Houston, abbiamo un problema”, ciò che di buono il Rettore Leone ha fatto nel suo rettorato e ciò che non ha fatto

di FRANCO BARTUCCI – Il superamento del pericolo del commissariamento dell’UniCal, creato dalla politica regionale, ed eliminato dalla stessa politica in ambito nazionale, per “Non creare un precedente” pericoloso, evitando, così, in ambito parlamentare discussioni e polemiche velenose tra maggioranza e minoranza, per effetto di un emendamento con consone ai principi della legalità, creando non poche preoccupazioni anche al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che avrebbe certamente respinto al mittente il decreto “milleproroghe”, ha pur creato e stimolato di conseguenza in ambito comunitario giudizi e pareri da parte di varie persone attente alla vicenda.

C’è stato chi ha detto: “Solo con Leone l’UniCal ha acquisito prestigio e forza”; ed ancora “Perché ce l’hai con Leone? A me pare uno all’altezza. Penso che per l’UniCal potrebbe essere un danno perdere Leone. E magari anche per la Calabria. Ma siamo bravi a buttarci sempre la zappa sui piedi. Credo sia stato un buon rettore. Credo dopo Andreatta il migliore”.

A costoro è bene dire subito, che grazie ai mezzi di comunicazione, si è creato il culto della persona trascurando l’effetto autonomia, parte integrante delle Università, come già sottolineato nel messaggio dei professori Cersosimo e Costabile, che assegna per legge, compiti, tempi e durata del mandato, sia per i direttori di dipartimento che del Rettore.

Avere istituito il corso di laurea in Medicina Chirurgia Tecnologie Digitali, perché questo era il motivo principale legato alla presentazione dell’emendamento di proroga del mandato, è stato per il rettore Leone un merito parziale pari al 40%, mentre il 60% è frutto di un lavoro ultra trentennale, iniziato dal prof. Pietro Bucci e portato avanti dal prof. Sebastiano Andò e della sua equipe di collaboratori, che hanno creato un’area medica di prestigio a livello nazionale in ambito Università della Calabria, con un corpo di docenti e ricercatori da fare invidia alla stessa Università di Catanzaro, e di ciò nulla è stato detto dagli operatori del mondo dell’informazione.  Altra cosa sono poi gli arrivi dei cosiddetti luminari di chiara fama del settore medico arrivato per dare corpo, in ambito didattico al corso di laurea in medicina, e specialistico professionale nel policlinico universitario (già azienda Ospedaliera Annunziata) che merita la costruzione di una appropriata nuova sede.

Un altro merito da riconoscere al Rettore Leone è la scelta di avere incrementato l’attivazione dei corsi di laurea in lingua inglese, portandoli da tre, attivati dal Rettore Gino Mirocle Crisci, a dieci, che hanno fatto arrivare nel Campus universitario un buon numero di studenti stranieri provenienti da vari Paesi del mondo, anche grazie ad accordi stipulati con Atenei esteri per effetto della collaborazione dei suoi delegati ai rapporti internazionali ed alle borse di studio legate agli stessi studenti meritevoli; nonché al buon funzionamento dell’area internazionale e di coordinamento istituzionale Erasmus+. Per quanto riguarda poi i piazzamenti di prestigio ottenuti nei vari sondaggi internazionali per le attività di ricerca, il merito è di esclusiva appartenenza dei vari gruppi e coordinatori delle aree che hanno lavorato intensamente per mantenere alto il loro prestigio di ricercatori e di conseguenza dell’Università di appartenenza.

Se ci sono dei meriti nel periodo del rettorato del prof. Leone ci sono anche dei demeriti, che hanno fortemente penalizzato il presente e il futuro dell’Università, sfuggiti ai più che non conoscono i contenuti storici e programmatici della nostra Università. Partiamo con il primo demerito che ha una data precisa che coincide con il suo insediamento avvenuto nel mese di novembre 2019:

 1) Non è stata spesa una sola parola per lo scippo perpetrato a danno dell’UniCal per il blocco ed il congelamento, ad opera del presidente f.f. della giunta regionale Spirlì, circa il progetto della metropolitana leggera di collegamento Università della Calabria/Rende/Centro storico di Cosenza. Lavori, che in base alla gara di appalto, per un importo di 160 milioni di euro, grazie all’interessamento del presidente Mario Oliverio, dell’assessore Roberto Musmanno e del rettore Gino Mirocle Crisci, che ne aveva previsto come capolinea la stazione ferroviaria di Settimo di Montalto Uffugo, al servizio della cittadella universitaria, dovevano essere ultimati entro il 2023; 

2) La netta chiusura dei rapporti esterni all’Università, come dichiarato pubblicamente fin dalla sua cerimonia d’insediamento, estesi anche all’interno dell’Ateneo, mantenuti tutt’ora, in cui qualsiasi richiesta d’incontro per motivi legati alla stessa Università sono state respinte con la formula “per non creare un precedente”, penalizzando così il valore dell’UniCal di essere considerato un Campus residenziale, proprio per effetto dei rapporti sociali; 

 3) La mancanza di tali rapporti non ha consentito di aprire un canale di collaborazione con professionisti, enti, istituzioni, mondo della politica locale, per utilizzare al meglio i fondi del PNRR che arrivavano dall’Europa e programmare il completamento dei lavori di cui ai progetti Gregotti e Martensson, bloccati sulla collina Vermicelli/Rocchi fin dal 2007;

 4) Il totale silenzio sulla celebrazione del 50° anniversario della nascita dell’Università della Calabria, che tra il 2021 e il 2023, con eventi diversi, poteva essere una straordinaria occasione per creare un rapporto intenso e vivo, anche di collaborazione, con i propri laureati e loro famiglie, nel fare il punto sulla  propria storia dei primi cinquant’anni, aperta al contributo e conoscenza della società, della quale ne  fa parte, per costruire insieme e collaborare in modo sinergico nel compimento del suo progetto e trovare il modo come meglio attuare delle politiche sociali, culturali, economiche per il bene dei giovani, in modo da favorirne il loro stato occupazionale con la realizzazione di nuove opere, nonché  della collettività;

 5) un silenzio manifestato anche di fronte allo smistamento, da parte del presidente della Regione Occhiuto, di un residuo finanziario di 68 milioni di euro, giacenti nelle casse della Regione, che facevano parte dei 160 milioni di euro destinati alla realizzazione della metropolitana UniCal/Cosenza, a sostegno del completamento della metropolitana Germaneto/Catanzaro.  Un dirottamento che ha cestinato la promessa fatta dal presidente f.f. Spirlì, che nell’accogliere le insistenze della parlamentare europea Laura Ferrara, che chiedeva il blocco dei 160 milioni di euro per destinarli ad opere di sostegno delle piccole medie imprese e a interventi mirati alla lotta contro il Covid-19, si impegnò ad un recupero dei fondi in altra data futura;

6) la scarsa attenzione riservata al disegno di legge regionale che prevedeva la fusione dei comuni di Rende, Castrolibero e Cosenza in città unica depennando parte del territorio vincolato per la realizzazione del progetto Gregotti/Martensson fino in località Settimo di Montalto Uffugo, da cui, secondo il pensiero del primo Rettore dell’Università della Calabria, prof. Beniamino Andreatta, bisognava partire nel creare la “Grande Cosenza”, estesa su un’area urbana unica. (Continua) (fb)

 

“Houston, abbiamo un problema”, che inizi una nuova avventura per rendere più grande l’Unical

di FRANCO BARTUCCI – Bocciato e ritirato da Forza Italia al Senato l’emendamento costruito per prorogare il mandato del Rettore Nicola Leone fino al 31 dicembre 2027, per la comunità (docenti, non docenti e studenti) dell’Università della Calabria inizia, come il finale del film “Via col vento”, un “Nuovo giorno”, con l’auspicio che sia impostato per vivere una nuova avventura nella costruzione di una Università a dimensione umana e più grande.

