LA VARIA PATRIMONIO UNESCO, RISCHIA
DI DIVENTARE UNA FESTA DA STRAPAESE

di SANTO STRATI – Alcuni calabresi sparsi in varie località del mondo mi hanno scritto chiedendo notizie della “festa di Palmi, quella della Madonna” che si tiene ad agosto… Non ricordavano che si chiamasse Varia e non sapevano dove cercare informazioni: quale più evidente segnale che la grande festa della Devozione, patrimonio immateriale dell’Umanità per l’Unesco, non trova la dovuta promozione, adeguata al valore simbolico che l’evento stesso rappresenta.

Al contrario della festa di Santa Rosa a Viterbo (altro patrimonio Unesco unitamente alla Discesa dei Candelieri di Sassari) che riesce ad avere un’eco mondiale. Ma il confronto non regge: la Varia è tutt’altra cosa, è una rappresentazione di sapore rinascimentale che utilizza persone vere (l’animella, il Padreterno, gli angeli, etc), ovvero figuranti reali che danno un particolare senso alla devozione popolare.

La Varia, originariamente era un evento a cadenza triennale o quadriennale, poi lo scorso anno il sindaco di Palmi Giuseppe Ranuccio – sembrerebbe senTIza consultare nessuno – ha deciso che ci sarebbe stata anche quest’anno. Nulla di che, anzi un appuntamento aggiuntivo con la Fede e l’impegno appassionato dei mbuttaturi e di quanti, in un modo o nell’altro, collaborano alla realizzazione di questo meraviglioso evento che ha caratteristiche di unicità mondiali.

Solo che, pur avendo ricevuto sostanziosi contributi da Reggio e Città Metropolitana, la Città di Palmi sta facendo di tutto per trasformare un evento popolare di respiro mondiale in una modestissima festa strapaesana, di cui non importa nulla ad alcuno.

Tutto ciò è inaccettabile. Non ci interessa sapere l’ammontare dei debiti che la Fondazione ha accumulato (probabilmente più per eventi legati all’Estate Palmese, che alla Varia) perché, nel caso riguarda la magistratura, ma non si può vedere ridotta in una festa paesana una tradizione ricca di storia e di grande suggestione turistico-culturale.

Con il rischio di vedersi ritirare la qualifica Unesco (possibile, ove non vengano rispettati i requisiti prestabiliti nel 2013 dall’apposita Commissione) e togliere ai calabresi un vanto che riempie dì orgoglio non solo i palmesi bensì tutta la regione.

Ebbene, la sensazione che di Varia quest’anno si parlasse poco o niente, che avevo avvertito, è divenuta rapidamente realtà: qualche breve notizia nei quotidiani locali (nelle pagine provinciali, nemmeno regionali), vuoto assoluto nei media nazionali e persino sui social. Frutto evidente di una mancata programmazione e dell’assenza dei più elementari principi di marketing territoriale.

Intendiamoci, non è solo sulla Varia che la Calabria, intesa come Regione, toppa clamorosamente nella promozione e nella comunicazione. Abbiamo esempi in quantità industriale che non val la pena nemmeno di citare, tanto sono evidenti i modestissimi risultati ottenuti in termini di attrazione turistica e culturale. Il sospetto è che in Regione abbiamo a che fare con dilettanti allo sbaraglio che trovano, con grande abilità contabile, i fondi necessari per far realizzare eventi e manifestazioni, ma poi scivolano sulla necessaria azione promozionale da attuare sulle stesse.

In poche parole, non puoi organizzare un evento e poi trascurare di farlo sapere in giro. Il tam-tam va bene per la presentazione di un libro o un convegno di giuristi o professionisti e quello che sia, ma di fronte a eventi della portata della Varia è impensabile non studiare un piano di comunicazione efficace e foriero di grandi risultati.

Nel caso specifico, quest’anno, hanno giocato contro alcune scelte poco felici dell’Amministrazione, ma si può giustificare l’inezia con cui è stata affrontata un’edizione – fuori calendario della tradizione – calpestando un minimo di buon senso e riducendo il tutto a una festa di piazza, bellissima quanto volete, ma molto vicina a una giornata da strapaese di cui non rimarrà traccia.

Eppure la Varia ha una storia antica e sorprendentemente suggestiva, ricca di valori che partono

dalla fede e dalla devozione e finiscono all’idea di una comunità praticante, impegnata in mille modi diversi alla riuscita dell’evento.

Il marketing territoriale è una spina nel fianco della Regione e si continua a perdere occasioni e opportunità di valorizzazione di territori, luoghi, eventi e personaggi che hanno dato e danno lustro alla Calabria. Abbiamo decine e decine di testimonial del passato su cui costruire una narrazione di cultura unica e inimitabile, ma in Regione si dimenticano di ricorrenze, anniversari e occasioni, mentre sono attenti alle feste in costume medievale (ottima iniziativa, per carità) o alle rassegne e festival di tarantella e peperoncino, che sono pur sempre – diciamo – marcatori identitari di questa terra. Ma non è con la festa della ‘ndujia che si può creare attrazione culturale, sostenere e alimentare, per esempio, il turismo religioso (trascuratissimo in Calabria), attivare nuovi interessi su una vastissima platea di potenziali visitatori.

I numeri del mese di agosto del Museo dei Bronzi, peraltro, indicano chiaramente che c’è un forte afflusso di “forestieri” che amano scoprire la millenaria civiltà magnogreca e i due capolavori restituiti dal mare. Ulteriori segnali positivi sono venuti da altri siti archeologici di un certo interesse, ma la trascuranza che l’Ente Regione dedica all’enorme patrimonio archeologico della Calabria sfiora l’orrore. Non si può tollerare che, nonostante la ricchezza artistica, culturale – oltre a quella paesaggistica e ambientale –, i numeri del turismo calabrese siano modestissimi. La narrazione “turistico-culturale” della Calabria va completamente ripensata e non si può improvvisare (come è stato fatto fino ad oggi). Non ci sono giustificazioni – e il caso della Varia 2024 parla da solo – a coprire la mancanza di visione e presumibilmente l’enorme incompetenza di chi deve decidere sulle iniziative necessarie per promuovere eventi e manifestazioni.

È facile riempire le piazze con concerti gratuiti (pagati da noi contribuenti) con nomi di grido: ma cosa portano in termini di promozione turistica? Forse zero.

