Sanità, Occhiuto presenta i dati sulle assunzioni

Dall’1 gennaio 2022 al 30 aprile 2023 le assunzioni nella sanità calabrese sono state 2.191, di queste 1.450 sono nuovi assunti a tempo indeterminati e 741 sono precari stabilizzati. Sono i dati resi noti dal presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, nel corso di una conferenza stampa.

«Ho deciso – ha detto Occhiuto – di fare una operazione verità alla luce delle polemiche sui medici cubani e delle critiche di quanti dicono che governiamo solo con sport. Questi numeri danno conto della nostra azione, mai con le precedenti gestioni commissariali è successo questo, mai c’è stato uno sforzo così grande per reclutare personale nella sanità. Quanto ai medici cubani, ho sempre detto che si trattava di una soluzione tampone. Ed evidenzio – ha sostenuto ancora il presidente della Regione Calabria che senza queste assunzioni avremmo dovuto chiudere degli ospedali».

Nel corso della conferenza, poi, è stato illustrato l’utilizzo delle graduatorie concorsuali: «È stato previsto l’obbligo per le Aziende Sanitarie Regionali di consentire, ai sensi dell’art.3, comma 61 della legge 350/2003 e dell’art.4, comma 3 bis del decreto legge 101/2013 come convertito nella legge 125/2013, l’utilizzo da parte delle altre aziende sanitarie delle graduatorie esistenti di concorso pubblico e avviso pubblico, al fine di garantire l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza e assicurare, anche nelle more dell’espletamento di ulteriori procedure concorsuali, il reclutamento in primis a tempo indeterminato di tutti i professionisti e operatori necessari».

«Eventuali rifiuti, comunque eccezionali – viene spiegato – dovranno essere motivati in rapporto alla determinazione aziendale di effettuare in tempi brevissimi assunzioni connesse alla programmazione del fabbisogno di personale e al piano pandemico, correlate a vacanze di organico esistenti o all’imminente cessazione del personale in servizio o alle necessità di potenziamento, tenuto conto del numero degli idonei collocati nelle graduatorie».

«Sto facendo un monitoraggio degli inidonei, perché ho verificato che in Italia mediamente c’è una percentuale che si aggira intorno al 9-10% di inidonei a lavorare negli ospedali o nei presìdi sanitari, in Calabria è molto più alta soprattutto in provincia di Reggio Calabria. Questo dato un po’ è fisiologico, perché il blocco del turn over ha impedito un ricambio generazionale nel nostro sistema sanitario, per cui abbiamo un sistema sanitario in cui medici, infermieri, personale del comparto hanno un’età media più alta che nelle altre regioni però ci sono alcuni dati che mi preoccupano, perché sono dati sentinella, sono alert: quando in un’azienda ospedaliera c’è il 20% quasi di personale inidoneo e in un’altra c’è il 6%, poiché il personale sanitario ha mediamente la stessa età in tutte le aziende, comincio a pensare che in quell’azienda ospedaliera in passato forse ci sono state pratiche che hanno condotto a rendere inidonei al servizio anche professionisti o personale che forse inidoneo non era». (rcz)

 

Furgiuele (Sips): Sanità ed Enti locali collaborino per rinascita di una rete di città sane

Giuseppe Furgiuele, Presidente Regionale, nonché componente del Direttivo Nazionale della Società Italiana di Promozione della Salute, ha lanciato un appello affinché politici, amministratori locali e cittadini realizzino «un’alleanza forte per raggiungere insieme il più alto livello di salute possibile per la nostra regione».

«Tutto questo – ha aggiunto – attraverso la creazione di una Rete di Comuni Sani che collaborino sinergicamente per costruire insieme un nuovo percorso con una vision salutogenica delle città. È necessario progettare non solo luoghi di cura, ma creare migliori condizioni di vivibilità, ad esempio incoraggiando e premiando la mobilità a piedi o in bicicletta, costruendo percorsi condivisi di sensibilizzazione alla prevenzione delle malattie croniche e di diffusione di tutte le buone pratiche di prevenzione e promozione della salute».

«Noi come società scientifica – ha proseguito – supporteremo la creazione della Rete che dovrà avere come principi ispiratori la partecipazione della comunità, l’intersettorialità e la sostenibilità ambientale, chiediamo inoltre l’istituzione nei comuni aderenti di un tavolo intersettoriale che abbia il ruolo di osservatorio per promuovere e orientare le azioni di salute».

