REGGIO – Arcangelo Badolati al Tennis col Rhegium Julii

Appuntamento con il giornalista e scrittore Arcangelo Badolati domani sera, alle ore 21.30, nell’Arena del Circolo del tennis Rocco Polimeni. Il Caffè letterario del Rhegium Julii ospita un autore di grande spessore che ha al suo attivo numerose pubblicazioni sulle devianze criminali e sui misteri calabresi. Badolati è componente del Centro di documentazione e ricerca dell’Università della Calabria e coordina il Comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale “Falcone e Borsellino”. Ha scritto numerosi volumi indagando con grandi approfondimenti il fenomeno mafioso.

Il libro della serata s’intitola Muori cornuto edito dall’editore Pellegrini un testo scritto a quattro mani con il noto attore televisivo e teatrale Peppino Mazzotta (più conosciuto come uno dei collaboratori del Commissario Montalbano), si sofferma sulla storia di un emigrante di Ferruzzano Giuseppe Zangara partito agli inizi del ‘900 per l’America e morto sulla sedia elettrica per avere attentato a Miami alla vita del presidente Roosevelt, considerato il massimo rappresentante del capitalismo mondiale. Nell’attentato l’uomo sbaglierà mira e invece di colpire il Presidente ferisce a morte il sindaco di Chicago Anton Chermak.

Si tratta di una storia davvero particolare, desunta dai diari che il calabrese ha scritto nel braccio della morte e dove emerge la sofferenza di chi si è sentito colpito nella sua dignità da un mondo dove non c’è posto per i poveri e i ricchi mortificano e sacrificano le vite degli ultimi.

Particolare rilievo assume in questo contesto la scelta di Zangara di morire mostrando grande orgoglio e coraggio, denunciando pubblicamente le ingiustizie subite e inneggiando a tutti i poveri del mondo.

Il libro scritto in forma narrativa e teatrale insieme presenta elementi di grande originalità e si sofferma su personaggi che arricchiscono le vicende raccontate con spunti di colore e diverse sfumature.  (rrc)

Riapre Palazzo Campanella. La soddisfazione di Tallini

Da lunedì 24 agosto, a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, riprendono, in tutta sicurezza, le attività istituzionali e amministrative.

Lo ha reso noto Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale della Calabria, che ha parlato di un «piccolo miracolo di efficienza amministrativa che ha consentito di riaprire a tempo di record la Casa dei Calabresi».

A soli 24 giorni dal drammatico crollo del tetto dell’Auditorium “Calipari”, che aveva imposto il fermo di tutte le attività a titolo precauzionale, si è riusciti a verificare le condizioni di assoluta sicurezza dei corpi A1, A2, A3, B1 e B2 che sono nettamente separati dall’Auditorium.

«Il crollo – ha precisato il presidente Tallini – fortunatamente non ha interessato le strutture portanti e murarie degli altri corpi di fabbrica, così come è stato accertato dai minuziosi sopralluoghi e verifiche effettuati in questi giorni a cura dell’ufficio tecnico del Consiglio Regionale. Ovviamente, restano confermati i divieti assoluti di accesso agli spazi perimetrati dalle Autorità competenti, tanto nella zona dell’Auditorium, tanto nel piano seminterrato dei corpi B1 e B2».

Sempre da lunedì 24 agosto sarà nuovamente operativo il sistema informatico e in particolare il registro di protocollo che era stato messo fuori uso dalle infiltrazioni di acqua piovana.

Il servizio mensa sarà invece riattivato a partire da lunedì 31 agosto. Restano ferme ovviamente anche le prescrizioni imposte dall’emergenza Coronavirus.

Le disposizioni operative relative ai lavori urgenti effettuati e quelli relativi alla ripresa delle attività sono state coordinate dal Direttore Generale di Palazzo Campanella, avvocato, Maria Stefania Lauria.

Il presidente Tallini ha voluto ringraziare il personale del Consiglio Regionale che si è prodigato per il ritorno alla normalità e le imprese che sono state impegnate in questa delicata operazione, la Vierredil Costruzioni e la Ecotec Sistemi di Telecomunicazioni.

«Si tratta di un segnale molto significativo – ha sottolineato il presidente Tallini – che consente intanto la ripresa della normale attività istituzionale del Consiglio e nel contempo di rimettere in moto la macchina burocratica dell’Ente. Si pensi che anche gli stipendi dei dipendenti avrebbero potuto registrare dei ritardi nell’erogazione. È un passo fondamentale, ma non l’unico. La nostra precisa volontà è quella di ripristinare l’Auditorium “Calipari” che resta una struttura fondamentale per la città di Reggio Calabria e dell’intera Regione».

«Siamo molto fiduciosi – ha aggiunto – sull’andamento dell’inchiesta condotta dalla Procura reggina che certamente porterà all’individuazione delle cause ed alle eventuali responsabilità del disastro. Finché il “Calipari” non sarà ricostruito e finché le responsabilità di un crollo che poteva provocare una strage non saranno state accertate, resterà aperta una ferita». (rrc)

REGGIO – Elezioni, De Magistris a supporto de “La Strada”

Questa sera, alle 19,00, in piazza Duomo a supporto del candidato sindaco de La Strada Saverio Pazzano arriva il sindaco di Napoli ed ex magistrato Luigi De Magistris. Un comizio – si legge in una nota – per presentare il programma politiche delle liste La Strada e Riabitare Reggio «con cui rilanciare con forza l’idea di un aReggio euro.-mediterranea, sulla falsariga dell’importante progetto di rilancio realizzato a Napoli dalla Giunta De Magistris». (rrc)

A REGGIO IL FILM-FEST È ‘METROPOLITANO’
COL CINEMA VOLA L’INDUSTRIA CULTURALE

di SANTO STRATI – La prima notizia, importante, è che il Reggio Calabria Film Festival (Rcff) diventa evento istituzionale della Città Metropolitana e cioè godrà d’ora innanzi di una seria tutela istituzionale; la seconda, non meno rilevante, è che quest’edizione scopre la sua internazionalità a favore dell’intera regione. Già, perché – come ha tenuto a sottolineare il direttore artistico, l’apprezzatissimo regista Mimmo Calopresti – non c’è bisogno di andare a chiamare le guest star internazionali: ce l’abbiamo già, è Marcello Fonte. Pluripremiato, reggino, storia felice di come si diventa protagonisti, non solo al cinema, dopo anni di sacrifici, rinunce e pesanti disagi economici. Marcello Fonte è il simbolo della riscossa, il modello del calabrese che non si arrende mai: a Reggio guida la giuria dei corti della sezione Millennial e la sua presenza da sola dà quest’aura “internazionale” di cui la “creatura” di Michele Geria aveva giusto bisogno. 14 anni di edizioni e quest’ultima, saltata per il coronavirus e rassegnatamente data per rinviata senza data, che improvvisamente – i miracoli, anche per chi non ci crede, spesso accadono – va a illuminare il cielo dello  Stretto. In un’Arena sacrificata dalle opportune misure di distanziamento, ma ugualmente ribalta straordinaria per un evento che segna un  vero salto di qualità nelle manifestazioni culturali della regione.

