Sanità, in Calabria attivate 20 Centrali operative territoriali: Superato il target del Pnrr

La Regione Calabria ha attivato 20 Centrali operative territoriali (Cot), con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Ma non solo: ha, anche, superato il target fisstao dal ministero della Salute, che era a pari 19. La Regione, invece, ne ha già realizzate 20 e a breve si aggiungerà la 21esima con la Centrale operativa territoriale di Vibo Valentia che sarà attivata entro ottobre.

Le nuove Cot sul territorio si occupano della presa in carico del paziente e sono dotate dei mezzi tecnologici che garantiscono il controllo remoto dei dispositivi di telemedicina che saranno forniti ai pazienti, sostenendo lo scambio di informazioni tra gli operatori sanitari coinvolti nella cura e costituendo un punto di riferimento che seguirà le attività anche in caso di proseguimento delle cure e della terapia/assistenza post ospedaliera.

Monitorata puntualmente da parte dell’Unità operativa autonoma ‘Edilizia sanitaria’, la procedura di completamento delle Centrali operative territoriali (Cot), porta dunque ad aver rispettato e superato gli obiettivi fissati per la finalizzazione del sistema di assistenza territoriale regionale.

Il quadro di attuazione di questo profondo investimento infrastrutturale sanitario si compone delle strutture ad oggi collaudate e già attive di Botricello, Catanzaro, Lamezia Terme, Girifalco, Chiaravalle, Castrovillari, Corigliano, Rossano, Cosenza, Paola, Rende, Crotone, Mesoraca, Bagnara Calabra, Cardeto, Locri, Reggio Calabria, Taurianova, Nicotera, Pizzo.

L’attivazione delle Cot giunge a compimento di una serie di azioni che hanno impegnato il presidente Occhiuto e il Dipartimento della Salute, nella copertura delle zone carenti con i nuovi inserimenti di medici specialisti, nel completamento dei corsi di formazione per gli altri medici di base e pediatri, nell’apertura delle nuove scuole di specializzazione.
Nell’immediato futuro sono in programma ulteriori innesti di alte professionalità nei presidi ospedalieri, oltre all’apertura e la messa in funzione dei nuovi reparti. (rcz)

In Calabria arrivati altri 66 medici cubani

In Calabria sono arrivati altri 66 medici cubani a dare supporto alla sanità calabrese. Lo ha reso noto il Dipartimento Sanità e Welfare della Regione Calabria, illustrandone la loro distribuzione: 18 all’Asp di Catanzaro, 17 all’Asp di Vibo Valentia, 12 all’Asp di Crotone, 9 all’Asp di Reggio Calabria, 6 all’Ao ’Annunziata’ di Cosenza e 4 all’Asp di Cosenza.

I 66 camici bianchi sono il quarto si vanno ad aggiungere ai 267 che ormai lavorano stabilmente nei nostri ospedali. Come i loro colleghi, anche loro, prima di raggiungere gli ospedali di assegnazione, seguiranno l’ormai collaudato corso di lingua italiana presso l’UniCal di Cosenza.

In Calabria attualmente, dunque, ci sono 333 medici cubani, «e altri ne arriveranno nei prossimi mesi fintanto che la Regione non riuscirà con i concorsi a coprire tutte le carenze di organico ancora presenti – ha riferito il Dipartimento in una nota –. I nuovi arrivati andranno a lavorare soprattutto nella rete dell’emergenza-urgenza, per rafforzare questo settore nevralgico e per dare maggiori e migliori servizi ai cittadini». (rcz)

IL PAZIENZE “CALABRIA” SI PUÒ CURARE:
RIPARTIRE EQUAMENTE FONDI SANITARI

di GIACINTO NANCI – I danni ai malati calabresi vengono, oltre che dalle infiltrazioni mafiose, prima di tutto dal cronico ultraventennale sottofinanziamento della sanità calabrese. Infatti la Calabria è la regione che da sempre è nelle ultime posizioni per i finanziamenti pro capite (oltre 100 milioni annui di euro in meno rispetto alla regione più finanziata) per la sua sanità in base alla legge 386 del 18 luglio 1996. Da qui l’accumulo di un deficit sanitario di un miliardo e mezzo per cui nel 2009 la decisione da parte del Governo di imporre alla Calabria il piano di rientro sanitario e nel 2011 il commissariamento.

