La proposta educativa di Papa Francesco “Scholas” è approdata a Catanzaro

Scholas, la proposta educativa di Papa Francesco, già presente in 190 Paesi e con una rete che comprende 446.133 scuole, è arrivata per la prima volta a Catanzaro con un programma di attività svoltosi all’Università degli Studi Magna Graecia, coinvolgendo studenti provenienti dal corso di studi di Medicina per promuovere un “Nuovo Umanesimo della Salute”.

L’iniziativa è stata promossa dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Mater Domini” e dal Ministero della Salute.

“Il progetto “Per Stare Insieme” – ha spiegato il direttore mondiale di Scholas Josè Maria del Corral – nasce durante la pandemia, da un’iniziativa su base volontaria di giovani adolescenti di Scholas provenienti da diverse parti del mondo. Cerca di alleviare gli effetti emotivi e cognitivi negativi che l’isolamento comporta, soprattutto nella popolazione più vulnerabile al Covid-19: gli anziani. Il Papa insiste che l’aula deve essere interculturale e intergenerazionale. Giovani, bambini, anziani, devono tornare ad incontrarsi in uno spazio educativo perché il passato ed il futuro possano tenere un miglior presente.”

Il progetto si articola in esperienze educative sia presenziali che virtuali, tra giovani ed anziani-pazienti negli ospedali e nelle case di cura, al fine di generare incontri intergenerazionali.

I giovani studenti partecipanti, accompagnati dal team internazionale di Scholas, hanno vissuto esperienze educative presenziali e virtuali insieme, rivitalizzando storie e scrivendone di nuove che aiutino a raccontarsi, conoscere se stessi e gli altri.

In questo quadro, Scholas, l’Università degli Studi Magna Graecia, l’’Azienda ospedaliero-universitaria “Mater Domini” e Ministero della Salute rispondono alla chiamata di Papa Francesco di “creare la cultura dell’incontro”.

L’esperienza educativa di formazione dei giovani studenti partecipanti ha come obiettivo la loro preparazione all’incontro con gli anziani-ospedalizzati risvegliando quello sguardo sensibile in grado di de-strutturare un approccio carico di pregiudizi nei confronti della terza età. Ciò è avvenuto attraverso i linguaggi pedagogici cardine della metodologia di Scholas: il teatro, in primis, inteso come attività immersiva che coinvolge tutto il corpo, ed il pensiero poetico, profondo, che si interroga sulle domande, più che sulle risposte.

«Sono felice – ha affermato il commissario della A.O.U. “Materdomini”, Vincenzo La Regina – che da Catanzaro sia partito un nuovo percorso, un modello innovativo da condividere anche con le altre università per realizzare un Umanesimo della salute e rimettere al centro l’uomo e ridare dignità alle persone».

Il progetto è stato seguito con attenzione anche dal direttore sanitario della Azienda Ospedaliera, Caterina De Filippo, e dal direttore amministrativo, Francesco Marchitelli.

«Un’esperienza da condividere – ha commentato il rettore dell’Università Magna Graecia, Giovambattista De Sarro – che serve a cambiare mentalità nel rapporto interpersonale in ambito sanitario. E’ stata un’opportunità preziosa per i nostri studenti».

«Abbiamo accolto questa proposta con entusiasmo – ha sottolineato il presidente della scuola di Medicina e Chirurgia dell’Umg, Agostino Gnasso – Si tratta di rendere più umana la nostra professione, un tema spesso sottovalutato nel programma di studi, e avvicinare i ragazzi alle categorie più deboli che sono coloro che hanno maggiormente bisogno della nostra opera».

Nella giornata conclusiva è intervenuto anche Paolo Petralia, direttore generale ASL4 chiavarese del SSR Ligure e vice presidente Federazione Italiana aziende sanitarie e ospedaliere: “Questo è il cammino per rendere il medico e il paziente capaci di instaurare un rapporto che prima che di cura sia di prendersi cura”.

Inoltre, l’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Claudio Maniago, ha seguito e accompagnato il progetto educativo , esprimendo la sua vicinanza: «Un’iniziativa da lodare e da diffondere. Una grande sensibilità quella dimostrata dal Policlinico e dall’Università. Come si è espresso Papa Francesco, occorre proporre un nuovo Umanesimo, dove ci sia un contesto sempre più inclusivo, anche per i malati. Tutto ciò può portare le solide fondamenta per creare un mondo nuovo di pace».

