L’OPINIONE / Salvatore De Biase: La sfida della sanità calabrese sotto la guida di Occhiuto

di SALVATORE DE BIASEIn una regione come la Calabria, dove la sanità ha vissuto anni di difficoltà e abbandono, il compito del Presidente Roberto Occhiuto appare particolarmente arduo. Con un impegno costante e una determinazione incrollabile, Occhiuto si è posto l’obiettivo di riequilibrare un sistema sanitario che per troppo tempo ha lasciato i cittadini calabresi senza risposte adeguate.

Dal 2007, ben quattordici anni di commissari straordinari si sono susseguiti in Calabria, ma la domanda rimane: la nostra sanità è migliorata? Nessuno può affermarlo con certezza. I commissari inviati dal governo centrale hanno lasciato una scia di servizi fragili, bilanci passivi e un aumento dei cosiddetti “viaggi della speranza”. La sfida attuale è frenare la tendenza verso una sanità riservata ai soli ricchi e ridefinire il ruolo dell’Azienda Zero, che dovrebbe concentrarsi sull’amministrazione piuttosto che sulla gestione diretta delle strutture.

Nell’Asp di Lamezia/Cz, è cruciale rafforzare il ruolo della conferenza dei sindaci e assicurare una presenza adeguata di medici nelle ambulanze del 118, sempre sotto la gestione di Azienda Zero. Le difficoltà sono tangibili: i cittadini spesso rinunciano a curarsi a causa di liste d’attesa infinite, emigrazioni sanitarie e costi proibitivi. Questo scenario impone un ripensamento delle strategie sanitarie per evitare che il più grande ospedale della Calabria continui a trovarsi fuori dai confini regionali, con un costo annuo di 300 milioni di euro.

A Lamezia Terme, il Presidente Occhiuto ha promosso un progetto ambizioso per aumentare i posti letto a 286 (rispetto agli attuali 248) e creare un totale di 17 strutture complesse e 2 semplici, come delineato nei Dca 69 del 16 marzo 2024 e Dca 78 del 26 marzo 2024. Tuttavia, la responsabilità della stesura del nuovo atto aziendale e della sua attuazione è affidata al Generale Battistini, il quale deve rispettare i parametri normativi che per Lamezia significano 22 strutture semplici e 4-5 strutture dipartimentali.

Un ulteriore passo avanti è rappresentato dalla creazione di un Trauma Center, in collaborazione con l’Inail, che fungerà da centro di riferimento per la riabilitazione, sperimentazione e applicazione di ausili e protesi. Questo sviluppo porterà a una maggiore sicurezza sanitaria per la popolazione calabrese.

Confidando che le riforme previste possano finalmente garantire una sanità più equa ed efficiente per tutti i cittadini calabresi, è essenziale però, che la collaborazione tra le istituzioni e i professionisti della sanità continui a rafforzarsi, affinché la Calabria possa voltare pagina e assicurare a tutti i suoi abitanti un servizio sanitario degno di questo nome. Solo attraverso uno sforzo congiunto e una visione condivisa sarà possibile costruire un sistema sanitario resiliente, capace di rispondere alle esigenze di tutti i cittadini e di offrire cure di qualità, accessibili e tempestive. Il futuro della sanità calabrese dipende dalla capacità di lavorare insieme, superando le difficoltà del passato e costruendo un presente e un futuro migliori per tutti. (sdb)

[Salvatore De Biase è coordinatore di FI a Lamezia]

Presentato in Regione il servizio Recall per migliorare le liste d’attesa

Un sistema realizzato da Azienda Zero e dal Dipartimento Salute e Welfare, per migliorare le liste di attesa e riassegnare gli appuntamenti agli utenti in coda. È questo l’obiettivo del nuovo servizio Recall del Centro Unico di Prenotazione, presentato in Cittadella regionale dal commissario straordinario di Azienda Zero, Gandoldo Miserendino e dal direttore generale del Dipartimento Salute e Welfare, Tommaso Calabró.

L’iniziativa si rivolge all’utenza per ricordare l’appuntamento rispetto alla prestazione programmata da erogare e consentire di liberare in tempo utile i posti disdetti, rendendoli disponibili per altri cittadini, ottimizzando così le risorse. Gli utenti che saranno contattati in prossimità della prestazione programmata – tre giorni prima – potranno decidere di confermare o disdire la prenotazione, e nel caso, liberare quel posto per poi essere riutilizzato. Il servizio sarà attivo dal lunedì alla domenica, dalle ore 9 alle ore 18.

