SANITÀ, QUANTE INASCOLTATE PROPOSTE!
DA COVID FREE ORA REGIONE A RISCHIO 4

Da regione Covid-free (o quasi, a parte l’ottimistica e generosa visione dei tedeschi di qualche giorno fa) la Calabria si avvia inesorabilmente a diventare area a rischio 4, dove il rosso che marchia le regioni in grave situazione di pericolo non corrisponde alla vergogna che i nostri governanti dovrebbero mostrare nei confronti dei calabresi. Anni di commissariamenti continui, un disastro per la già disastrata sanità calabrese, per arrivare a maggio dello scorso anno al trionfo dell’inutilità, con danno e ulteriore beffa per i cittadini di questo difficile territorio, il decreto Calabria. Votato e presentato in pompa magna a Reggio come panacea di tutti i mali, si è rivelato un nuovo disastro e, quel che è peggio, il Governo si avvia a prorogarlo con la nomina di un supercommissario.

Eppure, sette mesi fa un gruppo di medici, scienziati, specialisti ed esponenti della società civile, aveva presentato al ministro della Salute Roberto Speranza un documento con proposte operative, per fronteggiare la crisi Covid di cui ancora non si era capita la portata. C’era – come c’è tuttora – un problema sanità in Calabria e le soluzioni indicate sette mesi fa avrebbero aiutato non poco ad affrontare in maniera diversa questa nuova ondata di pandemia. Il gruppo di lavoro, però, non demorde e risponde “al presente per preparare al futuro” con un nuovo documento che i calabresi dovrebbero fare proprio e spingere perché trovino accoglienza adeguata presso chi ha la responsabilità non solo sanitaria, ma anche politica nei confronti di una terra e del suo popolo, i calabresi che non tollerano più di essere cittadini di serie B. È un documento da leggere con attenzione che la stessa Regione dovrebbe acquisire come base di discussione per non accettare supinamente, ancora una volta, scelte sbagliate nel campo della sanità.

«Desideriamo rilanciare – si legge nel documento predisposto da Comunità Competente, un organismo indipendente guidato dal medico Rubens Curia e sottoscritto da numerosi esponenti della società civile – una serie di proposte che da 7 mesi abbiamo rivolto, parzialmente ascoltati, ai governi nazionale e regionale e al Commissario per il “Piano di rientro” perché, oggi, non c’è più tempo da perdere! È necessario attivare misure immediate che tutelino la salute dei calabresi e sostengano gli operatori sanitari impegnati in questa difficile battaglia. Già il governo Conte con i Decreti 14/20, 18/20 e 34/20 della primavera scorsa aveva perentoriamente indicato alle Regioni come contrastare la Pandemia provocata dal COVID 19, che ha messo in crisi un’organizzazione della sanità ospedalocentrica obbligando, finalmente, a modificare la cifra culturale e organizzativa della sanità valorizzando la Medicina d’iniziativa e di prossimità che pone al centro il paziente e i suoi bisogni di salute, con un forte ruolo della Medicina Territoriale e della Prevenzione. Ciò avrebbe consentito ai Presidi Ospedalieri di curare gli acuti, di sviluppare le specializzazioni, di fare ricerca senza dover surrogare le manchevolezze della Medicina Distrettuale.

«Purtroppo – si legge nel documento che porta le firme tra gli altri di don Giacomo Panizza, Angelo Sposato (Cgil), Tonino Russo (Cisl), Susanna Quattrone (Confapi), Fausto Sposato (Opi), Francesco Esposito (Fismu), Amalia Bruni (Associazione Neurogenetica), Sissi Facciolà (Aism), etc –  la SARS COV 2 ha trovato la sanità calabrese sfiancata da un Commissariamento decennale governato prevalentemente dal Ministero della Economia e Finanze impegnato in un risanamento finanziario che, tra l’altro, non è stato raggiunto e con debiti verso i fornitori che superano il miliardo e 100 milioni di euro che producono cospicui interessi di mora dovuti, anche, ad Aziende Sanitarie che non rispettano i tempi previsti dall’Indicatore di Tempestività di Pagamento (ITP) con ritardi fino a 946 giorni.

Chiediamo con forza che i fornitori di merci e servizi siano pagati immediatamente per consentire che si possa arginare la crisi economica acuita dalla Pandemia. Siamo consapevoli della gestione inquinata che ha accompagnato alcune ASP ma la corruzione non si combatte mettendo in difficoltà chi ha diritto ma creando amministrazioni competenti e trasparenti affinché l’abuso sia immediatamente visibile e sanzionabile.

Abbiamo una Medicina Territoriale “desertificata”. I medici di medicina generale reclamano da 11 anni un nuovo modello organizzativo basato sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) attive h12 e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) h 24 che, in questo momento drammatico, avrebbero svolto un ruolo importante.

Poco si è fatto! Nonostante il Gen. Cotticelli abbia autorizzato le Aziende Sanitarie, nel mese di dicembre 2019, ad attivare questi importanti modelli organizzativi dei MMG, dei Pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali, dei Medici di Continuità Assistenziale e degli Infermieri.  

Chiediamo perciò che i Commissari attivino subito le AFT e le UCCP!

In 11 anni di Commissariamento le Case della salute esistono ancora solo sulla carta, i Consultori Familiari, la Neuropsichiatria Infantile, i Servizi delle Dipendenze patologiche e di Salute Mentale sono fortemente carenti di personale: mancano le ostetriche, il 70% di assistenti sociali, il 75% di psicologi psicoterapeutici con un aumento, tra l’altro, della richiesta di prestazioni negli ultimi 9 mesi pari al 60%.

Gli specialisti ambulatoriali interni, sempre meno in alcune Aziende Sanitarie, operano nei Poliambulatori senza adeguate apparecchiature sanitarie. Eppure la Calabria è la regione con la più alta percentuale (23,8%) di persone con almeno 2 patologie croniche, abbiamo il tasso standardizzato più elevato di persone assistite presso Strutture Psichiatriche (255,1 per 10.000 abitanti contro la media nazionale che è di 155,2) e l’aspettativa di vita in buona salute (52 anni) tra le più basse d’Italia contro i 69 anni della p.a. di Bolzano.

