C’È DA SALVARE LA SANITÀ CALABRESE
SIMBOLO DI UNA CRISI CHE NON HA FINE

di ALESSANDRA BALDARI – I punti critici che caratterizzano il Servizio Sanitario Regionale, oggi, sono ancora più attuali e si inquadrano dentro una crisi che si allarga sempre più a tutto il territorio nazionale con connotazioni diversificate che se non affrontate e riequilibrate condurranno alla perdita del profilo universalistico, pubblico e gratuito del nostro Servizio Sanitario Nazionale, allargando le differenze di esigibilità di prestazioni assistenziali e di cura già profondamente diseguali tra Regioni, favorendo la crescita esponenziale e quasi obbligata dei servizi privati o in convenzione, così come accadrà se il Ddl Calderoli sull’Autonomia differenziata dovesse essere approvato.

Per questo saremo in Piazza del Popolo a Roma, oggi, alla Manifestazione organizzata dalla Cgil insieme a 80 e più associazioni in difesa del Servizio Sanitario Nazionale e per la Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il ministro Orazio Schillaci non ha dato risposte all’incontro dello scorso 20 giugno alle OO.SS. che chiedevano un incremento delle risorse destinate al Fondo Sanitario Nazionale, un piano straordinario pluriennale di assunzioni, il rinnovo dei contratti pubblici e privati, il rafforzamento dei servizi di prevenzione e medicina del lavoro per implementare la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, nuovi investimenti su salute mentale e consultori e sulla formazione.

Già da tempo la nostra Federazione, ha lanciato l’allarme della crisi in cui stava precipitando la Sanità pubblica del nostro Paese, sospinta da un progressivo definanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, in 10 anni meno 37 miliardi, e da un depauperamento degli organici generato dal decennale blocco del turn over e da una persistente insufficienza di programmazione basata su dati di fabbisogno della popolazione. L’assenza di programmazione non ha sollecitato quel necessario ripensamento del numero chiuso di accesso alle facoltà di medicina e un finanziamento molto più consistente e mirato delle borse di specializzazione, così tanto ignorato che oggi assistiamo ad una totale mancanza di alcune figure di medici specialisti e che di recente si è tentato di colmare con maggiori finanziamenti per incrementare il numero di posti, ma che certamente non sarà superata nell’immediato.

A questo deve sommarsi la crescente poca attrattività per un lavoro gravoso, mal retribuito e spesso anche insicuro, minato da reazioni aggressive da parte dei pazienti, che sollecita i professionisti a fuggire dal servizio pubblico per collocarsi in strutture private, andare all’estero, o organizzarsi in cooperative guadagnando una condizione di lavoro più tranquilla e molto più remunerativa, incentivata dalla più favorevole tassazione prevista nella recente legge di bilancio.

Il Servizio Sanitario pubblico e universale ha un valore sociale fondante del nostro stesso Stato, architrave del benessere dei cittadini, integrato con i servizi sociali, basato su un’idea allargata e inclusiva di tutti i determinanti sociali di salute nel rispetto dei principi costituzionali.

Questa consapevolezza, riemersa nel breve periodo della pandemia e poi dimenticata, non è mai stata al centro dei programmi politici, ne fa storia il previsto definanziamento del Fondo Sanitario fino al 2025, già tra i più bassi d’Europa, e nessun provvedimento volto a superare la più grave delle criticità, ovvero la carenza di personale che sta avanzando in tutte le regioni depauperando i servizi, allungando le liste d’attesa, prefigurando che anche gli investimenti previsti dal Pnrr, invero inferiori in percentuale a quelli destinati ad altre misure, non serviranno a colmare i divari territoriali e potenziare la sanità territoriale se non accompagnati da finanziamenti ordinari finalizzati a quel grande piano straordinario di assunzioni che rivendichiamo da tempo. Per consentire la realizzazione delle assunzioni non basta l’adeguato finanziamento, ma è necessario intervenire legislativamente per rimuovere i tetti alla spesa del personale che da tempo vincolano le Aziende al mantenimento degli equilibri di bilancio della spesa pubblica, considerando un costo invece che un investimento necessario quello che non solo potrebbe rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, adeguandolo tra l’altro ai parametri europei, ma potrebbe generare una crescita ed uno sviluppo economico fondato sul benessere dei cittadini e la creazione di lavoro stabile e di qualità.

In questo scenario complesso e compromesso, la Calabria con i suoi 12 anni di piano di rientro e una lunga teoria di Commissariamenti inefficaci a risanare i conti e le Aziende, rappresenta il paradigma della crisi funzionale in cui il Servizio sanitario potrebbe avviarsi.

