L’Ugl Calabria si schiera a difesa del porto di Gioia Tauro: Porteremo a Roma la direttiva

O si cambia per il Porto di Gioia Tauro o porteremo a Roma il dramma di una regione. È quanto hanno annunciato il segretario Generale Ugl Calabria, Ornella Cuzzupi, ed il segretario Responsabile Territoriale e Nazionale per i porti Francesco Cozzucoli, assicurando che porteranno in Parlamento «lavoratori, imprenditori, donne e giovani calabresi per protestare contro questa vergognosa direttiva europea (ETS 959/2023) che, una volta attuata, inginocchierebbe il porto di Gioia Tauro con tutte le drammatiche ricadute che ne scaturiscono».

L’Ugl ha rimarcato, con forza, i danni sociali ed economici derivanti dall’applicazione, evidenziando inoltre come non si comprenda l’atteggiamento dei parlamentari europei appartenenti alle forze politiche italiane che condividendo simili atti provocano effetti devastanti per la nostra gente e la nostra nazione

«Abbiamo già fatto presente al ministro dei Trasporti e al Presidente del Consiglio la situazione,  evidenziando l’assoluta necessità di reimpostare i criteri dell’applicazione di una direttiva europea che pone seri problemi senza, tra l’altro, raggiungere gli obiettivi previsti. Si, perché condividere una tale indicazione – continuano i dirigenti sindacali – senza valutarne le effettive ricadute in termini occupazionali e sociali e senza rendersi conto che nella pratica serve a ben poco (considerati la vicinanza di scali non soggetti a normative europee che di fatto “ruberebbero” utenza) non solo è stupido, ma sintomo di una pericolosa disattenzione politica che non può non essere valutata dalla gente!».

Il porto di Gioia Tauro dopo un decennio di crisi, grazie a decennali battaglie sindacali, ha riconquistato il suo ruolo leader del settore nel Mediterraneo e l’Ugl non intende far perdere tutto quanto conquistato a fatica.

«Per evitare una tragedia occupazionale e sociale, la nostra Organizzazione – hanno concluso Cuzzupi e Cozzuzoli – è pronta a portare la protesta in Parlamento affinché tutti si rendano conto che la Calabria non può essere una terra da sacrificare sull’altare degli interessi politici!». (rcz)

Martedì il Flash mob in difesa del Porto di Gioia Tauro

Il Porto di Gioia Tauro non si ferma, anzi. Richiama da tutta la Calabria Enti, sindacati e Associazioni pronti a urlare, insieme ai lavoratori, la propria contrarietà contro la direttiva Ue che rischia di far chiudere il porto.

E lo faranno, tutti, domani, martedì 17 ottobre, con un flashmob. 

Sarà presente il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, tra i primi a denunciare gli effetti devastanti della direttiva sui porti e, in particolare, su Gioia Tauro, definendola una «ecofollia». Anche il Consiglio regionale ha risposto presente all’appello dell’Autorità Portuale, col presidente Filippo Mancuso e i Capogruppo. Lo stesso Mancuso, inoltre, nei giorni scorsi ha annunciato che avrebbero approvato una mozione a tutela dello scalo.

Lo stesso commissario della Lega, Giacomo Saccomanno, ha più volte chiesto che «ognuno faccia il possibile per raggiungere una soluzione sostenibile», così come lo stesso Giuseppe Gelardi, sempre della Lega, aveva denunciato la situazione  chiedendo un intervento urgente al Governo contro la direttiva.

La Cgil Calabria, che sarà presente alla manifestazione  con tutte le Camere del Lavoro e le categorie, ha definito la direttiva «una spada di Damocle sul primo scalo di transhipment d’Italia e uno dei principali punti di riferimento del transhipment mondiale che si ritroverebbe ad essere abbandonato verso porti con minori tasse».

«Gli effetti derivanti dalle norme in questione in termini di incremento dei costi rischiano di avere, infatti, come conseguenza lo spostamento dei traffici verso aree extra europee creando di fatto una distorsione della concorrenza e ricadute devastanti in termini economici e occupazionali», conclude la nota. 

Presenti, anche, il sindaco di Taurianova, Roy Basi, il sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, che ha ricordato come «il porto è un pilastro economico fondamentale per la nostra Regione e il nostro Paese nel suo complesso. La sua importanza nel commercio internazionale è innegabile e la chiusura avrebbe un impatto devastante sulla nostra economia locale, causando la perdita di posti di lavoro e mettendo in pericolo la prosperità della Calabria».

Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, ha espresso la sua preoccupazione per il futuro del Porto di Gioia Tauro e quindi per tutto il sistema economico calabrese», in quanto la direttiva «rischia concretamente di scrivere l’ultimo e più triste capitolo della storia di un’infrastruttura logistica il cui apporto funzionale è strategico non solo per la Calabria, ma per tutto il Paese».

«Il Porto di Gioia Tauro – ha aggiunto Ferrara – conta milleseicento addetti, che diventano più di quattromila se si guarda all’indotto complessivo. Nella terra in cui la disoccupazione è già ai vertici nazionali e il reddito pro capite è tra i più bassi in Italia, parliamo di una potenziale ricaduta negativa enorme e gravissima sulle sorti della regione».

Solidarietà e adesione al flashmob, infine, è arrivato da Mario Mega, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto. 

Un appello ad agire per salvaguardare il Porto di Gioia Tauro è arrivato dai parlamentari Orrico, Scutellà e Iaria del M5S, che nei giorni scorsi hanno presentato un emendamento sulla «la legge di delegazione europea per chiedere al governo Meloni una deroga alla tassazione sul porto di Gioia Tauro». (rrc)

Unindustria Calabria: Direttiva Ets mette a rischio sistema economico e sociale della regione

Il Comitato di presidenza degli Industriali ha evidenziato le criticità per la Calabria a seguito della direttiva europea Ets che avrà effetti nefasti sullo scalo.

Per gli industriali, infatti, che si sono riuniti nei giorni scorsi per confrontarsi sulle prospettive a tinte fosche che si stagliano sul futuro del Porto di Gioia Tauro, hanno denunciato come è «a rischio l’intero sistema economico e sociale regionale» con la direttiva Ets.

All’incontro, convocato dal presidente Aldo Ferrara, hanno partecipato Natale Mazzuca, past president Unndustria Calabria e componente del Consiglio Generale di Confindustria; Giovan Battista Perciaccante, presidente Confindustria Cosenza e Ance Calabria; Domenico Vecchio, presidente Confindustria Reggio Calabria; Rocco Colacchio, presidente di Confindustria Vibo Valentia; Mario Spanò, presidente Confindustria Crotone; Daniele Diano, presidente Comitato Piccola Industria Unindustria Calabria; Umberto Barreca, presidente Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Calabria;  i direttori Dario Lamanna, Unindustria Calabria e Confindustria Catanzaro;  Luigi Leone, Ance Calabria; Rosario Branda, Confindustria Cosenza; Anselmo Pungitore, Confindustria Vibo Valentia; Daniela Ruperti, Confindustria Crotone; Francesca Cozzupoli, Confindustria Reggio Calabria.

«C’è forte preoccupazione per il futuro del Porto di Gioia Tauro e quindi per tutto il sistema economico Calabrese – ha detto al termine della riunione il presidente Ferrara –. La Direttiva comunitaria n. 2023/959 ETS rischia concretamente di scrivere l’ultimo e più triste capitolo della storia di un’infrastruttura logistica il cui apporto funzionale è strategico non solo per la Calabria, ma per tutto il Paese».

«È bene chiarire che i temi della sostenibilità ambientale – ha aggiunto – ancorché importantissimi per Confindustria e strettamente connessi alla strategia dello sviluppo per la Calabria, non debbano essere utilizzati in maniera strumentale e ideologica per condannare al declino lo scalo portuale di Gioia Tauro».

Che il porto sia una piattaforma strategicamente determinante per la Calabria è un concetto contenuto tutto in due dati: stando a quanto diffuso dall’Autorità portuale, lo scalo determina quasi il 50% del Pil privato calabrese e rappresenta la più grande piattaforma logistica dell’Italia e dell’Europa meridionale, uno dei più grandi hub portuali del Mediterraneo. Ma soprattutto è scenario di ingenti investimenti da parte di uno dei più importanti player internazionali del transhipment: il depotenziamento del porto causerebbe inevitabilmente lo spostamento degli investimenti privati su altri porti impoverendo Gioia Tauro e la Calabria. Inoltre, accanto alle questioni prettamente economiche e produttive, Unindustria sottolinea anche il forte rischio sociale potenzialmente derivante dagli effetti della direttiva europea: «Il Porto di Gioia Tauro – ha aggiunto Ferrara – conta milleseicento addetti, che diventano più di quattromila se si guarda all’indotto complessivo. Nella terra in cui la disoccupazione è già ai vertici nazionali e il reddito pro capite è tra i più bassi in Italia, parliamo di una potenziale ricaduta negativa enorme e gravissima sulle sorti della regione». 