Intanto è bene partire da una considerazione e valutazione dei fatti, trattandosi per noi giornalisti che viviamo l’anno Giubilare della “Speranza”, che deve avere, su invito di Papa Francesco, come motivazione forte la ricerca della “verità”, per raccontarla e testimoniarla in modo da partecipare alla realizzazione di una società più giusta ed equa e a maggior ragione una comunità universitaria.

Parto dai numerosi colloqui e messaggi ricevuti, all’indomani della conclusione della vicenda, da conoscenti ed amici che mi hanno posto questa prima domanda: “Perché Latorre sì e Leone no?”. Come noto il Rettore Giovanni Latorre nel 2004 portò, in virtù della legge sull’autonomia universitaria del 9 maggio 1989, n. 168 e del suo secondo statuto del 1997 e, quindi, del 2004, il Senato Accademico allargato a modificare l’articolo che prevedeva la durata e il numero dei mandati rettorali. Venivano, infatti previsti due mandati con durata quadriennale ed il senato accademico allargato ne autorizzò un terzo di durata quadriennale, che fece regolarmente, con l’aggiunta di altri due anni per effetto dell’entrata in vigore della legge di riforma universitaria, nota come legge Gelmini, del 30 dicembre 2010, n. 240.

Una legge, quest’ultima, che ha stabilito la durata del mandato rettorale in sei anni massino, così come è stata la durata del mandato del Rettore Gino Crisci dal 2013 al 2019. Con un aggravante a parer mio, che penalizzò le specificità e gli effetti della legge istitutiva dell’Università della Calabria, che nessuno seppe difendere e tutelare all’epoca.

Mi riferisco alla chiusura delle Facoltà a vantaggio dei dipartimenti che da 21 furono scesi a 13, ma soprattutto con l’eliminazione del consiglio di amministrazione del Centro Residenziale che ne faceva perdere per molteplici aspetti la sua autonomia gestionale, tradendo così il suo progetto originario. Alla luce di tutto ciò, quel terzo mandato del rettore Latorre, cercato con la modifica dell’articolo specifico dello Statuto, è stato di scarso mordente che ha influito nei rapporti e sulle tensioni ideali dello stesso Ateneo.

Mentre la modifica dello Statuto per consentire al rettore uscente Latorre il terzo mandato fu un fatto interno all’Università ampiamente dibattuto democraticamente, attraverso le assemblee di ateneo e gli stessi organismi accademici e studenteschi, l’emendamento della proroga del rettore Leone non è stato altro che un accordo segreto tra lo stesso rettore e il presidente della regione Roberto Occhiuto dando valore al contenuto della lettera dei professori Cersosimo e Costabile, di cui a seguire.

L’emendamento predisposto dai tre senatori di Forza Italia su sollecitazione del Presidente della Giunta regionale della Calabria, Roberto Occhiuto, è stato con precisione contestato attraverso una lettera che i professori onorari Domenico Cersosimo e Antonello Costabile hanno inoltrato ai colleghi del corpo accademico dell’UniCal, nella quale riconoscevano la gravità dell’iniziativa, invitandoli ad esprimere tutta la loro contrarietà: «La proroga biennale, per legge, del mandato rettorale – hanno scritto – rappresenterebbe, comunque la si voglia intendere, un “commissariamento” dell’Unical: infatti, la fonte di legittimazione democratica del Rettore passerebbe dal corpo elettorale dell’Ateneo (docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studenti) direttamente alla politica nazionale, stravolgendo le regole elettorali che presiedono a tale incarico. Si tratterebbe, dunque, di un grave vulnus istituzionale, di una sospensione immotivata del diritto della comunità accademica di scegliere, attraverso il voto, il proprio Rettore». (Continua) (fb)

“Houston, abbiamo un problema”, non tutto il male viene per nuocere

di FRANCO BARTUCCI – Ad oggi, dopo il ritiro di Forza Italia dell’emendamento “farlocco” che prevedeva, fuori dalle regole stabilite per legge, una proroga del mandato rettorale del prof. Nicola Leone, si può dire che dopo la tempesta la quiete è subentrata nel Campus universitario di Arcavacata.

Resta il fatto che quanto accaduto è molto grave e voglio ringraziare pubblicamente, sia il rettore Leone che il Presidente Roberto Occhiuto, perché attraverso il loro comportamento hanno denudato i veri problemi che esistono all’interno dell’Università. Certo il rettore pensava a Medicina, mentre i problemi dell’Università, come abbiamo visto e descritto in precedenza sono altri e gravi, quasi a dimenticare che la nostra Università ha delle specificità che altre non hanno, come il Campus universitario (pur non ancora realizzato secondo lo spirito della legge istitutiva), che obbliga comportamenti sociali ed umani molto alti per essere lievito in una società che vi vive attorno.

Questa vicenda è stata, per come condotta, la vittoria della trasparenza (che si può dire sia nata nell’UniCal per merito del suo primo Rettore Beniamino Andreatta, che ha preteso di inserire nel primo Statuto del 1971 un apposito articolo), in quanto abbiamo reso trasparente la lotta per annullare l’emendamento “farlocco”, che doveva essere inserito in un decreto “milleproroghe”, noto negli anni quale documento delle segretezze.

Certo c’è stata una vittoria del buon senso, capitata guarda caso in giorni storici importanti dell’UniCal, che tutti hanno dimenticato ed è grave: come il 25° anniversario del silenzio del prof. Beniamino Andreatta, primo rettore della nostra università, grande maestro, accademico, politico e statista di profonda umanità che ci ha lasciato in eredità un capitale di cose e di valori che rimangono ad insegnamento per il presente ed il futuro; nonché il decimo anniversario della scomparsa del prof. Jacques Guenot, che come preside della facoltà di Ingegneria, conferì nel mese di novembre 1991 la laurea “honoris Causa” in ingegneria gestionale all’imprenditore Silvio Berlusconi, non ancora in politica, che in quella circostanza lanciò agli studenti parole incoraggianti e di apprezzamento che ci hanno aiutato a non farci sentire soli ed insistere nel raggiungimento della meta: «Queste opere vanno fatte vedere.  Sono stupito e felice. Complimenti. Auguri Calabria».

