Sanità, Tridico (M5S): Sentire sindaci e primari e creare un polo pediatrico

Pasquale Tridico, eurodeputato del M5S, ha lanciato diverse proposte da attuare per migliorare la sanità calabrese, grazie ai 100 milioni in più dal Fondo Sanitario nazionale destinati alla regione.

Quindi, per il pentastellato «adesso si rafforzi la prevenzione, soprattutto oncologica, ancora indietro, e si investa per la completa presa in carico dei malati di cancro, che nella regione resta tra i problemi più gravi», oltre che pensare di «creare un polo pediatrico regionale, magari a direzione universitaria, per ridurre la migrazione sanitaria di bambini e famiglie nel Centro-Nord».

«In Calabria va, inoltre – ha aggiunto – potenziata l’emergenza-urgenza, che ha pesanti carenze di organico e mezzi. Bisogna pure migliorare i servizi sanitari pubblici nelle aree interne, rimaste con pochi specialisti in servizio e senza adeguati strumenti diagnostici, fattori da cui dipende l’inaccettabile allungamento di liste e tempi di attesa. Vanno inoltre ampliate le dotazioni strumentali e di personale negli ospedali hub, che non sempre riescono a rispondere all’utenza, poiché sprovvisti di unità operative essenziali, di posti letto o di figure professionali indispensabili. Emblematica è, in questo senso, la condizione della Cardiochirurgia pubblica di Reggio Calabria, che, pur avendo esiti di eccellenza, non ha posti letto e anestesisti a sufficienza».

«Visto l’aumento delle risorse del Servizio sanitario calabrese, si avvii una fase di ascolto dei sindaci e dei primari – ha proposto l’europarlamentare M5S – per una ricognizione puntuale sulle necessità e priorità».

«È il tempo della responsabilità e della condivisione, anche per evitare – ha concluso – transazioni sbrigative con istituti bancari a caccia di crediti problematici». (rrm)

Sanità, Fp Cgil: Asp Cosenza ritiri delibera su incarichi temporanei

La segretaria generale Fp Cgil Calabria, Alessandra Baldari e il Segretario Fp Cgil Medici, Francesco Masotti, hanno denunciato nella recente delibera dell’Asp di CS, «atti in violazione delle norme contrattuali e in contraddizione con gli atti prodotti dalle altre aziende».

In tale delibera, la n.  2632 del 5 dicembre, con la quale, confermando i Coordinatori e il Referente delle Sale operative, sono stati altresì individuati referenti, responsabili e coordinatori  temporanei  delle Pet (postazioni territoriali del Suem 118), sia dirigenti medici che infermieristici disattendo le norme vigenti.

«Con tale atto – hanno spiegato i sindacalisti – l’Azienda ha reiterato quanto avvenuto con la nomina dei responsabili delle Sale operative, non procedendo ad emanare alcun avviso,  in contrasto, tra l’altro,  con le disposizioni delle altre aziende che avevano emanato atti di divieto di attribuzione di incarichi di coordinamento in assenza di regolare concorso».

Altro neo sollevato da Baldari e Masotti è quello degli incarichi temporanei attribuiti per garantire stabilità ai servizi senza che sia chiaro se a monte ci siano stati  «l’accertamento e la valutazione dei requisiti previsti per legge».

Inoltre – hanno denunciato ancora i sindacati – ai professionisti incaricati temporaneamente non è previsto alcun  riconoscimento giuridico ed economico, se non quello in godimento, ma vengono altresì assegnate attività relative a programmazione, redazione turni mensili, pronta disponibilità, responsabilità sull’utilizzo dei mezzi di soccorso e delle dotazioni strumentali sanitarie, nonché l’approvvigionamento di farmaci, presidi e dispositivi medici presso le farmacie».

«Tutto ciò – hanno aggiunto – in contrasto con le norme contrattuali che prevedono indennità e retribuzioni ad hoc per chi ricopre incarichi e responsabilità, con il prevedibile rischio di futuri e legittimi contenziosi».