In Calabria, la carenza di personale è al centro delle nostre attenzioni e non solo. In 11 anni sono stati persi 2500 medici e 3000 tra infermieri e altre figure professionali, questo ha generato la riduzione dei servizi, la chiusura o l’accorpamento dei reparti, l’affidamento a privati convenzionati di lungodegenza e riabilitazione, salute mentale, lunghissime liste d’attesa, mancanza di screening oncologici, riduzione dei consultori, pronto soccorso con la metà degli organici in servizio, carenza di anestesisti, ortopedici, ginecologi, pediatri e su tutti il personale dell’emergenza urgenza tanto che il 70% delle ambulanze viaggia senza medico e in Calabria si torna a morire per mancanza di interventi tempestivi, così come diventa sempre più difficile nascere dato che si sospendono le attività dei reparti di maternità.

Nuovamente il Tavolo interministeriale Adduce, rileva, ancora nell’ultimo verbale del 23 marzo scorso, le fortissime criticità di carenza di personale che non trovano soluzioni strutturali in ordine al reclutamento del personale del Ssr e al depotenziamento del personale amministrativo e  sollecita, non per la prima volta, il Commissario della sanità ad assumere le iniziative per garantire l’operatività delle procedure assunzionali, raccomandando di non ricorrere a forme atipiche di lavoro e attuare una gestione centralizzata delle stesse.

Allo stesso tempo, i Ministeri affiancanti il Commissario evidenziano  più criticità in ordine al livello dei Lea, ancora sotto soglia, alla riorganizzazione della rete ospedaliera, essenziale per recuperare i tanti posti letto persi negli anni e  la cui mancanza contribuisce ad intasare i pronto soccorso, lo stallo nella riorganizzazione della rete di assistenza territoriale, fondamentale per garantire assistenza diffusa, nelle aree interne, fra gli anziani e che è essenziale nel suo ruolo di filtro alle ospedalizzazioni inappropriate, stigmatizzando, inoltre, che l’avanzo consistente e pari a 140 milioni è generato dalla mancanza di erogazione dei servizi di assistenza.

Ancora oggi, non si procede alle assunzioni dallo scorrimento di graduatorie in scadenza, per come da noi concordato a livello regionale e indicato con apposita circolare del Dipartimento alla Salute, dopo la regolare approvazione del piano di fabbisogno relativo solo al 2022. Mancano i piani di fabbisogno 2023 e 2024 per completare il triennio, in assenza dei quali non si può procedere alle assunzioni e abbiamo sollecitato il Dipartimento della Salute, sempre più depotenziato, a convocarci per aggiornare l’accordo sul reclutamento, in ragione delle novità normative che consentirebbero procedure dedicate per dar corso all’assunzione dei lavoratori che con contratti flessibili o autonomi hanno prestato servizio nel periodo pandemico.

Il report sulle assunzioni fatte, pubblicato dalla Regione, non conforta perché in realtà è solo una goccia nel mare di carenze molto più consistenti aggravate dalla gobba pensionistica. Né si può davvero credere che strumenti di dubbia legittimità, quali il portale delle segnalazioni dei disservizi e le sentinelle possano comprendere e rilevare la complessità delle criticità aziendali in cui le lavoratrici e i lavoratori, ormai allo stremo, devono districarsi quotidianamente, generate anche da disfunzioni organizzative che solo il confronto tra azienda e lavoratori potrebbe alleviare.

Non siamo ottimisti sull’attivazione di Azienda Zero che, secondo le osservazioni dei Ministeri affiancanti, deve ancora chiarire i profili normativi di competenza e di organizzazione e che progetta di avvalersi di dipendenti in utilizzo sottratti al Dipartimento o alle stesse Aziende sanitarie territoriali già entrambe in grave carenza, a meno che non si intenda svuotarle delle funzioni gestite e delle risorse finanziarie assegnate per quelle funzioni.

La Calabria è una regione desertificata per servizi sanitari e sociali, dopo la chiusura di 18 ospedali, è rimasta sguarnita di case della salute, sebbene finanziate per 89 milioni, è in attesa da dieci anni della costruzione dei quattro ospedali nelle aree più critiche, anche questi finanziati da 10 anni e punta ad attivare quei presidi di assistenza sociosanitaria di prossimità che Pnrr e DM77 avrebbero previsto, 57 Case di Comunità e 16 Ospedali di Comunità, per superare definitivamente l’isolamento e la povertà assistenziale, di prevenzione e cura, ulteriormente acuita dalla crescente carenza anche di medici della continuità assistenziale e dalla riduzione di posti letto la cui percentuale in Calabria sfiora il 3,1%  per 1000 abitanti e per realizzare tutto questo ha bisogno di procedure consistenti di reclutamento che non possono liquidarsi con provvedimenti estemporanei, seppur utili, quali l’ingaggio di medici stranieri e a tempo determinato che di fatto rappresentano una ulteriore esternalizzazione di servizi e sollevano molti dubbi contrattuali.

La desertificazione sanitaria, nel tempo, ha rafforzato due canali di risposta ai bisogni di salute, una impressionante mobilità passiva che costa 300 milioni l’anno ai cittadini calabresi e per chi ne ha possibilità il ricorso alle strutture private che oltre alla crescita pervasiva in alcuni territori, spesso rivelano gestioni poco trasparenti, certamente riguardo le applicazioni dei contratti nazionali. Riteniamo necessaria e abbiamo richiesto una rivalutazione degli accreditamenti ed un riequilibrio del rapporto tra pubblico e privato, ricostruendo una gestione del pubblico soprattutto in alcuni settori demandati interamente al privato.

