L’OPINIONE / Igor Colombo: Che fine ha fatto il piano per ridurre le liste d’attesa in Calabria?

di IGOR COLOMBO – L’ultimo rapporto diffuso dall’Istituto superiore della sanità registra una diminuzione della mortalità per il cancro, dati però in controtendenza al Sud dove, purtroppo, si continua a morire per tumore alla mammella ed al colon. In tutto questo gioca un ruolo fondamentale la qualità della nostra sanità, che include oltre alle strutture anche e soprattutto la prevenzione, non sempre garantita come ultimamente sta avvenendo all’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme dove tale pratica è sospesa da alcuni mesi per mancanza di personale, e le visite specialistiche con ancora liste di attesa che vanno alle calende greche. Essendo malato oncologico sono direttamente interessato a tutto ciò che ruota intorno al circuito sanitario e ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) ancora troppo bassi in Calabria.

Recentemente in Parlamento sono stati presentati tre emendamenti al Decreto liste di attesa al fine di superare le criticità connesse all’accessibilità e alla fruibilità delle prestazioni e garantire l’erogazione dei servizi entro tempi appropriati, in particolare nelle regioni sottoposte al Piano di rientro. Restando nell’attesa di ciò da noi per prenotare una visita specialistica, spesso urgente per pazienti oncologici, anche quelli interni e che si curano nel reparto, come il sottoscritto, ci sta attendere tempi lunghissimi ed anche quando l’impegnativa è segnata con codice di urgenza, la richiesta non viene soddisfatta in tempi celeri. Questo porta al malato la scelta obbligata, qualora ci sia la disponibilità economica del soggetto, a rivolgersi al privato che eroga il servizio con onorari salatissimi.

La salute è un diritto e non ha prezzo. Partendo dada questo assunto, da malato oncologico non posso fare altro che constatare una grave inadempienza della Regione Calabria in merito alla Legge 124 del 1998 che sancisce il diritto di accesso equo e tempestivo ai servizi sanitari. Non è accettabile quanto ancora succede in Calabria da che ne dica il governo Meloni ed il governatore Occhiuto, nessuna lista di attesa viene abbattuta. Oramai nel 2024 un paziente ha diritto a ricevere la prestazione sanitaria richiesta oltre che in tempi brevissimi e compatibili con la richiesta di urgenza, anche nella struttura sanitaria più vicina. Oggi tutto ciò non avviene e questo dato inoppugnabile rappresenta una grave ingiustizia per i malati oltre a comportare dei seri rischi per la salute degli stessi.

Che fine ha fatto il piano del ministro della Salute Orazio Schillaci, lanciato in pompa magna per ridurre le liste di attesa in Calabria? Lo stesso proprio due giorni fa ha richiesto nuovi fondi per far fronte a questa che ormai è diventata una emergenza, quindi significa che siamo ancora bel lontani dalla risoluzione di questa annosa problematica.

Da cittadino ma soprattutto da malato oncologico calabrese, esigo che la Regione Calabria si faccia carico attraverso il commissario ad acta nei tavoli di discussione e presso il ministero di avere il prima possibile tutte quelle misure necessarie per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Chiedo altresì che la stessa Regione garantisca l’applicazione della legge 124/98.

Se nei prossimi mesi persisterà tale situazione, mi riserverò di presentare apposite denunce agli organi competenti ed arriverò ad attuare nella mia città di Lamezia Terme forme eclatanti di protesta. Il diritto alla salute va garantito e rispettato, e che questo mio appello arrivo chiaro e forte al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro Schillaci ed al Governatore Roberto Occhiuto. (ic)

SULLA COSTA JONICA, LA SANITÀ IN AGONIA
REPARTI AL COLLASSO E MANCA PERSONALE

La sanità in Calabria è arrivata a un punto di non ritorno. La carenza di personale nelle strutture ospedaliere è elevatissima e i pochi operatori rimasti sono costretti a turni massacranti. Definire “sanità” il minimo servizio offerto nelle strutture pubbliche calabresi è ormai un eufemismo.

