Intesa tra Occhiuto e il ministro Piantedosi per la lotta alle infiltrazioni mafiose negli appalti e in sanità

Contrastare le infiltrazioni mafiose negli appalti e nella sanità. È questo l’obiettivo dei due protocolli d’intesa che sono stati firmati tra il presidente della Regione, Roberto Occhiuto e il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi al Viminale.

Le due intese mirano in particolare alla prevenzione e alla repressione dei tentativi di infiltrazione mafiosa nel settore degli appalti e nelle concessioni di lavori, servizi e forniture pubblici, mediante l’acquisizione di dati e successiva elaborazione, finalizzata a migliorare l’individuazione di criticità sugli operatori economici interessati all’aggiudicazione.

Il primo Protocollo d’intesa ha ad oggetto la condivisione, tramite la piattaforma tecnologica regionale “Giga Calabria”, dei dati e delle informazioni relativi agli appalti a valere sulle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché su quelle provenienti dagli altri programmi comunitari e nazionali da parte delle stazioni appaltanti.

Il secondo Protocollo prevede, invece, la condivisione dei dati relativi agli investimenti pubblici in ambito sanitario, sempre tramite la piattaforma tecnologica regionale “Giga Calabria”.

L’esigenza manifestata dalla Regione Calabria è quella di proseguire nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata, nell’ambito di una costante attività per la tutela dell’economia legale e per la preclusione degli spazi di agibilità in favore delle organizzazioni criminali.

La piattaforma informatica oggetto dei Protocolli d’intesa rappresenta uno strumento di grande potenzialità per rendere più efficace anche l’attività dei Gruppi interforze (Gia) nelle Prefetture, nell’ambito delle prerogative di propria competenza, contro i tentativi di infiltrazione criminale e mafiosa nel settore degli affidamenti pubblici di contratti di appalto.

Nell’occasione, il ministro Piantedosi ha tenuto a sottolineare «la proficua collaborazione con la Calabria e a confermare la disponibilità del Viminale sempre a fianco della Regione per ogni iniziativa di reciproco interesse a tutela della legalità».

«Prevenire le aggressioni criminali – ha detto Piantedosi – significa assicurare al territorio una reale crescita economica, offrendo nuove opportunità di sviluppo sociale. Accordi come questi intendono fornire agli organi di prevenzione e investigativi strumenti utili a lavorare fianco a fianco contro chi tenta di appropriarsi illecitamente di risorse destinate alla comunità».

«Bisogna tenere la barra dritta – ha dichiarato il presidente Occhiuto – rispetto alle infiltrazioni dei poteri criminali. Sono felice che il ministro Piantedosi abbia firmato questi Protocolli con la Regione Calabria per dare modo alle forze di polizia di utilizzare tutte le banche dati delle aziende ospedaliere e sanitarie regionali, al fine di controllare gli appalti e le aggiudicazioni».

«Abbiamo recentemente acquisito un software – ha spiegato il Governatore – che dà la possibilità alla Direzione Investigativa Antimafia di potenziare i controlli e di renderli più semplici. È la dimostrazione che un’altra Calabria è possibile, siamo una Regione nella quale le istituzioni lavorano insieme per contrastare l’illegalità ma anche per rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Sono molto felice di questo, così come sono contento che la Calabria da due anni a questa parte si stia anche segnalando per buone pratiche amministrative».

«Questa Regione da tutti ritenuta per tanti anni ingovernabile – ha concluso – invece dimostra di poter essere governata». (rrm)

Tavernise (M5S): In Calabria oltre 1350 medici imboscati

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavsernise, ha denunciato come «supera le 1350 unità il personale sanitario calabrese impiegato in mansioni differenti rispetto a quello per cui è stato assunto».