Alle sorti di Gioia Tauro si legano strettamente quelle della Zona Economica Speciale, uno dei temi più seguiti da Unindustria Calabria: «Siamo fortemente convinti dell’alto valore aggiunto che la Zes può rappresentare per la Calabria – ha spiegato il presidente –. Ma tutte le facilitazioni e i vantaggi che finora hanno consentito agli insediamenti produttivi che hanno creduto nella Zes calabrese di svilupparsi rapidamente scompariranno, rendendo così la nostra regione sempre meno capace di attrarre investimenti nazionali e internazionali. Senza considerare, poi, quanto sia importante il Porto per l’export calabrese viste le difficoltà logistiche per le imprese locali nell’arrivare sui mercati internazionali: si rischia di perdere anche questa possibilità». 

Alla luce della crisi energetica scaturita dal conflitto in Ucraina, in queste ultime ore aggravata dal riaccendersi del conflitto israelo-palestinese, c’è anche un ulteriore fattore che è fonte di preoccupazione per Unindustria Calabria ed è riferito al futuro della regione e del Paese: «L’area del Porto di Gioia Tauro è individuata quale sito ottimale per il rigassificatore, un’ulteriore infrastruttura capace di rendere la Calabria centrale nella strategia energetica nazionale. Inoltre, ad esso sarebbe connessa la piastra del freddo, altro asset determinante per la logistica di tutto il Mezzogiorno. Fermare lo sviluppo del Porto e dei progetti ad esso connessi, significa troncare di netto il futuro della Calabria, del Mezzogiorno, dell’Italia intera», ha concluso Ferrara.

Unindustria Calabria annuncia, infine, che il prossimo 17 ottobre sarà presente alla manifestazione a sostegno del Porto di Gioia Tauro. (rcz)






A Gioia Tauro e San Ferdinando un consiglio comunale aperto a difesa del Porto di Gioia

È convocato per domani, 12 ottobre, il Consigli comunale aperto congiunto del Comune di Gioia Tauro e San Ferdinando a difesa del Porto di Gioia Tauro.

All’ordine del giorno un unico punto: Manifestazione del 17 ottobre: “Il porto di Gioia Tauro non si ferma!”.

Tra le adesioni, già confermata la presenza del Vescovo di  Oppido-Palmi Mons. Francesco Milito mentre ampia partecipazione si attende da parte delle istituzioni, dalle forze politiche locali, dai corpi sociali e dalla cittadinanza.

Il Consiglio Comunale che vede la partecipazione in seduta comune due amministrazioni locali, si colloca tra le iniziative già assunte a difesa del Porto di Gioia Tauro, il cui futuro è messo in pericolo dalla direttiva UE 959-2023 ETS che penalizzerebbe oltremisura lo scalo rispetto ai più vicini competitor extra-europei. 

La serie di azioni culminerà con il grande meeting previsto per il 17 ottobre alle 13 di fronte al gate di ingresso portuale organizzato dall’Autorità Portuale di Gioia Tauro insieme con i comuni di San Ferdinando e Gioia Tauro, l’assemblea Città degli Ulivi e le rappresentanze dei lavoratori.

La manifestazione del 17 ottobre sarà animata dalla partecipazione popolare ma anche dalla presenza autorevole di numerose cariche istituzionali tra cui diversi parlamentari e il governatore della Calabria. 

La mozione che sarà votata congiuntamente dai consigli comunali di San Ferdinando e Gioia Tauro rileva ed evidenzia le criticità e i grandi rischi che la direttive UE introduce nel sistema portuale nazionale.

I consigli comunali deliberano di impegnare la presidente del Consiglio dei ministri, il Governo nazionale, il presidente della Giunta regionale, il presidente del Consiglio regionale, il sindaco e la Giunta della Metrocity RC «affinché, nell’ambito delle specifiche prerogative e competenze, si adoperino, in sede Nazionale ed in sede Europea, per ottenere una moratoria sull’applicazione di detta normativa, sin da subito escludendo dalla definizione “porto di scalo” anche i porti di trasbordo europei».