Mancata attuazione dell’ex “Piano Scura”

Sulla costa jonica, poi, la situazione è ulteriormente complicata dalla mancata attuazione del piano Scura, sacrificata per mero campanilismo e interessi politici. Nonostante il piano prevedesse una netta distinzione tra area medica (fredda) e chirurgico-interventistica (calda) nei due plessi dello Spoke di Corigliano-Rossano, oggi persiste una commistione di reparti ingiustificata. L’ultimo Documento di pianificazione sanitaria regionale (marzo 2024) ha previsto l’attivazione del punto nascita nel presidio di Cetraro, a seguito del trasferimento della terapia intensiva da Paola.

Ci chiediamo perché ciò che è stato applicato sul Tirreno non venga attuato anche alla struttura jonica, dove la divisione materno-infantile rimane nel presidio Compagna di Corigliano, nonostante la terapia intensiva si trovi invece nel Ginnettasio di Rossano.

Mancanza di reparti d’emodinamica e pneumologia

Il richiamato Documento di pianificazione sanitaria regionale ha previsto l’attivazione del reparto di emodinamica a Crotone e la predisposizione dello stesso reparto nello Spoke di Corigliano-Rossano. Ad oggi, però, lungo l’Arco Jonico calabrese non c’è traccia di questo reparto salvavita. Le prescrizioni prevedono l’allocazione di tale reparto in aree con almeno 300.000 abitanti, ma la prassi seguita è stata quella di sezionare la Calabria per ambiti orizzontali, ignorando le difficoltà geografiche e le affinità tra aree limitrofe. In questa logica, tutta l’ambito compreso tra la Valle del Trionto e quella del Neto resta fuori dalla “golden hour”. “L’ora salvavita” — lo ricordiamo — resta il periodo entro cui le persone colpite da patologie cardiache devono essere trattate in un punto ospedaliero dotato d’emodinamica.

Relativamante la pneumologia, gli spoke di Corigliano-Rossano e Crotone, risultano sprovvisti di tale reparto. Invero, a poco è valso aver ospitato, nonostante la mancanza di percorsi separati, reparti Covid durante il periodo pandemico. Le dinamiche centraliste, infatti, continuano imperterrite a marginalizzare dette strutture. Non c’è stata alcuna opposizione agli smantellamenti di reparti vitali per la sanità jonica, lasciando 400.000 abitanti senza assistenza adeguata per patologie respiratorie, in preoccupante aumento.

Nuovo Presidio ospedaliero della Sibaritide: Nessuna chiarezza sul suo futuro utilizzo

Fortunatamente, i lavori per il nuovo ospedale unico dello Jonio procedono, ma senza una visione chiara e coerente del suo utilizzo futuro. Invero, il nascente nosocomio appare sottodimensionato rispetto alla previsione dei Lea (livelli essenziali d’assistenza) regionali. L’ospedale, infatti, è stato pensato per un’utenza di circa 180.000 persone, con 373 posti letto. L’offerta sanitaria, quindi, inquadra 2 posti letto ogni 1.000 abitanti, mentre la pianificazione regionale prevede 3.15 posti letto ogni 1.000 abitanti. Si rischia seriamente di completare una struttura che, una volta ultimata, potrebbe rivelarsi una scatola vuota.

La vera battaglia politica e di dignità che la Classe Dirigente del territorio jonico dovrebbe intraprendere sarebbe quella di caratterizzare il nuovo presidio come ospedale Hub. I numeri demografici della Sibaritide e del Crotonese, infatti, consentirebbero piena attuazione all’ipotizzato disegno e, con ogni probabilità, si riuscirebbe ad intravedere uno spiraglio di luce all’orizzonte. (Comitato Magna Graecia)

CATANZARO – La consigliera Bruni incontra il Commissario Asp Battistini

La consigliera regionale del PD, Amalia Bruni, assieme a una rappresentanza del Comitato La Sanità che vogliamo di Lamezia, ha incontrato il commissario dell’Asp di Catanzaro, Antonio Battistini, per parlare della difficile e complessa situazione della sanità lametina, non solo ospedaliera.

Al commissario, infatti, è stata rimarcata fortemente la carenza di personale sanitario, la necessità di assumere nuovi medici e personale infermieristico, in particolare da destinare alle ambulanze del 118 che da troppo tempo circolano demedicalizzate e spesso senza neanche personale infermieristico e all’area fragilissima del Pronto Soccorso che necessita di vedere concretizzare rapidamente l’arrivo degli specializzandi il cui concorso è stato concluso.