Scenderemo in piazza il 24 e continueremo a farlo per contrastare convintamente ogni disegno di ulteriore disgregazione di un sistema che già così ci ha confinati ai margini, frutto di un mix di definanziamento statale con una quota capitaria mal calcolata, mala gestione, infiltrazioni criminose e appetiti politici e che solo un intervento solidaristico e perequativo potrà risollevare, insieme a un piano di investimenti che sostenga il reclutamento di lavoratrici e lavoratori e rafforzi i servizi, garantisca la prevenzione, l’assistenza e la cura in modo universale e gratuito. (bld)

[Alessandra Baldari è segretaria generale Fp Cgil Calabria]

Ospedale di Corigliano, Straface: Reparto di ginecologia non chiuderà

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha assicurato che «nonostante le difficoltà dovute alla ormai nota emergenza personale che coinvolge l’intero sistema sanitario calabrese posso dire ai cittadini che stiamo lavorando in ogni direzione per evitare che il reparto di Ginecologia dell’Ospedale Guido Compagna di Corigliano chiuda».

Rassicurazioni che arrivano a seguito ad alcune indiscrezioni trapelate sulla stampa in merito alle difficoltà riscontrate dal nosocomio ausonico nel garantire il corretto funzionamento di reparto e punto nascite. Dopo una fitta giornata di interlocuzioni con il Presidente della Regione Calabria e con i vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale nelle prossime ore si prevedono contatti con ulteriori professionisti sanitari che dovrebbero andare a rinforzare l’organico di Ginecologia scongiurandone, di fatto, la sospensione delle attività.

«Stiamo lavorando per ottenere un risultato importante – ha aggiuto – e cerchiamo di raggiungerlo grazie ad un costante lavoro di contatto e monitoraggio della situazione con la Regione e gli uffici dell’Asp. Il reparto di Ginecologia dell’Ospedale di Corigliano ha un’importanza strategica per la Città e per l’intero comprensorio jonico, e pertanto sto facendo il possibile per scongiurarne la chiusura. C’è carenza di medici, questo è risaputo, ma si possono fare i contratti individuali in base all’emergenza di personale sanitario per cui c’è la concreta possibilità di garantire l’apertura del reparto».

«Ringrazio il Presidente Occhiuto e i Direttori Generale e Sanitario dell’Asp – ha concluso – per la disponibilità e gli sforzi messi in campo, sono sicura che grazie a questa sinergia riusciremo a non privare i nostri cittadini di un presidio sanitario fondamentale. (rcs)

Stabilizzazione personale sanitario covid, Minasi (Lega): Presto a soluzione anche a Reggio

La senatrice della Lega, Tilde Minasi, ha reso noto che sta seguendo da vicino «la vicenda relativa alla stabilizzazione del personale sanitario che era stato assunto provvisoriamente dall’Asp di Reggio Calabria per fronteggiare l’emergenza Covid, perché, come ho avuto modo di ribadire più volte, ritengo che rappresentino risorse preziosissime, già formate ed esperte, per garantire ai cittadini una migliore assistenza sanitaria».

«E, dopo la conclusione positiva delle procedure di assunzione definitiva per 70 unità all’Asp di Catanzaro – ha aggiunto – credo sia il momento migliore perché si intervenga analogamente anche all’Asp di Reggio».

«Nel salutare la nuova direttrice dell’Asp di Reggio, Lucia Di Furia, e porgerle un augurio pubblico di buon lavoro e dopo avere avuto già occasione di parlare sia con lei che con il coordinatore delle Usca, dott. Giordano – ha proseguito – ho potuto verificarne la sensibilità sul tema, dunque sono certa che la stabilizzazione del personale in questione possa diventare presto realtà. Già da tempo, infatti, sono stati avviati i colloqui per un ulteriore proroga dei contratti in essere fino a dicembre 2023 (come da normativa nazionale), presupposto che consente, appunto, alla neo direttrice di espletare tutte le procedure necessarie per una sistemazione stabile dei sanitari precari».

«La loro permanenza in servizio, infatti, come la stessa dott.ssa Di Furia sa – ha detto ancora –, è fondamentale per garantire i Lea alla cittadinanza reggina e sono certa che, come già successo a Catanzaro, riusciremo ad arrivare a breve a una conclusione positiva della vicenda. Continuerò comunque a seguire da vicino la sorte di questi professionisti, importanti non solo per l’assistenza ai cittadini, ma anche come aiuto per alleviare l’enorme carico di lavoro dei colleghi». (rp)

La consigliera Straface: A Bocchigliero in arrivo ambulatorio di telemedicina e pista per elisoccorso

«A Bocchigliero in arrivo l’ambulatorio di telemedicina e la pista per l’elisoccorso». È quanto ha annunciato la consigliera regionale e presidente della Terza Commissione Sanità, Pasqualina Straface, sottolineando come «oggi stiamo mandando un segnale importante e lo stiamo facendo in modo bellissimo e sano, camminando per coinvolgere più donne possibile verso la prevenzione».

