Audizione dell’Usb Calabria nell’ambito dell’indagine per la determinazione dei Lep

La sigla sindacale Usb ascoltata per quanto riguarda la questione Lep. E’ lo stesso sindacato a comunicarlo in una nota.

«Si è tenuta ieri presso la Prefettura di Catanzaro l’audizione della Confederazione regionale Usb con la Commissione parlamentare per le questioni regionali, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla determinazione e sull’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali – è scritto – La delegazione Usb ha ricordato come i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), introdotti con la riforma del Titolo V della Costituzione, dovrebbero rappresentare il criterio per erogare i servizi pubblici relativi ai diritti sociali e civili, ma la definizione di tali livelli è rimasta lettera morta, riaccesa oggi con il dibattito sul DDL Calderoli e l’autonomia differenziata, su cui l’USB tutta si è sempre opposta. Forte è infatti la preoccupazione che il Ddl Calderoli possa aumentare le disparità tra le aree ricche e povere del Paese.
Senza un’adeguata copertura finanziaria i Lep potrebbero solo evidenziare ciò che manca ai cittadini, come accade già con i Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria (Lea) in Calabria. C’è il rischio che, senza finanziamenti sufficienti, i servizi pubblici subiscano ulteriori riduzioni, favorendo le speculazioni private e accentuando le disuguaglianze sociali».

Continua il comunicato: «L’Istat ha confermato le profonde disparità tra Nord e Sud, con il Sud che continua a crescere meno della media europea, principalmente a causa del basso tasso di occupazione e delle tendenze demografiche negative. La mancanza di risorse ha portato alla precarizzazione del lavoro pubblico, con conseguenze negative sui servizi offerti alla popolazione. La situazione nel Sud è aggravata dalla carenza di infrastrutture e servizi, come evidenziato dalla Svimez. Anche nei settori della scuola e della sanità, il Sud è fortemente svantaggiato rispetto al Centro-Nord, con minori risorse finanziarie e risultati più scadenti in termini di salute e istruzione».

«L’introduzione dei Lep, in questo contesto, – conclude Usb – necessiterebbe quindi di ingenti risorse, stimate in 90-100 miliardi per tutto il territorio nazionale, 8 di questi solo in Calabria: inimmaginabile pensare somme simili nell’attuale contesto economico. Per questo USB ritiene che introdurre i Lep “a costo zero” porterebbe ad aumentare le disuguaglianze, favorendo ulteriori tagli e privatizzazioni dei servizi e minacciando quell’uguaglianza sancita dalla Costituzione». (rcz)

L’Orsa e l’Usb partecipano al flash mob per salvare il Porto di Gioia Tauro

Orsa e Usb parteciperanno al flash mob del 17 ottobre per salvare il Porto di Gioia Tauro. Le due organizzazioni sindacali lo comunicano in una nota congiunta.

«Salvare il Porto di Gioia Tauro è una parola d’ordine a cui nessuna sigla sindacale, nessuna organizzazione sociale, può dirsi contraria. Per questo motivo saremo in piazza anche noi davanti ai cancelli del porto gioiese il 17 ottobre prossimo, condividendo le preoccupazioni per il futuro di questa infrastruttura vitale per i lavoratori che in essa operano e per tutta la Calabria – è scritto nel comunicato – Lo facciamo però con la consapevolezza che la discussione attorno all’ets, lo strumento che si è dato l’Unione Europea per ridurre l’emissione di gas climalteranti, sta svelando tutte le ipocrisie e le miopie che stanno dietro alle politiche globali di contrasto all’inquinamento da una parte e a quelle per lo sviluppo del porto di Gioia Tauro dall’altra.
Il trasporto marittimo è oggi il metodo più economico per spostare materie prime e merci, ma ha un alto impatto in termini ambientali. Si stima ad esempio che solamente le grandi navi turistiche in Europa inquinino circa 4,5 volte più di tutte le automobili circolanti nel continente».

