Salvaguardare Porto di Gioia Tauro e Ambiente, gli obiettivi di Pd e Fiom Cgil

«La direttiva europea, sottovalutata dai Governi, rischia di provocare la paralisi dell’attività di transhipment del porto di Gioia Tauro e la conseguente perdita di posti di lavoro su larga scala, aumentando i danni per lavoratori e per tutto il tessuto sociale del territorio calabrese. Abbiamo bisogno di una strategia industriale europea per mantenere e creare occupazione, avviando realmente processi che tengano insieme lavoro e ambiente».

Il segretario generale Fiom Cgil Calabria Umberto Calabrone (nella foto), interviene così, a pochi giorni dal sit in a cui il sindacato ha preso parte, sulla norma sulle emissioni inquinanti mettendo in evidenza «la necessità e l’urgenza di investimenti pubblici e privati, strategie industriali, energetiche, fiscali condivise e di lungo periodo. L’ambiente non si salvaguarda con le tasse e le risorse devono servire per avviare una trasformazione dell’alimentazione degli impianti esistenti e sviluppare la produzione di navi di cui c’è bisogno in Europa e nel mondo per affrontare l’emergenza climatica».

«Attualmente – aggiunge Calabrone – la politica dell’Italia si è mostrata troppo debole, inadeguata se non del tutto assente su questi aspetti cruciali per garantire che il “Green deal” sia socialmente giusto: senza giustizia sociale, c’è il rischio di un fallimento consapevole. Quella che si prepara è una vera e propria rivoluzione e le grandi trasformazioni necessitano di scelte strategiche a livello locale, nazionale ed europeo. L’Italia è il Paese che paga più di altri la transizione, perché in questi anni non sono state messe in campo politiche industriali coerenti».

«La Calabria, per grave responsabilità del governo regionale, non ha tutt’ora un piano energetico coerente con una transizione giusta, socialmente e ambientalmente sostenibile, pur avendone tutte le potenzialità. Delle assenze e della superficialità della politica non possono essere i lavoratori a pagare le conseguenze. L’Unione europea e il governo nazionale e quello regionale mettano in campo azioni e risorse specifiche per il raggiungimento degli obiettivi ambientali, insieme alle necessarie garanzie sull’occupazione. Nel contempo – sottolinea il segretario generale – serve impegnare tutto il sistema imprenditoriale che opera nel porto di Gioia Tauro, così come su tutti gli altri scali nella regione, a investire su innovazione e riduzione dell’inquinamento, anche nell’ottica di creare nuova occupazione perché la transizione può e deve essere una opportunità».

Intanto così come preannunciato partecipando alla manifestazione a tutela del porto di Gioia Tauro tenutasi dello scorso 17 ottobre, il gruppo del Pd in consiglio regionale ha depositato una mozione da discutere nella seduta dell’Assemblea fissata per lunedì prossimo.

«Il nostro intento – dichiara in una nota il capogruppo Mimmo Bevacqua – è di contemperare la salvaguardia dell’ambiente, obiettivo che si propone la direttiva Ue, con la salvaguardia del tessuto socio-economico della nostra terra: lo riteniamo non solo possibile, ma doveroso. Pertanto occorre prestare la massima attenzione ai cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni di gas serra, ma è indispensabile difendere e valorizzare l’operatività della principale struttura portuale calabrese».

«Le azioni propedeutiche alla tutela dell’ambiente e utili a mitigare gli effetti del riscaldamento globale non possono e non devono ignorare i tempi e i modi per evitare che la transizione energetica si tramuti in tragedia economica e sociale. In quest’ottica – prosegue Bevacqua – la nostra mozione intende sensibilizzare il Parlamento affinché, nel momento in cui, a breve, avvierà la discussione per recepire la Direttiva 2023/959, non penalizzi il porto di Gioia Tauro rispetto agli altri porti mediterranei specializzati in traffico in transhipment, con particolare riferimento a quelli di Port Said, Tangeri e nord africani in genere. Al porto di Gioia Tauro vanno garantite quelle pari condizioni di mercato indispensabili ad assicurarne la competitività, pertanto chiediamo al Parlamento di considerare la possibilità di utilizzare i fondi provenienti dalla tassazione prevista dal sistema Ets per finanziare la conversione di navi inquinanti e l’ammodernamento delle flotte e di predisporre un sistema premiale per quelle navi che effettuano più scali nei nostri porti nazionali».

