in Spagna e una magistrale in relazioni internazionali in Italia) ha chiarito in più occasioni che Parole Guerriere e lui personalmente non rappresentavano una crociata contro Davide Casaleggio, ma esprimevano un’esigenza di chiarezza. Non a caso, ieri ha detto: «Osservo solo, da anni, che nel nostro statuto coesistono due associazioni M5s e Rousseau. Cosa alquanto bizzarra. Infatti due “poteri” nello stesso perimetro: o si accordano o si fanno la guerra. Quello che sta succedendo da qualche mese lo dimostra».

Con il Movimento, per la verità, Nesci-fratello non ci va sul leggero; all’indomani delle espulsioni nei confronti di chi non aveva votato per Draghi disse più o meno «avete il morto in casa e fate finta di niente… ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Con la scissione finalmente la vendetta di Renzi per il 2016 sarà compiuta». Sul M5S ha scritto su fb: «Come tutti quelli che hanno fatto un corso mezzo serio di Scienza Politica banalmente sanno, non è un partito ma è un movimento. Come il movimento Forza Italia, per esempio, è un movimento a guida carismatica. È strettamente legato cioè a un capo carismatico (erano due inizialmente) che decide tutto l’essenziale. Decide i cambiamenti sostanziali, decide della direzione politica della propria creatura. Ne decide la vita (la nascita) e la morte (lo scioglimento)». Ma non è un endorsement a Grillo, anzi semmai ne delinea i limiti e l’esaurimento della spinta iniziale: Conte può riuscire nel suo progetto politico solo se riesce ad “ammazzare” (ideologicamente parlando) il Capo e trasfigurarsi in un pallido ricordo di Grillo che alle battutacce oppone idee e intenti propositivi.

E torniamo a Dalila, la superattiva parlamentare che si sta ritagliando una posizione di tutto rispetto non solo nella sua regione, ma a livello nazionale. L’altro ieri s’è fatta un tour in Calabria che nemmeno i democristiani d’antan riuscivano a sostenere, parlando di salute, Zes, porto di Gioia e tanto altro, su tavoli diversi, forte della sua nuova creatura politica che potrebbe, seriamente, accogliere molti tranfughi pentastellati, tra espulsi, disorientati, smarriti e incazzati. Però, diciamo la verità: Parole Guerriere era un bel nome che lasciava immaginare irriducibili combattenti, il nuovo (2050+) sa di agenda programmatica, molto burocratica, e morde decisamente di meno. L’obiettivo dichiarato, oggi, è supportare Conte nel momento cruciale della sua impresa. Bisognerà vedere come volgerà l’ormai evidente rottura Casaleggio-Grillo e quanto l’ex-comico abbia voglia di continuare a far piangere chi ha creduto in lui. A molti italiani, peraltro, non sempre è riuscito a strappare le risate che sono il pane quotidiano di qualsiasi cabarettista di mestiere, tutt’al più un sorriso, modesto. Come modesta è stata la sua provocazione sfociata in movimento politico.

L’implosione del Movimento è vicina e Conte dovrà, dunque, tratteggiare un disegno politico completamente nuovo se non vuole rischiare il prevedibile flop. Del resto, basterebbe rileggersi e ripassare la storia: c’è stato il precedente dell’Uomo Qualunque che sembrava, nel ’46, pronto a conquistare il cuore (politico) degli italiani e poi è finito nel totale dimenticatoio. Oggi se chiedete a qualcuno di Giannini, vi risponde «chi? il direttore de La Stampa?, quello che è sempre in televisione?». (s)

LA FRONDA GRILLINA CALABRESE A DRAGHI
NO 4 SENATORI, 2 DEPUTATI: CAOS NEL M5S

di SANTO STRATI – La “invincibile” macchina da guerra dei pentastellati, che nel 2018 sbaragliarono un po’ dovunque i partiti tradizionali, e in Calabria raggiunsero traguardi inaspettati, s’è inceppata al voto di fiducia. Su 15 senatori grillini che hanno votato no 4 sono stati eletti in Calabria, uno (Auddino) è risultato assente; lo stesso a Montecitorio, a parte gli assenti, hanno detto No a Draghi due deputati calabresi (con una assente). Legittima posizione la loro, accolta, però, con poca indulgenza dall’attuale capo politico Vito Crimi che ha attivato subito le procedure per l’espulsione.

