Ambientalisti e Comitato presentano un documento di 600 pagine contro il Ponte

Le modifiche promosse dalla Società Stretto di Messina per il Ponte sullo Stretto non vanno bene, per le Associazioni ambientaliste. Per questo nei giorni scorsi hanno presentato un documento di 600 pagine, redatto da una commissione di 600 esperti, al Mase, indicando le varie criticità riscontrate.

Faglie sismiche, aree protette, l’analisi dei costi/benefici, la biodiversità a rischio e la crisi idrica sono i punti su cui si sono concentrate le Associazioni Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu, Man e Wwf Italia, insieme alla “Società dei Territorialisti” ai “Medici per l’Ambiente – Isde” e ai Comitati «Invece del Ponte» e “No Ponte – Capo Peloro”.

Queste 600 pagine «rafforzano» la tesi secondo cui il Ponte sullo Stretto di Messina «rimane un progetto dall’impatto ambientale gravissimo e irreversibile, non compensabile né mitigabile», si legge nel documento fornito dal Consiglio Regionale di Italia Nostra Sicilia.

Nel testo si sottolinea che il lavoro di analisi prodotto dalla Stretto di Messina contiene un “errore eccezionalmente» grave, ovvero, «la totale assenza di una valutazione della somma che i vari impatti connessi alla realizzazione dell’opera producono». L’assenza del cosiddetto «effetto cumulo» rappresenta «una palese violazione della normativa vigente, sia comunitaria che nazionale».

Inoltre, essendo il Ponte un «progetto ideologico», voluto politicamente, indipendentemente dalla sua utilità e realizzabilità, l’altra «palese violazione» è relativa alla cosiddetta «opzione zero» che non viene analizzata correttamente, in particolare nel rapporto costi (non solo economici, ma anche ambientali) e benefici tra fare o non fare l’opera, spiegano ancora le Associazioni, specificando che dal punto di vista economico, rappresenta «un buco nero nei bilanci pubblici».
Le Osservazioni documentano, poi, la presenza di «faglie sismiche attive e capaci nell’area interessata dall’opera», aggiungono le Associazioni, evidenziando che sarebbe «pesantissimo l’impatto sulla ricchissima biodiversità dell’area, in special modo sull’avifauna». Le Associazioni ambientaliste e i Comitati ritengono pertanto che la Commissione non potrà che chiudere il procedimento Via in corso «con parere negativo».
Molti i rilievi sugli aspetti di cantiere dell’opera e su quelli strutturali. «Rumori e vibrazioni – spiegano le associazioni – sono oggetto di puntuali controdeduzioni rispetto alle sottovalutazioni contenute nelle integrazioni dei progettisti che per le polveri hanno addirittura considerato aree di disturbo vicino ai cantieri per soli 50 metri. Si è poi ribadito come non ci potranno essere risposte rispetto alla tenuta dei cavi finché non si faranno i test che lo stesso progettista indica e come le risposte fornite in merito alle oscillazioni del Ponte non appaiono convincenti (in particolare in relazione all’attraversamento ferroviario)».
«Manca, poi – hanno rilevato – una approfondita e completa valutazione di impatto sulla salute pubblica».  Pesantissimo, poi, viene considerato dalle Associazioni l’impatto sulla ricchissima biodiversità dell’area, «in special modo sull’avifauna: nelle integrazioni prodotte dal proponente viene addirittura ignorata la presenza di alcune specie, di altre si sottostima la consistenza o si descrivono rotte e traiettorie sulla base di rilievi condotti con un radar limitato nella sua portata e mal posizionato».
Specifiche considerazioni, anche per gli aspetti paesaggistici e archeologici, sia sotto il profilo formale che sostanziale.
«Formale – si legge – perché si è illustrato come progetto e interventi connessi, compresi alcuni di quelli definiti “compensativi», siano incompatibili con la pianificazione paesaggistica (e i vincoli a questa relativi) delle Regioni Sicilia e Calabria; sostanziale perché si è contestato l’impatto visivo da rendering da agenzia immobiliare con giardini verdi, campi giochi e servizi a cornice di un’opera mastodontica».
«Ancora una volta l’approccio teso a minimizzare i problemi confligge con la realtà delle cose – affermano le associazioni –. Il Ponte continua ad essere un’opera non «trasparente» che inutilmente si cerca di far apparire «leggera», ben inserita nel paesaggio (come i fotomontaggi presentati vorrebbero far credere): un tentativo risibile a fronte del rapporto tra il dimensionamento dell’opera e quella dei luoghi in cui si vorrebbe realizzarla».
Le Associazioni ambientaliste e i Comitati «ritengono, pertanto, che la Commissione non potrà che chiudere il procedimento Via in corso con parere negativo. Le conclusioni delle Osservazioni prodotte, che per altro contengono un lungo elenco (sebbene parziale) delle «incongruenze» riscontrabili nelle integrazioni presentate dalla Stretto di Messina Spa, escludono persino la possibilità di un’approvazione con prescrizioni: qualsiasi prescrizione si volesse ipotizzare, infatti, non potrebbe mai superare l’enorme mole di problemi rilevati che andrebbero comunque risolti in via propedeutica e preventiva rispetto a qualsivoglia autorizzazione». (rrm)

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Le nostre osservazioni sul Ponte

di GIUSY CAMINITI – L’amministrazione comunale di Villa San Giovanni ha fatto la sua parte adempiendo ad entrambi i temini dettati dal Mit e dal Mase rispetto alle conferenze dei servizi in itinere sul collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria: lo abbiamo fatto dopo oltre tre ore di confronto in consiglio comunale, durante il quale abbiamo ribadito chiaro e con forza che il compito dell’ente è tutelare la Città e i suoi abitanti, perché oggi siamo chiamati ad esprimerci su documenti progettuali, su atti e non su ipotesi di sviluppo trasportistico e/o di crescita economica.

