Dare un senso compiuto alle attività didattiche estive attraverso momenti di studio, visite guidate e viaggi di istruzione che coinvolgano le scolaresche interessate in percorsi di crescita culturale che prescindano da lezioni estive, coniugando lo studio con la conoscenza delle eccellenze della nostra regione e sani momenti di svago. È la proposta avanzata dal consigliere regionale di Io Resto in Calabria, Marcello Anastasi, per gli studenti calabresi.
«Viaggi di istruzione brevi – ha spiegato – della durata di un giorno o poco più, da svolgersi in Calabria, dunque per supplire alle difficoltà e ai travagli di un anno in DaD e dare alle scolaresche il piacere di ritornare a stare insieme».
Per il consigliere regionale di Rizziconi, è necessario attivare le opportune progettualità e i necessari interventi per consentire, anche incentivando le aziende di trasporto pubblico e le strutture ricettive e alberghiere, anch’esse bisognose di tornare a lavorare dopo la lunghissima pausa, che attraverso questi percorsi potrebbero trovare il volano per il rilancio.
«Tutto ciò – ha spiegato ancora Anastasi – affinché le scuole possano programmare un pacchetto di lezioni estive come attività didattiche “full immersion” quali momenti di concreto arricchimento culturale nel contesto di una migliore conoscenza della nostra regione, utili a fungere da orientamento in previsione delle future scelte lavorative o di studio universitario degli allievi. Vi sono borghi bellissimi e città d’arte, veri scrigni di bellezza e di cultura. Da un estremo all’altro della Regione, la Calabria è una miniera di risorse culturali da far conoscere, da difendere e promuovere. Esperienze fuori sede “full immersion” che dovranno essere occasione di crescita e di specializzazione anche in relazione ai vari corsi di studio degli istituti, e anche strumento per una migliore conoscenza della nostra storia e dello spirito del popolo calabrese».
Nel progetto “pensato” da Anastasi, si potrà spaziare quindi, dalle visite guidate alle città d’arte passando per la presa di contatto con le aziende agricole e zootecniche, di acquacoltura, di produzione di energia su basi rinnovabili a quelle di produzione e trasformazione di prodotti alimentari, alle aziende dolciarie, alla conoscenza delle biblioteche del sistema librario e museale e con visite alle sedi deputate alle attività artistiche e accademiche.
Le università e le aziende dei più avanzati settori scientifici e logistici potranno diventare meta di visita e di stages, supplendo così a quei progetti di alternanza scuola e lavoro che la didattica a distanza non ha consentito.
«Invito la Regione Calabria – ha concluso Anastasi – a rendersi soggetto attivo e partecipe in proficua sinergia fra gli Assessorati al turismo, alla cultura, al lavoro, operando con apposito bando, sulla falsariga dei campi scuola estivi, per finanziare i progetti che le scuole interessate presenteranno e per far conoscere e far amare veramente ai giovani calabresi una terra che è, e deve restare, la loro terra».
di FRANCESCO RAO – Sig. Presidente, ogni occasione, ogni ricorrenza, è il momento buono per riflettere sulla condizione giovanile, guardando al passato, al presente ed esprimendo ogni tipo di impegno e buon auspicio per il futuro. Penso di non essere il solo ad aver ascoltato prelati, politici e le più alte cariche istituzionali impegnate verbalmente in tali argomentazioni.
Il trascorrere del tempo, per mille versi, è stato un reiterarsi di impegni posti in essere da soggetti diversi, posizionati temporaneamente nell’identico scenario ed oggi, tutte quelle belle parole vengono tradotte in un dato drammatico per il Paese: rispetto al 2013 c’è un incremento del 41,8% di cervelli in fuga, come riportato nel rapporto sul sistema universitario 2021. Ed allora, partendo dal presupposto che è la somma a fare il totale, la difficilissima realtà sociale, posta sotto i nostri occhi, merita ancora parole oppure necessitano urgentemente fatti concreti, tangibili ed immediati?
Detto ciò non è mia intenzione dubitare sulla bontà delle parole pronunciate dal Sig. Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante l’intervento tenuto a Palermo il 23 maggio 2021 alla cerimonia commemorativa, svolta in occasione dell’anniversario delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio.
Ascoltando le autorevoli parole, pronunciate con il cuore, sin da subito è rimasta impressa nella mia mente l’affermazione del Presidente Mattarella che rivolgendosi a giovani diceva: «In voi si esprime la voce della società contro condizionamenti illeciti, intrighi, prepotenze, violenza sopraffattrice; la voce dell’Italia che chiede che tutti e ovunque possano sentirsi realmente e pienamente liberi nelle proprie scelte e nelle proprie iniziative. In definitiva, la voce della civiltà e della storia».
Nella stessa giornata del 23 maggio, a Palermo era presente anche il Ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi e rivolgendosi anch’esso ai giovani ha affermato: «La legalità è il diritto di vivere una vita felice insieme. L’anno prossimo torneremo attraversando il mare e arrivando all’alba a Palermo rivedremo i ragazzi intonare l’inno nazionale».
Signor Presidente della Repubblica, Signor Ministro, da umilissimo Cittadino apprezzo le Vostre parole, il Vostro impegno e tutta la dedizione messa in campo per stimolare i giovani ad avere fiducia, ad impegnarsi negli studi e nella vita per contribuire a realizzare un Paese migliore.
La mia modesta esperienza professionale, mi ha portato a lavorare in ambito scolastico e formativo, nelle realtà territoriali complesse della Città Metropolitana di Reggio Calabria che, per comparazione di macro dati, è sovrapponibile alle aree territoriali del Meridione. In oltre 15 anni di attività, ho visto più volte il “nervo scoperto” di un tessuto sociale retto dall’inerzia e non dalla felicità di vivere.
Ho visto l’avanzata età di giovanissimi genitori, consumati da umilissimi lavori e seppur riconoscenti del ruolo svolto dalla Scuola spesse volte non partecipavano alle varie iniziative perchè la vergogna oggi è la peggiore delle punizioni che la società riserva agli ultimi. Ho visto studenti ritirarsi da Scuola perchè per i loro genitori era prioritario fare la spesa e non acquistare i libri. In moltissimi casi, il sociologo presente a Scuola ha costruito ponti relazionali, è andato a casa di quegli studenti, ha respirato non soltanto l’umiltà ma la rassegnazione di chi non poteva fare di più.
