Le prospettive di sviluppo infrastrutturale degli scali aeroportuali calabresi. È stato questo il fulcro dell’incontro tra i presidenti delle Camere di Commercio di Catanzaro, Reggio e Crotone – rispettivamente Daniele Rossi, Antonino Tramontana e Alfio Pugliese – con il presidente della Sacal, Giulio De Metrio.
L’appuntamento, che ha visto la partecipazione anche del presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara e del direttore di Unindustria Calabria, Dario Lamanna, è servito ad avviare un confronto sulle esigenze dei singoli aeroporti sia per quanto attiene alle singole strutture che per quanto attiene all’implementazione dei servizi.
«C’è una vera unità di intenti e di visione tra le Camere di Commercio di Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone e il presidente De Metrio – hanno detto al termine della riunione i tre presidenti –. Abbiamo condiviso l’esigenza di affrontare in maniera pianificata gli interventi che saranno necessari, percorrendo la strada con tempi che siano più rapidi possibile ma senza trascurare alcun aspetto di base, seguendo una precisa linea direttiva che è quella della programmazione e del controllo».
«È l’unica impostazione – hanno aggiunto – che potrà permettere agli aeroporti calabresi – e quindi a tutta la regione – di farsi trovare pronti davanti alle sfide del mercato e alle esigenze del territorio. Siamo felici che con il presidente De Metrio ci si sia trovati perfettamente d’accordo su questa impostazione».
Su Facebook, il presidente dell’Ente camerale catanzarese ha ribadito come «sul tavolo ci sono importanti piani di sviluppo: la competenza specifica nel settore del presidente De Metrio e il contributo attento che arriva dai territori possono essere la chiave giusta attraverso cui dare concretezza ai progetti e dare quindi risposte tanto al mondo economico locale quanto a tutti i cittadini calabresi».
«L’occasione di incontro – ha commentato il presidente dell?Ente camerale crotonese, Alfio Pugliese – ha consentito di poter definire una linea di azione congiunta tra i territori di Crotone, Catanzaro e Reggio Calabria con riferimento alle strutture aeroportuali in essi esistenti rispetto i flussi turistici collegati».
«Il tutto – ha aggiunto – nell’ottica di uno sviluppo infrastrutturale che abbia come riferimento, per il territorio crotonese, anche l’area portuale ed il bacino di utenza che essa genera».
«Come Camera di Commercio di Crotone – ha concluso il presidente Pugliese – abbiamo operato in prima linea sia nella predisposizione del Master Plan che nel nuovo piano regolatore del porto di Crotone – conclude il Presidente Pugliese – e siamo certi che l’integrazione con il flusso turistico generato dagli scali aeroportuali del territorio, in sinergia con le amministrazioni di Catanzaro e Reggio Calabria, possano generare un enorme beneficio economico e occasione di sviluppo territoriale per le nostre imprese». (rrm)
È Giulio De Metrio il nuovo presidente della Sacal, la società aeroportuale che gestisce gli scali di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone.
«Quello di Giulio De Metrio – ha dichiarato la presidente della Regione Calabria, JoleSantelli – è un nome estremamente prestigioso, con un curriculum di livello internazionale. Il nome giusto, che saprà contribuire al rilancio degli aeroporti calabresi».
«Sono lieta – ha aggiunto – che il dott. De Metrio abbia accettato di guidare la Sacal, un settore capace di segnare il cambiamento e per noi calabresi una sfida oggi più che mai determinante».
De Metrio, con una esperienza trentennale nel settore del trasporto aereo, è stato eletto nel corso dell’assemblea dei soci della Sacal succedendo ad Arturo De Felice e, con la sua nomina, sono entrati nel Cda anche Daniele Rossi, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro e Maria Grazia Milone, imprenditrice agricola attiva nel settore florovivaistico, attualmente presidente della Confederazione italiana agricoltori- Calabria centro.
Soddisfazione è stata espressa anche da Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro, dichiarando che «la presidente Santelli ha fatto la scelta giusta, bene un professionista esperto di trasporti per una società fondamentale per lo sviluppo della Calabria».
«La presidente Santelli, che ringrazio per quanto sta facendo al comando della Cittadella – ha aggiunto Abramo – ha voluto premiare il merito e le competenze di un professionista universalmente riconosciuto qual è De Metrio. Non posso che essere soddisfatto, in qualità di sindaco e presidente della Provincia di Catanzaro, per una nomina assolutamente giusta e condivisibile che si inserisce in un contesto, quello dello sviluppo della Calabria, che la Regione targata Santelli sta portando avanti con fatti concreti».
«È sotto gli occhi di tutti – ha concluso il primo cittadino – il curriculum di De Metrio, in passato anche all’apice della Sea, società che gestisce lo scalo aeroportuale di Malpensa. Dunque, non posso che evidenziare come, per la prima volta, arrivi al vertice di un ente fondamentale per la Calabria un vero esperto di trasporti, che sono certo porterà alla Sacal idee chiare e produttive. Auguro buon lavoro a lui e ai due nuovi componenti del cda, il presidente della Camera di commercio, Daniele Rossi, che ho indicato nella quota parte del Comune, e l’imprenditrice Maria Grazia Milone, indicata dal Comune di Lamezia».
Della stessa opinione il deputato di Forza ItaliaFrancesco Cannizzaro, che definisce De Metrio «l’uomo giusto per proiettare anche l’Aeroporto dello Stretto nel futuro», la cui nomina – per il deputato forzista – «è una grande notizia per la Calabria e i calabresi».
«Si tratta – ha dichiarato Cannizzaro – di un profilo di altissimo livello, un manager che ha un curriculum di tutto rispetto tanto che arriva dalla direzione generale degli Aeroporti di Linate e Malpensa di Milano. È ciò che serve davvero alla Calabria: con questa scelta, Jole Santelli che ha sostenuto la professionalità del dott. De Metrio assieme a tutti i soci, ha dimostrato grande lungimiranza e visione con tutta l’intenzione di pensare in grande per il futuro di questa terra».
«L’arrivo di De Metrio – conclude Cannizzaro – proietterà nel futuro anche l’Aeroporto di Reggio Calabria con il potenziamento dei voli a cui la nuova governance di Sacal continuerà a lavorare con le istituzioni regionali e parlamentari. Anche il bando dei 25 milioni per dotare l’Aeroporto dello Stretto di quegli standard di sicurezza e tecnologia oggi mancanti, oltre che ad ammodernarlo andranno a bando a breve e saranno il primo tassello di un percorso nuovo, vincente è già avviato. Auguri di buon lavoro al Presidente De Metrio e a tutto il neo Cda».
Un super manager, dunque, alla guida della Sacal, che ha iniziato la sua carriera in Alitalia nel 1985 – ricoprendo prima il ruolo di direttore del Network, poi direttore marketing della joint venture tra Alitalia e Klm e poi ancora amministratore delegato di Alitalia Team, direttore generale della Divisione Trasporto Aereo Alitalia e, nel biennio 2003-2004 amministratore delegato di Alitalia Airport, società cui fanno capo tutte le attività aeroportuali della compagnia. chiusa l’esperienza con Alitalia, nel 2005 ha fondato la T.Consulting, società di consulenza mirata al mondo dei trasporti e della logistica. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di Chief Operating Officer di Sea, Società Servizi Aeroportuali, attiva negli scali di Linate e Malpensa. La sua trentennale esperienza sarà importante per il rilancio dei tre scali calabresi. Una curiosità: il manager è pugliese di Nardò: la presidente Santelli continua a preferire non calabresi nei posti chiave della Regione. Nulla da eccepire, vista la professionalità e la grandi competenze e capacità operative del dott. De Metrio. Benvenuto in Calabria! (rrm)
Tre risultati positivi nel triennio della sua amministrazione, il presidente Sacal Arturo De Felice ha portato in utile un’azienda che doveva raccogliere i “cocci” rimasti nei tre aeroporti calabresi da gestioni non proprio esemplari. Si immaginava un rinnovo, ma il presidente De Felice, al termine dell’assemblea per il bilancio ha rassegnato le proprie irrevocabili dimissioni, dopo la richiesta di ulteriore proroga di 15 giorni espressa dalla Regione Calabria. De Felice facendo presente che “era stato ampiamente rispettato per la convocazione dell’assemblea, il termine ultime dei 180 giorni previsti dalla legge, nonché di averne dato ampio preavviso” ha preso atto con rammarico della richiesta della Regione che chiedeva di restare in carica per altri 15 giorni “non avendo ancora individuato il proprio rappresentante da designare in seno al nuovo organismo”.
