CATANZARO – Al Marca la mostra “Le forme dell’oblio” di Roberto Giglio

Fino al 31 agosto, al Museo Marca di Catanzaro si può visitare la mostra Le forme dell’oblio di Roberto Giglio, a cura di Giorgio de Finis e promossa dalla Fondazione Rocco Guglielmo in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro.

L’esposizione propone 35 opere pittoriche, alcune di grande formato, selezionate tra le più significative della produzione dell’artista, e oltre 90 disegni. La mostra si inserisce nel più vasto progetto ideato dalla Fondazione Rocco Guglielmo, Glocal V, nella sezione Attraversare il Territorio, offrendo ancora una volta l’occasione per conoscere e apprezzare il dinamismo creativo di quegli artisti che si dedicano con passione ad arricchire il patrimonio culturale del territorio.

Alla conferenza stampa – tenuta nella sala panoramica del Museo Marca – assieme all’artista, al direttore artistico Guglielmo e al curatore De Finis, anche Giuseppe Sommario, direttore del Festival delle Spartenze e amico di Giglio conosciuto nel 2007, con il quale l’artista sta collaborando per dare vita ad una pubblicazione in cui saranno raccolte alcune opere corredate da testi che raccontano di questo viaggio nei borghi abbandonati.

Anche uno scritto di Sommario arricchisce il catalogo bilingue, edito da Silvana Editoriale per la collana “Quaderni del Marca”: il volume contiene anche i testi critici di Rocco Guglielmo, Giorgio de Finis e Mimmo Gangemi. Ma nel pubblico c’è anche l’architetto Pasquale Piroso, che Giglio ringrazia, come ha fatto con il pittore spagnolo Pedro Cano, che è diventato suo maestro. Piroso è stato fondamentale per la maturazione della sua cifra artisticalo porterà a sperimentare fusioni di linguaggio tra arte, artigianato e design.

La mostra si apre con una sequenza di opere dedicate alla Calabria e riassume il percorso artistico di un architetto che a un certo punto della sua vita ha deciso di dedicarsi più compiutamente all’arte. Roberto Giglio, artista originario di Badolato – tanti i suoi concittadini presenti, a partire dal sindaco Francesco Severino – ha voluto rivolgere con “Le forme dell’oblio” un riconoscimento alla sua terra natia e non solo. Utilizza il bianco e la luce per decostruire volti e architetture, nell’istintivo bisogno di cercare l’essenziale delle cose e della vita. Dipinge luoghi e persone sospesi nel mistero, nel dolore, nella bellezza, nella loro pura e semplice essenza, forme sospese tra cielo e terra, figura e astrazione, realtà e immaginazione, materia e spirito, centro e periferia, progresso e immobilità.

Giglio mostra una sensibilità profonda per le arti visive, per la pittura e in particolare per l’acquerello, passando dalla figura all’informale. E per De Finis, antropologo e direttore del Museo delle Periferie di Roma, “i quadri guardano avanti e non solo indietro, e guardano ben oltre i confini del proprio territorio”.

«La mostra allestita al Marca riassume il percorso artistico di un architetto che ad un certo punto della sua vita ha deciso di dedicarsi più compiutamente all’arte – ha spiegato Guglielmo –. Giglio mostra una sensibilità profonda per le arti visive, la pittura ed in particolare l’acquerello, mezzo di transizione tra figurazione e astrazione, che gli offre un’estetica che pittura semplicemente non può raggiungere. Nella pittura di Giglio le figure si sottraggono alla tentazione della prossima assenza, come bastioni di difesa si ergono contro  il declino della forma e lo smottamento delle linee. Ogni edificio, ogni paesaggio o volto si qualifica per un’architettura della resistenza, ma non al cambiamento e alle mutazioni del tempo, bensì al disvalore dell’intimità. Tutto è in lui introspezione, è ripiegamento interiore, è sintesi lirica».

«Quando io e Roberto abbiamo cominciato il nostro viaggio eravamo mossi dall’urgenza di ridare un senso ai paesi che noi stessi abbiamo lasciato, mossi dal bisogno di dare un volto ai fantasmi che si aggirano per i paesi, che in realtà sono i nostri fantasmi racconta Sommario –. La nostalgia e il dolore per un mondo che sta finendo in verità celano la paura per il futuro, rendono ancor più manifeste le nostre inquietudini».