Nella stessa situazione versano i nostri Ospedali con un blocco delle assunzioni, che negli anni ha causato una perdita di 4.000 unità di personale, con apparecchiature medicali, in molti casi, obsolete e nuovi ospedali attesi da oltre 13 anni.

Un capitolo a parte meritano gli infermieri, la cui carenza li sta sottoponendo a turni massacranti, eppure i fondi per le assunzioni ci sono!

Lo stesso Decreto 34 del 19 maggio 2020 prevedeva finanziamenti finalizzati per assumere gli infermieri di famiglia e di comunità!

La situazione epidemiologica del Covid-19 impone a tutti i decisori politici di fare presto e bene, perché superato questo difficile momento i calabresi abbiano una sanità a misura di persona.

È necessario velocizzare la spesa acquistando con gli 86 milioni di euro, stanziati dalla legge 60/19, le apparecchiature sanitarie (TAC/ RMN/ PET/ Mammografi, Angiografi, ecc.), assumendo il relativo personale perché le apparecchiature possano funzionare a pieno regime, anche la domenica, per abbattere le liste d’attesa.

Attuare pienamente il DPGR n°25 del 29 marzo 2020 che prevedeva l’attivazione di 37 Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA), equipe di medici e infermieri, con il fondamentale compito di tracciamento, di assistenza domiciliare del paziente Covid-19 positivo e altro che le Aziende hanno in parte disatteso pur avendo i finanziamenti finalizzati!

Attivare le AFT e le UCCP sul territorio dando un giusto ruolo, da protagonisti ai MMG, ai Pediatri di libera scelta agli Specialisti ambulatoriali, anche in questo caso ci sono le coperture finanziarie!

Implementare, finalmente, la Telemedicina e potenziare l’assistenza da stazione remota, tenuto conto dei fondi disponibili!

Potenziare la Rete dei Laboratori di Patologia Clinica nei Presidi Ospedalieri di Rossano, Paola, Lamezia Terme, Crotone, Vibo Valentia, Polistena e Locri al fine di processare il maggior numero di tamponi con l’assunzione del personale sanitario e tecnico: più efficiente è il tracciamento prima saranno isolati i positivi riducendo la probabilità di contagio!

È necessario – si legge nel documento – potenziare il servizio di emergenza – urgenza. L’assenza di medici ha messo in crisi un sistema essenziale per la salute dei cittadini: il SUEM 118 ed i Pronto Soccorsi, creando una situazione di disparità inaccettabile nello stesso territorio regionale che mina il diritto alla salute dei cittadini, con postazioni in tutto il territorio regionale che sono state de-medicalizzate.

Attuare il DCA 91 del 18 giugno e 104 del 29 luglio 2020 che disponeva che le Aziende Sanitarie incrementassero i posti letto delle Terapie Intensive di ulteriori 134 e di 136 delle Terapie Semintensive, che attuassero il restyling dei Pronto Soccorsi e l’acquisto delle ambulanze con fondi ad hoc pari a 51 milioni di euro, inoltre venisse assunto il personale medico, infermieristico e delle ambulanze dedicato tenuto conto di 7.688.336,91 milioni di euro finalizzati!

Bisogna rideterminare “i Piani del fabbisogno del personale delle Aziende Sanitarie”, come prevedeva il Decreto Conte n°14 del marzo 2020!!! Perché la Pandemia stava modificando alcuni bisogni di salute riferiti agli operatori sanitari dei Dipartimenti di Prevenzione, dei Laboratori di Patologia Clinica, delle Terapie Intensive e Semintensive dei Servizi di Radiologia!

Inoltre, il Decreto prevedeva l’aumento delle ore degli specialisti ambulatoriali per ridurre le Liste d’attesa e l’incremento delle Cure Domiciliari per diminuire l’accesso dei malati no COVID 19 negli ospedali ricordando che in Calabria risiedono 414.000 ultrasessantacinquenni molti dei quali soli.

Non possiamo lasciare indietro nessuno trasformando i nostri ospedali in fortini inespugnabili da parte dei pazienti no COVID. Ricordiamo che in questi ultimi mesi la mortalità per infarto è triplicata!

Per questo siamo attoniti davanti alla chiusura degli ambulatori che riteniamo un’azione che crea più problemi di quanti ne risolva.

Dobbiamo fare presto! Non si può navigare a vista con conflitti di competenze tra Istituzioni e mancati controlli del Commissario per il “Piano di rientro” nei riguardi delle inadempienze dei Commissari Aziendali che lui stesso ha nominato! In altri termini, chiediamo al Ministro Speranza di cambiare per rafforzare la struttura del Commissario rendendola capace di affrontare l’emergenza impostando quella riforma della sanità che tutti dicono di voler fare.

Chiediamo quindi competenza ma anche conoscenza della situazione calabrese aprendo un dialogo costante con chi lavora nella sanità sul territorio e nei presidi ospedalieri senza dimenticare il diritto di parola che spetta ai cittadini ed ai pazienti.

In questo grave momento è necessario innescare una risposta comune all’emergenza sanitaria partendo da una indispensabile larga unità per attuare le misure proposte e più volte assentite ma ancora non attuate dai decisori politici e amministrativi.

Persone, associazioni e comunità locali esigiamo un nuovo paradigma della salute, insieme alla comunità calabrese vogliamo segnali e servizi immediati perché il Covid-19 non aspetta!» (rrm)

 

Sapia (M5S): Il governo intervenga subito, Spirlì non può nominare i direttori generali

Il deputato del Movimento 5 StelleFrancesco Sapia, ha ribadito che «è necessario un risoluto intervento del governo al fine di garantire la continuità di gestione delle aziende del Servizio sanitario calabrese, di evitare possibili conflitti istituzionali e soprattutto di tutelare il diritto alla salute dei cittadini che vivono in Calabria».