L’assemblea si è svolta con la partecipazione del 90% delle quote societarie. COm’è noto, la Sacal che gestisce i tre aeroporti calabresi è una società mista pubblico-privata (la Regione detiene il 9,274%, l’Amministrazione comunale di Lamezia il 19,209% e in totale il capitale pubblico è del 50,767%, mentre tra i privati si segnalano Lamezia Sviluppo (29,289%), Aeroporti di Roma, Ubi Banca, Noto SpA e altre aziende del territorio).
Dopo l’approfondita relazione del Presidente, Arturo De Felice, sull’andamento economico e operativo della Sacal Spa e della controllata Sacal Ground Handling, nel corso dei tre anni di gestione, l’Assemblea ha approvato all’unanimità il Bilancio civilistico e consolidato del Gruppo che ha registrato un utile pari a € 1.155.809 ed un margine operativo lordo (MOL) di Euro 2,36 milioni.
L’Assemblea, al fine di sostenere la solidità patrimoniale, ha altresì aderito alla proposta dell’organo amministrativo in merito alla destinazione dell’utile d’esercizio (1,03 milioni di euro):
-a riserva legale per Euro 51.390, pari al 5%, sulla base delle disposizioni statutarie e dell’art.2430 del Codice Civile;
-a copertura delle perdite pregresse, relative agli esercizi 2010-2016, il residuo pari ad Euro 976.419,00.
Dopo l’approvazione del Bilancio, il Presidente ha invitato i Soci a procedere con il successivo argomento all’ordine del giorno con la nomina del nuovo Organo Amministrativo.
In merito a tale argomento, il Socio Regione Calabria ha chiesto la sospensione dei lavori assembleari e contestualmente al Consiglio di Amministrazione uscente di rimanere in carica per ulteriori 15 giorni, non avendo ancora individuato il proprio rappresentante da designare in seno al nuovo organismo. Al tale richiesta della Regione Calabria si sono associati il Comune e la Provincia di Catanzaro e il Comune di Lamezia Terme. Ma il presidente De Felice ha espresso il proprio dissenso su tale proroga e ha rassegnato le dimissioni. (ed)
Di prima mattina erano apparse notizie destinate a seminare ulteriore delusione tra i viaggiatori di Reggio e Crotone: qualcuno, interpretando a modo proprio il decreto del ministero dei Trasporti per razionalizzare il servizio aereo nel post-Covid, aveva lanciato la voce (anzi la fake news) che l’aeroporto di Reggio sarebbe rimasto fermo fino al 14 luglio. Ci ha pensato la Sacal, la società che gestisce i tre scali calabresi, a fugare ogni dubbio: «L’avvio delle attività – si legge nella nota diffusa – sugli aeroporti di Reggio e Crotone è, dunque, per Sacal prevista in linea con l’avvio dell’attività volativa dei vettori, Alitalia su Reggio Calabria, dal 1 luglio, per come comunicato a mezzo stampa e pubblicato sul sito della Compagnia e Ryanair su Crotone dal 3 luglio, nelle medesime modalità».
Che cosa dice il decreto? «In considerazione delle numerose richieste dei gestori aeroportuali, della collocazione geografica degli aeroporti in grado di servire bacini di utenza in modo uniforme sul territorio e della loro capacità infrastrutturale… L’Ente nazionale per l’aviazione civile, può sulla base delle ulteriori richieste ed esigenze di trasporto aereo, previo parere del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, modificare e integrare l’elenco» degli aeroporti di cui è prevista l’operatività: Alghero, Ancona, Bari, Bergamo – Orio al Serio, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze – Peretola, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Olbia, Palermo, Pantelleria, Parma, Pescara, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera e Verona Villafranca. Mancano nell’elenco Crotone e Reggio e questo ha indotto a riaccendere gli animi ormai esasperati di crotonesi e reggini.
La Sacal ha fatto presente che «Ancor prima della pubblicazione del Decreto Ministeriale. in data 12 giugno u.s. aveva già provveduto ad incontrare il Comitato Utenti partecipato dal suo Presidente e dai responsabili degli handler attivi sui tre scali, per comunicare la volontà del gestore aeroportuale di mantenere la chiusura degli scali succitati solo fino al 28 giugno. E se la verità è incontrovertibile, – si legge nella nota diffusa dalla Sacal – prova della forte volontà del gestore di ritornare alla normalità operativa è la pubblicazione dei due Notam (avviso ufficiale agli aeronavigamenti a livello globale) B3037/20 e B3038/20, pubblicati in data 14 giugno 2020 in cui Sacal comunica la chiusura dei due scali solo fino alla data indicata. Resta inteso che fino alla data del 28 giugno sugli scali di Reggio e Crotone ci sarà la possibilità di operare con un preavviso minimo di 2 ore, anche per eventuali voli commerciali (charter). Pertanto, alla luce di quanto sopra, dal 29 giugno gli scali di Reggio e Crotone garantiranno la regolare operatività dei voli già programmati».
Prima del chiarimento di Sacal, l’imprenditore turistico Demetrio Lavino, titolare del Torrione Hotel di Reggio, aveva diffuso un avvelenato comunicato stampa per stigmatizzare l’ulteriore rinvio dei voli da e per Reggio che di fatto non esiste. Nella nota di Lavino si legge tra l’altro una considerazione di tutto rispetto: «Reggio e Messina unite hanno un bacino di passeggeri pari a 600.000 abitanti considerando il solo circondario cittadino. Praticamente Reggio e Messina insieme rappresentano la settima città d’Italia! Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Reggio-Messina, Bologna, etc. Quindi chi gestisce l’aeroporto dello Stretto, sì perché è stato costruito per le due città, abbandona totalmente queste comunità e le sgretola dividendole tra Catania e Lamezia. Tutto ciò avviene o perché non si ha una visione prospettica o perché si è in malafede. Non so quale delle due sia peggio, oppure non si sa come superare i 12 km di mare per unire le due Città che, in coppia, fanno paura ai big e, pertanto, meglio tenerle separate.
«L’altro punto inquietante – sostiene l’imprenditore reggino – è che quando si parla di destinare all’aeroporto dello Stretto 25.000.000 di euro, i cittadini semplici e normali, gli operatori economici semplici e normali pensano nella loro ingenuità che si possano spendere al meglio per il rilancio dello stesso. Un aeroporto per essere rilanciato deve essere attrattivo per numero di voli, prezzi e facilità di collegamento. Invece no, non possiamo essere registi di come spendere i soldi ma solo comparse, neanche attori. Tutto viene stabilito a tavolino, 25.000.000 di euro destinati alla sicurezza dell’aeroporto. Ciò vuol dire che ci hanno fatto viaggiare non sicuri fino a prima del covid? L’aeroporto deve per legge seguire un rigido protocollo di sicurezza e pertanto è sicuro cosi come lo sono la gran parte degli aeroporti nazionali. Gli aeroporti più “pericolosi” d’Italia sono Firenze e Genova. A leggere poi le voci di spesa dei 25.000.000 si capisce bene che forse solo una minima parte ricadrà sulla città di Reggio in termini di forza lavoro, per piccole opere accessorie, mentre la gran parte ricadrà in aziende “europee”. Siamo sicuri che servano 3.000.000 di euro per abbattere dei ruderi o un vecchio sistema di avvicinamento come il Gbas? Ma questa è un’altra storia». Lavino conclude invitando la Sacal a confrontarsi con le istituzioni locali «ammesso che le stesse abbiano chiesto un incontro». (rrc)
di SANTO STRATI – Arriva la bella notizia che finalmente il presidente della Sacal (la società di gestione dei tre aeroporti calabresi) ha firmato la convenzione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’Enac, per dare il via ai lavori previsti per l’Aeroporto dello Stretto. Evviva, nuova vita per lo scalo reggino. Ci sono da spendere i 25 milioni di euro “strappati” abilmente dal deputato reggino Francesco Cannizzaro nell’abituale corsa alla diligenza di fine anno, nella finanziaria di due anni fa. Una nota positiva che va a cancellare l’onta del finanziamento europeo perduto per mancanza di progetti destinato all’aerostazione di Lamezia Terme (che rimane brutta, “provinciale” e trascurata). E giunge, con una nota dello stesso Cannizzaro, la notizia che l’Alitalia «conferma la centralità della Regione Calabria riprendendo gli operativi sugli aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria a partire dal mese di luglio». Poi si guarda l’orario dei voli da e per Reggio e si è presi dallo sconforto. Con la netta sensazione che l’ex Compagnia di bandiera (che in un certo senso ritornerà tale, visti i soldi dei contribuenti che continua a consumare) voglia scoraggiare reggini e messinesi a utilizzare l’aeroporto di Reggio, proponendo orari che non servono a nessuno e che rendono inutile il ricorso all’aereo.
