TURISMO, 60 MILIONI PER L’ACCOGLIENZA.
E UNA CENA AI FORESTIERI: SARÀ TROPPO?

La Giunta al gran completo ha convocato i giornalisti a Germaneto per presentare le azioni post-covid previste per aiutare il comparto del turismo, ormai in crisi profonda. Visto che si parla di turismo, non sarebbe stato male prevedere una conferenza stampa anche in streaming con possibilità di intervento a distanza: i giornalisti del Centro-Nord  non vengono a Catanzaro per guardare le slide di PowerPoint. O si organizza un itinerario di visite guidate, per incentivare e promuovere i viaggi in regione, oppure meglio usare la tecnologia: ma, a quanto pare, sembra troppo difficile anche per una regione che fa del digitale uno dei suoi asset più strategici…

Comunque, gli interventi di aiuto ci sono e quanto meno mostrano una certa sensibilità nei confronti di operatori che almeno per un terzo non riaprono e per un altro terzo pensavano di chiudere subito. Il problema è noto: la pandemia oltre alla sua terribile scia di morti e di malati da terapia intensiva, ha creato devastazioni di natura psicologica. Paura, dubbi, perplessità, pochi quattrini da spendere, e il risultato è sotto gli occhi di tutti: alberghi chiusi (a Roma su 1200 hanno riaperto solo 200 per fare un esempio), ristoranti con pochi clienti e, comunque, insufficienti a coprire anche solo le spese di gestione. Prenotazioni vicine allo zero e un mese di giugno da dimenticare.

Cosa mette in campo la Giunta Santelli? È stato spiegato che «il comparto turistico rappresenta un asset fondante per la Regione Calabria. La pandemia ha significativamente contratto il PIL regionale e, in particolare quello legato al turismo. Il rischio che una crisi congiunturale di comparto possa in un sistema economico fragile come il nostro possa cronicizzarsi, divenendo strutturale, impone un approccio sistemico e strutturato per il sostegno e rilancio del settore». La Regione, quindi  ha inteso porre in campo 4 misure, tra loro interconnesse, che per la prima volta richiedono uno sforzo congiunto con gli operatori di settore per sostenere il comparto

Ecco le quattro misure:

— Accogli Calabria (previsto un contributo una tantum a fondo perduto alle singole strutture ricettive in funzione delle presenze registrate nel 2018);

— Stai In Calabria (previsto un sostegno alle famiglie calabresi che soggiornano almeno 3 notti in una struttura ricettiva regionale)

— Accoglienza Calabria (la Regione offre una cena durante un soggiorno in Calabria a turisti extraregionali)

— In Calabria (previsto un voucher di 200€ a favore dei giovani tra i 18 e i 24 anni per attività collaterali al turismo e per la cultura).

Alcune di queste, per la verità, erano già state annunciate nei giorni scorsi e non avevano trovato larghi consensi. Soprattutto quello per i ragazzi: 200 euro da spendere in strutture calabresi non sono pochi, ma diventano risibili per chi ha la possibilità di andare in vacanza. Se ha disponibilità (diversamente quest’anno niente mare con gli amici) i 200 euro saranno buoni per pagare un po’ di cene. Forse andava studiato qualcosa di più efficace per consentire ai nostri ragazzi, quelli che hanno famiglie con obiettive difficoltà economiche, di affrontare  in modo diverso questa insolita stagione estiva.

Per contro, gli aiuti previsti per le strutture ricettive sono più serie e sostanziose: con Accogli Calabria viene erogato un contributo una tantum alle strutture ricettive, sino ad un massimo di 160.000 €. Tra gli impegni che assumono i beneficiari c’è quello di sostenere le altre misure regionali, emettendo il buono cena ai turisti non regionali e accogliendo le famiglie che presentano il voucher Stai in Calabria. In buona sostanza, per accedere agli aiuti occorre dare disponibilità ad accettare i voucher previsti per le famiglie  e offrire la cena ai turisti extraregionali. Questa della cena, diciamo la verità, ricorda tanto il cocktail di benvenuto che in era pre-covid tutti i villaggi turistici organizzavano peri nuovi arrivati. Non fosse mai che il turista veneto – incurante delle imprecazioni di Zaia per la pubblicità comparativa di Klaus Davi – ci resti male a non non trovare una cena di benvenuto…

Sono queste le innovative idee di una Regione che ancora sconta l’assenza per cinque anni (grazie presidente Oliverio) di un assessore al turismo? Ben vengano gli aiuti al comparto, dove albergatori e ristoratori sono quasi alla canna del gas, ma gli incentivi per attrarre turisti e forestieri dovrebbero essere ben altri. Tipo un voucher in buoni benzina da ritirare in Calabria per chi scende in macchina o un noleggio agevolato (se non gratuito) di auto per gli altri vacanzieri per incentivarli a scoprire il territorio. Purtroppo, dobbiamo ancora una volta notare che l’improvvisazione regna sovrana, nonostante la grande fatica dell’assessore Orsomarso che non sappiamo come faccia a districarsi tra cassa integrazione e turismo (oltre a un altro bel po’ di deleghe) e la grande disponibilità di tutti, a partire dalla presidente Jole. Sembra che manchi una strategia sull’attrazione turistica, mancano gli strumenti per agevolare e facilitare chi voglia venire in Calabria. E non sarà l’ottimo (siamo sicuri) lavoro di Gabriele Muccino a mutare le cose:il regista con la presidente Jole oggi pomeriggio incontra la stampa a Favella della Corte (Corigliano-Rossano) dove ci sarà il primo ciak.  Un progetto cinematografico che vede la Calabria protagonista e che ha entusiasmato tutta la Giunta (non hanno firmato, perché assenti, gli assessori Catalfamo e Gallo). Un promofilm, un cortometraggio, forse un anche paio di spot, con una grande firma internazionale, significa avere una visione strategica del settore? Non riusciamo a nascondere qualche perplessità.