«Questa nuova attività tecnologica che presentiamo – ha spiegato il commissario Miserendino – ha molteplici vantaggi: innanzitutto aiuta il professionista medico che non dovrà effettuare delle verifiche rispetto alle liste di persone previste in un dato giorno, riscontrando eventualmente un buco, ma gli consentirà di avere un’agenda effettiva di appuntamenti. Con questo servizio, inoltre, si va incontro agli assistiti perché rappresenta una delle tante azioni messe in campo per ridurre le liste d’attesa. Un lavoro complesso quello che stiamo portando avanti sul Centro Unico di Prenotazione, grazie alla sinergia del commissario Battistini e delle Aziende sanitarie regionali e che vede il contributo di tutti».

«La divulgazione di quest’attività – ha sottolineato il dg Calabrò – che raccoglie il supporto tecnico ed economico dei dipartimenti di Transizione Digitale e Salute e Welfare, è centrale per veicolare le azioni a disposizioni dell’utenza e ottimizzare al massimo le prestazioni e le liste di attesa. Stiamo lavorando su un sistema complesso, quello del Cup, lo abbiamo razionalizzato e ora stiamo realizzando dei numeri importanti: più di un milione e mezzo di appuntamenti erogati da gennaio a oggi e una tendenza sempre crescente».

«A fronte di tante richieste di prenotazioni – ha concluso –  i nostri sforzi sono incentrati per erogare servizi qualitativamente soddisfacenti e sostenere numeri sempre più alti di assistiti. La percezione e la reputazione della sanità in Calabria cambiano non solo se riusciamo ad aumentare le prenotazioni ma anche se garantiamo in maniera rapida e professionale le erogazioni delle prestazioni. E siamo convinti che quest’azione che oggi presentiamo, renderà più veloci le visite e farà in modo che ci sia una maggiore cooperazione tra il sistema sanitario e i cittadini». (rcz)

L’OPINIONE / Michele Comito: Nessuna sforbiciata a Vibo su sanità da parte della Regione

di MICHELE COMITO – Nessuna sforbiciata e nessun benservito ai cittadini della provincia di Vibo Valentia da parte della Regione. Appare davvero superficiale e poco approfondita la lettura sui criteri di ripartizione del fondo sanitario regionale da parte del parlamentare M5S, Riccardo Tucci.

Anche se materia forse un po’ complessa, crediamo che con un minimo di onestà intellettuale si possano comprendere alcuni meccanismi di riparto dei fondi presenti del Dca. Nel riparto, infatti, oltre a tenere in considerazione la quota pro capite della popolazione, bisogna tenere presente anche il criterio della produzione di un’azienda sanitaria. A parità di popolazione e a parità anche di dipendenti di un’Azienda sanitaria, bisogna poi ipotizzare anche un riconoscimento a chi oggettivamente produce di più in termini di prestazioni. Inoltre l’Asp di Vibo ha una mobilità infra Regione più alta di altre aziende, ossia più gente di Vibo va a curarsi fuori provincia, creando dunque una passività.
Ad ogni modo, tenuto conto di tali criteri restrittivi – previsti dalla legge e non inventati dalla Regione – relativi al riparto, il presidente Occhiuto ha già provveduto a compensare tale gap, con una assegnazione provvisoria ulteriore di circa 4,6 milioni di euro, ed è in corso di definizione il budget complessivo per l’anno 2024 relativo all’assistenza territoriale, in cui si provvederà a eliminare il divario.
Per quanto riguarda i 400 milioni del fondo di gestione sanitaria accentrata (Gsa), quello che Tucci omette di dire è che tali fondi sono stati ridotti di oltre il 60% da quando la gestione della sanità è nelle mani del presidente Occhiuto. Infatti prima ammontavano a circa un miliardo di euro. Un miliardo che giaceva in cassa e che non era stato distribuito alle aziende.
La Regione, invece, ha provveduto a erogare quasi 600 milioni, e quelli che restano in cassa, in realtà sono legati a progetti già finanziati e vincolati come ad esempio i fondi relativi ai progetti del Pnrr. Fondi, in questo caso, che possono essere distribuiti solo quando le azioni previste dallo stesso Piano vengono realizzate in tutte le varie aziende.
Ragion per cui, i 400 milioni che sono ancora nel Fondo di gestione sanitaria accentrata, sono risorse destinate a progetti vincolati e che verranno liberati alle aziende nel momento in cui quelle determinate azioni verranno effettuate e realizzate.
Quindi stia sereno il parlamentare Tucci che fin quando il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, sarà anche il Commissario della sanità calabrese, non un solo euro andrà perduto per le cure e l’assistenza dei cittadini calabresi e mai si potranno verificare ingiusti squilibri nelle assegnazioni nei confronti dei diversi territori e aziende calabresi.
Non come in passato, ahimè, quando con governi guidati anche dal partito del parlamentare Tucci, la sanità calabrese era completamente trascurata e affidata a personaggi senza alcuna competenza. (mc)

All’ospedale Annunziata di Cosenza il nuovo pronto soccorso è realtà

di MARIACHIARA MONACOUn anno fa l’annuncio, pochi giorni fa la realizzazione: stiamo parlando del nuovo pronto soccorso dell’Ospedale Annunziata di Cosenza.