La firma di Arturo De Felice, presidente Sacal, della Convenzione per “interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’aeroporto di Reggio Calabria” è molto importante, perché sblocca un impasse imbarazzante. La somma prevista dalla finanziaria 2018 (25milioni a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione Infrastrutture 2014-202) era immediatamente disponibile già ai primi mesi del 2019, ma mancavano le procedure di autorizzazione per cominciare a lavorare. Lo scorso agosto, proprio a Reggio, De Felice e Cannizzaro avevano presentato con grande entusiasmo nove interventi «indispensabili per il miglioramento dell’Aeroporto di Reggio Calabria» consentendo di «adeguare lo stesso ai requisiti del Regolamento Europeo», ma si erano poi perse le tracce degli investimenti in programma.
Considerato che da più parti si erano sollevate molte perplessità sul futuro dello scalo (che il senatore Marco Siclari aveva cercato di far qualificare come “strategico”), l’idea di mettere mano all’aeroporto aveva aperto nella calda mattinata agostana dello scorso anno, nuove prospettive. I tempi, si sa, sono lunghi, una pratica per passare da una stanza all’altra a volte impiega tempi biblici (se le stanze sono sullo stesso piano) quando non immaginabili (se per caso deve passare da un palazzo all’altro). Ma non è di storie di ordinaria burocrazia che vogliamo parlare. Parliamo di qualcosa che si muove, a vantaggio dei calabresi. La Sacal diventa la Stazione Appaltante e avvierà (speriamo subito) tutte le «procedure necessarie, a iniziare dalle progettazioni definitive degli interventi, già preliminarmente definite dai propri uffici tecnici». Peccato che accanto ai progetti di “ristrutturazione” nessuno (né Sacal, né Città Metropolitana, né Regione) abbia avuto il garbo o sentito il dovere di dare almeno un’occhiata a un progetto gratuito (ripetiamo gratuito) offerto da un un gruppo di giovani progettisti (tra cui alcuni calabresi innamorati della propria terra che fanno riferimento a Porto Bolaro, l’avveniristico centro commerciale alle porte di Reggio). È un’idea che, forse, poteva costituire un punto di grande rilancio per lo scalo, oltre che a creare molta più occupazione e lavoro indotto.
Non abbiamo competenza per valutare la realizzabilità del progetto Zicourat, ma i tanti reggini che sono rimasti affascinati dall’idea dell’Aeroporto del Mediterraneo avrebbero avuto il diritto di sapere se era valido o irrealizzabile. Se è un semplice esercizio di stile, oppure i numeri indicati sono corretti e meritavano di essere valutati. Il fatto è che, mentre i lavori da 25 milioni che la Sacal andrà ad appaltare riguarderanno soltanto un’“ammodernamento” della struttura, dimenticando ogni altro lavoro utile al rilancio anche strutturale dell’aeroporto, l’idea dei giovani progettisti calabro-milanesi prendeva in considerazione tutta l’area aeroportuale e i collegamenti esistenti ma abbandonati, ossia la stazione ferroviaria e il pontile di attracco per gli aliscafi. Visto che il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà sta portando avanti l’idea del Parco lineare sud, quale migliore occasione per inglobare anche l’aeroporto e le strade di accesso? Ma anche da lui non è venuto il minimo riscontro al progetto offerto gratuitamente alla MetroCity. Niente, nessun commento, nessun rifiuto motivato. Niente di niente.
Gli interventi previsti da Sacal riguardano anche l’adeguamento antisismico. Ci viene un dubbio: ma l’Aeroporto dello Stretto, in piena area a rischio, è stato forse costruito senza le necessarie strutture a prova di terremoto? Attenzione, non abbiamo alcuna riserva nei confronti della Sacal, calabria.live fa solo gli interessi dei calabresi e difende le buone idee di tutti, esprimendo le legittime perplessità che certe scelte possono suscitare tra i cittadini. E un giornalista ha il dovere di raccogliere e riferire. Quindi, lo chiediamo per la terza volta: perché è stato scartato un progetto gratuito che prevedeva un investimento complessivo di 31 milioni per il completo rifacimento dello scalo (a fronte dei 25 milioni destinati solo a lavori di “adeguamento”)? Se l’idea avesse qualche validità, andrebbe avviato lo studio preliminare, appaltata e assegnata non necessariamente ai progettisti che l’hanno proposta e regalata, ma ai migliori constructor del mercato in grado di vincere l’eventuale gara. Invece, continua il silenzio e si pensa solo a incensare l’investimento dei 25 milioni. Così che – come capita abitualmente dalle nostre parti – finiti i soldi e rimasta un’aerostazione inadeguata qualcuno potrà rinfacciare che gli investimenti sono stati fatti ed è il traffico (assente) che porterà alla chiusura dello scalo.
E, a proposito del traffico, proprio ieri il deputato Cannizzaro ha riferito del suo «proficuo» incontro con i vertici Alitalia, sottolineando che «la prevedibile crescita della domanda consentirà inoltre di incrementare i servizi e distribuire gli orari di partenza in modo da intercettare i diversi segmenti di traffico, in particolar modo per quanto riguarda Reggio Calabria anche verso le popolari attrattive circostanti durante il periodo estivo».
Cannizzaro ha sottolineato «il pragmatismo dell’incontro con il Direttore Generale di Alitalia, Giancarlo Zeni, e il responsabile dei rapporti istituzionali della compagnia, Pietro Calderoni: abbiamo parlato a lungo – ha detto l’on. Cannizzaro – e abbiamo discusso a 360° del futuro dell’Aeroporto di Reggio Calabria e del rinnovato impegno di Alitalia al ‘Tito Minniti’. Ho chiesto la continuità dell’impegno di Alitalia a Reggio Calabria, non solo per il mantenimento dei voli pregressi ma anche per adattarli alle esigenze dei viaggiatori, affinché si possano avere collegamenti giornalieri con Roma e Milano che partano al mattino e rientrino la sera. Hanno recepito l’istanza e sono contento che Alitalia continui a dare grande considerazione all’Aeroporto di Reggio Calabria. Ci siamo soffermati sul post-emergenza Coronavirus, in modo particolare sul ripristino dei voli con le principali città d’Italia, Roma e Milano, e sugli orari degli stessi. Dal 1° Luglio Alitalia torna operativa, ma non in tutti gli scali quindi questo risultato non era scontato».
Abbiamo buona stima del deputato Cannizzaro, ma vorremmo chiedergli se, quando è andato a parlare “proficuamente” con l’Alitalia, avesse sott’occhio gli orari dei voli da e per Reggio. Li trova nelle schermate che corredano questo testo.