Sono state presentate, inoltre, al commissario incresciose situazioni in cui si sono venuti a trovare molti pazienti disabili che stanno acquistando alcuni presidi di prima necessità che, invece, avrebbero diritto a ricevere gratuitamente.

Ferma volontà è stata espressa dal Commissario Battistini nel voler interloquire con il Rettore Giovanni Cuda dell’Università Magna Graecia per risolvere rapidamente la tematica degli specializzandi, ha comunicato che stanno procedendo con la delibera per le prestazioni aggiuntive e con gli uffici preposti dei distretti per le tematiche presentate.

A seguire è stato fatto un focus sugli investimenti che riguardano la struttura ospedaliera.

Sono stati attenzionati dalla Bruni i 20 milioni di euro previsti dall’art. 20 dalla legge 67/88, risorse destinate all’edilizia sanitaria, il cui lunghissimo iter (iniziato nel 2019) è praticamente concluso.

Tali fondi, destinati alla ristrutturazione e alla rifunzionalizzazione dei reparti potrebbero già da subito essere impiegati per esempio per il reparto di ostetricia per il quale esiste già la progettazione di massima. È stato fatto presente dal comitato che prevedendo oggi la normativa delle progettazioni integrate, procedere su questa strada potrebbe accorciare notevolmente i tempi.

Esistono, inoltre, altri due canali di finanziamento, uno destinato all’adeguamento strutturale inerente il rischio sismico (tre milioni di euro) e un altro per la realizzazione di impianti volti a produrre energie rinnovabili ( 5 milioni di euro).  Questi fondi impiegati nella totalità consentirebbero una importante rifunzionalizzazione e miglioramento strutturale dell’ospedale lametino.

Il commissario ha dimostrato immediata e concreta volontà di dare corso, definendo con gli uffici che stanno già lavorando, tutti i passi necessari per andare avanti e velocizzare gli interventi.

Altro capitolo a parte è costituito dal Centro protesi Inail che ha sede nei locali della Fondazione Mediterranea Terina, dove trova allocazione anche la struttura di terapia riabilitativa dell’Asp, per la quale il Commissario ha previsto una rifunzionalizzazione ed un ampliamento, avviandola a punto di riferimento interdistrettuale.

Si è anche discusso del possibile rilancio del Centro Inail, centro che dovrebbe essere all’avanguardia per le tecniche e la produzione di protesi, fino ad ora “non pervenuto”.

Si tratta di una struttura al centro del Mediterraneo, area geografica segnata da cruenti conflitti e da continue migrazioni. Una realtà che potrebbe essere un faro per le popolazioni derelitte, vittime di guerre e altri eventi calamitosi: uomini e donne colpite da gravi disabilità per i quali il centro protesi Inail, qualora sviluppi l’indispensabile laboratorio di ricerca, potrebbe affrontare e risolvere con competenza e professionalità.

Il commissario Battistini ha ascoltato con profonda attenzione, esprimendo la sua sintonia con questa idea di sviluppo e manifestando la sua disponibilità a voler dare alla popolazione risposte positive e risoluzioni concrete alle tante criticità sollevate. (rcz)

Sanità, Occhiuto punta a rafforzare l’organico: Previste 861 assunzioni

Nel corso del 2024 saranno assunte altre 861 unità di personale nella sanità. È quanto stabilito dal decreto firmato dal commissario ad acta, Roberto Occhiuto, che l’ha definita «una misura fondamentale finalizzata a rafforzare in maniera decisiva, con numeri davvero importanti, le dotazioni organiche delle Aziende del sistema sanitario regionale, le quali potranno contare sul reclutamento di questo nuovo personale per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria sul territorio».

Nello specifico sono previsti: 219 operatori socio sanitari (oss), 165 autisti, 20 infermieri, 440 medici e 421 altri profili (tra cui collaboratori amministrativi, fisioterapisti, dirigenti veterinari, tecnici di radiologia), ai quali si aggiungono, come specificato, 850 unità assunte per il turn over.