«Il dato si raggiunge – ha spiegato – sommando anche le ulteriori 23 unità (5 Dirigenti Medici, 7 Infermieri, 7 OSS Operatori Socio-Sanitari, 1 Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico, 1 Fisioterapista, 1 Puericultrice, 1 Ausiliario specializzato) che lavorano presso l’Azienda provinciale sanitaria di Vibo Valentia. A questo numero si devono aggiungere anche 109 dipendenti in possesso di inidoneità certificata e/o idoneità con prescrizioni limitanti, rispetto alle mansioni proprie della qualifica di appartenenza. Le prescrizioni/limitazioni più frequenti per i medici riguardano la non disponibilità ai turni notturni, mentre per per gli infermieri e gli operatori socio-sanitari le prescrizioni/limitazioni più frequenti riguardano la non disponibilità alla movimentazione dei carichi».

«Al momento i dati che presentiamo – ha proseguito – non coprono tutte le aziende sanitarie calabresi, poiché manca all’Appello l’Asp di Cosenza che con oltre 5mila dipendenti è la più grande della Regione. Per questo mi sono trovato costretto a far ricorso al difensore civico della Calabria che si è prontamente attivato nella risoluzione della problematica».

«Al di là del dato numerico che comunque è importante – ha concluso – e dell’immobilismo dell’ufficio del Commissario ad acta della Sanità, a seguito di questa mia azione, alcune Asp hanno iniziato quei controlli e quelle verifiche che fino ad oggi non erano mai state effettuate. Il che è un segnale positivo sul quale dobbiamo continuare a lavorare». (rrc)

Senese (Uil Calabria): La sanità calabrese sta peggio di prima

«La sanità della nostra regione, dopo 14 anni di commissariamento sta peggio di prima, nonostante il budget assegnato al comparto ammonti a quasi 4 miliardi, per la precisione  3,391 miliardi». È quanto ha denunciato Maria Elena Senese, segretaria generale di Uil Calabria, nel corso della manifestazione a Roma di Cgil e Uil.

«Da oltre 10 anni si attende la costruzione di tre nuovi ospedali, mentre nel tempo diversi nosocomi sono stati chiusi e, soprattutto, le aree interne del territorio hanno enormi problemi di assistenza sanitaria», ha detto la sindacalista che, in Piazza a Roma, ha voluto mettere in mostra un reportage fotografico«attraverso la quale vogliamo mettere in risalto tutti i ritardi della sanità calabrese, tutte le problematiche con le quali ogni giorno sono chiamati a fare i conti le calabresi e i calabresi. Nella convinzione che la “vergogna è di chi non fa”».

«Il primo dato che abbiamo voluto evidenziare – ha detto Senese – sono i Lea (livelli essenziali di assistenza) un coefficiente attraverso il quale si calcola il livello delle prestazioni e dei servizi che il servizio sanitario riesce ad erogare ai cittadini. Il numero che riguarda la Calabria è sceso a 125, praticamente il più basso d’Italia. La soglia minima fissata dal Ministero della Salute è 160».

«La Calabria è maglia nera per le liste d’attesa – ha evidenziato –. Nella nostra regione, sempre di più le persone che rinunciano a curarsi. La flessione ha riguardato tutte le fasce d’età, ma è maggiore in quella degli anziani, con riduzioni di sei punti per le donne e anche tra i minori che ricorrono a visite specialistiche o tra le donne adulte per gli accertamenti».

«Allo stesso tempo – ha concluso Mariaelena Senese – cresce il numero dei calabresi che si indebitano per curarsi e di quelli che sono costretti a lasciare la Calabria per curarsi: il 43% dei pazienti calabresi scappa da questa regione per curarsi, mentre fra Cosenza e Reggio Calabria si registra la spesa corrente più bassa con 1.748 euro a fronte di una media nazionale di 2.140 euro». (rrm)

L’OPINIONE / Carlo Guccione: L’Annunziata di Cosenza è il peggior ospedale d’Italia

di CARLO GUCCIONE – L’ospedale dell’Annunziata, nonostante le ottime professionalità mediche presenti e le recenti assunzioni da parte dell’università, viene definito dall’agenzia nazionale Agenas “il peggiore ospedale d’Italia”. E purtroppo, come sappiamo, al peggio non c’è mai fine.

