Il Comune di Reggio va incontro alla cittadinanza con un provvedimento di vicinanza per famiglie e imprese. «È un momento difficile – ha dichiarato il sindaco Giuseppe Falcomatà – per la nostra salute ma anche per la situazione economica delle nostre famiglie e dei nostri imprenditori. Per questo abbiamo sospeso e rinviato a data da destinarsi (decideremo dopo quando) gli avvisi di pagamento dei tributi locali e abbiamo prorogato i termini per la proposizione di ricorsi od opposizioni sugli atti in scadenza. E lo abbiamo fatto per tutti, per dare una mano a famiglie e imprese».
Falcomatà auspica un intervento a livello centrale: «Questo però non basta. Spero che il governo, già nelle prossime ore, prenda un provvedimento analogo per quanto riguarda le imposte e per gli aiuti ai comuni e alle imprese». (rrc)
Contro il contagio del coronavirus, mobilitata al massimo anche la Città Metropolitana di Reggio. Il sindaco Giuseppe Falcomatà, in videoconferenza col ministro della Salute Roberto Speranza, ha indicato le priorità su cui intervenire senza ulteriori indugi: più posti letto, maggiori assunzioni a tempo indeterminato di medici, infermieri, oss e, più in generale, in tutto il comparto sanitario metropolitano, oltre al rinnovo dei contratti per il personale in scadenza. Il sindaco ha fatto il punto della situazione al Ministro, insieme con i vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale e del Grande Ospedale Metropolitano, sulle contromisure da adottare nei confronti dell’epidemia di coronavirus.
«Ritengo assolutamente insufficiente l’aumento proposto dal Ministro della Sanità dei posti esistenti nella percentuale del 50% in terapia intensiva», ha sostenuto Falcomatà aggiungendo: «La città Metropolitana, infatti, necessita di almeno 50 nuovi posti letto in terapia intensiva, di cui 35 per il Grande Ospedale Metropolitano e 15 da distribuire tra gli Ospedali di Locri, Polistena e Melito di Porto Salvo. Vi è la necessità, inoltre, di 50 posti letto tra i reparti di Pneumologia e Malattie infettive per curare i casi che non necessitano della terapia intensiva».
«Contemporaneamente a questo – ha aggiunto – è fondamentale procedere, senza tentennamenti, all’assunzione di medici e infermieri a tempo indeterminato, al rinnovo dei contratti come avvenuto in altre province calabresi, per rimediare alla grave carenza di personale sanitario che la scellerata gestione della sanità calabrese, negli anni, non ha saputo o non ha inteso risolvere».
Il sindaco Giuseppe Falcomatà ha spiegato che «Il coronavirus non conosce i confini geografici. Proprio per questo, accanto ai comportamenti responsabili che ognuno di noi deve tenere, bisogna ridare efficienza alla rete ospedaliera e alla medicina territoriale. I rischi cui sarebbe esposta la nostra popolazione, soprattutto quella più anziana, in caso di diffusione dell’epidemia sono tali che non si può perdere un secondo di tempo in più per agire».
«Ribadisco – ha concluso l’inquilino di Palazzo Alvaro – che è attivo il numero verde 800.76.76.76 (operativo dalle ore 8.00 alle ore 20.00) per il censimento online per chiunque arrivi in Calabria, o vi abbia fatto ingresso negli ultimi 15 giorni». (rrc)
Il dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, quasi un'”istituzione” per Reggio per il suo innovativo e futuristico Centro diagnostico e la televisione ReggioTv, ha voluto spiegare le ragioni che lo spingono a rinunciare alla candidatura per sindaco alle prossime elezioni comunali. Apprezzato professionista e stimato dalla parte “pensante” della Città, Lamberti Castronuovo, pur avendo sempre manifestato il desiderio di spendersi in prima persona per dare serie opportunità di crescita e di sviluppo, pur sollecitato da più parti politiche per un appuntamento elettorale che si preannuncia difficile, non accetta di candidarsi a Sindaco. Da assessore provinciale alla Cultura e alla Legalità ha regalato alla Città significative iniziative di grande suggestione, testimonianza di un attaccamento che non è mai venuto meno e che comunque rimane intatto e indistruttibile. Tra le tante cose, il Palazzo della Cultura, intitolato a Pasquino Crupi – sarà bene ricordarlo – si deve all’impegno e alla costanza del medico reggino. Nel suo Centro diagnostico sono presenti apparecchiature d’eccellenza ancora nemmeno previste o utilizzate in grandi analoghe strutture del Nord. Continuerà la sua battaglia a difesa della Città, ma non da Sindaco. I motivi sono chiaramente esposti nelle righe che seguono e le argomentazioni mostrano, anche se non necessario, che Reggio potrà emergere e costruire il suo futuro solo con l’apporto, ineguagliabile, di persone come Eduardo Lamberti Castronuovo. (s)
«Ho sempre avuto – ha dichiarato il dott. EduardoLamberti Castronuovo – il desiderio di fare chiarezza. Questo è il momento di mettere a tacere tante voci in libertà, strumentali o meno, che siano. Fare il Sindaco di Reggio Calabria sarebbe per me un onore grandissimo ed un desiderio mai sopito, più per dare che per ricevere. Agli onesti intellettualmente lo dimostra la mia vita, in qualunque cosa abbia realizzato. Nel pubblico e nel privato.