Le infiltrazioni mafiose nella sanità hanno solo peggiorato la qualità della sanità calabrese, sottraendo ulteriori fondi dedicati ai malati calabresi. Ma, ad aggravare pesantemente la situazione della sanità calabrese e a bocciare definitivamente l’attuale criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni, è il fatto che in Calabria ci sono molti più malati cronici che non nelle altre regioni e da ciò ne consegue che la Calabria avrebbe dovuto in passato e dovrebbe ricevere in futuro molti più fondi delle altre regioni e non meno fondi.

A certificare la presenza di molte malattie croniche che necessitano quindi di maggiore spesa sanitaria in Calabria è stato perfino il commissario Scura, firmando il decreto 103 nel lontano 15 settembre 2015. Decreto che, con le sue specifiche tabelle, quantificava in 287.000 malati cronici in più tra i circa due milioni di abitanti calabresi, rispetto ad altri due milioni di altri italiani. Come se ciò non bastasse, vi è che per le spese sanitarie dei calabresi fuori regione ormai spendiamo fino a 300 milioni di euro, che sono fondi sottratti agli investimenti della sanità in Calabria.

Ancora vi è il fatto che il piano di rientro, oltre a far danno ai malati calabresi, peggiora anche l’economia della Calabria perché, proprio perché siamo in piano di rientro, da 15 anni a questa parte noi calabresi paghiamo più tasse (Irap, Irpef, accise sui carburanti e per un periodo anche maggiori ticket sanitari) degli altri italiani. A conferma di quanto fin qui scritto, vi è il fatto che nel 2016 la Conferenza Stato Regioni ha fatto una parzialissima (per come affermato dal suo presidente on. Bonaccini) modifica ai criteri di riparto dei fondi sanitari alle regioni, considerando la presenza delle malattie nelle varie regioni. Ebbene, in seguito a questa “parzialissima modifica” nel 2017, la Calabria ha ricevuto ben 29 milioni di euro in più del 2016 e tutto il Sud ben 408 milioni in più. Ovviamente la modifica non è stata ne ampliata ne riproposta.

Un’altra conferma è il fatto che nel 2022 la regione Campania (l’unica che riceve meno fondi pro capite anche rispetto alla Calabria, ha fatto ricorso al Tar proprio contro i criteri distorti del riparto dei fondi sanitari alle regioni. Significativo è il fatto che, dopo questo ricorso al Tar, il Governo ha modificato i criteri di riparto dei fondi sanitari alle regioni, introducendo il criterio della “deprivazione” per dare più fondi (pochissimi) alle regioni del Sud. Allora cosa fare per salvare la sanità calabrese? Oltre ad aumentare la lotta alla mafia, che non è comunque la causa principale del disastro della sanità calabrese, bisogna chiudere con il piano di rientro perché esso stesso è dannoso per la sanità calabrese, e modificare i criteri del riparto ai fondi sanitari alle regioni basandolo sulla presenza delle malattie.

Oggi sappiamo quanto costa curare una malattia cronica, sappiamo quante malattie croniche ci sono nelle varie regioni e, quindi, non sarebbe difficile finanziare le sanità regionali in base ai reali bisogni delle popolazioni. La chiusura del piano di rientro, tra l’altro giudicato parzialmente anticostituzionale da una sentenza della Corte Costituzionale nel 2021, dovrebbe essere una cosa ovvia considerando il fatto che, dopo 15 anni di piano di rientro, la regione Calabria è maglia nera nell’applicazione dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenziali) e lo è anche nonostante dal 2019 siano anche commissariate anche tutte le Asp calabresi, e i tre maggiori ospedali regionali. I commissari non sono stati utili neanche per la lotta alla infiltrazione mafiosa, visto la che la Asp di Vibo Valentia ha avuto forse più di 4 commissari negli ultimi anni.

