SANITÀ, ORA RIPARTIRE DAI MACCHINARI
86 MLN PER IL LORO AMMODERNAMENTO

Primi segnali positivi in risposta all’attivismo del Presidente Occhiuto che si è assunto l’ingrato onere di fare anche il commissario della Sanità. L’obiettivo, con i fondi che il decreto Calabria aveva assegnato nel 2019, di tenta di far ripartire la sanità partendo dai macchinari. È questo l’obiettivo del commissario ad acta, Roberto Occhiuto, che ha pubblicato un piano – in attesa dell’ultima validazione da parte dei Ministeri della Finanza e della Salute – da circa 86 milioni di euro, di cui 84 arriveranno dal Ministero, mentre il restante sarà a carico della Regione. Un grande passo in avanti vista la storica obsolescenza di macchinari sofisticati (e poco usati, purtroppo) che permette di rinnovare il parco tecnologico delle strutture sanitarie pubbliche calabresi.

Si tratterebbe di una svolta davvero importante per una regione che, purtroppo, si ritrova con un parco macchine troppo vecchie, la cui «età è superiore al periodo di adeguatezza tecnologica di sette anni e alla soglia dei cinque anni di obsolescenza per la programmazione della sostituzione delle grandi apparecchiature prevista dal Ministero della Salute nel Pnrr» si legge in una nota di Agenas.

Con questa rilevante somma, dunque, si punta a sostituire 59 apparecchiature e 23 da aggiornare, tra tac, risonanze magnetiche, mammografi, angiografo e acceleratore lineare, che saranno in parte destinati dalle Case della Salute, nei presidi ospedalieri in fase di riapertura, come Trebisacce, Cariati e Praia a Mare e nei Poliambulatori di tutta la regione, da Cosenza a Reggio.

L’Agenas, infatti, ha rilevato come «il numero di prestazioni erogate dalle strutture sanitarie calabresi (pubbliche e private convenzionate) è pari a 884.993. Di queste, un numero pari a 252.087 è riferito alle prestazioni del flusso di specialistica ambulatoriale riconducibile alle grandi apparecchiature», mentre «le prestazioni di specialistica ambulatoriali erogate in mobilità passiva per 100mila abitanti per grande apparecchiatura e per Asp di residenza dei pazienti. Il maggior numero di prestazioni per 100 mila abitanti – ha evidenziato l’Agenas – si rileva per le Tac e le Risonanze erogate ai residenti dell’Asp di Cosenza e, a seguire, ai residenti delle Asp di Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria».

Un dato che va contenuto e ridimensionato, per l’Agenas, sono le prestazioni in mobilità passiva extra regione che, nel totale, sono 51.3084. Da considerare, poi, la pandemia che ha ridotto le prestazioni di specialistica a ambulatoriale di risonanza, mammografia e Pet, del 14%, 15,3% e 24%.

Nella Provincia di Cosenza, nei presidi dell’Asp di Cosenza, ad esempio, arriveranno 17 strumenti tra tac, risonanze magnetiche, mammografo e angiografo. All’Ao di Cosenza, invece, cinque nuovi strumenti, che andranno all’Annunziata e al Mariano Santo.

Nella Provincia di Crotone, arriveranno 10 nuovi strumenti, tra tac, pet-tac, angiografo, risonanza magnetica e gamma camera/tac. Nella Provincia di Vibo, sei le nuove macchine. Nella Provincia di Catanzaro, nei presidi dell’Asp di Catanzaro, cinque nuovi strumenti, mentre all’Aou Mater Domini arriveranno 9 strumenti. All’Ao di Catanzaro, 10 gli strumenti che arriveranno al Pugliese e al De Lellis.

Nella Provincia di Reggio, infine, all’Asp di Reggio 7 nuovi strumenti, mentre al Gom di Reggio 17 nuovi macchinari.

AZIENDA E IMPORTO ASSEGNATO:

ASP COSENZA 12.504,222,85

ASP CROTONE 8.853.112,13

ASP CATANZARO 3.833.698,42

ASP VIBO VALENTIA 4.140.289,57

ASP REGGIO CALABRIA 3.874.623,61

AO COSENZA 8.274.771,26

AO CATANZARO 14.775.292,61

GOM REGGIO CALABRIA 18.816.782,74

AOU – MATER DOMINI CATANZARO 11.415.843,85

totale 86.488.636,84

Insomma, strumenti che potrebbero dare la spinta di cui avrebbe bisogno la sanità regionale per ripartire e, sopratutto, come ha suggerito Agenas, anche «non solo per contenere i fenomeni di mobilità extra-regionale, e relative conseguenze, ma anche per migliorare notevolmente in termini di efficienza e di efficacia i processi di erogazione di prestazioni strumentali al fine di recuperare nel più breve tempo possibile quanto rimasto indietro a causa della pandemia». (rrm)

All’Ordine dei Medici confronto sulla sanità calabrese partendo dal libro di Curia

Si è svolto presso l’Ordine di Medici un interessante confronto sulla sanità calabrese prendendo spunto dall’ultimo libro di Rubens Curia Per una sanità partecipata, che ha visto l’autore impegnato a discuterne con Fausto Sposato, presidente dell’Ordine degli infermieri, che ha riflettuto sulla centralità della figura dell’infermiere di Comunità che nella medicina di prossimità dovrà  svolgere un ruolo strategico sia sul territorio che nell’ Ospedale di Comunità.

