Alle urne oggi e domani: il testo completo della legge sul taglio dei parlamentari

C’è tempo fino a domani alle 15 per votare. Per il quesito referendario sono chiamati alle urne 46.415.80 italiani residenti nel Paese (di cui22.371.296 uomini e 24.044.510 donne) e 4.537.308 italiani residenti all’estero. Questi ultimi hanno già votato e consegnato le schede.

A chi volesse documentarsi ulteriormente sul quesito referendario, proponiamo il dossier predisposto da Camera e Senato proprio sul testo di legge costituzionale e il referendum che dovrebbe approvarlo a respingerlo.

il-testo-di-legge-costituzionale-e-il-referendum

Per quanto riguarda il voto degli italiani all’estero (tra cui moltissimi calabresi), è utile rileggere l’art. 14 della legge n. 459 del 27 dicembre 2001 che ha stabilito le norme per l’esercizio di voto degli italiani residenti all’estero. Le norme riguardano le elezioni politiche, ma sono applicabili anche nel caso del referendum.

    1. Le operazioni di scrutinio, cui partecipano i rappresentanti di lista, avvengono contestualmente alle operazioni di scrutinio dei voti espressi nel territorio nazionale.

    2. Insieme al plico contenente le buste inviate dagli elettori, l’ufficio centrale per la circoscrizione Estero consegna al presidente del seggio copia autentica dell’elenco di cui al comma 1 dell’articolo 5, dei cittadini aventi diritto all’espressione del voto per corrispondenza nella ripartizione assegnata.

    3. Costituito il seggio elettorale, il presidente procede alle operazioni di apertura dei plichi e delle buste assegnati al seggio dall’ufficio centrale per la circoscrizione Estero e, successivamente, alle operazioni di scrutinio. A tale fine il presidente, coadiuvato dal vicepresidente e dal segretario:
a) accerta che il numero delle buste ricevute corrisponda al numero delle buste indicate nella lista compilata e consegnata insieme alle buste medesime dall’ufficio centrale per la circoscrizione Estero;
b) accerta contestualmente che le buste ricevute provengano soltanto da un’unica ripartizione elettorale estera;
c) procede successivamente all’apertura di ciascuna delle buste esterne compiendo per ciascuna di esse le seguenti operazioni:
1) accerta che la busta contenga il tagliando del certificato elettorale di un solo elettore e la seconda busta nella quale deve essere contenuta la scheda o, in caso di votazione contestuale per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, le schede con l’espressione del voto;
2) accerta che il tagliando incluso nella busta appartenga ad elettore incluso nell’elenco di cui al comma 2;
3) accerta che la busta contenente la scheda o le schede con l’espressione del voto sia chiusa, integra e non rechi alcun segno di riconoscimento e la inserisce nell’apposita urna sigillata;
4) annulla, senza procedere allo scrutinio del voto, le schede incluse in una busta che contiene più di un tagliando del certificato elettorale, o un tagliando di elettore che ha votato più di una volta, o di elettore non appartenente alla ripartizione elettorale assegnata, o infine contenute in una busta aperta, lacerata o che reca segni di riconoscimento; in ogni caso separa dal relativo tagliando di certificato elettorale la busta recante la scheda annullata in modo tale che non sia possibile procedere alla identificazione del voto;
d) completata l’apertura delle buste esterne e l’inserimento nell’urna sigillata di tutte le buste interne recanti la scheda con l’espressione del voto, procede alle operazioni di spoglio. A tale fine:
1) il vicepresidente del seggio estrae successivamente dall’urna ciascuna delle buste contenenti la scheda che reca l’espressione del voto; aperta la busta imprime il bollo della sezione sul retro di ciascuna scheda, nell’apposito spazio;
2) il presidente, ricevuta la scheda, appone la propria firma sul retro di ciascuna di esse ed enuncia ad alta voce la votazione per la quale tale voto è espresso e, in caso di votazione contestuale per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, enuncia la votazione per la quale il voto è espresso e consegna la scheda al segretario;
3) il segretario enuncia ad alta voce i voti espressi e prende nota dei voti di ciascuna lista e di ciascun candidato; pone quindi le schede scrutinate entro scatole separate per ciascuna votazione.

    4. Tutte le operazioni di cui al comma 3 sono compiute nell’ordine indicato; del compimento e del risultato di ciascuna di esse è fatta menzione nel verbale.

