Legambiente: Il Ponte continua a sottrarre preziose risorse alle vere priorità del Sud Italia

Legambiente Calabria ha denunciato come «l’insostenibile opera continua a sottrarre le risorse destinate alle vere priorità del Sud Italia e dell’intero Paese».

«Il Ponte sullo Stretto – ha proseguito l’Associazione – opera economicamente e ambientalmente insostenibile, continua a drenare risorse pubbliche preziose e che rischiano di creare un buco nero nelle casse del Paese. Il Ponte – ha ricordato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – costerà allo Stato circa 15 miliardi di euro, tra opera principale e di collegamento, con tutta probabilità destinati a lievitare visti anche i lunghissimi tempi di realizzazione. Un vulnus insopportabile non solo per Calabria e Sicilia ma per l’intero Paese nel quale ci sono questioni sempre più̀ urgenti da affrontare, proprio a partire dalla sfida della decarbonizzazione del settore dei trasporti. Se il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini pensa di essere ricordato dalla storia per la costruzione del Ponte, farebbe meglio ad agire sui reali problemi di mobilità del Sud Italia e dell’intero Paese».

«Nel Sud Italia, in particolare, circolano meno treni, i convogli sono più vecchi – con un’età media di 18,5 anni, – e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate. Per colmare il gap ancora esistente e superare l’annosa questione meridionale – dichiarano Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria e Tommaso Castronovo, presidente Legambiente Sicilia–, bisogna realizzare opere e infrastrutture di collegamento, moderne e sostenibili, potenziando, elettrificando ed efficientando la rete ferroviaria, aumentandone la sicurezza, acquistando nuovi treni e offrendo un maggiore servizio».

La sottrazione delle risorse alle vere priorità del Paese è un problema molto evidente in Calabria e Sicilia ma che riguarda l’intera Italia: dai dati del rapporto Pendolaria 2023, risulta chiara l’arretratezza del trasporto su ferro rispetto agli altri Paesi europei: tra il 2018 e il 2022 le inaugurazioni di nuovi binari in città sono state totalmente inadeguate, con solo un chilometro e mezzo all’anno di nuove metropolitane e solo 2,1 km all’anno di nuove tranvie.

Per affrontare il problema è fondamentale che il tema dei pendolari e del trasporto su ferro diventi una priorità. Per questo Legambiente chiede a livello nazionale maggiori risorse economiche, pari a 500 milioni l’anno, per rafforzare il servizio ferroviario regionale e 1,5 miliardi l’anno per realizzare linee metropolitane, tranvie, linee suburbane. Si tratta complessivamente di 2 miliardi di euro all’anno fino al 2030, necessari anche per rispettare gli obiettivi del Green Deal europeo del taglio delle emissioni del 55% entro il 2030 e del loro azzeramento entro il 2050.

Servono, quindi, risorse economiche che diventeranno, invece, sempre più̀ concentrate verso la faraonica opera del Ponte sullo Stretto di Messina. Basti pensare che rispetto ai finanziamenti da contratto di programma RFI 2022-2026 per le opere ferroviarie da realizzarsi in Calabria e Sicilia, mancano all’appello ancora svariati milioni di euro: rispettivamente 56,7 milioni per l’upgrading infrastrutturale e tecnologico dei nodi di Reggio Calabria e 115 milioni ciascuno per quelli di Catania e Palermo, 150 milioni per la velocizzazione dell’attraversamento dinamico dello Stretto di Messina, 44 milioni per la velocizzazione Catania-Siracusa, 180 milioni per il potenziamento ed elettrificazione della linea Sibari-Catanzaro Lido-Lamezia Terme, 44 milioni per la velocizzazione Catania-Siracusa.

Inoltre, alcune opere in corso di realizzazione, scontano enormi ritardi come l’elettrificazione della linea Jonica in Calabria nella tratta Sibari-Catanzaro Lido, i cui lavori dovevano concludersi entro il 2023 (per un costo di 500 milioni di euro incluse le soppressioni dei passaggi a livello e il rinnovo delle stazioni) e che ora hanno come data di realizzazione il 2026. Oppure, in Sicilia, dove la ferrovia della costa jonica attende da molti anni lavori di potenziamento e raddoppio e da decenni si attende il completamento dell’anello ferroviario di Palermo, che non vedrà la sua apertura prima del 2028. Si tratta di opere infrastrutturali necessarie a connettere il Paese e a creare, nel Mezzogiorno ma nell’interesse di tutto il sistema Italia, lavoro e sviluppo in regioni dalle quali si continua ad emigrare, per realizzare le quali le risorse economiche devono essere investite nella maniera corretta. (rcz)