Palmi, con la sua tradizione e la sua macchina a spalla “animata”dovrebbe avere servizi televisivi in tutto il mondo, pagine di quotidiani nazionali e internazionali, potrebbe richiamare una grande affluenza di pubblico (che ci sarà comunque, ma ristretta agli ambiti della provincia), che a sua volta avrebbe fatto da testimonial di una Calabria non solo accogliente e straordinariamente bella, ma anche ricca di suggestioni uniche come la Varia. (s)

MALADEPURAZIONE, IN CALABRIA CI SONO
ANCORA MOLTI CENTRI PRIVI DI IMPIANTI

di GIOVANNI MACCARRONECome è possibile che ogni anno si ripresenti lo stesso identico problema nella stragrande maggioranza della nostra regione?

Negli ultimi giorni ci stiamo ponendo questa domanda con una certa insistenza. Il tutto parte dai diversi maxi blitz dei Carabinieri che quasi ogni anno avvengono in Calabria sulla gestione dei depuratori e dalle recenti notizie sul mare sporco in parecchie zone costiere della nostra regione.

Tutti i cittadini calabresi sono indignati, infastiditi, esasperati (e chi più ne ha più ne metta). A questo proposito, qualche giorno fa è anche intervenuto l’ex pm Luigi De Magistris, il quale nel commentare il mare sporco in Calabria, ha tenuto ad evidenziare: “In 20 anni non è cambiato nulla, avevamo provato a fare pulizia”.

Per dirla tutta, sono passati più di 20 anni. Risale, infatti, al 21 maggio 1991 la Direttiva 91/271/Cee del Consiglio, concernente il trattamento delle acque reflue urbane (Gu L 135 del 30.5.1991, pag. 40-52). Nel 1998, per chiarire alcune norme che avevano portato a interpretazioni divergenti nei paesi dell’Ue, la Commissione ha adottato la direttiva 98/15/Ce, entrata in vigore il 27 marzo 1998.

Dall’analisi dei paesi aderenti alla Cee (ora Ue), già nel 1991 è emersa la necessità di un intervento costante e incisivo sulle acque reflue urbane, anche perché la presenza di acque reflue urbane trattate in modo inadeguato o non trattate rappresenta un grave pericolo per la salute umana.

Le acque che non vengono trattate vengono riversate nei fiumi, quindi in mare La diffusione di materiale fecale nell’ambiente (acque di balneazione e acque potabili) possono causare nell’uomo infezioni da E. Coli che provocano diarrea e dolori addominali e possono causare malattie anche molto gravi come enteriti, colite emorragica, infezioni urinarie, meningite e setticemia.

In Italia la direttiva sopra citata (che, in generale, opera in sinergia con altri atti legislativi dell’Ue e contribuisce fortemente al conseguimento degli obiettivi della direttiva quadro Acque, della direttiva Acque di balneazione e della direttiva Acqua potabile), in un primo momento, è stata attuata con il DLgs n, 152 del 11 maggio 1999 (“Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/Cee concernente il trattamento delle acque reflue urbane…11”, pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n.101/L, del 29/5/99, e ripubblicato nella Gazzetta Ufficiale1 n. 146/L del 30/7/99 con aggiunta di relative note)

Il 18 agosto 2000 è stato poi emanato il decreto legislativo n. 258 recante “Disposizioni correttive e integrative del D.L.gs. 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque dall’inquinamento a norma dell’articolo 1, comma 4, della legge 24 aprile 1998 n.128” pubblicato sulla G.U. Supp. Ord. n. 153\L del 18\9\20.

Successivamente, tutta la normativa nazionale di riferimento per lo scarico delle acque, è stata unificata ed inglobata nel D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152 (Testo Unico Ambiente) che disciplina totalmente la materia in tutti i suoi aspetti (principi generali e competenze, obiettivi di qualità, tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi, strumento di tutela, sanzioni).  Segnaliamo anche il D.M. 185/2003, che definisce i criteri tecnici per il dimensionamento, la costruzione, l’esercizio, la manutenzione e il controllo degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, e il D.M. 186/2003 che determina le metodologie per l’effettuazione delle analisi delle acque reflue, a cui dobbiamo aggiungere – per dovere di informazione – il regolamento (Ce) n. 1882/2003, il quale stabilisce norme comuni per il monitoraggio e il controllo delle acque reflue, e il Regolamento (Ue) 2020/741 del 25 maggio 2020 (che trova applicazione a decorrere dal 26 giugno 2023) recante prescrizioni minime per il riutilizzo delle acque reflue per usi agricoli.

Insomma, come è agevole intuire, in base a tutta questa normativa di riferimento che presiede alla gestione delle acque reflue (e parliamo di tutte quelle che oltre ad essere urbane, possono anche presentarsi solo come acque reflue industriali, e/o di soli servizi e/o anche solo domestiche, ecc), dovremmo stare in una consistente botte di ferro.

Purtroppo non è proprio così. In Italia un terzo degli scarichi urbani e industriali va a finire direttamente nei fiumi o nel mare senza alcuna depurazione: in totale si contano 927 agglomerati di acque reflue non conformi sparsi su tutto il territorio nazionale per un carico generato totale di 29,8 milioni di abitanti equivalenti (sempre per dovere di informazione si evidenzia che l’unità di misura standard per l’inquinamento è l’abitante equivalente” (a.e.). Essa descrive l’inquinamento medio prodotto da una persona/giorno).

Per effetto della mancata o errata attuazione della normativa europea nell’ordinamento nazionale, nei confronti dell’Italia sono state aperte da parte della Commissione europea ben quattro (4) procedure di infrazione (Infrazione 2004/2034 per 75 agglomerati sopra i 15.000 abitanti equivalenti che scaricano in aree non sensibili, infrazione 2009/2034 per 16 agglomerati maggiori di 10.000 abitanti equivalenti, che scaricano in aree sensibili, Infrazione 2014/2059 per agglomerati con popolazione maggiore a 2.000 abitanti equivalenti e infrazione 2017/2181 per 237 agglomerati con oltre 2.000 abitanti equivalenti che non dispongono di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque di scarico urbane)

Nonostante i numerosi solleciti, l’Italia è stata però condannata dalla Corte europea di giustizia per non avere completato le fogne e i depuratori di parecchie città, soprattutto in Calabria, dove in larga parte il servizio è gestito direttamente dai Comuni (al riguardo consigliamo di leggere le due sentenze della Corte di Giustizia europea, emesse nel luglio 2022 e nel maggio 2018 e quella  emessa nell’aprile 2014, mentre per la terza infrazione bisogna attendere, dato che la sentenza è ancora in fase istruttoria). 

