L’OPINIONE / Francesco Cannizzaro: Il Ponte è investimento più sensato che l’Italia possa fare

di FRANCESCO CANNIZZAROÈ un vero privilegio per me intervenire a nome e per conto di Forza Italia e, quindi, anche a nome del nostro leader, Silvio Berlusconi che, vorrei ricordarlo a tutti, è il primo vero promotore del Ponte sullo Stretto. Vorrei invitare la minoranza a smetterla con le frasi slogan e gli atavici pregiudizi contro questa grande opera.

Noi rappresentiamo lo Stato, siamo più forti del disfattismo, della paura di fare e della criminalità organizzata. Dobbiamo dimostrare a tutti gli italiani e all’Europa che siamo in grado di portare avanti progetti importanti. Il Ponte è un grande sogno che questo Governo di CentroDestra realizzerà. Pertanto, Forza Italia vota a favore di questa conversione in legge.

Vorrei ricordare a tutti che questo progetto è ultraventennale, risale al 2001, quando già il Presidente Berlusconi aveva un disegno ben preciso per il rilancio economico e logistico di tutto il Sud; un progetto che non si fermava certo al Ponte. Autostrade, ferrovie, porti e infrastrutture accessorie: nel Programma Quadro di quel Governo di CentroDestra si faceva già riferimento a quella che sarebbe stata la svolta del Meridione, grazie al connesso corridoio ferroviario ad alta velocità ed alta capacità Berlino-Palermo, che avrebbe posto Calabria e Sicilia realmente al centro del Mediterraneo, come principali porte d’ingresso all’Europa, soprattutto a scopi commerciali. E il peso specifico dell’Italia in Europa sarebbe cambiato notevolmente molto prima di oggi.

Nonostante le continue interferenze della Sinistra, prima col Governo Prodi e dopo con quello tecnico targato Monti, ad ogni ritorno di Silvio Berlusconi al timone, il CentroDestra riavviò l’iter per rivitalizzare le procedure di realizzazione del Ponte; ma qualcun  a Bruxelles si preoccupò di come fermare tutto e abbatterlo politicamente. L’enorme potenzialità del Ponte, che poteva e doveva essere realizzato in quegli anni, fu uno degli elementi chiave di quella aggressione politica a Berlusconi ed al Governo di CentroDestra, perché evidentemente quell’opera rappresentava una minaccia.

Dunque, è con orgoglio che al Premier Giorgia Meloni ed al ministro Matteo Salvini, che ringrazio profondamente per l’impegno, diciamo sommessamente che la prima pietra del Ponte l’ha posata Forza Italia. Non oggi, ma tanto tempo fa. A cominciare dalla Variante di Cannitello, a Villa San Giovanni, opera propedeutica al Ponte, realizzata già un decennio fa, che ci permetterà di ergere la prima torre della grande opera, su sponda calabra.

Anche la realizzazione della sola Variante preoccupò quell’Europa, perché era chiaro che, nel momento in cui si fosse realizzato il Ponte, Sicilia e Calabria (e quindi l’Italia) sarebbero diventate la naturale piattaforma logistica d’Europa. Perché proprio qui abbiamo due porti, Augusta e Gioia Tauro, che possono diventare l’hub principale del Mediterraneo.

Anche per questo, i poteri forti europei pensarono di bloccare la realizzazione del Ponte. Guarda caso, infatti, proprio negli anni della realizzazione della Variante a Cannitello, l’Europa decise di cambiare rotta al corridoio Berlino-Palermo, tagliando fuori Calabria e Sicilia e facendo quindi cadere il progetto Ponte, con annesso Governo Berlusconi.

Fatta questa doverosa premessa di fatti, che sono storia, ci tengo a ringraziare in particolare i Sottosegretari Tullio Ferrante e Matilde Siracusano, per il grande impegno profuso; specialmente Matilde per averci creduto sin dall’inizio, battagliando da anni. Forza Italia, in tutti questi anni e, soprattutto, nel corso della recente attività emendativa, si è costantemente confrontata con i sindaci, sia della sponda calabra che siciliana, ed è per questo che siamo riusciti a dare il nostro lungimirante apporto.

Quando i colleghi della Sinistra parlano di insostenibilità dei costi non si rendono conto che questa è un’opera che si pagherà da sola, che darà uno scossone economico senza precedenti. Questo Governo deve andare avanti più determinato che mai, senza dare retta alle frasi slogan utili solo a spaventare i cittadini. Dicono che il Ponte non si possa fare per il pericolo di infiltrazioni mafiose… Io ritengo che noi siamo più forti della criminalità organizzata, siamo lo Stato e per primi dobbiamo saperlo difendere e dare l’esempio che le cose positive si possono realizzare, senza paura.

Avanti tutta, dunque: il Ponte sarà una grande conquista, sia del Presidente Meloni, sia del Ministro Salvini, ma soprattutto del grande leader Silvio Berlusconi. (fc)

[Francesco Cannizzaro è vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera e Responsabile del Sud del partito]

La Camera dice sì al Ponte sullo Stretto

Il Dl Ponte ha raccolto la fiducia della Camera dei Deputati, con 206 voti a favore, 124 contrari e 5 astensioni.

Per domani, infine, è previsto il voto finale sul provvedimento che definisce l’assetto della società Stretto di Messina e riavvia le attività di programmazione e progettazione.

Sulla fiducia è intervenuto il WWF, sottolineando come «la fiducia a Montecitorio sul cosiddetto Decreto Ponte non risolve i nodi di un’opera dai fortissimi impatti ambientali ed economici: mancano all’appello il Piano Economico Finanziario per dimostrare la redditività e l’utilità del ponte sullo Stretto di Messina oltre che la valutazione di impatto ambientale per attestare la sostenibilità dell’intervento».

«Una decina di anni fa – ha ricordato il Wwf – con il decreto-legge 179/2012, il Governo Monti aveva introdotto a difesa della finanza pubblica disposizioni per garantire una particolare tutela nella verifica di sostenibilità del piano economico-finanziario del progetto definitivo elaborato dal General Contractor Eurolink. Entro il primo marzo 2013, come richiesto dal DL n. 179/2012, la Stretto di Messina SpA e il GC Eurolink, avrebbero dovuto stipulare un atto aggiuntivo al contratto che consentisse alla SdM SpA di poter presentare al Cipe uno stralcio del progetto, gli elaborati tecnici ed i necessari pareri e autorizzazioni, con i piani economico-finanziari, accompagnati da un’analisi dell’intervento che attestasse la sostenibilità dell’investimento. Ma il GC Eurolink non fece fronte a queste richieste, creando i presupposti per la caducazione del contratto».