«Ci auguriamo – conclude Bevacqua – che maggioranza e minoranza in consiglio regionale possano giungere alla votazione unanime di un’unica mozione congiunta: noi presentiamo le nostre proposte, chiare e circostanziate, restando naturalmente aperti alla più ampia e proficua discussione». (rrc)

Dimensionamento scolastico, il PD Calabria propone di istituire un coordinamento permanente

Istituire un coordinamento permanente per impedire di perdere 79 autonomie col dimensionamento scolastico. È la proposta che ha avanzato il Pd Calabria, ribadendo il proprio “no” alla Regione e alla Provincia di Cosenza a una misura che rischia di creare ulteriori disparità.

Le ragioni del no sonostate illustrate durante un’apposita conferenza stampa che ha avuto luogo a Cosenza  al caffè Telesio. Al dibattito, moderato dal capogruppo a palazzo Campanella Mimmo Bevacqua, hanno preso parte il capogruppo alla Provincia Ferdinando De Donato, il consigliere comunale di Cosenza e dirigente scolastico Aldo Trecroci che è anche delegato all’istruzione. Il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Iacucci, assente per motivi di salute, ha inviato il proprio indirizzo di saluto. 

Ad arricchire la discussione anche gli interventi del responsabile regionale Enti Locali del Pd Salvatore Monaco che ha condiviso le preoccupazioni espresse dai relatori, comprese quelle evidenziate da Trecroci sul dimensionamento approvato dalla Provincia di Cosenza. Sulle forzature operate dalla Provincia di Cosenza si è soffermato anche il segretario regionale Uil Scuola Andrea Codispoti, mentre il segretario provinciale Usb Scuola Pino Ansalano ha specificato che non si tratta di difendere questo o quell’istituto scolastico, ma di opporsi al disegno nazionale nel suo complesso che rischia, anche per come applicato dalla Regione, di creare ulteriori disparità tra Nord e Sud e tra le città principali e le arre interne. Ansalano ha proposto poi l’istituzione di un coordinamento regionale permanente per indurre il governo regionale a ulteriori riflessioni prima di approvare il piano definitivo.

Le conclusioni sono state affidate al capogruppo dem a palazzo Campanella Mimmo Bevacqua, che ha ricordato l’impegno costante del gruppo sul tema del dimensionamento, a partire dall’ordine del giorno proposto congiuntamente al consigliere Graziano lo scorso 20 aprile e che era stato approvato all’unanimità dall’Assemblea. Il capogruppo ha poi ricordato l’intervento in Aula del consigliere Iacucci che, a nome del gruppo, ha evidenziato come le nuove disposizioni possano mettere in crisi il sistema dell’istruzione in Calabria. 

«Le nuove disposizioni – ha spiegato Bevacqua – prefigurano una graduale riduzione di classi e plessi scolastici, soprattutto nei Comuni più piccoli, con particolare incidenza sulle aree interne, già disagiate per la desertificazione dei servizi e, conseguentemente, della popolazione».

«Un quadro preoccupante – ha concluso – nel quale si registra la totale inerzia del governo regionale, mentre altre Regioni  abbiano adito le vie legali per tutelare il diritto allo studio e dire no a questo dimensionamento che cancella storie, identità e territori. Serve adesso una risposta decisa e forte da parte della politica, delle associazioni, dei sindacati, degli operatori e dei cittadini per bloccare un provvedimento dannoso e che va a colpire soprattutto il Sud, le Regioni più deboli e i territori più isolati». (rcs)

 

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Aree interne, Pd Calabria: Servono risorse per evitare lo spopolamento in Calabria

«Servono risorse e strumenti per una risposta concreta che eviti lo spopolamento della Calabria». È l’appello lanciato dai Dipartimento del Pd Enti Locali e Aree Interne, Pasquale Mancuso e Salvatore Monaco, e che è stato raccolto dal consigliere regionale Mimmo Bevacqua, che si è impegnato a convocare una riunione del gruppo consiliare per approfondire la tematica e promuovere una eventuale iniziativa pubblica sul tema.