È chiaro cosa fare per un giusto finanziamento delle sanità regionali, ossia il riparto in base alla presenza delle malattie. Si punti su questo. (gn)

[Giacinto Nanci è medico di famiglia in pensione dell’Associazione Mediass]

Vannini (Fp Cgil) incontra all’Annunziata di Cosenza la stampa

Domani pomeriggio, alle 14.30, Michele Vannini, segretario nazionale di Fp Cgil con delega alla Sanità, incontrerà all’Annunziata di Cosenza incontrerà la stampa, in occasione della campagna della Funzione Pubblica Cgil “Curiamoci di noi” che sta entrando in diversi presidi ospedalieri calabresi per ascoltare i lavoratori e sollecitare interventi.

L’incontro seguirà alla visita di Vannini all’Annunziata e alla Centrale Operativa del 118, e vedrà la partecipazione anche dei dirigenti regionali e territoriali, dei lavoratori e delle lavoratrici.

La campagna di ascolto del territorio sta toccando tutte le regioni italiane a difesa dei diritti di lavoratrici e lavoratori della sanità per sollecitare investimenti su professionalità e prospettive di un comparto fondamentale per i cittadini e il Paese.

Quattro intensi giorni in Calabria di lavoro e confronto con il personale sanitario e provare a immaginare e costruire un nuovo modello sanitario. Il tour sarà anche occasione di discutere delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità.

Mammoliti (PD): Lo Stato deve ripristinare il governo della sanità pubblica nel Vibonese

«Lo Stato deve ripristinare il governo della sanità pubblica nel Vibonese  per affermare la necessaria supremazia in un settore che in cinque anni ha visto cambiare cinque Commisari di cui due part-time». È quanto ha dichiarato il consigliere regionale del PD, Raffaele Mammoliti, evidenziato come «la decisione del Consiglio dei ministri di nominare una commissione straordinaria all’Asp di Vibo Valentia evidenzia, in modo incontrovertibile, come nonostante il precedente scioglimento l’opera di bonifica non sia stata evidentemente tale da imprimere in profondità quella necessaria bonifica nel sistema di gestione della sanità pubblica».

«Nel territorio vibonese – ha ricordato – bisogna tenere in considerazione due elementi molto paradigmatici che denotano la responsabilità sicuramente politica di chi possiede ruoli di governo ai vari livelli. Il primo. La costruzione del nuovo ospedale prevista con ordinanza di protezione civile ancora è sprovvista del progetto esecutivo dopo oltre 15 anni. La seconda. In cinque anni sono cambiati ben cinque commissari di cui due part-time».

«È evidente che con questa precarietà – ha proseguito – si è di fatto favorito un graduale smantellamento del sistema pubblico a causa del governo precario che non ha evidentemente avuto la forza di assumere provvedimenti urgenti, strutturali e straordinari come invece la criticità vibonese richiedeva».

«Auspichiamo, pertanto  – ha concluso – che la commissione straordinaria possa anche attraverso il sostegno delle forze politiche, sociali e istituzionali, favorire l’affermazione del necessario governo della sanità pubblica imprimendo quel necessario risanamento e arginando qualsiasi condizionamento da parte di organizzazioni criminali e/o eventuali centri di potere che perseguono interessi privati». (rvv)

L’OPINIONE / Enzo Marra: Il presidio sanitario di Via Willermin non va chiuso, ma potenziato

di ENZO MARRA – Terremo alta l’attenzione sul piano di razionalizzazione della rete dei laboratori d’analisi che il Commissario ad acta Roberto Occhiuto vuole imporre, con il benestare del management dell’Asp reggina che supinamente aderisce anche alle decisioni più aberranti.