Il cinema, se ci pensate bene, è una componente essenziale dell’industria culturale su cui deve puntare la Calabria per crescere. C’è l’ottimo lavoro svolto dal presidente uscente della Calabria Film Commission Giuseppe Citrigno che passa il testimone al commissario straordinario Giovanni Minoli e ci sono registi, autori, attori in questa regione in grado di marcare col sigillo della qualità qualunque cosa si faccia in questo campo. E ci sono le maestranze locali che, dice sempre Calopresti – cui la Calabria sarà creditrice in eterno per l’ottimo Aspromonte Terra degli ultimi – che hanno professionalità da vendere. E la produzione cinematografica, sia essa di un cortometraggio, di una clip musicale o di un film impegnativo, crea occupazione a tutti i livelli: accanto a registi, autori, costumisti, scenografi, servono tecnici specializzati, attrezzisti, sarte, truccatori, parrucchieri, falegnami, etc. la cosiddetta manodopera del cinema che trova, in ogni produzione, occasioni di lavoro. Senza contare i benefici per alberghi, ristoranti, addetti al catering, trasportatori, taxisti etc, Provate a immaginare se anziché girare quattro-sei-otto produzioni l’anno, la Calabria diventa un set continuo, come meriterebbe di essere e come, peraltro, si presta efficacemente ad esserlo. Per le location di sogno, con imbarazzo della scelta tra mare, montagna, collina, campagna, per la mitezza del clima, il forte senso di accoglienza insito in tutti i calabresi, per la squisitezza delle sue specialità eno-gastronomiche, per il calore e la disponibilità dei figuranti locali necessari ad ogni bisogna.

Già, il cinema (o il prodotto video-televisivo) – come ha fatto rilevare il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà – è il migliore strumento per conquistare reputazione e Dio sa quanto serve alla Calabria creare un’immagine positiva e ricreare condizioni ideali per diventare un polo d’attrazione mondiale. Non si tratta di sognare: il bellissimo racconto della Calabria che Mimmo Calopresti fa nel suo Aspromonte sta facendo il giro del mondo: affascina i calabresi che si ritrovano in quel messaggio di speranza, meravigliosamente sussurrato dal “poeta” Marcello Fonte e da una soavissima “nordica” Valeria Bruni Tedeschi, ma incanta anche tutti gli spettatori che da Palermo fino a Sydney, da Toronto fino all’Argentina, si sentono toccati dal paesaggio crudo e selvaggio ma straordinariamente avvincente che Calopresti riesce trasmettere insieme con l’orgoglio d’una calabresità che – s’intuisce – non potrà mai venir meno.

Calopresti è nato a Polistena, è cresciuto a Torino, ma conosce la sua terra forse meglio di tanti che non sono mai andati via: e la sua presenza a Reggio, in veste di direttore artistico di un festival piccolo che è diventato improvvisamente grande, internazionale, diventa la molla per far scattare quell’enfasi che il mondo culturale calabrese insegue da tempo. In altri termini, non siamo di fronte al solito minifestival cinematografico di provincia, con qualche premiuccio che faccia d’attrazione per la modesta guest star disponibile a una comparsata, il Reggio Film festival raccoglie, al pari del Magna Graecia di Gianvito Casadonte, la sfida di una Calabria non spettatrice ma protagonista. Il pretesto di sei serate di cinema all’Arena dello Stretto è l’occasione per promuovere la cultura della Calabria e non solo di Reggio. La visione strategica, in effetti, deve comprendere ogni angolo del territorio perché ci sono mille storie da raccontare e migliaia di giovani che possono costruire il loro futuro con l’industria dell’audiovisivo. Parte dal cinema, insomma, un vero avvio dell’industria culturale calabrese.

Marcello Fonte, che sprizza una grande tenerezza e una simpatia innata, si sente “reggino” ma soprattutto calabrese e ha il sogno di creare una scuola di cinema, di recitazione, di produzione, proprio in Calabria. Una delle proposte, fra le tante che ci auguriamo verranno, per far partire questa regione con l’industria della cultura. Demetrio Casile – autore pluricelebrato del soggetto del famoso film di Luigi Comencini con una grandissimo Gian Maria Volontè Un ragazzo di Calabria, (1987), passato alla regia, ha scelto Reggio per lanciare il suo Matrimonio più sconvolgente della storia, un film naturalmente girato interamente in Calabria, con troupe tutta calabrese e maestranze del luogo. Un altro esempio di come – Casile vive a Bologna da moltissimi anni – già far tornare a girare in Calabria i calabresi del cinema e della tv (e sono davvero tanti) sarebbe un lusinghiero obiettivo per tutta la regione.

Senza cultura, lo ripetiamo fino alla noia, non si sconfigge il malaffare, non si tiene lontana la ‘ndrangheta, non si offre futuro ai nostri giovani. E cultura significa occupazione e sviluppo. La rassegna di Reggio deve crescere ancora, naturalmente, ma già da questa edizione ci sono le basi per delineare i contorni di un’opportunità senza eguali. E già da subito occorre pensare all’edizione numero 15 con il coinvogilmento non solo della Metrocity ma di tutta la regione.