Ho trascorso molti giorni a comprendere perchè gli studenti pendolari arrivavano in ritardo a scuola in coincidenza delle belle giornate. Mentre i docenti asserivano le solite ragioni tese a non alimentare la fiducia, quei discorsi non mi bastavano. Dopo tanto tempo compresi la causa: in caso di pioggia, i pochi euro messi a disposizione dei genitori venivano utilizzati per il biglietto della corriera; quando c’era il bel tempo si raggiungeva la Scuola facendo l’autostop e con quei pochi euro si comprava un panino e qualche volta una ricarica per il telefono, solo per poter alimentare le promozioni e la connessione alla rete internet per non rimanere isolati dal gruppo.
Tanti di questi studenti non hanno ultimato il processo formativo ed oggi non hanno un Diploma, tradotto in parole semplici, non avranno la più minima ed indispensabile opportunità per la vita. Anche il programma “Garanzia Giovani”, rivolgendosi ai giovani tra 18 e 29 anni, richiede un Diploma quale titolo d’accesso ai benefici previsti dalle varie misure di inserimento occupazionale.
La pandemia ha letteralmente amplificato il divario sociale, devastando soprattutto la qualità della vita dei segmenti sociali più umili, rimasti soli e coscienti che la minima istruzione posseduta è il limite invalicabile per poter recuperare quanto è stato perso in termini occupazionali e reddituali. Tra essi, oggi ci sono anche le famiglie ed i figli di un segmento sociale duramente colpito e cioè del mondo delle partite iva.
È ricorrente la preoccupazione del mondo inquirente, tesa ad intravedere in tale debolezza sociale la convenienza della criminalità per reclutare nuove manovalanze ed incrementare i fenomeni devianti. Vogliamo per l’ennesima volta fermarci alle parole ed alle paure? Vogliamo continuare ad assistere alla crescente diffusione di suicidi adolescenziali? Vogliamo continuare ad assistere alla fuga di cervelli? Vogliamo continuare a subire la prepotenza criminale e la condanna o la morte di giovani che in tutta la loro disperazione, hanno intravisto il bene sul sentiero del male?
Il nostro Gianni Morandi, in uno dei suoi successi degli anni ‘80, cantava: “uno su mille”. Oggi, al cospetto di una generazione smarrita da una moltitudine di fattori, la guida al bene è riposta nella bellezza di quel progetto di democrazia che la nostra Carta Costituzionale ha consegnato agli Italiani, ponendo al centro di ogni agire la Persona che è destinataria della custodia e della crescita della nostra Repubblica.
Sig. Presidente, Sig. Ministro, avevo la necessità di condividere queste parole di speranza con Voi. Lo faccio sommessamente ed ufficialmente, scrivendoVi nero su bianco le sensazioni di chi non ha più lacrime per piangere il dispiacere letto negli occhi dei tanti genitori che incontro. Nelle loro umili parole, non intravedo la felicità per il domani dei loro figli ma sofferenze e privazioni. Sarà comprensibile il dolore pronto da una madre ed un padre che, impossibilitati a fare di più si arrendono al destino ma personalmente vorrei pensare che la Repubblica possa ancora rimuovere tali difficoltà. Un Meridione nel quale moltissimi giovani sono senza futuro e tantissimi i genitori non hanno un lavoro dignitoso, quale forza propulsiva potrà dare all’Italia? Se il Sud piange il Nord non potrà più nemmeno ridere.
PorgendoVi i miei più cari e deferenti saluti, chiedo umilmente scusa per questo sfogo. Quando ho giurato davanti alla bandiera ed in presenza del comandante del corpo, ho scelto un modello di vita per sempre che ripone nelle Istituzioni la via maestra. (fr)
La senatrice di Alternativa c’è – Misto, Bianca Laura Granato, si oppone all’idea del Governo sulla scuola pubblica, ribadendo che «si vuole trasformare la scuola pubblica in un campo estivo».
«La scuola pubblica trasformata in un centro estivo? Ci stanno lavorando. Sono gli stessi che hanno scelto di tenere gli istituti chiusi per tutto l’anno, mentre potevano essere seguiti protocolli che avrebbero consentito di svolgere le lezioni in presenza in assoluta sicurezza, e oggi – con incongruenza e incoerenza – sperimentano nuove modalità produttive per trasformare la scuola in qualcos’altro. Si tratta dell’ennesimo attacco alla funzione formativa della scuola pubblica» ha detto Granato, aggiungendo che «sempre i più si rafforza l’evidenza che la pandemia sia stata tanto esiziale per il popolo e per le piccole e micro imprese quanto provvidenziale per la svolta da anni avviata dal sistema a trazione unica neoliberista di destra e sinistra. Da più di 20 anni assistiamo allo svuotamento del valore epistemologico delle discipline all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, in cambio di un’offerta extracurricolare sempre più sovrabbondante, volatile e inconsistente».
«La pandemia – ha proseguito – ha dato la botta finale ad un equilibrio estremamente precario in cui i bisogni formativi sono aumentati, per l’eccessivo ricorso alla didattica a distanza. La pandemia ha innescato la miccia giusta per attivare la deflagrazione della scuola pubblica. Si anticipa la chiusura dell’anno scolastico per aprire la scuola in versione centro estivo con varie attività. Non oso immaginare, cosa dovrà inventarsi il personale scolastico per trasformare le aule infuocate in centri benessere per studenti privati dei bisogni caratteristici della loro età per un anno intero. Corsi di scacchi, di bridge, tornei di pallavolo (le scuole fortunate dotate almeno di palestre), pallacanestro, tiro a segno. Ma poi anche qualche attività di recupero, se no “pare brutto”. Immagino la competizione tra vari istituti, i docenti che dovranno essere formati per diventare animatori, le famiglie che faranno valere le loro legittime aspettative sul corpo docente e su tutto il personale scolastico con la veemenza tipica del cliente insoddisfatto».