«Insomma – hanno proseguito – un fulgido esempio di delibera pasticciata, di quelle che generano contraddizioni organizzative, disparità di trattamento, mancata chance per tutti i lavoratori che possiedono i requisiti, probabili contenziosi, mancato riconoscimento delle responsabilità delicate e importanti, mancate retribuzioni degli incarichi di responsabilità secondo il dettato contrattuale e poca trasparenza nel caso in cui questi lavoratori fossero stati individuati non per le loro specifiche competenze o fossero retribuiti per il carico di responsabilità con altri istituti, quali prestazioni aggiuntive o straordinario».

«Ad ora le ripetute richieste d’incontro al direttore generale d’Azienda Zero sono state inevase – hanno spiegato – Fp Cgil  chiede un intervento definitivo sull’assetto organizzativo e gestionale per conferire stabilità all’area critica dell’Emergenza – Urgenza e il ritiro della delibera 2632 dell’Asp di Cosenza per il ripristino di condizioni di legittimità degli incarichi nel rispetto delle norme e dei contratti».

Baldari e Masotti hanno denunciato, poi, un’altra importante falla: quella in capo alla Struttura regionale commissariale e al dipartimento della Salute che hanno lasciato in sospeso i provvedimenti che avrebbero prodotto diretti vantaggi ai lavoratori e alle lavoratrici del comparto e della dirigenza, atteso il mancato recepimento con Dca degli accordi sindacali sull’indennità di pronto soccorso e la mancata conseguente erogazione dei fondi già stanziati dal Governo fin dal 2021 a valere sul 2022 e riproposti nella finanziaria successiva; così come restano bloccate, in assenza di completamento degli accordi regionali con le OO.SS, le risorse per le prestazioni aggiuntive.  (rcs)

La consigliera Straface: A poco servono strumentalizzazioni su carenza medici a Corigliano Rossano

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha evidenziato come «Rispetto alla carenza di medici e di personale sanitario che resta una complicata emergenza nazionale e non certo circoscritta alla nostra regione né tanto meno al perimetro di Cantinella a Corigliano-Rossano, a poco o nulla serve imbastire strumentalizzazioni ideologiche o comunque equivoche forme di distrazione dalla realtà che hanno come unico effetto l’inquinamento della serenità sociale con allarmismi ingiustificati ed inutili».

«Soprattutto da quanti si dichiarano interessati ad interpretare con senso di responsabilità il loro ruolo di medici e professionisti – ha aggiunto Straface, presidente della terza commissione consiliare sanità – servirebbe sia maggiore equilibrio e chiarezza nel tentare un approccio ed un impegno pubblici su questioni così delicate, sia una più tangibile capacità di mettersi a servizio in prima persona delle reali esigenze sanitarie dei territori».

«A partire – ha proseguito – dal dimostrare, così come del resto è stato fatto ad esempio nel territorio di Amendolara per la copertura dei turni a servizio della locale Guardia Medica, tutta la necessaria e preziosa disponibilità personale e professionale a coprire i turni richiesti rispetto alla domanda sanitaria della popolosa contrada di Cantinella oppure a suggerire l’eventuale analoga e concreta disponibilità di altri colleghi».

«Siamo certi – ha concluso la Straface – che la sensibilità e la propensione alla applicabilità di soluzioni vere alla questione,manifestata anche da parte di medici come ad esempio Angelo Broccolo, non potrà che essere apprezzata ed accolta dall’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Cosenza che resta aperta a valutare tutte le disponibilità che continuano ad essere ricercate, territorio per territorio, per fare fronte alla garanzia diffusa del fondamentale diritto alla salute dei cittadini». (rcs)

Emodinamica a Polistena, Muraca (PD) chiede chiarezza su scelte dell’Asp di RC

Il consigliere regionale del Pd, Giovanni Muraca, ha depositato una interrogazione al Presidente della Giunta regionale e Commissario ad acta, Roberto Occhiuto, per fare luce sulla vicenda legata all’istituzione del servizio di Emodinamica presso l’Ospedale di Polistena.