Minoli, con la sua esperienza televisiva e i contatti giusti (servono e come se servono!) potrà attrarre in Calabria decine di produzioni, anche a livello internazionale e trasformare questa terra in un set permanente. C’è un grande fermento culturale che da qualche anno rende la Calabria “interessante” agli occhi di chi non la conosce. Premi letterari, iniziative culturali e di teatro, musica (si pensi al livello di notorietà internazionale raggiunto da Roccella Jazz Festival), autori che si fanno strada, si fanno apprezzare e non nascondono – come avveniva un tempo – le proprie origini. Il credito d’opinione è in continua crescita, bisogna coltivarlo e mantenerlo. È con iniziative come il Reggio Film Festival che si consolida l’attrazione e cresce l’attenzione di cui i calabresi, noi calabresi, abbiamo bisogno. (s)

Tutto pronto per la 14esima edizione del Reggio Calabria Film Fest

È stata presentata, a Palazzo Alvaro, la 14esima edizione del Reggio Calabria Film Fest, la kermesse cinematografica che si fregia di stendere il red carpet sulla punta dello Stretto portando artisti di fama internazionale del mondo del cinema, dello spettacolo e, più in generale, della cultura.

Presenti, Giovanni Latella, assessore al Turismo del comune di Reggio, Mimmo Calopresti, il sindaco Giuseppe Falcomatà, Marcello Fonte e il direttore del Rcff Michele Geria.

Il programma

Si parte lunedì 24 agosto, alle 18.00, sul Lungomare, a via Rada dei Giunchi, con l’inaugurazione della mostra fotografica Tributo a Pietro Coccia. Si prosegue, alle 19.00, all’Arena dello Stretto, con il concorso di Cortometraggi “Millenial Movie”. La giuria è composta da Marcello Fonte, attore, Michele Picchi, regista, Will Geiger, regista, e Francesco Villari, sceneggiatore.

Nel corso della serata, saranno proiettati La bellezza imperfetta, regia di Davide Vigore; La consegna regia di Paolo Porchi; Departures regia di Nicolas Morganti Patrignani. Alle 19.30. la proiezione del documentario fuori concorso LockTown – Il Covid a Sud regia di Emanuele Freni produzione Baobei Entertainment & Service srl.

Alle 20.30, Connubbio tra Arte e Cinema “Il mio sogno migliore” Omaggio a Federico Fellini. Performance artistica del Maestro Natino Chirico.

Alle 21.30, il Contest di VideoClip Cartoline Rock. Partecipano Alfredo Auspici – E non è notte mai; Carlo Stanaut – Bambina col saltello; Valentina Balistreri – Mokarta; Talk is Cheap – Cocaine; Tiziana Serraino – Untitled.

La prima giornata si chiude con la proiezione del film Aspromonte. La terra degli ultimi con la regia di Mimmo Calopresti e con Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi, Costantino Comito, Francesco Grillo, Annalisa Giancotti, Saverio Malara con la partecipazione straordinaria di Sergio Rubini, produzione Italian International Film.

Martedì 25 agosto

Si parte alle 19.00, all’Arena dello Stretto, con il Concorso di Cortometraggi “Millennial Movie”. Saranno proiettati
Amare affondo regia di Matteo Russo; Salsa connection regia di Francesco Barozzi; U Scantu regia di Daniele Surace.

Alle 20.00, per i film in concorso PremioBergamotto d’Argento”, la proiezione de La scelta giusta regia di Andrea D’Emilio con Francesco De Francesco, Costantino Comito.

Alle 21.30, la proiezione del Cortometraggio fuori concorso L’esecuzione regia di Riccardo D’Alessandro con Francesca Antonaci (Gegia), Gigi Miseferi, Giuseppe Abramo, Lina Coccia, Massimiliano Panci, Antonio Antonaci, Elisabetta Caporale, Fabiana Paone.

Alle 22.00, omaggio a Giacomo Battaglia. Incontro con Paola Lavini nomination Miglior Attrice al Globo d’Oro 2020.

Film Fuori Concorso: Il matrimonio più sconvolgente della storia (Shocking Marriage) regia di Demetrio Casile con Paola Lavini, Giacomo Battaglia, Gigi Miseferi.

Mercoledì 26 agosto, si parte alle 18.00 al Lido Bahianaca con la masterclass di scenografia con Gianni QuarantaSandra Astorino.

Alle 19.00, la proiezione dei film per il Concorso di Cortometraggi “Millennial Movie”: Hand in the cap regia di Adriano Morelli; Scena madre regia di Giuseppe Zampella; Clark regia di Andrea Riccioli.

Alle 20.00, il libro Terre Promosse di Paola Abenavoli. A seguire, il Premio CiaKalabria riconoscimento alle migliori maestranze artistiche e tecniche che si sono distinte sui Set Calabresi in collaborazione con la Calabria Film Commission.

Alle 22.00, all’Arena dello Stretto, per il Premio Bergamotto d’Argento, la proiezione de La guerra a Cuba, con la regia di Renato Giugliano.

Giovedì 27 agosto, alle 9.00, alla Casa Circondariale “G. Panzera”, per Cinema dentro le Mura, la proiezione del film Viaggio in Italia: la Corte Costituzionale nelle Carceri con la regia di Fabio Cavalli.

Alle 18.00, al Lido Bahianaca, la presentazione del libro Sono nessuno di Gerardo Sacco. Alle 19.00, la proiezione dei corti La scelta regia di Giuseppe Alessio Nuzzo; La grande onda regia di Francesco Tortorella; Colpevoli regia di Edoardo Paoli.

Alle 19.30, la proiezione del documentario Sport Heroes – Elvi Pianca regia di Christian Parisi con Giusva Branca interventi di Ciccio Cozza e Agatino Cuttone.

Alle 20.00, all’Arena dello Stretto, la proiezione di Sulla mia pelle regia di Alessio Cremonini. Incontro e dibattito con il pubblico. A seguire, la proiezione del lungometraggio Affittasi vita con la regia di Stefano Usardi.

Alle 24.00, la proiezione del documentario Terra mia, non è un paese per santi regia di Ambrogio Crespi con Klaus Davi.

Venerdì 28 agosto, alle 18.00, al Lido Bahianaca, la presentazione del libro Il condominio con Enrica Bonaccorti. Alle 19.00, all’Arena dello Stretto, la proiezione dei cortometraggi Don Gino di Salvatore SclafaniLe piccole cose di Emiliano GaliganiL’alternativa di Marco Cassini.

Alle 20.00, all’Arena dello Stretto, la masterclass di regia, recitazione e casting con Laura Muccino, Giorgio Pasotti, Christian Marazziti ed Andrea Quattrini.

alle 22.00, all’Arena dello Stretto, la proiezione del film Ritorno alla mia vita di Lorenzo Renzi. Alle 23.30, la proiezione del film fuori concorso Abbi fede con la regia di  Giorgio Pasotti con Claudio Amendola, Giorgio Pasotti, Robert Palfrader, Gerti Drassi, Peter Mitterrutzner.