«Preparatevi bene, non temete di osare e battetevi per raggiungere quello che sembra impossibile raggiungere. Provate, riprovate, lavorate anche quando gli altri riposano e vedrete che il successo sarà vostro. Io, da oggi, vi sarò più vicino, sarò più vicino a questa Università del profondo Sud».

Ecco ciò che è stato fatto in questi giorni per ottenere il risultato che abbiamo raggiunto.

Ma ciò che più di tutto, al di sopra delle varie analisi e considerazioni politiche che sono state fatte, ad emergere con chiarezza e luminosità in quei momenti di solitudine, ma anche di grande “Speranza”, e siamo nell’anno Giubilare, sono state ancora una volta le parole del nostro primo Rettore Beniamino Andreatta, che nel 20° anniversario della nascita dell’UniCal, nel mese di aprile 1991, ci ebbe a dire: «Come vorrei vedere un drappello di studenti impegnati in manifestazioni di lotta al cambiamento per l’affermazione di diritti civili e per la costruzione di una società moderna e umana. Bisogna dimostrare che l’Università è il mondo del futuro e che le forze migliori del Paese esprimono la propria negazione al sistema di violenza, impegnandosi nelle grandi battaglie civili per la costruzione di una società moderna e migliore».

Non dico altro se non invitare l’intera comunità dell’Università della Calabria ad uscire da quelle grotte in cui si è rintanata in questi anni perdendo il loro ardore di essere una comunità viva e di considerare da subito che un nuovo giorno, una nuova era, è apparsa all’orizzonte. Acchiappatela e portate a termine un grande sogno che ci hanno lasciato i padri fondatori, una “Università compiuta” nei suoi giusti confini in una “Grande Cosenza” ancora tutta da costruire dopo oltre cinquant’anni. Un invito che vale per il Presidente Roberto Occhiuto, che ringrazio ancora per il gesto di amore finale come avevamo augurato nel nostro servizio di ieri, nonché l’intera classe politica ed istituzionale cosentina affinché si crei un tavolo immediato di lavoro per definire insieme la nascita della Grande Cosenza.

Stia tranquillo il Presidente Occhiuto, prendendo atto e consapevolezza che le Facoltà non esistono  in quanto cancellate dalla legge Gelmini del 2010, l’Unical anche con un nuovo Rettore o  Rettrice continuerà a svolgere il suo ruolo di crescita e sviluppo per sé stessa e la Regione. Potranno sorgere il policlinico universitario, l’alta velocità con tracciato interno Praia/Tarsia/Cosenza/Lamezia, la metro ed altre opere ancora. Basta che stia vicino e si metta in ascolto di chi vive oggi nell’Università non avendo il culto dell’io, ma del noi. 

A chiusura di questa esperienza sarebbe opportuno e bello che i docenti di buona volontà promuovessero all’interno dell’Università, come la stessa istituzione, seminari ed incontri per presentare l’ultimo numero della rivista Arel interamente dedicata alla figura del Rettore Beniamino Andreatta, pubblicata nel 25° anniversario del suo silenzio, ed entrare così nella conoscenza delle radici storiche dell’UniCal. (fb)        

RENDE (CS) – Il 5 marzo si presenta il libro “Diritto e ragion pratica”

di ELIA FIORENZA – Il 5 marzo 2025, alle 10.30, si terrà la presentazione del libro “Diritto e ragion pratica” del prof. Francesco Viola, presso l’università della Calabria, nel dipartimento di scienze aziendali e giuridiche (DiScAG). L’evento offrirà l’opportunità di approfondire una riflessione sul diritto, non solo dal punto di vista teorico, ma anche nella sua dimensione pratica, come si manifesta nella vita quotidiana.

Il volume del prof. Viola esplora il diritto come una prassi che si sviluppa in contesti sociali reali, evidenziando le sue implicazioni e connessioni con le precomprensioni e i pregiudizi che lo attraversano.

In questo senso, l’autore propone un approccio narrativo che intende cogliere la “vitalità” del diritto, considerandolo non solo un insieme di concetti e teorie astratte, ma anche un fenomeno che prende forma attraverso l’esperienza concreta.

La presentazione sarà organizzata in forma di colloquio-intervista, in cui il prof. Viola dialogherà con un giusprivatista per offrire una visione completa del diritto come pratica effettiva. A introdurre l’evento ci saranno i saluti della professoressa Patrizia Piro, prorettrice dell’Unical, e del prof. Franco Ernesto Rubino, direttore del DiScAG.

Seguiranno gli interventi di esperti del settore, tra cui il prof. Giovanni Perlingieri dell’università Sapienza di Roma, e il prof. Gian Pietro Calabrò, già ordinario di filosofia del diritto. L’incontro sarà coordinato dalla professoressa Giovanna Chiappetta, coordinatrice della sezione Calabria della SISDiC, e vedrà anche gli interventi del prof. Antonio Cilento (universitas Mercatorum) e della professoressa Alessia Fachechi (Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli).

L’evento rappresenta un’opportunità di confronto e discussione sul diritto e la sua applicazione nella realtà sociale, e si rivolge a tutti coloro che sono interessati ad approfondire il legame tra teoria e pratica giuridica. (ef)

Ritirato l’emendamento per proroga del mandato rettore UniCal

di FRANCO BARTUCCI – I tre senatori di Forza Italia hanno ritirato l’emendamento per la proroga del mandato del Rettore dell’Unical, Nicola Leone. L’emendamento era sostenuto dal Presidente della Giunta regionale della Calabria, Roberto Occhiuto, e aveva come obiettivo la proroga del mandato del Rettore Nicola Leone, in scadenza il prossimo 31 ottobre 2025, fino al 31 dicembre 2027, imponendo all’intera comunità universitaria (studenti, docenti e non docenti) una presenza dirigenziale nell’Ateneo fuori dal comune, dalle regole e in contrasto con le leggi sull’autonomia 9 maggio 1989, n. 168, sugli Statuti dell’Università del 1997 e del 2004, nonché della legge di riforma universitaria, nota come legge Gelmini, n° 240 del 30 dicembre 2010, che fissava la durata dei mandati rettorali in due (tre più tre) con durata massima di sei anni.

Il pomeriggio di ieri sono state ore di attesa, di ansia e forte preoccupazione sull’esito dell’approvazione o meno dell’emendamento, il cui risultato era incerto per il fatto che giungevano notizie preoccupanti, dovute ad un interessamento di sostegno dello stesso governo.