Continua la nota: «È evidente come siamo in presenza quindi di problematiche che necessitano di soluzioni urgenti da assumere a livello globale, senza consentire forme di concorrenza sleale tra porti. Il rischio infatti è di veder garantire lauti guadagni a chi più inquina, e penalizzare chi si adegua alle nuove politiche tese alla imprescindibile salvaguardia dell’ambiente. Detto ciò, condividendo quindi le ragioni di fondo, è altrettanto chiaro che queste soluzioni non possono essere ottenute senza concedere tempistiche sostenibili per permettere agli armatori di adeguare le proprie flotte. Uno sforzo non insormontabile per le grandi compagnie di navigazione, che potrebbero anche evitare di “lamentarsi” dell’aumento dei costi (come, ad esempio, quelli legati alle concessioni portuali) o della tassazione visti i loro profitti miliardari. La circostanza che vede in Italia proprio il porto di Gioia Tauro subire le maggiori conseguenze dall’ets, tanto da rischiare la chiusura, è anche conseguenza del laissez-faire che ha caratterizzato da sempre la conduzione dello scalo calabrese, consentendone la gestione monopolistica, non favorendo la diversificazione delle attività e puntando solamente sul transhipment».

«Così il 17 ottobre – concludono Orsa e Usb – saremo tutti in piazza uniti dallo slogan “salvare il Porto di Gioia Tauro”, puntando il dito verso l’Unione Europea, sperando però che nessuno guardi verso il retroporto il cui mancato sviluppo è tutta farina del sacco della politica nostrana». (rrc)

L’Usb Scuola denuncia: «Negato il diritto a rientrare da fuori provincia ai docenti di sostegno»

Leo Morabito, responsabile Usb Pi Scuola Calabria, sottolinea come sia stato negato il diritto a rientrare da fuori provincia ai docenti di sostegno.

«Da più giorni – dice Morabito – tiene banco la questione dei docenti di sostegno denominati gli “invisibili” i quali, per via di un accordo siglato tra l’Usr Calabria e i complici segretari delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, non riescono ad avere riconosciuto il diritto a rientrare da fuori provincia. I tempi purtroppo stringono e la questione si fa ogni giorno sempre più allarmante visto che l’1 settembre i docenti dovranno prendere servizio nelle sedi scolastiche di titolarità».

«Ritenendo insufficiente e palesemente contraddittorie le risposte fornite a mezzo stampa dalle organizzazioni sindacali per giustificare lo scellerato accordo firmato, come Unione sindacale di base abbiamo ritenuto necessario chiedere un incontro all’Usr – dice ancora Morabito – in merito alla vicenda e contemporaneamente abbiamo inviato al Ministero dell’Istruzione la richiesta di una interpretazione autentica per provare a risolvere una questione che riguarda decine di lavoratori e le loro famiglie. Si tratta di un problema molto serio poiché risulta che in altre province (Palermo, Messina, Caserta, Latina, Lecce e tante altre di regioni meridionali con analoga situazione della nostra) gli Uffici Scolastici Provinciali abbiano proceduto alla gestione della fase 42 assegnando i posti ai docenti titolari specializzati sul sostegno (dando loro la possibilità di rientrare a casa) e solo dopo hanno provveduto all’accantonamento dei posti in favore dei docenti inseriti nelle gps».

