Scuola, in Cittadella regionale vertice tra l’assessore Savaglio, sindaci e Associazioni

L’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, in Cittadella regionale, ha incontrato l’Ufficio Scolastico Regionale, Unione Province d’Italia, Associazione Nazionale Comuni Italiani, l’Associazione Fisch, rappresentata dalla presidente Nunzia Coppedè e il Comitato Uniti per l’Autismo, rappresentato da Paola Giuliani.

Presenti, in video conferenza, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo e il presidente Fand Calabria, Maurizio SimoneLidia Arcuri, resposnabile dell’Agenzia del Demanio,  soggetti da poco coinvolti a livello nazionale per tentare di reperire nuovi spazi per le scuole, la quale ha confermato la disponibilità a interloquire con gli Enti locali, Maria Limardo, sindaco di Vibo Valentia, alcuni dirigenti e assessori all’Istruzione e all’Edilizia scolastica delle Province e dei Comuni.

La dirigente Rosanna Barbieri, responsabile dei tavoli tecnici per l’Usr Calabria, ha fornito i dati relativi all’ultimo monitoraggio delle scuole che restano ancora allarmanti, circa 14.000 ancora gli studenti calabresi ai quali non si riesce a garantire un’aula per il ritorno in presenza.

Durante la riunione sono state affrontate una serie di necessità partendo dal dare risposte sul piano della didattica in presenza. Si è parlato del reperimento di locali agibili nel breve periodo, di affiancare i ragazzi con disabilita e autistici (che risultano essere 1 su 77) con personale specializzato già dal primo giorno di scuola, senza dimenticare l’assistenza domiciliare.

Sul tavolo del confronto anche il sistema trasporti che già dal 13 settembre dovrebbe ripartire a pieno regime e con il potenziamento del trasporto scolastico su ferro e gomma. (rrm)

Scuola, Santelli: lavoriamo per riaprire il 24 settembre in sicurezza sanitaria

L’anno scolastico 2020/2021, in Calabria, partirà il prossimo 24 settembre, grazie al decreto firmato lo scorso 11 agosto dalla presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

Il decreto, che vale per  le scuole dell’infanzia del primo e del secondo ciclo di istruzione appartenenti al sistema di istruzione, compresi i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, indica, inoltre, il termine delle lezioni per il 12 giugno 2021, mentre quello delle attività educative per la scuola dell’infanzia per il 30 giugno 2021.

La data di inizio delle attività di integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020 decorre, invece, dal 1° settembre 2020.

«Il sistema scuola, che comprende gli studenti, il personale docente e non, le famiglie, ecc. – ha dichiarato la presidente Santelli – è molto complesso e non sarà semplice governarlo in questa fase di emergenza Covid-19».

«In ottemperanza alle linee guida del Governo nazionale – ha aggiunto  – lavoriamo per assicurare l’istruzione per tutti gli studenti e i trasporti nel rispetto delle norme anti coronavirus. Senza sosta, insieme agli assessori Sandra Savaglio e Domenica Catalfamo siamo impegnati per mettere in piedi un’organizzazione scolastica che garantisca sicurezza sanitaria per gli studenti e per i lavoratori e tranquillità per i genitori».

«Ci adopereremo – ha proseguito la Santelli – per venire incontro a tutte le esigenze per riaprire le scuole a settembre in sicurezza e per poter garantire la continuità didattica evitando interruzioni. Siamo pronti ad affrontare eventuali emergenze sanitarie che si presenteranno ma anche di sospendere le lezioni se sarà necessario».

Oltre che nei giorni riconosciuti come festività nazionali, il dpgr prevede non si effettuino lezioni il 2 novembre 2020, commemorazione dei defunti; il 7 dicembre 2020, chiusura pre-festiva; dal 23 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, festività natalizie; dall’1 aprile al 6 aprile 2021, vacanze pasquali. (rrm)

 

SCUOLA, LE CRITICITÀ DELLA RIAPERTURA
FONDI INSUFFICIENTI E LAVORI A RILENTO

di FRANCESCO RAO – Uno dei grandi temi che i sindaci dovranno affrontare nel brevissimo periodo, sempre a seguito dell’emergenza Covid-19, riguarda il mondo della Scuola. Dal più piccolo al più grande dei Comuni, nonché alle province ed alle città metropolitane italiane, a fronte dell’indicazione giunta dalla ministra Lucia Azzolina, il 14 settembre il suono della campanella, oltre a segnare l’avvio delle attività scolastiche, certificherà anche la qualità della macchina guidata dagli amministratori locali.

Per molti aspetti, a tale adempimento verranno chiamate in causa anche le Regioni in quanto la Costituzione affida ad esse la competenza per il segmento della Formazione professionale, per l’obbligo formativo e per la formazione continua. Per rimanere in Calabria, ogni Ente Locale, al quale si aggiunge la Città Metropolitana di Reggio Calabria, nell’esercizio delle rispettive competenze, dovrà procedere speditamente per raggiungere l’arduo obiettivo di concretizzare di una serie di responsabilità che, per mille motivi, rischiano di non essere raggiunte, tanto per le difficoltà economiche quanto per la penuria di strutture da destinare alla fruibilità del mondo scolastico, nel rispetto di quanto indicato dalle Direttive Ministeriali. Il peso maggiore di tali difficoltà, rischia di penalizzare gli studenti che risiedono nei comuni più piccoli della nostra regione. Non si vuole muovere accuse nei confronti degli amministratori, ma è opportuna una constatazione per le varie difficoltà incontrate sul campo e, forse, poco considerate come fattore di ritardo nella tabella di marcia utilizzata per l’avvio del prossimo anno scolastico. Inoltre, bisognerà tenere in considerazione il peso del disservizio che dovranno subire gli studenti i quali, molti di essi, a causa di una serie di circostanze, continueranno ad avere difficoltà a connettersi alla rete per seguire la didattica a distanza qualora si richiedesse necessario nuovamente rimanere a casa. In una recente analisi dei bisogni sociali, svolta in uno dei distretti territoriali della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ricorrendo al metodo random per la somministrazione del questionario, è stato rilevato il risultato di cui al grafico rappresentato nell’immagine sottostante:

Grafico Scuola e Internet

Orbene, seppur in questa fase avevamo raccolto 67 risposte al questionario, il dato proietta una dinamica di particolare interesse che non dovrà essere trascurato per poter affrontare con la dovuta attenzione un bisogno sociale che non può più essere considerato accessorio ma deve essere interpretato come una nuova esigenza sociale e, vista la valenza educativa, estesa a tutta la famiglia, la rete internet andrebbe considerata come un servizio che dovrà essere inteso in maniera prioritaria per la crescita e lo sviluppo sociale. Pertanto, la rete non dovrà avere costi ma dovrà essere erogata gratuitamente perché posta a carico dello Stato. Inoltre, non va trascurata la potenziale lesione del diritto allo studio, tanto in costanza di mancata disponibilità delle aule quanto in assenza di una rete internet qualitativamente idonea a supportare lo studio e la crescita culturale dei nostri ragazzi. In tale visione,  si va ad aggiungere una lesione del diritto al lavoro per quanti sono impegnati quotidianamente nel mondo della scuola e della formazione professionale, qualora le strutture e gli strumenti da lavoro non siano disponibili e fruibili nella loro interezza per l’avvio delle attività didattiche. 

Oltre ad avere a cuore l’avvio dell’Anno Scolastico 2020/2021, sono certo che i 404 Sindaci della Calabria, i 4 presidenti di Provincia ed il Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, nonché i commissari prefettizi a capo dei Comuni privi di un’amministrazione comunale, vivono moltissime difficoltà perché oltre a dover mettere in sicurezza 3.365 scuole – pubbliche e private – di ogni ordine e grado, si trovano a dover fare i salti mortali per reperire risorse, strutture ed anche a vigilare su tutte le procedure che si renderanno necessarie per ultimare i lavori in tempo e nel rispetto delle Leggi vigenti in materia. Per onestà intellettuale, avverto il bisogno di spezzare una lancia tanto a favore degli Amministratori locali quanto dei Dirigenti scolastici in quanto, sappiamo benissimo che l’inizio delle attività scolastiche non inizieranno il 14 Settembre. Già dai primi giorni dello stesso mese, si compiranno gli atti preliminari all’avvio dell’Anno Scolastico 2020/2021; le Comunità scolastiche, soprattutto il segmento medio superiore, dovrà affrontare le fasi di recupero ai quali sono interessati gli studenti con debiti formativi accumulati nello scorso Anno Scolastico. Si potrà comprendere quindi che il tempo a disposizione è davvero poco, meno di un mese e gli Amministratori, con queste tempistiche, non potranno adempiere alle richieste provenienti dal Miur.

A tali difficoltà si aggiunge anche la delicatissima questione logistica. Nello specifico, il trasporto degli studenti. Se una parte di tale ambito tocca l’organizzazione interna dei Comuni, con espletamento per il tramite del servizio scuolabus, l’altra parte, sempre in tema di trasporti, riguarda in modo più complesso tanto il settore pubblico quanto il settore privato. Per l’esattezza, dovendo i vettori rispettare le prescrizioni in termini di distanze sociali e finalizzate al superamento dell’assembramento, diverrà fondamentale poter estendere la prescrizione anche durante l’espletamento dei servizi di trasporto rivolto alle persone. Questo delicatissimo ambito, diviene strategicamente funzionale sin dall’avvio dell’Anno Scolastico perché va considerato strutturale all’analisi del contesto e dei bisogni. Di conseguenza, si rende necessario affrontare la criticità con l’identica attenzione di come è stato fatto sino ad ora per altri ambiti. Pertanto, bisognerà considerare gli allestimenti dei locali scolastici ed i trasporti come un sistema dello stesso insieme che una volta assunto come tale non potrà più essere divisibile. Il servizio scuolabus, come il servizio di trasporto pubblico, dovrà triplicare la flotta dei mezzi impiegati in quanto non sarà possibile poter contare sulla piena disponibilità dei posti a sedere perché dovranno essere sensibilmente ridotti. Idem per autobus e treni.  Come si agirà in tale circostanza? Come verranno gestite la fasi d’ingresso  ed uscita dalla Scuola? E poi, qualora i bambini giungessero a scuola un’ora prima dell’orario dell’ingresso, chi sarà preposto ad accoglierli? Chi vigilerà per garantire la loro incolumità?  Stesso principio vale per l’orario di uscita. Come verrà governato?  Si tenga in considerazione la particolarissima condizione dettata dalla struttura territoriale, tanto nella nostra regione quanto in tutte le regioni d’Italia: le aree interne, oltre ai centri urbani, vedono una estensione demografica maggiormente concentrata nelle aree periferiche e nelle zone rurali. Proprio in quest’ultimo segmento territoriale, molto spesso, si annida un’alta presenza di casi afferenti ai Bisogni Educativi speciali in quanto provenienti da nuclei familiari con accentuata presenza di povertà educative pregresse. Praticando il principio dell’inclusione scolastica e dovendo agire per garantire a tutti il principio dell’equità sociale, bisognerà fare sforzi straordinari per garantire il diritto allo studio a tutti. 

Sempre in un altro studio, che si riferisce a un’altra analisi dei bisogni sociali, condotta anche sul territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria ma in un Comune dell’entroterra, è stato rilevato l’indicatore relativo alla proiezione delle persone che vivono in periferia, fenomeno sociale sempre più diffuso a seguito di una crescente traslazione in area periferica della residenzialità di molte famiglie, indicativamente  prima del 2000.

Grafico Scuola e distanze

Di conseguenza, il supporto logistico apportato dai genitori nella fase che si aprirà a Settembre sarà  destinato ad avere un’ulteriore valenza sociale ed anche tale circostanza  non dovrà essere sottovalutata nell’affrontare le criticità di cui all’oggetto della presente riflessione. Come si potrà notare nel grafico sottostante, l’incidenza che vede impegnati i genitori ad accompagnare i propri figli a scuola, rappresenta il 51,9% della popolazione raggiunta. Tutto ciò si traduce inevitabilmente in ingorghi di traffico, inquinamento ed un notevole dispendio di tempo che viene inevitabilmente caricato sui rispettivi segmenti familiari, spesse volte impegnati in lavori giornalieri espletati in orari che non conciliano l’ingresso e l’uscita dei loro figli dalla Scuola condizionando la conciliazione tra gli adempimenti inerenti al ruolo genitoriale.