    5. Alle operazioni di scrutinio, spoglio e vidimazione delle schede si applicano le disposizioni recate dagli articoli 45, 67 e 68 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, in quanto non diversamente disposto dal presente articolo. (rrm)

Pasquale Amato: Campagna elettorale su referendum fuori tema

di PASQUALE AMATO — Oggi e domani si vota in tutta l’Italia per il Referendum sul Si o No alla riduzione di oltre 300 parlamentari. Si vota anche in sette Regioni per il rinnovo del Presidente e del Consiglio. Si vota infine per eleggere i Sindaci e i Consigli Comunali di oltre mille comuni. Tra essi ci sono diversi comuni calabresi, primi fra tutti Reggio (in cui la partita è doppia, in quanto il Sindaco di Reggio è anche Sindaco della Città Metropolitana) e Crotone.

Quindi non si vota per eleggere il Parlamento, da cui poi viene eletto il Governo del Paese. Eppure abbiamo assistito a un dibattito in cui ha prevalso ovunque un “fuori tema”: quanto inciderà sul Governo Nazionale il risultato del Referendum? Quanto sarà determinante per le sorti del Governo il numero di quelle regioni in cui prevarrà il Centro-Destra o il Centro-Sinistra? E ancora: Quanto peseranno sugli equilibri di ogni singola Regione i risultati nelle Elezioni amministrative dei Comuni di quella Regione?

Riconosciamolo una volta per tutte che questo modo di condurre la campagna elettorale non invoglia cittadine e cittadini ad andare a votare e alimenta l’astensionismo. Non è possibile che si viva nel clima teso di una perenne campagna elettorale, in cui si eludono costantemente i problemi concreti che la Comunità deve affrontare agitando temi e problemi che non riguardano quella specifica realtà. E spesso sollevando polveroni che nulla hanno a che fare con le problematiche legate al territorio di chi viene chiamato al voto.

Quando accadrà che in questo nostro Bel Paese si faccia un’elezione in un qualunque luogo senza che ci sia qualcuno che dichiari che dai suoi esiti dipenderà la sopravvivenza o meno del Governo Nazionale? Quando accadrà che nelle Elezioni Europee si trattino temi e problemi dell’Europa senza che ci sia qualcuno che sostenga che dai risultati di esse dipenderà il destino del Governo Nazionale? Quando accadrà che nelle Elezioni Regionali si affrontino i nodi fondamentali di quei territori e non si concentri l’attenzione su quante Regioni avranno risultati da cui dipenderà il destino del Governo? Quando accadrà che in un’Elezione per eleggere il Sindaco di un Comune si accentrerà l’attenzione su chi potrebbe essere il migliore Sindaco e il migliore programma per la Città e non si devierà verso argomenti di rilievo nazionale e internazionale o fughe in avanti come il Ponte sullo Stretto mentre nel presente si affossa l’Aeroporto dello Stretto?

Il 20-21 settembre tutti gli italiani devono pronunciarsi sul Referendum tra il Sì e il No alla limitazione del numero dei Parlamentari. Nella stessa data in alcune Regioni si dovrà decidere chi governerà in quelle Regioni. Si dovrebbero trattare i problemi e le soluzioni che riguardano ciascuno di quei singoli territori. Invece no. Si discute di coalizioni e su cosa succederà al Governo Nazionale. Non è così. Anche perché la coalizione che regge il Governo Nazionale non corrisponde alle singole e differenti situazioni regionali. Gli elettori di quelle Regioni non votano sul Governo nazionale.

Lo stesso ragionamento vale per le  Elezioni Comunali, per cui si vota a Reggio, Crotone e altri Comuni calabresi. In esse non si decide se fare o no il Ponte sullo Stretto o il tunnel, se deve cadere o meno il Governo. Si va alle urne per scegliere il Sindaco che saprà meglio difendere con la giusta determinazione gli interessi della città e i Consiglieri Comunali. Due scelte che potranno anche non coincidere, potendo usufruire del Voto disgiunto.

E per quanto riguarda specificamente Reggio, si deve scegliere il Sindaco che renderà Centro e periferie vivibili, il Sindaco che avrà la determinazione per promuovere senza tentennamenti le eccellenze mondiali del territorio, la memoria storica e le identità, il Sindaco che rilancerà l’Aeroporto dello Stretto e farà tornare al suo ruolo storico la città più antica, grande e bella delle Calabrie e le tante stupende perle della sua Città Metropolitana.

  • Storico e docente universitario

C’È IL REFERENDUM, SERVE IL NOSTRO VOTO
SI SCELGONO 72 SINDACI: REGGIO SFIDA A 3

di SANTO STRATI — Comunque vada l’esito del referendum, rimane la sensazione che l’informazione ai cittadini non sia stata proprio il massimo, lasciando molto spazio al populismo anticasta (sponsorizzato e gestito ovviamente dai grillini) piuttosto che alle ragioni del sì e del no.

