Scuola e Sanità, al via le assunzioni per equipe scolastiche a sostegno delle Dsa

Sono partite le assunzioni per le equipe scolastiche a sostegno degli studenti con Dsa. È quanto ha annunciato la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, sottolineando come «attraverso un approccio multifunzionale agli studenti con disturbo dsa (dislessia, disgrafia, discalculia) sarà garantito un percorso diagnostico e di presa in carico rapido con percorsi di accesso facilitati ai servizi».

«In ogni distretto sanitario delle singole Asp Provinciali (Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia) saranno, infatti – ha spiegato – attivate una o più equipe dedicate, formate da psicologo, logopedista e neuropsichiatra infantile che, su richiesta dei singoli istituti (previo consenso informato delle famiglie), interverranno nelle scuole e attraverso screening mirati diagnosticheranno il disturbo. In caso di conferma diagnostica si provvederà al rilascio della relativa certificazione garantendo, ove richiesto dalle scuole, il necessario supporto da parte delle equipe anche per la predisposizione del Piano didattico personalizzato (art.5 legge 170/2010) nel quale sono contemplate le strategie didattiche di sostegno agli studenti interessati».

«L’intento del progetto – ha proseguito – è anche quello di promuovere una collaborazione metodica tra scuola, famiglia e sistema socio-sanitario, al fine di scongiurare la dispersione scolastica (cioè l’abbandono precoce degli studi), promuovere il successo formativo e l’inclusione degli studenti, attenuando e compensando il disturbo e quindi favorendo il corretto raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti».

«Con il presidente della Regione Roberto Occhiuto – ha ricordato Princi – avevamo garantito tempi rapidi in fase di presentazione a gennaio 2023, ed oggi partecipiamo con gioia la consequenzialità delle azioni attuative legate al progetto: Interventi per l’individuazione precoce e la presa in carico degli alunni con disturbi specifici di apprendimento (dsa) degli istituti scolastici della Regione Calabria, approvato con decreto del commissario ad Acta n. 37/23. Dopo il trasferimento delle dovute risorse alle Aziende sanitarie provinciali con apposito Ddg, sono in corso presso tutte le Aziende calabresi operazioni per reclutare 74 nuove professionalità di cui 15 neuropsichiatri infantili, 28 psicologi, 28 logopedisti, 3 assistenti sociali».

«Con nota n. 222975 del dipartimento tutela della salute, a firma del dirigente del settore programmazione dell’offerta ospedaliera e sistema delle emergenze- urgenze, Maria Bernardi, tutti i commissari del Sistema sanitario regionale – ha aggiunto – sono stati, infatti, invitati ad attivare tutte le necessarie procedure concorsuali per l’assunzione dei profili professionali richiesti, rispettando la tempistica del progetto che prevede l’inizio delle attività entro settembre prossimo».

Si stima che in Calabria su una popolazione scolastica (6-18 anni) complessiva di oltre 228 mila alunni, siano 11.500 gli alunni portatori di un disturbo specifico dell’apprendimento e, di questi, soltanto 3.600 sono in possesso di una certificazione specifica. Disturbo che, se non individuato e adeguatamente compensato, può determinare rilevanti conseguenze funzionali, come il raggiungimento di un livello scolastico inferiore e un elevato disagio psicologico, incoraggiando caos e abbandono scolastico.

«Fortemente sostenuto dal presidente Occhiuto – ha sottolineato la vicepresidente – questo è un traguardo importantissimo per la nostra regione perché, finalmente, le famiglie per la diagnosi e per la certificazione degli studenti con disturbo specifico di apprendimento potranno contare sul servizio pubblico sanitario, anziché ricorrere, come avvenuto in passato, al servizio privato. Vorrei sottolineare il prezioso lavoro che sta ponendo in essere il dipartimento salute della Regione Calabria, nello specifico la dirigente Maria Bernardi, d’intesa con i commissari delle Asp e con tutto il rispettivo personale».

«È una sanità – ha rimarcato infine la vicepresidente Princi – che, finalmente, grazie al presidente e commissario ad acta Roberto Occhiuto, sta cambiando volto. Dopo il risultato storico legato alla recente chiusura dei bilanci del 2022 da parte delle Asp, è un percorso tutto in salita proiettato a garantire, sempre di più da qui ai prossimi anni, quei servizi essenziali per troppo e per lungo tempo negati ai cittadini al punto da costringere i calabresi o a ricorrere al privato, come nel caso degli studenti con disturbi specifici di apprendimento, con forti discriminazioni per le famiglie meno abbienti), o ad andare fuori incentivando la migrazione sanitaria». (rcz)

Mercoledì a Lamezia la terza Assemblea Regionale di Comunità Competente

Mercoledì 5 luglio, a Lamezia Terme, alle 16.30, nella Sala Sintonia della sede di Progetto Sud, si terrà la terza Assemblea regionale di Comunità Competente, sul tema Per una democrazia delle cure.

Sarà, come sempre, un Laboratorio di proposte concrete che nascono dal confronto e dall’esperienza di diversi saperi di tecnici, di cittadini e familiari delle varie Associazioni.