«La disponibilità di buoni servizi sanitari in un paese costituisce un elemento fondamentale – ha evidenziato – per garantire un adeguato stato di salute alla popolazione e, conseguentemente, un elevato livello di benessere sociale. Tutto questo ha un costo che non riusciamo più a permetterci non solo per le attuali condizioni della finanza pubblica ma anche per il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e dei tassi di obesità soprattutto tra i minori».

«La lotta alle inefficienze e agli sprechi – ha continuato Furgiuele – non deve essere considerata come la principale strategia da adottare per garantire un futuro al sistema, ma l’obiettivo deve essere quello di investire in prevenzione e promozione della salute, ciò comporterebbe una ricaduta economica positiva sul sistema e di notevole miglioramento dello stato di salute della popolazione garantendo quindi la Sanità ma soprattutto la Salute per tutti».

«La Calabria conta i più bassi livelli di salute misurata sui diversi indicatori – ha ricordato – secondo i dati delle sorveglianze è la regione più sedentaria d’Italia e la meno attenta a tavola nonostante la tanto sbandierata Dieta Mediterranea. Il tasso di obesità e sovrappeso infantile è tra i più alti d’iItalia, se a questi dati aggiungiamo che la Calabria insieme alla Campania ha la peggiore performance nel rispetto dei LEA evidenziando una sanità diseguale con il resto di Italia, esce fuori un quadro disarmante, poiché i cittadini calabresi, sono i meno in salute d’Italia e non hanno garantite le prestazioni e i servizi essenziali».

«Come Società Italiana di Promozione della Salute – ha rilanciato – chiediamo un cambio di rotta da parte di tutti poiché la sfida di salute va affrontata con modelli diversi rispetto al passato, con un approccio di sistema indirizzato alla promozione di stili di vita sani, alla prevenzione, all’innovazione tecnologica, all’equità e sostenibilità, e soprattutto al superamento delle disuguaglianze».

«Vanno, soprattutto – ha sottolineato – implementate strategie che non devono essere necessariamente limitate a interventi nel settore sanitario ma interventi che promuovano e consentano ai cittadini di vivere una vita sana, attiva e indipendente sino a tarda età. La salute non deve essere vista solo come un “bene individuale” ma un “bene comune” che chiama innanzitutto i cittadini a comportamenti virtuosi e gli amministratori locali a proporsi come garanti di una sanità equa anche attraverso l’organizzazione urbana delle città».

«Fino ad ora – ha concluso Furgiuele – le politiche sanitarie e quelle sociali sono state concepite come due entità separate, che oggi dobbiamo ripensare in una maniera innovativa e coordinata. Se vogliamo progettare e concretizzare modifiche allo status quo abbiamo necessità di una programmazione strategica di ampio respiro che ci spinga nella direzione di una maggior efficienza, appropriatezza organizzativa ed efficacia nei risultati». (rcz)

Sanità, il consigliere di CZ Capellupo: Ineludibile la creazione del secondo PS

Il consigliere comunale di Catanzaro, Vincenzo Capellupo ha evidenziato come «nella complessa vicenda della neonata azienda Dulbecco, il rispetto del timing è condizione irrinunciabile affinché, dopo il lungo e travagliato percorso che ha portato alla sua istituzione, quest’ultima produca effetti concreti e le conseguenti ricadute in termini di reale servizio ai cittadini».

«In questo senso, bene ha fatto il sindaco Nicola Fiorita – ha aggiunto – a ricordare che il management della nuova Azienda ha l’obbligo di avviare tutte le procedure entro 90 giorni, per come stabilito dal protocollo d’intesa Regione-UMG. E altrettanto bene ha fatto a evidenziare che si potrà dire di essere partiti con il piede giusto solo quando verrà attivato il secondo pronto soccorso presso il policlinico. Due punti sui quali si potrà riscontare davvero la portata storica della fusione per incorporazione tra Mater Domini e Pugliese-Ciaccio».

«La risposta rapida, efficace ed efficiente al cittadino – ha proseguito – al di là del codice con cui egli viene inquadrato, è la misura di un sistema rispettoso del diritto alla salute sancito in Costituzione. In caso contrario, non solo quel diritto deve considerarsi negato ma si deve prendere atto che siamo lontani dalla civiltà della salute».

