REGGIO – Il “pattugliamento” del sindaco Falcomatà in città

Emergenza coronavirus 21 marzo

Oggi ho fatto un giro in città e fa male al cuore vederla così vuota e spenta.Torneremo ad abbracciarci, ne sono certo, e da reggini dobbiamo essere orgogliosi di come in questi giorni così difficili stiamo rispettando le regole, quasi tutti.Quasi tutti tranne qualcuno a cui ancora non è chiaro che si può uscire di casa solo per casi di estrema necessità e chi invece esce per altri motivi, magari pensando di festeggiare il primo giorno di primavera, viola l’articolo 650 del codice penale rischiando l’arresto e la multa.Io non sono e non voglio fare lo sceriffo ma ho a cuore la salute di ognuno di noi e devo evitare che questa situazione possa aggravarsi. In ogni modo.

Posted by Giuseppe Falcomatà on Saturday, 21 March 2020

Fermare il contagio: Calabresi, restate a casa!
La presidente Santelli chiede aiuto all’Esercito

Ci sono ancora troppi irresponsabili a passeggio per le strade, a trasgredire le tassative disposizioni di restare in casa e il sacrificio di tutti rischia di essere vanificato dall’imbecillità di chi non ha ancora capito quanto è grave e seria la situazione. Occorre bloccare il contagio del coronavirus e lo si può fare se tutti restano a casa, evitano contatti, non affollano le strade, le piazze, se continuano a passeggiare come se non fossimo in piena emergenza. Per questo motivo la presidente Jole Santelli ha scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini chiedendo di «inviare sul territorio regionale unità delle Forze Armate a supporto delle Forze dell’Ordine che già, con grande sforzo organizzativo e di efficienza stanno garantendo il rispetto delle misure adottate su numerose aree del territorio». Scrive la Santelli: «Sono tante le famiglie, i giovani, gli anziani, i bambini calabresi che stanno rinunciando alla propria quotidianità, alla propria libertà per tutelarsi e tutelare chi gli sta intorno da questa emergenza sanitaria. Ma sono ancora troppi coloro che trasgrediscono alle prescrizioni e alle ordinanze imposte sia a livello nazionale che regionale, rappresentando un serio pericolo per la diffusione del virus». L’obiettivo – dice la Presidente – è quello di garantire un maggiore controllo preventivo e una più intensa attività sanzionatoria, con particolare attenzione a quei comuni dove sono già in vigore particolari misure restrittive.

La presidente Santelli è stata costretta a firmare un’altra ordinanza «per la prevenzione e il contenimento dell’emergenza sanitaria in corso. Sono ancora in tanti, infatti, – afferma la Governatrice –  coloro che affrontano con superficialità questo momento, mettendo a repentaglio la propria salute e quella degli altri calabresi». L’ordinanza prevede che fino al 3 aprile sono consentiti esclusivamente gli spostamenti individuali temporanei con comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute ovvero le esigenze primarie delle persone, svolte nel tempo strettamente indispensabile. Nell’ordinanza è contenuto un riferimento agli spostamenti con gli animali da affezione che sono consentiti solo in prossimità della propria abitazione.

Le uscite per gli acquisti essenziali, ad eccezione di quelle per i farmaci, vanno limitate ad una sola volta al giorno e ad un solo componente del nucleo familiare. L’eventuale presenza di accompagnatori può essere consentita esclusivamente per motivi di salute o di lavoro, secondo quanto indicato. È vietata la pratica di ogni attività motoria e sportiva all’aperto, anche in forma individuale. Nel caso l’attività motoria, o la passeggiata, sia connessa a ragioni di salute, dovrà essere effettuata in prossimità della propria abitazione ed evitando ogni possibile compresenza di altre persone.

L’ordinanza prevede anche il divieto dell’uso di apparecchi da intrattenimento e per il gioco nelle rivendite di tabacchi. Tutti gli esercizi commerciali dovranno osservare la chiusura domenicale, fatta eccezione per le farmacie di turno e le edicole. Ai sindaci è lasciata la facoltà di disporre, tramite una propria ordinanza, riduzioni dell’orario di apertura al pubblico degli esercizi commerciali, fatta eccezione per chi vende prodotti alimentari e per le farmacie. Ai trasgressori, alla luce della potenziale esposizione al contagio, si applica comunque la misura immediata della quarantena obbligatoria per 14 giorni, attraverso il Dipartimento di Prevenzione dell’ASP territorialmente competente, con le modalità già previste dai precedenti provvedimenti regionali, richiamati in quest’ultima ordinanza.

Perché non è chiaro quanto è importante fermare il contagio? Perché troppi sconsiderati vogliono mettere in ginocchio la sanità calabrese che non sarebbe in grado di sostenere una forte richiesta di terapia intensiva in caso di un aggravarsi del contagio? La situazione calabrese è, grazie al cielo, ancora con numeri che allarmano ma sono microscopici rispetto all’emergenza della Lombardia: bisogna che, però, ci sia la collaborazione di tutti i cittadini. Il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, come abbiamo già riferito nei giorni scorsi, ha preso drastici provvedimenti negando le strade principali dello “struscio” (via Marina e corso Garibaldi) agli irriducibili della passeggiata ad ogni costo. E analoghi provvedimenti sono stati adottati dal sindaco Sergio Abramo a Catanzaro, e a Vibo, Cosenza, Crotone. Ma, evidentemente, non basta chiudere le strade, serve un’attività di controllo e di dissuasione più forte che, forse, la presenza dell’esercito per le strade potrebbe garantire.