Condivido pienamente il grido di allarme proveniente dal Pd di Reggio Calabria e poi rilanciato dal sindaco Giuseppe Falcomatà per la paventata chiusura di un presidio sanitario cruciale per la Città di Reggio Calabria che rischia di vedere cancellata una struttura storica e d’eccellenza che ha svolto una preziosissima opera durante l’emergenza Covid. Il Commissario alla sanità e la dirigenza dell’Asp hanno il dovere di confrontarsi con il territorio prima di assumere decisioni incomprensibili e animate soltanto da una logica di tagli lineari che ha portato al collasso il sistema sanitario calabrese arrivato ormai ad uno stato di totale emergenza.

Il presidio di via Willermin  non soltanto deve essere tutelato, ma va potenziato nell’interesse dell’intera Comunità reggina. Proseguiremo, senza sosta, il nostro impegno sulla vicenda in piena sintonia con tutti i livelli del partito che ha scelto con chiarezza la sanità pubblica come obiettivo prioritario della propria azione politica al contrario del centrodestra che, con l’approvazione dell’autonomia differenziata, aggraverà ulteriormente la situazione. (em)

[Enzo Marra è presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria]

Bruni (PD): Inaccettabile il ritardo nel realizzare posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva

La consigliera regionale del PD, Amalia Bruni, ha denunciato l’inaccettabile ritardo nella realizzazione dei posti letto di terapia intensiva e subintensiva in Calabria, programmati durante l’emergenza Covid e previsti dalla legge 34/2020.

«La giornata di ieri – ha spiegato la dem – ha reso noti i dati ufficiali del governo sull’attivazione dei nuovi posti letto – dichiara Bruni – e, purtroppo, anche in questa delicatissima vicenda la Calabria si distingue come l’ultima della classe. Su 134 posti letto di terapia intensiva ne sono stati attivati solo 24, pari al 18%, mentre sui 136 posti letto di terapia subintensiva ne sono stati realizzati appena 11, corrispondenti all’8%. Questi sono i fatti»

La consigliera Bruni ha evidenziato come questi dati siano un segnale allarmante per la sanità calabrese, che continua a registrare un livello critico di inefficienza in settori vitali, nonostante gli annunci propagandistici.

«Non c’è angolo del nostro complesso servizio sanitario in cui si veda la luce – ha continuato Bruni – solo proclami e annunci, ma la realtà dei fatti è sempre più drammatica. Chi non ha memoria corta ricorderà bene i giorni tragici del Covid, quando la Calabria ha rischiato di finire in zona rossa proprio per la carenza di posti letto nelle terapie intensive»

Bruni, inoltre, ha espresso preoccupazione per il rischio di perdere ulteriori opportunità legate ai fondi del Pnrr.

«I posti letto di terapia intensiva – ha sottolineato la consigliera – sono stati inseriti all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede che entro giugno 2026 le opere siano collaudate. Tuttavia, con questi ritmi, rischiamo di perdere anche questa occasione cruciale».

Bruni, infine, ha annunciato di aver già predisposto un’interrogazione formale al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per fare chiarezza su questi ritardi inaccettabili: «Presenterò nelle prossime ore un’apposita interrogazione per chiedere spiegazioni sull’intera vicenda, perché i calabresi meritano una sanità efficiente e sicura, non solo parole».

IN CALABRIA EMIGRAZIONE SANITARIA DA
RECORD: ALLA REGIONE COSTA 294 MLN

I pazienti fuggono dal Sud e fanno ricchi gli ospedali del Nord. La dinamica non è nuova ma i numeri sono aggiornati al 2023 e raccontano che l’esodo – già notevole – è addirittura aumentato e la Calabria ha il peggior saldo in Italia tra incassi e spese. È, infatti, la Regione con il saldo peggiore (-294 milioni) perché spende 325 milioni per chi va a curarsi fuori e ne incassa appena 31 per chi arriva da altre regioni. Ha superato (si fa per dire) la Campania, dove il saldo è passivo per 285 milioni (444 spesi per i residenti che si curano altrove e 159 incassati per i pazienti in arrivo). Sul gradino più basso dello scomodo podio c’è la Sicilia con 222 milioni di saldo negativo.