«Fino ad ora, purtroppo – ha detto ancora – è stato così e l’unico pronto soccorso attivo in città si è rivelato essere esso stesso un paziente su cui agire in regime di emergenza urgenza. Può sembrare un paradosso, ma è la realtà con cui tutt’ora devono fare i conti quotidianamente i cittadini; una realtà della quale, d’altra parte, ha dovuto prendere atto lo stesso commissario della Dulbecco, Vincenzo La Regina, che apprezzabilmente ha dimostrato di possedere il giusto approccio al problema».

«Il commissario, tuttavia, non è il solo attore con un ruolo in questa vicenda. Perché attivare il secondo pronto soccorso non significa certo limitarsi ad affiggere un’insegna luminosa. Nessuno lo pensa, per fortuna, ma allora si tenga ben presente che pronto soccorso significa poi avere reparti in grado di accogliere chi vi arriva – ha concluso –. In altre parole, la presa in carico del paziente non può che essere globale. Lo tengano presente il commissario ma anche il resto delle figure che su questa delicata materia hanno voce in capitolo, a cominciare dal presidente Occhiuto che è ben consapevole, credo, che sulla normalizzazione del servizio sanitario regionale, si gioca la sua partita forse più importante».

Sanità, Straface: Sanibook strumento utile a risolvere i problemi

La consigliera regionale Pasqualina Straface, rispondendo alle dichiarazioni della consigliera regionale di opposizione, Amalia Bruni, ha ribadito come «Sanibook sia uno strumento utile a risolvere i problemi».

«Non condivido le sempre puntuali dichiarazioni “contro” del collega consigliere regionale Amalia Bruni – ha detto –. Da professionista del settore, meglio di tutti, dovrebbe sapere che per rodare un motore, delle abitudini c’è bisogno di tempi, ma bocciare pressoché definitivamente il sistema Sanibook varato dal presidente e commissario alla sanità, Roberto Occhiuto, è davvero incomprensibile».

«Sanibook non è un buco nell’acqua – ha ribadito – né uno sfogatoio contro i sanitari. In questa fase è, come sostiene il presidente, il contenitore di una sanità disastrata per oltre vent’anni, ma quei dati raccolti dal sistema serviranno per monitorare e soprattutto migliorare. La struttura sanitaria guidata da Roberto Occhiuto sta lavorando alacremente per individuare le soluzioni ai tanti problemi che affliggono la nostra regione. E poi le “sentinelle”, i giovani laureati da reclutare ogni tre mesi avranno un ruolo importante: rilevare ciò che non funziona nel nostro sistema sanitario regionale. Sanibook è uno strumento che serve a risolvere anche i piccoli problemi e come dice il presidente, serve a offrire a lui i punti di vista su ciò che non funziona».

1Inoltre, entro il mese di giugno – ha concluso – tutti i bilanci delle aziende sanitarie saranno in ordine e ciò rappresenta quel punto da cui voltare pagina. C’è solo da aver fiducia nell’operato del presidente e delle decisioni che sta assumendo per il bene dei calabresi. Basti ricordare le tante critiche piovute sulla scelta di chiedere aiuto ai medici cubani che, oggi, invece, tutti vogliono, tant’è che prestissimo ne prenderanno servizio altri 126». (rrc)

Antonio Petrassi, il pioniere dei trapianti di rene in Calabria

di PINO NANO – Domenica scorsa si è chiuso all’Unical il congresso nazionale della Sipad, la Società Italia Patologie Apparato Digerente, e a margine dei lavori scientifici- presieduti dal prof. Bruno Nardo, Presidente del Congresso- sono stati consegnati due premi diversi intitolati ad altrettanti prestigiosi chirurghi che hanno lasciato un segno indelebile nella chirurgia calabrese, Antonio Petrassi e Ludovico Docimo.

Destinatari dei riconoscimenti sono stati la dottoressa Palumbo, dell’ospedale di Mestre, che ha ricevuto il “Premio Petrassi”, per la tecnica chirurgica, ed il dottore Lucido, dell’università Vanvitelli di Napoli, che è stato insignito del “Premio Docimo”, per la cura delle patologie dell’apparato digerente.