«Oggi – ha continuato Wwf – il Governo in carica accetta, a scatola chiusa e senza fare alcuna seria verifica della sostenibilità economico-finanziaria dell’opera, un costo prudenziale del ponte stimato in 14,6 miliardi di euro (fonte DEF) il 367% in più di quanto previsto a suo tempo nell’offerta economica (3,9 miliardi di euro) presentata dal GC Eurolink in occasione della gara nel 2003».

Il Wwf ha ricordato, poi, che «la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale Via e Vas dette il suo parere n. 1185 il 15/3/2013 sulla verifica di ottemperanza del progetto definitivo del 2011 elaborato da Eurolink rilevando che su 27 prescrizioni solo 6 risultavano ottemperate, 18 solo parzialmente ottemperate e 1 non ottemperata (2 non competevano al ministero dell’Ambiente). La Commissione tecnica dette una Valutazione di Incidenza (valutazione degli effetti diretti o indiretti sui siti della Rete Natura 2000, tutelati dall’Europa) negativa sugli habitat prioritari del Sito di Interesse Comunitario ITA03008 Capo Peloro – Laghi di Ganzirri e sull’avifauna appartenente a specie di interesse conservazionistico comunitario della Zona di Protezione Speciale IT IT9350300 Costa Viola e della ZPS ITA030042 Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e Area Marina dello Stretto. Quindi, manca ancora una via esaustiva sul progetto definitivo e difficilmente potrà essere eluso il fatto che tutto lo Stretto di Messina sia ricompreso in aree tutelate dall’Europa». (rrm)

 

LA LETTERA / Giusy Caminiti: Presidente Meloni venga a Villa San Giovanni

di GIUSY CAMINITI – Presidente, è in discussione e approvazione alla Camera il disegno di legge di conversione in legge  del decreto 35/2023 recante disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la  Sicilia e la Calabria, quel Ponte sullo Stretto che cambierà per sempre il volto e il cuore della Città  che solo un anno fa sono stata chiamata ad amministrare, il primo sindaco donna al pari di Lei,  primo Presidente donna di questa meravigliosa Italia. 

Anche la mia Città Presidente è meravigliosa: magari non adesso, agli occhi di chi la vede solo come  luogo di attraversamento da e per la Sicilia, che la rende unicum mondiale per il traffico gommato  e ferroviario; ma è meravigliosa perché è la Città bagnata dallo Stretto (luogo dei miti di Omero e  della leggenda della Fata Morgana) con le sue correnti, i suoi fondali, i suoi pesci abissali, le rotte migratorie dell’avifauna, l’incontro dei due mari Ionio e Tirreno, i suoi sette chilometri di costa che  noi vogliamo valorizzare per la loro vocazione turistica, il suo naturale essere già oggi il luogo  deputato al diportismo nautico quale baricentro tra Taormina, Tropea e le Isole Eolie. 

Le dico questo perché io l’ho sentita parlare a Roma, ero lì di persona al Nuvola, in occasione della  manifestazione di Poste Italiane: mi sono emozionata quando Lei ha riconosciuto il valore e  l’importanza del lavoro quotidiano dei sindaci, “silenzioso e creativo” ha detto; ho sorriso quando  ci ha detto che le resta il rimpianto, pur essendo Presidente del Consiglio, di non aver fatto il sindaco  di Roma. 

Da qui voglio partire Presidente Meloni: io amo Villa San Giovanni e fino ad ora ho rappresentato  in ogni dove, anche in commissione parlamentare, le ragioni di una Città che vuole essere preparata  ad accogliere la più grande opera ingegneristica di tutti i tempi, per non diventare la Città sotto il  Ponte dello Stretto ma essere una Città trasportistica all’avanguardia e turistica di eccellenza, che  guarda al Ponte.

A Lei mi permetto di chiedere questo Presidente: aiuti Villa San Giovanni a vivere questo momento  di profondo cambiamento (che la impatterà oltre ogni misura sotto il profilo urbanistico, sociale e  anche economico) con serenità, permettendo a questa Comunità di essere responsabile e coraggiosa,  ma al contempo protagonista del proprio futuro.  

Non vogliamo essere snaturati della nostra identità di “Strettesi” che per noi, Presidente, è cuore,  habitat, cultura, continuità territoriale, vincolo viscerale con questo angolo di paradiso.  

Non ci servono sette milioni di euro per la comunicazione sul Ponte: servono opere preliminari utili  alla Città secondo la sua vocazione trasportistica ed eco-turistica; serve che nessun inizio lavori  avvenga senza che siano certi i tempi di realizzazione, le risorse destinate alla costruzione del Ponte  e senza che sia certo il collegamento sia stradale sia ferroviario. La cosiddetta “variante ferroviaria  di Cannitello”, prima pietra del Ponte posta a Villa nel 2021, è lì a testimoniare la ferita già inferta! 

Per questo chiedo a Lei di prendere a cuore e trasformare in azione e impegno politico tutte le  richieste fatte fin qui dalla Città di Villa San Giovanni (per mio tramite ma anche con un deliberato  unanime del consiglio comunale che Le invio integralmente): la presenza della Città (assieme a Messina), nelle forme giuridicamente possibili, al CdA della riattivanda società Stretto di  Messina SpA, non come precedente per le grandi opere ma come segnale preciso rispetto a un’opera  unica al Mondo; un accordo di programma quadro “decreto Villa San Giovanni” che promuova  la nostra Città come Città innovativa per i trasporti, la salvaguardia delle risorse culturali e  ambientali e lo sviluppo turistico, programmando grandi interventi: approdi a sud, aree di  stoccaggio, servizi di mobilità-intermodalità ed interscambio, viabilità congruente con le opere di  collegamento stabile e di mobilità dinamica – porto turistico e riqualificazione fronte mare – riqualificazione e valorizzazione delle aree collinari cittadine – interventi primari connessi alle reti  di servizi alla Città – arredo e viabilità urbana, parchi urbani e assi verdi, attività commerciali,  fieristiche, centri di studio e/o ricerca (a titolo esemplificativo biodiversità, correnti e maree,  sismologia e vulcanologia), musei tematici sull’identità dello Stretto e sul Ponte; l’approvazione  di una legge sulla continuità territoriale, attesa da sempre da tutta l’Area Integrata dello Stretto;  la rimodulazione della Zes al fine di estendere le superfici già individuate a ridosso del porto di  Villa San Giovanni alla contigua area industriale di Campo Calabro, Villa S. Giovanni e Reggio  Calabria.

Presidente venga a visitare lo Stretto e la Città di Villa San Giovanni per farla entrare nella sua già  ricca agenda politica.  

