L’OPINIONE / Giuseppe Dell’Aquila: La Calabria meravigliosa di Occhiuto e Ferrari ha finito il carburante

di GIUSEPPE DELL’AQUILASi è superato ogni limite di tolleranza sulla gestione della Sanità calabrese a guida Occhiuto, per molte ragioni ormai sotto gli occhi di tutti.

La notizia sull’elisoccorso intervenuto a Cutro sarà certamente in fase di verifica, ed aspettiamo dovuti chiarimenti, ma se confermata bisognerà subito chiedere le dimissioni del commissario alla sanità in Calabria. Apprendere che ieri l’eliambulanza ha lasciato a terra un bambino di 3 anni a rischio soffocamento perché privo di carburante impone categoricamente a tutti di rompere il silenzio e cercare una reazione in ogni luogo della nostra terra.

Basta far finta che tutto vada bene, parlando sui social di Calabria Meravigliosa, quando poi non siamo in grado di tutelare ogni singolo abitante di questa regione.

Da quando il Presidente Occhiuto parla di uscita dal commissariamento, al contrario da Roma arriva un nuovo commissariamento di qualche settore di cui poi lui stesso ne diventa commissario. Questo è lo stile della propaganda della destra in Italia ed il proprio modello gestionale, che ha preso il sopravvento ad ogni livello anche nella nostra regione e nella nostra provincia.

Il Presidente Ferrari continua a nascondersi sul tema della Sanità perché impegnato a fare l’influencer politico o perché non può dire una parola contro il presidente Occhiuto vista la scaletta di appuntamenti elettorali dei prossimi 18 mesi? Il suo silenzio sulle vicende che riguardano le mancanze ed i ritardi sulla sanità è imbarazzante, per il ruolo che riveste e gli incarichi che ricopre.

A Crotone è emergenza!

Bisogna unire le forze e chiedere ai Sindaci, autorità primarie e principali dell’emergenza sanitaria, di scendere in piazza a manifestare contro questo stato di cose invece di continuare a rimanere lontani dal tema ed andare avanti senza alcuna visione comune territoriale. (gdl)

[Giuseppe Dell’Aquila è della Direzione Regionale PD e già presidente f.f. della Provincia di Crotone]

Prima prova di atterraggio elisuperficie a Oppido, Giannetta: Risultato storico

È stato effettuato la prima prova di atterraggio dell’elisuperficie a Oppido Mamertina, «un risultato storico per l’emergenza-urgenza di Oppido e di tutta l’area», ha detto il consigliere regionale Domenico Giannetta.

«Siamo partiti da Cosenza – ha raccontato – con Riccardo Borselli, direttore della rete dell’Elisoccorso della Calabria e Alessandro Giulivi di Elitaliana SpA, la società che gestisce il servizio. Abbiamo sorvolato le aree individuate nel corso dei sopralluoghi, siamo atterrati al centro del campo sportivo e abbiamo poi perlustrato a piedi le zone limitrofe all’ospedale».

«Grazie al Presidente Occhiuto e alla sua squadra – ha proseguito – abbiamo raggiunto un risultato storico per Oppido, che diventerà un punto di snodo fondamentale dell’emergenza-urgenza, sia di giorno che di notte, e per tutti i cittadini dell’area preaspromontana, che potranno essere soccorsi e trasportati in pochi minuti presso i principali ospedali».

«Abbiamo lavorato incessantemente a questo risultato – ha proseguito Giannetta – e siamo riusciti ad inserire Oppido tra le basi logistiche di atterraggio del servizio emergenza urgenza calabrese. L’elisuperficie è molto importante, a volte fatale, per poter salvare la vita delle persone».

«A questo punto – ha concluso – bisogna concludere al più presto le pratiche amministrative documentali e il servizio potrà prendere il volo. ‎Oggi possiamo dare avvio a una nuova pagina della storia di Oppido». (rrc)

SANITÀ, ALLA CALABRIA SERVE IL GIUSTO
RIPARTO DEI FONDI, NON PIANO DI RIENTRO

di GIACINTO NANCIIl Ministro della protezione Civile Nello Musumeci ha fatto deliberare al Consiglio dei Ministri la dichiarazione dello stato di emergenza, per la durata di dodici mesi, in relazione alla situazione di criticità in atto concernente il sistema ospedaliero della regione Calabria.