«La prevenzione è la più grande delle armi che abbiamo per lottare contro le malattie ed essere qui, tra tante donne – ha aggiunto – per parlarne ed agire oggi è fondamentale. Aggiungiamo un altro tassello al disegno più grande che si sta delineando, infatti è attraverso il lavoro di squadra e sinergico che vede la Regione Calabria in prima linea nel sostenere le Asp nelle campagne sulle prevenzione che stanno mettendo in moto, che si raggiungerà un sempre maggior numero di persone».

«Ringrazio quindi la presidente della Proloco Maria Rosaria Rizzuti, il dr Pietro Leonardo Perri, la dr.ssa Mariagrazia Politano, la dr.ssa Vittoria Paletta, la dr.ssa Anna Pugliese, la dott.ssa Carmela Sciarrotta, l’ostetrica Vittoria Valente, Sonia Butera, il dr. Iacovino e Maria Josè Caligiuri di “Azzurro Donne” che sono intervenuti con me per parlare di prevenzione ma anche delle prossime novità che riguarderanno la sanità nel comune di Bocchigliero», ha proseguito Straface.

«I Comuni che si trovano geograficamente nell’ entroterra e che sono più piccoli – continua la presidente della Terza Commissione Sanità  –hanno subito in passato molti, troppi tagli e privazioni sanitarie ma oggi le cose stanno cambiando perché nei prossimi mesi, Bocchigliero vedrà una serie di servizi a favore della cittadinanza. Il potenziamento della rete territoriale vedrà l’attivazione specialistica ambulatoriale di geriatria, cardiologia e diabetologia, verrà poi attivato il Cup e l’assistenza agli utenti, due grandissime novità riguardano invece l’apertura del primo ambulatorio di telemedicina della nostra Asp, attraverso il quale saranno le informazioni a muoversi e non i pazienti, andando anche a colmare quel gap derivante dalla distanza dai presidi sanitari».

«Si potranno dunque – ha sottolineato l’on Straface  – visitare e televisitare i pazienti, eseguire prestazioni come elettrocardiogrammi ed ecografie che verranno trasmessi e visionati dai medici dello Spoke di Corigliano-Rossano e a gestire i device saranno operatori sanitari formati proprio nella gestione di dati e programmi».

«L’altra importante novità, è che verrà realizzata la pista per l’elisoccorso – ha aggiunto – e questo permetterà non solo di accorciare le distanze geografiche ma sarà fondamentale per diminuire drasticamente le tempistiche di salvataggio. Queste sono solo alcune delle ultime novità che riguardano il riordino della nostra sanità sotto la guida del Presidente Roberto Occhiuto, che passo dopo passo ci condurrà verso un sistema sanitario più pragmatico, efficiente e su campagne di prevenzione fondamentali per la popolazione».

«Come Presidente della Terza Commissione Sanità e ancora prima come donna – ha concluso – credo che la prevenzione sia fondamentale per proteggerci e bloccare in fase iniziale le patologie che potrebbero colpirci. Noi donne tendiamo a trascurarci spesso tra le mille cose che abbiamo da fare lavoro, famiglia, impegni multipli ma dobbiamo credere nella prevenzione e decidere di prenderci cura di noi stesse». (rcs)

Sanità, Tavernise e Baldino (M5S): Tanti soldi dallo Stato e nessun servizio dalla Regione

Il consigliere regionale del M5s, Davide Tavernise e la deputata del M5S hanno denunciato come «la situazione della sanità calabrese continua a precipitare negli abissi. Qualche giorno fa il governo nazionale ha reso noti i dati del monitoraggio dei Lea. Neanche a dirlo la Calabria è l’unica regione che continua ad essere insufficiente in tutte e tre le macroaree Lea (Distrettuale, Prevenzione e Ospedaliera) con un punteggio inferiore a 60, quello della sufficienza».

«È impietoso, poi – hanno aggiunto – il verbale che riassume la riunione del 21 marzo scorso tra i ministeri interessati e la regione Calabria per la verifica degli adempimenti regionali in materia di sanità. Nel IV trimestre 2022 la nostra regione ha registrato ben 140 milioni di euro non spesi per migliorare proprio i servizi sanitari regionali».

«Tutto questo – hanno detto – nonostante due decreti Calabria e risorse ad hoc messe a disposizione dallo Stato per aiutare la Calabria ad uscire dal piano di rientro. Il bollino nero sulla nostra sanità ha dunque gravissime responsabilità politiche regionali che vanno affrontate. La stesso tavolo Adduce allunga l’ipotesi di commissariamento di Occhiuto in caso di continua inerzia. Saremmo al commissariamento del commissario e tanto la dice lunga sull’inefficienza dell’azione regionale in materia sanitaria».

