Comitato Ponte subito: «Adesso ci sono anche i soldi, è un grande sogno che si realizza davvero»

«Prima dicevano che non c’era il progetto; poi dicevano che non c’erano i soldi; adesso cosa diranno, che mancano i mattoni? I “No-Ponte”, e anche gli scettici, sono per l’ennesima volta zittiti dai fatti. Il Ponte sullo Stretto è stato interamente finanziato nella Manovra di Bilancio approvata oggi dal governo, con un miliardo di euro già impegnati per il 2024 con l’avvio dei cantieri e poi quote crescenti negli anni successivi ad avanzamento lavori per un totale di 12 miliardi. I soldi, quindi, ci sono e ci sono tutti per realizzare la grande opera che rilancerà il Sud Italia».

Lo afferma, in una nota, il Comitato Ponte Subito che da oltre 15 anni si batte per la realizzazione della grande opera dello Stretto.

«E’ una notizia bellissima che accogliamo con grande giubilo. Il Ponte sullo Stretto si farà: dopo la legge approvata in parlamento e pubblicata in gazzetta ufficiale la scorsa primavera, adesso c’è anche l’intero finanziamento dell’opera che zittisce i soliti bugiardi che per mesi hanno alimentato bufale e fake news facendo disinformazione sulla grande opera dello Stretto».

«La splendida notizia di oggi – prosegue il Comitato – conferma che il Ponte si farà: ci sembra di vivere un sogno, a maggior ragione se pensiamo che ancora soltanto un anno fa l’Italia era quella di superbonus e reddito di cittadinanza, misure assistenziali volte esclusivamente a sperperare denaro pubblico senza alcun risultato in termini di crescita e sviluppo. Al contrario, il nuovo governo è stato particolarmente brillante nel riuscire, in un solo anno, a bruciare le tappe e recuperare gli 11 anni perduti dai governi di centrosinistra che tra Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi hanno bloccato il Ponte e quindi ogni prospettiva di sviluppo del Meridione. Da parte nostra va un enorme plauso al ministro Salvini, che si è battuto in prima fila per questo risultato; al ministro Giorgetti e al premier Meloni che hanno sostenuto l’iniziativa, e alle Regioni Calabria e Sicilia che con Occhiuto e Schifani sono sempre state in prima linea nel progetto del Ponte, tanto che oggi la Sicilia si è impegnata a cofinanziare l’opera con un altro miliardo. I soldi, quindi, ci sono. La volontà pure. Il progetto, anche con tanto di comitato tecnico-scientifico già al lavoro per aggiornarlo alla fase esecutiva».

«Siamo certi – conclude il Comitato – che l’impegno preso da Salvini sull’inizio lavori nel 2024 sarà realtà: inizia a concretizzarsi il grande sogno del Sud, che finalmente grazie al Ponte potrà emanciparsi da arretratezza, povertà, sottosviluppo e marginalità”. (rrc)

I VERDI: SI FACCIA IL PARCO DELLO STRETTO
BELLA IDEA, MA NON SI ESCLUDA IL PONTE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Tutelare un’area di grande valore storico, culturale e ambientale, con significative ripercussioni economiche per il territorio. È questo l’ambizioso obiettivo del disegno di legge per l’istituzione del Parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola, presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati dalla Federazione Metropolitana Europa Verde di Reggio Calabria.

«L’istituzione del parco nazionale dello stretto e della costa viola, così come il parco nazionale delle 5 terre in Liguria, è un’occasione unica», ha detto la rappresentanze nazionale Giusy Elisa Romano, sottolineando come «fino ad ora nessuna forza politica ha mai attuato né inteso attuare nell’area dello stretto una proposta di sviluppo economico eco sostenibile di tale portata».

E, in effetti, è vero. Attualmente, l’unico “disegno” per attuare un vero e proprio sviluppo dello Stretto di Messina – e che vedrebbe coinvolte le città di Reggio e Villa San Giovanni in primis – è il Ponte sullo Stretto, opera la cui prima “pietra” dovrebbe essere posata per il 2024.

Europa Verde, invece, propone un’alternativa green – «e non un capriccio ecologista» ha evidenziato Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Avs, «ma un atto di responsabilità nei confronti dei cittadini calabresi e siciliani».

Per Bonelli «il progetto del ponte è folle, fallimentare e dispendioso che compromette il patrimonio naturalistiche del territorio che andrebbe valorizzato per un rilancio economico come nei contenuti della nostra proposta. Il nostro gruppo parlamentare chiederà anche alle altre forze politiche di opposizione di valutare la possibilità di sottoscrivere questa PdL: non è una questione di conservazione, ma di priorità e responsabilità. Non concederemo nemmeno un millimetro a Salvini. Dobbiamo difendere il nostro paese, amato e rispettato, e non permettere che interessi personali e politici prevengano sul benessere collettivo».