Coordina i lavori Rosellina Brancati. Relazionano Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente, Rosalbino Cerra, presidente regionale Fimmg, Maurizio Cipolla, segretario generale Società Italiana di Telemedicina, Marina Galati, presidente nazionale Cnca Odv, Fausto Sposato, presidente Ordine Professioni Infermieristiche Cosenza, Daniela Diano, attivista Associazione Riprendiamo i Consultori, Francesco Abbondante, direttore Chirurgia Plastica ricostruttiva A.O. “Dulbecco Catanzaro”, Francesco Costantino, ingegnere Comunità Competente, Nunzia Coppedè, segretaria Fish Calabria, Stefania Fratto, presidente “Donne e Diritti”, Giacomo Panizza, fondatore Comunità Progetto Sud, Giacomina Durante, consigliera nazionale Apmarr e Ernesto Esposito, sub commissario al piano di rientro. (rcz)

PD Fagnano Castello chiede interventi urgenti per postazione di continuità assistenziale

In una lettera aperta al ministero della Salute, al Dipartimento Tutela della Salute e Servizi Socio-Sanitari della Regione Calabria, all’Asp di Cosenza e al Distretto Sanitario Esaro Pollino, il Circolo del Pd di Fagnano Castello ha chiesto interventi urgenti per la postazione di continuità assistenziale.

«La postazione di continuità assistenziale del comune di Fagnano Castello versa in visibili condizioni di degrado strutturale con evidenti inadeguatezze strumentali e medicali», si legge nella lettera aperta, sottolineando come «chiunque si reca nei locali della guardia medica, che comprende anche il territorio del comune di Santa Caterina Albanese, si imbatte con un ambiente privo delle minime attrezzature medicali e assenza totale di supporti strumentali e condizioni strutturali altamente deficitari. Il servizio viene assicurato solo grazie alla presenza responsabile, e alla passione professionale dei medici che si alternano nei turni di servizio e che sono costretti ad esercitare la loro preziosa e insostituibile funzione in un laboratorio che nulla ha per essere definito ” medico “».

«Il locale offerto dal Comune – continua la lettera – si presenta privo delle minime condizioni di vivibilità sanitaria per cui è indispensabile un urgente intervento di miglioramento strutturale e corposo adeguamento medicale e strumentale.
Tali inadeguatezze risultano essere ancora più pesanti e nocive per la popolazione, se si tiene conto della scarsissima offerta sanitaria del territorio della Valle dell’Esaro, che dal 2010 con chiusura dell’ospedale di San Marco Argentano, determinano una forte e visibile sofferenza in tutto il bacino, aggravata dall’inefficienza della rete sanitaria territoriale. Accanto a ciò emerge da tempo oramai la scarsità sul territorio dei medici di base , che tanto disagio sta creando ai cittadini».

«Tali lacune – viene evidenziato – creano un continuo allarme e disagio anche di natura psicologica in tutta l’utenza, consapevole di non potere contare, in caso di bisogno, su strutture e servizi sanitari adeguati, vedendosi quindi negato il diritto fondamentale della salute come sancito dall’Art. 32 della Costituzione: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».

«L’assenza di vivibilità sanitaria – conclude la lettera – indebolisce la permanenza abitativa e la residenzialità, soprattutto nelle aeree interne, che sono interessate da un vistoso abbandono e svuotamento demografico. Per tutti questi motivi Vi chiediamo un immediato intervento per rendere civile e adeguato il posto di continuità assistenziale del comune di Fagnano Castello». (rcs)

La consigliera Amalia Bruni: La Calabria non può tutelare la salute dei turisti

La consigliera regionale Amalia Bruni ha evidenziato come mentre «in ogni parte d’Italia si cerca di riorganizzare al meglio il servizio dell’emergenza urgenza e in molte regioni la situazione è decisamente migliorata, solo in Calabria la gestione del Commissario è riuscita a peggiorare, quando possibile, lo stato delle cose, riducendo il 118 a una sorta di taxi dei pazienti».

«durante il Simposio Nazionale Vibo Emergency Medicine si è parlato di “Futuro dell’emergenza fra crisi e riorganizzazione” – ha spiegato – e decine di colleghi si sono mostrati increduli e a tratti sbigottiti di fronte a certe affermazioni che, secondo lo Smi, mettono a serio rischio l’incolumità dei calabresi e non solo».

«Alcuni relatori, infatti – ha proseguito – hanno sottolineato che non ci sarebbe bisogno che la rete tempo-dipendente sia gestita da un medico sull’ambulanza (relatori Battistini, Profiti, Graziano) ma che con le nuove tecnologie infermieri scelti e formati (i nostri lo sono?) potranno essere autorizzati a usare protocolli d’intervento relazionandosi con il medico della centrale operativa».

« Si è poi sostenuto – ha detto ancora – suscitando sconcerto, che medici formati e specializzati verranno scelti per essere assegnati alle automediche, mettendo di fatto in dubbio la competenza e la professionalità dei colleghi calabresi che ogni giorno salgono sulle autoambulanze per fare turni massacranti».

«Insomma, mentre altrove si risolve il problema assumendo medici, rafforzando le strutture e incentivando tutto il personale sanitario – ha evidenziato – come al solito da noi si escogitano stratagemmi incredibili per porre mano a un problema giunto a questo punto perché per anni nessuno ha trovato soluzioni serie ed efficaci».