Aggiunge ancora Morabito: «Occorre un’interpretazione univoca del Ccni alla luce delle modifiche contenute a seguito dell’Accordo del 13 giugno 2023 che ha permesso ai docenti titolari specializzati sul sostegno di presentare domanda di assegnazione provvisoria. A questo punto riteniamo che ci sia un vero problema di disparità di trattamento tra situazioni identiche all’interno della stessa Amministrazione. Non si comprende affatto come sia possibile che l’Usr e le Organizzazioni Sindacali calabresi maggiormente rappresentative abbiano motu proprio deciso di adottare una determinata linea mentre Usr e Atp di tante regioni ne abbiano adottata una diametralmente opposta. Tutto ciò per l’Unione sindacale di base genera forti dubbi sulla correttezza delle procedure adottate dell’amministrazione che non può essere solo riferito al territorio calabrese ma risulta avere una portata di carattere nazionale e come tale è obbligatorio un tempestivo intervento da parte del Ministero dell’Istruzione al fine di dirimere questa differenza interpretativa in modo rapido. Ci appare l’unico modo per rasserenare l’intero corpo docente, provando ad evitare che si proceda come al solito ad un elevato ricorso ai contenziosi tra lavoratori e Amministrazione. L’auspicio è che nel frattempo l’Usr Calabria ritiri in autotutela il provvedimento adottato per assumere le necessarie determinazioni al fine di riportare il diritto alla base della sua azione amministrativa. Abbiamo richiesto in data odierna un incontro urgente con l’Usr Calabria al quale ci pare indispensabile partecipi una delegazione di questi lavoratori». (rcz)

REGGIO CALABRIA – Allarme dell’Usb: «Lavoratori trattati come pacchi»

Usb Lavoro privato Reggio Calabria denuncia come alcuni lavoratori siano «trattati come pacchi tra il silenzio e l’indifferenza di chi dovrebbe vigilare».

«Non è la prima volta – scrivono – che questa organizzazione sindacale è costretta a denunciare pubblicamente i ritardi, se non addirittura le mancate risposte, da parte di alcuni curatori giudiziari che, nel nostro territorio e grazie all’importante lavoro di contrasto alla ‘ndrangheta e al malaffare, vediamo sempre più chiamati ad amministrare aziende di vario tipo. Il nostro non vuole essere un attacco indiscriminato alla figura dei curatori, ce ne guarderemmo bene, ma certi silenzi vengono letti a volte come un laissez-faire che molto poco ha di tutela e salvaguardia non solo dei beni da amministrare, ma soprattutto per noi dei lavoratori coinvolti. Un caso che per noi è emblematico riguarda quello che sta succedendo ad alcuni lavoratori che stanno vivendo in una sorta di limbo».

Continua la nota di Usb: «Alla fine del 2020 gli amministratori giudiziari di due aziende, la Saldo e la Sgs, “affittarono” alcuni punti vendita alla Spisal, e con essi i lavoratori che transitarono dalle aziende di appartenenza alla società affittuaria con tanto di accordo sindacale. Venti giorni fa i lavoratori presenti nel punto vendita di Via Modena ricevono una raccomandata dalla Spisal dove vengono informati della volontà di restituire il punto vendita all’azienda proprietaria, la Sgs. Questo avrebbe comportato che anche i lavoratori sarebbero stati “restituiti” all’azienda di origine».

«Una scelta aziendale opinabile ma che non è l’oggetto delle nostre critiche – aggiungono – Il punto, che abbiamo fatto subito osservare alla Spisal e ai curatori giudiziari, è ben altro: tra i destinatari di questa raccomandata c’erano sì lavoratori “temporaneamente” presenti nel punto vendita di Via Modena, che non solo però erano inquadrati in un altro ramo d’azienda ma addirittura provenienti dalla Saldo e non dalla Sgs. Una evidente anomalia, un’incongruenza madornale che però fa sì che questi lavoratori non stiano lavorando, mentre crescono in loro le preoccupazioni ben comprensibili riguardo il futuro. Tutto questo senza ricevere risposta alcuna da chi dovrebbe vigilare e amministrare per conto del Tribunale».