Il parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola, infatti, avrebbe il compito di tutelare un’area di grande valore storico, culturale e ambientale, con significative ripercussioni economiche per il territorio. Ma, soprattutto, «nasce dall’esigenza di fornire alle popolazioni di quest’area un’alternativa a quella che sembra ormai una proposta-destino che incombe sullo Stretto di Messina. La nostra proposta si basa sulla Legge quadro delle aree protette a cui l’area che abbiamo individuato risponde in pieno. Si tratta di un’area che comprende due regioni, – la Calabria e la Sicilia, – ricchissima in biodiversità e in cui sono presenti beni archeologici di grande valore, nonché strutture storiche, come fortificazioni», come ha sottolineato Gerardo Pontecorvo, co-portavoce della Città Metropolitana di Reggio Calabria nonché promotore e primo imbastitore dei contenuti della proposta.

«Il Parco costituisce, pertanto, un modello di sviluppo rapido e sostenibile che si basa sulla conservazione e la valorizzazione delle risorse, anziché sulla costruzione di un’opera quale il Ponte sullo Stretto» ha detto Pontecorvo, che denuncia le gravi conseguenze, a livello ambientale, che comporterebbe la costruzione dell’infrastruttura.

La superficie prevista nel Parco è di circa 30 mila ettari, ripartiti per il 50% circa tra terrestre e marina. Per l’area protetta si prevede un’articolata zonizzazione (zone a diverso livello di protezione) perché il territorio che si sottopone a tutela presenta centri abitati, villaggi turistici e aree agricole (zone C e D, rispettivamente zona di protezione ambientale e zona di promozione economica e sociale), e aree marine e terrestri di diverso valore naturalistico (zone A e B rispettivamente zona di protezione integrale e zona di protezione generale orientata). Le zone a riserva integrale si dovranno circoscrivere solo ad alcune aree come la ZSC fondali di Scilla. Si prevede anche la particolarità di una Zona Speciale aperta al traffico marittimo nazionale e internazionale non soggetta a restrizioni particolari e comunque sottoposta a monitoraggio ambientale.

Il Parco per caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche (e mitologiche) sarà uno dei più importanti al Mondo. L’Ente Parco, con i suoi organi di governo e di rappresentanza politica può garantire e armonizzare le esigenze di tutela e le aspirazioni sociali ed economiche delle comunità locali. L’istituzione dell’area protetta permetterà, pure, l’integrazione economica e sociale delle due sponde che come abbiamo visto ha indiscutibili radici comuni, ma che invece è stata sempre ostacolata da sistemi amministrativi distanti e da un sistema di trasporto molto lento, dispendioso oltre che inquinante.

«La prima missione del Parco  – ha spiegato Pontecorvo – sarà quella di apportare un profondo cambiamento nel trasporto marittimo, e consentire così un migliore, più veloce e sostenibile attraversamento dello Stretto, in particolare a vantaggio della mobilità locale che avrebbe solo svantaggi da un attraversamento stabile. Si dovrà puntare a un congruo numero di traghetti a basso impatto ambientale di nuova generazione a propulsione Elettrica o a metano verde (gas naturale rinnovabile ottenuto dalla decomposizione anaerobica di materiali organici come rifiuti solidi, letame animale e biomasse vegetali)».

«Grazie alle risorse del Parco tutta l’area dei porti dovrà esse dotata di impianti solari ed eolici per rendere green la mobilità dei passeggeri, e le infrastrutture in prossimità degli approdi. Il tutto rivolto all’efficientamento energetico e alla riduzione di gas serra», ha detto ancora Pontecorvo, ricordando che il Parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola ha «solide basi scientifiche come dimostrano le zone di protezione speciali istituite dal Ministero dell’Ambiente, gli innumerevoli siti di interesse storico e archeologico tutelati dal Ministero dei Beni Culturali (tra cui la rete di fortificazioni unica al mondo), e gli strumenti di pianificazione paesaggistica regionali quali il Quadro territoriale Regionale paesaggistico della Calabria (QTRP), il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Reggio Calabria e il Piano paesaggistico Siciliano».

D’altronde, come ribadito più volte dai relatori, «lo Stretto di Messina e la Costa Viola sono il cuore del Mediterraneo in cui nel corso di millenni si sono stratificati ambienti naturali e antropizzati, leggende, eventi storici che lo caratterizzano come un unicum straordinario nel panorama mondiale».

Ma l’Area presenta anche massimi valori per ricchezza e varietà paesaggistica, culturale, archeologica, mitologica. Il paesaggio, come dimostrano gli strumenti paesaggistici e di pianificazione vigenti in Calabria e in Sicilia, è composto da una moltitudine di ambiti strettamente interconnessi in cui le acque interne e marine (lo Stretto, le fiumare, i laghi di Ganzirri) si uniscono ai paesaggi terrestri (gli spazi naturali collinari, le coltivazioni tipiche, gli insediamenti urbani). L’Area che comprende lo Stretto di Messina e la Costa Viola può pertanto essere considerata un’unità paesaggistica, parte di un più grande contesto che ha nel massiccio dell’Aspromonte e dei monti Peloritani le colonne portanti, e che comprende anche l’Etna e le Isole Eolie.