Ci permettiamo – a beneficio dei poveri volatori mancati – di esporre la situazione che viene proposta dal 1° luglio. Non ci sono più i voli del mattino per Roma e Milano (operativi invece da Lamezia), in modo che le centinaia di passeggeri che riuscivano a fare tutto in una giornata (sia per Roma che per Milano) dal 1° luglio, quando riprende l’operatività dello scalo, avranno un inutile aereo delle 15.15 per Roma Fiumicino: arriva alle 16.30, quindi lo sventurato avio-viaggiatore non sarà a Roma centro prima delle 18/18.30. In tempo per un aperitivo e magari a seguire due rigatoni con la pajata e andare a dormire. Salvo che non sia Superman, dovrebbe riuscire a sbrigare il suo daffare entro le ore 11 del mattino dopo, per riuscire a prendere il volo per Reggio alle 13.15. Peggio le cose per Milano: da Reggio il volo parte alle 17.40 (quando a Milano hanno smesso da oltre mezz’ora di lavorare) e arriva a Malpensa (MPX) – attenzione non più a Linate – alle 19.25. L’avventato viaggiatore, che sarà così in centro a Milano non prima delle 20,30/21, si potrà rifare con una ricca cena e una buona dormita. Al mattino dopo per riprendere il volo Malpensa-Reggio delle 13.55 dovrà avere concluso i propri impegni almeno entro le 11. Diversamente, in entrambi i casi, sia per Roma sia per Milano, prevedere due pernottamenti. E con questi orari si pensa di attrarre traffico?
Il buon Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca: non è che questi orari “assurdi” siano in realtà un modo velato di spostare a Lamezia tutto il traffico con la capitale e il capoluogo lombardo? Già, perché Lamezia offre “comodi” voli (quelli che prima c’erano a Reggio, con grande soddisfazione di professionisti, avvocati, giudici, pazienti con visite specialistiche, etc) che permettono di sbrogliare agevolmente entro la giornata gli impegni e tornare la sera a casa. Ma perché un messinese o un reggino (inteso come cittadini metropolitani) dovrebbero sobbarcarsi un’ora e mezza o due e più ore (dalla Sicilia) per partire alle 6,35 da Lamezia (in codice aeroportuale SUF) (dopo una levataccia nel cuore della notte) per avere un aereo “comodo” per Roma? E lo stesso per tornare in Calabria col volo delle 21.35 (arrivo a Lamezia 22.40)? Questo equivale a un chiaro invito a non prendere i voli da e per Reggio, con buona pace di chi da anni finge di strapparsi le vesti per lo sfortunato scalo reggino. L’idea di un’unica società di gestione per tutt’e tre gli aeroporti della Calabria, sarebbe di sé molto apprezzabile, perché consentirebbe di fare rete, ma la crescita esponenziale (e ne siamo felici) dello scalo lametino anche a livello esponenziale non deve avvenire ai danni di Crotone e di Reggio. Un buon collegamento aereo è il presupposto inderogabile per qualsiasi piano di attrazione turistica.
Ma come si pensa di far crescere il già desolante numero di arrivi e partenze di vacanzieri, se già si deprimono le esigenze di chi vorrebbe viaggiare da e per Reggio? Ci piacerebbe una risposta da parte di Alitalia e dell’onorevole Cannizzaro che, probabilmente, tutto preso dall’entusiasmo per la Reggina in B non ha guardato l’orario estivo di Alitalia da e per l’Aeroporto dello Stretto. E poi dicono che i reggini s’incazzano per poco… (s)
La Calabria non sa utilizzare, oltre a non sapere spendere i fondi dell’Europa. Due notizie di questi giorni confermano questa insopportabile verità. Occorre dunque rivedere, riprogrammare e utilizzare capacità e competenze per usufruire delle opportunità che i Fondi europei offrono. La prima notizia riguarda la metro leggera che avrebbe dovuto collegare Cosenza con Rende e l’Università della Calabria: i ritardi sul progetto hanno costretto l’autorità di gestione del Por Calabria a comunicare alla Commissione Europea la volontà di ritirare il grande progetto della metro-tranvia. Da un lato esultano una parte di cittadini del centro storico che temevano di dover sopportare un lungo sventramento della città e il Movimento 5 Stelle che si è da sempre schierato contro, dall’altro è la conferma del fallimento, dell’incapacità progettuale della nostra classe dirigente. Come per tutte le opere destinate a cambiare la mobilità delle città e del centro storico, erano evidenti i disagi richiesti alla popolazione, ma dall’altro si trascura di pensare ai vantaggi futuri che qualsiasi miglioramento nei trasporti è destinato a portare. Come se non bastasse, è arrivata anche la conferma che il progetto del nuovo terminal dello scalo internazionale di Lamezia Terme è stato accantonato.
È stata il commissario europeo Elisa Ferreira, che si occupa di coesione e riforme, a comunicarlo all’europarlamentare Laura Ferrara che aveva chiesto notizie con una interrogazione a Bruxelles. Il motivo dell’accantonamento? Semplice: troppi ritardi nella programmazione e quindi esclusione del progetto dai finanziamenti già previsti e predisposti nel 2016. Quattro anni buttati via, un investimento di oltre 51 milioni di euro, di cui 17 ascritti al piano regionale di azione e coesione, svanito e con esso l’obiettivo di dotare lo scalo di Lamezia, che – ricordiamolo – risulta uno dei 12 aeroporti strategici per l’Italia di un’aerostazione degna di un aeroporto internazionale. Invece, niente.
Secondo quanto ha dichiarato il sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro, «Già da almeno due anni si aspettava l’intervento della Sacal, la società di gestione dei tre aeroporti calabresi, che doveva investire 34 milioni di euro». La Sacal – secondo Mascaro – non è riuscita a reperire attraverso un mutuo bancario la somma necessaria ed è stato necessario cercare altre soluzioni. Il sindaco Mascaro ha detto che vi è una continua interlocuzione per l’adeguamento dell’aerostazione e, a quanto pare, esistono 25 milioni di fondi accantonati a tal proposito, per i quali si attende la rimodulazione del progetto.
L’intervento europeo faceva riferimento al Por regionale Calabria 2007-2013, scaduto il quale senza alcuna progettazione valida, non è stato più possibile agganciarsi al Piano operativo regionale 2014-2020 che non preveda investimenti destinati allo scalo di Lamezia. Era un sogno la nuova aerostazione che avrebbe dovuto prendere il posto della “baracchetta” che attualmente viene spacciato per terminal: in un’area di 24 mila mq avrebbe dovuto vedere la luce un’aerostazione avveniristica e funzionale, in grado di poter gestire un traffico vicino ai 3-4 milioni di passeggeri l’anno (attualmente sono 2,5 milioni). Il Covid, in questo caso, non c’entra niente, è l’incapacità di progettare e saper accedere ai soldi che, regolamrnete, vengono retsituiti – inutilizztai – alle Ue e che vanno a finire a Paesi più furbi e svegli del nostro.
Il deputato Nicola Carè di Italia Viva, eletto nella circoscrizione estera Africa, Asia, Oceania e Antartide, calabrese originario di Guardavalle, ha stigmatizzato la perdita del finanziamento: «Non posso che essere deluso e amareggiato – ha dichiarato – per l’accantonamento, a causa di ritardi nella realizzazione dell’opera, del progetto di 51 milioni di euro, approvato dalla Commissione europea nel mese di luglio del 2016, che prevedeva la realizzazione della nuova Aerostazione nell’Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme. Un’opera necessaria, in quanto lo scalo calabrese, tra i 12 aeroporti nazionali ritenuti a rilevanza ‘strategica’, non è più sufficiente ad accogliere il transito di passeggeri sempre crescente che si attesta sui tre milioni circa all’anno. La comunicazione ufficiale dell’esclusione del progetto, peraltro già nota, da parte del Commissario Europeo per la coesione e le riforme Elisa Ferreira, implica l’assunzione di un forte senso di responsabilità e la necessità di rilanciare l’idea e realizzare un’infrastruttura che è indispensabile per lo sviluppo della Calabria. Da quanto si apprende, infatti, esistono accantonati fondi pari a 25 milioni di euro destinati proprio alla realizzazione dell’Aerostazione che attestano la volontà dell’amministrazione regionale di procedere alla materializzazione dell’opera e la necessità di procedere entro la data del 31 dicembre 2020 alla rimodulazione del progetto. Questa volta, però, è necessario – ha concluso l’on. Carè – rispettare tempi, termini e modi di realizzazione dell’opera. Non bisogna più sbagliare. Solo così è possibile rilanciare il sistema aeroportuale calabrese, incrementando le rotte internazionali su Lamezia Terme e creando uno sviluppo sinergico con gli scali di Reggio Calabria e Crotone».