«Nel corso dei mesi invernali – ha detto ancora – autorevoli membri del governo quali Franceschini e Speranza, supportando le richieste dei presidenti di Regione, peroravano in consiglio dei ministri la chiusura ad oltranza di tutte le scuole di ogni ordine e grado, adesso per l’estate il ministro della loro stessa area, Patrizio Bianchi, invece, ne perora l’apertura per fare di tutto tranne che scuola. Evidentemente a chi governa la cultura deve far più paura del virus. Ma se qualcuno si illude che questo teatrino possa compensare la formazione perduta, non ha capito nulla. Tutto questo è stato programmato ad arte per demolire quel che resta della scuola statale pubblica, la sua alta funzione sociale e formativa che l’avrebbe resa ascensore sociale per gli ultimi, trasformandola in qualcosa di accessorio, un servizio a domanda individuale esternalizzabile, quindi affidabile a cooperative e altri enti privati specializzati nell’intrattenimento. Così si realizza il primo passo verso il sistema integrato pubblico/privato da sempre auspicato dalla politica di destra e sinistra, ennesimo schiaffo alla Costituzione».
«Mi opporrò con ogni mezzo ai disegni di questo “governo dei peggiori” – ha concluso Granato – che lavora per lo svuotamento e la svendita del patrimonio pubblico e dei beni comuni già in atto sotto i nostri occhi». (rp)
di FRANCESCO RAO – La Scuola continua ad avere una serie di criticità che il Covid, in buona parte, ha contribuito ad enfatizzare. Nell’ultimo anno, la pandemia oltre a mietere vittime ha letteralmente aperto uno squarcio nel sistema educativo e formativo italiano creando una fase priva di precedenti. Tutto ciò, contrariamente al passato, non potrà essere risolvibile con l’applicazione di metodi e soluzioni già praticate. Bisognerà attivare nuove strategie, ponendo come punto di partenza la volontà di far andare avanti ogni azione formativa, educativa ed aggregativa in sicurezza per rendere possibile ai nostri studenti di realizzare una duplice azione: evitare lo scoramento dei momenti di solitudine; rimettere in moto i processi formativi anche mediate l’utilizzo di spazi aperti.
Il primo elemento da tenere in considerazione dovrà essere una novità metodica nella quale, la cabina di regia che dovrà seguire questa delicatissima fase non dovrà fermarsi con l’eventuale cambio di governo ma dovrà persistere nel rispetto della volontà istitutiva esercitando sempre facoltà d’indirizzo e controllo ma nel rispetto degli elementi che ne contraddistinguono la mission operativa da protrarsi sino a quanto non verrà dichiarata la fine della pandemia. Potranno essere sostituiti i componenti, potrà essere riveduta e corretta la curvatura progettuale, ma l’operatività della cabina di regia dovrà persistere sino al raggiungimento di un primo importantissimo traguardo: portare ad un limite fisiologico del 4%, su scala regionale, la dispersione scolastica in Italia.
Per alcuni versi, il sistema educativo e formativo italiano aveva già accumulato ritardi rispetto ad altri modelli europei. Tale affermazione, a scanso di ogni equivoco, non vuole essere unademinutio capitisnei confronti di quanti lavorano nel mondo della Scuola. E’ una constatazione dettata dalla contingenza temporale e dalle mutevoli richieste di professionalità richieste da un mercato del lavoro che corre, ponendosi un duplice obiettivo: generare occupazione e innovazione per poter poi raggiungere alti standard di produzione e competitività.
A seguito di una buona parte di riforme non del tutto perfezionate, il nostro sistema scolastico appare per mille versi incompleto. Vuoi per motivi di instabilità politica, vuoi per una rinnovata mentalità, tesa ad anteporre alla bontà dei progetti il concetto di discontinuità rispetto al passato tra chi ha governato e chi governa, oggi il cerino in mano se lo ritrova anche l’attuale Presidente del Consiglio, Prof. Mario Draghi. Proprio lui, sin dai tempi non sospetti, aveva focalizzato la sua attenzione sulle numerose problematiche afferenti al mondo della Scuola, individuabili a volte come cause, ed a volte come effetti. L’attuale Premier, sin dalle prime dichiarazioni nell’esercizio delle funzioni, ha ben pensato di condividere una necessità nazionale: far recuperare tempo ed opportunità formative ai nostri studenti durante l’estate. Se da una parte si è levato lo scudo delle proteste, con questa riflessione, senza voler entrare nel merito politico, vorrei muovere una proposta tesa ad illustrare l’opportunità e la visione offertaci dal Presidente Draghi.
Il periodo estivo, oltre all’auspicata pausa pandemica, potrebbe essere anche una valida parentesi per restituire ai nostri studenti la possibilità di allineare competenze, socialità e rimettere in moto quell’arricchimento creativo, attivabile mediante la partecipazione ad attività laboratoriali da realizzare in appositi percorsi extrascolastici, messi in atto previo l’emanazione di bandi ai quali le Istituzioni scolastiche e gli Enti Locali potranno partecipare per erogare le attività programmate dal Ministero. Questo modello estensivo del percorso scolastico tradizionale, oggi più che mai, è necessario in quanto i dati illustrati nel grafico sottostante, indicano chiaramente la misura del divario esistente tra gli studenti residenti nelle macro aree dell’Italia e la necessità di dover agire per tempo senza dover continuare a procrastinare.
Proviamo a trasformare il dato in opportunità per poi immaginare l’Italia dei prossimi 30 anni. Non bisognerà essere in possesso di particolari competenze per dedurre quale sarà la proiezione e quale potrebbe essere il risultato: la penuria di conoscenza e sapere, alimenterà soprattutto la corruzione, la criminalità e la qualità delle politiche messe in atto per amministrare l’Italia intera, partendo dalla cellula più piccola del nostro Stato e cioè dai Comuni sino a raggiungere le più alte cariche istituzionali. Per illustrare tale circostanza, sono stati riportati i risultati dei test OCSE PISA del 2018, i quali prendono in esame l’ambito della lettura e della matematica.
Il lettore, come potrà evincere dalla lettura dei grafici, avrà sicuramente constatato l’emergenza educativa da governare nell’immediatezza. Rimandare, soprassedere, sminuire oppure applicare le pregresse misure, con l’intento di ottenere vecchi risultati, comporterà un incremento esponenziale del divario culturale non soltanto tra Nord e Sud ma si rischia di aprire ulteriori divari culturali anche nei luoghi dove tali fenomeni, sino a qualche anno addietro erano marginali o inesistenti. Il livello emergenziale, presente e futuro, riconducibile alle cause afferenti alla deprivazione culturale, non riguarderà soltanto quanti vivranno fenomeni di povertà educativa, ma tenderà ad estendersi anche a quei segmenti sociali che in passato apparivano sottratti a tale dinamica perché riconducibili ad una classe mediamente agiata ed oggi non più tale. In tal senso, la Pandemia potrebbe essere paragonabile ad un catalizzatore che ha accelerato ogni processo emergenziale e dove erano presenti criticità non mitigate dalle politiche di governo o delle Regioni l’attesa di una mancata tenuta sociale non è un fatto da sottovalutare.
