Renato Dulbecco Institute di Lamezia: primi accordi scientifici con UniSapienza di Roma

Primi accordi con gli Atenei italiani del Renato Dulbecco Institute che avvierà l’attività luce nei prossimi mesi a Lamezia Terme, nell’area della Fondazione Mediterranea Terina. Nel suo breve soggiorno a Roma, il prof. Roberto Crea, arrivato in Italia giovedì scorso da San Francisco per visitare la sede del nascente Renato Dulbecco Institute di cui è direttore scientifico, si è recato, accompagnato dal prof. Giuseppe Nisticò, già direttore generale dell’Istituto Rita Levi Montalcini e commissario ad acta della Fondazione Renato Dulbecco a salutare l’ex Rettore Eugenio Gaudio e ringraziarlo per aver accettato di essere uno dei primi soci fondatori della Fondazione Dulbecco.

Gli altri soci, oltre allo stesso Nisticò, sono il prof. Franco Romeo, uno dei cardiologi interventisti più famosi nel nostro Paese, il prof. Giovambattista De Sarro Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Il prof. Crea, insieme con Nisticò, ha presentato le linee di ricerca su cui la Fondazione Renato Dulbecco ha già avviato le prime attività scientifiche. Queste sono concentrate in questa prima fase sulla produzione di nanoanticorpi (detti anche pronectine) che saranno screenati da una banca di 12 miliardi di pronectine da cui saranno selezionate quelle più efficaci. In particolare, in un primo progetto, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e con il prestigioso ospedale Spallanzani di Roma, sarà valutata l’efficacia e la tollerabilità delle pronectine più attive, utilizzando tests in vitro e in vivo su modelli sperimentali di infezioni da coronavirus (covid 19 e le sue varianti).

Un secondo filone si sta conducendo in collaborazione con la Clinica oncologica dell’Università Magna Graecia di Catanzaro diretta dal prof. Pierfrancesco Tassone e Piersandro Tagliaferri, i quali stanno valutando l’efficacia di pronectine contro recettori AXL presenti su cellule di tumori ematologici e solidi.

Il prof. Gaudio ha accolto con grande entusiasmo queste informazioni e, in qualità di socio fondatore della Fondazione Dulbecco, ha suggerito di firmare in tempi brevi una convenzione con l’Università La Sapienza di Roma. In particolare, egli ha indicato contratti di collaborazione scientifica con quattro dipartimenti. Con il Dipartimento di Scienze anatomiche da lui stesso diretto, quale erede – come ha detto il prof. Nisticò – del più grande e del primo neuroanatomico della Magna Grecia Alcmeone, (VI-V secolo a.C), si studieranno gli effetti delle pronectine nel trattamento del coloangiocarcinoma delle vie biliari, malattia ancora incurabile.

Il secondo dipartimento sarà quello di Scienze odontostomatologiche, diretto dalla Rettrice prof.ssa Antonella Polimeni, il terzo Dipartimento è quello di Traslazione e di Precisione, diretto dal prof. Mimmo Alvaro, e, infine il Dipartimento di Chimica Tecnologie farmaceutiche diretto dal prof. Bruno Botta.

Il prof. Gaudio si è augurato di scendere in Calabria nei prossimi mesi auspicando che la realizzazione dei laboratori del Renato Dulbecco Institute sia la più rapida possibile per offrire posizioni di lavoro qualificate ai giovani laureati dell’Università della Calabria (Unical) e della UMG di Catanzaro. Si è infatti complimentato per la scelta della sede del Renato Dulbecco Institute a Lamezia, baricentrica ed equidistante dall’Ateneo di Cosenza e da quello di Catanzaro, per cui l’

Istituto si avvantaggerà della collaborazione con eccellenti ricercatori nel settore della Medicina, Biotecnologie, della Chimica e dell’Agro-alimentale.

Inoltre, Gaudio ha accolto con piacere la notizia che l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo intende realizzare presso il Dulbecco Institute i laboratori per conferire il marchio di qualità ai prodotti agro-alimentari della Calabria.

Infine, il prof. Gaudio ha voluto esprimere la propria soddisfazione per l’incontro avuto con il prof. Roberto Crea da cui l’Ateneo di Roma, che è uno dei più prestigiosi e tra i primi al mondo in tanti campi che vanno dalle Lettere alla Giurisprudenza, all’Astrofisica e alla Medicina spaziale, si arricchirà attraverso la nuova convenzione di molecole estremamente innovative come i nanoanticorpi, molto più potenti e tollerati dei classici anticorpi monoclonali per il trattamento non solo del Covid-19 e delle sue varianti ma anche di malattie incurabili e orfane dove ancora non esiste alcun trattamento. (rrm)

L’incontro dell’ex Presidente Nisticò con Longo: ritrovare l’orgoglio delle radici

Continuano gli incontri istituzionali e con i rappresentanti del mondo medico-scientifico del nuovo super Commissario alla Sanità Guido Longo. Fiducia e auguri per un proficuo lavoro per Longo sono stati espressi dall’ex presidente della Regione prof. Pino Nisticò, illustre farmacologo di fama internazionale, che da luglio si è trasferito a vivere a Lamezia Terme per realizzare un centro di eccellenza per la produzione di anticorpi monoclonali presso la Fondazione Mediterranea Terina, dove sorgerà il Renato Dulbecco Institute.

Abbiamo chiesto al prof. Nisticò, vista la sua grande esperienza del territorio, essendo stato Presidente della Regione e avendo realizzato infrastrutture di eccellenza come il Policlinico universitario di Germaneto, le due facoltà di Farmacia a Catanzaro e Cosenza, come vede il futuro della Sanità in Calabria con l’arrivo del prefetto Longo.

«Questa mattina – ha dichiarato il prof. Nisticò a Calabria.Live – ho avuto il privilegio di incontrare il nuovo Commissario alla Sanità, prefetto Guido Longo. È un uomo delle istituzioni di grande esperienza  che gode della stima dei più alti vertici della Polizia e della Magistratura per il suo equilibrio, la sua alta efficienza e il suo coraggio. Egli mi ha accolto con un grande senso di ospitalità e mi ha raccontato che per circa 15 anni ha esercitato la sua attività in Calabria, prima come Capo della Mobile e poi Questore a Reggio Calabria e successivamente come prefetto a Vibo Valentia nel periodo in cui il procuratore Elio Costa era il sindaco della Città.

«Abbiamo ricordato numerosi amici comuni e mi è sembrato di conoscerlo da sempre. Quello che più mi ha impressionato è stata la sua grande umiltà, come quella che io ho riscontrato in tanti Premi Nobel che ho frequentato nella mia vita, come Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini, sir John Eccles e sir John Vane. Inoltre, mi ha colpito l’amore che lo lega alla nostra regione e solo per un atto di amore egli ha accettato un ruolo così pesante come quello di commissario alla sanità con un compito così arduo che fa tremare le vene e i polsi. Eppure, con coraggio ha accettato questa sfida, consapevole che ci vuole vicino a lui una grande squadra di esperti nel campo della Sanità, della ricerca scientifica e dell’economia, onde realizzare in Calabria una rete di centri che assicurino un ottimo livello di prestazioni di medicina territoriale e, nel contempo, grandi opere. Cioè una serie di centri di eccellenza che ancora mancano in Calabria, per cui molti pazienti sono costretti a recarsi in altre regioni italiane o all’estero. Ogni anno, infatti, la Calabria spende circa 300 milioni per la migrazione sanitaria e tali risorse, il commissario ha riconosciuto, potrebbero invece essere reinvestite in Calabria per migliorare la qualità delle prestazioni e dei servizi.

«Ho colto l’occasione, durante tale incontro, per esporgli brevemente il progetto Calabria Silicon Valley, di cui il Renato Dulbecco Institute rappresenterà la prima realizzazione a Lamezia Terme grazie al contributo dell’assessore regionale Gianluca Gallo e di tutto il governo regionale ma anche del sindaco di Lamezia Paolo Mascaro che si è innamorato di questo ambizioso progetto che stava molto a cuore alla compianta presidente Santelli

«Il commissario mi ha ascoltato con grande attenzione e sono rimasto sorpreso della sua preparazione su alcune ricerche di avanguardia, quando abbiamo ricordato la figura di Roberto Crea, padre delle biotecnologie nel mondo, come gli anticorpi monoclonali, gli interferons, il Nerve Growth Factor (Ngf) della Rita Levi Montalcini, scoperta per la quale le è stato conferito il Premio Nobel.

«Inoltre. – ha concluso il prof. Nisticò –, il Commissario Longo ha espresso grande interesse per la realizzazione di un istituto di Oncologia sul modello di quello di Veronesi a Milano, dal momento che, come gli avevo illustrato, esiste presso la Facoltà di Medicina di Catanzaro un Dipartimento di Oncologia guidato da due oncologi di fama internazionale che si occupano di leucemie e altre forme di neoplasie ematologiche, il prof. Pierfrancesco Tassone e Pier Sandro Tagliaferri, Dipartimento in cui si esegue la fase 1 di sperimentazione clinica di nuovi prodotti contro il cancro. Tale sperimentazione non esiste ancora né all’Università di Roma La Sapienza né in quella di Tor Vergata né nel Campus Biomedico.

«Sono sicuro che i tempi bui della Sanità in Calabria stiano per finire. È necessario, tuttavia, assicurare al nuovo Commissario il contributo di tutti i protagonisti della sanità in Calabria. Noi calabresi dobbiamo ritrovare l’orgoglio delle nostre radici culturali e scientifiche del periodo della Magna Grecia, ma anche riscoprire i valori dell’etica pitagorica. Soltanto con comportamenti eticamente corretti, ma anche con la dura lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel campo della sanità ci saranno risparmi che possono essere reinvestiti per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie nella regione. Lo sforzo che dovremo fare sarà quello di offrire le condizioni per un rientro in Calabria di tanti calabresi uomini di scienza e professionisti nel campo della Sanità che tutto il mondo ci invidia».

– Riusciremo sotto l’autorevole guida del Commissario Longo a vincere questa sfida?

«Noi ce la metteremo tutta» – ha risposto con convinzione il prof. Nisticò. (rcz)

Accorato appello per la sanità in Calabria di Pino Nisticò al Presidente Mattarella

L’ex presidente della Regione Calabria Pino Nisticò ha lanciato un accorato appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla situazione della Sanità in Calabria.