Giorgio Marcello, docente universitario, si è soffermato sul capitolo che sviluppa il Budget di salute, inteso come percorso di salute che tende a deistituzzionalizzare il paziente fragile e con Eugenio Corcioni, Presidente dell’Ordine dei Medici, che si è soffermato, dopo un’ampia panoramica sul grave malessere della sanità calabrese, sulla mancata applicazione dei contratti che avrebbero potuto dare una svolta alla sanità regionale ed ha auspicato un confronto serrato con il Presidente Roberto Occhiuto nella qualità di Commissario per Il Piano di rientro, che è mancata con il suo predecessore.

Il dibattito è stato sapientemente moderato dal giornalista Attilio Sabato che, tra l’altro, ha messo in luce il capitolo del libro dove si scrive in merito ai tre grandi ospedali ancora sulla carta che si attendono da 14 anni. Curia ha affermato che il suo è un libro scritto a più mani insieme ad alcuni compagni di viaggio di Comunità Competente e che, oltre a denunciare documentalmente il fallimento del Commissariamento che ha lasciato quasi immutato il disavanzo economico e non ha garantito i Livelli Essenziali di Assistenza ai calabresi, avanza delle concrete proposte per una «riforma organizzativa ed etica» del Servizio sanitario regionale.

Nel libro sono valorizzate le Strutture sanitarie territoriali Intermedie: l’Ospedale di Comunità, le Case della Salute che nel “PNRR” saranno trasformate nelle Case di Comunità, i Consultori familiari, i Centri Diurni , le AFT governate h 12 dai Medici di medicina generale insieme alle UCCP che funzioneranno h 24 con il contributo dei medici di continuità assistenziale; questo approccio consentirà agli Ospedali di dedicarsi alle acuzie e alle medie ed alte specialità.
L’autore ha sottolineato, con forza, il prezioso ruolo  delle Associazioni e dei sindaci che, grazie a precise norme, devono svolgere un controllo sociale sulle attività svolte dal management aziendale ed inoltre essere un antidoto alla pervasività della ‘ndrangheta e della corruzione.
Erano presenti all’iniziativa i rappresentanti di 16 Associazioni che, in provincia di Cosenza, sono protagoniste di innumerevoli battaglie per una sanità a misura di persona, docenti universitari, operatori sanitari, tra gli altri , sono intervenuti l’assessore Maria Teresa De Marco, che si renderà promotrice  di un incontro del dottore Curia con il sindaco Franz Caruso e il Commissario dell’ASP dottore La Regina, che ha apprezzato le riflessioni presenti nel libro e particolarmente la metodologia dell’ascolto che ha già attivato nei confronti del personale dell’Azienda. (fv)

Molinaro (Lega): I debiti della sanità calabrese gravino anche sullo Stato

Il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, ha evidenziato come la Regione, per la sanità calabrese, dovrebbe chiedere «allo Stato di assumersi anche la responsabilità dei fallimenti, compresi i debiti generati, almeno in parte».

Questo, in quanto «la sentenza della Corte Costituzionale n. 168/2021 – ha spiegato Molinaro – ha parzialmente accolto il ricorso della Regione Calabria contro il decreto legge 150/2020, convertito con la legge 181/2020, il cosiddetto Decreto CalabriaBis, sulla sanità. Una delle norme dichiarate incostituzionali è quella con la quale il Governo obbligava la Regione Calabria a provvedere “al prevalente fabbisogno della struttura commissariale”.Al contrario, la sentenza stabilisce che“al prevalente fabbisogno della struttura commissariale provveda direttamente lo Stato”, (…) “e sarebbe opportuno che l’onere sia a carico della stessa autorità centrale».

«Al di là di molteplici considerazioni – ha proseguito – che derivano dalla sentenza che investe altre parti del dl, ce né una che a mio avviso, merita un particolare rilievo. Il Giudice delle Leggi per giungere alle sue conclusioni, sottolinea la responsabilità dello Stato nell’attuazione del commissariamento, evidenziando inoltre, l’anomalia di un prolungamento ultradecennale che comprime i poteri della Regione, senza avere prodotto i risultati attesi».

Per il consigliere regionale, dunque, è «doveroso condurre questa battaglia affinché l’inefficienza ed il debito ancora incalcolato del sistema sanitario calabrese sia addebitato in parte allo Stato, per la responsabilità che deve assumersi in conseguenza del fallimento del commissariamento. Anche applicando il meritorio emendamento di Roberto Occhiuto alla legge di bilancio dello Stato, che oggi è legge (n. 178/2020), con il quale si consente la rateazione lunga del debito».

«Non si tratta – ha concluso – di far sottrarre la Calabria al suo dovere di pagare i debiti ma di chiamare, doverosamente e necessariamente, a corresponsabilità lo Stato. È evidente che questa è una battaglia politica e non giudiziaria, ma la sentenza 168/2021, credo che possa fornire elementi a supporto di una condivisione del debito della sanità calabrese, tra Stato e Regione». (rcz)

Blocco ricoveri al Gom: Falcomatà una sciagura che si poteva evitare

Nuova situazione d’emergenza al GOM Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria dove sono stati bloccati i ricoveri di pazienti infettati da covid: chi ha bisognodi un ricovero viene dirotattto a Catanzaro. Una situazione eplosiva e insostenibile. «Una sciagura che si doveva evitare» ha commentato il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà parlando del grave e delicato momento di crisi che sta attraversando il nosonocomio della Città Metropolitana.