Il deputato, infatti, ha ricordato che il Decreto Calabria è vicino alla scadenza, e che il presidente f.f. Nino Spirlì «non può nominare i direttori generali delle aziende pubbliche della salute – ha dichiarato Sapia – trattandosi di atto che eccede l’ordinaria amministrazione, come da giurisprudenza consolidata e da analogo, significativo precedente del 2014, proprio relativo alla Regione Calabria, le cui nomine furono allora annullate dal commissario alla Sanità, Luciano Pezzi».

«Pertanto – ha aggiunto – in attesa che vi siano, spero subito, le nuove elezioni regionali e dunque il presidente legittimato e la propria Giunta, occorre che il governo nazionale si determini immediatamente per assicurare la normale gestione delle aziende del Servizio sanitario della Calabria, anche per liberare il campo da eventuali forzature e da speculazioni elettorali di sorta».

«Il presidente temporaneo Spirlì chiarisca, intanto, quali siano le sue intenzioni a riguardo. Questo problema – ha concluso Sapia – va risolto nel rispetto assoluto delle regole, dei malati e del personale sanitario che ogni giorno lavora con molti sacrifici, in un momento delicatissimo segnato dalla pandemia, dall’ingiustificabile carenza di posti di terapia intensiva sul territorio calabrese e dall’evidente inadeguatezza dell’attuale struttura commissariale, che andrebbe sostituita senza ulteriori tentennamenti, già dal prossimo Consiglio dei ministri». (rp)

Sanità Calabria bocciata dal Governo: il commissario Cotticelli annuncia le dimissioni

Il Governo boccia la gestione della Sanità in Calabria (un debito spaventoso di 213 milioni) e il commissario ad acta gen. Saverio Cotticelli – secondo alcune voci non confermate – annuncia le dimissioni, imitato dalla sua vice Maria Crocco. Domani Cotticelli sarà ricevuto dal ministro della Sanità Roberto Speranza a cui formalizzerà le dimissioni. Sarà anche l’occasione – ha detto il gen. Cotticelli – per raccontare la sua verità sullo stato della sanità calabrese.

«Dopo 2 anni di lavoro, non ci sto a diventare il capro espiatorio di situazioni a me non addebitali, adesso basta, siamo arrivati al punto di non ritorno. Al ministro illustrerò – ha detto Cotticelli – un quadro gravissimo che definisce gli attacchi nei confronti della struttura commissariale intollerabili e frutto di menti raffinate»

La voce delle dimissioni, comunque, non è stata ufficialmente confermata e, secondo quanto riporta Lacnews24, sarebbero state smentite dal sub-commissario Maria Crocco, che affianca il gen. Cotticelli. RIferisce l’emittente vibonese che – raggiunta telefonicamente – la dott.ssa Crocco ha smentito categoricamente: «Non ci siamo dimessi». La tensione, comunque rimane molto alta.

Nei giorni scorsi c’era stato un aspro scontro tra Cotticelli e i sindacati dei medici. In una nota si legge che Cotticelli «ha sconosciuto che gli interlocutori principali, quelli il cui bagaglio di conoscenze avrebbe potuto e dovuto guidarla nelle sue decisioni, avrebbero dovuto essere i medici. Medici sono infatti i direttori sanitari aziendali, i direttori dei dipartimenti e dei distretti, i direttori delle strutture complesse, i cosiddetti eroi che si spendono quotidianamente in prima linea: quelli che hanno ben chiaro il polso della situazione, conoscono le criticità, possono suggerire le soluzioni. Medici sono dunque i professionisti che gestiscono le singole aziende e che, nonostante le opinabili scelte della Struttura commissariale, si oppongono con i soli pochi mezzi messi loro a disposizione, all’implosione del Servizio sanitario regionale. Quegli stessi medici che più volte Le hanno chiesto di intrecciare una rete di collaborazione, nel solo interesse dei cittadini/utenti e degli operatori. Network la cui azione avrebbe avuto una ricaduta positiva anche sul suo operato».

Pesante il commento del deputato pentastellato Francesco Sapia della Commissione Sanità: «Dopo la annunciate dimissioni da parte del commissario alla sanità calabrese, Saverio Cotticelli, e della sua vice, Maria Crocco, mi auguro che entrambi lascino per sempre la gestione del piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale. Servono nuovi commissari che conoscano il territorio e non abbiano alcuna riverenza rispetto alla burocrazia ministeriale, ancora guidata dai dirigenti Andrea Urbani e Angela Adduce, di cui ho da tempo chiesto la sostituzione, ritenendoli responsabili quanto Crocco e Cotticelli. Cotticelli è un galantuomo che si è trovato al posto sbagliato nel momento più delicato, la Crocco ha invece il controllo degli aspetti tecnici, sicché sono sue le responsabilità principali dell’andamento della sanità calabrese».

«Se fossero formalizzate le dimissioni di Cotticelli e Crocco, il governo dovrebbe – rimarca il deputato del Movimento 5 Stelle – impedire la colonizzazione della sanità calabrese, peraltro confermata dalla nomina di diversi manager provenienti da fuori, lontani dal contesto sanitario regionale e dai problemi quotidiani. Se Cotticelli e Crocco tornassero a casa, sarebbe un primo, importante risultato – precisa il parlamentare – che rivendico con orgoglio. Infatti sono stato, come noto, il rappresentante del popolo che ne ha rilevato puntualmente ogni errore: dall’anomala determinazione del fabbisogno di personale al disavanzo spaventoso del policlinico universitario di Catanzaro; dal divieto di operare i tumori al seno nelle cliniche private ai rimpalli circa la prosecuzione della radioterapia al Marrelli Hospital; dalla dubbia nomina della Saitta all’Asp di Cosenza all’immobilismo su alcuni primariati, assegnati, stando agli atti, in mancanza dei requisiti di legge. L’elenco – conclude Sapia – sarebbe interminabile. In ogni caso è ormai inevitabile e urgente cambiare la struttura commissariale». (rp)

Sanità Calabria: Cgil-Cisl-Uil sit-in alla Regione per il diritto alla salute

C’era praticamente tutta la Calabria al sit-in organizzato da Cgil-Cisl-Uil davanti alla Regione, a Germaneto, per chiedere interventi seri per la sanità. per il diritto alla salute di tutti i cittadini. L’emergenza covid sembra lontana, comquneu si è attenuata, ma la sanità in Calabria è sempre in emergenza. Sono state e continuano ad essere mortificare le professionalità di medici e personale sanitario (ai quali si deve se la pandemia ha  prodotto danni molto contenuti nella regione, ma soprattutto c’è un problema di rientro finanziario che impedisce un vero rilancio di tutto il comparto sanità. Occorre azzerare tutto e l’emergenza covid avrebbe anche giustificato un’operazione di questo genere, ma ancora stiamo a quantificare i guasti prodotti dal decreto Sanità che anziché valorizzare le professionalità le ha represse, sotto tutti i punti di vista, compreso quello economico.