 

L’Università delle generazioni contro il Ponte sullo Stretto

di UNIVERSITA’ DELLE GENERAZIONI – L’Università delle Generazioni da molti anni segue motivazioni e ragionamenti, da una parte e dall’altra, sulla fattibilità o meno del grande ponte sullo Stretto di Messina. E appare chiaro che su una realizzazione così importante non ci sia una visione unanime, nemmeno tra gli scienziati e i super-tecnici. E già questo depone male per un’opera così imponente che divora ogni tipo di risorse umane, ambientali, economiche e così via.

E’ persistente il timore che sia poi la Politica a decidere su un fatto puramente tecnico e controverso, così come in epoche anteriori è stata la Religione a sentenziare su cose che dalla religione esulavano. E abbiamo poi visto i risultati. Si torna così al medioevo?…

Qui non si tratta nemmeno di realizzare un referendum tra le popolazioni più interessate di Calabria e Sicilia, come qualcuno aveva proposto; né di contrapporre un “Sì assoluto” a fronte di un “No assoluto”. E non è la prima volta nella storia umana che si tende alla costruzione di opere gigantesche che sfidano la natura prima ancora che la scienza. Tra costi e benefici, poi, il dubbio resta, pure a fronte delle ben note carenze territoriali.

Ma c’è una situazione di fatto che taglia la testa al toro e che diventa quel “No assoluto” imposto dalla natura dei luoghi … ed è la sismicità, una situazione che non perdona. Ed è pura illusione mettersi contro le forze occulte (ed anche mitologiche) di questo Stretto che è tra le zone più belle del mondo e che, prima dell’immaginabile, può diventare “archeologia” tutto ciò che viene costruito a sfida del semplice buon senso e della Storia!

Certo, la sfida tecnologica del ponte sullo Stretto porterà a studi innovativi e a risultati notevoli che potranno valere per altre sfide, ma il costo umano, economico, ambientale e quanto altro sarà troppo alto dinanzi alla possibilità che resti davvero “archeologia” persino nel breve termine per i paradossi pure delle tante “cattedrali nel deserto” che la Calabria e il Meridione hanno già patìto in varie epoche e sotto tanti governi. Non dite poi che non vi avevamo messo in guardia. La caparbietà sul ponte non paga alla lunga. L’Università delle Generazioni intende, infine, ricordare il sacrificio di Franco Nisticò, già Sindaco di Badolato (Cz) e presidente del Coordinamento sulla Strata Statale 106, morto proprio a Cannitello di Villa San Giovanni sabato 19 dicembre 2009 (giusto 14 anni fa) proprio per dire “No al ponte” assieme a 20mila manifestanti.

I mancati soccorsi patìti da Nisticò sono emblema e profezia di un’etica sociale che manca e che ignora tutto ciò che non permette la costruzione di un’opera destinata a diventare “archeologia” persino ingombrante come tutti i rottami industriali lasciati da politiche statali forsennate. (udg)

Gesmundo, Sposato e Mannino (Cgil): Scippo risorse un’azione piratesca ai danni di due regioni

In una nota congiunta il segretario confederale della Cgil nazionale Pino Gesmundo ei segretari generali della Cgil Calabria e della Cgil Sicilia, Angelo Sposato e Alfio Mannino, hanno denunciato come «pur di raschiare il barile, visto che le risorse vere per il Ponte sono pochissime e quelle certe si fermano a 780 milioni per il 2024, giusto per mettere qualche prima pietra a fini elettorali per le Europee, viene compiuta un “azione piratesca” ai danni di due Regioni, la Calabria e la Sicilia, sottraendo loro una quantità immensa di risorse europee che dovrebbero essere destinate a colmare il divario socioeconomico e superare gli squilibri territoriali».

«Mentre tutte le analisi, a partire da quella della Svimez – hanno evidenziato – confermano che senza l’utilizzo massiccia di risorse aggiuntive il Mezzogiorno rischiando la più cruda recessione, vengono sottratti alla Sicilia e alla Calabria 1.600 milioni del Fondo di Sviluppo e Coesione per dirottarli sul Ponte dello Stretto. Proprio come nel gioco delle tre carte il ministro Salvini fa apparire e scomparire, a suo piacimento, le risorse».