L«a valorizzazione delle aree interne, da tempo abbandonate al loro destino specialmente dopo la soppressione delle Comunità montane – si legge in una nota – rappresenta una priorità per la Calabria. Il Pd è da sempre attento a questa tematica e da tempo lavora per superare le storiche debolezze dei Comuni interni e più fragili, alle quali si sono aggiunte, da ultimo, le ulteriori criticità derivanti da un assai discutibile dimensionamento scolastico e dal progressivo indebolimento dei servizi sanitari su tutte le aree montane calabresi che vivono un drammatico e progressivo spopolamento che occorre limitare utilizzando tutti gli strumenti a disposizione».

«Non possiamo, dunque – si nelle nella nota – che accogliere positivamente la proposta di legge presentata dal presidente Mancuso e dall’assessore Gallo  che, però, può essere considerata come una semplice base di partenza per avviare un confronto ampio e costruttivo per arrivare ad una proposta che sia davvero in grado di dare uno slancio alle aree più in difficoltà della nostra Regione».

«Ad esempio all’interno del progetto di legge andrebbero inserite anche norme che spingano fortemente verso la fusione di Comuni montani con incentivi forti e premialità sostanziali, considerando che, attualmente – continua la nota – i Comuni con meno di 5000 abitanti in Calabria sono 324, ossia il 79,2% del totale. Un reale contrasto al depauperamento demografico e alla desertificazione produttiva passa inevitabilmente dalla ricostruzione della rete dei servizi primari: sanità, scuola, poste, sicurezza e dalla ricostituzione di un tessuto economico produttivo. Servono, dunque, ingenti investimenti da parte della Regione attraverso l’utilizzo degli strumenti oggi a disposizione quali il Pnrr, i fondi comunitari e quelli per l’innovazione tecnologica che, attraverso il ricorso allo smart working, permetterebbe la permanenza di migliaia di giovani in questi territori».

«Siamo disponibili al dialogo – ha concluso il capogruppo dem Mimmo Bevacqua – e a lavorare ad un progetto di riforma complessiva che metta a sistema tutti gli strumenti a nostra disposizione per dare risposte concrete alle tante Comunità calabresi in difficoltà. Un passaggio nevralgico se davvero vogliamo evitare che lo spopolamento della nostra Regione azzeri ogni speranza di futuro. Un ringraziamento va ai Dipartimenti del Pd e ai loro rispettivi responsabili Pasquale Mancuso e Salvatore Monaco, che stanno lavorando alla tematica e con i quali proseguirà il confronto nelle prossime settimane». (rcs)

 

Superbonus, Pd Calabria: Occorre audire le partecipate per accertarne sostenibilità

Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, ha sottolineato l’importanza di evitare che, per quanto riguarda il superbonus, si arrivi esclusivamente all’approvazione di una legge spot che contenga soltanto indicazioni vuoti che poi non hanno nessun impatto reale, così come avvenuto con tanti dei provvedimenti fin qui approvati dal governo Occhiuto».

«Prima di fare arrivare in Consiglio regionale una legge condivisibile in linea generale, ma vuota nel contenuto –  ha detto Bevacqua –  chiederò  ai colleghi del mio gruppo di richiedere la convocazione in Commissione dei rappresentanti delle partecipate regionali che si vogliono coinvolgere per svolgere le dovute audizioni».

«Un passaggio fondamentale – ha evidenziato – sia per una più ampia concertazione che per capire se le partecipate calabresi abbiano davvero la possibilità di acquistare i crediti derivanti dal superbonus per dare la linfa sperate al comparto dell’edilizia. Senza risposte positive da parte di questi soggetti e un loro pieno coinvolgimento si rischia di fare l’ennesimo buco nell’acqua».

La gran parte delle Regioni italiane è alle prese con lo sblocco dei crediti fiscali legati alle ristrutturazioni edilizie e al cosiddetto superbonus. Basilicata, Lazio e Liguria stanno votando, con consenso unanime, proposte di legge che hanno l’obiettivo di coinvolgere le partecipate delle Regioni all’interno dello schema disegnato dal decreto cessioni approvato dal governo nazionale durante lo scorso mese di febbraio. Uno schema che impedisce di vendere i crediti all’interno della stessa Pubblica Amministrazioni e che le Regioni stanno provando ad aggirare coinvolgendo soggetti non considerati facente parte della P.a.