«Ricorda, infatti –  hanno proseguito – il tavolo ministeriale come la rimozione di provvedimenti regionali in contrasto con il piano di rientro costituisce un punto del mandato commissariale e che se non si provvede a rimuoverli o modificarli sarà il Consiglio dei Ministri ad adottare le necessarie misure, anche normative. Tra le leggi incriminate quella su Azienda zero presentata come soluzione è problema aggravante la nostra sanità. La regione più volte già intervenuta con correzioni legislative è richiamata a continui correttivi anche per evitarne l’incostituzionalità. I ministeri stentano a capire quali sono le competenze del dipartimento regionale e quali quelle di Azienda Zero. Tanto a dimostrazione di quanta confusione accompagni e segua dall’inizio Azienda Zero. Dubbi sussistono anche sulla compatibilità delle risorse stanziate dalla legge regionale 32/2021 con l’impianto delineato per Azienda Zero. In sostanza una legge con nessuna fattibilità amministrativa ed economica. Intanto? Intanto la Calabria si muove indietro nei servizi sanitari».

«Ai Lea eternamente sotto la sufficienza – hanno detto ancora – fa sponda l’aumento del tempo di arrivo dell’ambulanza sul luogo di soccorso dopo la chiamata: oggi impiega 30 minuti in media per arrivare spesso senza medico a bordo. Intanto continuano i disservizi sugli screening oncologici. Intanto si continuano a registrare gravi ritardi nei pagamenti delle fatture. Tradotto significa nuovi debiti.  Così oltre le sortite sui social di Occhiuto, di sanità sul territorio restano i proclami. Come quelli che riguardano la riapertura degli ospedali di Cariati, Praia a Mare e Trebisacce. Perché mentre Occhiuto informa ormai da mesi che è in fase di elaborazione il documento complessivo di riordino della rete ospedaliera il Tavolo Adduce ci ricorda che quel documento lo sta ancora aspettando e che anzi il piano operativo 2022-2025 ne aveva previsto la definizione entro dicembre 2022».

«Il fallimento della sanità regionale è nelle sfide di Occhiuto – hanno concluso –. Il colpo di grazia per la nostra regione anche per mano di Occhiuto sarà l’autonomia differenziata. La nuova sfida chissà del <già commissario ad acta della sanità calabrese>. (rrc)

CORIGLIANO-ROSSANO (CS) – L’assessore provinciale Olivo vuole i medici cubani sul territorio

«Che si tratti di pura fatalità o di comprovata malasanità, non è più possibile assistere alla morte di così tanti e giovani cittadini di questo territorio per carenza di personale medico a bordo delle autoambulanze. Quali sono le risposte che il management sanitario dell’Asp di Cosenza intende dare rispetto a questi buchi? Qual è l’azione di contrasto che si intende attuare in vista dell’estate considerato che l’emergenza potrebbe esplodere anche in vista dei flussi turistici che sono previsti in Calabria?».

Sono, questi, alcuni degli interrogativi che l’assessore provinciale Adele Olivo rivolge agli enti sovracomunali e preposti affinchè si adottino celeri provvedimenti, anche attraverso l’impiego di medici cubani.

«Questa volta – aggiunge Olivo – occorre un’azione sinergica che coinvolga rappresentanti istituzionali, la struttura commissariale e la dirigenza dell’Azienda sanitaria per affrontare un’emergenza sanitaria che coinvolge tutti i cittadini, nessuno escluso. Non si commetta lo stesso errore fatto ai tempi dell’istituzione del Polo Covid a Rossano, che per sola volontà dell’allora commissario Zuccatelli e del sindaco Stasi, nottetempo e senza concertazione, venne impiantato nel Giannettasio. I danni provocati da quel reparto al sistema dei servizi sanitari offerti dagli ospedali spoke di Corigliano-Rossano sono incalcolabili e ancora oggi hanno ripercussione sugli utenti».

«Con la lungimiranza e capacità del presidente Roberto Occhiuto nel suo ruolo gravoso e delicato di Commissario della Sanità siamo sicuri che adesso si inizierà a dare risposte ai calabresi. Serve un piano d’attacco, soprattutto in vista dell’estate, per non lasciare sguarniti ospedali e i Pronto soccorso mentre la rete del 118 deve essere dotata di medici e di personale sanitario adeguato ad intervenire su ogni esigenza. Il programma di arruolamento e integrazione dei medici cubani all’interno della rete sanitaria regionale è un’ottima soluzione, ma occorre che questi professionisti vengano impiegati ovunque nei territori. Soprattutto dove c’è bisogno. Sicuramente la Sibaritide è una di quelle aree che oggi più di tutte ha bisogno di medici. In attesa dell’esito dei concorsi avviati dal neo Direttore generale dell’Asp di Cosenza, Antonello Graziano, non possiamo lasciare le strutture sanitarie prive di medici o, come accaduto qualche giorno fa in Pronto soccorso a Rossano, con un solo medico a far fronte a decine di utenti bisognosi di cure. Che si inviasse, allora, anche a Corigliano-Rossano un reparto di medici cubani. L’estate è alle porte e non possiamo rimanere senza sanità». (rcs)

Cgil, Cisl e Uil Calabria: Abbandonare Vertenza Calabria errore inaccettabile

I segretari di Cgil Calabria, Cisl Calabria e Uil Calabria, rispettivamente Angelo SposatoTonino RussoSanto Biondo, hanno lanciato un appello al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto e al presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, affinché dichiarino le loro «reali intenzioni su una vertenza (Calabria ndr) sostenuta dai vertici nazionali dei Sindacati confederali e alla quale si era catalizzato il sostegno di un campo largo di istituzioni e politica».