Dalla breve presentazione che un solerte ufficio stampa ha rilasciato c’è già da mettersi le mani nei capelli: «Un piccolo grande film che racconta la regione degli agrumi. Un viaggio tra le Clementine, coltivate in Calabria sin dagli anni ’30, i cui agrumeti disposti a filari sono parte integrante del paesaggio; il Cedro, descritto nella Bibbia come il frutto sacro dell’albero più bello, profumatissimo ed eterno, coltivato nella Riviera dei cedri nella sua varietà migliore; il Bergamotto, l’ ”oro verde”, coltivato nel cuore della Locride; il Limone di Rocca Imperiale». Intanto, il bergamotto è di Reggio Calabria (dop) e non della Locride e poi non è l'”oro verde” (denominazione riservata all’olio calabrese). Se è questa la narrazione che verrà fuori, c’è da stare freschi. E siccome siamo in estate, accontentiamoci! (s)

TURISMO È “COMUNICAZIONE EMOZIONALE”
PER LA CALABRIA PROMOFILM DA 11 MILIONI

di SANTO STRATI — La cifra che circola (11 milioni di euro) per la realizzazione del film che il regista Gabriele Muccino ha proposto alla Regione per “promuovere efficacemente le esperienze turistiche che il territorio offre e non più solo luoghi da visitare”, non deve spaventare. Un film non si fa con quattro spicci, soprattutto quando si pensa a un cast internazionale per dare all’opera un alto profilo. Quello che lascia perplessi sono le modalità con cui la Regione pianifichi i dovuti investimenti per la promozione turistica, trascurando totalmente il primo problema che andrebbe affrontato: la reputazione.

Se indicate a qualcuno un locale dove mangiare bene, la prima domanda che vi sarà posta non è “come si mangia”, ma “cosa dicono del locale?”, ovvero qual è la sua reputazione? Ormai non basta più dire che un luogo è bello e merita di andarci in vacanza, occorre che ci siano “referenze” solide e affidabili. In altre parole è necessario costruirci intorno una buona reputazione. Cosa che la Calabria, purtroppo, non ha: per ignoranza, cattiveria o stupidità, frutto di vieti luoghi comuni e di cattiva stampa, male informata. Occorre dare preliminarmente l’immagine di California d’Europa (quale potrebbe diventare la nostra terra) sfruttando ogni opportunità di carattere artistico-culturale, ambientale e paesaggistico, nel solco di tradizioni suggestive: materia prima ce n’è a bizzeffe, a partire dai Bronzi di Riace alle preziose testimonianze della Magna Grecia per finire al Mosaico del Drago, per stare in ambito archeologico, o gli 800 km di costa incontaminata (14 bandiere blu), i tre parchi naturali (Aspromonte Sila, Pollino), le tre minoranze linguistiche (grecanica, occitana, arbereshe), e via discorrendo. Un’immagine che non può essere affidata all’improvvisazione ma richiede grandi investimenti e, soprattutto, l’importante apporto di specialisti del marketing con comprovata esperienza e risultati alle spalle. Se prima o contestualmente ad altre iniziative (tipo il promofilm di Muccino) non si “svecchia” lo stereotipo di Calabria terra di briganti (una volta) di ‘ndrangheta e malaffare (ieri), di Sud desolato e dimenticato, qualunque buon proposito svanirà nello spazio di un mattino. La comunicazione, oggi, corre velocissima: si può costruire ex novo un’immagine positiva in tempi straordinariamente brevi, ma allo stesso tempo i social possono smontare in due click qualsiasi percorso di “riabilitazione” e apprezzamento. Attenzione, nel nostro caso nessuno s’azzardi a parlare di “riabilitazione” perché non c’è alcuna reputazione perduta, è che non c’è proprio reputazione. Il mondo conosce la gente calabrese attraverso i suoi tantissimi rappresentanti sparsi in ogni angolo della terra (spesso apprezzati scienziati, amministratori pubblici, artisti) ma sa poco o niente della Calabria. Dov’è, come ci si arriva, quale storia ha dietro, ecc. Non è nostro compito raccontare come si costruisce una reputazione (non è il nostro mestiere), ma ci permettiamo di insistere nel dire che la Calabria ha quasi sei milioni di testimonial “autentici” sparsi dovunque: i calabresi nel mondo non sono un “fastidio” sono una risorsa inestimabile. Non come serbatoio di voti, come qualcuno in passato ha inteso il ruolo, ma come affidabili testimonial di una terra dai tesori inestimabili. Partiamo da qui, favoriamo il turismo di ritorno per le generazioni successive dei calabresi che vivono in Australia, in Canada, in Europa, per far conoscere con agevolazioni vere (non con un semplice buffet d’accoglienza) la terra dei loro avi. Sono migliaia, ogni anno, i calabresi d’America o d’Australia, solo per citarne qualcuno, che vengono a trascorrere le vacanze in Calabria, al paese che li ha visti nascere e si portano – quando possono – generazioni di figli e nipoti che conoscono solo in video e foto la terra delle proprie origini. La Regione cominci a studiare la possibilità di promuovere le vacanze dei calabresi che vivono fuori della Calabria, avremmo il pienone degli alberghi (destinati a modeste presenze, quest’anno) e un ritorno d’immagine straordinario. Ma, per favore, non si continui a improvvisare: gli esperti servono a dare suggerimenti e nel campo della reputazione è necessario l’intervento di specialisti se si vogliono portare a casa risultati. La Giunta Santelli può vantare ottime personalità, ma a ognuno il suo mestiere. L’errore delle passate consiliature è stato quello di considerare il turismo alla stregua di una delle tante opportunità per il possibile sviluppo della Regione: è sbagliato. Il turismo, associato alla cultura e all’ambiente “è” l’opportunità numero uno di qualsiavoglia ipotesi di crescita. Quindi ben vengano i Muccino e tanti altri maestri narratori (Mimmo Calopresti ha dipinto col suo Aspromonte-La terra degli ultimi uno straordinario affresco della Calabria, ma il suo film, un capolavoro, non ha trovato il sostegno dovuto), ben vengano attori e protagonsiti, magari calabresi, a far parlare di Calabria, ma non si riduca il tutto a un’operazione spot del “ciak si gira” e finisce lì.