«Sta di fatto, però, che esistono motivazioni che mi consigliano di declinare, ringraziando, l’invito. La prima è che da quaranta lunghi anni porto avanti una struttura sanitaria, fiore all’occhiello del settore, con più di cento addetti e con strumentazioni che, al momento, non esistono da nessuna altra parte d’Italia. Questo comporta una mia assidua e costante presenza ma, soprattutto, una strenua difesa di essa, contro la miriade di decreti e provvedimenti che, ormai da anni, si abbattono sopra tutta la sanità pubblica e privata calabrese. Da sindaco sarei facilmente attaccabile, anche se strumentalmente, ove dovessi – e la situazione lo impone – continuare ed intensificare le mie battaglie contro chi gestisce, in maniera maldestra, la sanità. Ormai da decenni il commissariamento e peggio, quel becero plotone di burocrati, sempre gli stessi, che si nasconde dietro i Commissari ha affossato i diritti dei cittadini con azioni, ahinoi, poste al vaglio di quella magistratura che ha iniziato una azione di bonifica, non ancora terminata, che ha solo lambito il mondo della sanità corrotta. Non è necessario essere Sindaco per schierarsi dalla parte giusta, quella dei cittadini e dei loro sacrosanti diritti. Devo continuare questa battaglia civile e professionale e, da primo cittadino, sarei bersaglio facile dell’accusa di un conflitto di interessi, che neppure mi sfiora ma è, troppo facilmente, ipotizzabile. La seconda motivazione è da attribuire all’altra iniziativa, fortemente lesiva dei miei interessi economici, ma che tanto lustro ha dato alla libertà di informazione in quella Reggio, frustrata da una minoranza di giornalisti da avanspettacolo che, approfittando di vicinanze di comodo, costruiscono notizie che tali non sono, atte a colpire quelle persone che non abbassano la testa facilmente, come me. Ai miei allievi dell’università, dove insegno con passione Etica della comunicazione, amo dire che per far diventare verosimile una notizia falsa, basta metterla accanto o legarla da improvvidi link, ad una vera e reale. In antitesi ho fondato la televisione positiva, per dare voce a chi non l’ha mai avuta. È facilmente prevedibile che, anche se retta da giornalisti onesti, sarebbe facilmente attaccabile quel sindaco che risultasse esserne anche il fondatore, appunto. Tutto ciò mi metterebbe, quale possibile Sindaco di Reggio, in condizioni di minor autorevolezza. Una sorta di doppio tallone di Achille, uno per ogni piede. Un po’ troppo per affrontare una vera e propria impresa che, pur sempre, affronterei, forse, se fossi nato altrove. Reggio non consente. Se sai fare una cosa sarà un buon motivo per non lasciartela fare. Ciò che voglio dire, in estrema sintesi, è che non posso rinunciare alle battaglie che ho iniziato e che continuo a condurre. In una parola devo sentirmi libero. Non sono mai stato l’uomo di nessuno e sono fiero della mia trasparenza e amore per la legalità, riconosciuta a gran voce da tutti e inghiottita come un rospo da chi si era, in malafede, permesso di metterla in dubbio. Reggio ha ancora bisogno di me, ed io non mi tirerò indietro, ma non come Sindaco.
«Ringrazio – conclude il dott. Lamberti Castronuovo – per la fiducia le tante persone che, a vari livelli, soprattutto per la strada, hanno chiesto un mio impegno diretto e mi dolgo, solo, di quei pochi che avrebbero visto di malavoglia il Sindaco Lamberti, perchè avrebbero avuto filo da torcere e poco spazio per le loro nefandezze civili. Ma a tutto c’è rimedio e se il centro destra, vincerà, come spero, le elezioni, con un nome altisonante di garanzia, sarà – per costoro -la stessa cosa, anzi, meglio». (rrc)
di SANTO STRATI – Per la Giunta aspettiamo la scelta finale, ma, anche senza assessori, la Presidente Jole Santelli riesce a portare a casa un risultato sorprendente e di grande valenza per la valorizzazione dell’Area del Porto di Gioia Tauro. Dopo vent’anni, c’è il via al completamento del gateway ferroviario che collegherà il Porto con la la linea ferrata: sarà la fine del solo transhipment, fino ad oggi obbligato per l’assenza del collegamento ferroviario, per creare finalmente un completo servizio di smistamento dei container verso i mercati europei. Il Porto di Gioia Tauro, al centro dell’area Zes, con l’estensione dell’operatività h24 e la realizzazione dell’agognata intermodalità potrà diventare il centro nevralgico del Mediterraneo per il traffico merci e il punto di ripartenza per lo sviluppo della Calabria.
«Una giornata storica per gli investimenti e la crescita della Calabria – ha dichiarato la Presidente Santelli –. A due settimane dalla mia proclamazione porto a casa un grande risultato: il completamento del gateway ferroviario nel Porto di Gioia Tauro. Grazie a un lavoro sinergico con il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Giancarlo Cancelleri, che ha visto coinvolti anche i vertici di RFI, Rete Ferroviaria Italiana e il Commissario dell’Autorità PortualeAndrea Agostinelli, questa tratta ferroviaria sarà ammodernata e consentirà il trasporto ferroviario da Gioia Tauro lungo la Penisola e verso i grandi mercati europei. Il porto diventerà, dunque, intermodale».
Esprime grande soddisfazione la Presidente, che stamattina a Germaneto ha incontrato il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Giuseppe Falcomatà e il suo vice al Comune Armando Neri. «Avevo promesso un impegno serio in questo senso – ha detto – e in sole due settimane di intenso lavoro, ho recuperato un blocco che durava da vent’anni per una struttura costata fin qui 20 milioni di euro che rischiava di diventare un monumento allo spreco, per una ventennale disputa giudiziaria su 4 km di raccordo ferroviario. Il blocco era dovuto ad una controversia tutta interna alla Regione. Abbiamo recuperato la proprietà da Corap, ex Asi, comunicato al MIT che avevamo svolto i “compiti a casa” e che eravamo in grado di far partire l’accordo con RFI, già pronta con gli investimenti. A breve sarò sulla tratta ad aprire il cantiere. Uno sblocco necessario perché la “porta sul Mediterraneo” oggi diventa “la porta dell’Europa”».