«Se l’organizzazione va in tilt – avverte il primo cittadino – bisogna individuarne le cause ed intervenire subito, superando i disagi legati alla carenza di personale che, a questo punto, vanno soltanto ad aggiungersi ad un problema già di per sé grandissimo. Probabilmente, si poteva e si doveva gestire meglio una situazione che rischia di assumere contorni preoccupanti di fronte all’avanzare di una possibile terza ondata pandemica. I contagi sono in aumento, l’indice delle vaccinazioni stenta a decollare ed il virus è fortemente presente in mezzo a noi: l’orlo del precipizio è davvero ad un passo e l’intero territorio metropolitano, di fronte ad uno scenario critico, appare troppo fragile e vulnerabile».

«La carenza di personale – aggiunge Falcomatà – peraltro lamentata da tutte le aziende sanitarie calabresi, non può essere una scusa dietro cui celare errori, ritardi ed inadeguatezze. Di cosa hanno parlato i vertici dell’azienda nella recente visita del Sottosegretario alla Salute? Si assiste ad uno scivolamento verso il basso dei livelli di servizio e di cura inaccettabile presso una struttura strategica come il Grande Ospedale Metropolitano. E cosi – aggiunge il sindaco – mentre va in tilt il sistema emergenziale di cura dei malati di covid, si registra una grave difficoltà nella garanzia dei Lea per le patologie ordinarie che, anche in questo periodo emergenziale, non vanno certo in vacanza. Su queste questioni è inammissibile dovere riscontrare una sottovalutazione preoccupante del dramma in cui versa la sanità reggina».

«Le responsabilità – continua Falcomatà – vanno certamente ricercate in un sistema che andava preparato ad affrontare ogni possibile recrudescenza del virus. La “zona bianca”, infatti, serve a poco se non si hanno a disposizione posti letto e si è costretti a trasferire altrove i poveri malati. Più di qualcosa, evidentemente, non ha funzionato per come avrebbe dovuto ed occorre intervenire subito ed accertare le responsabilità in tutte le sedi».

«L’appello – conclude il sindaco metropolitano – lo rivolgo ad ogni livello della Sanità calabrese, dal commissario straordinario fino al management dell’Azienda ospedaliera e territoriale. Chiederemo una riunione urgente per affrontare questa ennesima situazione emergenziale, coinvolgendo anche i vertici ministeriali e commissariali della sanità calabrese chiedendo che si accertino le reali cause di questa incredibile situazione. Si recuperi il tempo perduto e si metta i reggini nelle condizioni di poter contare su un sistema ospedaliero efficiente e, soprattutto, pronto ad affrontare ogni tipo di evoluzione del Covid. Tutto questo è quanto mai necessario affinché non sia passato invano l’ultimo anno e mezzo scandito da sofferenze ed immani tragedie». (rrc)

L’Associazione Mediass chiede ai candidati di firmare un contratto per la difesa dei malati calabresi

Firmare un contratto per la difesa dei malati calabresi. È questa la richiesta che l’Associazione Mediass Medici di Famiglia Catanzaro, insieme alle Associazioni dei malati calabresi, hanno fatto ai candidati alla presidenza della Regione Calabria.

L’Associazione, infatti, vuole risolvere la gravissima situazione della sanità in Calabria e, a tal proposito, ha individuato i punti chiave che, «se applicati, possono risolverla».

Nel contratto, «i candidati alle elezioni regionali della Calabria del 3 ottobre 2021, hanno convenuto di impegnarsi insieme a battersi per: il ritiro del piano di rientro sanitario della regione Calabria, l’azzeramento del presunto deficit sanitario calabrese; il ritiro dell’aumento delle accise e delle tasse alle imprese e ai cittadini calabresi a causa del piano di rientro sanitario calabrese e il recupero di quanto, ingiustamente, versato in più di 11 anni a questa parte».

Ancora, «il riparto dei fondi sanitari alle regioni avvenga in base alla numerosità delle malattie, e non in base al calcolo della popolazione pesata, che penalizza regioni come la Calabria e il Sud in genere, dove ci sono molti più malati cronici; il ritiro del commissariamento dell’Inps delle commissioni sanitarie Asp per il riconoscimento dell’invalidità civile». (rcz)

 

L’OPINIONE/ Filippo Veltri: I misteri della revisione contabile sulla sanità in Calabria

di FILIPPO VELTRI – Tra i tanti misteri e scandali sulla sanità calabrese commissariata, ce n’è uno su cui è praticamente impossibile fare chiarezza ma di cui parlano pochi e quando lo fanno lo fanno male. Questo mistero si chiama KPMG.

Tre mesi fa, per ultimo, un consigliere regionale – Carlo Guccione – ha presentato un’interrogazione di cui si sono perse le tracce. Riepiloga molto bene la situazione. La Regione Calabria, con delibera numero 231 del 31 maggio 2011, contrasse un prestito con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per la copertura dei disavanzi sanitari del sistema sanitario regionale calabrese. L’ammontare del prestito era di mezzo miliardo di euro per una durata di 30 anni a un tasso di interesse molto considerevole.

Sarebbe interessante – e sarebbe anche un’operazione trasparente – conoscere se effettivamente questo prestito sia servito a ripianare debiti di Asp e Aziende Ospedaliere calabresi fino al 2005. Ma andiamo con ordine.

