VILLA SAN GIOVANNI (RC) – Il Comune chiarisce sulla Tari

L’Amministrazione comunale di Villa San Giovanni ha chiarito in merito alle «informazioni veicolate sui “social” relativamente alle recenti emissioni di ruoli finalizzati al recupero della tassa sui rifiuti».

«In merito alle certamente non tecniche affermazioni – viene spiegato nella nota – di chi invoca ed ingenera inverosimili aspettative di “moratoria” sul pagamento delle rate Tari, occorre precisare quanto segue. A settembre scorso sono state  notificate le integrazioni Tari, ma non relative al 2022, bensì all’annualità 2021. In  merito a  siffatta  circostanza l’’Amministrazione  aveva  dato opportuna informazione, chiarendo rispetto a quanto richiesto alla cittadinanza, che l’integrazione  costituiva un obbligo oltre che una necessità per l’Ente».

«Difatti i costi di pulizia, raccolta e smaltimento – si legge – devono essere integralmente coperti dall’utenza. Ciò a significare  che la Tariffa Tari viene calibrata in funzione dei costi del relativo servizio. I costi sono tra l’altro sensibilmente  influenzati dalla massa di rifiuto indifferenziato inviato allo smaltimento. Il suddetto costo aggiornato sulle rendicontazioni a consuntivo dei conferimenti  in discarica fino all’annualità 2021,  ha imposto una revisione della tariffa adottata dal precedente Consiglio Comunale con delibera n. 16 del 28 aprile 2022, alla quale questa Amministrazione ha dovuto dare seguito».

«Dunque – si legge ancora – la richiesta integrativa non poteva essere riferita all’annualità 2022, bensì all’annualità 2021 e relativa  ai costi consuntivi dei precedenti esercizi. Le difficoltà “esplicative” in bolletta sono già state ampiamente chiarite, difatti, proprio perché si trattava di un’integrazione, gli elementi a base del calcolo non sono stati assolutamente variati e gli uffici hanno puntualmente definito tutte le richieste di chiarimento in merito».

«Si ritiene opportuno – viene specificato – in ordine alla “ventilata” ipotesi  di rateizzazione precisare altresì che:  Il ruolo suppletivo per una possibile rateizzazione costituiva un’integrazione di  quanto già richiesto in precedenza e non l’intero importo dovuto per l‘annualità 2021 né tanto meno relativa al 2022; i ruoli consegnati all’Agenzia delle Entrate Riscossione tecnicamente possono essere rateizzati solo dallo stesso concessionario della riscossione. Procedura altresì realizzabile direttamente sul sito istituzionale dell’Agenzia».

«Inoltre il Consiglio Comunale nella seduta del 30 settembre 2022 – si legge – a seguito di una concertazione tra maggiorana e minoranza, al fine di offrire una migliore programmazione  della spesa ai cittadini, aveva deliberato una deroga ai pagamenti Tari2022, consentendo lo slittamento delle scadenze naturali previste dal regolamento comunale Tari, previste per aprile, luglio ed ottobre 2022 dell’anno al quale si riferisce il tributo, a dicembre 2022, febbraio ed aprile 2023; la modifica delle suddette ultime scadenze, deliberate dal Consiglio nella seduta del 30 dicembre 2022, si è resa necessaria per una disfunzione tecnico-informatica (non dipendente dagli uffici del comune) nello scambio con l’agenzia delle Entrate, che ha comportato uno slittamento della consegna dei ruoli, a causa del disallineamento delle informazioni suppletive che l’Amministrazione intendeva  offrire a supporto per  il riscontro della regolare applicazione tariffaria».

«Quell’invocata “maggiore chiarezza negli avvisi” – si legge – è stata garantita con  l’attivazione  di un accesso riservato all’utenza sul sito del Comune dove è possibile interrogare la propria posizione con l’individuazione della tariffa applicata al netto delle agevolazioni ove spettanti. Le informazioni strettamente personali sono aggiornate e consultabili come riportato in cartella sul sito del comune in Servizi On Line – Area cittadino accessibile direttamente al seguente indirizzo: https://www.comune.villasangiovanni.rc.it/po/po_login.php. Il sito si presenterà con le seguenti schermate fino a prevenire alle informazioni che riguardano il contribuente».

«Le nuove scadenze gennaio febbraio e marzo 2023 riferite alla Tari 2022 – continua la nota del Comune – che sarebbero dovute essere pagate nei mesi di aprile, luglio ed ottobre del 2022, sono state all’uopo riprogrammate per non creare una concentrazione di spesa su le altre mensilità di naturale scadenza della Tari 2023. In merito alle possibili variazioni, si rammenta che è a carico dell’utenza l’inoltro della richiesta di variazione della propria posizione a seguito di sopravvenute modificazioni. La dichiarazione redatta sui moduli all’uopo predisposti, redatta secondo le indicazioni previste nel regolamento Tari del comune, deve essere presentata o spedita anche via Pec o posta elettronica, ed entro 30 giorni dal verificarsi della variazione, sulla base della quale gli uffici procederanno alle rettifiche dovute».