Il tutto – hanno proseguito – senza una discussione di merito che investa le due istituzioni interessate e i Consigli regionali, che su un aspetto di tale importanza non possono restare silenti o, peggio, essere esautorati, e lo stesso Partenariato economico-sociale». Mannino ha specificato che «la stessa Giunta regionale Siciliana, che in un primo tempo si era resa disponibile ad utilizzare un miliardo di sue risorse del FSC 2021-2027, ha revocato polemicamente questa sua disponibilità».

«Il Mezzogiorno – ha ribadito Gesmundo– ha necessità di modernizzare le sue infrastrutture ferroviarie e stradali, oggi in pessime condizioni, con linee ferroviarie a binario unico, non elettrificate e tanto meno messe in sicurezza e l’alta velocità che si ferma a Salerno. Occorre inoltre, come si dimostra l’ultimo tragico incidente a Thurio di Corigliano Rossano, garantire la sicurezza dei lavoratori delle ferrovie e dei cittadini».

Sposato ha aggiunto che «servirebbero parole chiare per quanto concerne una delle priorità ferroviaria strategica del Sud, la Salerno-Reggio Calabria, che rischia di fermarsi a Rovagnano, e conoscere le reali intenzioni del Governo nazionale relativamente all’utilizzo dei 9.400 milioni messi a disposizione dal piano complementare per la realizzazione dei lotti successivi. Come occorrerebbero impegni precisi e vincolanti anche per quanto riguarda la realizzazione della Statale 106, la fantomatica ‘strada della morte’, impraticabile e pericolosa lungo l’intero asse jonico della Calabria orientale, priva ad oggi di una moderna arteria autostradale».

«Continuiamo ad assistere alla sostanziale incapacità di utilizzare i finanziamenti europei e a definanziamenti, come per la Roma-Pescara, la Palermo-Messina e la Bari-Napoli, e come quelli relativi alle opere di messa in sicurezza del sistema di gestione del traffico ferroviario (ERTMS). La posta in gioco – hanno concluso i segretari della Cgil – è troppo alta per il Mezzogiorno, chiediamo che le risorse del Pnrr, al di là dei continui proclami, siano effettivamente utilizzate aprendo i cantieri e dando inizio ai lavori». (rrm)

L’OPINIONE / Daniela Palaia e Vincenzo Capellupo: La Calabria è d’accordo sui fondi destinati al Ponte?

di DANIELA PALAIA E VINCENZO CAPELLUPO – Il ministro Salvini si rassegni: la sua sgangherata campagna elettorale europea, tutta giocata sull’ormai famigerato ponte sullo Stretto, continuando di questo passo è destinata a fallire. Lo dimostra l’incidente di percorso in cui è incappato in queste ore il capo della Lega con il presidente della regione Sicilia, che lo ha sconfessato clamorosamente, negando di avere dato il suo assenso all’emendamento alla legge di bilancio sulla rimodulazione delle risorse del fondo di sviluppo e coesione, che Salvini vorrebbe in parte utilizzare per un’opera il cui destino è tutt’altro che certo.

E se i toni ufficiali sono stati fermi ma garbati, i retroscenisti raccontano di uno Renato Schifani imbufalito con il segretario di Forza Italia e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per gli atteggiamenti ricattatori del leader del Carroccio, tanto che il presidente siciliano avrebbe addirittura minacciato le dimissioni.

Da questo lato dello Stretto, al contrario, tutto tace. Tranne qualche presa di posizione, a cominciare da quella assunta dal sindaco Nicola Fiorita, che ha invitato Salvini a trovarsi altrove i soldi per il suo ponte e lanciato la proposta di attivare il referendum per verificare il reale consenso dei calabresi verso l’opera, ai piani alti della Cittadella regionale la questione sembra non interessare. Eppure Salvini è stato perentorio: sull’emendamento alla legge di bilancio che rimodula il fondo di sviluppo e coesione, Calabria e Sicilia sono d’accordo, ha affermato. Schifani ha smentito, il presidente Occhiuto cosa farà? Per il momento, appunto, tace. Dobbiamo dedurne che Salvini abbia detto il vero?