Ciò vuol dire che il piano di rientro sanitario cui è sottoposta la Calabria dal 2009, il commissariamento dal 2011 e i commissariamenti di tutte la Asp e i tre maggiori ospedali regionali da 6 anni non sono serviti a niente. Sembra che la Calabria ha bisogno adesso anche della Protezione Civile, ci manca solo la militarizzazione anche se come commissari abbiamo avuto colonnelli, generali e prefetti.

Come si può pensare che in un anno l’ulteriore “commissario” può risolvere ciò che tantissimi commissari in tantissimi anni non sono riusciti a risolvere visto che si tratta anche di ospedali deliberati nel 2004 (si 2004) e 2007 (si 2007)?

Il dubbio per questa delibera nasce dal fatto che stranamente la Medicina Ospedaliera è l’unica in Calabria che aveva una sufficienza per il punteggio Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) di 69 (la sufficienza per i punteggi Lea si ha con 60 punti e l’optimum a 100 punti). Sarebbe stato più giustificato un provvedimento per la Medicina del Territorio che ha punteggio Lea 40 e la Medicina Preventiva con punteggio 41, entrambi quindi nettamente insufficienti. Forse una attenzione maggiore sarebbe stata più giusta verso questi ultimi due settori della medicina calabrese anche per il fatto che dovrebbero essere migliorati dal Pnrr che però sembra essere applicato aldisotto del 10% con il rischio quasi certo di non fare le 57 case di Comunità, i 15 Ospedali di Comunità e i 19 Centrali Operative Territoriali.

Questi sì che interverrebbero sui reali bisogni dei malati calabresi, specialmente quelli nelle zone interne. L’altra cosa che non quadra è che la richiesta, per la emergenza Ospedaliera e non per quelle Territoriale e Preventiva, sembra sia stata fatta al governo dal Governatore-Commissario alla sanità Occhiuto che sarebbe, in qualità di commissario, responsabile, come i commissari precedenti, della mancata attuazione di quanto richiesto.

Il nostro Governatore-Commissario, nel mese di febbraio, ci ha anche informati che intende ricandidarsi al governo della Regione Calabria e che entro marzo sarebbe terminato il commissariamento della sanità calabrese (nota bene il commissariamento non il piano di rientro).

Il nostro Governatore-Commissario con la richiesta dell’intervento della Protezione Civile coglie due piccioni con una fava, perché si fa campagna elettorale con questa richiesta, può chiedere di non essere più commissario alla sanità calabrese e si può candidare di nuovo alla guida della Regione Calabria, visto che da commissario non avrebbe potuto fare la campagna elettorale in quanto se così fosse potrebbe essere ineleggibile per l’art. 2 legge 2/7/2004 n. 165.

Infine, questo ulteriore commissariamento della Protezione Civile non risolverà i problemi della sanità calabrese perché essi sono dovuti ad un ultraventennale suo sottofinanziamento dovuto ad una scorretta applicazione della legge 662 del 23/12/1996 da parte della Conferenza Stato Regioni.

Che un riparto dei fondi sanitari che va incontro ai reali bisogni delle popolazioni deve essere fatto in base alla presenza del numero delle malattie nelle varie regioni lo aveva detto nientemeno che un ministro della Sanità, Ferruccio Fazio, nel lontano 2011, quando pubblicamente in un comizio aveva annunciato che «entro due anni ripartiremo i fondi sanitari in base alle malattie perché questo attuale (leggi demografico) penalizza alcune regioni (leggi Calabria)….». 

E che in Calabria ci siano molti più malati cronici delle altre regioni è certificato da un decreto del commissario alla sanità Scura il n. 103 del 30/09/2015 e vidimato sia dal ministero dell’Economia che da quello della Salute, nel quale decreto, con tanto di specifiche tabelle, si calcolano in 287.000 i malati cronici in più nei circa due milioni di calabresi che non in altri due milioni di italiani, oggi sono sicuramente molti di più.