Il punto più evidente di un declino al momento inarrestabile riguarda i posti letto. Dei 730 posti letto per acuti previsti dal Dca della rete ospedaliera attualmente quelli realmente attivi sono 425, cioè 305 posti letto in meno. Può un presidio hub offrire un servizio ospedaliero efficiente per chi ha bisogno di cure e che proviene dall’intera provincia più grande della Calabria? E da un punto di vista economico e finanziario può reggere un’azienda che oggi vede drammaticamente crollare i ricavi dell’attività chirurgica e ambulatoriale e quindi delle prestazioni? Un buco di bilancio enorme.

Solo così si può spiegare la differenza enorme tra costo del lavoro e valore totale di produzione, di erogazione di prestazioni. Per dirla in altri termini il costo del lavoro dell’Annunziata è pari al 53,8% del costo totale, la percentuale più alta tra le aziende calabresi. L’attuale management è responsabile di una disorganizzazione che produce meno di quanto costa. L’Annunziata eroga meno servizi ai pazienti. Una direzione verticistica e autoritaria che privilegia il ricorso continuo e ingiustificato a consulenze esterne, che accumula enormi ritardi nell’ammodernamento tecnologico e che non valorizza al meglio il patrimonio delle risorse umane interne.

Quello che manca, in primis, è una vera e propria visione attraverso l’elaborazione di un piano operativo che preveda un cronoprogramma dettagliato sull’apertura dei 305 posti letto che mancano all’appello. E che costringono decine e centinaia di persone con una diagnosi a bivaccare giorni e giorni in pronto soccorso, in attesa che si liberi qualche posto che sulla carta dovrebbe esserci ma non c’è. Da dicembre 2022 ad oggi, data di nomina di de Salazar al vertice dell’Annunziata, le criticità sono aumentate anziché il contrario. Quotidianamente si registrano disservizi, denunce, ispezioni interne ed esterne.

Per ultimo una fuga di massa dal blocco operatorio, con richiesta di dimissioni e trasferimenti, che testimonia come nel cuore pulsante di un ospedale hub come quello di Cosenza c’è qualcosa di serio che non va. E che mette a rischio la salute di tutti i cittadini. Solo proclami e buone intenzioni da parte di de Salazar. Ci aspettiamo atti concreti con una chiara assunzione di responsabilità con atti e impegni e date certe. Così non si può più continuare. De Salazar deve impegnarsi di meno nello sfornare consulenze e molto di più nell’impedire che l’hub dell’Annunziata sia declassato a spoke. Occhiuto, se c’è e sappiamo che c’è, batta un colpo… (cg)

[Carlo Guccione è componente della direzione nazionale del PD]

Sanità, Garante della Salute preoccupata per le nuove disposizioni sui trasferimento di reparto

di ANNA MARIA STANGANELLI – Apprendo in queste ore della disposizione a firma del direttore della sala operativa 118 area sud, dr. Francesco Andreacchi, con la quale si da comunicazione per il tramite delle direzioni sanitarie del Gom di Reggio Calabria, dell’Asp di Reggio Calabria, dell’A.O.U. Dulbecco di Catanzaro e dell’Asp di Catanzaro, ai vari reparti dei presidi ospedalieri relativa ai trasferimenti e/o consulenze. Secondo la disposizione tutti i trasferimenti di reparto verranno effettuati con personale di reparto (medico e infermiere); dall’unità operativa sarà garantita solo l’ambulanza con l’autista.

Tale disposizione ha creato non poche preoccupazioni tra i direttori delle U.O. dei vari reparti, penso ad esempio al dott. Vincenzo Amodeo, direttore dell’U.O. di Cardiologia di Polistena, che mi ha segnalato per primo tale situazione, per l’impossibilità, data la carenza cronica di personale, di gestire i bisogni dei degenti e contestualmente dovere effettuare trasferimenti di reparto.

Chiederò al direttore Andreacchi un incontro per avere delucidazioni in merito a questa disposizione, per accertarmi che la stessa non abbia ricadute negative sull’operatività e sull’organizzazione dei presidi sanitari nel loro complesso, riducendo l’efficienza della struttura e la qualità del servizio. (ams)

L’OPINIONE / Franz Caruso: Mai silente sulle condizioni di criticità del sistema sanitario calabrese

di FRANZ CARUSO – Non posso rimanere insensibile, perché non lo sono, all’accorato invito che la signora Leo mi ha formulato. La battaglia che vengo invitato a fare, in realtà, la sto portando avanti sin dal mio insediamento intervenendo costantemente con dichiarazioni, comunicati, incontri pubblici e privati affinché, nella nostra struttura ospedaliera, venga invertita finalmente   la rotta e si incomincino a dare servizi efficienti ed efficaci, capaci di assicurare i livelli essenziali di assistenza e di garantire il diritto alla salute dei cittadini/utenti.