Per i sindacalisti, infatti, «accantonare questa piattaforma sia un errore madornale, inaccettabile», soprattutto se, il 21 luglio 2020, «i Segretari generali Cgil, Cisl, Uil, dalla piazza di Siderno, hanno coralmente lanciato la vertenza Calabria – hanno ricordato Sposato, Russo e Biondo – mettendo un tratto di evidenziatore su quelle che sono le tante problematiche ancora aperte in questo territorio. L’appello di Bombardieri, Landini e Sbarra è stato raccolto e rilanciato dal Presidente della giunta regionale e dal Consiglio regionale ma, ad oggi, i temi contenuti nella Vertenza Calabria non sembrano essere più al centro dell’agenda politica di chi governa la cosa pubblica in questa regione».

Ma non è solo questo il tema che preme i sindacati. Nei giorni scorsi, infatti, si sono svolte le Segreterie unitarie di Cgil, Cisl, Uil Calabria con l’obiettivo di fare un’analisi di quella che è la situazione del quadro regionale e rilanciare l’azione del Sindacato Confederale  calabrese tenuto conto anche delle tre manifestazioni unitarie di piazza di Milano, Bologna e Napoli che hanno segnato un punto di svolta nell’azione di mobilitazione unitaria delle sigle confederali.

«Manifestazioni che, poi, hanno posto con chiarezza quali sono le proposte di Cgil, Cisl, Uil, nei confronti del governo sui temi del lavoro, del fisco, delle infrastrutture, della sanità, delle pensioni e dello stato sociale – hanno evidenziato –. Cgil, Cisl, Uil Calabria, hanno partecipato, in maniera propositiva e numericamente forte, alla manifestazione di piazza di Napoli, da dove sono stati rilanciati i temi dello sviluppo del Mezzogiorno e chiesto, con forza e determinazione, un deciso cambio di passo al governo nel merito del confronto e delle questioni ancora aperte».

«Durante i lavori delle Segreterie unitarie, ancora – viene spiegato nella nota unitaria – è stato affrontato in maniera specifica il momento in cui si trova lo stato del confronto con la regione Calabria e il contesto che si sta aprendo, alla luce del fatto che la Calabria avrà la possibilità di utilizzare i fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza e le politiche di coesione sociale. Tutte risorse che, è giusto evidenziarlo ancora una volta, dovranno essere canalizzate nella giusta direzione, puntando alla realizzazione di progetti ben definiti, per evitare che le stesse possano perdersi negli stessi rivoli nei quali è finita una grossa fetta della programmazione europea di questi ultimi anni».

«Il confronto avviato con la Regione Calabria nel 2022 è stato positivo – hanno ricordato –, sono state tante le problematiche affrontare con chi ha la responsabilità di governare questa regionale, ma tante sono ancora quelle da affrontare e portare a risoluzione. Adesso, dopo una prima fase di stabilizzazione dell’azione amministrativa che ha ricevuto la nostra ampia disponibilità all’analisi ed al confronto nel merito delle questioni sempre scevro da condizionamenti politici o di partito, è necessario un cambio di passo radicale che sia in grado di produrre, nell’anno in corso, quei risultati tanti attesi dalle calabresi e dai calabresi».

«Quello che ci preoccupa – hanno sottolineato – in questa fase storica sono i rallentamenti che si stanno registrando nella gestione, nella programmazione e nella trasformazione in opere concrete dei fondi messi a disposizione con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. I rallentamenti a livello nazionale, purtroppo, si riflettono pesantemente anche in ambito regionale e locale, per questo è necessario dare operatività a quella cabina di regia che è stata istituita un anno e mezzo fa per la verifica di questi finanziamenti».

«Solo un’attenta ed informata azione di controllo, infatti – hanno rilanciato – può portare al corretto investimento di queste risorse che rappresentano l’ultima occasione per cambiare il volto di questa regione e rendere operativi e funzionali quei settori, a partire dalla sanità, che sono sempre stati i punti più dolenti per chi ha scelto di vivere in questo territorio. Lo strumento della sorveglianza sociale, lo ribadiamo ancora una volta, è di fondamentale importanza per verificare gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza e le sue ricadute su comparti, quale quello sanitario, che aspetta di vedere realizzata la medicina del territorio, resi operativi i nuovi ospedali e aperte quelle case della comunità che, ad oggi, sono rappresentate solo nei documenti progettuali».