Mi appello al suo amore di mamma per ogni angolo di questa Italia, una mamma  che concede a ciascuno dei suoi figli l’opportunità di realizzarsi secondo la propria inclinazione e  vivere consapevolmente le scelte della vita: Presidente conceda alla mia Città l’opportunità di essere  protagonista di questa fase, per potersi preparare ad accogliere (se sarà!), quale unica Città sul  versante calabrese, il Ponte sullo Stretto. 

Presidente, noi la aspettiamo! (gc)

[Giusy Caminiti è sindaca di Villa San Giovanni]

I sindacati incontrano Salvini, Bombardieri (Uil): Prima del Ponte Statale 106 e alta velocità

«Siamo convinti che prima del Ponte sullo Stretto, ci sono strade e ferrovie da finire in Calabria e in Sicilia». È quanto ha detto il segretario generale di Uil, Pierpaolo Bombardieri, a margine dell’incontro svoltosi tra i sindacati e il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

Nel corso dell’incontro, definito dal sindacalista Bombardieri «positivo», si è fatto il punto sulle infrastrutture del Paese, su tutti gli interventi più significativi e che tengono conto anche delle tratte finanziate con fondi Pnrr, sulla riforma del Codice degli appalti e sul Ponte sullo Stretto.

«Abbiamo chiesto quando dovranno essere consegnate le opere e quanta occupazione si farà. La sicurezza è fondamentale per affrontare i cantieri. Da parte nostra non c’è nessuna chiusura, anzi consideriamo lo sviluppo del Mezzogiorno una condizione fondamentale per la ripartenza del Paese ma, allo stesso tempo, siamo convinti che il miglioramento delle opere infrastrutturali viaria e ferroviarie non possa fermarsi ad Eboli», ha detto Bombardieri, accompagnato dal Segretario generale della Uil Calabria, Santo Biondo; il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra; il Vicesegretario generale della Cgil, Gianna Fracassi e il Segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone.

Per la Uil, infatti, la realizzazione dell’attraversamento stabile fra la Sicilia e la Calabria deve camminare di pari passo con una serie di interventi sul piano delle infrastrutture viarie e ferroviarie.

In particolare il Segretario generale della Uil ha ricordato al ministro per le Infrastrutture la carenza di risorse che sono state destinate al completamento della Strada statale 106.

Allo stato attuale, infatti, sono stati previsti investimenti per il completamento per il terzo macro lotto Roseto Capo Spulico-Sibari; 220 milioni di euro, dilazionati in sei anni, per l’ammodernamento del tratto compreso fra Catanzaro e Crotone; tre miliardi di euro in legge di bilancio, dilazionati in 15 anni, per il tratto Catanzaro-Sibari ma, allo stato attuale, manca la copertura finanziaria per la progettazione e la realizzazione del tratto Crotone-Sibari e di quello Catanzaro-Reggio Calabria.

La posizione della Uil sulla Strada statale 106 è stata chiara. Al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini è stato chiesto di procedere in maniera organica sul finanziamento, la progettazione e la realizzazione delle opere su tutto il tratto calabrese della Strada statale 106, attraverso la predisposizione di una Legge quadro che stabilisca un finanziamento pluriennale utile alla finalizzazione dei tratti non progettati e non cantierizzati sino ad oggi.

Durante l’incontro, poi, i rappresentanti della Uil al tavolo ministeriale hanno evidenziato le proprie preoccupazioni e quelle del sindacato in riferimento al completamento del progetto dell’Alta velocità ferroviaria in Calabria.

Allo stato attuale, infatti, il finanziamento – ottenuto attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza – interessa solo due lotti funzionali: quello compreso fra Battipaglia e Praia e quello compreso fra Praia e Tarsia. Due lotti che, però, potrebbero essere bloccati da difficoltà in fase di cantierizzazione delle opere cosa che, alla luce della tagliola dei tempi prevista dall’Europa sulla realizzazione dei progetti finanziati attraverso i fondi del Pnrr che fissa al 2026 il completamento degli stessi, porterebbe alla perdita del finanziamento.

Proprio questo rischio ha spinto il Segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, a suggerire al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ed ai tecnici del ministero la possibilità di rimodulare questi finanziamenti, dirottandoli sul miglioramento infrastrutturale del tratto dell’Alta velocità compreso fra Reggio Calabria e Lamezia Terme.

Operazione quest’ultima, infine, che andrebbe incontro alla richiesta dell’Europa di sostenere la crescita economica e strutturale del porto di Gioia Tauro attraverso il potenziamento dell’Alta velocità fra Battipaglia e Reggio Calabria, eviterebbe il rischio di perdere i finanziamenti ottenuti attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, mantenendo allo stesso tempo la territorialità degli investimenti.

Per Andrea Cucello, segretario confederale della Cisl, «è stato un incontro utile e positivo quello che abbiamo avuto oggi con il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini che si è svolto in un clima di grande concretezza e serenità».

«Abbiamo toccato temi molto trasversali che vanno dall’edilizia, ai lavori per le infrastrutture che stanno per cantierizzarsi – ha spiegato –, allo sviluppo industriale di Ita, all’importanza di dare il giusto rilievo all’edilizia pubblica e alle politiche abitative. Abbiamo espresso la nostra preoccupazione sulle difficoltà esistenti per molte imprese nel reperire il personale adeguato da impiegare nei cantieri da appaltare, un tema centrale da affrontare urgentemente anche in relazione all’attuazione efficace del Pnrr».

«Per questo abbiamo ribadito che è necessario costruire il nuovo decreto flussi – ha detto ancora – in base alle esigenze delle imprese utilizzando la grande esperienza della bilateralità. Rispetto al progetto del Ponte sullo Stretto abbiamo espresso la piena condivisione su questa opera strategica per il nostro Mezzogiorno e l’intero Paese, una posizione già espressa dalla Cisl nel corso dell’audizione nelle commissioni parlamentari».

«Siamo convinti  – ha concluso –che sia un progetto industriale che merita di essere ripreso, attualizzandolo rispetto a quelle che sono le nuove tecnologie, che può diventare un volano straordinario per tutto il sistema infrastrutturale del Sud. Infine sul tema della mobilità c’è l’esigenza di costruire un ecosistema in base ad una politica energetica di largo respiro mancata negli ultimi 30 anni. Riteniamo che sia necessario continuare il confronto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed il ministro si è impegnato a convocare entro il 30 giugno dei tavoli tematici rispetto ai temi affrontati nell’incontro di oggi in modo da dare continuità al confronto per una gestione condivisa dei grandi problemi che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi mesi. Farlo insieme significa farlo meglio».