«In relazione alle presunte difformità – si legge ancora – puntualmente  chiarite  dagli uffici, si rammenta che le precedenti annualità si sono caratterizzate per riduzioni ed agevolazioni (covid) oggi non più in vigore e la tariffa applicata oggetto di approvazione da parte del Consiglio Comunale è altresì caratterizzata e direttamente influenzata dalla maggiore  incidenza dei costi di conferimento in  discarica del contingente “indifferenziato” la cui riduzione richiede una maggiore attenzione e partecipazione di tutta la cittadinanza. Tutto ciò premesso, si sottolinea che il recupero del gettito derivante dalla Tari, risulta indifferibile sia per ragioni di liquidità sia per la stessa condizione di dissesto dell’Ente, oltre che essere un dovere civico e costituzionale. A tal proposito l’Amministrazione ringrazia i tanti cittadini che hanno ritenuto opportuno definire la loro posizione in un’unica soluzione». (rrc)

 

VILLA SAN GIOVANNI – Presentato il progetto “Retari” di Remunero

Valutare la restituzione del 100% della Tari ai cittadini e alle imprese. È stato questo il fulcro dell’incontro svoltosi a Villa San Giovanni tra il fondatore e amministratore unico di Remunero, Federico Orlando e il sindaco Giusy Caminiti.

Un incontro formativo, nel corso del quale sono stati illustrati i dettagli del progetto Retari di Remunero, percorso in itinere che coinvolge la città di Villa San Giovanni e con cui potrebbe delinearsi uno strumento utile a garantire una premialità agli utenti, sia famiglie che imprese, in regola con la tassa sui rifiuti, pari a quanto dovuto annualmente per la Tari.

Si tratta di un accordo della durata iniziale di 5 anni che, se formalizzato, non comporterà oneri per l’Ente. A confrontarsi sulla proposta il sindaco Giusy Caminiti, gli assessori Ruggero Marra e Sergio Giordano (rispettivamente con le deleghe all’ambiente e servizi esterni e al bilancio)e a fornire tutte le informazioni Federico Orlando, fondatore e amministratore unico di Remunero. Un confronto, appunto, con operatori della stampa, cittadini ed esercenti per spiegare, dettagliatamente, cosa potrebbe comportare in termini di tutela ambientale e ritorno economico l’utilizzo di questo strumento sul territorio.

Il primo cittadino di Villa San Giovanni e gli esponenti della Giunta, hanno evidenziato l’importanza di un coinvolgimento della comunità affinché l’idea, “molto strutturata e utile”, possa entrare nel pieno delle sue funzionalità e quindi garantire anche le possibilità di investimenti mirati grazie al circuito economico che verrebbe generato a livello locale.

Nella fattispecie, Caminiti, Marra e Giordano hanno messo in luce le opportunità per gli esercenti di poter aderire ad un circuito realmente a chilometro zero, dal momento che i crediti recuperati verrebbero spesi esclusivamente sul territorio con scontistiche defiscalizzate sia per i commercianti che per gli acquirenti, permettendo di incrementare la fidelizzazione del cliente.

Inoltre, sindaco e assessori hanno rimarcato come l’eventuale adesione all’idea progettuale potrebbe garantire interventi, da parte della società promotrice, sul miglioramento del decoro urbano, con particolare riguardo alla salvaguardia dell’ambiente e alle opportunità sociali e culturali.

In sintesi, Remunero è il primo modello di economia circolare multifunzionale, con una serie di strumenti e servizi alla persona, alle aziende e alle amministrazioni comunali. Il 100% dell’importo versato per il pagamento della Tari viene accreditato su una card collegata a una App, spendibile esclusivamente presso gli esercizi commerciali e le aziende del Territorio. Un modello innovativo in quanto, attraverso la premialità, induce il cittadino al corretto conferimento dei rifiuti, oltre a generare una spinta evolutiva sul circuito economico. La Card può essere utilizzata presso le attività aderenti per acquisti di beni e servizi, fino al 30% del loro valore. Aspetti ampiamente chiariti nel corso dell’appuntamento, che ha anche rappresentato l’occasione per commercianti e cittadini di porre domande e esprimere le proprie considerazioni.

Ai quesiti, pervenuti anche dai consiglieri di minoranza in aula, ha dettagliatamente fornito chiarimenti Federico Orlando, amministratore e fondatore di Remunero, che ha inoltre sottolineato: “Rivolgo un plauso particolare al Comune di Villa San Giovanni per aver scelto di prendersi cura dell’ambiente rafforzando la raccolta differenziata tramite lo strumento premiante di Remunero, con il quale, una volta formalizzato il protocollo d’intesa ed avviata l’iniziativa, si potrà dare la possibilità ai propri cittadini e alle imprese del territorio di recuperare il 100% della Tari versata. Se i comportamenti rispettosi delle persone nei confronti dell’Ambiente che le circonda producono vantaggi alla Comunità e all’Ambiente stesso, ogni persona può e deve avere un vantaggio economico e di qualità della vita, immediato”.