Ben 750 mq in più, spazi funzionali e moderni, 7 ambulatori, tre accessi triage in totale autonomia per barellati e per casi di infezione, una zona di attesa visite da 60 mq e separata dal Pronto Soccorso vero e proprio (anche per salvaguardare la privacy dei pazienti). Ed ancora una sala gesso, una sala Tac e una sala radiologia polifunzionale oltre a 10 posti letto di terapia intensiva. Una questione di numeri, certo, e di cifre importanti. È stato speso un importo totale di 2 milioni di euro, di cui 1 milione e 200 mila euro come struttura edile e impiantistica, e circa 900 mila euro in fondi Por, sui 10 in totale che l’Ospedale Civile dell’Annunziata è riuscito ad intercettare, per le apparecchiature che rendono ora la struttura moderna e all’avanguardia. Un Pronto Soccorso “invidiabile” per un Hub, come l’ospedale del capoluogo bruzio, che conta ben 70mila accessi l’anno.

Una macchina in attesa di rodaggio, che vedrà alla guida il nuovo primario Domenico Lorenzo Urso: «L’impressione – dichiara – è stata positiva rispetto alla gestione che il nuovo management aziendale ha inteso dare, occupandosi del miglioramento delle condizioni del pronto soccorso».

Poi continua: «Teniamo conto che questo è uno dei pochi ospedali che ha migliaia di accessi l’anno e che spesso copre zone dell’intera provincia, quindi la volontà del management è quella di cercare di abbattere le condizioni di sovraffollamento: una corretta gestione dei posti letto è alla base di questo modus operandi e questo mi ha impressionato positivamente».

Secondo Urso: «È importante anche la presa in carico del paziente perché – spiega – abbiamo raccontato non solo noi , ma tutti, della presenza stagnante di molti pazienti per alcuni giorni. Ora anche gli ambienti più ampi e più confortevoli potrebbero aiutare».

Il problema dei posti letto è un problema reale nelle fasi di attesa che il paziente venga allocato nel ricovero :«Tra le soluzioni organizzative che noi vorremmo perseguire a breve – anticipa il primario al proposito – è la cosiddetta stanza di ammissione, per pazienti che una volta che sono stati gestiti all’interno del pronto soccorso e hanno una destinazione in un reparto in attesa, saranno tenuti in un’area separata dal pronto soccorso dove saranno rispettati. Innanzitutto, la privacy del paziente, poi sarà garantito l’adeguato comfort, come se fosse in un ricovero». 

Al taglio del nastro, era presente anche il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto il quale ha parlato di “una giornata positiva”: «Il pronto soccorso di Cosenza era uno di quelli che soffriva di più in Calabria e dove i pazienti soffrivano di più. La loro dignità era mortificata perché costretti a stare in spazi angusti dove non si poteva nemmeno erogare il minimo di prestazione che si qualificasse come un diritto. Con questi spazi rinnovati si restituirà loro dignità, ci saranno degli ambulatori che consentiranno ai medici e agli infermieri di prendersi cura dei pazienti».

Rimane però il nodo del personale, un problema presente lungo tutta la penisola, ma ancora di più nella nostra regione. Un bisogno che si cercherà di sopperire, secondo i disegni della politica, grazie alla nascita di un policlinico, che formerà i nuovi camici bianchi sui banchi dell’Unical: «Sono molto contento – afferma Occhiuto – perché la recente manifestazione di interesse che abbiamo fatto per gli specializzandi ha avuto risultati ulteriori rispetto alle nostre aspettative».

«Hanno risposto 164 specializzandi – aggiunge – li metteremo nei pronto soccorso per occuparsi dei codici bianchi e verdi e quindi per deflazionare il pronto soccorso, continueremo a lavorare per fare di questo ospedale che io e De Salazar abbiamo raccolto quando era l’ultimo ospedale d’Italia, un ospedale civile. E lo faremo anche grazie all’università, sono molto felice dell’ottimo lavoro che sta facendo il rettore Leone, che ci consentirà di fare di questo ospedale un policlinico universitario capace di attrarre autentiche eccellenze nazionali. È un lavoro complicato, difficile, so bene che c’è moltissimo da fare, ma lo stiamo facendo con grande impegno. Nella sanità non è facile risolvere i problemi immediatamente perché nessuno ha la bacchetta magica».