I senatori dissidenti (o forse sarebbe meglio chiamarli ortodossi) Nicola Morra, Bianca Laura Granato, Margherita Corrado e Rosa Silvana Abate, per la verità, avevano annunciato per tempo il proprio dissenso. Anzi, la sen. Granato aveva espresso parole di fuoco contro l’intesa sul governo per poi calcare ulteriormente la mano con un pesante atto d’accusa a Crimi: «Sono lieta di aver servito il Movimento 5 Stelle finché ho ritenuto in fede e coscienza che il Movimento servisse i cittadini attraverso un progetto politico orientato al bene collettivo. Da qualche tempo la linea a noi sembra deviata da un percorso politico condiviso fatto per i cittadini ad uno non condiviso con nessuno, fatto a beneficio di pochi che va da tutt’altra parte. Non siamo gli utili idioti di nessuno». Apprezzabile coerenza che attesta, ove fosse ancora poco chiaro, la profonda crisi che sta attraversando il movimento grillino e non solo in Calabria. Dei deputati hanno detto no Francesco Forciniti e Francesco Sapia, mentre non era presente la deputata Elisa Scutellà.

L’accusa che si scambiano i pentastellati (ma chi sono gli ortodossi, visto che Grillo ha “benedetto” il governo di larghe intese?) è di essersi “imborghesiti”. Ma non è il voto di fiducia al nuovo governo che ha scoperchiato il caos che ormai regna sovrano e che attesta, in maniera indiscutibile, la profonda debolezza del progetto politico che aveva convinto milioni di elettori. Se si votasse domattina, facile prevedere un’ecatombe di voti con percentuali di consenso precipitare (dal 43, 32% del 2018) a una cifra, probabilmente – a essere generosi – al di sotto del numero 5.

Si è rivelata in questi quasi tre anni di legislatura l’assoluta inadeguatezza sia degli uomini e delle donne mandati al Parlamento, sia l’inconsistenza delle idee alla base della presunta rivoluzione grillina. Dal vaffa popolare si è passati a un populismo pericolosamente demagogico e basato su irrigidimenti di posizione volti più a dare visibilità che a consolidare un’idea di politica. Quanti «No» gli italiani hanno dovuto subire per opera e virtù del popolo grillino al potere? Se li ricordano tutti, non basterebbero un po’ di pagine a citare atteggiamenti e scelte che di condiviso hanno mostrato davvero poco, per dire dalle Olimpiadi di Roma al Ponte sullo Stretto. Con iniziative che, pur lodevoli nelle intenzioni (reddito di cittadinanza) hanno poi mostrato il livello costante di improvvisazione: il reddito di cittadinanza ha salvato, sicuramente, parecchie famiglie da un grave disagio sociale ed economico, ma ha fallito l’obiettivo di fondo che era quello di rimettere al lavoro quanti l’avevano perso, offrire opportunità a chi non ha lavorato mai. Invece si è rivelato un sussidio per malvolenterosi, delinquenti e mafiosi, scansafatiche a vita. E che dire dei famosi navigator? Altro fallimento completo…

Ma qui non vogliamo fare una disamina del fallimento politico dei Cinque Stelle, intendiamo, invece, occuparci del ruolo dei parlamentari grillini in Calabria, la cui inevitabile dissoluzione si scontra con l’approssimarsi delle elezioni regionali. Per rinfrescare la memoria, è bene ricordare che lo scorso anno ci fu una guerra interna contro la povera Dalila Nesci che aveva improvvidamente offerto la sua disponibilità per la candidatura a Governatore. Il centro di potere grillino (non chiedeteci dove sia, non lo sanno nemmeno loro) l’ha fulminata. E, anziché tentare di replicare l’intesa di governo con i dem, venne deciso di andare in solitaria, contro tutti. Peccato che lo stesso prof. Francesco Aiello, candidato cinquestelle, sia stato bersaglio – inaspettato –  del fuoco amico senza nemmeno riuscire a conquistare un seggio in Consiglio.