Attenzione particolare è stata prestata al trattamento dei dati personali: questi verranno trasmessi a Remunero direttamente dal cittadino con l’iscrizione in piattaforma e poi dallo stesso autorizzati al Comune per la certificazione della regolarità dei pagamenti Tari e della mancata attribuzione di sanzioni amministrative per il difforme conferimento dei rifiuti. Il Comune si è riservato di chiedere parere all’Autorità Garante per tutte le questioni inerenti la tutela della privacy.

«Viste le potenzialità che potrebbero divenire una concreta occasione di crescita e sviluppo – hanno dichiarato Caminiti, Giordano e Marra – invitiamo tutti a un confronto costante e ad essere presenti alle prossime iniziative affinché possano essere colti tutti gli importanti aspetti connessi a Retari, che potrà divenire un mezzo a beneficio dell’intera comunità solo se vi sarà una significativa adesione». (rrc)

Aumento Tari a Crosia, Tavernise (M5S): La responsabilità è dell’Amministrazione Russo

I Commercianti di Crosia sono sul piede di guerra per l’aumento, fino al 130%, della Tari. Il consigliere regionale e capogruppo del Movimento 5 StelleDavide Tavernise, è duro nei confronti dell’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Antonio Russo, sottolineando come nel 2014, il Comune «avrebbe dovuto chiedere il dissesto, piuttosto che il predissesto, come da me suggerito. Da un lato, i 10 milioni di debiti a bilancio, dall’altro l’imponente evasione dei tributi, pari al 40%, elementi conclamati e rafforzati nei dettagli dalla Corte dei Conti, rendevano evidente la gravissima situazione finanziaria, in cui si trovava il Comune».

«Secondo il Sindaco Russo – ha detto Tavernise – la responsabilità dell’aumento della tassa sui rifiuti sarebbe del lockdown, che avrebbe provocato l’aumentato della spazzatura indifferenziata. Sarebbe un’anomalia tutta locale, se si pensa che secondo Arpacal, nel 2020, in Calabria la produzione dei rifiuti urbani è leggermente scesa, registrando invece un aumento della raccolta differenziata, che a Crosia si attesta, tristemente, appena sopra il 50%. Molto sotto, il Comune capofila, che è Frascineto, con la sua quota di raccolta differenziata pari all’ 85%».

«Secondo Russo – ha proseguito – l’aumento della tari riguarderebbe tutti i comuni anche in ragione della nuova normativa di Arera. Peccato che secondo le analisi di Confcommercio il 60% dei comuni, rispetto al 2019, ha mantenuto invariata l’ammontare della tari, mentre solo il 23,4% dei comuni l’avrebbe aumentata, e il restante 17% addirittura l’avrebbe diminuita.  Secondo Arera, nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del nuovo Metodo Tariffario Rifiuti (MTR) con l’obiettivo di evitare voci di costo improprie, inefficienze e una maggiore aderenza tra le tariffe pagate dalle utenze e la reale produzione dei rifiuti nel rispetto del principio europeo “chi inquina paga”.»

«Ma secondo i dati dell’Osservatorio – ha spiegato – su 110 capoluoghi di provincia e Città Metropolitane, quasi l’80% dei Comuni non ha ancora definito questo nuovo metodo e nel 21% dei Comuni che, invece, lo hanno recepito, in più della metà dei casi (il 58%) il costo della Tari risulta, paradossalmente, in aumento mediamente del 3,8%. Decisamente lontani dagli aumenti del Comune di Crosia».

L’Amministrazione comunale spinta dalle proteste dei cittadini si è detta al lavoro per rimodulare le tariffe. “Era, quindi, possibile avere una tari a tariffe inferiori? Perché non è stata rimodulata prima di inviare le cartelle di pagamento ai crosioti?”, si chiede, infine, Tavernise, che poi rimarca:

«Forse quindi, come afferma Confcommercio – ha concluso – molto spesso le amministrazioni comunali sforano i propri budget e per rientrare applicano aumenti alle tariffe locali, compresa quella sui rifiuti?». (rcs)

Imbalzano (CI): La nuova amministrazione comunale di Reggio riduca la Tari

Pasquale Imbalzano, coordinatore della Città Metropolitana di Reggio di Coraggio Italia, ha chiesto la riduzione della Tari pari al 20% della tariffa.

Per Imbalzano, infatti, «solo così facendo eliminerebbe definitivamente il più grave e ignominioso ladrocinio che grava sulle tasche dei reggini , ossia quella di essere la città con il più alto carico Tari che la colloca nel triste primato in Italia, con una spesa media per famiglia pari a 461 euro per un servizio inesistente, generatore di imbarazzante disordine, caos e disonorevole disagio per tutti i reggini, ristabilendo l’equità perduta e guardando agli stessi come titolari di diritti e non come sudditi».

Imbalzano, infatti, è convinto che «gli assessori di recente nomina non possono accettare di far gravare  sulle famiglie e sulle imprese reggine, già  esauste per le conseguenze della insostenibile crisi economica originata dal Coronavirus e  con una città ridotta ad un susseguirsi di saracinesche abbassate definitivamente sia in centro che in periferia, i costi al  100% di raccolta rifiuti servizio di fatto inesistente».