La Regione, nella sua delibera del 15 giugno, tenuta, – chissà perché – quasi nascosta fino a quando qualche giornale non ha cominciato a parlarne, dichiara che tra «gli obiettivi strategici di è quello di adottare tecniche di comunicazione di tipo “emozionale”. E la presidente Jole ha proposto di prendere in considerazione «la proposta artistica audiovisiva del maestro regista e scenografo Gabriele Muccino», su cui la Giunta ha deliberato di esprimere il proprio apprezzamento, trasmettendo al Dipartimento Turismo, Spettacolo e beni culturali «per quanto di competenza».

Non sappiamo cosa abbia proposto Muccino, sul cui nome non c’è nulla da dire, ma abbiamo l’impressione che il rischio maggiore sia quello di “bruciare” risorse su un prodotto occasionale ed episodico. La narrazione che Gabriele Muccino ha in mente di fare sulla Calabria sarà importante, stimolante, originale: lo scopriremo più avanti. Ma non fermiamoci qui e, soprattutto, si metta mano alla reputazione. Da essa vengono le campagne marketing, le iniziative di promozione, le attività di informazione sui media mondiali. Solo così si potrà cominciare a parlare di Calabria, California d’Europa. (s)

L’Unsic lancia “R-Estate in Italia” e propone 20 località calabresi da scoprire

L’estate è alle porte ma è davvero così importante andare all’estero? L’Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori pensa che non sia necessario anzi, è convinta che, almeno per quest’anno, «possiamo puntare sulle nostre inesauribili città d’arte».

Da qui l’iniziativa di promozione gratuita R-Estate in Italia, dove Unsic ha selezionato oltre 650 località, 20 per ogni regione più i capoluoghi di provincia e le 55 località preservate dall’Unesco, per stimolare idee e scelte attraverso oltre un migliaio di link utili.

«Mai come quest’anno – ha dichiarato Domenico Mamone, presidente dell’Unsic – abbiamo l’opportunità, spesso la necessità, di scoprire o riscoprire il nostro illimitato patrimonio artistico e naturale, nel contempo sostenendo un settore vitale non solo per la nostra economia, ma anche per la nostra vita sociale. Da questa premessa nasce la nostra iniziativa che vuole contribuire fattivamente a preservare un comparto, quale quello turistico, che rappresenta il 13 per cento del Pil e il 6 per cento dell’occupazione nazionale».

Per la Calabria, Unsic propone ai futuri viaggiatori Amantea con gli scogli dell’Isca, Borgia con il Parco Scolacium a Roccelletta, Bova Superiore, Capo Vaticano-Ricadi, Gerace, Isola di Capo Rizzuto, Lamezia Terme, Nicotera, Pentedattilo-Melito Porto Salvo, Pizzo Calabro con un’escursione sul gelato, Praia a Mare, Roccella Jonica, Roghudi e la Calabria greca, San Nicola Arcella e la Riviera dei Cedri, Santa Severina con lo splendido castello, Scilla, Serra San Bruno con il Parco delle Serre, Stilo e la Cattolica, Soverato e Tropea con cattedrale e porto.

Inoltre, consiglia una visita alla Foresta di Cozzo Ferriero, nel Parco Nazionale del Pollino. (rrm)

Coldiretti Calabria: la vera scommessa è attrarre turisti

Per Coldiretti Calabria, la «grande scommessa che deve vincere la Calabria è attrarre turisti e occorre farlo fin dall’inizio della stagione estiva per questo la parola d’ordine deve essere: promozione; sia sulle piattaforme specializzate che con mirate campagne presentando i punti di forza della regione che partono dall’essere territorio quasi indenne da Covid-19».