«Anche la Regione Calabria – ha spiegato il capogruppo Mimmo Bevacqua – si sta muovendo sul solco tracciato dalle altre Regioni con una proposta di legge, praticamente identica a quella già presentata dalla Lega in Liguria, che è attualmente in discussione nella IV Commissione consiliare. Si tratta di un percorso che anche nelle altre Regioni è stato condiviso da tutte le forze politiche e che pure in Calabria potrebbe avere lo stesso consenso». (rrc)





Porto di Gioia, il Pd Calabria chiede massima attenzione e no strumentalizzazioni

Il Pd Calabria ha chiesto «la massima attenzione in ordine alla direttiva Emission transfer system (Ets) per il sistema marittimo e la massima serietà politica per evitare ogni tipo di strumentalizzazione».

«La direttiva, necessaria per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente e per ridurre le emissioni nocive, entrerà in vigore dal primo gennaio 2024 potrebbe avere, però, delle conseguenze negative sui porti europei, compreso quello di Gioia Tauro. Esiste il rischio che per evitare le multe salate per le emissioni inquinanti, la stragrande maggioranza della compagnie di navigazione, delocalizzino la propria attività in altri porti, fuori dall’Unione europea».

«Non si può restare inerti – prosegue la nota dei dem – davanti ad uno scenario del genere, ma bisogna essere attenti a tutelare gli interessi in gioco senza strumentalizzare un tema così importante come sta facendo il centrodestra al governo della Regione avendo attenzione soltanto alle prossime elezioni europee. La direttiva si può ancora cambiare e non ha senso trasformare l’argomento in un tema da campagna elettorale. L’applicazione concreta della direttiva spetterà al Governo ed al Parlamento italiano che entro fine anno dovranno recepirla e, dunque, potranno formulare osservazioni al testo, in merito alla tutela della rete portuale europea e degli scali nevralgici per l’economia come quello di Gioia Tauro, che è un’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo della Calabria e del Sud. Sarebbe opportuno, per come richiesto anche dai sindacati, di fare in modo di ottenere un rinvio che dia alle compagnie marittime il tempo di operare una riconversione del sistema di emissioni. In ogni caso – affermano ancora i consiglieri dem – merita un’attenta valutazione la proposta formulata dal presidente dell’ “Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio”, condividendo il sostegno già espresso dal Pd calabrese. Per rafforzare il nostro convincimento a mettere in campo ogni iniziativa utile ad aprire un dibattito forte, responsabile a difesa del porto di Gioia. Chiederemo la convocazione di una seduta ad hoc dell’Assemblea per discutere in maniera approfondita della problematica e cercare anche ulteriori soluzioni lasciando da parte gli interessi di partito e le beghe elettorali che devono restare fuori da un tema così delicato». ν

Dimensionamento scolastico, Pd Calabria: Fuori tempo l’appello della vicepresidente Princi

Il Pd in Consiglio regionale ha evidenziato come «appare paradossale e fuori contesto l’appello dell’assessore Princi inviato tramite missiva a Enti con la quale incalza Province e Città Metropolitana di Reggio a “concertare con tutte le parti i piani di dimensionamento provinciali, a richiedere le apposite delibere dei Consigli d’istituto, a promuovere specifiche conferenze di ambito con le componenti interessate, creando occasioni di ascolto e di confronto con i territori”». «Dopo non avere ascoltato i continui appelli formulati dal nostro gruppo in ordine al rischio di perdere 79 autonomie per l’effetto del decreto approvato dal governo – ha aggiunto il PD – adesso arriva un invito alla concertazione».

«Proprio nel momento in cui le altre Regioni italiane – hanno spiegato i del – impugnano lo stesso decreto davanti al Tar e, comunque, sono in attesa dell’esito dei ricorsi spinti davanti alla Corte Costituzionale, che saranno esaminati a partire dal prossimo mese di novembre, contro gli articoli della legge finanziaria 2023 relativi al dimensionamento scolastico».

«L’Emilia Romagna addirittura – spiega il PD – ha annunciato di avere voluto rafforzare la propria posizione a difesa della scuola ricorrendo al Tar per il Lazio contro il decreto interministeriale 127 del 30 giugno, inviato alle Regioni il 2 agosto, che stabilisce il numero delle autonomie scolastiche».

«Secondo i legali della Regione, infatti – viene spiegato nella nota – è inapplicabile il taglio in assenza di un pronunciamento sulle competenze fornito dalla Consulta e, per questo, ricorre anche contro la “dimensione” della rete scolastica che il Governo ha definito attraverso il decreto».