Attualmente l’Italia è condannata al pagamento di sanzioni pecuniarie pari a euro 257.800.000 nel settore delle discariche abusive, a euro 281.840.000 per quanto riguarda la gestione dei rifiuti in Campania, ad euro 142.911.809 nell’ambito delle acque reflue. 

“E io pago!”, per usare la celebre battuta del barone Antonio Peletti (interpretato da Totò) nel celebre film “47 morto che parla”.

Qualcuno potrebbe dire che qui non c’è (niente) da scherzare e, per la verità, avrebbe pure ragione. Sta di fatto che, per fortuna, il nostro legislatore ha pensato bene di prendere le cose sul serio e dal 2017 in Italia è stato istituito un Commissario unico per la depurazione delle acque (al momento guidata dal Prof. Fabio Fatuzzo e dai due Sub Commissari, dott. Antonio Daffinà e l’avvocato Salvatore Cordaro, nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 agosto 2023, di concerto tra il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Ministro per gli Affari Europei, il sud, le politiche di coesione e il Pnrr), che si occupa di tutti gli interventi necessari per far uscire le varie zone del Paese dai contenziosi Ue, in sostituzione dei precedenti Commissari nominati con l’art. 7 del D.L. n. 133/2014 (c.d. decreto sblocca Italia). Dal 2019, con il decreto Clima, le competenze si sono estese anche alle procedure 2014/2059 e 2017/2181, per cui sono stati previsti in totale 606 interventi in 13 regioni italiane.

C’è da domandarsi, tuttavia, se è funzionale tale soluzione alla risoluzione della problematica generale relativa agli impianti di trattamento e smaltimento delle acque reflue. Nutro (e non da solo) più di un dubbio in proposito

Innanzitutto, se il legislatore avesse voluto essere coerente fino in fondo, nel rispettare l’impegno preso con l’Unione Europea, non avrebbe dovuto prevedere la figura del Commissario unico solo per la risoluzione delle problematiche emerse dalle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea di cui sopra (e a questo proposito segnaliamo che l’Ispra, a partire dal 2007, raccoglie ed elabora tutte le informazioni trasmesse dalle Regioni e dalle Province Autonome di Trento e di Bolzano, in Sintai – Sistema Informativo per la Tutela delle Acque in Italia – sono disponibili i report di sintesi, inoltrati alla Commissione dell’Unione Europea. L’ultimo report disponibile, trasmesso nel 2020, è relativo ai dati con la situazione al 2018).

Invece, come ben evidenziato nella proposta di revisione della direttiva sulle acque reflue urbane (di recente adottata dal Parlamento Europeo), “gli Stati membri dovranno istituire, entro e non oltre il 1º gennaio 2025, una struttura di coordinamento tra le autorità competenti per la salute pubblica e il trattamento delle acque reflue urbane. Tale struttura stabilirà i parametri da monitorare e con quale frequenza e il metodo da applicare”.

In seconda battuta: emerge la necessità di un intervento costante nel monitoraggio degli impianti di trattamento e smaltimento delle acque reflue al fine di verificare che le diverse figure che operano nella gestione degli impianti di depurazione, pubblici e privati (le figure che operano nell’ambito della gestione dei depuratori sono: 1. il titolare dello scarico ex art.124 D. Lgs. n. 152/2006; 2. il gestore del depuratore; 3. il manutentore del depuratore; 4. il produttore dei rifiuti del depuratore, su cui si innesta la recente Sentenza Tar Calabria (CZ) Sez. I n. 2231 del 9 dicembre 2022), si siano effettivamente adoperati nel seguire i diversi trattamenti impiegando tecnologie adeguate e personale specializzato, effettuando analisi preventive che classifichino gli scarichi e i rifiuti e le lavorazioni ad essi correlate.

Ricordiamo, a tal fine, che l’art, 132 del Tua, al comma 1, prevede quanto segue: «Nel caso di mancata effettuazione dei controlli previsti dalla parte terza del presente decreto, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare diffida la regione a provvedere entro il termine massimo di centottanta giorni ovvero entro il minor termine imposto dalle esigenze di tutela ambientale. In caso di persistente inadempienza provvede, in via sostitutiva, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa delibera del Consiglio dei Ministri, con oneri a carico dell’Ente inadempiente».

Al comma 2, invece, stabilisce che «Nell’esercizio dei poteri sostitutivi di cui al comma 1, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nomina un commissario “ad acta” che pone in essere gli atti necessari agli adempimenti previsti dalla normativa vigente a carico delle regioni al fine dell’organizzazione del sistema dei controlli».

La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane è stata adottata proprio allo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi di acque reflue da fonti urbane e settori specifici. Gli Stati membri sono tenuti a garantire che le acque reflue provenienti da tutti gli agglomerati con oltre 2 000 abitanti siano raccolte e trattate secondo le norme minime dell’Ue.

In caso di mancato rispetto della direttiva comunitaria e delle conseguenti legislazione attuativa all’interno del nostro Stato in materia di reti fognarie urbane, depurazione delle acque reflue, adeguatezza degli impianti di trattamento dovrebbe, quindi, inesorabilmente scattare l’intervento sostitutivo di cui sopra oppure la nomina del commissario “ad acta”.

Si può tranquillamente giungere all’adeguata protezione dell’ambiente solo applicando e facendo applicare la normativa sommariamente ricordata a chi di dovere senza varianti di alcun genere.

La qual cosa non credo sia stato fatto finora. Anzi, credo che sia stato fatto proprio il contrario (unica eccezione è rappresentato dall’insistente e quotidiano intervento della Guardia Costiera calabrese, a cui va un doveroso riconoscimento per le frequenti operazioni di tutela dell’ambiente che ogni anno consentono di rilevare i vari illeciti penali e amministrativi a danno di depuratori di acque reflue asserviti ai comuni ricadenti nella propria giurisdizione. A tal proposito, mi piacerebbe che il Capo dello Stato conferisse all’intero corpo un encomio collettivo per tutto il lavoro svolto in questi anni in Calabria). 