La richiesta di poter contare sull’aiuto dell’esercito era venuta anche in mattinata dal consigliere regionale Graziano Di Natale (Io resto in Calabria) motivata dal fatto che l’impegno ragguardevole prodigato dalle forze dell’ordine presenti nella regione «risulta, tuttavia, limitato dalle carenze di organico che, quindi, non permettono di rispondere adeguatamente e contemporaneamente a tutte le emergenze e richieste che provengono da tutto il territorio.I piccoli Comuni, poi – evidenzia l’esponente politico –, sono penalizzati dalla mancata presenza in loco di unità capaci di fronteggiare la crisi. Sono già, infatti, due i Comuni isolati e controllati con le evidenti e comprensibili difficoltà degli uomini delle Forze dell’Ordine che, da soli, non riescono a garantire l’efficienza che un servizio così delicato richiede».

Il consigliere regionale Marcello Anastasi (Io resto in Calabria) propone, a questo proposito, di «Isolare al più presto i Comuni della Piana di Gioia Tauro prima che sia troppo tardi. Questa richiesta – spiega –nasce dalle notizie delle ultime  ore, che segnalano casi di soggetti positivi al coronavirus, tanto a Gioia Tauro quanto a Rosarno. È necessario prevenire e contenere il più possibile e,  fino a quando si è ancora in tempo, l’alto rischio  del diffondersi dell’epidemia e che la stessa  possa circoscrivere l’intero  territorio pianigiano  con pesanti conseguenze sugli oltre centocinquantamila suoi abitanti. Inoltre, nella Piana di Gioia Tauro, si dispongano con urgenza una tendopoli militare e un ospedale da campo operativo per fronteggiare l’emergenza, a supporto degli ospedali di Polistena, al momento l’unico funzionante, ma non in grado di rispondere totalmente ai bisogni del territorio, e  di Gioia Tauro, sotto dimensionato ormai da tempo, parzialmente  operativo, che  necessita di urgenti interventi di ripristino e di sanificazione. Propone Anastasi: «Per l’accampamento militare, può essere utilizzata  un’area di circa 7000 mq servita da acqua ed energia elettrica messa a completa disposizione da un privato cittadino del Comune di Rizziconi, logisticamente in  posizione centrale nella piana  rispetto ai restanti Comuni. Ciò comporterebbe la possibilità di   creare un Centro Operativo CoVid , per  gestire le attività di contrasto nel territorio della Piana di Gioia Tauro, migliorare la  risposta alle richieste di ogni genere e dalla Protezione civile, dalle associazioni di volontariato, dalla gente comune e soprattutto dai rispettivi sindaci. Quest’ultimi costretti ad amministrare con poche risorse i popolosi e numerosi Comuni, in questo tragico momento, rappresentano una situazione di particolare affanno, non disponendo di  sufficienti  forze per  garantire i vari servizi come quello, per esempio, della vigilanza urbana. Se vogliamo farcela, è necessario far rispettare con maggiore rigore il comportamento personale previsto per ogni cittadino a garanzia della tutela della salute pubblica».

Per contro, va registrata la grande generosità dei calabresi che si stanno impegnando a raccogliere e offrire fondi e donazioni da destinare all’emergenza soprattutto ospedaliera. A questo proposito, riferisce il consigliere regionale Domenico Giannetta (FI) che «Per i Centri Covid-19 istituiti presso i presidi ospedalieri di Gioia Tauro, Polistena, Melito e Locri è in corso la campagna di raccolta fondi #iononaspetto patrocinata dall’ASP di Reggio Calabria in collaborazione con l’Associazione di volontariato Presenza di Palmi finalizzata ad attrezzare gli ospedali delle dotazioni necessarie. Grazie alla grande generosità della nostra comunità che ha già raccolto più di trentamila euro sarà possibile iniziare ad acquistare i primi posti letto, ma la campagna è ancora in corso e intende raggiungere cifre più ambiziose per supportare in modo più incisivo l’allestimento dei presidi. Servono, con urgenza – spiega il consigliere forzista – ventilatori, posti letto attrezzati con materassi antidecubito, comodini e carrelli di distribuzione farmaci per terapia sub-intensiva, le automediche per i tamponi a domicilio e interventi urgenti. L’Asp di Reggio Calabria  – continua Giannetta – ha messo in moto la macchina amministrativa per dotare gli ospedali degli strumenti indispensabili e, parallelamente, si è appellata alla società civile che ha risposto presente nonostante la difficoltà contingente.

«È molto bello e significativo – ha fatto notare Giannetta – che, di fronte all’emergenza, sia emerso, ancora con più forza, il sentimento di appartenenza e mutuo aiuto che caratterizza la nostra cultura sociale. Stiamo attraversando  – sottolinea – uno dei momenti più difficili della nostra storia con degli scenari di crisi che ci preoccupano moltissimo. Si stanno facendo sforzi senza precedenti per attrezzare presidi sanitari decisamente inadeguati alla gestione di una crisi di tale portata, soprattutto dopo anni di commissariamento e di tagli alla sanità. Dobbiamo essere consapevoli che stiamo combattendo una guerra contro un nemico pericoloso e ancora sconosciuto che semina paura, dolore e morte. Ma abbiamo tutti almeno un’arma potente, che è la prevenzione, e poi c’è un’altra arma, quella della comunità. Il sentirsi parte di un gruppo e aiutare chi in questo momento ha bisogno. E gli ospedali, i medici, gli infermieri e tutti gli operatori impegnati in prima linea hanno bisogno di noi. Donare è quindi importantissimo e che in questo momento si stiano rincorrendo campagne di raccolta fondi da destinare agli ospedali è qualcosa che certamente non dimenticheremo di questo momento così difficile».