Quindi, il Governatore Commissario Occhiuto invece di “programmare” la sua campagna elettorale sulle spalle dei malati calabresi dovrebbe andare alla Conferenza Stato-Regioni, battere i pugni sul tavolo e far si che venga fatto un riparto dei fondi che soddisfa i reali bisogni delle popolazioni.

Se non riesce in questo il Governatore-Commissario dovrebbe chiedere al suo governo di centralizzare la sanità, visto che questo tipo di regionalizzazione crea forti disparità. Abbiamo una legge sanitaria tra le migliori al mondo e quando era centralizzata avevamo sempre una sanità migliore al mondo e per tutti gli italiani. (gn)

[Giacinto Nanci è medico ricercatore Healt Search e medico di famiglia in pensione Catanzaro]

QUELLE SCELTE SBAGLIATE PER LA SANITÀ
CALABRESE CHE DANNEGGIANO I CITTADINI

Di DOMENICO MAZZA – Navigando in rete mi è apparso un vecchio articolo in cui si riproduce un’intervista al già assessore alla sanità calabrese e futuro candidato sindaco della città di Lamezia, Doris Lo Moro. Vi chiederete perché un’intervista di quasi un lustro fa abbia destato in me particolare interesse.

Le motivazioni potrebbero essere molteplici. Tuttavia, ciò che mi ha attratto, invogliando la mia curiosità verso l’articolo in questione, sono state le recenti richieste del Presidente della Regione Calabria, di dichiarare lo stato di emergenza del settore ospedaliero calabrese.

Ritornando all’articolo richiamato in premessa, mi hanno lasciato basito le dichiarazioni della Lo Moro che, a un certo punto dell’intervista, parla di una riforma che avrebbe dovuto prevedere 8 e non già 5 Aziende sanitarie.

Giusto per richiamare alla memoria, prima che l’allora Giunta regionale decretasse la nascita delle attuali 5 Asp, in Calabria operavano ben 11 Asl. La caratteristica di quest’ultime era appunto la base locale e non già provinciale del distretto di competenza.

I più attenti ricorderanno che già alla fine degli anni ‘90 le allora nuove Asl avevano accorpato le ex USSL (unità socio-sanitarie locali). Tali strutture, nelle linee essenziali, si caratterizzavano per l’autonomia gestionale di ogni ospedale al tempo operante in Regione.

Il sostanziale aziendalismo, poi, operato a livello centrale dai vari Governi della Seconda Repubblica, invitò le Amministrazioni periferiche dello Stato a una riorganizzazione su basi territoriali e demografiche dei vari settori. Anche la Sanità fu costretta ad adeguarsi e, per quanto lo Stato non avesse ordinato alcuna revisione su base provinciale, ma solo su criteri territoriali, la nostra Regione optò per un riforma che ricalcasse lo scriteriato disegno degli Enti intermedi calabresi.

Ebbene, stabilire nottetempo la chiusura, sic et simpliciter, di ben 6 ex Asl (Palmi, Locri, Lamezia, Paola, Castrovillari e Rossano), senza porsi minimamente il problema della orogenesi territoriale calabrese, fu un errore di non poco conto. Vieppiù, quando nell’intervista si sostiene che la nuova geografia sanitaria avrebbe dovuto prevedere 8 e non 5 aziende, la trama si infittisce e dimostra plasticamante quanto la materia sanitaria sia stata mercificata sull’altare del volere centralista a danno esclusivo della popolazione calabrese: soprattutto quella residente nelle lande più periferiche e dimenticate.

D’altronde, se la Locride, il Lametino e la Sibaritide fossero rimaste in essere, magari utilizzando l’acronimo di AST (aziende sanitarie territoriali) piuttosto che Asp (aziende sanitarie provinciali), probabilmente, in un clima di spendig review, sarebbe stato complicato giustificare la nascita delle AO. Tali Enti, infatti, hanno elevato gli ospedali dei Capoluoghi storici a presidi Hub, estromettendoli dalla gestione delle Asp e consegnandoli ai nuovi organismi appositamente creati e nominati Aziende Ospedaliere.