Con i cinquestelle spaccati, quale scenario si offre alle prossime regionali? Qualcuno aveva avanzato il nome del parlamentare Carmelo Massimo Misiti (ottimo chirurgo, meno in evidenza come politico) per una candidatura pentastellata, ma la proposta è svanita tra malcelati sorrisi maliziosi. E allora? Al momento le idee sono piuttosto confuse e l’appello dell’ex presidente del Consiglio regionale Nicola Irto di azzerare tutto e fare un fronte unico della sinistra non ha trovato ascolto. Non solo presso Luigi De Magistris che ha puntutamente ribadito che gli arancioni e i movimenti civici andranno da soli, anche contro il resto della sinistra, ma ovviamente anche presso i grillini calabresi. I quali – sia detto per onestà – non contano più nulla, però risulta evidente che la grande massa di voto che andrà smarrita da qualche parte deve pur finire: non è immaginabile un’astensione totale di tutti i delusi dai Cinque Stelle, quindi bisogna pensare a come accaparrarsene una parte. È quello che pensavano (e forse ancora pensano) i dem, ma qual è l’interfaccia con cui dialogare? Quelli che hanno detto sì al governo multicolore, o quelli che si arroccano ancora su posizioni di intransigenza assoluta? Non si sa.

Per questo il No a Draghi, in realtà, ribalta qualsiasi previsione di possibile intesa dem-grillini per manifesta “incompatibilità”. Resta da capire come possa rimanere al suo posto di presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra (ligure, eletto tra i CinqueStelle al Senato in Calabria dove insegnava storia e filosofia al liceo Telesio di Cosenza), dopo che è stato “cacciato” dal Movimento con l’annunciata espulsione di massa (annunciati 32 fuori). Il professore l’ha presa con filosofia: «faremo le nostre valutazioni» – ha detto, spiegando di non essere interessato ad aderire a un eventuale nuovo gruppo, ma la sua permanenza a capo della Commissione provocherà inevitabili mal di pancia. Aveva anche immaginato, Morra, di offrire la sua candidatura per la Regione, ma evidentemente conoscendo bene i suoi sodali calabresi ha immediatamente cancellato l’idea. Nel caos si può anche emergere, sia ben chiaro. Ma ci si può perdere nell’anonimato totale. Andatelo a spiegare ai 406.895 elettori che il 4 marzo 2018 hanno messo una croce sul simbolo pentastellato. (s)

Elezioni in Calabria, tavolo virtuale tra Pd, Movimento 5 Stelle e le forze di Centrosinistra e Movimenti

Domani è in programma, virtualmente, un tavolo tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle con le forze di Centrosinistra e Movimenti per iniziare a definire un programma in vista delle elezioni regionali del 14 febbraio 2021.

Al tavolo virtuale, ci saranno le Sardine, Italia VivaIo resto in Calabria, Art 1, Si, Socialisti, Centro democratico, Verdi, Calabria Aperta (di Nicola Fiorita, candidato a sindaco di Catanzaro nel 2017).

Inoltre, era prevista anche la partecipazione del movimento Tesoro di Calabria di Carlo Tansi che, tuttavia, in una lettera inviata al commissario regionale del PDStefano Graziano, ha contestato la convocazione per domani, domenica 13 dicembre, per discutere del programma elettorale e non per individuare il nome del candidato presidente.

Nella lettera, Tansi ha ricordato che «la data delle elezioni regionali, oramai definitiva, al prossimo 14 febbraio – annunciata dal presidente f.f. Nino Spirlì senza alcuna reazione da parte dei consiglieri regionali di opposizione e con il tacito ma significativo e inquietante avallo del Governo Nazionale – impone ai movimenti civici come Tesoro Calabria che non sono attualmente rappresentati nel consiglio regionale e o nei Gruppi del Parlamento, la raccolta di molte migliaia di firme dei sottoscrittori delle liste elettorali circoscrizionali su appositi modelli in cui, per legge, devono essere riportati oltre al simbolo della lista, i nomi dei candidati consiglieri ed il nome candidato presidente cui la lista si collega».

«Nel rispetto delle norme di legge, quindi – si legge nella lettera – tutte le liste civiche, in particolare le 9 liste circoscrizionali predisposte dal movimento Tesoro Calabria, dovranno raccogliere le firme degli elettori sottoscrittori, alla presenza di un delegato ad autenticarle, nel periodo compreso tra il sessantesimo ed il trentesimo giorno precedenti la data delle elezioni (cioè 15 dicembre-14 gennaio), con le feste natalizie e la gente chiusa in casa per la pandemia. Per poter raccogliere, nei ristretti tempi a disposizione, le numerose firme che consentiranno anche alle liste civiche di Tesoro Calabria di partecipare alle prossime elezioni, è perciò indispensabile che venga designato entro il 15 dicembre il candidato presidente da indicare nei modelli della raccolta delle firme, unitamente ai candidati consiglieri.».