Anche Pippo Callipo, capogruppo in Regione di Io resto in Calabria evidenzia la grande generosità dei calabresi: «Mi arrivano notizie – ha affermato – da ogni angolo della Calabria di singoli consiglieri comunali, gruppi consiliari o intere amministrazioni locali che fanno donazioni per sostenere chi fronteggia in prima linea l’emergenza Coronavirus. Mi riempie il cuore vedere che il mio appello ha spinto chi rappresenta le istituzioni ad ogni livello a fare gesti concreti di solidarietà. È anche giusto che il politico che vuole dare un contributo, che sieda in un Consiglio comunale o a Palazzo Campanella o in Parlamento, lo faccia a favore di presìdi sanitari o di Protezione civile del suo territorio di appartenenza. A me non interessa avere la paternità di tutto questo e men che meno di gestire in prima persona le donazioni, a me interessa solo che la solidarietà si concretizzi e che ciò avvenga nella massima trasparenza possibile. Non importa quanto, non importa come e non importa dove. Quello che conta, in questo momento difficile per tutti noi, è che chi ricopre cariche pubbliche senta la responsabilità di fare la propria parte a favore della collettività. Quindi uscite allo scoperto e continuate a donare. Se migliaia di medici, di infermieri, di lavoratori, di volontari restano in trincea con coraggio e spirito di sacrificio, a maggior ragione la politica deve aprirsi all’altruismo e dare un aiuto a questo esercito senza armi che giorno dopo giorno, nei nostri ospedali e sul territorio, ci sta rendendo tutti orgogliosi di essere italiani».  (rrm)

 

REGGIO – Un comitato civico per le celebrazioni del 50° della Rivolta

Costituito a Reggio, per iniziativa del Comune, un comitato civico che si occuperà delle celebrazioni legate al 50.mo anniversario della Rivolta che cadrà il prossimo 14 luglio. L’obiettivo è promuovere adeguate iniziative per ricordare e far conoscere ai giovani questo tristissimo capitolo della storia della Città. Fu una rivolta di popolo, mal gestita dal governo centrale e soprattutto strumentalizzata in maniera controversa dai partiti. La storia ha raccontato, poi, le intromissioni, le interferenze e soprattutto l’indifferenza del potere centrale nei confronti dei reggini che hanno caratterizzato quella che da protesta spontanea è diventata una “rivolta”, rischiando di condizionare seriamente l’unità del Paese.

A far parte del Comitato civico, che sarà presieduto dal sindaco Giuseppe Falcomatà, è stato chiamato un gruppo di politici, storici, studiosi e giornalisti: il giornalista ed editore Franco Arcidiaco (che avrà la funzione di vicepresidente), l’assessore comunale all’Istruzione Anna Nucera, il presidente del Consiglio Comunale Demetrio Delfino, gli storici Pasquale Amato e Franco Arillotta, il medico Vincenzo De Salvo, studioso della Rivolta, il presidente dell’associazione Anassilaos Stefano Iorfida, e i giornalisti Mimmo Raffa e Santo Strati. Quest’ultimo, direttore editoriale di calabria.live, è coautore con i compianti giornalisti Luigi Malafarina e Franco Bruno dello storico reportage della Rivolta Buio a Reggio, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione del cinquantenario curata dallo stesso Santo Strati per Media&Books. (rrc)

COVID-19 – 10 idee per la Calabria: riavviare o riconvertire le industrie medicali dismesse

Dal Movimento 10 idee per la Calabria viene un’interessante proposta di progetto pilota per la riconversione o il riavvio di industria dell’area sanitaria abbandonate o parzialmente in disuso. In un articolato documento il Movimento guidato dal prof. Domenico Gattuso espone una strada percorribile, che sottoponiamo ai lettori.

«Diventa sempre più chiaro, in questo tempo di pandemia che stiamo vivendo, – si legge nel documento – che dovremo prepararci ad affrontare le trasformazioni che ci attendono perseguendo un approccio diverso alla vita, alla produzione, alla gestione delle risorse, guardando all’interesse collettivo e abbandonando la logica dell’accumulazione insensata di capitali da parte di pochi profittatori.

Occorre ripartire da noi, anteponendo i diritti dei cittadini a quelli delle multinazionali in tutti i campi, dal lavoro dignitoso alla sanità e ai servizi pubblici, ai rapporti sociali, alla produzione di beni e servizi in modo eco-equo-sostenibile. In questa ottica generale, nel mentre combattiamo le difficoltà del presente, sarebbe cosa buona attivarsi per non restare impreparati nel momento in cui bisognerà ripartire. Giocare d’anticipo è fondamentale.

Nel Dpcm “Cura Italia”,  il 16 marzo scorso, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha individuato misure straordinarie per le imprese al fine di fronteggiare l’emergenza sanitaria, assicurare la fornitura delle strutture e degli equipaggiamenti alle aziende sanitarie o ospedaliere, implementare il numero di posti letto specializzati nei reparti di ricovero dei pazienti affetti da virus. Sono previste forme significative di sostegno finanziario per riconvertire strutture per la produzione di mascherine, ma questo approccio dovrebbe riguardare anche tutti gli altri dispositivi di protezione individuale.

In tale contesto rientra la possibilità di far ripartire strutture che già operavano nell’ambito di queste produzioni e che nel tempo sono state abbandonate. Con due finalità: rispondere in modo rapido ed efficace all’esigenza di arginare la piena del Covid-19, avviare un’esperienza produttiva che possa offrire prodotti di primaria importanza per la salute anche dopo la fine dell’emergenza. In allegato si avanza una proposta, a mo’ di caso emblematico, relativo a due aziende che nel recente passato, nell’area industriale di Reggio Calabria (S. Gregorio), producevano mascherine, tute e numerosi altri articoli destinati all’ambiente ospedaliero chirurgico.