Per cui ci siamo trovati tutta l’estate frequentemente con il mare di colore verde, chiazze marroni, depuratori dismessi che continuano a ricevere reflui, liquami fognari provenienti da scarichi abusivi o condutture rotte, ecc. (eppure il Tribunale di S. Maria Capua Vetere nel decreto 5 maggio 2011 ha tenuto a precisare che “sussiste a carico del  Sindaco il fumus dei  reati di danneggiamento e di omissioni di atti d’ufficio nel caso in cui  in assenza di autorizzazione ex art. 124 d.lvo 152\06 attiva uno scarico di reflui fognari provenienti da insediamento urbano con immissione in corso d’acqua superficiale e le cui acque risultano inquinanti per presenza di sostanze che superino i parametri di legge,  perché trattasi di condotta idonea a danneggiare il fiume ricettore e perché viene  omessa l’attivazione dei poteri che il RD 1265\34 Tu Leggi sanitarie attribuisce al Sindaco”).

La qual cosa è anche determinato dal fatto che esistono in Calabria un numero, ancora troppo rilevante, dei centri urbani – piccoli, medi e grandi… – privi di impianti centrali di depurazione fognaria o dotati di impianti parziali (cioè insufficienti a servire tutte le acque reflue urbane prodotte) ovvero a servizio di “sistemi di condotte”, cui non sono ancora allacciati (tutti o parte) degli “agglomerati” interessati.

In generale, poi, gli impianti sono collocati in aree che presentano problematiche di tipo geomorfologico (aree golenali di fiumi, in prossimità della costa o di torrenti, su terreni in pendenza, onde appare ancora urgentissimo, oltre che necessario, provvedere, quanto prima, alla realizzazione di nuove strutture o al miglioramento di quelli già esistenti (che è poi l’Obiettivo dell’Investimento Pnrr 4.4: fognatura e depurazione. per il cui raggiungimento sono destinati interamente al Sud 600 milioni di euro. Ulteriori investimenti saranno ricompresi nell’ambito delle politiche di coesione 2021-2027). 

Infine, segnaliamo che, sebbene la Cedu (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo firmata a Roma il 4 novembre 1950 e entrata in vigore in Italia con legge di ratifica del 4 novembre 1955, n. 848.), non preveda espressamente il diritto a un ambiente salubre, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso diverse cause nelle quali era in questione la qualità dell’ambiente che circondava una persona, e ha ritenuto che condizioni ambientali pericolose o destabilizzanti potevano incidere negativamente sul benessere di una persona (si veda la recente sentenza del 9 aprile 2024, nel caso Verein KlimaSeniorinnen Schweiz and Others c. Switzerland, la Corte europea dei diritti dell’Uomo (Cedu) ha dato ragione all’associazione elvetica. In questa sentenza, la Corte europea citata, con 16 voti favorevoli contro uno, ha affermato che, la mancata adozione delle misure idonee a impedire il surriscaldamento globale e gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, costituisce violazione degli articoli 6 ed 8 della Cedu, che riguardano il diritto ad un equo processo e il diritto al rispetto della vita privata e familiare).

Quindi, d’ora in poi, nonostante l’immissione di acque reflue non depurate in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria non sia, di per sé, un diritto tutelato dall’articolo 8 Cedu, «la presenza persistente e duratura di acque reflue non depurate» può avere conseguenze avverse per la salute e la dignità umana, minando di fatto la sostanza della vita privata. Pertanto, qualora siano soddisfatte tali stringenti condizioni, può sorgere, a seconda delle specifiche circostanze della causa, un obbligo positivo dello Stato.

Noi, comunque, nonostante tutto quanto sopra, continuiamo a sperare che le cose prima o poi vadano per il verso giusto

In che tempi si perverrà alla soluzione dei problemi legati alla mala depurazione non possiamo dirlo. È certo, però, che “solo chi sogna può volare” (citazione tratta dal libro di James Matthew Barrie su Wendy e Peter Pan nei giardini di Kensington).

Per cui, continuiamo a sognare. Speriamo bene. (gm)

Celebre (fillea) scrive a Occhiuto: Intervenga per garantire adozione delle linee guida su compensazione crediti

Il segretario generale della Fillea Ccgil Calabria, Simone Celebre, ha scritto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per chiedere «un suo urgente intervento al fine di garantire la massima tempestività nell’adozione del provvedimento di queste Linee Guida per la compensazione dei crediti, in modo da ridurre, il più possibile, le tante difficoltà di migliaia di lavoratori con retribuzioni arretrate, e le tante aziende calabresi in difficoltà economiche e finanziarie».

La Regione, infatti, non aveva emanato le linee guida sulla legge regionale 25/2024 “Interventi per il trasferimento dei crediti fiscali derivanti dall’efficientamento energetico del patrimonio edilizio”.  La legge varata dalla Regione Calabria per la compensazione dei crediti attraverso gli enti pubblici economici regionali (come Sacal, Consorzio unico di bonifica e Agenzia per lo sviluppo delle aree industriali) e le società partecipate da essi controllate.

Celebre, infatti, aveva nelle settimane scorse sollecitato il Dipartimento interessato «a voler emanare le linee guida sulla legge per la compensazione dei crediti attraverso gli enti pubblici economici regionali come Sacal, Consorzio Unico di Bonifica, Agenzia per lo Sviluppo delle Aree Industriali e le società da esse controllate», ma senza riscontri.

Nella lettera, il sindacalista ha evidenziato come la mancata emanazione della legge regionale «mette a rischio le mancate retribuzioni di migliaia di lavoratori edili e ponendo sul lastrico tante aziende che hanno bisogno di recuperare i crediti fiscali».

«Ci preme ricordare – conclude la nota – che la tempistica di emanazione delle linee guida doveva avvenire entro il 30 giugno 2024, permettendo a tutte le aziende di sapere come poter fare le richieste per compensare i relativi cassetti fiscali. Oltre che alleviare le difficoltà finanziarie delle stesse che, dopo aver praticato lo sconto in fattura e acquisito il relativo credito fiscale, ai sensi del decreto legge 34/2020, hanno grandi difficoltà a monetizzarlo per l’Intervenuta congestione del sistema delle cessioni dei crediti». (rcz)

Dalla Regione 12 mln per potenziare la filiera della frutta in Calabria

Sono 12 mln di euro la somma che la Regione Calabria ha stanziato per promuovere e potenziare la filiera della frutta in Calabria. È stata, infatti, pubblicata la graduatoria provvisoria del bando per la promozione di interventi di impianti e reimpianti arborei di drupacee, pomacee, agrumi e frutta a guscio. Il bando era stato pubblicato sul finire dello scorso dicembre. Ad esito del lavoro svolto dalla Commissione di valutazione, arrivano adesso le prime risposte.