Secondo quanto riportato da Repubblica i dati migliori sono tutti al Nord, meta dei tradizionali viaggi della speranza: la Lombardia ha incassato circa un miliardo e speso 421 milioni per i suoi cittadini che si sono curati fuori regioni. Saldo positivo di 579 milioni, superiore ai 466 dell’Emilia-Romagna (comunque in crescita rispetto ai 407 del 2022) e ai 189 del Veneto (anche in questo caso c’è una crescita rispetto ai 176 milioni dell’anno precedente).

I numeri restituiscono l’immagine di una sanità spaccata e di un divario crescente tra Nord e Sud per la qualità dell’assistenza. L’esodo dei pazienti per fare interventi chirurgici, terapie ed esami è aumentato e ha superato i livelli raggiunti prima del Covid. Le cifre finite nei documenti della Conferenza Stato-Regioni sono impressionanti. Sono ormai oltre mezzo milione le persone che si spostano. E, l’osservazione viene da sé, il sistema sanitario è già (molto) spezzettato prima che l’Autonomia differenziata diventi realtà. Cosa accadrà quanto in futuro le Regioni ricche potranno attrarre anche i migliori professionisti rimasti al Sud allettandoli con stipendi più alti? Meno risorse alle Regioni povere e professionisti in fuga: se il presente – come testimoniano i numeri – è complicato, il futuro potrebbe essere un incubo negli ospedali del Meridione.

Se i progetti “separatisti” del governo preoccupano in prospettiva, in Calabria la tenuta del sistema è già assai fragile. Tra il 2022 e il 2023 il dato sulla mobilità passiva è peggiorato, segno che le strutture sanitarie della regione continuano a essere poco attrattive. L’inversione di tendenza tanto attesa e immaginata dalla politica non si è vista e in generale viene confermato il trend nazionale: chi era già attrattivo lo è diventato ancora di più, chi non lo era continua a precipitare e accumulare debiti.

In un anno, secondo i dati raccolti dall’agenzia sanitaria delle Regioni, l’Agenas, sono stati circa 230 mila i cittadini delle realtà in piano di rientro (Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia). Il dato è del 2022. Nel 2023 le cose sono peggiorate e la mobilità sanitaria continua a crescere dopo gli anni più duri della pandemia da Covid: il giro d’affari secondo i dati 2023 approvati ieri dalla Conferenza delle Regioni sfiora i 4,6 miliardi, in crescita rispetto ai 4,3 miliardi del 2022.

I consiglieri Lo Schiavo e Mammoliti: A Vibo situazione sanitaria drammatica e fuori controllo

«Bisogna riaccendere i riflettori sulla sanità, soprattutto quella vibonese, che è la più critica nel contesto sanitario regionale». È quanto hanno ribadito i consiglieri regionali Antonio Lo SchiavoRaffaele Mammoliti, nel corso di una conferenza stampa, svoltasi nei giorni scorsi, al Centro Servizi Volontariato di Vibo Valentia, rilevando come «non c’è stata alcuna inversione di tendenza, la situazione è drammatica».

Rivolgendosi al presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, Lo Schiavo e Mammoliti hanno assicurato che «noi non vogliamo fare ostruzionismo. Noi siamo per fare le cose insieme, ma se la maggioranza vuole intraprendere un altro approccio, sappia che noi siamo pronti».

Per Mammoliti quella organizzata a Vibo è stata un’iniziativa «per denunciare pubblicamente l’indolenza del commissario e di chi possiede ruoli di responsabilità per questo territorio. Parliamoci chiaro, c’è il tentativo evidente di smantellare il sistema sanitario pubblico per favorire quello privato». Mammoliti elenca i principali problemi: «Non abbiamo i posti letto adeguati, abbiamo la percentuale più bassa nel territorio vibonese, non abbiamo la medicina di territorio e quella di prossimità stenta a partire. In cinque anni abbiamo cambiato cinque commissari».