L’ipotesi può rappresentare un’opportunità di sviluppo legata ad un settore di produzione di estremo interesse, immediato e futuro. Recuperare i capannoni, riconvertirli, insediare una nuova moderna catena produttiva moderna, può essere un modo per reagire in modo concreto all’emergenza e contribuire a costruire una speranza collettiva. E in tal senso sollecitiamo le forze imprenditoriali e le forze di governo a dare concreto riscontro ed assumere iniziativa operativa. Nel nostro Movimento esistono molte qualificate competenze; siamo disposti a metterle al servizio della comunità e dei soggetti imprenditoriali, in termini di volontariato, da subito.

L’emergenza ha mostrato che la nostra vita può cambiare radicalmente in pochi giorni. Potrebbe cambiare nel prossimo futuro anche in meglio, se proviamo a dare alle nostre esistenze nuove fondamenta e a guardare a nuove prospettive di  vita con occhi diversi. Valorizziamo le cose positive che stiamo riscoprendo: la solidarietà, il rispetto per gli anziani, l’aria pulita, il silenzio, le strade senza auto, i ritmi di vita rallentati, lo spazio per tornare a riflettere e pensare, una vita sociale più cooperativa e libera dal consumismo».

Ecco la proposta pilota:

Lo scenario

«L’emergenza Corona Virus ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità gli errori strategici commessi negli ultimi decenni  dalla programmazione industriale del nostro paese. La scelta di delocalizzare o addirittura abbandonare produzioni sulla sola base della valutazione dei costi di produzione, dei bassi margini o del loro basso contenuto tecnologico si è rivelata drammaticamente perdente in questi giorni. Non disporre di linee di produzione nazionali ci ha fatto trovare oggi completamente disarmati non solo di fronte alla inattesa, crescente domanda del mercato interno ma anche e soprattutto di fronte alle analoghe esigenze degli stessi paesi produttori, i primi ad essere colpiti dall’emergenza Covid-19, e degli altri paesi europei nei quali invece l’emergenza sta montando. Per esempio la valutazione fatta dalla Protezione civile di un fabbisogno di 90 Milioni di mascherine al mese già sembra di difficile soddisfazione e potrebbe anche essere sottovalutata se il trend del contagio non dovesse migliorare rapidamente e se altri fattori, ad oggi non prevedibili, non dovessero limitare nel tempo lo stato di emergenza

Come è naturale i paesi produttori hanno prima pensato a soddisfare la domanda interna ed anche le ventilate, anche se mai dimostrate, denunce di alcuni media di tentativi di accaparramento da parte di alcuni stati di prodotti destinati ad altri non può lasciare tranquilli. Anche se questa azione non è stata effettivamente messa in atto, nessuno può escludere che nell’eventualità del precipitare dello stato di emergenza, evento che nessuno oggi può escludere, non porti uno o più governi a pensarci seriamente. D’altra parte è ufficiale il tentativo fatto dagli Stati Uniti di accaparrarsi in esclusiva il diritto di disporre del vaccino in fase di sperimentazione in Germania oltre che per ragioni squisitamente economiche anche nell’evidente consapevolezza che probabilmente non ci sarà la capacità di produrne da subito a sufficienza per tutti.

Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha annunciato l’ipotesi di riconvertire strutture per la produzione di mascherine ma questo approccio dovrebbe riguardare anche tutti gli altri dispositivi di protezione individuale.

In tale contesto può la Calabria proporsi per contribuire nel breve termine al superamento di una emergenza epocale? Forse è utile ricordare che nell’area industriale di Reggio Calabria, in località San Gregorio, hanno operato sino al 1992 le aziende APSIA Med e TEPLA Med che impiegavano circa 150 lavoratori. Costituivano  un gioiello di fabbrica ristrutturate e gestite dalla GEPI. Gli operai, sigillati nelle loro tute bianche con calzari e cappellini, operavano in ambienti completamente asettici. La diversa gamma di prodotti, infatti, era destinata all’ambiente ospedaliero chirurgico; di conseguenza, la qualità era un must. All’inizio degli Anni Novanta, la GEPI cominciò, sul piano nazionale, a vendere le aziende a privati. APSIA e TEPLA furono affidate a mani incaute di manager siculo-napoletani, referenti di una holding con sede in territorio elvetico. In meno di due anni (1991-92), entrambe le Società sparirono dal mercato.

Analisi della soluzione proposta

L’ipotesi avanzata è che dalla crisi possa nascere un’opportunità di sviluppo legata ad un settore di produzione di estremo interesse, immediato e futuro. Recuperare i capannoni, riconvertirli, insediare una nuova moderna catena produttiva.

Le due imprese APSIA Med E TEPLA Med erano localizzate nel polo industriale di  San Gregorio, Via dell’Industria

Area industriale di San Gregorio (RC)

 

L’area dista pochi Km dall’aeroporto di Reggio Calabria, 10 Km dall’imbocco dell’autostrada Salerno Reggio Calabria e 20 Km dall’ imbarcadero per la Sicilia del porto di Villa San Giovanni. Da un punto di vista logistico gli stabilimenti si trovano quindi in una posizione ottimale per rifornire in tempi rapidissimi tutto il Sud Italia, inclusa la Sicilia, ed eventualmente anche zone più remote grazie alla prossimità con l’aeroporto.