«Carissimo Presidente Mattarella – si legge nell’appello di Nisticò –, nei momenti più difficili, io mi rivolgo sempre a lei, come a un padre, perché come tutti i calabresi ho la testa dura, ma anche credo fermamente nei valori della libertà, della dignità dell’uomo e della donna, dell’amicizia, della condivisione dei beni, valori ereditati dalla civiltà italica e poi da Pitagora di Crotone, genio della matematica dell’Etica.

Mi sono rivolto a lei, di recente, quando a Roma da direttore generale dell’EBRI, Fondazione Rita Levi Montalcini, questa era in grave crisi economica e rischiava la chiusura. E lei, con il suo autorevole e amorevole intervento sul ministro del MIUR ha consentito la continuità dei finanziamenti all’EBRI sulla legge di stabilità!

Finita questa mia missione a Roma sono rientrato nella mia Calabria, perché qui ci sono i miei allievi, oggi diventati “Maestri” prestigiosi della Facoltà di Medicina, fra cui il Magnifico Rettore Giovambattista De Sarro dell’Università Magna Graecia, qui ci sono i miei fratelli e i miei affetti.

La Scuola di Medicina di Catanzaro è considerata dalle valutazioni ANVUR del MIUR una delle più qualificate del nostro Meridione per la sua elevata produzione scientifica, per il patrimonio umano e per le relazioni internazionali.

Qui sono venuti a insegnare, in passato, diversi premi Nobel come Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini, sir John Vane, sir John Eccles e sir Salvador Moncada, e alcuni dei nostri allievi occupano oggi posizioni apicali presso l’Università di Londra, come il prof. Vincenzo Libri, direttore della Farmacologia clinica dell’Imperial College, il prof. Giuseppe Rosano, direttore della Cardiologia del St. George University College, il prof. Luigi Camporota, primario di Pneumologia presso il St. Thomas Hospital che ha salvato la vita al premier britannico Boris Johnson.

Ecco perché Le scrivo, perché la dignità dei calabresi viene continuamente calpestata come è evidente da queste ultime scandalose vicende, che riguardano la Sanità in Calabria, governata da oltre dieci anni da commissari di Governo incapaci per cui noi calabresi ci sentiamo profondamente umiliati. Abbiamo in Calabria, signor Presidente, uomini e donne di grande capacità intellettive, manageriali ed etiche, e non abbiamo bisogno di persone inviate dall’alto che si sono rivelate fallimentari!

Ora, purtroppo, abbiamo toccato il fondo: da Cotticelli a Zuccatelli! Si tratta di persone che ignorano le basi più elementari della medicina o, nel caso di Zuccatelli, restano sordi ai bisogni della gente. Quest’ultimo inoltre, si è rivelato arrogante e incapace di ascoltare il parere dei docenti universitari, rendendosi così responsabile della gravità di non aver realizzato uno “Spallanzani” del Sud a Catanzaro presso Villa Bianca, ex sede della facoltà di Medicina, nonostante le pressanti indicazioni del Rettore De Sarro, che si era impegnato, con poche risorse e in pochi mesi, di attivare una infrastruttura di eccellenza per i pazienti gravi affetti da Covid! Eppure, Zuccatelli è stato addirittura promosso da commissario dell’Asl di Catanzaro a super commissario governativo di tutta la Calabria!

Poveri noi calabresi, trattati come uomini con l’anello al naso! E di questo, mi creda signor Presidente, sono profondamente addolorato! Mi rivolgo a Lei, ben conoscendo la sua grande sensibilità per i problemi della giustizia sociale e della gente più fragile e più bisognosa, ma anche per l’antica amicizia che l’ha legata al nostro Riccardo Misasi, affinché Lei intervenga sul ministro Speranza per farlo recedere da questa nomina ignobile e fargli scegliere un commissario governativo soltanto sulla base del merito e delle sue capacità scientifiche e manageriali.

A nome di tutti i calabresi Le mando il nostro più vivo ringraziamento.

Mi propongo di venire a Roma per salutarla di persona, sia pure per pochi minuti, anche per illustrarLe un grande progetto internazionale, cioè la realizzazione a Lamezia Terme del Renato Dulbecco Institute, una infrastruttura di eccellenza per la produzione di anticorpi monoclonali e di pronectine per il trattamento delle gravi malattie da coronavirus, alcune forme di cancro e di leucemia e la malattia di Alzheimer.

La nostra amata Presidente Santelli, da poco purtroppo scomparsa, lo aveva sposato con entusiasmo, tanto che la stampa lo ha definito “il progetto della presidente Santelli”. A maggior ragione, oggi ci sentiamo ancora più impegnati con l’amico calabrese Roberto Crea, considerato il padre delle biotecnologie nel mondo, che da San Francisco tornerebbe dopo circa quarant’anni in Calabria per dirigere il Renato Dulbecco Institute.

Con profonda stima e amicizia,

Pino Nisticò

(ex Presidente della Regione Calabria)».

(rm)

Da oggi tutta la Calabria è “zona rossa”. Indignazione, proteste, scontri a Reggio

Da oggi, per quindici giorni, la Calabria è diventata “zona rossa”: si ferma quasi tutto, chiudono bar, ristoranti, locali, con eccezioni di generi alimentari e di prima necessità, tabaccherie e farmacie, parrucchieri e librerie e altri esercenti che non si sa se definire miracolati o sfortunati. Di certo c’è una grande indignazione in tutta la regione e sono molte le prese di posizione contro una decisione che a troppi sembra esagerata e vistosamente sbagliata. In realtà, il ragionamento non fa una piega: visto il crescere in modo esponenziale del numero di positivi e di ricoveri, se non si attuano misure di antiassembramento, è facile prevedere un’esplosione di contagi e una richiesta di assistenza ospedaliera che la regione non è assolutamente in grado di offrire. Ragioniamo con serenità: nessuno, crediamo, ha voglia di vedere i malati fuori degli ospedali accampati in barelle o tende di fortuna in attesa di accedere alla terapia intensiva. E se ci fosse la necessità di soccorrere un numero elevato di malati covid, in gravi condizioni, la fragile struttura della sanità regionale scoppierebbe nel giro di qualche giorno.

Ciò non toglie che l’indignazione è giustificata, ma va respinta ogni forma di violenza (a Reggio, ieri sera in piazza Italia dopo una manifestazione di protesta ci sono stati disordini e scontri con le forze dell’ordine). Ma è più giustificata l’indignazione verso i guasti di dieci anni di commissariamento della sanità che l’infame decreto appena prorogato dal Consiglio dei ministri vuole continuare a imporre ai calabresi. È schiumante di rabbia l’ex presidente della Regione Calabria Pino Nisticò, illustre scienziato di caratura internazionale, in questi giorni in Calabria: «Non abbiamo bisogno di commissari – ha detto a Calabria.Live –, di gente incompetente e incapace di capire quali sono le reali esigenze della sanità in Calabria. Abbiamo grandi manager nella nostra terra che sarebbero in grado di fare cose egregie e rimettere in sesto la disastrata sanità calabrese. Invece la Calabria sta esplodendo grazie a questi pseudocommissari che non sono nemmeno laureati in Medicina e quindi non capiscono nulla dei bisogni dei pazienti e del loro benessere psichico e fisico. Costoro hanno rovinato il sistema sanitario anche mortificando docenti universitari, primari, dirigenti che in altre regioni e all’estero sono molto apprezzati. Basti pensare alla bocciatura della proposta avanzata dal Rettore dell’Università Magna Graecia, De Sarro, un farmacologo di fama internazionale, di trasformare Villa bianca in una struttura d’eccellenza anti-covid. Una struttura che era immediatamente disponibile e pronta a entrare in funzione. Sarebbe diventata Villa Bianca lo Spallanzani della Calabria, con funzioni non solo di assistenza e cura anticovid, ma anche di ricerca scientifica ad altissimo livello.Non se n’è fatto niente grazie al commissario Zuccatelli. E adesso ci voglio di nuovo riproporre altri tre anni di commissariamento? Ma la Regione deve reagire, i calabresi devono far sentire la propria rabbia e il proprio sconcerto su questa palese mortificazione che di certo non aiuta a superare la crisi».

Molte, moltissime le prese di posizione contro il lockdown parziale che colpisce la Calabria. Il sindaco di Trebisacce, Franco Mundo, ha fatto una delibera di Giunta che autorizza il ricorso amministrativo contro la chiusura della Calabria a seguito della dichiarazione di “zona rossa”. «Non possiamo accettare – ha dichiarato il sindaco Mundo – di subire passivamente quella che è di fatto una profonda ingiustizia che va a penalizzare oltre ogni dire la nostra regione e i suoi cittadini. In questi mesi come sindaci ci siamo battuti con ogni mezzo per tutelare la salute dei cittadini di fronte all’espandersi dell’epidemia, abbiamo imposto misure e utilizzato risorse comunali. Ora non possiamo pagare prezzi altissimi sebbene in Calabria i contagi siano molto limitati. Sono altre le soluzioni che vanno applicate ad un problema certamente reale, che non è solo quell’emergenza Covid-19, ma fa riferimento all’intera situazione del sistema sanitario calabrese, inadeguato oggi esattamente come lo era nel momento in cui è stato commissariato, anni fa. La Calabria dovrebbe essere posta non tanto in zona rossa, ma al primo posto per l’accesso ad interventi che vadano a risolvere concretamente un problema atavico che oggi si manifesta con tutte le sue conseguenze, sui lavoratori, stremati dai sacrifici richiesti, e sui pazienti a cui viene ricordato per l’ennesima volta, loro malgrado, di essere cittadini italiani di serie B. È tempo di dire basta e di manifestare con risolutezza il nostro dissenso.
«Oggi non possiamo più pagare le conseguenze di una gestione politica disastrata e disastrosa, né le inadempienze e gli errori sia degli anni passati, ma anche di questi ultimi otto mesi che non hanno portato ad alcuna soluzione dei problemi. In questa chiave deve essere letta l’impugnazione dell’Ordinanza del Ministro Speranza che abbiamo deliberato come Comune di Trebisacce. Chiediamo garanzie e giustizia sanitaria per la nostra terra, e lo faremo in tutte le sedi possibili, cosi come abbiamo fatto e stiamo facendo per l’ospedale di Trebisacce».