Ecco, conclamare a quasi un ventennio dalla dissennata riforma sanitaria, la necessità di maggiori poteri per la velocizzazione del percorso che dovrà portare alla nascita dei nuovi ospedali (Sibaritide, Vibo e Piana di Gioia) ai quali, nel frattempo, si è aggiunto anche il nuovo ospedale di Cosenza, comprova quanto una riorganizzazione di un deviato regionalismo amministrativo sia necessaria. E non solo in capo al settore sanitario. Invero, diversi servizi (giustizia, sicurezza, conservatoria, ecc.) dovrebbero rispettare i principi di omogeneità territoriale nella perimetrazione delle circoscrizioni di competenza locale.

Pertanto, inviterei qualche novello sognatore della Sibaritide e del Comune di Corigliano-Rossano che immagina la creazione di nuovi orti dove potrebbero sorgere praterie, a ritornare con i piedi per terra, riflettendo sulla bontà e concretezza delle idee promosse.

Così come mi auguro che un distratto establishment pitagorico, inizi a pensare in grande abbandonando la condizione di limbo amministrativo del Crotonese per aprirsi a una visione accurata e puntuale di tutto l’Arco Jonico calabrese. Non fosse altro che per avviarsi a nuove prospettive territoriali, rispettose di quei numeri necessari a trasformare le idee in progetti politici e non già nei soliti carrozzoni che la Calabria conosce fin troppo bene. (dm)

[Domenico Mazza è del Comitato Magna Graecia]

L’OPINONE / Pasqualina Straface: Il PD non sa leggere gli atti del Governo

di PASQUALINA STRAFACE – Ancora una volta il PD calabrese perde una buona occasione per tacere e ci costringe ad assistere ad una farsa tragicomica. Da ridere, se non ci fosse davvero da piangere per come questa classe dirigente dimostra pedissequamente di non saper leggere nemmeno documenti e atti ufficiali.

Com’è possibile che si facciano strafalcioni assurdi rispetto a questioni che, invece, si dovrebbero conoscere bene? La dichiarazione dello Stato di emergenza sulla rete ospedalieraviene incontro alle necessità e alle esigenze che il Governatore Occhiuto e Forza Italia hanno prospettato al Governo proprio per rimediare alla catastrofica gestione sanitaria ereditata.

L’attivazione di misure straordinarie che consentano di accelerare tempi e procedure sull’edilizia sanitaria, non soltanto rappresenta una volontà assunta deliberatamente dalla Regione, ma è uno strumento deliberatamente voluto dal Presidente e Commissario ad acta per la Sanità in Calabria, finalizzato ad attuare quella rivoluzione epocale necessaria a snellire le procedure burocratiche, a svecchiare i progetti dei nuovi ospedali che per quasi venti anni sono rimasti chiusi nei cassetti e a velocizzare i loro tempi di realizzazione.

Se questo è il fallimento, vuol dire che il Partito Democratico calabrese è protagonista solitario di un teatro dell’assurdo. (ps)

[Pasqualina Straface è consigliera regionale]

Il consigliere Lo Schiavo: «Certificato il fallimento della gestione commissariale»

Per il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, «la decisione con la quale il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo Stato d’emergenza per il sistema ospedaliero calabrese certifica, oltre ogni ragionevole dubbio, il fallimento netto ed incontrovertibile della gestione commissariale della sanità in Calabria, anche e soprattutto nella sua fase più recente, in cui questa coincide con la gestione politica della Regione».

«E, ancor di più, smonta mesi di retorica e di proclami sui presunti miglioramenti del settore sanitario e tutte quelle rassicurazioni rispetto ai tempi di realizzazione delle nuove strutture sanitarie, dai grandi ospedali alle case di comunità», ha aggiunto il consigliere del gruppo Misto, ricordando come «per mesi abbiamo denunciato ritardi e inefficienze, segnalando a suon di interrogazioni consiliari, interventi a mezzo stampa e appelli, le condizioni drammatiche del sistema sanitario così come il rischio di dover restituire ingenti finanziamenti dell’Europa».

«E, per mesi – ha proseguito – abbiamo ricevuto altrettante rassicurazioni (a questo punto basate esclusivamente su mere speranze) da parte del presidente/commissario Occhiuto. Ora anche lo stesso Occhiuto ha dovuto arrendersi all’evidenza dei fatti, prendendo finalmente coscienza della realtà e chiedendo soccorso al Governo amico, accorso in aiuto con un intervento straordinario che consentirà l’adozione di misure eccezionali per rispettare i tempi e gli obiettivi del Pnrr».