Il ministro Salvini, dal canto suo, ha garantito la massima disponibilità al dialogo. L’incontro verte sui provvedimenti più significativi, a partire dagli interventi in corso o che avranno il via entro il 2023, sia per cantieri ferroviari che stradali. Temi come il protocollo sicurezza nei porti, le opere commissariate, la sicurezza stradale con il nuovo codice della strada.

In evidenza anche il dossier-Ponte. Ai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono fornite cartine dettagliate dell’Italia con tutti gli interventi più significativi e che tengono conto anche delle tratte finanziate con fondi Pnrr.

A proposito dei contributi europei, Salvini tiene a precisare che «contiamo di spendere tutto e spendere bene». (rrm)

Celebre (Fillea Cgil): Ci sono altre emergenze su cui intervenire prima del Ponte

Simone Celebre, segretario generale di Fillea Cgil Calabria, si è chiesto perché «lo stesso impulso che il Governo sta mettendo per velocizzare la realizzazione del Ponte sullo Stretto non venga riversato anche su altrettanti filoni strategici e opere della Calabria».

«Non abbiamo alcun tipo di pregiudizio sull’opera – ha chiarito il Segretario – ma riteniamo che ci siano emergenze sulle quali intervenire prima del Ponte. Ci sono infrastrutture di grande rilievo strategico già programmate (ferroviarie, stradali, autostradali e sistemi urbani) e grandi opere commissariate che non possono continuare a passare in secondo piano. Si tratta di opere per le quali serve uno slancio politico che fino ad ora non abbiamo visto. Ci sono cantieri mai terminati e altri che attendono da tempo di partire, strade colabrodo, viadotti che cadono e lasciano aree interne isolate e treni vetusti. Ciò che per altre regioni è ordinario, per la Calabria sembra dovere per forza essere una chimera».

«Pensare al Ponte sullo Stretto senza adoperarsi per mettere mano alla linea ferroviaria da Roma in giù, in alcuni tratti non elettrificata, o ad un binario, ad un’Alta Velocità traballante e ad aree quasi isolate, ci sembra poco sensato», ha detto Celebre, ricordando come «la rete stradale non è meglio, basti pensare all’eterna incompiuta statale 106 e alla mole di automobilisti che vi hanno perso la vita. L’A2 è un susseguirsi di cantieri che creano disagio al traffico. Ma non solo, lavorare su ferrovie e strade ci permetterebbe di ridare slancio al Sud e anche di creare nuovo appeal sui porti».

«C’è poi da fare attenzione al Codice degli Appalti – ha aggiunto Celebre – e al rischio di infiltrazioni criminali che l’avvio di lavori mastodontici come quelli che il Ponte potrebbe portare. L’uso sconsiderato dell’affidamento diretto della procedura negoziata senza bandi di gara, dell’appalto integrato, può, nel volgere di poco tempo, determinare aspetti degenerativi, inficiare la capacità di realizzazione e la stessa qualità della spesa, un peggioramento delle condizioni di lavoro e un restringimento dei diritti dei lavoratori per quanto concerne la corretta applicazione dei contratti nazionali e la prevenzione antinfortunistica».

«Parlando poi di cantieri fermi, non possiamo non fare riferimento alla mancanza di strutture ospedaliere. I progetti non mancano, come per Vibo Valentia e Palmi – ha concluso – ma l’iter di realizzazione è fermo al palo. La salute è un diritto garantito dalla Costituzione, non può essere ostaggio della burocrazia, deve essere prioritaria e non può essere accantonata. Chiediamo al governo – conclude – di accendere i riflettori sul Sud e di consentire la dignità delle condizioni di vita di chi ci abita. Non basta   parlare di spopolamento e di calo demografico se poi non ci si adopera per consentire i collegamenti o, perfino, per potersi curare».

 

Tavernise (M5S): Crollano viadotti ma ci si concentra sul Ponte

Il consigliere regionale e capogruppo del M5S, Davide Tavernise, ha denunciato come ci sia totale disinteresse, da parte della politica, per il crollo del viadotto di Longobucco, mentre si continua a prestare attenzione al Ponte sullo Stretto.

«Il ministro ai Trasporti, Salvini – ha spiegato – continua a disinteressarsi dei veri problemi della Calabria e la deputazione locale targata centrodestra porta avanti progetti utili solo a distrarre il dibattito pubblico e a spostare risorse fondamentali su grandi opere inutili come quella del Ponte sullo Stretto.  Ed è proprio dal relatore del Dl Ponte sullo Stretto che siede in Commissione Trasporti alla Camera, Domenico Furgiuele, deputato eletto nel collegio Corigliano—Rossano-Crotone, in cui ricade anche il Comune di Longobucco, che non abbiamo sentito neanche una parola sul crollo del 3 maggio».

«Il parlamentare – ha proseguito il consigliere regionale – invece di annunciare misure straordinarie per il completamento di un’opera, la “Sila-Mare” che da 30 anni è in attesa di vedere la luce e il rifacimento in tempi record di un viadotto crollato dopo neanche 10 anni dalla sua realizzazione, annuncia soddisfazione per aver incassato l’ok al suo emendamento da 8 milioni riguardante la comunicazione relativa alla costruzione del Ponte sullo Stretto: di cui al momento non esiste neanche uno straccio di progetto esecutivo».

«Considero questo atteggiamento distruttivo e contrario – ha concluso – agli interessi del territorio calabrese e dello Jonio cosentino, che soffre da sempre l’isolamento istituzionale per colpa di politici che preferiscono investire ingenti risorse per creare futuro in altri territori anziché in quelli che li hanno – purtroppo – premiati alle elezioni. Da parte mia so che le priorità della mia terra riguardano i collegamenti viari e la manutenzione dei ponti che da sempre sono stati i mezzi più importanti per collegare i territori, toglierli dall’isolamento e farli crescere». (rrc)

Comitato Ponte Subito: Paghiamo cifre enormi per l’assenza del Ponte

Il Comitato Ponte Subito ha evidenziato come «hanno bloccato la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina quando costava 8,5 miliardi di euro e oggi hanno il coraggio di lamentarsi se le stime finanziarie per realizzare l’opera sono aumentate a 13,5 miliardi? È l’ennesimo paradosso dei No Ponte».

«In questi 12 anni tutto è aumentato – continua la nota del Comitato – il valore del denaro è diminuito, il boom dell’inflazione esploso lo scorso anno con la fine della pandemia e lo scoppio della guerra in Ucraina ha fatto lievitare il costo della farina, del latte, delle uova, del caffè, dei carburanti, dell’energia. Come si può pensare, quindi, che costruire il Ponte oggi possa costare quanto costava 11 anni fa?».