GHrafico Scuola e mezzi di trasporto

Questo approccio metodologico, seppur indicativo, vuole essere l’occasione per rappresentare la profondità di un problema spesso messo da parte perché i periodi precedenti non prevedevano fasi di analisi come invece è indispensabile operare in questa fase. 

Inoltre, non vanno trascurati altri indicatori tra cui: l’eventuale presenza di mense, il tempo prolungato  e la presenza di assistenti educativi ed assistenti alla comunicazione, resi necessari per rispettare quanto previsto dalla Legge 104 e  che in molti casi ricadono sui bilanci comunali, i quali, ben sappiamo sono vincolati alla programmazione preventiva e non soggetti a stravolgimenti improvvisi.

Come ha riferito il Ministro Azzolina il 28 luglio durante l’informativa alle Camere, diverrà indispensabile il lavoro svolto su scala regionale. Sulla scorta di tale metodologia, sono chiamati in causa l’Ufficio Scolastico Regionale, gli Assessori regionali all’Istruzione ed ai Trasporti, una delegazione dei Sindaci e la Protezione Civile, unitamente a tutti gli Stakeholder presenti sul territorio e funzionali al superamento delle criticità per l’ambito scolastico.

Naturalmente, per massimizzare i tempi e rendere maggiormente funzionale  l’azione complessiva, vivendo un tempo nuovo occorre individuare nuove regole per disciplinare tali ambiti. Oltre ad auspicare  apposite sessioni di confronto tra i componenti della cabina di regia regionale, da svolgere tramite piattaforma informatica,  in questo momento, la parte più importante del processo organizzativo è rappresentato dalla condivisione delle informazioni raccolte durante questo mese di Agosto. Prima di concludere e dopo aver analizzato con tutti i miei limiti conoscitivi uno degli ambiti più vasti dell’amministrazione delle Stato che è la Scuola, formulerei una proposta operativa rivolta principalmente ai sindaci che, nell’esercizio delle loro funzioni potrebbero eventualmente trasferire al Governo e al Parlamento affinché venisse previsto un progetto di Legge teso a disciplinare per un triennio a far data da Settembre 2020 e per la sola gestione della fase emergenziale, una norma finalizzata a consentire che gli importi di bilancio utilizzati dagli enti Locali per garantire il diritto allo studio e superare le criticità riscontrate, non dovranno concorrere nel computo utilizzato per il rispetto del patto di stabilità previsto dalla Legge. Gli eventuali importi utilizzati, dovranno trovare coperture con appositi capitoli di Bilancio dello Stato ed in tale direzione, potrebbero essere utilizzati i fondi del Recovery Found. Tale opportunità, potrebbe consentire il superamento di quelle difficoltà che non potrebbero essere altrimenti affrontate da moltissime Amministrazioni Comunali, già esposte ad imminente collasso economico e dove i tagli, oltre a generare mancata inclusione sociale si trasformerebbe in un freno posto all’istruzione dei giovani ed allo sviluppo socio-economico del Paese.  (fr)

 

Francesco Rao è  un sociologo di Cittanova, componente la Direzione Nazionale Ans Sociologi

www.francescorao.it

 

 

In Calabria la Scuola riparte il 24 settembre

C’è una data, per la riapertura delle Scuole in Calabria, ed è quella del 24 settembre.

Proposta dalla Regione Calabria all’Ufficio Scolastico Regionale, come riferisce l’Ansa, «si tratta di dieci giorni in più rispetto alla riapertura prevista dal Ministero dell’Istruzione prevista il 14 settembre» che, per l’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, riferendo sempre all’Ansa, «non sono tanti, ma permetteranno a molte Istituti scolastici di terminare adeguamenti in corso e sistemazione degli arredi che speriamo arrivino nei tempi utili»

«La nostra proposta, inviata al parere del tavolo di concertazione con Anci e sindacati – ha detto all’Ansa l’assessore all’Istruzione della Regione Calabria Sandra Savaglio – è di avviare il prossimo anno scolastico il 24 settembre».

L’assessore, inoltre, ha riferito di come nonostante ci sia un grandissimo impegno per permettere la riapertura delle Scuole in presenza e sicurezza, ci sia «grande incertezza sui tempi: arredo scolastico che dovrà arrivare, adeguamenti edilizi, piccoli o grandi, che potranno partire solo a fine agosto, difficoltà nel reperire spazi aggiuntivi. Grande disponibilità di tutti ad affrontare e risolvere i problemi causati dall’emergenza Covid ma con un unico grande problema comune: il tempo».

«Insieme con la presidente Jole Santelli, abbiamo deciso – ha riferito ancora all’Ansa l’assessore Savaglio – di accogliere le richieste di tanti enti locali, amministratori, dirigenti scolastici e sindacati che chiedono di aprire le scuole dopo le votazioni previste per il 20 e 21 settembre, concedendo qualche giorno in più utile alle scuole». (rrm)

 

Scuola, la Savaglio incontra i sindaci dei Comuni capoluogo: riportiamo gli studenti in aula

Il secondo incontro in Cittadella regionale dedicato alla Scuola, organizzato dall’Assessorato all’Istruzione della Regione Calabria, guidato da Sandra Savaglio, ha visto la partecipazione dei sindaci dei Comuni capoluogo e con più di 15mila abitanti.

Al tavolo dei relatori oltre all’assessore regionale all’Istruzione Sandra Savaglio anche l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo (collegata in videoconferenza da Reggio Calabria) e il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Maria Rita Calvosa.

La riunione è stata finalizzata a raccogliere informazioni sugli esiti delle conferenze di servizi che tutti gli amministratori stanno portando avanti sul territorio, per arrivare ad avere il quadro complessivo sullo stato degli edifici scolastici calabresi.

Alcuni sindaci presenti hanno espresso perplessità sulla riapertura in presenza e in sicurezza per il 14 settembre, data indicata dal Ministero e sollecitata anche dalla stessa Savaglio: «I ragazzi hanno bisogno della scuola come luogo del sapere della conoscenza e avamposto di socialità. Non dimentichiamo che sono a casa dallo scorso 7 di marzo e i tempi di organizzazione della filiera non possono incidere su tematiche così importanti per la società».

«Lo slittamento della data al primo di ottobre comporterebbe, tra l’altro – ha aggiunto la Savaglio – la chiusura delle attività scolastiche in piena estate dovendo garantire i 200 giorni, come tutti sanno. Altra questione resta invece l’utilizzo dei plessi come seggi elettorali per il referendum e le amministrative, dinanzi alle quali sarà lo stesso governo a dover definire modalità di sanificazione degli ambienti o suggerire alternative all’uso degli spazi scolastici. Intanto, però, riportiamo le ragazze e i ragazzi in aula».