I consigli comunali, inoltre, hanno deliberato di «affidare alla politica nazionale ed europea l’opportunità di favorire l’adozione di una legislazione in materia di cambiamenti climatici che venga sottoscritta anche dalle Nazioni che si affaccino sul Mare Mediterraneo e, in particolare, le Nazioni del Nord Africa, così da evitare il verificarsi di una concorrenza sleale tra gli scali internazionali che penalizzerebbe il grande porto di Gioia Tauro, importante infrastruttura portuale per il “Sistema Paese” e per la “logistica delle merci”». (rrc)

L’Orsa e l’Usb partecipano al flash mob per salvare il Porto di Gioia Tauro

Orsa e Usb parteciperanno al flash mob del 17 ottobre per salvare il Porto di Gioia Tauro. Le due organizzazioni sindacali lo comunicano in una nota congiunta.

«Salvare il Porto di Gioia Tauro è una parola d’ordine a cui nessuna sigla sindacale, nessuna organizzazione sociale, può dirsi contraria. Per questo motivo saremo in piazza anche noi davanti ai cancelli del porto gioiese il 17 ottobre prossimo, condividendo le preoccupazioni per il futuro di questa infrastruttura vitale per i lavoratori che in essa operano e per tutta la Calabria – è scritto nel comunicato – Lo facciamo però con la consapevolezza che la discussione attorno all’ets, lo strumento che si è dato l’Unione Europea per ridurre l’emissione di gas climalteranti, sta svelando tutte le ipocrisie e le miopie che stanno dietro alle politiche globali di contrasto all’inquinamento da una parte e a quelle per lo sviluppo del porto di Gioia Tauro dall’altra.
Il trasporto marittimo è oggi il metodo più economico per spostare materie prime e merci, ma ha un alto impatto in termini ambientali. Si stima ad esempio che solamente le grandi navi turistiche in Europa inquinino circa 4,5 volte più di tutte le automobili circolanti nel continente».

Continua la nota: «È evidente come siamo in presenza quindi di problematiche che necessitano di soluzioni urgenti da assumere a livello globale, senza consentire forme di concorrenza sleale tra porti. Il rischio infatti è di veder garantire lauti guadagni a chi più inquina, e penalizzare chi si adegua alle nuove politiche tese alla imprescindibile salvaguardia dell’ambiente. Detto ciò, condividendo quindi le ragioni di fondo, è altrettanto chiaro che queste soluzioni non possono essere ottenute senza concedere tempistiche sostenibili per permettere agli armatori di adeguare le proprie flotte. Uno sforzo non insormontabile per le grandi compagnie di navigazione, che potrebbero anche evitare di “lamentarsi” dell’aumento dei costi (come, ad esempio, quelli legati alle concessioni portuali) o della tassazione visti i loro profitti miliardari. La circostanza che vede in Italia proprio il porto di Gioia Tauro subire le maggiori conseguenze dall’ets, tanto da rischiare la chiusura, è anche conseguenza del laissez-faire che ha caratterizzato da sempre la conduzione dello scalo calabrese, consentendone la gestione monopolistica, non favorendo la diversificazione delle attività e puntando solamente sul transhipment».

«Così il 17 ottobre – concludono Orsa e Usb – saremo tutti in piazza uniti dallo slogan “salvare il Porto di Gioia Tauro”, puntando il dito verso l’Unione Europea, sperando però che nessuno guardi verso il retroporto il cui mancato sviluppo è tutta farina del sacco della politica nostrana». (rrc)

Saccomanno (Lega): Partito acconto ai lavoratori del Porto di Gioia Tauro

Il commissario della Lega, Giacomo Saccomanno, ha ribadito come la Lega è «accanto ai lavoratori e aziende del Porto di Gioia Tauro».

«Il pericolo che il porto di Gioia Tauro – ha detto – possa essere fortemente danneggiato dalla direttiva europea che impone una pesante tassazione ai fini della tutela ambientale obbliga tutti a partecipare alla manifestazione di Gioia Tauro a difesa della importante e fondamentale infrastruttura. Sin dalla approvazione della suddetta normativa la Lega ha sostenuto le ragioni italiane di tutela dei porti e si è posta in contrasto con le suddette indicazioni, al contrario di PD e 5Stelle che hanno, invece, votato a favore della stessa».

«I 21 europarlamentari del Carroccio – ha proseguito – hanno manifestato il proprio dissenso ed hanno bocciato la proposta che, però, è passata grazie ai voti del PD e dei 5Stelle. Oggi, tutti al capezzale del porto di Gioia Tauro per cercare di trovare una difficile soluzione. Ma, “piangere sul latte versato” appare ipocrito e non risolve i gravi errori di una sinistra che non ha mai tutelato gli interessi della propria nazione».