L’area riveste un’importanza strategica per l’avifauna che si sposta nel bacino del Mediterraneo, e lo Stretto di Messina, insieme allo Stretto di Gibilterra ed al Bosforo, è uno dei tre corridoi in cui nel Mediterraneo si concentrano i flussi migratori. Ma lo Stretto è attraversato anche da numerose specie marine e tra queste, certamente le più rilevanti, da un punto di vista economico ed ambientale, sono i grandi pelagici, cioè il Tonno, l’Alalunga, la Palamita, l’Aguglia imperiale ed il Pescespada. E’ anche un punto di passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei Cetacei, infatti è definito dai cetologi una Whale Gate (Porta delle Balene), ovvero un passaggio obbligato per tutte le specie di delfini, le Balenottere e particolarmente i Capodogli che lo attraversano per andare a riprodursi nell’area delle Isole Eolie. Lo Stretto, inoltre, è un prezioso custode di rare specie abissali.

La Costa Viola, è costituita da un paesaggio collinare costiero formato da una costa alta e rocciosa e tratti di spiaggia, rocce scoscese che digradano rapidamente sul mare. Le piccole spiagge isolate e le grotte marine, incluse tra le falesie, sono spesso raggiungibili solo con imbarcazioni. Lungo i tratti scoscesi sono presenti aree interamente ricoperte da vegetazione ricca di endemismi e aree interessate dalle colture della vite che con i suoi terrazzamenti definisce un paesaggio tipico e caratterizzante.

Un patrimonio unico nel suo genere, quello dello Stretto e della Costa Viola, che deve essere a tutti i costi protetto e valorizzato. E, magari, anche farlo diventare un volano di sviluppo per tutta l’area dello Jonio e delle aree interne.

E da qui una idea: e se venissero realizzate entrambe le cose? L’istituzione del Parco Nazionale, da una parte, proteggerebbe la biodiversità e tutto il patrimonio boschivo, naturale e marino dello Stretto, e il Ponte, dall’altro, creerebbe un canale tra la Calabria e la Sicilia. Ma non solo: potrebbe, anche, contribuire a ridurre l’emissione di c02 prodotto dai traghetti che attraversano lo Stretto.

Uno studio condotto dai due ingegneri Giovanni Mollica e Antonino Musca e riportato da Pagella Politica in un articolo a firma di Carlo Canepa riporta come sia stato rilevato «le emissioni annuali di CO2 attribuibili ai traghetti nello Stretto di Messina si aggirano intorno alle 150 mila tonnellate. Le emissioni annue di CO2 delle auto che attraverseranno il ponte, una volta costruito, saranno invece pari a circa 10 mila tonnellate».

Tuttavia, Canepa nell’articolo ha rilevato come anche la costruzione stessa del Ponte emetterà co2 e che «per quantificare l’impatto complessivo del ponte sullo Stretto in termini di emissioni servirebbe una “valutazione dell’impatto del ciclo di vita” (in inglese life cycle assessment, Lca) dell’infrastruttura, che tenga conto sia delle emissioni prodotte dal ponte per la sua costruzione sia di quelle eliminate, per esempio a causa di un eventuale modifica dei mezzi di trasporto usati per attraversare lo Stretto. A oggi uno studio completo di questo tipo non c’è».

Intanto, però, utilizzare il ponte ridurrebbe le emissioni di co2 e scoraggerebbe i cittadini a utilizzare i traghetti, preferendo i treni che attraverseranno l’opera. Certamente ci sarà un lavoro e degli accordi da fare per incentivare l’uso del treno piuttosto che della macchina e, in quel caso, come già ribadito da Angelo Bonelli, sarebbe opportuno investire sul trasporto locale in Sicilia, così come quello in Calabria.

Al netto delle cose, quindi, perché non realizzare entrambe le opere? Basta seguire l’esempio, bellissimo, del Parco del Golden Gate a San Francisco: tutela dell’ambiente e veduta straordinaria del ponte rosso che sovrasta il parco tra due sponde. (ams)

L’OPINIONE / Giovanni Macrì: Ponte sullo Stretto sarà strumento di marketing territoriale

di GIOVANNI MACRÌ – Per quanto riguarda il Ponte sullo Stretto, va benissimo e condivido in toto quanti, come hanno fatto nei loro interventi anche i ministri Tajani e Salvini, sottolineano e rilanciano spesso, nel ventaglio degli aspetti positivi derivanti dalla realizzazione di questa infrastruttura strategica, l’accelerazione dello scambio di merci, uomini e culture nel Mediterraneo, il lavoro, l’indotto, gli investimenti ed in generale il rafforzamento della competitività logistica del Paese.