Grande entusiasmo da parte dei giovani partecipanti che hanno dichiarato: «Siamo stati arricchiti culturalmente e spiritualmente. Abbiamo condiviso, ascoltato e nutrito le nostre anime. Siamo stati travolti da un’onda che vogliamo continuare ad alimentare e a trasmettere nelle nostre vite, personali e professionali». (rcz)

IL RICORDO / Gianni Papasso: 8 anni fa la visita di Papa Francesco a Cassano allo Ionio

di GIANNI PAPASSOSono trascorsi otto anni da quel 21 giugno 2014 in cui la Città di Cassano All’Ionio ha ricevuto l’onore ed il privilegio della venuta di Papa Francesco. Nonostante il tempo trascorso negli occhi e nel cuore di tutti sono ancora vive le immagini e le emozioni di quella giornata particolare ed irripetibile, che resterà incisa in maniera indelebile nella storia di Cassano All’Ionio e della Calabria intera.

In quel giorno particolare la gioia ha illuminato gli occhi di ogni singolo cittadino mentre le strade di Cassano e la spianata di Sibari erano stracolme di gente venuta da ogni luogo. In particolare, ciò che maggiormente è rimasto scolpito nella memoria collettiva è stata la commossa compostezza della folla. Tutto si è svolto, infatti, nella più assoluta tranquillità; nessun evento negativo ha turbato lo svolgersi di quella giornata tanto particolare.

È innegabile che la visita di Papa Francesco a Cassano All’Ionio, il suo benevole sorriso e, soprattutto, le sue parole hanno acceso una luce di nuova speranza nel cuore di tutti e il 21 giugno 2014 segna la data di inizio di un cambiamento di cui questa terra aveva estremo ed urgente bisogno. Le parole  di condanna alla mafia ed alla criminalità organizzata, pronunciate da Papa Francesco nella spianata di Sibari,  hanno avuto una forte eco nelle coscienze dei calabresi e del mondo intero ed  hanno  rafforzato  l’animo  di noi amministratori, che ci sentiamo più motivati a lavorare per costruire una società migliore, più giusta, eguale, solidale e, principalmente, libera dalla violenza, dalla prevaricazione e dalla prepotenza di coloro che condizionano la vita degli onesti ed il futuro di questa  terra di rara bellezza.

Dopo quella giornata ci siamo sentiti più predisposti a “proteggere la casa comune”, a custodire il bellissimo paesaggio naturale, che il Creatore ha voluto disegnare in questo lembo di terra di Calabria e a  lavorare  rivolgendo lo sguardo, principalmente, ai bisogni degli ultimi e degli emarginati. Quella giornata è stata memorabile specialmente per i nostri giovani, nel cui animo è ancora incisa l’esortazione del Santo Padre a “non lasciarsi rubare la speranza”: quelle parole continueranno ad illuminare il loro cammino per gli anni a venire e li accompagneranno nella costruzione del futuro. Prima dell’insorgere dell’emergenza da coronavirus, la nostra Amministrazione, il 21 giugno di ogni anno, ha celebrato la speciale ricorrenza organizzando un evento di alto spessore culturale.

Quest’anno riprendiamo la tradizione con il Concerto di musica classica che vedrà protagonista, nel Teatro Comunale, la giovane Pianista di Cassano All’Ionio Veronica Rango. L’evento sarà utile a celebrare degnamente l’anniversario della venuta del Papa e, contemporaneamente, a dare rilievo ed a promuovere le doti artistiche di una giovane figlia di Cassano All’Ionio; un’eccellenza nel campo della musica che, anche fuori dai confini comunali, sta facendo conoscere il volto bello della nostra città, ricca non solo di beni culturali e naturali ma anche di risorse umane e di giovani talenti. (gp)

Domani il Papa benedice le corone della Madonna della Consolazione di Reggio Calabria

Domani, a margine della consueta udienza in Vaticano, Papa Francesco benedirà le corone della Madonna della Consolazione, Patrona di Reggio Calabria.

Lo ha reso noto Avvenire di Calabria, spiegando che saranno presenti l’Arcivescovo di Reggio, mons. Fortunato Morrone, assieme alla delegazione dei Frati Cappuccini, guidata dal Padre Provinciale padre Pietro Ammendola, alla delegazione dei portatori della Vara e al parroco della Cattedrale, che consegneranno le corone al Santo Padre per la benedizione, in occasione del Centenario della prima incoronazione del quadro della Madonna della Consolazione. (rrm)

800 anni della dedicazione della Cattedrale di Cosenza, il messaggio di Papa Francesco

di PAPA FRANCESCO – In occasione dell’VIII Centenario della fondazione di codesta Cattedrale, desidero unirmi spiritualmente alla comunità diocesana di Cosenza – Bisignano, che rende grazie al Signore per gli innumerevoli benefici ricevuti nel corso della sua lunga storia di fede. Un deferente pensiero rivolgo alle Autorità e a quanti prendono parte alle iniziative evocative di un evento così significativo per la Città.