Con delibera di Giunta regionale numero 892 del 23 dicembre 2009 Guccione ricorda come sia stato costituito l’Ufficio del Piano di Rientro in sanità e deliberato, inoltre, di prendere atto dei compiti contabili assegnati alla società KPMG Advisory S.p.a. Le attività della KPMG riguardano i seguenti ambiti: processo di ricognizione e riconciliazione del debito pregresso e costituzione della Bad Debt Entity e dell’ufficio istruttore; supporto di programmazione e al monitoraggio regionale, gestionale e contabile; supporto nelle analisi e nelle verifiche dei dati aziendali per il processo del debito e per il monitoraggio gestionale e contabile.

Dal 2008 ad oggi la KPMG Advisory per tali attività ha ricevuto compensi pari a € 11.015.878,23. Ma alla luce di quanto è emerso nel corso della Commissione speciale di Vigilanza del 28 settembre 2020, alla presenza dei vertici delle Asp di Reggio Calabria e Cosenza e dei relativi responsabili finanziari e contabili, sono affiorate varie criticità e una massa debitoria rilevante.

In particolare, è emerso che l’Asp di Reggio Calabria ha un debito di 920 milioni e non approva Bilanci dal 2012; la massa debitoria dell’Asp di Cosenza al 31 dicembre 2019 si attestava a 547 milioni di euro e, all’epoca, non risultavano approvati i Bilanci consuntivi 2018 e 2019 e, ovviamente, il Bilancio preventivo 2021.

Anche le recenti vicende giudiziarie hanno messo in rilievo una serie di anomalie sui bilanci e la voragine finanziaria dell’Asp di Cosenza, facendo emergere una situazione ben più drammatica di quella venuta fuori durante l’audizione in Commissione Vigilanza.

Alla luce di tutto ciò Guccione (e noi con lui) chiediamo che con urgenza si faccia chiarezza sulle attività svolte dall’advisor KPMG. I compiti che erano stati affidati alla Società, tra i quali il processo di ricognizione e riconciliazione del debito pregresso e verifiche dei dati aziendali per il monitoraggio gestione e contabile delle Asp e Aziende ospedaliere calabresi, non risultano infatti essere stati svolti vista la gravità e il disordine finanziario in cui si trovano i bilanci del servizio sanitario regionale. Per tali attività, a quanto pare non effettuate, alla KPMG Advisory S.p.a. in questi anni sono state pagate quelle consulenze di cui s’e’ detto sopra per oltre 11 milioni di euro.

Qualcuno, a partire dall’attuale commissario Guido Longo fino ai vertici della Regione e poi del Ministero della Salute e di quello dell’Economia potrebbe rispondere. (fv)

Rubens Curia: Da 14 anni nella Sanità calabrese manca riforma organizzativa

«La sanità calabrese muore per l ‘assenza di una Riforma organizzativa ed etica della sanità, che manca da 14 anni, un’eternità!» è quanto ha denunciato Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente nel corso di un incontro in Consiglio regionale, con la Terza Commissione Sanità, presieduta dal Consigliere Baldo Esposito.

Questo, per Curia, «perché, in 14 anni, si sono modificati i bisogni di salute dei calabresi, le tecnologie e i farmaci, pertanto è fondamentale una riorganizzazione che preveda le Aziende Sanitarie Ospedaliere (Aso) e le Aziende Sanitarie Territoriali (Ast); inoltre, bisogna liberarsi da una visione economicistica che ha prodotto il Dca 6 marzo 2020, n° 62 che ha previsto la chiusura del Laboratorio di Patologia Clinica dell’ASP di via Willermin di Reggio Cal. e il trasferimento del Laboratorio di Genetica del Centro di Neurogenetica al Mater Domini di Catanzaro decretando la morte del Crn».

Insieme a Curia, una delegazione di Comunità Competente, composta da Amalia Bruni, direttrice del Centro Regionale di Neurogenetica del Presidio Ospedaliero di Lamezia, Antonio Laganà, presidente dell’Associazione “Per la ricerca neurogenetica “, Stefania Marino, Presidente dell’Associazione ProSalus di Palmi, e Antonietta Occhiuto, presidente dell’Udi di Reggio Calabria.

Curia, inoltre, ha messo in risalto il fallimento del ” Piano di rientro” sia in merito al risanamento del disavanzo annuale che nel 2009 era pari a 104 milioni di euro contro i 98,013 milioni del 31 dicembre 2019: in dieci anni sono stati risparmiati 6 milioni e 291 mila euro. Sia per i Lea che hanno raggiunto 125 punti contro i 160 e ha chiesto, infine, la modifica dei Dca 31 e 33/2021 ” Linee Guida degli Atti Aziendali” affinché si possa tener conto del Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza che prevede, tra l’altro, l’attivazione degli ospedali di Comunità, proponendo, per esempio il Presidio di Gerace, e delle Case di Comunità.

E proprio sull’attivazione degli ospedali di Comunità, il portavoce di Comunità Competente ha proposto l’ex ospedale di Nicotera quale Casa della Salute.

La Bruni ha chiesto la modifica del Dca 62/20, alfine di reintegrare il Laboratorio di Genetica nel Crn e l’avvio delle procedure affinché lo stesso possa essere trasformato in Ircss nell’ambito dell’Inrca di Ancona, alfine di dare risposte ai 30.000 casi di Alzheimer presenti in Calabria, ed utilizzare al meglio le nuove terapie approvate alcune giorni fa dalla Fda  degli Stati Uniti.