Non è nostra abitudine schierarci, ma riteniamo opportuno spiegare perché – a nostro modesto avviso – sarebbe opportuno votare NO a una riforma monca e discutibile che non risolve i problemi della politica e della governabilità. Si è giocato tutto sulla rabbia anticasta del populismo più sfrenato, dando libero accesso a un processo di delegittimazione dei Parlamento e dei suoi rappresentanti che non è accettabile. Non si può – a fronte di pochi assenteisti e scarsamente degni “rappresentanti del popolo” più che eletti prescelti dalle segreterie di partito – gettare fango sul lavoro “onorevole” di chi siede in Parlamento e svolge con passione, dedizione e onestà il proprio mandato, in nome del popolo italiano.

Ebbene, la furia dell’ex comico e dei suoi sodali ha fatto sì che si scatenasse un’indegna gazzarra che è sfociata, poi, nel progetto di revisione costituzionale sul quale gli italiani oggi e domani sono chiamati ad esprimersi.

Prevarrà, probabilmente, il Sì non perché gli italiani credono in questa buffa riforma, ma perché così riterranno di punire la “casta”, quella stessa che incredibilmente ha votato la sua decimazione in Parlamento. E anche questo è un aspetto buffo del referendum che ci chiama domani alle urne: ci sono stati appena 14 voti contrari al progetto di legge sul taglio dei parlamentari e 553 voti favorevoli. E una parte di chi ha votato a favore si è fatta poi promotrice del referendum confermativo, quasi a sconfessare un gesto magari inconsulto, dettato più dalla pressione grillina che dall’effettiva validità della legge.

Risibile è il risparmio che ne deriverebbe: l’equivalente di un caffè per ciascun italiano all’anno. Per contro, sono numerosi gli aspetti preoccupanti che il taglio dei parlamentari, in assenza di una nuova legge elettorale, mostra: per fare un esempio che ci tocca da vicino la Calabria vedrà tagliata del 40 % la sua rappresentanza parlamentare e i nostri parlamentari eletti all’estero passeranno da 18 a 12. Ovvero c’è un problema di rappresentanza che colpisce le regioni più piccole e creerà evidenti disparità tra gli abitanti delle regioni più popolose (e più ricche) e quelle a minore densità abitativa.

Il testo originario varato dai padri costituenti, approvato il 27 dicembre 1947, recitava testualmente all’art. 56: «La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila» e l’art. 57, a proposito del Senato assegnava a ciascuna regione un senatore per 200.000 abitanti o per frazione superiore a 100.000. «Nessuna regione – si leggeva nel testo del 1947 – può avere un numero di senatori inferiori a sei. La Valle d’Aosta ha un solo senatore». Quindi la Carta costituzionale non fissava i numeri attuali, derivati invece dalla Legge costituzionale del 9 febbraio 1963 e dala successiva Legge costituzionale del 23 gennaio 2001 che riguarda il numero dei deputati e dei senatori in rappresentanza degli italiani all’estero. Quindi gli attuali 630 deputati e 315 senatori che il taglio lineare che il referendum dovrà sancire diventeranno rispettivamente 400 deputati e 200 senatori.

Il futuro Parlamento replicherà, con buona probabilità, la scarsa qualità “politica” (oltre a incapacità e competenza largamente dimostrate in questa legislatura) degli eletti, in quanto non scelti, ancora una volta, dagli elettori, da dalle segreterie dei partiti. Il Sì aprirà, anzi spalancherà, le porte a nuove immissioni di “prescelti” non per competenza e capacità, ma per, spesso, scellerate valutazioni di comodo imputabili esclusivamente ai capi dei singoli partiti.

L’esempio più calzante è ogni giorno sotto gli occhi di tutti gli italiani, a cominciare da ministri e sottosegretari per finire agli ultimi peones che votano non per convinzione personale ma su indicazione del partito, nonostante l’assenza di vincolo di mandato garantito dalla Costituzione (quello che permette ai parlamentari di trasferirisi a un gruppo parlamentare diverso da quello con il quale si è stati eletti). Questo significa che non si può dire sì a questa riforma della Costituzione che non solo offende l’intelligenza degli italiani, ma mortifica qualsiasi anelito di trasformazione della politica.

Il guaio è che il “liberi tutti” espresso dai partiti (vedi articolo successivo) in realtà non ha lasciato libertà di scelta, a cominciare dagli esponenti politici, anche quelli più scettici che hanno votato turandosi il naso, per finire agli elettori. Disorientati più che mai, mossi più da voglia di “castigare” il Parlamento che di premiare una inesistente formula politica che mostra un miserevole se non impalpabile spessore.