«Usb – conclude la nota del sindacato – affiancherà questi lavoratori in tutte le sedi fino a quando non verranno riconosciute le loro ragioni, e non abbiamo dubbi che alla fine la spunteremo. Eppure ancora una volta noi come sindacato, ma soprattutto i lavoratori che rappresentiamo e organizziamo, siamo costretti a percepire i rappresentanti dello Stato non al nostro fianco nella ricerca di dignità e giustizia, ma quasi come una controparte». (rrc)

Strutture psichiatriche, a Reggio salta l’incontro il commissario Di Furia vede i lavoratori

Si è tenuto nel pomeriggio del 3 maggio, fanno sapere l’Usb Reggio Calabria e il Coordinamento lavoratori psichiatria, il presidio annunciato dei lavoratori delle strutture psichiatriche reggine davanti gli uffici dell’Asp di Reggio Calabria. Doveva tenersi in concomitanza con un incontro prefissato che però è stato rinviato nella serata precedente.

È stata la stessa dott.ssa Di Furia, commissaria straordinaria dell’Asp, a spiegare ai lavoratori le ragioni di questo rinvio e a illustrare lo stato dell’arte. Si è in attesa infatti di un Dca che, nelle intenzioni della Regione Calabria, ampli la rete territoriale per la psichiatria, permettendo così di riprendere il percorso degli accreditamenti. Ma questo Dca ancora non è stato emanato a causa di una richiesta di chiarimenti da parte del Tavolo Adduce. Chiarimenti che però non dovrebbero riguardare gli aspetti relativi al settore psichiatrico. Un rinvio insomma tecnico ma che non rassicura pienamente i lavoratori che sanno benissimo quanto il tempo giochi contro la sostenibilità delle strutture, diverse delle quali in gravi difficoltà.

La Di Furia ha risposto anche alle diverse domande fatte dai lavoratori, soprattutto sul vergognoso blocco dei ricoveri. Un’anomalia che la commissaria sta provando a superare, evidenziando la situazione problematica ai vari livelli.

«Nonostante la disponibilità e la responsabilità della dott.ssa Di Furia, che ringraziamo ancora una volta per il suo impegno – è scritto in un comunicato – rimangono in piedi tutte le problematiche di questo settore. Pertanto siamo pronti a nuove prossime iniziative per cercare di superare questa situazione ormai incancrenita». (rrc)

Usb Calabria: Contro capolarato sono necessari interventi strutturali

Usb Calabria ha evidenziato come «contro il caporalato sono necessari interventi strutturali».

«È notizia di qualche ora – si legge in una nota – fa la conclusione delle attività della task force per la lotta al caporalato a allo sfruttamento del lavoro iniziata a gennaio nel territorio della piana di Gioia Tauro. I dati, come ben facilmente prevedibili, sono drammatici: su 59 aziende controllate 32 sono risultate irregolari e 11 attività sono state sospese, mentre su 246 posizioni lavorative verificate 80 sono risultate irregolari, di cui 33 in nero. Sono numeri drammatici che da soli basterebbero a rappresentare quel sistema infernale di sfruttamento che coinvolge soprattutto i tanti lavoratori stranieri che si riversano nelle nostre campagne durante la stagione agrumicola».

«Ma mentre plaudiamo ad ogni attività di contrasto allo sfruttamento – si legge – allo stesso tempo sappiamo bene che queste operazioni rappresentano una goccia nel mare e che, da sole, poco o nulla riusciranno a scalfire un sistema consolidato. Sono necessari interventi strutturali. La nostra organizzazione sindacale da tempo ha individuato dei punti chiave, a partire dall’emersione dei tanti stranieri irregolari. L’assenza di documenti, per forza di cose, impedisce di poter sottoscrivere un qualsivoglia contratto, lasciando come unica alternativa alla criminalità il lavoro nero: il solo modo per impedire ciò è proprio la regolarizzazione di queste persone».

«Di non secondaria importanza – viene evidenziato – è il riconoscimento del diritto alla residenza e la garanzia del diritto ad un’abitazione, senza i quali sarebbe impossibile dare la giusta dignità ai lavoratori agricoli. Potenziare quindi sia i centri per l’impiego, al fine di favorire il reclutamento pubblico ed evitare così le figure di intermediazione, che gli ispettorati del lavoro, in modo da intensificare i controlli nei campi e nelle aziende».