All’esito dei lunghi lavori consiliari, sulla base delle risultanze tecniche specifiche che assessori e consiglieri hanno rappresentato al consesso, arricchite dalla posizione politica espressa dal capogruppo Enzo Calabrò, si è fatta sintesi e sono stati inviati due differenti pareri ai due ministeri (ciascuno per le proprie competenze), che saranno portati in aula all’attenzione del consiglio comunale della prossima settimana per divenirne deliberato.
Al Mit, facendo seguito all’invio dell’8 luglio, sono state dettagliate con relazione e quadro economico le opere preliminari, quelle che il consiglio ha posto come prescrizione all’apertura dell’eventuale cantiere: le richieste hanno un costo di 135 milioni di euro e riguardano le reti idrica, fognaria, di pubblica illuminazione e la viabilità alternativa. A breve produrremo il costo del monitoraggio ambientale che la Città deve avere da subito, perché non si può correre alcun rischio su questo tema.
Al Mit abbiamo reiterato la richiesta di sospensione della conferenza istruttoria, già prodotta per ben due volte da questo ente, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, dal comune e dalla Città Metropolitana di Messina, «fino all’esito della procedura di Valutazione di impatto Ambientale, integrata con la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale e la verifica del Piano di Utilizzo delle Terre e Rocce da Scavo, nonché fino al termine di presentazione della cosiddetta progettazione per fasi costruttive progressive».
Al Mase abbiamo approfondito nelle nostre osservazioni alle controdeduzioni del proponente, punto per punto, il perché del giudizio insoddisfacente che è stato espresso, evidenziando la “non esaustività, omissività e parzialità delle stesse controdeduzioni, che non soddisfano la Città di Villa San Giovanni”. In poche battute, «le risultanze prodotte dalla SdM il 12/09/2024 non hanno incidenza sulle valutazioni che questo ente è deputato ad effettuare stante la mancanza di studi di dettaglio e progettazioni specifiche», tenuto presente che il progetto in fase di verifica è un progetto definitivo e che, come tale, deve obbligatoriamente avere definito tutti gli aspetti di fattibilità dell’opera, nonché tutti i dettagli relativi a singoli aspetti progettuali e di attuazione dell’opera stessa.
Si è osservato – ancora una volta – come vengano rinviati al progetto esecutivo indagini, prove e progettazioni di opere essenziali per definire in modo completo ed esaustivo la fattibilità dell’opera e la completezza della progettazione definitiva, specialmente per la Città di Villa San Giovanni sulla quale con il cantiere ponte incomberà, di fatto, un’interruzione netta della continuità territoriale, suddividendo la stessa Città in due parti.
In un simile contesto, stante l’incompletezza documentale, non siamo stati posti nelle condizioni di esprimere un giudizio di compatibilità ambientale né risulta essere possibile l’approvazione del progetto. In questi giorni abbiamo constatato che tutte le nostre obiezioni trovano riscontro in quelle degli altri Enti, segno che tutti, con grande senso di responsabilità, ci siamo approcciati ai pareri richiesti con metodo tecnico-scientifico, quello che invochiamo da quasi due anni, anche a costo di non essere stati all’inizio compresi.
Abbiamo detto e ribadiamo che l’istituzione farà fino in fondo la sua parte per la tutela del paesaggio e dell’ambiente, per la tutela dei diritti dei villesi, ed è chiaro il modo in cui lo stiamo facendo: ai tavoli tutti, per competenza, approfondendo ogni aspetto con cognizione e con l’aiuto di professionisti di altissimo livello, che hanno coadiuvato la nostra commissione territorio offrendo osservazioni per il primo deposito del 13 aprile, anche quelle, purtroppo, rimaste inevase. (gc)
[Giusy Caminiti è sindaca di Villa San Giovanni]

A Reggio successo per il convegno sul Ponte e le sue infrastrutture

Grande ha partecipazione ha riscosso il convegno sul Ponte e le sue infrastrutture, organizzato dall’Accademia Calabra e svoltosi al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria.

Un’evento organizzato per cercare di informare correttamente i cittadini sulle infrastrutture che sono legate alla costruzione del Ponte sullo Stretto e che verranno realizzate, solamente ed unicamente, se questo verrà realizzato. Un percorso che, certamente, consentirà alla Calabria ed alla Sicilia di poter sviluppare tutte le sue potenzialità e che, nel passato, per carenze di infrastrutture, si è creato un gap denominato, nel tempo, Questione Meridionale.

Decine di anni a parlare dei problemi del Sud, della sua arretratezza, della mancanza di servizi, senza, però, riuscire a trovare delle soluzioni adeguate, pur avendo lo Stato impegnato tante risorse. La tavola rotonda è iniziata con l’intervento di apertura di Piero Gaeta, Caporedattore della Gazzetta del Sud, che ha anche moderato l’incontro, e con i saluti di rito di Alfredo Focà, direttore Comitato Scientifico Accademia Internazionale del Bergamotto, il quale è intervenuto sollevando il problema culturale che ha impedito la crescita delle regioni del Sud, a seguire Domenico Vecchio, presidente di Confindustria Provincia di Reggio Calabria, ha, invece, evidenziato di come sia importante il Ponte sullo Stretto e la sua rilevanza in tutto il territorio, con creazione di posti di lavoro e di crescita economica, Alberto Porcelli, Coordinatore Commissione Interdistrettuale Rotary Calabria, ha sollecitato una condivisione con le imprese che devono realizzare le opere in modo tale da fornire una collaborazione attiva e concreta.

Poi, la relazione di Giacomo Francesco Saccomanno, autore del lavoro editoriale “La Questione Meridionale… forse è la volta buona”, che ritiene il Ponte sullo Stretto come un catalizzatore di tantissime opere per come indicate nel suo libro. Lo stesso ha precisato di non voler parlare di ponte se prima non si avrà il Via, che il Ministero dell’Ambiente dovrebbe autorizzare entro il 12.11.24, e poi quella del Cepas, che dovrebbe essere concessa entro i successivi 30 giorni. Si è concentrato, segnalando una disinformazione dei media, sulle opere Rfi, individuando un intervento nei 7 anni di oltre 36 miliardi, di cui oltre 16 già finanziati, per 6 interventi per nuove opere in corso, 12 stazioni tra nuove e restyling e 216 km Ertms previsti, con la possibilità di raggiungere Roma in 4 ore. Si è appreso, anche, che l’Alta Velocità avrà due nuovi binari e che il tratto Battipaglia-Praia nella prima parte si trova con la progettazione esecutiva in corso (Battipaglia-Romagnano), nel mentre per i successivi lotti (Romagnano-Praia) è stato completato l’iter autorizzativo.