«Tormento – ha aggiunto – che la pittura di Roberto tramuta in paesaggi rarefatti in cui l’umano sembra dissolversi in piena luce, ma è proprio in quella luce rarefatta che appare tutta l’umanità di Roberto Giglio. La sua pittura racconta il nostro camminare lento, rappresenta luoghi dove il tempo pare si sia fermato; luoghi che, così rappresentati, travalicano il ricordo soggettivo e diventa memoria collettiva.Ora, noi non sappiamo se i paesi, i nostri paesi si salveranno, riprenderanno vite e forme nuove, non sappiamo se il nostro viaggio, i nostri racconti (fatti dei suoi acquerelli e dei miei scritti) incrociati e complementari contribuiranno alla “rigenerazione” delle aree interne». (rcz)

In copertina, Rocco Guglielmo e Roberto Giglio

CATANZARO – Il 5 maggio al Marca la “Santa Maria della Strada” di Massimo Sirelli

Il 5 maggio, al Museo Marca di Catanzaro e alla Chiesa del San Giovanni, sarà inaugurata la mostra Santa Maria della Strada, la Madonna dell’artista Massimo Sirelli, a cura di Stefano Morelli, in collaborazione con la Fondazione Rocco Guglielmo.

Quello di Santa Maria della Strada è un progetto a cura della Fondazione Rocco Guglielmo realizzata grazie al sostegno della Curia, del Vescovo di Catanzaro Maniago e di Don Francesco Brancaccio della Chiesa del San Giovanni, la cui cappella ospiterà la Madonna dell’artista.

La figura di Maria è considerata immagine stessa della Chiesa ed è stata per duemila anni, da quando apparve e fu “ritratta” per la prima volta dall’evangelista Luca, al centro della civiltà figurativa del mondo cristiano. Fu, come scrive il curatore Stefano Morelli “Odidrigia”, Colei che guida, o “Teotoca”, Generatrice di Dio, nelle sempre distaccate e mai distanti icone bizantine a Oriente, e quindi “Madre”, “Regina”, “Avvocata” e “Salvezza Nostra” nei suoi sviluppi europei, dove il volto di Maria lo si incontra ovunque con le sue infinite raffigurazioni in altrettante diverse declinazioni: nelle chiese, per le strade, per le piazze e nella riservatezza delle abitazioni. Consolatrice e pietosa, è forse il soggetto più riprodotto dagli artisti nella nostra storia.

L’opera di Massimo Sirelli è certamente una evoluzione dell’icona sacra, riletta attraverso il suo tempo, la sua personale sensibilità, il suo universo artistico fatto di un approccio alle arti visive sempre eclettico e curioso, senza mai dimenticare la stella polare della graffiti art.

L’icona realizzata da Sirelli, Santa Maria della Strada, è gentile e musicale, mostra il suo cuore al passante e accoglie il giovane che da lì passa per caso distratto dalla vita. Non è dissimile nella sua gioiosa costruzione iconografica dalle canoniche rappresentazioni dell’Immacolato cuore di Maria, anche se qui manca la spada a trafiggerne, appunto, il cuore, facendosi più simile forse a una rappresentazione della Conturbazione, il primo momento dell’Annunciazione, quello in cui Maria riceve il saluto dell’arcangelo. Sullo sfondo, riprendendo esempi altomedievali proprio relativi all’annuncio, troviamo, scomposta, l’Ave Maria che da litania acquista ora un ritmo urbano.

L’Opera maestra è frutto di un progetto nato nel 2017 sul palco delle Officine Limone del Teatro Stabile di Torino, in cui venne chiesto all’artista in occasione della messa in scena della “Tosca” rivista in chiave contemporanea da Mario Acampa, di realizzare dal vivo e durante la pièce un’opera rappresentativa della Madonna. Sirelli quindi, come una scenografia vivente, realizzò questo simbolo dal vivo tra i canti di amore libero ma anche passionale e tormentato fra la giovane Tosca e il suo amato Cavaradossi.