«La registrazione puntuale e quotidiana delle giornate – continua la nota del sindacato – costituirebbe inoltre un ulteriore strumento di contrasto al lavoro grigio: è paradossale infatti che, nell’epoca della digitalizzazione e della diffusione capillare di smartphone e app, ancora le giornate vengano registrate dopo mesi, impedendo un reale controllo della regolarità del lavoro nei campi e rendendo difficili eventuali denunce e ricorsi da parte dei lavoratori. Sono considerazioni queste abbastanza semplici, cui si sarebbe potuto investire da tempo. Eppure negli anni abbiamo assistito ad ingenti investimenti pubblici, destinati al miglioramento delle condizioni di vita dei braccianti, che poco o nulla hanno prodotto: milioni e milioni di euro spesi in progetti calati dall’alto e senza il minimo coinvolgimento dei beneficiari e di chi, negli anni, è intervenuto al loro fianco per mitigare le indegne condizioni di vita».

«In conclusione ribadiamo che per Usb – conclude la nota – la principale forma di contrasto al caporalato è rappresentata proprio dalla garanzia di diritti, oggi troppo spesso negati, soprattutto per chi è costretto a sottostare ai diktat dei datori di lavoro per non perdere il proprio permesso di soggiorno, così come la stessa legge permette e favorisce. Senza diritti i casi di sfruttamento non potranno diminuire, e il potere di vita e di morte sui migranti sarà sempre nelle mani di organizzazioni criminali pronte a fare affari con pezzi dell’agroindustria». (rrc)

Blocco ricoveri psichiatria a Reggio, Usb scrive alla Garante Stanganelli

Usb Calabria ha scritto una lettera alla garante della Salute regionale, Anna Maria Stanganelli, in merito alle gravi problematiche legate al blocco dei ricoveri dei pazienti psichiatrici a Reggio Calabria.

Quello che chiede il sindacato è un intervento per «la salvaguardia di un servizio fondamentale e necessario a garantire la dignità di esseri umani alle persone affette da disturbi psichiatrici».

«La cronaca reggina negli ultimi giorni – viene spiegato nella missiva, inviata per conoscenza anche al commissario ad acta, Roberto Occhiuto – è stata scossa dagli ennesimi drammi familiari di chi è costretto ad affrontare il disagio psichiatrico all’interno delle mura domestiche. Stiamo parlando delle due madri che, nella città di Reggio Calabria e in quella di Polistena, hanno rischiato di riportare conseguenze gravissime, se non letali, a causa delle crisi violente dei propri figli malati».

«Non sono, purtroppo – continua la lettera – i primi casi e non saranno certamente gli ultimi fin quando perdurerà nell’area della Città Metropolitana di Reggio Calabria quel nefasto blocco dei ricoveri nelle strutture psichiatriche che va avanti addirittura dal 2015».

«Il servizio residenziale psichiatrico a Reggio Calabria – viene spiegato – dopo la chiusura del manicomio cittadino agli inizi degli anni ‘90, è stato gestito direttamente dall’ASP insieme a delle cooperative sociali, cui sono stati affidati il servizio alberghiero e quello di riabilitazione. L’evoluzione normativa ha reso ben presto però questa forma di gestione superata, tanto è che già dal 2008 si sarebbe dovuto definire il percorso di definitivo accreditamento delle strutture. Ma dal 2008 ad oggi ben poco è stato fatto, nonostante un tavolo tecnico che, appunto nel 2015, aveva tracciato un percorso, poi rimasto disatteso, per consentire l’accreditamento delle cooperative. Lasciando così le strutture e i lavoratori in un clima di eterna incertezza e portando al blocco dei ricoveri, con le gravi conseguenze che si sono generate per i pazienti psichiatrici, per le loro famiglie e per l’intera collettività».