«Del resto – hanno proseguito i consiglieri dem – perplessità simili erano state espresse durante la riunione della Conferenza Unificata dello scorso maggio in cui Emilia Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Toscana, Upi e Anci, le associazioni dei Comuni e delle Province italiane avevano votato contro il dimensionamento che, tuttavia, è stato ugualmente approvato».

«L’inerzia della Regione Calabria, supina ai voleri del governo nazionale – continua la nota del Pd –, è stata totale fin dal principio. Nessuna opposizione al decreto e nessun ascolto ai ripetuti appelli arrivati in ordine ai rischi per la nostra Regione per l’effetto del dimensionamento per come programmato. Nello specifico nella nostra Regione si perderanno 29 autonomie nella provincia di Cosenza, 14 a Catanzaro, 8 a Crotone, 17 a Reggio Calabria ed 11 a Vibo Valentia».

«Ci saremmo aspettati che chi è stato votato per rappresentare la Calabria la difendesse, nelle sedi istituzionali, da un provvedimento che comporterà un impoverimento dell’offerta didattica per i nostri ragazzi e la perdita di numerosi posti di lavoro, circa 600, tra personale di segreteria e Dsga. E poi – dicono ancora – istituti accorpati significano difficoltà organizzative e gestionali per i dirigenti scolastici, classi più numerose, dispersione scolastica, impoverimento dei piccoli centri. Ancora una volta, il Governatore Occhiuto ha scelto di chinare la testa dinanzi alle scelte di un Governo chiaramente antimeridionalista».

«E se le linee guida della regione in qualche modo – continuano i del – provano a “mettere una toppa”, le conseguenze non si potranno limitare. E a ben poco vale adesso la lettera dell’assessore Princi».

«Quella sul dimensionamento – ha concluso il gruppo del Pd – è una battaglia che abbiamo il dovere di portare avanti in altra maniera e lo faremo con le scuole, con i sindacati, in piazza se sarà necessario. Promuoveremo, al più presto, insieme al partito regionale, un incontro pubblico  con i sindacati della scuola, i dirigenti scolastici, gli insegnanti e tutti i soggetti interessati». (rrc)

Bevacqua (PD): Inaccettabile che al Festival delle Regioni non siano stati invitati i consiglieri regionali

Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, ha definito «inaccettabile che al Festival delle Regioni di Torino non siano stati invitati i consiglieri regionali delle Assemblee italiane».

«Cinque tavoli di lavoro si confronteranno su questioni cruciali: lo sviluppo sostenibile, la tutela del territorio, il sostegno alle persone, l’attrazione dei talenti e l’internazionalizzazione delle imprese – ha aggiunto –. Faranno parte dei tavoli i ministri, i governatori e i rappresentanti del mondo pubblico e privato, ma nessuna rappresentanza degli organi legislativi regionali».

«Pur sapendo che la rappresentanza dela Regione spetta al governatore – ha proseguito – questo è l’ennesimo atto che mortifica il ruolo delle massime Assemblee legislative dei territori, quasi che le Regioni siano rappresentate esclusivamente dai Presidenti, azzerando il ruolo di tutti gli altri soggetti che hanno raccolto il consenso dei cittadini e che sono direttamente deputati a portare avanti le legittime istanze dei territori».

«E, in tutto questo, non sappiamo cosa abbiano messo in campo i presidenti dei consigli regionali – ha spiegato – nel rivendicare le prerogative e le funzioni fondamentali che la rappresentanza istituzionale  assegna ai consessi che essi sono stati chiamati a guidare. Lo stiamo dicendo in più occasioni: lo squilibrio che si è venuto a creare tra il potere esecutivo e quello legislativo mette a rischio i cardini basilari e fondanti di una sana democrazia».

«Non è più ulteriormente accettabile e, dopo oltre 50 anni di regionalismo – ha detto ancora – si tratta di un tema che va affrontato in maniera seria e nelle sedi opportune. Domani presenterò una mozione che mi auguro venga condivisa da tutto il Consiglio regionale della Calabria,  nella quale il gruppo PD, esprimendo preoccupazione e delusione per tale approccio personalistico e accentratore, inviterà il presidente dell’Assemblea a farsi carico della difesa effettiva delle prerogative dell’organo legislativo».