Rimodulare un fondo che è di importanza cruciale per lo sviluppo della Calabria, ipotecarne oggi una grossa fetta per qualcosa di futuribile, incerto e molto controverso, non è decisione che possa essere assunta a quattr’occhi o riservatamente nel segreto di una stanza. Il presidente Occhiuto è un politico di lungo corso, governa con piglio ma senza assumere, almeno in apparenza, atteggiamenti padronali. Ha esperienza sufficiente per sapere che certe decisioni che riguardano il destino di tutti i cittadini e non di una sola parte vanno condivise. Non vogliamo credere, quindi, che abbia dato il via libera della Calabria e dei calabresi a uno scippo che sarebbe intollerabile. Noi non lo vogliamo credere, ma solo Occhiuto può dire se siamo nel giusto o no. (dp e vc)

[Daniela Palaia e Vincenzo Capellupo sono consiglieri comunali di Catanzaro]

L’OPINIONE / Klaus Davi: Salvini torni sui suoi passi per il Ponte sullo Stretto

di KLAUS DAVI – Trovo politicamente, sociologicamente e moralmente sbagliato che i cittadini calabresi e siciliani debbano ‘contribuire’ per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Il sud ha già ampiamente pagato in termini di disuguaglianze, vite umane, emigrazione, presenza asfissiante della criminalità organizzata e desertificazione socio economica.

Trovo poi veramente paradossale che la politica per mesi abbia promesso miglioramenti nel mezzogiorno grazie al Pnrr e ora arriva la beffa (che sa molto di mossa elettorale leghista) di doversi autofinanziare un’opera partorita negli ambienti romani. Personalmente sono favorevole alla costruzione del Ponte, ma non a queste condizioni. Spero che il ministro Salvini, che è persona avveduta, ci ripensi, anche perché senza consenso sociale difficilmente il suo progetto potrà vedere la luce. (kd)

L’OPINIONE / Antonio Loiacono: Interrogativi sul finanziamento del Ponte e le garanzie di sviluppo

di ANTONIO LOIACONOIl progetto del ponte sullo Stretto di Messina ha sempre suscitato grandi aspettative e dibattiti tra i cittadini e gli addetti ai lavori. 

Oltre al sogno di collegare le due sponde della Sicilia e della Calabria, sorgono ora legittimi interrogativi in merito al finanziamento dell’opera e alle garanzie che i fondi destinati allo sviluppo delle due regioni maggiormente interessate non saranno sacrificati a favore del progetto.

È infatti appena approdato in Commissione Bilancio l’emendamento del governo in tema di investimenti in infrastrutture che, varia le fonti di finanziamento dell’opera.

Le modifiche introdotte all’artico 56 confermano l’investimento complessivo di 11.630 milioni, ma la spesa a carico dello Stato si “affievolisce” a 9.312 milioni! Per gli altri 2.318, il Ministro Salvini si “appoggia” al Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027! Così, 718 milioni arrivano dalla quota nella disponibilità delle amministrazioni centrali e dei ministeri, mentre i restanti 1.600 fanno parte della dote destinata alle Regioni Sicilia e Calabria!

È un grande problema: la costruzione del ponte, vedrà sacrificati investimenti essenziali per migliorare la qualità della vita e stimolare la crescita economica nelle due regioni.

 Da una prospettiva positiva, la realizzazione del Ponte sullo Stretto potrebbe aprire nuove opportunità per lo sviluppo economico, la creazione di posti di lavoro ed il potenziamento delle infrastrutture. Inoltre, potrebbe favorire una maggiore integrazione tra il continente e la Sicilia, stimolando il turismo e agevolando lo scambio commerciale.

I cittadini si chiedono, ora, se l’opera, pur rappresentando un collegamento fisico, possa diventare un ostacolo per lo sviluppo delle comunità locali. Il governo aveva rassicurato ripetutamente che i finanziamenti necessari per la realizzazione del ponte andavano separati da quelli destinati allo sviluppo regionale. Tuttavia, l’odierno emendamento alimenta il dissenso e l’incertezza tra la popolazione. Inoltre, la questione del coinvolgimento del settore privato nei finanziamenti è emersa come punto cruciale di discussione. Molti si chiedono se investitori privati avranno un ruolo significativo nella realizzazione del ponte e se ciò potrebbe influenzare la gestione e le priorità dell’opera. 