Un seme pittorico che germoglierà solo dopo quattro anni, ovvero nel 2021 anno in cui l’opera verrà completata, dopo un anno esatto dalla fine del ciclo di cure della malattia che colpisce Massimo Sirelli che si trova come scrive il curatore Morelli “[…] improvvisamente solo di fronte alla propria fragilità, e si scopre, anche lui, perso. Smarrito, egli come un uomo antico invece di disperare ha pregato invocando Dio, che ha risposto attraverso Maria che si mostra all’artista e, attraverso l’artista, a noi, in una nuova placida e intima immediatezza. Accadono così, credo, i miracoli, le apparizioni e le manifestazioni mistiche: in un umile silenzio indistinguibile dalla banalità del quotidiano”.

Il percorso espositivo seguirà un viaggio lungo due tappe. Nella Chiesa del San Giovanni sarà possibile visitare in mostra l’opera maestra Oh Lady Mary di grande dimensione 140×200 cm. Al Museo Marca, presso la sala della collezione permanente, sarà invece possibile visitare un altro dipinto su tela di “Oh Lady Mary”, di più piccolo formato 100×100, insieme ai bozzetti preparatori della stessa. (rcz)

CATANZARO – Al Museo Marca la mostra “Minima fragmenta” di Antonio Tropiano

Sabato 29 gennaio, al Museo Marca di Catanzaro, s’inaugura la mostra Minima Fragmenta dello scultore Antonio Tropiano a cura di Alessandro Romanini e promossa dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione provinciale di Catanzaro.

L’esposizione, visitabile fino al 17 aprile, propone venti opere in legno, alcune di grande formato, selezionate tra le più significative della sua produzione. Le opere di Antonio Tropiano sono frutto di un personale processo creativo, alimentato equamente da una profonda cultura e da un’eccelsa perizia tecnica. L’artista rifugge le facili formule preconfezionate e le categorie precostituite per creare dinamiche espressive improntate alla metafora, che valorizzano ogni singola opera e stabilisce con il fruitore un patto vocato alla riflessione, al pensiero. Opere come isole sature di senso, riunite in un arcipelago-mostra, in cui si incrociano e moltiplicano pensieri e visioni che arricchiscono lo sguardo e lo spirito.

“Minima Fragmenta” rientra nel più ampio progetto della Fondazione denominato Glocal IV – Sezione “Attraversare il Territorio”, progetto che nasce per promuovere gli artisti di origini calabresi che hanno mantenuto un legame con il Territorio. Per l’occasione è stato realizzato un catalogo bilingue (italiano /inglese), edito da Silvana Editoriale per la collana “Quaderni del Marca”, contenente i testi critici di Alessandro Romanini, Giorgio de Finis, Rocco Guglielmo e Alberto Dambruoso.

Antonio Tropiano nasce in Calabria nel 1976, vive e lavora tra Roma e Santa Caterina dello Ionio (CZ). Compie i suoi studi tra Bologna e Firenze, dove prosegue le sue ricerche nel campo della filologia medievale e rinascimentale. Collabora con una nota casa editrice, l’ERMA di Bretchneider, come saggista nel campo della storia dell’arte e della letteratura umanistica. Fin da ragazzo mostra una certa predilezione per la creazione plastica e per la naturale versatilità del legno, che proprio nella scultura sembrano trovare il giusto grado di conciliazione. Sotto l’impulso di un’assidua ricerca linguistica, mette a punto una cifra stilistica personale, capace di operare una sintesi tra l’ispirazione metaforica di matrice letteraria e la resa figurativa di una fenomenologia dell’agire umano. (rcz)

CATANZARO – Al Museo Marca la mostra “Autarkeia. Il richiamo della materia”

S’inaugura oggi, alle 18, al Museo Marca di Catanzaro, la mostra Autarkeia. Il richiamo della materia di Aron Demetz e a cura di Alessandro Romanini.

La mostra, promossa dalla Fondazione Rocco Guglielmo in collaborazione con la Provincia di Catanzaro, si potrà visitare fino al 31 marzo e propone una serie di opere che sono testimoni del percorso  di questa appassionata ricerca espressiva: opere figurali in legno, bronzo, in  gesso e vetro, a conferma come in Demetz la scultura sia pensiero tradotto in  forma, elaborazione filosofica tradotta in prassi plastica.