Approccio operativo proposto

Al fine di rendere operativo l’avvio della produzione nei tempi più rapidi possibili ed in linea con quelle che sono le esigenze della situazione di emergenza in atto si potrebbe procedere attraverso una Joint-Venture tra un pool di imprenditori locali ed un’azienda italiana o estera in grado di mettere a disposizione il know how e le certificazioni necessarie per avviare la produzione, anche in deroga alle norme meno rilevanti in relazione allo stato di emergenza che si sta vivendo come peraltro previsto dal Dpcm Cura Italia del 16 marzo.

La Joint-Venture acquisirebbe i locali ed i macchinari necessari anche facendo ricorso alle misure straordinarie previste dal Dpcm Cura Italia. Per quanto riguarda la forza lavoro l’ipotesi è di attingere alla base percettrice di Reddito di Cittadinanza da assumere con contratto a termine per il periodo a copertura della produzione in che comunque dovrebbe essere assicurata nelle forme che saranno previste dalle procedure per tutta la durata dell’emergenza. Il contratto sarebbe poi trasformato a tempo indeterminato per al quota di lavoratori coerenti con il piano industriale che verrebbe redatto per garantire la sopravvivenza nel mercato della Joint Venture anche dopo l’emergenza.

Opportunità per il territorio

Una tale proposta costituisce una soluzione che, se da un lato è utile per contribuire alla produzione straordinaria in questo periodo emergenziale, dall’altro può costituire un’opportunità per far ripartire un’area industriale che tante illusioni aveva scatenato ai tempi del Piano Colombo, ma che poi aveva visto progressivamente svanire ogni speranza occupazionale e di sviluppo per la città di Reggio Calabria. E’ inutile infatti ricordare che il livello occupazionale in tutta la Calabria e nell’area della Città Metropolitana di Reggio Calabria sta decrescendo a valori drammatici a causa della mancanza di opportunità di lavoro, anche per i giovani di elevata scolarità. Secondo dati Istat, il tasso di migrazione dalla Calabria verso altre Regioni è il più alto d’Italia. Si stima che circa 4/5000 giovani lascino la Regione ogni anno e più o meno altri 10.000, pur essendo residenti, lavorino in Regioni del centro-nord o all’estero.

Tale iniziativa quindi può costituire un tassello per ravviare e sostenere nel tempo la ripresa dell’occupazione e della produzione in un’area già oggi in condizioni drammatiche e quindi ancora a maggior rischio per le conseguenze di quella recessione paventata da tutti gli economisti come conseguenza del terribile momento che stiamo vivendo».  (rrc)

 

COVID-19 – “Chiusi” i comuni di Montebello Jonico (RC) e San Lucido (CS)

La presidente della Regione Calabria Jole Santelli ha disposto con un’ordinanza la “chiusura” dei comun di Montebello Jonico, in provincia di Reggio, e San Lucido, sul tirreno cosentino. Una misura resasi necessaria a seguito dell’elevato numero di positività al conornavirus registrati nei due centri calabresi. A Montebello Jonico, come si ricorderà, c’è stato il decesso di un geometra comunale, l aprima vittima calabrese, ed è risultato positivo il sindaco Ugo Suraci, attualmente ricoverato a Reggio.

L’ordinanza prevede il divieto di allontanamento dal territorio comunale da parte di tutti gli individui presenti, il divieto di accesso nel territorio comunale, la sospensione delle attività degli uffici pubblici. Viene comunque garantita l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità.

Potranno varcare i confini comunali gli operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nelle attività collegate all’emergenza, gli esercenti che hanno attività consentite sul territorio e quelle strettamente strumentali ma tutti avranno l’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale.

L’ordinanza consente il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. (rrm)

COVID-19/REGGIO – Cordoglio del sindaco Falcomatà per la prima vittima calabrese

Cordoglio a nome della Città metropolitana è stato espresso dal sindaco Giuseppe Falcomatà per la prima vittima calabrese del Coronavirus. «È una domenica triste per la nostra comunità – ha detto il sindaco  –. Il Coronavirus ha portato via un nostro concittadino di Montebello Jonico, la prima vittima calabrese di questa emergenza. Ci stringiamo attorno al dolore dei suoi familiari e di tutti i cittadini che lo conoscevano. Siamo profondamente addolorati. In questi giorni la nostra comunità è impegnata a far fronte all’emergenza Coronavirus. Ogni sera leggiamo il bollettino diffuso dalle autorità sanitarie, nella consapevolezza che quei dati non sono dei numeri, ma persone che soffrono a causa do questa emergenza che ci riguarda tutti. Per questo voglio raccomandare all’intera cittadinanza l’assoluta necessità di rispettare in maniera scrupolosa le indicazioni diffuse dal governo, uscire di casa solo per motivi di stretta necessità e rimanere uniti, a distanza, per superare questo momento di difficoltà dal quale è possibile uscire solo dimostrando grande senso di responsabilità e rispetto per se stessi e per gli altri». (rrc)

COVID-19/REGGIO – Risorse per 100mila euro destinate al GOM e gli ospedali di Polistena e Locri

Katia Tripodo, segretaria metropolitana dei Giovani Democratici e vice presidente del Consiglio comunale di Calanna, ha comunicato che sono state individuate risorse per 100 mila euro per l’acquisto di ventilatori polmonari, macchinari elettromedicali o strumenti medici capaci di intervenire sulle persone colpite da Coronavirus. Le apparecchiature verranno destinate al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria ed ai nosocomi di Polistena e Locri.