Così come, anche per la Galleria Santomarco l’iter autorizzativo è in corso. Nel mentre, per la tratta Paola-Cosenza e Paola-Reggio Calabria sono in corso le autorizzazioni per la definizione del progetto. Dette opere verranno completate ed attivate entro il 2030. A seguire, l’intervento di Matteo Mucci, Responsabile della Struttura Pianificazione Sviluppo Infrastrutture Area Sud Ovest Rfi, che ha confermato che senza il ponte le opere Rfi non si sarebbero realizzate e che ormai il percorso è iniziato e non si può tornare indietro. Ha evidenziato che oltre all’Alta Velocità si è iniziata l’elettrificazione della linea Jonica e che, nel contempo, saranno realizzate le linee di collegamento Metaponto-Sibari-Bivio S. Antonello, opera prioritaria, e la Lametia Terme-Catanzaro.

In tale contesto ci sarà anche l’adeguamento e velocizzazione della linea Jonica, tratta Sibari-Melito Porto Salvo. Il tutto per un impegno di spesa, nel tempo, di oltre 50 miliardi, oltre a tante altre opere di risistemazione e ristrutturazione delle linee vetuste. Una rimodulazione della rete ferroviaria dell’intera regione che servirà, appunto, per il collegamento stabile con la Sicilia, ove vi saranno altrettante opere.

Dopo un sereno dibattito e chiarimenti sulle opere, sui progetti, sui tempi e sui finanziamenti, il convegno si è chiuso con l’impegno di una azione informativa costante per evitare fake news e notizia fuorvianti. (rrc)

L’OPINIONE / Enzo Musolino: Integrazioni progettuali confermano inadeguatezza progetto del Ponte

di ENZO MUSOLINO – Le integrazioni progettuali e le precisazioni fornite dalla Società Stretto di Messina S.p.a., sulla base delle prescrizioni del Ministero dell’Ambiente, confermano l’inadeguatezza del Progetto “politico” denominato “Ponte sullo Stretto” e i limiti intrinseci ad una procedura raffazzonata, eredità dei precedenti tentativi dell’era berlusconiana.