«Intanto – ha detto ancora – mentre grandi menti disegnano soluzioni eccellenti solo in teoria (ci aspettiamo anche il ricorso all’intelligenza artificiale per sostituire i nostri colleghi) è arrivata un’estate con tanti turisti ma non siamo in gradi di tutelare la loro salute».

«Venerdì pomeriggio, tanto per cambiare – ha concluso – la postazione del 118 di Falerna è rimasta totalmente chiusa per mancanza di medici, autisti e infermieri. A questi problemi bisogna dare risposte concrete e non fare scelte cervellotiche». (rrc)

Il presidente Occhiuto: Chiusi i bilanci 2022 di tutte le Asp e Ao

Il presidente della Regione e Commissario ad acta, Roberto Occhiuto, ha reso noto che «tutte le Aziende sanitarie provinciali e tutte le Aziende ospedaliere della Calabria hanno chiuso i bilanci del 2022, provvedendo alla loro adozione e alla conseguente trasmissione alla Regione e ai collegi sindacali».

«Abbiamo terminato un ciclo – ha aggiunto – aperto lo scorso anno con la circolarizzazione per l’accertamento del debito sanitario della nostra Regione, indispensabile per la definitiva regolarizzazione dell’intero sistema contabile della sanità della Calabria».

«Conoscendo il debito della nostra sanità – in passato sempre aleatorio e inattendibile – abbiamo potuto procedere spediti verso questo straordinario obiettivo che da oltre 10 anni il sistema delle aziende sanitarie della nostra Regione non era in grado di raggiungere», ha proseguito il presidente Occhiuto.

«In tanti ci dicevano che sarebbe stato impossibile, che non ci saremmo mai riusciti– ha detto ancora – noi lo avevamo detto e lo abbiamo fatto, grazie ad un’operazione rigorosa e grazie alla collaborazione instaurata con il governo nazionale, in appena un anno e mezzo».

«Abbiamo fortemente voluto questo risultato – ha evidenziato – e da oggi la Calabria è diventata una Regione un po’ più normale, pronta a pagare i suoi debiti e a ripartire con programmazione e investimenti».

«Per questo risultato – ha aggiunto – ringrazio il commissario straordinario di Azienda Zero, Giuseppe Profiti, il dirigente del settore bilancio del Dipartimento Salute della Regione, Vittorio Sestito, i direttori generali e i commissari delle Aziende sanitarie e ospedaliere».

«E tengo anche a rivolgere un particolare ringraziamento – ha detto – a tanti loro preziosi collaboratori: senza il loro impegno non saremmo riusciti a tagliare questo traguardo. I bilanci adottati saranno adesso esaminati dalla Regione e dai rispettivi collegi sindacali, fino alla definitiva approvazione».

«Da lunedì, dunque – ha annunciato –, convocheremo le Aziende per avviare – come avviene in tutte le Regioni del Paese – la valutazione dei contenuti dei documenti contabili trasmessi».

«Parallelamente – ha spiegato – disponendo della liquidità necessaria per saldare i debiti della nostra sanità, abbiamo chiesto alle Aziende di comunicare entro la prima settimana di luglio il fabbisogno per il pagamento di tutto il debito per il quale sia stata accertata la correttezza della pretesa, con la finalità di raggiungere entro il mese l’obiettivo ’Calabria debito zero’ e riportare il livello di debito del sistema a quello naturale del debito circolante indispensabile per le esigenze della gestione ordinaria».

«Ma non è finita qui – ha continuato –. La chiusura dei bilanci del 2022 segna anche l’inizio del lavoro per consolidare la capacità di governo dei conti della sanità per il futuro e, soprattutto, l’avvio dell’opera di ricostruzione e approvazione, carte alla mano, dei bilanci degli anni passati per quelle aziende che ancora non lo hanno fatto e che – grazie alle disposizioni straordinarie negoziate con il governo e contenute nel decreto legge 51 appena convertito – entro il 2024 ci consegneranno un quadro della storia contabile del sistema sanitario calabrese chiaro e attendibile».

«Siamo davvero soddisfatti – ha concluso – per il lavoro fatto, consapevoli delle nuove sfide che ci aspettano, ma determinati a portare a termine questa operazione storica che ci permetterà, finalmente, di tracciare una linea e ricominciare a scrivere il futuro sanitario della nostra Regione». (rcz)

Baldino (M5S): Sanità è ancora priorità per Occhiuto?

La deputata del M5S, Vittoria Baldino, ha chiesto al presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, se la sanità è ancora una sua priorità, ricordando che «oltre al capodanno Rai c’è di più».

«Nei fatti ha ricevuto un mandato commissariale fino ad ora disatteso – ha evidenziato –. Lo dimostrano non solo i Lea vergognosamente retrocessi e i verbali ministeriali, ma quanto sta accadendo ripetutamente in tutta la Calabria e specie a Corigliano Rossano. È inaccettabile che per l’ennesima volta un’ambulanza raggiunga il posto di soccorso dopo 40 minuti e senza medico a bordo. E’ successo nelle scorse ore nell’area urbana di Rossano. Caso isolato? Niente affatto! Negli ultimi due mesi Corigliano Rossano ha fatto registrare quattro decessi accomunati da ambulanze in ritardo o inadatte e senza medico a bordo. Tanto rappresenta passi indietro nella gestione della sanità calabrese».