Quest’ultimo decreto punta ad utilizzare tutte le risorse economiche messe a disposizione dalle norme nel rispetto dell’art. 11 del decreto legge 35/2019, convertito con modificazioni dalla Legge 60 del 25 giugno 2019. Complessivamente si mette in campo una manovra finanziaria del valore di oltre 120 milioni.

Considerando che il Dca 102 del 20 maggio 2024 aveva già autorizzato l’assunzione di 404 professionisti, ai quali si aggiungono gli 861 del sopracitato decreto e un previsto turn over di 850 unità, durante l’anno in corso si avrà un totale di 2.115 unità di nuovo personale sanitario che opera e opererà nelle Aziende sanitarie provinciali e nelle Aziende ospedaliere della Regione.

«Nei primi due anni e mezzo del mio governo regionale abbiamo già assunto – tra medici, infermieri, oss, e altre figure – poco meno di 3.500 professionisti e operatori del settore sanitario, adesso grazie a queste manovre ne abbiamo assunti e ne assumeremo altri 2.115 entro la fine del 2024», ha ricordato Occhiuto, sottolineando come «a fine anno arriveremo a più di 5.500 unità di personale assunte in appena tre anni: un dato impressionante che rappresenta la mole di lavoro fatto in questa prima parte della legislatura».

«Si pensi che, nello stesso arco di tempo – ha proseguito – nel medesimo comparto, sono andati in pensione o hanno cambiato occupazione circa 2.500 operatori. Se non avessimo messo in campo questa massiccia strategia per reclutare nuove figure professionali – insieme ai 274 medici cubani arrivati a darci supporto – oggi tanti reparti e tanti ospedali calabresi sarebbero chiusi».

«C’è ancora tantissimo da fare per far risorgere la sanità in Calabria – ha concluso – ma l’azione amministrativa della Regione in questi anni ha permesso, con numeri mai registrati prima, il reclutamento di personale qualificato dispensabile per continuare a tenere aperti i nostri presidi sanitari e ospedalieri». i(rcz)

La consigliera Straface: A breve avvio interventi all’Ospedale di Cariati

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha annunciato che «a breve inizieranno i lavori nelle sale ed a seguire la fornitura e l’installazione del mammografo nell’Ospedale Vittorio Cosentino».

«Finalmente, dopo tantissimi anni, per l’Ospedale di Cariati è stato fatto un concorso con l’assunzione di una biologa che non solo garantisce il funzionamento del laboratorio analisi con la copertura dei turni necessari, ma pone fine al dispendio di risorse che la chiamata del medico a gettone comportava per le casse dell’Azienda Sanitaria Provinciale», ha detto Straface che, nei giorni scorsi, ha effettuato un sopralluogo al nosocomio, assieme al sindaco di Cariati, Cataldo Minò.

«In attesa che parta la nuova rete ospedaliera e che l’Ospedale di Cariati riapra completamente – ha concluso – con nuovi posti letto nel reparto di medicina – conclude la Straface – sono diversi gli interventi che interesseranno la struttura. Si stanno programmando i lavori per la radiologia per dotare il reparto di macchine tecnologicamente all’avanguardia». (rcs)

CON L’AUTONOMIA LA CALABRIA PERDERÀ
5,34 MLD: COSÌ MUORE LA SANITÀ PUBBLICA

di CARLO RANIERIPremesso che, il tallone di Achille dell’autonomia differenziata (n. 86/2024) è la distinzione fatta tra materie tra Lep e non Lep, la normativa approvata il 26 giugno 2024,  prevede un doppio canale (quelle non Lep concedibili subito), ma   l’art. 116 Cost. parla di 23 materie devolvibili alle Regioni.

La distinzione tra materie Lep e non Lep è un’invenzione del governo Meloni, il prof. S. Cassese, ebbe a dire “che la distinzione è stata complicata ed in alcuni casi impossibile”. Il Presidente Emiliano in audizione ha detto che  «i Lep non sono altro che la vita sociale e civile dei cittadini ed è impossibile determinarli senza fare sperequazione».

I Lep si sa, non saranno mai determinati, in quanto non compatibili con il quadro della finanza pubblica per come delineato dall’art. 119 cost., e anche se determinati, vanno  a incidere sui principi di  eguaglianza e  solidarietà tra i cittadini della Repubblica Italiana, con gravi squilibri territoriali  e unitarietà  dello Stato Italiano (artt. 2, 3 e 5 Cost.).