Oggi qui ricorderemo il primo di questi chirurghi, il prof. Antonio Petrassi. Diciamo subito che al nome di Antonio Petrassi, chirurgo e umanista, è legata la storia dei trapianti d’organo in Calabria di cui fu iniziatore e principale protagonista: «una meravigliosa esperienza professionale», come l’ha definita mille volte lui stesso nei vari speciali TV che la RAI in quegli anni gli aveva dedicato.

Nasce a Gissi, in Abbruzzo, il 30 luglio 1936, da Carlo, originario di Zagarolo, e da Orietta Buoncompagni, romana. Ha un anno quando la famiglia si stabilisce a Pedace, alle porte di Cosenza. Il papà, un elettrotecnico che gestisce la centrale idroelettrica di Gissi, alle dipendenze della SME, la Società Meridionale di Elettricità, è trasferito con lo stesso incarico alla centrale idroelettrica del Cardone di Pedace.

Il giovane Antonio Petrassi – racconta Teresa Papalia nella storia che ne ha scritto per Icsaic Calabria – frequenta le scuole elementari a Pedace, poi le Medie a Spezzano della Sila. Nella città dei Bruzi dove la famiglia si trasferisce dopo 17 anni in seguito alla prematura scomparsa della madre, nel 1954 consegue la Maturità al Liceo Classico «Bernardino Telesio».

Successivamente si trasferisce a Napoli, dove il 14 dicembre 1960 si laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti e la lode. Frequenta la Clinica Chirurgica dell’Università partenopea e nel 1966 si specializza in Chirurgia generale. Durante gli anni universitari conosce Olga Caprioli, laureata in lettere classiche e valida insegnante di italiano, che sposa nel settembre del 1963. Dal matrimonio nascono tre figli, Orietta, Carlo e Andrea.

Dopo la parentesi universitaria a Napoli il professore Petrassi torna a Cosenza dove lavora prima da assistente e poi come aiuto chirurgo presso l’Ospedale dell’Annunziata. Continua a studiare e nel 1969 si specializza in Neurochirurgia all’Università di Torino. Nel 1971 diventa libero docente in Semeiotica Chirurgica presso l’Università di Napoli, e diventa primario di Chirurgia nel 1974 all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia dove lavora fino al 1979. Rientra come primario all’Annunziata di Cosenza e va in pensione nel 2003.

Teresa Papalia lo definisce «Storica figura della chirurgia cosentina». Primo direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia “Migliori”, in questi 23 anni si dedica alla chirurgia generale, ma anche alla chirurgia oncologica, vascolare e neurotraumatologica in cui consegue un’esperienza operatoria e titoli scientifici di grande prestigio, ampiamente riconosciutigli dalla comunità scientifica nazionale. Pur avendo avuto offerte di primariato in alcune città italiane come Mantova, Genova e Roma, è rimasto sempre in Calabria, fiero di essere calabrese, pedacese, vibonese e cosentino, dimostrando che con sacrificio e credendoci fino in fondo si possono realizzare importanti risultati professionali restando nella propria terra.

La sua grande umanità con i pazienti, la stima e la riconoscenza che i calabresi nutrivano nei suoi confronti e la fama che lo accompagnava erano talmente diffusi che il suo nome è diventato un modo di dire gergale coniato prima a Vibo Valentia e poi ripreso a Cosenza: «Un ti salva mancu Petrassi».
Per la sua attività, riceve diversi riconoscimenti, dal premio «Pericle d’Oro» per la Medicina nel 1989, al premio «Calabria-America» nel 1997, alla Targa Asit nel 2003, e ancora alla Targa di «Benemerenza» consegnatagli dall’Azienda Ospedaliera di Cosenza nel 2005. Nel 2019 riceve il premio Rocco Docimo alla memoria istituito dalla fondazione Lilli Funaro. I dati numerici di quella che è stata la sua storia chirurgica ci lasciano di stucco.