«La particolare situazione – afferma la Tripodo – di difficoltà derivante dall’espandersi del Coronavirus in tutto il Paese ed al Sud Italia in particolar modo ed il lavoro incessante che le istituzioni tutte al netto del colore politico stanno portando avanti per contenere i possibili contagi spingendo nella assoluta e perentoria necessità di attenersi in maniera precisa alle indicazioni contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri circa gli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale ci induce ad apprezzare il lavoro che la città Metropolitana sta portando avanti per difendere la nostra amata Reggio. Oltre le importanti attività di controllo del territorio portante avanti dalla Polizia Metropolitana ben guidata dal comandante Crupi su impulso del Sindaco Giuseppe Falcomatà e dei Consiglieri Metropolitani Antonino Castorina e Riccardo Mauro, sono state individuate risorse per 100mila euro».

L’iniziativa conclude Katia Tripodo è stata portata avanti e fortemente voluta dal Dirigente del Settore Politiche Sociali Stefano Catalano ed è un piccolo ma grande tassello in una situazione di emergenza che va gestita in modo condiviso tra tutti. Sarebbe importante prosegue la Tripodo che, anche alla luce dell’appello fatto da Pippo Callipo, la Regione Calabria portasse avanti iniziative simili nelle forme e nei modi più opportuni per essere vicini ai nostri cittadini. (rrc)

Nell’immagine di copertina: Katia Tripodo (foto di Renzo Pellicanò)

COVID-19 – Intensificati i controlli a Reggio, pochi gli arrivi in treno (in quarantena)

Aumentano i controlli sul territorio metropolitano per limitare il contagio da coronavirus. Il Sindaco Falcomatà, nel ringraziare le forze dell’ordine per il lavoro attento e scrupoloso in strada e nelle stazioni ferroviarie, ha ribadito a tutta la cittadinanza l’assoluta e perentoria necessità di attenersi in maniera scrupolosa alle indicazioni contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri circa gli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale.

Al fine di rendere più efficaci le misure anti-contagio introdotte dal Governo, negli ultimi giorni sono stati intensificati i controlli con il supporto degli agenti di Polizia Metropolitana e Polizia Locale, sia sul territorio metropolitano che su quello del Comune capoluogo, con posti di controllo finalizzati a verificare la circolazione sulle strade e nei luoghi di transito.

Il sindaco Falcomatà ha ringraziato inoltre la Prefettura di Reggio Calabria e gli uomini delle Forze dell’Ordine, impegnati nelle operazioni di controllo, complessivamente ad oggi quasi 2700 con circa 120 contravvenzioni, su tutto il territorio metropolitano ed in particolare negli snodi delle stazioni ferroviarie e nei pressi degli svincoli autostradali.

Emergenza coronavirus 14 marzo

Ieri sera si sono diffuse notizie false in merito all’arrivo di treni “carichi” di meridionali dal nord Italia.Sono venuto a verificare personalmente la situazione ed ho fatto un giro in città per vedere come procedono i controlli.Il Campo Coni è aperto solo per i tesserati, dobbiamo mettercelo in testa, i parchi sono chiusi.Vi aggiorno in questo video.

Posted by Giuseppe Falcomatà on Saturday, 14 March 2020

«Nella serata di ieri – ha detto il primo Cittadino – si erano diffuse alcune notizie fuorvianti in merito a dei presunti treni carichi di persone partite da Milano verso la nostra Città. Notizia assolutamente infondata visto che non si sono registrati aumenti significativi di passeggeri sui treni a lunga percorrenza e che dai treni provenienti dal nord, nella giornata odierna, sono scesi pochissimi passeggeri, poche unità a Reggio e circa venti a Villa San Giovanni, tutti adeguatamente controllati dalle forze dell’ordine, vigili e presenti in stazione, con la raccomandazione della quarantena volontaria cosi come disposto dalle direttive vigenti in Calabria». (rrc)

Reggio, chiude l’aeroporto, si apre la polemica.
Dalla crisi, idee e progetti per gli scali calabresi

di SANTO STRATI – Chiude l’aeroporto di Reggio, si aprono le polemiche. Una chiusura fino al 25 marzo ufficialmente per l’emergenza coronavirus, ma anche per insostenibile mancanza di passeggeri. È, però, in buona compagnia, visto che sono 23 in totale gli scali dove il traffico aereo si ferma, tra cui Ciampino, Linate e Trieste. Una decisione dell’Enac (l’Ente nazionale dell’aviazione civile) che fa parte integrante di quei provvedimenti che dovrebbero garantire la limitazione del contagio. Provvedimenti che, è bene ricordarlo, non sono suggerimenti o “inviti al buonsenso” (che evidentemente manca) ma disposizioni di legge che vanno rispettate da tutti. Probabilmente, una parte di italiani non ha ancora purtroppo compreso la gravità della situazione: c’è ancora chi prende sottogamba le distanze di sicurezza e, stupidamente, non riesce a rinunciare a bere un bicchiere di vino con gli amici su una panchina, visto che bar e osterie sono chiusi. E soprattutto sono i giovani a preoccupare di più visto che ancora in tanti non si rendono conto che l’unica trasgressione possibile è quella rivolta al loro abituale modo di essere e cioè di non rispettare i divieti: quindi che trasgrediscani alla non osservanza delle regole e seguano, senza riserve,  le norme imposte dal Governo. Questa volta la cosa è grave e seria, ma non l’hanno capito nemmeno gli incoscienti, per non usare un termine dispregiativo più consono e in questo caso giustificato, i tantissimi che hanno di nuovo preso d’assalto i treni per tornare al Sud. A infettare, a propagare, quasi sempre inconsapevolmente ma non vale come giustificazione, un contagio che pare inarrestabile.