«Piuttosto, se davvero bisogna individuare i colpevoli di quest’aumento spropositato dei costi – si legge ancora – sono proprio coloro che hanno bloccato l’opera nel 2011 quando a Cannitello erano già iniziati i lavori ma il ‘no’ ideologico della politica ha prevalso sulle reali esigenze del territorio. Inoltre l’insularità della Sicilia costa 6,5 miliardi di euro l’anno, per un totale di 78 miliardi di euro solo negli ultimi 12 anni: non fare il Ponte continua a costare cifre incommensurabili, superiori enormemente rispetto all’investimento necessario per realizzare la grande opera che darebbe crescita e sviluppo ripagandosi da sola in poco più di un anno di esercizio». (rrc)

L’EUROPA INSISTE: SI DEVE FARE IL PONTE
GLI SCIENZIATI: NON SI È SPRECATO NULLA

di PIETRO MASSIMO BUSETTA«É necessario dialogare con l’Europa ed è necessaria una comprensione da parte dell’Unione Europea, che deve mettersi in discussione: tempistiche così stringenti non permettono di mettere a terra opere che sono strategiche perché entro il 2026 è impossibile. Forse è meglio guadagnare qualche anno rispetto al 2026 e mettere a terra, almeno per i grandi progetti, qualcosa che serva davvero allo sviluppo del Paese».  

Cosi il Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, Governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, ma anche un esponente di rilievo della Lega.  

Non so fino a che punto è possibile che la Commissione Europea possa prendere in considerazione richieste di allungamento dei tempi, considerato che,  per l’Italia, l’elemento temporale oltre che quello territoriale è fondamentale rispetto agli obiettivi che la stessa Unione si è posta.  

E che in ogni caso l’allungamento potrebbe mettere in discussione tutto la costruzione dei piani nazionali, perché é facile che le richieste dell’Italia possano essere reitirate da altri Paesi, che hanno problemi analoghi. 

Ma vi è un progetto indiscutibilmente eccezionale per la sua importanza per tutta  l’Europa, per la sua caratteristica di opera assolutamente di eccellenza che porta avanti la ricerca scientifica in un campo importantissimo per l’universo, paragonabile alle imprese di conquista dello spazio.

Ma l’opera rischia di essere accantonata per la solita mancanza di risorse che caratterizza il nostro come tanti altri Paesi. Parlo del Ponte sullo stretto di Messina. 

Trentanove alti accademici , ingegneri, architetti e dirigenti di varie società della comunità scientifica internazionale hanno firmato un documento che afferma: «Noi che parliamo una sola lingua, quella della scienza e dell’ingegneria, affermiamo che il ponte sullo stretto non è una storia di sprechi, ma al contrario è un’impresa che ha portato all’Italia e alla comunità scientifica internazionale uno straordinario bagaglio di specifiche conoscenze multidisciplinari che sono state riconosciute ed oggi ricercate in tutto il mondo». 

Contrariamente alla vulgata nazionale che ne fa un progetto di sprechi e di ruberie.             

 Anche il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che dell’impresa della costruzione del Ponte sullo Stretto ha fatto un obiettivo del suo ministero, mettendoci la faccia, su una impresa che é facile contestare e che dà materiale infinito a tutti i comici italiani ma anche a molti pseudo ricercatori che sul no al ponte hanno costruito la loro carriera, torna a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina: «Lo Stato italiano sta investendo 11 miliardi di euro sulle ferrovie siciliane per modernizzarle e velocizzarle e altri 11 miliardi per modernizzare le ferrovie tra Salerno e Reggio Calabria. Basta un bimbo di quinta elementare per capire che è necessario un ponte che colleghi altrettanto velocemente la Sicilia all’Italia e all’Europa. Investire quei soldi senza il ponte sarebbe economicamente e culturalmente una sciocchezza». 

Ma di là della logica stringente che porta verso la realizzazione, in tempi relativamente brevi, del collegamento stabile non si può non fare a meno di notare come l’evoluzione del patto di stabilità, le esigenze sempre più pressanti in presenza di una inflazione che stenta ad essere bloccata e quindi a trovare risorse importanti per sostenere, anche con la diminuzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori salari e stipendi che sono sempre più contenuti ed inadeguati rispetto al costo  della vita,  portano naturalmente ad evitare stanziamenti importanti, che dovrebbero avere una dimensione di perlomeno 2 miliardi l’anno per i prossimi sei anni, per un’opera che molti potrebbero sostenere, appoggiati dalla grancassa della Stampa, di Repubblica, del Fatto Quotidiano, del Domani e di molte emittenti televisive, non è il momento per essere realizzata.   

Cioè é facile che si ripeta la sceneggiata di Monti, che con un colpo di gomma fece saltare un investimento che era già nella sua fase attuativa, con un bando regolarmente vinto e affidato e con il rischio che comportava in termini di credibilità internazionale oltreché di possibili vertenze giudiziarie. Adesso la cosa più facile è che si dica che non è questo il momento adatto.

E allora che il ministro Raffaele Fitto, meglio ancora la stessa presidente Giorgia Meloni,  possa chiedere alla Commissione che per un’opera così eccezionale, in un momento in cui l’Italia rischia di perdere risorse già assegnate ed in ogni caso che la destinazione voluta  verso il Mezzogiorno possa essere dirottata altrove, si possa portare la scadenza del Pnrr per la sua  realizzazione al 2030, prorogando di quattro anni la scadenza del 2026,  in modo da poterlo finanziare integralmente, non è un fatto non sostenibile.

D’altra parte le affermazioni del direttore di  Webuild, Michele Longo, nel corso di una audizione parlamentare in merito alla realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria sono incoraggianti. “Il Ponte sullo Stretto di Messina è un’opera immediatamente cantierabile. Appena sottoscritto l’atto aggiuntivo per il ripristino del contratto, il progetto può partire. La durata della progettazione esecutiva è prevista in 8 mesi, mentre il tempo necessario per la costruzione del ponte sarà di poco più di 6 anni.

L’importo relativo alla costruzione del ponte, come sola opera di attraversamento, è di circa € 4,5 miliardi, corrispondente a circa il 40% del valore totale del sistema infrastrutturale che include il ponte e tutte le opere accessorie. Il restante 60% è infatti relativo a un complesso di opere di collegamento e potenziamento della rete stradale e ferroviaria sui versanti Sicilia e Calabria, e a un numero considerevole di interventi di riqualifica del territorio e di mitigazione del rischio idrogeologico. 