Non c’è nulla di davvero risolutivo nelle ultime produzioni della Società committente, si apprezza, infatti, un continuo rimando ad altri elaborati e a precedenti pubblicazioni che consentono – retoricamente – di non affrontare le singole tematiche nel merito ma di rinviarle ad altro, al già detto, al già precisato.
È un tentativo mal riuscito per aggirare l’evidenza delle carenze tecniche e l’assenza di elaborati indispensabili per valutare tangibilmente l’impatto ambientale, sociale, politico, di un’opera “faraonica” che si caratterizza ormai per una certezza che è patrimonio di tutti gli attori coinvolti in buona fede: è un’opera inutile per il territorio.
Tutto ciò è necessario evidenziarlo anche in un contesto di valutazioni ambientali: come si fa, infatti, a pronunciarsi per la fattibilità e la sostenibilità di un “Ponte” che non unisce, che non serve le Comunità, che non è richiesto dalla Popolazione, che esprime interessi esogeni alle due Sponde dello Stretto? Come si fa a mantenere un profilo squisitamente tecnico anche a fronte delle lacune di un progetto “definitivo” appena abbozzato e di un futuribile progetto esecutivo cui è demandata la risoluzione di tutte le criticità?
Bisogna dire la verità: i fautori di questo obbrobrio sono indifferenti alla sicura devastazione di una Città, Villa San Giovanni e di un Quartiere, Torre Faro.
In queste condizioni “l’Ambiente” più importante da tutelare è quello riferito alle donne e agli uomini che “vivono” e che fanno vivere le proprie Comunità, e così la questione tecnica diviene immediatamente questione sociale, di sopravvivenza: il “Ponte” è estraneo allo Stretto, la cui unicità storico/spirituale/culturale è tutta fondata sull’attraversamento dinamico, sulla conurbazione millenaria, sulla commistione quotidiana di vite, di storie, di commerci, di professioni, di studi, e non sul tentativo di un “salto nel vuoto” – ad un’unica campata – che ha l’obiettivo dichiarato di bypassare Reggio, Villa, Messina e di appagare “appetiti” non meglio precisati di soggetti che nulla hanno a che fare con l’esigenza di unire la Sicilia e la Calabria.
Le ragioni “politiche” ed economiche di questo progetto stanno tutte nel Nord Italia, nell’ambito dell’offerta politica e della propaganda elettorale di una precisa forza politica:  la Lega Nord di Matteo Salvini, del Ministro delle Infrastrutture che, in questo caso, esprime un “conflitto di interessi” preciso: tra la funzione pubblica svolta come membro del Governo e l’interesse di parte proprio del “capo partito”.
E ad essere sotto attacco non è solo il “Territorio” delle due Sponde – vittima dell’ancoraggio (o, meglio, dell’arrembaggio) dei Pontisti, del “cantiere eterno” che occuperà  le due Città, degli espropri che allontaneranno la gente dalle proprie case, delle interferenze enormi tra i lavori mastodontici e il “vivere civile” che produrrà lo spopolamento di Villa e di Torre Faro –; ad essere sotto attacco è anche lo Stretto in sé, il suo destino di collegamento e transito, di “Via” prediletta per commerci e trasporti veloci, efficienti.
Negli ultimi mesi, infatti, il Circolo Pd di Villa San Giovanni, ha avuto importanti interlocuzioni con lo stesso Ministero dei Trasporti e con la Società MSC, e le valutazioni sui dati acquisiti sono, per noi, precise e inquietanti: il “franco navigabile” previsto nel progetto “Ponte sullo Stretto” non è sufficiente: molte navi porta container attualmente in navigazione e molte navi turistiche non potranno passarci sotto.
Il problema, va precisato, non riguarda solo il fenomeno del “gigantismo navale” proprio delle navi in costruzione in tutto il Mondo che superano gli ottanta metri di altezza, ma riguarda le navi attuali, il commercio e il turismo in essere: le navi non passeranno con un franco navigabile programmato di 65 metri. A questa altezza va aggiunto un ulteriore margine per compensare l’oscillazione verticale del Ponte e l’eventuale moto ondoso.
Non conta nulla – è una presa in giro! – dire che il franco navigabile diventa di 72 metri quando non ci passa su nessuno, quando è scarico, quando è chiuso.
Noi non abbiamo a che fare con un Ponte in astratto, con il “fantasma del Ponte”, ma con un’opera che sta andando in appalto e che viene costruita per ospitare il transito, a pieno carico, di automobili, di Tir, di veicoli pesanti di ogni sorta e, soprattutto, di Treni!
La vittima designata di questo vero e proprio “Muro” che stanno costruendo sullo Stretto è il Porto di Gioia Tauro, a vantaggio di chi?
Quanto detto basterebbe a cassare definitivamente ogni follia inerente questa procedura farlocca e pericolosissima. A tutto ciò, ovviamente, si aggiungono tutte le criticità specificatamente ambientali documentate dal “Mase” che le “integrazioni” della Società committente non hanno per nulla affrontato: rimandano tutto a dopo, al domani, al progetto esecutivo, agli interventi dell’appaltatore “in itinere”, alla risoluzione estemporanea dei problemi emergenti, ad un “praticismo” tragi-comico che sembra dar corpo al vizio più odioso di un certo spirito italico che immaginavamo ormai superato definitivamente, consegnato alle barzellette:
quel   “faso tuto mi” che – lungi dall’essere espressione di coraggiosa intraprendenza – negli intenti di Salvini e della Lega Nord sta diventando l’emblema del fallimento conclamato di un’operazione improvvisata, priva di studi seri e di valutazioni ponderate, indifferente alle esigenze dei territori, allergica al dibattito pubblico, che sta per “regalare” a Villa San Giovanni un provvedimento di “sfratto”, un ordine preciso: abbandonate le vostre case o rassegnatevi a respirare polveri sottili e inquinanti, dimenticate ogni speranza di sviluppo vero e sostenibile.
Ed infatti, anche ogni valutazione seria sull’impatto sanitario, di igiene pubblica, sulla salute dei cittadini, è assente dai progetti e dagli elaborati fin qui prodotti; anche questo aspetto è rinviato a dopo l’apertura dei cantieri:
si studieranno gli effetti nefasti di un cantiere così grande – impiantato all’interno di aree così densamente popolate – solo a cose fatte, a danni prodotti, a malattie respiratorie emerse… magari dopo le prime morti.
Un ultimo aspetto va segnalato: abbiamo evidenziato – nelle osservazioni iniziali prodotte nel contesto della procedura Via/Vas – come i cittadini siano stati presi in giro anche da un punto di vista economico e risarcitorio, nel contesto di una procedura ablativa – quella espropriativa – che sta lasciando in braghe di tela tanti villesi e messinesi che hanno visto svalutare il proprio patrimonio immobiliare da un giorno all’altro; patrimonio che non possono cedere, oggetto – già dal 2023 – di precisi e reiterati vincoli preordinati all’esproprio.
Abbiamo chiesto conto alla Società committente; abbiamo chiesto conto degli indennizzi previsti dalla normativa per questi “vincoli” apposti sulle abitazioni dei villesi e dei messinesi, abbiamo chiesto conto dei soldi versati, dei risarcimenti prodotti.
Bene, nelle risposte alle osservazioni, la Società committente, come di prassi, non fornisce dati e si limita a dire che gli espropri saranno indennizzati – sempre domani, sempre dopo – secondo le disposizioni di legge.
Nulla ci dicono del diritto pieno dei proprietari – già ora, già prima della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera – di ottenere gli indennizzi normativamente previsti per il deprezzamento subito, per un vincolo operativo da tempo che blocca le compravendite, che trasforma la casa familiare, la residenza, la culla degli affetti, il progetto di una vita, in un ammasso di mattoni inutile destinato ad essere demolito, magari per far posto ad un assurdo e astratto “giardino verde”, come una “macchia colorata” posta nelle vecchie e polverose carte di un “finto” Progetto, buona per “compensare” – sotto i piloni del Ponte – la distruzione di una Comunità.
Il PD villese, in uno con queste considerazioni e denunce, ha riproposto al Mase tutte le analisi tecniche già documentate contro questa “follia” voluta dal si ideologico, augurandosi che il Ministero dell’Ambiente sappia fermare questo treno in corsa senza guida, né conducente valido, che sta per schiantarsi sul futuro della Calabria, della Sicilia, cui – per Decreto del Potere – deve bastare il “Ponte”, solo l’incubo del “Ponte”. (em)
[Enzo Musolino è segretario cittadino del PD Villa San Giovanni]

UN PONTE CHE DIVIDE ANZICHÉ AVVICINARE
NON C’È ACCORDO SU NULLA, COME SEMPRE

di BRUNO TUCCISi farà mai il ponte del “mai”, quello per intenderci che dovrebbe unire la Calabria alla Sicilia? “Sarà un’opera grandiosa, forse unica al mondo”, sostengono i fautori del sì. “Ci sono problemi ben più urgenti”, rispondono coloro che sono assolutamente contrari alla costruzione. Sono come due tifoserie delle curve di uno stadio di calcio. Polemiche roventi, discussioni a non finire, interventi di tecnici, ingegneri o architetti e la solita politica che non può mancare.

Da Villa San Giovanni alla Sicilia si dovrebbe arrivare in una manciata di minuti evitando così la noia di una traversata, il pericolo del mare agitato, le lunghe file d’estate nel periodo delle vacanze. Già, ma allora chi è che dice  sì o no e si oppone con determinazione a questo ponte di cui si parla da oltre cinquant’anni?

Ripetono i contrari: «Vi siete mai chiesti quali sono le infrastrutture in queste due regioni?». Quando sente ripetere un simile ritornello Matteo Salvini esce dai gangheri e replica a tono senza peli sulla lingua. Per lui, il padrino dell’opera, lo strenuo difensore della costruzione non ci sono dubbi: «Aiuteremo la disoccupazione, il commercio aumenterà, nel mondo si parlerà spesso del nostro paese per aver proposto e finito quest’opera».