«Vent’anni di lungaggini burocratiche archiviati in 20 giorni – secondo il consigliere regionale Gianluca Gallo –, per dare alla Calabria un ruolo concreto in Europa. Da quando si è insediata la presidente Santelli, con caparbia determinazione, s’è buttata a capofitto nel lavoro di risoluzione delle tante emergenze calabresi ed in meno di tre settimane è riuscita in un mezzo miracolo: cancellare ritardi antichi ed assicurare alla Calabria la realizzazione di un’opera infrastrutturale da tanto, troppo tempo attesa». Commenti positivi, ovviamente, da numerosi parlamentari calabresi. Per l’on. Maria Tripodi «Il rilancio dell’economia calabrese è partito in modo concreto, con uno scarto brevissimo tra l’enunciazione e i fatti. Esprimo soddisfazione per la determinazione e all’autorevolezza della presidente Santelli che è riuscita a mettere attorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati al completamento della tratta ferroviaria, superando gli ostacoli burocratici che ne avevano impedito la realizzazione. È questa la strada maestra da seguire per la rinascita della nostra regione». «. Importante – ha sottolineato l’on. Francesco Cannizzaro – è stata l’interlocuzione che il governatore Santelli ha avuto con tutti i rappresentanti istituzionali interessati, compreso il vice ministro Cancelleri che appartiene a un altro partito ma è forza di Governo e con cui è riuscita ad avere un confronto proficuo, sbrogliando un nodo che era comunque regionale. È stata molto efficace anche la grande sinergia ottenuta con il Comandante Andrea Agostinelli, Commissario straordinario del Porto di Gioia Tauro, con cui potremo intensificare l’interlocuzione per il futuro sviluppo dell’hub portuale su cui puntiamo moltissimo».
Non c’è che dire. La Jole vi sorprenderà – avevamo anticipato qualche giorno fa – irritando la Presidente con l’attribuzione di un’idea che provocatoriamente avevamo immaginato sua. Da immaginare semmai come tentazione a percorrere nuove strade nella formazione di una Giunta che rischia di provocarle qualche mal di pancia per i troppi aspiranti candidati. Ieri mattina, a Montecitorio, qualcuno dava per fatto l’accordo, un assessore ad ogni partito e via. In serata una nuova smentita perché l’accordo di massima trovava ancora qualche perplessità nella coalizione. L’idea di un governo aperto a larghe intese non è una bestemmia, ancor di più, nell’attuale grave situazione emergenziale in cui si trova tutto il Paese. Significa premiare il merito e pescare professionalità e competenze anche tra esponenti della sinistra, senza pregiudiziali partitiche. Qui non si tratta di mantenere gli equilibri politici, bensì di individuare risorse e capacità in grado di gestire la grande sfida che la Calabria dovrà affrontare da qui ai prossimi anni. Una sfida che richiede un impegno che travalichi limitazioni partitiche e opposizione eventualmente schierata a fare solo ostruzionismo: occorre lavorare insieme per costruire un sogno che si tramuti in una bella, solida, realtà. Serve una visione ampia e non soltanto rispettosa di accordi pre-elettorali, occorre la capacità di guardare oltre e azzardare (questo è vero) oltre l’immaginabile, anche a costo di scontentare i sodali che hanno sostenuto la candidatura della Presidente. Si può viaggiare lungo un percorso comune, nel rispetto reciproco di evidenti contraddizioni ideologiche, però con un obiettivo univoco. Con un grande, inimmaginabile, consenso di tutti i calabresi che aspettano il segnale di una svolta, di un radicale cambiamento rispetto all’andazzo politicante del passato.
Staremo a vedere cosa succederà a Palazzo Campanella lunedì, in un Consiglio regionale senza pubblico, causa misure anti-contagio, e senza parenti a sostenere i neoconsiglieri e gli amici dell’ultima ora venuti a stringere mani e possibilmente nuove alleanze e conquistare simpatie. Un Consiglio in streaming internet, che probabilmente non riuscirà a chiudere le incombenze d’inizio, entro la stessa giornata, ma proseguirà il giorno dopo. C’è da eleggere il Presidente del Consiglio (e gli accordi in questo campo sono come la tela di Penelope che viene disfatta al mattino successivo), vanno eletti i due vicepresidenti, il segretario, i questori. C’è da presentare la Giunta… Che non è poi l’assillo maggiore per la Santelli: ha due assessori e in base allo statuto già da sola può approvare il bilancio di previsione che Oliverio ha volutamente evitato di approvare, facendo scattare l’esercizio provvisorio. Detto in parole semplici, senza l’approvazione del nuovo bilancio la Regione può disporre solo delle somme previste dal bilancio precedente, ovvero affari correnti, retribuzioni e quant’altro, mentre gli impegni e le necessità dei comuni sono sempre più impellenti. La grana del bilancio è solo uno dei regali di benvenuto lasciato dal governatore Oliverio e andrà risolta in tempi ridottissimi se si vuole far partire la macchina regionale in perfetta efficienza.
Di sicuro, il “colpaccio” del gateway ferroviario per il Porto di Gioia Tauro mostra la capacità e la voglia del fare che la Presidente ha. Nei giorni scorsi il capo dell’opposizione Pippo Callipo aveva sottolineato l’esigenza di assegnare con urgenza le deleghe per turismo e agricoltura «due settori potenzialmente trainanti dell’economia calabrese», che – ha detto Callipo – «rischiano un crollo drammatico a causa del Coronavirus da un lato e della siccità dall’altro, ma ancora gli operatori dei due settori non hanno alla Regione gli assessori al ramo con cui interloquire. Non intendo fare polemica politica ma dare voce alla Calabria che lavora e, con questo intento, chiedo alla presidente della Regione di assegnare al più presto le deleghe in questione. È urgente dare concretezza al confronto con le parti sociali e valutare misure straordinarie per tamponare le emergenze in atto. Fondamentale, poi, sarebbe avviare una massiccia campagna di comunicazione per far sapere al mondo che la Calabria è perfettamente in grado di gestire un fenomeno che, per fortuna, qui non ha al momento risvolti preoccupanti».