La Marino ha denunciato, con forza, gli enormi ritardi con cui la Regione sta seguendo la vicenda del Nuovo Ospedale della Piana di Gioia Tauro, che si trascina da 14 anni chiedendo un intervento della Commissione sul presidente f.f. Nino Spirlì, affinché si proceda speditamente con un cambio di passo, «perché non è possibile, tra l’altro, che 145 milioni di euro rimangano inutilizzati per l’inefficienza della burocrazia».

Infine, l’avvocato Occhiuto ha richiamato l’attenzione sui Consultori familiari che, per una grave carenza di personale, si stanno trasformando in gusci vuoti o, al massimo, in ambulatori di ginecologia lontani dal loro ruolo sociale, di tutela della salute della donna, dell’età evolutiva e dell’adolescenza, di prevenzione, di accompagnamento al parto, di attuazione della legge 194/78, e molto altro; pertanto, è necessario che nei Piani del fabbisogno del personale siano previste le assunzioni di assistenti sociali, psicologi, ostetriche, ginecologi per ripristinare le equipe professionali previste dalla normativa
La Commissione Sanità, in un clima costruttivo con ben sette interventi, ha condiviso l’analisi e molte delle proposte delle Associazioni, sia in merito al ruolo importante del Cnr che deve essere valorizzato, che alle lungaggini del Grande Ospedale della Piana che devono essere superate, che al ruolo fondamentale dei Consultori Familiari, pertanto si è deciso, su proposta del Presidente Esposito, di continuare ad approfondire le tematiche sollevate per arrivare alle opportune soluzioni a partire dal “Grande Ospedale”. (rrc)

LA BELLA ECCEZIONE DEL GOM DI REGGIO
IN MEZZO AI TANTI GUASTI DELLA SANITÀ

di LORENZO FASCÌ – Siamo abituati ad una rappresentazione della Sanità della Provincia di Reggio Calabria molto negativa. Quasi tutte le reti televisive nazionali non perdono occasione di descrivere le negatività del nostro sistema sanitario. Tuttavia, non è vero in assoluto. Ovviamente, parliamo di sanità pubblica in quanto riteniamo che la sanità debba essere pubblica e quella privata solo sussidiaria al sistema pubblico.

In questo nostro viaggio proviamo a partire dal Gom – l’ospedale Hub della Provincia di Reggio Calabria. Il nostro Ospedale presenta punti di eccellenza molto importanti. Il Gom di Reggio Calabria può vantare un Centro di Cardiochirurgia tale da garantire una offerta sanitaria importante e di livello, ed anche in questo caso tale di consentire la migrazione sanitaria verso la nostra città interrompendo la emigrazione di concittadini verso altri ospedali del Nord ed a frenare la emorragia di risorse che solitamente vengono versati ai più famosi ospedali del Nord Italia.

Identica importanza riveste la Divisione Ematologica di Reggio Calabria (divisione comprendente il Ctmo e la Banca del Cordone) altro centro di eccellenza tale da arginare la migrazione sanitaria: il Ctmo è uno dei 5 centri ematologici nazionali che ha in atto la sperimentazione delle Car-T (procedura avanzata nella cura delle leucemie) raggiungendo, peraltro, i risultati più qualificati; al recente congresso Gtmo è emerso che il Ctmo – Laboratorio “Banca del Cordone” del Gom di Reggio Calabria ha eseguito più di 100 trapianti nel 2020 a fronte di traguardi medi di una decina di trapianti annui negli altri Ctmo italiani; e soprattutto la Divisione Ematologica (nelle sue articolazioni sopra ricordate), a dispetto di altri ragguardevoli Centri Ematologici, costituisce il fulcro di un nuovo orizzonte: l’Irccs (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).

Un percorso iniziato tempo fa con la richiesta di accreditamento rivolta all’inizio alla struttura del Commissario alla sanità calabrese; il Commissario dell’epoca (Cotticelli) ha creduto nella proposta ed ha inviato il progetto al Ministero della Salute. Ebbene di recente, il Ministero della Salute (di concerto con il Mef) ha espresso parere favorevole chiedendo alla struttura Commissariale se la proposta è coerente con il Piano Regionale e Provinciale Sanitario. Da poco si avuto anche questo ulteriore parere di coerenza per cui lo sviluppo della Divisione in Ircss è oggi in fase avanzatissima.

L’avvio dell’Istituto in capo al Creo (Centro Regionale Emato-Oncologico) farà sì che Reggio diventerà un attrattore di esperienze sanitarie importanti e lancerà il nome della Città a livelli nazionali – finalmente – per qualità sanitaria portando il nostro Gom a competere con le migliori esperienze Nazionali ed Europee.

Tra l’altro, l’attuazione del progetto coinvolgerà altre Istituzioni tutte qualificate: il Cnr – epidemiologico reggino, l’Università Mediterranea. Insomma, si tratta di un percorso virtuoso che non avrà effetti positivi solo all’interno del Gom ma si riverbererà positivamente anche sull’intera comunità reggina ed addirittura potrà costituire il punto più alto per consentire alla sanità calabrese di superare il Commissariamento.

Non è un caso che vari Ministeri (Salute, Economia e Finanze; questi sì che meritano il plauso) hanno ritenuto di attribuire tale riconoscimento alla Divisione Ematologica di Reggio Calabria (divisione appunto comprendente il Ctmo e la Banca del Cordone): è merito di anni di alta qualificazione nelle malattie ematologiche che ha preso avvio tanti anni orsono con il compianto prof. Alberto Neri e poi proseguito nel tempo con la stessa serietà professionale fino ad oggi.