E allora ben venga la chiusura anche degli aeroporti, incluso Reggio, perché l’unico sistema per bloccare un esodo nefasto è questo: bloccare tutti i mezzi di trasporto interregionali o nazionali. Occorre fermare i treni, i pullman, controllare le auto in direzione casello e basta uno sguardo  al portabagagli per capire che si tratta di una folle fuga verso genitori, nonni, familiari, amici che vivono al Sud e che rischiano di pagare caro questa insensatezza.

L’aeroporto chiuso, ma non è un castigo per Reggio, come qualcuno vuol farci credere. I soliti “talebani” difensori fino all’eccesso della regginità sempre unica ad essere sacrificata nel panorama regionale dovranno ricredersi, questa volta, anche se immaginiamo il presidente Sacal Arturo De Felice tirare un respiro di sollievo, visto che lo scalo reggino, con sempre meno passeggeri, costituisce una spina dolorosa che, qualcuno, avrebbe voluto estirpare, dirottando tutti i voli verso Lamezia. Un aeroporto quest’ultimo,  internazionale solo per il traffico che riesce a generare, ma con un’aerostazione degna da terzo mondo e una rete di servizi accessori di cui non c’è da vantarsi.

Secondo il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà  che aveva vanamente scritto al ministro dei Trasporti Paola De Micheli e insistito sulla necessità di mantenere aperto lo scalo, anche a servizio della dirimpettaia Messina, bisognerebbe almeno garantire un volo giornaliero. Gli ha replicato il deputato azzurro di Reggio Francesco Cannizzaro dicendo di condividere la scelta di chiusura dell’Aeroporto in questo momento di grande emergenza sanitaria. «Non avrebbe senso – ha detto Cannizzaro – tenere aperto uno scalo che nessuno può utilizzare perché tutti devono rimanere chiusi in casa. Bisogna in tutti i modi possibili e immaginabili tentare di arginare l’epidemia del nuovo Coronavirus ed evitare che arrivi in Calabria. È quindi giusto che rimanga il solo Aeroporto di Lamezia Terme come scalo di servizio per le emergenze e per i movimenti straordinari di chi è costretto a recarsi fuori dalla Calabria soltanto per motivi più che necessari. Io stesso due giorni fa sono andato a Roma per contribuire in Parlamento al raggiungimento del numero legale necessario per approvare un provvedimento fondamentale rispetto a questa crisi senza precedenti, e ho volato praticamente da solo».

Cannizzaro è ancora più esplicito nel ricordare che occorre rispettare le misure d’emergenza imposte: «Reggio e la Calabria oggi devono rimanere isolate per evitare che l’epidemia possa dilagare anche nel nostro territorio come già accaduto al Nord, con conseguenze devastanti sulla popolazione. Ben venga, quindi, la momentanea chiusura dell’Aeroporto che è legata a quest’emergenza. Insieme a Reggio Calabria, infatti, il Ministero ha chiuso anche altri scali più grandi come Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze e Brindisi. Non dobbiamo quindi considerarci vittime: non c’è nessuna volontà di colpire l’Aeroporto dello Stretto, ma semplicemente una necessità di tutelare la popolazione e gli operatori aeroportuali da rischi di contagio. Niente complottismi e dietrologia: stiamo vivendo un’emergenza sanitaria senza precedenti, ben venga quindi la chiusura momentanea dell’Aeroporto per evitare il dilagare del contagio. Piuttosto, ribadisco l’invito a tutti i cittadini: rimanete a casa, evitate i contatti sociali, rispettate le norme imposte dalle autorità e istituzioni. E’ un sacrificio richiesto, speriamo per poco tempo, torneremo alla normalità e potremo recuperare tutto il tempo perduto»

Di diversa opinione l’apprezzato storico reggino Pasquale Amato che, con dichiarata sofferenza, non si tiene quello che gli ribolle dentro: «A che serve il “muso duro” dopo 5 anni di assoggettamento alla strategia di affossamento guidata da Mario Oliverio e attuata con velenosa determinazione da un Presidente Sacal “nato a Reggio Calabria”? È una dichiarazione di facciata inutile e a delitto compiuto. Ricordo che abbiamo più volte chiesto – il sottoscritto e il collega Domenico Gattuso – di essere ascoltati per esporre le proposte del Movimento per l’Aeroporto senza mai ricevere una risposta; che abbiamo inviato più volte la nostra proposta senza mai ricevere una risposta; che l’abbiamo riproposta inutilmente nelle due uniche occasioni pubbliche: il Consiglio Comunale aperto e il Consiglio Metropolitano aperto. Due finte aperture alla Città e alla Città Metropolitana cui non ha fatto seguito nessun atto. Al termine del Consiglio Metropolitano aperto venne votato all’unanimità un documento ufficiale in cui il Sindaco della Città Metropolitana assumeva l’impegno di nominare un Consigliere Delegato per l’Aeroporto. Non lo ha mai nominato». Amato parla di «ennesimo scippo alla nostra Reggio Metropolitana che segue a tanti che si sono verificati in 50 anni dopo il 1970. E purtroppo devo rilevare che ci sono ancora persone che fanno di tutto per cancellare o ridimensionare il valore della Rivolta del popolo reggino nel 1970, dando una mano a chi continua a scippare, a chi subisce gli scippi e ai giuda che se ne fanno esecutori». 