A queste sicure conseguenze virtuose mi preme tuttavia aggiungere un altro aspetto stimolante ed utile, non sempre tenuto nella adeguata considerazione, meno presente nel dibattito politico nazionale seppur rilevante e misurabile su scala internazionale. Mi riferisco al duplice effetto moltiplicatore che, come numerosi casi analoghi confermano, opere di questa portata generano sia in termini di marketing territoriale e comunicazione e attrazione turistica, sia in termini di ri-adattamento della stessa agenda degli investimenti infrastrutturali pubblici e privati rispetto all’area in questione.

Anche il Ponte sullo Stretto, al pari di tutte le mega-strutture realizzate e sparse in ogni angolo del Pianeta e divenute, prima, durante e soprattutto dopo la loro realizzazione, delle indiscutibili, ambitissime destinazioni turistiche esse stesse, rappresenterà senza alcuna ombra di dubbio, anche attraverso l’evocazione dei mostri mitologici più noti al mondo (Scilla e Cariddi) e per questo tra i Marcatori Identitari Distintivi della nostra terra, uno degli strumenti più efficaci e spontanei di promozione internazionale della Calabria, della Sicilia, del Sud e dell’Italia intera.

Sarà una vera a propria calamita non solo per la sintesi di innovazione e di avanguardia che opere e soprattutto ponti di collegamento tra due terre e di questa natura fisiologicamente esprimono, ma anche quindi per il carico simbolico, ideale, storico e di prospettiva che quella super infrastruttura traduce e tradurrà per il Bel Paese e per tutto il Mediterraneo.

Allo stesso tempo, una vera a propria calamita non solo per la sintesi di innovazione e di avanguardia che opere e soprattutto ponti di collegamento tra due terre e di questa natura fisiologicamente esprimono, ma anche quindi per il carico simbolico, ideale, storico e di prospettiva che quella super infrastruttura traduce e tradurrà per il Bel Paese e per tutto il Mediterraneo. (gm)

[Giovanni Macrì è sindaco di Tropea]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Tutti contro il Ponte, contro la crescita del Mezzogiorno

di GIACOMO SACCOMANNO – Tutti contro il Ponte, tutti contro Salvini, tutti contro il Sud! Così si potrebbe rappresentare la giornata di ieri e le notizie lette sui maggiori quotidiani e televisioni. Un attacco inverosimile sulla presunta mancanza delle risorse necessarie per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Ma così non è! E ci dispiace per i tanti gufi che vorrebbero che l’eccezionale opera non si realizzasse. A parte le tante disponibilità straniere, la costruzione del ponte ha un cronoprogramma operativo ed anche finanziario.

Per l’anno 2023 ci saranno risorse di molto superiori all’effettivo fabbisogno, nel mentre per il 2024 ci saranno, naturalmente quelle necessarie per fare partire i cantieri prima dell’estate. Comprendiamo che la materia finanziaria non è di tutti, ma con un minimo di logica, si sarebbe dovuto comprendere che le risorse servono al momento del loro impegno e non, sicuramente, molti anni prima. Se il ponte costerà 6, 8, 10 o 12 miliardi, lo di vedrà nel momento del deposito del progetto esecutivo, queste risorse non devono essere pronte oggi, ma, certamente, nel momento in cui si sottoscriveranno i contratti e per i costi necessari e sempre seguendo il cronoprogramma. Affermare oggi che non ci sono i finanziamenti vuol dire stravolgere la realtà. Ecco la necessità della creazione di Comitati spontanei, come avverrà oggi a Tropea, per difendere il ponte, la sua realizzazione e la verità. I tentativi di creare difficoltà per posizioni partitiche e per soggetti che hanno distrutto l’Italia e il sistema imprese, non passeranno. Ci saranno barriere insormontabili formate da tanti cittadini che credono e lotteranno per avere un’opera memorabile ed eccezionale e che impediranno le menzogne, difendendo il Ministro Salvini e, naturalmente, la crescita del Sud, della Calabria e della Sicilia. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

A Tropea è nato il Comitato “Ponte e Libertà”

A Tropea è nato il Comitato Ponte e Libertà Calabria, con la presenza dello stesso, del sindaco, Nino Macrì, del Segretario Sezione Vibo Valentia Lega, Mino De Pinto, dell’on. Domenico Furgiuele, e del Commissario Regionale Lega, Giacomo Francesco Saccomanno.

Il Comitato sarà presentato domani pomeriggio, a Tropea, alle 16, a Piazza Ercole.

«L’obiettivo è quello di smontare trent’anni di menzogne – ha dichiarato Saccomanno – su quest’opera fondamentale per lo sviluppo della Calabria, della Sicilia e del Mezzogiorno e dare voce a cittadini e imprese che rifiutano l’assistenzialismo come fonte di sussistenza».

«La pace fa ponti e garantisce prosperità – ha commentato il senatore Nino Germanà –. La guerra e la povertà e l’odio e l’ignoranza fanno saltare i ponti, le gallerie e tutto ciò che favorisce l’unione dei popoli. Ponte e libertà è uno slogan apartitico che unisce due concetti fondanti dell’articolo 1 e 16 della Costituzione della Repubblica Italiana, fondata sulla democrazia, il lavoro, la libertà di movimento uguale per tutti i cittadini italiani».