«D’altronde – ha aggiunto – vi sono normative, a partire da quella di Stabilità 2014,  oltre a numerose sentenze di diverse Commissioni Tributarie Provinciali e soprattutto quelle  della Suprema Corte di Cassazione, ultima –  ma non la sola –  la n. 19767 del 2020, che hanno più volte ribadito che il grave e perdurante disservizio – anche nei casi in cui il Comune non ha alcuna colpa per il caos della raccolta, tesi cara  solo alla maggioranza,  consentono una congrua riduzione della Tari stessa».

“Infatti – ha spiegato –sé è vero come è vero che la stessa ordinanza con la quale il Consiglio di Stato ha accolto l’appello cautelare del Comune di Reggio Calabria in merito all’ordinanza del Tar Reggio sul bando per la gestione del servizio rifiuti, chiarendo che “l’appellante Comune di Reggio Calabria…. ha evidenziato che nel proprio territorio si è verificata – ed è tuttora perdurante – una vera e propria emergenza ambientale (con possibili gravi implicazioni negative per la sanità e l’igiene pubblica)….” rilevando che “…la domanda cautelare formulata dal Comune è finalizzata a porre in essere immediate misure d’urgenza, volte ad affrontare l’emergenza ambientale, in attesa che sia pubblicata la sentenza del TAR, all’esito dell’udienza del 15 dicembre 2021” , tali punti fermi non trovano conforto alcuno nelle affermazioni con le quali il facente funzioni Brunetti, durante la presentazione in pompa magna della nuova giunta,  dichiarava che “non siamo Bolzano o Zurigo, ma neanche la Reggio Calabria dell’emergenza rifiuti”». 

«Ora , dal confronto tra le due posizioni – ha detto ancora – la questione che si pone agli occhi dei cittadini è : o le statuizioni del Consiglio di Stato non hanno valore alcuno per Enti come il Comune di Reggio (fatto destituito di fondamento) oppure Brunetti quando rilascia queste dichiarazioni mente sapendo di mentire (circostanza in perfetta linea di continuità con il predecessore sospeso)… tertium non datur».

«Quindi se i fatti sono questi – ha proseguito – ossia che l’emergenza ambientale esiste ed è confermata ai più alti livelli istituzionali attraverso provvedimenti giurisdizionali,  è venuto il momento che l’Amministrazione Comunale grazie anche all’impulso di chi insiste su un nuovo dialogo con la città e prendendo atto della drammatica incapacità del Comune di Reggio nel fornire il benché minimo servizio di raccolta dei rifiuti – a tal punto che la città è divenuta, come più volte sottolineato dalla stampa con servizi a tutta pagina, un susseguirsi di discariche a cielo aperto-  riequilibri in diminuzione per il 2022 il rapporto tra tributo TA.RI. richiesto e il più che scadente servizio fin qui reso (si fa per dire),  adottando da subito i provvedimenti amministrativi conseguenti con la riduzione pari al 20 % della tariffa». (rrc)

REGGIO – Imbalzano: Se piano di riequilibrio ok, si deve ridurre subito la Tari

Pasquale Imbalzano, vice coordinatore provinciale vicario di Cambiamo! con Toti – Coraggio Italia, ha sottolineato come l’approvazione, in Commissione Bilancio del Comune di Reggio, del revisionale 2021/2023 e del relativo Documento unico di programmazione, «impone, da subito, all’Amministrazione comunale il dovere di ridurre il carico del tributo Tari».

Imbalzano, infatti, ha ricordato come la Tari abbia «condotto Reggio in cima al primo posto nazionale per entità della richiesta tributaria, rappresenta da oltre sette anni una intollerabile umiliazione per tanti reggini, rispetto ad un servizio di raccolta rifiuti scadente e in diversi quartieri inesistente».

«È indubbio – ha aggiunto – che la nota questione della riduzione della Tari risponde non solo ad un dovere politico dell’amministrazione, ma è, soprattutto, un atto di civiltà giuridica. In quest’ultimo senso, più volte abbiamo dettagliato la vigenza di leggi nazionali, sentenze della Suprema Corte di Cassazione e quelle, numerose, di tante Commissioni Tributarie Provinciali che, sul punto, si sono espresse positivamente con statuizioni inequivocabili, che hanno ormai fatto giurisprudenza».

«Peraltro – ha proseguito – continuiamo ad affermare, senza soluzione di continuità, che l’Azienda Sanitaria Provinciale, nei mesi scorsi e da più parti sollecitata, ha espresso pareri molto chiari sull’esistenza di autentica emergenza ambientale , elemento a nostro parere solo aggiuntivo per ridurre la Tari, e che questa amministrazione omette di dichiarare».