Sabato 29 agosto, ultimo giorno di festival, alle 18.00, il Lido Bahianaca, il workshop di produzione Il vantaggio di essere la penisola Calabria. Relazionano Giuseppe Falcomatà sindaco di Città Metropolitana di Reggio Calabria, Paolo Orlando direttore di Medusa Distribuzione, Giuseppe Citrigno presidente della Sezione Cinema Spettacolo ed Intrattenimento di Unindustria Calabria, Domenico Vecchio presidente di Confindustria di Reggio Calabria, Ninni Tramontana Presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria, Claudio Aloisio presidente Confesercenti Reggio Calabria, Roberto Cipullo produttore Cinematografico.

Alle 18.30, all’Arena dello Stretto, la proiezione del documentario Leopoldo Trieste: una stella a Cinecittà regia di Maria Trombetta. Alle 19.00, la proiezione della webseries In famiglia all’improvviso regia di Christian Marazziti con Maurizio Mattioli, Federico Tocci, Fabrizio Nardi, Silvia Mazzotta, Angelica Massera, Andrea Amato, Diego Tricarico, Christian Marazziti, Nico di Rienzo, Pierluigi Stella, Gianluca Brundo.

A seguire incontro con il regista Christian Marazziti e l’attore Maurizio Mattioli.
Alle 20.00, la presentazione Clip Film Weekend regia di Riccardo Grandi incontro con Lorenzo Zurzolo, Filippo Scicchitano, Annalisa Giannotta e il Produttore Roberto Cipullo.

Alle 20.30, la masterClass sulla serialità Cinema in Serie. Con Adriano Chiaramida, Giuseppe De Domenico, Nika Perrone, Saverio Malara, Marina Crialesi, Costantino Comito (Zero Zero Zero) Jenny De Nucci(Don Matteo), Alessio Praticò (Il Cacciatore), Lorenzo Zurzolo (Baby) 

Infine, la consegna del Premio alla Carriera, Leopoldo Trieste, Raf Vallone, Oreste Lionello, Premio Bergamotto d’Argento, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Millennial Movie(rrm)

 

Elezioni Reggio: la Cusumano replica alle gravi affermazioni di Mezzogiorno in Movimento