La biografia curata da ICSAIC, curata e diretta dal giornalista Pantaleone Sergi parla di almeno 20.000 interventi, in gran parte considerati di alta chirurgia. Il suo nome, a ogni modo, è legato ai trapianti di rene che per primo effettua in Calabria nel marzo del 1989 a Reggio Calabria, lui che è primario a Cosenza. Un mese dopo effettua il primo trapianto di rene all’Annunziata di Cosenza. Inizia quindi l’era dei trapianti nel suo ospedale che continua per anni a effettuare con successo, grazie all’impegno di tanti chirurghi, nefrologi, anestesisti e infermieri, creando una vera e propria scuola di chirurgia dei trapianti.

Autore di oltre 150 pubblicazioni su riviste scientifiche, ci lascia oggi come testimonianza delle cose realizzate quattro diversi libri: “Traumi Cranio-Encefalici”, “Il Dipartimento di Chirurgia dell’Ospedale di Cosenza”, “I trapianti d’organo in Calabria: una meravigliosa esperienza professionale”, “L’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza” e “I grandi medici calabresi”.

Instancabile intellettuale del suo tempo e della società che lo circondava, è stato socio fondatore e primo presidente dell’Associazione Calabrese di Scienze Chirurgiche, socio Fondatore del Coordinamento Centro-Sud Trapianti (Ccst), Vicepresidente della Società Italiana di Chirurgia (Sic), Presidente nazionale dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (Acoi), membro dell’Internacional College of Surgeons e dell’Associazione Europea di Videochirurgia, Presidente onorario della Società “Dante Alighieri”.

Per i suoi alti meriti professionali viene invitato a insegnare pratica chirurgica in vari paesi stranieri, Argentina, Russia, Siria, Giordania, Libano, Egitto, Tunisia, Marocco. «È quanto basta- sottolinea il prof. Bruno Nardo – per capire quanto la chirurgia calabrese abbia dato al resto della comunità scientifica italiana e internazionale. Ma la cosa che più mi riempie di orgoglio è l’essere cresciuto a Vibo quando lui era già una icona della storia della medicina calabrese».

Nessuno ci crederebbe, ma noi che lo abbiamo conosciuto a fondo e gli siamo stati sempre molto vicini sappiamo che andato in pensione, il grande chirurgo non si è mai fermato, anzi, fonda anche una compagnia teatrale amatoriale, chiamata «Attori per caso», nella quale, negli ultimi anni della sua vita, si diverte a recitare ruoli ma anche a scrivere testi drammaturgici su storie e leggende della Calabria. Pubblica e presenta, così, alcuni lavori teatrali come: “Il pomo della Discordia”, “La Leggenda di Alarico”, “Cosenza Sveva”, “Amore Tradito”.

Muore all’età di 80 anni in quello che era stato per lunghi anni la sua vera casa, l’ospedale dell’Annunziata, e dove per lunghi anni aveva sognato di poter modernizzare il tutto. Purtroppo però “Il professore”  – la gente comune lo chiamava in questo modo – è morto molto tempo prima di vedere quello che è stato poi finalmente realizzato dal suo successore naturale, il prof Bruno Nardo, come lui chirurgo e come lui “vibonese”. (pn)

Tavernise (M5S): Agenas continua a bocciare la sanità calabrese

Il consigliere regionale e capogruppo del M5S in Consiglio regionale, Davide Tavernise, ha denunciato come «Agenas continua a bocciare la sanità calabrese» e di come «dalla politica regionale nessun cambio di rotta».

«Nei meandri degli annunci regionali – ha spiegato – che si vorrebbero rivoluzionari da un anno e mezzo a questa parte, nella sanità calabrese l’unico elemento nuovo è l’arrivo di qualche decina di medici cubani che danno respiro a pochi ospedali calabresi mentre resta in sofferenza tutta la sanità regionale. Il report dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che ha analizzato le performance degli ospedali in tutto il Paese dimostrano infatti che le scelte politiche regionali calabresi erano e continuano a rivelarsi sbagliate condizionando l’efficacia del servizio sanitario regionale».

«I grandi ospedali calabresi – ha aggiunto – sono da bollino rosso e questo va ricondotto anche alle scarse performance degli ospedali spoke. Fatte salve alcune realtà virtuose, eccellenze in un contesto abbastanza difficile, le criticità restano e non si riescono a risolvere. La Calabria, dunque, continua a pagare lo scotto di strategie miopi.  Le scelte del governo regionale, come la costituzione di Azienda Zero, che di fatto sta bloccando la nostra sanità, non migliorano la situazione».