Intanto, però, è stato stabilito un nuovo rinvio dei lavori. Braccio di ferro sul territorio che dovrebbe essere espropriato, incertezze su alcuni interventi collaterali che non possono essere rimandati. Allora, quanto si dovrà aspettare ancora? Chi lo sa? Probabilmente all’infinito per alcuni. Per altri, più ottimisti, prima di Natale. 

Ma le parole volano via con il vento, sono i fatti ad essere determinanti. Per ora, dunque i dubbi e le perplessità rimangono e non si possono nascondere. La sinistra strepita, ritiene che è assurdo pensare ad un’opera che non è prioritaria ed elencano   le necessità di cui il Mezzogiorno soffre da Napoli in giù. Alcuni esponenti politici calabresi e siciliani si accodano alla protesta della gente che ricorda ciò che manca con urgenza alla Calabria ed alla Sicilia. Per raggiungere l’isola in treno non c’è una strada ferrata che si rispetti. L’alta velocità è un sogno di là da venire nonostante le promesse. La statale jonica, famosa per essere fonte di disastri continui, spesso mortali, è ancora in alcuni tratti quella degli anni sessanta. Per arrivare da Taranto a Reggio ci vogliono otto o nove ore quando ti va bene. Meglio non parlarne se hai in mente di prendere un treno. 

In Sicilia, la situazione peggiora. L’autostrada principale porta da Palermo a Catania, ma è un miracolo se non trovi lunghi tratti di lavori in corso. Per il resto è buio fitto, come lo è se vuoi servirti della strada ferrata. «Perché con i soldi che dovremmo spendere per il ponte, non si viene incontro a queste impellenti  esigenze della popolazione?», ritengono i sostenitori del no. «Si vuole rimanere indietro di anni», rispondono coloro che sono a favore del ponte.

«Venga giù Matteo Salvini a toccare con mano se abbiamo ragione a torto», dicono chi non vuole più sentir parlare dell’opera “Mai”, ripetono con un asfissiante ritornello. La situazione si aggrava e diventa ossessiva se si apre una discussione sulla salute. Mancanza di ospedali, di medici, di infermieri, strutture vecchie ed obsolete, tanto è vero che i viaggi della speranza per andarsi a curare al Nord aumentano a vista d’occhio come la fuga dei giovani cha hanno pochissime possibilità di trovare un lavoro.

Ecco perché il ponte sullo stretto divide ancora una volta l’Italia. Non c’è un accordo su nulla. È impossibile per il momento trovare un’intesa. Così si rinvia l’inizio dei lavori, un ritornello che si ripete da mesi. In tal modo i milioni di euro rimangono nel cassetto con la buona pace dei sì e dei no. Ne discuteranno ancora i nostri figli e i nostri nipoti? Probabilmente. (bt)

L’AV IN CALABRIA COSTA PIÙ DEL PONTE
MA IL REALE IMPORTO È UNA INCOGNITA

di MASSIMO CLAUSI – La commissione Via (Valutazione di Impatto Ambientale) del ministero dell’Ambiente ha approvato il primo lotto del raddoppio ad alta velocità della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. Il primo tratto (1a), va da Battipaglia a Romagnano, 35 km. i due lotti successivi, 1b e 1c da Romagnano a Praia. I costi di questo lotto sono passati da 7 a 9 miliardi, prima ancora di cominciare i lavori (chissà a lavori finiti…).

È questo, è tutto quello che si sa dell’alta velocità in Calabria che rimane un vero e proprio rebus, nonostante il fiume di parole che si è speso sulla centralità di quest’opera. Opera che qualcuno ha definito “regina” del Pnrr visto che è il progetto più importante anche se nessuno sa con esattezza i costi precisi: le previsioni ufficiali per l’intero collegamento sono vaghe, variando da 22,5 a 29 miliardi, cioè fino al doppio del Ponte sullo Stretto di Messina.

Che l’opera, così come pensata, sia davvero così centrale per il Meridione è anch’essa una incognita. Basti pensare che il risparmio di tempo del primo lotto fra Roma e Reggio Calabria è di soli 30 minuti. D’altronde del progetto intero non risulta essere mai stata fatta un’analisi costi-benefici (Acb), nonostante sia prevista dalla normativa vigente.

Il vero problema è che cosa succederà dopo Praia a Mare, nell’alto tirreno cosentino, nessuno sa dirlo con esattezza, nonostante sia stato espletato il dibattito pubblico per permettere a cittadini, imprese ed associazioni di esprimere pareri sul tracciato. Circa un anno fa in un brevissimo comunicato alla Commissione Trasporti della Camera, un sottosegretario del ministero ha dichiarato che il secondo lotto del progetto, quello centrale destinato a collegare le città calabresi di Cosenza e Catanzaro, non era fattibile per insormontabili problemi di costi e di tempi dovuti alla situazione geologica e alle falde idriche del tracciato.

Si è deciso così di scegliere un tracciato alternativo, parallelo alla vecchia linea storica che passa dalla dorsale tirrenica, tagliando fuori di fatto tutta la zona jonica che giorni fa ha festeggiato i cinque anni del Frecciarossa Sibari-Bolzano nemmeno fossimo nel dopoguerra.

Il Pd sta provando con una serie di interventi sui media a chiedere chiarezza sull’opera. Soprattutto sui finanziamenti che dovrebbero, condizionale quanto mai d’obbligo, rinvenire dal fondo nazionale complementare. L’ex deputata, nonché membra della commissione trasporti della Camera, Enza Bruno Bossio ha parlato di dieci miliardi messi dal Governo Draghi sull’opera cancellati dall’attuale governo Meloni. «Né la Regione, né il Governo nazionale hanno mai dato una spiegazione sul perché per consentire la realizzazione dell’Alta Velocità in Calabria siano stati cancellati dal ministro Salvini circa 10 miliardi di euro che la ministra del Pd, on. Paola De Micheli, ha proposto nel bilancio dello Stato – e che il Parlamento su espressa volontà del presidente Mario Draghi ha confermato».