L’artista gardesano è nel vortice di una serie di esposizioni in  molti musei internazionali e in altrettante prestigiose sedi italiane. Le sue  sculture realizzate prevalentemente in legno, sono premiate dall’attenzione della  critica e dei collezionisti di tutta Europa. 

«…essere invitato ad esporre al Marca dalla Fondazione Rocco Guglielmo con un  progetto site-specific… – riconosce l’artista – …mi risulta doppiamente  stimolante. Innanzitutto perché il Marca è già stata sede di importanti mostre di  scultura, sia perché per un artista, esporre le proprie opere scultoree a  Catanzaro, in piena Magna Grecia, significa inevitabilmente confrontarsi con il  Genius loci di una terra che affonda le sue radici nella tradizione artistico culturale greco-romana…».

La riflessione che sottende a questa mostra, che va a continuare e approfondire il  percorso di ricerca avviato dalla recente esposizione al Museo Archeologico  Nazionale di Napoli, ruota intorno al concetto di “Autarchia”, derivato dal greco  “Autarkeia” e declinato in una serie di soluzioni formali connesse  semanticamente al concetto di “Autosufficienza”. Nell’accezione di Demetz  “Autarkeia” non va intesa nel senso dell’ “accontentarsi”, bensì – come scrive  Alessandro Romanini, curatore della mostra, “… come forma di conquista  veicolata da una rigida autodisciplina, sostenuta dall’inesausta ricerca ed  esercizio e alimentata da un continuo confronto con i capisaldi storici dell’arte  plastica. E tra quest’ultimi la dimensione legata all’arte greca è al primo posto…”. 

Ricerca e sperimentazione caratterizzano l’intero percorso di Demetz,  discendente da una famiglia di scultori e originario della Val Gardena, terra di  santi e di scultori di altari lignei che si possono ammirare nelle chiese di tutto il  mondo.  

Con Demetz le forme tradizionali divengono altro così come diventa altro il ruolo  assunto dal materiale lavorato abilmente dall’artista; il legno diventa così autore di un racconto; le resine provenienti dagli alberi delle montagne di casa per  effetto del fuoco corrodono e riplasmano l’oggettiva bellezza delle forme,  creando piaghe sugli adolescenziali corpi nudi intagliati. 

Progressivamente si assiste all’ingresso in scena di altri materiali: il bronzo, il  gesso, il vetro, così come alla figura singola si affiancano gruppi di figure infine le  installazioni. 

CATANZARO – Inaugurata la mostra “Il disegno non ha tempo” di Omar Galliani

Fino al 31 dicembre è possibile visitare, al Museo Marca di Catanzaro, la mostra Il disegno non ha tempo di Omar Galliani, a cura di Vera Agosti.

Presenti, all’inaugurazione, il direttore artistico del Museo Marca, Rocco Guglielmo, la curatrice e critica d’arte Vera Agosti, e l’editore Giampaolo Preiaro.

«Il disegno di Galliani – ha spiegato Rocco Guglielmo – riesce a dilatarsi al massimo le dimensioni, con pezzi che diventano monumentali, affonda le radici in quello rinascimentale – Leonardo da Vinci –  ma non solo, in un dialogo con gli antichi maestri è fatto di amore, studio e confronto».

«La sua abilità è anche nel coniugare culture diverse – ha affermato ancora – in molte opere che andremo a vedere, specialmente quelle degli anni ’90, con i mantra, c’è  una perfetta commistione di esperienze orientali e cultura occidentale».

Quello tracciato dall’esposizione è infatti di forte effetto che parla dei grandi temi dell’uomo: la natura, la vita, l’arte,  la pandemia, la morte, la santità, sono tracciati sul foglio di carta o sulla tavola di pioppo.

La mostra presenta grandi opere significative del percorso dell’autore ma, dice la curatrice Agosti, «non possiamo definirla una antologica perché non c’è tutto, ma c’è molto».

«Se qualcuno ancora può non conoscerlo, cosa difficile perché molto noto a livello internazionale – ha aggiunto – da questa esposizione ne uscirà con le idee chiare su chi è Omar Galliani, su quale è stato il suo percorso, la sua evoluzione».