Ci va pesante il consigliere regionale della Lega Pietro Molinaro: «Noi calabresi sappiamo bene i limiti del sistema sanitario regionale! E sappiamo anche che le responsabilità della situazione, da una decina d’anni, sono in mano ai Governi che hanno commissariato la sanità calabrese. Anche la gestione dell’ultimo commissario governativo Cotticelli ha brillato per inconcludenza, ammessa dallo stesso Governo. Ma nonostante questo, osservando il quadro dei dati nazionali sull’emergenza Covid, c’è l’impressione che non sia giustificato l’inserimento della Calabria nella zona rossa. Siamo ancora in attesa che il Ministro Speranza pubblichi l’Ordinanza che dovrà spiegare i motivi per cui la Calabria è stata inserita nella zona rossa, ma  – sostiene l’esponente politico – il dubbio che il Governo abbia operato una forzatura con danni sproporzionati per i cittadini calabresi è forte! Ed è altrettanto forte il dubbio che dietro questa decisione vi siano le spinte dei partiti di Governo che voglio rinviare, al più tardi possibile, le elezioni del Presidente della Regione e del Consiglio Regionale. Le esigenze elettorali di PD e M5S sarebbero state anteposte agli interessi dei calabresi! Vedremo che cosa scriverà il Ministro Speranza nella sua Ordinanza e vedremo le fantomatiche evidenze scientifiche a cui ha fatto riferimento Conte nella conferenza stampa di ieri sera! E tutto sarà chiaro!».

E il presidente della terza Commissione Sanità al Consiglio regionale Baldo Esposito – ha fatto notare che “nella giornata di ieri (guarda caso, la stessa in cui la Calabria, in base a non meglio chiariti criteri, veniva dichiarata ‘zona rossa’, a differenza di tante altre regioni, in cui l’indice r.t. è più elevato!), il Consiglio dei Ministri ha deliberato quella che, più che una proroga dell’ormai pluridecennale commissariamento (che già non sarebbe stata giustificata), è una totale usurpazione di tutte le competenze regionali, al fine di esautorare completamente la Regione dalla materia sanitaria, attribuendo poteri spropositati al commissario ad acta ed avocando al Ministro della Salute tutte le nomine dei vertici delle aziende.
«In pratica – prosegue l’esponente politico – il Governo (che da oltre 10 anni persiste nel nominare commissari che hanno fatto lievitare l’enorme disavanzo, peggiorando i L.E.A., senza apportare alcuna miglioria in termini di strutture sanitarie e personale medico e para-medico!), farà gravare sul Bilancio regionale oltre a tre sostanziosissimi stipendi (per il commissario 2 sub-commissari – melius abundare quam deficere! -), anche gli ulteriori ingentissimi oneri destinati  a 25 ‘prescelti’, tra dirigenti ed amministrativi, che formeranno  l’elefantiaca struttura che opererà alle dirette dipendenze del plenipotenziario ‘super-mega commissario’ (di fantozziana memoria!), che, addirittura potendo impartire ordini e direttive al dirigente generale ed ai dirigenti degli uffici del Dipartimento Tutela della salute della Regione Calabria, si occuperà della completa gestione della sanità regionale, in tutti i suoi aspetti, nessuno escluso, compresa anche ogni competenza in materia di edilizia sanitaria, che sarà devoluta al commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri il quale (pur avendo notoriamente dimostrato una quasi totale incapacità gestionale e manageriale, occupandosi – male! – di approvvigionamento di mascherine, respiratori ed arredi scolastici) verrà catapultato, d’imperio, nella gestione della sanità calabrese.

«A fronte di questo spropositato potere, affidato ad un unico soggetto, di nomina esclusivamente politica, alla Regione è stato riservato soltanto l’obbligo di pagare gli stipendi e di mettere a disposizione del Commissario ad acta e dei Commissari straordinari, il personale, gli uffici ed i mezzi necessari all’espletamento dei relativi incarichi, utilizzando le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili. Se probabilmente – per ragioni ed interessi squisitamente politici!-  verranno rispettati i termini per l’avocazione, in capo al Ministro della Salute, di tutte le nomine negli enti del servizio sanitario regionali (in pieno periodo di campagna elettorale!), ho molti dubbi che lo stesso possa accadere per i termini previsti per i vari adempimenti a carico del Commissario che, entro 60 giorni, dovrebbe adottare gli atti aziendali, il programma operativo Covid ed il Piano triennale straordinario di edilizia sanitaria e di adeguamento tecnologico della rete di emergenza, della rete ospedaliera e della rete territoriale della Regione!»

Ancora, secondo Baldo Esposito: «Non era certamente questo il percorso immaginato dalla governatrice Santelli che, nel breve periodo di reggenza regionale, aveva affrontato con decisione la problematica sanitaria, auspicando una fattiva interlocuzione con il Governo centrale e rivendicando, per la sua Calabria, il diritto ad una sanità da Paese civile, senza alcuna velleità di ‘guerreggiare’, ma anzi sottolineando l’assoluta sintonia tra Regione e Governo nazionale, durante la gestione della fase Covid, al fine di evidenziare come non possano esserci divisioni strategiche e strumentali, davanti a un diritto fondamentale come la salute. Del resto, è notorio che, già da molti mesi, la Regione avrebbe potuto dare corso alle nomine dei commissari delle aziende sanitarie ed ospedaliere, ma non lo ha fatto, durante l’emergenza sanitaria, non certo perché la Presidente non ne avesse le capacità o perché non esistessero figure di soggetti idonei a ricoprire quei ruoli, bensì perché aveva creduto che, finalmente, fosse arrivato il momento di fare effettivamente cessare questa ‘giostra’ politica, consumata sulla pelle dei calabresi, per collaborare lealmente con il Governo centrale, ognuno nel proprio ruolo istituzionale. Questa è stata la linea seguita, anche dopo la dipartita della Governatrice, allorché comunque non si è proceduto alle nomine, ancora possibili, in attesa delle decisioni del Governo, che si auspicava sarebbero state improntate alla tutela dei diritti dei calabresi, anziché a meri calcoli di opportunismo politico, per come invece è avvenuto«.

«Peraltro, come è già stato ricordato da qualcuno, il precedente decreto ‘Sanità Calabria’, che era meno stringente di quello approvato ieri, aveva passato il vaglio della Corte Costituzionale solo in quanto misura temporanea, per cui il nuovo decreto appare incostituzionale, oltre che anti-democratico. Pertanto – rilancia Esposito – per come ha già dichiarato il presidente f.f. Spirlì, come Regione Calabria adotteremo ogni idonea iniziativa, in tutte le sedi, contro quello che è un vero e proprio abuso del Governo centrale, nei confronti della Calabria, che, in un momento critico a causa della pandemia in atto, rischia di spingere definitivamente nel baratro l’intero sistema sanitario calabrese, ancora una volta sacrificato sull’altare degli accordi politici e delle convenienze elettorali, che hanno probabilmente determinato anche la discutibilissima scelta del Governo di collocare la Calabria, che presenta parametri di contagiosità più bassi di altre regioni italiane, tra le ‘zone rosse’, in esecuzione di una vera e propria manovra di ‘accerchiamento’ della sanità calabrese, in cui l’impennata improvvisa ed immotivata dell’allerta sanitaria doveva bilanciare e giustificare l’adozione della scellerata misura di commissariamento, deliberata nella stessa giornata di ieri».

«Tale atteggiamento – sottolinea Esposito – conferma la palese lontananza dei palazzi romani dalla realtà sanitaria calabrese, in cui ogni giorno operano medici e para-medici di assoluto livello che, con i loro sforzi indefessi, sono riusciti a contenere egregiamente la prima ondata del virus, rendendo la Calabria una delle regioni più virtuose. All’uopo, voglio pubblicamente ringraziare, anche da medico, tutti gli operatori della sanità calabrese e, in particolare, quelli dell’Azienda ospedaliera ‘Pugliese-Ciaccio’ di Catanzaro (dove vengono processati oltre i 50% dei tamponi di tutta la Calabria!) che, con l’avvento dell’emergenza Covid, stanno ancor più subendo le nefaste conseguenze dell’inettitudine delle scelte del Governo, che è l’unico responsabile dello sfascio della sanità calabrese, avendo da oltre 10 anni, esautorato la Regione di ogni sua competenza in materia, affidando il timone di una nave, sempre più sgangherata, ad illustri comandanti, arrivati da chissà dove, che avrebbero dovuto risanare la sanità calabrese, senza neanche conoscere la strada da percorrere per raggiungere il ‘Pugliese-Ciaccio’ di Catanzaro, o il ‘Bianchi-Melacrino-Morelli’ di Reggio Calabria, o l’’Annunziata’ di Cosenza!.

«Del resto, se si rivelassero esatte le indiscrezioni sulla scelta del futuro commissario ad acta (che potrebbe essere un soggetto, organico al PD, già designato dai palazzi romani per un importante incarico commissariale nella sanità calabrese) – conclude il consigliere regionale Esposito – l’occupazione manu militari della sanità calabrese sarebbe completata». (rp)

Il video di Luigi Palamara:

Vent’anni fa la morte di Riccardo Misasi. Il ricordo dell’ex Presidente Pino Nisticò

Vent’anni fa la scomparsa di Riccardo Misasi, un grande politico che la Calabria ha commemorato in questi giorni con commozione e molto affetto. Calabria.Live ha chiesto al prof. Pino Nisticò, ex presidente della Regione Calabria, un ricordo dell’uomo politico.

di GIUSEPPE NISTICÓ – Ho apprezzato molto l’intervento puntuale e preciso con cui la presidente Jole Santelli ha voluto ricordare la straordinaria figura di Riccardo Misasi a distanza di venti anni dalla sua precoce scomparsa. Noi che lo abbiamo conosciuto e ci sentiamo ancora oggi fortunati allievi della Sua Scuola politica e di vita, Le siamo profondamente grati.

Sono passati venti anni dalla sua morte: il tempo è volato! Io non me ne sono accorto affatto perché ho sentito Riccardo ancora vivo e vicino a noi continuando egli dall’alto a ispirarci e illuminarci nel nostro cammino.

Di lui ho molto scritto nel mio recente libro Da un piccolo villaggio della Calabria alla scoperta dl mondo, in cui ho avuto il privilegio di avere la prefazione non solo di Gianni Letta ma anche di Carmelo Pujia, un altro uomo straordinario della vita politica della nostra regione.