«Si continua così – ha evidenziato – a rincorrere i provvedimenti contenuti nel Decreto Calabria, che significa prolungare il commissariamento della sanità senza per questo cercare in qualche modo di superare le anomalie che contraddistinguono il settore. Penso ad esempio, al caso dei medici imboscati, i cui dati sono disconosciuti dalle stesse aziende sanitarie, pur trattandosi di un fenomeno diffuso e altamente penalizzante. Viviamo di paradossi. Mancano i medici in Calabria però risultano assunti in misura sufficiente. Viene da chiedersi perché la politica regionale resti in silenzio davanti al fenomeno del personale sanitario rifugiato dietro una scrivania piuttosto che assistere i pazienti?».

«Anche con riferimento alla medicina territoriale – ha concluso – l’impressione è che a parte creare scatole vuote la regione non sia impegnata nella costruzione di un sistema virtuoso. Ci resta l’impiego dei medici cubani. La politica regionale si conferma senza visione per il futuro e sorda alle proposte dell’opposizione. Davanti a noi nessun cambio di rotta». (rrc)

Maltempo, Occhiuto: Spopolamento montagne incide su manutenzione territorio

«Quello che è accaduto in Emilia Romagna è il frutto sia dei fenomeni avversi sempre più frequenti, che dimostrano l’incidenza del cambiamento climatico, sia dell’insufficienza di manutenzione del territorio, che non è dovuta soltanto a un’incapacità istituzionale ma anche al fatto che non c’è più la presenza dell’uomo in molti luoghi, nel senso che soprattutto nelle zone di montagna è in corso un forte spopolamento. E quando non c’è l’uomo non c’è neanche la manutenzione quotidiana del territorio». Lo ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, intervenendo ad “Agorá”, su Rai 3.

«In Calabria io sto supplendo a questo problema mettendo in campo la pulizia straordinaria dei fiumi e tante altre attività. Tra l’altro, la mia è una delle regioni d’Italia con una maggiore presenza di montagne e quindi monitoriamo continuamente il territorio. Ma ripeto, è più difficile fare queste operazioni di monitoraggio quando l’uomo non c’è più in quei luoghi», ha sottolineato il governatore Occhiuto.

Continua Occhiuto: «Nel merito della nomina del presidente Stefano Bonaccini a commissario della ricostruzione in Emilia Romagna dopo gli eventi alluvionali degli ultimi giorni, non ho difficoltà a dire che ha ragione Bonaccini: l’attività di ricostruzione deve essere svolta in sintonia con gli uffici della Regione. Ci sono procedure, adempimenti, nonché l’adeguamento della programmazione, che prevedono in maniera sostanziale un contributo importante da parte dell’amministrazione regionale. Allora, nominare come commissario della ricostruzione il presidente della Regione mi sembra la cosa più logica».

Sempre ad Agorà Occhiuto ha detto che «Peraltro, sarebbe un modello già applicato all’epoca della ricostruzione post-terremoto, che ha funzionato. È vero che gli eventi hanno interessato in maniera più importante l’Emilia Romagna, ma anche altre Regioni come le Marche e la Toscana. Quindi si tratta di capire come si può fare per nominare un commissario che si faccia carico della ricostruzione anche di altre Regioni. Il governo non ha bisogno dei miei consigli perché, anche per ammissione di Bonaccini, è intervenuto con grande tempestività e con un decreto che destina risorse importanti. Io però al posto del governo non avrei esitazioni a ritenere Bonaccini la persona giusta per occuparsi della ricostruzione nella sua Regione”, ha sottolineato il governatore calabrese.

Per il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto c’è anche tempo per fare un bilancio sulla Sanità. «Ieri il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge all’interno del quale è contenuta una norma fondamentale per il futuro della sanità calabrese – ha detto – Nell’ultimo anno abbiamo proceduto alla circolarizzazione e all’accertamento del debito sanitario della nostra Regione. Un lavoro titanico, riconosciutoci anche dal governo nazionale, che in pochi mesi ci ha consentito di fare ciò che per decenni non era mai stato fatto dai tanti commissari che si sono susseguiti alla guida della sanità calabrese. Oggi sappiamo che il nostro debito sanitario è di poco superiore agli 860 milioni di euro, e siamo nelle condizioni di azzerarlo e di poter ricominciare così a investire per la qualità dei servizi e delle cure. Per procedere a questa operazione è però necessario chiudere i bilanci del 2022 delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere della nostra Regione. Un’operazione che grazie a quanto fatto siamo ora in grado di compiere. Ma per riuscirci le norme contabili prevedevano che dovessero essere approvati anche i bilanci degli anni precedenti il 2022. Operazione, quest’ultima, impossibile da compiersi in tempi ragionevoli e con i mezzi ordinari, in quanto per decenni alcune Asp e Ao hanno tenuto contabilità inattendibili spesso tramandate solo oralmente».