Tra i sindaci presenti, c’è chi lamenta tempi troppo ristretti per effettuare bandi per gli appalti dei lavori di adeguamento e per la loro realizzazione, i quali richiedono, come è noto, tempi burocratici lunghi. Ma le soluzioni si possono trovare con il buon senso all’interno delle varie Istituzioni scolastiche, come più volte ribadito dal direttore Calvosa.

Per l’adeguamento degli edifici, inoltre, l’assessore  Savaglio ha ricordato che «le scuole hanno già avuto molti fondi (480mln di Euro)» e, nelle conferenze di servizio, in effetti, si riscontrano situazioni di ritardo di strutture scolastiche che nel tempo avrebbero dovute essere oggetto di intervento.

«Oggi non si deve pensare di aprire con scuole completamente nuove – ha spiegato l’assessore regionale all’istruzione – ma occorre siano adeguate e per farlo, si  chiama a raccolta tutto il territorio per offrire risposte e soluzioni».

L’assessore Catalfamo assicura che, da parte della Regione, si faranno tutti gli sforzi per consentire in maniera adeguata il servizio di trasporto casa-scuola e viceversa, con ingressi ad orari scaglionati e corse suppletive del trasporto pubblico. Si dichiara disposta, inoltre, anche a intervenire sui singoli casi di criticità che si paleseranno sul territorio.  Il prossimo appuntamento è una riunione più ampia con i tecnici e i dirigenti dei settori coinvolti, come sollecitato anche da molti sindaci e delegati presenti all’incontro di oggi. (rrm)

La Savaglio riunisce il tavolo tecnico per il riavvio delle Scuole in Calabria

Settembre si avvicina e, con esso, il ritorno sui banchi di Scuola per tantissimi studenti. Per questo, l’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, ha convocato un tavolo tecnico ristretto per confrontarsi sul riavvio dell’anno scolastico e sugli esiti del monitoraggio che le conferenze di servizio, richieste dal Ministero, dovrebbero aver già effettuato nei vari Comuni allo scopo di raccogliere tutte le possibili richieste e criticità presenti sulla rete scolastica.

Presenti Maria Rita Calvosa, direttore dell’ Ufficio Scolastico Regionale, Antonio Belcastro, delegato della presidente Jole SantelliSergio Abramo, presidente della Provincia di Catanzaro, Franco Iacucci, presidente della Provincia di Cosenza, Anna Perani, dirigente del settore Istruzione, Francesco Candia, presidente Anci Calabria, Antonino Castorina, consigliere Metropolitano delegato al Bilancio, Istruzione , Università ed Edilizia Scolastica e la Protezione Civile della Regione.

«È il momento utile per risollevare le sorti degli istituti scolastici, alcuni dei quali, versano in condizioni difficili da anni – ha dichiarato in apertura l’assessore Savaglio –. La semplificazione burocratica, avviata dal Governo, ci aiuterà – si spera – a raggiungere più scuole possibili. Personalmente, credo anche che gli esempi più virtuosi vadano premiati in qualche modo e chiedo a tutti gli attori coinvolti al tavolo di comunicare tra loro e con noi Enti. Siamo qui per ascoltarvi e trovare insieme delle soluzioni che ci portino a settembre a riaprire la scuola in presenza e in sicurezza».

Prima di cedere la parola ai presidenti di Provincia, il direttore Usr Maria Rita Calvosa, ha chiarito che bisogna completare al più presto le tabelle sull’organico delle scuole: «Il prossimo 31 luglio dovrò depositare al Ministero i dati definitivi per la proposta di organico. Se i dati non saranno comunicati entro quella data – spiega – salterà l’organico aggiuntivo: personale docente, Ata e anche assistenti tecnici per eventuale ritorno alla didattica a distanza».

«Quello che chiedo, inoltre – ha aggiunto – è che i dirigenti, nell’individuare spazi e soluzioni utili al distanziamento, procedano prima di tutto ad ottimizzare i locali all’interno dei propri edifici scolastici e che gli istituti cedano le aule vuote o sottoutilizzate a chi ne ha necessità; soltanto dopo comunichino all’ente locale di riferimento l’esigenza di eventuali spazi aggiuntivi. Dobbiamo essere pronti per la data di apertura (14 settembre, proposta dal Ministero n.d.r.) e garantire ai ragazzi di rientrare a scuola in presenza. Non farlo significherebbe un’enorme ricaduta sulle famiglie. Qualsiasi ritardo ricadrà sulle singole realtà sociali».

Molti tra i presenti, hanno espresso preoccupazione sul generale ritardo nell’organizzazione logistica, tra questi anche il presidente della Provincia di Catanzaro, Sergio Abramo che ha sottolineato anche l’importanza di implementare la rete dei trasporti, una questione su cui ritorna anche il presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci: «C’è urgente bisogno di rimettere mano al piano regionale dei trasporti che due anni fa da 21 milioni di km, è passato a 14 milioni di km».

L’inadeguatezza dei mezzi di trasporto è stata rimarcata anche dai rappresentanti delle varie sigle sindacali e dal presidente Anci, Francesco Candia. Quest’ultimo ha riferito, inoltre, che Conferenze di servizio richieste dal Ministero, in realtà, si sono svolte solo nei grandi Comuni e che molti Sindaci chiedono di riaprire le scuole il 28 settembre perché, tra lavori di adeguamento sismico e difficoltà a reperire gli spazi utili al distanziamento, temono di non poter essere pronti.

Presente anche la Protezione Civile della Regione, che esclude l’utilizzo – proposta avanzata da alcuni presenti – di tensostrutture in dotazione della PC, assolutamente inadeguate allo scopo.

Il consigliere Castorina, in rappresentanza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, nel sottolineare l’importanza  di implementare la rete dei trasporti e sburocratizzare le procedure di rendicontazione da parte della Regione Calabria  ha rimarcato il lavoro dell’amministrazione Giuseppe Falcomatà in materia di Edilizia Scolastica che con la delibera di presa d’atto dei poteri di Commissario Straordinario attribuiti al sindaco Metropolitano consentirà la città Metropolitana di velocizzare procedure ed attività al fine di garantire la rapida esecuzione di interventi di edilizia scolastica anche in relazione all’emergenza da Covid-19.