Oggi scendo in campo nuovamente, accogliendo la richiesta della signora Leo, per vicinanza umana e anche nel tentativo di darle conforto, per quanto è possibile, ribandendo insieme a lei ed a quanti sono vittime dell’inefficace sistema sanitario ospedaliero regionale e cosentino, che questo stato di cose non è più accettabile.

Il governatore Occhiuto, nella sua qualità di commissario ad acta alla sanità calabrese ne prenda atto e si attivi per quanto di sua competenza e, soprattutto, responsabilità per migliorare i servizi sanitari ed ospedalieri in Calabria ed a Cosenza dove, nonostante la qualità dei nostri medici   e personale sanitario tutto, la situazione si sta incancrenendo sempre più. Ed, infatti, tra le altre cose, con infermieri e medici costretti a turni spesso massacranti per la cronica penuria di risorse umane, non è possibile assicurare l’assistenza che meritano i nostri cari già provati dal dolore e dalla sofferenza della malattia.

Si  arriva, pertanto, a far registrare, e questa non è una giustificazione nei confronti di chi al contrario di altri non espleta le proprie mansioni con l’umanità e la professionalità necessaria,   il degrado di cui parla la signora Leo, in cui si mortifica, ed è agghiacciante, la dignità stessa dell’essere umano. In tutto ciò, nell’assicurare alla signora Leo che non sarò mai silente rispetto alle condizioni di assoluta criticità in cui versa la sanità calabrese e cosentina, peggiorata a dismisura con l’avvento del commissario e governatore Occhiuto, rinnovo a quest’ultimo l’appello ad abbattere il muro del silenzio che ha eretto ed a dare risposte ai calabresi che hanno diritto di sapere le motivazioni di scelte, spesso assurde, come, per richiamare alcune ultime mie battaglie, la chiusura della Terapia Intensiva Pediatrica all’Annunziata o il Punto nascita del Sacro Cuore. (fc)

[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

LA SANITÀ LENTA E COSTOSA IN CALABRIA
E TANTI OSPEDALI URGENTI DA REALIZZARE

di ERNESTO MANCINI – Si è venuti a conoscenza che il Commissario Regionale alla Sanità, Roberto Occhiuto, con proprio decreto n. 84 del 5 aprile ha reperito le somme per finanziare i maggiori costi necessari per la progettazione definitiva e la costruzione del Nuovo Ospedale di Palmi (Nop). Tali maggiori costi ammontano a 141 milioni di euro sicché la realizzazione dell’ospedale passa da 152 milioni originariamente previsti (anni 2011 – 2014) a 293 milioni. Quasi il doppio. Come si dirà di qui a poco la scelta del Commissario, così come motivata nel provvedimento, appare inevitabile e senza alternative ma sul punto bisogna fare alcune osservazioni.

L’inconcepibile tempistica delle fasi del procedimento di realizzazione del Nop

Va ricordato che il nuovo ospedale, insieme a quelli di Vibo e della Sibaritide che hanno avuto analoghi incrementi, è una struttura prevista, finanziata e dichiarata formalmente “urgente” fin dal 2007 da un Accordo di Programma Stato-Regione del 13 dicembre di quell’anno. Ad oggi, cioè dopo oltre 16 anni, l’ospedale è tutt’altro che realizzato in quanto si è ancora nella fase di approvazione della progettazione definitiva. Pertanto, non si è ancora aperto il cantiere né sono iniziati i lavori.