«Vi è la necessità – continua la nota – di dare un punto di riferimento della verità tecnica e scientifica, anche ovvia, sul fatto che un ponte sia meglio di una nave e sui vantaggi della realizzazione di tutte le infrastrutture che danno libertà, migliorano la vita dei cittadini e ne favoriscono l’integrazione culturale e la crescita economica e sociale. Sotto lo slogan “Ponte e libertà” il Comitato intende accogliere tutta quella parte del territorio che, al di là dell’appartenenza politica, vuole l’infrastruttura, dando voce alle classi meno abbienti che per spostarsi da e per la Sicilia viaggiano di notte in pullman perché non si possono permettere altro».

«Insomma, il ponte sullo Stretto – viene evidenziato – come grande attrattore e acceleratore per tutto quanto sia necessario allo sviluppo della Mezzogiorno (strade, autostrade, ferrovie e alta velocità) e sì alla libertà di fare impresa in modo competitivo e di vivere del proprio lavoro, invece di puntare sull’assistenzialismo. “Ponte e libertà” è un Comitato aperto a tutti gli italiani, a Comuni, enti, sindacati e associazioni, che potranno aderire, anche, attraverso i social».

«Un Ponte ideale che unisci la cultura, il sociale, l’economia, i popoli – conclude la nota – l’innovazione, il turismo. In sostanza, un’opera che,certamente, farà crescere il Mezzogiorno e l’Italia intera e consentirà uno sviluppo sia economico che occupazionale». (rcz)

PONTE: NON ESISTE UN “CASO PRESTININZI”
MA SOLO DISINFORMAZIONE O MALAFEDE

di SANTO STRATI – Ormai, la lotta politica ha raggiunto una virulenza senza limiti: ogni pretesto è buono con attaccare e contrastare l’avversario, con ogni mezzo, mettendo in piedi, quando possibile, una poderosa macchina del fango appoggiata da aggressive campagne mediatiche. Campagne che è facile sospettare pilotate, da una parte o dall’altra, con risultati che sfiorano l’indecenza, tra disinformazione, malafede e falsità.

L’ultima campagna di disinformazione e di offese gratuite riguarda il Ponte, su cui – risulta chiaro – si sta per giocare una partita estremamente importante per i futuri scenari del Paese.  La nuova “vittima” della campagna diffamatoria orchestrata da Cinque Stelle e diversi esponenti della sinistra è uno stimatissimo ex docente della Sapienza, geologo e scienziato della Terra, appena scelto nel Comitato Tecnico Scientifico che dovrà vagliare tutti gli aspetti della progettazione e realizzazione della colossale opera. Nominato nel CTS è stato indicato dal ministro Salvini coordinatore dello stesso CTS, e subito sono partiti gli strali contro uno scienziato il cui curriculum parla da solo: il prof. Alberto Prestininzi, originario di Caulonia, a Roma da una vita, con alle spalle decine di pubblicazioni (tra cui quelli dedicati alla Calabria nella collana L’Italia e le sue regioni edita da Treccani) e pubblici (nonché meritati) attestati di stima da tutto il mondo, oltre a prestigiosi riconoscimenti come il premio Roma dedicato ad Aurelio Peccei.

Se solo si avesse la pazienza o la voglia di leggere la sua introduzione al documentatissimo volume Dialoghi sul clima edito da Rubbettino curato dal prof. Prestininzi, si capirebbe subito che è ingeneroso e mistificatorio parlare di “negazionismo” del mutamento climatico. Prestininzi (che comunque è stato chiamato da geologo a valutare la qualità della progettazione e non per occuparsi di clima per il Ponte) scrive nell’introduzione al volume: “Il solenne impegno costituzionale che abbiamo assunto con il Paese, come Professori Universitari, di favorire sempre la diffusione e i contenuti della conoscenza, rappresenta l’elemento che ci spinge a rendere possibile la nascita di questo volume. Il dovere costituzioonale di parlare chiaro, facendo della Parresia (un termine che va ben oltre il diritto di parola e di critica) ma che entrando nel vivo della coscienza rappresenta l’espressione non priva di sofferenza di dover proporre in termini chiari e comprensibili quali sono i modelli scientifici rappresentativi delle diverse realtà fenomeniche. Dire la ‘verità scientifica’, ovvero esporre i fatti,cosa assai diversa ‘dal dire sempre di sì’ e, certamente, comporta il rischio di uno scontro tra poteri, grandi o piccoli che siano. Assumere questo impegno appartiene dunque al ruolo che è stato assegnato al Professore universitario, soprattutto quando svolge la sua attività in un Paese che ha bisogno di nutrire la democrazia attraverso dialoghi e confronti ‘veri’ su tutti i temi e, nella fattispecie, su quelli che hanno una matrice scientifica e sono detsinati a produrre garndi impattui sul piano sociale ed economico. Questo esercizio è fondamentale perché svolge, tra l’altro, la funzione di educare i giovani alpensiero critico attraverso il confronto, libero e plurale”.