Nell’elenco sono inoltre comprese le colture inserite nella categoria a rischio di abbandono e conseguente erosione genetica. Previste, altresì, azioni finalizzate all’efficientamento dei sistemi di irrigazione.

La dotazione finanziaria assegnata, salvo ulteriori risorse aggiuntive, è pari a 12 milioni di euro, dei quali 10,5 a valere sull’intervento 4.1.1. “Investimenti in aziende agricole” e 1,5 sull’intervento 4.1.3 “Investimenti per la gestione della risorsa idrica da parte delle aziende agricole”, annualità 2023. Il sostegno, pari al 50% dei costi ritenuti ammissibili, salirà al 70% se richiesto da agricoltori operanti nelle zone montane e svantaggiate. Anche per gli investimenti realizzati da giovani agricoltori insediatisi durante i cinque anni precedenti alla presentazione della domanda di sostegno, l’aliquota potrà essere aumentata al 70% del costo dell’investimento ammissibile.

Su 225 istanze presentate, 178 sono quelle ritenute ammissibili e perciò finanziate, al momento ed in attesa del completamento delle procedure, che potrebbe portare ad un incremento del numero dei beneficiari: avverso la graduatoria, infatti, sarà possibile presentare domanda di riesame, entro il termine del 31 agosto prossimo

«L’intento – ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo – è migliorare la redditività delle aziende regionali di trasformazione e commercializzazione e la sostenibilità delle produzioni, oltre che aumentare l’orientamento al mercato delle aziende agricole e garantire la permanenza dei prodotti regionali sui mercati di riferimento specializzati, al fine di migliorare la catena di produzione del valore».

«Il tutto in una regione – ha aggiunto – che è divenuta un modello per alcune produzioni un tempo tipiche di altri territori: la Calabria è prima in Italia prima nella produzione di clementine (tra le quali il clementino Igp) e di recente si è affermata anche nella coltivazione dei kiwi, in particolare di quello a polpa gialla: tipologie produttive connesse agli areali di pianura e costieri, con circa 35.000 ettari dedicati agli agrumi, altre decine di migliaia riservati a pesche e nettarine, 3.000 ai kiwi, e di questi poco più di 700 ai kiwi gialli. L’interesse a valorizzare e far crescere questa ricchezza porta a investire nell’innovazione e sulla qualità, con misure e interventi specifici». (rcz)

 

Legambiente Calabria: Calendario venatorio non rispetta le prescrizioni della Struttura Tecnica di Valutazione

Anna ParrettaGiorgio Giovanni Berardi e Angelo Calzone, rispettivamente presidente di Legambiente Calabria, coordinatore regionale Lipu Birdlife Calabria e presidente WWF Calabria, hanno denunciato come il calendario venatorio approvato dalla Giunta regionale lo scorso 7 agosto «non rispetta le prescrizioni indicate da scienza nazionale e regionale e dalle norme europee».

In particolare quelle della Struttura Tecnica di Valutazione STV e dall’Ispra «che posticipava l’apertura dell’attività venatoria al 2 ottobre 2024, con le sole eccezioni dei corvidi, del colombaccio e del cinghiale, e non tenendo conto dell’ennesima procedura Eu-Pilot indirizzata all’Italia dalla Commissione europea in ambito venatorio in particolare, per la caccia in periodo di migrazione prenuziale e per la caccia su specie in cattivo stato di conservazione».

«Oltretutto – hanno aggiunto le Associazioni – il calendario venatorio, in assenza di piani di gestione o con piani non adeguatamente attuati, stabilendo la chiusura della caccia al 30 gennaio per turdidi e uccelli acquatici, durante il periodo di  migrazione prenuziale, risulta essere in aperta violazione della Direttiva europea».

Per questo hanno chiesto «al Presidente e alla Giunta Regionale di approvare subito atti con cui vengano escluse, dalla lista delle specie cacciabili in Calabria, le specie in cattivo stato di conservazione, ossia Allodola, Tortora selvatica, Combattente, Moriglione, Quaglia, Moretta e Tordo sassello,di eliminare le preaperture e i posticipi della caccia a fine gennaio dal calendario venatorio».

«Altresì – hanno aggiunto – per contrastare il diffuso e grave fenomeno del bracconaggio, che aumenta sempre in concomitanza con la stagione venatoria, chiediamo l’impegno ad aumentare la vigilanza, stabilendo un piano di controllo organico, incrementando il personale in servizio nei corpi di Polizia Provinciale e attivando specifiche convenzioni con i Carabinieri forestali.”

«Un pessimo regalo alla parte più insensibile dei cacciatori, un grave danno al patrimonio indisponibile dello stato e un attacco ai principi costituzionali di tutela della biodiversità e della fauna», hanno evidenziato, aggiungendo come «nell’atto approvato rimane solo il dovuto divieto di preapertura, ed il posticipo dell’attività venatoria al 2 ottobre 2024 (con la sola eccezione dei corvidi, del colombaccio e del cinghiale), nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS) di cui la Direttiva 2009/147/Ce (dove si applicano inoltre le misure di conservazione disposte dal Decreto Ministeriale 17 ottobre 2007), e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) di cui la Direttiva 92/43/CE, e, in entrambe, al fine di ridurre l’inquinamento da piombo nelle aree interessate dalla presenza di corsi d’acqua (aree umide), il divieto di utilizzo di munizioni a pallini di piombo».

 

Il consigliere Lo Schiavo: Regione intervenga per gli stipendi a rischio dei lavoratori dell’impianto di Alli

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo ha chiesto alla Regione di intervenire sulla «preoccupante situazione che riguarda l’impianto di trattamento dei rifiuti di Alli, nel Catanzarese. I 34 lavoratori in forza ad Alli Scarl, la società che lo gestisce, già a partire dal mese corrente rischiano di veder seriamente compromesso il pagamento dei propri stipendi».

«La circostanza che si è venuta a creare – ha spiegato – è frutto dei rapporti che da tempo intercorrono tra il gestore e l’ente committente, l’Autorità rifiuti e risorse idriche della Calabria (Arrical), il nuovo ente regionale che avrebbe dovuto rappresentare la panacea di tutti i mali da cui è storicamente afflitto il sistema. Secondo quanto asserisce la stessa società appaltatrice, a determinare l’attuale situazione sarebbero i mancati pagamenti, da parte di Arrical, per gli interventi sull’impianto e la sua gestione, così come il mancato aggiornamento delle tariffe di esercizio».