Si tratta di una storia incredibile di incapacità politica di tutte le opposte compagini (destra e sinistra) che si sono puntualmente alternate alla Regione dal 2007 in poi ma anche di esasperante lentezza dell’apparato tecnico-burocratico regionale. Basti pensare che sono trascorsi:

  • 3 anni,7 mesi e 19 giorni (13.12.2007-   1.8.2011) dall’accordo di programma Stato/Regione al bando di gara;
  • 3 anni, 9 mesi e 7 giorni (1.8.2011– 8.5.2015) dal bando di gara al contratto con l’impresa aggiudicataria; 
  • 3 anni e 6 mesi (8.5.2015- 8.11.2018) dal contratto alla presentazione del progetto definitivo per la conferenza servizi; 
  • 2 anni, 3 mesi, 3 giorni (8.11.2018 – 11.2.21) dall’indizione della conferenza dei servizi per il progetto definitivo alla chiusura positiva di tale conferenza con prescrizioni; 
  • 3 anni e 2 mesi (11.2.21 – 10.4.24) dalla chiusura della conferenza dei servizi ad oggi per il progetto definitivo la cui approvazione non è ancora intervenuta. 

Non c’è bisogno di intendersi di appalti pubblici per capire che siamo di fronte a tempi abnormi ed ingiustificati di ogni singola fase e, complessivamente, di tutto il procedimento.

Il decreto commissariale n. 84 del 5.4.24

Ora il Commissario/Governatore on.le Occhiuto ha adottato il decreto n.84 del 5.4.24 che consente di approvare il progetto definitivo recante i maggiori costi e così andare avanti per la realizzazione dell’opera. 

Come già accennato, dalla lettura del decreto si apprende che i costi di realizzazione previsti nell’aggiudicazione del 2015 ammontavano a 152 milioni di euro e che a tali costi vanno ora aggiunti ulteriori 141 milioni. Ne deriva che il nuovo quadro finanziario per il Nop si è incrementato del 93%.

A giustificazione di ciò il Commissario precisa che rispetto al progetto preliminare sono intervenute diverse “varianti progettuali” (varianti normative, aree esterne, modifiche strutturali, varianti distributive dell’edificio), e che «i costi di produzione hanno subìto anomali incrementi per effetto del contesto macroeconomico dovuto all’ emergenza Covid 19, aggravato dal conflitto russo-ucraino». Ciò ha determinato, precisa ancora il Commissario, «difficoltà di reperimento delle materie prime, aumento di prezzi dell’energia, aumento significativo dei prezzi di materiale di costruzione».

Considerazioni

Le considerazioni da farsi sull’operazione così decritta possono riassumersi nel modo seguente.

A) i nuovi maggiori costi non ci sarebbero stati se l’Ospedale fosse stato realizzato in tempi accettabili ovvero, a tutto concedere, cinque, sei, sette, otto anni dal 2007 e non invece i sedici anni fin qui trascorsi ed almeno altri cinque da preventivare posto che il cantiere non è stato ancora aperto. Si tratta pertanto di costi che derivano da una incredibile lentezza del procedimento non giustificata da nulla, per lo meno in queste dimensioni.

B) Correlativamente, se si fosse agito in tempi anche ordinari – mettiamo largamente otto anni – i 141 milioni di euro non sarebbero stati necessari ed avrebbero potuto essere impiegati per nuove opere e nuova tecnologia di cui hanno estremo bisogno altri presìdi del servizio sanitario regionale assai spesso vetusti e decadenti o con scadente offerta di servizi.

C) Il danno da ritardo eccessivo non si limita alla maggiore somma dei 141 milioni. Questa somma è ben poca cosa rispetto agli ulteriori e rilevanti danni economici e sociali che derivano da tale ritardo. Questi danni sono stati determinati nel documento “Contatempo-Contadanno per un Ospedale che non c’è” edito mensilmente dall’Associazione Prosalus Palmi che si batte da anni per il presidio. Ci riferiamo al  danno per numero di ricoveri non effettuati (146.676), per numero di giornate di degenza non erogate con conseguente migrazione sanitaria evitabile (1.034.501), per numero di rapporti di lavoro dipendente non attivati (1.325), per numero di  ore di lavoro non effettuate per l’assistenza ospedaliera (42.029.000), per valore economico della produzione non conseguito e cioè finanziamenti regionali e ricavi dalle prestazioni (€ 1.508.610.558), per costi della produzione non effettuata come  acquisti di beni, servizi, lavoro e cioè fattori che producono reddito nel territorio (€ 1.458.494.596). E così oltre per ulteriori voci. Il documento, per il dettaglio delle fonti e i criteri di raccolta ed elaborazione dati, si può consultare su dirittoepersona.it oppure col seguente link specifico https://www.dirittoepersona.it/il-contatempo-ed-il-contadanno-per-un-ospedale-che-non-ce/