«Con questa interrogazione – ha spiegato – ho chiesto di chiarire quali iniziative intenda intraprendere la Regione per garantire il rispetto degli atti ufficiali e assicurare l’istituzione del servizio di Emodinamica presso l’Ospedale di Polistena. Inoltre, ho richiesto spiegazioni sui criteri che hanno portato a privilegiare unicamente il progetto di Locri, trascurando così le esigenze di Polistena».

«Nonostante gli impegni assunti con l’atto aziendale unico del 2017 e successivamente ribaditi con altre deliberazioni, l’Asp di Reggio Calabria – ha spiegato Muraca – sembra aver inspiegabilmente accantonato il progetto per Polistena, nonostante la struttura sia già dotata delle autorizzazioni necessarie e di un eliporto operativo. Parallelamente, è stato approvato il progetto di fattibilità economica per la realizzazione di una sala di angiografia presso l’Ospedale di Locri, con un investimento di 1,1 milioni di euro».

«Pur riconoscendo l’importanza di questo investimento per la sanità della Locride –  ha proseguito Muraca – desta preoccupazione il fatto che il progetto per Polistena, che risulta già pianificato e pronto per essere realizzato, venga trascurato. Tale decisione solleva dubbi sulla gestione strategica della sanità provinciale, che appare poco chiara e incoerente rispetto agli atti ufficiali».

«La salute dei cittadini – ha concluso – non può essere subordinata a scelte arbitrarie o prive di trasparenza. La necessità che l’Asp di Reggio Calabria risponda alle istanze dei cittadini e adotti una gestione sanitaria equilibrata, rispettando le reali priorità del territorio». (rrc)

ASSISTENZA SANITARIA, PER COLPA DELLA
SPESA STORICA IL SUD È SEMPRE IN AGONIA

di PIETRO MASSIMO BUSETTANel 2022, ultimi dati disponibili, i posti residenziali per l’assistenza alle persone che hanno più di 65 anni, delle strutture territoriali, per 1000 residenti anziani sono a Bolzano 42,6 a Trento 36,4 in Italia in media 15,2, in Basilicata 1,4  e in Sicilia 1,2, ultima in classifica.

Anche i pazienti in età pediatrica beneficiano di servizi di assistenza territoriale differenziati su base regionale. Numerosi studi mostrano che i bambini ricoverati frequentemente per asma tendono ad avere meno visite programmate a livello di assistenza territoriale e una minore aderenza alla terapia farmacologica.

Queste evidenze suggeriscono che una carente organizzazione dell’assistenza territoriale e una scarsa accessibilità alle cure possono essere responsabili di un aumentato ricorso alle cure ospedaliere. Su queste basi concettuali, il tasso di ospedalizzazione per asma può essere utilizzato per misurare la qualità dei servizi territoriali in termini di prevenzione, accesso alle cure e trattamento, presupponendo che, al migliorare di queste, diminuisca il ricorso al ricovero in ospedale.

Un argomento analogo vale per la gastroenterite, una malattia comune nei bambini, nei confronti della quale una tempestiva ed efficace cura a livello territoriale pare essere associata a una riduzione del rischio di ospedalizzazione.

E i dati seguono: il tasso di dimissione ospedaliere, per 1000 pazienti in età pediatrica 0-17 anni nel 2021, sempre ultimi dati disponibili, per affetti da gastroenterite vanno dallo 0,32 della Toscana al 2,07 dell’Abruzzo, evidenziando come la qualità dei servizi territoriali anche per i bambini è molto più scadente al Sud come al Nord. 

Questi dati potete trovarli nell’ultimo rapporto Svimez, che dedica un lungo capitolo alla sanità, con una serie di informazioni  a livello regionale che dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il diritto alla salute è diverso a secondo da dove nasci e va diminuendo man mano mano che scendi lo stivale. Tutto ciò porta come è evidente ed è facile immaginare ad una speranza di vita diversa. 