Il disegno ha un suo tempo di esecuzione che per l’artista si traduce in giorni e giorni, ore e ore di fatica. La pressione sanguigna modifica il segno, si imprime sul foglio di carta o sulla tavola di pioppo. Il lavoro è la prima religione di Omar Galliani; il disegno è il suo mantra, la sua pietra filosofale per l’immortalità.

Della mostra è stato realizzato un bellissimo catalogo edito dalla Prearo editore, a cura di Vera Agosti, con all’interno un suo saggio critico oltre a un’intervista e una poesia di Teodolinda Coltellaro.

«Il tempo del disegno è un tempo molto lungo –  ha spiegato l’artista Galliani –. Lo schizzo è un attimo ma può diventare infinito. In genere è sempre considerato il progetto di un’opera più importante,  nel mio caso è proprio un’opera finita». i(rcz)

CATANZARO – Al Marca s’inaugura la mostra “Il disegno non ha tempo”

Il 9 ottobre, al Museo Marca di Catanzaro, alle 18.30, s’inaugura la mostra Il disegno non ha tempo di Omar Galliani a cura di Vera Agosti.

L’esposizione, promossa da Provincia di Catanzaro, Museo Marca e Fondazione Rocco Guglielmo, è realizzata con il contributo di Phidias Antiques. Saranno presenti la curatrice, Rocco Guglielmo, direttore artistico del Museo.

La frase emblematica, scelta per il titolo dell’esposizione, sottolinea l’eternità del disegno, data dalla forza dell’opera. Omar Galliani è un maestro della pratica artistica, conosciuto a livello internazionale, che vanta in particolare mostre in Cina e in Russia.

Il suo disegno affonda le radici in quello rinascimentale – Leonardo da Vinci –, ma non solo. Il dialogo con gli antichi maestri è fatto di amore, studio e confronto. L’opera di Omar Galliani non è bozzetto o prova preparatoria, ma lavoro a sé stante, nobilitando l’arte disegnatoria. Anche per questo, l’autore inventa il suo disegno “infinitissimo”, dilatando al massimo le dimensioni, con pezzi che diventano monumentali.

Si guarda ad artisti della contemporaneità, come Gino De Dominicis, Robert Longo, Troy Brauntuch, ma anche alle suggestioni della moda, del cinema (Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, Robert Altman). E ancora i viaggi intorno al mondo, in particolare in Asia, che contaminano il suo immaginario e la quotidianità, con gli incontri casuali, i volti incrociati di sfuggita. La componente concettuale è sempre presente, più o meno velata”.

Il disegno ha un suo tempo di esecuzione che per l’artista si traduce in giorni e giorni, ore e ore di fatica. La pressione sanguigna modifica il segno, si imprime sul foglio di carta o sulla tavola di pioppo. Il lavoro è la prima religione di Omar Galliani; il disegno è il suo mantra, la sua pietra filosofale per l’immortalità.

In mostra, grandi opere significative del suo percorso: da un primo disegno del 1977, “Dalla bocca e dal collo del foglio”, alla pittura degli anni ‘80, con importanti lavori storici, come “Cavalieri d’Ellissi”, presentato alla Biennale di Venezia del 1986, e “Cadmio” dello stesso anno, fino al grande “Mantra per Laura” del 1999. Quindi la ricca produzione dagli anni 2000 in poi (“La principessa Lyu Ji nel suo quindicesimo anno di età”, 2008; “Omar Roma Amor”, 2012; “Per Santa Teresa D’Avila”, 2016) e i pezzi più recenti (“Floralia”, 2019; “De rerum natura”, 2020), quelli sui notturni stellari (il trittico “Nella costellazione di Orione”, 2019; “Siderea”, 2020) e i lavori dedicati alla pandemia (“Baci rubati/Covid 2019”). Esposti anche due inediti del 2021 (“Chlorophelia” e “NGC/7419”).

È allora un percorso di forte impatto ed emozione che ci parla dei grandi temi dell’uomo: la natura, la vita, l’arte, la pandemia, la morte, la santità, giocato in particolare sul bianco candido della tavola di pioppo e il nero scintillante e misterioso della grafite.

