LE TANTE LACRIME DI REGGIO, 50 ANNI FA.
QUANDO LA CITTÀ PRECIPITÓ NEL BUIO

di SANTO STRATI – Non c’è niente da celebrare, in questo 50.mo anniversario della Rivolta di Reggio. Non sono d’accordo sul nome dato al Comitato (del quale peraltro con molta cortesia il sindaco Falcomatà mi ha chiamato a far parte) e ritengo opportuno dedicare solo un commosso e sincero ricordo ai caduti, dell’una e dall’altra parte. Questi 50 anni sono trascorsi senza lenire le lacrime e le ferite di una città abbandonata, sola e ferita, “ricompensata” con la sede del Consiglio regionale e con tante promesse mai più mantenute.

Come e perché successe saranno gli storici a dircelo, ma le ricostruzioni di parte che hanno ripreso a circolare non fanno che spargere sale su ferite mai rimarginate. Il punto principale, a ben vedere, è che è stata una lotta tra “poveri” e, peggio, tra calabresi, dove antiche rivalità tra la Città dello Stretto e Catanzaro sono emerse per responsabilità di politici distratti e assenti, forse troppo occupati a coltivare il proprio serbatoio elettorale, piuttosto che ragionare in termini positivi per il bene comune, per il benessere dei calabresi e della loro terra.

Non è stata, come qualcuno superficialmente, insiste a dire una guerra per un pennacchio, ma sono esplose le umiliazioni di anni, il senso dell’abbandono, la sensazione del tradimento e della cattiveria, come se ci fosse una punizione divina da eseguire, in termini politici. Certo, la classe politica reggina era di poco spessore rispetto ai “giganti” che potevano vantare Cosenza (Mancini e Misasi) e Catanzaro (Pucci) e questo ha contribuito rendere inutili e superflue le lamentazioni e le difese delle ragioni del popolo reggino. Ma, quello che è ancora più infelice da rilevare è che la nascita delle Regioni che doveva consolidare i territori e dare nuova spinta all’autonomia prevista dalla Carta costituzionale, in realtà si trasformò in una epocale rissa tra città e campanili, impedendo quella comunità d’intenti che avrebbe portato a uno sviluppo armonico e più consono a tutta la regione. La conflittualità latente tra Reggio e Catanzaro scoprì il suo nervo debole: addirittura nell’attuale capoluogo ci fu chi tentò di aizzare e organizzare le masse contro le “pretese” dei reggini.

Facile, con l’occhio del poi, argomentare che non ci sarebbe voluto molto per ipotizzare un piano di sviluppo che coinvolgesse tutte le tre città calabresi (poi sarebbero nate le altre due province Crotone e Vibo Valentia) per un obiettivo comune: la lotta al sottosviluppo e un corale impegno per la crescita.

Lavoro, occupazione, benessere non erano, né sono, appannaggio di cosentini, reggini o catanzaresi: erano (e sono) un obiettivo da raggiungere per dare un futuro alle nuove generazioni di calabresi, di qualunque luogo.

Purtroppo, del pacchetto Colombo rimangono le ciminiere abbandonate della Liquichimica a Saline, gli agrumeti della Piana distrutti per un centro siderurgico che non ha mai visto la luce (con quale criterio di pianificazione industriale si poté mai pensare al ferro?), e il palazzo del Consiglio regionale. Un po’ poco per una Città che, per colmo di stravaganza, è diventata poi “metropolitana” cancellando la “provincia” senza riuscire a creare quel collante necessario per dare unità ai suoi 96 comuni.

Il capoluogo a Catanzaro ha offerto migliaia di posti di lavoro per burocrati e affini e la parvenza di un potere che non conta nulla: alla fine, probabilmente, non valeva le rivendicazioni – a volte ridicole, a volte banali – della Città dei due Mari. A testimonianza di un’inutile quanto esagerata manifestazione di potere c’è oggi il Palazzo di Germaneto, una Cittadella che vale molto, ma molto di meno dell’adiacente Policlinico universitario, che – quello sì – è vero orgoglio catanzarese. La facoltà di Medicina del Capoluogo ha espresso eccellenze di altissimo livello, la ricerca scientifica ha raggiunto risultati importantissimi e di grande rilevanza.Come l’Università di Cosenza, l’Unical, partita come unico ateneo della regione, e diventata poi un centro di eccellenza, soprattutto nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Come è salita agli onori accademici, l’Università Mediterranea di Reggio. I tre atenei lavorano insieme e sono gli unici ad avere raggiunto l’unità d’intenti che la Calabria ha sempre sognato, con un obiettivo nobile: creare formazione, specializzazione e occupazione per i nostri giovani ai quali, qualcuno fino a pochi anni fa, ha sistematicamente rubato il futuro. La fuga dei cervelli calabresi non è una finzione, ma un’amara realtà, che va bloccata. Qualcuno sta tornando, moltissimi non vorrebbero andare via: lavoro a casa propria significa crescita e sviluppo per la propria terra e per i figli che verranno.