«La città Metropolitana di Reggio Calabria – ha dichiarato Castorina – grazie ad un lavoro sinergico dei dirigenti Francesco Macheda e Giuseppe Mezzatesta, già da tempo sta programmando gli interventi da fare nelle scuole e nelle palestre scolastiche dell’intera area Metropolitana ed è in costante contatto con il Ministero al fine di attuare e realizzare le linee guida che il governo sta portando avanti. È nostra volontà conclude Castorina realizzare tutte le attività strutturali da  subito per consentire ai nostri studenti una reale ripartenza già da settembre. Per l’amministrazione Metropolitana di Reggio Calabria scuola è futuro».

Ha chiuso i lavori Antonio Belcastro, delegato della presidente Santelli, per la gestione dell’emergenza Covid 19: «A tutti i docenti si chiederà, una settimana prima dell’inizio della scuola, di sottoporsi ai test sierologici, in modo da poter fare uno screening in tutta la Regione. Il test non è obbligatorio, ma ci si auspica che la percentuale dei docenti calabresi che vorrà sottoporsi al test sia alta. L’idea è quella di effettuare il test direttamente presso le scuole».

Presto, un protocollo sanitario generale stilato tra Dipartimento salute della Regione Calabria, assessorato regionale Istruzione e Ufficio Scolastico Regionale, con particolare attenzione alla tutela dei lavoratori fragili.

Il prossimo appuntamento annunciato dall’assessorato guidato da Sandra Savaglio è con i sindaci.

Si respira un’aria entusiasta alla fine dell’incontro e da parte di tutti: «Collaborare e comunicare in modo diretto le esigenze tra Istituzioni a diverso livello e tra tutte le professionalità coinvolte sulla questione prioritaria della Scuola – ha concluso soddisfatta l’assessore Savaglio – renderà possibile arrivare alla soluzione migliore. Il governo regionale offre spazio e ascolto per chiunque abbia proposte valide per tutti con l’obiettivo di arrivare pronti al prossimo 14 settembre, data da me auspicata per la riapertura». (rrm)

Il modello Calabria per la scuola post-covid piace alla ministra Azzolina

Un tavolo tecnico regionale sulla Scuola, per discutere delle esigenze dei rappresentanti del territorio. È stato questo il fulcro dell’incontro svoltosi alla presenza della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina a Catanzaro, a cui hanno partecipato il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, l’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio e l’assessore alle Infrastrutture Domenica Catalfamo.

«A settembre ripartiamo, in sicurezza riportiamo i nostri studenti a scuola, come abbiamo sempre ribadito» ha dichiarato la ministra Azzolina, sottolineando che la sua presenza al tavolo è per ascoltare ogni richiesta e ha invitato tutti alla collaborazione e all’intesa sui temi fondamentali, rimarcando che mascherine e banchi adeguati al distanziamento saranno forniti dal ministero, in base al fabbisogno espresso da ogni Ufficio scolastico regionale.

«Il governo – ha proseguito la Azzolina – ha lavorato in questi mesi proprio per garantire la sicurezza di tutti, l’abbiamo dimostrato ahimè anche quando abbiamo dovuto chiudere le scuole. Ma adesso le riapriremo in sicurezza. Stiamo lavorando su tre fronti: utilizzare tutti gli spazi che ci sono, adeguandoli e migliorandoli; se non fossero abbastanza trovarne di nuovi e migliorare gli arredi scolastici».

«La legalità è fondamentale – ha aggiunto il ministro dell’Istruzione – l’educazione alla legalità e la lotta alla criminalità organizzata devono essere valori che accompagnano gli studenti costantemente, per cui la scuola ha un ruolo fondamentale. Lottare contro la criminalità organizzata significa poter essere persone libere, e la scuola insegna anche questo».

«La situazione tra Nord e Sud è molto variegata – ha aggiunto –. Ci sono scuole d’eccellenza al Sud e scuole un po’ più in difficoltà al Nord. Durante il periodo della didattica a distanza abbiamo fatto dei gemellaggi tra scuole che erano un po’ più avanzate e quelle che non lo erano, ma situazioni di eccellenza le trovate al Sud come al Nord».

«L’obiettivo – ha concluso la ministra Azzolina – è quello di confrontarci con Enti locali e uffici scolastici regionali e provinciali, perché se andiamo tutti dalla stessa parte, noi la scuola la riapriamo a settembre in sicurezza e in presenza. Ho visto delle esperienze molto belle di scuola calabrese. Ero già venuta come sottosegretario ma credo che ci siano dei problemi che riguardano tutta la nazione non solo la Calabria».

Parole, quelle della ministra Azzolina, che si scontrano con quelle di Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro che, in un post su Facebook, ha voluto ribadire ciò che ha espresso al ministro: «non basta parlare di interventi, di sanificazione, nuovi banchi e arredi, senza dare una tempistica certa. Ancora oggi non ci sono i finanziamenti, le somme stanziate per le Province irrisorie, e siamo a ridosso di agosto. Per questo motivo chiederemo di slittare l’inizio dell’anno scolastico all’1 ottobre».

«Altra questione – continua il post su Facebook del sindaco Abramo – riguarda la didattica a distanza: le nostre scuole, specialmente nelle aree interne, sono sprovviste di infrastrutture tecnologiche e connessioni ad alta velocità. E ancora, spero una volta per tutte che si smetta di parlare di doppi turni per le classi: il sistema dei trasporti collasserebbe e, soprattutto, il numero degli insegnanti sarebbe insufficiente. Tornando all’emergenza coronavirus, tutta l’attenzione per la scuola è sull’acquisto dei dispositivi di protezione e di nuovi banchi singoli. Tutto giusto, ma visto che la Calabria è a contagi zero, perché non parliamo di una strategia seria di prevenzione? Il pericolo di una nuova ondata non potrà che arrivare da fuori. Il Governo definisca un Piano dettagliato e preciso, perché amministratori e dirigenti scolastici non siano lasciati soli con le loro responsabilità».

Più bilanciata, invece, l’assessore regionale all’istruzione, Sandra Savaglio, che nel suo intervento ha annunciato che «La Regione, oltre ai 5 milioni di euro per i dispositivi utili alla didattica a distanza, ha avviato un accordo nella riprogrammazione del Por di 20 milioni di euro per le scuole calabresi in emergenza Covid».