Bloccando il trasferimento (con richiesta di referendum di abrogazione parziale) delle materie non Lep di fatto si blocca la legge Calderoli.

Altra contraddizione, per determinare i Lep la norma prevede il decreto legislativo, mentre demanda ad una commissione tecnica (Ctfs) la determinazione dei costi e fabbisogni standard, questo diverso modo di procedere può essere impugnato alla Consulta per un’abrogazione parziale, che di fatto bloccherebbe le intese del 2018 riesumate dall’art. 11, c.1.

Disastro autonomia per la Calabria

Con l’autonomia differenziata (AD) sarà fine dello stato unitario. Dal 2027 ogni Regione dovrebbe mantenersi con i tributi incassati sul territorio (D.Lgs n. 168/2011 per come modificato dalla legge n. 197 del 2022, art. 1, comma 788 governo Meloni). 

La Calabria incassa il 51% di quello che spende

Lo Stato grazie al surplus fiscale del Nord versa quale trasferimenti erariali alla Calabria circa 5,34 miliardi (il bilancio della Regione è circa 5,5 miliardi). Con l’autonomia differenziata cesseranno. Senza questi fondi chiuderanno: ospedali, scuole, trasporto pubblico locale  e servizi sociali.

La spesa primaria netta calabrese  (ovvero la spesa pubblica nominale al netto della spesa per interessi), quale valore pro-capite:  spesa primaria € 12.941, entrate € 8.364 (saldo negativo di € 4.307 )  per ogni cittadino calabrese.

Per coprire questo saldo negativo interviene il residuo fiscale della altre regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli e Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio) alla Calabria, che cesserà quando saranno devolute le materie non Lep. Per un abitante della Valle d’Aosta (RSS) la spesa primaria netta è il doppio di quella di un calabrese € 23.905.

Sanità Calabria – Gli effetti collaterali dell’autonomia differenziata

Su una spesa storica (Dpcm 30 agosto 2021) di oltre 3miliardi (complessiva 4,5miliardi) vengono dati 1,6 miliardi quale perequazione (art. 119 costituzione), senza  questo trasferimento dovremmo comprare le medicine – chi non ha soldi muore – fine della sanità pubblica. Nell’anno 2022 per ogni abitante dell’Emilia Romagna la spesa sanitaria pro-capite è stata  di  2.495 euro l’anno (747 euro in più), per un calabrese  1.748  euro, con l’autonomia differenziata saranno 839 euro (908 euro in meno a testa).

Diminuirà il personale sanitario e scolastico in quanto nelle materie non Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) già chieste dalle Regioni del Nord si possono differenziare gli stipendi sino  a  raddoppiarli con fondi regionali (tramite contratti integrativi). 

Andranno via migliaia di medici, infermieri e professori, saremo costretti a trasferirci la Nord per qualunque tipo d’intervento e per  studiare. La Calabria spende circa 280 milioni l’anno, per cure fuori regione con l’Ad non ci saranno più i fondi per il rimborso. 

Per anziani e fragili non esisteranno più i fondi per comprare costosi medicinali (una scatola di cp. antitumorale costa sino  a 10.000 euro al mese), potranno morire.

Nel 2022 il 52% degli interventi oncologici (n. 3.100 dati Svimez) di calabresi sono stati fatti fuori regione. La vita è una sola e non si può morire per la cattiva sanità nostrana (in piano di rientro da 2008) e commissariata dal 2009 sia per disavanzo di bilancio che LEA sotto la soglia mix di 60.

Scuola e autonomia differenziata (Preintese tra Governo tre regioni del Nord del 28 febbraio 2018)

Sarà la Regione a stabilire i programmi scolastici complementari e la quantità  personale da assumere (più professori rispetto a quanto stabilito dalla Stato), ci sarà un sistema integrato d’istruzione, per cui un diplomato o laureato del Nord sarà meglio formato e quelli del sud non troveranno lavoro.  

La programmazione delle università del nord sarà finalizzata per favorire lo sviluppo sociale di quelle regioni con corsi di studi ad hoc (quindi i laureati nel sud saranno molto meno qualificati). Ci sarà un fondo integrativo regionale per la didattica, molto più mezzi (strumenti di laboratorio etc…).