In definitiva la presenza di un ospedale produce assistenza qualificata ed anche i relativi costi di attività si riverberano positivamente come fonte di reddito per famiglie, lavoratori e imprese del territorio e, più in generale, della Regione. Il nuovo Ospedale si sarebbe ripagato per decine di volte se fosse stato attivato per tempo.

D) La scelta del Commissario appare inevitabile pena l’impossibilità di andare avanti col nuovo Ospedale per mancanza di copertura finanziaria dei maggiori costi nonostante si tratti di opera necessaria ed urgente e perciò non rinunciabile per il territorio di riferimento. Il che avrebbe comportato, a parte tutto il resto, un’ulteriore e forse definitiva “frustata alla schiena” dei cittadini della Piana già esasperati dallo stillicidio delle fasi procedurali sopra indicate.

E) …per non dire dell’ulteriore danno all’immagine dell’Amministrazione già da tempo compromessa per la vicenda della non realizzazione della struttura dopo 16 anni e con un preventivo di ulteriore tempo di 4 – 5 anni.  

F) la Regione inoltre avrebbe dovuto indennizzare il concessionario per mancato guadagno a seguito della risoluzione del rapporto per fatto dell’Amministrazione; si sarebbe trattato di un ammontare pari a circa il 10% del valore del contratto come stabilisce forfettariamente la normativa dei lavori pubblici per questi casi di rinuncia all’opera.

G) tutte le considerazioni fin qui svolte (danno, maggiori costi, ritardi nell’assistenza, ecc.), compresi i nuovi costi, valgono anche per gli altri due ospedali (Vibo – Sibaritide) in quanto anche tali strutture non sono ancora state realizzate e sono in enorme ritardo rispetto alla programmazione del 2007. Insomma, deve farsi una moltiplicazione per tre di tutte le negatività sociali ed economiche che sono state fin qui descritte e che hanno fondamento esclusivamente nella grave disfunzione di amministrazione pubblica propria della Regione Calabria.

H) le problematiche ospedaliere della Piana di Gioia Tauro non finiscono qui e bisogna pensare fin da ora alla valorizzazione dell’Ospedale di Polistena che ha tutti i presupposti per essere ottimizzato subito in termini di risorse umane e tecnologiche poiché ancora lungo è il tempo di attivazione del Nop (quattro anni per la costruzione, uno per l’attivazione).

Ancora più importante è che per esso si programmi, in parallelo ed in sincronia coi tempi del Nop, uno sviluppo in termini di nuove funzioni specialistiche multizonali, non ripetitive (altrimenti inutili e inefficienti) delle strutture del Nop; Infatti la Piana è baricentro kilometrico ed orario tra il Reggino, la Locride ed il basso Vibonese. In quanto tale, perciò, attrattiva ed in perfetta compatibilità, con gli appositi indicatori ministeriali di spedalizzazione per un certo tipo di attività. Sul punto si fa riserva di scriverne a parte anche se l’Associazione Prosalus di Palmi ha già proposto il tema (Convegno Villa Mazzini del 19.8.2019, Convegno Casa della Cultura del 16 giugno 2023).

Si può concludere

Per tutto ciò che riguarda il Sud, la Regione Calabria e la sanità in particolare, il tempo che trascorre inutilmente costa moltissimo alle popolazioni in termini sociali ed economici; questa vicenda ne è una prova evidente ed emblematica. L’apparato politico e burocratico forse non si rende conto che l’inutile trascorrere del tempo costituisce grave violazione di legge (buon andamento ex art. 97 Costituzione, efficacia dei procedimenti ex art. 1 legge 241/90) e si limita alla legittimità formale dei singoli atti che è solo un presupposto della buona gestione. 