Il progetto avrebbe un forte impatto economico e occupazionale sul territorio, con un incremento atteso sul Pil nazionale pari a €2,9 miliardi l’anno, pari allo 0,17% , e con il coinvolgimento di circa 300 fornitori, soprattutto piccole e medie imprese del territorio. Si prevedono inoltre oltre 100.000 persone potenzialmente impiegabili nel corso della vita del progetto, incluso l’indotto generato, con personale prevalentemente assunto in regioni come Sicilia e Calabria, con alto tasso di disoccupazione”. 

Se a queste evidenze si aggiunge anche il costo dell’insularità della Sicilia, calcolato da Prometeia in 6,5 miliardi l’anno, non si riesce più a capire quali possono essere i motivi per non andare avanti velocemente nella realizzazione dell’opera se non quelli di lobbies interessate a proteggere i loro investimenti sul porto di Rotterdam o su quelli di Genova e Trieste o ancora interessi più localistici  riguardanti l’area dello stretto, che con l’attraversamento dei traghetti dà lavoro e utili ad alcune società che lì operano. Ma superare tali ostacoli é compito di un Paese serio. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud L’Altravoce dell’Italia]

L’OPINIONE / Gerardo Pontecorvo: Istituire il Parco Nazionale dello Stretto e della Costa Viola

di GERARDO PONTECORVO – Alla luce del ritorno alla ribalta del Ponte sullo Stretto di Messina per il quale esistono molte perplessità di ordine tecnico ed economico e inconfutabili rischi ambientali, Europa Verde ritiene che sia piuttosto arrivato il momento per le popolazioni siciliane e calabresi dell’Area dello Stretto e zone contigue di chiedere un ragionevole, rapido e sostenibile sviluppo del loro territorio attraverso strumenti legislativi in vigore e tecnologie innovative già esistenti e sicure. E per rispondere concretamente, e in tempi brevi, a questa domanda propone l’istituzione del Parco nazionale dello Stretto e della Costa Viola

L’Area ne ha tutti i requisiti previsti dalla Legge quadro sulle aree Protette 394/91. Infatti, l’articolo 2 recita che i parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future. 

Vista la collocazione interregionale può assumere sia la veste giuridica di Parco Nazionale con tipologia terrestre/marina quali in Italia sono quelli del Circeo nel Lazio e delle Cinque Terre in Liguria, ovvero quella di Parco interregionale come è avvenuto per i parchi Sasso Simone e Simoncello tra Emilia Romagna e Marche e del Delta del Po tra Emilia Romagna e Veneto.

Lo Stretto di Messina e la costa Viola hanno un inquadramento territoriale e ambientale di elevata importanza ospitando habitat marini e terrestri ricchi di biodiversità ed essendo un corridoio ecologico per molte specie faunistiche dell’ambiente marino e per l’avifauna, come testimonia la rete di zone afferenti alla Rete Natura 2000. Ma l’area presenta anche massimi valori per ricchezza e varietà paesaggistica, culturale, storica, archeologica, mitologica come evidenziato dagli strumenti di pianificazione territoriale/urbanistica e da riconoscimenti specifici. Il paesaggio è composto da una moltitudine di ambiti strettamente interconnessi in cui le acque interne e marine (lo Stretto, le fiumare, i laghi di Ganzirri sul versante messinese) si uniscono ai paesaggi terrestri (gli spazi naturali, rurali, periurbani e urbani). Il cielo dell’area è pure scenario di una fondamentale rotta migratoria dell’avifauna tra l’Africa e l’Europa. E il mare vede le migrazioni del tonno rosso, di cetacei, del pesce spada, nonché è ricco di specie abissali. 

L’area che comprende lo stretto di Messina e la Costa Viola può essere considerata un’unità paesaggistica, parte di un più grande contesto che ha nel massiccio dell’Aspromonte e dei monti Peloritani le colonne portanti, che comprende anche l’Etna e le Isole Eolie. Siamo in presenza di valori scenici eccezionali. Stretto e della Costa Viola. Possiamo quindi affermare che si tratta di un paesaggio antropico per storia e attività (pesca, agricoltura, artigianato) molto identitario.

Restando nel campo paesaggistico, ma non solo, il Quadro territoriale Regionale paesaggistico della Calabria (QTRP) ha colto i caratteri identitari dell’Area (geomorfologici, ecologici, urbani, storico-culturali e archeologici) includendola nell’Ambito paesaggistico territoriale regionale (Aptr) denominato Terre di Fata Morgana. L’ambito è stato a sua volta suddiviso nelle due Unità paesaggistiche territoriali (Uptr) Costa Viola (da Scilla a Palmi) e Stretto a Fata Morgana, individuando così un sistema territoriale coerente che per caratteristiche e ampiezza capace di attrarre, generare e valorizzare risorse di diversa natura. Lo stesso Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Reggio Calabria, che ha il ruolo di coordinamento programmatico e di raccordo tra le politiche territoriali della Regione e dei comuni riguardo ai valori paesaggistici ed ambientali e che raccorda ed approfondisce i contenuti del QTR, definisce gli ambiti di paesaggi intesi come contesti caratterizzati da specifici caratteri di omogeneità in base, individua nell’area che stiamo esaminando ben 3 ambiti: 1. Area costiero-collinare dello Stretto 2. Fascia submontana del versante dello Stretto 3. Fascia costiero-collinare della Costa Viola. 

Stessa attenzione è stata riservata in Sicilia per l’area più a nord dello Stretto e il prospicente tratto di mare, che è stata fatta rientrare nell’ambito 9 (Stretto di Messina) del Piano paesaggistico della regione siciliana redatto dall’Assessorato Beni Culturali e Ambientali. Infatti, comprende il versante nord orientale della catena peloritana, caratterizzato dalle singolarità geologiche e geomorfologiche della scarpata di faglia nelle ghiaie di Mortelle, dagli affioramenti di beach rock di Capo Peloro e dall’omonima laguna, formata dal pantano di Ganzirri e dal lago salmastro di Faro.   Le varietà di ambienti sono riconosciute anche formalmente, tanto da portare alla individuazione di varie zone di protezione:

La ZPS (Zona di Protezione Speciale) codice ITA03004 Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina è un’area di ettari 28.000 di notevole interesse paesaggistico e naturalistico. Sono inoltre presenti nell’estrema punta settentrionale dei laghi costieri (Laghi di Ganzirri) di grande interesse naturalistico oltre che paesaggistico. Lo Stretto di Messina è un ambiente molto particolare con caratteristiche uniche in tutto il Mediterraneo.