Per il trasporto pubblico locale ci saranno meno fondi per comprare autobus e pullman

Le regioni come la Calabria compra i mezzi del trasporto pubblico in conto capitale con il fondo perequativo (cioè soldi del Nord trasferiti al sud), senza di questi dovremo viaggiare con il ciuccio-bis o a piedi.

L’autonomia differenziata  non è altro che trattenersi il surplus fiscale delle regioni del Nord: Piemonte, Lombardia (53 miliardi), Veneto, Liguria – Emilia Romagna – Lazio, complessivamente sono circa 93 miliardi di cui circa 43 miliardi  sono trasferimenti erariali verso le Regioni a Statuto Ordinario Rso  più svantaggiate (Umbria – Marche – Abruzzo – Molise – Campania – Puglia – Basilicata e Calabria). 

Questa legge non riguarda le regioni a statuto speciale (RSS) che hanno una legislazione speciale (come Sicilia – Sardegna – Valle D’Aosta – Friuli Venezia Giulia – Trentino Alto Adige), in quanto trattengono già nei territori una  parte dei proventi (generati sul territorio: IVA – Imposte erariali – proventi del lotto, Irpef – Irpeg …).

Con la legge Calderoli le regioni firmatarie d’intese (cioè un contatto tra le parti Governo e Regione) saranno di fatto Regioni  a Statuto Speciale (RSS) che tratteranno sul loro territorio sino ai 9/10 del gettito fiscale maturato,  fine del surplus fiscale – fine della perequazione – fine trasferimenti erariali in Calabria. Saranno  disapplicate le leggi dello Stato nelle materie devolute, si osserveranno le competenze legislative e amministrative delle intese (art. 7. comma.5 legge) come per le Rss

Senza l’accordo di entrambi le parti (Stato e Regione) le intese saranno irreversibile in quanto non potranno essere  modificate prima di 10 anni (art. 7, comma 1), non esiste come in Germania o negli altri stati federali la clausola di supremazia dello Stato sulla Regione, nonostante l’Italia non sia uno stato federale ma regionale.

Poiché la legge Calderoli prevede l’invarianza di bilancio, non si possono fare spese aggiuntive. I Lep (livelli essenziali delle prestazioni) sono il mix delle prestazioni concedibili, in campo sanitario dal 2001 si chiamano Lea (Livelli essenziali delle Prestazioni), la scala che li misura va da 0  a 100 il mix è 60 (Calabria è inadempiente meno di 60 nella distrettuale Asp siamo a 47,51%, l’Emilia Romagna 95,96%). Nonostante 15 anni di gestione statale (commissario) e leggi speciali, non si riesce: a superare il punteggio di 60 e chiudere con i debiti e  i bilanci pregressi (2013-2018 Asp RC– 2018-2019 Asp Cs).

Nella riforma del 2001 i livelli equivalenti dei diritti sociali e civile: istruzione, sanità, pensioni, previdenza sociale (in caso di malattia, gravidanza, disoccupazione), servizi socio-assistenziali  in tutto il territorio nazionale, sono diventati da equi  a essenziali delle Prestazioni Lep (art. 117 lettera m), cioè diritti minimi che non si faranno mai in quanto servono oltre 100 miliardi.

Che i Lep non siano sufficienti a superare le diseguaglianze territoriali è esplicitamente riconosciuto dalla legge Calderoli, infatti all’art. 10 impone allo Stato di stanziare risorse aggiuntive al fine di “garantire l’unità nazionale, nonché la promozione dello sviluppo economico, della coesione della solidarietà sociale, dell’insularità, della rimozione degli squilibri economici e sociali”.

Ma l’art. 10 è in netto contrasto con l’art. art. 9. (Clausole finanziarie) – comma 1. Dall’applicazione della presente legge e di ciascuna intesa non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Qualora le regioni più ricche riuscissero ad accumulare risorse in eccesso rispetto a quanto necessario per finanziare i Lep, nonché a trattenere tali risorse sul proprio territorio. (la norma rimanda alle regole di funzionamento delle commissioni paritetiche fra lo Stato e le singole regioni); regole la cui definizione è affidata alle singole intese. Certamente le Regioni con un eccesso di risorse le vorranno trattenere in questo caso (basta non modificare l’intesa), si avrebbe una sottrazione di risorse a danno o del bilancio dello Stato o delle altre regioni.