Anche durante la mia esperienza europea ho ricordato come Misasi sia stato in realtà uno degli statisti più importanti del Meridione nel secolo scorso. Colto, forbito, profondo pensatore, filosofo, economista, scrittore e poeta, una personalità poliedrica che destava stupore e faceva tremare le vene e i polsi a chi aveva il privilegio di conoscerlo.

L’estate scorsa ho deciso di riaggiornare il mio libro prima che eventuali deficit della memoria mi impediscano di raccontare molte nuove esperienze.

Fra questi aggiornamenti ho raccontato del mio recente incontro con Gino Pagliuso che di Riccardo era pupillo politico nonché fedelissimo amico, un uomo di famiglia verso cui Riccardo, come ben ricordo, nutriva grande rispetto e stima. Solo a Gino Pagliuso le porte di casa Misasi erano aperte di giorno e di notte! A lui Riccardo faceva le confidenze più riservate sicuro che i suoi segreti sarebbero stati gelosamente custoditi. Era chiamato, e lo è ancora, con affetto da tutti “zio Gino” ed egli è ancora testimone di vicende personali top secret e anche di giudizi a volte severi verso altri politici.

La fede politica di Riccardo si è andata  formando fin dalla prima adolescenza e giovinezza. Cattolico fervente, ha assorbito immediatamente i principi della dottrina sociale della Chiesa, che in realtà erano già impressi nel suo codice genetico, essendo stato lui un vero erede della civiltà della Magna Graecia, un vero interprete dei principi dell’Etica Pitagorica. Cresciuto nella sinistra di base della Dc, fondata da Giovanni Marcora nel 1953, Misasi dedicò la sua vita agli altri, alla gente più debole, fragile e bisognevole, verso cui prodigava tutte le sue energie. Un uomo di pensiero, che associava alla ricchezza e profondità delle sue idee, dei ragionamenti e della visione critica, una enorme affettività e comportamenti estremamente rapidi, quasi fulminei, ed efficaci nel risolvere problemi che dipendevano dal suo potere.

Ho assistito di persona, con ammirazione, rimanendo letteralmente attonito, a una telefonata da lui ricevuta da un suo elettore che in mattinata era stato a trovarlo a Cosenza e che, una volta ritornato a casa nel pomeriggio, aveva già ricevuto il telegramma di assunzione come bidello in un istituto professionale di Reggio Calabria!

Ricordo con piacere e viva emozione che anche nei miei riguardi si è comportato in maniera rapida e incisiva mantenendo l’impegno di farmi realizzare nell’arco di un mese la Facoltà di Farmacia di Catanzaro e quella dell’Università della Calabria.

Difatti, in mia presenza telefonò al ministro Giovanni Galloni dicendogli che nella tarda mattinata sarei andato a illustrargli le ragioni per la preparazione di un decreto con cui fossero istituite due facoltà di Farmacia in Calabria, una a indirizzo clinico-ospedaliero a Catanzaro dove c’era il Policlinico universitario e una a Cosenza, a indirizzo chimico-farmaceutico, dove erano presenti eccellenti docenti.

Dalle parole ai fatti!

Così ho confidato a Gino che per rendere un tributo e onore a Riccardo Misasi nel ventesimo anniversario della sua scomparsa mi era venuta in mente l’idea di curare con lui e altri protagonisti della vita politica della DC la pubblicazione di un libro su Riccardo. Gino mi ha ricordato l’affetto e la stima che Riccardo aveva nei miei confronti fin da quando, alla fine degli anni Ottanta, aveva capito prima degli altri che la Dc era arrivata alla fine della sua storia, perché i suoi uomini era diventati uomini di potere, attaccati alle poltrone e non avevano consentito il ricambio generazionale per permettere a giovani meritevoli di entrare nei circuiti della politica.

Riccardo era un uomo dalle intuizioni  geniali, a volte quasi profetiche. Fin dalla nascita della Lega Nord si era schierato apertamente contro Bossi e i suoi seguaci perché non condivideva la loro politica volta alla protezione egoistica della gente del Nord, della Brianza e di altre vallate, già ricche, opulente, e incuranti degli enormi bisogni della gente del nostro Meridione.

Inoltre, Riccardo aveva previsto lucidamente, già dopo la vittoria di Berlusconi del 1994, che il suo potere si sarebbe esaurito dopo una ventina di anni e che la Dc, con alcuni suoi uomini, compreso il presidente della Repubblica, sarebbero tornati al governo nel Paese!

Gino, che ha assorbito l’arte del Maestro e cioè di essere e non di apparire, è un uomo umile e intelligente, cui non piace fare la primadonna sul palcoscenico, ma lavorare in silenzio. Per questo, probabilmente, non ha ancora preso una decisione in merito alla pubblicazione di un libro in onore a Riccardo Misasi.

Tuttavia, nel frattempo, sentendo altri amici avevo ottenuto parere favorevole sulla pubblicazione da parte di Carmelo Pujia, il quale mi ha anticipato che sarebbe ben lieto di pubblicare finalmente in questa occasione, prima che vadano perdute, una serie di lettere personali inedite della corrispondenza con Riccardo Misasi (“un pezzo di storia”) nel periodo di più grande competitività e di maggiore tensione nei loro rapporti.

Uomo schietto, passionale, vissuto in mezzo alla gente nei più remoti villaggi della Calabria, amato e temuto, Carmelo Pujia. Uomo di ingegno, pensatore, statista, con una visione politica nazionale e internazionale, amato e venerato dalla gente Riccardo Misasi. Entrambi molto intelligenti avevano capito che, per il bene della Calabria, cui erano entrambi profondamente legati da radici indissolubili, la loro opera non poteva che essere sinergica. Fra di loro, nonostante una sana competitività e una rivalità alimentata più dai loro collaboratori, c’era un enorme reciproco rispetto perché, come di recente mi ha confessato l’amico Carmelo Pujia, egli aveva riconosciuto a Riccardo il ruolo nazionale da lui svolto ed era cosciente che soltanto collegando il territorio da lui rappresentato, in quanto conosciuto paese per paese e oserei dire vicolo per vicolo, avrebbe potuto ottenere i massimi benefici per la sua Calabria.

D’altro canto, altri consensi per la pubblicazione del libro su Misasi sono venuti da Ettore Bonalberti, uno dei massimi storici e politologi viventi della DC, e da Franco Cimino, giornalista fine, poeta e scrittore, che per la sua intelligenza e il suo dinamismo giovanile era stato scelto da Riccardo come segretario regionale della DC in un momento in cui si imponeva un turnover degli uomini e c’era bisogno di nuove energie per una svolta nella politica in Calabria.

Certamente, al libro sarebbero lieti di contribuire l’amico Franco Covello, ancora brillante nella sua vita sociale e nei rapporti politici, il quale conserva ricordi unici di Riccardo essendo stato il suo delfino a livello regionale, prima, e successivamente a livello nazionale, come pure Ciriaco De Mita, suo fraterno amico che Riccardo ha voluto imporre come leader della DC a livello nazionale.

Vorrei chiudere questo articolo ricordando il fascino che Riccardo esercitava su di me e sui suoi amici, quando teneva prima delle elezioni cinque, sei comizi al giorno nei paesi più remoti della Calabria, mettendo in evidenza con grande lucidità politica le ragioni della crisi economica del nostro Paese e, in particolare, della Calabria, ma anche con immagini suggestive dei vizi e della corruzione della classe politica. D’altro canto, non mancavano slanci lirici in cui esaltava il desiderio di libertà della gente, recitando con grande emozione i versi di una famosa poesia:

Un uomo sopra un cavallo,

sotto i piedi del cavallo la terra bruciata del deserto

sopra l’uomo un grande sombrero

e sopra il sombrero un cielo stellato infinito!

Infine, non posso non ricordare le sue conversazioni piacevoli durante le cene quando incantava tutti noi raccontando con dovizia di particolari la storia dei faraoni, di Ramses II, della sua conquista della Nubia e della sua giovanissima sposa di 15 anni Nefertari, ancora oggi considerata il simbolo della bellezza. Sono sicuro che il presente ricordo sarà apprezzato da tutti gli uomini politici della Dc e di altri partiti che hanno conosciuto e lavorato con Riccardo Misasi, come pure dalla rete straordinaria di amici che ancora oggi incontro nelle varie aree della Calabria e che conservano di lui l’immagine di un gigante buono e generoso che ha prodigato tutte le sue energie e ha dato la vita per il bene della nostra Calabria. (gn)

(Giuseppe) Pino Nisticò già presidente della Regione Calabria, è oggi Commissario del nascente Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme

LA SCIENZA TROVA “CASA” IN CALABRIA
DULBECCO INSTITUTE, C’È UN ALTRO NOBEL

La scienza trova casa in Calabria: al nascente Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme sono già due i Premi Nobel che hanno dato la loro entusiastica adesione, assieme a quella di decine di scienziati e ricercatori di tutto il mondo che hanno accolto l’invito del prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione intitolata al prof. Dulbecco e del prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, nonché presidente della Fondazione e direttore scientifico del Dulbecco Institute. Doppia la motivazione di tanto entusiasmo: prima di tutto la possibilità di condividere esperienze e lavorare a fianco di apprezzati colleghi scienziati per formare e specializzare i giovani ricercatori calabresi che usciranno dal Dulbecco Institute, poi il fascino irresistibile della Calabria. All’israeliano Premio Nobel Aaron Ciechanover, si affianca adesso il premio Nobel per la Medicina (2013) il tedesco Thomas Südhof della Standford University della California: entrambi conoscono la Calabria per essere stati ospiti del prof. Pino Nisticò e se ne sono innamorati. Il progetto scientifico della Fondazione Dulbecco, poi, è straordinario e suggestivo e metterà insieme le migliori menti, le più significative competenze in materia medico-scientifica, per realizzare nuove molecole destinate alla cura di malattie ancora inguaribili e di grande impatto sociale. Questo significa che la Calabria, oltre ad essere (o meglio diventare) la California d’Europa, per la mitezza del clima, i paesaggi naturalistici eccezionali, le risorse archeologiche e artistiche d’inestimabile ricchezza (si pensi soltanto ai Bronzi di Riace custoditi nel Museo Archeologico di Reggio) è destinata anche a diventare una regione ad altissimo valore scientifico. Per produrre benessere e cure a malati gravi o terminali, ma anche per formare le classi dirigenti della scienza di domani. Generazioni di studenti e ricercatori calabresi formatisi alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e all’Unical hanno avuto modo di mostrare la capacità e l’altissima competenza nella ricerca scientifica, tanto da far apprezzare la Calabria e le sue facoltà scientifiche in ogni parte del mondo (il prof. Luigi Camporota che ha salvato dal Covid il premier inglese Boris Johnson è di Catanzaro e ha studiato all’Università Magna Graecia del Capoluogo). Così, la Fondazione Dulbecco avrà il compito di formare e specializzare le nuove generazioni di scienziati calabresi che, finalmente, non dovranno – se non per fini di specializzazione – andar via dalla propria terra, mettendo a disposizione dei conterranei, ingegno e competenze scientifiche di grandissimo livello.