«In un periodo storico in cui, purtroppo, la stessa Oms segnala l’aumento costante del numero di persone affette da disturbi psichiatrici – si legge – la Calabria registra fra i suo tristi primati anche quello della minore spesa e dei minori servizi per l’assistenza psichiatrica. Il caso delle strutture psichiatriche reggine diventa perciò emblematico per evidenziare l’attenzione quasi nulla rispetto ai lavoratori del settore, tra i quali molti da oltre trent’anni impegnati, tra mille difficoltà, in un lavoro così delicato, ma soprattutto rispetto ai pazienti stessi e ai familiari di persone con disagio mentale, spesso costretti a ricorrere alle cure domestiche per l’impossibilità di un semplice ricovero». (rrc)

Usb Calabria: Rilanciare il turismo senza sfruttare i lavoratori

«Rilanciamo il settore del turismo in modo serio e non sullo sfruttamento di tantissimi lavoratori». È quanto ha ribadito il coordinamento provinciale di CZ, KR, VV dell’Unione Sindacale di Base, nel corso del dibattito svoltosi nel Castello Murat di Pizzo.

Tema dell’incontro, proprio lo sfruttamento nel corso della stagione estiva nei settori della ristorazione, del commercio e del turismo, dove si vedono tantissimi giovani che «cercano di sbarcare il lunario in una terra fatta di povertà, molti altri per  mantenersi agli studi, altri ancora per sostenere il bilancio familiare lavorando per 12,14,16 ore al  giorno».

«Non è questo il modo di mantenere i giovani nella nostra regione – è stato evidenziato dalla Usb – non si incentivano con lo  sfruttamento, ne tanto meno si possono sentire le ricette vacue che ogni amministratore propone,  peggio ancora le promesse da campagna elettorale. La Usb ha ribadito che bisogna partire dal nemico storico dei lavoratori, ovvero il virus dello  sfruttamento della disuguaglianza, che non fa altro che produrre miseria tra i cittadini e lavoratori. Oggi, anche grazie alla Usb, questo modus operandi degli imprenditori sta emergendo con forza.  Se prima era sostenibile in qualche modo, oggi è diventata una situazione contaminata, che rischia  seriamente di trasformare i lavoratori in rimasugli nella regione».

«Per questo la Usb anche attraverso i suoi militanti – spiega la nota – ha introdotto la sua presenza nei centri  balneari, per le strade e nelle istituzioni, per dare coraggio, sostegno fattivo, per non far sentire soli i  lavoratori stagionali facendo sapere che hanno dalla loro parte una sponda sindacale pronta a ridare e  garantire dignità lavorativa».

«Dignità – viene evidenziato – contro quei padroni che mutano facilmente pelle e si attrezzano con contratti pseudo  reali per poi farsi restituire i soldi – contratti di due tre ore per poi farne svolgere 15- passando da  lavoro povero a lavoro poverissimo, in quanto “se non viene pagato è più che povero”. Lavoratori dimenticati dalla politica, mai interessata al tema degli stagionali, mai preoccupata  del fatto che in questi settori si vive di sfruttamento; – sfruttamento giornaliero che produce solo di  lavoro nero, grigio, sottopagato, senza diritti».

«Che produce meno contribuzione previdenziale e meno indennità di disoccupazione – si legge nella nota – divenendo in sostanza una sopraffazione dei diritti. Sono buoni solo ad aprire bocca e dare fiato con slogan preconfezionati promuovendo lo  stereotipo di lavoratori fannulloni che fruiscono del reddito di cittadinanza! Nessun lavoratore è fannullone se ha un contratto vero, e soprattutto il RdC li ha resi liberi dal  ricatto dei padroni».