L’assessore ha, inoltre, ribadito le priorità su cui concentrare gli sforzi: «oltre ai trasporti e agli scuolabus, Piano illustrato dall’assessora Catalfamo, le altre priorità riguardano la salvaguardia dei piccoli plessi (di cui la Calabria è, per configurazione geografica, piena) dalle minacciate chiusure, la tutela dei dirigenti scolastici affinché possano rimanere nelle loro sedi, lo scongiurare del taglio agli organici in modo da favorire la formazione di classi con pochi alunni e il potenziamento del personale Ata».

Tra le affermazioni estremamente positive del ministro, l’esponente della Giunta regionale ha molto apprezzato la proposta applicare il Piano realizzato dall’Ufficio scolastico regionale e dalla direttrice Maria Rita Calvosa – il cosiddetto Modello Calabria – a livello nazionale per la scuola dell’era Covid.

Applaudito, infine, il messaggio di sostegno che l’assessore Sandra Savaglio ha rivolto alla ministra Azzolina per le violente minacce rivolte nei suoi confronti.

L'assessore Catalfamo al tavolo col ministro Azzolina

Durante il suo intervento, l’assessore Catalfamo ha chiesto alla ministra Azzolina, di avere al più presto chiare indicazioni sugli orari di ingresso e uscita degli studenti e se tali orari saranno scaglionati in più fasce, come da ipotesi emerse nei tavoli delle conferenze unificate delle regioni, senza però tuttora certezze di sorta.

«Senza tale indicazione – ha spiegato l’Assessore Catalfamo – non è possibile procedere alla programmazione delle modifiche dei servizi del TPL. L’eventuale incremento dei bus comporterà una spesa aggiuntiva per gli spostamenti casa/scuola di oltre 20 milioni euro/anno che dovrebbero avere la necessaria copertura finanziaria da parte del Ministero».

È stata rappresentata, altresì, l’esigenza di modificare i cronoprogrammi con le scadenze degli interventi finanziati dal MIUR e finalizzati alla riduzione della vulnerabilità sismica degli edifici scolastici di ogni ordine e grado.

«Tali interventi – ha proseguito la Catalfamo –riguardano ben 750 edifici sui 2400 edifici di competenza della Regione Calabria. È altamente probabile infatti che l’esecuzione degli interventi non si potrà conciliare con le esigenze di maggiori spazi dovuti all’emergenza Covid con conseguenti rallentamenti procedurali. Tali circostanze potrebbero mettere a repentaglio l’erogazione dei relativi finanziamenti da parte del Ministero dell’Istruzione. Il Ministro ed il dirigente scolastico regionale hanno condiviso le osservazioni e le richieste garantendo la massima attenzione». (rcz)

 

 

SCUOLA POST-COVID, PIANO PER I DOCENTI
2500 CALABRESI DEVONO RESTARE AL SUD

Mancano meno di due mesi per la riapertura delle scuole e gli interrogativi sono ancora tantissimi. Incertezza che regna sovrana, disposizioni date e annullate dalla sera alla mattina, didattica a distanza e problemi di distanziamento. E i professori, gli insegnanti? Per loro non si prospettano tempi felici, soprattutto in Calabria, dove sono almeno 2500 gli insegnanti che dovranno prendere servizio fuori della regione, in aree ancora a rischio. Servono perciò interventi immediati per non aspettare l’ultimo momento e trovare moltiplicate le difficoltà nell’individuare soluzioni ai tanti problemi.

Secondo il consigliere regionale di Io Resto in CalabriaMarcello Anastasi, è necessario predisporre subito «Un piano straordinario che permetta di lavorare con serenità a migliaia di docenti del Sud e che impedisca un massiccio spostamento di professionisti dai luoghi di residenza a zone particolarmente colpite dalla pandemia di Covid-19 e viceversa». Anastasi ha espresso preoccupazioni per le« diverse migliaia di di docenti del Meridione, di cui almeno 2.500 calabresi, oltre al personale Ata, che il prossimo primo settembre devono riprendere servizio – ha spiegato Anastasi – presso le sedi di titolarità fuori regione».

«Si tratta – ha spiegato Anastasi – in buona parte di personale docente in attesa di un’assegnazione presso il luogo naturale di residenza o che ha diritto all’assegnazione provvisoria per situazioni di necessità particolari previste dalla L. 104/92 o per ricongiungimento al coniuge e a figli minorenni».

Maria Rita Calvosa e Francesco Anastasi
Maria Rita Calvosa e Francesco Anastasi

Preoccupazioni che sono state condivise da Maria Rita Calvosa, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria, e che hanno portato il consigliere a presentare una mozione depositata in Consiglio regionale e a scrivere al ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che è stata recentemente affiancata da Domenico Arcuri (in precedenza nominato Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus) per supportare la riapertura delle Scuole a settembre.

«Il temporaneo trasferimento in un’altra regione, sebbene per pochi giorni, comporterebbe sicuramente – ha aggiunto il consigliere regionale Anastasi – uno sforzo organizzativo enorme e un impegno di spesa notevole per viaggio, affitto e vitto, che graverebbe sulle stesse famiglie già provate dalla pesante crisi degli ultimi mesi. Si tratta, inoltre, di personale che sarà inviato temporaneamente in zone fortemente colpite dalla pandemia, dove in alcuni casi persistono ancora focolai di Covid-19, per poi dover rientrare, nel breve periodo, presso i luoghi di residenza. Ciò comporterebbe uno spostamento di un notevole flusso di lavoratori da Sud a Nord e viceversa nell’arco di pochi giorni che – secondo Anastasi – si potrebbe evitare con un Piano straordinario per i movimenti del personale proveniente da fuori provincia che preveda l’anticipazione delle operazioni di assegnazione provvisoria interprovinciale al 31 agosto 2020». 

«Qualora entro tale data – ha continuato il consigliere Anastasi – non si rendesse possibile ultimare le suddette operazioni, si potrebbe come alternativa consentire ai docenti la presa del servizio in modalità telematica dando la possibilità agli stessi di poter seguire le attività di programmazione dal proprio domicilio sino alla data dell’ottenimento dell’assegnazione provvisoria. Va considerato inoltre che i plessi scolastici, se il Governo non dovesse trovare soluzioni alternative, potrebbero essere utilizzati per le elezioni amministrative, il che renderebbe ancora più insensato il trasferimento verso il Nord per un brevissimo lasso di tempo».