Il titolo di questa riflessione vuole essere una proposta concreta, utile per i ragazzi ma anche per l’intero Paese. Pertanto, prima ostacolare l’opportunità, aggrappandosi a mille scuse ed alimentando le solite forme di pregiudizio tese a bloccare la proposta sul nascere, chiederei la cortesia di voler provare ad immaginare una prosecuzione dell’attività scolastica nei mesi estiva, intravedendo immediatamente l’opportunità che risiede nell’iniziativa e mettendo da parte, sin da subito, l’idea di una Scuola estiva, pensata sulla replicabilità del modello tradizionale immaginando un laboratorio estivo di peer-education, svolto prevalentemente all’aperto e imbastito da quel modello di offerta formativa, da sempre affascinante che tutti noi conosciamo come l’“Estate Ragazzi”, frequentata annualmente da quanti non vedevano l’ora di poter indossare il cappellino colorato del “Gr.Est.” e le magliette colorate dei rispettivi gruppi di gioco.
L’insuccesso scolastico, emerso dal monitoraggio invalsi, rappresenta un campanello d’allarme che molto presto diventerà assordante. Sulla scorta di tali evidenze, prevedere l’insuccesso formativo oggi non può essere più una tra le opportunità da perseguire ma dovrà essere il passo decisivo da compiere e portare a termine con un cronoprogramma ben definito. Far maturare un risultato in controtendenza alle dinamiche attuali nell’arco dei prossimi 7 anni non dovrà essere una missione impossibile ma un lavoro d’insieme, dove la cooperazione possa divenire l’elemento di novità teso a generare una sommatoria positiva. Tutto ciò, affinché possa realmente essere funzionale, non dovrà essere il programma di un governo, ma dovrà assumere l’aspettativa di uno Stato che investe annualmente i soldi del contribuente, tanto nei confronti dei docenti quanto nei confronti degli studenti, per poter avere come risultato, oltre ad una crescita culturale degli Italiani lo sviluppo socio-economico del Paese.
La funzione educativa e formativa rivolta ai nostri giovani, in prima istanza, dovrà avere questi obiettivi ed i docenti dovranno sentirsi i veri protagonisti del cambiamento che l’Italia ci chiede. Affinché possano trasferire ai loro discenti competenze, abilità e motivazione, occorre che gli stipendi del personale scolastico non sia tra i più bassi della pubblica amministrazione italiana. Per rimettere in moto la speranza ed avviare la crescita c’è bisogno di motivazione. La svilente quantità di cavilli burocratici esistenti che di fatto ostacolano la volontà di quanti vorrebbero poter diventare docente, si trasforma in una gigantesca scala mobile dove moltissimi aspiranti insegnanti trascorreranno più della metà della loro vita a conseguire titoli, spendendo soldi in corsi e testi per sostenere concorsi per poi sentirsi umiliati da norme e regolamenti messi in atto per rendere sempre più distante la meta. Ho avuto modo di conoscere molti docenti carichi di entusiasmo, ma con il passare degli anni ho visto spegnere l’ardente desiderio di compiere bene il proprio dovere in quanto esasperati da un sistema voraginoso e complesso dove c’è di tutto ma alla fine la Comunità educante è troppo piccola per accogliere e formare i nostri ragazzi. Le cause sono tante e in questa sede eviterò di approfondirle, un dato è certo: il Dirigente scolastico dovrà tornare ad occuparsi di coordinamento didattico, mettendo da parte le tonnellate di carte che alimentano la quotidiana burocrazia. Per quest’ultima fase, bisognerà affidare maggiori Risorse Umane e mezzi finanziari ai Direttori Amministrativi. I Docenti dovranno tornare ad insegnare, i genitori non dovranno sottrarre il lavoro ai Pubblici Ministeri ed i Giovani dovranno tornare a studiare per diventare grandi.
Tornando alla proposta iniziale e mettendo da parte l’eventuale preoccupazione afferente a ciò che dovranno svolgere i nostri ragazzi, proviamo ad immaginare cosa e quanto potranno apprendere i nostri studenti utilizzando i due mesi estivi. Per i più piccoli, l’esperienza del gioco, unitamente ad altre attività didattiche, somministrate in modalità partecipate e tese ad ottenere anche restituzioni sulle discipline affrontate, seppur praticate in modo meno oneroso di come avviene durante l’Anno Scolastico, sarà sempre il punto di partenza per apprendere le regole, metterle in pratica e tornare a vivere il percorso di crescita in un segmento dove possa tornare a prevalere il noi e non l’egoistico io.
Questo modello di sperimentazione, con annesse attività trasversali quali educazione civica (per es. partecipare ad attività svolte dal volontariato o dall’azione Cattolica), oppure alla possibilità di svolgere percorsi tesi a conoscere l’ambiente, potrebbero essere anche un validissimo vettore per far uscire dal paradigma del “learning loss[1]” moltissimi studenti, proiettati ad una forma di apatia diffusa e sempre meno propensi ad essere coinvolti nello svolgimento delle attività didattiche erogate attualmente in modalità D.A.D. Attraverso percorsi alternativi, da realizzare in sicurezza all’interno dei laboratori scolastici oppure nei parchi comunali, quanti frequenteranno tali attività, riparati dal caldo sotto gli alberi, potrebbero ritrovare gli stimoli ideali per rientrare in aula con maggiore carica e determinazione quando verrà avviata l’attività scolastica nel prossimo autunno. Oggi, l’onda lunga proveniente dagli Stati Uniti d’America ed il cambiamento sociale in atto, bisogna assumerli come variabili di sistema non come semplice novità. Nell’arco di pochissimi anni, la mancata innovazione dei modelli forativi raderà al suolo i vecchi modelli di lavoro ed i traballanti modelli occupazionali. Ciò che le nostre giovani generazioni dovranno apprendere sin da subito, non dovranno essere soltanto le abilità ma bisognerà concentrarsi molto e di più sulle competenze.