La notizia dell’adesione di un secondo Premio Nobel all’iniziativa della Fondazione Dulbecco che ha trovato sede nell’immenso spazio (40mila mq degli ex stabilimenti Sir, ora Fondazione Mediterranea Terina) di Lamezia è straordinaria: mai si era vista una tale concentrazione di scienziati e ricercatori di tutto il mondo pronti a venire in Calabria per offrire la propria esperienza, guidare le linee di ricerca, formare nuovi scienziati. Non sembri cosa da poco: è un progetto talmente vasto e importante che rigorosamente dovrà avere la massima attenzione della Regione e di tutte le forze politiche anche nazionali perché offre un’opportunità più unica che rara alla crescita della comunità scientifica italiana. La quale troverà nel Dulbecco Institute le risposte adeguate alla crescente domanda di innovazione nel campo della medicina e della ricerca scientifica. E a scorrere i nomi di quanti a vario titolo sono coinvolti in questo meraviglioso ed eccezionale progetto scientifico si può capire cosa significherà per la Calabria questa iniziativa.

Particolarmente soddisfatto il prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco, già presidente della Regione Calabria, nonché scienziato e farmacologo di levatura internazionale, nel dare la notizia dell’adesione di un altro Premio Nobel al progetto del Dulbecco Institute. «Il Premio Nobel per la medicina Thomas Südhof della Stanford University (California) – ha detto il prof. Nisticò – ha accettato di far parte del consiglio scientifico internazionale (CSI) della Fondazione Dulbecco. Appena finito il periodo di lockdown dovuto al coronavirus egli ha dichiarato che sarà felicissimo di venire in Calabria per visitare i locali della Fondazione Mediterranea Terina in cui sarà allocato il Renato Dulbecco Institute e discutere delle priorità delle linee di ricerca della Fondazione.

Thomas Südhof è stato insignito del premio Nobel nel 2013 per avere scoperto i meccanismi molecolari e ionici (in particolare il ruolo dei canali del calcio) alla base della trasmissione sinaptica nel cervello dovuta alla liberazione di neurotrasmettitori. Ciò ha aperto nuove vie per lo sviluppo di farmaci innovativi nel trattamento delle malattie neurodenegerative.

Per le sue scoperte nel 2018 gli è stato conferito all’Hotel Hassler di Roma il Pericles International Prize, premio condiviso con il dott. Paolo Chiesi per avere quest’ultimo svolto un ruolo straordinario per l’immissione in commercio da parte dell’Agenzia europea del Farmaco (EMA) del primo prodotto al mondo (Holoclar) a base di cellule staminali, capace di riparare lesioni da ustioni degli occhi, restituendo così la vita a persone cieche.

Südhof si è dichiarato molto lieto di poter lavorare in seno al CSI insieme con persone di alto prestigio verso cui nutre grande ammirazione come Aaron Chiechanover, anche lui Premio Nobel, e sir Salvador Moncada, che come diceva Rita Levi Montalcini avrebbe meritato per le sue scoperte (prostaciclina e nitrossido) due premi Nobel. Inoltre, con grande commozione, lo scienziato tedesco ha ricordato la sua collaborazione con Roberto Crea, quando nei laboratori della Neurex svolgeva importanti ricerche su nuove proteine chiave da lui identificate di cruciale importanza per la trasmissione sinaptica che poi furono usate per il controllo del dolore neuropatico. A tal riguardo, ricorda il prof. Crea (presidente della Fondazione Dulbecco di Lamezia) in quegli anni 1996-1997  fu scoperta la conotoxina, un gruppo di neuropeptidi tossici estratti dal veleno del mollusco marino (conus) che poi si è rivelato un farmaco bloccante i canali del calcio di tipo N  provvisto di una attività analgesica mille volte superiore a quella della morfina. Nel 1997 la Neurex fu poi acquistata dall’industria irlandese ELAN per 700 milioni di dollari!

Il Renato Dulbecco Institute parte quindi con il piede giusto, disponendo della supervisione della qualità e originalità dei progetti scientifici da parte di scienziati di altissimo livello, che dovranno valutare le linee di ricerca del CTS regionale composto da qualificati ricercatori dei due Atenei di Catanzaro e di Cosenza e in una fase successiva valutare i risultati delle ricerche condotte in Calabria.

Il CSI comprende ancora, accanto ai due premi Nobel Südhof e Ciechanover e sir Salvador Moncada, altri autorevoli scienziati di chiara fama come l’ex ministro prof. Franco De Lorenzo, pioniere da circa 40 anni nel campo delle biotecnologie, molto stimato nel mondo, così come il prof. Franco Salvatore, uno dei fondatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli e di Catanzaro e già presidente del prestigioso Istituto Ceinge dell’Università di Napoli, il prof. Antonino Cattaneo presidente della Fondazione EBRI Rita Levi Montalcini, il dott. Paolo Chiesi, direttore scientifico della Chiesi Farmaceutici di Parma, il prof. Emilio Clementi farmacologo illustre del San Raffaele di Milano che da giovane ha lavorato presso l’Università della Calabria, il prof. Graham Collingridge di Bristol, insignito del The Brain Prize della Lündbeck Foundation, considerato il premio Nobel delle neuroscienze, per la sua scoperta del Long Term Potentiation (LTP), che è l’equivalente neurofisiologico della memoria a livello dell’ippocampo. Oggi queste ricerche sono continuate dal suo allievo prof. Robert Nisticò, preside della Facoltà di Farmacia di lingua inglese dell’Università di Tor Vergata, il quale fa parte del CTS regionale della Fondazione Dulbecco.

Inoltre fanno parte del Comitato Scientifico Internazionale il prof. Silvio Garattini, uno dei leader della farmacologia europea, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano, il prof. Vincenzo Libri, di Lamezia Terme, che ha studiato alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e oggi direttore della Farmacologia Clinica dell’Imperial College di Londra, il prof. Serafino Marsico, uno dei padri fondatori dell’Università di Catanzaro e, in particolare della Pneumologia di Catanzaro, maestro del bravissimo pneumologo Mino Pelaia. Marsico è stato allievo della Scuola del prof. Monaldi e del prof. Blasi di Napoli. Nel CSI  sono anche presenti il prof. Giuseppe Novelli, già rettore dell’Università di Tor Vergata e genetista di fama internazionale, il prof. Michael Pirozyinski, direttore della farmacologia dell’Università di Varsavia e, dulcis in fundo, il prof. Giancarlo Susinno, fisico dell’Università della Calabria, il quale oltre a essere uno scienziato di fama mondiale per avere diretto i laboratori del CERN di Ginevra in cui è stato scoperto il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, e per avere collaborato con il premio Nobel Carlo Rubbia e lo scienziato siciliano Antonino Zichichi, ha  dimostrato e continua a dimostrare grande amore per la Calabria e i suoi giovani e grande fiducia nel progetto del Renato Dulbecco Institute.

«Con queste premesse di cui sono orgogliosa – ha dichiarato la Presidente della Regione Calabria Jole Santelli – sono sicura che riusciremo a vincere la sfida che ci attende, cioè avere una Regione che sa valorizzare i propri giovani talenti in sede, evitando la fuga dei cervelli all’estero o in altre regioni. Addirittura, ci si propone con il ritorno in Calabria dello scienziato Roberto Crea dalla California dopo circa 40 anni, di lanciare un progetto per favorire il rientro in Calabria dei migliori cervelli che attualmente lavorano nel campo delle Biotecnologie e delle Terapie avanzate in prestigiosi laboratori internazionali».

D’altra parte, va evidenziato l’impegno  straordinario del sindaco di Lamezia Paolo Mascaro che ha già convocato per domani,  venerdì 31 luglio, una riunione presso i suoi uffici con i membri del Comitato Tecnico organizzatore, presieduto dal prof. Gianfranco Luzzo e con gli esperti più qualificati del settore economico-finanziario del suo staff, per elaborare le linee strategiche del project financing e così rimodulare i fondi comunitari non spesi per poter partire in tempi più brevi con la ristrutturazione dei locali della Fondazione Terina sulla base delle esigenze funzionali del Renato Dulbecco Institute. (sd)

 

 

 

DA LAMEZIA LA SFIDA ALLE BIOTECNOLOGIE
GIÀ PRONTE LE PRIME LINEE DI RICERCA

di SANTO STRATI – Chi pensasse che il bellissimo, grande progetto del Renato Dulbecco Institute che vedrà a luce a Lamezia presso la Fondazione Mediterranea Terina fosse solo uno dei tanti annunci senza seguito dovrà ricredersi. Il dinamismo della squadra coordinata dal Commissario della Fondazione, prof. Pino Nisticò, con il Presidente della stessa, il Rettore dell’Università Magna Graeci di Catanzaro prof. Giovambattista De Sarro risulta subito agli occhi: da Lamezia parte davvero la sfida alle biotecnologie, prim’ancora che vengano allestiti i laboratori, sono già state inviate da San Francisco le molecole pronectine che serviranno ad avviare le prime due linee di ricerca che risultano di grandissima attualità e originalità. Questo significa operare per la Calabria con competenza e capacità, con l’obiettivo di offrire spazio per la formazione e la specializzazione dei nostri ragazzi:  la ricerca scientifica che partirà da Lamezia mostrerà, dunque, dal primo momento la massima autorevolezza con finalità scientifiche di primissimo ordine. Questa di Lamezia e dell’Istituto intitolato al premio Nobel Renato Dulbecco, grande scienziato catanzarese che ha anche insegnato alla Facoltà di Medicina del Capoluogo, non è una scommessa, ma sta diventando, giorno dopo giorno, con una velocità impressionante, una magnifica realtà che proietterà la Calabria nel mondo della comunità scientifica con la dovuta ammirazione (e fors’anche tanta sana invidia). Fatto sta che già dopo le prime riunioni convocate a Catanzaro, il mondo dei ricercatori – non solo calabresi – ha mostrato un grande entusiasmo per l’iniziativa e offerto immediatamente la propria disponibilità e adesione piena al progetto.