«Le misure di contenimento e gestione del Coronavirus – aveva aggiunto Callipo – devono prioritariamente essere di natura sanitaria, ma non dimentichiamoci delle conseguenze economiche che un eccessivo allarmismo può comportare. Molte delle misure che vengono proposte in queste ore dalle parti sociali vanno prese in seria considerazione, ma è necessario, oltre all’impegno del governo nazionale, che la Giunta regionale abbia al più presto nei posti chiave personalità di indiscussa competenza che possano affrontare eventuali situazioni critiche, confrontarsi con chi lavora sul campo ed evitare quindi che l’economia calabrese subisca l’ennesimo, durissimo colpo che ne pregiudicherebbe la già fragile tenuta». A questo si aggiunga l’urgenza di un assessore alla Sanità in grado di affrontare con la dovuta competenza la situazione del Coronavirus, che a Catanzaro, per esempio, sta sfuggendo di mano. Serve immediatamente una necessaria verticalità decisionale, a livello di Regione, proprio per coordinare interventi e modalità di prevenzione che non provochino ulteriori affanni e favoriscano situazioni di disagio di difficile gestione. Basti solo pensare ai 50 infermieri precari del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio che non sono stati riconfermati nell’incarico: ma il commissario alla sanità generale Cotticelli ha capito la gravità dell’epidemia che rischia di scoppiare anche in Calabria?
Il vicesindaco di Reggio Armando Neri, la Presidente Jole Santelli e il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà
Il sindaco di Reggio Falcomatà, «auspicando un proficuo percorso di collaborazione istituzionale» nell’incontro con la Presidente Santelli alla Cittadella regionale, ha sottolineato la «priorità assoluta al monitoraggio del sistema di gestione degli impianti regionali per il conferimento dei rifiuti, con specifico riferimento alla discarica di Crotone gestita da Sovreco Spa». Ma anche il lavoro è stato al centro delle richieste del sindaco metropolitano di Reggio: occorre «accelerare – ha detto Falcomatà – l’iter amministrativo per l’aumento e la storicizzazione delle risorse finanziarie destinate dalla Regione Calabria e la successiva adozione dei relativi decreti attuativi, che consentiranno al Comune di Reggio Calabria, come da delibera sul fabbisogno del personale già approvata dall’Ente comunale, la stabilizzazione dei quaranta lavoratori ex Sial (legge 15 del 2008) in coerenza con il più complessivo percorso di tutela e valorizzazione dei diritti dei lavoratori del pubblico impiego messo in campo in questi anni dall’amministrazione comunale reggina». Oltre a sollecitare le deleghe relative al trasporto pubblico locale, Falcomatà ha toccato il punto dolente dell’Aeroporto dello Stretto e col vicesindaco Neri ha chiesto che «sia avviata in tempi brevi una riflessione ampia e condivisa sulla gestione del sistema aeroportuale, con particolare riferimento alla pubblicazione del piano industriale da parte di Sacal, propedeutico ad una strategia complessiva che punti all’aumento dell’offerta volativa attraverso il coinvolgimento di nuove tratte aeree e nuove compagnie».
Insomma, si prospetta una legislatura di tanto lavoro, auspicando la rinnovata consapevolezza da parte della Presidente Jole: dimenticarsi delle “Calabrie” con i personalismi e i particolarismi provinciali, ma pensare e provvedere “alla” Calabria intera. Che è una, forte, coesa, appassionatamente convinta di potercela fare. (s)
È partita da Cuba, dalla Fiera Internazionale del Libro dell’Avana, la XXXV edizione del Premio mondiale di poesia Nosside, la cui cerimonia conclusiva si terrà a Reggio Calabria il prossimo 27 novembre nello splendido Museo Archeologico Nazionale. A Cuba era presente per l’evento il fondatore e presidente del Premio Nosside, l’apprezzato storico reggino prof. Pasquale Amato.
Si è così rinnovato il primo atto annuale del gemellaggio culturale tra La Habana e Reggio Calabria che il Nosside ha creato nel corso di tante edizioni. L’Evento, svoltosi nella Sala José Lezama Lima della Fortaleza de San Carlos de la Cabaña, è stato impreziosito dalla partecipazione di tre artisti cubani, che hanno magistralmente curato la lettura delle poesie e il loro commento musicale: l’attrice Sheila Roche, la flautista Ana Beatriz Polo Velasquez e il chitarrista Larry Quincoses Dominguez.
Ha brillantemente condotto l’evento la Segretaria generale del NossideMariela Johnson Salfran. Il Presidente Fondatore Pasquale Amato ha illustrato sinteticamente i cardini del Progetto nato a Reggio nel 1983: «La missione del Premio Nosside è la valorizzazione di tutte le lingue del mondo e lo scambio di conoscenze, di tradizioni e di esperienze che esse rappresentano per ogni popolo. Ogni volta che muore una lingua si perde difatti per sempre una parte del patrimonio culturale dell’umanità. I risultati sono stati sinora straordinari: in 34 edizioni hanno partecipato poetesse e poeti di 99 Stati di tutti i continenti con opere scritte in oltre 130 lingue (nazionali, indigene e minoritarie) e dialetti e con poesie in video e in musica. Nel 2019 il Nosside ha confermato il sogno di un mondo senza frontiere di lingue e di culture senza pregiudizi religiosi ed etnici. I vincitori assoluti sono stati difatti il colombiano Fredy Chikangana e Davide Rocco Colacrai, figlio di emigrati del Sud d’Italia. Anche nel 2020 – ha concluso Amato – il Nosside proseguirà il suo sogno di globalizzazione positiva alternativa e continuerà a scrivere una storia straordinaria e unica delle diversità linguistiche e culturali del pianeta».
Il Direttore della Società Dante Alighieri dell’Avana Pierluigi Riccioni ha, da parte sua, evidenziato le affinità culturali con il Premio Nosside. Affinità che hanno originato il dialogo della Dante con la nobile missione che ha fatto del Nosside un’eccellenza mondiale. Con l’assegnazione del Premio Internazionale Nosside alla carriera al poeta cubano Alberto Edel Morales Fuentes e la lettura delle motivazioni e di una sua lirica, poesia e musica sono state protagoniste della seconda fase dell’Evento. Parte dedicata alle interpretazioni delle poesie e alla consegna dei riconoscimenti del XXXIV Nosside 2019 a poeti dei Caraibi.