Sulla bocciatura del progetto di Lamezia da parte della Commissione europea, è intervenuto anche Pippo Callipo, leader di Io resto in Calabria: «È la cronaca di un fallimento annunciato, un’altra occasione persa per l’intera Calabria. È indispensabile che si faccia prima possibile una seria operazione verità sui fondi europei. Tra l’altro, è di qualche giorno fa anche l’audizione del ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, in Commissione Affari europei del Senato, durante la quale è emerso un ritardo della Calabria sul Fondo europeo di sviluppo regionale, il cui utilizzo è fermo al 25%. Un dato preoccupante, tanto quanto quello emerso dalla risposta del Commissario europeo per la coesione e le riforme Elisa Ferreira all’interrogazione dell’europarlamentare Laura Ferrara sul progetto dell’aerostazione di Lamezia».
«In quest’ultimo caso la Commissione europea – prosegue il capogruppo di IRIC – conferma ciò che si sapeva già da tempo, ma resta il fatto che è stato presentato un progetto ambizioso e poi tutto è rimasto sulla carta, con i lavori che non sono mai partiti. Regione e Sacal ora almeno dicano cosa intendono fare per investire sull’aeroporto che rappresenta la nostra principale porta d’ingresso internazionale, visto che anche in relazione ai collegamenti di “ultimo miglio” tra la stazione ferroviaria e l’aeroporto si registrerebbero notevoli ritardi».
«Tutto ciò è grave e non può passare sotto silenzio. È doveroso che i calabresi sappiano di chi sono le responsabilità di questi clamorosi insuccessi e che chi ha dimostrato tanta inadeguatezza politica e gestionale ne risponda pubblicamente. Non si può perdere altro tempo. Se non si mette in campo una pianificazione seria che porti a ricadute reali sull’economia – conclude Callipo – è inutile anche solo parlare di qualsiasi ipotesi di sviluppo per la nostra regione».
Un’interrogazione alla presidente Santelli è stata a questo proposito presentata dal consigliere del Gruppo Misto Francesco Pitaro per sapere «se ha contezza di quanto evidenziato dagli organi di stampa, in merito al fatto che il progetto relativo alla realizzazione della nuova aerostazione di Lamezia Terme è stato escluso dal programma di investimenti europeo; quali interventi intende porre in essere, con riferimento alla Sacal di cui la Regione è detentrice di importanti quote azionarie, al fine di comprendere le ragioni dei ritardi a cui è imputata l’esclusione del progetto e le eventuali responsabilità; quali atti e interventi politici e amministrativi intende adottare al fine di permettere all’Aeroporto internazionale di Lamezia Terme, in cui vi è un importante flusso di passeggeri, e che è centrale e fondamentale per gli spostamenti da e per la Calabria oltre che strategico per qualsivoglia progettualità di sviluppo reale, di realizzare la nuova aerostazione moderna e tecnologica che tutto il territorio e i calabresi attendono da anni».
Per quel che riguarda, invece, la bocciatura della metro Cosenza-Rende, il sindaco Mario Occhiuto sarà ascoltato venerdì prossimo 29 maggio dalla Commissione Trasporti del Comune di Cosenza. Gisberto Spadafora, presidente della Commissione Trasporti unitamente alla collega Anna Rugiero della Commissione Lavori Pubblici, ha chiesto di sentire il sindaco Occhiuto «per conoscere lo stato dell’arte dei lavori», sulla prosecuzione o meno degli stessi, «alla luce delle dichiarazioni rese in questi giorni dall’eurodeputata Laura Ferrara, prontamente smentite dall’Amministrazione comunale». «È importante – ha detto Spadafora – fare chiarezza nell’interesse dei cosentini che, rispetto alla fattibilità o meno dell’opera, mostrano, in questo particolare momento, una sorta di comprensibile disorientamento».
Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto davanti al lavori nel centro storico della città
Il sindaco Occhiuto, com’è noto, difende l’opera che di fatto è bloccata, dividendo il centro storico della città. Una mega impresa “incompiuta” da 220 milioni che, a causa dei ritardi, rischia di perdere definitivamente i finanziamenti europei senza i quali diventa impossibile portare a termine il collegamento. «Fermare la metrotranvia è una follia – ha detto il primo cittadino di Cosenza -.
Mentre tutto il mondo va nella direzione del traporto pubblico urbano e della riduzione del traffico veicolare e dell’inquinamento, qui si decide, dopo aver appaltato un’opera, di fare il contrario, con quale risultato? La ditta esecutrice pretenderà non solo il mancato utile ma anche il risarcimento danni per i lavori avviati e non completati». Il progetto – secondo il sindaco di Rende Marcello Manna, è invece da rimodulare «anche perché ha quasi 20 anni». (rp)
Non c’è accordo tra la Sacal, la società che gestisce gli aeroporti calabresi di Lamezia, Reggio e Crotone, e i sindacati sulle modalità di avvio della cassa integrazione per contrastare la crisi. Il presidente della Arturo De Felice ha dichiarato che in «mancanza di un accordo formale con i rappresentanti sindacali, la Sacal si attiverà per identificare immediatamente opzioni alternative che possano proteggere la continuità aziendale delle società del gruppo e salvaguardare i propri dipendenti, con l’obiettivo di farsi trovare pronti a ripartire senza indugi appena le condizioni del sistema del Trasporto Aereo lo consentiranno».
Il confronto fra le parti, che dura ormai da 20 giorni, ieri sera è giunto a un punto di rottura, con la presa d’atto delle distanze ancora esistenti con i rappresentati delle organizzazioni sindacali di settore, Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Ugl Trasporto Aereo sulle modalità di avvio della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a favore dei propri dipendenti.
La richiesta della CIGS, da parte della Società, è motivata dalla crisi economica dovuta alla perdurante e significativa contrazione dell’utenza e del volume delle attività lavorativa, nonché la chiusura totale di ogni attività commerciale all’interno dei tre scali calabresi. Una misura indispensabile la CIGS, che non dovrebbe allarmare poiché in linea con quanto sta avvenendo nel resto delle imprese di settore in tutto il Paese.
Il presidente De Felice, nel ribadire l’obiettivo della continuità aziendale, ha colto l’occasione per ringraziare pubblicamente tutto personale che, nonostante le difficoltà del momento, continua a garantire l’operatività degli scali della Calabria anche a supporto dei numerosi voli di Stato che stanno trasferendo nella regione gli equipaggiamenti e le attrezzature medicali necessarie alla lotta al COVID-19. (re)
di SANTO STRATI – Chiude l’aeroporto di Reggio, si aprono le polemiche. Una chiusura fino al 25 marzo ufficialmente per l’emergenza coronavirus, ma anche per insostenibile mancanza di passeggeri. È, però, in buona compagnia, visto che sono 23 in totale gli scali dove il traffico aereo si ferma, tra cui Ciampino, Linate e Trieste. Una decisione dell’Enac (l’Ente nazionale dell’aviazione civile) che fa parte integrante di quei provvedimenti che dovrebbero garantire la limitazione del contagio. Provvedimenti che, è bene ricordarlo, non sono suggerimenti o “inviti al buonsenso” (che evidentemente manca) ma disposizioni di legge che vanno rispettate da tutti. Probabilmente, una parte di italiani non ha ancora purtroppo compreso la gravità della situazione: c’è ancora chi prende sottogamba le distanze di sicurezza e, stupidamente, non riesce a rinunciare a bere un bicchiere di vino con gli amici su una panchina, visto che bar e osterie sono chiusi. E soprattutto sono i giovani a preoccupare di più visto che ancora in tanti non si rendono conto che l’unica trasgressione possibile è quella rivolta al loro abituale modo di essere e cioè di non rispettare i divieti: quindi che trasgrediscani alla non osservanza delle regole e seguano, senza riserve, le norme imposte dal Governo. Questa volta la cosa è grave e seria, ma non l’hanno capito nemmeno gli incoscienti, per non usare un termine dispregiativo più consono e in questo caso giustificato, i tantissimi che hanno di nuovo preso d’assalto i treni per tornare al Sud. A infettare, a propagare, quasi sempre inconsapevolmente ma non vale come giustificazione, un contagio che pare inarrestabile.