L’altro ieri, su convocazione del prof. Giovambattista De Sarro, (Presidente del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione)  e del prof. Pino Nisticò (Commissario della stessa) si è riunito ieri mattina presso il rettorato di Catanzaro il Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione Renato Dulbecco per discutere sulle linee di ricerca e sui progetti da presentare per ottenere finanziamenti a livello nazionale e della Commissione europea e così avviare le attività scientifiche innovative dell’Istituto sotto la regia del prof. Roberto Crea, Presidente della Fondazione.

Dopo la teleconferenza con il Presidente della Regione Jole Santelli, la quale ha già dato il via libera alla preparazione dei laboratori di ricerca presso la Fondazione Mediterranea Terina, il prof. Crea con grande rapidità e lucidità ha già inviato da San Francisco due linee di ricerca di grandissima attualità e originalità. La prima riguarda l’impiego delle pronectine come nuovi farmaci anticoronavirus, la seconda riguarda l’uso di pronectine, che superano gli effetti terapeutici degli anticorpi monoclonali (mab) nel trattamento del cancro. Infatti, le pronectine sono proteine di più piccole dimensioni molecolari rispetto ai mab, più biodisponibili, più efficaci e più tollerate. Inoltre, le pronectine – ha spiegato il prof. Crea – non sono immunogene e pertanto non evocano, come fanno i mab, anticorpi che neutralizzano gli effetti dopo ripetute somministrazioni.

I membri del CTS dopo aver sentito le proposte del prof. Crea hanno espresso grande interesse per questa collaborazione iniziale con la Protelica di San Francisco, oltreoceano, ma che fra un anno sarà operativa presso l’Istituto Renato Dulbecco di Lamezia. Alla discussione hanno preso parte tutti i membri del CTS e, in particolare, il prof. De Sarro e i suoi collaboratori di Farmacotossicologia, hanno espresso interesse allo sviluppo di farmaci e mab contro la malattia di Alzheimer e le lesioni neurodegenerative da erbicidi e pesticidi.

Il prof. Vincenzo Mollace, già Preside della Facoltà di Farmacia, il prof. Franco Perticone, già direttore della Medicina interna dell’Università Magna Graecia e il prof. Mino Pelaia, clinico eccellente nel campo respiratorio, studieranno anche in collaborazione con il prof. Sir Salvador Moncada di Londra e il prof. Franco Romeo, Direttore della Cardiologia dell’Università di Tor Vergata, gli effetti e soprattutto i meccanismi molecolari alla base della patogenesi delle lesioni dell’apparato respiratorio e dell’apparato cardiovascolare indotte da coronavirus, ma anche da inquinanti presenti nell’ambiente.

Ricco di emozioni è stato l’intervento del prof. Pierluigi Tassone, responsabile dell’Oncologia del Policlinico di Germaneto, il quale ha confessato che finalmente «è orgoglioso di riprendere le ricerche che aveva iniziato circa venti anni orsono con il famosissimo prof. Soldano Ferroni Direttore dell’Oncologia del New York Medical College e soprattutto di avere oggi la fortuna di poter collaborare con il prof. Crea, padre delle biotecnologie, che metterà a disposizione una serie di molecole originali come le pronectine per combattere leucemie e altre forme di tumori solidi».

Il prof. Nisticò ha ricordato che il prof. Tassone è stato uno dei migliori studenti presso la Facoltà di Medicina, quando lui insegnava a Catanzaro, e insieme con il prof. Pier Sandro Tagliaferri rappresentano oggi oncologi fra i più stimati in Italia, di esperienza internazionale, che hanno saputo realizzare presso il Policlinico di Germaneto i reparti della cosiddetta Fase I delle sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci, prima dell’immissione in commercio, reparti autorizzati a tale scopo dall’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco. Tali reparti – ha sottolineato Nisticò – purtroppo non sono stati ancora completati né all’Università di Roma Tor Vergata né all’Università La Sapienza».

Il dr Michelangelo Iannone e la dr.ssa Maria Mena Arbitrio, qualificati ricercatori del CNR, hanno avanzato la proposta di stipulare una Convenzione fra la Fondazione Renato Dulbecco e il CNR di Catanzaro e di Cosenza, che, pur esistendo sul territorio da circa 40 anni, hanno bisogno di un maggiore impulso per essere competitivi con altri qualificati istituti del CNR a livello nazionale.

Il prof. Alfredo Focà già Direttore della Microbiologia dell’Università Magna Graecia, insieme con il prof. Lillo Bonina, virologo di fama internazionale presso l’Università di Messina, si sono mostrati entusiasti di partecipare al progetto coronavirus, valutando gli effetti delle spike proteins in vari modelli sperimentali in vivo e in vitro e caratterizzare il profilo terapeutico delle pronectine.

Infine, il prof. Stefano Alcaro, direttore della Chimica Farmaceutica della Facoltà di Farmacia di Catanzaro, Presidente della Fondazione Crisea di Condoleo, Belcastro, ha proposto di stipulare una Convenzione di collaborazione scientifica con il Renato Dulbecco Institute, nonché una Convenzione con il dottorato in Scienze della Vita. Dal punto di vista scientifico, il prof. Alcaro sarà lieto di fornire le proprie competenze nel modelling dei mabs e delle pronectine.

Inoltre il prof. Giuseppe Viglietto, direttore della Genetica molecolare della UMG, ha espresso la propria disponibilità a fornire il suo know how ben riconosciuto a livello internazionale, per attivare i laboratori di Biologia e di Genetica molecolare che saranno uno dei due pilastri fondamentali dell’Istituto di Lamezia.

Dopo questo primo incontro – ha riferito il prof. Nisticò – sarà organizzata a breve una riunione presso il Rettorato di Catanzaro dei componenti del CTS dell’Università Unical, fra cui il prof. Sebastiano Andò, già Preside per oltre vent’anni della Facoltà di Farmacia, e il prof. Franco Rubino, già Preside della Facoltà di Economia, e il prof. Massimo La Deda, nanotecnologo di fama internazionale.

Dopo aver raccolto le linee di ricerca dei due Atenei ci sarà, non appena possibile, un incontro dei membri del CTS con il prof. Roberto Crea, il quale, come ha promesso al Presidente Santelli, prenderà il primo volo disponibile per la Calabria appena cessata la fase di lockdown in California. In tale occasione saranno approvati i primi progetti di ricerca del Renato Dulbecco Institute.

Nel contempo, il prof. Nisticò sta elaborando con gli esperti del Comitato organizzatore della Fondazione, di cui è Presidente il dott. Gianfranco Luzzo, già suo capogabinetto alla Regione e assessore regionale alla Sanità, e Vice-presidente il prof. Santino Gratteri dell’UMG di Catanzaro, il progetto esecutivo per la ristrutturazione funzionale dei laboratori della Terina e il Project Financing con la collaborazione di Armando Pagliaro, già eccellente dirigente della Regione in tale settore, per trovare le risorse necessarie in modo tale che entro il mese di settembre il dossier completo possa essere presentato, insieme con il sindaco di Lamezia Terme avv. Paolo Mascaro, al Presidente della Regione Jole Santelli per la sua approvazione. Questo significa che entro l’anno, se la Regione metterà le risorse necessarie, i laboratori di ricerca presso la Fondazione Terina potranno essere già pronti per accogliere scienziati e ricercatori dalla Calabria, ma anche da tutto il mondo: l’autorevolezza dello staff scientifico messo insieme dal prof. Nisticò, che – ricordiamolo – è un farmacologo di fama mondiale, e la carta vincente di un grand eimpegno cui la Regione non deve sottrarsi, con il coinvolgimento dell’Unical e dell’Università Magna Graecia. L’eccellenza dei nostri giovani scienziati chiamati da ogni parte del mondo e non solo in Italia, potrà dunque cominciare a farsi valere in Calabria. Terra di sole, di mare e… oggi anche di Ricerca. (s)

NASCE A LAMEZIA IL DULBECCO INSTITUTE
E RITORNA DAGLI USA LO SCIENZIATO CREA

di SANTO STRATI – L’iniziativa è grande, importante e darà straordinario lustro alla Calabria: nasce a Lamezia l’Istituto Renato Dulbecco, un centro di eccellenza per la ricerca scientifica intitolata al Premio Nobel originario di Catanzaro. Ha un doppio significato l’intitolazione al prof. Dulbecco , che – ricordiamolo – è stato professore a contratto dell’Università Magna Graecia di Catanzaro di Genetica Molecolare: non solo significa onorare la memoria di uno straordinario scienziato calabrese premio Nobel, ma indica l’aspirazione e, soprattutto, la volontà della Calabria di far tornare i suoi “cervelli” a produrre ricchezza nella propria terra. Forse per questo la presidente Jole Santelli si è entusiasmata subito del progetto portato avanti dal prof. Pino Nisticò, farmacologo di fama internazionale, già presidente della Regione Calabria negli anni 1995-1998: riportare in Calabria i nostri migliori scienziati e metterli in condizioni di creare un centro di ricerca scientifica che faccia invidia a tutto il Mezzogiorno.

Jole Santelli
La presidente della Regione Calabria Jole Santelli

Ci sono le capacità, le competenze e, soprattutto, la forte preparazione scientifica delle nostre università che sfornano fior di laureati subito “preda” delle multinazionali, mentre amarebbero restare nella propria terra a formarsi, specializzarsi, fare ricerca e mettere su famiglia nel proprio territorio, tra affetti familiari, amicizie e amori, con l’orgoglio e la soddisfazione di fare qualcosa di buona per la loro Calabria. E quale miglior posto per insediare un centro di ricerca così ambizioso se non Lamezia, che ospita la Fondazione Mediterranea Terina, oltre 40mila mq di superficie, adattissima a diventare e trasformarsi in un prestigioso centro di ricerca scientifica? Tra l’altro Lamezia è a metà strada tra Cosenza e Catanzaro, è collegata con un aeroporto internazionale e servita adesso anche dai treni di alta velocità, con un’autostrada del Mediterraneo che le passa accanto. Una centralità che risulterà molto utile per gli sviluppi futuri dell’iniziativa che vedranno il coinvolgimento e la partecipazione di scienziati e ricercatori da tutto il mondo.