Accesso sarà consentito ai visitatori muniti di mascherina e certificazione verde Covid-19 (Green pass) sino ad esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni ed approfondimenti: www.museomarca.info,  www.omargalliani.com. (rcz)

CATANZARO – Con il libro di Domenico Piraina si delinea una nuova filosofia museologica

Al Museo Marca di Catanzaro è stato presentato il libro La Nuova Museologia: le nuove opportunità nell’incertezza. Verso uno sviluppo sostenibile di Domenico PirainaMaurizio Vanni.

Con questo volume, i due autori – rispettivamente direttore del Polo Mostre e Musei Scientifici del Comune di Milano e direttore di Palazzo Reale a Milano – e dello storico dell’arte e museologo, è quello di delineare una nuova filosofia museologica, secondo la quale i musei del futuro dovranno diventare vere e proprie “piattaforme di benessere esperienziale”, senza abbandonare le proprie funzioni istituzionali.

«I musei devono cambiare con le persone. Le persone devono trovare nei musei risposte a domande che ancora non hanno formulato»: è questo l’assunto da cui parte la riflessione di un confronto che il direttore del Museo, Guglielmo, ha indirizzato guardando anche all’importante esperienza della struttura che cerca di attrarre e fidelizzare attraverso proposte originali e differenziate un vasto pubblico, rivolgendosi con progetti specifici anche diversamente abili (persone con disagi o patologie fisiche o mentali), terza età.

La chiave, insomma, è “far entrare l’esperienza museo nella loro quotidianità”. A prescindere dai servizi (ristorante, caffetteria, bookshop, giftshop, sale laboratoriali permanenti e zone lounge) utilissimi per stimolare una frequentazione regolare, funzionano le proposte culturali supportate da performance teatrali e musicali.

Il museo, infatti, deve sempre tenere in considerazione le aspettative dei possibili visitatori-interlocutori e le tematiche che potrebbero incidere sul loro desiderio di partecipare o meno le “offerte green” della struttura museale.

All’indomani del Covid-19 quasi tutte le strategie di profilazione andranno modificate: l’attenzione nei confronti del sociale, dell’ambiente, della salute e del benessere diventeranno gli strumenti principali di fidelizzazione.

«Nell’ottica del rilancio di un museo nell’era della pandemia, le opportunità di un progetto connesso alla crescita sostenibile sono veramente interessanti – ha rilevato Piraina –. La nuova museologia, in piena sintonia con la recente ratifica da parte del nostro Governo della Convenzione di Faro, suggerisce un’apertura decisa verso il “diritto all’eredità culturale attraverso un utilizzo sostenibile che ha come obiettivo lo sviluppo umano e quello della qualità della vita».

L’intento è quello di favorire un clima economico e sociale che promuova la protezione dell’eredità culturale basata su tre elementi imprescindibili: lo sviluppo sostenibile, un approccio interdisciplinare e una particolare attenzione alla creatività contemporanea. La strada della sostenibilità corrisponde a un vero e proprio atto di fede nei confronti del futuro: significa accogliere i cambiamenti antropologici, culturali, sociali ed economici della comunità.

«La vera ricchezza del Museo – ha sottolineato Domenico Piraina – non risiede soltanto nelle proprie collezioni, ma soprattutto nei visitatori che, portatori di un proprio vissuto personale e culturale, arricchiscono di significato e di senso il patrimonio culturale. Mai i visitatori devono essere visti come consumatori ma sempre come produttori di senso e, questo, contribuisce ad arricchire la visione pluralistica del patrimonio che è la realizzazione di una effettiva democrazia culturale». (rcz)

CATANZARO – Domani la presentazione del libro “La nuova Museologia”

Lunedì 27 settembre, alle 18.30, al Museo Marca di Catanzaro, la presentazione del libro La nuova Museologia: le nuove opportunità nell’incertezza. Verso uno sviluppo sostenibile di Domenico PirainaMaurizio Vanni.

Sarà presente, per l’occasione, il prof. Domenico Piraina, coautore del libro. L’incontro sarà introdotto dal direttore artistico del Marca, dott. Rocco Guglielmo.