«È molto discutibile che – continua Tansi – a fronte di una tale necessità prevista dalla legge e ripetutamente rappresentata nei mesi scorsi dai rappresentanti di Tesoro Calabria, lei, in qualità di commissario regionale del PD, comunichi, a mezzo stampa, di voler convocare per domenica 13 dicembre un Tavolo di Concertazione aperto alle forze civiche, non per individuare il nome del Candidato Presidente condiviso, ma per “incominciare a parlare di programmi elettorali”, fatto che prelude a tempi molto lunghi prima di giungere a conclusioni condivise. Tavolo al quale sono stato personalmente invitato telefonicamente, tre giorni fa, dal referente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Giorno e, ieri sera, dalla sua persona.
 Egregio commissario Graziano, non me ne voglia, ma questo modo di procedere sembra – a pensar bene – ovviare alla necessità di “prendere tempo” per nascondere eventuali difficoltà in cui versa il PD in Calabria e si presta all’inevitabile designazione, poco prima delle elezioni, di un candidato destinato a una molto probabile sconfitta elettorale. A pensar male, ritengo che, ancor più probabilmente, questo atteggiamento altro non sia che una evidente strategia di “fare melina” (calcisticamente parlando), per far scadere i tempi utili a Tesoro Calabria per raccogliere le firme entro il 14 gennaio e quindi per escluderla dalla competizione elettorale».
«Le ultime elezioni regionali – ha detto ancora Tansi – e il risultato ottenuto dal deludente Pippo Callipo, dovrebbero essere un esempio da evitare. A meno che il PD, anche questa volta, si accontenti di eleggere qualche consigliere di minoranza e delegare il governo della Regione alla destra a trazione leghista. Tesoro Calabria non ci sta. Ritiene che ci siano le condizioni per poter vincere e governare la Regione più bella d’Italia, attraverso una coalizione elettorale civica coesa, guidata da un candidato presidente proveniente dalla società civile, riconosciuto e riconoscibile per competenze amministrative e presenza nella realtà territoriale, ed in grado di realizzare il cambiamento che i Calabresi perbene auspicano. Coalizione che veda nelle liste candidati che non siano i soliti noti o i loro portaborse o compari d’anello».
«Tesoro Calabria – ha proseguito Tansi – vuole partecipare con le proprie liste per vincere. Ma per fare questo dovrà iniziare subito a raccogliere le firme necessarie per presentarle il 15 gennaio, altrimenti rischierebbe una clamorosa esclusione. I prossimi 5 anni di governo regionale possono rappresentare un’occasione irripetibile per riscrivere la storia della nostra Terra dal momento che arriveranno dal Recovery Fund decine di miliardi di euro –importo mai concesso alla Regione Calabria dal dopoguerra ad oggi – per risolvere i problemi che affliggono la nostra comunità in modo sempre più opprimente: la sanità, il lavoro, la spazzatura, il mare sporco, la sicurezza idrogeologica e sismica, la burocrazia, i trasporti e le infrastrutture, le disabilità. Problemi che, né il partito che lei rappresenta, né gli altri partiti di centro-destra, hanno mai avuto la capacità di risolvere. Se torneranno i soliti noti a gestire il treno di opportunità che offrirà il Recovery Fund, si perderà un’occasione irripetibile per garantire un futuro alle nuove generazioni calabresi».
«Egregio Commissario Graziano – ha detto ancora Tansi – attenderemo fino al 14 dicembre. Poi saremo obbligati a compilare i modelli per la raccolta-firme con l’indicazione dei candidati consiglieri e del candidato presidente, nel rispetto delle norme che regolano la partecipazione democratica alle elezioni, garantita dalla Costituzione. Norme che in Calabria, per interessi di parte, si tende, ancora una volta, a eludere. Per questo motivo ho deciso di non partecipare alla riunione di domani (domenica 13 dicembre), eccetto il caso in cui lei ci garantisca che da questa riunione  – o comunque entro e non oltre la giornata di lunedì 14 dicembre p.v. – si possa giungere alla definizione del nome (e non del profilo) del candidato a presidente, nonché ai criteri di selezione dei candidati delle varie liste a sostegno del presidente e ai programmi condivisi». (rrm)

I parlamentari e consiglieri comunali del M5S prendono distanze dalla nomina di Zuccatelli

I parlamentari e consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Bianca Laura GranatoGiuseppe AuddinoElisa ScutellàElisabetta Maria BarbutoFrancesco SapiaAlessandro MelicchioMargherita CorradoLaura FerraraGiuseppe MarascoMichaela AnselmoDomenico SantoroGiuseppe GiornoMilena Gioè hanno preso le distanze «dalla nomina di Giuseppe Zuccatelli come commissario straordinario della sanità calabrese, che ha creato grande imbarazzo tra noi portavoce del Movimento 5 Stelle».