«La Lega sarà, quindi – ha concluso – a Gioia Tauro per proseguire il percorso di difesa dei diritti dei tantissimi lavoratori che rischiano di perdere il posto, delle aziende che hanno creduto nello sviluppo della struttura, negli italiani che credono nella propria nazione e che si impegnano a contribuire alla crescita e valorizzazione del sud, pur non condividendo una gestione poco attenta dell’A.P». (rcz)

Il sindaco di Cinquefrondi Conia: Porto di Gioia pilastro economico per la nostra regione

«Il porto è un pilastro economico fondamentale per la nostra Regione e il nostro Paese nel suo complesso. La sua importanza nel commercio internazionale è innegabile e la chiusura avrebbe un impatto devastante sulla nostra economia locale, causando la perdita di posti di lavoro e mettendo in pericolo la prosperità della Calabria». È quanto ha ribadito il sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, annunciando l’adesione alla manifestazione del 17 ottobre a Gioia Tauro.

Questo evento, di portata nazionale, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a protestare contro la possibile chiusura del Porto di Gioia Tauro.

«Il Comune di Cinquefrondi – viene ricordato – è da sempre vicino alle comunità locali, ai lavoratori, alle imprese e considera importante la difesa dell’intero comparto produttivo. Nel chiedere ad ogni Autorità competente, alle Istituzioni la difesa del porto del suo grande territorio, il Comune di Cinquefrondi è pronto con ogni forma di attiva partecipazione non solo a difendere, ma a trovare ogni possibile soluzione per garantire il lavoro, il rispetto di un territorio e l’importanza strategica che il porto ha sul panorama internazionale».

«Come sempre ci saremo per la difesa dei diritti che continuano a negare ad un popolo e al suo territorio – conclude la nota –. Il Comune di Cinquefrondi invita tutti i cittadini, le Associazioni, le aziende e le organizzazioni a unirsi a noi nella manifestazione affinché possiamo tutti insieme difendere il nostro porto, i nostri lavoratori e proteggere il futuro della nostra Regione». (rrc)

Il Partito del sud a fianco della lotta per salvare Gioia Tauro

di NATALE CUCCURESE e MASSIMO COGLIANDRO – Il Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti aderisce e sostiene il flash mob promosso per il 17 ottobre prossimo nel porto di Gioia Tauro, perchè ne condivide le rivendicazioni.

Con la nuova normativa europea Ets infatti i porti ad essere maggiormente penalizzati, guarda caso, saranno quelli italiani a partire da quello di Gioia Tauro ed in generale tutti quelli del Sud. D’altra parte pur di favorire esclusivamente la deragliante locomotiva delle regioni padane, i governi italiani, da sempre all’inseguimento di folli teoremi suprematisti leghisti e protoleghisti ad esclusivo vantaggio del Nord, continuano a non investire e a non dare idonei collegamenti ferroviari ed autostradali ai porti del Sud. Così hanno perso l’occasione di far crescere l’intero Paese ed ora i nodi vengono al pettine. Questa loro politica ha permesso alla marocchina Tangeri di diventare il primo porto merci del Mediterraneo, non investendo nei porti italiani al centro del Mediterraneo, come Augusta o Gioia Tauro.

Porti che non sono collegati con il resto dell’Europa, e quindi non riescono a crescere, visto che non è stata completata quell’alta velocità e l’alta capacità ferroviaria, che qualcuno impunemente ha fatto fermare a Salerno per risparmiare i quattrini necessari a collegare “quattro cialtroni meridionali”, non capendo che in questo modo castrava il Paese!

Ora la Ue, con le sue politiche da sempre a favore dei paesi del Nord Europa, sfrutta l’occasione fornita dai miopi politicanti antimeridionali italiani, al governo per dare il colpo definitivo a Gioia Tauro e al Sud, affossando così anche l’intera Italia. Non sia mai che si metta in discussione il primato del porto di Rotterdam! Il Partito del Sud auspica un ravvedimento operoso dell’Unione Europea nell’imminente riunione del 16 ottobre, della specifica Commissione Ambiente, che possa permettere il rilancio green del porto attraverso l’assunzione governativa di impegni concreti, perché l’infrastruttura è fondamentale per l’eventuale creazione della Zes ed è pilastro centrale dell’economia Calabrese.