Fiera del tesoro d’arte e di storia che possiede nella sua antica Cattedrale, Cosenza rende grazie a Dio per il bene che dal Tempio si è irradiato nel corso dei secoli e si sente al tempo stesso incoraggiata a rinnovare, a partire dal centro propulsore della vita diocesana, il desiderio della missione e della testimonianza di Gesù all’uomo di oggi, in ogni ambiente in cui vive, con un’attenzione particolare per le periferie esistenziali. In questa prospettiva, auspico che sempre più numerosi giovani si pongano al servizio del Vangelo, per offrire a tanti l’opportunità di scoprire in Cristo le risposte a cui anela il loro cuore.

«Ci sazieremo dei beni della tua casa, della santità del tuo tempio» (cfr Sal 65,5). Questa frase del salmista evidenzia il sentimento che affiora nella comunità cristiana quando si raduna per celebrare i misteri del Signore, corroborando, attraverso la lode e la fraternità, la propria identità di famiglia di Dio. Le strutture esteriori servono a far rivivere la memoria e la comunione, e a manifestare lo splendore di quell’edificio spirituale innalzato sopra il fondamento degli Apostoli e dei Profeti, che ha come «pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù», nel quale «tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore» (Ef 2,20-21). Per questo lungo i secoli il popolo santo di Dio si è sempre impegnato a far risplendere di magnificenza il luogo dell’incontro con il suo Signore, abbellendolo di opere d’arte ed arricchendolo di ornamenti preziosi: esso, infatti, deve manifestare agli uomini le insondabili ricchezze della Misericordia Divina e le meraviglie che Egli continua a operare tra gli uomini.
È quanto emerge anche dalla storia di codesta Cattedrale, le cui origini risalgono alla metà dell’XI secolo. Tuttavia, il 9 giugno 1184 un disastroso terremoto che colpì Cosenza e la sua provincia, provocò il crollo della chiesa, sotto le cui macerie finirono l’arcivescovo Ruffo e numerosi fedeli. La ricostruzione fu lenta e nel 1222, alla presenza dell’Imperatore Federico II, il Duomo venne solennemente consacrato. Il nuovo edificio sacro conobbe successivi interventi, suggeriti via via da esigenze diverse, anche a carattere liturgico o devozionale, fino alla fine del XIX secolo, quando furono portate alla luce le strutture della primitiva chiesa.
Auspico che la straordinaria sintesi di fede e di vita che traspare dalla storia e dalla bellezza dell’edificio, ravvivi in quanti lo frequentano e lo visitano il desiderio di Dio, il legame con le proprie radici e la coesione tra i membri della comunità.
Le varie iniziative liturgiche, caritative e culturali realizzate in vista delle celebrazioni giubilari sono proprio volte a favorire un cammino di crescita nella condivisione, predisponendo a vivere l’evento del 30 gennaio 2022 come occasione propizia per rendere grazie al Signore dei doni di cui l’Arcidiocesi è stata arricchita nel corso dei secoli.
Possiate tutti insieme, Vescovo, sacerdoti, consacrati e fedeli laici, sentirvi incoraggiati nell’impegno di diffondere nella società, con mitezza e audacia, il fermento dell’annuncio evangelico. In questa prospettiva, considerando che Cosenza è sede di un importante Ateneo, invito anche a prendere sempre più coscienza del valore della pastorale universitaria e della necessaria alleanza tra evangelizzazione e cultura, affinché da tale sinergia scaturiscano itinerari educativi che favoriscano il bene comune, la promozione della giustizia sociale e della legalità, a dignità della persona umana.
Vi accompagni nel cammino la Vergine Maria Assunta in Cielo, a cui è dedicata la Cattedrale. Seguendola fedelmente ed imitandone l’esempio, potrete diventare tessere splendenti del mosaico d’amore del Padre, testimoniando la bellezza di vivere il Vangelo. Con tali sentimenti, imparto la mia Benedizione, a tutti chiedendo di pregare per me. (f)

L’arcivescovo di Reggio, Fortunato Morrone, ha ‘ricevuto’ il pallio da Papa Francesco

È stato consegnato all’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, mons. Fortunato Morrone, il pallio da Papa Francesco, in occasione delle celebrazioni Eucaristica dei Santi Pietro e Paolo.