«Inoltre – ha detto ancora Imbalzano – non può essere sottaciuta altra circostanza secondo la quale il Comune di Reggio essendo stato destinatario di una considerevole quantità di risorse a seguito del decreto Agosto del 2020, che, a detta dello stesso sindaco, ha eliminato per sempre il debito ingiusto (sic!), per quale ragione non si è provveduto già all’inizio del secondo mandato ad una forte riduzione del carico Tari, avendone ricevuto finalmente gli strumenti? La sensazione è che tanto ieri, con le risorse del decreto agosto 2020 quanto oggi, con l’uscita dal piano di riequilibrio finanziario, queste declamate risorse appaiono solo come fumo negli occhi nei confronti dei reggini, e che ancora questi ultimi dovranno sopportare, almeno fino a quando questa sgangherata compagine sarà messa alla porta, la mortificazione dell’esosità del tributo, quale ulteriore effetto pregiudizievole di una gestione amministrativa del sistema di raccolta a dir poco scellerata, atteso che il (dis)servizio è finanziato interamente dai contribuenti con il gettito Tari e costa annualmente oltre 40 milioni di euro».

«Mentre i reggini ed i piccoli imprenditori della nostra città – ha concluso – si avviano, stremati, a tentare di ripartire dopo due lockdown, riteniamo ineludibile che la nostra richiesta di riduzione della Tari, oggi più di ieri, venga adottata sia pur con grande ritardo dall’attuale maggioranza e nei fatti non si continui a sottrarre alle famiglie e alle imprese reggine tante importanti risorse, molte delle quali sono rivolte al loro sostentamento in un momento di emergenza come quello attuale, soprattutto a fronte di un servizio di raccolta scadente». (rrc)

REGGIO – Imbalzano (Coraggio Italia) chiede a Falcomatà in merito a mancata riduzione Tari 2020

Il vicecoordinatore provinciale vicario di Cambiamo – Coraggio ItaliaPasquale Imbalzano, ha ricordato al sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, che la riduzione della Tari 2020 – rimasta in sospesa – «risponde non solo ad un dovere della Sua amministrazione,  ma è anche un atto di civiltà giuridica».

«In attesa – ha spiegato – della decisione di merito da parte del Tribunale Amministrativo sul ricorso avanzato in ordine ai devastanti brogli elettorali  che rendono  oggettivamente delegittimato dal punto di vista  democratico  l’attuale Consiglio Comunale, nonché fallita a tutt’oggi  la scappatoia di utilizzare quella che doveva essere la salvifica discarica di Melicuccà per le legittime preoccupazioni dei cittadini  del comprensorio circostante, ed il cui completamento era stato annunciato per lo scorso mese di ottobre, il servizio raccolta rifiuti continua a mostrare i suoi limiti».

Imbalzano, inoltre, ha ricordato come «l’Azienda Sanitaria Provinciale, nei mesi scorsi  e da più parti sollecitata, aveva espresso un parere molto chiaro di autentica emergenza ambientale  per i periodi in questione , elemento a nostro parere solo  aggiuntivo, per  ridurre la Tari 2020 e parte del 2021» e che «mentre i reggini ed i piccoli imprenditori della nostra città  si avviano stremati a tentare di ripartire,   un segno di responsabilità della Sua Amministrazione,  in assoluta coerenza  con quanto  stabilito dalla legge e dalle precitate ed ormai codificate sentenze, sarebbe l’espressione  tangibile  della volontà  di non opprimere anche con balzelli non dovuti  le tasche ormai vuote dei nostri concittadini».

«Sarebbe anche un incentivo a coloro che – ha proseguito – con grandi sforzi, non intendono sottrarsi a pagare quanto dovuto, per garantire i servizi che il Comune è tenuto ad assicurare, riducendo l’ormai esorbitante mole  di ratei attivi  che appesantiscono da tempo il bilancio comunale».

Per questo, ha concluso Imbalzano, «riteniamo pertanto ineludibile  questa ulteriore nostra richiesta, che l’attuale  maggioranza, sia pure con grande ritardo, è tenuta ad  assumere, compensando   coloro che hanno già provveduto a pagare , anche  in parte, il salasso Tari 2020, con i prossimi avvisi  del 2021. Sarebbe una indicazione chiara  per quei Comuni  della Città Metropolitana che si sono trovati in questi ultimi anni nelle medesime, precarie condizioni ambientali». (rrc)

Confcommercio Calabria: In crescita i costi della tassa dei rifiuti nonostante le attività chiuse

In Calabria – e in gran parte dei Comuni capoluogo di Provincia – si registra una spesa superiore sulla spesa dei rifiuti, nonostante le attività siano chiuse per la pandemia di covid-19. È l’allarme lanciato da Confcommercio Calabria Centrale, spiegando che «nel nostro territorio si continua a registrare una spesa superiore rispetto ai fabbisogni, dal momento che per Vibo Valentia lo scostamento tra l’importo richiesto ed il fabbisogno è pari al 21,07%, per Crotone è pari al 11,19% e per Catanzaro al 9,58%».

È quanto è emerso da una indagine condotta da Confcommercio, dove il peso eccessivo della Tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti.

A livello nazionale, infatti, «è stato quantificato un calo di più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 15% in meno rispetto all’anno precedente, calo che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti Covid (sostanzialmente mascherine) trattati come rifiuti indifferenziati».