Un nuovo inizio, si spera, per un’intera comunità, che troppe volte si è ritrovata a fare i conti con un lazzaretto di manzoniana memoria, con code di lettini e di barelle lungo i corridoi. Un disastro figlio della mala gestione e della  spending review, con un notevole taglio alle spese che ha trasformato il sistema-salute in un altrove privo di sensibilità, e sempre meno capace di ascoltare il lamento dei malati che invocano il loro sacrosanto diritto all’assistenza e alle cure. (mm)

L’OPINIONE / Carlo Guccione e Santo Gioffré: Il video di Occhiuto «confessione di fallimento»

di CARLO GUCCIONE E SANTO GIOFFRÈC’è da rimanere sinceramente e con grande preoccupazione, sbalorditi e perplessi di fronte all’ultimo video pubblicato dal Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Video confezionato con ricercata professionalità tipica delle tecniche di distrazione di massa e con solo obiettivo di alimentare qualunquismo e populismo.
Ieri, il Presidente della Reazione Calabria, in sostanza, ha messo all’indice due pilastri strategici che ancora, e con fatica, reggono l’agonizzante Sistema Sanitario Regionale: gli Infermieri e i Medici.

Noi, dopo aver analizzato il messaggio video di ieri, riteniamo che Occhiuto, tentando di fare, ripetiamo, una operazione di distrazione di massa, ha reso evidente il suo totale fallimento nella capacità di gestione della Sanità Regionale dopo aver preteso e avuto, dal suo governo amico, poteri assoluti in quel campo. Poteri che lui ha gestito per creare consenso senza risolvere nulla, ma aggravando, e di molto, la situazione, come denunciato da tutte le agenzie che s’interessano del settore, compreso il cosiddetto tavolo Adduce.
Il relazione a quando il Presidente Occhiuto ha sostenuto, in modo così duro, nel suo video, sommessamente gli chiediamo di rispondere:

È a conoscenza, visto che ha denunciato alle autorità competenti, che la totalità delle Commissioni Mediche delle Asp e AO, a cui per legge spetta la dichiarazione certificata delle inidoneità alle mansioni nel comparto sanitario, quindi, degli infermieri, abbiano certificato falsamente? E chi sono?

Dal 2009, il Presidente sa bene che la Calabria è dentro I rigori del Piano di Rientro dal debito sanitario. Anche per risolvere questo problema, ha avuto i pieni poteri. Problemi di cui, dopo 5 anni di governo della sua compagine e dopo 2 anni e mezzo di poteri assoluti, non s’intravede alcuna risoluzione e uscita, a differenza delle altre 8 Regioni, entrati assieme alla Calabria e da tempo usciti dal Piano di Rientro. Lui deve dirci perché , veramente, la Calabria è tenuta dentro il Piano di Rientro, oltre l’ammontare dei debiti dei quali, non si riesce a venirne fuori.

In questi 15 anni, quanti infermieri sono andati in pensione o hanno lasciato il Servizio Pubblico, visto le condizioni lavorative da paesi sottosviluppati? Quanti? Pare più di 4 mila. Un eventuale piano di assunzione tiene conto dei posti mancanti non di chi è inidoneo.

Sarebbe stato, forse, opportuno, prima di lanciare accuse così gravi verso le Commissioni Mediche e gli Infermieri, andare a vedere l’età dei cosiddetti imboscati e le patologie riconosciute perché  il falso in atto pubblico è un reato gravissimo.


Se dal 2009 non si è assunto personale nel comparto della sanità, come impone il Piano di Rientro, tanto che, furbescamente, Occhiuto ha fatto venire bel 360 Medici Cubani per tenere in piedi la baracca ed evitare l’interruzione di pubblico servizi, non gli doveva sorgere il sospetto che, essendo la media degli attuali Operatori nel Comparto sanità superiore a 60 anni, la percentuale di inabili, per forza deve essere superiore alle altre Regioni, anche di 5 volte, che non hanno questo problema? O no?

Visto che il Sistema Sanitario Regionale subisce il dramma del l’inefficienza totale, con mancanza assoluta di prevenzione delle malattie, e che in Calabria si arriva alla malattia a 48 anni, mentre nelle Regioni governate dagli amici di Occhiuto a 62 anni, come fa il Presidente della Regione ad insinuare, platealmente, che ci sono più di mille infermieri imboscati e non considerare, in base a quello detto prima, che si possa trattare di veri ammalati, con limitazioni serie, dovuti, pure allo stress e all’età?

Questo è solo distrazione di massa, populismo e qualunquismo. Confessione di un fallimento. Presidente, ci risponda, senza retorica e abbia rispetto delle professioni e delle persone.