Una gradevole novità molto apprezzata è stata l’omaggio dell’elegante Antologia curata da Pasquale Amato e Mariela Johnson Salfran e pubblicata dall’editore Media&Books di Roma (Italia). Sono stati coinvolti per Cuba Patricio Velasquez Perez, Ibis Arredondo Reyes, Giselle Lucia Navarro Delgado, Nancy Bolumen Caballero, José Antonio Campo Figueroa e José Nelson Castillo González; per il Venezuela Nilza Mercedes Centeno Ayala; per il Messico Bárbara Guadalupe Hernández Santos.
L’Evento dell’Avana, che ha proiettato un pò di Mediterraneo e tanto della Città di Reggio nella grande fiera cubana del libro, si è concluso con un omaggio denso di emozioni al Vincitore colombiano del 2019 Fredy Chikangana e alle lingue e culture dei popoli originari delle Ande e dell’intero continente americano: la lettura della sua poesia in versione spagnola e l’esecuzione della più famosa canzone popolare andina El condor pasa. Un messaggio di speranza che è stato inviato ai poeti che parteciperanno nel 2020 all’unico Premio globale del mondo. (rrm)
Continuano i malumori a Reggio sul Piano Strutturale Comunale approvato da poco e sottoposto nelle scorse settimane alla cittadinanza. C’è un fronte comune che vede cittadini da un lato e imprenditori dall’altro che teme il blocco di qualunque nuova iniziativa edilizia e l’inevitabile ulteriore declino della città. Una serie di proposte di correzione arrivano dal comitato Buonsenso Italia, rappresentato dall’arch. Pino Falduto, un imprenditore molto conosciuto in città (è il patron del Centro commerciale Porto Bolaro nonché ideato del mega progetto Mediterranean Life, oltre ad essere stato assessore comunale ai tempi del sindaco Italo Falcomatà).
«La Città di Reggio – scrive l’arch. Falduto – sta vivendo un periodo di profonda crisi economica e di un forte processo di spopolamento, causato dalla mancanza di opportunità di lavoro e dal degrado urbanistico e ambientale frutto di decenni di cattiva amministrazione del territorio. La causa principale di questi processi deriva direttamente dall’incapacità di governare le attività edilizie che negli anni hanno interessato l’intero territorio comunale. Un Piano Regolatore fatto solo per creare ricchezza ai pochi latifondisti del tempo, ha generato ,nel momento in cui lo Stato si è reso latitante, la Città che oggi ci ritroviamo».
L’arch. Falduto premette che «in questi decenni si sono sprecati gli slogan che inneggiavano alle bellezze naturali e culturali senza sprecare ricette sul turismo. Naturalmente ogni persona sensata sa bene che il turismo si sviluppa solo se sono presenti gli elementi di base e cioè attrattori turistico-culturali e le strutture ricettive. I primi esistono e sono di rilievo mondiale, i secondi invece sono carenti e di scarso valore, a causa di un Piano Regolatore che non si è minimamente occupato delle potenzialità turistiche e ha voluto tenere la città schiacciata, con uno skyline inesistente, cosi come l’ha sempre definita Nicola Gunta “una città di nani e per nani”».
«Abbiamo – afferma Falduto –, in questi anni, tutti sognato che arrivasse una Amministrazione illuminata in grado di correggere le storture di norme e vincoli urbanistici, imposti da professionisti asserviti ai baronati di un tempo e a burocrati che si sono sempre trincerati dietro la forma e mai alla sostanza e al buonsenso. L’11 gennaio 2020 il Consiglio Comunale ha approvato con la Deliberazione n.1 il Piano Strutturale Comunale: finalmente sembrava fosse giunto il momento tanto atteso e desiderato, purtroppo, la realtà degli atti approvati disegna un quadro per certi versi peggiore di quello esistente e cioè la cristallizzazione della situazione esistente .
«Perdere la possibilità, offerta, dall’adozione del PSC per poter definire la questione dell’Abusivismo Edilizio e creare le condizioni per un nuovo skyline della Città è contro i principi di una sana Amministrazione Pubblica. Il PSC approvato purtroppo non affronta in modo risolutivo le due questioni, anzi, li cristallizza per il prossimo futuro. L’assessore arch. Mariangela Cama, nelle varie occasioni pubbliche di presentazione del PSC ha, com’è nel suo stile, offerto la massima disponibilità a correggere o adeguare l’atto prodotto, nel clima di collaborazione nell’interesse della Città, ci permettiamo di sottoporre i seguenti suggerimenti e proposte che secondo la nostra modesta esperienza possono affrontare in modo definitivo e nell’ottica dello sviluppo della città le due questioni di cui prima , in particolare bisogna integrare ed emendare gli atti approvati con le seguenti proposte:
• Nuovo Elaborato contenente la rimodulazione del Regime delle Tutele, con la nuova perimetrazione fatta tenendo conto della reale consistenza delle condizioni del vincolo alla data odierna.
• Nuovo Elaborato contenente l’indicazione delle aree costiere da destinare al turismo nautico tenendo conto delle reali condizioni dei luoghi alla data odierna. • Nuovo elaborato contenente l’indicazione esatta delle aree dov’è necessario realizzare opere ( Dighe Foranee, muri e strada arginali ) per mettere in sicurezza o valorizzare lo sviluppo della Costa e degli Alvei dei Torrenti;
• Art.111- aggiungere tra le destinazioni d’ uso principali Attività Turistiche prevalenti;
• Integrazione dell’allegato “A” con l’aggiunta della voce 43 con” Valore Perequativo” con l’acronimo ( V P ) che sta ad indicare il Valore in termini di superficie degli edifici esistenti
• Integrazione dell’allegato “A” con l’aggiunta della voce 44 con ” Stile Architettonico Prevalente” con l’acronimo ( SAP )».