Volendo evitare di alimentare una conflittualità che non servirebbe a nulla, in questo momento, ci permettiamo alcune osservazioni sul problema aeroporto. La chiusura forzata può diventare – come tutte le cose buone che generalmente il dopo-crisi riesce a partorire – una seria opportunità per mettere sul tappeto tutti, ripetiamo, tutti i problemi legati alla dissennata non-gestione dell’Aeroporto dello Stretto, alle promesse mai mantenute, alla progettualità mai presentata, alle reali possibilità di rilancio di uno scalo che nel quadro della mobilità regionale (e dello Stretto, non dimentichiamoci di Messina) diventa strategico.

Qualche domanda è d’obbligo. Al sindaco Falcomatà: dov’è stato in questi cinque anni di amministrazione mentre si distruggeva qualunque ipotesi di rilancio dello scalo? Al deputato Cannizzaro e al presidente De Felice: presentati in pompa magna l’arrivo e l’immediata disponibilità di 25 milioni, frutto della capacità politica del deputato reggino, la scorsa estate, dopo sei mesi non c’è traccia né di un bando di gara né di progetti di attuazione. E non era ancora scoppiata la crisi del Covid-19. Un’altra domanda agli amministratori, ai parlamentari, alla Regione (che, per la verità non è ancora nelle sue funzioni operative): perché nessuno ha guardato, analizzato, discusso il progetto Aeroporto del Mediterraneo offerto gratuitamente alla Città metropolitana dagli architetti Nicola Zera Falduto e Pino Falduto con un costo complessivo di 33 milioni per fare ex novo aerostazione e viabilità? Non ci risulta che qualcuno con potere decisionale abbia confutato progettualità o costi, semplicemente è stato ignorato.

Per questa ragione, in questi dieci giorni di chiusura (se non si andrà oltre) è utile una chiamata a raccolta, con umiltà e passione, di tutti gli attori interessati allo scalo di Reggio. SI chiami dello Stretto o del Mediterraneo, questo aeroporto, lo ribadiamo, dev’essere considerato strategico nel piano di rilancio e di crescita di tutta la Calabria. Ci sono anche i soldi del Piano per il Sud a disposizione: certo, quanto tutto sarà passato si potrà pensare alle infrastrutture e mettere mano ai progetti veri e propri. Però, parliamone, parliamone tutti insieme, coinvolgendo da subito la Presidente Santelli e il nuovo Consiglio regionale. L’errore più grande che continua a ripetersi è non vedere i tre scali calabresi (Crotone è a perenne rischio chiusura) come opportunità di fare rete. È quest ala parola magica che può fare la differenza. (s)

COVID-19 – Contro la chiusura dello scalo di Reggio si muove il sindaco Falcomatà

Nei piani dell’Enac (l’Ente nazionale dell’aviazione civile) di chiusura di alcuni aeroporti a causa del rischio contagio del Covid-19, c’è anche lo scalo di Reggio. L’Enac ha sottoposto al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli «uno scenario aeroportuale minimo» utile a «garantire la mobilità del trasporto aereo all’interno del territorio nazionale», che prevede il mantenimento del solo scalo di Lamezia in Calabria.

Immediata la reazione del sindaco metropolitano di Reggio Giuseppe Falcomatà che ha scritto al ministro De Micheli «perché possa intervenire a modificare l’assetto che si sta dando, in queste ore, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. Al tempo stesso, diventa quanto mai urgente ed ugualmente importante un’azione sostanziale ed incisiva dei rappresentanti parlamentari e della Regione Calabria». La nostra città – ha messo in evidenza il sindaco – potrebbe ritrovarsi disperatamente fuori da ogni rapido collegamento.

Conscio delle difficoltà legate al diffondersi del Coronavirus e consapevole delle esigenze espresse dai gestori aeroportuali per la riduzione dei voli, Falcomatà esprime «forte preoccupazione per una programmazione che penalizza oltremisura l’intero territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria condannato, altrimenti, ad un isolamento, anche e soprattutto commerciale, che mina la serenità e le possibilità di una popolazione già afflitta dai rischi Covid-19 e indebolita da strategie che stanno, evidentemente, portando verso la rapida dismissione di un aeroporto fondamentale per il Mezzogiorno ed il bacino dello Stretto qual è il “Tito Minniti”».

«Fra le prerogative individuate nella selezione delle aerostazioni che continueranno la loro attività – spiega il sindaco – c’è la garanzia dei collegamenti insulari ed il “Tito Minniti” è, indiscutibilmente, indispensabile per mantenere la continuità territoriale agli abitanti delle Città Metropolitane di Reggio Calabria e Messina e delle isole Eolie che, complessivamente, rappresentano una popolazione di oltre un milione di cittadini».

«Quindi – incalza Falcomatà – l’aeroporto reggino non può e non deve chiudere. È il momento di difenderlo con la forza della ragionevolezza. Ognuno di noi, dunque, deve essere consapevole dello sfascio in cui è stato fatto precipitare lo scalo e che, adesso, si trova nella fase più delicata della sua turbolenta storia. Nel rispetto dell’attuale emergenza e delle misure che il Governo sta prendendo per limitare al massimo ogni pericolo di diffusione del virus, dobbiamo comunque fissare dei paletti: l’aeroporto “Tito Minniti”, ripeto, non va chiuso e, anzi, bisogna mettere in campo strategie alternative e condivise che possano servire a mantenere vive percezioni di serenità ed equilibrio».

«Insieme – conclude il sindaco Falcomatà – usciremo fuori da questa situazione ed insieme dobbiamo sostenere ogni azione possibile che possa dare sollievo e certezza per il presente e per il futuro della nostra comunità, fatta di uomini e donne che non si arrendono e combattono, ogni santo giorno, per il riscatto economico e sociale della propria terra». (gsp)