C’è un settore in Italia che sta cercando tecnici però il segmento scolastico non è in linea con le richieste ed i poli tecnologici soffrono unitamente alle opportunità di sviluppo in quanto i percorsi afferenti al sistema di Industria 4.0 continuano ad essere poco incentivati. Non va sottovalutato il fatto che in Italia vi sia anche una parte del sistema Universitario ingessato su un modello che a volta potrebbe essere paragonabile alla prosecuzione delle segmento di Scuola Superiore. Idem per ciò che riguarda i Master post laurea. In tali percorsi, contrariamente a quanto avviene in altre parti del mondo, noi Italiani abbiamo fatto a modo nostro evitando agli studenti di trascorrere metà della loro giornata a contatto con il lavoro per il quale hanno deciso di studiare ed approfondire e rendendo il Master una prosecuzione dell’Università.
Perciò, l’idea di fondo che mi trova perfettamente in linea con quanto immaginato dal Presidente Draghi, tra l’altro rimarcato in più circostanze anche dal Ministro Patrizio Bianchi, potrebbe essere una Scuola aperta al territorio ed intenta a cogliere le opportunità di una crescita strutturale della società in modo innovativo ed attraverso una duplice propensione tesa a volere e sapere quanto sia importante mettersi in gioco sin dalla giovane età.
In un sistema formativo moderno, il coinvolgimento di personale tecnico, educatori e professionisti disposti a lavorare durante la fase estiva su basi progettuali ben definite, utilizzando laboratori interni alla Scuola ma anche utilizzando luoghi quali parchi, Musei, Palazzetti dello Sport, Centri storici di Città o di Paesi, stazioni ferroviarie, sentieri di montagna, percorsi fluviali, spiagge non dovrebbe essere altro che una forte spinta emotiva per far crescere la capacità critica e la fantasia di questa generazione oggi reclusa in casa, intenta a trascorrere giornate standardizzate.
Penso ad attività didattiche e formativa non in linea con le disposizioni normative di cui al Decreto Ministero della Pubblica Istruzione n. 139 del 22/08/2007, ma articolate in modo tale da promuovere oltre alle abilità le competenze e le conoscenze personali attraverso una serie di attività da svolgere mediante lo sviluppo dei quattro assi culturali di riferimento.
Come si potrà notare dalla tabella relativa all’insuccesso scolastico, i dati INVALSI documentano le dinamiche afferenti alla dispersione scolastica in Italia. Come già detto, potrà essere ampiamente prevedibile l’effetto che andrà a riverberarsi in tali contesti dove, oltre alla deprivazione culturale ed alla povertà educativa oggi si affiancherà l’effetto del “learnig loss” proprio a seguito delle problematiche più volte analizzate ed illustrate in questa ed in altre mie riflessioni. Oggi siamo ad interrogarci sulla durata della pandemia, ma non c’è una forte consapevolezza a quali difficoltà saranno esposti i nostri studenti.
Sulla scorta di questa brevissima riflessione, l’opportunità di rendere possibile l’avvio di percorsi sperimentali, tesi ad avviare attività scolastico-formative durante il periodo estivo, potrebbe essere anche una vera e propria opportunità per attivare scambi culturali, fruibili dagli studenti residenti al Nord o al Centro Italia che trovandosi in vacanza nel Meridione d’Italia potrebbero frequentare le attività previste per il periodo estivo, suddivise per classi e gestite nel rispetto di una programmazione semplice ma efficace che potrebbe trovare in pochissimo tempo una condivisa attività di programmazione ed attuazione nel rispetto dei programmi Ministeriali e, come già detto, in funzione agli Assi culturali ed alle competenze chiave, nelle quali, potrebbero trovare spazio anche discipline proposte in modo democratico dagli stessi partecipanti. Quest’ultima opportunità, oltre a rendere maggiormente motivante la proposta, potrebbe essere un’ennesima trasversalità afferente all’abito dell’educazione civica ed alla tutela dell’ambiente.
Quindi, messa da parte ogni paura:
I Genitori non dovranno vedere i propri figli impegnati a Scuola 5 per ore al giorno durante l’estate, immaginando sofferenza e non processi di apprendimento ma sarà utile uno slancio di fiducia teso a far crescere i giovani e soprattutto rendere loro qualche opportunità in più per il futuro;
Nessuno dovrà veder bloccate le proprie ferie perché il proprio figlio o la propria figlia dovrà frequentare le attività estive;
Per i Docenti, non dovrà esserci la preoccupazione di dover insegnare anche durante l’estate, senza poter avere ferie (anche se ogni impiegato afferente al mondo della Scuola, come da CCNL, ha diritto a 32+4 giorni di ferie l’anno). Nulla di tutto ciò, quanti vorranno potranno lavorare anche in tali ambiti ma con nuovi metodi, rendendosi disponibili per tempo;
Gli Educatori insieme ai Professionisti coinvolti, non dovranno pensare di dover fare volontariato durante l’estate ma dovranno guardare all’opportunità di poter lavorare con giovani essendo retribuiti grazie ai fondi che dovranno essere messi a disposizione dallo Stato;
L’opportunità di mettere in campo un sistema che possa far “recuperare” tempo ed entusiasmo agli studenti, impegnandoli nei mesi estivi, con una pausa dal 10 al 20 agosto e prevedendo crediti formativi per il futuro per quanti sceglieranno di investire su se stessi mediante l’adesione a tali percorsi, potrebbe essere un primo serio provvedimento per mettere all’angolo la virulenta pericolosità della povertà educativa, la deprivazione scolastica e il crescente fenomeno del Learnig Loss destinati ad alimentare nel tempo oltre ai fenomeni di dispersione scolastica anche l’analfabetismo funzionale e la decadenza sociale.
Scrivo questa riflessione perché gran parte del modello operativo esposto è stato ampiamente sperimentato durante l’estate del 2020 con le attività programmate e realizzate a Cittanova, mio Paese d’origine situato in Calabria, grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministro Bonetti, l’Amministrazione Comunale ha inteso promuovere questo modello inclusivo e tutti i partecipanti all’Estate Ragazzi” hanno dimostrato una straordinaria partecipazione ed una costante puntualità, dedicandosi con talento e passione ad ogni iniziativa. Personalmente la più grande soddisfazione non è stata l’aver scritto l’intera progettazione o l’esser stato nominato responsabile del progetto ma vedere tantissimi bambini e giovani, giocare e leggere, colorare e divertirsi durante un’estate piena di colori. (raf)
(Francesco Rao è un sociologo e docente, vive a Cittanova)
L’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, ha incontrato una delegazione di sindaci dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani della Calabria per discutere alcune tra le più importanti criticità che affliggono il sistema scolastico di questi territori.