È un buon proposito, quello espresso dal consigliere Anastasi, ma che forse rischia di finire come il cane che si morde la coda: è giusto pensare di tutelare i docenti, sopratutto in questo periodo di pandemia – e alla luce di una proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020 – ma, se ipoteticamente si realizzasse ciò che chiede, non si rischia di tornare alla didattica a distanza che, se in piena emergenza è stata una salvezza per docenti e alunni, potrebbe diventare poco gestibile soprattutto al Sud dove la connessione internet è scarsa e almano il 50% delle famiglie non possiede dispositivi elettronici o personal computer. Si ricordi che la didattica a distanza ha portato benefici, ma – come ha rilevato l’Ansa – ha creato disagio a bambini e ragazzi del Mezzogiorno che vivono in famiglie con un basso livello di istruzione. (rrm)

 

 

20.000 IN CALABRIA, L’INSOLITA MATURITÀ.
QUALE FUTURO SOGNANO I NOSTRI RAGAZZI

di SANTO STRATI – Fra circa dieci anni, i ragazzi calabresi che stamattina alle 8.30 affronteranno un insolito quanto inaspettato esame di maturità si troveranno forse a ripensare al 17 giugno del 2020, quello del post-covid, e qualcuno si troverà sicuramente a tracciare il bilancio del dopo-maturità: studi universitari, anni di speranze, di sogni, di aspettative. Molti saranno laureati da un po’, qualcuno già con famiglia e figli, forse occupati o forse no nella propria terra. Ricorderanno quest’esame senza scritti, e la speranza di copiare dal più bravo, senza la notte d’incubi prima della prova che ha accompagnato la generazione dei loro genitori o dei loro nonni. Un solo colloquio, per guardare poi al futuro. Con la consapevolezza che la scuola, nel nostro Paese, non è tenuta nella considerazione che meriterebbe. Nel post-covid si sono riaperte palestre, discoteche, club, spiagge, ma nulla è stato fatto per le università. Atenei sbarrati come fossero pericolosi serbatoi di “cultura virale”, quella che i nostri ragazzi mettono al centro del proprio avvenire. Capacità e competenza sono frutto di cultura e conoscenza: studiare è un obiettivo di futuro, non una pigra obbligazione contratta con la propria famiglia. C’è voglia di crescere soprattutto culturalmente, di sperimentare, di confrontarsi, di condividere esperienze e progetti. Sono questi i ragazzi che stamattina affrontano quest’insolita prova dove non prevale solo il più bravo, ma anche chi ha già dentro di sé un progetto di futuro. La nostra generazione di padri e di madri ha un debito nei confronti dei figli: ha offerto loro ampie possibilità di studiare, di specializzarsi all’estero, di formarsi, ma non ha saputo mettere insieme una classe politica che ponesse al primo posto il lavoro, l’occupazione e il futuro dei giovani. I nostri politicanti hanno rubato il futuro delle generazioni intermedie, non possiamo più permettere che lo rubino anche alla generazione nata in questo millennio.

Dunque, è lecito domandarsi quale futuro attende i ragazzi di Calabria del 2020. Dieci anni è il tempo che il Piano per il Sud del ministro Peppe Provenzano richiede per la sua attuazione completa: 100 miliardi che dovranno trasformare tutto il Mezzogiorno e, a maggior ragione, la Calabria in un’isola se non felice quanto meno vivibile e ricca di opportunità per i nostri laureati che, forse, potranno smettere di abbandonare famiglie, amici, affetti per cercare lavoro all’estero o nelle ricche regioni del Nord. Che si sono fatte d’oro grazie al lavoro dei nostri emigrati prima, e dei nostri cervelli poi. Cosa chiedono questi ragazzi e quali prospettive può offrire loro questa terra che è sempre a un passo dalla crescita, dallo sviluppo possibile, ma poi, immancabilmente, si ferma, offrendo in cambio amarezza e delusioni. Bisognerà vedere se i progetti di questo ambizioso disegno strategico, fatto da un meridionalista convinto (Provenzano era vice direttore della Svimez prima di diventare ministro) si scontrerà con l’ottusa burocrazia di un dirigismo regionale che deve solo scomparire.

Il Consorzio AlmaLaurea – come riferisce Il Quotidiano del Sud – nel suo XXII rapporto sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati fa emergere un dato sorprendente: il 91,6% dei laureati degli atenei calabresi è molto soddisfatto dell’esperienza complessiva maturata e quasi l’80% si riscriverebbe nello stesso ateneo.

«Facendo riferimento ai laureati nelle università calabresi, – si legge nel Quotidiano del Sud – l’indagine AlmaLaurea fornisce importanti dettagli sulla loro esperienza formativa. A tale scopo si fa riferimento ai 6.819 laureati che hanno conseguito il titolo nel 2019 (3.923 di primo livello, 1.626 magistrali biennali, 1220 a ciclo unico, i restanti corsi sono pre-riforma). Il 43,4% dei laureati termina l’Università in corso. L’età media al traguardo è di 26.2 anni. È un dato che risente del ritardo nell’iscrizione al percorso universitario, poiché non tutti i diplomati si immatricolano subito all’Università. Il voto medio è 100,1 su 110.  Il 53,4% dei laureati ha svolto attività di tirocinio e il 5,9% ha compiuto un’esperienza di studio all’estero (Erasmus in primo luogo).

«Il 47,4% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari, contro una media nazionale del 65,2%. Questo gap occupazionale segnala le più difficili condizioni che i giovani calabresi incontrano sul mercato del lavoro locale e viene confermato anche dopo gli anni dell’università. Una delle caratteristiche più interessanti dell’indagine Almalaurea è, infatti, quella di fornire un quadro abbastanza aggiornato della condizione occupazionale dei laureati ad uno e a cinque anni dal conseguimento della laurea. Il tasso di occupazione ad un anno dalla laurea per i laureati “triennali” è del 60%. Il tasso di occupazione per i laureati di secondo livello a cinque anni dalla laurea è di circa il 76% con un incremento di circa il 2% rispetto agli intervistati dell’anno precedente».