Il documento è stato trasmesso a Palazzo San Giorgio all’attenzione del Sindaco Giuseppe Falcomatà e della Segreteria generale. Chi volesse conoscerlo nella sua versione integrale, lo lo può leggere qui: PROPOSTE BUONSENSO PER IL PSC. (rrc)
di SANTO STRATI – Non si è ancora insediato il Consiglio regionale della Calabria e già cominciano le “assenze” forzate: gli arresti domiciliari che la Direzione Distrettuale Antimafia ha disposto per il neoconsigliere regionale Domenico Creazzo, di fatto, impediranno all’ex vicepresidente del Parco d’Aspromonte nonché sindaco (da oggi ex) di Sant’Eufemia d’Aspromonte di entrare a Palazzo Campanella. Entrare fisicamente, ovviamente, perché al momento l’accusa – pesantissima – di associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso non annulla il suo status di consigliere regionale. Una situazione che ricorda la dimora coatta inflitta al presidente Mario Oliverio che gli impedì per alcuni mesi di essere presente sia in Consiglio regionale che nel Palazzo della Giunta. Un provvedimento ai limiti della costituzionalità di cui non si parlava più fino ad oggi.
L’operazione coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri ha provocato 65 arresti, di cui 53 in carcere e 12 ai domiciliari, tra capi e gregari e il coinvolgimento di due politici molto conosciuti, con l’obiettivo di decimare la cosca Alvaro di Sinopoli. Un plauso senza riserve, come per tutte le iniziative giudiziarie contro la mafia e il malaffare. Però, l’arresto del neoconsigliere regionale Creazzo (8.033 voti il 26 gennaio scorso) e la clamorosa richiesta avanzata al Senato di autorizzare l’arresto del senatore villese Marco Siclari (eletto nel 2018 con 181.849 voti) per l’ipotesi di reato di scambio elettorale politico-mafioso, hanno reso l’inchiesta ancora più eclatante, con una risposta mediatica straordinaria. Che il pm Bombardieri – persona pacata e non in cerca di visibilità – probabilmente non cercava. I media sono invece alla ricerca della spettacolarizzazione continua, con buona pace della presunzione d’innocenza, e frullano tutto, senza alcun rispetto per le persone coinvolte. È il caso di domandarsi se il progresso dell’informazione (ormai immediata attraverso il web) debba passare per il trionfo dell’inciviltà, se il cinismo della cronaca debba prevalere sulla dignità degli accusati (su cui ancora non c’è un giudizio penale).
Premesso il massimo rispetto dovuto nei confronti di chi combatte tutti i giorni contro la ‘ndrangheta, il cancro più invincibile di questa terra, e che sulla legalità non ci possono essere né se né ma, qualche perplessità risulta, dunque, legittima sulla gogna mediatica cui vengono sottoposti gli indagati, già “condannati” dai magistrati inquirenti prima ancora di comparire davanti a un magistrato giudicante e prim’ancora che sia stata emessa una qualsiasi sentenza. I pm fanno il loro mestiere che è quello di condurre le indagini e sostenere la pubblica accusa, ma la reputazione di una persona perbene – non importa chi essa sia, semplice e anonimo cittadino, o rappresentante delle istituzioni – non può essere calpestata in questo modo dalla stampa e tv che infangano e “condannano” a priori chiunque vada sott’accusa. Non tocca alla stampa giudicare, quello è lavoro per i giudici, ma prima che ci sia una condanna la nostra Costituzione vuole che prevalga la presunzione d’innocenza.
Risulterà vero e dimostrato un ignobile scambio di voti col placet di una cosca mafiosa? Ben venga una condanna pesantissima ed esemplare, ma che ci sia una condanna. I processi non si fanno sui giornali o in tv e allo stesso modo non si presentano gli accusati – fatta salva l’eventuale flagranza del reato – come i “mostri” da sbattere in prima pagina. La storia degli ultimi 50 anni avrebbe dovuto insegnare qualcosa: ricordate il caso Tortora? molti giornali lo condannarono già dalla prima ignobile foto con i ferri ai polsi. Invece continua a crescere un’ansia giustizialista che mal si concilia col dettato costituzionale e i media, spesso, ci sguazzano dentro, pur con qualche eccezione. Basta guardare i titoli di qualche testata nazionale o di molte testate on line dedicati a questa vicenda che assegnano ai politici coinvolti la patente di mafiosità, senza alcuna riserva.
Giornali e tv, in gran parte, dimostrano infatti di cavalcare le motivazioni dei magistrati inquirenti “condannando” nei titoli gli indagati della procura antimafia. Esiste una notizia criminis e c’è un’indagine, ci sono arresti (i reati mafiosi non prevedono l’avviso di garanzia) e ci sono personaggi di conclamata personalità mafiosa. La notizia va data ovviamente con la dovuta evidenza senza nascondere nulla. Calabria.live non si occupa di cronaca nera o giudiziaria, quindi non troverete altri servizi sull’argomento, se non queste note contro il pessimo lavoro di gran parte dei media. Va informato giustamente e adeguatamente il lettore/spettatore/navigatore, però risulta prevalere sempre più di frequente il clamore e il sensazionalismo da sparare in prima pagina e chi se ne frega di mogli, figli, genitori che improvvisamente si ritrovano con la consapevolezza che niente sarà più come prima. Almeno ci fosse una giustizia veloce a condannare se colpevoli o assolvere se non colpevoli, invece ci sono tempi lunghi, lunghissimi e le esigenze di custodia cautelare (spesso legittime, qualche volta immotivate) servono solo a rovinare delle vite, indipendentemente se ci sia stato il reato o meno, se si è colpevoli o non colpevoli, se si è attori protagonisti o inconsapevoli comparse di un meccanismo giudiziario che prima stritola e poi non chiede nemmeno scusa.