Va tutto bene, quindi? Tutt’altro. Una goccia non fa il mare diceva un vecchio detto popolare; ed è così. Le poche eccellenze ora descritte da sole rischiano di scomparire se il resto dell’organizzazione ospedaliera non funziona. E allora, occorre ripensare l’atto aziendale in modo da rendere più organica con la nuova realtà l’attività di altri reparti che svolgono funzioni oggettivamente interconnesse in modo da implementare ed arricchire reciprocamente le esperienze in campo e le altre che si avvieranno.

A fronte di queste eccellenze, abbiamo organici insufficienti. Vanno completate le procedure per le stabilizzazioni (a partire dai tanti infermieri, professionali e non) e garantire il turnover. Il covid-19 ha fatto emergere in tutta la sua evidenza la carenza dell’organico. Occorre ottimizzare un sistema sanitario che in molti casi non funziona. Più volte in passato è stato con forza posto l’accento sulla esigenza di aumentare il personale.

Manca personale infermieristico, personale tecnico, mancano biologi, chimici, e personale medico. A fronte di una simile carenza, purtroppo, la struttura Commissariale, lo scorso anno (Dca del 24.03.2020) ha previsto un incremento di organico pari a 0! Eppure, eravamo in piena pandemia e vi era la possibilità di implementare il personale con procedure straordinarie andando oltre le procedure ed i vincoli di stabilità. Nulla è successo anche dopo, per cui ad oggi non vi è la possibilità di aumentare gli organici. Chi vi deve provvedere?

Anche provvedendo a destinare risorse adeguate per rinnovare le tecnologie esistenti. Il tutto dentro una struttura ospedaliera non più adeguata ai bisogni della cittadinanza. Da tempo si sta attuando un piano di trasferimento dalla vecchia struttura ospedaliera al Morelli. In parte sono stati trasferiti dei Reparti ma ancora mancano interi padiglioni e non si prevede la conclusione della nuova struttura prima di un quinquennio.

Peraltro, il riposizionamento del polo sanitario sconta un ritardo gravissimo: l’Amministrazione comunale non ha ancora ridefinito un riassetto urbanistico che rimoduli la zona sud della città per adeguare trasporti, logistica, collegamenti ma anche infrastrutture di servizio a corredo e supporto del nuovo Polo sanitario, con il rischio che azioni di speculazione fondiaria ed edilizia deturpino ulteriormente la zona in mancanza di un criterio regolatore dal punto di vista urbanistico-ambientale che manca a tutt’oggi.

Peraltro, nella zona che coinvolge i quartieri popolari di Sbarre e Modena – una volta portato a regime il trasferimento – si determinerà una presenza molto rilevante di persone (personale, parenti degli ammalati) e nuove attività connesse che comporterà un ripensamento di tutto l’assetto urbano della zona. Quindi, occorre con urgenza che l’Amministrazione Comunale ripensi l’assetto della zona sud attuando politiche infrastrutturali mirate.

Ed arriviamo al tema più scottante: i Commissariamenti. La sanità Calabrese è commissariata da oltre 10 anni. Ed il commissariamento non ha prodotto una migliore qualità sanitaria; tutt’altro; ha rappresentato un tappo ad una migliore risposta sanitaria.

Oggi – anzi ormai da oltre un decennio – a gestire la sanità calabrese abbiamo: la struttura del Commissario di concerto con il Dipartimento della Salute della Regione Calabria. Nella sostanza, tale gestione duale ha provocato solo confusione e ritardi nelle decisioni.

La gestione bifasica non ha migliorato la sanità. Spesso determina maggiore lentezza nelle scelte. I  commissariamenti conducono geneticamente solo – o quanto meno in via principale – una attenzione alla spesa pubblica. Per anni abbiamo dovuto osservare l’attuazione del meccanismo squilibrato tra uscita ed entrata: ad ogni tre dipendenti posti in quiescenza, se ne poteva assumere uno; poi il gap si è ridotto: ogni due uscite, una assunzione. E così, via via nel corso del decennio passato si sono svuotati i reparti; tutti gravemente penalizzati vista la cronica assenza di personale.

Quindi, diciamo basta con i commissariamenti: diamo avvio ad un grande piano assunzionale; proviamo a riportare nella nostra regione – ed ancor meglio nella Provincia di Reggio Calabria – i tanti medici\biologi\chimici che sono stati costretti a trasferirsi al Nord o addirittura in altri Stati Europei. Traguardo oggi ancor più praticabile, visto che il cammino dell’Ircss appena avviato consentirà di arricchire il nostro Gom di esperienze internazionali; di portare nuova tecniche chirurgiche e terapeutiche e, soprattutto di frenare la migrazione dei cervelli.

Ecco, quindi, il commissario alla Sanità Regionale deve, da subito, rimodulare lo strumento di programmazione Sanitaria Regionale sapendo che l’Ircss a Reggio Calabria obbliga a ragionare sapendo che qui sta nascendo un Polo utile ad innescare un meccanismo di valorizzazione di tutta la sanità Calabrese. Per questo l’azione del Commissario deve supportare, seguire, dare impulso, coadiuvare la novità sanitaria in cammino.