Sull’Asp vibonese resta ancora l’incertezza della commissione d’accesso antimafia, ma per il consigliere «Occhiuto non si può trincerare dietro l’idea della Commissione». Anche perché «la commissione ha finito i propri lavori e adesso aspettiamo il pronunciamento. Ma a prescindere dalla decisione, abbiamo bisogno di avere un commissario a tempo pieno o di un direttore generale perché Vibo non può accettare o tollerare una sanità da terzo mondo».

Sulla questione esercito di fronte l’ospedale, Mammoliti come il sindaco prova a ridimensionare il caso: «Non c’è nessuna militarizzazione, ma la volontà di garantire l’incolumità degli operatori, che dovrebbe essere garantita dall’Asp ma che evidentemente non riesce a farlo». Il consigliere dem ha invitato Occhiuto a fare di più, in virtù «dei poteri speciali che ha da commissario».

E sui medici imboscati, «ci sono state tante interrogazioni, Occhiuto sta valutando cosa fare, ci sono alcune situazioni dove ci sono questioni di salute e non si può intervenire. Ma lui, avendo la sanità nelle sue mani, ha un grande potere che nessuno finora aveva avuto». Mammoliti è tornato, poi, sulla particolare situazione vibonese: «Non abbiamo chi pianifica, chi programma, viviamo alla giornata. E in questa situazione gli operatori vivono nell’incertezza e i cittadini non hanno risposte. Questo è il dato drammatico».

Dello stesso avviso il consigliere regionale del gruppo misto Antonio Lo Schiavo, che nel corso del suo intervento ha elencato le criticità sanitarie, a partire dall’ingente debito di oltre 800 milioni. «La sanità è la grande questione calabrese, è un’emergenza ormai davvero grave. Ma il vibonese, rispetto a tutti i territori, oggi registra i più alti livelli di attenzione. Un caso emblematico delle disparità, delle disuguaglianze territoriali e dei diritti negati ai cittadini». Una situazione che Lo Schiavo definisce «drammatica e fuori controllo».

Tra le criticità anche i lavori del nuovo ospedale: «Aspettiamo da troppi anni una nuova struttura, un nuovo ospedale che mi sembra ritardi ancora una volta nella sua realizzazione. Noi abbiamo fatto più interrogazioni per capire se il cronoprogramma sarà rispettato, ma i dubbi sono più delle certezze».

Nel frattempo, però, «non si investe più nello Jazzolino». Un ospedale che, attacca Lo Schiavo, «non so più se può considerato tale a tutti gli effetti». «C’è una carenza di medici enorme, che non può essere colmata solo con i medici cubani. Poi c’è una grande difficoltà che è la medicina del territorio. Se questa non è funzionante noi intaseremo ancora di più gli ospedali, già ora il pronto soccorso non riesce a reggere la mole di lavoro». Tutte problematiche che «sono all’attenzione del Presidente Occhiuto. Noi chiediamo un incontro urgente per parlare della situazione della sanità vibonese, sapendo anche che per affrontare questa emergenza serve un management a tempo pieno. Siamo in un limbo: si parla di scioglimento per infiltrazioni mafiose, ma intanto non abbiamo ancora un manager a tempo pieno, un direttore generale o un commissario. Serve qualcuno che può programmare nel tempo». (rvv)

Il Sindadaco Si.Cobass: Indennità bloccate ai lavoratori calabresi per i dati dell’Asp di Catanzaro

Roberto Laudini, Coordinatore regionale del Si-Cobas – Sindacato intercategoriale lavoratori autorganizzati, la denunciato come «la struttura della Gestione Risorse Umane dell’Asp di Catanzaro comunica dati, non corrispondenti alla realtà, ai dipendenti in servizio nell’area dell’Emergenza Urgenza e condiziona, inceppando, l’intero meccanismo regionale che ha previsto la ripartizione delle risorse stanziate con la l’art. 1 comma 293 della Legge nazionale n. 234 del 30 dicembre 2021 (indennità per l’operatività in particolari U. O./Servizi)».