Il libro è edito da Celid Edizioni.

Come salvare i musei dalla crisi globale? Come trasformare le incertezze del presente pandemico in opportunità future? Quali gli scenari possibili per la cultura e le sue istituzioni? Salute, economia, turismo, tecnologia, sociale e ambiente sono gli aspetti presi in esame da Domenico Piraina  e Maurizio Vanni per delineare una nuova filosofia museologica, secondo la quale i musei del futuro dovranno diventare vere e proprie “piattaforme di benessere esperienziale”, senza abbandonare le proprie funzioni istituzionali.

«La vera ricchezza del Museo – sottolinea Domenico Piraina – non risiede soltanto nelle proprie collezioni, ma soprattutto nei visitatori che, portatori di un proprio vissuto personale e culturale, arricchiscono di significato e di senso il patrimonio culturale. Mai i visitatori devono essere visti come consumatori ma sempre come produttori di senso e, questo, contribuisce ad arricchire la visione pluralistica del patrimonio che è la realizzazione di una effettiva democrazia culturale».

«Sono quattro – ha spiegato Vanni – i segmenti di pubblico prioritari, da attrarre e fidelizzare attraverso proposte originali e differenziate: diversamente abili (persone con disagi o patologie fisiche o mentali), terza età, famiglie con bambini e adolescenti. La chiave è «far entrare l’esperienza museo nella loro quotidianità».

«A prescindere dai servizi (ristorante, caffetteria, bookshop, giftshop, sale laboratoriali permanenti e zone lounge) – ha proseguito – utilissimi per stimolare una frequentazione regolare, funzionano le proposte culturali supportate da performance teatrali e musicali. Ogni visita guidata diventa un piccolo spettacolo a tema, facilmente comprensibile e divulgativo, in grado di meravigliare, stupire ed emozionare generazioni diverse di pubblico, sollecitando benessere interiore, energia positiva e buonumore nei presenti. La condivisione delle emozioni, del bene comune e del bene relazionale permette di connettere persone dallo stesso stile di vita. Adesso il museo è veramente di tutti».

 

CATANZARO – Dal 25 giugno al Marca la mostra “Max Marra”

Il 25 giugno, a Catanzaro, alle 18.30, al Museo Marca, s’inaugura la mostra Max Marra – L’inquieta bellezza della materia a cura di Teodolinda Coltellaro.

Promossa dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro e dalla Fondazione Rocco Guglielmo, l’esposizione, visitabile fino al 7 settembre 2021, attraversa analiticamente il lavoro dell’artista permettendo di ricostruirne la sostanzialità linguistica nella raffinata dimensione espositiva museale.

 La mostra presenta ben 115 opere, tra cui 41 provenienti da collezioni pubbliche e private, comprendenti due assemblaggi polimaterici, una installazione e 38 “Timbriche” impaginate come opera unica. Le opere delineano lo straordinario viaggio creativo compiuto dall’artista Max Marra dagli anni ’80 fino a oggi ripercorrendo le diverse fasi evolutive della sua ricerca in una narrazione antologica che ne scandisce la storia espressiva. 

La selezione espositiva, realizzata dalla curatrice, sintetizza con esemplare efficacia il percorso evolutivo dell’artista, evidenziando un filo conduttore sostenuto negli anni da una riflessione legata alla condizione dell’uomo. Infatti, le sue opere si offrono spesso come cruda metafora del vivere sociale attraverso cui interrogarsi sul senso più profondo dell’esistenza. L’impaginazione nelle varie sale individua i punti di svolta nella carriera dell’artista, dalle sperimentazioni polimateriche alle recenti mappe metafisiche “Timbriche”, passando per la fondamentale esperienza degli anni ’80 che vede Marra tra i fondatori del collettivo milanese Osaon insieme al poeta amodale Luigi Bianco e ad altri artisti, coinvolti in modo interdisciplinare su fronti creativi, espositivi ed editoriali. 

L’esposizione si avvale dal progetto espositivo dell’Arch. Giovanni Ronzoni, ed è impreziosita da una sezione fotografica che propone una ulteriore storicizzazione attraverso scatti di amici artisti che hanno ritratto Marra, e una bibliografia di esposizioni e accrediti in prestigiose location in Italia e all’estero, da Tokyo a Guangzou, da Bruxelles a Sofia in Bulgaria. 