 

L’OPINIONE / Carlo Guccione: Ma che succede all’Asp di Cosenza?

di CARLO GUCCIONEDifficilmente ci si sorprende ormai rispetto a quello che accade e che può accadere all’interno dell’Asp di Cosenza. Tra bilanci che non vengono approvati dal 2018 e altri che sono sotto osservazione degli organi di magistratura contabile e inquirente, perché falsi, ci sembrava di aver visto tutto. E invece no. La notizia che l’area legale dell’Asp di Cosenza ha espresso parere negativo rispetto alla transazione da 39 milioni con il colosso factoring Bff Banca, parere che era stato richiesto con i dovuti documenti, se è possibile riesce ancora a stupirci.

Nella relazione trasmessa dall’ufficio legale si dichiara chiaramente che le cause contro Bff Banca in gran parte potevano essere vinte. Come stava già accadendo. Come mai allora si è proceduto nel segno della transazione senza tenere conto del parere legale negativo? Addirittura nella fretta pare siano state pagate e transate fatture emesse nei confronti dell’Asp di Crotone. Ma c’è di più. C’è un’altra transazione che è oggetto dell’interesse dell’ultimo tavolo interministeriale che chiede all’Asp chiarimenti risalenti all’anno 2017 ma con effetti contabili che si sono registrati nel bilancio del 2022. Transazione “non supportata da nota debito ma da documento fittizio, come si rileva dalla documentazione prodotta con protocollo 7 del 9/01/2024”, così come scrive il tavolo interministeriale. 

Ma se dovesse avere ragione l’area legale dell’Asp di Cosenza che per il bilancio 2023 le era stato richiesto un parere e che nel mese di marzo ha trasmesso tutti i file relativi al contenzioso e sulla base di una valutazione dell’area legale ha comunicato un accantonamento per il fondo rischi per un importo di circa 100 milioni di euro, come mai poi in bilancio risulta per il fondo rischi per contenzioso per l’anno 2023 un importo di 17 milioni? Ma se alla fine avesse ragione l’ufficio legale dell’Asp di Cosenza sull’importo da imputare al fondo rischi e contenzioso, che è 5 volte di meno rispetto a quello effettivamente presente nel bilancio 2023, si rischierebbe il default e la non attendibilità del bilancio 2023 che è stato qualche mese fa approvato dall’Asp. 

Al presidente e commissario Occhiuto una sola domanda. È a conoscenza di quanto sta accedendo all’Asp di Cosenza? Estirpare le “mele marce” va bene, come dice lei. Ma intervenire alla semina è meglio… (cg)

[Carlo Guccione è della direzione nazionale del PD]

PUR AVENDO INGRANATO LA MARCIA GIUSTA
IL MEZZOGIORNO FA I CONTI COL DIVARIO

di LIA ROMAGNO – C’è un Mezzogiorno che ha ingranato la marcia, guida la crescita del Paese – +1,3% il Pil nel 2023, a fronte dello 0,9% del Paese (nel Settentrione il +1% del Nord Ovest è il valore più alto) – e dà il contributo maggiore all’aumento dell’occupazione (+2,5% contro +1,8 la media italiana, +2% il Nord Est).

E c’è un Mezzogiorno che continua a fare i conti con divari che lo lasciano ancora lontano da quel Centro Nord su cui ha segnato il sorpasso. I numeri dell’Istat certificano l’uno e l’altro scenario. Sul gap territoriale, in particolare, l’Istituto ha puntato i riflettori in occasione dell’audizione in Commissione alla Camere nell’ambito dell’Attività conoscitiva sull’attuazione e sulle prospettive del federalismo fiscale. Dal reddito pro capite alla sanità, dall’accessibilità alle scuole agli asili nido e ai servizi di assistenza, dai trasporti all’erogazione dell’acqua la disparità tra le due Italie resta ancora grande – e il solco è destinato a diventare ancora più profondo con l’attuazione dell’autonomia differenziata -. Molte di queste voci spiegano anche il declino demografico che al Sud è più marcato che altrove, un dato su cui incidono le migrazioni interne, ovvero le partenze in cerca di fortuna al Nord: -4,7% a fronte del “trascurabile” – 0,3% del Centro Nord, -1,8% il dato italiano.

Pil e Reddito pro capite

La distanza la misura intanto il Pil pro capite che – come emerge dalle stime dei Conti territoriali del 2022 – nelle regioni del Nord Ovest è circa il doppio di quello del Mezzogiorno: 40,9mila euro contro 21,7mila euro: 11,3mila sotto la media nazionale che è pari a 33mila euro. Nel 2007 la differenza tra il dato meridionale e quello nazionale era pari a 9mila euro, segno, sottolinea Stefano Menghinello, direttore della Direzione centrale dell’Istat per l’analisi e la valorizzazione nell’area delle statistiche economiche e per i fabbisogni del Pnrr, che “le distanze tra il Mezzogiorno e il resto del Paese si sono ampliate”.