E allora ben venga la chiusura anche degli aeroporti, incluso Reggio, perché l’unico sistema per bloccare un esodo nefasto è questo: bloccare tutti i mezzi di trasporto interregionali o nazionali. Occorre fermare i treni, i pullman, controllare le auto in direzione casello e basta uno sguardo al portabagagli per capire che si tratta di una folle fuga verso genitori, nonni, familiari, amici che vivono al Sud e che rischiano di pagare caro questa insensatezza.
L’aeroporto chiuso, ma non è un castigo per Reggio, come qualcuno vuol farci credere. I soliti “talebani” difensori fino all’eccesso della regginità sempre unica ad essere sacrificata nel panorama regionale dovranno ricredersi, questa volta, anche se immaginiamo il presidente Sacal Arturo De Felice tirare un respiro di sollievo, visto che lo scalo reggino, con sempre meno passeggeri, costituisce una spina dolorosa che, qualcuno, avrebbe voluto estirpare, dirottando tutti i voli verso Lamezia. Un aeroporto quest’ultimo, internazionale solo per il traffico che riesce a generare, ma con un’aerostazione degna da terzo mondo e una rete di servizi accessori di cui non c’è da vantarsi.
Secondo il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà che aveva vanamente scritto al ministro dei Trasporti Paola De Micheli e insistito sulla necessità di mantenere aperto lo scalo, anche a servizio della dirimpettaia Messina, bisognerebbe almeno garantire un volo giornaliero. Gli ha replicato il deputato azzurro di Reggio Francesco Cannizzaro dicendo di condividere la scelta di chiusura dell’Aeroporto in questo momento di grande emergenza sanitaria. «Non avrebbe senso – ha detto Cannizzaro – tenere aperto uno scalo che nessuno può utilizzare perché tutti devono rimanere chiusi in casa. Bisogna in tutti i modi possibili e immaginabili tentare di arginare l’epidemia del nuovo Coronavirus ed evitare che arrivi in Calabria. È quindi giusto che rimanga il solo Aeroporto di Lamezia Terme come scalo di servizio per le emergenze e per i movimenti straordinari di chi è costretto a recarsi fuori dalla Calabria soltanto per motivi più che necessari. Io stesso due giorni fa sono andato a Roma per contribuire in Parlamento al raggiungimento del numero legale necessario per approvare un provvedimento fondamentale rispetto a questa crisi senza precedenti, e ho volato praticamente da solo».
Cannizzaro è ancora più esplicito nel ricordare che occorre rispettare le misure d’emergenza imposte: «Reggio e la Calabria oggi devono rimanere isolate per evitare che l’epidemia possa dilagare anche nel nostro territorio come già accaduto al Nord, con conseguenze devastanti sulla popolazione. Ben venga, quindi, la momentanea chiusura dell’Aeroporto che è legata a quest’emergenza. Insieme a Reggio Calabria, infatti, il Ministero ha chiuso anche altri scali più grandi come Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze e Brindisi. Non dobbiamo quindi considerarci vittime: non c’è nessuna volontà di colpire l’Aeroporto dello Stretto, ma semplicemente una necessità di tutelare la popolazione e gli operatori aeroportuali da rischi di contagio. Niente complottismi e dietrologia: stiamo vivendo un’emergenza sanitaria senza precedenti, ben venga quindi la chiusura momentanea dell’Aeroporto per evitare il dilagare del contagio. Piuttosto, ribadisco l’invito a tutti i cittadini: rimanete a casa, evitate i contatti sociali, rispettate le norme imposte dalle autorità e istituzioni. E’ un sacrificio richiesto, speriamo per poco tempo, torneremo alla normalità e potremo recuperare tutto il tempo perduto»
Di diversa opinione l’apprezzato storico reggino Pasquale Amato che, con dichiarata sofferenza, non si tiene quello che gli ribolle dentro: «A che serve il “muso duro” dopo 5 anni di assoggettamento alla strategia di affossamento guidata da MarioOliverio e attuata con velenosa determinazione da un Presidente Sacal “nato a Reggio Calabria”? È una dichiarazione di facciata inutile e a delitto compiuto. Ricordo che abbiamo più volte chiesto – il sottoscritto e il collega Domenico Gattuso – di essere ascoltati per esporre le proposte del Movimento per l’Aeroporto senza mai ricevere una risposta; che abbiamo inviato più volte la nostra proposta senza mai ricevere una risposta; che l’abbiamo riproposta inutilmente nelle due uniche occasioni pubbliche: il Consiglio Comunale aperto e il Consiglio Metropolitano aperto. Due finte aperture alla Città e alla Città Metropolitana cui non ha fatto seguito nessun atto. Al termine del Consiglio Metropolitano aperto venne votato all’unanimità un documento ufficiale in cui il Sindaco della Città Metropolitana assumeva l’impegno di nominare un Consigliere Delegato per l’Aeroporto. Non lo ha mai nominato». Amato parla di «ennesimo scippo alla nostra Reggio Metropolitana che segue a tanti che si sono verificati in 50 anni dopo il 1970. E purtroppo devo rilevare che ci sono ancora persone che fanno di tutto per cancellare o ridimensionare il valore della Rivolta del popolo reggino nel 1970, dando una mano a chi continua a scippare, a chi subisce gli scippi e ai giuda che se ne fanno esecutori».
Volendo evitare di alimentare una conflittualità che non servirebbe a nulla, in questo momento, ci permettiamo alcune osservazioni sul problema aeroporto. La chiusura forzata può diventare – come tutte le cose buone che generalmente il dopo-crisi riesce a partorire – una seria opportunità per mettere sul tappeto tutti, ripetiamo, tutti i problemi legati alla dissennata non-gestione dell’Aeroporto dello Stretto, alle promesse mai mantenute, alla progettualità mai presentata, alle reali possibilità di rilancio di uno scalo che nel quadro della mobilità regionale (e dello Stretto, non dimentichiamoci di Messina) diventa strategico.
Qualche domanda è d’obbligo. Al sindaco Falcomatà: dov’è stato in questi cinque anni di amministrazione mentre si distruggeva qualunque ipotesi di rilancio dello scalo? Al deputato Cannizzaro e al presidente De Felice: presentati in pompa magna l’arrivo e l’immediata disponibilità di 25 milioni, frutto della capacità politica del deputato reggino, la scorsa estate, dopo sei mesi non c’è traccia né di un bando di gara né di progetti di attuazione. E non era ancora scoppiata la crisi del Covid-19. Un’altra domanda agli amministratori, ai parlamentari, alla Regione (che, per la verità non è ancora nelle sue funzioni operative): perché nessuno ha guardato, analizzato, discusso il progetto Aeroporto del Mediterraneo offerto gratuitamente alla Città metropolitana dagli architetti Nicola Zera Falduto e Pino Falduto con un costo complessivo di 33 milioni per fare ex novo aerostazione e viabilità? Non ci risulta che qualcuno con potere decisionale abbia confutato progettualità o costi, semplicemente è stato ignorato.