Al Governatore Commissario Occhiuto va riconosciuta, ma non per molto tempo ancora, la franchigia da responsabilità essendosi insediato da poco più di due anni e dovendo pertanto risolvere annosi e pregressi problemi di ritardo ed inefficienza. Egli deve però comprendere, tornando alla questione del nuovo ospedale di Palmi e degli altri ospedali “urgenti” dal 2007, che il cammino da fare (cantiere, costruzione, dotazione risorse umane e tecnologiche, attivazione) è ancora più impervio di quello compiuto per cui occorre un radicale cambio di marcia agendo non più per atti e carte varie ma per fatti e risultati tempestivi e concreti. Staremo a vedere. (em)

 

Il Pronto Soccorso di Polistena dotato di nuova apparecchiatura per la diagnostica

«Il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero di Polistena è stato dotato di una nuova apparecchiatura: l’immunoanalizzatore Pathfast». È quanto ha reso noto l’Asp di Reggio Calabria, spiegando come si tratta di «uno strumento di ultima generazione e unico nel suo genere», oltre al fatto che l’Ospedale di Polistena è l’unico ad avere in dotazione l’apparecchiatura.

Ciò è stato possibile «grazie anche alla disponibilità della Direzione Strategica dell’Asp di Reggio Calabria – si legge – che ha immediatamente aderito alla richiesta del Direttore del Pronto Soccorso, Francesco Moschella e all’ulteriore disponibilità dell’Unità Operativa Complessa Provveditorato, Economato e Gestione Logistica diretta da Gianfranco Ielo, che ha provveduto in tempi brevi all’espletamento della procedura per la fornitura dell’apparecchiatura, già presente, da alcuni mesi, presso l’Unità Operativa di Pediatria del Presidio Ospedaliero di Polistena».

L’apparecchiatura, infatti, ha una vasta «gamma di parametri che analizza con un minimo campione di sangue, che consente, in 15 minuti, di effettuare il dosaggio di diversi marcatori biologici quali: troponina ad alta sensibilità, utilizzata nella diagnostica dell’infarto miocardico, Bnp utilizzato per lo scompenso cardiaco, d-dimero utilizzato nella diagnostica dell’embolia polmonare, pro-calcitonina per la diagnostica della sepsi, proteina C reattiva».

«L’utilizzo di tale apparecchiatura – viene spiegato – velocizza la diagnostica di Pronto Soccorso per le principali patologie tempo-dipendenti e contemporaneamente diminuisce la pressione sul Laboratorio di Analisi, con notevole risparmio di risorse economiche e umane».

«Tale apparecchiatura – prosegue la nota – unitamente alle recenti forniture di elettrocardiografi, emogasanalizzatori, defibrillatori, sistemi di monitoraggio multiparametrico, completa la dotazione tecnologica del Pronto Soccorso e dell’Osservazione Breve Intensiva del Presidio Ospdaliero di Polistena e dimostra la particolare attenzione del management tecnico e clinico dell’Asp di Reggio Calabria nei confronti dei cittadini che afferiscono nella struttura ospedaliera di Polistena». (rrc)

Il consigliere Molinaro: Gli interventi sanitari e organizzativi per l’Ospedale di Acri

Sono tantissimi gli interventi sanitari e organizzativi in programma, a partire da domani, per l’Ospedale di Acri. È quanto ha annunciato il consigliere regionale Pietro Molinaro che, assieme al segretario Conf.All – Sanità Calabria, Antonio Bifano, ha incontrato il direttore sanitario dell’Asp di Cosenza, Martino Rizzo.

«Scelte concrete di politica e organizzazione sanitaria –ha spiegato Molinaro – che prevedono l’ammodernamento del pronto soccorso con tre posti Osservazione Breve Intensiva (OBI) dove il paziente può rimanere in osservazione fino a 72 ore. Il day surgery, la chirurgia di un solo giorno,  non subirà nessuno spostamento, quindi rimane allocato nella nuova ala dell’ospedale. E ancora: domani,  giovedì 18 aprile, sarà effettuato il primo intervento di otorinolaringoiatria a valere su Pacchetti Ambulatoriali Comlplessi di otorino laringoiatria (Pac Orl)».