Infatti nell’intera Penisola hanno l’attesa di vita maggiore le province di Trento (84,2 anni) e Bolzano (83,8 anni). Seguono Veneto e Lombardia (83,6 anni), Toscana e Umbria (83,4 anni), Emilia-Romagna e Marche (83,2 anni), secondo l’analisi Eurostat hanno un’aspettativa di vita di 83 anni: Valle d’Aosta, Liguria e Sardegna. Segue con un piccolo scostamento il Lazio, dove l’aspettativa è di 82,9 anni. Mentre sono in fondo alla classifica  l’Abruzzo (82,8 anni), Basilicata (82,7 anni), Puglia (82,2), Calabria (81,7 anni) e Sicilia (81,3 anni). 

Cioè se hai la fortuna di nascere in provincia di Trento in media vivrai  tre anni  in più che se nasci in Sicilia.  Per cui se qualcuno definisce lo Stato italiano ladro di vita dei meridionali nessuno potrà dire che non è vero. Certo ci sarà sempre chi dirà che la responsabilità di tale situazione è di coloro che gestiscono le strutture sanitarie, nella maggior parte dei casi individuati dalla politica. Riportando tutto alla colpa degli stessi meridionali che, come nella vulgata, confermano di essere incapaci, con una classe dirigente e politica corrotta e non adeguata. 

Poi si scopre che il commissariamento di 10 anni della sanità calabra, effettuata dal Governo centrale, non ha portato a grandi miglioramenti e che alla fine il lavoro di recupero lo sta svolgendo Roberto  Occhiuto, Presidente della Regione e calabrese Doc. 

E che i commissari scelti, alcuni emiliano-romagnoli, quindi senza il peccato originale di essere meridionali, non hanno migliorato per nulla la situazione. 

Forse se si smettesse di utilizzare anche in questo campo la spesa storica e si dessero meno risorse alla sanità privata anche di eccellenza, così presente nelle aree settentrionali, si eviterebbero non solo i tanti viaggi della speranza ma che le Regioni del Mezzogiorno li finanziassero, pagando i costi delle cure dei pazienti emigranti.  

Purtroppo il meccanismo della colonia interna, così come funziona nella formazione, visto che le università del Nord continuano a reggersi sulle rette, private o statali, dei ragazzi meridionali, nel ritenere il Sud un bacino dal quale attingere i giovani lavoratori, dal quale trasportare l’energia prodotta dalle raffinerie, dai rigassificatori o adesso dagli impianti solari o eolici, è perfetto anche nell’ambito sanitario. 

E sarà complicato convincere chi è abituato ad un percorso di sfruttamento a farne a meno. Anche gli inglesi che se ne andarono dall’India con un percorso di non violenza promossa dal Mahatma Gandhi furono cacciati con una lunga lotta politica che ha visto l’adozione di diverse strategie tra cui la disobbedienza civile non violenta, ma anche proteste  volente, divisioni interne e pressioni internazionali.

Ovviamente la situazione del Mezzogiorno non è paragonabile, ma non vi è dubbio che se non vi è una presa di coscienza e una consapevolezza diversa il meccanismo rimarrà quello che è sempre stato. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud –L’Altravoce dell’Italia]

All’Ospedale di Crotone eseguita ablazione al cuore senza i raggi X

All’Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone è stata eseguita, per la prima volta in Calabria, un intervento di ablazione per tachicardia giunzionale, senza l’utilizzo dei raggi X, su un paziente con crisi di cardiopalmo ricorrenti.

Il paziente è stato dimesso due giorni dopo, venerdì 29 ed è in ottime condizioni di salute. 