Questa posizione chiara del massimo rispetto alla scienza e del rifiuto totale di narrazioni catastrofiste che nascondono (spesso) interessi molto opachi (di multinazionali e società energetiche), ha procurato al prof. Prestininzi insulti gratuiti, frutto di ignoranza e malafede. Anche al bella manifestazione di Florindo Rubbettino (Sciabacà) in corso a Soveria Mannelli a cura dell’omonima Casa editrice, non sono mancate le critiche al professore di Caulonia (che da una vita vive a Roma). Non uno scontro nel senso proprio del termine con Giuseppe Caporale (autore, sempre per Rubbettino, di Ecoshock) ma un confronto un po’ rude viste le posizioni antitetiche: il prof. Prestininzi ha ribadito, dati alla mano, che il riscaldamento globale non sia da ascrivere agli effetti dell’inquinamento bensì a una naturale evoluzione del nostro pianeta; Caporale invece, che nel suo libro riporta il parere di numerosi scienziati, ha sostenuto che sebbene non si possa negare che certi cambiamenti ci siano sempre stati, quelli in atto rivestono una forma di eccezionalità e, soprattutto, si deve constatare come dietro a questi ci sia senz’altro l’azione profonda dell’uomo.

Ma che c’entra il clima con il Ponte sullo Stretto? Il pretesto di usare il presunto negazionismo di Prestininzi (che non esiste, sia chiaro) era troppo ghiotto perché i no-ponte e parte di Verdi, Cinque Stelle e sinistra non lo sfruttassero per attaccare il governo e nello specifico Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, il principale sostenitore della necessità di realizzare il Ponte.

Salvini si sta giocando la faccia e il futuro politico con il Ponte e, pur mantenendo i meridionali qualche perplessità nei suoi confronti, il lavoro che sta facendo gli dà ragione. Per un semplice motivo: al di là degli interessi politico-partitici che la realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia sottintende,  c’è un’evidenza che nessuno può contestare. Il Ponte è il volano per una profonda revisione dell’impegno infrastrutturale del Paese nel Mezzogiorno: non avrebb e senso costruire il Ponte se insieme non si realizza l’Alta Velocità ferroviaria (ad Alta Capacità, in grado davvero di ridurre le distanze), non si realizza il completamento della SS 106 (che dovrà diventare un’altra autostrada se si vuole lo sviluppo del territorio ionico) e non si riatttiva in maniera seria la totale funzionalità dell’Aeroporto dello Stretto.

L’area dello Stretto, che include necessariamente, anche il Porto di Gioia Tauro, è strategica per le opportunità che all’Italia offre il Mediterraneo. Il Ponte è un’opera di valore mondiale, dove le competenze e le capacità dei progettisti italiani hanno modo di mostrare la loro eccellenza a tutto il Pianeta.

Le voci dissonanti contro l’Opera che trasformerà gli scenari del Mezzogiorno (ma anche dell’intero Paese) continuano a disegnare apocalittiche visioni mettendo insieme ambiente e territorio “violati”, irrealizzabilità del Ponte sospeso, disturbo a uccelli e pesci, e mille altre corbellerie che una persona con un poco di sale in testa dovrebbe facilmente respingere se non altro per una ottima ragione: parlano tutti senza avere alcuna competenza. Si viaggia a ruota libera se si deve “demolire” l’idea del Ponte e qualsiasi occasione si presta a mantenere e sostenere l macchina del fango, il cui meccanismo – misterioso – rimane sempre inarrestabile, grazie anche a una stampa compiacente e sfacciatamente di parte.

La macchina del fango questa volta è andare a colpire un’altra persona per bene (l’elenco cresce continuamente) e il prof. Prestininzi (che, peraltro, aveva già fatto parte del precedente Comitato Tecnico Scientifico poi disciolto nel 2011 dal Governo Monti insieme con la cancellazione del Progetto e della società Stretto di Messina) s’è trovato suo malgrado una patente (immeritata) di “negazionista del clima”.

La cosa che più colpisce è l’accaimento che un giornale nazionale importante e serio come La Stampa di Torino, non perde occasione per attaccare tutto ciò che ha a che fare con il Ponte. Lo aveva fatto molti mesi addietro pubblicando un servizio contestato da scienziati, ingegneri e costruttori di ponti.  Protesta inutile, visto che non sono state ospitate le opinioni che smontavano le tesi farlocche del giornalista (pubblicate però da Calabria.Live). E lo stesso ha fatto con il presunto “caso Prestininzi” dicendo che il prof è “sostenitore di tesi antiscientifiche” e affibbiandogli l’etichetta di “noto negazionista del cambiamento climatico”. Stupisce che un attacco del genere arrivi da un quotidiano solitamente rigoroso e attento, ma tant’è. Se bisogna attaccare il Ponte e tutti quelli che ci hanno a che fare, ogni mezzo è lecito. Tutto è permesso, anche se si offende l’intelligenza del lettore e si condiziona in maniera evidente l’opinione pubblica sciorinando dati privi di qualunque contenuto scientifico.