«A seguito dell’uscita del video che lo riprende – hanno dichiarato i portavoce del Movimento – mentre esprime colorite teorie empiriche quasi negazioniste sulle modalità di contagio del virus Covid 19, a una settimana dalla proclamazione della Calabria “zona rossa”, la nomina frettolosa di Zuccatelli si è rivelata inopportuna, un’inaccettabile beffa per i cittadini, costretti a restrizioni sulle attività produttive, sulla frequenza scolastica in presenza, non per il numero dei contagi, ma per una gestione sanitaria inadeguata a cui oggi la politica è chiamata a porre rimedio».

«Dopo le dimissioni del generale Saverio Cotticelli – hanno proseguito – non possiamo permetterci un’altra figura inadeguata a sovrintendere alla sanità calabrese. Nella giornata di ieri abbiamo chiesto al nostro Capo delegazione, Alfonso Bonafede di rappresentare al Presidente Conte e al ministro Speranza la nostra proposta di revoca della nomina di Zuccatelli con effetto immediato o, tutt’al più, il suo mancato rinnovo con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Calabria, che avverrà a giorni».

«È fondamentale – hanno concluso i portavoce del Movimento 5 Stelle – avere la certezza che la Calabria sia messa questa volta in buone mani. Siamo sicuri che il nuovo decreto potrebbe essere salvifico per la sanità calabrese solo se la sua attuazione sarà affidata alle persone giuste». (rrm)

Auddino (M5S): primi test rapidi all’Ospedale di Locri, poi toccherà a Polistena

Il sen. Giuseppe Auddino (M5S) ha comunicato che da ieri si è cominciato a processare i test rapidi antigenici all’ospedale di Locri. La data è stata rispettata grazie ad un grande lavoro di squadra, in sinergia con l’ASP di Reggio Calabria. «Dalla prossima settimana – ha dichiarato il senatore pentastellato –, entro il 10 novembre al massimo, potremo processare i test rapidi per la diagnostica anche a Polistena, come promesso».

«Questi test rapidi – ha detto il sen. Auddino – sono quelli a fluorescenza e chemiluminescenza, con un elevato livello di affidabilità; pur avendo un’elevata attendibilità, di poco inferiore a quella del tampone molecolare, danno il responso in appena 20 minuti. Era fondamentale attivare i due laboratori di Polistena e Locri anche per questo tipo di analisi: avremo velocità di esecuzione ed elevata attendibilità nel responso del test antigenico, senza dover ricorrere ai due laboratori di Reggio Calabria già oberati di lavoro. Vigilerò anche sul rispetto della data del 10 novembre per l’ospedale di Polistena.

«Poi toccherà anche ai tamponi molecolari, a tutt’oggi gold standard per la diagnosi. Purtroppo, i contagi nella nostra Regione sono in continuo aumento, pertanto si rende necessario processare nei laboratori degli ospedali di Polistena e Locri anche i tamponi molecolari. Bisogna agire ed in fretta. Rinnovo il mio impegno costante volto a risolvere le carenze del sistema sanitario della nostra Regione, soprattutto in questo momento difficile, in cui incombe su tutto il Paese un’emergenza sanitaria senza precedenti» ha concluso Auddino. (rp)

Il «mea culpa» di 4 parlamentari M5S: «Chiediamo scusa a tutti i calabresi»

I deputati del Movimento 5 StelleFrancesco SapiaBianca Laura GranatoGiuseppe d’IppolitoPaolo Parentela, hanno scritto una lettera aperta ai calabresi, dal titolo Ripartiamo dall’umiltà.