«Si sponsorizza all’esterno – ha continuato Baldino – l’immagine della Calabria, distraendola, ma si condanna di fatto la vita dei calabresi con disservizi sanitari. Il servizio del 118 manca da troppo tempo del giusto personale quanto di mezzi idonei. Nonostante le risorse disponibili si tarda a cambiare ambulanze ormai vetuste e numerose, come ampiamente denunciato dalle organizzazioni sindacali, sono le postazioni dove il servizio è integrato, o sostituito totalmente, dai privati convenzionati».

«Se va male al 118 lo stesso può dirsi del pronto soccorso per cui il personale infermieristico dello spoke Corigliano Rossano – ha detto ancora – come recentemente denunciato, lamenta non solo mancanza di personale ma anche disorganizzazione. Circostanze queste, che sottolineano gli stessi operatori sanitari, compromettono l’assistenza dei pazienti costringendoli a posteggiare nel pronto soccorso giorni infiniti prima di un ricovero. A tanto va aggiunta la temporanea sospensione dei ricoveri che nei giorni scorsi ha riguardato il reparto di ginecologia per cui se n’è paventata la sciagurata chiusura».

«L’immagine della Calabria che ne vale grande sponsorizzazione gratuita all’esterno – ha ricordato – è quella di una regione capace di dare risposta alla domanda di sanità. Perché perdere la vita per disservizi sanitari è inaccettabile e ancora di più lo è se dallo Stato vengono messe a disposizione risorse e strumenti».

«Basta con la logica del personale che manca ovunque – ha concluso –. I calabresi per colpa della politica regionale aspettano risposte sanitarie da decenni. Sarebbe questo il regalo più bello che potrebbero ricevere». (rp)

 

Il presidente Occhiuto: Al Policlinico Mater Domini di CZ una pet mobile

«Il Policlinico “Mater Domini” di Catanzaro potrà disporre di una PET mobile». È quanto ha annunciato, in un video, il presidente e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, sottolineando come questa, «affiancata a quella fissa già a disposizione della struttura permetterà di aumentare il numero giornaliero di esami effettuati, ridurre le liste d’attesa e anticipare le diagnosi».

«C’era una necessità – viene spiegato nel video – nata dall’incremento delle liste d’attesa che sono diventate veramente lunghe. La pet mobile fa delle diagnosi ai malati oncologici, per cui è necessario che le liste d’attesa siano sempre molto corte perché il tempo fa la differenza sulla guaribilità delle problematiche dei pazienti. È un supplemento alla Pet fissa che purtroppo spesso si è rotta».

«Utilizzando entrambe abbiamo una potenzialità di 20 pazienti al giorno – ha spiegato –. Adesso siamo in media a 10 pazienti al giorno, ma certamente potremmo incrementare e arrivare fino anche a 20 in 2 turni. E si può quindi arrivare a eliminare completamente le liste d’attesa nel giro di un mese».

Soddisfazione è stata espressa dal commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, parlando di «buone notizie».

«I tempi di attesa – ha detto – vengono eliminati e i pazienti potranno eseguire i controlli in tempi normali. Una delle carenze più fastidiose per chi deve eseguire dei controlli urgenti ed importanti dovrebbe essere rimossa con la pet mobile che potrà raddoppiare le diagnosi per i malati oncologici. In un mese i ritardi saranno azzerati e, quindi, al Policlinico di Germaneto non vi saranno le lunghe file che finora hanno contribuito a minare la credibilità del sistema sanità».

«Un piccolo passo in avanti che, però – ha concluso – deve ritenersi significativo e deve rafforzare quella voglia di andare fino in fondo per migliorare le risposte della sanità verso i cittadini. Un plauso al Commissario-Presidente Occhiuto ed a tutti gli operatori che contribuiranno allo sforzo finora messo in campo». (rcz)

LA SANITÀ “MANIPOLATA” DELLA CALABRIA
CON LA REALTÀ DI TANTE PROMESSE VANE

di ETTORE JORIO – Una “sanità manipolata” sarebbe un bel titolo per un film/documentario di Michael Francis Moore, quel regista eccezionale nel descrivere le contraddizioni, spesso ad effetto invalidante se non “omicidiario”, del sistema politico-sociale che infierisce sui deboli. Manipolata perché va avanti compensando quel tantissimo che manca limitandosi a promettere sempre nuove cose destinate a fare, però, la stessa fine di quelle promesse un tempo e non mantenute. Questa è la fotografia della sanità nel nostro Paese, con punte di manipolazioni eccelse nel Mezzogiorno, destinatario di promesse a fronte di realtà.

Dal sogno del SSN ad una sanità tutta da rifare

Dunque, “una sanità manipolata” è un titolo che ci starebbe tutto in un libro destinato a descrivere dove è finito il welfare assistenziale italiano dopo la grande riforma del 1978, che nella sintesi: ebbe ad introdurre il Servizio sanitario nazionale; a mandare a casa le mutue del discrimine; a dare il via al finanziamento impositivo garante dell’universalismo; a imporre centralità all’assistenza distrettuale, introducendo quella integrata con il sociale.