Alla manifestazione promossa dai sindacati confederali, hanno preso parte i tre segretrai regionali Russo (Cisl), Sposato (Cgil) e Biondo (Uil). I loro interventi tracciano il percorso ideale che bisognerà seguire se si vuole dare una svolta alla sanità “impossibile” di questa terra. Tonino Russo, sottolinenando la grande partecipazione, ha detto: «Siamo qui per una protesta verso una gestione della Sanità calabrese non più sostenibile, una gestione che crea debiti insopportabili per i cittadini e costringe sempre la Regione a ripianare il deficit. Abbiamo apprezzato l’apertura del Governo regionale per l’accordo di ieri tra Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp Medici e aziende sanitarie e ospedaliere sull’indennità Covid a medici e operatori sanitari. Non è un accordo del tutto soddisfacente, ma si tratta di un primo passo, di una prima distribuzione delle risorse, in attesa di altri fondi. Siamo qui perché è necessario precisare il fabbisogno reale della Sanità, riorganizzare la rete sanitaria territoriale e la rete ospedaliera in modo che il paziente sia preso in carico per lo screening e poi indirizzato verso la struttura più idonea per la cura. Abbiamo bisogno, però, di avere interlocutori seri e competenti, non ci servono commissari inefficienti, lautamente compensati dal popolo calabrese».

Secondo Angelo Sposato, Segretario Cgil,  «La battaglia sicuramente non finirà qui». «Abbiamo chiesto ieri, anche attraverso le nostre strutture nazionali, un incontro al Ministro della Salute perché la Sanità della Calabria è un problema di tutto il Paese. In Calabria c’è un’Asp disciolta per dissesto, due per mafia. La Sanità deve essere liberata dalle infiltrazioni criminali, dal familismo, dalle clientele. Le strutture commissariali delle aziende sanitarie e ospedaliere devono essere messe in sicurezza dal punto di vista della competenza. Il debito deve essere sterilizzato per essere poi rinegoziato. Serve una politica sanitaria attenta al personale, che sblocchi le graduatorie, metta fine al precariato e proceda a nuove assunzioni, che metta al centro i cittadini e non i primariati. Ringraziamo il personale per i turni massacranti cui si sottopone, ma non si può andare avanti così mettendo a rischio operatori e pazienti.  Chiediamo al Governo nazionale di modificare il Decreto Calabria e una nuova struttura commissariale regionale. Basta con i troppi morti nelle RSA. E la politica faccia un passo indietro, imparando che le proposte devono essere discusse con ii lavoratori che vivono ogni giorno i problemi».

Per la Uil, Santo Biondo ha rimarcato l’impegno dei sindacati: «Ricominciamo dopo il lockdown dalla piazza, da dove siamo partiti. Nonostante le promesse del Presidente del Consiglio proprio qui in Calabria, chi stava bene continua a sguazzare e chi stava peggio sta sempre peggio. Sono necessari servizi più efficienti in sanità, trasporti, rifiuti, ambiente. Perché i problemi dei calabresi non sono i vitalizi e le prebende. Vediamo appalti, subappalti, forniture e intanto mancano gli operatori sanitari. E la politica calabrese si svegli per recuperare dignità».

Sono intervenuti, inoltre, rappresentanti degli operatori e dei pensionati che hanno messo in evidenza una situazione drammatica aggravata dall’emergenza coronavirus, il diritto alla salute negato, la difficoltà del sistema a garantire i LEA, i disagi per gli anziani con le gravissime situazioni determinatesi in alcune RSA, la difficoltà del personale sanitario carcerario a garantire i servizi ai detenuti per insufficienza di organico.

Nel corso della manifestazione una rappresentanza sindacale è stata convocata per un incontro con la Giunta regionale al quale hanno partecipato, su delega del Presidente Jole Santelli, l’Assessore al Bilancio e alle Politiche del personale, Francesco Talarico, l’Assessore alle Politiche sociali Gianluca Gallo, il Dirigente Generale del Dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie della Regione, dott. Francesco Bevere.

I Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, accompagnati dai Segretari delle categorie Sanità e Pensionati, hanno esposto le ragioni della mobilitazione e la piattaforma rivendicativa alla base del sit-in e augurato buon lavoro al dott. Bevere, da poco nominato al vertice del Dipartimento Salute. In particolare, il Segretario della Cgil, Angelo Sposato, ha sottolineato che dalle tre OO.SS. è stato chiesto, con il supporto delle Segreterie nazionali, un incontro al Ministro della Salute, Speranza, per intervenire nel riordino della Sanità calabrese; un intervento che deve vedere anche il coinvolgimento del Ministero dell’Interno, perché di fronte a due Asp sciolte per infiltrazioni mafiose è necessario mettere in sicurezza il sistema e procedere ad un cambio totale nel management. Sono temi che devono vedere protagonista anche la Regione, ha detto Sposato. Deve essere riordinata la rete ospedaliera. Il Decreto Calabria deve essere rivisto perché ha di fatto bloccato le assunzioni in Sanità. È stato varato dal Commissario, tra l’altro un piano operativo redatto senza il confronto con i sindacati, disattendendo impegni assunti per quanto riguarda la internalizzazione dei servizi, lo scorrimento delle graduatorie, le stabilizzazioni. «Per questa mancanza di interlocuzione – ha evidenziato Sposato – chiediamo un cambio del Commissario. Alla Regione chiediamo che si ponga fine ai guasti determinati dall’interferenza della politica e che si faccia sul personale una discussione seria con le categorie, con ulteriori risorse per il rischio Covid-19. Inoltre, ha aggiunto, va verificata la situazione delle RSA».