In particolare, il presidente dell’Unicem Calabria, Vincenzo Mazzei, ha evidenziato l’annoso problema del dimensionamento con cui ogni anno i piccoli Comuni dell’entroterra, e non solo, sono costretti a misurarsi con il rischio chiusura.
«Dalla delegazione incontrata stamani – è scritto ancora nella nota – proviene anche la richiesta di potenziare programmi di insegnamento a distanza con docenti competenti e professionalità in grado di coinvolgere e preparare bambini/e e ragazzi/e con laboratori di arte e musica, come propone il sindaco di Gimigliano, Laura Moschella».
«Gimigliano – ha detto Moschella – è stato definito il paese della musica per via dell’antica tradizione bandistica, che vede la presenza di ben due bande comunali. Il colmo è che la nostra scuola, invece, ha perso gli insegnanti di strumento perché mancano i numeri di alunni necessari per ottenerli».
«Se non ci sono le scuole dell’infanzia, se chiudono anche le scuole elementari – ha spiegato Domenico Vuodo, sindaco di Alessandria del Carretto – perderemo anche quelle già poche attività economiche che danno lavoro alle nostre famiglie. Su 400 abitanti, dieci sono i bambini che il prossimo anno dovrebbero passare in prima elementare, ma se non avremo la scuola primaria qui, le loro famiglie andranno via».
«Sono circa 250 i Comuni montani in tutta la Calabria che, messi insieme, fanno una importante fetta di territorio – ha ribadito Mazzei – che ha aggiunto che bisogna salvaguardare la rete scolastica in montagna e attivare ogni azione possibile a sua difesa, come ad esempio, potenziare il tempo pieno, strutture e organici». E Rosario Sergi, sindaco di Platì, si è concentrato sul miglioramento di viabilità e trasporto, spiegando che «Platì, ad esempio, ha 3.800 abitanti dislocati in diverse frazioni separate tra loro da una fragile viabilità e una frana impedisce l’accesso alla montagna da oltre cinque anni».
«L’assenza delle istituzioni scolastiche proprio là dove ce n’è più bisogno – ha sottolineato Savaglio – offre il fianco a quella povertà educativa che non apre a nessuna prospettiva di crescita».
L’assessore ha raccolto tutte le istanze presentate dai sindaci avendole, tra l’altro, già condivise in un documento inviato al ministro Patrizio Bianchi, all’indomani del suo insediamento.
«Inoltre – ha aggiunto Savaglio – la Calabria si è candidata a partecipare ai lavori della nona Commissione nazionale dedicata all’Istruzione, proprio per il tavolo su dimensionamento, organici, strutture scolastiche e anagrafe degli studenti, scegliendo questi temi, con gli altri proposti dal Coordinamento, perché si ritengono prioritari, insieme all’eliminazione definitiva delle barriere che limitano la vera scuola globale e inclusiva».
«Inizierò – ha concluso – incontrando il neo commissario dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria, Giovanna Boda, con la quale, mercoledì prossimo, avrò modo di confrontarmi e aprire la collaborazione per affrontare, insieme, i temi urgenti legati alla scuola calabrese». (rcz)
Sono 5 milioni di euro la somma di cui è beneficiaria la Provincia di Catanzaro per interventi di adeguamento antincendio, efficientamento energetico e manutenzione straordinaria degli impianti elettrici degli edifici scolastici.
Il Ministero dell’Istruzione ha approvato, infatti, il decreto dei piani degli interventi per la manutenzione straordinaria e l’efficientamento energetico degli edifici scolastici di competenza di Province, Città metropolitane ed enti di decentramento regionale.
Numerosi sono, infatti, gli interventi progettati dal settore Edilizia scolastica della Provincia, guidato dal dirigente Floriano Siniscalco, che sono stati finanziati.
«Pensare che i nostri figli – ha dichiarato il presidente della Provincia, Sergio Abramo – frequentano posti confortevoli e sicuri non ha prezzo. E’ per questo che abbiamo il dovere di sfruttare qualunque finanziamento esistente per migliorare lo stato delle nostre scuole».
A beneficiare di questa somma, sono l’IPSCEO – Botricello, Liceo Scientifico Siciliani – Catanzaro, ITE Calabretta- Soverato, IPAA- Soveria Mannelli, Liceo scienze umane e linguistico Fermi – Catanzaro Lido, ITA Vittorio Emanuele II- Catanzaro, ITE Grimaldi – Catanzaro, Liceo Artistico De Nobili – Catanzaro, Liceo Linguistico e scienze umane De Nobili- Catanzaro, IIS Majorana –Girifalco, IIS Majorana – Girifalco, Liceo Scientifico L. Costanzo – Decollatura, IPSARS Lamezia Terme, IPSCT Maresca – Catanzaro, Liceo Scientifico Guarasci –Soverato, Liceo Classico Galluppi – Catanzaro, ITS Commerciale Pacioli, IPSCT Maresca – Catanzaro, ITG Petrucci Catanzaro Lido, ITI Scalfaro – Catanzaro, Liceo Scientifico Fermi – Catanzaro Lido, Liceo Scientifico Galilei- Lamezia Terme, ITG Polo Tecnologico- Lamezia Terme, ITE De Fazio – Lamezia Terme, Liceo Scientifico Guarasci – Soverato, IPSSEOA –Soverato, ITG Malafarina- Soverato. (rcz)
Sono 1,3 milioni di euro la somma stanziata dalla Regione Calabria per la realizzazione di interventi infrastrutturali per l’innovazione delle dotazioni, dei sistemi di apprendimento online e delle aree laboratoriali a supporto della didattica.
L’avviso, in pre informazione, è rivolto alle istituzioni scolastiche statali secondarie di secondo grado, e « intende finanziare il corredo strumentale necessario a sostenere il processo di digitalizzazione delle scuole, in linea con quanto previsto dall’Agenda digitale per l’Europa, e più specificamente la realizzazione di progetti didattici digitali sulle tematiche dell’inquinamento ambientale, della sostenibilità e dell’osservazione astronomica».