Università e Cnr: non siamo ancora alla conclusione del percorso; semmai il viaggio che ha avviato l’autorizzazione all’Irccs è appena iniziato. Occorre, ora, costruire e costruire insieme; il che significa che, oggi, più che mai diventano importanti i centri di eccellenza scientifica: appunto l’Università Mediterranea ed il Cnr, mettendo a disposizione la capacità di ricerca scientifica insita nelle 2 istituzioni – che sappiamo essere di grande rilievo – a servizio dell’Istituto di Ricerca; sia nella prima fase di strutturazione concreta, sia nel prosieguo.

Diciamo al sig. Rettore (ma anche al Responsabile del Cnr) – non è più tempo di dedicarsi solo alla didattica ma bisogna porsi in una posizione di interconnessione, dove ognuno dà la propria esperienza a servizio del nuovo corso pronto a riceverne gli effetti positivi che, sicuramente, camminando insieme, verranno a beneficio di tutti ma soprattutto ed in primo luogo avranno una ricaduta sull’intera comunità reggina e calabrese.

Basti pensare che – forse – è (o meglio sarà) l’unico Istituto di Ricerca nel Centro Sud. (lf)

[Lorenzo Fascì fa parte della Segreteria regionale del Movimento per la Rinascita del P.C.I. e l’Unità dei Comunisti]

 

Lorenzo Fascì

Cgil, Cisl e Uil Calabria incontrano il ministro Speranza per i problemi del sistema sanitario

I segretari generali di CgilCislUil CalabriaAngelo SposatoTonino RussoSanto Biondo, hanno incontrato il ministro della Salute, Roberto Speranza, per i problemi che gravano sul sistema sanitario calabrese.

Durante la riunione, sono stati posti all’attenzione del titolare del dicastero della Salute le criticità della sanità calabrese che, aggravate dall’emergenza pandemia, sono tuttora nodi irrisolti che compromettono la fruibilità dei livelli essenziali delle prestazioni per i cittadini: dalla necessità di riorganizzare la rete ospedaliera e la medicina territoriale, alla campagna delle vaccinazioni anti Covid, alla quantificazione del debito sanitario (con bilanci non approvati in alcune Asp) e al suo risanamento.

I sindacalisti hanno ringraziato il ministro per l’incontro, rilevando che è più facile incontrarsi con lui che con chi in Calabria lo rappresenta e che si registra una grave mancanza di dialogo e di confronto con il Commissario ad acta, Guido Longo.

Problema prioritario, hanno detto all’On. Speranza i Segretari Sposato, Russo e Biondo, è quello della carenza di personale: «dall’ultimo incontro avuto con lui nel settembre scorso, la situazione non è cambiata. La Calabria è l’unica regione che non è riuscita ad utilizzare le risorse destinate all’emergenza Covid sia per il potenziamento dei reparti dedicati, sia per il reclutamento di nuovo personale: nel dicembre scorso il Tavolo Adduce ha certificato che la nostra regione nel 2020 ha ridotto il costo del personale e il risultato è che non sono stati neanche coperti i posti vacanti in seguito ai pensionamenti. Le graduatorie sono ferme, i contratti non rinnovati, il precariato non stabilizzato, non si procede a concorsi. In Calabria, unica regione, al personale sanitario non è stata ancora corrisposta l’indennità Covid, pur essendo stato firmato un apposito accordo con la Regione il 6 luglio scorso».

Nella distribuzione del fondo nazionale per la sanità, poi, non deve essere più presa in considerazione la spesa storica, ma deve essere tenuta in considerazione la distribuzione dei fondi in proporzione al numero degli abitanti.

Non si comprende, poi, che fine abbiano fatto le risorse aggiuntive previste dal Governo nel Decreto Calabria, cioè circa 60 milioni/anno per il triennio 2021-2023, e circa 15 milioni destinati all’emergenza Covid. Il ministro chiederà al Commissario Longo la predisposizione di un cronoprogramma per la finalizzazione di queste risorse sugli investimenti per il settore. 

La cosa che preoccupa di più le Oo.Ss. è il fatto che tutti gli ospedali sono di fatto impegnati per la crisi pandemica e non c’è spazio per la cura di altre patologie anche importanti, dall’oncologia alle malattie cardiovascolari. Anche reparti importanti sono fermi perché il personale è stato impegnato per la pandemia. È stato, inoltre, chiesto al ministro di mettere in atto tutte le iniziative necessarie a chiarire il corto circuito venutosi a creare sul Sant’Anna Hospital di Catanzaro: una realtà occupazionale importante, le cui professionalità vanno salvaguardate. E in riferimento a questa vertenza, va posta la massima attenzione sul sistema degli accreditamenti e degli appalti di fornitura di beni e servizi.

«Una delle conquiste dell’ultimo Decreto Calabria – hanno osservato ancora i tre sindacalisti – è nella dotazione dell’Ufficio del Commissario ad acta di figure competenti per affrontare i problemi specifici della sanità calabrese. Preoccupa perciò il fatto che sia la struttura commissariale, sia il Dipartimento alla Salute della Regione, siano di fatto privi di personale che verifichi gli accreditamenti, effettui i controlli sulle strutture pubbliche riguardo alle attrezzature di cui sono dotate sul mancato impiego delle risorse in questo momento eccezionale».

Alla luce di tutto ciò, i sindacati confederali chiedono e sono disponibili per un contributo alla soluzione dei problemi e un confronto anche ai fini della redazione del Piano triennale del fabbisogno, un apporto che, pur tardivamente, il precedente Commissario aveva apprezzato.