Il Segretario della Cisl, Tonino Russo, ringraziando la Giunta per la disponibilità al confronto, ha evidenziato la necessità di voltare pagina nella Sanità calabrese. «I problemi vengono da lontano – ha detto tra l’altro – e dalla mancanza di volontà nell’affrontarli. La piattaforma presentata è articolata in due parti, una per la valorizzazione del personale, l’altra per garantire il diritto alla salute. Un primo passo è stato fatto con l’accordo firmato ieri con Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp sull’indennità Covid a sanitari: è un accordo frutto dell’ottimo lavoro delle categorie e della disponibilità della Giunta e costituisce un primo passo, una prima distribuzione delle risorse, in attesa dell’impiego di altri fondi. Ricordiamo – ha aggiunto Russo – che c’è una carenza abissale negli organici e che il personale è sottoposto a stress continui pur di garantire, in questa situazione, i servizi e la qualità dei servizi. La Calabria è commissariata e la spesa per la dotazione di operatori è ferma alle quote del 2004. C’è un disavanzo, frutto anche di sprechi, disorganizzazione e ruberie, che inasprisce i costi per i calabresi e aggrava il disservizio. Di questo avremmo voluto parlare con il Commissario ad acta, ma per incontrarlo abbiamo dovuto chiedere una mediazione al Prefetto di Catanzaro e da allora non lo abbiamo più visto. È tempo di cambiare. Ora chiediamo alla Regioni di intervenire nell’immediato per accorciare le liste di attesa per visite ed esami clinici, per esempio, organizzando su più turni il lavoro del personale e l’apertura delle strutture, e per arginare l’emigrazione sanitaria, che ha un costo alto e porta altrove risorse della Calabria. Bisogna rivedere – ha rimarcato Russo – le convenzioni con le strutture private, che lavorano con fondi pubblici e devono integrare l’offerta sanitaria del pubblico, non farle concorrenza, applicando gli stessi contratti previsti nella sanità pubblica. Bisogna poi riorganizzare la rete della medicina territoriale e quella ospedaliera, senza illudersi che chiudendo ospedali si risolvano i problemi, mentre invece si esasperano i cittadini».

Santo Biondo, Segretario regionale della Uil, condividendo quanto affermato dagli altri Segretari, ha sottolineato l’importanza della manifestazione di oggi, significativamente molto seguita dai mezzi di comunicazione. «Dieci anni di commissariamento – ha detto tra l’altro – hanno aggravato la storia pesante della Sanità calabrese. Oggi presentiamo una piattaforma che già il 9 maggio del 2019 le categorie interessate avevano avanzato. È fondamentale capire oggi su quale aspetto del comparto Sanità si può procedere al confronto con il Governo, perché nel sistema sanitario nazionale la Calabria tocca il livello più basso, e su quale aspetto si può dialogare sul tavolo regionale. È comunque necessario riaprire la strada delle interlocuzioni sul territorio, di fronte alle chiusure del Commissario ad acta».

Dai rappresentanti della Giunta, Assessori Gallo e Talarico, e dal Dirigente Generale Bevere è stata manifestata ampia disponibilità al confronto e all’interlocuzione diretta, perché senza la condivisione sui problemi – che esistono e non possono essere taciuti né ignorati – «non si va da nessuna parte». Il dialogo, è stato affermato, è occasione anche per la Giunta di una migliore conoscenza della realtà. È stata, inoltre, apprezzata la concretezza nell’esposizione dei problemi e l’atteggiamento di grande apertura al dialogo da parte di organizzazioni dei lavoratori che esprimono personalità calabresi nei vertici sindacali nazionali e che possono avere un’interlocuzione con il Governo.

Dopo avere affrontato l’emergenza coronavirus, la Presidente Santelli, punta alla riorganizzazione del Dipartimento regionale, che deve avere dirigenti e personale sufficienti per operare in settori cruciali, per seguire le varie aziende sanitarie presenti sui territori e per offrire un supporto efficace all’ufficio del Commissario. È questo un passaggio necessario per rimettere ordine e rilanciare il sistema sanitario regionale. Il dialogo proseguirò, è un buon inizio. (rp)

 

 

Covid-19 / Innalzare la spesa sanitaria per produrre crescita di salute

  • La dott.ssa Mariateresa Fragomeni, già assessore regionale al Bilancio nella Giunta Oliverio, è una commercialista ed esperta contabile di chiara fama e collabora con la Luiss al Master di Risk Management in sanità. Questo il suo contributo in merito all’attuale scenario dell’emergenza sanitaria.

di MARIATERESA FRAGOMENI – L’emergenza Covid ha stravolto il nostro modo di vivere e, probabilmente, ci ha cambiato per sempre, come singoli e come comunità. In poche settimane, su tutto il pianeta, ci si è resi conto che non sono il libero mercato e l’economia, ma il senso di umanità e di solidarietà, che stanno tenendo il mondo insieme.

In ambito sanitario, l’emergenza Covid ha messo a nudo tutte le criticità ed i limiti di un sistema sempre più basato alle sole regole di mercato. Quanto, però, questo sistema sia in realtà fallimentare, lo si è visto in queste settimane. I modelli sanitari improntati al criterio della massima produttività, dove si privilegia la concentrazione ed il potenziamento dei settori a più alta redditività, mentre si abbandonano quelli a più alto rischio o basso rendimento (vedi le terapie intensive) sono collassati su se stessi. Al contrario, hanno retto, di più e meglio, quei modelli in cui il pubblico è più forte, dove si privilegia l’erogazione del servizio e la distribuzione sul territorio ed in cui il privato agisce ad integrazione del pubblico e non in sua sostituzione.