Sia lei sia la responsabile infrastrutture del Pd, Franca Sposato, hanno chiesto al presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto di pretendere chiarezza dal Ministro Salvini al di là della retorica propagandista che nella Lega calabrese ha trovato una gran cassa. Arriveranno i treni in Calabria? (mc)

[Courtesy LaCNews24]

NON È QUESTO L’ANNO DEL PONTE: SLITTA
A UN ANNO E MEZZO L’AVVIO DEI LAVORI

di VINCENZO IMPERITURA – Un pozzo da realizzare ex novo nell’acquedotto Catona per rifornire d’acqua potabile il campo base di Santa Trada e un «impianto di affinamento reflui depurati per il riuso delle acque» da collegare al vecchio depuratore cittadino da cui tirare fuori 30 litri al secondo di acqua da destinare ai cantiere operativi di Cannitello e di Piale. Sono queste le conclusioni raggiunte dalla Stretto di Messina in risposta ai numerosi richiami messi nero su bianco dai tecnici del Mase incaricati di valutare il progetto del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia rispetto ai timori sul consumo eccessivo di risorse idriche in un territorio da tempo ormai affamato d’acqua.

Sparita l’ipotesi legata ai dissalatori che, una volta costruiti, sarebbero dovuti rimanere in uso alla città, ed evaporati i progetti di intervenire sulla centrale elettrica sul torrente Favazzina per recuperarne le acque di scarto, la Stretto di Messina ha fissato i paletti e, in due relazioni depositate la settimana scorsa alla Commissione del Ministero dell’Ambiente, ha cristallizzato gli interventi da realizzare. Interventi che, a leggere le tabelle di marcia segnate dalla stessa Sdm, allungheranno inevitabilmente i tempi di costruzione dell’opera, considerato che il rifornimento idrico per la montagna d’acqua necessaria alle opere (soprattutto quelle legate allo scavo delle numerose gallerie che dovranno collegare strade e ferrovia al ponte) deve essere disponibile prima ancora dell’inizio dei lavori.

E così, dopo i proclami del ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini sulla imminente fase di cantierizzazione per le opere connesse al ponte (e l’accelerazione della Stretto di Messina sugli espropri, che tanta paura ha accesso tra i cittadini di entrambe le sponde dello Stretto) le nuove argomentazioni presentate dalla società guidata da Pietro Ciucci mettono in chiaro che le opere che devono essere pronte prima dell’inizio del cantiere vero e proprio richiederanno tempo prima di essere realizzate.

Due i problemi maggiori messi in luce dalla Commissione del Mase, che in una delle numerose criticità segnalate rispetto al progetto del ponte chiedeva alla Stretto di Messina di «aggiornare e dettagliare i quantitativi di risorsa idrica necessari per le attività previste nelle attività di cantiere per la realizzazione di tutti gli interventi progettuali, individuando in dettaglio le fonti di approvvigionamento utilizzabili»: da una parte il rifornimento per il maxi campo base di Santa Trada (che sarà più che raddoppiato rispetto al vecchio campo base utilizzato per i lavori di ammodernamento dell’autostrada) e quello, molto più impegnativo, per rifornire di acqua i macchinari che saranno utilizzati per la costruzione dei piloni e per la realizzazione di chilometri e chilometri di nuove gallerie. Soluzioni che, burocrazia permettendo, potrebbero allungare i tempi di almeno un anno e mezzo.

Scartata l’idea di rifornire di acqua potabile il campo base con l’acqua depurata proveniente dalla piccola centrale idroelettrica sul torrente Favazzina, la Stretto di Messina ha puntato tutto sulla costruzione di un nuovo pozzo da affiancare ai dieci già esistenti che riforniscono la cittadina tirrenica: «In particolare – si legge nella relazione presentata al ministero – lo studio è stato mirato a valutare la possibilità di realizzazione di un nuovo pozzo nell’area di campo pozzi Catona, ipotizzando di emungere 10 litri di acqua al secondo in aggiunta al prelievo attuale». Una soluzione che “dimentica” gli antichi problemi del territorio nel reperimento di acqua, limitandosi ad aggiungere nuove bocche da “sfamare” (nel campo base sono previsti più di 500 operai in pianta stabile) alla già satura rete idrica cittadina e che, da solo, necessiterà di mesi di lavori prima di essere operativo: almeno 9 quelli messi in preventivo «fermo restando la redazione del progetto esecutivo degli interventi». Mesi che serviranno ad ottenere tutte le necessarie autorizzazioni e per l’esecuzione dei lavori stessi.

Più complicato (e con tempi molto più lunghi) l’intervento che la Società di Ciucci intende realizzare per rifornire il maxi cantiere di Cannitello (dove sorgeranno i piloni alti 400 metri) e di Piale, dove andranno posati i cavi di ancoraggio dell’intera struttura. In questo caso non sarà utilizzata acqua potabile ma si dovrebbe intervenire sulle acque reflue del depuratore di Cannitello: «Relativamente al cantiere industriale – scrivono i tecnici della Sdm – la soluzione progettuale proposta prevede la realizzazione di un sistema di trattamento e affinamento per riuso, per le acque trattate dal depuratore di Cannitello». Ed è qui che le cose si complicano. L’impianto per il riuso di acque reflue previsto infatti deve essere costruito ex novo e collegato all’attuale impianto esistente che in soldoni significa: tre mesi di indagini per la progettazione, 4 mesi per vedere il progetto esecutivo e altri 3 per espropri e concessioni demaniali a cui si devono aggiungere i tempi tecnici per l’espletamento della Vinca e altri 12 per l’esecuzione dei lavori. Con tanti saluti ai proclami di Salvini sulla prima pietra da posare entro l’anno. (vi)

[Courtesy LaCnews24]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Sul Ponte tante affermazioni senza conoscere il progetto

di GIACOMO SACCOMANNOInterventi senza senso con il solo scopo di tentare di essere protagonisti per un giorno nel sistema dei media! Oramai si legge di tutto e, spesso, notizie inesistenti o ancor più del tutto false. Dal cantante al politico che cercano spazio in settori che non gli appartengono e che non hanno la dignità, prima di parlare, di informarsi correttamente.