Per risolvere questi dubbi e preoccupazioni, è fondamentale che le istituzioni coinvolte forniscano una chiara e dettagliata pianificazione finanziaria, garantendo (veramente!) che i fondi destinati al ponte non vengano sottratti ai programmi di sviluppo regionale. Inoltre, una maggiore trasparenza sui rapporti con il settore privato contribuirebbe a dissipare i timori di eventuali interessi conflittuali.

In conclusione, mentre il ponte sullo Stretto di Messina potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità per la connettività e lo sviluppo, è essenziale affrontare le legittime preoccupazioni sulla sua finanziabilità e sui potenziali impatti sullo sviluppo regionale. Mentre l’opera potrebbe effettivamente portare benefici significativi, è fondamentale che sia affrontata con la massima serietà, responsabilità e considerazione per il benessere a lungo termine delle regioni coinvolte. Solo attraverso una gestione oculata e trasparente dei finanziamenti si potrà garantire che questo progetto ambizioso non diventi un ostacolo al progresso delle comunità coinvolte. (al)

Il ministro Salvini: Giusta partecipazione di Calabria e Sicilia a spese per il Ponte

«Mi sembra più che ragionevole». Così il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha definito la compartecipazione, «seppur minima», di Sicilia e Calabria alle spese per realizzare il Ponte sullo Stretto.

«Se Sicilia e Calabria ci mettono, ad ora, il 10% e lo Stato il 90%, è giusto», ha detto, ricordando come il Ponte «non è un’opera pubblica che unirà solo le due regioni perché tutta l’Italia ne gioverà. Secondo uno studio di Openeconimics, 20 miliardi di Pil in più all’anno» e la Lombardia prima in termini di benefici.

«È chiaro che per Sicilia e Calabria cambierà il mondo», ha ribadito sottolineando che non ci sarà solo il ponte ma che «altre decine di miliardi» saranno investiti nelle due regioni. (rrm)

 

Ponte sullo Stretto, il M5S: Rapina compiuta ai danni dei calabresi

I deputati calabresi del Movimento 5 stelle Orrico, Baldino, Scutellà e Tucci, l’eurodeputata Ferrara ed il consigliere regionale Tavernise, hanno evidenziato come sia stata compiuta una rapina ai danni dei cittadini calabresi e dei siciliani. Sono loro, infatti, «che pagheranno, a caro prezzo, il Ponte sullo Stretto voluto da Salvini con risorse che sarebbero dovute servire ad altro, per supportare cioè la crescita di due territori fra i più poveri d’Europa».

«Non ci sono – dicono – i fondi per realizzare l’opera pubblica più divisiva della storia nazionale annunciata nella perenne campagna elettorale leghista? Benissimo, il governo li va a prendere, con un proprio emendamento alla Legge di Bilancio, nel Fondo di Coesione e Sviluppo: qualcosa come 2,3 miliardi di euro che alleggeriscono una manovra cieca e senza investimenti e rendono vani gli sforzi per bilanciare il divario fra Nord e Sud».

«E sì – continuano gli esponenti pentastellati –, perché quei soldi rappresentano il principale strumento che possiede il governo per il finanziamento e l’attuazione delle politiche di riduzione degli squilibri economici e sociali nel Paese. Dopo l’Autonomia differenziata ed altri provvedimenti predatori similari come quest’ultimo, è evidente come l’esecutivo sia nemico del meridione. D’altronde, l’emendamento, presentato questo sì coi favori delle tenebre, ci consegna l’immagine di un governo che, per camuffare una spregiudicata operazione di bassa politica, è pronto a tutto».

«Il governatore Occhiuto – concludono Orrico, Baldino, Scutellà, Tucci, Ferrara e Tavernise -, come da copione, mantiene la consegna del silenzio funzionale esclusivamente al suo feudo calabrese: magari, ci darà pubblicamente ragione fra un pò così come ha già fatto, fuori tempo massimo s’intende, con il Reddito di cittadinanza e l’Autonomia differenziata». (rrm)

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Giù le mani dai Fondi di Sviluppo e Coesione destinati alla Calabria

di NICOLA FIORITA – Come i faraoni dell’antico Egitto, che impegnavano risorse economiche immani per costruire le ambiziose piramidi, il leader della Lega Salvini rastrella con ogni mezzo i soldi per finanziare un’opera –  il ponte sullo Stretto – che la Calabria non ha mai voluto e cercato. La smania di passare alla storia come il realizzatore del ponte sta portando il vicepremier leghista a rastrellare tutte le risorse disponibili, anche a costo di privare la già debole Calabria degli strumenti finanziari per programmare il suo sviluppo.