L’esperienza di questi giorni, ci ha insegnato, inoltre, che la salute non è solo un bene primario individuale, ma è un bene sociale da difendere e tutelare come interesse generale dell’intero paese.

E se la dimensione del problema è nazionale – anzi – sovranazionale – allora l’approccio allo stesso deve essere di ampio respiro, senza le tare ideologiche che caratterizzano il braccio di ferro tra l’apparato centrale e quelli locali. I principi di sussidiarietà e di decentramento vogliono che le amministrazioni locali si occupino di questioni di respiro locale, mentre quelle nazionali si occupino di questioni di ambito nazionale o internazionale.

La crisi di questi giorni ci ha ricordato (non si può dire insegnato, perché lo sapevamo già) che la cura della salute è una questione di carattere generale e nazionale, non certo regionale. Facendo un brevissimo excursus sulla disciplina del nostro sistema sanitario, va detto che questo è stato interessato, nel tempo, da una serie di interventi legislativi che lo hanno via via trasformato profondamente. Dal 1992, (con il D. L. n 502/92) al 1999 (con il d.lgs. n. 229/1999) si è passati da una concezione di assistenza pubblica illimitata, ad un sistema in cui la spesa sociale e sanitaria doveva essere proporzionata alla effettiva realizzazione delle entrate: le vecchie USL sono diventate ASL, ossia aziende pubbliche con a capo un “manager” e successivamente ASP (passando da un ambito territoriale locale ad uno provinciale).

Per contrappeso, è stato introdotto, sin dal ’92, il principio dei c. d. LEA, ossia dei livelli essenziali di assistenza, uniformi su tutto il territorio nazionale, ai quali, però, le singole regioni, con oneri a carico dei propri bilanci, avrebbero potuto aggiungere servizi ulteriori. Va detto però che la concreta attuazione delle riforme è sempre stata asimmetrica: se da un lato, infatti, si è data da subito attuazione ai principi “aziendali”, dall’altro è mancato, dall’inizio, un piano sanitario nazionale e la stessa definizione dei LEA, è arrivata molto più tardi (solo nel 2001).

Sul piano attuativo, poi, i livelli minimi non sono mai stati raggiunti ed applicati su tutto il territorio. Con la (a voler essere generosi) opinabile riforma del titolo V del 2001, infine, è stato costituzionalizzato il passaggio dal servizio sanitario nazionale a quello regionale.

Tuttavia, come accennato in precedenza, si è trattato di una riforma progettata male ed attuata ancora peggio. L’asimmetria tra il criterio dell’efficienza contabile e quello del livello adeguato del servizio, ha creato un vero e proprio circolo vizioso: da un lato, infatti, la mancanza dei servizi essenziali crea inefficienza e migrazione sanitaria, che si risolve in un disavanzo di gestione e nella risposta statale dei commissariamenti e dei tagli lineari, dall’altro non si può riuscire a garantire i livelli essenziali, senza effettuare investimenti ed assumere personale sanitario, cosa che però è resa impossibile dal regime dei piani di rientro che prevedono il blocco del turn over.

In realtà, se si guarda al servizio sanitario nel suo complesso, la sua regionalizzazione non ha portato dei miglioramenti al sistema globalmente inteso, ma ha solo trasferito servizi e risorse da alcune zone già povere e depresse, ad altre realtà c. d. (per autodefinizione) virtuose.

Il sistema, però, nel suo complesso, non ci ha affatto guadagnato:

– c’è stata maggiore confusione e sovrapposizione di competenze tra Stato e Regioni;

– il contenzioso è cresciuto a dismisura ed è cresciuta altrettanto esponenzialmente la spesa complessiva che, dal 2000 ad oggi, è aumentata del 69% in termini nominali e del 22% in termini reali.

Dunque la sanità, oggi, non solo costa complessivamente di più, ma funziona anche peggio, perché drena molte risorse che non finanziano il servizio in sé, ma la mobilità passiva.

Vi è poi un altro dato che merita di essere preso in seria considerazione, ossia quello che riguarda l’asimmetria nella ripartizione della spesa pro capite, che è molto più alta nelle regioni del Nord (mediamente del 50%) rispetto a quelle del Sud. E si tratta di un divario che è inevitabilmente destinato ad aumentare, soprattutto se si darà attuazione alle richieste di autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Eppure, soprattutto in tema di bisogni anelastici (o di domanda caratterizzata prevalentemente da componenti anelastiche) l’investimento in termini di spesa pubblica smette di essere produttivo oltre una certa soglia.

Secondo molti studi (ad esempio il modello Dea dell’Oecd, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nei territori a bassa spesa sanitaria, un suo innalzamento può produrre una notevole crescita di salute, mentre nei territori che già spendono oltre una certa soglia – quelli evidentemente più ricchi , o che comunque, come in Italia, attraggono una quota maggiore di risorse pubbliche – un aumento ulteriore di spesa non garantisce un corrispondente aumento della salute generale.

Va dunque ripensato il ruolo delle regioni, che non possono essere le titolari di un settore così importante per i cittadini, dando vita ad un sistema frammentatissimo, con 20 sottosistemi diversi ed in concorrenza tra loro. Va però ripensato anche il ruolo del Governo: anch’esso frammentario e soprattutto improntato ad una logica ragionieristico-sanzionatoria.

Il Governo è infatti (o dovrebbe essere) responsabile della concreta attuazione dei LEA (la salute è prima di ogni altra cosa un diritto) ma, mentre è vigile e solerte quando si tratta di intervenire sul disavanzo, rimane di fatto inerte quando si tratta di agire sul disservizio.

Il punto è, però, che i due aspetti sono quasi sempre correlati, per cui, se c’è un disservizio, il cittadino andrà a curarsi altrove e la regione subirà una perdita economica. Per rendersene conto, basta prendere ad esempio quello che sta accadendo nella realtà calabrese dove, nonostante la sanità sia commissariata da oltre un decennio e la gestione sia stata caratterizzata da una politica di continui tagli lineari, il disavanzo, anche a causa della mobilità passiva, è sempre cresciuto. Va dunque rivisto, con una organica riforma legislativa, sia il ruolo del Governo che delle regioni, a queste ultime può ben restare la gestione – in termini rigorosamente esecutivo amministrativi – ma il sistema va pianificato e normato a livello nazionale.