Concetti comunque impossibili da spiegare ai leghisti e protoleghisti al governo e che ora dopo essere diventati proni complici del «ce lo chiede l’Europa», accusano su altri fronti la Ue di improbabili complotti. Penalizzare gravemente un porto in pieno rilancio come Gioia Tauro (produce il 40 % circa del PIL da aziende private della regione) significherebbe affossare la Calabria ed il Mezzogiorno ed indebolire il Paese intero, altro che Ponte sullo Stretto e altre amenità usate come arma di distrazione di massa nei confronti dei cittadini meridionali in attesa del colpo di grazia al Mezzogiorno con l’Autonomia Differenziata Regionale. (nc, mc)

(Natale Cuccurese è segretario nazionale del Partito del Sud-Meridionalisti progressisti; Massimo Cogliandro è componente della segreteria di Reggio Calabria del Partito del Sud-Meridionalisti progressisti)

Il presidente Mancuso: Consiglio regionale approverà mozione a tutela del Porto di Gioia Tauro

«Il Consiglio della Calabria approverà, in linea con gli appelli lanciati dal presidente Occhiuto, una mozione a tutela del porto di Gioia Tauro». È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, annunciando la sua partecipazione alla mobilitazione del 17 ottobre a Gioia Tauro.

«Ma adesso – ha evidenziato – è indispensabile che politica, istituzioni, forze sociali e imprenditoriali, concordino una tempestiva linea d’intervento sulla Commissione europea, affinché prevalgano le ragioni di uno dei più grandi hub portuali del Mediterraneo. Confidiamo molto sugli esiti della riunione dei ministri dell’Ambiente dell’Europa che si terrà il 16 ottobre».

«L’Europa che si appresta al voto tra qualche mese – ha detto ancora Mancuso – se vuole recuperare e irrobustire la fiducia dei cittadini nei suoi valori fondanti, non può presentarsi al loro cospetto con scelte ideologiche dissennate che colpiscono l’economia e le speranze di riscatto delle nostre comunità».

«Accanto ai portuali e a tutti coloro che avvertono sia il dovere di difendere la più rilevante piattaforma logistica dell’Italia e dell’Europa meridionale da cui dipende il destino di 4mila addetti – ha ricordato – che il diritto allo sviluppo del Sud e del Paese. L’ecofollia ‘Ets’ sulle emissioni inquinanti delle navi evidenzia la distanza abissale tra dichiarazioni d’intenti e i bisogni reali dei popoli e,  qualora non stoppata, minaccerebbe ogni prospettiva di sviluppo della Calabria, arrecando un danno enorme all’Italia». (rrc)

 

L’europarlamentare Grant (Lega): Pd ha votato Ets che colpisce Porto di Gioia Tauro

L’europarlamentare della Lega, Valentino Grant, ha denunciato come il Pd ha votato per la direttiva europea Ets che «potrebbe avere  avere conseguenze drammatiche sul Porto di Gioia Tauro in materia di competitività e posti di lavoro, senza peraltro portare risultati in fatto di tutela dell’ambiente, dal momento che molte compagnie andrebbero a operare in altri porti che non rispettano gli standard Ue».

«Cui prodest? Questo schiaffo ai porti e alle imprese italiane – ha aggiunto – ha purtroppo una firma, che è quella delle forze politiche che hanno votato l’Ets al Parlamento Europeo e l’inclusione del settore marittimo all’interno del sistema di scambio europeo di quote Co2. Su tutte, la sinistra e il Pd, che ancora una volta non hanno avuto alcuna esitazione a sostenere l’ennesimo provvedimento Ue che sacrifica sull’altare dell’ideologia green interi settori produttivi».

«È curioso che ora le stesse forze politiche – ha proseguito – alle prese con le proteste del territorio, stiano tentando equilibrismi dialettici per giustificare la propria posizione, come Pedicini che afferma che Ets aiuterà il porto, o di metterci una pezza come Picierno che chiede incontro al Commissario Ue. Un modo per evitare di trovarsi in questa situazione c’era: non votare Ets così com’era, sostenere gli emendamenti della Lega che avrebbero evitato questo impatto prevedibile».

«La Lega si è opposta, unica forza italiana a farlo – ha concluso – e ora solo grazie a noi e a un nostro emendamento si può trovare una soluzione: perché il Pd lo aveva rigettato? Impossibile prendere lezioni da chi ha votato a favore di Ets e ha costretto l’Italia a trovarsi in questa difficile e spiacevole situazione». (rrm)