È un rincorrersi di “baggianate” che hanno portato la Calabria ad essere una delle ultime regioni d’Italia per mancanza di adeguati impianti. Come può crescere una regione se non ha corrispondenti infrastrutture? Ripetutamente si afferma che, invece, del Ponte sullo Stretto si dovrebbe pensare alle strade, alle ferrovie, alle scuole, ecc. A parte che la spesa del ponte ammonta a circa 8 miliardi e, quindi, poco si potrebbe fare con tale importo, non può non evidenziarsi che in oltre 50 anni, da quando si parla di ponte, non è stato fatto nulla e la Calabria, come la Sicilia, sono rimaste tali e quali ed anzi forse peggiorate. Quindi, appare una evidente “baggianata” dire che, invece, del ponte si dovrebbero fare le infrastrutture. Se queste non sono state realizzate nei decenni passati si vorrebbe comprendere come si potrebbero eseguire oggi e con quali modalità! Ecco, quindi, una grande ed immensa fake news!

A tali assertori di notizie non vere vorrei sono indicare qualche esempio di come un progetto complessivo di infrastrutture non può essere spezzettato, ma deve inserirsi in un percorso sistematico e sostenibile. Cosa si vuol dire? Il ponte sarà un attrattore delle necessarie infrastrutture che sono fondamentali per la crescita della Calabria, della Sicilia e del Sud in generale.

Esempi: 1. Parere positivo per l’alta velocità ferroviaria della Commissione Via del Mase per la realizzazione dell’intervento Rfi su due lotti del progetto, per circa 100 chilometri di opere ed 8 miliardi di euro, che attraverseranno la Campania e la Basilicata per sfociare in Calabria e sino a Praia a Mare, lavori da concludersi entro il 2026; 2. progettazione degli altri lotti sino a Reggio Calabria, i cui lavori dovrebbero concludersi entro il 2030-2032, nello stesso anno indicato dal Governo come data per l’inaugurazione del Ponte sullo Stretto; 3. rafforzamento dei collegamenti ferroviari verso la Sicilia, Potenza, Cosenza e il porto di Gioia Tauro, con la previsione di un hub strategico per il trasporto merci.

Questo solo un piccolo esempio di cosa accadrà con la realizzazione del ponte, senza poi aggiungere l’inizio dei lavori su tratti della SS 106, con progettazione per quelli mancanti, elettrificazione della linea Jonica, completamento delle trasversali, adeguamento autostrada nel tratto di Rogliano, opere complementari per ingresso ponte ed aree limitrofe. Solo alcune indicazioni di un progetto di sviluppo reale della Calabria e della Sicilia ove sono previsti interventi per oltre 50 miliardi.

Ai delatori e impreparati si può solo dire, con serenità, che i protagonisti di questa rivoluzione strutturale sono pronti ad un confronto reale in modo tale che l’informazione sia corretta e non si continui, per posizioni prese e partitiche di chi non è riuscito in oltre 50 anni a fare nulla, a veicolare una informazione deviata. A costoro la scelta del luogo, del giorno e delle modalità per un confronto costruttivo e oggettivo nell’interesse della nostra terra e della crescita di questa, con la creazione di migliaia di posti di lavoro, che hanno obbligato, finora, le risorse migliori a lasciare il Sud. (gs)

[Giacomo Saccomanno è componente del Cda Stretto di Messina]

Musolino (PD): L’impalcato del Ponte sullo Stretto rischia di essere troppo basso

Enzo Musolino, segretario cittadino del Partito Democratico, ha rilevato come «il problema del Ponte come “Muro” sullo Stretto non riguarda solo il “gigantismo navale” , le navi in costruzione con altezza pari o superiore agli 80  metri, ma riguarda le navi attualmente in navigazione, il presente del Porto di Gioia Tauro e non solo».

«Se, infatti, il Ministero dei Trasporti – rispondendo a un “accesso civico” del PD di Villa – ha nei mesi scorsi – ha spiegato il dem – indicato il numero di navi con altezza superiore al franco navigabile del Ponte (65 metri) che passano oggi, in più tratte, sullo Stretto (15 commerciali e 5 da crociera), il Circolo Democratico di Villa ha inteso approfondire la questione, chiedendo alla _Società MSC (società che, attraverso la controllata Til, dirige Medcenter, il Terminalista del Porto di Gioia)_ alcune precisazioni di carattere generale».
«Va precisato, infatti, che MSC non intende entrare nel dibattito “Ponte si, Ponte no”, posto che ha già espresso le sue valutazioni al Ministero competente», ha aggiunto, spiegando come «i dati generali comunicati, però, sono importanti e integrano puntualmente il dibattito pubblico sul tema.  Dibattito pubblico, va ricordato, che la “leggina” di accelerazione  sul Ponte voluta da Salvini ha espressamente escluso, auspicando nei territori un vero e proprio oblio informativo, l’anestetizzazione di ogni critica.
«Ecco, quindi, i dati MSC – ha illustrato –: le navi operative della Compagnia – al momento le più alte del Mondo – potranno passare sotto al Ponte solo se l’altezza minima dal livello del mare sarà di almeno 65 metri, cui andrà aggiunto un ulteriore margine per compensare l’oscillazione verticale del Ponte e l’eventuale moto ondoso».
«Ecco, di seguito, le nostre valutazioni – ha proseguito – frutto dei dati ufficiali del Ministero dei Trasporti, di quelli desumibili dal progetto in aggiornamento e della presa di posizione di Federlogistica: Il “franco navigabile” del Ponte, in condizioni di massimo carico (con l’attraversamento ordinario, quindi, di mezzi pesanti e treni) e’ di soli 65 metri. Per evitare, quindi, che il transito delle navi Portacontainer in rotta dall’Oceano Indiano verso Gioia Tauro – ma anche di tutte quelle che salpano dagli altri porti italiani – subiscano stop e disagi senza precedenti derivanti dalla circumnavigazione della Sicilia – comportante un aggravio dei costi e dei tempi di navigazione – dovrebbe essere previsto un innalzamento dell’impalcato di almeno 15 metri, con la riscrittura totale del progetto in essere, prevedendo una nuova gara di appalto per la progettazione, sottoponendo tutto l’iter, quindi, ad un ripensamento generale circa la fattibilità tecnica e la tenuta economica.
Tutto da rifare, quindi».
«È questo il guaio – ha detto ancora – in cui Salvini, la Lega Nord, il Governo Meloni, stanno mettendo Villa, Messina, Reggio, Gioia Tauro, tutta la Calabria e la Sicilia. Questi temi, questi dati, sono entrati nell’inutile Conferenza di Servizi “non decisoria” (è stato infatti già da tempo tutto deciso da Salvini e dalla Lega Nord) cui partecipano, senza possibilità di incidere, i Comuni coinvolti?
«Su quali dati si pronuncerà il Cipess? Su quale “altare ideologico” – ha concluso – stiamo per sacrificare le vite, i beni, le famiglie vittime degli espropri di massa che devasteranno Villa SG e Torre Faro?». (rrc)