Non avevamo la certezza di appoggi in quanto a denunciare con articoli quasi quotidiani la gravità e la illegalità dell’emendamento e il danno che si arrecava all’Università e alla sua storia, grazie a Calabria live, siamo stati quasi da soli, trovando nei quotidiani un disinteresse quasi totale nel non interessarsi della vicenda, se non il Quotidiano, attraverso la rubrica di Opinioni e Commenti, con interventi prima di Annarosa Macrì, che ringrazio pubblicamente, ed in ultimo del direttore Massimo Razzi; mentre ho trovato attenzione soltanto in due giornali web Corriere della Calabria e Quicosenza. it, che si sono interessati della lettera appello rivolta all’intero corpo accademico dell’Università dai professori Domenico Cersosimo e Antonello Costabile, che hanno trovato il modo di spiegare ai colleghi la gravità che si creava con quell’emendamento e quindi di mobilitarsi nel respingere quell’azione politica a tutela della propria autonomia e della buona immagine dell’Università della Calabria.

Una lettera che mi porta a ringraziare i due professori onorari, che non mi ha fatto sentire solo nel perorare la causa della legalità e della coscienza democratica all’interno dell’Ateneo e per questo andrebbero ringraziati dall’intera comunità universitaria in quanto, di fronte ai pensieri dell’opinione pubblica, ha salvato la loro dignità e la stessa immagine dell’università di fronte il silenzio quasi totale, anche se in diversi si sono mobilitati riservatamente. Un grazie ai sindacati Cgil, Snals e Unione Sindacale Autonoma, che hanno fatto conoscere la loro posizione di forte condanna dell’emendamento proroga mandato del Rettore.

Sono state ore di attesa, che mi hanno portato a ripensare ai miei trentasei anni di lavoro nell’UniCal ed alle varie situazioni che sono intervenute nell’arco di questi lunghi anni, a partire dal Rettore Beniamino Andreatta, per finire al Rettore Giovanni Latorre. Ho avvertito fortemente la vicinanza dei pensieri e del lavoro svolto dal Magnifico Andreatta, maestro e progettista, che in quattro anni di permanenza tra di noi ci ha creato e lasciato in eredità un meraviglioso progetto di Campus inserito nel contesto di una “Grande Cosenza”.

Come avrebbe reagito di fronte a tale scempio politico? Mi è ritornato in mente l’Andreatta politico, ministro, docente e Rettore, visto il 5 aprile 1991 nell’aula “Umberto Caldora”, in occasione delle celebrazioni del 20° anniversario della nascita della nostra Università, che parlando delle finalità e specificità dell’Università, quale luogo di discussione, dialogo e lotta, nella salvaguardia della sua identità, ebbe a precisare la necessità di creare manifestazioni in forma attiva, contro la degenerazione della criminalità organizzata: «Mi piacerebbe vedere il Rettore dell’Università della Calabria – disse in quella circostanza – dietro ogni feretro di morto ammazzato in Calabria; così come vorrei vedere un drappello di studenti partecipare al dolore ed ai funerali dei morti uccisi come risposta e manifestazione di lotta al cambiamento per l’affermazione dei diritti civili e per la costruzione di una società moderna e umana. Non mi dispiacerebbe che nello Statuto si dica che un presidio dell’Università parteciperà a qualunque funerale di persona uccisa per dimostrare che l’Università è il mondo del futuro e che le forze migliori del Paese esprimono la propria negazione al sistema di violenza e di morte, impegnandosi nelle grandi battaglie civili per la costruzione di una società moderna e migliore».

Ecco il migliore Andreatta che ricordo: la sua umanità e la sua bontà che si legavano al grande progetto di legame forte tra l’Ateneo ed il territorio in cui essa operava per una società giusta ed anch’essa umana. Un emendamento che in prospettiva portava all’annullamento del grande progetto e del suo grande sogno di vedere in essa una comunità viva e socialmente attiva nella frequentazione dei rapporti per la creazione di una comunità, avendo il suo campus residenziale, chiamata a dare prova di buon governo e partecipazione attiva nella sua gestione.

Di fronte al pericolo di distruzione di quel disegno innescato da tre senatori di Forza Italia e dal presidente della Regione, stranamente il mio pensiero è andato, guarda caso a Silvio Berlusconi, che a distanza di poco più di sette mesi di quello stesso anno e precisamente il 27 novembre 1991, la Facoltà di Ingegneria, con preside il prof. Jacques Guenot, e Rettore il prof. Giuseppe Frega, gli conferiva la laurea “honoris causa” in Ingegneria gestionale, lasciando alla fine della cerimonia ai giovani, al mondo universitario e alla Calabria, delle parole e dei pensieri, che avrebbero potuto essere di aiuto ai promotori forzisti dell’emendamento in questione a capire che non si poteva infangare quei luoghi e l’istituzione stessa universitaria, adducendo dei motivi non attinenti al ruolo e funzioni della stessa Università.

«Queste opere vanno fatte vedere, vanno portate all’attenzione nazionale in primo piano. Certo forse fanno meno notizia, non fanno vendere tante copie di giornali così come parlare dei delitti di mafia. Sono stupito e felice. Complimenti. Auguri Calabria».

«Preparatevi bene, non temete di osare e battetevi per raggiungere quello che sembra impossibile raggiungere. Provate, riprovate, lavorate anche quando gli altri riposano e vedrete che il successo sarà vostro. Io, da oggi, vi sarò più vicino, sarò più vicino a questa Università del profondo Sud. La materia uomo qui non manca, la vostra intelligenza, la vostra cultura saranno le armi vincenti di questa bellissima terra di Calabria».

Dopo le 20 ho avuto conferma che l’emendamento proroga Leone ad “hoc” era stato bocciato dalla commissione istituzionale del Senato e che comunque Forza Italia non lo aveva ritirato. Stamani sul giornale leggo che Fora Italia è orientata a ritirarlo. Spero che lo faccia per come avevamo scritto nel servizio di ieri. Perché l’Università deve essere messa nelle condizioni di creare quello spirito augurato di Andreatta: «Come vorrei vedere un drappello di studenti impegnati in manifestazioni di lotta al cambiamento per l’affermazione di diritti civili e per la costruzione di una società moderna e umana. Bisogna dimostrare che l’Università è il mondo del futuro e che le forze migliori del Paese esprimono la propria negazione al sistema di violenza, impegnandosi nelle grandi battaglie civili per la costruzione di una società moderna e migliore».

Non di meno anche Berlusconi ci ha lasciato una sua testimonianza per il presente, il futuro. Ci ha lasciato un messaggio che bisogna osare per il raggiungimento degli obiettivi giusti e che bisogna amarla. Ecco Presidente Occhiuto, compia questo ultimo gesto di amore e rispetto verso la comunità universitaria ritirando l’emendamento Leone prima dell’approvazione finale del Decreto milleproroghe, che dovrebbe avvenire entro stasera o domani.  (fb)

RENDE (CS) – Giovedì il concerto della pianista Zlata Chochieva

Giovedì sera, alle 20.30, al Teatro Auditorium dell’Unical, si terrà il concerto della pianista Zlata Chochieva.