«Chiediamo umilmente scusa. Siamo coscienti – hanno scritto i parlamentari – che il Movimento 5 Stelle ha perso in Calabria un importante consenso elettorale e che non siamo riusciti ad entrare in Consiglio regionale. Abbiamo commesso tanti sbagli, intanto riguardo al decreto Calabria. Inoltre, a causa di individualismi interni spesso prevalenti sul “noi”Quattro deputati chiedono scus e sui princìpi del Movimento, non abbiamo saputo fare gioco di squadra: sia con la base, sia nel portare avanti le battaglie storiche su ambiente, beni comuni e sanità pubblica, sia per cambiare passo nella nostra regione».

«Dagli errori, però, si impara, si cresce e – proseguono i parlamentari Sapia, Granato, d’Ippolito e Parentela – si riparte con determinazione, coscienza, progetto. Ci avete eletto parlamentari e questo ci carica di grande responsabilità.  Perciò sentiamo l’obbligo morale di rispondere al disperato “urlo” di aiuto del popolo della Calabria».

Nella lettera, che dà l’idea di un manifesto programmatico, i quattro parlamentari del Movimento 5 Stelle assicurano: «Con il cuore e la passione è nostra intenzione: avanzare proposte concrete e ove necessario in ogni modo criticare, pur non essendo in Consiglio regionale, l’operato della giunta e della maggioranza Santelli e di tutta la politica, continuando a denunciare eventuali abusi, ritardi, omissioni e ingiustizie; ricevere ogni istanza per garantire una forte presenza politica in Calabria; sollecitare il governo sulle iniziative essenziali per rispondere dell’emergenza sociale ed economica; chiedere conto e insistere rispetto all’erogazione degli aiuti previsti».

Gli stessi parlamentari promettono anche di: «avviare un colloquio con le organizzazioni sindacali e datoriali per sveltire l’iter delle procedure di cassa integrazione; predisporre, sulle base delle notizie pervenute, informative al governo per i casi di particolare difficoltà; studiare misure specifiche al fine di rendere il Servizio sanitario un bene pubblico fondamentale (alcune già in cantiere, come la cessazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, la ridefinizione degli standard ospedalieri, il ritorno allo Stato della potestà legislativa sulla sanità, la creazione dell’Agenzia nazionale della Salute e la salvaguardia dell’ambiente per la tutela della salute e la prevenzione delle epidemie virali)».

Gli altri impegni assunti dai 5 Stelle sono: «valorizzare agricoltura e cultura e batterci per il recupero dei borghi e per la tutela delle tipicità dell’ecosistema calabrese; ribadire al governo la necessità di considerare una proposta economica sulla Calabria, già posta all’attenzione del ministro dello Sviluppo economico, che potrebbe risolvere l’odierna questione meridionale».

«A tale ultimo riguardo – hanno precisato i parlamentari Sapia, Granato, d’Ippolito e Parentela – alludiamo alla creazione di un’area No Tax coincidente con l’intera Calabria, con lo scopo di attrarre alla svelta investimenti sul territorio, di garantire al sistema produttivo una forma di “compensazione”, abbattendo la fiscalità. Di certo si tratta di un progetto ampio, volto anche a modificare il ruolo delle banche, in modo che siano a sostegno concreto e veloce dei bisogni delle aziende, senza le risapute speculazioni. Per questa via può partire da subito la filiera agroindustriale in tutta la Calabria».

«Ancora, ci impegniamo – hanno proseguito i parlamentari 5 Stelle – a chiedere l’intervento del governo per l’avvio immediato della Zona Economica Speciale e a pretendere la rapida nomina, per la governance del Porto di Gioia Tauro, di figure altamente qualificate. Chiederemo al governo – concludono i quattro parlamentari – ogni sforzo possibile per debellare la più potente organizzazione criminale al mondo, la ‘ndrangheta, che rovina e distrugge il nostro territorio. Infine presteremo attenzione ai bisogni delle istituzioni pubbliche e delle forze dell’ordine».

 

La lettera “Ripartiamo dall’umiltà”

Cari concittadini calabresi,

siamo preoccupati per la crisi della Calabria, già colpita da vecchi e gravi mali che l’hanno spinta ai margini dell’Europa. Con il Covid-19 la Regione rischia un tracollo economico e sociale senza precedenti. Dobbiamo impedirlo.