La rinuncia di correre alle prossime elezioni comunali di Reggio del prossimo 20 settembre da parte di Mezzogiorno in Movimento (guidato da Andrea Cuzzocrea, (ex presidente degli industriali reggini) è stata motivata da gravi affermazioni che stanno suscitando varie reazioni in città.
«Se fossimo stati adeguatamente presenti nelle Istituzioni – si legge in nota nota diffusa da Mezzogiorno in Movimento – avremmo chiesto con forza al Parlamento e al Governo di riportare alla normalità quei poteri oggi da stato di polizia, poiché finiti progressivamente in capo ai prefetti, alle forze dell’ordine e a procuratori della Repubblica; siffatti poteri, specie in Calabria, minano seriamente il nostro Stato di diritto.
Ovviamente siamo stati e siamo consapevoli che i nuovi partiti e i nuovi poteri hanno da tempo cacciato la Politica dalle competizioni elettorali trasformando queste ultime in lotte personali, tese alla mera conquista del potere locale. Ne deriva che avremo la presenza di decine di liste e centinaia di candidati senza programmi, senza progetti e senza visione di futuro della società.
Inoltre, si è dovuto riscontrare che all’entusiasmo iniziale intorno alla proposta del Movimento, è subentrato un clima di incertezza e di preoccupazione nell’esporsi direttamente sul fronte delle libertà, dei diritti, della democrazia, della difesa della Costituzione, quasi che il solo parlarne potesse ritenersi un delitto.
«Si è così consolidato il timore che la presenza in una lista dichiaratamente garantista e meridionalista avrebbe potuto esporre i singoli candidati a ritorsioni da parte degli apparati repressivi dello Stato. Per tali motivi si sono dovuti registrare disimpegni significativi, anche comprensibili nel clima che si respira a Reggio ed in Calabria. D’altronde, la nostra regione è terra in cui, per assumere una parvenza legalitaria ed essere riconosciuto legittimo attore politico dal sistema dei poteri, è sufficiente firmare un registro in Prefettura, dichiarare di non volere il voto mafioso, sottoscrivere un codice etico, insomma una petizione di principio e tutto diventa possibile».
LA POSIZIONE DI FALCOMATÀ
Alla replica del sindaco uscente Giuseppe Falcomatà è seguita una puntuta lettera dell’avv. Giovanna Cusumano, che del Registro in Prefettura di cui parla Mezzogiorno in Movimento è stata l’ideatrice e l’artefice.
Secondo Falcomatà, «L’esperienza politica e programmatica promossa da Mezzogiorno in movimento, che in queste settimane ha riportato alla ribalta mediatica tematiche che assumono una centralità strategica, soprattutto in un territorio come il nostro, non può e non deve considerarsi esaurita. Temi come quello delle interdittive e della legge sugli scioglimenti dei consigli comunali devono rimanere al centro della dialettica politica anche in questa campagna elettorale per le amministrative. Peraltro – ha aggiunto il sindaco – i due temi sollevati da Mezzogiorno in movimento, non sono affatto, per quanto ci riguarda, questioni estemporanee. In questi anni, infatti, abbiamo lavorato politicamente ed amministrativamente, per porre all’attenzione delle massime istituzioni nazionali, la necessità di aprire una riflessione su questi due aspetti, anche ottenendo risultati significativi.Ricordo ad esempio – ha spiegato ancora Falcomatà – la campagna da noi portata avanti per la modifica della normativa sulle interdittive antimafia, che ha ottenuto i primi frutti con le modifiche inserite con l’articolo 34 del nuovo codice antimafia, condivise nel corso di un consiglio comunale aperto, che vanno nella direzione della continuità occupazionale e produttiva per le imprese interessate. Allo stesso modo, per ciò che riguarda il tema degli scioglimenti, io stesso ho più volte rilevato, anche attraverso Anci ed in altri simili contesti istituzionali di respiro nazionale, che la legge, così come conformata, non funziona e va modulata e migliorata, soprattutto per ciò che riguarda la necessità di ricondurre criteri meno discrezionali e più oggettivi la decisione in merito
allo scioglimento e intervenire sulla parte burocratica degli Enti che, anche in caso di scioglimento, si trova ad operare durante la gestione commissariale in assoluta continuità».
LA REPLICA DI GIOVANNA CUSUMANO
Di ben altro tenore la lettera aperta dell’avv. Cusumano: «Gentili signori, che, ancora una volta, non perdete occasione per manifestare disappunto verso il “registro di cittadinanza consapevole” , quasi che a Reggio Calabria il problema non fosse la ‘ndrangheta, ma le forze dell’ ordine, la magistratura e, appunto, il mio registro, (sic!), mi corre l’obbligo di ricordare a tutti Voi, il senso della iniziativa che ha portato alla istituzione del Registro di Cittadinanza consapevole presso la Prefettura di Reggio Calabria, al fine di evitare sterili strumentalizzazioni.
Premesso che a differenza vostra, che professate valori di libertà e democrazia, salvo non perdere occasione per attaccare tutti coloro che la pensano diversamente da voi e l’ attacco, ad ogni pie’ sospinto sopratutto da parte di Andrea Cuzzocrea e Pier Paolo Zavettieri, al registro va, appunto, in questa direzione, io sono veramente una  persona liberale e come tale rispettosa delle più diverse opinioni. Premesso ciò, preciso, quanto segue.
«Il registro di “Cittadinanza Consapevole”, altro valore non ha, se non quello di rappresentare un mero simbolo contro la ‘ndrangheta.
Uno dei tanti contro le mafie in generale. Certo, questo assume una valenza più “istituzionale”, ma solo perché si trova all’ interno del Palazzo del Governo della città.
«È arrivato anche il tempo per ricordare che avrei voluto fosse custodito all’interno della casa comunale. Ritenevo, infatti, che la sua sede naturale fosse Palazzo San Giorgio, e tanto è vero che una richiesta in tal senso l’avevo rivolta al sindaco Giuseppe Falcomatà.
Dopo l’ennesimo tentativo fallito, per ragioni che non conosco e che neanche  mi interessano, sono stata  “costretta” ad inoltrare la richiesta alla prefettura che, a differenza del primo cittadino, l’ha accolta sposandone l’iniziativa. Tanto per amore di verità!
«Nessuna pretesa può avere l’ apposizione di una firma su un registro, ribadisco simbolico, se non quella di rappresentare un segnale di responsabilità da parte della cittadinanza, contro la presenza pervasiva e soffocante della criminalità organizzata nella nostra città e nella nostra regione. A meno di non voler credere che la ‘ndrangheta non esista…
«Purtroppo esiste, eccome! Esiste e condiziona la vita dei calabresi onesti e per bene che sono tanti, tantissimi, la maggioranza a mio sommesso avviso, ma non certamente tutti. Non siamo, insomma, tutti belli e buoni, così come non lo sono in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ecc..  Ma alla’ndrangheta, purtroppo e per sventura, Noi abbiamo dato i natali. Sempre a meno di non voler credere che non esista o che sia nata altrove!
«Esiste, ahinoi, come so bene io e bene Voi. Concordo che non esiste solo in Calabria, anzi… Concordo, altresì, che assume varie vesti : passa con disinvoltura dalla politica alla magistratura, passando per il mondo delle professioni, attraversa il giornalismo e non solo.
Nessuna categoria è immune, non fosse altro che ogni “segmento” di una comunità  è lo specchio di quella comunità e come tale è rappresentato da donne e uomini con vizi e virtù.
«Di certo, sono dell’avviso di ritenere che in Calabria sia più facile trovare il politico o l’imprenditore ‘ndranghetista piuttosto che l’ avvocato o il magistrato colluso, che, comunque, non escludo possa accadere “a priori”, a differenza di quanto qualche sciocco possa credere, magari proprio per “colpa” del registro.
«Questa consapevolezza (eh, sì ritorna sempre la consapevolezza! ) non mi impedisce di nutrire un profondo rispetto per quei magistrati che  sono veramente impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. E ce ne sono, eh se ce ne sono e sopratutto servono alla nostra Terra. Cosi come servono le forze dell’ordine e così com’è indispensabile l’azione della  l’Avvocatura, che indico per ultima e posiziono per prima, senza l’esercizio della quale, non esisterebbe la Democrazia e la Giustizia.
«Concordo anche sull’idea che  questa Terra, non di rado, ha garantito carriere in magistratura e prefettura. La presenza di qualche “carrierista” , però, non esclude, anzi rafforza, la mia stima e il mio rispetto verso quei magistrati e sono tanti, e quei prefetti che esercitano le loro funzioni con impegno ed onore. Credo, insomma, ci siano quelli che “ci credono”, mi si perdoni il gioco di parole, nella possibilità di liberare questa terra dalla ‘ndrangheta. E non mi riferisco solo ai magistrati o ai prefetti o alle forze dell’ordine, perché vorrei ricordare che per costoro la lotta alla criminalità organizzata e non solo, rientra nelle loro funzioni. Io credo, soprattutto, nei tantissimi cittadini, qualsiasi mestiere facciano, e nel loro desiderio di vivere in una città, in una regione, in cui l’esercizio di un diritto non è la concessione di un favore, magari da parte della cosca locale o del politico colluso.
«Sempre a meno di non voler credere che la ‘ndrangheta qui non esista! Per me esiste. Esiste ed è così tanto presente (ho già detto che è camaleontica) che a Reggio Calabria ed in tutta la Calabria, ciò che altrove è ordinario, diventa straordinario. Se altrove esiste (anche se è sempre più sbiadita “grazie” alla crassa ignoranza ed incompetenza dell’attuale ministro della giustizia Alfonso Bonafede e di buona parte di questo governo) la presunzione di innocenza, in Calabria esiste il pregiudizio del “casato ‘ndranghetista”: essere calabrese equivale ad essere mafioso. Salva dimostrazione contraria.
«Ma davvero vogliamo credere che il binomio “calabrese-‘ndranghetista” , sia la conseguenza dell’attività giudiziaria e delle operazioni delle forze dell’ordine e non piuttosto della presenza criminale in ogni dove?  Ma davvero vogliamo offendere l’intelligenza dei nostri figli, “costretti” dalle condizioni di sottosviluppo, create in gran parte dalla ‘ndrangheta e non certamente dalle forze dell’ordine , ad impiegare le loro energie e le loro competenze, al Nord? Ma davvero vogliamo continuare a condizionare il loro futuro, spingendoli fuori dai confini regionali, fin dall’età degli studi universitari e i più lungimiranti anche prima?  Ma davvero vogliamo essere così ciechi, omertosi, così tanto vigliacchi? Io no. Grazie, non ci sto. Non ci sto a far finta che qui la ‘ndrangheta non esiste.  Non ci sto, sopratutto, a passare per quelli del baciamano al boss della’ ndrangheta !
«E torniamo al registro e alla sua nascita, tanto per amore di verità e per riportare l’iniziativa nel suo alveo naturale, sottraendola ad inaccettabili mistificazioni.L’idea del registro nasce all’indomani dell’arresto del latitante Giorgi nella provincia di Reggio Calabria.
 Circostanza passata agli onori della cronaca nazionale, non tanto e non solo per il carisma criminale del personaggio mafioso, quanto, piuttosto, per il famigerato baciamano al boss latitante, tributato da un vicino di casa in senso di sudditanza e rispetto.
A meno di non voler ritenere che il baciamano sia il saluto tra “pari”!  È stato proprio in quella occasione che mi sono talmente indignata per come, ancora una volta, noi calabresi siamo stati descritti dai media nazionali, che ho commentato su un post del mio profilo Facebook, più o meno testualmente: andrebbe tolta la cittadinanza calabrese a coloro che gettano discredito sulla nostra terra. Andrebbero chiesti i danni a coloro che contribuiscono ad alimentare il disprezzo nazionale verso una Terra bellissima e verso i suoi straordinari abitanti!
«Nasce così l’idea del registro : via la ‘ndrangheta e gli ndranghetisti che sono indegni della Calabria e dei calabresi.
«Firmare il registro simbolico era un atto di assunzione di responsabilità da parte di una comunità, che respinge e manifesta pubblico disprezzo verso la criminalità organizzata. Un simbolo in cui ci si ritrovava insieme, senza esitazione, a riaffermare con forza che la ‘ndrangheta non la vogliamo e la ripudiamo. Simbolicamente, tutti insieme. Tutto qua! Nessuno di coloro che hanno creduto nel registro (primo fra tutti il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che ancora una volta ringrazio per la condivisione ed il supporto) ha mai pensato che il rifiuto di firmarlo  equivalesse ad una dichiarazione d’amore (si fa per dire) verso la ‘ndrangheta! Tanto per amore di libertà!
«Io ci ho creduto fortemente e continuo a credere che i simboli creino unione e servano ad identificare una comunità che attorno a quel simbolo si ritrova. Vale per il presepe per i cattolici  Vale per la mimosa l’8 marzo per chi crede nella parità di genere. Vale per le panchine rosse o le scarpette rosse, per chi lotta contro la violenza di genere. I simboli servono ad educare e, sopratutto, a riconoscersi nel messaggio che essi esprimono. Sì al credo in Cristo. No alla violenza sulle Donne. No alla ‘ndrangheta.  Simboli, sempre e “solo” simboli che esprimono messaggi chiari.
«Nessuno mediamente intelligente ed onesto intellettualmente, può credere che il registro di “cittadinanza consapevole” , abbia altra pretesa che non quella di essere un simbolo di rifiuto alla ‘ndrangheta. Un simbolo, appunto, uno dei tanti.
«Cosa disturba del registro? Forse la piena condivisione di tanta magistratura, non solo inquirente e di tanti rappresentati istituzionali?
Ricordo che lo hanno firmato, tra gli altri, i ministri dell’Interno, di ideologia politica diametralmente opposta, nell’ordine cronologico della carica, Marco Minniti e Matteo  Salvini.
«Vorrei anche ricordare che l’idea del registro simbolico è della  sottoscritta, che crede fermamente, da quando ha raggiunto l’età della ragione, nei valori di Libertà e Giustizia e che esercita la nobile professione di avvocato a Reggio Calabria. Del registro, dunque, di cui rivendico con altrettanto orgoglio la “maternità”, tengo a precisare che non rappresenta certamente una deroga al supremo valore della libertà, semmai ne è diretta espressione. Rivendico la libertà di dire che io la ‘ndrangheta non la voglio apponendo la mia firma nel registro depositato in Prefettura.  Rispetto la libertà di chi crede che non serva apporre la firma in un registro per ripudiare la’ ndrangheta.  Personalmente ancora  non ho depositato fiori o biglietti sotto l’albero che a Palermo è stato piantato in memoria di Falcone e Borsellino, ma non per questo non provo orrore per le stragi di Capaci e via D’Amelio. Non appena avrò l’occasione, però, lo farò. Non ho difficoltà a riconoscermi in tutto ciò che esprime sdegno e grande disprezzo per tutta la criminalità organizzata. Insomma non ho difficoltà a scrivere il mio nome sul registro che simboleggia che la ‘ndrangheta NON LA VOGLIO!
«Concludo dicendo che per fare  Politica non serve uno scranno in consiglio comunale.  Serve credibilità. E questa, purtroppo, non solo alle nostre latitudini, è poco diffusa».
L’avv. Giovanna Cusumano è stata Consigliere comunale di Reggio Calabria, prima della istituzione del registro di cittadinanza consapevole. (rrc)