Il pallio, (derivato dal latino pallium, mantello di lana) «è costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta – per la sua forma e materiali – l’agnello portato sulle spalle, come simbolo del vescovo in quanto Buon Pastore (le due strisce terminali di seta nera simboleggiano gli zoccoli della pecora), e insieme l’agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità perduta; questo spiega anche l’uso della lana e delle sei croci decorative trapassate con gli spilloni (simbolo dei tre chiodi della croce di Cristo), è stato semplicemente consegnato e non imposto».

Il Pallio, infatti, sarà imposto nella rispettiva sede metropolitana, in modo da dare la possibilità ai fedeli di partecipare a questo importante rito, «che sottolinea la relazione di comunione tra il Santo Padre e i nuovi arcivescovi, sancendo allo stesso tempo un legame con la Chiesa locale».

Pallio
Il Pallio

Nel corso dei secoli, il pallio è divenuto simbolo di un legame speciale con il Papa ed esprime inoltre la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, il metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione: «Segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo è il pallio…» (Benedetto XVI).

I due agnelli la cui lana è destinata, nell’anno successivo, alla fattura dei pallii, vengono allevati dai monaci trappisti dell’Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Dal 1644 essi vengono benedetti dall’Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi nella Basilia sulla Via Nomentana Complesso monumentale di Sant’Agnese fuori le mura nel giorno in cui si fa memoria della santa, il 21 gennaio e poi portati al Papa nel Palazzo Apostolico. Il pallio viene tessuto e cucito dalle suore di clausura del convento romano di Santa Cecilia in Trastevere. (rrm)

L’OPINIONE / Se in Calabria arriva l’amore, di Emilio Errigo

di EMILIO ERRIGO – Attenta Gente di Calabria e Calabresi nel Mondo.
Se in Calabria arriva l’amore, quello vero, quello del quale il Santo Padre, parlava alla moltitudine di fedeli raccolti all’Agelus di domenica scorsa 27 giugno a Piazza San Pietro, la vittoria del bene sul male, sarà una certezza.
Perché come spiegava con dovizia di particolari, ai presenti Papa Francesco, la malattia più grande che può portare grandi sofferenze all’umanità non sono il cancro, la pandemia, (io aggiungo) i terremoti, alluvioni, carestie ed altri eventi calamitosi e disastrosi, ma la mancanza di Amore, si l’Amore con la “A” scritta con la lettera maiuscola.
Se in Calabria dovesse arrivare l’Amore di tutti i Calabresi, esistenti al mondo, ci sarebbe da ridere veramente.
Immaginate se la malattia d’Amore, di cui è afflitta l’umanità e soprattutto la Calabria, dovesse di colpo essere guarita in tutto il mondo?
Quanto sarebbe bello, se l’Amore potesse lenire le sofferenze dei poveri ed emarginati, dei criminali di ogni nazione, fermare le guerre e i fabbricanti di armi intelligenti,i produttori e trafficanti di droga, peste dell’umanità.
Ricordo una canzone cara a noi Calabresi, scritta e cantata dal nostro Mino Reitano, Calabria mia, dove nel testo, già lui affermava perché l’aveva capito: Calabria mia, simu malati d’amuri simu malati
Se in Calabria arriva l’Amore, il bene avrà la meglio sul male che sembra incurabile, che tanti morti e sofferenza ha portato in tantissime famiglie residenti o meno nella Regione Calabria.
Se l’Amore arriva in Calabria, si toglierebbe a tutti ogni motivo per denigrare costantemente gli abitanti di una Regione del Sud, che ha donato alla Patria e all’Italia i suoi figli migliori.
Se arriva l’Amore in Calabria, quello vero predicato da Papa Francesco, non occorrerebbero tanti Uomini e Donne delle Forze di Polizia e Magistrati, per assicurare ordine e sicurezza pubblica, il bene trionferebbe sul male profondo di quella bella Terra e Gente di Calabria.
Io ci credo e ci spero, che il Santo Padre arrivi in Calabria, perché è Lui l’Amore di cui hanno bisogno i figli di Calabria. (e.e.)

(Emilio Errigo è nato in Calabria, Docente universitario e Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza)

Un invito a Papa Francesco: Santità, venga in Calabria

di EMILIO ERRIGO – Caro Papa Francesco, buongiorno. Sono uno dei tantissimi figli della Madre Terra di Calabria, arruolatosi nel 1977, per servire con disciplina e onore, lo Stato e le sue Istituzioni, (quindi servire la Comunità presente in Italia) nel Corpo della Guardia di Finanza.