A Nicotera successo per l’evento “Ponte si Ponte no” del Rotary

Si è fatta informazione sul Ponte dello Stretto, nel corso del dibattito svoltosi nei giorni scorsi a Nicotera sull’opera, dal titolo Ponte si o ponte no: Quali prospettive per i territori? organizzato dai Rotary Club di Nicotera Medma, Gioia Tauro e Polistena, e dalle Associazioni “Difesa Diritti del Territorio”, Lions Club Nicotera, Accademia Internazionale della “Dieta Mediterranea”, e dalla Pro Loco Nicotera.

Il dibattito, moderato dal giornalista Pino Brosio, è stato aperto con i saluti istituzionali dei presidenti delle associazioni interessate e, in particolare, dei presidenti dei Club Rotary Nicotera Medma, Carlo Capria, Gioia Tauro, Vincenzo Barca, Polistena, Giuseppe Gatto, del Lions Club di Nicotera, Antonio Montuoro, del DDT, Giuseppe Calopresti.

Molto interessanti e precisi gli interventi dei relatori che hanno precisato, con chiarezza, alcuni punti chiari dell’importante infrastruttura.

Antonio Montuoro, già incaricato nel 2001 per la collaborazione sul Ponte di Messina su mandato del Copit – Comitato parlamentare per l’Innovazione Tecnologica, con l’ausilio di slide ha evidenziato le fake news che girano ad arte contro la realizzazione del ponte, quali: l’altezza che impedirebbe il passaggio di alcune navi, le prove sull’impatto del vento e il rischio terremoti, spiegando invece che l’altezza è conforme, che le prove del vento sono state effettuate con prove fino a 300Km orari e, per i terremoti, la struttura a cassoni e sospensione su tralicci porta al rischio zero.

Il progetto del ponte è ormai diventato a livello internazionale un impalcato denominato “Messina Type” che viene già utilizzato ad esempio in Corea del Sud per il ponte Yi SunSin realizzato e sospeso a campata unica, proprio come quello di Messina. Ha concluso Montuoro, tra l’altro, dimostrando come la realizzazione del Ponte verrebbe a far risparmiare oltre 6,5 miliardi di euro l’anno che la Sicilia sopporta per la sua posizione di insularità, aggiungendo, ancora, di come vi sarebbe un forte aumento del PIL sia per questa che per la Calabria, oltre che per l’intera Nazione.

Francesco Condoluci, importante scrittore e giornalista che vive sul Lago di Come e lavora tra Milano e Roma, ed è stato il capo ufficio stampa della Presidenza del Senato ed attualmente è consigliere per la comunicazione del Ministro delle Riforme Istituzionali Elisabetta Casellari, ha sottolineato di essere stato contrario al ponte allorquando lavorava presso il Quotidiano della Calabria e riteneva tale opera un problema localistico.

Nel momento in cui, invece, ha potuto comprendere, con una corretta informazione, che si trattava di un qualcosa di straordinario che riguardava l’intera Nazione, ha cambiato posizione e ha evidenziato sia le ragioni per le quali appare incomprensibile il NO e sia quelle per le quali l’opera appare di grande importanza, snocciolandone le motivazioni ed evidenziando che, anche senza il ponte, le strade e tutte le altre opere indicate dai contestatori non sono state mai realizzate.

Antonio Orfanò, Dirigente Csm Italia Gate, ha segnalato di come l’opera possa ritenersi un valore aggiunto anche per il Porto di Gioia Tauro e di come sia rilevante per la crescita del territorio e della occupazione. Per confermare ciò, ha portato come esempio la stessa struttura del porto che, pur lavorando solo sui container, ha oltre 1350 dipendenti diretti e oltre 5.000 di  indotto.

Infine, Giacomo Francesco Saccomanno, autore del libro La Questione Meridionale” e consigliere della Società dello Stretto S.p.a., si è soffermato sulle opere programmate, previste e cantierate che il ponte ha attratto. Nel senso, che senza questa opera straordinaria, e che tutto il mondo ci invidierà, è sostenibile solo se ci sarà l’alta velocità che dovrà raggiungere tutta la Sicilia, tutte le infrastrutture previste da Rfi e Anas, che la Calabria e la Sicilia attendono da oltre 50 anni e che non sono state mai realizzate.

Ha evidenziato quanto sia importante il ponte che consentirà di rendere fruibile l’insieme delle opere previste (autostrade, rete ferroviarie, SS 106, trasversali, opere poste agli imbocchi delle due regioni, ecc.) e che trasformerà l’intero territorio. Lavori in parte iniziati, in parte da appaltare, in parte da progettare. Il paradosso rilevato è proprio la SS 106: per oltre 50 anni si è parlato di questa fondamentale opera viaria, ma si è riscontrato che mancano i progetti per una gran parte dei tratti interessati! Chiacchiere che appartengono alla vecchia politica e che non devono condizionare l’importanza del progetto di crescita delle due regioni che prevede una disponibilità, nel tempo, di decine di miliardi di euro. In sostanza, il ponte non deve essere un campo di scontro politico e partitico, ma deve essere valutato nella sua effettiva consistenza ed i calabresi ed i siciliani devono essere i protagonisti ed i gestori di questa grande e storica opportunità.

Dopo l’interlocuzione con il numeroso pubblico in sala e con diverse domande a chiarimento, le conclusioni al Past Governatore Franco Petrolo, che ha ringraziato per la corretta informazione che ha consentito anche a Lui di comprendere quanto sia fondamentale ed essenziale l’opera e che ha rimarcato di come non si possa fare a meno di un’opera, certamente, da ritenersi unica e straordinaria. (rvv)