La mostra è accompagnata da un corposo catalogo bilingue (italiano/inglese) edito da Il Rio Edizioni, con testi di Teodolinda Coltellaro e Giorgio Bonomi. Gli accessi saranno limitati fino ad esaurimento posti in ottemperanza alle misure di prevenzione covid 19. 

Costante tra le varie tappe evolutive resta la fascinazione di Marra per la materia: di cui coglie le suggestioni evocative, le infinite possibilità formali, sempre inedite e feconde, quelle stesse che la natura organica dei materiali suggerisce (Coltellaro). Materiali che Marra trasforma in corpo fisico dolente, cartilagini stremate dalle tensioni, gonfie di suppurazione, in superfici suturate, in attesa di una trasfigurazione che nelle opere più recenti vira verso una spiritualità sempre più essenziale, riducendo la pur limitata gamma di colori del passato a cromatismi rarefatti. È una materia inquieta, tormentata”, afferma Coltellaro, “che assomma in sé l’angoscia, la tragicità del vivere, le ansie, le sofferte decisioni della vita morale (…). L’artista ne cuce le lacerazioni, invocando la cicatrizzazione della pelle sofferta, squarciata da violente ferite, percorrendo il corpo dell’opera con un colore gravido di sofferenza. Ma, nella disposizione di materiali diversi e nella interazione tra essi, nel rispondere ad una struttura generativa ricca di connessioni e rimandi, si realizza un’incredibile armonia, un equilibrio formale che genera bellezza, che genera tensione, spinta verso una classicità senza tempo. D’altronde, è anche vero che l’opera di Marra- come scrive Giorgio Bonomi nel suo testo critico- (…) è poco “classificabile” in qualche schedatura definita se non in quella di un’arte che è in continua ricerca e in incessante elaborazione senza, peraltro, cedere mai all’eclettismo o alla provvisorietà, dato che è proprio la “ossessiva” attenzione alla materia e ai materiali la costante, il filo rosso, che lega tutto il suo quarantennale iter artistico(rcz)

CATANZARO – Il convegno “Arte e politica in Italia Meridionale”

Il 3 e il 4 giugno, al Museo Marca di Catanzaro e in diretta streaming, è in programma il convegno Arte e politica in Italia Meridionale – Una cronologia del Risorgimento in Calabria attraverso le opere d’arte 1820-1911, a cura di Giovanna CapitelliLeonardo PassarelliMaria Saveria Ruga.

L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Cefaly, e una collaborazione attiva con la Provincia di Catanzaro, il Comune di Catanzaro, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma TRE, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria, il Dipartimento di ricerca della Fondazione Rocco Guglielmo di Catanzaro, l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

La Fondazione Andrea Cefaly, vuole costruire un momento di valorizzazione dell’importante nucleo di dipinti di Cefaly conservato presso il Marca -Museo delle Arti di Catanzaro – che accoglie anche la gipsoteca di Francesco Jerace –, punto focale di un percorso che metterà in rete i “luoghi dell’Ottocento” sul territorio tra cui la casa che ospitò Luigi Settembrini, Palazzo Fazzari, il monumento a Francesco Stocco, attraverso l’adozione di sistemi innovativi tesi a garantire la maggiore conoscenza e fruizione del patrimonio culturale mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie Ict.

Andrea Cefaly (Cortale, CZ, 1827-1907), è una figura poca nota di pittore, garibaldino e deputato del Parlamento d’Italia, Cefaly si pone  al centro di una fitta trama di relazioni tra centro e periferia, attraverso documentati rapporti con Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, Filippo Palizzi e Michele Cammarano (solo per citarne alcuni) in uno stretto legame tra arte e politica in cui diventa preziosa la riscoperta del periodo del soggiorno calabrese di Luigi Settembrini (Napoli, 1813-1876), personalità di riferimento per tutta una generazione di patrioti, che a Catanzaro insegnerà nel Real Collegio (dove Cefaly riceve la sua prima formazione) e sarà poi arrestato. (rcz)