L’emendamento, con cui parte dei soldi che serviranno per il ponte – se mai si farà – saranno presi dalla riduzione del Fondo Sviluppo e Coesione destinato alla Calabria fino al 2027, è inaccettabile nel metodo e nella sostanza. La Calabria diventa più povera sull’altare di un’opera della cui utilità è legittimo serbare dubbio. Ma poiché Salvini agisce come se il ponte sia sostenuto e apprezzato dalla popolazione calabrese, è forse venuto il momento di fare chiarezza su questo punto. Si indica, come prevede lo Statuto della Regione Calabria, un referendum consultivo su questa opera e sulla sua obiettiva utilità.

Si pronunci il corpo elettorale calabrese se effettivamente vale la pena sacrificare tutto per una sola opera. Ho la sensazione piuttosto netta che l’opinione pubblica calabrese sia molto indifferente o, in molti casi, molto scettica su questa opera. Io resto dell’idea che un potenziamento delle infrastrutture a terra e dei trasporti marittimi tra Calabria e Sicilia, associato a un ammodernamento delle flotte sotto il profilo tecnologico, risulterebbe una scelta più coerente, più economica, più eco sostenibile. Ma se proprio questo Governo vuole realizzare il ponte non lo faccia con i soldi della Calabria. Salvini si costruisca il suo giocattolo con i soldi della Padania. (nf)

Bevacqua (PD): Scippo da 1,6 mld al Fondo Sviluppo e Coesione per dirottarli verso il Ponte

Il consigliere regionale del Pd, Mimmo Bevacqua, ha denunciato come «è arrivato l’ennesimo furto sulle risorse europee destinate a Calabria e Sicilia messo in atto per finanziare il Ponte sullo Stretto e consentire al Carroccio di continuare a sventolare la bandiera della propria campagna elettorale al Sud».

«Siamo davanti al governo nazionale più antimeridionalista della storia», ha detto Bevacqua dopo l’approvazione a Roma dell’emendamento alla manovra di bilancio che rimodula i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto. Rimodulazione che prevede una riduzione degli oneri a carico dello Stato di 2,3 miliardi su un totale di circa 11,6 miliardi fino al 2032. In particolare la somma recuperata dallo Stato arriva direttamente dal Fondo di sviluppo e coesione: 718 milioni arrivano dalla quota del fondo destinata alle amministrazioni centrali e addirittura un miliardo e seicentomila dalla quota destinata alle regioni Calabria e Sicilia.

«Il governo torna a mettere le mani direttamente nelle tasche dei cittadini calabresi – ha proseguito – andando a diminuire fondi già stanziati per la Calabria e per la Sicilia. Fondi che rappresentavano una boccata di ossigeno per realizzare opere basilari per i territori che versano ancora in grado di profonda arretratezza rispetto al resto del Paese, anche per quel che riguarda infrastrutture e trasporti».

«E così  – ha aggiunto – il governo per consentire a Salvini di continuare a nascondersi dietro il bluff del Ponte sullo Stretto non ha trovato nessuna risorsa aggiuntiva da destinare alla mega opera, ma soltanto risorse già esistente e destinati alla Regioni per altri investimenti. Davvero un gioco delle tre carte penoso che non può lasciare indifferente neanche il governatore Occhiuto dal quale ci aspettiamo una ferma presa di posizione a tutela della Regione che presiede». 

«Appena lunedì scorso – ha detto ancora – avevamo denunciato il bluff del governo su un’altra alchimia contabile relativa ai presunti fondi stanziati per Rfi nella nostra Regione, quando è chiaro che l’alta velocità al momento si fermerà al confine della nostra Regione. Ed allora a cosa e a chi servirebbe un’opera come il Ponte che sottrarre risorse fondamentali e si inserisce in una rete di trasporti fatiscente e non all’altezza?».

«I cittadini calabresi e meridionali sono stanchi di essere presi in giro da questo centrodestra che ogni giorno continua a isolare il Meridione e renderlo sempre più povero – ha concluso il capogruppo dem – Serve una ferma presa di posizione dell’intera classe dirigente del Meridione per fermare la deriva del governo Meloni per bloccare lo scippo di risorse in atto e il progetto di autonomia differenziata che dividerà in modo insanabile il Paese». (rcz)