«La battaglia non finisce oggi, anzi – conclude la nota – la Usb rilancia con una battaglia nazionale per il reddito  minimo, in cui nessuno può percepire meno di 10€ all’ora anche perché in questo momento, con una  inflazione che supera il 10%, valgono sempre meno. Questo è un impegno a voler dare dignità a tanti giovani ed a tanti genitori che hanno fatto  studiare i propri figli in questa terra, pensando che il loro futuro sarebbe stato meglio del presente o del passato». (rvv) 

 

 

Giancarlo Silipo (USB Vigili del Fuoco Calabria): I Vigili del Fuoco precari non sono in vendita

Giancarlo Silipo, di Usb Calabria, ha denunciato che «mentre la nostra Calabria e l’Italia intera brucia, il personale permanente dei Vigili del Fuoco è soggetto ad un surplus di lavoro; oltre all’ordinario i Vigili sono impegnati in una quantità di lavoro straordinario eccezionale».

Un altro fatto grave, per Silipo, è che i dirigenti «si arrogano dell’arbitrio di organizzare il tempo libero degli stessi operatori del soccorso, impegnandoli in missione e qualora il Vigile osasse respingere per impegni familiari o personali, viene redarguito e minacciato; per questa evenienza, sempre USB VV.F. Calabria si è attivata presso alcuni Dirigenti diffidandoli dal proseguire con tali abusi!».

«Peraltro, le ore lavorate in eccedenza all’ordinario – ha spiegato Silipo – vengono accumulate nella cosiddetta “Banca delle ore” che i Vigili non potranno mai utilizzare per le note carenze e croniche di personale; carenze che molto spesso non consentono nemmeno di usufruire delle ferie o di altri permessi riconosciuti da Leggi dello Stato; è il caso ad esempio dei permessi di cui alla Legge 104, per dedicarsi qualche ora al mese ai familiari bisognosi ed in stato di grave malattia e disagio! Spesso tale banca delle ore viene azzerata con atto d’imperio del dirigente com’è avvenuto da parte del Dirigente Rizzo Giampiero a Vibo Valentia».

«Dall’altra parte della medaglia  – ha spiegato ancora – abbiamo il personale Precario VV.F. chiamato a lavorare con il contagocce, salvo poi a fine anno, quando l’amministrazione si accorge di avere disponibilità in esubero, chiamare personale a valanga senza effettivamente dare un carico lavorativo adeguato. Aggiungiamo che il personale Precario VV.F. viene chiamato a lavorare nel Corpo Nazionale quotidianamente al fianco dei permanenti, ma è da anni ed anni che subiscono continue umiliazioni da parte dell’amministrazione quando c’è da rivendicare un diritto ed elogiarli e pregandoli quando devono rientrare in servizio precarizzato».

«Certamente la linea per sopperire a questi deficit di risorse non è certamente quella invocata da certi sindacati (ancora vengono definiti tali!) che chiedono al Ministero e al Dipartimento di utilizzare “un fondo speciale” per precarizzare e/o precarizzarli ancora di più; la soluzione è solo una: il potenziamento reale, effettivo e tempestivo del corpo nazionale VV.F. mediante assorbimento di tutte le graduatorie aperte in essere (Procedura Speciale di Stabilizzazione dei Precari VV.F. e Idonei Concorso Pubblico 250), la stabilizzazione di tutti i Precari VV.F. e la rivalutazione della proposta RdB (ora USB) di re-internalizzazione di tutti i servizi (pulizie, mensa, officine, ecc.), perché il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è un Corpo speciale che lavora in emergenza e deve essere reso autonomo di operare in qualsiasi situazione; oggi un automezzo che va in avaria per essere riparato, deve seguire un procedura di mercato che lo tiene fermo anche per mesi; il personale a lavoro in un bosco per 12 ore di fila non riesce ad usufruire di un pasto, ma è costretto a mangiare un “buono pasto”, oppure si ritrova a dover portare i DPI sporchi e contaminati presso la propria abitazione o in lavanderie pubbliche anziché consegnarli al “servizio lavanderia” che riporta il pulito dopo 15 giorni!».