L’evento rientra nell’ambito della rassegna “Meridiano Sud”.

La raffinata musicista si esibirà in opere di Schumann, Chopin, Rachmaninov e Mendelsshon-Bartholdy.

Zlata Chochieva ha debuttato in pubblico all’età di quattro anni e a sette ha interpretato un concerto di Mozart con orchestra nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca.

Nel corso della sua carriera, la raffinata pianista russa di origine osseta ha calcato i palcoscenici delle più prestigiose sale da concerto del mondo, come l’Herkulessaal di Monaco, il Concertgebouw di Amsterdam, la Philharmonie di Parigi, il Teatro La Fenice di Venezia, il Konzerthaus di Berlino, l’Elbphilharmonie di Amburgo, la Victoria Hall di Ginevra, la Tivoli Concert Hall di Copenhagen, la Casa della Musica di Porto e il Centro delle Arti National Kaohsiung di Taiwan. (rcs)

Houston, abbiamo un problema: Giù le mani dall’Unical con emendamenti che ne turbano l’autonomia

di FRANCO BARTUCCI – La notizia è ufficiale: a proporre l’emendamento salvo proroga del mandato del Rettore Nicola Leone per altri due anni e due mesi fino al 31 dicembre 2027 in scadenza al 31 ottobre 2025 è stato il Presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, con il coinvolgimento consenziente del fratello, sen. Mario Occhiuto e dei senatori Daniela Ternullo (siciliana) e Adriano Paroli (lombardo), tutti di Forza Italia.

Lo ha dichiarato lo stesso presidente in una lunga intervista rilasciata al Quotidiano del Sud e pubblicata nella giornata di ieri, annunciando che tra qualche settimana il commissariamento della sanità calabrese avrà termine, grazie alle politiche degli emendamenti da lui suggeriti e sostenuti, che hanno messo sotto scacco il governo, il quale  ha promesso “mari e monti”, con finanziamenti cospicui mirati a completare i lavori dei tre grandi ospedali di Sibari, Vibo, della piana di Gioia Tauro e poi  la realizzazione del Policlinico universitario da decidere dove realizzarlo se a  Cosenza oppure nell’area territoriale riservata per l’Università dai comuni di Rende e Montalto Uffugo. 

Alleluia, finalmente ci siamo liberati di un pesante fardello e comunque rimane il problema del rientro economico del settore sanitario, che nel caso occorrono uomini e donne professionisti esperti in economia e finanza, quanto anche, per ridare slancio agli ambienti sanitari, esperti di buona gestione amministrativa, ma soprattutto degli ottimi motivatori in grado di ridare al personale medico sanitario in servizio, nei vari reparti ospedalieri entusiasmo e partecipazione nella erogazione dei servizi e tra di questi collocherei le figure  dei comunicatori e assistenti sociali, per portare tanta umanità  ed accoglienza nel rapporto degenti e familiari con le equipe mediche in servizio, non trascurando tutte quelle problematiche che di volta in volta si presentano nella risoluzione di pratiche connesse al loro stato sociale.

In questo caso cosa fa il presidente della Giunta regionale della Calabria, Roberto Occhiuto, per sanare il disastro economico finanziario del Settore sanitario calabrese? Fa presentare un emendamento farlocco ed illegale al Senato per il decreto milleproroghe, in aggiunta all’emendamento finalizzato alla dichiarazione di conclusione del commissariamento sanitario nella nostra regione, che prevede il prolungamento del mandato del Rettore Nicola Leone solo perché è stato bravo nel dare il via all’istituzione del corso di laurea magistrale in Medicina/Chirurgia Tecnologie Digitali, giunto al secondo anno, nell’Università della Calabria.

Non solo questo, quanto di avere impostato una programmazione finalizzata a portare all’Unical dei luminari della medicina ed impiegarli nel doppio rapporto e funzione di docenza per il corso di laurea in Medicina e poi di utilizzo in ambito ospedaliero (considerato Policlinico universitario) con l’ esercitazione delle loro professionalità mediche  specialistiche nei vari ambiti.

A tal proposito si parla dell’Annunziata dii Policlinico universitario e dopo oltre un anno dalla sottoscrizione dell’accordo ad opera del commissario dell’azienda ospedaliera, del rettore, del commissario dell’Asp di Cosenza e del Presidente della Regione Occhiuto, per chi entra in quel complesso sanitario, per varie ragioni, non trova un contesto tipico di Policlinico universitario e nemmeno i medici come gli infermieri, che vi prestano servizio, hanno contezza di un Policlinico Universitario. La strada è ancora lunga e non basteranno i due anni di proroga previste per il Rettore Leone, come anche i restanti anni di questo primo mandato del Presidente Occhiuto.

Andiamo alla intervista che il Presidente Occhiuto ha rilasciato al Quotidiano del Sud, ed alle due domande che la brava ed esperta giornalista Maria Francesca Fortunato, gli ha posto circa il ritiro o meno degli emendamenti. La sua risposta è stata che non li avrebbe ritirati in quanto il primo prevede l’uscita dal commissariamento con il conferimento di poteri speciali, mentre quello dei rettori – dice – è a parte. Cosa significa questo “a parte” resta nella sua interpretazione; mentre è con la risposta alla seconda domanda che ne scaturisce un pensiero sfumato, molto debole nella conoscenza delle problematiche universitarie, regolamentate dalle leggi chiarissime, come quella che ne ha riconosciuto l’autonomia con la legge 9 maggio 1989, n° 168, art. 6, che ha avuto un ultimo aggiornamento, pubblicato il 25 novembre 2016; segue nel 1997 l’acquisizione degli articoli di legge nel secondo statuto dell’UniCal con un aggiornamento ancora nel 2004; poi arriva la legge Gelmini del 30 dicembre 2010, n. 240, che stabilisce, oltre alla chiusura delle Facoltà e alla riduzione dei dipartimenti, con un accorpamento, portandoli, nel caso dell’UniCal da 21 a 13, la durata dei mandati dei rettori fissati in due di tre anni per una durata complessiva di sei anni, che nel caso del Rettore Leone avranno termine il prossimo 31 ottobre 2025.

Leggiamo insieme la risposta rilasciata dal presidente alla seconda domanda: «In questa regione si alimentano dibattiti surreali. Il giorno prima il rettore UniCal è il migliore della storia (sondaggio de LaCNews? Si consiglia all’emittente di fare un secondo sondaggio per vedere cosa ne pensano i calabresi dell’emendamento ad hoc presentato per prorogare illegalmente il mandato), il giorno dopo diventa un problema prorogarlo. Proroghiamo perché c’è un progetto, che è la facoltà di medicina a Cosenza che sarà la leva principale per migliorare l’assistenza ospedaliera. Non sarebbero venuti la Melfi, Schmidt e altri medici e luminari che l’Università della Calabria sta cercando di acquisire. Ricordo che l’Ospedale di Cosenza era indicato come il peggiore d’Italia, ora può diventare un luogo con eccellenze capaci anche di sviluppare mobilità attiva. Per ciò penso che questo emendamento abbia una sua ragione di essere. Perché tutte le interlocuzioni che Leone sta avendo con i luminari rischierebbero di ritardare se ci fosse una cesura dovuta alla fine della sua gestione».