Nel Nord Est e nel Centro il Pil pro-capite è, rispettivamente, 39,3 e 35,1mila euro. In cima alla classifica la Provincia autonoma di Bolzano con 54,5mila euro. All’estremo opposto la Calabria con 19,4mila euro, un gradino più su la Sicilia con 20,1mila euro. Il Rapporto annuale 2024 mostra poi come negli ultimi 20 anni non ci sia stato un processo di convergenza dei territori italiani, quelli più svantaggiati soprattutto, verso il dato medio della Ue: tutti tra il 2000 e il 2022 hanno sperimentato tassi di crescita del Pil pro capite in parità di potere d’acquisto (Ppa) inferiori al dato europeo. La fotografia non cambia se si prende in considerazione il reddito disponibile delle famiglie: la media nazionale è pari a 21,1mila euro per abitante, le regioni del Nordovest raggiungono i 24,8mila euro contro un valore di 16,1mila euro nelle regioni del Mezzogiorno. La Provincia di Bolzano e la Lombardia vantano i differenziali positivi maggiori rispetto alla media (+7,4mila e +4,5mila euro), Calabria e Campani quelli negativi maggiori (-6,1mila euro e – 5,7mila euro).

Ospedali e Scuole

Se guardiamo all’accessibilità di servizi essenziali, come gli ospedali e le scuole, emerge che in Calabria, Basilicata, Molise, Sardegna, ma anche in Valle d’Aosta una quota di popolazione tra il 5,2% e il 20,3% impiega oltre 30 minuti per raggiungere una struttura ospedaliera. Divari tra Centro Nord e Mezzogiorno si rilevano anche per l’accessibilità degli edifici scolastici. Per il Mezzogiorno si osserva sia una maggiore consistenza di scuole con un livello critico di raggiungibilità (36,4% contro 19,5%), sia di scuole che possono essere raggiunte solo con il ricorso a mezzi di trasporto privati (20,9% contro 13,2%).

La qualità dei servizi

Una spaccatura profonda emerge anche dall’analisi degli indicatori Bes (Benessere equo e sostenibile) al dominio “Qualità dei servizi” che hanno per oggetto servizi d’interesse per l’attuazione del federalismo fiscale. Cominciamo dal servizio idrico. Calabria e Sicilia sono le regioni con i valori peggiori, le famiglie che dichiarano irregolarità nell’erogazione dell’acqua in Calabria (38,7%) superano di oltre quattro volte la media nazionale e in Sicilia il valore è più che triplo (29,5%); all’opposto si colloca la provincia autonoma di Bolzano, dove solo l’1,5% delle famiglie denunciano interruzioni del servizio idrico.

Una forte variabilità a scapito del Mezzogiorno si registra anche per l’accesso ai servizi essenziali per il cittadino: in Campania la quota di famiglie che hanno difficoltà ad accedere ai servizi essenziali è quasi doppia rispetto alla media delle famiglie italiane (8,8% rispetto a 4,9%), seguite dalle famiglie residenti in Calabria (7,7%) e in Puglia (7,1%); all’estremo opposto, tali difficoltà sono dichiarate solamente dal 2,5% delle famiglie della provincia autonoma di Bolzano Le regioni del Nord godono di migliori livelli di benessere anche per gli indicatori di mobilità, sia in termini di offerta di trasporto pubblico locale (Tpl) sia per la soddisfazione della domanda. Ad esempio, l’offerta di Tpl in Lombardia è più del doppio del dato nazionale, in Molise quasi 12 volte più bassa.

Per i servizi socio-sanitari e socioassistenziali la Campania, con 19,5 posti letto residenziali per 10.000 abitanti, si posiziona all’ultimo posto della graduatoria regionale (-70% di posti letto rispetto al dato Italia) mentre la provincia autonoma di Trento, con 152,8 posti letto per 10.000 abitanti, si attesta al primo posto.