«Fattori che avrebbero portato la società a sopperire ai costi di gestione e del personale con risorse proprie – ha aggiunto –. Ciò che è certo è che, se non si interverrà al più presto, il funzionamento dell’impianto e la retribuzione dei lavoratori saranno inevitabilmente messi a rischio. È dunque urgente che le parti in causa trovino, in maniera responsabile, una soluzione equa, efficace e duratura, anche alla luce degli impegni assunti di fronte alle organizzazioni sindacali. A farne le spese non possono essere sempre i lavoratori. Sul piano politico, infine, non posso far a meno di osservare come della famosa rivoluzione nella gestione dei rifiuti in Calabria, annunciata con enfasi dal presidente Occhiuto, che della costituzione di Arrical ha fatto una colonna portante, ad oggi non vi sia alcuna traccia».

«Ora, però – ha concluso – è il momento di intervenire per restituire ai lavoratori la necessaria serenità e per garantire il corretto funzionamento dell’impianto». (rrc)

CULTURA IN REGIONE: FALLIMENTO TOTALE
CANCELLATE LE CELEBRAZIONI STRATIANE

di SANTO STRATI  – Non ci sarà alcuna celebrazione ufficiale della Regione Calabria per il centenario di Saverio Strati, che cade il prossimo 16 agosto: soltanto le lodevoli e meritevoli iniziative del suo paese Natale, Sant’Agata del Bianco, il cui sindaco, Domenico Stranieri, ha dovuto combattere fino all’ultimo contro le ottusità di burocrati regionali.

È un film già visto (si pensi all’occasione mancata due anni fa con il 50° dei Bronzi, nonostante il profluvio di soldi utilizzati-buttati) che conferma il fallimento acclarato della politica culturale della Regione Calabria. Che, pur avendo avuto un solido sostegno da parte dell’ex vicepresidente Giusi Princi (che sa benissimo cosa significa Cultura e fare cultura) cozza regolarmente con una totale incapacità amministrativa e gestionale di programmare, pianificare e ottenere il massimo dalle opportunità culturali che via via si presentano.

Il caso delle celebrazioni di Strati100 (così avrebbero dovuto caratterizzarsi tutte le iniziative) è mestamente significativo di come si buttino a mare non solo occasioni importanti per far parlare – in maniera positiva – della Calabria e dei suoi illustri figli , ma – allo stesso tempo – si sprechino risorse per finanziare inutili baracconi da strapaese che non portano turismo né tantomeno ritorni economici al territorio.

La vicepresidente Princi aveva preso a cuore (accogliendo anche le tante sollecitazioni del mondo culturale calabrese) per celebrare in maniera importante l’anniversario di uno degli scrittori più importanti del Novecento italiano, su cui, peraltro, un protocollo firmato dalla stessa Princi e l’Ufficio scolastico regionale prevede studi approfonditi negli istituti scolastici della regione.

Uno scrittore che – nonostante la grandezza – è morto quasi in miseria (il compianto prof. Nuccio Ordine con il Quotidiano del Sud gli fece ottenere il sussidio Bacchelli) e rimane ancora oggi pressoché sconosciuto in larghe fasce dei cittadini calabresi. Per assurdo, conoscono, apprezzano e amano Saverio Strati più in Europa che nella sua terra. La Princi aveva costituito un Comitato tecnico culturale con fini consultivi per le celebrazioni (nel quale, indegnamente, era stato chiamato anche chi scrive, che – per la cronaca – non ha alcuna parentela con lo scrittore) e un Comitato esecutivo per la realizzazione delle iniziative che sarebbero state decise.

Il primo finanziamento di un milione di euro è sembrato a qualcuno in Cittadella probabilmente eccessivo e prima di dare il via ai lavori del Comitato (che ha sempre operato a titolo gratuito, senza neanche alcun rimborso spese), la somma venne decurtata in 500mila euro. Troppo, ancora per qualcuno, decisamente scarsa per chi (come i componenti del Comitato) pensava di coinvolgere Università e Istituti di Cultura anche all’estero e realizzare incontri e convegni che andassero oltre i ristretti limiti regionali. Già, perché non si faccia l’errore di pensare a Saverio Strati come “scrittore calabrese”: è uno scrittore “nato in Calabria”, orgogliosamente fiero delle proprie origini, cantore di un Sud poco raccontato nella letteratura del Novecento. Quindi, l’obiettivo delle celebrazioni del “mancato” Strati100 sarebbe  stato quello di dare una dimensione non solo nazionale, bensì internazionale all’opera dello scrittore di Sant’Agata del Bianco. Un’idea più volte rimarcata anche in occasione del Salone del Libro di Torino, ma non accolta se non in modo inefficace e banale.

E le celebrazioni di Strati100 sono finite per essere una fastidiosa incombenza per la Giunta regionale che due giorni fa ha cancellato la delibera che stanziava i fondi previsti (500mila euro) e, a pochi giorni della ricorrenza, il 16 agosto, chiedeva al sindaco di Sant’Agata del Bianco Domenico Stranieri che aveva raccolto le indicazioni del Comitato tecnico sulle iniziative da prendere, di riformulare una nuova proposta da 250mila euro. Ma come si può pensare di chiedere, a pochi giorni dall’inizio delle celebrazioni stratiane  a chi (il sindaco Stranieri) ha fatto i salti mortali per mettere a profitto i suggerimenti e le indicazioni del Comitato culturale?

Il progetto – frutto di diversi incontri tra i vari componenti del Comitato culturale – prevedeva un anno di iniziative in modo da coinvolgere il Paese: un’occasione per parlare al Paese della Calabria più bella attraverso uno dei suoi figli più apprezzati. Il sindaco Stranieri – giustamente e forse con un garbo non dovuto – ha rimandato tutto al mittente: «Il Comune di di Sant’Agata del Bianco – ha scritto il sindaco in un comunicato dove traspare tutta l’amarezza per questo epilogo – non invierà più nessuna proposta e si tira fuori da questo gioco senza fine. Il 16 agosto onoreremo Saverio Strati nella sala consiliare del Comune di Sant’Agata del Bianco, con gli studenti, i cittadini e gli studiosi ma senza politici (non inviteremo nessuno)».