Ho rischiato più volte la mia vita in servizio di polizia di sicurezza, e ho visto con i miei occhi rischiare la vita dei miei colleghi di ogni ordine e grado, pur di salvare quella dei migranti in pericolo sul mare. Credo, anche, per questo mio impegno sociale e istituzionale, sono stato insignito della Onorificenza di Commendatore di San Gregorio Magno e Cavaliere di San Silvestro Papa. Le altre ricompense e onorificenze mi sono state conferite nel corso di oltre 40 anni attività di servizio in svolti in Italia e in territorio estero.

Oggi ho sentito il bisogno di scrivere a Lei Santo Padre, la spinta emotiva affonda le radici nella mia origine Meridionale che mi ha consentito di comprendere meglio di altri le sofferenze umane. La Calabria e il profondo Sud Italia, hanno bisogno di una Sua fraterna visita, delle Sue parole, di un segno di conforto e incoraggiamento a non lasciarsi dominare dalla malavita criminale, nella consapevolezza che già in Calabria la “malavita sociale” è una convivenza indistruttibile.

Caro Papa Francesco, venga in Calabria, svegli le coscienze atrofizzate, parli al cuore e alla mente dei politici, agli uomini e donne d’affari e non, ai disoccupati, diversamente abili al lavoro che non c’è, alle Madri che piangono di notte per non farsi scorgere dai figli e dai mariti.

Mi affido a Lei caro e buono Papa Francesco, Lei che rimane l’ultima risorsa umana in cui ancora poter sperare per un presente e futuro migliore e dignitoso per i Giovani Calabresi e le loro disorientate famiglie. (ee)

  • Papa Francesco è già stato in Calabria nel 2014, visitando la Diocesi di Cassano allo Ionio

    [Emilio Errigo è nato in Calabria, docente universitario e Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza]

EDITORIALE / «Papa Francesco, l’unico che guarda benevolo la Calabria»

Maria Marino
Maria Marino

di MARIA MARINO – La Calabria abbandonata a sé stessa, privata di serie e importati infrastrutture da tanto tempo ormai che, a volerle creare adesso, diventa un’impresa quasi irrealizzabile: investimenti e redditi ridotti da tempo ormai a lumicino, nessun intervento serio di recupero o di nuova costruzione nel campo dei trasporti o della viabilità, che deve accontentarsi di residuali risorse per interventi su strutture fatiscenti, desuete e fuori tempo, tanto da considerare un successo il ridurre la distanza tra Reggio Calabria e Cosenza di 30 minuti, a fronte di un tempo di percorrenza comunque estenuante, in un Paese in cui il Ponte di Genova viene ricostruito “rapidamente e senza mai fermarsi neppure in tempi di Coronavirus” in soli 12 mesi!

Con una pseudo autostrada, perennemente in manutenzione e con un tratto di fatto inesistente; una Statale 106 ridotta a brandelli con decine di morti all’anno e una serie di strade e stradette per lo più impercorribili a causa di una pessima, o completamente assente, manutenzione; oltre a una strada ferrata obsoleta, con pochi treni e carrozze fatiscenti e tempi di percorrenza da terzo mondo!

E nessuno se ne preoccupa, nemmeno quando affida fior di finanziamenti alle grandi società, senza pretendere un minimo di cronoprogramma degli interventi previsti, ma accettando supinamente rassicuranti promesse e senza nemmeno la dovuta attenzione ai lavori dichiarati eseguiti, ma mai ultimati.

La Calabria con un tessuto sociale lacerato in molti o quasi in tutti i suoi aspetti: marchiata da tutti come terra di ladri e ‘ndranghetisti, dichiarata irrecuperabile da voci autorevoli, con uno sviluppo economico visto come una chimera e la mancanza del lavoro per giovani bravi, capaci e preparati che si recano altrove per vendere le loro competenze, pur di non accondiscendere a compromessi di sistema, spesso anche immorali ed eticamente scorretti.

La Calabria, dove la politica, lautamente retribuita e accomodata, non sembra preoccuparsi più di tanto, nemmeno ora che, la disoccupazione del Mezzogiorno d’Italia, ha notevolmente inciso sulle decisioni europee per la concessione all’Italia dei miliardi del Recovery Fund: nessuno sembra battersi perché il Governo investa nel Sud parte di quei finanziamenti, nessun progetto concreto per infrastrutture, viabilità, trasporti o servizi che potrebbero rappresentare non solo  sviluppo e  modernizzazione della Calabria, ma anche e soprattutto servizi al cittadino nell’ottica del miglioramento della qualità della vita dei calabresi.