Le procedure devono essere uniformi e più snelle ed a tal fine bisogna certamente agire sulla burocrazia, senza decentrare i processi decisionali, altrimenti si rischia solo di sostituire la burocrazia statale con quella regionale. Il Governo centrale, inoltre, ogni qualvolta si verifica un disservizio, deve intervenire non solo, in chiave squisitamente ragionieristica, sul relativo capitolo di spesa, ma piuttosto deve agire (e rimuovere) la causa concreta del problema.

La sanità, deve tornare ad essere un diritto, e come tale, deve essere garantita, per tutti i cittadini e su tutto il territorio nazionale. (mf)

 

Mariateresa Fragomeni, ex assessore al Bilancio alla Regione Calabria, è dottore commercialista
Gestore del rischio in sanità, collaboratrice direzione Master di Risk Management in sanità di Luiss Business School

Siclari (FI): Allarme Sanità: mancano i farmaci in Oncologia ed Ematologia

Nuovo allarme sulla Sanità in Calabria da parte del senatore forzista Marco Siclari. ««Siamo alle solite, – afferma Siclari – la Calabria ancora una volta viene messa in primo piano solo per la mala gestione della sanità. Mi domando se qualcuno andrebbe mai a farsi curare in un ospedale che non ha farmaci. Ecco, proprio questo accade al Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria dove, due reparti tra l’altro molto delicati, Oncologia ed Ematologia, sono costretti a operare in carenza, o addirittura assenza, di medicinali. A questo serve il fondo straordinario per le emergenze che ho chiesto di introdurre al Ministro Speranza. Attendo una risposta nei prossimi giorni come anticipatomi dal ministro della salute».

Il senatore Siclari torna a tuonare contro il Decreto Calabria e contro l’operato del Governo che «non sta lavorando per dare le giuste risposte al territorio. Presenterò interrogazione parlamentare per chiedere se è accettabile che in paese, che si fregia di essere civile, possa essere tollerata una mancanza del genere. La Calabria è Italia, i calabresi sono italiani, questa disuguaglianza è una vera e propria ingiustizia sociale», ha detto il senatore azzurro capogruppo in commissione igiene e sanità.

«Nei prossimi giorni – conclude il senatore azzurro – sapremo se il Ministro della Salute ha accettato la mia proposta di istituire un fondo per le emergenze sanitarie in Calabria perché il DecretoCalabria non soltanto non prevede risorse, ma soprattutto sta dimostrando di essere inadeguato rispetto ai problemi assistenziali che esistono in tutti gli ospedali» (rp)

Marco Siclari (FI): azzerare il debito per risanare la Sanità in Calabria

Il senatore azzurro Marco Siclari, capogruppo in commissione Igiene e Salute, in una conferenza stampa a Palazzo Campanella a Reggio, ha fatto il punto sulla situazione della sanità in Calabria, alla luce del deludente Decreto Calabria varato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri convocato in via straordinaria a Reggio.

Secondo il sen. Siclari è previsto in Calabria un ammanco di 1.410 medici: le carenze principali riguarderanno la medicina d’urgenza con 245 medici, l’anestesia e rianimazione con 63 medici, la ginecologia con 51 medici, la chirurgia generale con 90 medici, la pediatria con 150 medici e la psichiatria con 90 medici (FNOMCeO-ENPAM-SUMAI-ANAAO). Occorre, dunque, prima di ogni cosa, sbloccare i concorsi, predisponendo i bandi che permettano di selezionare i medici sulla base del merito, della comprovata esperienza e della continua formazione professionale. Bandi che prevedano incentivi economici per i medici che vengono da strutture all’avanguardia delle regioni del nord o che dimostrano un numero importante di interventi nella loro specializzazione.

Il sen. Siclari ha snocciolato . i numeri che riguardano il suo impegno in Commissione Sanità: in un anno 16 interrogazioni sulla sanità; una mozione per ridiscutere sul regolamento che disciplina il commissariamento; due  importanti audizioni sulla sanità calabrese (Scura e Oliverio); un’audizione del ministro Grillo sul decreto Calabria; oltre 60 comunicati stampa per stigmatizzare la grave situazione della sanità in Calabria. «Sono soddisfatto, in minima parte, – ha detto Siclari – ma sono contento da medico prima e da calabrese dopo perché questo lavoro che ho perseguito con costanza in Senato come mai fatto da nessun parlamentare calabrese di qualunque partito per il diritto alla salute, ha determinato o sicuramente contribuito a portare l’attenzione delle tv nazionali Le iene e Striscia la notizia che ringrazio, a nome dei calabresi, per aver portato a conoscenza con le immagini quanto ho denunciato (gli ascensori rotti a Locri e altro) ed ha costretto il Governo a dichiarare l’emergenza sanitaria in Calabria».

Siclari contesta il Decreto Sanità: «Non si parla minimamente di come faranno a ripianare il debito, a migliorare l’assistenza sanitaria, a migliorare l’organico ridotto all’osso, a migliorare l’edilizia ospedaliera che è fondamentale negli ospedali calabresi (abbiamo strutture senza agibilità e improponibili in alcune zone). Non dicono come faranno rispettare il piano di rientro (non è riuscito nessun commissario), perché dovrebbero ammettere ulteriori tagli all’assistenza sanitaria che porteranno un aumento del numero di calabresi che si cureranno fuori Calabria. Hanno pensato solo a come nominare nuovi direttori generali e commissari».