Ecco questo triste anniversario può essere l’occasione per una reale e definitiva “pacificazione” (consentiteci il termine) tra le Calabrie e i calabresi. Gli errori, gli orrori, i morti, le stragi, i feriti, i mutilati, gli arrestati, meritano ampia riflessione e soprattutto cordoglio, con l’augurio e la debole speranza che possa servire come esempio negativo di come non si governa con la violenza o con l’indifferenza. Il ricordo di quei giorni è praticamente vivo in chi ha superato i 60 anni: i giovani non sanno nulla, ma hanno diritto di conoscere, sapere e capire il perché. I ragazzi che tiravano sassi e molotov oggi hanno quasi settant’anni e non li ha mai abbandonati l’idea che non avevano ragione, ma la loro rabbia, ricordiamocelo, era figlia di un torto mai riparato. (s)

I NUMERI DI SEDICI MESI DI STATO D’ASSEDIO

Ancora oggi è difficile mettere nero su bianco i numeri definitivi della Rivolta di Reggio: iniziò il 14 luglio con uno sciopero generale e le prime barricate improvvisate, si quietò il 9 novembre 1971, con il ripristino delle libertà costituzionali per la città, che con il decreto il ministro dell’Interno Restivo aveva sospeso il 6 febbraio dello stesso anno. I morti all’interno dei fatti di Reggio sono cinque: Bruno Labate, Angelo Campanella, Carmine Jaconis e i due poliziotti Vincenzo Curigliano e Antonio Bellotti. Il primo stroncato da un infarto durante un attacco dei dimostranti alla Questura di Reggio, il secondo colpito da una assurda sassaiola contro il treno che portava a casa il suo reparto, il II celere di Padova. Dobbiamo aggiungere a queste morti “della rivolta” le sei vittime del Treno del Sole del 22 luglio, il cui attentato non aveva niente a che vedere con i disordini reggini? E non si devono calcolare le cinque giovani vite di soldati stroncate accidentalmente durante i 16 mesi della rivolta? E non si dovrebbe aggiungere la misteriosa fine di cinque ragazzi anarchici che forse avevano scoperto carte “pericolose” sui disordini di Reggio e il probabile coinvolgimento di servizi deviati? Il bilancio è quasi 500 feriti tra le forze dell’ordine, oltre mille tra la popolazione civile, almeno dieci mutilati o invalidi permanenti. 1231 persone denunciate, di cui 446 in stato di arresto. I danni economici per la città di Reggio sono stati di svariate decine di miliardi di lire, impossibile calcolare quanto costò allo Stato questa rivolta frutto della “follia” di cittadini disperati e di politici indifferenti e volutamente distratti.

REGGIO – Le iniziative per ricordare i 50 anni dalla Rivolta di Reggio

Sono in programma, fino al 31 luglio, a Reggio Calabria, le iniziative organizzate per i 50 anni dalla Rivolta di Reggio Calabria.

Organizzate dal Coordinamento per il 50° anniversario della Rivolta di Reggio Calabria, a cui hanno aderito Alleanza calabrese, Associazione Sbarre per sempre, Casapound, Centro Studi Tradizione Partecipazione, Fiamma Tricolore, Forza Italia, Forza Nuova, Fratelli d’Italia, Fronte Nazionale, Lega, Nfp, Reggio Futura, Stanza 101, Udc, le iniziative hanno preso il via lo scorso 11 luglio con il libro Rivolte di Alessandro Amorese.

Questo pomeriggio, alle 18.00, all’Hotel Torrione, l’incontro-dibattito Un popolo in rivolta – Reggio 1970; i moti raccontati attraverso una tesi di laurea, organizzato da Fratelli d’Italia.

Partecipano Francesca Sidari, autrice della tesi di laurea, Peppe Caridi, direttore della testata online Strettoweb, l’on. Fortunato Aloi, protagonista di quella Rivolta e più volte deputato e sottosegretario alla P.I. nella XIIa legislatura, lo scrittore Mimmo Gangemi, e il prof. Giuseppe Giarmoleo, docente di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico “Zaleuco” di Locri.

Si prosegue, poi, domani, 14 luglio, alle 18.30, con la commemorazione ufficiale al Monumento ai moti. A seguire, la deposizione di un omaggio floreale alla stele del senatore Ciccio Franco.

Il 15 luglio, alle 18.00, nella sala conferenze del Museo del Bergamotto, la conferenza stampa di presentazione del fumetto dedicato alla Rivolta dal titolo 1970. I moti di Reggio Calabria di Antonella Postorino e Marco Barone. Fabrizio Pace, direttore de Il Metropolitano, intervista gli autori.

Il 18 luglio, invece, alle 18.00, in Via Graziella di Sbarre, è in programma la mostra fotografica Immagini dedicate ai giorni della Rivolta, mentre il 31 luglio, alle 18.00, nella sede Fiamma Tricolore, la tavola rotonda Il Sacrificio dei reggini per Reggio Capoluogo(rrc)

 

REGGIO – L’Anpi ricorda la Rivolta di Reggio e la Strage di Gioia Tauro

Oggi pomeriggio, dalle 17.30 alle 19.30, sulla pagina Facebook del Comitato Provinciale Anpi di Reggio Calabria, il video dibattito per raccontare-interpretare quello che accadde, 50 anni fa, a Reggio Calabria (e in Italia).