Nisticò ha lavorato a lungo al progetto e ha convinto il prof. Roberto Crea, biotecnologo di origini calabresi, da 40 anni in California, a San Francisco, di tornare in Calabria e venire a dirigere questo prestigioso centro che vedrà presto la luce. Crea, tra i soci fondatori, sarà presidente nonché direttore di un Centro Ricerche che nasce con l’obiettivo di produrre molecole cellulari in laboratorio per la cura di gravi patologie e pandemie di un certa gravità come questa del coronavirus.

Il prof. Pino Nisticò
Il prof. Pino Nisticò, promotore e commissario ad acta del “Renato Dulbecco Institute”

La costituzione dell’Istituto Renato Dulbecco è avvenuta mercoledì scorso presso il notaio Rocco Guglielmo di Catanzaro. Oltre al prof. Crea, sono soci fondatori il prof. Giovambattista De Sarro, Rettore dell’Università Magna Graecia (Vice-Presidente), il prof. Giuseppe Nisticò dell’Università di Roma (Commissario). Altri qualificati soci fondatori sono calabresi eccellenti quali il prof. Eugenio Gaudio, Rettore dell’Università di Roma Sapienza e il prof. Franco Romeo, Direttore della Cardiologia dell’Università di Roma Tor Vergata. Qualche giorno prima, il sindaco di Lamezia Terme, avv. Paolo Mascaro aveva convocato i fondatori del progetto a una riunione dove erano presenti numerosi assessori della sua Giunta tra cui il dott. Gianfranco Luzzo, già assessore alla Sanità e capo gabinetto del Presidente della Regione prof. Nisticò, l’assessore alla Cultura Luisa Vaccaro, l’avv. Gennarino Masi, presidente e commissario della Fondazione Mediterranea Terina, nonché il consigliere regionale Pietro Molinaro e tanti altri qualificati amministratori del circondario, tra cui Leopoldo Chieffallo.

Il sindaco Mascaro ha espresso grande entusiasmo per l’iniziativa del prof. Giuseppe Nisticò di realizzare con la prestigiosa collaborazione del prof. Roberto Crea di San Francisco una infrastruttura di eccellenza denominata Renato Dulbecco Institute, il cui obiettivo è lo studio e la produzione di anticorpi monoclonali e di pronectine per il trattamento di malattie ancora incurabili come il cancro, l’Alzheimer e anche l’insufficienza respiratoria da coronavirus. Il sindaco ha offerto la disponibilità di allocare il Renato Dulbecco Institute presso la Fondazione Mediterranea Terina, un complesso straordinario di 40mila mq in cui sono presenti laboratori di ricerca attrezzati, decine di aule per la didattica e la formazione, un’aula Magna per circa 800 persone. Il sindaco ha quindi pregato il presidente-commissario Masi di far visitare la Fondazione Terina al prof. Nisticò e a una delegazione di professori molto qualificati dell’Università della Calabria, quali il prof. Sebastiano Andò che è stato preside della Facoltà di Farmacia per oltre vent’anni, il prof. Franco Rubino, già preside della Facoltà di Economia di Cosenza e profondo conoscitore dei meccanismi di bio-economia a livello internazionale e il prof. Stefano Alcaro, direttore della Chimica farmaceutica dell’Università Magna Graecia. Dopo la visita, era palpabile la soddisfazione e la convinzione del prof. Nisticò e degli altri docenti di aver individuato quello che serve: la Fondazione Terina è la sede ideale per collocare i laboratori e tutte le strutture scientifiche del nascente Istituto Renato Dulbecco.

La Fondazione Terina si trova in una posizione centrale rispetto alle due Università di Catanzaro e di Cosenza, le quali contribuiranno in maniera paritetica alla nascita e allo sviluppo dell’Istituto Renato Dulbecco. Sotto la guida del Prof. Roberto Crea che è considerato il padre delle biotecnologie nel mondo, avendo egli scoperto l’insulina umana ricombinante ed altri prodotti biotecnologici di importanza fondamentale in medicina, nella piattaforma di eccellenza che si verrà a creare ci si propone di procedere all’identificazione e alla produzione di anticorpi monoclonali e di pronectine (una forma più avanzata e tollerata degli anticorpi monoclonali). Questi rappresentano oggi una arma specifica e potente per la terapia non solo del cancro, malattie neurodegenerative (malattia di Alzheimer, morbo di Parkinson, SLA etc.), malattie orfane, ma anche si stanno rivelando efficaci nel trattamento dell’insufficienza respiratoria da coronavirus. Inoltre presso l’Istituto Renato Dulbecco sarà attivato, in collaborazione con l’Inail, un laboratorio di diagnostica e Genetica molecolare per la prevenzione e il trattamento di malattie professionali e anche da esposizione a tossici presenti nell’ambiente.

Il Comitato dei Soci fondatori si avvarrà della collaborazione di un Consiglio Scientifico Internazionale in cui sono presenti due Premi Nobel (Aaron Ciechanover di Tel Aviv, Thomas Sudhof della Standford University) e scienziati di fama internazionale come Sir Salvador Moncada dell’University College di Londra, il prof. Paolo Chiesi di Parma,  il prof. Giuseppe Novelli già Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, etc.

Inoltre, la Fondazione Renato Dulbecco si avvarrà della collaborazione di un Comitato tecnico-scientifico che comprende numerosi docenti qualificati dell’Università di Catanzaro e di Cosenza, con il compito di indicare le linee di ricerca, selezionare con borse di studio i ricercatori e i dottorandi migliori da inviare presso prestigiosi istituti italiani e stranieri per la loro formazione, nonché di operare come consulenti per l’organizzazione dei laboratori e per la soluzione di specifici problemi durante la realizzazione dell’Istituto.

Il Prof. Roberto Crea, attualmente Presidente e CEO della Protelica di San Francisco, ha concesso in licenza alla nascente Fondazione 12 brevetti su cui il Renato Dulbecco Institute potrà iniziare a lavorare per la produzione di prodotti biotecnologici innovativi e competitivi secondo le linee concordate con il Consiglio Scientifico Internazionale.

Subito dopo la costituzione del Renato Dulbecco Institute, il sindaco Mascaro, insieme con il prof. Nisticò e il rettore prof. Giovambattista De Sarro rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, si sono recati alla Cittadella di Germaneto per un incontro con la presidente Santelli, nel corso del quale è stato presentato il progetto della realizzazione presso la Fondazione Terina del Renato Dulbecco Institute, pun rogetto che servirà a valorizzare e rilanciare le strutture esistenti e rendere Lamezia uno dei centri più qualificati del nostro Paese nel campo delle biotecnologie avanzate.

La presidente Santelli ha ascoltato con grande interesse la presentazione del progetto e ha accolto favorevolmente la richiesta di allocare presso la Fondazione Terina il nascente Istituto, che sarà un centro della Regione multidisciplinare in cui ci saranno progetti di ricerca di prodotti biotecnologici innovativi per il trattamento di malattie ancora incurabili, ma anche di interesse industriale nel settore farmaceutico e di grande impatto economico per la regione. Ciò consentirà – ha affermato la Santelli – di valorizzare il patrimonio dei nostri giovani cervelli inserendoli nei circuiti della ricerca internazionale.

Durante l’incontro il prof. Nisticò ha organizzato una teleconferenza con il prof. Roberto Crea, il quale per il lockdown in California non ha potuto essere presente alla riunione, ma ha voluto esprimere in videoconferenza alla presidente Santelli e al sindaco Mascaro la sua gratitudine per aver accolto l’idea di realizzare in Calabria il Renato Dulbecco Institute sul modello di quanto lui stesso ha già realizzato in passato come direttore scientifico della Genentech, per la nascita della Silicon Valley nella Baia di San Francisco.

Il prof. Crea si è quindi impegnato a prendere il primo volo disponibile dopo la fine del lockdown in California per venire di persona a ringraziare la presidente Santelli e per un suo rientro definitivo in Calabria, non appena saranno pronti i laboratori del nuovo Istituto, dopo 40 anni di attività scientifica a San Francisco. In Calabria ci sono ancora le sue profonde radici, gli affetti familiari e soprattutto intende dare un contributo a valorizzare il talento di tanti giovani calabresi che tutto il mondo ci invidia e purtroppo costretti ancora oggi alla fuga in altre regioni o all’estero.

«Oggi – ha detto il Prof. Giuseppe Nisticò, che sarà il Commissario ad acta per la realizzazione dell’Istituto – è una giornata di interesse storico per la Regione Calabria, la quale grazie alla Presidente Jole Santelli entusiasta di questo progetto internazionale fin dall’inizio, intende rompere con il passato per creare l’Istituto Renato Dulbecco, che avrà un impatto sulla cultura, sulle biotecnologie più avanzate e sulla industria futura in Calabria. «L’Istituto Renato Dulbecco – ha dichiarato infine la Presidente Santelli, deve portare un messaggio nuovo e dirompente  e cioè che la Scienza sta alla base dell’innovazione tecnologica, della salute e del benessere dei cittadini, ma anche della ricchezza economica della Calabria e del nostro Paese». È questa la Calabria che vale e sa farsi valere. (s)

L’Aifa autorizza sperimentazione della plasmaterapia. Il commento del prof. Pino Nisticò

  • Dopo gli appelli della comunità scientifica all’Aifa per dare il via libera alla sperimentazione ufficiale della plasmaterapia, abbiamo chiesto al prof. Pino Nisticò, ex presidente della Regione Calabria e insigne farmacologo, un commento. L’Aifa, peraltro, raccogliendo l’appello di ieri mattina del sen. Marco Siclari, ha incluso nella sperimentazione anche il prof. Giuseppe Di Donno di Mantova. È un buon segnale, in attesa dei provvedimenti del ministro Speranza. È stato lo stesso Siclari a comunicarlo al prof. De Donno che si è messo subito a disposizione del direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini. 