Il problema del Ponte è anche questo: la disinformazione che accompagna qualsiasi iniziativa. I nomi del Comitato tecnico Scientifico rappresentano il meglio delle competenze italiane nell’ambito delle grandi infrastrutture. Qualcuno su Facebook sta facendo circolare un’immagine della prima Autostrada del Sole: non la voleva nessuno, oggi chi può farne a meno?

Allora, sarebbe opportuno che si rispondesse con elementi scientifici e numeri certi alle bufale sul Ponte. Che si contrastassero, con garbo ma irrinunciabile fermezza, tutte le sciocchezze che ogni giorno media (giornali, tv, testate online, web) pubblicano come se fossero unici detentori della “verità”.

Non importa se ci sono migliaia di documenti scientifici realizzati prima che l’insensato atto di Mario Monti cancellasse con un semplice tratto di penna un progetto eccezionale (a quest’ora viaggeremmo sul Ponte già da qualche anno), non importa se le aziende che dovranno realizzarlo hanno firmato e realizzano opere infrastrutturali ammirate e apprezzate in tutto il mondo, non importa se l’Italia ha i migliori progettisti a livello internazionale: valgono le miracolistiche (e funeree)  previsioni di nuove Cassandre in cerca soltanto di quel piccolo quarto d’ora di notorietà (copyright Andy Warhol) che non si nega (ahimè) a nessuno.

Se ci sono le condizioni (e sembra che ci siano tutte) il Ponte andrà fatto. Ma smettendo di insultare pretestuosamente professionisti di alto livello. Prestininzi è il primo, vorremmo non dover riferire di nuovi attacchi gratuiti a progettisti e scienziati chiamati a realizzare l’opera più incredibile e straordinari che il mondo aspetta di vedere.  (s)

Università di Reggio Calabria, il prof. Paolo Fuschi nominato componente del Comitato tecnico scientifico del Ponte sullo Stretto

Il prof. ing. Paolo Fuschi, ordinario di Meccanica delle Strutture dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è stato nominato componente del Comitato Tecnico Scientifico del Ponte sullo Stretto di Messina.

Il Rettore prof. Giuseppe Zimbalatti e l’intera comunità accademica della Mediterranea, si congratulano per l’importante e prestigioso incarico. Augurano al prof. Fuschi il raggiungimento dei migliori risultati nella certezza che il suo operato offrirà un significativo contributo alla crescita del nostro territorio.

Si tratta dell’ennesimo prestigioso riconoscimento dell’alto ruolo scientifico e formativo che compete all’Università in quanto “motore culturale e forte punto di riferimento per i tanti giovani che, ogni anno, decidono con fiducia di “formarsi” presso l’Ateneo Reggino. (rrc)

Ponte sullo Stretto: definito il Comitato Tecnico Scientifico, coordinatore Prestininzi

Ratificata la nomina del Comitato Tecnico Scientifico delPonte sullo Stretto. È l’organismo indipendente cui sono demandati compiti di supporto e consulenza per il progetto del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. La squadra tecnica, la cui rosa era stata sottoposta al parere delle Regioni Calabria e Sicilia, entrerà immediatamente in funzione.

A coordinare il gruppo sarà il geologo prof. Alberto Prestininzi (orgogliosamente calabrese di Caulonia) già ordinario di Rischi Geologici presso l’Università di Roma “La Sapienza”, oggi in quiescenza.

Gli altri componenti del CTS scelti dal Ministero delle Infrastrutture (MIT) sono: Claudio Borri, ordinario di Scienze delle Costruzioni presso il Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Firenze, con specializzazione in strutture e aerodinamica, Direttore del “Centro Interuniversitario di Aerodinamica delle Costruzioni e Ingegneria del Vento”;  Andreas Taras, ordinario di costruzioni in acciaio e strutture composite presso l’ETH di Zurigo;  Sara Muggiasca, professore associato del Dipartimento di Ingegneria Meccanica del POLIMI, direttrice della Galleria del Vento.;  Mauro Dolce, professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università “Federico II” di Napoli, esperto in Rischio Sismico e Vulcanico; Francesco Karrer, professore ordinario di Urbanistica presso La Sapienza Università di Roma (in quiescenza); Giuseppe Muscolino, ordinario di Scienza delle Costruzioni presso l’Università di Messina; Paolo Fuschi,  ordinario di Meccanica delle Strutture presso l’Università di Reggio Calabria e di Alessio Ferrar, professore ordinario di Ingegneria Geotecnica presso l’Università degli Studi di Palermo. (rrm)

Saccomanno (Lega): In 10 anni spariti 400 mila giovani, Ponte sullo Stretto ultima speranza