Ricordate la famosa canzone di Mina, molto bella e bravissima nel cantarla, “Parole, parole, parole…”. Ma quella canzone parlava di amore che non trovo in questo comportamento e pensieri espressi. La politica vera è servizio e questo deve essere fatto agendo in umiltà che non vedo in questo suo dire. Anzitutto non è altro che una commistione tra ospedale e Facoltà.

Non ha ancora capito che l’Università della Calabria non ha una Facoltà di Medicina in quanto chiuse dalla legge Gelmini del 2010, di cui sopra, e poi ha un corso di medicina, chirurgia tecnologie digitali con una anzianità di appena due anni, nonché scienze infermieristiche di poco più di un anno di vita, i cui studenti non hanno al momento aule sufficienti e sono costretti a fare lezione nei cinema. Anzi qualcuno di loro mi ha riferito circa la frequentazione a Cosenza nel complesso San Domenico che per loro non lo vedono adatto e preferiscono vivere la loro esperienza di studio nel campus di Arcavacata. Hanno pure parlato di grande tradimento.

Quante cose ci sarebbero da dire su questo rapporto politica- università e quanti danni le sono state arrecate in questi ultimi tre anni: il disinteresse totale nell’approfittare del Pnrr per ottenere dei fondi sufficienti a completare il progetto Gregotti Martensson, che prevedeva tra l’altro degli edifici da destinare alle scuole di specializzazione a cominciare ad esempio con la scuola di medicina che oggi non ha; il dirottamento di 68 milioni di euro, finalizzati alla realizzazione della metropolitana UniCal/Rende/Cosenza, al completamento della metro Germaneto/Catanzaro; per ultimo la distruzione evitata con il referendum del disegno di legge per la città unica che ne tagliava in due il progetto dell’UniCal, come detto più volte, con l’esclusione del territorio di Settimo di Montalto Uffugo.

Assume in questo caso un valore enorme la lettera che i professori Cersosimo e Costabile, “docenti onorari” in quiescenza, hanno indirizzato al corpo dicente dell’Ateneo, affermando: «Riteniamo tale proposta una profonda lesione dell’indipendenza del nostro Ateneo e della sua stessa credibilità di prestigioso e autonomo presidio scientifico e sociale. La proroga biennale, per legge, del mandato rettorale rappresenterebbe, comunque la si voglia intendere, un “commissariamento” dell’Unical».

Presidente Occhiuto ne prenda atto e ritiri prima che sia troppo tardi questo emendamento farlocco, che per dire il vero, per effetto del grande clamore che si è creato, non credo che la Commissione Istituzionale del Senato potrà mai accettarlo, anche per effetto di “non dover creare un precedente”, che nell’UniCal da qualche anno è di casa.  Da non trascurare poi quanto ci dice il prof. Galileo Violini nel suo intervento pubblicato ieri da Calabria Live.

Quanto è accaduto è molto grave, ma lo è altrettanto il silenzio, l’immobilismo e l’attesa in cui è entrata la comunità universitaria, che la lettera dei due docenti onorari, ne ha con le domande poste al rettore imposto un comportamento liberatorio, che deve servire per dare un segnale di risveglio attraverso gli organi statutari: il corpo accademico che sarebbe bene convocare mediante l’intervento del Decano; l’assemblea di Ateneo, il senato accademico degli studenti, che insieme alle Organizzazioni Sindacali attive e presenti nell’Ateneo debbono pure concordare e chiederne al Rettore la convocazione.

Il non farlo significa mettere in gioco la democrazia e la propria credibilità, annullando tutte le specificità e la storia di lotta delle tre componenti messe al servizio della crescita della stessa Università nell’arco dei suoi primi 48 anni di vita, che debbono essere d’insegnamento e di stimolo per le nuove generazioni.    (fb)

“Houston, abbiamo un problema”, Finalmente il silenzio è rotto all’uniCal sull’emendamento prolungamento mandato rettore

di FRANCO BARTUCCI  – Finalmente il silenzio assordante in cui è entrata l’Università della Calabria, soprattutto il corpo docente, gli studenti e le strutture dipartimentali, con l’emendamento farsa predisposto da tre senatori di Forza Italia ed approvato dalla Commissione Costituzionale del Senato, che prevede il prolungamento del mandato del Rettore Nicola Leone, con scadenza al prossimo 31 ottobre 2025, fino al 31 dicembre 2027, è terminato grazie ad una lettera dei professori onorari, Antonello Costabile e Domenico Cersosimo, che attraverso l’agenzia di comunicazione interna “Il Messaggero”  hanno rivolto all’intera comunità di docenti dell’Ateneo una lettera con la quale chiedono di intervenire nel respingere tale azione politica a tutela della propria autonomia e della buona immagine dell’Università della Calabria.

Questo il testo della lettera che riportiamo a seguire integralmente:

«La lettura dell’emendamento dei senatori Ternullo e Paroli, che propone di fatto la proroga di due anni – dal 31 ottobre 2025 al 31 ottobre 2027 – del mandato del Rettore dell’Unical, ci ha lasciato stupefatti e sentiamo il dovere, per la storia e per le prospettive della nostra Università, di comunicare che riteniamo tale proposta una profonda lesione dell’indipendenza del nostro Ateneo e della sua stessa credibilità di prestigioso e autonomo presidio scientifico e sociale. La proroga biennale, per legge, del mandato rettorale rappresenterebbe, comunque la si voglia intendere, un “commissariamento” dell’Unical: infatti, la fonte di legittimazione democratica del Rettore passerebbe dal corpo elettorale dell’Ateneo (docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studenti) direttamente alla politica nazionale, stravolgendo le regole elettorali che presiedono a tale incarico. Si tratterebbe, dunque, di un grave vulnus istituzionale, di una sospensione immotivata del diritto della comunità accademica di scegliere, attraverso il voto, il proprio Rettore; un precedente che riguarda peraltro soltanto la Calabria (in Molise, l’altra regione potenzialmente interessata dall’emendamento, l’Università ha già convocato le elezioni per eleggere prossimamente il Rettore) e che potrebbe avere, in futuro, ripercussioni negative sull’intero sistema universitario nazionale.