Spesa per il Welfare

Importante anche il divario nella spesa per gli interventi e i servizi sociali (8,4 miliardi, di cui 1,3 per asili nido e servizi per la prima infanzia). Un tema centrale per il federalismo fiscale. Nel Sud la spesa pro-capite per il welfare territoriale è di 72 euro, al Centro 151, al Nord Ovest 156, Nord Est 197. A livello regionale le differenze sono ancora più marcate: in Calabria e Campania, ad esempio, la spesa è pari rispettivamente a 37 e 66 euro pro-capite, in Provincia Autonoma di Bolzano, 592 euro. Capitoli servizio sociale professionale e asili nido. Nel 2021 sono stati presi in carico dagli assistenti sociali oltre 2,185 milioni di utenti. Si va da un minimo di 2 su 100 abitanti al Sud a un massimo di 5 nel Nord Est, a fronte di una media nazionale di 4 utenti. Quanto agli asili nido nel Sud e nelle Isole (17,3 e 17,8 posti per 100 bambini residenti) la disponibilità pro capite è circa la metà di quella delle regioni del Nord (37,5 nel Nord Est, 35 nel Nord Ovest, 38,8 nel Centro). La spesa dei Comuni per i servizi di prima infanzia “varia notevolmente”, sottolinea Menghinello: in media per ogni bambino sotto i tre anni i comuni del Centro hanno speso 1.803 euro al Centro, 1.728 al Nord-est, 1.091 euro al Nord-ovest, 470 euro nelle Isole e 417 euro al Sud (1.116 euro la media nazionale). Per i servizi destinati agli anziani al Nord Est la spesa pro capite è quattro volte di più che al Sud: 166 a 38; 91 euro nel Centro, 85 nel Nord Ovest, 63 nelle isole.

Risorse per la sanità

Per il Servizio sanitario nazionale le Regioni nel 2022 hanno potuto contare – in termini di finanziamento effettivo – su 127,5 miliardi di euro, con un aumento medio dal 2017 dell’1,8%. Dall’analisi  regionale emergono “discrete differenze” in termini di risorse economiche disponibili: Emilia-Romagna e Liguria sono le regioni con il finanziamento pro capite più elevato, rispettivamente 2.298 e 2.261 euro. In generale i livelli più bassi di finanziamento effettivo si riscontrano nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Campania e Sicilia, con 1.994 e 2.035 euro pro capite. (lr)

(Courtesy Il Quotidiano del Sud / L’Altravoce dell’Italia)

L’OPINIONE / Luigi Sbarra: Occorre rivoluzionare il vecchio modello sanitario

Bisogna mettere intorno ad un tavolo Regioni, istituzioni locali, imprese e sindacati per considerare le criticità maggiori e valutare con attenzione ogni singola risorsa disponibile e quelle ulteriormente attivabili. Occorre rivoluzionare il vecchio modello sanitario focalizzato sulla patologia e disegnarne uno nuovo centrato sulla salute e sulla prevenzione.

Dobbiamo ripensare l’assistenza, puntando allo sviluppo di una rete di servizi mirati, in grado di rispondere ai bisogni specifici delle persone. Sul terreno dei diritti e della tutela della salute delle persone non accetteremo compromessi al ribasso nella prossima legge di bilancio.

Di fronte alle enormi sfide poste dalle grandi transizioni in atto, da quella demografica a quella climatica e a quella tecnologica, bisogna considerare la spesa sociale orientata a soluzioni durevoli come un vero e proprio investimento. Dobbiamo voltare pagina e recuperare il terreno perduto. Vanno sbloccate assunzioni e stabilizzazioni, sviluppare i servizi socio-sanitari, estendere la medicina di prossimità, azzerare le liste di attesa, rilanciare gli investimenti su telemedicina e ricerca, digitalizzare i servizi, ammodernare strumentazioni e plessi ospedalieri, garantire la sicurezza nei posti di lavoro.

Vanno rinnovati i Ccnl per la Sanità pubblica e privata. Va supportata la non autosufficienza, che a livello nazionale coinvolge quasi 4 milioni di persone, non solo anziani. (ls)

[Luigi Sbarra è segretario nazionale della Cisl]

La consigliera Straface: Al lavoro per riapertura Raporto di Medicina all’ospedale Chidichimo

«Si sta lavorando per la riapertura del reparto di medicina dell’Ospedale Chidichimo di Trebisacce attraverso il completamento dell’organico e, allo stesso tempo per la realizzazione dell’eli-superficie a supporto prezioso di tutte le esigenze salva-vita delle nostre aree, soprattutto interne». È quanto ha reso noto la consigliera regionale Pasqualina Straface, nel corso di un sopralluogo al nosocomio di Trebisacce al quale sono intervenuti anche il sindaco Franco Mundo e Francesco Laviola, dirigente dell’Azienda Provinciale di Cosenza, addetto alla programmazione ed al controllo.

«Non stiamo lesinando sforzi in questa direzione – ha sottolineato la Straface – tenendo fede a tutti gli impegni che il Presidente Occhiuto ha assunto con i calabresi e che sta portando avanti insieme alla dirigenza dell’Asp, rispetto alla riapertura degli ospedali chiusi, al potenziamento delle loro specifiche funzionalità ed alla capacità di risposta alla domanda territoriale, a garanzia del fondamentale diritto alla salute».