L’evento, che si potrà seguire anche sulla pagina FB di Anpi Reggio Calabria e sul canale Youtube Anpi Reggio Calabria, vedrà la partecipazione di Vincenzo Macrì, magistrato, già Procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona, Raffaele Malito, giornalista, Francesco Palaia, ricercatore della Fondazione Vittorio, Giuseppe Smorto, giornalista, Santo Strati, giornalista, editore e direttore di Calabria.Live e Gianfranco Turano, giornalista, scrittore e autore del libro Salutiamo, amico.

Introduce e coordina Sandro Vitale, presidente Anpi di Reggio Calabria. La regia tecnica è a cura di Antonino Malara(rrc)

REGGIO – Un comitato civico per le celebrazioni del 50° della Rivolta

Costituito a Reggio, per iniziativa del Comune, un comitato civico che si occuperà delle celebrazioni legate al 50.mo anniversario della Rivolta che cadrà il prossimo 14 luglio. L’obiettivo è promuovere adeguate iniziative per ricordare e far conoscere ai giovani questo tristissimo capitolo della storia della Città. Fu una rivolta di popolo, mal gestita dal governo centrale e soprattutto strumentalizzata in maniera controversa dai partiti. La storia ha raccontato, poi, le intromissioni, le interferenze e soprattutto l’indifferenza del potere centrale nei confronti dei reggini che hanno caratterizzato quella che da protesta spontanea è diventata una “rivolta”, rischiando di condizionare seriamente l’unità del Paese.

A far parte del Comitato civico, che sarà presieduto dal sindaco Giuseppe Falcomatà, è stato chiamato un gruppo di politici, storici, studiosi e giornalisti: il giornalista ed editore Franco Arcidiaco (che avrà la funzione di vicepresidente), l’assessore comunale all’Istruzione Anna Nucera, il presidente del Consiglio Comunale Demetrio Delfino, gli storici Pasquale Amato e Franco Arillotta, il medico Vincenzo De Salvo, studioso della Rivolta, il presidente dell’associazione Anassilaos Stefano Iorfida, e i giornalisti Mimmo Raffa e Santo Strati. Quest’ultimo, direttore editoriale di calabria.live, è coautore con i compianti giornalisti Luigi Malafarina e Franco Bruno dello storico reportage della Rivolta Buio a Reggio, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione del cinquantenario curata dallo stesso Santo Strati per Media&Books. (rrc)

REGGIO: IL PROF. AMATO RICORDA LA RIVOLTA DEL 1970

14 luglio – Stasera alle 21, al Chiostro della Chiesa di San Giorgio al Corso, incontro col prof. Pasquale Amato che ricorderà la rivolta di Reggio, a 48 anni dagli avvenimenti che sconvolsero la città. L’iniziativa è del CIS Centro Internazionale Scrittori della Calabria, presieduto da Rosita Loreley Borruto.
Dice il prof. Amato: «Le celebrazioni corrono sempre il rischio di essere cerimonie ripetitive e alla lunga risultano noiose. Perciò io preferisco riflessioni storiche rispetto alle semplici rievocazioni degli eventi. Ricostruirò le vicende complesse delle tre Calabrie dal drammatico biennio 1970-71 ai fallimenti di riconciliazioni impossibili. Occorre interrogarsi sulle ragioni profonde delle incompatibilità. Esse hanno radici lontane nella geografia, nella storia, nella cultura e nell’economia.
Da quelle lacerazioni sono difatti scaturite vicende che hanno animato e animano l’infinito dopo-Rivolta che continua a pesare sull’attualità della Regione. Dal 1971 è partita una lunga scia di atti che hanno avuto come obiettivo prioritario lo svuotamento delle posizioni di primato di Reggio, che la storia aveva sedimentato in quasi tremila anni. È stata una lenta, implacabile, inesorabile opera di spoliazione della città più antica e grande delle Calabrie e della sua provincia, oggi Città Metropolitana. Le ultime tappe sono ancora in corso e stanno alimentando nuove divisioni e lacerazioni».
Nell’anniversario di quei dolorosi giorni, per onorare la memoria delle cinque vittime (Bruno Labate, Angelo Campanella, Carmine Iaconis, Vincenzo CUrigliano e Antonio Bellotti) alcune iniziative a cura del “Comitato 14 luglio”.  Questa mattina alle 10.30 deposizione di una corona di fiori al Monumenti ai moti di Reggio a cura dell’Amministrazione comunale; alle 11 omaggio floreale alla stele in memoria di Ciccio Franco sul Lungomare Falcomatà. Alle 19.30 un convegno sulla rivolta con il racocnto dei protagonisti e alle 20.30 proiezione del filmato RAI “La Rivolta di Reggio Calabria”. (rrc)