Non sono chiare le ragioni che spingono i due senatori, del tutto estranei alle vicende politiche e sociali della nostra regione, a proporre tale proroga. Nell’emendamento si fa intravedere una confusa connessione tra la proroga, il Piano di rientro dal disavanzo sanitario e la presenza in regione di una Facoltà di Medicina e Chirurgia, senza tuttavia illustrare le ragioni sottostanti a tale presunta connessione funzionale. A leggere l’emendamento, sembra che l’ipotetico nesso non sia altro che un semplice espediente per provare a “giustificare” la continuazione del mandato elettorale oltre la sua scadenza naturale. D’altro canto, anche se fosse comprovata la bontà del nesso, la proroga del Rettore sarebbe sostanzialmente inutile, dal momento che il Corso di Medicina dell’Unical, avviato lo scorso anno accademico, continuerebbe in ogni caso ad operare senza alcuna interruzione e, dunque, a fornire il suo potenziale “aiuto” alla risoluzione dei molteplici problemi della sanità calabrese.

Perché, allora, questa necessità di confermare il Rettore per altri due anni, sospendendo così l’ordinario processo statutario dell’Unical? Se l’intento è quello di valorizzare a tutto tondo le qualità del prof. Leone –  che, per inciso, abbiamo entrambi appoggiato nella campagna elettorale del 2019 e che uno di noi ha sostenuto per anni come suo delegato – per affrontare al meglio, grazie al suo determinante contributo, la disastrata situazione sanitaria regionale, ci sono altre vie percorribili alla scadenza del suo attuale incarico (ad esempio, all’interno della struttura commissariale oppure con altri incarichi di prestigio), senza bisogno di ricorrere ad una proroga. Nelle democrazie, vale la pena rammentarlo, la forma (che oggi nell’Unical consiste nella possibilità degli elettori di valutare con il loro voto l’operato di chi ha governato e di scegliere il nuovo rettore, a maggior ragione dopo anni che hanno visto profondi cambiamenti nell’assetto dell’Ateneo) coincide con la sostanza. Nel nostro caso, cedere su questo principio significherebbe rinunciare alla nostra autonomia e diventare dipendenti dal potere politico, come pure è accaduto in diverse università italiane, con esiti nefasti.

Per tali ragioni, siamo fiduciosi che il Rettore possa rassicurare l’intera comunità Unical sull’estraneità del nostro Ateneo alle manovre politiche che tendono a ledere l’autonomia dell’Università. Così come auspichiamo che il Rettore, nella malaugurata ipotesi che l’emendamento diventi legge, si dissoci formalmente dalla sua applicazione, dichiarando la sua indisponibilità al prolungamento per altri due anni della sua carica e, di conseguenza, avviando nel tempo previsto le procedure per l’elezione del nuovo rettore, così da difendere la qualità dei processi democratici, la dignità e la reputazione dell’Unical.

Il buon nome dell’Unical e i traguardi ambiziosi raggiunti, che il prof. Leone ha contribuito significativamente a rafforzare ed estendere nel suo sessennio rettorale, non possono essere danneggiati da norme che colpiscano la sua autonomia decisionale. L’indipendenza nel campo della ricerca, dell’insegnamento e dell’impegno sociale non esprime superbia intellettuale né ostilità preconcetta verso altri soggetti, bensì il suo opposto, cioè la ferma convinzione che solo nella distinzione e nell’autonomia degli attori pubblici, dei loro compiti e poteri, sia possibile perseguire forme di collaborazione e cooperazione inter-istituzionale efficaci, per affrontare nella maniera più congrua le diffuse e strutturali criticità sociali e istituzionali che frenano il progresso della Calabria».

Firmato con onore a tutela della immagine positiva dell’UniCal da Domenico Cersosimo e Antonio Costabile, docenti onorari del dipartimento Dispes su delibera del Senato Accademico e condivisione del Ministero dell’Università. (fb)

 

L’Unical lancia “Restart”: un progetto su misura per chi vuole riprendere gli studi

Si chiama “Restart” il progetto che l’Università della Calabria ha lanciato per offrire un supporto personalizzato agli studenti e alle studentesse che hanno interrotto il proprio percorso accademico e desiderano rimettersi in gioco.

L’obiettivo è quello di accompagnare gli studenti in tutte le fasi del loro rientro, dalla ripresa dei contatti con l’Ateneo fino al conseguimento del titolo di studio.

Chi vorrà riprendere gli studi riceverà indicazioni precise sul proprio status di studente, su eventuali tasse arretrate e sulla possibilità di accedere al meccanismo della ricongiunzione che potrebbe permettere una consistente riduzione del contributo da versare per riattivare la propria carriera universitaria; godrà, inoltre, di un supporto didattico personalizzato per la definizione del piano di studi e la preparazione degli esami e potrà avvalersi di assistenza psicologica qualora vi siano difficoltà emotive legate al rientro in università.

Al centro di Restart c’è la figura del mentor, un tutor esperto che agevolerà il dialogo con gli uffici preposti e diventerà il punto di riferimento all’interno dell’Ateneo per chi vorrà concludere il proprio percorso di studi. Un servizio “cucito su misura” che parte da un’analisi accurata delle esigenze di ogni singolo studente e studentessa, attraverso colloqui individuali e attività dedicate.

“Restart” è ad accesso libero, ed è rivolta sia a chi si è iscritto negli anni più recenti sia a chi si è immatricolato prima della riforma del “3+2” (Dm 509/1999), vale a dire prima del 2000.

Gli studenti e le studentesse in prossimità della laurea e la cui ultima iscrizione è successiva al 2019, saranno contattati via e-mail dal Mentor. Gli studenti che hanno interrotto gli studi prima del 2019 possono contattare direttamente il Mentor del Dipartimento. (rcs)

Dieci anni fa la scomparsa del prof. Jacques Guenot, già Preside della Facoltà d’Ingegneria dell’UniCal

di FRANCO BARTUCCI – Il 5 febbraio 2015 scompariva a Cosenza all’età di 73 anni il prof. Jaques Guenot, ordinario di Geometria e Matematica dell’Università della Calabria fin dal 1975.

Nato a Renens, nel canton Vaud (Svizzera) nel 1942 all’età di 38 anni arrivò all’Università della Calabria per insegnare geometria agli studenti iscritti ai corsi di laurea della Facoltà di Ingegneria, innamorandosi del progetto innovativo in campo nazionale dell’ateneo di Arcavacata per effetto del numero programmato e della caratteristica residenziale, tanto che nella sua vita, nelle vicinanze del campus universitario, trovò il modo di esercitare una sua passione nella lavorazione e coltivazione di un appezzamento di terreno. Alcuni suoi amici intimi lo definivano “Il professore contadino”. Ma era amato tanto dai suoi studenti per il suo carattere bonario e stimolante nel pensare in grande.

Ebbe l’incarico di assumere le funzioni di Pro Rettore, sia nel periodo di rettorato del prof. Pietro Bucci che del prof. Giuseppe Frega, ma svolse anche le funzioni di Preside della Facoltà di Ingegneria a partire dal 1987. Fu anche consulente del Comune di Crotone per l’istituzione e gestione del “Premio Pitagora”. Collaborò molto con il prof. Francesco Del Monte nell’impostare e lanciare il progetto costitutivo del Cies (Centro di Ingegneria Economica e Sociale). È stato curatore scientifico di una pubblicazione “La canzone d’Aspromonte” scritta in francese e tradotta in calabrese; nonché di un cortometraggio animato computerizzato basato su una intervista improbabile a Buddha, Confucio e Pitagora.