Il perimetro della ZPS comprende aree che rivestono un’importanza strategica nell’economia dei flussi migratori dell’avifauna che si sposta nell’ambito del bacino del Mediterraneo. In particolare la zona di Antennamare e lo stretto di Messina, insieme allo Stretto di Gibilterra ed al Bosforo, rappresentano le tre aree in cui nel Mediterraneo si concentrano i flussi migratori, soprattutto in periodo primaverile. Dallo stretto di Messina transitano infatti da 20.000 a 35.000 esemplari appartenenti a numerose specie di Uccelli, soprattutto Rapaci, alcune delle quali molto rare e/o meritevoli della massima tutela. Anche i laghi di Faro e Ganzirri offrono rifugio ed opportunità trofiche alle specie in migrazione, in particolare agli Uccelli acquatici, e per alcune di esse rappresentano anche dei significativi siti di nidificazione. 

 Nell’ambito della suddetta ZPS Monti Peloritani e Stretto di Messina rientra La riserva naturale orientata Laguna di Capo Peloro istituita nel 2001 dalla regione siciliana su una superficie di 68,12 ettari. La Laguna di Capo Peloro è anche sito di importanza internazionale, inserito nel Water Project dell’UNESCO del 1972, e sito di importanza nazionale riconosciuto dalla Società Botanica Italiana. L’area è anche ZCS (Zona di conservazione Speciale) Codice ITA A030008, denominata appunto Capo Peloro – Lago Ganzirri. All’interno della riserva naturale vivono più di 400 specie acquatiche, di cui almeno dieci endemiche.

Lo Stretto di Messina inoltre si trova lungo le principali direttrici del Mediterraneo, quindi è attraversato da numerose specie marine. Tra queste, certamente i più rilevanti, da un punto di vista economico ed ambientale, sono i grandi pelagici, cioè il Tonno, l’Alalunga, la Palamita, l’Aguglia imperiale ed il Pescespada. Proprio la ricchezza trofica dello Stretto determina che questi pesci transitino in acque superficiali e possano essere catturati con le particolari barche chiamate passerelle o feluche, attive solo in questa parte del Mediterraneo.

Da considerare, ancora che lo Stretto è un punto di passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei Cetacei, probabilmente il più importante nel Mediterraneo in termini di diversità di specie che vi transitano, tra cui sono da segnalare oltre a tutte le specie di delfini presenti in Mediterraneo, le Balenottere e particolarmente i Capodogli che attraversano lo Stretto per andare a riprodursi nell’area delle Isole Eolie. Infine è da evidenziare la presenza di selacei che migrano attraverso lo Stretto di Messina. Tra questi lo Squalo Bianco ed il Capopiatto, specie che si riscontra nelle notti di buio di luna a profondità comprese fra 15 e 30 metri in particolari zone dello Stretto (Paradiso, S. Agata). 

La ZPS Costa Viola, codice IT9350300 comprende una superficie di 37.000 ettari. L’area è costituita da un paesaggio collinare costiero formato da una costa alta e rocciosa denominata Costa Viola, e da un’area sommitale caratterizzata da terrazzamenti marini con sabbie e conglomerati. E’ un’area di grande importanza per garantire la salvaguardia di habitat di particolare importanza per le specie ornitologiche minacciate dal rischio di estinzione. Tra gli aspetti principali del sito si deve evidenziare che definisce, unitamente alla ZPS ITA 030042 Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina sul versante siciliano, l’area di interesse (e di tutela) quale via di comunicazione tra il bacino orientale e quello occidentale del Mediterraneo. Lo Stretto è infatti definito dai cetologi una Whale Gate (Porta delle Balene), ovvero un passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei cetacei. Non solo 

La ZCS Costa Viola e Monte S. Elia codice IT9350158 si estende lungo la fascia litoranea e si presenta con una morfologia variabile, includendo tratti di spiaggia, rocce scoscese che digradano rapidamente sul mare, falesie verticali e tratti ad elevata urbanizzazione, come centri abitati e aree portuali. La tradizionale arte dei muri a secco della Costa Viola e di altre aree terrazzate italiane ed europee, è stata dichiarata nel 2018 patrimonio immateriale dell’Unesco.

La ZCS Monte Scrisi codice IT9350177 è localizzata nella fascia collinare della Costa Viola ad un’altitudine compresa fra i 275 e 675 m s.l.m. E’ uno degli approdi in quota più importanti in quota per la migrazione dell’avifauna sul versante calabrese

La ZCS Fondali di Scilla codice IT9350173 è localizzata nel tratto di mare frontistante il promontorio del Comune di Scilla. Risulta individuato tra la batimetria dei 5 e quella dei 50 m. per la presenza dell’habitat 1120 praterie di Posidonia Posidonion oceanicae. Da studi recenti si evince che in quest’area Posidonia oceanica è presente unicamente su roccia e frammista ad affioramenti rocciosi. 

Nell’area in esame è presente pertanto un sistema afferente alla Rete “Natura 2000” a tutela di un ambiente unico che, invece, dovrebbe rispondere a un’unica regia quale soltanto un Parco Nazionale/Interregionale con i suoi organi di governo e di rappresentanza politica può garantire. L’applicazione delle regole sulle attuali zone Habitat è davvero deficitaria.

E poi come è possibile accettare vincoli se questi non vengono bilanciati da un corrispondente ritorno non solo di tutela paesaggistica, biologica archeologica… e di immagine, ma anche di incentivi al turismo, alle attività artigianali, alle attività recettive, ai prodotti locali, e per ristrutturare, edificare, coltivare specie di pregio. Solo un Ente gestore come quello del Parco può garantire questa tutela ambientale che va incontro anche alle comunità locali.   

Da quanto esposto e analizzato l’area protetta da istituire, dovrebbe comprendere le aree già tutelate (le ZPS e ZCS), e parte di quelle definite dal QTRP Calabrese e da Piano paesaggistico Siciliano, prevedendo un’articolata zonizzazione (zone a diverso livello di protezione) anche in rapporto ai centri abitati, alle infrastrutture presenti, alle zone agricole, alle aree marine e terrestri di maggiore valore naturalistico. Ci sembra importante sottolineare che la proposta si fonda pertanto su solide basi scientifiche esaminate e già accolte dal Ministero dell’Ambiente e dalle regioni Sicilia e Calabria come dimostrano le zone istituite ai sensi della Rete Natura 2000. 

  Il Parco dello Stretto e della Costa Viola per caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche (e mitologiche) sarebbe uno dei più importanti al Mondo (se non il più importante). Questo porterebbe in tempi brevi lavoro e benefici pratici ai cittadini, e un flusso internazionale di visitatori.   