Per questa ragione, in questi dieci giorni di chiusura (se non si andrà oltre) è utile una chiamata a raccolta, con umiltà e passione, di tutti gli attori interessati allo scalo di Reggio. SI chiami dello Stretto o del Mediterraneo, questo aeroporto, lo ribadiamo, dev’essere considerato strategico nel piano di rilancio e di crescita di tutta la Calabria. Ci sono anche i soldi del Piano per il Sud a disposizione: certo, quanto tutto sarà passato si potrà pensare alle infrastrutture e mettere mano ai progetti veri e propri. Però, parliamone, parliamone tutti insieme, coinvolgendo da subito la Presidente Santelli e il nuovo Consiglio regionale. L’errore più grande che continua a ripetersi è non vedere i tre scali calabresi (Crotone è a perenne rischio chiusura) come opportunità di fare rete. È quest ala parola magica che può fare la differenza. (s)
di SANTO STRATI – Lo davano tutti per spacciato, invece è vivo e pronto alla riscossa: lo scalo reggino, l’Aeroporto dello Stretto, ha i fondi necessari per rinascere e ripartire. Fondi già disponibili, in pronto cassa che il CIPE, con una rapidità impensabile, ha sbloccato per gli interventi necessari. 25 milioni immediatamente spendibili grazie all’emendamento alla legge finanziaria proposto dall’on. reggino Francesco Cannizzaro e approvato il 3 dicembre scorso all’unanimità in Commissione Bilancio della Camera. E dire che era stato in un primo momento dichiarato inammissibile, invece, poi, è successo il miracolo (Cannizzaro santo subito?) perché non c’era un minuto da perdere. L’on. Cannizzaro ha ricordato che il 30 dicembre la Finanziaria è diventata legge con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e lo scorso 24 luglio il CIPE ha svincolato i fondi da destinare all’aeroporto di Reggio. Un tempismo eccezionale.
Così, stamattina all’aeroporto di Reggio sono arrivati a dare il crisma dell’ufficialità il presidente dell’ENAC (l’ente dell’Aviazione civile) e il viceministro Laura Castelli, altra artefice del “miracolo”, ospiti di un soddisfattissimo Arturo De Felice, presidente della Sacal, la società che gestisce i tre scali calabresi, e di un altrettanto fiero Cannizzaro, un deputato che fa della sua regginità un punto d’orgoglio in ogni occasione, non mancando mai di sottolineare che i suoi sforzi non riguardano la “sua” provincia, ma l’intera regione.
Cannizzaro è un abile politico che, al di là delle appartenenze partitiche, riesce a dialogare anche con gli antagonisti e gli oppositori: il raggiungimento del bene comune come fine ultimo, a volte, riesce a far trovare intese politicamente impensabili. Tant’è che Laura Castelli, viceministro MEF e deputata grillina, sembra ormai destinata a diventare una benemerita della Città di Reggio: a lei si deve la soluzione del paventato dissesto che affliggeva il Comune e a lei si deve, oggi, lo sblocco immediato dei fondi necessari a rendere l’aeroporto di Reggio uno scalo che può ambire al traffico internazionale. L’intesa – pur su posizioni rigidamente opposte – con l’on. Cannizzaro ha dato frutti saporiti (per la Città Metropolitana e il Comune) e occorre, pubblicamente, riconoscere che la “ragazza” (è un complimento, non s’offenda viceministro) è tosta e in gamba, disponibile («sempre pronta a rispondere a qualunque ora del giorno e della notte» – ha sottolineato Cannizzaro nel ringraziarla per l’impegno profuso in questa vicenda) e certamente con un bel caratterino. Lei, del resto, nata e cresciuta a Torino, fa un vanto delle sue origini siculo-pugliesi, che le fanno amare particolarmente il Sud.
La presenza del presidente dell’ANEC, Nicola Zaccheo, è, peraltro, un segnale molto importante per lo scalo di Reggio: all’ANEC sarà affidato il compito di seguire gli appalti e gli affidamenti per i lavori necessari «a migliorare l’aeroporto, soprattutto renderlo più sicuro per i passeggeri e per i piloti». Il presidente Zaccheo ha fatto uno specifico riferimento agli scali pugliesi: fare rete – ha detto in sintesi – guardando all’esempio pugliese, significa incrementare traffico, finalizzare obiettivi comuni, ottimizzare risorse e attrarre utenza.
È, difatti, l’utenza il vero handicap dell’Aeroporto dello Stretto. Il presidente De Felice – come si può ascoltare nell’intervista a Calabria.Live – indica nella scarsa utenza l’impossibilità di attuare nuove rotte, applicare tariffe low cost, dare, insomma, il carburante necessario per uno sprint che l’aeroporto merita. Ovviamente non va trascurata l’ingombrante presenza dello scalo catanese di Fontanarossa (8 milioni passeggeri) che toglie all’aeroporto di Reggio (229mila passeggeri, un dato in confortante crescita) i potenziali viaggiatori di Messina e dintorni, ai quali lo scalo reggino risulterebbe sicuramente più comodo. E non si dimentichi che siamo in una zona ad alto rischio sismico: «possibile – ha evidenziato De Felice – che in una situazione del genere, questo scalo non abbia strutture antisismiche?».
Dunque, non si abbatte l’aerostazione (l’attuale traffico non giustificherebbe l’investimento) ma si utilizzano i fondi CIPE per adeguare le strutture esistenti, ampliare i margini di sicurezza per evitare intrusioni («oggi entra chiunque nell’area aeroportuale, impegnando a dismisura le forze dell’ordine»), garantire condizioni di sicurezza ai piloti. Il sistema radioguidato di assistenza all’atterraggio GMAS sarà presto operativo: questo significa che potranno atterrare tutti i i piloti, non solo quelli – ormai superesperti – dell’Alitalia o di Blue Panorama. Andranno inoltre adeguati viabilità e parcheggi e ristrutturate le sale d’imbarco per offrire maggiore comfort a chi viaggia. Un programma di tutto rispetto che trasformerà l’aeroporto reggino in uno scalo importante non solo per la regione, ma per l’intero Mediterraneo.
L’obiettivo di De Felice di fare rete con i tre aeroporti (Lamezia ormai arriverà a 3 milioni di passeggeri) trova una comoda sponda nei lavori migliorativi dell’Aeroporto dello Stretto. Ad essi dovrà, però, seguire un’attenta e opportuna strategia di marketing territoriale che coinvolga i partner delle principali aerolinee e che trovi adeguata udienza in sede regionale (dove sono bloccati i fondi già stanziati?). L’impegno del presidente ANEC Zaccheo, in questo senso, è stato ampio e chiaro, ma è evidente che alla base occorre una seria politica di programmazione che metta il turismo al centro dell’attenzione.
Come può attrarre traffico dall’estero un aeroporto che tutt’intorno non ha strutture alberghiere adeguate o centri turistici in grado di soddisfare la domanda? L’esempio di Crotone che il presidente De Felice ha citato («Il volo di Norimberga per Crotone è quasi sempre pieno: contate quanti villaggi turistici ci sono nell’area di Isola Capo Rizzuto e nella provincia!») è significativo: in una regione che – inspiegabilmente – in questa consiliatura ha fatto a meno di un assessorato al turismo, l’assenza di una politica seria sul turismo ha fatto danni. Si può rimediare? Forse.
Il turista vorrebbe venire in Calabria (la reputazione della regione in termini turistici è entusiasmante, vedi Calabria.Live, il 1° luglio scorso), ma si scontra col problema trasporti, mobilità e strutture. Bisogna smetterla di pensare in piccolo e cominciare a costruire una rete regionale di opportunity e di accoglienza. L’Aeroporto dello Stretto, col nuovo restyling e i lavori opportuni, ci metterà del suo, occorre una visione progettuale di lungo respiro con player adeguati e capacità imprenditoriali ed esecutive: la sfida della California d’Europa (la Calabria) parte anche da qui. (s)
LA STRIDENTE ASSENZA DEL SINDACO METROPOLITANO GIUSEPPE FALCOMATÀ
Non è sfuggita nell’affollata sala della conferenza stampa della SACAL la stridente assenza del sindaco metropolitano di Reggio Giuseppe Falcomatà. «Non è un cocktail party, non abbiamo invitato nessuno se non i giornalisti, è un incontro aperto, sono intervenuti spontaneamente autorità (tra tutte il questore di Reggio Maurizio Vallone), e molti cittadini» – ha detto il presidente De Felice a chi chiedeva perché non era presente il sindaco. Che, a nostro modesto avviso, doveva essere presente, soprattutto perché non formalmente invitato. Rappresenta Reggio e la Città Metropolitana e oggi è un giorno decisamente importante per tutti i reggini.