«Arriveremo, dunque – ha continuato – al paradosso di avere un commissario alla sanità (Occhiuto) a sua volta commissariato dalla Protezione civile, sperando che questo serva almeno a vedere le opere complete e operative. Ma resta, ed è grave, l’onta di un fallimento che per mesi è stato edulcorato e allontanato a colpi di annunci social e che ora arriva a presentare puntuale il conto».

«Adesso, per Occhiuto –ha concluso Lo Schiavo – sarebbe forse il caso di fare un passo indietro ed ammettere che il dramma della sanità in Calabria non può essere gestito solo con le buone intenzioni». (rrc)

L’OPINIONE / Mariateresa Fragomeni: Occhiuto e i suoi lavorino per una Calabria ordinaria nel campo sanitario

di MARIATERESA FRAGOMENI – Il 7 febbraio: Roberto Occhiuto annuncia l’imminente fine del commissariamento della Sanità calabrese; 7 marzo, il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza, per la durata di dodici mesi, in relazione alla situazione di criticità in atto concernente il sistema ospedaliero della Regione Calabria. La distanza tra i proclami trionfalistici di un mese fa e la realtà è tutta in questo giro del mondo (della sanità calabrese) in trenta giorni.

È tutt’altro che sorprendente quanto deciso dal Governo, visto che è sotto gli occhi di tutti la situazione della rete ospedaliera calabrese che oltre all’ormai incancrenita fase di stallo nella realizzazione dei progetti finanziati da decenni, sta pagando i ritardi accumulati nella costruzione degli ospedali di comunità finanziati dalla Missione 6 “Salute” del Pnrr.

È evidente il fallimento del centrodestra regionale che, oggi, chiede la dichiarazione di stato di emergenza così come quindici anni fa invocò il commissariamento. In mezzo ci sono stati tre lustri in cui la gestione della sanità regionale è stata consegnata nelle mani del Governo che ha lasciato ai calabresi disservizi, prestazioni insufficienti e un gigantesco debito.

Si tratta di fatti che spingono, ancora una volta, le forze politiche che hanno realmente a cuore le sorti della sanità calabrese a coinvolgere i cittadini in una mobilitazione permanentea difesa del diritto a ricevere le dovute cure e assistenza sanitaria e il governo regionale ad abbandonare gli annunci roboanti, le passerelle e i tagli del nastro e a operare per il completamento di una rete di sanità ospedaliera e territoriale a tutt’oggi carente»

Occhiuto e ai suoi lavorino concretamente per realizzare, nel campo sanitario, una Calabria ordinaria, capace quindi di colmare il divario col resto del Paese! Magari con uno scatto di orgoglio che permetta alla Calabria (e soprattutto ai calabresi, che non è giusto che siano gli unici a pagare il debito sanitario) di staccare il cordone ombelicale che li lega a un Governo nazionale che ha bocciato la proposta di legge Schlein che si proponeva di risolvere il problema delle risorse per il Servizio Sanitario Nazionale e arrivare nel 2028 a un finanziamento della sanità pari al 7,5% del Pil nazionale.

Questo sì sarebbe un atto d’amore per la nostra terra, invece di mettere le mani avanti fino a richiedere lo stato di emergenza che, oltre a essere un’implicita ammissione del proprio fallimento totale, ricorda tanto quel commissariamento della sanità calabrese invocato dal centrodestra nel 2010 come se fosse la panacea in grado di curare tutti i mali e che da quindici anni lascia la regione in un limbo dal quale non è uscita, coi risultati negativi che sono sotto gli occhi di tutti. (mf)

[Mariateresa Fragomeni è sindaca di Siderno]

Occhiuto ha chiesto lo stato d’emergenza per il sistema ospedaliero

Il presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato di emergenza per il sistema ospedaliero della Calabria.