Da lì in poi, con una folle accelerazione sopravvenuta negli anni duemila, tutto è precipitato, realizzando un sistema assistenziale che si fa fatica a riconoscere come tale: con una assistenza territoriale consegnata all’esclusività della medicina convenzionata, che non ha dato affatto un buona prova di sé nel più recente periodo Covid; con una assistenza intermedia neppure presente sulla carta; con una assistenza ospedaliera che si è difesa bene grazie all’offerta assicurata dai 51 Irccs (21 pubblici e 30 privati) che la collettività fa fatica a distinguerli come tali, infra-sistema ma assolutamente autonomi. Una considerazione critica che ci sta tutta. Nonostante ciò, l’attribuzione economica delle risorse Pnrr in favore del sistema della salute è stata motivata poco e male. Quasi come se fosse di per sé “tutto a posto”. Così non è in tutta la sua evidenza.

Con le “elemosine” non si fanno investimenti e non si cambia nulla

Lo 0,8% è davvero umiliante per una riorganizzazione del territorio che come livello assistenziale è pressoché inesistente, basti pensare alle negatività che ha registrato in due anni di epidemia libera di correre tra i cittadini con i medici di famiglia spesso barricati e di frequente neppure nei loro studi. Certo, questo limite non è stata la regola, dal momento che sono stati in tanti quelli esposti in prima linea a pagare anche con la vita la loro generosa diversità.

Si diceva l’0,8%, una vergogna, pari a 15,63 miliardi di euro, per mettere a terra, tra l’altro, le previsioni strutturali del DM77 – che di certo risulteranno insufficienti (se non inadeguate) a rendersi garanti del difficile risultato anche perché disseminate male in tutto il Paese – da riempire del personale necessario a rendere funzionanti, per l’appunto: Case e Ospedali di comunità nonché Centrali operative territoriali. Quella “mano d’opera” professionale da assicurarsi senza però a tutt’oggi avere programmato, valorizzato e previsto i quattrini occorrenti per fare funzionare ovunque la medicina di prossimità. Non solo. Nessuna previsione per garantire un ingresso dalla porta principale della telemedicina – fatta eccezione per qualche attività preparatoria al naturale business – per favorire la svolta di una tutela della salute collaborata dalla intelligenza artificiale.

Manca del tutto l’idea della nuova spedalità

E’ del tutto mancante il necessario progetto per rivedere la geografia ospedaliera da programmare secondo le nuove dimensioni dell’offerta dopo Covid arricchita della robotica assistita, per l’appunto, dall’intelligenza artificiale, che di per sé necessiterà di finanziamenti a numerosissimi zeri e di formazione adeguata degli operatori ad essa dedicata, nonché di revisioni di Drg oramai inadeguati a coprire i costi di esercizio delle prestazioni robot medico-guidati. Ci vorrà tanto impegno e tante risorse insomma per determinare una offerta di qualità del livello di assistenza ospedaliera da dovere necessariamente riparare rispetto a quella attuale. Quanto a riparazione occorrerà intervenire anche sul sistema ospedaliero-universitario per lo più non riconosciuto come tale ai sensi della normativa vigente dal 1999, che invero avrebbe potuto rintracciare una pronta soluzione a cura del nuovo Ministro capace, come suo primo impegno, di assolvere il peccato originario con una “sanatoria” generale non affatto difficile da perfezionare Sarebbe stato sufficiente fare così come ebbe a fare Monti con il Dpcm del 31 gennaio 2013 (GU n. 55) riguardante AOU. “S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona – Scuola Medico Salernitana”

A ben vedere, con un doveroso sforzo in più impiegato nella destinazione delle risorse del Pnrr si sarebbe potuto fare tutto quanto, o quasi. Un percorso garante dell’assistenza da essere poi ovviamente assistito con le disponibilità economiche di mantenimento a regime delle strutture da assicurare al sistema delle aziende per sostenere i nuovi bilanci al lordo delle nuove dimensioni erogative.
Ebbene, no. Chi ha programmato il PNRR ha ritenuto (nella teoria) di cambiare il mondo ma di certo (nella pratica) non quello della tutela della salute delle persone, forse perché ben distante dalle “soddisfazioni” che offre una spesa non facilmente verificabile com’è la sanità, quanto a risultato, nel quotidiano da parte della collettività.

Via le catene politiche dal SSN

Questo è uno degli effetti della manipolazione, che è l’arte primaria della politica, esercitata nell’ambito della tutela della salute facendo passare sempre per prossima la sua esigibilità. Nel frattempo, solo per fare qualche brutto esempio: inadempimenti gravi tali da generare morti colpevoli; diagnosi tanto ritardate da risultare inutili; liste di attesa estenuanti; viaggi della speranza; intimo senso di vergogna dei cittadini più anziani persino di chiedere assistenza al proprio medico; pretesa alle cure messa da parte; ricorso all’assistenza cash come soluzione alla disperazione; vergognosa sottomissione per racimolare un posto letto.

Al riguardo, mi si ripete nella testa una frase proferitami da una esperta di diritti fondamentali. «Il PNRR è stato dirottato verso le cose eco-chic quando sulla sanità sarebbe servito un mega investimento». Ebbene, è stato proprio così.

Alla fine della licenza, avremo come risultato del Pnrr un valore verosimile molto vicino allo zero. Con migliaia (forse) di piccole “chiese” disseminate ovunque (per usare un linguaggio della Meloni che mette in guardia se stessa da non realizzare le solite “cattedrali nel deserto”) che non avranno neppure i guardiani a salvaguardarli dai soliti vandali.