Fu promotore nel 2009 con Aldo Bonifati, padre costruttore dell’Università della Calabria, dell’istituzione dell’Associazione Internazionale “Amici dell’Università della Calabria”, quale strumento e punto di riferimento di mediazione tra la stessa Università ed i propri laureati nel favorire rapporti sinergici di collaborazione mirati alla reciproca valorizzazione nel contesto di una Calabria in crescita mediante iniziative di comune interesse.

«Era un visionario, le cui idee erano forse troppo grandi per la nostra piccola regione», così si è espressa Vita Lentini, una delle sue assistenti. «Guenot si è sempre distinto per il suo operato sobrio e discreto e, non di meno, per le qualità umane e la generosa disponibilità verso i colleghi e gli studenti, per i quali ha rappresentato un esempio di serietà, dedizione e un sicuro punto di riferimento».

«Io ho conosciuto il prof Guenot in due fasi della mia vita: prima da studente di ingegneria e poi negli anni di vita professionale – mi dice Saverino Verteramo, ricercatore e docente di Strategia e Controllo di Gestione presso il Dipartimento Dimeg dell’UniCal – che ho trascorso lavorando presso il Cies, Centro di Ingegneria Economica e Sociale, di cui era fondatore insieme al prof. Francesco Del Monte e vicepresidente». 

«Da studente – ha proseguito – mi affascinava questa figura carismatica che parlava di ‘alberghi megagalattici’ e di ‘salsicciotti’ per spiegare i teoremi dell’analisi matematica e a me, studente proveniente dal classico, sembrava tutto così nuovo e affascinante. Poi queste cose a dire il vero non aiutavano a superare la prova scritta, molto ostica in verità, ma alla fine, quando ho riguardato gli appunti alla fine degli studi, ho capito che i contenuti proposti al primo anno erano realmente di altissimo livello». 

«Quando poi ho cominciato a lavorare al Cies – mi ha detto ancora il prof. Verteramo – ho avuto modo di conoscere il prof. Guenot nella sua quotidianità, nella vastità dei suoi interessi, nella sua curiosità e nel suo modo sempre non banale di affrontare ogni problema, nella sua umanità e bontà. Mi sono rimasti impressi in particolare la sua passione per la Calabria, per la valorizzazione delle sue risorse che, pur da svizzero, erano forse più genuine e sincere di molti di noi calabresi. Il tema dell’innovazione, di come la valorizzazione delle conoscenze e dei saperi potesse diventare un motore per lo sviluppo è forse uno degli aspetti meno conosciuti ma che certamente lo ha appassionato di più negli ultimi anni della sua vita».

Nel cercare altre persone che lo hanno avuto in vita come docente, ricercatore o professionista del suo modo di essere uomo e scienziato incontro Delly Fabiano, sua assistente e oggi professore di analisi complessa, geometria afferente al dipartimento Disu dell’UniCal, che mi dice: «Il suo ricordo onorerà per sempre questa Università che lo ha visto protagonista, innovatore instancabile nella sua opera di costruzione scientifica ed amministrativa. Grandissimo uomo e grandissimo matematico. Rimarrà per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di collaborare con lui e degli studenti che ancora oggi parlano di lui. Indimenticabile Guenot».

A ricordarlo anche il prof. Giuseppe Frega, già Rettore dell’UniCal per tre mandati dal 1990 al 1999, con il quale il prof. Guenot collaborò come Pro Rettore, ma anche come preside della Facoltà di Ingegneria. Il prof. Frega ne ricorda l’impegno durante il mandato rettorale con il prof. Pietro Bucci che insieme nella stessa stanza, in qualità entrambi di pro rettori, diedero un forte impulso al governo dell’Università sotto la guida del compianto prof. Bucci.

Ne ricorda anche la sua dedizione a Preside della Facoltà di Ingegneria, un ruolo che svolse a lungo per circa un decennio (1987/1997) con grande spirito di servizio.

«Fu criticato in ambito universitario e da alcune componenti politiche calabresi per il conferimento della laurea “honoris causa” in ingegneria gestionale”, la cui cerimonia avvenne il 27 novembre 1991. Ma non si può non ricordare – ha detto il prof. Giuseppe Frega, che in qualità di Rettore presiedette quella cerimonia – che nella scorta della sua amicizia con Berlusconi quando scese in campo politico nel 1994, l’UniCal ottenne il finanziamento più cospicuo (236 miliardi di lire) da parte del suo governo, il che ha consentito di compiere un grande salto nella realizzazione del progetto strutturale dell’UniCal».

«Il nostro obiettivo – disse il preside Jacques Guenot, nell’annunciare la decisione presa a maggioranza dal Consiglio della Facoltà di Ingegneria –  è quello di favorire l’inserimento dei giovani laureati nel mondo produttivo, garantire un miglior utilizzo delle professionalità  disponibili, cogliere maggiormente le opportunità territoriali, contribuire alla soluzione dei gravi problemi culturali, sociali ed economici della Regione».

«Verso tale programma  – ha proseguito – debbono sentirsi parte attiva tutte le realtà sane e governative della Regione partendo dagli Enti locali per finire agli Ordini ed agli imprenditori. Si tratta in sostanza di affiancare attivamente la Regione Calabria nel suo sviluppo culturale, sociale ed economico, aiutandola a riconquistare il suo ruolo storico nella comunità internazionale. Perché questo progetto possa avere successo è importante creare dell’Università e della Regione Calabria una immagine forte che passi attraversi la creatività, la fantasia e l’entusiasmo delle persone e il dott. Berlusconi di tutto ciò ne è certamente un esempio in campo nazionale ed internazional».. 

Ancora più precise furono le sue parole durante la cerimonia di conferimento del titolo onorario al presidente Berlusconi: «Credo che questa manifestazione abbia un significato molto importante, anzi più significati. Creare collegamenti tra Nord e Sud che sotto alcuni aspetti rappresentano il passaggio, una prima tappa; cercare di rafforzare e stabilire collegamenti forti tra pubblico e privato; cercare di fare uscire la Calabria e il Mezzogiorno dall’isolamento nel quale si trova confinato. Questi sono i punti per i quali si è portata la scelta della facoltà sul dott.Berlusconi».

Dedico questo mio servizio ricordo soprattutto all’Istituzione Università della Calabria stimolandola a non trascurare la sua storia del passato sul come si è arrivati ad oggi attraverso le figure che hanno lasciato e concorso con il loro agire valori  importanti e patrimonio di continuità.

Una dedica, infine, particolare a tutti quegli ingegneri dell’UniCal che sono passati attraverso la frequentazione, per ragioni di studio ed amicizia con il prof. Guenot, il professore contadino, che sono tanti sparsi in Calabria, in Italia e nel mondo. (fb)