L’U.O.C. di Cardiologia/UTIC dell’ospedale di Crotone si conferma ancora una volta tra i reparti di eccellenza nel panorama regionale. Da circa 20 anni, infatti, a Crotone si eseguono interventi di ablazione trans-catetere, che ad oggi rappresenta la terapia di prima scelta per la cura di molte aritmie cardiache. Solitamente, però, il posizionamento degli elettrocateteri all’interno delle cavità cardiache e la loro visualizzazione durante le procedure, avviene tramite l’uso dei Raggi X, metodo che sottopone sia il paziente che gli operatori ad una radiazione corrispondente a quella di 200 radiografie del torace.

La settimana scorsa il primo intervento senza l’ausilio dei raggi X, possibile in quanto, di recente, la direzione aziendale ha dotato l’U.O.C. di Cardiologia di un’apparecchiatura in grado di effettuare una ricostruzione virtuale in 3D dell’anatomia del cuore, che si basa su informazioni elettromagnetiche raccolte dal movimento dei cateteri che raggiungono le camere cardiache per via venosa o arteriosa e collegati ad un software di ricostruzione tridimensionale. 

I vertici dell’azienda sanitaria pitagorica hanno espresso soddisfazione per l’ottimo esito dell’intervento e per la moderna tecnica utilizzata dall’equipe in sala operatoria. La mappatura 3D del cuore, infatti, oltre ad evitare l’utilizzo dei raggi ricostruisce l’anatomia dell’organo e fornisce informazioni supplementari sulle proprietà del tessuto cardiaco, rendendo la procedura di ablazione ancora più sicura ed efficace, in quanto è possibile individuare con maggior precisione il punto di nascita delle aritmie. (rkr)

Lo Schiavo interroga Occhiuto su limitazioni per dispositivi per pazienti diabetici a Vibo

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo ha presentato una interrogazione al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in merito al «provvedimento della commissione straordinaria da poco insediata alla guida dell’Azienda sanitaria di Vibo Valentia, attraverso il quale si invitano i medici diabetologi a limitare la prescrizione di dispositivi di monitoraggio e microinfusori di insulina».

Un provvedimento che «suscita indignazione e solleva diversi interrogativi», ha detto Lo Schiavo, sottolineando come «non è accettabile che valutazioni ragionieristiche possano impattare in maniera così significativa sulla vita dei singoli, tanto più quando questi vivono una condizione di estrema fragilità legata al proprio stato di salute».

Nell’interrogazione, il consigliere del gruppo misto – Liberamente progressisti chiede di sapere «a quanto ammonta la spesa storica annuale per i presidi diabetologici; quale quota della spesa prevista per l’anno in corso è stata raggiunta; se corrisponde a verità che l’Asp di Vibo Valentia risulta allo stato carente di presidi di grande importanza per i diabetici, quali dispositivi di monitoraggio del glucosio ed infusori di insulina; per quale ragione, ed attraverso quali dati ed elementi concreti può ritenersi che la richiesta di prescrizioni inerenti i dispositivi di monitoraggio e microinfusori di insulina sia percentualmente “elevata” rispetto alle previsioni di spesa».

E, ancora, «per quali ragioni si prevede nella nota un allungamento nella tempistica per i rinnovi dei presidi in scadenza; attraverso quali criteri si ritiene che i medici diabetologi possano “ridurre le prescrizioni allo stretto necessario”; quali rimedi si intendono adottare al fine di scongiurare tagli scriteriati nelle prescrizioni che rischiano di privare i pazienti e gli utenti di importanti presidi medici; se è in programma una implementazione delle risorse necessarie per l’acquisto dei presidi per i diabetici per gli anni a venire».

«Interrogativi – ha concluso – ai quali ritengo siano necessario rispondere con il linguaggio della trasparenza e della verità per comprendere, e far comprendere a tutti i calabresi, quale sia il reale stato del sistema sanitario regionale, al di là delle dichiarazioni talvolta enfatiche che descrivono una situazione rosea che, a conti fatti, si scontra quotidianamente con la dura realtà». (rvv)

SANITÀ: INGIUSTIZIA NEL PIANO DI RIENTRO
TROPPI MALATI CRONICI, POCHISSIMI FONDI

In una recente intervista, il commissario al piano di rientro sanitario calabrese, Roberto Occhiuto, tra i mali della sanità calabrese ha segnalato il fatto che i medici di famiglia hanno emolumenti doppi rispetto a quelli dei medici del pronto soccorso.