Per Laudini è «una storia incredibile, una situazione che prende il via con l’accordo regionale sottoscritto dai dirigenti della Cittadella e dalle organizzazioni sindacali il 15 febbraio 2024 che prevedeva la ripartizione di 1.153.596,00 euro di risorse pubbliche per il personale dipendente di tutte le aree e di tutti i ruoli dei servizi di pronto soccorso, del SUEM 118 e dei P.S. pediatrici/ginecologici ad accesso diretto».

«Per corrispondere tali risorse, la Regione Calabria ha chiesto preventivamente a tutte le Aziende del SSR – ha spiegato –, i dati del personale in servizio in quelle aree ricevendo una certificazione ufficiale di 1443 dipendenti così ripartiti: ASP CS: 473, ASP KR; 163, ASP CZ: 113, ASP VV: 185, ASP RC: 236, AOCS: 94, GOM: 89, Dulbecco: 90 = 1443».

«Sulla scorta del dato ricevuto dalle aziende – ha continuato – l’accordo regionale ha previsto per ogni singolo lavoratore, senza distinzione, 66,62 euro mensili per l’annualità 2022. Ad una attenta disamina dei singoli dati trasmessi dalle aziende, salta subito all’occhio l’incongruenza del dato comunicato dall’Asp di Catanzaro, tenuto conto che la cifra di 113 operatori per le aree di pronto soccorso e del Suem 118, è di gran lunga inferiore all’effettivo in esercizio, quindi non realistico. Per mesi, è calato il silenzio sull’argomento finché gli operatori interessati non hanno cominciato a reclamare le spettanze minacciando azioni legali».

«Tutto ciò – ha proseguito – ha costretto i vertici regionali in grande imbarazzo ad interessarsi della questione, difatti è stata chiesta una rettifica del dato all’Asp di Catanzaro ma ormai il danno era fatto, restano fuori decine di operatori dei pronto soccorso e tutti quelli del Suem 118 di tutta la Calabria».

«C’è da dire – ha aggiunto – che gli operatori dei pronto soccorso qualcosina la stanno percependo per effetto dell’art. 107 comma 4 del Ccnl 2019/2021, ma tutti gli operatori calabresi del Suem 118 non hanno visto neppure un euro relegati a rappresentare la cenerentola della sanità calabrese».

«Una domanda sorge spontanea: Per quale ragione non vengono trasferite le risorse alle aziende che hanno comunicato i dati corretti? Questo si chiedono i Commissari ed i Direttori delle altre aziende calabresi», ha detto il coordinatore, sottolineando come «l’unica amministrazione a comunicare un dato errato è l’Asp di Catanzaro, un dato che gli uffici competenti dovrebbero avere certificato visto che ogni mese pagano lo stipendio e le indennità accessorie degli operatori afferenti all’area dell’emergenza urgenza, eppure la fantasia in alcuni casi può superare la realtà».

«Una situazione Kafkiana – ha detto ancora – per cui il Commissario dell’Asp di Catanzaro, sicuramente in imbarazzo con i colleghi amministratori, dovrebbe affrontare richiamando la responsabilità dirigenziale dei suoi uffici, almeno come segno di vicinanza nei confronti dei vertici delle aziende sanitarie della Calabria bloccate ed alle prese con le proteste dei propri dipendenti e degli operatori tutti».

«Purtroppo sappiamo bene come andranno a finire le cose – ha detto ancora – non ci saranno provvedimenti per nessuno e chi ne pagherà il prezzo saranno sempre i soliti reietti dell’emergenza urgenza ai quali, nella riunione del 12 settembre ultimo trascorso, è stato chiesto di rinunciare a 10 euro per coprire le responsabilità di qualcuno. Probabilmente l’unico che potrà ridare dignità ai cosiddetti eroi del Covid, costretti durante l’emergenza ad espletare i bisogni fisiologici nelle tute anti contagio, sarà il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto».

«Conoscendolo, non gradirà assolutamente il danno d’immagine che la Regione Calabria – ha concluso – potrebbe subire dal procrastinarsi di una tale condizione». (rcz)