«La misura – prosegue la nota – risponde alla finalità di favorire un cambiamento culturale e comportamentale delle persone sui temi energetici e, allo stesso tempo, il progressivo passaggio verso scuole “smart” ed energeticamente efficienti, che siano punto di riferimento nell’utilizzo delle fonti rinnovabili in ambito pubblico. Le proposte progettuali, per un costo ammissibile non superiore ai 30mila euro, devono avere a oggetto la realizzazione di ambienti di apprendimento di nuova generazione al servizio di una molteplicità di metodi di insegnamento e apprendimento che consideri, per altro, le differenti disponibilità e situazioni logistiche delle scuole calabresi».
«L’utilizzo delle nuove tecnologie e la diffusione di competenze digitali nella scuola, inoltre – viene specificato – si inquadrano nella necessità di garantire pari opportunità nell’accesso all’istruzione e di facilitare la connessione dell’ambiente scolastico e degli studenti con il mercato del lavoro promuovendo interventi che, attraverso la stipula di appositi accordi e convenzioni, coinvolgano enti, centri di ricerca, università, ordini professionali e aziende agricole che operano nei settori green».
«Lo scopo di questa azione – ha dichiarato l’assessore all’Istruzione, Università, Ricerca scientifica e Innovazione della Giunta regionale, Sandra Savaglio – è quello di far crescere nei giovani la consapevolezza che l’ambiente che li circonda deve essere protetto e salvaguardato. Attraverso questa iniziativa, avranno a disposizione strumenti per fare misure sul campo e rendersi conto se il loro ambiente è inquinato».
«Useranno – ha aggiunto – il metodo scientifico per trarre conclusioni e metteranno a disposizione degli enti di competenza e del pubblico i risultati della loro ricerca. In questo modo, le ragazze e i ragazzi, partendo dai banchi di scuola, avranno fatto un percorso completo che li renderà protagonisti, più attenti alle questioni ambientali e con una porta aperta verso il loro futuro».
«In questo momento di Covid e pandemia – ha proseguito l’assessore Savaglio – in cui si ridefinisce il mercato del lavoro e, conseguentemente, anche il sistema dell’istruzione e della formazione, la Regione Calabria vuole proporre un percorso di crescita per gli studenti calabresi che darà loro gli strumenti necessari per competere nei nuovi scenari e per realizzarsi professionalmente».
«I laboratori che saranno finanziati – ha concluso – saranno occasione di scambi, integrazione con le imprese, stimoli per la curiosità e la creatività e formazione dei cittadini del futuro, capaci di comportamenti virtuosi, che siano di esempio per tutti. La Regione Calabria deve investire sulla risorsa più preziosa di cui dispone: il capitale umano».
Il consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Giannetta, è intervenuto sulla imminente campagna dei vaccini destinati al personale scolastico, sottolineando che «occorre rimodulare il piano vaccini per ricomprendere da subito gli over 55 che rappresentano quasi la metà del personale impiegato nella scuola».
«“I dirigenti scolastici – ha detto Giannetta – stanno facendo un gran lavoro nell’applicazione delle normative e dei protocolli, ma si continuano a registrare focolai ed è crescente la pressione delle famiglie che invocano chiusure generalizzate. Non potremmo considerare sicura la scuola se la campagna vaccinale venisse condotta a macchia di leopardo, lasciando fuori oltre il quaranta per cento del personale».
«Una soluzione – ha proposto il consigliere regionale – potrebbe essere quella di programmare la somministrazione per tutti contemporaneamente, e rendere disponibili, da subito, le dosi destinate agli over 55, senza dover attendere luglio o settembre».
«La declinazione della tipologia di vaccino per fasce di età e potenzialità di esposizione a rischio – ha concluso – non deve rappresentare un ostacolo alla messa in sicurezza della scuola. È con l’avvio della campagna vaccinale che occorre adattare le soluzioni per risolvere il problema una volta per tutte». (rrc)
di CORRADO TOCCI – Cominciano a palesarsi in modo sempre più evidente i danni causati dalla pandemia riguardo alla formazione delle nuove generazioni. Nei giorni scorsi è stato pubblicato il rapporto “Scelte compromesse. Gli adolescenti in Italia, tra diritto alla scelta e povertà educativa minorile”, promosso da Openpolis e Con i Bambini.
Il rapporto mette in evidenza le problematiche legate al fenomeno della povertà educativa che colpisce i giovani che frequentano la scuola dell’obbligo e le cause che accentuano il dilagare del fenomeno. «In Italia un adolescente su 12 ha una cittadinanza diversa da quella italiana, oltre 300mila, se si considerano i residenti tra 11 e 17 anni». Nel caso degli adolescenti senza la cittadinanza italiana, si riscontrano «difficoltà di inserimento nel percorso scolastico», «disuguaglianze nell’accesso agli indirizzi delle scuole superiori», «abbandono precoce degli studi».
Il crescere delle disuguaglianze è direttamente collegato alle condizioni di disagio economico che vivono le famiglie italiane; il rapporto fotografa la situazione prima dell’emergenza Covid: “Già nel 2019, il 9,2% delle famiglie con almeno un figlio si trovava in povertà assoluta; quota che tra i nuclei con 2 figli supera il 10% e con 3 o più figli raggiunge addirittura il 20,2%. Il 41,9% dei minori vive in una abitazione sovraffollata”.
La povertà delle famiglie evidenzia anche il divario tecnologico che gli studenti appartenenti a famiglie povere debbono affrontare, prima dell’emergenza, “il 5,3% delle famiglie con un figlio dichiarava di non potersi permettere l’acquisto di un computer. E appena il 6,1% dei ragazzi tra 6-17 anni viveva in una casa con disponibilità di almeno un pc per ogni membro della famiglia”. Perciò, l’esperienza della pandemia è stata ed è spesso tuttora vissuta in modo molto diverso sul territorio nazionale, basti pensare “all’impatto del lockdown per i bambini e i ragazzi che vivono in case sovraffollate, oppure alla possibilità di svolgere la didattica a distanza dove mancano i dispositivi o l’accesso alla rete veloce”.