Intanto si segnala che i medici di famiglia con i loro emolumenti devono fare fronte a tutte le spese di gestione dei loro studi (personale, affitto, acqua, luce, gas, programmi di gestione delle cartelle cliniche ect. e, infine, non hanno il Tfr) e, comunque, se fare il medico di famiglia è così vantaggioso, come mai la maggiore mancanza di medici è proprio quella dei medici di famiglia, per cui ci sono milioni di italiani senza?

Poi si segnala il fatto che i medici di famiglia sono quelli sempre in prima linea di fronte alle criticità sanitarie, per come dimostrato dal covid quando (come dimostriamo in un documento già inviato alle autorità tutte nel 2020) a fronte di un dimezzamento dei ricoveri, al quasi annullamento delle visite specialistiche e al forte ridimensionamento degli esami di laboratorio gli unici a vedere aumentato il lavoro e il contatto con i propri assistiti sono stati i medici di famiglia e non è un caso che il tributo di morti pagato dai medici in quel periodo è stato principalmente quello dei medici di famiglia.

Tributo pagato anche dalla nostra Associazione Mediass, con il decesso del suo presidente, dott. Battaglia Annibale, che prima del covid era arrivato a fare in una sola giornata ben 185 accessi dei suoi assistiti tra visite ambulatoriali, domiciliari, telefoniche, per email e altro (dato questo verificabile in quanto il dott. Battaglia Annibale era medico ricercatore Health Search, i cui dati sono, quindi, validati e archiviati).

Ancora, c’è da dire che il lavoro del medico di famiglia è fortemente penalizzato da una immensa burocratizzazione e, da qui, un documento inviato già nel 2020 alle autorità sanitarie in cui i medici Mediass si sono autodenunciati per il fatto che per poter curare i propri assistiti sono costretti a “violare” le imposizioni delle Asp per poter applicare la medicina basata sulla evidenza. Un solo esempio di questo fatto è che in piena pandemia Covid, l’allora commissario Cotticelli, ha emanato il Dca n. 63, con il quale intimava ai medici di famiglia di risparmiare sulla spesa farmaceutica indicando molecola per molecola i risparmi fa fare.

L’esempio è quello degli inibitori di pompa protonica (i gastroprotettori) per i quali il decreto imponeva che, con questi farmaci, si potevano curare un massimo di 71 assistiti ogni 1000, perché questa era la media italiana. Ebbene, avviene che in Calabria un medico di famiglia tra i suoi 1000 assistiti ne aveva in media almeno 90, che avevano più di 65 anni e che assumevano la cardioaspirina ai quali per deliberazione nota 1 Aifa, era ed è obbligato a prescrivere i gastroprotettori.

Ma c’è di più: lo stesso medico, tra gli stessi 1000 assistiti, ne aveva almeno altri 90 che era obbligato a curare sempre con i gastroprotettori, per deliberazione nota 48 Aifa. Come è intuibile, se il medico di famiglia avesse applicato il decreto n. 63 (tutt’ora vigente) avrebbe dovuto negare la prescrizione dei gastroprotettori ad un grande numero dei suoi assistiti, perché le 71 dosi imposte dal decreto ne escludevano una grande parte, con buona pace della medicina basata sulla evidenza. Io violerò il decreto e li curerò tutti (così abbiamo risposto allora a Cotticelli).

Questo esempio ci porta a consigliare al commissario-governatore Occhiuto cosa dovrebbe fare per salvare i malati calabresi. Noi medici Mediass dovevamo prescrivere quei farmaci in più rispetto al resto d’Italia, per il semplice motivo che in Calabria c’erano allora – e ci sono adesso – molti più malati cronici che non nel resto d’Italia. E sia Cotticelli allora, che oggi Occhiuto, dovrebbero saperlo perché oltre a tutti gli istituti di statistica sanitaria, il fatto è stato accertato da un decreto di un altro commissario al piano di rientro sanitario calabrese, l’ing. Scura, che, con il Dca n. 103 del 30/09/2015 ha certificato che in Calabria ci sono ben 287.000 malati cronici in più rispetto ad altri due milioni di altri italiani.