«In merito al personale Precario (di Stato!) – ha evidenziato – vogliamo evidenziare che è lo stesso personale presente nella graduatoria di Stabilizzazione in essere e che è in attesa della chiamata definitiva; personale che si trova in tale situazione “pendente” anche da decenni e per il quale è stata lanciata una petizione on-line dalla USB VV.F. Calabria che ha raccolto oltre 120.000 firme. Come unici difensori e tutelatori dei Precari VV.F. pubblicamente riportiamo una serie di interrogativi posti dall’intera classe lavoratrice da porre appunto a quei sindacati “del fondo speciale” amici dei padroni e nemici dei Precari VV.F. da sempre, in quanto, se gli stessi sindacati tengono davvero al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e ai loro iscritti, che quotidianamente sono stremati dai turni massacranti, raddoppi dei turni, non riposi, ecc… come mai non chiedono agli organi competenti del Ministero e del Governo di attingere al “fondo speciale” per assumere tempestivamente dalla graduatoria di Stabilizzazione e dalla graduatoria del Concorso pubblico del 250, in quanto gli stessi sono a casa a guardare la Calabria e l’Italia bruciare senza poter far nulla per impedire tutto ciò?».

«Inoltre – ha detto – come mai non chiedono un “fondo speciale” per adempiere in toto a quanto è stato deciso da tutto il popolo italiano attraverso la petizione lanciata on-line da USB VV.F. Calabria? Ora i Precari VV.F. non hanno età elevata per operare e/o giochiamo con il lessico solo quando conviene? Evidenziamo ancora che l’Italia deve adeguarsi agli Standard Europei del Soccorso Tecnico Urgente (come è in tutti i paesi facenti parte dell’UE) che prevede 1 Vigile del Fuoco ogni 1.500 (in Calabria il rapporto è 1 Vigile del Fuoco ogni 11.000 abitanti ed in Italia 1 Vigile del Fuoco ogni 16.000 abitanti)».  

«Ci rendiamo conto – ha concluso – che per far “vincere” una proposta del genere sarebbe necessario un coro di voci, ma evidentemente altre OO.SS. sono attratte al momento da altri interessi ed il soccorso del paese, le condizioni lavorative dei vigili del fuoco, passano… inosservate! Infine la verità per risolvere tale cosa per il diritto al soccorso di ogni singolo cittadino è molto semplice, basta che il Ministero dell’Interno faccia richiesta alla Funzione Pubblica per l’assorbimento totale da attingere da queste due graduatorie esistenti e finire con questa commedia fatta solo di rimpalli inutili burocratici e/o discriminazioni». (rcz)

 

REGGIO – Strutture Psichiatrice, USB incontra il commissario Asp Di Furia

Un importante incontro si è svolto tra la delegazione della USB Reggio Calabria e il commissario straordinario dell’Asp di Reggio, Lucia Di Furia, per discutere dell’annosa questione delle strutture psichiatriche e del blocco dei ricoveri nella Provincia reggina.

«La dott.ssa Di Furia – si legge – che nei giorni scorsi ha incontrato su questo punto i presidenti delle diverse cooperative, ha dimostrato di avere competenza e sensibilità sulla questione e ha garantito il suo impegno per cercare di addivenire a un incontro con gli uffici regionali per verificare lo stato del processo di accreditamento».

USB, comunque, ha ricordato come «le cooperative che gestiscono le strutture in questione continuano ad operare dietro continue proroghe emergenziali, non essendo accreditate e rimanendo confinate in una sorta di limbo. Il percorso di accreditamento è stato formalmente avviato dalla Regione Calabria nell’ormai lontano 2012, senza che ad oggi vi sia stato alcun esito, né in positivo né in negativo».

«Il principale effetto di tutto ciò, di contro, è stato il blocco dei ricoveri per l’area della Città della Metropolitana reggina che dal 2015 impedisce ai malati psichiatrici di potersi curare nel proprio territorio, se non affrontando la malattia dentro le mura domestiche» conclude la nota, insistendo sulla necessità di trovare «una soluzione per ottenere al più presto lo sblocco dei ricoveri che, oltre ai danni a pazienti e familiari, grava sui bilanci della nostra sanità». (rrc)