«Il “bouquet” degli itinerari turistici – ha proseguito Coldiretti – sono vari: il mare, la montagna, la collina e zone interne con i borghi, le terme, la campagna con gli agriturismi, i luoghi religiosi, i parchi e tanto altro. Questo ci consente di poter destagionalizzare il turismo ed averlo tutto l’anno. In tutto questo il cibo è il vero valore aggiunto e marcatore d’identità della vacanza con l’agricoltura calabrese che fa alla grande la propria parte con la sua straordinari biodiversità esaltata più volte anche da Vandana Shiva che può contare oltre alle 269 bandiere del gusto, su 17 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 21 vini tra DOC e IGT ed etichette di grande prestigio».

«La Calabria – ha proseguito Coldiretti – ancora è terza tra le regioni Ue per i terreni coltivati con metodo biologico. La Regione Calabria  nei Disciplinari di Produzione Integrata delle infestanti e pratiche agronomiche a partire dal 2016 ha proibito il “glifosato” e l’agricoltura calabrese si è qualificata sui mercati con produzioni“glyphosate zero” e quindi confermando alti standard qualitativi, si è resa garante della sicurezza alimentare e questo sta incidendo sulla valorizzazione delle nostre produzioni. Non solo discoteche, ma via libera anche alle sagre visitate ogni estate da circa il 70% dei turisti che vengono in Calabria e che partecipano agli eventi enogastronomici e folkloristici locali organizzati che raccontano le bellezze della nostra regione  e le sue tradizioni».

«Tutti questi fattori positivi – ha proseguito – sono la sceneggiatura del racconto della Calabria oltre ad essere  mosse necessarie per cercare di dare un impulso al turismo. Acquistare poi prodotti a chilometri zero direttamente dai produttori è un segnale di attenzione al territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio che ci circonda, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale. Per gli agriturismi calabresi che via via stanno riaprendo, recuperando le prenotazioni annullate, Terranostra Calabria ha approntato protocolli per la sicurezza anti Covid-19 in vista della stagione estiva. Questo permette la ripartenza, e la possibilità di  vivere in tranquillità la sosta e il soggiorno nelle aziende agrituristiche che sono un’opportunità importante soprattutto in quei territori dove si sta tornando alla normalità per sostenere – spiega Coldiretti – la ripresa delle attività economiche ma anche per contribuire in modo determinante al turismo di prossimità per la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne alleggerendo gli affollamenti nei luoghi turistici più battuti. Coldiretti è fortemente impegnata a incentivare le partenze già in “bassa stagione” che sono particolarmente apprezzate da chi ama la tranquillità e vuole stare lontano dalle folle, tanto più considerate le misure sul distanziamento sociale per garantire la sicurezza, senza rinunciare però a visitare le principali mete turistiche».

«In avvio della stagione turistica – ha concluso Coldiretti Calabria – è anche più facile avere degli sconti rispetto all’alta stagione. Ma, oltre ai sacrifici che stanno facendo le imprese dei vari settori, occorre che la Calabria mostri il volto più bello di se sia in termini organizzativi che di pulizia dei luoghi che sono il primo biglietto da visita». (rrm)

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Diamante tra i Comuni d’Italia per l’appello sul fondo turismo

Anche Diamante si è unito all’appello lanciato dai sindaci di altri 27 Comuni, in cui viene chiesto di salvare i “gioielli turistici d’Italia” con «un fondo speciale che copra, almeno in parte, la riduzione delle entrate direttamente connesse con il turismo» e «per garantire un minimo di liquidità per farci trovare in piedi quando i flussi turistici ripartiranno».

Da San Gimignano (Siena) a Gibellina (Trapani), da Barolo (Cuneo) a Pula (Cagliari), amministrazioni che contano meno di 15mila abitanti, a forte vocazione turistica e ora «in ginocchio» a causa dell’emergenza Coronavirus.

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«Le nostre entrate sono ai minimi, è a rischio la tenuta sociale ed economica dei nostri territori, tanto da minacciare gli stessi servizi essenziali – scrivono i sindaci –.Sappiamo già che non troveremo nei nostri bilanci le risorse per far fronte alla riduzione delle entrate di parte corrente, che vanno dal 20% fino al 50% in alcuni casi. A rischio è anche la cura del nostro straordinario patrimonio artistico, culturale, monumentale, architettonico, che è patrimonio di tutta Italia».

Nell’appello i 28 sindaci chiedono al Governo la «possibilità di attingere non solo all’avanzo di amministrazione di parte libera e destinata, ma anche a quello vincolato per affrontare con tutti gli strumenti la crisi in atto» e, ancora, «possibilità di trattenere il gettito Imu destinato allo Stato e di stabilire una ‘soglia di solidarietà al Fondo per lo sviluppo e la coesione, oltre la quale bloccare il contributo dei singoli comuni» oltre a norme per la pace sociale su affitti commerciali e riduzione della Tari.