Alle dichiarazioni di Bevacqua ha risposto il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, sottolinenando come «il ‘Festival delle Regioni’ di Torino (cui prende parte anche il presidente Mattarella) non arreca, come paventa il capogruppo del Pd Bevacqua, alcun vulnus alle prerogative dei consiglieri regionali, garantite dalla Costituzione e dagli Statuti regionali».

«Il ‘Festival delle Regioni’ (dedicato alle infrastrutture) è organizzato dalla ‘Conferenza delle Regioni’, che – com’è noto – è espressione dei Presidenti e degli Esecutivi regionali – ha concluso – e i suoi contenuti sono stati annunciati dal presidente della ‘Conferenza delle Regioni’, Massimiliano Fedriga, il 2 settembre a Roma nel corso di una conferenza stampa». (rcz)

Pd Calabria: Serve accordo tra Corap e Autorità di Sistema per evitare che si perdano 10 mln del Pnrr

Il consigliere regionale del Pd, Mimmo Bevacqua, ha ribadito la necessità di trovare un accordo tra Corap e Autorità di Sistema Portuale per evitare che si perdano i 10 mln del Pnrr. Per questo ha rivolto un appello al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, affinché «attivi tutti gli strumenti necessari per risolvere la controversia».

«Il porto di Gioia Tauro non può permettersi di perdere dieci milioni di euro del Pnrr e la Calabria non può assistere a una battaglia legale priva di senso tra l’Autorità di sistema portuale e il Corap sulla destinazione di aree che, peraltro, hanno già una chiara funzione di sviluppo per le attività portuali», ha detto Bevacqua, condividendo l’appello lanciato dal presidente dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli, «sulla necessità di fare chiarezza in ordine alla destinazione delle aree ex Enel (circa 97.68.53 ettari). Si tratta di un’area oggetto, da anni, di una tormentata disputa giudiziaria tra l’Autorità e il Corap che, in seguito all’ultima sentenza della Corte d’Appello, è stato riconosciuto proprietario».

«Una pronuncia cha ha un sapore squisitamente formale – ha proseguito – tanto da poter considerate il Corap un mero intestatario, così come emerge anche dal parere dell’ all’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria che pure Agostinelli ha richiamato. In ogni caso, sarebbe indispensabile evitare ulteriori scontri nelle aule di Tribunale tra Autorità e Enti che dovrebbero remare in una medesima direzione e cioè l’interesse superiore della collettività calabrese che non può certo permettersi di vedere sfumare risorse fondamentali».

«I dieci milioni del Pnrr costituiscono ossigeno indispensabile – ha concluso – per lo sviluppo del porto di Gioia Tauro e occorre al più presto una mediazione per trovare, in tempi rapidissimi, la migliore soluzione per tutti». (rrc)

Morti bianche, il Pd calabrese chiede al Governo interventi tempestivi

«La sicurezza nei luoghi di lavoro sia una priorità del governo Meloni, che ha il dovere di intervenire nell’immediato con nuove norme e apposite risorse». È quanto ha chiesto il Partito Democratico della Calabria, sottolineando come anche «l’esecutivo deve fare al più presto la sua parte, al fine di evitare che ci siano altre morti bianche e di tutelare le famiglie calabresi, già molto colpite da inaccettabili tragedie sul lavoro e, in parallelo, dall’aumento del costo della vita, dalla precarietà esistenziale e dalla nuova, continua emigrazione».

«Non è più possibile – avvertono i dem calabresi – ignorare o sottovalutare il problema delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e non assumersi la responsabilità di affrontarlo in maniera tempestiva ed adeguata. Il lavoro è il fondamento costituzionale della Repubblica italiana. Allora continueremo – concludono – a dare battaglia nelle piazze e nelle sedi istituzionali, a partire dal Parlamento, per scuotere la coscienza del governo nazionale e spingerlo ad agire». (rcz)

Il Pd Calabria: Maggiori investimenti per la sanità

A Cosenza cinque Regioni si sono confrontati sul sistema sanitario all’iniziativa del Pd in Consiglio regionale. Quello che è emerso è un appello unanime al Governo, ossia che servono «maggiori investimenti per la sanità pubblica».