«Martedì 23 aprile, il dott. e chirurgo Guglielmo Guzzo – ha illustrato Molinaro – farà un sopralluogo in sala operatoria per iniziare le attività chirurgiche.  Inizialmente, precisa, sarà presente due giorni a settimana; un giorno verrà dedicato all’attività chirurgica ed il secondo all’attività endoscopica ( gastroscopie e colonscopie)».

«È prevista ancora – ha detto ancora – l’apertura dell’ambulatorio di oncologia con quattro poltrone dove il paziente oncologico potrà eseguire la chemioterapia. Verrà in seguito, ristrutturato il reparto di medicina generale e potenziato il servizio di radiologia e di anestesia con l’arrivo di altri medici e l’incremento dell’Uo di medicina».

«Non ci sarà depotenziamento: gli ospedali del territorio svolgono un ruolo sempre più importante nel sistema sanitario regionale – ha concluso Molinaro – perché investire nella salute dei cittadini è sempre un buon affare!». (rcs)

A Catanzaro l’assemblea generale della Cgil Area Vasta CZ, KR, VV: Focus su sanità

Domani mattina, alle 10, alla Casa delle Culture della Provincia di Catanzaro, si terrà l’assemblea generale della Cgil Area Vasta Catanzaro Crotone e Vibo Valentia, guidata dal segretario generale Enzo Scalese.

Sul tavolo del confronto la tutela del diritto alla salute, la difesa del Servizio Sanitario Nazionale e un sistema socio-sanitario pubblico e universale.

«Per raggiungere questi obiettivi è necessario un adeguato finanziamento del Ssn, l’incremento delle risorse destinate al rinnovo del Ccnl 2022/2024 del personale, al fine di realizzare un piano straordinario pluriennale di assunzioni – ha detto Scalese –. È necessario superare i tetti alla spesa del personale e di rendere più attrattiva la formazione nelle professioni sanitarie. Sono solo alcuni degli argomenti su cui ci confronteremo, anche parlando del rilancio e del riadeguamento della rete ospedaliera per favorire accessibilità, sicurezza e qualità, a partire dalla rete dell’emergenza e dai Pronto Soccorso».

«Bisogna  trovare soluzioni per superare gli inaccettabili tempi d’attesa – ha aggiunto – che negano il diritto alla salute e per ridurre i divari e le diseguaglianze tra regioni e territori, oltre che puntare allo sviluppo dell’assistenza territoriale, con l’obiettivo di realizzare una rete capillare di servizi socio-sanitari, potenziando i Distretti, le Case e gli Ospedali di Comunità a gestione pubblica e investendo sulla salute mentale».

Parlando della sicurezza sui luoghi di lavoro, la Cgil Area vasta propone l’istituzione di un sistema di qualificazione per tutte le imprese e l’attuazione di un coordinamento permanente tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e le Aziende Sanitarie Locali.

«Così come per una giusta riforma fiscale, si chiede di tassare equamente e di valorizzare chi produce ricchezza, garantendo un fisco progressivo su tutti i redditi personali – ha spiegato ancora Scalese –. Sanità, sicurezza ma anche salari: servono azioni concrete per contrastare la precarietà, ridurre l’orario di lavoro a parità di retribuzione, promuovere la parità di genere e garantire la partecipazione organizzativa dei lavoratori».

Nel corso dell’assemblea generale di mercoledì si avvierà anche il confronto sui quattro quesiti referendari, presentate dalla Cgil e pubblicate in Gazzetta ufficiale, per smontare alcune delle leggi che hanno portato a un mondo del lavoro selvaggio e per ridurre la precarietà e garantire più sicurezza negli appalti. Per questi referendum la Cgil si appresta a raccogliere entro l’estate le 500mila firme necessarie per andare poi al voto nella prossima primavera.

«Invitiamo, quindi, i lavoratori e le lavoratrici a partecipare attivamente all’assemblea per contribuire alla costruzione di un futuro più equo e giusto per tutti», ha concluso Scalese. (rcz)