«Le nostre entrate sono ai minimi – ha dichiarato Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano, Comune capofila dell’appello – è a rischio la tenuta sociale ed economica dei nostri territori, tanto da minacciare gli stessi servizi essenziali. Al Governo chiediamo di non lasciarci soli. Ci candidiamo ad essere protagonisti anche di una nuova economia di prossimità, in senso territoriale, e di un nuovo turismo più sostenibile, attento e consapevole che trovi in noi una destinazione turistica sicura, capace di accogliere nel pieno rispetto delle norme imposte dal coronavirus, pronti a sperimentare un nuovo “galateo dell’ospitalità, che dia sicurezza e accoglienza ai nostri ospiti. Ma questa volta da soli non ce la potremo fare: chiediamo allo Stato di darci una mano per farci trovare in piedi quando tornerà il turismo in Italia». (rrm)

Istat, sul turismo pre-covid in Calabria

La stagione turistica estiva è alle porte, ma la riapertura delle attività è soggetta a molte incertezze legate agli effetti determinati dall’epidemia del coronavirus. Gli interrogativi sono moltissimi: come cambieranno i comportamenti delle persone nei confronti del turismo? Quale sarà l’effetto della crisi economica? La percezione del rischio favorirà i flussi turistici verso le aree di prossimità e più sicure – ossia a più bassa densità del contagio – come com’è la Calabria? Si eviteranno i luoghi affollati, a favore dei territori che possono fare leva sul bene di lusso, qual è oggi, lo spazio fisico, che è diffusamente disponibile in Calabria? L’incertezza sulla ripresa delle attività turistiche è anche alimentata dalla capacità del sistema di offerta regionale di poter cogliere le sfide e le opportunità della fase post-covid. E’, quindi, importante capire le condizioni strutturali dell’offerta di servizi turistici della Calabria. In questa nota ci si limita a descrive alcune caratteristiche del turismo calabrese utilizzando i dati recentemente pubblicati dall’ISTAT.

Unità locali e addetti. In Calabria, cosi come in tutto il paese, il lockdown ha interessato tutta la filiera dell’offerta di servizi turistici. Formalmente il Dcpm non ha determinato la chiusura degli alberghi, ma l’operatività degli stessi è stata di fatto bloccata. Pertanto, la chiusura delle attività ha riguardato 1613 imprese turistiche che occupano 6225 persone: la dimensione media degli operatori turistici è di 2. occupati per unità locale. La quota delle imprese turistiche rispetto al totale delle imprese regionali è pari all’1,4%, mentre gli occupati settoriali sono il 2,2% dell’occupazione totale censita dall’ISTAT. Rispetto al settore turistico italiano, quello calabrese pesa per il 2.3% delle imprese nazionali e per l’1.9% dell’occupazione totale settoriale.

I diversi comparti dell’offerta turistica. La tabella 1 mostra come il settore alberghiero sia quello più importante in termini numerici all’interno dell’intera filiera turistica regionale: gli alberghi in Calabria sono 580 (il % del unita totali regionali) con un livello occupazionale di 2991 unità (il % dell’occupazione settoriale in regione). Importante è anche il ruolo dei 164 Villaggi turistici censiti dall’ISTAT in cui lavorano 1318 persone. Così come avviene in Italia, anche in Calabria si registra una significativa presenza dell’ospitalità diffusa che fa riferimento all’aggregato “Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, B&B, residence, alloggio in agriturismi”: nel 2017, che è l’ultimo anno disponibile, le unità locali erano 483  e gli occupati 1103.

In Calabria, le aree di campeggio e le aree attrezzate per camper e roulotte sono 90 con 194 totali. Relativamente poco presente (il % delle imprese totali) è l’offerta che proviene da ostelli della gioventù (4 in tutta la regione), rifugi di montagna (3) e di colonie marine e montane (4).

La dimensione media delle imprese. Un aspetto importante del turismo è la dimensione delle imprese che in esso operano. Sia in Italia, sia in Calabria il numero medio di addetti per impresa è basso: un’impresa turistica italiana occupa mediamente 4.8 addetti che diventano 3.86 in Calabria (figura 1). Considerando i comparti più importanti del turismo regionale , la dimensione media degli alberghi è 5.1 occupati, mentre nei villaggi turistici aumenta a oltre 8 addetti per unità locale. In entrambi i casi, la dimensione è minore di quella che si osserva in Italia, in cui negli alberghi lavorano in media 9.8 addetti e nei villaggi 11.7 addetti (vedi  tabella sopra).  (fa)

[courtesy opencalabria.com]

Stagione balneare, proposte e soluzioni di Cicas Turismo Calabria

Cicas Turismo Calabria – Confederazione Imprenditori Commercianti Artigiani Turismo Servizi – fa delle proposte e soluzioni per il comparto turistico, fortemente colpito in questa emergenza sanitaria.

«Canoni demaniali – comincia la proposta di Cicas Turismo Calabria – esonero della corresponsione almeno fino a tutto il 2021; sospensione dei mutui per almeno 18 mesi, compreso le quote interessi; apertura di una linea di credito a tasso zero, abolendo le lungaggini burocratiche per poterci accedere; rimodulazione dell’Imu in funzione dell’effettiva percentuale e di occupazione degli immobili da calcolare al netto degli spazi non utilizzati a causa del distanziamento sociale; sospensione, senza costi aggiuntivi e possibile rottamazione di una cospicua parte; agevolare il reclutamento del personale necessario anche con la reintroduzione dei voucher per le prestazioni occasionali; rimodulazione e annullamento di una buona parte (e sospensione dei contributi per almeno 18 mesi); incentivi alle famiglie che sceglieranno di trascorrere. le vacanze in Italia;  la totale abolizione, sospensione del versamento della tassa di soggiorno almeno a tutto il 2021».