E, visto che il Dca n. 103 è stato vidimato prima da Ministero dell’Economia, qui cogliamo l’occasione per segnalare l’ingiustizia del piano di rientro sanitario calabrese che prevede che ogni Dca del suo commissario deve essere vidimato prima dal Ministero dell’Economia, che deve valutare il risparmio di spesa sanitaria, ed è questo che poi lo passa al Ministero della Salute, che valuta la sua inidoneità dal punto di vista sanitario.

Della serie tutti sapevano e tutti sanno che in Calabria ci sono molti più malati cronici rispetto alle altre regioni italiane, e ciò dimostra la “cattiveria e l’ingiustizia” del piano di rientro. Come tutti sanno, compreso il commissario-governatore Occhiuto, la Calabria è la regione che, a fronte dei molti malati cronici in più da circa 20 anni a questa parte, è la regione che riceve meno fondi sanitari. Meno fondi sanitari dove ci sono più malati cronici, ed è di questo di cui il commissario Occhiuto si dovrebbe interessare, se vuole veramente salvare i malati calabresi.

Prima di tutto, dovrebbe costringere il suo partito (di cui è vicesegretario) che sta approvando una finanziaria, che dedica alla sanità la più bassa percentuale rispetto al Pil mai avvenuta e grandemente distante dalla percentuale dedicata alla sanità dagli altri stati europei. Poi, il governatore Occhiuto dovrebbe andare alla Conferenza Stato-Regioni e battere i pugni sul tavolo per cambiare il criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni, che da due decenni ha mortificato la Calabria e il Sud in genere, per basarlo su veri bisogni delle popolazioni e cioè sul numero delle malattie presenti in ogni regione.

E dovrebbe andarci e battere i pugni sul tavolo perché sono proprio le regioni attualmente avvantaggiate, perché a fronte di meno malati ricevono più fondi, e governate dal suo partito che si oppongono a questa modifica. E se non riesce a convincere i suoi compagni di partito può fare come il governatore della Campania (regione nelle stesse condizioni della Calabria) che ha fatto ricorso al Tar proprio contro l’ingiusto criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni.

Questo sì che potrebbe dargli i fondi per aumentare gli stipendi dei medici e degli operatori sanitari tutti, di riaprire i 18 ospedali chiusi in Calabria, di aumentare i posti letto e fare una migliore medicina del territorio. ( Dott.ssa Rosa Bianco, dott.ssa Antonietta Greco, dott.ssa Ester Fabiano, dott.ssa Lerose Serafina, dott. Giacinto Nanci, dott. Andrea Muscolo e dott. Rossi Carmelo)

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Su temi come la salute non possiamo accettare visioni di parte, le istituzioni siano al servizio del territorio

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – È stata una discussione ampia, qualificata e partecipata, che ha tenuto incollati alle sedie tanti consiglieri, ma anche operatori del settore sanitario, per tante ore. Ed è sicuramente un segnale positivo, l’esercizio della democrazia è a prescindere un fatto costruttivo, non è mai un’occasione persa. Mi sarei aspettato forse un dibattito più ambizioso, di maggiore qualità istituzionale, ma è stato un consiglio a due fasi, con una prima parte viziata forse da un eccessivo timore reverenziale ed una seconda che per una parte del consiglio è stata dominata da un atteggiamento difensivo, dettato dalla voglia di proteggere la propria parte politica. Su questi temi non dovrebbero esserci divisioni, si dovrebbe andare oltre gli steccati politici.