«Adesso – aggiunge Occhiuto – grazie al decreto approvato dal Cdm siamo autorizzati a deliberare il bilancio per il 2022 prescindendo dall’approvazione di quelli pregressi, per i quali ci è dato tempo sino al 31/12/2024 per la ricostruzione puntuale e la successiva adozione. Potremo finalmente tracciare una linea, metterci alle spalle il passato, e ripartire con investimenti, assunzioni, acquisti. Ringrazio il governo Meloni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e in particolare il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha dimostrato ancora una volta di avere grande fiducia nella Calabria e nel mio esecutivo regionale. Entro fine giugno tutte le Aziende sanitarie provinciali e tutte le Aziende ospedaliere avranno i bilanci in ordine, potremo finalmente voltare pagina, e programmare un nuovo inizio per la sanità della nostra Regione».

Sanità, il presidente Mancuso: Approvata mozione che rimuove vincolo che aggravava carenza di personale

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha reso noto che l’Assemblea ha approvato una mozione che rimuove un vincolo, di 14 anni fa, che aggravava la carenza di personale degli ospedali calabresi.

«La cronica carenza di personale nei reparti degli ospedali, aggravata dalla lunga stagione del blocco del turn over – ha piegato – è una delle cause delle inadeguate risposte alla domanda di assistenza dei cittadini. Per questo motivo, ho ritenuto doveroso che il Consiglio regionale approvasse una norma che supererà il vincolo secondo cui le aziende sanitarie e ospedaliere calabresi possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni, ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009».

«Si pone così – ha aggiunto – fine al limite, dettato da una logica di tagli e austerità, introdotto con una legge regionale del 2010. D’ora in avanti, gli enti del Servizio sanitario potranno sostituire dirigenti medici, infermieri, operatori socio sanitari e gli altri operatori in occasione di gravidanza o di malattia di lunga durata per grave patologie. Una misura anzitutto di buon senso, che consentirà di poter garantire con continuità i Livelli essenziali di cura, un diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 32».

«Le misure di supporto al personale sanitario calabrese – ha concluso – sono un’ulteriore dimostrazione della grande attenzione che il centrodestra alla guida della Regione, grazie anche al dinamismo  con cui il  Presidente della Giunta esercita le funzioni nella sua qualità di  commissario per la sanità, sta riservando al settore, mettendo al centro dell’impegno il diritto alla salute dei cittadini». (rrc)

Carenze Suem di Sersale, Lo Schiavo presenta interrogazione a Occhiuto

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo ha presentato una interrogazione, a risposta immediata, al presidente della Regione e Commissario ad acta, Roberto Occhiuto, per sapere «quali interventi urgenti intende mettere in atto per garantire un corretto ed efficace servizio del 118 ai cittadini dell’Alto Jonio e della Presila catanzarese afferenti al Distretto di Sersale».

L’iniziativa di Lo Schiavo prende le mosse dalle gravi carenze che caratterizzano i servizi di emergenza-urgenza in una vasta area del territorio della provincia di Catanzaro, comprendente 11 comuni della Presila e dell’Alto Ionio catanzarese che fanno capo al Distretto sanitario di Sersale.

In particolare, come si legge nel testo dell’interrogazione, «il servizio di emergenza Suem del 118 del comprensorio di Sersale presenta un’ambulanza da tempo de-medicalizzata e non in grado di garantire pienamente il servizio di emergenza; negli ultimi tempi, la situazione si è aggravata in quanto il personale del presidio Sersale viene dirottato in altre sedi e questa circostanza determina un serio pericolo per la popolazione dei comuni interessati che rischiano, in caso di emergenza, di non essere correttamente soccorsi; in caso di emergenza contestuale allo spostamento del personale Suem di Sersale in altri distretti, l’ambulanza più vicina dovrebbe arrivare da Sellia Marina o Catanzaro Lido allungando i tempi di percorrenza su distanze che possono arrivare addirittura a 60 chilometri tra i comuni interessati ed il Pronto soccorso di Catanzaro; il rischio concreto è che l’ambulanza non arrivi in tempo per prestare soccorso al malcapitato di turno».