Per i Bronzi la Calabria, due anni fa, ha perso più di un’occasione per mostrare al mondo le sue infinite ricchezze, partendo dagli Eroi di Riace: cos’è tornato indietro in termini di notorietà e attrazione turistica? Poco o niente: non si fa promozione culturale con i gadget che non sono altro che paccottiglia inutile, né con un logo (è il caso di ricordarlo) che non aveva nemmeno la figura dei Bronzi. Né, tantomeno, con cartelloni nelle metropolitane, senza un minimo di pianificazione per la logistica, la recettività e l’accoglienza. A Reggio, poi, il cinquantenario è passato quasi inosservato: in qualsiasi altra parte del mondo avrebbero riempito di festoni, locandine e altro materiale di orgogliosa promozione cittadina le strade, i negozi, i bar, i locali. Qualcuno ha visto qualcosa? Eppure, sono stati spesi due milioni…

Quest’indegno e vergognoso passo indietro della Giunta sul centenario stratiano certifica che c’è un problema serio nella programmazione culturale della Regione: si finanziano bandi che premiano inutili eventi (solo perché “storicizzati”) e si vieta anche solo un euro a qualsiasi nuova iniziativa (perché appunto “non storicizzata”). Ma che vuol dire? Non vanno considerati il contesto e gli obiettivi culturali che si intendono perseguire con le iniziative? Per dirne una: sono stati tagliati i fondi che una legge regionale assegnava a benemerite associazioni culturali (il caso del Rhegium Julii è eclatante) e allo stesso tempo si distribuiscono, in maniera indiscriminata spiccioli che non bastano nemmeno a pagare un biglietto di treno a qualche ospite.

Il nuovo assessore regionale alla Cultura Caterina Capponi dovrà rassegnarsi – anche lei – a combattere con la mostruosa burocrazia regionale, ma un colpo d’ali è sempre auspicabile e possibile.  Un suggerimento gratuito: si circondi di personalità eminenti del mondo della Cultura calabrese e investa nel marketing culturale (pagando fior di professionisti che non mancano anche nella regione) se vuole ottenere concreti risultati. L’attrazione culturale in Calabria può contare su un territorio che in ogni angolo ha qualcosa da vantare e da mostrare, testimonianza di una civiltà millenaria che il mondo ci riconosce e ci invidia.

Quasi dimenticato da vivo, oltraggiato da morto Saverio Strati. Non è solo un’offesa a un grande figlio di Calabria, ma un’inaccettabile arroganza nei confronti di tutti i calabresi. Avremmo dovuto avere già a partire dal Salone di Torino pagine e pagine sui giornali, promozione, pubblicità dell’evento, etc. Nulla, il vuoto assoluto (escludendo un paio di incontri al Salone nello stand regionale). Di fronte a tanta palese incapacità di gestire amministrativamente qualsiasi evento culturale importante e in grado di dare visibilità e lustro alla regione, i calabresi non dovrebbero più restare indifferenti. L’indignazione è il minimo che dobbiamo aspettarci. (s)

L’assessore Calabrese: Sì a costituire tavolo permanente sulla filiera turistica

«Il turismo è il nostro punto di forza. Le attività turistiche possono contribuire allo sviluppo socio economico della nostra Regione. Allora ecco perché ho accolto subito la richiesta di Unindustria Calabria a costituire un tavolo permanente sulla filiera turistica per creare opportunità e principalmente rafforzare la rete del turismo». È quanto ha detto l’assessore regionale al Turismo, Giovanni Calabrese, nel corso dell’incontro con i vertici di Unindustria Calabria in Cittadella regionale.

All’iniziativa  hanno partecipato il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, la presidente della sezione Turismo di Unindustria, Cristina Gazzaruso, il direttore Dario Lamanna, il direttore sede territoriale Cosenza, Rosario Branda, la dirigente generale del dipartimento Turismo della Regione Calabria, Antonella Cauteruccio.

«L’incontro con l’assessore calabrese – ha detto  Cristina Gazzaruso – è stato molto proficuo. Avevamo chiesto come Unidustria Calabria l’istituzione un tavolo tecnico permanente sul turismo. L’assessore si è detto d’accordo e disponibile condividendo la necessità di iniziare ad affrontare in maniera più approfondita e concreta un asset strategico per la nostra Regione che può vivere di turismo tutto l’anno».

«Riteniamo che sia importante definire il brand “Destinazione Calabria” – ha detto il presidente Ferrara –. Nel nostro documento di Agenda Calabria, la filiera turistica ha un ruolo centrale. Abbiamo valutato positivamente i contenuti del piano strategico Zes che, come Unindustria avevamo indicato, vede tra le nove filiere da rafforzare anche quella turistica, che è vocazionale per il Mezzogiorno e la nostra Regione».

«È nostro compito agire concretamente – ha concluso l’assessore Calabrese – creando questo tavolo che ci aiuterà a strutturare interventi lungimiranti per il futuro della nostra Regione». (rcz)

In Cittadella il Recruiting day di South East Aviation Service

Si è svolto, in Cittadella regionale, il recruiting day dell’azienda South East Aviation Services (Seas), società di servizi aeronautici specializzata nella manutenzione in esclusiva della flotta di aerei di Ryanair, con sede legale presso l’aeroporto di Bergamo e sedi operative presso i principali aeroporti italiani, inclusi quelli di Lamezia Terme e Reggio Calabria, che ha visto la partecipazione di oltre 300 candidati.

Ad accogliere i candidati, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto e l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese: «È bello che ci siano tante persone oggi qui a usufruire di questa occasione che la Regione e Ryanair stanno dando ai calabresi, cioè quella di candidarsi a lavorare in Calabria per un vettore che è il primo a livello europeo».

La selezione ha riguardato 60 lavoratori con profili di manutentori tecnici e personale di supporto alla manutenzione aeronautica. Sono intervenuti all’iniziativa anche l’amministratore delegato del gruppo Seas, Alessandro Cianciaruso, e il dirigente generale del Dipartimento Lavoro della Regione Calabria, Fortunato Varone.

L’iniziativa si inserisce nel contesto dell’espansione di Ryanair presso gli scali calabresi e delle collaborazioni con le aziende interessate a investire in Calabria e ad assumere lavoratori calabresi promosse dalla Giunta della Regione Calabria, dall’Assessorato al Lavoro e alla Formazione professionale, dal Dipartimento Lavoro e dai Centri per l’Impiego, nell’ambito del Pnrr, del Piano straordinario di potenziamento dei Centri per l’Impiego e del Pr Fesr-Fse+ 2021-2027.

«Sono molto soddisfatto – ha proseguito Occhiuto – del rapporto che abbiamo costruito e consolidato con Ryanair, così come sono molto soddisfatto dell’attività che l’assessore Calabrese e il dipartimento regionale al lavoro stanno svolgendo. Queste iniziative si possono fare perché, grazie alle risorse del Pnrr, abbiamo, prima di tutto, profilato tutti i disoccupati calabresi. La Regione è, quindi, nelle condizioni di indicare alle imprese che cercano determinati profili una platea di potenziali lavoratori, di disoccupati, che abbiano le competenze richieste».