La politica, purtroppo, continua non decidere di fare l’opportuna e adeguata operazione di pulizia nelle liste dei candidati, lasciando poi alla magistratura il compito di “stanare” le mele marce. E se poi qualcuno degli indagati, alla fine di un giudizio che non sarà rapido né immediato, dovesse risultare estraneo, ovvero “innocente” (o come recita il verdetto “non colpevole”), chi gli ridarà l’onore per la perduta reputazione? «La politica – ha fatto notare il consigliere regionale Pippo Callipo – deve svegliarsi e arrivare prima della magistratura: liberare le istituzioni dai tentacoli di ‘ndranghetisti e affaristi deve essere la madre di tutte le battaglie. La politica non può continuare a fare finta di niente. Lo abbiamo detto più volte in campagna elettorale: non si può essere disposti a tutto per vincere, è necessario che chi si candida ad amministrare la cosa pubblica faccia pulizia senza aspettare che arrivino le inchieste giudiziarie. Vigilare sulla composizione delle liste è possibile». Si dichiara garantista la neopresidente Jole Santelli: «La magistratura fa il suo lavoro e la politica non può che prenderne atto. Per quanto mi riguarda, sono garantista: ritengo che occorra estrema prudenza e, soprattutto, sia sempre necessario evitare condanne preventive. La lotta alla criminalità organizzata è una priorità nella nostra terra: bisogna evitare di sovrapporre i campi per non incorrere in strumentalizzazioni».
Non entriamo nel merito dell’inchiesta Eyphemos, non è mestiere nostro, ma un’accusa, ancor più infamante come quella di collusioni mafiose, dovrebbe basarsi su dati oggettivi (ci sarebbero molte inquietanti intercettazioni) e prove che, in questo caso, secondo molti giuristi, non nascondono problemi di dubbia costituzionalità: il voto è segreto, come si fa a stabilire che tot elettori hanno eseguito alla lettera l’ordine del mafioso di votare un candidato piuttosto che un altro? Come vengono contati o indicati i voti di scambio espressi in segreto all’interno di una cabina elettorale? Basandosi solo sulle percentuali dei consensi raccolti? La legge nell’accentuare le linee altamente punitive della norma precedente non ha dato risposte in questo senso.
Il reato di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416 ter del Codice penale) è stato sostanzialmente modificato con la legge 21 maggio 2019 n. 43, entrata in vigore l’11 giugno dello scorso anno. Recita la nuova formulazione: «Chiunque accetta, direttamente o a mezzo di intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti appartenenti alle associazioni di cui all’articolo 416-bis o mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità o in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa è punito con la pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416-bis.
La stessa pena si applica a chi promette, direttamente o a mezzo di intermediari, di procurare voti nei casi di cui al primo comma.
Se colui che ha accettato la promessa di voti, a seguito dell’accordo di cui al primo comma, è risultato eletto nella relativa consultazione elettorale, si applica la pena prevista dal primo comma dell’articolo 416-bis aumentata della metà. [si arriva a 22 anni, ndr]
In caso di condanna per i reati di cui al presente articolo consegue sempre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici».
Probabilmente in tanti non conoscevano l’esatta formulazione del reato contestato ai due politici, su uno dei quali l’aula del Senato dovrà valutare l’eventuale fumus persecutionis. Se avete letto i tre commi che abbiamo riportato qualche riga su avrete le idee più chiare. O forse no. (s)
Dato il successo riscontrato, si sta rivelando una felice intuizione la mostra Il percorso di Umberto Boccioni al Museo Archeologico di Reggio Calabria, curata da Marisa Cagliostro e Antonella Cuciniello. È un piccolo ma suggestivo viaggio intorno al grande pittore futurista nato proprio a Reggio Calabria, che si realizza attraverso cinque opere grafiche e una scultura in bronzo. Le grafiche appartengono alla Collezione Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, e sono in atto in deposito presso la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone a Cosenza: è un modo inedito di presentare il Boccioni grafico del primo decennio del Novecento. Ancor più interessanti sono la scultura Sviluppo di una bottiglia nello spazio, che proviene sempre dalla collezione Bilotti, e lo Studio preparatorio al dipinto La città che sale, realizzato tra il 1910 e il 1911, conservato al Moma, il Museum of Modern Art di New York, considerata la prima opera futurista di Boccioni.
Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912, bronzo, collezione Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona)
L’iniziativa è stata caldeggiata dal direttore del Museo Archeologico di Reggio Carmelo Malacrino: «Con quest’esposizione dedicata a Umberto Boccioni, l’artista cui la città di Reggio Calabria diede i natali il 19 ottobre 1882, il Museo avvia, così, un nuovo percorso di valorizzazione rivolto all’arte contemporanea e ai suoi legami con le più profonde radici culturali del territorio calabrese. Con questo progetto, il MArRC entra a far parte della rete dei luoghi dell’arte contemporanea in Italia sulla piattaforma del MiBACT dedicata, appunto, al progetto “Luoghi del Contemporaneo”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana. Prezioso cammeo di questa mostra è lo Sviluppo di una bottiglia nello spazio, copia in bronzo di un modello in gesso realizzato dall’artista nel 1912, anch’essa appartenente alla collezione Bilotti. Si tratta di un vorticoso esempio di natura morta, tema assai raro nella poetica futurista di Boccioni e per questo significativa nel percorso espositivo».