Si sottolinea il rischio concreto che lo Stato sia privato delle risorse finanziarie che sono necessarie per svolgere un compito essenziale, quale è quello della stabilizzazione ciclica a fronte degli alterni andamenti dell’attività economica.

Al momento la legge Calderoli non esclude che possano materializzarsi scenari assai preoccupanti sia per il buon funzionamento delle pubbliche amministrazioni sia per i conti pubblici.

Materie non Lep acquisibili subito art. 4 comma 2 Legge Calderoli 

L’organizzazione della giustizia di pace (lettera l art. 116 3c. e 117 c.2) la protezione civile;  la previdenza complementare e integrativa;  professioni (modificate dalla  L. Cost. n. 1/2022); protezione civile; rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; coordinamento della finanza pubblica  e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturalicasse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Complessivamente sono 184 sotto materie. (cr)

[Carlo Ranieri è un ex funzionario del Consiglio regionale della Calabria]

Garofalo (Comitato Spontaneo per la salute): Servizio di radiologia a Cassano risulta sospeso

Francesco Garofalo, portavoce del Comitato Spontaneo di Cittadini per la tutela della salute pubblica di Cassano allo Ionio, ha denunciato come «il servizio di Radiologia compreso della Moc, presso il Poliambulatorio di Cassano, risulta essere sospeso» e «che tra i problemi ci sarebbe quello della mancanza del tecnico».

«Di certo – ha proseguito – i cittadini soprattutto le fasce più deboli di questo territorio, che già pagano pesantemente un duro prezzo per la mancanza di una struttura ospedaliera, sono costretti a rivolgersi al di fuori del proprio comune di residenza o presso privati. Il tutto avviene nel silenzio delle istituzioni e della politica».

«Non è la prima volta – ha aggiunto – che le vistose carenze di organico vengono a galla nel periodo estivo, in cui la popolazione residente si quadrupla, atteso che il territorio di Cassano, conta ben tre popolosi centri urbani e 14 chilometri di costa. Garantire i livelli minimi essenziali è un preciso dovere, il servizio sanitario nazionale è un patrimonio prezioso da difendere e adeguare. Così come, è paradossale, che nell’era del digitale non si riesce a fornire un normale servizio, oramai garantito dappertutto a distanza con la teleradiologia».

«Mi auguro che a breve l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza – ha concluso – ripristini il servizio a tutela della salute pubblica e dei diritti costituzionalmente garantiti». (rcs)

Al Reparto di Oncologia dello Spoke di Corigliano Rossano altri 10 posti letto

Il Reparto di Oncologia dello Spoke di Corigliano Rossano è stato potenziato con altri 10 posti letto ordinari, che richiederanno anche l’incremento di nuovo personale infermieristico e che andranno naturalmente ad implementare anche i posti in day-hospital.

Lo ha reso noto la consigliera regionale Pasqualina Straface, sottolineando come «sono in fase di espletamento le procedure per l’arruolamento di un nuovo medico ematologo proprio a servizio dell’UO di Oncologia, che rimane una delle eccellenze della Calabria in campo di prevenzione e lotta alle patologie tumorali».

Straface, inoltre, ha invitato ad evitare allarmismi, strumentalizzazioni e comunque mediocre disinformazione che rischia soltanto di creare inutile preoccupazione nelle comunità.

Da qualche giorno è stato pubblicato, inoltre, un avviso pubblico urgente per reperire nuovi nefrologi. Nel frattempo, considerato che le procedure potrebbero essere più lunghe del previsto ed alla luce della persistente carenza di personale medico che interessa non solo la Calabria ma l’intero Paese, proprio per aggredire e superare l’emergenza nel reparto in questione dell’Ospedale Giannettasio è stata attivata una graduatoria per reperire figure aggiuntive con competenza nefrologica anche tra il personale in quiescenza o di libera professione.

«Infine –  ha proseguito – è stato bandito ed è ormai in fase di espletamento il concorso di primariato per l’Unità Operativa Complessa (Uoc) di Ginecologia e Ostetricia. Finalmente il Punto Nascita di Corigliano-Rossano, uno dei più prolifici dell’intera Calabria, avrà il suo nuovo Dirigente che ci consentirà così di avviare una nuova pianificazione del Reparto».