Siamo coscienti che il Movimento 5 Stelle ha perso in Calabria un importante consenso elettorale e che non siamo riusciti ad entrare in Consiglio regionale. Abbiamo commesso tanti sbagli, intanto riguardo al decreto Calabria. Inoltre, a causa di individualismi interni spesso prevalenti sul “noi” e sui princìpi del Movimento, non abbiamo saputo fare gioco di squadra: sia con la base, sia per portare avanti le battaglie storiche del Movimento, specie su ambiente, beni comuni e sanità pubblica; sia per cambiare passo nella nostra regione. Chiediamo umilmente scusa. Dagli errori, però, si impara, si cresce e si riparte con determinazione, coscienza, progetto.

Ci avete eletto parlamentari, abbiamo avuto la vostra fiducia. Questo è un fatto che ci carica di grande responsabilità.  Perciò sentiamo l’obbligo morale di rispondere al disperato “urlo” di aiuto del popolo della Calabria. Con il cuore, la passione e l’amore per la Calabria è nostra intenzione: avanzare proposte concrete e ove necessario in ogni modo criticare, pur non essendo in Consiglio regionale, l’operato della giunta e della maggioranza Santelli e di tutta la politica, continuando a denunciare eventuali abusi, ritardi, omissioni e ingiustizie; mettere subito a disposizione i nostri contatti per ricevere ogni istanza, per garantire una forte presenza politica in Calabria; sollecitare il governo sulle iniziative essenziali per rispondere dell’emergenza sociale ed economica, nonché chiedere conto e insistere rispetto all’erogazione degli aiuti previsti; avviare un colloquio con le organizzazioni sindacali e datoriali, per agire in sinergia e sveltire l’iter delle procedure di cassa integrazione; predisporre, sulle base delle notizie pervenute, informative al governo per i casi di particolare difficoltà;  studiare misure specifiche al fine di rendere il Servizio sanitario un bene pubblico fondamentale (alcune già in cantiere, come la cessazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, la ridefinizione degli standard ospedalieri, il ritorno allo Stato della potestà legislativa sulla sanità, la creazione dell’Agenzia nazionale della Salute e la salvaguardia dell’ambiente per la tutela della salute e la prevenzione delle epidemie virali); valorizzare agricoltura e cultura e batterci per il recupero dei borghi e per la tutela delle tipicità dell’ecosistema calabrese, che occorre salvaguardare da pratiche tese al profitto privato e non al benessere collettivo, per esempio inquinamento, maladepurazione, sfruttamento energetico da combustione, maldestre gestioni del ciclo dei rifiuti, lucroso commercio dell’acqua pubblica; ribadire al governo la necessità di considerare una proposta economica sulla Calabria, già posta all’attenzione del ministro dello Sviluppo economico, che a nostro avviso potrebbe risolvere l’odierna questione meridionale.

A tale ultimo riguardo alludiamo alla creazione di un’area No Tax coincidente con l’intera Calabria. Tale misura ha lo scopo di attrarre alla svelta investimenti sul territorio, di garantire al sistema produttivo una forma di “compensazione”, abbattendo la fiscalità. Questo strumento è di per sé un acceleratore di sviluppo e non necessità di tempi biblici. Di certo si tratta di un progetto ampio, volto anche a modificare il ruolo delle banche, in modo che siano a sostegno concreto e veloce dei bisogni delle aziende, senza le risapute speculazioni. Per questa via può partire da subito la filiera agroindustriale in tutta la Calabria. Senza dubbio, il progetto complessivo andrà articolato e presentato nella sua “vastità”.

Ancora, ci impegniamo a chiedere l’intervento del governo per l’avvio immediato della Zona Economica Speciale (ZES), che già può essere utilizzata e dunque anticipare le ricadute della suddetta area No Tax. Infine, prendiamo l’impegno di chiedere al governo la rapida nomina, per la governance del Porto di Gioia Tauro, di figure altamente qualificate.

In sintesi: vogliamo essere presenti sul territorio, metterci la faccia, denunciare le storture e portare avanti proposte di lungo respiro.

Siamo consapevoli di vivere in un contesto complicato, fragile e drammatico. Sappiamo, perciò, che le organizzazioni criminali cercheranno di abusare, di “violentare” la società civile e quel poco di economia presente. Dunque chiederemo al governo ogni sforzo possibile per debellare la più potente organizzazione criminale al mondo, la ‘ndrangheta, che rovina e distrugge il nostro territorio. Infine presteremo attenzione ai bisogni delle istituzioni pubbliche e delle forze dell’ordine.