«Dopo i ripetuti gridi d’allarme – scrive il prof. Nisticò – da noi lanciati al nostro Governo e persino ad altri Paesi, tramite le comunità dei Consultori della Regione Calabria e delle associazioni dei calabresi nel mondo, finalmente la nostra Agenzia nazionale del Farmaco (Aifa) si è risvegliata dal torpore primaverile concedendo l’autorizzazione ad uno studio sperimentale nazionale per valutare l’efficacia e la sicurezza del plasma iperimmune da pazienti già guariti da Covid-19.

Sia in Inghilterra che negli Stati Uniti il Governo e la Food Drug Administration (FDA) avevano già dato il via libera alla sperimentazione del plasma iperimmune.

È noto da anni ed è stato confermato anche in questo periodo di emergenza da autorevoli ricercatori su riviste prestigiose come Nature, Pnas, Jama, come pure da studi sperimentali in corso e dall’uso compassionevole che il trattamento con plasma iperimmune è quello di scelta per le gravi forme di Covid.

Sorprende, pertanto, che l’Alfa abbia ritardato nel decidere di lanciare uno studio controllato su scala nazionale pur disponendo in seno alle sue Commissioni di farmacologi molto qualificati che sono ben consapevoli del ruolo terapeutico dell’infusione di plasma iperimmune.

Ad ogni modo oggi non possiamo fare altro che dare il benvenuto al nuovo studio dell’Aifa. La delibera, in particolare, prevede l’autorizzazione di uno studio denominato Tsunami di cui è capofila l’Università di Pisa. Con quali criteri sono stati scelti i centri universitari e ospedalieri che partecipano allo studio? Sembrava naturale includere in primis i centri con maggiore esperienza. Infatti, ottimi risultati terapeutici sono stati riportati nei mesi scorsi in circa 80 pazienti trattati con siero iperimmune dalla rete coordinata del prof. Cesare Perotti del San Matteo di Pavia e dal prof. Giuseppe De Donno dell’Ospedale di Mantova, rete che comprende anche le aziende ospedaliere di Crema, Lodi, Padova e Novara. Sembra, invece, che questi centri siano stati esclusi dallo studio Tsunami autorizzato dall’AIfa. Un vero e proprio “tsunami”? Speriamo di tratta di una tempesta di breve durata.

Il ministero della Salute avrebbe dovuto, nel suo indirizzo politico, chiedere all’AIfa e all’Istituto Superiore di Sanità di organizzare uno studio il più ampio possibile, coinvolgendo i centri più qualificati delle singole regioni, specie di quelle dove c’è ancora la più elevata incidenza di decessi. Anche perché è evidente, sulla base dell’esperienza finora maturata, che tanto più centri saranno autorizzati per la plasmaterapia, tanto più saranno i pazienti salvati da morte.

Pertanto, in Italia lo studio dovrebbe essere un’occasione da cogliere e cioè accanto allo specifico significato scientifico volto alla valutazione rigorosa dell’efficacia e della tollerabilità, da un punto di vista pragmatico bisognerebbe usarlo anche come strumento efficace per salvare il maggior numero possibile di pazienti gravi che rischiano la morte.

Ecco perché a mio avviso – dice il prof. Nisticò – il ministro dovrebbe integrare lo studio Aifa ed estendere quanto più possibile questa sperimentazione, coinvolgendo tutte le città più importanti con policlinici universitari o ospedali di grande prestigio, come, per esempio, lo Spallanzani di Roma e il Cotugno di Napoli, ecc. Sono sicuro che il ministro Speranza saprà con la sua sensibilità e intelligenza politica assicurare un’integrazione dello studio Tsunami, facendo organizzare centri qualificati per l’infusione di plasma sull’intero territorio, nell’interesse dei pazienti affetti da grave forme di Covid.

Questo il ministro lo potrebbe decidere molto rapidamente, anche chiedendo il parere ad suoi consulenti di altissimo prestigio scientifico come il prof. Walter Ricciardi, già presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e professore stimatissimo dell’Università Cattolica di Roma oltre che rappresentante del nostro Paese in seno all’Organizzazione Mondiale della Sanità, e il prof. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, infettivologo clinico che è considerato un vero colosso in tutto il mondo avendo per primo sconfitto l’Ebola oltre che far guarire i primi pazienti affetti da Coronavirus.

Walter Ricciardi e Giuseppe Ippolito
Walter Ricciardi (presidente dell’Istituto Superiore di Sanità) e Giuseppe Ippolito (direttore scientifico dell’Ospedale Spallanzani)

Prima di chiudere, vorrei fare una breve considerazione. Tutta questa vicenda che stiamo vivendo, tipicamente “italiana” sta a dimostrare che ancora non abbiamo imparato la lezione che ci viene dal coronavirus. Quando finalmente avremo un mondo in cui domina l’umiltà, la fratellanza, il rispetto reciproco senza personalismi e prime-donne?  Questa è la vera lezione che dovremmo apprendere dalla pandemia da coronavirus». [Pino Nisticò]

 

Nisticò: appello per la plasmaterapia attraverso gli italiani e i calabresi nel mondo

Un allarme a livello internazionale è stato lanciato dall’insigne farmacologo Pino Nisticò – ex Presidente della Regione Calabria  e già membro dell’Agenzia Europea del Farmaco – a favore della plasmaterapia attraverso la rete degli italiani e dei calabresi nel mondo. «Nei giorni scorsi – afferma Nisticò – ho inviato un appello al Governo italiano e alle Regioni per chiedere le risorse necessarie per incentivare e potenziare la pratica dell’infusione di plasma iperimmune in centri adeguatamente attrezzati in tutte le regioni sul modello del San Matteo di Pavia e della rete ospedaliera collegata. Infatti, sono rimasto particolarmente impressionato dai risultati riportati anche sulla prestigiosa rivista scientifica Nature secondo cui la maggior parte dei 52 pazienti affetti da Covid, trattati con plasma iperimmune dal prof. Cesare Perotti, direttore del servizio di Immunoematologia del San Matteo di Pavia e dal prof. Giuseppe De Donno bravissimo pneumologo di origini calabresi che opera Mantova, sono stati salvati da morte sicura».

Il prof. Giuseppe De Donno
Il prof. Giuseppe De Donno, pneumologo a Mantova: la madre del chirurgo è di Catanzaro

«È naturale – sostiene Nisticò – che si tratta di uno studio clinico sperimentale ancora su un piccolo numero di pazienti, ma non si capisce perché ancora il Governo, l’Aifa e l’Istituto Superiore di Sanità non abbiano approvato e lanciato uno studio clinico controllato più ampio, coinvolgendo una rete di centri, i più qualificati, che esistono nelle varie regioni! Anzi, addirittura, in alcune regioni come le Marche il Comitato etico regionale, per ragioni io penso meramente formali, sta impedendo in questi giorni l’impiego di plasma iperimmune per salvare la vita di pazienti gravi.

«Oggi voglio lanciare questo stesso grido di allarme a tutto il mondo attraverso la rete dei consultori della Regione Calabria e delle associazioni degli italiani e dei calabresi che vivono fuori del nostro Paese, nonché attraverso medici e scienziati di origine calabrese o italiana ivi presenti. Così, per esempio, i nostri conterranei possono coinvolgere in questa sacrosanta battaglia il prof. Anthony Fauci a New York, di origine siciliana, ed autorevolissimo consulente scientifico di Donald Trump; inoltre, il governatore di New York, Andrew J. Cuomo, l’on. Charlie Gargano, ex ministro dell’Economia dello Stato di New York, il calabrese Frank Guarini, già consulente di Bill e Hillary Clinton e tanti altri professori universitari e ospedalieri di origine italiana.

Un altro esempio è rappresentato dalla rete di scienziati illustri a noi vicini in Inghilterra, come il prof. Salvador Moncada, che per le sue scoperte (prostaciclina e nitrossido) avrebbe meritato il Premio Nobel, il prof. Luigi Camporota, allievo dei proff. Serafino Marsico e Mino Pelaia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, che ha salvato la vita del premier britannico Boris Johnson, il prof. Enzo Libri, direttore della Farmacologia Clinica dell’Imperial College, il prof. Giuseppe Rosano, direttore della Cardiologia dell’Università St. George di Londra, ecc. Infine, sarà possibile fare altrettanto in altri Paesi dove esiste una rete prodigiosa di scienziati di origine italiana e di associazioni di calabresi come in Australia (l’ing. Vincenzo Daniele consultore per la Regione Calabria), in Canada (on. Basilio Giordano), in Argentina (on. Mario Borghese, il prof. Lino Potenza, il prof. Riccardo Galimberti, il dott. Enzo Rapisarda) e in tutti i Paesi dell’Europa dove ci sono comunità di calabresi molto attive».

Nisticò sfata una falsa informazione: «Non è vero che il plasma iperimmune non si trovi perché da un lato c’è la tipica generosità dei pazienti guariti, ma anche attraverso la rete mirabile dei centri Avis il plasma iperimmune può essere prelevato da portatori sani e da soggetti che abbiano avuto lievi sintomi influenzali da coronavirus».

«Il messaggio è, pertanto, chiaro, cioè fare pressione sui governi in tutti i Paesi per attivare il numero più ampio possibile di centri ospedalieri per l’infusione di plasma iperimmune, seguendo il protocollo italiano dei proff. De Donno e Perotti che si sta dimostrando molto valido nel salvare la vita di pazienti gravi affetti da Covid-19».

«Il messaggio si può estendere anche alla necessità di avviare nel più breve tempo possibile i primi clinical trials per valutare l’efficacia e la sicurezza di anticorpi monoclonali anticoronavirus come quelli già esistenti dello scienziato italiano Pierpaolo Pandolfi dell’Harvard School of Medicine di Boston, in collaborazione con il prof. Giuseppe Novelli, già Rettore dell’Università di Tor Vergata e genetista di alto prestigio».

«Perché – conclude il prof. Nisticò – ho voluto lanciare questo grido d’allarme? Perché devo confessare che la notte stento a prendere sonno pensando alle migliaia di morti da Covid in Italia e nel mondo, quando si dispone di uno strumento antico, ma prezioso come il plasma (iperimmune) e pensando purtroppo anche alla lentezza burocratica delle Agenzie regolatorie, come di recente ho scritto al prof. Guido Rasi dell’Università di Roma e validissimo direttore esecutivo dell’European Medicines Agency di Amsterdam». (rrm)