Per riempirle di professionisti e, dunque, per renderle erogatrici di servizi e prestazioni essenziali occorre una rivisitazione del valore in incremento assoluto delle risorse del Pnrr e una precisa volontà politica di accompagno, dimostrativa del convincimento che, attraverso il sistema di finanziamento che sarà introdotto a regime dal federalismo fiscale, metterà tanti soldi dentro per sostenere i bilanci delle aziende con destinazione assunzioni, investimenti in attrezzature (ben diverse da quelle acquisite con la Componente 2 della Missione 6 in gran parte obsolete perché scelte tempo prima). Oltre a questo, ci saranno le reti da rivedere, da creare e da implementare con l’introduzione della tecnologia altamente informatizzata. Insomma, ci vorranno tanti soldi per passare dalla sanità di oggi a quella di domani. Da quella promessa a quella realizzata.

L’impegno sarà arduo ma necessario con l’ingresso della intelligenza artificiale. Sarà come passare dagli amanuensi al computer, dagli incunaboli alla stampa al laser, con a monte tanto bisogno di alta formazione dei professionisti che la utilizzeranno.

La Salute non è materiale politico

Ed è qui che occorre dire basta ad ogni genere di manipolazione intesa a costruire in sanità l’architettura del consenso prescindendo dal risultato godibile. Basta con l’influenzare la sanità supponendo di fare bene senza sapere come. Necessita mettere da parte il condizionamento della sanità al risultato politico. Nell’esercizio della politica, con la sanità è naturale doverci rimettere durante e a fine legislatura. Ed è giusto che sia così. E’ la sua legge naturale, proprio perché la si guarisce con le riforme strutturali che costano e che pesano su addetti e cittadini.

Il rimedio è quello di sapere maneggiare le regole e le risorse nonché di evitare gli inganni contabili che l’hanno distrutta per decenni nelle Regioni commissariate condannate a rimanere compromesse per sempre, con le loro collettività allo spasimo.

Rendere facili e visibili risultati teorici futuri è il peggio che si possa fare nei confronti di chi di cattiva sanità nel frattempo muore. Manovrare perché passi l’idea di pensare le cose giuste evitando di nascondere gli errori di percorso e di pronostico è un errore fatale.

Superare il profondo malessere del disservizio avvertito ovunque dalla popolazione limitandosi a promettere il nuovo che funzioni senza neppure pensare a “riparare”, da subito, l’esistente è equivalente a quella tecnica una volta chiamata “manipolazione delle masse”, che si perfezionava attraverso varie forme di comunicazione funzionali a sedare comunque la comunità in giustificata rivolta. Fare ciò nella tutela della salute significa produrre gli orrori di una guerra soprattutto per i deboli. (ej)

L’OPINIONE / Giancarlo Greco: Su sanità tanti annunci e pochi fatti

di GIANCARLO GRECOSiamo sinceri, lo siamo sempre stati al cospetto di questa stagione di governo regionale nei confronti della quale riponiamo molte aspettative. Dopo un inizio molto promettente sul versante della sanità e del contrasto all’emigrazione sanitaria, perlomeno sul piano delle “annunciazioni” e dei buoni propositi, oggi registriamo però una specie di stasi, di percorso a rilento, piuttosto ingarbugliato.

Con inevitabili primi bilanci su tutto il fronte della salute che registrano la mancanza di significativi passi in avanti, soprattutto sui Lea e appunto nel contrasto all’emigrazione sanitaria.

Eravamo e rimaniamo totalmente a disposizione del presidente e commissario Occhiuto – continua Giancarlo Greco – ma non possiamo non registrare anche la pressocché totale mancanza di tavoli concertativi tra le parti, di confronto, di scambio di visioni e prospettive. Occorreva ed occorre qualcosa di straordinario per rimettere in piedi la disastrata sanità di Calabria ma ad oggi, purtroppo, solo ordinaria amministrazione. L’ultima “foto” di Gimbe è una mannaia. Solo il 18% delle prestazioni recuperate rispetto alla paralisi Covid. Segno evidente che servirebbe un maggior coinvolgimento di tutti gli attori così da pianificare erogazioni straordinarie, così come del resto avviene in tutte le altre regioni del Paese.

Se un giorno, a futura memoria, il complessivo bilancio sulla sanità dovesse essere negativo non potremmo certo rimproverarci nulla noi. Altrove le responsabilità. E questo perché, di fatto, e nonostante lo avessimo chiesto più volte, non ci sentiamo coinvolti in alcun modo nei processi di selezione delle scelte e crediamo valga lo stesso per tutte le sigle, più o meno. A meno che il presidente Occhiuto non si senta appagato nell’incontrare, interfacciandosi, uno solo degli attori rappresentativi delle imprese. Magari non per forza in versione istituzionale. Noi ci sentiamo di rappresentare imprese sane, disponibili e qualificate su tutto il territorio nazionale ed è per questo che confermiamo la nostra più totale disponibilità al dialogo e al confronto costruttivo con il presidente e commissario Occhiuto. (gc)

[Giancarlo Greco è vicepresidente nazionale e presidente regionale di Unimpresa Sanità]

C’È DA SALVARE LA SANITÀ CALABRESE
SIMBOLO DI UNA CRISI CHE NON HA FINE

di ALESSANDRA BALDARI – I punti critici che caratterizzano il Servizio Sanitario Regionale, oggi, sono ancora più attuali e si inquadrano dentro una crisi che si allarga sempre più a tutto il territorio nazionale con connotazioni diversificate che se non affrontate e riequilibrate condurranno alla perdita del profilo universalistico, pubblico e gratuito del nostro Servizio Sanitario Nazionale, allargando le differenze di esigibilità di prestazioni assistenziali e di cura già profondamente diseguali tra Regioni, favorendo la crescita esponenziale e quasi obbligata dei servizi privati o in convenzione, così come accadrà se il Ddl Calderoli sull’Autonomia differenziata dovesse essere approvato.