«Infine, non ultima per importanza – si legge in una nota – ci preme segnalare la reticenza di alcuni Comuni di applicare la sospensione della famigerata direttiva Bolkenstein. Come si ricorderà, per iniziativa dell’allora Ministro Centinaio, con la legge di Bilancio per il 2019 sono state prorogate per 15 anni, quindi fino alla fine del 2033, tutte le concessioni in essere al 1 gennaio 2019. Orbene, come anzidetto, alcuni Comuni pare non vogliano dare corpo a tale disposizione e, stando il fatto che parecchie concessioni sono scadute o in scadenza, stanno aggiungendo ulteriori pesanti problemi al comparto. Non possiamo accettare questo atteggiamento ed a gran voce invitiamo tali Comuni a rientrare nell’alveo delle normali attuazioni delle disposizioni di Legge».

Si tratta di proposte avanzate con la consapevolezza che «i lidi non potranno e non saranno affollati come in passato con tutte le conseguenze che ne derivano: minori  introiti, meno personale assunto, ecc». 

«Restando sempre nel contesto – prosegue la nota – delle imprese balneari che raggiungono il ragguardevole numero di oltre 30.000 aziende, è sconfortante non avere ancora direttive per quel che sarà il momento della riapertura. Nodo gravoso sarà quello del necessario “distanziamento sociale”». (rrm)

 

Governo, 325 euro per incentivare il turismo
Ma in Calabria la stagione non è compromessa

di SANTO STRATI – Il neopresidente designato di Confindustria Carlo Bonomi ha parlato ieri di «classe politica smarrita». Ma è smarrito anche l’esecutivo che continua a varare ridicoli provvedimenti per gestire l’emergenza che di sicuro manderanno a picco questo Paese. L’ultima trovata – che ci riguarda come regione tendenzialmente votata al turismo – è l’incentivo di (massimo) 325 euro a famiglia per fare vacanze in Italia. L’equivalente di due pernottamenti in un albergo di 3 stelle per una famiglia di quattro persone. Ma si può pensare di incentivare il turismo “locale” con provvedimenti del genere, riservati peraltro a chi ha redditi trai 7.500 e i 26mila euro. Ma dove vivono i nostri governanti?

Questo insulso “obolo” (crediamo difficile che con tali redditi una famiglia quest’estate possa permettersi più del noleggio di un ombrellone e due sdraio) ci offre però il pretesto per raccogliere gli allarmi che in Calabria stanno arrivando dagli operatori turistici su una stagione che rischia di apparire già da ora compromessa.

E allora visto che dal Governo centrale non c’è da aspettarsi niente di buono in termini di reali incentivazioni (quanto meno dovrebbero essere sospese tasse e tributi a tutto il comparto) occorre che la Regione faccia la sua parte, con un ruolo da protagonista.

Giuseppe Nucera, imprenditore turistico che è stato a capo degli industriali reggini, proprio su queste pagine nei giorni scorsi aveva messo in guardia sulla necessità di cominciare da subito il montaggio e la manutenzione degli stabilimenti balneari, senza aspettare l’ultimo momento per dare il via libera ai lavori.

Secondo il decreto Cura Italia tocca al presidente di Regione stabilire le attività ammesse e i codici Ateco degli stabilimenti balneari non risultano autorizzati. «La presidente Jole – dice Nucera – deve fare subito l’ordinanza, entro lunedì al massimo, per far partire i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture turistiche, diversamente sarà troppo tardi e agli imprenditori non resterà che tenere serrati gli impianti. Altre regioni hanno già provveduto, perché la Calabria ritarda?»

«Ad oggi non sono stati ancora autorizzati i lavori di ripristino e sistemazione delle strutture balneari»: è scettico sui tempi l’imprenditore turistico Pino Falduto. «30 giorni prima dell’apertura tradizionale della stagione, del 1° maggio, andava comunicato l’inizio dei lavori, e già siamo in grave ritardo: rischiamo di avere cantieri aperti in una stagione già si annuncia peraltro imprevedibile».

In Calabria ci sono 2500 stabilimenti con oltre 20mila unità lavorative. Nucera – che da imprenditore e politico (guida il movimento La Calabria che vogliamo) è abituato prima a fare e poi a parlare, ha indicato espressamente che «serve una deroga che conceda agli stabilimenti balneari maggiori spazi e aree di concessione demaniale». Ma per gli interventi servono aiuti e provvidenze, non promesse e crediti d’imposta: bisognerà prevedere sostegni adeguati per affrontare una stagione che – se tutto va bene – viaggerà a scartamento ridotto, molto ridotto. È facile prevedere un abbattimento superiore al 50% delle presenze e dei ricavi, considerando però che i costi saranno identici a quelli di una stagione tradizionale.

Si tenga, inoltre, presente che in condizioni normali, la programmazione delle vacanze al mare avrebbe già dovuta essere avviata da metà marzo, ma siamo in piena emergenza e nessuno è in grado di immaginare il prossimo scenario dei mesi estivi. E allora è necessario mettersi subito al lavoro prevedendo sin da ora tutte le possibili opzioni per garantire la tenuta del comparto.

Le nostre bandiere blu (che segnalano un mare pulitissimo) e la contenuta diffusione del virus nella regione possono costituire un reale incentivo a scegliere la Calabria per l’eventuale (e auspicabile) periodo di vacanze al mare. La Calabria – come hanno suggerito gli operatori della Riviera e Borghi degli Angeli del basso jonio catanzarese anche su queste colonne – dovrebbe diventare una regione Covid-free in termini di marketing turistico.