Le ragioni del sì, diciamolo chiaramente, servono a legittimare l’insulso atteggiamento dei pentastellati che prima criticavano la “casta” e poi sono finiti per diventarlo anche loro. Serve prima una legge elettorale, poi si potranno attuare riforma che stravolgono il dettato costituzionale e nessuno dei costiuenti si sarebbe mai sognato di proporre.

Se si volevano fare risparmi, sarebbe bastato ridurre gli emolumenti, gli stipendi, i benefit. Ridurre il numero dei parlamentari – ripetiamo, in assenza di una nuova legge elettorale – è pericoloso e assai discutibile. C’è solo da sperare che gli stessi italiani che bocciarono la riforma proposta da Renzi nel 2016, reagiscano con eguale entusiamo, mostrando quella maturità politica che molti dei nostri governanti ed esponenti politici non accreditano loro. Attenzione, non dimentichiamoci che i “sudditi” hanno anche la capacità di incazzarsi e rispondere con un sonoro NO alla stupidità di politici dilettanti,  incompetenti e incapaci.  (s)

REFERENDUM, LE RAGIONI DEL SÍ E DEL NO
QUALE RISULTATO ASPETTARSI IN CALABRIA

L’appuntamento con le urne di domenica e lunedì, per decidere sul taglio dei parlamentari di Camera e Senato,  al di là delle consultazioni elettorali locali che in Calabria coinvolgono 73 comuni, di cui due capoluogo (Reggio e Crotone), si presenta alquanto incerto, anche se appare probabile la prevalenza del sì, sull’onda di uno stupido populismo anticasta. Ma a livello politico sono contrastanti e ambigue le varie posizioni in  proposito, anche all’interno degli stessi partiti. Ma, in Calabria, i “rappresentanti del popolo” presenti in Parlamento, in Consiglio regionale e nelle amministrazioni locali come voteranno?

I più tacciono o si trincerano dietro frasi di comodo come “deciderò in base alla mia coscienza” o “seguirò le indicazioni del partito”. Solo pochi fanno dichiarazioni pubbliche o sulle loro pagine social. Non è dunque facile tracciare una mappa di come sarà il voto dei politici calabresi a proposito del taglio dei parlamentari. Noi ci proviamo.

Il fronte del “si”

Il fronte del “si” appare il più robusto anche perché è molto numerosa in Calabria la rappresentanza parlamentare dei Cinquestelle. Nessuno di loro – i deputati Elisabetta Barbuto, Giuseppe D’Ippolito, Federica Dieni, Francesco Forciniti, Alessandro Melicucco, Carmelo Misiti, Dalila Nesci, Anna Laura Orrico, Paolo Parentela, Francesco Sapia e Riccardo Tucci e i senatori Rosa Abate, Giuseppe Auddino, Margherita Corrado, Nicola Morra, Bianca Laura Granato e Carmela Mafrici, l’eurodeputato Laura Ferrara – se la sentirebbe di dissentire pubblicamente da una battaglia identitaria del movimento. Nel segreto dell’urna, non si sa mai, perché la vittoria del “si” per molti di loro equivarrebbe all’addio al seggio parlamentare.

A loro si aggiungono altri autorevoli “si” come quelli del deputato del PD Antonio Viscomi e del suo collega di Forza Italia Roberto Occhiuto. Un discorso a parte merita il deputato Nico Stumpo di LeU che probabilmente seguirà la posizione del “si” espressa da Pierluigi Bersani e dal ministro Roberto Speranza.

A favore del “si” potrebbero essere anche i deputati di Forza Italia Francesco Cannizzaro, Sergio Torromino e Maria Tripodi, Wanda Ferro di Fratelli d’Italia e Domenico Furgiuele della Lega, i senatori forzisti Giuseppe Mangialavori e Fulvia Caligiuri. Ma per tutti costoro esiste una più o meno ufficiale “libertà di voto” dei rispettivi partiti.

A questi si aggiungono altri autorevoli “si” come quello dell’ex candidato alla presidenza della Regione, Pippo Callipo, da sempre attento al taglio dei costi della politica.

Tra i consiglieri regionali, sicuramente voteranno “si” l’attuale vicepresidente del Consiglio, Nicola Irto, e buona parte del gruppo PD, mentre resta avvolta nel mistero la posizione dei consiglieri del gruppo “Democratici e Progressisti”, anche se Giuseppe Aieta e Flora Sculco potrebbero essere tentati dal “no”.