Marco Rossi Doria, vice-presidente della onlus Con i Bambini, ha giustamente affermato “Con la pandemia le disuguaglianze sociali ed educative crescono e aggravano una situazione caratterizzata da grandi divari strutturali. La povertà educativa, come evidenzia il report, ha spesso origine in queste disparità, non solo economiche, ma sociali e culturali. È un fenomeno che non può riguardare solo la scuola o le singole famiglie, ma chiama in causa l’intera ‘comunità educante’ perché riguarda il futuro del Paese. In questa fase di grandi difficoltà, i ragazzi dovrebbero rappresentare il fulcro di qualsiasi ripartenza”.
La società non si può permettere che decine di migliaia di ragazze e ragazzi rinuncino a partecipare alle decisioni che riguardano il loro futuro. Spetta alla politica indicare una percorso che li inserisca nel circuito della cittadinanza attiva.
Questo percorso iniziale deve essere visto come un inizio di un cammino che durerà tutta la vita, un cammino che non ha percorsi obbligati ma che lascia la possibilità di cambiare a chi fa scelte diverse, ma rimanendo sempre in movimento.
Avvicinarsi all’artigianato potrebbe essere un approccio che stimola le nuove generazioni a ricominciare a camminare, oggi di artigianato non se ne parla più, è rimasto solo papa Francesco che non perde occasione per declinare la parola artigiano collegata al vivere quotidiano.
A queste generazioni sempre meno interessate al contesto sociale in cui vivono potrebbe interessare l’approccio che nella storia è tipico del mondo artigiano. L’economia legata all’azienda artigiana fonda le sue radici nel rispetto dei bisogni dell’uomo, si mette al suo servizio e diventa strumento di progresso sociale e civile.
Per secoli la bottega artigiana è stata lo strumento appropriato per l’oculato uso dei beni della terra, nemica dello spreco delle risorse, protesa ad alleviare le sofferenze di coloro che necessitavano di tali beni.
L’impresa artigiana si identifica con le persone che riunisce, le quali, insieme al titolare, svolgono un lavoro che richiede, a ciascuno, iniziativa e responsabilità nella vita dell’impresa.
Questi giovani risentono della complessità della società di oggi. Complessità dovuta ad una “frantumazione” delle categorie di riferimento, che per anni avevano rappresentato i cardini della realtà sociale, e al conseguente aumento della mobilità sociale.
I Giovani hanno preso coscienza che questa situazione favorisce lo sviluppo di interessi sempre più parcellizzati, ed ostacola il decollo di progetti tendenti ad ordinare «in realistiche e ragionevoli graduatorie di priorità e compatibilità, bisogni civili e desideri individuali, investimenti pubblici e arricchimenti o sprechi privati, che possono coordinare alle risorse esistenti gli obiettivi di sviluppo prescelti, che imponessero efficienza, severità di preparazione e adeguatezza degli strumenti in ogni struttura pubblica o privata, di produzione di beni o servizi, a cominciare dalla pubblica amministrazione» (doc. convegno 90° Rerum Novarum).
Una legislazione sull’apprendistato fondata sulla “catena di montaggio” è divenuta desueta insieme a quel modello produttivo, oggi un giovane che vuole apprendere un mestiere o una professione si deve confrontare, prima di fare proprie delle competenze atte ad inserirlo nei cicli produttivi, con un processo di apprendimento lungo e complesso, è necessario che il Governo Draghi si faccia carico del problema e metta mano alla revisione della legge sull’apprendistato e la delega della formazione professionale alle Regioni. (ct)
Il leader di Diritti Civili Franco Corbelli mette in guardia sul grave rischio per gli studenti dopo la riapertura delle scuole e la frequenza in presenza. Corbelli chiede al presidente ff. Nino Spirlì di estendere la didattica integrata anche alle altre scuole per socngiurare una nuova, pericolosa, ondata di contagi.
Franco Corbelli, da tempo impegnato per «la chiusura delle scuole sino al superamento della fase emergenziale», difende l’ultima ordinanza del presidente Spirlì, sulla didattica integrata, chiedendo «di estendere la Dad, anche alle altre scuole, a partire dalle medie, per scongiurare una nuova, pericolosa ondata di contagi».
Corbelli, in un videomessaggio critica «quanti si oppongono a questo giusto, sensato, responsabile e opportuno provvedimento del Governatore che servirà certamente a scongiurare o quantomeno a contenere i rischi del contagio e limitare i danni», e indica anche «una scadenza per il superamento di questo momento critico e il ritorno in classe in condizioni di maggiore serenità e più sicurezza. Con l’arrivo della primavera e la fine della stagione invernale – prosegue il leader di Diritti Civili – la situazione dovrebbe sicuramente migliorare, per le caratteristiche del virus (che, com è noto, si diffonde più facilmente con il freddo) e per la vaccinazione (oggi di fatto quasi non iniziata, e limitata solo, giustamente, agli operatori sanitari) e solo allora si può ragionevolmente pensare al ritorno nelle aule di tutti gli studenti di ogni scuola. Ma farlo adesso significa mandare letteralmente al massacro milioni di studenti, docenti, personale Ata e mettere a serio e forte rischio le loro famiglie e l’intera comunità nazionale. Autorevoli scienziati (i prof. Galli, Crisanti, Pregliasco, Lopalco…) e lo stesso consigliere scientifico del Ministro della Salute, Ricciardi, sconsigliano la riapertura delle scuole mettendo in guardia sui grandi rischi che si corrono. Ecco perché è folle e irresponsabile riaprire adesso le scuole e rinunciare alla Dad che consente di eliminare questi rischi e continuare regolarmente le lezioni sia pure a distanza».
Corbelli, che ribadisce «come le scuole (oggi delle vere polveriere, pronte ad esplodere!) non sono come gli ospedali che devono per forza restare aperte, anche in piena pandemia», nel suo nuovo video attacca «partiti e politici (impegnati a Roma e in Calabria, solo a spartirsi poltrone e pensare a fare alleanze, vecchie, nuove e populiste, per conquistare la Regione e il potere!) che, conclude, non hanno speso una sola parola sul drammatico problema della scuola e a favore di questa battaglia per la Dad» e ribadisce che considera «la riapertura delle scuole, in questo momento così delicato, critico e rischioso, un attentato alla salute di milioni di studenti e docenti e un crimine contro l’umanità che, se dovesse succedere qualcosa di grave, chiederà, come Diritti Civili, di giudicare davanti ad un Tribunale speciale militare, come si è fatto a Norimberga, dopo il secondo conflitto mondiale, per i crimini di guerra!». (rcs)
Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza dell'utente. AccettaImpostazioni leggi di più
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.