Il colonnato di Tresoldi sul Lungomare di Reggio suscita già qualche perplessità

Sono in corso i lavori di collocazione sul Lungomare di Reggio dell’opera dello scultore Edoardo Tresoldi. Un insieme di colonne in filo di ferro dal titolo “Opera” che dovrebbe caratterizzare un’area a forte attrazione turistica. Sono già in arrivo le prime perplessità e qualche polemica. Ospitiamo il parere dell’architetto Antonella Postorino, invitando al confronto altri interlocutori che volessero intervenire.

di ANTONELLA POSTORINO  – Da diverse settimane si sente parlare dell’installazione dell’artista lombardo Edoardo Tresoldi, prima annunciata attraverso la stampa e oggi visibile, in fase di realizzazione, sul lungomare di Reggio Calabria.

Il progetto artistico, denominato “Opera”, afferente al settore “Cultura e Turismo” dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, è stato finanziato con il “Patto per lo sviluppo della Città Metropolitana”, per un importo di 939,400,00 euro.

L’installazione si articola nella posa in opera di 46 colonne metalliche, alte 8 metri, in un’area della via marina che, definita “parco”, misura circa 2500 mq.

Stimolata da una serie di commenti galoppanti sui social, ieri mattina mi sono recata in visita al cantiere dell’opera in discussione, prima ancora di esprimere il mio pensiero.