«Nonostante la pandemia, l’ammontare complessivo della Tari si è attestato, nel 2020, su valori analoghi a quelli del 2019 e ciò è preoccupante considerata la peculiarità del 2020, che avrebbe dovuto comportare una conseguente sensibile riduzione di tale imposta» ha dichiarato Giovanni Ferrarelli, direttore di Confcommercio Calabria Centrale, aggiungendo che «restano invariati anche i divari di costo tra medesime categorie economiche, ed è facile riscontrare come le attività quali ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, siano quelle più sofferenti».

«Nel rapporto tra euro/metri quadrati – ha aggiunto – a Crotone si attesta un costo di ben 27,4 euro, per Catanzaro il rapporto è di 16,7 euro/metro quadrato e per Vibo Valentia di 15,2 euro».

«Tutto ciò – si legge in una nota – è assolutamente incongruente con le richieste attuate dall’Arera, l’autorità che ha assunto funzioni di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, di ridurre la parte variabile della tassa tenuto conto della minore produzione dei rifiuti legata alla sospensione delle attività produttive per il covid-19».

«L’obiettivo – continua la nota – era quello di indurre i Comuni al pieno ed integrale rispetto del principio europeo “chi inquina paga”: tale principio sarebbe dovuto essere il pilastro che avrebbe dovuto guidare l’azione degli enti locali, nel rideterminare le tariffe in considerazione del particolare periodo storico e degli effetti prodotti dall’emergenza epidemiologica sulle attività produttive. A dispetto della delibera dell’Autorità, i dati esaminati evidenziano come, nelle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia siano state mantenute le medesime tariffe del 2019».

«Poco o nulla – prosegue ancor la nota – è stato fatto rispetto a quelle attività che sono rimaste aperte ma che, a seguito degli orari di attività ristretti, dei contingentamenti e della minor propensione dei cittadini a uscire e consumare, hanno registrato cali di fatturato significativi».

«Auspichiamo – ha concluso Ferrarelli – che si possa intraprendere un dialogo costruttivo e che, da una parte, si attuino interventi strutturali affinché venga recepito il nuovo metodo tariffario determinato dall’Arera e, dall’altro, siano considerate misure emergenziali, visto il perdurare della diffusione epidemiologica da Covid-19, esentando dal pagamento della Tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell’attività o a riduzioni di orario ed a quelle che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato e, quindi, dei rifiuti prodotti a causa della contrazione dei consumi». (rcz)

AmaReggio e Comitato No porta a porta: Petizione Tari, si rispetti volontà dei cittadini

Luciano Surace, di AmaReggio Movimento di azione civicaDaniele Spinola, del Comitato “No porta a porta”, hanno chiesto che, in merito alla petizione Tari ed emergenza rifiuti, venga rispettata la volontà dei cittadini.

«Con riferimento  – si legge in una nota – al diniego del presidente del consiglio comunale, Vincenzo Marra, sulla petizione “Tari ed emergenza rifiuti”, è opportuno precisare che, da subito, non si è inteso dare seguito alla richiesta legittima presentata dai cittadini, tant’è che, dopo aver fatto trascorrere ben 4 mesi nel silenzio, non ha neppure inteso incontrare i promotori dell’iniziativa popolare. Il presidente del consiglio comunale ha rigettato una richiesta dei cittadini, adducendo una scusa di puro carattere formale citata nello Statuto e nel Regolamento scritto anni addietro e che non tiene conto delle innovazioni tecnologiche di sottoscrizione né, poteva prevedere l impedimento dettato dalla emergenza Covid».

Il presidente del Consiglio comunale Marra, infatti, ha precisato che «la petizione sia da considerare inammissibile in quanto non conforme all’articolo 19, comma 3, del vigente Regolamento comunale per l’attuazione degli istituti di partecipazione popolare approvato con deliberazione del Consiglio comunale n.95 del 2016» e che «le firme dei sottoscrittori devono, infatti, essere apposte su fogli, vidimati prima del loro uso da parte del Segretario generale, di dimensione uguale a quella della carta bollata e recante, nella parte superiore di ciascuno, la dicitura “Petizione popolare al Consiglio comunale per sollecitare l’intervento in ordine…” completata dal titolo della petizione scelto dai proponenti».

«La petizione popolare – continua la nota – in cui si chiede conto dell’emergenza rifiuti e dell’abbattimento della Tari che i reggini pagano come la più alta in Italia, non è stata accolta, adducendo la mancanza della raccolta delle firme su moduli vidimati dalla segreteria generale. Ricordiamo ai notabili di Palazzo San Giorgio che la petizione popolare si è svolta con l’ apposizione della firma su piattaforma tecnologica online, che garantisce il riconoscimento dell’apposizione della firma riconducendola inequivocabilmente alla persona che sottoscrive, abbinandola al testo della petizione. Quindi forma e sostanza aderiscono perfettamente alla ratio richiesta dall’apposizione del timbro sul cartaceo».