Nel ringraziare il primo cittadino per la disponibilità e la collaborazione confermate, la Straface ha colto, quindi, l’occasione per ribadire la massima sensibilità del Presidente e della Commissione Sanità rispetto alle legittime attese della comunità di Trebisacce e di tutto l’alto jonio cosentino. (rcs)

L’OPINIONE / Amalia Bruni: Sistema sanitario calabrese sottofinanziato e a rischio

di AMALIA BRUNI – Il titolo che avete scelto per questa due giorni di approfondimento, “Sanità pubblica a rischio: priorità e sicurezza delle cure, quale riforma della colpa professionale medica?”, ci impone accurate riflessioni e strategie d’intervento. Da buoni medici non possiamo individuare la giusta terapia da mettere in campo se prima non condividiamo la diagnosi. Per deformazione professionale sono sempre partita dai dati, dai riscontri analitici, dagli indicatori: e sulla base di quelli che abbiamo a disposizione possiamo pienamente affermare che ormai da tempo il nostro Sistema sanitario nazionale attraversa la crisi più profonda dalla sua istituzione.

Il Forum delle 75 società scientifiche dei Clinici ospedalieri e universitari italiani ha lanciato un appello con cui denuncia la carenza di personale, cittadini sfiduciati, emigrazione ospedaliera. È necessario aumentare la spesa sanitaria.

Attualmente, l’Italia spende molto meno rispetto ad altri paesi europei come Germania e Francia. Questo divario si riflette in una drammatica rinuncia alle cure da parte di circa 4 milioni di persone, il 7,2% della popolazione italiana, secondo l’ultimo rapporto Istat: una percentuale che è ancora più alta in Calabria. I dati sulla nostra sanità non potranno andare a migliorare se la spesa sanitaria pubblica in relazione al Pil invece di aumentare si riduce.

Ad oggi siamo ben lontani dai principi ispiratori della legge 833/1978 con cui è stato istituito il Sistema sanitario nazionale: parliamo di una legge per cui si rende necessario un aggiornamento normativo alla luce della nuova domanda di salute e del mutato scenario sanitario. I commissariamenti e i piani di rientro sono sentenze di morte per il nostro sistema sanitario. Per garantire risorse stabili e adeguate alla sanità sono imprescindibili due proposte nel quadro nazionale: l’innalzamento della spesa sanitaria almeno al 7,5% del Pil e il superamento dei vincoli attuali di spesa sul personale, visto che il “tetto” all’assunzione di medici e professionisti sanitari e sociosanitari con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato o con contratti flessibili è imposto da una legge che risale al 2004.La mancanza di risorse umane adeguate rende difficile gestire il carico di lavoro: il peso grava sugli operatori sanitari, considerati eroi durante la pandemia ma ora dimenticati.

E nonostante l’urgenza di aumentare le risorse da mettere a disposizione del sistema sanitario, la Camera ha bocciato la proposta di legge della segretaria nazionale del Pd Elly Schlein sull’aumento delle risorse per la sanità: perché “senza copertura”, si è giustificata la maggioranza. Eppure con un’evasione fiscale di 90 miliardi e profitti esorbitanti delle aziende farmaceutiche non tassati, le risorse potrebbero essere reperite se ci fosse la volontà politica.

Mancano i servizi, manca l’efficientamento, manca l’innovazione tecnologica, mancano investimenti in ricerca e formazione, ma mancano addirittura le cose più ovvie e indispensabili come i posti letto. Diminuisce anche il numero degli ospedali e in Calabria l’insieme della rete ospedaliera non offre le attività previste producendo una disarticolazione della risposta che spinge i cittadini verso la sanità privata. All’elenco delle carenze aggiungiamo la prevenzione, sempre poco rilevante nella programmazione socio-sanitaria registra inadeguate fonti di finanziamento: eppure il 60% del carico della malattia, in Europa e in Italia, è riconducibile a fattori di rischio che potrebbero essere modificabili con l’adozione di stili di vita salutari e una diagnosi precoce.

Dove stiamo andando? Il fondo lo abbiamo già toccato e la nostra responsabilità deve scuotere le nostre coscienze: non possiamo accettare che la legge sull’autonomia differenziata possa ancora più ingigantire i già enormi divari esistenti tra Nord e Sud. È necessaria una mobilitazione collettiva che su più fronti possa spingere verso una presa in carico innovativa, misurata e determinante della sanità pubblica: se c’è necessità di tagli nel nostro Paese, tutto può essere toccato, tranne che la sanità. (ab)

[Amalia Bruni è consigliera regionale del Pd]