Senza entrare nel merito alla valenza artistica, mi sento, invece, in dovere di formulare una personale riflessione in merito alla valenza paesaggistica, oltre che opportunistica, legata allo sviluppo culturale e turistico della nostra città.

Il colonnato "Opera" dello scultora Edoardo Tresoldi a Reggio Calabria

Il mio ruolo mi impone principalmente un quesito tecnico, mi chiedo, infatti, se prima di stendere l’idea progettuale, sia stato fatto il sopralluogo dell’area o se il disegno, adatto a mille altri contesti ambientali, sia stato semplicemente “calato” su un’area scelta “a caso” (o magari “ad hoc” affinché avesse la sua opportuna visibilità elettorale), senza valutare lo stato dei luoghi.

Il progetto, infatti prevede che l’installazione sia fruibile dai visitatori, ma alcune colonne sono state impiantate nel vialetto pedonale, altre sulla rotonda panoramica, esattamente nei punti in cui solitamente i fruitori dell’area compiono il loro percorso obbligato. A questo c’è da aggiungere che il rivestimento in pietra del vialetto è stato demolito, per consentire la realizzazione delle fondazioni in cemento armato, necessarie per ancorare ogni colonna al terreno. Segnale che l’installazione, tra le altre cose, sarà permanente, quindi un’eventuale differente destinazione comporterebbe ulteriori costi.

La stranezza è che se fosse stato previsto un progetto dell’area pedonale, in funzione di tale fruibilità, questo sarebbe stato tracciato prima della posa in opera delle colonne, e, al contempo, non si tratterebbe più di progetto di esclusiva finalità artistica, bensì di una trasformazione dello stato dei luoghi che entra in un’altra tipologia progettuale, per la quale si richiedono specifiche competenze sul piano tecnico e professionale (a firma non di artisti, ma di architetti o urbanisti).

Eppure il progetto ha ottenuto tutti i pareri in termini vincolistici, altra stranezza considerando che i gazebi del lungomare basso, invisibili dalla passeggiata alta, siano rimasti sequestrati per anni, impedendone il completamento e l’apertura al pubblico, anzi ne fu fatta una guerra senza precedenti.

Qualora nella cifra di 939,400,00 euro, dovessero rientrare anche le opere accessorie relative alla trasformazione dello stato dei luoghi, mi chiedo se l’amministrazione non avesse dovuto valutare meglio come spendere questa cifra, magari posizionando un numero inferiore di colonne in un’area da riqualificare, per esempio l’area degradata del tempietto, piuttosto facendo rientrare nel progetto una pavimentazione artistica (utile e necessaria) strettamente legata ai temi della Magna Grecia, oppure riposizionando reperti archeologici “autentici” oggi conservati nei seminterrati del Museo.

Certamente con quella cifra avrebbero potuto scendere in campo numerosi artisti e architetti locali, che attraverso questa opportunità avrebbero potuto iniziare a riscattare il loro talento, troppo spesso offerto in forma gratuita alla città.

In un’ottica di valorizzazione del patrimonio paesaggistico e ambientale, in stretta sinergia con l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio di Musica, la facoltà di Architettura senza escludere i laboratori artistici attivi sul territorio, si sarebbe dovuta creare una rete di opportunità per i giovani, non molto più giovani di Tresoldi, attivando concorsi di idee per dotarsi di un “parco progetti artistici” molto più contestualizzati e di qualità.

Insomma, invece di 46 colonne tutte uguali avremmo potuto tappezzare Reggio di installazioni, non solo sul lungomare, ma in ogni angolo della città, costringendo tutti a respirare cultura.

Mi auguro che quanto da me illustrato sia stato, preventivamente, preso in considerazione e piuttosto bocciato, pensando che quella di Tresoldi non sia il capriccio legato al “gusto personale” di qualcuno, bensì la scelta maturata da un tavolo tecnico composto da membri competenti, così come mi auguro che questa scelta sia stata condivisa con le categorie dei professionisti reggini. Allo stesso modo sono curiosa di sapere in che termini sia stato affidato l’incarico di progettazione, vista la portata del finanziamento, e con quale formula i cittadini siano stati coinvolti in una scelta partecipata e condivisa.

È mio dovere di tecnico e soprattutto di cittadino pormi tanti quesiti, perché non posso dimenticare che questa stessa amministrazione, sia l’artefice dell’annullamento, di progetti già finanziati e cantierabili, come il Museo del Mare di Zaha Hadid, la fiera di Arghillà dello Studio Gregotti e gli arredi del corso Garibaldi, progettati dell’architetto e designer reggino, di fama internazionale, Stefano Trapani, questi ultimi equiparabili a installazioni che sintetizzano, utilità, durata e bellezza (enunciati del dettato Vitruviano che ogni architetto e artista dovrebbe conservare nel suo dna).

Non posso dimenticare che i nostri siti archeologici abbandonati all’incuria e alla sporcizia, urlano vendetta e che qualche scheletro non si sia ribaltato dentro la sua tomba chiedendo giustizia.

Io mi auguro che questa riflessione personale possa trovare riscontro, certa che il vero “Patto” destinato a Reggio debba coinvolgere pienamente tutte le sue risorse, culturali, paesaggistiche e soprattutto umane. (ap)

REGGIO – La grande comicità di Gennaro Calabrese al Lido della Polizia

Gennaro Calabrese, reggino doc, e cabarettista di grande valenza, ha confermato la sua carica comica in una serata divertentissima al Lido della Polizia di Pentimele a Reggio Calabria. Data la location non potevano mancare i riferimenti anche seri (il papà di Gennaro è un ispettore di Polizia in quiescienza) per esaltare il valore sociale e l’impegno costante della forze di Polizia, ma Calabrese è nato per far ridere e le sue performances hanno letteralmente conquistato il numeroso pubblico presente, nel rispetto delle misure di prevenzione anti-covid, a conferma che la struttura del Lido della Polizia di Pentimele, oltre ad offrire una panorama unico, è oltremodo sicura.