«Tale modalità – prosegue la nota – è stato utilizzata in alternativa e per limitare, essendo in quei mesi precluso l’assembramento per il Covid. Quindi, bene dovrebbe sapere il presidente che l’utilizzo della piattaforma telematica garantisce i requisiti formali che sono alla base della disposizione regolamentare del comune e per di più garantiva il rispetto della restrizione pandemica al fine di prevenire eventuali contagi dei cittadini firmatari».

«Il nostro agire – dice ancora la nota – non è stato dettato da un errore – come il presidente del consiglio vorrebbe far apparire – ma semplicemente da un’attività precauzionale con utilizzo di un sistema di raccolta equivalente. Ma il presidente del Consiglio dovrebbe preoccuparsi, soprattutto, della rivendicazione sostanziale dei diritti lesi alla cittadinanza, penalizzata e mortificata sotto l’aspetto economico dalla Tari ed esposta, da anni, a grave rischio per la salute ed alle conseguenze di un disastro ambientale causato da tonnellate di rifiuti per le strade».

«Marra – hanno detto Surace e Spinola – non ha mai convocato neppure una seduta di consiglio per chiarire alla Città le ragioni di un disastro nella raccolta dei rifiuti e dei milioni di euro pubblici spesi senza un minimo servizio ed oggi respinge un istituto di partecipazione popolare. Insisteremo nel chiedere un incontro, sino ad oggi negato, per discutere della Tari e dei rifiuti e, nondimeno, evidenziando questa posizione di chiusura istituzionale che appare strumentale ed offensiva per una democrazia che la Costituzione italiana vuole, prima di tutto, garantire sul piano sostanziale che non può scindere dal rispetto e dalla considerazione della partecipazione popolare».

«A Reggio, sommersa dai rifiuti e nell’abbandono totale – conclude la nota – la democrazia è diventata una questione di timbri e di proclami». (rrc)

Ama Reggio e No alla raccolta porta a porta diffidano il sindaco Falcomatà su petizione Tari

 Il movimento civico AmaReggio e  il Comitato No raccolta porta a porta di Reggio Calabria, hanno inviato formalmente una diffida al sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà e al presidente del consiglio comunale, Vincenzo Marra, rilevando una omissione negli adempimenti previsti dal regolamento comunale ed in palese violazione della normativa sul funzionamento degli enti locali per quanto riguarda la Tari.

AmaReggio e No raccolta porta a porta, infatti, nel mese di dicembre hanno protestato contro la imposizione Tari chiedendo la riduzione delle somme eccessive che gravano sui reggini a fronte di un servizio inesistente e di un territorio sommerso dai rifiuti.

«La nostra battaglia per il Popolo – si legge in una nota – ha trovato – e continua a trovare – una resistenza da parte del primo cittadino, il quale il 12 dicembre scorso respinse il nostro ingresso in Consiglio Comunale, all’interno del quale avremmo portato la voce del Popolo, la quale ancora oggi viene ignorata nonostante la petizione popolare depositata ai sensi del Regolamento degli istituti di partecipazione popolare previsto dallo Statuto Comunale, il 14 dicembre scorso, grazie alla firma di oltre un migliaio di cittadini».

«Lo stesso Regolamento – continua la nota – dispone che sia data risposta entro 20 giorni, e che i promotori della petizione, in rappresentanza dei cittadini firmatari, siano convocati per discutere del problema Tari e rifiuti presso la commissione consiliare prima e in consiglio comunale poi. Ad oggi, i cittadini firmatari non hanno ricevuto alcuna risposta. Si ricorda che l’attuazione del Regolamento degli istituti di partecipazione popolare, previsto dallo Statuto comunale, intende favorire la partecipazione dei cittadini alle grandi scelte della città. La omissione di questi atti di ufficio causa non soltanto una violazione dello Statuto comunale, ma una limitazione proprio di quella democrazia partecipata tanto sbandierata a Palazzo San Giorgio dal sindaco, e dai suoi gregari, e poco praticata nei fatti e nelle scelte istituzionali! Lo stesso Sindaco, in un suo post del 30/12/2016, esultava per la realizzazione di questo istituto popolare con vaniloqui come “Oggi più che mai, da noi, la città si fa con i cittadini».

«Parole e proclami – prosegue ancora la nota – adesso aspettiamo i fatti che, da sette anni, mancano all’amministrazione di questa nostra Città. “AmaReggio” e “No raccolta porta a porta” hanno inviato formalmente una diffida ad adempiere, rilevando una omissione negli adempimenti previsti dal regolamento comunale ed in palese violazione della normativa sul funzionamento degli enti locali».

«Reggio Calabria – si legge ancora – ha il triste primato di ultimo tra i Comuni, la riflessione che emerge è come sia possibile essere più vicini e trasparenti con i reggini se gli stessi vengono respinti all’interno del Senato cittadino, se gli stessi presentano delle petizioni con la raccolta firme? Mentre la città soccombe sotto i rifiuti e l’inconcludenza di chi dovrebbe governare la città, i reggini non possono più sopportare il pagamento di una Tari con la tariffa massima anche a causa di una cattiva gestione, per sette lunghi anni, di un servizio malamente prestato e di una raccolta differenziata che si è rivelata un fallimento nonostante i milioni di euro spesi e che i cittadini devono pagare».