Anche la giustizia, uguale per tutti, in Calabria sembra essere diventata uguale per alcuni e a pagamento per altri; e la sanità? Un diritto che doveva essere garantito a tutti, ha mostrato nell’organizzazione di sistema il peggio di sé, ingabbiato tra interessi di parte e disorganizzazione, paralizzato da fondi finanziati e sperperati; ma anche da fondi negati, se si prende in considerazione la spesa pro-capite e la si confronta tra le diverse regioni del Paese, risulta, infatti, davvero inaccettabile pensare che la Calabria, commissariata da un decennio, alla fine ripaga alle regioni del Nord  milioni di euro all’anno (oltre 4 milioni di euro nel 2018) a causa della migrazione sanitaria.

In tale scenario, l’emergenza sanitaria era prevedibile che in Calabria finisse per assumere aspetti più gravi che altrove, risultando inadeguata anche nelle operazioni di gestione più semplici.

Una terra in cui sembra si faccia a gara a chi è più bravo a gettare fango sull’altro, quasi a portare a casa il trofeo de “il meglio del peggio”, tutto diventa più grave e desolante, assumendo i caratteri di una guerra tra poveri, in cui tutto è in comune ma nulla in comunione.

L’unico che volge il suo sguardo benevolo alla Calabria è Papa Francesco, scegliendo ben tre sacerdoti da elevare a Vescovi in pochissimi anni: il primo qualche anno fa, Mons. Domenico Battaglia, oggi Arcivescovo di Napoli, Diocesi tra le più grandi d’Italia; qualche giorno fa, Don Maurizio Aloise, dell’Arcidiocesi metropolitana Catanzaro-Squillace nominato Arcivescovo di Rossano-Cariati, e don Fortunato Morrone, della Diocesi di Crotone-Santa Severina, nominato Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova.

La Conferenza Episcopale Calabra, presieduta da Mons. Vincenzo Bertolone, vivendo l’arretratezza della Calabria, le sue miserie e le sue tante contraddizioni, avrà probabilmente riportato nelle stanze vaticane le povertà sociali in cui versa ormai da tempo questa terra, quanto i calabresi si sentano abbandonati al loro destino e la necessità di recuperare quanto di buono la Calabria può ancora esprimere, a dispetto delle continue denunce mediatiche, sempre più offensive e denigranti.

Sceglie in Calabria il Santo Padre i suoi Vescovi, come volesse dimostrare la sua vicinanza a una popolazione maltrattata, rinnegata e isolata da tutti; e, scegliendo in Calabria, offre la sua vicinanza, ponendosi quale punto di riferimento e di guida nell’indifferenza di tutti gli altri, facendo dei figli di Calabria i suoi interlocutori.

Forse, nei disegni del Santo Padre, i sacerdoti calabresi che vivono il loro sacerdozio a contatto con gli ultimi e con quelle sacche sociali più povere, sono visti dal Santo Padre i migliori testimoni di resilienza e perciò divenire punto di riferimento determinante, in quei territori dove necessaria diventa l’opera di ricostruzione del senso etico, morale e sociale della comunità, che in Calabria sembra ormai essersi smarrito da tempo.

Deve essere proprio un grande amore quello del Papa verso gli ultimi e i martoriati dalla criminalità organizzata, lo dimostrano anche le parole usate nella prefazione del libro di Mons. Bertolone dedicato al giudice Rosario Angelo Livatino (Rosario Angelo Livatino. Dal “martirio a secco” al martirio di sangue, edito da Morcelliana), ucciso dalla mafia e che il prossimo 9 maggio sarà proclamato Beato: forse il Papa crede che nemmeno i calabresi, come il giudice, meritino di essere trattati così ingiustamente dagli “Erodi del nostro tempo” e avverte il muto “grido di dolore e allo stesso tempo di verità” dei calabresi, che vedono sempre più offesa la propria dignità ormai da troppo tempo nei fatti e nelle parole.

Anche i messaggi pasquali dei Vescovi delle diverse Diocesi calabresi sembrano voler diventare fari di speranza e di resilienza, un vero e proprio richiamo a valori e sentimenti comuni, invitando tutti ad essere comunità di persone, oltre che di brutte cose e di pessimi fatti, per ritrovare nel mutuo aiuto e nella comunione delle azioni, la direzione giusta verso una vera rinascita della terra che fu la Magna Graecia.