A replicare a De Felice ci ha pensato un piccato comunicato del vicesindaco metropolitano Riccardo Mauro, lanciando una polemica che rischia di finire in rissa pre-elettorale. «L’aeroporto ed i diritti dei cittadini – ha scritto in una nota Mauro – non possono essere agitati in aria come fossero una clava da usare a ridosso degli imminenti impegni elettorali. A mio avviso, nella conferenza stampa di oggi, Sacal è venuta meno al rispetto istituzionale nei confronti di Reggio e della sua Città Metropolitana». Ricordando come, negli ultimi anni, Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro abbiano «contribuito con finanziamenti e servizi alla salvaguardia ed al rilancio dell’aeroporto reggino», Mauro ha sottolineato che «Più di un milione di euro Comune e Città Metropolitana hanno deliberato per non far chiudere il Tito Minniti nel periodo della gestione provvisoria ed un cospicuo impegno contrattuale lega Palazzo Alvaro alla Sacal, senza considerare i servizi messi a disposizione dalle amministrazioni Falcomatà: dal ‘ChiamaBus’, che conduce i viaggiatori messinesi fin dentro l’aeroporto, all’Atam che fa lo stesso coi cittadini in transito verso le Isole Eolie. Tutte attività fatte con gli impegni finanziari dell’ente e con il solo scopo di aumentare il numero di passeggeri da e per l’aeroporto dello Stretto».
«Oggi – continua Mauro – nulla è stato detto da Sacal su come i nuovi finanziamenti potranno agevolare l’arrivo dei voli low-cost promessi in passato e che, per adesso, riempiono soltanto le piste di decollo ed atterraggio di Lamezia e Crotone. Nulla è stato detto su un piano di sviluppo, concreto e reale, che possa far sperare ad un rilancio serio dell’infrastruttura prevedendo, ad esempio, l’integrazione tra lo scalo e la stazione ferroviari. Sacal non ha spiegato – sostiene il vicesindaco – modi e tempi del programma di sviluppo, cosa abbia fatto con gli oltre 10 milioni di euro che, allo scopo, la Regione aveva rimesso in cantiere e rispetto ai quali sono state fatte diverse riunioni tecnico/istituzionali e per i quali, ormai da tempo immemore, si attendono risposte da Sacal».
«Siamo contenti davvero – spiega Riccardo Mauro – e ringraziamo il Governo per gli ulteriori 25 milioni di euro che, leggiamo da Sacal, verranno utilizzati per adeguamenti sismici, per i nastri trasportatori dei bagagli o per i droni, ma niente è stato detto su come questi investimenti possano portare un vero programma di incremento dei voli e di abbassamento dei costi. Ecco perché, ascoltando la conferenza stampa di stamane, nasce legittimo il dubbio che, nuovamente, i diritti costituzionalmente garantiti dei nostri concittadini vengano usati per tirare la volata politica a qualcuno, cosa già letta spesso negli ultimi tempi su molti quotidiani locali. In questo senso, bene hanno fatto i consiglieri comunali ed ex assessori delle giunte di centrodestra a prendere parte, pur se non da tecnici, all’iniziativa che vedeva schierato in prima linea un loro parlamentare. Ad alcuni di loro – sostiene Riccardo Mauro – va riconosciuto il merito di aver votato insieme a noi provvedimenti importanti per l’aeroporto. Penso al finanziamento di oltre un milione per l’allora gestione provvisoria della fu Sogas, dichiarata fallita negli ultimi mesi della ex Provincia di Reggio Calabria guidata da Forza Italia. Lo abbiamo fatto all’unanimità, maggioranza e minoranza insieme, perché quando di mezzo ci sono i diritti e gli interessi della città non devono esistere colori d’appartenenza».
«Ecco perché – stigmatizza Mauro – le sortite odierne sui “cocktail party” stonano: a pochi mesi dalle prossime campagne elettorali, l’aeroporto non deve diventare sede di convention da dove lanciare stoccate agli avversari politici e senza, tra l’altro, chiarire come e quando, somme così importanti permetteranno di avere nuovi vettori, nuove tratte o quando i reggini potranno prendere un volo da Reggio Calabria senza dover rivolgersi alla banca per un mutuo. Venire a Reggio Calabria spesso costa quanto viaggiare in direzione New York da altri scali e, per quanto sia stupenda la nostra terra, temo seriamente che i turisti possano preferirle Manhattan». (rrc)
Il senatore Marco Siclari commenta con spirito critico le scelte annunciate ieri da Sacal a Lamezia sulla ripresa dei voli da tutti e tre gli aeroporti calabresi: «La Calabria si è accontentata per troppi decenni ecco perché abbiamo una disoccupazione al 70%, il reddito procapite più basso di Italia, la sanità fallita ecc. Noi, nuovi politici, se vogliamo distinguerci dalla politica del passato che ha procurato i peggiori fallimenti della Calabria, non dobbiamo e non possiamo sposare l’idea del contentino o della rassegnazione, ne possiamo accontentarci delle scelte che vengono prese se esse servono a garantire una sopravvivenza difficile e provvisoria di un’azienda il cui servizio è determinante e vitale per la crescita della Calabria. Partendo da questa considerazione mi sento in dovere di affermare che oltre ad avviare questo nuovo percorso, il Tito Minniti così come l’aeroporto di Crotone hanno necessità di essere rilanciati garantendo i voli anche nelle stagioni invernali per permettere a chi vive a Reggio e lavora fuori di partire la mattina e rientrare in giornata, almeno verso le destinazioni principali del nostro Paese e rafforzare con altre rotte la stagione estiva. Le scelte della Sacal rappresentano, senza dubbio, un punto d’inizio fondamentale per gli scali calabresi e, in particolare per quello reggino, ma non di certo un punto di arrivo.
«Per la Calabria – afferma il giovane senatore azzurro – non esiste altro futuro possibile se non quello che passa dal rilancio delle infrastrutture, dal sistema di trasporto, dai porti turistici e dal porto di Gioia Tauro. Per questo motivo la mia attività in Senato sugli scali reggini, sui porti e sull’alta velocità rimarrà sempre costante e continua nel monitorare e sollecitare gli interventi necessari affinché la nostra regione esca dall’isolamento a cui è stata costretta da anni di cattiva gestione e politica assente. Non capisco perché il Ministro Toninelli non ha ancora voluto rispondere alla mia interrogazione parlamentare dove chiedo di finanziare la continuità territoriale dello scalo reggino e crotonese garantendo così sempre più rotte e più voli. Ringrazio De Felice per il suo difficile lavoro e per questo importante passo di Sacal che, comunque, non rappresenta l’obiettivo finale a cui auspichiamo e che non può non coincidere con la spinta di tutto il territorio reggino. L’obiettivo della politica calabrese deve essere quello di creare LAVORO, e questo può avvenire soltanto se si investe negli aeroporti, porti e alta velocità, permettendo ai turisti di venire a visitare una terra meravigliosa e incentivando gli imprenditori, calabresi e non, a investire sul settore turistico creando lavoro utilizzando il potenziale inespresso dei nostri luoghi.
«Serve uno sforzo comune e dopo De Felice tocca agli amministratori locali e regionali, che fino a oggi non hanno fatto niente per incrementare lo sviluppo imprenditoriale e turistico nemmeno investendo su quei servizi che mancano e che sono necessari per accogliere chi vuole investire. Lo stesso vale per il Governo che ha approvato il Def prevedendo investimenti inferiori per diversi miliardi al Sud rispetto al Nord destinando il 28% dei fondi (includendo anche i fondi europei) rispetto al 34% che spetta di diritto al sud. Serve un impegno concreto della politica e servono progetti in assenza dei quali il Governo continuerà a tagliare risorse e fondi al Sud» – ha concluso il senatore Siclari. (rp)
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