I risultati dell’ultimo Rapporto AlmaLaurea confermano che i laureati calabresi, pur essendo altamente specializzati, hanno difficoltà di entrare nel mercato del lavoro regionale a causa della debolezza dell’economia calabrese. «Si tratta – scrive il Quotidiano del Sud – di un fenomeno che, evidentemente, genera elevati costi sia per gli individui sia per la collettività. L’unica soluzione è accettare anche in piena crisi Covid la sfida della modernizzazione e specializzarsi nella produzione di beni e servizi ad elevato contenuto tecnologico che, in quanto tali, richiedono forza lavoro altamente qualificata. È in questa direzione che occorre intervenire oggi per pensare di avere tra 5-10 anni un sistema di imprese in grado di offrire serie prospettive occupazionali ai laureati che desiderano lavorare e vivere in Calabria».

Come interpretare questi numeri? Non è poi così difficile: i giovani laureati calabresi chiedono formazione e specializzazione nella propria terra, oltre naturalmente a un’occupazione che valorizzi la competenza acquisita. Le capacità dei nostri ragazzi è fuori discussione: chiedono di restare nella propria terra (fatta salva qualche esperienza “estera” che sicuramente non guasta) e di vivere mettendo a profitto per la “loro” Calabria le competenze acquisite. Fermare l’emorragia dei giovani laureati non può essere soltanto un’enunciazione di buoni propositi: occorre rivedere, da subito, le politiche della formazione, dell’istruzione, della ricerca. Le tre Università calabresi sono una invidiabilissima fucina di eccellenze, con docenti preparati e capaci, e giovani desiderosi di crescere e costruire il proprio avvenire, respirando l’aria (pulita) di casa. Non per nostalgia, ma con l’orgoglio di essere protagonisti della crescita e dello sviluppo che non ci possiamo più permettere di vedere svanire in un mare di promesse. Oggi quasi 20mila ragazzi calabresi fanno il loro esame della vita, certamente indimenticabile per le circostanze dell’emergenza, ma i nostri governanti hanno un esame ben più gravoso che li attende. È quello della loro maturità politica, che i nostri ragazzi sono pronti bocciare, da oggi ai prossimi dieci anni. E nessun potrà scusarsi di non essersi preparato bene… (s)

Circa ventimila i maturandi in Calabria: affronteranno l’esame on line. Le scuole riaprono in autunno

Il 9 giugno, come da calendario prima del coronavirus, sarebbe stato l’ultimo giorno di scuola: l’emergenza sanitaria ha, invece, di fatto bloccato le attività didattica dal 9 marzo e, secondo quanto dichiarato ieri dalla ministra della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina, le scuole non riaprono, si continuerà con la didattica a distanza. Si attende l’ufficialità della decisione finale del Governo, ma sembra scontato il ricorso all’on line per gli esami di maturità e di terza media. Per la riapertura del nuovo anno scolastico la data non è ancora stata individuata, sarà tra settembre e ottobre probabilmente, in base ai dati sanitari sul contagio di fine agosto.

Calabria.Live ha chiesto il parere su questa decisione a uno scienziato che vanta anche 40 anni di esperienza didattica  come docente, preside e rettore: Pino Nisticò. Farmacologo di fama internazionale, nonché ex presidente della Regione Calabria, Nisticò è stato rettore a Catanzaro nel periodo in cui l’Università del capoluogo dipendeva ancora da quella di Reggio e ha sia competenza scientifica che didattica.

«La proposta della ministra Azzolina di non riaprire le scuole – dice il prof. Pino Nisticò – è molto saggia e intelligente. Perché da un lato un mese di scuola elementare o media non aumenterebbe molto di più il livello di preparazione, che potrebbe essere mantenuto con la teledidatica; dall’altro evita i rischi di un allargamento del contagio attraverso la popolazione scolastica, un pericolo che va sicuramente scongiurato. Il Governo, da parte sua, dovrà farsi carico immediatamente di offrire alle famiglie meno abbienti un bonus per un supporto di sostegno didattico per seguire a casa i ragazzi.

Per quanto riguarda i maturandi, Nisticò concorda sullo svolgimento dell’esame da svolgersi on line, «previo il giudizio dei professori interni, ai quali va data la massima fiducia, che da anni conoscono i propri alunni e sono in grado di esprimere una valutazione obiettiva sul livello di maturità dei candidati. Ovviamente – osserva Nisticò – il loro giudizio dovrebbe basarsi sui profitti di ogni candidato degli ultimi tre anni e del corrente anno scolastico fino alla sospensione delle lezioni, tenendo anche conto del profitto accertato durante questo periodo di didattica a distanza. L’esame orale, on line, avrebbe il valore di una valutazione conclusiva».

Per quanto riguarda, invece, gli studenti universitari, il prof. Nisticò ha notare gli esiti positivi della validità dell’insegnamento a distanza sia nelle varie discipline che negli esami di laurea. «Ma – chiede  Nisticò al Governo – di chi sarebbe la responsabilità, ove mai si decidesse di riaprire rapidamente, dell’eventuale contagio degli studenti  verso i genitori, i familiari, gli amici? Questa decisione  dovrebbe essere presa facendo prevalere la ragione e non l’emotività. La ministra Azzolina ha indicato la scelta della linea più razionale, nel rispetto delle indicazioni che vengono dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità, dal comitato tecnico scientifico e anche da autorità mondiali come l’OMS».

«In questi mesi – secondo Nisticò – fino a settembre il Miur potrà fornire alle scuole risorse per le attrezzature per la piattaforma di didattica a distanza e dotare di un un pc tutti gli studenti che non lo possiedono, al fine di mettere tutta la popolazione scolastica – senza esclusioni – in condizione  di affrontare qualsiasi nuova sfida emergenziale dovesse di nuovo manifestarsi». Il progetto di teledidattica andrà ovviamente studiato a fondo e bisognerà individuare criticità e soluzioni adeguate.

La scelta di non riaprire le scuole – conclude il prof. Nisticò – pone anche fine allo stato di stress, ormai insostenibile, che da cinquanta e passa giorni affligge studenti e genitori per l’incertezza sull’anno scolastico. Ma quando finirà l’emergenza? Risponde, questa volta, lo scienziato Nisticò: «Ha fatto bene la Santelli ad autorizzare i lavori di manutenzione e ripristino degli stabilimenti balneari: a luglio, pur con le dovute cautele, potremo tornare in spiaggia a goderci il nostro meraviglioso mare di Calabria». (rrm)