«Ma non solo. Applicare lo strumento della sorveglianza sociale all’investimento di questi fondi – hanno evidenziato Sposato, Russo e Sposato – vuole dire mettere al riparo gli stessi dalle attenzioni poco meritorie della criminalità organizzata. Purtroppo, poi, siamo stati costretti a registrare un rallentamento del confronto sul tema del lavoro. Ad oggi, fra le altre cose risultano trascurate le istanze provenienti dal bacino del precariato storico, nei confronti del quale il governo regionale aveva assunto una serie di impegni che, ancora oggi, risultano disattesi».

«Per noi vincere le sfide aperte sul lavoro – hanno proseguito i segretari generali – vuol dire sapere mettere insieme il piano Gol – sul quale purtroppo dobbiamo segnalare la totale assenza di confronto con la giunta regionale – al fine di evitare che le politiche attive si realizzino in contrasto con le reali necessità del territorio e con lo sviluppo delle attività produttive attraverso l’atteso potenziamento della Zes».

«Proprio sul futuro della Zona economica speciale, poi – hanno aggiunto –  non possiamo non segnalare l’incomprensibile rallentamento della marcia del governo sulla concreta applicazione di questo strumento indispensabile, insieme ad un corretto ripensamento sulla gestione delle politiche attive per il lavoro, come sostanziale leva di sviluppo per la Calabria. Per questo, ancora una volta ed unitariamente, chiediamo alla Regione Calabria di mettere mano ad un Piano per lavoro, per il lavoro di qualità ed in sicurezza, che riesca a dare concretezza a tutti gli investimenti messi a disposizione dall’Europa e dalla Nazione e, segnando un tratto di discontinuità reale con il passato, siano in grado di evidenziare impatti occupazionali positivi, mettendo al centro il merito, puntando sulle qualità dei giovani calabresi e ricercando quella parità di genere che, sino ad oggi, è stata troppo spesso accantonata».

«Adesso, poi – hanno continuato – sono maturi i tempi per avviare un confronto costruttivo e di merito sulla programmazione del Por 2021/2027 – strumento determinante per consentire alla nostra regione di agganciare senza ritardi le politiche di transizione che provengono dall’Europa – mettendo come solida base dello stesso la discussione con il partenariato economico e sociale. Transizioni, soprattutto quella ambientale, che non possono discostarsi da interventi urgenti e mirati al potenziamento del settore della forestazione, per il quale siamo scesi in piazza lo scorso dodici maggio, che necessita di un potenziamento assunzionale, rispetto al quale la Regione si è impegnata, indirizzato alla cura dell’ambiente, al contenimento del dissesto idrogeologico e, come sintesi di questi due interventi, al rilancio delle aree interne della nostra regione».

«Non possiamo, poi, dimenticare che in Calabria è ancora viva un’emergenza sanitaria fatta di ritardi, omissioni e inadempienze. Noi siamo convinti che, anche su questo settore, sia necessario e non più rinviabile un confronto serio ed approfondito, aperto ai responsabili di Aziende sanitarie provinciali e Aziende ospedaliere – hanno concluso – per stabilire quali debbano essere le linee di indirizzo applicabili per realizzare, finalmente, la medicina del territorio; procedere alla stabilizzazione del personale precario, individuare le risorse necessarie alla creazione di nuovi posti di lavoro e, in ultimo ma non per ultimo, realizzare un’attenta ricognizione, propedeutica ad un’azione di razionalizzazione, degli accreditamenti del settore privato». (rcz)

La consigliera Straface risponde a Bruni su audizione del commissario Asp Battistini

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha replicato alla consigliera Amalia Bruni in merito alle polemiche relative alla richiesta di audizione di Gen. Battistini, neocommissario generale dell’Asp di Catanzaro.

«La consigliera Bruni forse non ha compreso che il generale Battistini è stato nominato commissario Straordinario di una realtà estremamente complessa e articolata qual è la l’Asp di Catanzaro – ha ricordato Straface – e non capo condomino di qualche palazzina periferica. Pertanto, al fine di non trasformare un’audizione in Terza Commissione in un’occasione che concretizzi un semplice scambio di legittime domande con legittime prese d’atto di situazioni, rispetto alle quali è necessario acquisire dettagliata contezza che è presupposto di fattive risposte, è opportuno il rispetto di alcuni necessari tempi fisiologici».

«Non si parla di mesi o di anni, ma di giorni – ha aggiunto –. Un tempo davvero minimo se si pensa che la nomina è avvenuta da appena due settimane. Se poi si vogliono creare scenari solo al fine di non  avere risposte, o di averle frammentarie, perché non si è dato neppure il tempo a chi ha assunto con determinazione e caparbietà l’incarico di affrontare problemi atavici, allora non si ha a cuore veramente la soluzione dei problemi, ma si persegue solo uno sterile desiderio di creare polemica e ingiustificata pressione mediatica».