La proposta che viene da Siclari è un Decreto “Salva Calabria” dove lo Stato deve accollarsi il debito perché c’è la responsabilità anche dello Stato che con il commissario ha creato l’emergenza sanitaria, ha creato nuovo debito e soprattutto perché il tavolo tecnico dell’Agenas non si è accorto che mancano i bilanci dal 2012, ovvero da 6 anni. Disponibilità ad ipotecare l’aumento  delle imposte regionali che già paghiamo (nessuna tassa aggiuntiva). Noi calabresi vogliamo pagare il debito, non vogliamo elemosinare nulla a nessuno. «Siamo disponibili – dice Siclari – persino a pagare tutto il debito in una sola generazione. Dilazionare il debito in 30 anni pagando 1,50 euro al mese a cittadino. Il costo di un cappuccino al mese. Piuttosto che pagare il cappuccio da subito per il piano di rientro con la certezza scientifica che tra 10 anni siamo punto e da capo come già accaduto. Una volta azzerato il debito sarà possibile sbloccare i concorsi, incentivare la formazione continua, investire nel rinnovo degli strumenti tecnologici, programmare e organizzare la nuova rete ospedaliera e sanitaria in Calabria». Il risultato – sostiene Siclari – sarà di avere un maggior numero di pazienti che possono curarsi in Calabria e recuperare almeno il 70% dei 360 milioni che i calabresi spendono per curarsi fuori regione. Un progetto del genere vedrà 1500 posti di lavoro per i medici e oltre 5000 posti di lavoro nelle nuove strutture ospedaliere, tra infermieri, operatori sanitari, addetti ai servizi. (rp)

Sapia e Nesci (M5S): interrogazione sull’emigrazione sanitaria

I deputati pentastellati Francesco SapiaDalila Nesci hanno presentato un’interrogazione in commissione Sanità, rivolta ai ministri della Salute, Giulia Grillo, e per gli Affari regionali, Erika Stefani. sul mancato controllo della spesa per le cure fuori della Calabria, la cosiddetta “emigrazione sanitaria”.

«Quali iniziative di competenza – è la specifica richiesta di Sapia e Nesci – il ministro della Salute intenda avviare, anche per il tramite della struttura commissariale, al fine di agevolare opportuni accertamenti circa la corrispondenza tra dati disponibili e fatti, in ordine alla mobilità sanitaria negli ultimi 10 anni dei residenti in Calabria».

Dalila Nesci

«L’atto parlamentare – spiegano i 5stelle – nasce dalla notizia, riportata dalla testata giornalistica Corriere della Calabria, secondo cui, in base a un raffronto sui dati disposto da Antonio Belcastro, nuovo capo del dipartimento della Regione Calabria Tutela della salute, per gli ultimi dieci anni ammonterebbe a oltre mezzo miliardo la somma che le Regioni del Centro-Nord, in cambio di prestazioni sanitarie erogate da strutture dei propri territori a cittadini calabresi, avrebbero percepito senza alcuna verifica da parte degli uffici regionali di Catanzaro».

«Nella nostra interrogazione – proseguono i deputati 5stelle – si fa anche riferimento all’intenzione, annunciata da Franco Pacenza, consulente del governatore Mario Oliverio, di costituire un nucleo di valutazione della spesa regionale relativa alla mobilità sanitaria, anche per il passato. Si tratta di un’ammissione grave. Significa che finora la burocrazia calabrese non ha mai contestato il conto presentato da altre Regioni. Oliverio – concludono Sapia e Nesci – non potrebbe mai ritenersi estraneo, perché il caso riguarda il dipartimento regionale Tutela della salute, il cui personale è stato peraltro ridotto all’osso. Nell’indifferenza cronica del governatore, che pure conosce bene il problema, lì c’è una pesante carenza di unità dirigenziali e amministrative per il sostegno, previsto dalle norme, dell’attività dei commissari governativi delegati all’attuazione del piano di rientro». (rp)

 

SEN. SICLARI (FI): OLIVERIO IN RITARDO SULLA SANITÀ IN CALABRIA

Il senatore Marco Siclari (FI), capogruppo di Forza Italia in commissione igiene e sanità ha commentato l’incontro avuto tra il presidente della Regione Calabria Oliverio e i DG di Aziende ospedaliere e Asp calabresi per valutare l’attuale situazione dopo i dati anticipati dal rapporto Svimez.
«Il Governatore della Calabria Mario Oliverio  – ha detto Siclari – si è accorto con anni di ritardo dell’emergenza sanitaria in Calabria. Oliverio avrebbe dovuto fare almeno una riunione a settimana considerando l’emergenza sanitaria in Calabria che non permette ai nostri cittadini di ricevere cure adeguate ed efficienti in Calabria. Invece, il Governatore si ricorda solo oggi, dopo che il disastro, perpetrato con la complicità del commissario e dei direttori da lui nominati, è balzato agli onori della cronaca locale e nazionale, di prendere provvedimenti ed entrare nel merito di una situazione ormai paradossale.
«Il ministro Grillo e il Governo M5S – Lega, che hanno ufficialmente affermato di non voler accogliere la mia proposta di “fine commissariamento della sanità in Calabria”, sono i nuovi complici del dramma sanitario che, dal 5 giugno, non faccio altro che denunciare mostrando i dati allarmanti che vedono la Calabria ultima come prestazioni e servizi sanitari come i Lea e prima come migrazione sanitaria. Nonostante i miei molteplici appelli, il Governatore ed il Governo M5S – Lega sono rimasti sordi a ogni richiesta e solo adesso, che raccogliamo l’ennesima figuraccia a livello nazionale, Oliviero chiama a raccolta i dirigenti.
Altro che piano di rientro, la Calabria ha un saldo negativo rilevante di 319,5 milioni di euro.
«È arrivato il momento di pretendere i fatti, il tempo degli incontri è finito, il commisariamento è fallito perché ha portato all’aggravamento dei conti e al peggioramento della sanità. Adesso, che la mia voce rimbomba ogni giorno in Senato, il presidente Oliverio si è accorto di una situazione disastrosa che può vedere una speranza solo con la fine del commissariamento che purtroppo questo Governo ha deciso, proprio ieri, di mantenere ancora nonostante i danni alla salute ai cittadini calabresi. È una vergognosa e immonda ingiustizia sociale», ha concluso il senatore azzurro. (rp)