«Dal punto di vista dell’incoming turistico – ha aggiunto – l’investimento sugli hangar è un’operazione importante che darà la possibilità a un vettore come Ryanair di radicarsi in Calabria e di aumentare potenzialmente, nei prossimi messi, il numero delle rotte e di creare nuovi posti di lavoro. Dicono che selezioneranno almeno 60 di voi. Io mi voglio concentrare sull’’almeno’ perché spero che questo numero possa crescere».

«Andrete per qualche mese a Bergamo a formarvi – ha concluso – ma poi ritornerete a lavorare per la vostra regione all’interno del sistema degli aeroporti calabresi che rappresenta il biglietto da visita della Calabria. Non è la prima volta che facciamo iniziative del genere ed è veramente bello che la Regione diventi il palazzo dove si selezionano i lavoratori per le imprese private che devono produrre ricchezza e lavoro anche in Calabria. Quindi in bocca al lupo a tutti quanti voi!».

L’assessore Giovanni Calabrese ha specificato che «l’obiettivo della Regione Calabria, attraverso iniziative come questa di oggi, è di creare le condizioni per dare lavoro ai calabresi: una delle tante che l’amministrazione regionale sta organizzando con aziende che investono sul nostro territorio. Lavorare in Calabria per la Calabria».

«Oggi – ha inoltre evidenziato Calabrese – c’è una risposta importante e il plauso va al dipartimento Lavoro che in pochissimo tempo ha organizzato questa giornata. Da qui si comprende bene che ci sono tanti calabresi che hanno voglia di essere formati e di ottenere nella propria regione un contratto di lavoro. Questo è l’obiettivo dell’assessorato e del dipartimento della Regione Calabria. Importante il ruolo dei Centri per l’impiego, al primo posto dell’azione politica attiva del lavoro».

«Sui Cpi abbiamo fatto un investimento importante assumendo 500 persone lo scorso anno – ha aggiunto – e investito in risorse tecnologiche e infrastrutturali. I Centri per l’impiego oggi hanno una posizione completamente diversa rispetto al passato per quello che riguarda l’incrocio tra domanda e offerta. La risposta che stiamo ottenendo è importante. C’è una Calabria in movimento, la visione è cambiata e noi tutti crediamo e lavoriamo per questo progetto che il presidente Occhiuto sta portando avanti».

«Oggi – ha detto Cianciaruso – selezioneremo profili professionali da avviare alla carriera di manutentore. Stiamo parlando di due profili specifici: uno prettamente tecnico e più specializzato e il secondo profilo è quello di meccanico. Le persone selezionate per entrambi i profili verranno formati direttamente da noi, nella nostra accademia che ha sede a Bergamo, in attesa che vengano realizzati i due hangar all’aeroporto di Lamezia Terme, perché queste figure saranno quelle che lavoreranno effettivamente in Calabria».

«Oggi – ha concluso – sceglieremo 60 persone, ma non ci fermeremo qui, saranno sicuramente molti di più, la previsione è di almeno il doppio, chiaramente non nell’immediato, considerando che la realizzazione degli hangar avverrà in circa 12-18 mesi. Inoltre, seguendo l’auspicio del presidente Occhiuto, lavoreremo anche per creare una sede dell’accademia per la formazione qui in Calabria». (rrc)

L’assessore Calabrese: Entro agosto il Piano per l’occupazione

«Entro agosto verrà deliberato il piano per l’occupazione con un impiego di circa 200 milioni di euro». È quanto ha annunciato l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, sottolineando come «il Piano regionale delle politiche attive del Lavoro e delle competenze per il periodo 2023-2027 è uno strumento di pianificazione strategica per orientare l’utilizzo delle risorse rese disponibili. Attraverso le attività previste nel Piano, l’Amministrazione regionale intende favorire da una parte l’incremento dell’occupazione di qualità di giovani e donne dall’altra sostenere interventi strutturali per ridare slancio al lavoro e all’economia della regione».

«Confronto, dialogo e prospettive per le politiche attive per il lavoro nell’ambito del Piano regionale per il lavoro Priorità 4 ‘Una Calabria con più opportunità’ e ‘Una Calabria più inclusiva per i giovani’. Il nostro obiettivo è quello di programmare e costruire insieme il futuro della Calabria e dei calabresi», ha detto ancora Calabrese, nel corso della riunione del Tavolo per il Lavoro svoltosi in Cittadella regionale dove, assieme al direttore generale del Dipartimento, Fortunato Varone, è stato illustrato il Piano per il lavoro e le misure d’intervento, nonché gli avvisi in essere e la programmazione del Piano per l’occupazione con una serie di misure sulle politiche attive per il lavoro con il ciclo di programmazione 2021/2027.

Al tavolo hanno preso parte il presidente e direttore di Unindustria Calabria, rispettivamente Aldo Ferrara e Dario Lamanna, e i rappresentanti delle Camere di Commercio, Inps, Inail, Anpal, Consulenti del lavoro, Ufficio scolastico regionale, Ufficio della Consigliera di Parità e tutte le organizzazioni sindacali e le diverse categorie datoriali.

«Il Piano – ha proseguito l’assessore –, elaborato con il supporto del Dipartimento regionale alla Programmazione, definisce una serie di operazioni su incentivi all’autoimprenditorialità, incentivi all’occupazione, formazione e competenze, servizi per il lavoro, progetto integrato lavoro e territorio. Intende promuovere, inoltre, misure contro il lavoro sommerso, per migliorare l’accesso al mercato del lavoro e all’occupazione di disoccupati, per sostenere l’occupazione femminile, per promuovere l’autoimpiego e l’imprenditorialità e l’economia sociale. Si stima di coinvolgere oltre 10 mila destinatari tra disoccupati, giovani, donne e lavoratori svantaggiati».

«Il nostro obiettivo – ha concluso l’assessore Calabrese – è quello di costruire insieme il futuro della Calabria e dei calabresi in materia di politiche per il lavoro. Per questo nasce il tavolo, per confrontarsi, migliorare ed intervenire sulle misure in maniera efficiente ed adeguata. Abbiamo un traguardo da raggiungere ed è quello di diminuire il tasso di disoccupazione creando occupazione vera». (rcz)