Una richiesta di un intervento risolutivo, perché «la perdurante carenza di nosocomi moderni costringerebbe a mantenere in essere le criticità sopra esposte in un territorio che», anche alla luce delle carenze infrastrutturali che affliggono i trasporti, vedrebbe ulteriormente acuite le difficoltà del sistema ospedaliero. Serve un intervento rapido e, è la chiosa del governatore, «appare corrispondente all’interesse pubblico definire con ogni urgenza un appropriato quadro normativo che consenta lo snellimento dei processi decisionali attuativi del piano dell’edilizia sanitaria, istituendo procedure più celeri adeguate per soddisfare le ineludibili esigenze in ambito sanitario con particolare riguardo ai contesti territoriali regionali meno organizzati»

Il documento con il quale Occhiuto chiede la dichiarazione dello stato d’emergenza parte da un dato storico: «Circa 20 anni addietro, proprio in ragione dell’impellente necessità di ammodernamento del patrimonio ospedaliero, il Governo aveva proceduto a dichiarare un’emergenza di Protezione Civile volta a colmare le carenze Ospedaliere del territorio calabrese, con lo scopo di realizzare tre dei sette principali ospedali del sistema ospedaliero pubblico, salvo poi giungere alla chiusura di tale emergenza, dopo 6 anni e senza essere pervenuti all’obiettivo, data la complessità scaturita dalla combinazione di un settore delicato, quale quello sanitario, in uno dei contesti territoriali probabilmente più bisognosi e critici, sul piano infrastrutturale, della nazione». Lo stop ai nuovi ospedali pesa ancora oggi come un macigno sulla sanità calabrese.

Il governatore ha sottolineato che la sua giunta «ha provveduto a dare nuovo impulso alla ripresa dell’attività di costruzione degli Ospedali ma, alle difficoltà incontrate dalla precedente esperienza Commissariale, si è aggiunta l’inattuabilità dei progetti allora predisposti che risultano ormai superati sul piano tecnico, sanitario ed economico, risalendo a soluzioni di circa 20 anni addietro (fondi riqualificazione Ospedale di Locri risalenti al 2004 e per la costruzione dei nuovi ospedali della Sibaritide, di Gioia Tauro e di Vibo Valentia al 2007)».

Una situazione di impasse che «rende imprescindibile la necessità di aggiornare i progetti ma, al tempo stesso, di massimizzare lo sfruttamento di tutto ciò che negli anni è stato fatto, così da pervenire quanto prima a poter dotare il territorio di tali opere».

L’azione va rilanciata, non fatta ricominciare da zero, anche per evitare di «ingenerare contenziosi che, come spesso accade, non risultano mai funzionali alla riduzione dei tempi di realizzazione delle opere».

Non meno importante, per Occhiuto, «è la necessità di procedere rapidamente anche alla tempestiva attuazione della sostituzione, date le criticità che presentano, di alcuni plessi esistenti, già finanziati con fondi Inail da oltre 10 anni, di cui in molti casi non sono state avviate le necessarie procedure preliminari».

Le due direttici – il completamento degli ospedali messi in cantiere 20 anni fa e quello delle strutture finanziate con fondi Inail – assieme al quadro normativo rendono, per il governo regionale, «assolutamente necessario avvalersi di misure eccezionali per superare le oggettive criticità, colmando quindi una carenza sanitaria non più sostenibile».

«Le attuali strutture ospedaliere – continua la nota in cui Occhiuto chiede in sostanza lo stato di emergenza –hanno subìto, negli anni, oltre ad una evidente obsolescenza, anche un fenomeno di collocazione delle funzioni negli spazi disponibili, del tutto non idonei, così impattando negativamente anche sul fabbisogno di personale e sull’efficienza delle strutture. Per non dire del comfort assolutamente inadeguato».

A parte l’ospedale Mater Domini di Catanzaro, naugurato 18 anni fa, «le strutture pubbliche risultano attualmente oltremodo vetuste e la già richiamata sentenza della Corte Costituzione numero 168 del 2021 ha rimarcato il contesto di grave criticità qui rappresentato evidenziando come a fronte dei sacrifici finanziari affrontati dai cittadini della Regione, gli stessi non godono però di servizi sanitari adeguati non essendo stati garantiti livelli sufficienti delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Regionale».