«Il Generale Battistini – ha continuato Straface – ha sicuramente preso atto tanto delle proteste del personale sanitario del 118 dell’Asp di Catanzaro, tanto di quelle cittadini e operatori relative ai disservizi, dando piena disponibilità a relazionare sullo stato delle cose e ad essere audito, su questi e su altri argomenti. La caratura dell’uomo chiamato a trovare soluzioni lì dove sussistono diverse problematiche si rapporta con la voglia di agire con serietà, concretezza, competenza, e risolutezza del Gen. Battistini, non per nulla scelto dal presidente Occhiuto che in lui riversa piena fiducia. Ma non si può procedere in una direzione, verso una meta, senza leggere la mappa del reale e i documenti che le sono da corollario».

«Per compiere questa operazione, che non riguarda solo un aspetto ma una poliedricità di contesti – ha evidenziato – serve il tempo necessario. Un tempo sicuramente accelerato, che non consente di procrastinare e tergiversare, parole che non appartengono al vocabolario di questa Amministrazione regionale e della Terza Commissione che ho l’onore di presiedere, ma che deve essere anche tempo necessario, perché ciò che urgente deve tenere conto anche di ciò che è importante, cioè leggere la realtà per essere risolutivi nelle proposte e nelle soluzioni».

«Ha ragione la Consigliere Bruni – ha detto ancora la consigliera regionale – quando dice che dobbiamo delle risposte ai cittadini, ma le risposte non nascono dal semplice apparire di fronte alla Terza Commissione, ma dall’impegno che si spende nel trovarle, legato alle competenze e ai tempi opportuni, per quanto ineluttabili.  Al Gen. Battistini va dato il tempo necessario di prendere atto delle problematiche e impostare pratiche, tempestive, ove possibile, ma soprattutto concrete e risolutive soluzioni».

«Sono certa – ha concluso – che sarà lui stesso quanto prima a chiederci di venire udito in Commissione per relazionare in merito alla complessa situazione dell’Asp di Catanzaro. Nel frattempo è giusto lasciarlo lavorare. Arduo è il compito che lo attende, ma sono certa che il Presidente Occhiuto non avrebbe potuto fare scelta migliore». (rrc)

Il consigliere Billari: Sono fermi 500 mln per sanità

Il consigliere regionale Antonio Billari ha denunciato come per la sanità sono fermi 500 milioni e che «a pagarne le spese sono i cittadini calabresi costretti ad una vera migrazione sanitaria». 

«Da circa un ventennio – ha evidenziato – si discute in merito alla realizzazione di ospedali moderni e funzionali che possano servire gli utenti di Vibo Valentia, della Sibaritide e nella Piana di Gioia Tauro potenziando e differenziando l’offerta sanitaria in Calabria ma al netto dei buoni propositi le risposte sono pari a zero».

Per questo Billari ribadisce la necessità di risposte concrete, chiedendo ai colleghi consiglieri regionali «di affrontare il dramma sanità in un consiglio regionale che affronti in modo responsabile la questione sanità perché la Calabria chiede risposte e non è corretto che la professionalità e la competenza di chi opera in Calabria nel settore della sanità venga demonizzato dall’assenza di strutture idonee e da un assenza di programmazione». (rrc)

Il consigliere Giannetta: Su sanità calabrese basterebbe un po’ di onestà intellettuale

Il consigliere regionale Domenico Giannetta, ha evidenziato come «la sanità calabrese è passata da uno stato dormiente a uno di proattività. Un deciso cambio di passo perseguito dal Presidente Occhiuto con audacia e coraggio».

«Il coraggio delle scelte – ha aggiunto – anche divisive, ma che andavano fatte per produrre cambiamento e emanciparci da un lungo periodo nero che ha segnato la nostra storia. Il presidente Occhiuto non solo si è preso le responsabilità della sanità calabrese, ma ne ha accelerato i processi decisionali e, anche se il percorso è ancora lungo e complesso, possiamo già raccogliere dati ineguagliabili in tempi record».

«Occhiuto ha avviato una campagna di reclutamento del personale senza precedenti negli ultimi dodici anni – ha ricordato il consigliere regionale – assumendo 2.191 persone, di cui 1.550 a tempo indeterminato, 1.080 a tempo determinato e stabilizzandone 741. Di queste – specifica ancora – 830 persone sono state assunte in quattro mesi quest’anno. Un’operazione che va letta al netto dei 1.300 pensionamenti che avrebbero messo in ginocchio gli ospedali e l’intero sistema sanitario. Senza considerare il tanto atteso sblocco delle graduatorie di concorsi precedenti, per l’impiego del personale, a tempo indeterminato e determinato, per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza».

«Sono dati importantissimi. E bene fa Occhiuto a rivendicarli. E basterebbe – ha concluso Giannetta – un pò di onestà intellettuale da parte del Partito Democratico che invece continua la sua campagna propagandistica “contro” perdendo l’occasione di tacere su fatti inconfutabili». (rrc)