«Reggio – conclude la nota – ha il primato non soltanto delle tasse più elevate ma, purtroppo, anche della peggiore qualità della vita e l’abbandono in cui versa la città e l’emigrazione dei nostri giovani è il termometro reale della incapacità e della inconcludenza di una classe politica incapace e supponente». (rrc)

REGGIO – Pizzimenti: Sentenza della Cassazione consente di richiedere riduzione della Tari per disservizi

Nuccio Pizzimenti, presidente dell’Associazione Cittadini per il Cambiamento, ha evidenziato che «La Cassazione, con l’ordinanza  19767 del 22 settembre 2020, ha fissato il principio in base al quale in caso di servizio scadente da parte del Comune, i cittadini possono richiedere la riduzione della tassa sui rifiuti».

«I giudici della Suprema Corte – ha aggiunto – hanno sottolineato che l’ordinanza del 22 settembre 2020 è stata emessa con l’obiettivo di stabilire “un equilibrio impositivo tra la tassa pretendibile ed i costi generali del servizio” che viene erogato dal Comune. Per evitare che i cittadini possano adire le vie legali ed ottenere il rimborso della “Tari” ed il Comune possa subire un danno economico consistente, il sindaco Giuseppe Falcomatà dovrebbe avviare delle iniziative politiche ed amministrative per individuare soluzioni alternative al sistema porta a porta che, ribadiamo, è stato il progetto che ha portato la città ad essere invasa dalla spazzatura».

Pizzimenti ritiene che: «Il Comune di Reggio Calabria dovrebbe predisporre delle iniziative per salvaguardare l’ambiente, e scongiurare alla popolazione il pericolo di subire conseguenze sotto l’aspetto igienico-sanitario. Poiché ogni nucleo familiare, per avere garantito un regolare servizio per la raccolta differenziata dei rifiuti, ha sottoscritto con il Comune di Reggio Calabria un contratto, che prevede il pagamento di un tributo, per giunta molto salato, gli utenti hanno il diritto di pretendere che la raccolta ed il relativo smaltimento dei rifiuti avvenga in modo puntuale e regolare».

«Ci sono zone della città – ha proseguito Pizzimenti – in cui la raccolta dei rifiuti, specialmente dell’umido, non avviene per giorni e l’aria circostante diventa talmente ammorbata dall’olezzo nauseabondo che alimenta nei reggini la consapevolezza che il sistema porta a porta, voluto dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, è stato un vero e proprio disastro per la città. Topi, scarafaggi ed insetti vari, sono aumentati a dismisura, mentre da parte dell’Asl, dell’Ordine dei Medici e delle istituzioni che per legge hanno competenze in materia, dobbiamo dire che non si sono registrate iniziative ed interventi mirate a scongiurare il pericolo di potenziali epidemie».

«I giornali on-line e la carta stampata, giornalmente – ha detto ancora – mettono in evidenza, con fotografie molto eloquenti, che la presenza di cumuli di spazzatura in città si è trasformato in un fenomeno talmente diffuso che è diventato difficile, se non addirittura impossibile, gestire. Siamo arrivati al punto che cittadini educati e maleducati, civili e incivili, si trovano ormai nelle stesse condizioni. Al fine di tutelare gli utenti, l’Associazione “Cittadini per il Cambiamento” e l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, avevano già deciso di promuovere un’azione collettiva che prevede l’invio, al Comune di Reggio Calabria, di un modulo attraverso il quale i medesimi utenti potranno richiedere la riduzione del 50% della Tari».

«Questa iniziativa – ha spiegato Pizzimenti – trova sostegno anche nella sentenza della Corte Costituzionale n°19767 del 22 settembre 2020 e nelle sentenze di numerose Commissioni Tributarie. Il principio di fondo della sentenza della Suprema Corte è basato sul fatto che, se il pagamento della tassa non corrisponde all’erogazione di un servizio efficiente, l’importo è dovuto solo in parte, ed i cittadini hanno diritto allo sconto della tassa sui rifiuti, in quanto il disservizio potrebbe causare rischi per la salute e per l’ambiente».

«La Corte di Cassazione – ha spiegato ancora – ha più volte ribadito che, il grave e perdurante disservizio, anche nei casi in cui il Comune non ha alcuna colpa per il caos Tari, che non si configura come un risarcimento né una sanzione nei riguardi del Comune, ma serve solo a riequilibrare il rapporto tra la somma da pagare ed i costi del servizio. Il comportamento del sindaco Falcomatà è inaccettabile, a nostro avviso avrebbe dovuto inviare ai contribuenti importi da pagare ridotti».

«Qualora i cittadini avessero intenzione di chiedere all’Amministrazione Comunale la riduzione delle tasse pagate per la tassa sui rifiuti – ha concluso – possono ritirare il modello di domanda presso la sede dell’Associazione “Cittadini per il Cambiamento” ubicata in Via dei Filippini 36 C Reggio Calabria, o scaricarlo  dal  link: https://www.cittadiniperilcambiamento.it/modulo-istanza-di-rimborso-50-tassa-rifiuti». (rrc)