Per questo saremo in Piazza del Popolo a Roma, oggi, alla Manifestazione organizzata dalla Cgil insieme a 80 e più associazioni in difesa del Servizio Sanitario Nazionale e per la Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il ministro Orazio Schillaci non ha dato risposte all’incontro dello scorso 20 giugno alle OO.SS. che chiedevano un incremento delle risorse destinate al Fondo Sanitario Nazionale, un piano straordinario pluriennale di assunzioni, il rinnovo dei contratti pubblici e privati, il rafforzamento dei servizi di prevenzione e medicina del lavoro per implementare la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, nuovi investimenti su salute mentale e consultori e sulla formazione.

Già da tempo la nostra Federazione, ha lanciato l’allarme della crisi in cui stava precipitando la Sanità pubblica del nostro Paese, sospinta da un progressivo definanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, in 10 anni meno 37 miliardi, e da un depauperamento degli organici generato dal decennale blocco del turn over e da una persistente insufficienza di programmazione basata su dati di fabbisogno della popolazione. L’assenza di programmazione non ha sollecitato quel necessario ripensamento del numero chiuso di accesso alle facoltà di medicina e un finanziamento molto più consistente e mirato delle borse di specializzazione, così tanto ignorato che oggi assistiamo ad una totale mancanza di alcune figure di medici specialisti e che di recente si è tentato di colmare con maggiori finanziamenti per incrementare il numero di posti, ma che certamente non sarà superata nell’immediato.

A questo deve sommarsi la crescente poca attrattività per un lavoro gravoso, mal retribuito e spesso anche insicuro, minato da reazioni aggressive da parte dei pazienti, che sollecita i professionisti a fuggire dal servizio pubblico per collocarsi in strutture private, andare all’estero, o organizzarsi in cooperative guadagnando una condizione di lavoro più tranquilla e molto più remunerativa, incentivata dalla più favorevole tassazione prevista nella recente legge di bilancio.

Il Servizio Sanitario pubblico e universale ha un valore sociale fondante del nostro stesso Stato, architrave del benessere dei cittadini, integrato con i servizi sociali, basato su un’idea allargata e inclusiva di tutti i determinanti sociali di salute nel rispetto dei principi costituzionali.

Questa consapevolezza, riemersa nel breve periodo della pandemia e poi dimenticata, non è mai stata al centro dei programmi politici, ne fa storia il previsto definanziamento del Fondo Sanitario fino al 2025, già tra i più bassi d’Europa, e nessun provvedimento volto a superare la più grave delle criticità, ovvero la carenza di personale che sta avanzando in tutte le regioni depauperando i servizi, allungando le liste d’attesa, prefigurando che anche gli investimenti previsti dal Pnrr, invero inferiori in percentuale a quelli destinati ad altre misure, non serviranno a colmare i divari territoriali e potenziare la sanità territoriale se non accompagnati da finanziamenti ordinari finalizzati a quel grande piano straordinario di assunzioni che rivendichiamo da tempo. Per consentire la realizzazione delle assunzioni non basta l’adeguato finanziamento, ma è necessario intervenire legislativamente per rimuovere i tetti alla spesa del personale che da tempo vincolano le Aziende al mantenimento degli equilibri di bilancio della spesa pubblica, considerando un costo invece che un investimento necessario quello che non solo potrebbe rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, adeguandolo tra l’altro ai parametri europei, ma potrebbe generare una crescita ed uno sviluppo economico fondato sul benessere dei cittadini e la creazione di lavoro stabile e di qualità.

In questo scenario complesso e compromesso, la Calabria con i suoi 12 anni di piano di rientro e una lunga teoria di Commissariamenti inefficaci a risanare i conti e le Aziende, rappresenta il paradigma della crisi funzionale in cui il Servizio sanitario potrebbe avviarsi.

In Calabria, la carenza di personale è al centro delle nostre attenzioni e non solo. In 11 anni sono stati persi 2500 medici e 3000 tra infermieri e altre figure professionali, questo ha generato la riduzione dei servizi, la chiusura o l’accorpamento dei reparti, l’affidamento a privati convenzionati di lungodegenza e riabilitazione, salute mentale, lunghissime liste d’attesa, mancanza di screening oncologici, riduzione dei consultori, pronto soccorso con la metà degli organici in servizio, carenza di anestesisti, ortopedici, ginecologi, pediatri e su tutti il personale dell’emergenza urgenza tanto che il 70% delle ambulanze viaggia senza medico e in Calabria si torna a morire per mancanza di interventi tempestivi, così come diventa sempre più difficile nascere dato che si sospendono le attività dei reparti di maternità.