Ospedali obsoleti portano «a una situazione di doppia negatività tra costi e prestazioni, ovvero tra performance negativa nella qualità delle prestazioni e disavanzi privi di coperture risultando sistematicamente meno efficienti anche le soluzioni adottate e, a parità di costi, meno performanti i servizi, incidendo in tal modo anche sui livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario nella Regione Calabria». (rrm)

Tavernise (M5S): Serve soluzione per elisoccorso a Cariati, troppo distante dall’ospedale

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha chiesto di trovare una soluzione per l’elisoccorso troppo distante dall’ospedale di Cariati. Per questo «è urgente individuare una base per l’elisoccorso che sia logisticamente adeguata e garantisca interventi rapidi in caso di emergenza».

«Recentemente – ha spiegato – il Comune ha individuato il campo sportivo in località Varco come base provvisoria per l’elisoccorso, poiché il porto non è più utilizzabile. Tuttavia, questa scelta ha sollevato preoccupazioni: il sindacato Nursind, attraverso il rappresentante Nicodemo Capalbo, ha espresso dubbi sulla distanza di circa 5 km dall’ospedale, temendo ritardi nei soccorsi. L’assessore Tommaso Critelli ha rassicurato che si tratta di una soluzione momentanea, ma senza fornire tempistiche precise».
«Questa situazione non è isolata – ha proseguito –. Già in passato, ho denunciato ritardi e inefficienze nel nostro sistema di emergenza. Ad esempio, a Trebisacce, un uomo ha perso la vita a causa di un ritardo di due ore dell’elisoccorso, impegnato in un altro intervento nell’alto Jonio cosentino».
«Questi episodi – ha evidenziato – mettono in luce la necessità di una riorganizzazione efficace del servizio di elisoccorso nella nostra regione.
È fondamentale che le istituzioni regionali e locali collaborino per garantire soluzioni tempestive ed efficienti. La salute dei cittadini deve essere una priorità assoluta, e non possiamo permettere che inefficienze strutturali mettano a rischio vite umane».
«In qualità di capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Calabria – ha concluso – continuerò a vigilare e a sollecitare interventi concreti per migliorare il nostro sistema sanitario, affinché situazioni come quelle di Cariati e Trebisacce non si ripetano». (rrc)

Il PD Calabria: Non bastano gli slogan per risolvere i problemi della sanità

«Ribadiamo la necessità urgente di una riforma sanitaria organica, che veda un investimento significativo nelle strutture territoriali, nei servizi socio-sanitari e nella prevenzione, pilastri che, se trascurati, continueranno a tenere in emergenza la sanità calabrese». È quanto ha detto il Partito Democratico della Calabria, evidenziando come «non bastano gli slogan a rivolvere i problemi: mancano le risorse e una visione d’insieme».

I dem, infatti, hanno espresso preoccupazione per le condizioni del sistema sanitario calabrese, dopo i dati diffusi dal Ministero della Salute e rilanciati dai media.

«I dati forniti dal Ministero della Salute nell’ultima verifica sulla sanità regionale – si legge in una nota diffusa dal gruppo dem –, confermano il disastro della sanità in Calabria che continua a occupare l’ultimo posto in Italia per i livelli essenziali di assistenza».

«Secondo il rapporto del Ministero – si legge – la regione ha fatto un passo avanti con un incremento di circa 4,92 punti nella performance ospedaliera, ma la carenza di servizi sul territorio e la mancanza di adeguate politiche di prevenzione continuano a mettere a dura prova i cittadini calabresi». 

«In buona sostanza – hanno spiegato i dem – il Ministero conferma totalmente tutte le nostre preoccupazioni rispetto al fallimento della gestione Occhiuto soprattutto per quel che riguarda la medicina del territorio – continua la nota stampa del gruppo del Pd – il piccolo miglioramento nelle cure ospedaliere viene completamente cancellato dalle enormi lacune nelle strutture territoriali, che rimangono inadeguate a garantire un accesso tempestivo alle cure per tutte le persone, in particolare nelle aree più periferiche».

«La gestione della sanità da parte del presidente e commissario Occhiuto, nonostante gli annunci – hanno concluso – ha fallito nel fornire risposte concrete. Le politiche per il potenziamento delle strutture territoriali e la prevenzione, che sono fondamentali per ridurre la pressione sugli ospedali e garantire il diritto alla salute a tutti i calabresi, sono praticamente assenti». (rcz)