Se questi sono i pensieri del Santo Padre e dei Vescovi di Calabria, ben venga “il buon odore di Cristo” e divenga presto “seme della rinascita” per la nostra terra, chissà che qualcun altro, sull’esempio del  Papa, non decida finalmente che anche la Calabria è meritevole di sguardi benevoli e di opere buone; che forse sono proprio gli stereotipi e i pregiudizi a frenarne le tante potenzialità che pur ci sono; che forse con un po’ più di buona coscienza e di responsabilità civica e sociale, lo spopolamento potrebbe arrestarsi e la Calabria potrebbe finalmente realizzare quello sviluppo socio-economico di cui ha tanto bisogno e che serve all’intero Paese. (mm)

Il calabrese don Fabio Salerno è il nuovo segretario personale di Papa Francesco

Un prestigioso incarico, per il catanzarese don Fabio Salerno, che è stato chiamato a ricoprire un ruolo importantissimo: quello di segretario personale di Papa Francesco.

A renderlo noto, Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa Vaticana, che ha riferito che don Salerno, attualmente è impiegato presso la sezione Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e prenderà il posto di Yoannis Lahzi Gaid, che ha concluso il suo servizio anche se, «Mons. Gaid continuerà l’attuale incarico di membro dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana» ha riferito il direttore Bruni.

Inoltre, il neo segretario – che ha iniziato il suo incarico oggi – sarà affiancato il sacerdote uruguayano Gonzalo Aemilius, chiamato lo scorso gennaio a sostituire monsignor Fabián Pedacchio Leániz come nuovo segretario personale del Papa.

Una nomina, quella di don Salerno, che «riempie di gioia e di orgoglio i cuori di tutti i calabresi» ha dichiarato con grande orgoglio il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini.

«Il delicatissimo incarico annunciato dal direttore della sala stampa vaticana – ha osservato il presidente Tallini – è un grande riconoscimento per un ancor giovane religioso che ha dimostrando grandi doti nella diplomazia pontificia. E credo sia un grandissimo motivo di orgoglio anche per l’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, illuminata dalla guida di monsignor Vincenzo Bertolone».

«Sono sicuro – ha concluso il presidente del Consiglio regionale della Calabria – che Don Fabio Salerno, al quale rivolgo le congratulazioni a nome dell’intero Consiglio regionale, terrà sempre serbata nel suo cuore la nostra amata Calabria».

Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, ha voluto fare gli auguri a Don Fabio Salerno per l’incarico che è stato chiamato a ricoprire, sottolineando che si tratta di «un riconoscimento  che si arricchisce di ulteriore valore considerando che si tratta del primo italiano a ricoprire questo prestigioso ruolo al fianco del Pontefice».

«Don Fabio – ha aggiunto – ha mosso i suoi primi passi nell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, guidata da monsignor Vincenzo Bertolone, e negli ultimi anni ha inanellato una serie di esperienze di grande rilievo nell’ambito della diplomazia vaticana a livello internazionale».

«Ora sarà uno degli uomini più vicini a Bergoglio – ha concluso il sindaco Abramo – che ha riconosciuto in don Fabio le doti e le qualità all’altezza di un incarico così delicato. A Don Fabio rivolgo i più sinceri auguri per il percorso che si accinge ad intraprendere, nell’auspicio che il suo servizio possa favorire e promuovere occasioni di incontro tra la città di Catanzaro, la sua diocesi e la Santa Sede».

Anche Ivan Cardamone, assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro, ha dichiarato che la scelta di Papa Francesco è «un motivo di enorme orgoglio per la nostra città e per la nostra gloriosa Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace».

«Se un religioso – ha aggiunto – che è cresciuto culturalmente all’ombra dei grandi presuli catanzaresi è arrivato ai vertici del Vaticano, vuol dire che la Chiesa catanzarese è davvero una fucina di “servi di Dio”, dotati non solo di qualità spirituali ed etiche, ma anche di una solida preparazione».

«Non a caso – ha proseguito l’assessore Cardamone – come ci ricordano spesso il nostro amato Arcivescovo Vincenzo Bertolone e l’arcivescovo emerito Antonio Cantisani, la nostra è la Diocesi di Cassiodoro, l’uomo che fondò quel Vivarium che è considerato la prima università della storia d’Europa».

«Un grato pensiero al Santo Padre Francesco – ha concluso Cardamone – che ha voluto premiare l’impegno e le capacità di don Fabio e un ringraziamento a monsignor Bertolone per il rigore morale e la rigida formazione con cui guida la nostra Comunità».