Secondo il politico della Lega, Giacomo Saccomanno, ben 400.000 giovani sono “spariti” da queste regioni, lasciando un vuoto demografico che rappresenta una sfida per il futuro. In questo contesto, il ponte sullo Stretto di Messina viene considerato come l’ultima opportunità per invertire questa tendenza negativa.
Saccomanno sostiene che il Ponte potrebbe rappresentare una svolta per il ripopolamento demografico della Sicilia e della Calabria, offrendo nuove opportunità di lavoro e sviluppo economico. Tuttavia, Saccomanno critica coloro che si oppongono al progresso e al ponte sullo Stretto, accusandoli di volere solo il male delle proprie comunità meridionali. Secondo il politico, questa opposizione al progresso è disastrosa e antidemocratica, poiché impedisce lo sviluppo e la crescita delle regioni del Sud.
Il ministro Matteo Salvini viene elogiato per la sua visione lungimirante, in grado di comprendere l’importanza di investire nel progresso e nel collegamento tra le due regioni.
Il ponte sullo Stretto, secondo Saccomanno, potrebbe rappresentare un’opportunità unica per rilanciare l’economia e attrarre nuove risorse e investimenti nelle regioni meridionali. In conclusione, il ponte sullo Stretto di Messina viene considerato come l’ultima speranza per invertire la tendenza alla diminuzione della popolazione giovanile in Calabria e Sicilia. Saccomanno sostiene che coloro che si oppongono al progresso stanno danneggiando le proprie comunità, mentre il ponte potrebbe rappresentare una svolta per il ripopolamento e lo sviluppo economico delle regioni meridionali. (rcz)

Manifestazione dei No-Ponte. In tanti dalla Calabria a Messina

Affollata la manifestazione che sabato ha attraversato le strade del centro di Messina per dire No al Ponte e Sì ai tanti interventi vitali per l’area dello Stretto. Tralasciando il trito e stucchevole balletto delle cifre che segue ogni manifestazione, a dar forza a questa affermazione – afferma una nota del Comitato – «non è solo la bella e rumorosa partecipazione al corteo ma anche il clima con cui la cittadinanza ha accolto i manifestanti. Già sulla traghetto i lavoratori marittimi hanno solidarizzato con la nutrita delegazione calabrese, ricordando l’ipocrisia di chi usa le giornate da bollettino rosso, come quella di ieri, e le code agli imbarchi per giustificare l’esigenza del Ponte: si tratta infatti, a loro dire, di poche giornate durante l’anno, facilmente affrontabili implementando le corse anche con l’attuale flotta. E in ogni caso gli investimenti per ammodernare e potenziare la flotta dello Stretto sarebbero nettamente inferiori a quelli stimati per il Ponte, con tempistiche minime e soprattutto dal risultato sicuro».

I numerosi interventi che si sono succeduti durante il corteo hanno ricordato le molteplici ragioni per dire No al Ponte, dalla sismicità dell’area alla unicità di una biodiversità che sarà devastata, dal numero risibile di posti di lavoro reali che si creerebbero rispetto a quelli sbandierati all’incapacità di dare risposte ai problemi di mobilità. I diversi interventi di altre realtà, come No Tav o No Muos, hanno ben evidenziato come «parlare di Ponte non significa parlare di un’infrastruttura né di un progetto realizzabile, ma di un modello che attraversa tutte le grandi – e troppo spesso inutili – opere e che relega la natura, la terra e chiaramente i suoi abitanti al ruolo di merce da spolpare e sacrificare sull’altare del dio denaro».

«Gli oltre 15miliardi di euro previsti per la costruzione del Ponte saranno soldi nostri, e per recuperarli dovranno raschiare sui risicati bilanci pubblici, nazionali ma soprattutto di Calabria e Sicilia, che nella narrazione pontista saranno i territori più “beneficiati”. Soldi tolti quindi alla sanità, alla scuola, ai servizi sociali, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla cura del territorio, agli investimenti per ammodernare e potenziare il sistema trasportistico. Altro che dare una risposta ai tanti nostri figli e fratelli che vanno a cercare fortuna altrove.

Il movimento No Ponte Calabria – si legge nella nota diffusa a fine manifestazione – rilancia l’appello a rafforzare l’opposizione al Ponte e a questa logica perversa che ha destinato la nostra terra al ruolo di hub energetico e discarica di rifiuti. Lo facciamo rivolgendoci agli artisti, agli intellettuali, alle personalità del mondo della cultura e dello spettacolo affinché sostengano e promuovano le ragioni di questa lotta. Ma anche a tutti i sindaci della Costa Viola, ZPS che sarà fortemente e irrimediabilmente impattata sia dai lavori per le rampe di accesso al Ponte che dalle altre opere connesse (cave, depositi, discariche…), qualora decidessero mai di avviare i cantieri nonostante tutte le criticità del progetto non risolte.

Cantieri che potrebbero rappresentare altre “prime pietre” spot, come fu per la Variante di Cannitello, ferita ancora aperta per la città di Villa San Giovanni. Non possiamo accettare altre prese in giro del genere, per questo dobbiamo mettere in campo tutte le nostre intelligenze, le nostre capacità, i nostri corpi, e costruire una grande mobilitazione che assicuri un futuro ai nostri figli».  (rrc)