La mostra sarà aperta fino al 7 marzo: è una grande opportunità non solo per i reggini, ma per tutti i calabresi. L’ultima mostra dedicata a Boccioni risale a 15 anni fa. La curatrice del progetto Marisa Cagliostro all’inaugurazione ha spiegato il significato e il valore di questo mostra-evento: «Dopo oltre quindici anni dall’ultima occasione espositiva, si presenta un nuovo omaggio a Umberto Boccioni, nella città che, per una fortunata contingenza dovuta agli spostamenti per lavoro del padre, gli diede i natali da genitori romagnoli. L’occasione si offre a giovani studenti e studiosi e ai visitatori tutti del nostro grande Museo, perché possano godere di piccoli brani della sua opera originale, per meglio comprenderne l’importanza nella storiografia artistica contemporanea e il suo personale contributo al sorgere e formarsi del Movimento Futurista, a fianco dei suoi maggiori esponenti, firmatari del primo Manifesto di Marinetti nel 1909, con Balla, Severini, Russolo e altri contemporanei e proseliti. Ci auguriamo che questa nostra proposta espositiva sia utile non solo per riportare alla memoria una delle personalità di maggiore rilievo mondiale dell’arte contemporanea, che ha portato il nome di Reggio Calabria nei maggiori musei del mondo, ma anche per sanare la “dimenticanza” di commemorare, nel 2016, il Centenario della morte di Boccioni. Vorremmo che questa mostra segnasse l’inizio di un rinnovato interesse per la storia della città di Reggio in quegli anni e per il ruolo nazionale del gruppo dei futuristi reggini». (rrc)
Nella foto: Il direttore Carmelo Malacrino, Antonella Cucciniello, Maria Cagliostro e l’assessore comunale al Patrimonio Irene Calabrò
È un momento magico per il regista e sceneggaitore reggino Demetrio Casile, da anni trasferito a Bologna, ma sempre appassionatamente legato alla sua Calabria: appena uscito il nuovo libro Eroe per necessità, un grande successo per le sue personale (è anche un apprezzato e valente pittore), ma soprattutto è ai nastri di partenza il suo film Shoking Marriage (Il matrimonio più pazzo del mondo), dov’è protagonista il compianto Giacomo Battaglia.
Casile ebbe un momento di grande notorietà con la sceneggiatura del film Un ragazzo di Calabria che Luigi Comencini realizzò con Gian Maria Volonté e Diego Abatantuono. Era il 1987: da allora l’impegno di scrittore e sceneggiatore non ha mai trovato attimi di sosta e lo testimoniano i tantisissimi premi che i suoi script conquistano in ogni parte del mondo. In particolare, l’ultimo suo lavoro cinematografico, la sceneggiatura Le ultime 12 ore di Gesù gli ha fatto conquistare una valanga di riconoscimenti, primo tra tutti l’Award Winner al Los Angeles Cinematography Awards superando oltre tremila concorrenti provenienti da tutto il mondo.
La sua opera pittorica non è da meno: il suo gigantesco dipinto L’albero delle meraviglie (6 metri per 5) prima di essere consegnato al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York è meta continua di visitatori negli spazi Kartell di via Altabella a Bologna.
Se si chiede a Casile, docente di pittura, come faccia a conciliare tutte queste attività artistiche e letterarie. lui risponde con un pensiero di Socrate sulla felicità: «La felicità non è altro che avere un motivo valido per alzarsi il giorno dopo. E io di motivi validi ne ho parecchi per alzarmi e correre in studio in Via Belle Arti, Non bevo, non fumo, non faccio uso di droghe, per cui quando hai una mente sana in un corpo sano e sei felice dentro, nulla ti è negato, perché se si vuol fare qualcosa il tempo lo si trova sempre, se non si vuol fare si trovano delle scuse». Una motivazione invidiabile: le tracce di questa felicità le troveremo nel film in uscita nelle prossime settimane. (rs)
Se da una parte, ci sono i tirocinanti calabresi del Miur-Mibact – sottopagati e senza alcuna copertura previdenziale – che cercano di far sentire la loro voce al governo e alla Regione che si dimostrano indifferenti, c’è la dott.ssa Marie Antoinette Goicolea, che vuole far “vedere” una controparte «al discorso legittimo dei lavori che ancora non sono sistemati, e della mancanza di personale dei musei».
«E sto parlando – prosegue la dott.ssa Goicolea – dell’ignobile circo che il Mibact ha messo in scena per aiutare i precari». In una lunga lettera, la dott.ssa Goicolea parla di «un concorso nato male che potrebbe concludersi ancora peggio… e l’Italia continua ad affondare».
«Mi riferisco – si legge nella lettera – al concorso Mibact per 1052 assistenti alla fruizione, all’accoglienza e alla vigilanza. Un intento probabilmente nobile, quello di Bonisoli ex ministro della cultura, di modernizzare la figura del custode e renderla similare a quella di altri paesi, della Gran Bretagna ad esempio dove il “Visitor Assistant” ha, fra le sue mansioni quella di creare visite guidate ad hoc per il pubblico basandosi sulle collezioni o sugli interessi dei visitatori stessi».
«Ma qui siamo in Italia! – prosegue la lettera – E nemmeno il disegno di legge in preparazione per la riforma delle professioni turistiche di Franceschini immagina una rivoluzione culturale di così ampio respiro! I futuri assistenti che nasceranno da questo concorso non potranno che fare i custodi, con però una posizione economica da F2, poca differenza con l’F1, ma il punto non è questo. Io immagino già le guerre sindacali contro questi “poveri lavoratori” che avranno tra l’altro superato una procedura concorsuale, di per sé lacunosa, che invalida il concorso stesso».
«E qui – prosegue la lettera – arrivo al punto dolente di tutta la questione: la gestione dei concorsi da parte di Formez Ripam. Io stessa ho partecipato alle prove pre-selettive e, quindi, posso testimoniare in prima persona ciò che è accaduto, esperienza, la mia, simile a quella di tutti i candidati di tutti i concorsi di Formez Ripam».
Nella lettera la dott.ssa Goicolea indica, in maniera schematica, le innumerevoli irregolarità del concorso. «Ogni punto evidenziato, da solo – conclude la lettera – sarebbe sufficiente ad invalidare le prove fino ad adesso espletate. La sentenza del Tar della Campania pubblicato il 12 febbraio scorso riguardante il Concorsone della Campania, gestito anch’esso da Formez Ripam, conferma la violazione di legge e predispone l’annullamento delle prove. L’udienza di merito è fissata al 6 marzo presso il Consiglio di Stato. Nota umoristica a parte: sempre a marzo i cosiddetti custodi verranno assunti tramite i Centri per l’impiego. Ma allora, la finalità vera di questo concorso, qual è? Io, la risposta la so, e non serve troppa perspicacia per capirlo». (rrm)
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