 

 

 

«La porta delle lontananze»: l’arch. Miglietta dedica a papa Francesco il suo trittico

Fernando Miglietta, architetto e, artista, critico e scrittore, un nome importante nella cultura meridionale e non solo, ha voluto dedicare un’opera a papa Francesco, ispirato dal suo appello «al Signore di fermare l’epidemia con la sua mano». Miglietta – che sta lavorando alla progettazione del Cimitero dei Migranti di Tarsia, ha scritto un’accorata lettera aperta al pontefice.

«Caro Papa Francesco – scrive l’arch. Miglietta –, in questi difficili mesi segnati da una terribile pandemia, ciò che mi ha colpito e turbato profondamente è stata la Sua invocazione al Signore di fermare l’epidemia con la Sua Mano. “Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: Signore, fermala con la tua MANO. Ho pregato per questo”, È quanto Lei ha detto in un’intervista a Paolo Rodari, per la Repubblica.

«Un’ invocazione profonda di grande significato simbolico non disgiunta dall’immagine del suo volto intriso da un profondo segno di tristezza che ha toccato il mondo. La sua presenza solitaria poi in Piazza San Pietro  con la forza della fede contro la debolezza del vuoto, la tempesta dell’invisibile, tutti aspetti di un messaggio così carico di profonda inquietudine che mi hanno fortemente impressionato. Irripetibile, credo, per la sua sconvolgente forza comunicativa, di grande spiritualità, dialogo e speranza.

«Questa Sua preghiera, che richiamava la Mano del Signore, mi ha riportato in maniera naturale ad una delle mie opere della serie Dialogo con l’infinito, un ciclo che continuo a realizzare sin dagli anni settanta, in un percorso dedicato alla spiritualità dell’infinito, alla sua percezione tangibile, tema dominante della mia ricerca artistica per altri versi sperimentata e realizzata nella mia Architettura del dialogo, anche in opere e progetti  di luoghi sacri, come il recente “Cimitero internazionale dei migranti”.

«Ecco perché mentre la mia pagina Facebook mi chiedeva a cosa stessi pensando, ho scritto il mio pensiero rivolto a Lei:  Forse non ci siamo accorti quanto Papa Francesco sia triste in questi giorni… e  trascrivendo la sua implorazione al Signore, di fermare l’epidemia con la sua Mano, le ho dedicato appunto una mia opera: “La porta delle lontananze e la chiave dell’infinito”, opera che avrei pensato di  donarle.

Il trittico di Fernando Miglietta “La porta delle lontananze e la chiave dell’infinito ”
Il trittico di Fernando Miglietta “La porta delle lontananze e la chiave dell’infinito”

«L’opera, realizzata e già esposta  nella XI Quadriennale d’Arte di Roma  del 1986, è un trittico dedicato al cielo, di forte impatto emozionale che ambienta i suoi segni e sogni in uno spazio celestiale permeato dal silenzio e da una spiritualità senza tempo in cui, in una sorta di provocazione psicologica dell’immagine, irrompono con una forte carica simbolica “ una mano e una chiave” che tentano di aprire il cielo.

L’opera rappresenta appunto la Mano del Signore che dall’alto apre con la chiave la porta delle lontananze, simboleggiata in questo caso dal cielo che sta in basso, come  a significare che il Signore sta sopra il cielo che, in questo caso, “ha portato l’uomo sulla terra”, come ebbe modo di affermare il critico francese Pierre Restany, dialogando insieme su quest’opera, nel film di Marc Israël-Le Pelletier.

«Lei sa benissimo, Papa Francesco, come la Modernità prima, con i suoi sconvolgimenti e lacerazioni, e la contemporaneità oggi, tra relativismi e fondamentalismi, segnino un Vuoto profondo di relazioni spirituali con il mondo. Un vuoto, che tocca però oggi a noi tutti colmare  e farsi promotori di un ripensamento con il Divino.

«Ecco perché nella mia arte, nei miei progetti e nel mio impegno teorico, ho sempre inseguito la ricerca di “valori spirituali” dinanzi al predominio di un mondo costruito su costanti solo materiali. La ricerca di un progetto appunto come Valore identitario ben lontano da un progetto basato sul consumo. Tutto il mio lavoro  illustra in modo evidente e sentimentale il mio attaccamento a una cultura umanista. Credo infatti nella parola come al gesto e alla meditazione come alla realizzazione.

«Contro i rischi di una deriva spirituale, senza precedenti nella storia dell’umanità, per questi motivi ho rilanciato in questi anni  la sfida di una ricerca e di una difesa della bellezza plurale che è bellezza divina costruita dall’uomo in tanti secoli di storia e di cultura, la sola in grado di rilanciare l’amore per una nuova spiritualità». (rrm)