Il fronte del “no”

Il fronte del “no” conta sulla posizione pubblicamente espressa dalla deputata Enza Bruno Bossio del PD (e si può ritenere che sia condivisa sia dal marito Nicola Adamo, sia dal loro principale riferimento, l’ex presidente della Regione Mario Oliverio), dal senatore Marco Siclari di Forza Italia e dall’ex parlamentare socialista Giacomo Mancini junior.

Pubblicamente per il “no” è l’UDC di Lorenzo Cesa e si ritiene che a questa posizione si atterranno l’assessore regionale al bilancio Franco Talarico e i due consiglieri Giuseppe Graziano e Nicola Paris.

Tra i “no” più decisi da segnalare quello della “sardina” Jasmine Cristallo, catanzarese, più volte ospite di Lilli Gruber ad Otto e mezzo e personalità emergente della nuova sinistra italiana.

La “galassia degli incerti”

Tra i parlamentari, i più abbottonati sono quelli di Italia Viva, i senatori Ernesto Magorno e Gelsomina Vono, poiché Matteo Renzi ha lasciato libertà di voto. Se conosciamo Renzi, voteranno “no” per indebolire i Cinquestelle.

Non si sono pronunciati ufficialmente né la Governatrice Jole Santelli, né il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini, anche se quest’ultimo è da sempre impegnato contro l’ondata antipolitica rappresentata dai Cinquestelle, il che farebbe presupporre un orientamento per il “no”.

Non pervenuti il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, di Catanzaro, Sergio Abramo, e di Vibo Valentia, Maria Limardo. A Reggio Calabria l’uscente Giuseppe Falcomatà voterà “si”, rispettando l’impegno con il suo segretario nazionale Nicola Zingaretti. (dr)

Bruno Bossio (Pd): «Gioco delle parti in Direzione PD, ecco perché voto No»

La deputata dem Enza Bruno Bossio stigmatizza la posizione della direzione del suo partito sul referendum: «Solo gioco delle parti, non partecipo alla votazione» e spiega perché ritiene di dover votare No al referendum.

«La mia scelta di votare no al referendum – dice la Bruno Bossio – esprime la volontà di contrastare una legge che crea un forte vulnus democratico e costituzionale. Una scelta di merito a prescindere da qualsiasi tipo di posizionamento nella dialettica interna al mio partito. L’andamento odierno della direzione nazionale Pd ha, comunque, ulteriormente rafforzato le mie ragioni del no al referendum. Il segretario Zingaretti ha convocato la riunione in realtà senza alcuna possibilità di contraddittorio con una decisione di merito già preconfezionata e decisa al di fuori del più importante organo di conduzione politica del partito. Come se ciò non bastasse – prosegue la deputata dem – con uno stratagemma, una sorta di bluff il voto della direzione è stato spacchettato: prima si vota la relazione del segretario e poi la parte relativa al referendum. Come se – a conti fatti – il tema del referendum potesse in qualche modo essere stralciato dal dibattito complessivo che sta impegnando il partito e fosse cosa altra rispetto all’attualità nella quale ci troviamo immersi.La misura è colma ed è per queste ragioni che coerentemente non ho partecipato alle fasi della votazione che ci sono state a conclusione della riunione di oggi, sottraendomi a un gioco delle parti di cui non condivido nulla». (rp)

L’intervista a Enza Bruno Bossio di Gianfranco Palazzolo di Radio Radicale

Taglio parlamentari: raccolta firme in Senato per il referendum popolare di abrogazione

Sembra sopita la polemica sulla legge sul taglio dei parlamentari passata in via definitiva alla Camera, ma in realtà sono già partite diverse iniziative per richiedere il referendum popolare confermativo e tentare di annullare il provvedimento. La Calabria è una delle regioni più penalizzate dalla nuova legge: avrà 7 senatori (6+ 1 dai resti) e 13 deputati: in totale 20 al posto di 30.

Su input della Fondazione Luigi Einaudi è partita la raccolta firme in Senato, promossa da un gruppo trasversale di senatori che comprende Andrea Cangini, Nazaro Pagano e Giacomo Caliendo di Forza Italia, Laura Garavini di Italia Viva, Tommaso Nannicini del Partito Democratico e l’ex M5S (ora al gruppo misto) Gregorio De Falco. Secondo l’art. 138 della Costituzione la legge potrà essere sottoposta a referendum popolare se entro tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ne faranno richiesta un quinto dei membri di una Camera o 500 mila elettori o 5 consigli regionali.

Calabria.Live ha chiesto al sen. Andrea Cangini, nell’intervista video che segue, le ragioni del referendum.