Un vero e proprio incontro di lavoro (“Il partito democratico e i gruppi regionali a difesa della sanità pubblica”) che è stato molto apprezzato per sostanza e forma. Con Mimmo Bevacqua al tavolo dei relatori il capogruppo Pd in commissione sanità della Regione Lombardia, Carlo Borghetti e Micaela Fanelli, consigliere regionale del Pd Molise. Collegati da remoto Roberto Arboscello, consigliere regionale del Pd Liguria e Daniele Leodori, consigliere regionale del Pd del Lazio e vicepresidente del consiglio regionale.

Presente in blocco anche il gruppo consiliare regionale del Pd con Amalia Bruni relatrice e in sala Iacucci, Alecci e Mammoliti. Presente anche il segretario regionale e senatore del Pd Nicola Irto, che ha illustrato il piano di battaglia nazionale che il partito ha intenzione di seguire per difendere la sanità pubblica. 

Al dibattito hanno preso parte, in maniera vivace e con spunti interessanti, i sindaci del territorio, a partire da quello di Cosenza Franz Caruso, e poi gli amministratori, le segreterie delle federazioni provinciali dei sindacati, le associazioni di categoria e gli ordini professionali di settore. 

Veri e propri “stati generali” attorno alla difesa della sanità pubblica che chiedono a gran voce maggiori investimenti. Il governo nazionale deve riportare gli investimenti in sanità al 7,5% del Pil, così come accaduto in pandemia. Allontanandosi dal “misero” 6,2% attuale, tendente al ribasso. Mancherebbero 50 miliardi per avvicinare la sanità pubblica italiana a quella tedesca, il Pd ne chiede almeno 4 al governo, ma non è per niente facile spuntarla con questo centrodestra.

Il ruolo egemone del privato, la migrazione sanitaria, i tetti di spesa per il personale datati 2003, sono stati gli altri temi sensibili affrontati con un’attenzione particolare alle gravissime debolezze del sistema sanitario calabrese, tra bilanci scritti e approvati sulla sabbia e medici cubani in corsia nei nostri ospedali e i camici calabresi costretti, invece, ad emigrare.

«Non c’è niente da fare – ha detto Bevacqua –. Quella per la difesa della sanità pubblica è la prima battaglia del Pd in tutto il Paese. Il nostro gruppo regionale, coeso e determinato, non darà tregua su questo al commissario Occhiuto così come fatto fin qui, attraverso la nostra attività in Aula e in Commissione. La sanità è di tutti, senza distinzione di partito. La sanità è della gente e il Pd si batterà per renderla a portata di ogni cittadino, a prescindere dal suo reddito o dal territorio in cui è nato o si trova a vivere e lavorare».

«Questa problematica della sanità che si risolve ci dice solo una cosa: è lo strumento del commissariamento ad essere assolutamente sbagliato, andrebbe rivisitato», ha detto Amalia Bruni al Corriere della Calabria, suggerendo una «riorganizzazione e rimodulazione di un assetto legislativo che possa essere realmente di aiuto», perché le regioni «che hanno un commissariamento sono mandate a morte, così come è accaduto per la nostra».

«Non bastano i passaggi di carte – ha ribadito – ci vorrebbe un’assistenza molto più seria e molto più forte. Le scelte fatte dal governatore, mi riferisco in particolare ovviamente alla vicenda dei cubani, non le condividiamo. Servivano concorsi a tempo indeterminato, potevano essere banditi e in maniera cospicua. Sono stati assolutamente pochi e comunque con tempi non agibili. Questo significa ovviamente un ampliamento della rete formativa da parte delle Università».

Irto, sempre intervistato dal Corriere della Calabria, condanna «gli slogan» del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sottolineando come non ci sia stato «nessun passo in avanti, mentre i nostri reparti chiudono, mentre continua la migrazione sanitaria, e non c’è una risposta in termini veri di efficienza da parte della sanità calabrese. Ogni giorno ci viene raccontata una tragedia, qualcosa non funziona».

«È sotto gli occhi di tutti – ha detto – che il territorio è al collasso, il territorio non fa assistenza domiciliare, non c’è un filtro verso gli ospedali, è tutto collegato sugli hub e sugli spoke di questa regione. Abbiamo chiesto di destinare delle risorse ed aumentare le borse degli specializzandi dell’Università di medicina, abbiamo anche chiesto – nelle ultime due finanziarie – un aumento dei posti di specializzazione medica. Abbiamo un problema di personale medico? E allora aumentiamo i posti».

«Giochiamo ancora con il bluff dei medici cubani, che non rappresentano una soluzione strutturale», ha concluso. (rcs)