«Nel solco della pianificazione sanitaria che sta portando avanti con determinazione e precisione il Presidente Roberto Occhiuto, si continua a lavorare in due direzioni evidentissime e difficilmente contestabili», ha detto Straface, sottolineando come «da una parte, si cerca di aggredire e risolvere problemi ereditati dalle gestioni dei decenni passati, mai affrontati e mai governati così come invece si facendo oggi, con il Commissario Occhiuto. Dall’altra, la Regione Calabria continua a consolidare una nuova visione della sanità pubblica che guardi al futuro e sappia strutturare ed offrire un servizio efficiente e qualificato per tutti».

«A Corigliano Rossano e nel territorio in particolare – ha concluso Straface – l’obiettivo resta evidentemente quello di avere il prima possibile il nuovo Ospedale della Sibaritide, che dovrà essere fornito delle giuste competenze sanitarie. E per fare questo abbiamo ed avremo bisogno di medici che si sta cercando oggi di selezionare, proprio per trovarci preparati e pronti domani». (rcs)

Campana (Verdi Europa): Preoccupazione per possibile depotenziamento di Oncologia Spoke Corigliano Rossano

Giuseppe Campana, coordinatore regionale dei Verdi-Europa Verde, si è fatto portavoce dei timori di una paziente, chiedendo alla consigliera regionale Pasqualina Straface, presidente della Commissione regionale Sanità, se sono vere le voci di corridoio sul depotenziamento del reparto di Oncologia dello Spoke di Corigliano Rossano «per l’andata in quiescenza del primario, il dott. Angelo Pomillo, possano compromettere il futuro di un servizio ospedaliero così importante, in un territorio vasto come la Sibaritide».

Una domanda a cui si uniscono i Verdi, riferendo come «la paziente ha avuto modo di constatare l’attenzione, la professionalità di un reparto che rappresenta un’eccellenza, in questi mesi, dopo aver fruito delle cure erogate. La prossima pensione del primario, dunque, potrebbe rappresentare una sfida di tenuta per il reparto. La paziente teme insomma che l’assenza, quando sarà, del direttore dell’Uoc possa causare un ridimensionamento o addirittura una chiusura del reparto stesso».

«Noi – ha concluso Campana – proveremo con tutte le nostre forze a fare da cassa da risonanza all’ennesimo spauracchio sanitario e per questa volta invitiamo il commissario regionale alla sanità, il direttore dell’Asp di Cosenza ad agire prima, perché prevenire è meglio che curare. La prossima volta, però, non saremo così politically correct e non escludiamo azioni di piazza».

Mazzuca (PD): Transazione di 39 mln dall’Asp di Cs una pagina inquietante

Giuseppe Mazzuca, presidente del Consiglio comunale di Cosenza, ha evidenziato come «la transazione di 39 milioni di euro deliberata dall’Asp di Cosenza è, e resta, una pagina torbidamente inquietante».

«Nonostante i patetici tentativi del direttore generale Graziano – ha detto – di confondere e camuffare, goffamente, la realtà delle cose. E il governatore, commissario ad acta, non può fare orecchie da mercante. Questa volta i suoi valvassini l’hanno fatto, per davvero, grossa. È semplicemente e grottescamente illusorio immaginare di poter insabbiare. Questa volta gli “amici” non possono essere salvati con il connivente silenzio e la connivente inerzia».

«Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto – ha proseguito – deve dire chiaro e tondo cosa intende fare. Quella transazione ha fatto, oscenamente, razzia del denaro pubblico. E, allora, costui, nella sua espressa qualità di commissario ad acta, deve intervenire. Se l’attuale, persistente immobilismo è dovuto al fatto che fino ad ora, capziosamente, qualcuno, sta ostacolando la trasmissione degli atti, non c’è problema. Io gli atti e i documenti di quella transazione ce li ho tutti e sono pronto a metterli a disposizione del commissario Occhiuto, al quale dico una sola cosa: signor Governatore, non si illuda di poter fare il Ponzio Pilato. Questa volta non glielo consentiremo». (rcs)