L’ex consigliere regionale Candeloro Imbalzano, che in passato ha guidato la commissione Bilancio della Regione, ha lanciato un’idea di grande suggestione alla presidente Santelli: rimodulare la programmazione dei fondi europei  2014-2020 e farsi autorizzare per il settore turistico parte significativa delle imponenti risorse fin qui non spese. Con la necessità di costituire un Fondo Speciale Europeo per il Turismo sul modelli dei fondi Fesr.

L’assessore Fausto Orsomarso, che ha anche la delega al Turismo, ha già dato assicurazione ai gestori dei lidi dall’alto Jonio – peraltro danneggiati gravemente dalle mareggiate dello scorso dicembre – per questa difficile stagione e sta predisponendo una serie di iniziative regionali che riguardano tutti gli operatori del settore.

«Noi guardiamo con fiducia – ha detto Orsomarso – alla possibilità di poter recuperare parte della stagione estiva 2020,  prevedendo una ripresa graduale almeno a metà giugno e adeguando le attività alle eventuali misure di distanziamento sociale che saranno ancora in atto».

Non si può, ovviamente, decidere da soli: «anche in Calabria – ha rilevato l’assessore Orsomarso – vogliamo supportare le proposte avanzate a livello nazionale, che prevedono la possibilità per gli operatori di accedere alle strutture balneari e alle spiagge per prepararle e attrezzarle in vista della ‘fase 2’ e la necessità di dare una chiara indicazione ai Comuni  affinché  vengano estese  le concessioni al 2033 per dare certezza alle imprese e consentire l’utilizzo degli strumenti del Dl liquidità».

Decreto di cui, peraltro,  abbiamo ampiamente criticato l’inefficacia e la scarsa applicabilità per le piccole e medie imprese.

È uno scenario imprevedibile quello che si va prefigurando e l’aspetto non meno rilevante è la caduta di reputazione della regione, per gli “interventi” della mafia che in molti paesi del Mezzogiorno si è sostituita allo stato negli aiuti per le famiglie e le imprese.

Certamente, va considerato che non si prospetta un’estate di grandi numeri, soprattutto dall’estero, ma già recuperare, ovvero attrarre nuovi flussi italiani verso le nostre splendide località marine e montane sarebbe un primo passo per affrontare la crisi e pensare al dopo.

Come si farà a conciliare balneazione, ricettività e ristorazione con le limitazioni imposte dal coronavirus?

La distanza tra i soggetti è l’unica terapia di prevenzione che, in qualche modo, ha dato risultati, ma non si può immaginare una spiaggia con ombrelloni separati da pareti di plexiglas, come bizzarramente ha proposto un’azienda in cerca di un quarto d’ora di notorietà. La formula vincente potrebbe essere quella di garantire intanto la perfetta igiene degli ambienti (alberghi, ristoranti, ritrovi) con continue sanificazioni e quindi prevedere una diversa sistemazione, in spiaggia, di ombrelloni e sdraio. Difficile immaginare la gente in costume con la mascherina, ma se fosse necessario per salvaguardare (pur con lecite perplessità) i bagnanti dal rischio di trasmissione del virus, dovranno dirlo le autorità sanitarie. Non è questo il punto. Il vero problema riguarda la redditività delle imprese turistiche e non soltanto balneari. Se sarà necessario contingentare l’accesso ai ristoranti, con tavoli distanziati fino a dimezzare la capienza, e nei bar limitare il servizio al tavolo, siamo sicuri che i gestori saranno in grado di far quadrare costi e ricavi? I costi saranno quelli di sempre, anzi no, aumentati perché c’è un incontrollato rialzo dei prezzi nelle materie prime di consumo (zucchero, caffè, bibite, ecc), ma i ricavi saranno dimezzati. Come può un ristoratore o il proprietario di un bar affrontare una stagione dove la rimessa è, con buona probabilità,  pressoché garantita?

In questo senso, la Regione, l’assessorato al Turismo e quanti altri possono essere coinvolti, dovranno immaginare una sorta di aiuto economico a sostegno delle attività in crisi che permetta di superare la contingenza di un anno da dimenticare e pianificare, un po’ più serenamente, il futuro. (s)

«La Calabria destinazione anticovid-19»: la proposta di Riviera e Borghi degli Angeli

La Calabria una destinazione antiCovid-19. È questa l’idea lanciata da Franco Leto, presidente dell’Associazione Riviera dei Borghi e degli Angeli, anche lui fortemente preoccupato dalla crisi del settore turistico-commerciale a causa del Coronavirus.

Per il presidente Leto, infatti, «bisogna fin da ora pianificare la ripartenza, il rilancio del settore turistico, a partire dalla riprogrammazione della prossima stagione estiva balneare, senza dar retta a trovate commerciali e idee balzane».

E l’idea di proporre la Calabria come destinazione anticovid nasce dal fatto che «abbiamo 800 km di costa, spazi importanti ed enormi sulla costa da vivere in tranquillità e con le giuste distanze, spiagge lunghe ed un mare straordinario, dove senza “artifizi” alcuni si possono veramente trascorrere delle vacanze salutari, coccolati dal sole e respirando a polmoni pieni lo iodio del mare».

Tuttavia, «i rischi del tracollo e del fallimento – ha proseguito il presidente Leto – sono però dietro l’angolo se non si interviene subito e concretamente con l’Unità di Crisi Regionale, ora convocata dall’assessore regionale al Turismo on. Fausto Orsomarso».