Per quanto riguarda i vaccini, il dato che emerge dall’azione delle tre strutture militari hub vaccinali di Siderno, Corigliano e Catanzaro nel vax day di questo fine settimana, dimostra che quando c’è il personale le cose funzionano e possono migliorare, considerato che ora i vaccini sono disponibili. Resta intanto senza risposta la domanda sull’utilizzo di 150.000 dosi, tra quelle somministrate nella voce “altro” e quelle spostate altrove. Bisogna, dunque, far sì che gli hub vaccinali operino a pieno regime, intervenendo anche su alcune disfunzioni riscontrate dai cittadini nella piattaforma di prenotazione.

Il ministro Speranza, manifestando la propria consapevolezza delle difficoltà di un quadro le cui problematicità, provenienti da lontano, sono state aggravate dalla pandemia, ha apprezzato la volontà di dialogo delle Oo.Ss. e rinnovato la disponibilità alla massima attenzione verso le specificità della Calabria: dalla sfida dei vaccini per sconfiggere il virus alle problematicità dei bilanci, tenendo conto delle competenze del Mef; dalla velocizzazione della fase attuativa del Decreto Calabria al personale della struttura commissariale; dalla predisposizione del programma operativo del piano di rientro 2021-2023 per l’utilizzo dei 60 milioni ai processi di autorizzazione e accreditamento.

Ha, inoltre, assicurato il suo intervento perché ci siano momenti di dialogo tra il Commissario Longo e le parti sociali, il cui apporto è importante per la loro capacità di lettura della realtà territoriale. In particolare, il ministro Speranza interverrà per l’erogazione dell’indennità Covid e, per quanto riguarda il reclutamento del personale sanitario, ha condiviso l’urgenza di un confronto con il Commissario ad acta. Un confronto necessario, in relazione al piano del fabbisogno 2021-2023, ai fini della garanzia dei LEA e del recupero dei ritardi nei servizi per i cittadini, del funzionamento delle strutture ospedaliere e del sistema sanitario regionale in generale. Infine, il Ministro si è impegnato a chiedere l’intervento del Mef in relazione alle difficoltà riscontrate nella redazione dei bilanci, soprattutto nelle Asp di Cosenza e Reggio Calabria, per le quali va fatta un’operazione stralcio relativa ai bilanci degli anni passati. (rrm)

Cardiochirurgia a Catanzaro ai primissimi posti in Italia per il bypass aorto-coronarico

La Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro è ai primissimi posti in Italia per il bypass aorto-coronarico. Un prezioso attestato che deriva dai dati diffusi dal Ministero della Salute relativi al Programma Nazionale Esiti. I dati resi pubblici dall’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) prendono in esame, nell’ambito della Cardiochirurgia, i volumi dei ricoveri e gli indici di mortalità per due procedure: il bypass aorto-coronarico isolato e il trattamento chirurgico delle valvulopatie isolate, cioè riparazione o sostituzione valvolare.

La Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Mater Domini” di Catanzaro, diretta dal professor Pasquale Mastroroberto, risulta ai primissimi posti in Italia per ciò che concerne gli esiti cioè i risultati in termini di mortalità a 30 giorni del bypass aorto-coronarico isolato ed in media nazionale per la chirurgia valvolare isolata.

«Sono dati in continuità con l’Edizione PNE 2019 presentata lo scorso anno – afferma Mastroroberto – ma con un eccezionale miglioramento degli indici di mortalità relativi al bypass aorto-coronarico che è dello 0.3% rispetto alla media nazionale, pari all’1.87%. Inoltre, abbiamo incrementato il numero dei ricoveri sempre di pazienti che necessitano di trattamento chirurgico per malattia coronarica, mantenendo stabile quello relativo alle patologie valvolari isolate. E’ giusto precisare che tali risultati sono solo una parte dell’attività del Centro Cardiochirurgico Universitario, visto che sono esclusi sia gli interventi combinati (ad esempio bypass aorto coronarico + chirurgia valvolare), sia quelli per il trattamento delle patologie a carico dell’aorta (vedi aneurismi e dissecazioni) nonché procedure correlate all’assistenza meccanica al circolo o al trattamento chirurgico della fibrillazione atriale che pure rappresentano una parte del lavoro quotidiano».

«Questa continuità di risultati è possibile – continua Mastroroberto – solo grazie ad un sistema organizzativo complesso avviato qualche anno fa e, soprattutto, ai sacrifici ed alle professionalità del gruppo cardiochirurgico composto da medici, tecnici della circolazione extracorporea, infermieri e o.s.s. di reparto e sala operatoria e dal team di anestesia e terapia intensiva. I dati del PNE sono migliorati costantemente e trovano riscontro anche a livello internazionale, come dimostrato dalle presenze di illustri cardiochirurghi al Congresso Internazionale biennale che si svolge all’Università “Magna Graecia” e che  anche quest’anno avrà contributi di notevole valore scientifico nell’edizione che si terrà in diretta streaming il prossimo 22 e 23 giugno. Bisogna continuare su questa strada – conclude Mastroroberto – per combattere in prima linea tutti i problemi legati alla mobilità passiva extraregionale, sottolineando che nel panorama sanitario calabrese esistono realtà positive che devono assolutamente essere valorizzate e potenziate per dare finalmente fiducia e speranza a tutta la popolazione». (rcz)