Quindi Lo Schiavo, ha concluso dicendo come «di fronte a questo stato di cose è necessario porre rimedio alle gravi carenze organizzative, al fine di garantire il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini di questo vasto comprensorio». (rrc)

Sanità, Fp Cgil: L’intramoenia deve tornare ad essere una scelta per il paziente e non un obbligo

Il coordinamento Fp Cgil Medici e la segreteria di Fp Area Vasta ha ribadito come «l’’intramoenia deve tornare ad essere una scelta per il paziente e non un obbligo». Per il sindacato, quindi, «si rende, pertanto, necessario che in tutta le Aziende della Regione Calabria le regole previste, in materia di regolamentazione di questo importante istituto contrattuale, vengano rispettate senza speculazione alcuna».

«Sempre di più quanto legato alle presunte deviazioni riguardanti le gare dappalto e la loro associazione a fenomeni corruttivi – si legge nella nota – anche questo esemplificativo di un sistema malato che in tanti fanno giornalmente finta di non vedere. Noi naturalmente non entriamo nel merito di queste dinamiche che esulano dai nostri compiti pur dichiarandoci solidali con le forze dellordine e con la magistratura impegnata nel contrasto diffuso a questi come ad altri fenomeni delittuosi».

«Ciò che però possiamo dire con certezza – si legge – è che, da sempre e in tutte le aziende del comprensorio dellarea vasta, la Fp Cgil ha operato nel concordare con le aziende percorsi di gestione dei flussi legati alle dinamiche suddette che fossero assolutamente entro i termini previsti dalla normativa cogente. Non ultimo ricordiamo la lunghissima discussione avviata con lazienda Pugliese-Ciaccio, dalla sola FPCGIL medici dove ricordiamo che,  fino a poco tempo addietro, esistevano dirigenti medici autorizzati dai vertici aziendali” ad esercitare la propria  attività intramoenia” presso i loro studi privati, circostanza questa che la normativa vigente rendeva inesigibile solo fino allanno 2014. Essendo, invece, state addotte presunte difficoltà legate a spazi e attrezzature lattività è stata autorizzata anche oltre tale data. Tale circostanza era presunta  perché, fino a prova contraria, in intramoenia si potevano e si possono garantire solo quel le prestazioni erogate anche nella struttura pubblica di appartenenza».

«Tale diatriba – si legge ancora – sarebbe terminata solo recentemente con il rientro di tutti i dirigenti autorizzati allinterno degli spazi ospedalieri. Il dubbio ancora non risolto e che è motivo di scontro in molte nostre trattative sindacali, legato al controllo dei flussi della stessa. Per fare capire anche ai meno esperti in materia traduciamo: per fare tre visite in intramoenia devi averne fatto almeno quattro in ambulatorio istituzionale».

«È evidente, e anche questo appartiene ad una storia che è solo nostra e di nessun altro soggetto sindacale – si legge ancora nella nota della Segreteria –, che il mancato controllo dei flussi era e continua ad essere  un volano formidabile nella creazione e nel mantenimento delle liste dattesa. È arrivato il momento di cambiare questo paradigma culturale. Questa organizzazione sindacale sostiene da sempre che la giusta rivendicazione ad un salario adeguato della categoria dei medici e mai va barattata con la violazione, favorita da un sistema compiacente, delle regole che sono poste a difesa di tutti i cittadini».

«Lintramoenia deve tornare ad essere una scelta per il paziente non un obbligo – conclude la nota –. Così come il rispetto delle regole previste per gli appalti e le forniture è garanzia per gli operatori e per gli utenti di avere nelle loro disponibilità strumenti adeguati ai bisogni sanitari del territorio ad un prezzo che sia, per quanto possibile, rispettoso di quella sostenibilità economica irrinunciabile per un sistema sanitario a vocazione universale come quello nazionale». (rcz)