Tra i presenti anche il massmediolgo Klaus Davi che, ovviamente, è stato con larghi sorrisi accondiscendente “vittima” di una spassosissima imitazione da parte di Gennaro Calabrese. Il quale, dopo aver raccolto meritatissimi applausi, ha voluto ringraziare la Polizia di Stato e il questore di Reggio Maurizio Vallone per l’opportunità concessa. Il comico ha anche espresso i suoi complimenti alla Wonderland di Vito Bommarito che gestisce il catering e il servizio bar della struttura, sottolinenando il grande impegno di tutto lo staff, della direzione e degli addetti alla vigilanza dell’Ufficio Tecnico Logistico della Questura per rendere il Lido della Polizia un locale che non solo gratifica il personale della Polizia di stanza a Reggio e i loro familiari, ma è diventato anche un apprezzabilissimo punto d’incontro per tanti ospiti in vacanza in città. (rrc)

REGGIO – Contro l’abusivismo edilizio accordo Comune, Prefettura e Procura

Un’importante intesa istituzionale per il contrasto dell’abusivismo edilizio è stata siglata a Reggio. La Giunta Falcomatà ha approvato, su proposta dell’Assessore all’Urbanistica arch. Mariangela Cama, a seguito di interlocuzioni con il dott. Gerardo Dominijanni delegato per la Procura della Repubblica di Reggio Calabria per il settore delle demolizioni degli immobili abusivi e redattore delle Linee Guida, e la Prefettura di Reggio Calabria, giusto assenso al riguardo del Ministero dell’Interno, l’Accordo di collaborazione in materia di demolizione di manufatti abusivi.

Con questo Accordo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, la Città di Reggio Calabria e la Prefettura di Reggio Calabria, nel rispetto dei principi di legalità e di leale collaborazione, intendono attuare iniziative comuni, atte a garantire e rendere effettive e sollecite le procedure di demolizione dei manufatti abusivi per i quali sia intervenuta pronuncia irrevocabile del giudice penale; rafforzare le iniziative di contrasto al fenomeno dell’abusivismo edilizio, promuovendo ogni utile iniziativa finalizzata a rendere esecutivi gli ordini di demolizione in danno e le connesse attività di demolizione da parte della Città di Reggio Calabria; rafforzare, attraverso forme convenzionali di collaborazione, la sinergia tra l’Autorità Giudiziaria e quella Amministrativa nel contrasto al fenomeno dell’abusivismo edilizio.

Nell’ambito degli obiettivi e delle funzioni istituzionali degli organismi partecipanti, l’Accordo viene stipulato al fine di dare organica attuazione agli interventi di demolizione di opere abusive disposte a seguito di sentenza irrevocabile di condanna emessa dall’Autorità Giudiziaria Ordinaria in relazione alla violazione delle ipotesi di cui alle lettere b) e c) dell’art. 44 del DPR 380/2001.

Il fenomeno delle demolizioni conseguenti ad abusi edilizi, evidenzia l’Assessore Cama, costituisce questione particolarmente sentita nel territorio della Città di Reggio Calabria, Comune in cui la diffusione del fenomeno dei manufatti abusivi ha assunto negli anni carattere di particolare intensità.

L’attività di demolizione, quale sviluppo conclusivo dell’opera di repressione dell’abusivismo, costituisce, pertanto, requisito di effettività della sanzione e, al contempo, strumento di tutela del territorio e di sensibilizzazione ad un uso ordinato e rispettoso del territorio stesso quale bene comune e primario.

Nelle prossime settimane si procederà alla formale stipula dell’Accordo tra il Prefetto dott. Massimo Mariani, il Procuratore della Repubblica dott. Giovanni Bombardieri ed il Sindaco avv. Giuseppe Falcomatà. (rrc)

REGGIO – Ferragosto dei detenuti: la visita del garante e dell’assessore Nucera

In occasione del Ferragosto, il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria avv. Giovanna Russo e l’Assessore alle Politiche sociali Lucia Anita Nucera si sono recate in visita agli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Arghillà e “G. Panzera”.

«Dovere istituzionale, oltre che umano e personale – ha dichiarato il Garante – di recarsi  presso gli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Arghillà e “Panzera”. Sulla scorta di un pensiero soprattutto umano oltre che in qualità di garante del comune di Reggio Calabria  in ragione delle funzioni che esercito al fine di dare un segno di non dimenticanza, di presenza e vicinanza a quanti si trovano nei due istituti penitenziari reggini si è volutamente dedicato un momento di attenzione agli “ultimi” agli “invisibili” della società. La visita in carcere nel giorno di ferragosto è una consuetudine consolidata in seno al coordinamento nazionale dei garanti territoriali, sulla scorta delle iniziative promosse dai radicali.

«Ringrazio, innanzitutto, la dottoressa Patrizia Delfino in rappresentanza del dott. Calogero Tessitore ed il personale di sorveglianza penitenziario tutto di Arghillà per l’accoglienza riservataci, l’ispettore  del plesso  “Panzera” di Reggio Calabria che ci ha accompagnate durante la visita.

«Silenzio, isolamento e solitudine dei cuori,  perfino di chi sa di avere sbagliato, sono stati i sentimenti che hanno accompagnato questa prima visita ufficiale all’interno degli Istituti penitenziari”.

La visita è senz’altro un gesto di umanità, nel solco senso cristallizzato dall’art.27 del dettato costituzionale: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. «Certo le situazioni dei detenuti dei due istituti reggini – prosegue l’avv. Russo – meritano un approfondimento di analisi e d’ individuazione del trattamento rieducativo più efficace al fine di poter garantire a tutti un concreto e reale reinserimento sociale una volta esaurito il periodo di detenzione.

L’occasione della visita odierna è stata proficua al fine ascoltare una serie di istanze, già note all’Ufficio del Garante di cui si è fatto carico il collega Avv. Agostino Siviglia durante tutto il suo mandato.

Da donna sento di voler dedicare un pensiero e particolare attenzione alla sezione femminile del “Panzera” per il quale sono già state realizzate negli scorsi anni attività mirare alla realizzazione di percorsi di reinserimento delle stesse nella società.

«Infine sento di cuore di voler ricordare e ringraziare  il segno di una presenza costante  e momento di preghiera grazie al cappellano e ad una sorella della Fraternità Maria Immacolata – Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata di Bagnara Calabra (nel braccio femminile) proprio in un  caldo giorno  festivo a testimoniare supporto e vicinanza  ai detenuti. È qui che cogliamo l’importanza dei gesti. Azioni per le quali forse una nuova strada rieducativa è possibile: quella per cui il  carcere non sia una parte sconnessa dalla società quanto piuttosto una parte della stessa. Oggi più che mai – ha concluso il Garante – risulta necessario vincere la sfida della rieducazione penale, creando  opportunità di vita alternative».  (rrc)