«Devono ascoltare le proposte degli Operatori e dei vari territori – ha proseguito il presidente Leto – a partire da quelli che hanno fatto uno sforzo per costituirsi in Distretti Turistici. Serve però anche un piano pubblico strategico straordinario che sappia immettere liquidità nel sistema – subito e senza tanti fronzoli burocratici e tecnocratici, senza indebitamenti delle aziende – a reale e diretto sostegno delle famiglie, dei lavoratori, delle aziende».

Per il presidente Leto – sempre che questa emergenza si chiuda per il mese di maggio – bisognerà «far partire delle campagne di contro-informazione e di “marketing sulla salubrità” di respiro nazionale e la Calabria può e deve diventare destinazione salutare post-Covid per tanti viaggiatori e turisti anche e soprattutto in estate (da sempre le vacanze al mare e col sole, immersi nel natura e con l’aria pulita e con la possibilità di avere vicino montagne o colline, hanno rappresentato “cure naturali” per diverse problematiche di salute anche e soprattutto respiratorie)».

«Aggiornarsi, formarsi e prepararsi – ha proseguito il presidente Leto – al rispetto delle disposizioni sanitarie e di sicurezza in materi di ricettività e servizi turistici; sbloccare riconoscimento dei Distretti Turistici Regionali con relativi fondi strutturali loro supporto e sviluppo, già previsti e programmati; sbloccare subito fondi dei bandi regionali sui “borghi” sia per Comuni che per i privati (bloccati da oltre due anni) con la concessione dei contributi previsti secondo graduatorie; facilitare la vita degli operatori con agevolazioni fiscali, bancarie, con piani di detassazione possibili e con sostegni diretti alle casse delle imprese». (rcz)

 

Scongiurare la catastrofe economica nel turismo: la ricetta di Giuseppe Nucera

La gravità della crisi economica che esploderà, soprattutto in Calabria, quando finirà l’emergenza sanitaria si accentua ancor di più nell’ambito del turismo. È questo, senza dubbio, il comparto più devastato dall’emergenza Coronavirus. Un giro d’affari da miliardi di euro per l’Italia il cui crollo appare verticale. Coinvolta tutta la filiera: dalle strutture ricettive agli stabilimenti balneari, senza dimenticare attività di ristorazione e tour operator. L’intera industria potrebbe perdere 120 miliardi entro la fine del 2020.

Giuseppe Nucera, ex presidente degli industriali reggini nonché ideatore del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, sottolinea come servano misure forti e immediate per evitare il tracollo in Calabria. «Non c’è tempo da perdere, bisogna immediatamente correre ai ripari. In Calabria abbiamo una stagione estiva balneare 2020 già quasi compromessa, non sappiamo quando tutte le strutture ricettive e gli stabilimenti balneari potranno riaprire e con quali modalità».

«Il danno economico già creatosi – fa notare Nucera – è devastante, bisogna mettere in campo iniziative forti e decise per fermare l’emorragia. Penso ad esempio alla legge charter, che attualmente prevede che i contributi per i tour operator non vengono erogati durante l’alta stagione. Bisogna modificare questa legge e garantire i contributi anche durante i mesi estivi così da incentivare i tour operator ad organizzare voli dall’estero nei mesi di luglio ed agosto. Inoltre, per i mesi autunnali, il contributo del 25% andrebbe raddoppiato e portato al 50%, così da spingere il turismo anche negli ultimi mesi del 2020».

Misure che favoriscano il turismo a km 0 e tassa di soggiorno da cancellare le altre proposte lanciate da Nucera: «I comuni del territorio calabrese potrebbero sospendere il pagamento della tassa di soggiorno per il 2020, in modo da incentivare i turisti a scegliere la nostra regione. Il turismo a km 0 sarà una una risorsa fondamentale in una situazione come quella che stiamo vivendo, per questo motivo servono una serie di iniziative in favore dei cittadini italiani che sceglieranno la Calabria come meta delle loro vacanze. Penso a buoni vacanza, voucher per la benzina, contributi per il pedaggi».

Secondo Nucera, «Turismo e mobilità hanno subìto uno choc della domanda sei volte superiore a quello dell’11 settembre. C’è disponibilità di fondi europei dai quali attingere, sarebbe un’opportunità per l’intera filiera, ma si tratta soltanto di una delle iniziative da mettere in campo». Per questa ragione Nucera si rivolge al Governo regionale, chiedendo una comunicazione decisa e propositiva assieme ad uno sforzo deciso in materia di strutture sanitarie. «La nostra regione, fortunatamente, è tra le meno colpite dalla diffusione del Coronavirus. La Calabria può e deve ospitare nei prossimi mesi tutti i turisti provenienti dal nord e dall’estero, per farlo però bisogna dare un messaggio forte. La Regione Calabria – dice il responsabile del movimento La Calabria che vogliamo Nucera – deve farsi portavoce attraverso spot rassicuranti, che riescano ad abbinare alle numerose bellezze del nostro territorio anche la sicurezza sul tema sanitario. Chi sceglierà la Calabria per trascorrere le proprie vacanze, deve sapere che lo farà in una regione organizzata, che assicura in caso di bisogno cure in strutture sanitarie all’altezza. Per farlo serviranno i salti mortali, ma si tratta di un aspetto fondamentale. La Calabria si trova davanti a un bivio, bisogna lavorare in modo incessante e le delibere adottate dal governo regionale nelle ultime settimane vanno nella giusta direzione».  (re)