Nuovamente il Tavolo interministeriale Adduce, rileva, ancora nell’ultimo verbale del 23 marzo scorso, le fortissime criticità di carenza di personale che non trovano soluzioni strutturali in ordine al reclutamento del personale del Ssr e al depotenziamento del personale amministrativo e  sollecita, non per la prima volta, il Commissario della sanità ad assumere le iniziative per garantire l’operatività delle procedure assunzionali, raccomandando di non ricorrere a forme atipiche di lavoro e attuare una gestione centralizzata delle stesse.

Allo stesso tempo, i Ministeri affiancanti il Commissario evidenziano  più criticità in ordine al livello dei Lea, ancora sotto soglia, alla riorganizzazione della rete ospedaliera, essenziale per recuperare i tanti posti letto persi negli anni e  la cui mancanza contribuisce ad intasare i pronto soccorso, lo stallo nella riorganizzazione della rete di assistenza territoriale, fondamentale per garantire assistenza diffusa, nelle aree interne, fra gli anziani e che è essenziale nel suo ruolo di filtro alle ospedalizzazioni inappropriate, stigmatizzando, inoltre, che l’avanzo consistente e pari a 140 milioni è generato dalla mancanza di erogazione dei servizi di assistenza.

Ancora oggi, non si procede alle assunzioni dallo scorrimento di graduatorie in scadenza, per come da noi concordato a livello regionale e indicato con apposita circolare del Dipartimento alla Salute, dopo la regolare approvazione del piano di fabbisogno relativo solo al 2022. Mancano i piani di fabbisogno 2023 e 2024 per completare il triennio, in assenza dei quali non si può procedere alle assunzioni e abbiamo sollecitato il Dipartimento della Salute, sempre più depotenziato, a convocarci per aggiornare l’accordo sul reclutamento, in ragione delle novità normative che consentirebbero procedure dedicate per dar corso all’assunzione dei lavoratori che con contratti flessibili o autonomi hanno prestato servizio nel periodo pandemico.

Il report sulle assunzioni fatte, pubblicato dalla Regione, non conforta perché in realtà è solo una goccia nel mare di carenze molto più consistenti aggravate dalla gobba pensionistica. Né si può davvero credere che strumenti di dubbia legittimità, quali il portale delle segnalazioni dei disservizi e le sentinelle possano comprendere e rilevare la complessità delle criticità aziendali in cui le lavoratrici e i lavoratori, ormai allo stremo, devono districarsi quotidianamente, generate anche da disfunzioni organizzative che solo il confronto tra azienda e lavoratori potrebbe alleviare.

Non siamo ottimisti sull’attivazione di Azienda Zero che, secondo le osservazioni dei Ministeri affiancanti, deve ancora chiarire i profili normativi di competenza e di organizzazione e che progetta di avvalersi di dipendenti in utilizzo sottratti al Dipartimento o alle stesse Aziende sanitarie territoriali già entrambe in grave carenza, a meno che non si intenda svuotarle delle funzioni gestite e delle risorse finanziarie assegnate per quelle funzioni.

La Calabria è una regione desertificata per servizi sanitari e sociali, dopo la chiusura di 18 ospedali, è rimasta sguarnita di case della salute, sebbene finanziate per 89 milioni, è in attesa da dieci anni della costruzione dei quattro ospedali nelle aree più critiche, anche questi finanziati da 10 anni e punta ad attivare quei presidi di assistenza sociosanitaria di prossimità che Pnrr e DM77 avrebbero previsto, 57 Case di Comunità e 16 Ospedali di Comunità, per superare definitivamente l’isolamento e la povertà assistenziale, di prevenzione e cura, ulteriormente acuita dalla crescente carenza anche di medici della continuità assistenziale e dalla riduzione di posti letto la cui percentuale in Calabria sfiora il 3,1%  per 1000 abitanti e per realizzare tutto questo ha bisogno di procedure consistenti di reclutamento che non possono liquidarsi con provvedimenti estemporanei, seppur utili, quali l’ingaggio di medici stranieri e a tempo determinato che di fatto rappresentano una ulteriore esternalizzazione di servizi e sollevano molti dubbi contrattuali.

La desertificazione sanitaria, nel tempo, ha rafforzato due canali di risposta ai bisogni di salute, una impressionante mobilità passiva che costa 300 milioni l’anno ai cittadini calabresi e per chi ne ha possibilità il ricorso alle strutture private che oltre alla crescita pervasiva in alcuni territori, spesso rivelano gestioni poco trasparenti, certamente riguardo le applicazioni dei contratti nazionali. Riteniamo necessaria e abbiamo richiesto una rivalutazione degli accreditamenti ed un riequilibrio del rapporto tra pubblico e privato, ricostruendo una gestione del pubblico soprattutto in alcuni settori demandati interamente al privato.

Scenderemo in piazza il 24 e continueremo a farlo per contrastare convintamente ogni disegno di ulteriore disgregazione di un sistema che già così ci ha confinati ai margini, frutto di un mix di definanziamento statale con una quota capitaria mal calcolata, mala gestione, infiltrazioni criminose e appetiti politici e che solo un intervento solidaristico e perequativo potrà risollevare, insieme a un piano di investimenti che sostenga il reclutamento di lavoratrici e lavoratori e rafforzi i servizi, garantisca la prevenzione, l’assistenza e la cura in modo universale e gratuito. (bld)

[Alessandra Baldari è segretaria generale Fp Cgil Calabria]