Nel frattempo è necessario utilizzare almeno una parte delle grandi risorse finanziarie che si dice dovrebbero essere necessarie per costruire il ponte sullo Stretto, per apportare invece un profondo cambiamento nel trasporto marittimo, e consentire così un migliore, più veloce e più sostenibile attraversamento dello Stretto a tutti coloro che lo devono comunque attraversare oggi e dovranno attraversarlo nel futuro. Si dovrà puntare pertanto a un congruo numero di traghetti a basso impatto ambientale come ormai è la norma in tutti i tratti di mare e di acque dolci in molti paesi del Mondo.

Ma anche in Italia ci sono esempi commerciali in questo senso. Leggendo il testo dell’ultima commissione ministeriale sul tema attraversamento stabile ci si rende conto che ci sono proposte in questa direzione: riqualificazione del naviglio veloce con l’acquisto di mezzi navali di nuova generazione a propulsione Elettrica o GNL (gas naturale liquefatto). Contestualmente si dovrà comunque liberare il centro di Villa San Giovanni dal giogo del traffico gommato con adeguate bretelle di collegamento con l’autostrada e adeguati polmoni di stoccaggio. Tutta l’area dei porti dovrà esse dotata di impianti solari ed eolici per rendere GREEN la mobilità dei passeggeri, e le infrastrutture in prossimità degli approdi. Il tutto rivolto all’efficientamento energetico e alla riduzione di gas serra. 

Europa Verde si augura che altre forze politiche, associazioni, centri culturali e comitati di cittadini… vogliano aderire a quanto sinteticamente riportato e proposto, e ribadire così la volontà di non essere ancora spettatori di decisioni (o false decisioni) e promesse che continuano a mortificare lo sviluppo del loro territorio e a minacciarne l’integrità. (gp)

[Gerardo Pontecorvo è Portavoce della Federazione metropolitana di Europa Verde – Reggio Calabria]

Ponte sullo Stretto, Fi di Villa S. Giovanni: Le dichiarazioni del sindaco sono fuorvianti

Il gruppo consiliare di Fi di Villa San Giovanni ha definito «fuorvianti e false» le dichiarazioni del sindaco di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, in merito al Ponte sullo Stretto.

«Il primo cittadino villese – hanno detto Marco Santoro, Filippo Lucisano, Daniele Siclari, Domenico De Marco, Stefania Calderone – è così impegnato ad intervenire sulla vicenda Ponte che tralascia temi più attinenti al suo mandato, come la manutenzione ordinaria, le politiche sociali, i lavori del Lungomare, la valorizzazione di Cannitello, le attività culturali e sportive. Parlare di un tema così importante su scala nazionale ed internazionale, attaccando per altro uno dei parlamentari realmente in attività per il territorio di Reggio e Provincia, non le darà la visibilità che spera».

Pertanto – hanno detto ancora – le conviene riporre nel cassetto le sue ambizioni di carriera politica, a cui evidentemente mira, infischiandosene delle concrete necessità di Villa. Queste uscite pubbliche sono la palese dimostrazione della volontà di scalare posizioni. Forse si è resa conto che fare il Sindaco non è cosa da tutti. Ci dispiace, sinceramente, che sfrutti l’occasione del Ponte per ergersi ad eroina della situazione. Ma così non è. Prova ne è che sulle tematiche di cui ha recentemente parlato, si è più volte confrontata sia personalmente che telefonicamente con lo stesso Francesco Cannizzaro, il quale ha fatto sue le istanze di tutta l’Amministrazione villese per portarle in Parlamento».

«E così è stato – hanno aggiunto –. Perché solo il leader di Forza Italia è sempre pronto ad aprire la porta a tutti, anche chi proviene da altre sfere politiche. Da qui a pretendere che ogni richiesta venga esaudita, però, ci sembra un’esagerazione bella e buona, studiata ad arte appunto per mettersi in mostra. Giusy Caminiti sapeva bene che la richiesta di inserire i Comuni di Villa e Messina nel cda della Società Stretto di Messina era quasi proibitiva, per questioni puramente normative e legislative, non certo di natura politica… eppure è stata ugualmente sottoposta da Cannizzaro all’esame della Maggioranza, che l’ha respinta; fatto riscontrabile dagli atti legislativi predisposti».

«Pensando di poter dare un colpo al cerchio ed uno alla botte – hanno proseguito – lei gioca a fare l’equilibrista, cercando da un lato di non perdere la grande disponibilità politica dell’unico parlamentare presente sul territorio e dall’altro di non inimicarsi i suoi consiglieri di Maggioranza, che legittimamente la incalzano per non avallare la questione Ponte. Tutto questo è molto triste. E noi non possiamo restare indifferenti davanti al tentativo becero del sindaco Caminiti di far passare un messaggio negativo di Forza Italia e del nostro leader».

«Dunque – hanno detto ancora – perché non attacca tutti gli altri parlamentari a cui lei si è ripetutamente rivolta ben prima di parlare con Cannizzaro? Ci riferiamo a quelli più affini alle sue vedute (PD, 5stelle, etc. etc.). Cannizzaro invece, ancora una volta, si è fatto portavoce di un intero territorio, come nel caso degli emendamenti al Decreto Ponte che, se approvati nei prossimi giorni, avranno ricadute importanti per tutta l’Area dello Stretto e non solo. Come nel caso dell’argomento che più sta a cuore alla Comunità villese e reggina, vale a dire l’approdo a Sud, battaglia storica del CentroDestra. Gli emendamenti del nostro Onorevole vanno proprio verso questa direzione. E anche qui lei mente sapendo di mentire. Ma aspettiamo di risponderle nel merito, nei prossimi giorni, quando gli atti saranno approvati e avranno fatto il loro iter».

«Siamo felici poi – hanno concluso i consiglieri villesi di Opposizione – che in queste settimane Villa San Giovanni abbia avuto voci autorevoli in Parlamento, oltre quella di Francesco Cannizzaro. Ci riferiamo alle audizioni tecniche avvenute a Commissioni della Camera riunite, con la presenza di Rocco La Valle esponente di Forza Italia, già autorevole Sindaco di una stagione felice e produttiva per Villa San Giovanni, che da primo cittadino ha seguito con autorevolezza la realizzazione della variante di Cannitello e che grazie alle interlocuzioni romane assieme al vice Sindaco Messina, al presidente del Consiglio Cassone ed agli assessori Siclari, Santoro, Donato, Romanzi, Micari e tutta la squadra di allora è riuscito a mettere al centro del dibattito l’intera comunità villese. Non abbiamo bisogno di polveroni, ma di fatti». (rrc)