Ci saremmo aspettati che tutti i consiglieri fossero uniti nel riconoscere i problemi che ci sono e nella necessità di individuare delle soluzioni. Esattamente come avvenuto in passato quando in sede di Conferenza dei sindaci dell’Asp abbiamo promosso un impegno corale ben al di là di steccati politici o partitici.

Da parte della maggioranza  non c’è stato un atteggiamento partigiano, non si è voluto esclusivamente puntare il dito contro qualcuno, ma si è lavorato con il piglio di voler risolvere i problemi. Certo è che se non si prende atto che molte cose vanno migliorate, sul tema della garanzia del diritto alla salute, è chiaro che non si riesce a venirne a capo. I problemi sono sotto gli occhi di tutti e lo dimostrano le uscite quotidiane di tante associazioni e comitati, a noi spetta il compito di suggerire delle soluzioni, rivolgendoci alle autorità che hanno il compito di affrontare questi problemi.

Il Consiglio di oggi (lunedì 11 novembre ndr) approva un documento equilibrato, che cristallizza l’impegno delle istituzioni, anche se non direttamente responsabili, che sono chiamate in causa al fine di favorire nella dialettica e nel dibattito pubblico un’attenzione diversa sul tema della sanità, che vada oltre un approccio ragionieristico legato esclusivamente alla logica dei tagli. Penso al tema degli ospedali, in particolare nei centri più periferici, al tema della sanità territoriale, al rischio chiusura dei poliambulatori, alla situazione del poliambulatorio di Pellaro per fare un esempio, al tema delle strutture psichiatriche, alle ambulanze che mancano e che spesso sono senza medici, alle guardie mediche che vorrebbero dimezzare sui Comuni dell’area metropolitana. Penso infine a come rendere più attrattivo il nostro territorio dal punto di vista professionale per i medici, in un momento storico in cui l’autonomia differenziata mette in discussione i diritti di base dei cittadini. Esistono regioni in Italia che stanziano fior di milioni di euro per rendere più attrattiva la partecipazione ai concorsi sanitari.

Io credo si debba lavorare in questa direzione, sfruttando anche finanziamenti importantissimi che esistono e spesso rimangono indietro. Penso ai 270 milioni di euro per la realizzazione del nuovo ospedale di Reggio Calabria. Per intenderci si tratta di un investimento che equivale a tre volte quello del Museo del Mare e a quattro volte il Palazzo di Giustizia, quindi si tratta dell’investimento maggiore pensato per la nostra città. Ed è un investimento giusto perché si parla della salute dei cittadini, ma è un progetto che deve concretizzarsi, altrimenti aumenta il rischio di disillusione nella comunità. (gf)
[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

Sanità, Occhiuto: 45 mln per gli Ospedali di Crotone e Lamezia

Per l’Ospedale di Crotone e Lamezia Terme sono in arrivo 45 milioni. Lo ha reso noto il commissario ad acta, Roberto Occhiuto, spiegando come «il ministero della Salute ci ha, infatti, comunicato che è stato approvato l’Accordo di programma integrativo per il settore investimenti sanitari nell’ambito del Programma investimenti ex art 20 L. 67/88, sottoscritto il 26 agosto 2024 dallo stesso Ministero dalla Regione Calabria, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni».

«L’Accordo di programma in questione – ha spiegato Occhiuto – prevede la realizzazione di due interventi per l’adeguamento e il potenziamento degli ospedali di Crotone e di Lamezia Terme, finanziati rispettivamente con 25 e con 20 milioni di euro».

«La realizzazione di questi interventi – ha proseguito – ci consentirà di adeguare i presidi ospedalieri di Crotone e Lamezia Terme dal punto di vista funzionale, impiantistico e strutturale ai requisiti richiesti dalle normative nazionali e regionali vigenti, al fine di garantire adeguati standard di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni sanitarie nonché di migliorare i luoghi di cura e degenza».

«Al riguardo il Settore edilizia sanitaria della Regione – ha concluso – ha già fornito alle competenti Aziende sanitarie provinciali le necessarie indicazioni per l’avvio delle progettazioni degli interventi». (rcz)